Magliano in Toscana (Gr). Al museo Archeologico aperta la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca”: il museo Archeologico nazionale di Firenze porta il Piombo di Magliano dopo oltre 140 anni nel luogo del suo ritrovamento

Dopo oltre 140 anni, il Piombo di Magliano, una delle più importanti e complesse iscrizioni della civiltà etrusca, torna nel luogo del suo ritrovamento. Il museo Archeologico nazionale di Firenze, in collaborazione con il Comune di Magliano in Toscana (Gr), ha inaugurato, sabato 11 luglio 2026 al museo Archeologico di Magliano in Toscana, la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca” a cura di Daniele F. Maras, visitabile gratuitamente fino all’11 ottobre 2026. L’iniziativa rappresenta un momento di grande valore simbolico: il museo Archeologico nazionale di Firenze esce dalle proprie mura e rafforza il proprio ruolo di museo del territorio, riportando temporaneamente nelle comunità di origine uno dei reperti più rappresentativi delle proprie collezioni.

“Il museo Archeologico nazionale di Firenze continua a svolgere la sua funzione di polo culturale del territorio”, commenta Daniele F. Maras, direttore del museo fiorentino e curatore della mostra, “come era già nel progetto di Luigi Adriano Milani, che diresse il Museo oltre un secolo fa e curò personalmente l’acquisto del Piombo di Magliano. Questa nuova esposizione fa seguito a quelle di Vetulonia, Arezzo, Rosignano Marittimo e Bibbona, allestite negli ultimi due anni nel desiderio di riunire gli odierni abitanti dei luoghi etruschi attorno alle nostre collezioni, attraverso oggetti dal forte valore identitario, che rafforzano così la propria relazione con le persone”. “Accolgo con estremo entusiasmo il ritorno del Piombo di Magliano nella nostra comunità. Questa esposizione”, dichiara Tamara Fattorini, vicesindaco del Comune di Magliano in Toscana, “non è solo un evento culturale di altissimo profilo, ma rappresenta l’avvio di un percorso strategico e importantissimo di valorizzazione del nostro territorio che unisce le nostre radici storiche a una nuova visione di promozione turistica. Il Piombo, simbolo identitario del nostro passato etrusco, è per la prima volta qui sotto gli occhi dei cittadini. Ci teniamo a ringraziare davvero di cuore il museo Archeologico nazionale di Firenze, per la disponibilità e la collaborazione, come amministrazione comunale, custodiremo con grande cura e orgoglio questo reperto storico”.

Il Piombo di Magliano fu scoperto casualmente nel 1882 durante lavori agricoli. I fratelli Busatti, proprietari del terreno e consapevoli dell’eccezionale valore del reperto, decisero di venderlo al regio museo Archeologico di Firenze per la somma di 1.000 lire, affinché fosse custodito in una grande istituzione museale a vantaggio della ricerca scientifica. Da allora il reperto è sempre rimasto a Firenze. Oggi, grazie alla collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Firenze e l’amministrazione comunale di Magliano in Toscana, la popolazione locale ritrova uno dei simboli più significativi delle proprie radici, testimonianza di un passato etrusco mai dimenticato e ormai entrato nella memoria collettiva del territorio. Il Piombo di Magliano è un disco di metallo inciso su entrambe le facce con due lunghe iscrizioni etrusche disposte a spirale, che registrano una serie di riti dedicati alle divinità etrusche dell’Aldilà. Databile alla metà del V secolo a.C., è la quinta iscrizione etrusca per lunghezza finora conosciuta, dopo il Libro di lino della Mummia di Zagabria, la Tegola di Capua, la Tavola di Cortona e il Cippo di Perugia. Rappresenta una testimonianza eccezionale della cultura e della religione etrusca e del ruolo centrale che la scrittura ebbe in questa civiltà, contribuendo alla nascita dell’alfabeto latino utilizzato ancora oggi.

L’allestimento della mostra, progettato dallo studio fiorentino De Ferrari+Modesti, rinnova in modo permanente le sale del Museo Archeologico di Magliano in Toscana, introducendo una nuova sezione dedicata alla lingua e alla scrittura etrusca che, al termine dell’esposizione, continuerà ad arricchire il percorso di visita. Il Piombo di Magliano è stato inoltre sottoposto a una scansione laser e continuerà a essere presente nel museo anche dopo il rientro dell’originale a Firenze grazie a una stampa 3D e a un elaborato video realizzati dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR. L’originale del Piombo di Magliano resterà esposto a Magliano in Toscana fino all’11 ottobre 2026, per poi tornare al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove sarà accolto nella rinnovata sezione del museo Topografico dell’Etruria, attualmente in corso di riallestimento. La mostra è realizzata anche grazie al contributo della Fondazione Cassa Risparmio di Firenze, concesso nell’ambito del bando attività culturali 2026.
Al Legion of Honor Museum dei Fine Arts Museums di San Francisco (USA) aperta la mostra “The Etruscans: From the Heart of Ancient Italy / Gli Etruschi: dal cuore dell’Italia antica”, la più completa negli Stati Uniti dedicata alla cultura etrusca negli ultimi decenni: 200 straordinari reperti da 29 istituzioni internazionali. Tra i protagonisti il museo Archeologico nazionale di Firenze


Dal mar Tirreno all’oceano Pacifico: gli Etruschi conquistano San Francisco. Dal 2 maggio al 20 settembre 2026, al Legion of Honor Museum dei Fine Arts Museums di San Francisco (USA) una delle mostre più attese dell’anno “The Etruscans: From the Heart of Ancient Italy / Gli Etruschi: Dal cuore dell’Italia antica” curata da Renée Dreyfus – responsabile del settore Arte antica ai SF/Arts – e Louise Chu, e organizzata dai Fine Arts Museums di San Francisco in collaborazione con il San Antonio Museum of Art con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, un viaggio immersivo in una delle civiltà più affascinanti e ancora meno conosciute dell’antico Mediterraneo.

Questa grande mostra, la più completa negli Stati Uniti dedicata alla cultura etrusca negli ultimi decenni, riunisce circa 200 straordinari reperti provenienti da importanti musei: 29 istituzioni coinvolte, tra cui il British Museum, il Louvre, il Victoria and Albert Museum, il Metropolitan Museum of Art, i musei di Boston, Cleveland e Chicago, oltre ai grandi musei italiani, tra cui il museo Gregoriano Etrusco del Vaticano, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, il museo Archeologico nazionale di Firenze e Palazzo Farnese a Piacenza.
Toghe, templi, ingegneria idraulica, viticoltura e persino numeri “romani”, tutti ampiamente attribuiti ai Romani, erano in realtà innovazioni etrusche. Gli Etruschi prosperarono in quella che oggi è l’Italia per quasi un millennio, dal 900 al 100 a.C. circa, prima dell’ascesa dell’Impero Romano. Posero le basi per le conquiste moderne dell’architettura, dell’ingegneria e delle artiste. Eppure la loro cultura rimane oscurata dall’antica Grecia e Roma. Attingendo alle ultime scoperte archeologiche e alla ricerca all’avanguardia, questa è la mostra più completa sulla cultura etrusca negli Stati Uniti fino ad oggi. Oltre 150 esempi squisitamente realizzati e ben conservati di sculture in bronzo e terracotta, gioielli d’oro, ceramiche e elementi architettonici, oltre all’opera di scrittura etrusca più longeva, rivelano un’eredità che continua ad affascinare ancora oggi. Molti di questi oggetti vengono esposti per la prima volta negli Stati Uniti, offrendo al pubblico una prospettiva completamente nuova su una civiltà che ha profondamente plasmato lo sviluppo della cultura occidentale. Un’opportunità unica per riscoprire le radici più profonde dell’Italia e comprendere meglio il patrimonio culturale che continua a influenzare il nostro presente.

Tra i protagonisti dell’esposizione il museo Archeologico nazionale di Firenze, presente con 34 opere: un contributo significativo che conferma l’eccezionale ricchezza e qualità delle sue collezioni, tra le più rilevanti a livello internazionale per l’archeologia etrusca. Così hanno attraversato l’oceano opere spettacolari come gli ori della Tomba del Littore di Vetulonia, il flabello di bronzo sbalzato di Populonia, la seducente statua di Vanth di Tuscania, la preziosissima situla d’argento di Plikasna e l’intero frontone del tempietto di Ponte Rotto, ricostruito per l’occasione a San Francisco.

I prestiti si inseriscono in una fase di rinnovata valorizzazione del museo fiorentino, segnata da recenti interventi di restauro e riallestimento, tra cui la Sala della Chimera e l’Urna del Bottarone, tornata visibile a 60 anni dall’alluvione: testimonianze emblematiche di un patrimonio costantemente oggetto di studio, tutela e valorizzazione.

“Siamo orgogliosi di contribuire a questa importante mostra internazionale: la presenza di un nucleo così significativo di opere riflette la ricchezza delle nostre collezioni e il ruolo attivo del museo nella valorizzazione della civiltà etrusca a livello globale”, afferma Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, invitato a parlare come ospite speciale sabato 2 maggio 2026 al simposio inaugurale della mostra al Legion of Honor Museum.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale nella #domenicalmuseo visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli (Luchadora) e la curatrice della mostra Giulia Basilissi

La sala del Sarcofago delle Amazzoni al museo Archeologico nazionale di Firenze con le opere in mostra dell’artista Luchadora (foto maf)
Domenica 1° febbraio 2026, durante la giornata di apertura gratuita del museo Archeologico nazionale di Firenze alle 11 ci sarà una visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli e la curatrice della mostra Giulia Basilissi. Il punto di incontro sarà la “Sala del sarcofago delle Amazzoni”. “Questo straordinario sarcofago etrusco in marmo dipinto, databile intorno alla metà del IV secolo a.C., apparteneva all’aristocratica matrona tarquiniese Ramtha Huzcnai”, ha illustrato il direttore Daniele F. Maras in occasione dell’inaugurazione della mostra. “Alle due estremità del coperchio a forma di tetto è rappresentato a rilievo Atteone sbranato dai cani; invece la cassa è decorata a tempera con un dinamico fregio a colori raffigurante la lotta tra Amazzoni e Greci. A differenza dall’arte greca, in cui le Amazzoni (descritte nel mito come un popolo di invincibili donne guerriere) sono sempre rappresentate al momento della sconfitta da parte di Eracle, Achille o Teseo, l’artista del sarcofago etrusco ha scelto di mostrare una lotta alla pari tra contendenti uomini e donne, che culmina sulla fronte della cassa con le quadrighe di due regine amazzoni che travolgono i guerrieri greci appiedati. Sembra evidente che il sarcofago, dedicato a una donna da suo nipote, il magistrato tarquiniese Laris Apaiatrus, fosse una celebrazione della combattività femminile: qualcosa che solo la società etrusca poteva accettare, una società in cui alle donne erano riconosciuti diritti come soggetti giuridici attivi”. E l’artista Alessandra Marianelli, in arte Luchadora: “queste parole del direttore del museo mi colpirono tantissimo, soprattutto la frase Oggi abbiamo vinto noi in riferimento alle Amazzoni e per questo ho voluto rappresentare una Amazzone vincente”.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale è arrivata Musetta, la topolina-archeologa mascotte dei Servizi Educativi che accompagnerà i visitatori più piccoli alla scoperta dei tesori del museo. L’archeologa Claudia Noferi illustra come è nata questa idea
Al museo Archeologico nazionale di Firenze ha la nuova mascotte dei Servizi Educativi: Musetta, la topolina-archeologa che ama esplorare il passato per raccontarlo con occhi nuovi. È lei la guida speciale del MAF capace di conquistare bambini e adulti con la sua passione e il suo entusiasmo. Musetta non è un topolino qualunque, ma più specificamente si tratta di un mustiolo etrusco (suncus etruscus): il più piccolo mammifero del mondo, tipicamente italiano e molto diffuso in Toscana. Chi meglio di lei poteva accompagnare i visitatori più giovani, intrufolandosi nelle sale e raccontando i dettagli delle opere del Museo? Una minuscola amica, ma in gamba e “tosta”, come le donne che negli anni ‘20 hanno osato dedicarsi all’archeologia, fino ad allora regno indiscusso del genere maschile.

L’archeologa del Maf, Claudia Noferi, accanto al manifesto di presentazione di Musetta (foto graziano tavan)
Musetta ha fatto il suo debutto ufficiale con l’apertura della nuova sala della Chimera primo step della grande stagione di rinnovamento del MAF che porterà all’inaugurazione di nuove sezioni nel corso del 2026. Proprio in occasione della presentazione del nuovo allestimento della Chimera, l’archeologa Claudia Noferi, responsabile dei Servizi Educativi del museo Archeologico nazionale di Firenze, ha illustrato come è nata Musetta.

Il nuovo pannello della sala della Chimera con evidenziata la parte bassa dedicata ai bambini e illustrata con Musetta (foto graziano tavan)
“Come Servizi Educativi ci siamo integrati – in punta di piedi, diciamo – nel progetto dello studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni e nel progetto grafico di Rovai-Weber”, spiega Claudia Noferi. “In realtà l’idea è nata un po’ dal fatto che questi nuovi pannelli, inaugurati nel nuovo allestimento della sala della Chimera sono molto alti, lunghi e stretti. Quindi abbiamo pensato: perché non dedicare una parte, la parte inferiore, ai visitatori di statura più piccola, cioè ai nostri piccoli visitatori, che potrebbero avere quindi una pannellistica riservata a loro? Per fare questo però c’era bisogno di dare un input immediato che permettesse poi ai bambini di riconoscere quali erano i testi pensati specificamente per loro. Da qui è nata l’idea di una mascotte, una mascotte che abbiamo deciso che fosse un topolino – anzi una topolina – perché è un inizio, come diceva il nostro direttore, che ci accompagnerà così come la sala della Chimera è un primo allestimento che ci accompagnerà poi in tutta la sezione etrusca del museo in cui pian piano proseguirà. Abbiamo deciso quindi che sarà sui pannelli e non solo, e accompagnerà tutti i supporti educativi dei nostri piccoli visitatori anche in futuro.

Musetta, la topolina-archeologa mascotte del Maf, scrive il suo nome dal logo del museo (foto graziano tavan)
“Quindi ci voleva un animaletto – continua Noferi – che in qualche modo poi si adattasse anche in futuro a tutte le anime del nostro museo, quindi anche a quella egizia, a quella romana, a quella greca. E il topolino, tra l’altro, ci sembrava anche l’animale più adatto, proprio per sgattaiolare all’interno delle sale, per le sue piccole dimensioni e poter guidare i nostri bambini. Abbiano deciso e voluto che fosse una femmina, quindi una topolina, che si chiamerà Musetta: abbiamo giocato con la parola Musetta che ricorda la parola museo e il termine latino mus che significa topo. Finora ho sempre parlato al plurale. Uno dei protagonisti di questo plurale è il nostro direttore, ma un’altra è la mano di Musetta che è Silvia Bolognesi, una delle nostre operatrici con una mano felicissima. Le abbiamo presentato questa idea e lei l’ha resa realtà. Quindi senza di lei tutto questo non sarebbe stato possibile. Si è ispirata alle figure delle archeologhe degli anni ’20 del secolo scorso, quindi alle prime figure di archeologhe. L’abbiano voluta femminile ma non troppo, e l’abbiamo pensata come un’archeologa reale, quindi nei prossimi pannelli e nei prossimi contenuti si vedranno tutti gli accessori.
“Approfitto di questa occasione – conclude Noferi – anche per ringraziare tutto il personale del museo e dei nostri servizi educativi perché ci supporta veramente in tutte le nostre attività che non sono semplici e non sono facili anche nella gestione dei bambini. Loro ci mettono anima e cuore. Senza di loro veramente questo non sarebbe possibile. Questo è un inizio per Musetta. Quindi ci auguriamo tutti di vederla in diverse altre vesti. Noi quando vediamo gli occhi dei bambini che brillano di fronte alle nostre vetrine anche per noi archeologi è un po’ la quadratura del cerchio del nostro lavoro”.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale apre la nuova sala della Chimera, simbolo del Maf, primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo. Il direttore Maras spiega il mito e il ritrovamento della Chimera, e la restauratrice Basilissi il suo restauro
“Il Museo si addormenta”. Così il museo Archeologico nazionale di Firenze nell’ottobre 2024 annunciava l’apertura del cantiere per i lavori di rinnovamento del Maf: “la più grande operazione di ammodernamento e restyling del museo fiorentino dalla grande alluvione”, aveva dichiarato il direttore Daniele Maras, all’indomani del suo insediamento pochi mesi prima. “L’appuntamento è nel 2026, in tempo per il 60° anniversario dell’alluvione del ’66, che all’epoca colpì duramente e senza pietà l’edificio e le sue collezioni. Per allora il Museo ritornerà a splendere tra i gioielli della corona di Firenze, con l’auspicio di restituire alla città il suo ruolo di Capitale etrusca d’Italia”. (vedi Firenze. Il museo Archeologico nazionale chiude parzialmente a rotazione per la più grande operazione di ammodernamento e restyling dall’alluvione del 1966. Il direttore Maras: “Appuntamento al 2026 proprio per il 60° della piena dell’Arno” | archeologiavocidalpassato). Non è ancora il 2026, ma il risveglio del MAF è già cominciato con l’apertura della nuova sala della Chimera. Il museo Archeologico nazionale di Firenze è pronto a restituire alla città e a tutti i visitatori il capolavoro dell’arte etrusca, la Chimera di Arezzo, simbolo delle collezioni medicee, esposta in una suggestiva sala interamente rinnovata, e ora di nuovo offerta alla pubblica fruizione, dopo un accurato intervento di conservazione insieme a tre bronzetti etruschi raccolti nel 1553 nello stesso contesto di ritrovamento. La riapertura della Sala è il primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo Archeologico nazionale di Firenze e sarà presentata alla stampa mercoledì 19 novembre 2025.

Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra due capolavori del Maf, la Chimera e l’Arringatore (foto maf)
Per prepararci al grande evento, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha prodotto con l’agenzia Bovindo due contributi video che oggi proponiamo ai lettori di archeologiavocidalpassato.com. Nel primo, il direttore Daniele Maras ci fa conoscere il mito della Chimera, il suo ritrovamento e come è diventata un simbolo, prima dei duchi di Firenze ora del MAF. Nel secondo, andiamo a scoprire tecniche e problematiche del restauro della Chimera con le spiegazioni di Giulia Basilissi, restauratrice del laboratorio di restauro Erminia Caudana del Maf.
“La Chimera di Arezzo”, spiega il direttore Maras, “è una scultura etrusca di bronzo, capolavoro dell’arte etrusca del 400 a.C. ca, che raffigura un mostro mitologico, la Chimera, una bestia impossibile composta di una testa e un corpo di leone, una testa di capro che spunta dal dorso e una coda di serpente o di drago. Era un mostro che secondo la mitologia infestava le montagne della Licia in Asia Minore e fu sconfitta dall’eroe Bellerofonte.

La Chimera di Arezzo, scultura etrusca del IV sec. a.C., uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
“Il capolavoro scultoreo etrusco – continua Maras – rappresenta la Chimera ferita nel momento in cui sta tentando l’ultima difesa: ruggisce contro il suo avversario mentre la testa di capro sta già morendo sul suo dorso ferita da una lancia. Dobbiamo immaginare che originariamente ci fosse il Bellerofonte a cavallo che stava sconfiggendo la Chimera e che quindi fosse un gruppo scultoreo molto importante che era stato offerto in un luogo di culto dell’antica Arezzo presumibilmente da un’importante autorità.

La Chimera di Arezzo esposta al museo Archeologico nazionale di Firenze prima del restauro in corso (foto maf)
“Oggi abbiamo soltanto la Chimera che è stata trovata nella Porta San Lorentino nel 1553 al momento in cui il duca di Firenze, Cosimo I, stava fortificando la città nel corso della sua guerra contro Siena. La Chimera fu festeggiata come un importante ritrovamento e un ottimo augurio per il futuro del Duca, nuovo difensore degli Etruschi contro i Senesi che erano assimilati ai Romani. E quindi dato che Siena ha come modello di riferimento, come simbolo, tra i suoi simboli, anche la Lupa capitolina, la Chimera era di nuovo il simbolo etrusco. E gli Aretini, in particolare Giorgio Vasari, che era consigliere artistico e culturale del Duca di Firenze, vollero donare al Duca la Chimera che venne quindi portata subito a Firenze, dopo neanche un mese dal suo ritrovamento. E da allora – conclude Maras – fa bella mostra di sé nei palazzi del potere, e poi dal 1871 esposta nel museo Archeologico nazionale di Firenze, dove oggi la si può vedere. E da oggi in poi la vedremo in una luce migliore”.
“Ci troviamo all’interno del laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Firenze”, interviene la restauratrice Giulia Basilissi, “laboratorio intitolato ad Erminia Caudana, che è la prima donna restauratrice presente sul territorio italiano. Il compito più importanti dell’istituzione museale, del museo, è quello di garantire il corretto stato di conservazione delle opere mediante una conservazione programmata. E all’interno proprio di queste attività si inerisce ciò che è stato eseguito negli ultimi mesi sulla Chimera di Arezzo. La superficie è interessata da alcune patinature di colore scuro, definite “patinature lorenesi”, che a tutti gli effetti interessavano tutti i bronzi del museo, e che sono stati rimosse su alcuni dei bronzi, ma che ancora si conservano sulla superficie della Chimera.
“La Chimera – ricorda Basilissi – è stata portata quindi nel laboratorio di restauro dove abbiamo fatto un’attenta verifica delle superfici per valutarne lo stato di conservazione. E sono stati riscontrati alcuni aspetti che devono essere nel tempo monitorati con grande cautela. È stata quindi eseguita un’accurata spolveratura e una pulitura principalmente mediante tecniche a secco delle superfici con alcuni punti che sono stati trattati con tecniche meccaniche per andare a rimuovere principalmente nell’area della criniera alcune delle stesure che andavano un po’ ad offuscare la corretta lettura di tutti i dettagli appunto della criniera stessa. È stato fatto un monitoraggio della documentazione con microscopio digitale per continuare a monitorare nel tempo lo stato di conservazione della Chimera. Che per quanto a tutti gli effetti possa sembrare in un ottimo stato di conservazione – conclude Bsilissi – necessita di continui controlli per garantirne la conservazione”.































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