4 novembre 1966 – 2026: nel 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze al via due mostre “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” nell’ambito del progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. Ecco il programma di tre giorni di iniziative

4 novembre 1966: l’Arno esonda prima dell’alba, l’acqua raggiunge altezze impressionanti nel centro storico, fino a circa 5–6 metri in zone come Santa Croce, circa 3 metri in piazza del Duomo e oltre un metro a Santo Spirito. Nonostante la posizione leggermente più riparata rispetto ad altre zone vicine all’Arno, il museo Archeologico nazionale di Firenze subisce gravi danni a causa dell’acqua e del fango che travolgono vetrine, scaffali, lastre e stampe fotografiche, oltre a spazzare via il museo Topografico dell’Etruria. In occasione del 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti propongono un progetto espositivo comune: “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. In due mostre, “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”, fotografie dell’epoca, reperti archeologici restaurati, esposizione di oggetti ancora ricoperti dal fango e contenuti multimediali.
“L’alluvione del 1966”, ricorda Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “è stato un momento cruciale della storia contemporanea di Firenze, qualcosa che ha cambiato quello che c’era prima rispetto a quello che c’era dopo. Un evento catastrofico legato al maltempo e anche al cambiamento climatico, che quindi è un argomento di estrema attualità oggi. E per il quale la città si è trovata indifesa, inerme, con una catastrofe di queste proporzioni che ha attaccato tutto il patrimonio culturale. Nel museo Archeologico l’alluvione è stata particolarmente dannosa – continua -, perché praticamente ha invaso tutto il primo piano e ha messo in ginocchio il Museo. La reazione positiva dello Stato italiano, di Firenze, dei fiorentini e di tutte le persone appassionate e dei volontari, degli studiosi che hanno collaborato per salvare il patrimonio culturale è stato un momento importantissimo in cui le istituzioni si sono date da fare. È stato istituito il grande laboratorio di restauro archeologico qui a Firenze che è diventato poi il centro di eccellenza del restauro internazionale. Sono state gettate le basi per la protezione civile: la protezione civile è nata allora, dopo l’alluvione di Firenze. Insomma, tutta una serie di collaborazioni con istituzioni internazionali nate allora per il salvataggio del patrimonio che ancora oggi funzionano in difesa di città che hanno catastrofi a volte non solo naturali, ma a volte legate a eventi umani come le guerre. Quindi diciamo che l’alluvione di Firenze è stato un momento drammatico, una tragedia devastante, ma è stata anche un punto di partenza per una costruzione di un futuro migliore. E ancora oggi stiamo lavorando per questo futuro. Queste storie, questo racconto – conclude -, saranno l’oggetto della grande mostra che stiamo realizzando qui nel museo, e che ci accompagnerà alla scoperta non solo dell’alluvione, ma soprattutto della resilienza di Firenze: Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”.

Affacciati sulla stessa piazza, la Santissima Annunziata, il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti condividono non solo uno dei luoghi più riconoscibili della città, ma anche una storia segnata dall’alluvione del 1966. È da questo legame che nasce il progetto espositivo comune Curare il passato e proteggere il futuro, con cui i due musei, a 60 anni dall’alluvione, raccontano insieme le conseguenze del disastro, il lavoro di recupero e restauro e le storie degli oggetti e delle persone che hanno attraversato quei giorni, attraverso due mostre parallele: Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze visitabile all’Archeologico dal 4 novembre 2026 al 7 marzo 2027 e L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi visitabile al museo degli Innocenti dal 4 novembre al 31 dicembre 2026. I due progetti espongono nei rispettivi spazi fotografie d’epoca, reperti archeologici restaurati, filmati, oggetti ancora ricoperti dal fango e documenti provenienti dall’archivio di entrambi i musei. Inoltre, una parte della mostra all’Archeologico è dedicata alla nascita del Centro di Restauro Archeologico della Toscana, il laboratorio realizzato all’indomani della tragedia negli spazi del museo per volontà del Ministero dell’Istruzione e affermatosi poi come un’eccellenza italiana internazionale.
Mercoledì 4 novembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Firenze a 60 anni dall’alluvione di Firenze, che colpì gravemente anche il museo, ricorda quei drammatici giorni con l’inaugurazione della mostra “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze”, e con tre giorni di iniziative, tra le quali oltre alle visite guidate alla mostra, anche un incontro con i testimoni della tragedia e un’apertura straordinaria del laboratorio di restauro.

MERCOLEDI’ 4 NOVEMBRE 2026 apertura al pubblico della mostra: visita guidata del direttore alle 12. Apertura straordinaria ore 18-22: visite guidate della curatrice Claudia Noferi ogni ora. A seguire visite guidate con la funzionaria restauratrice Giulia Basilissi al laboratorio di restauro “Erminia Caudana” in piccoli gruppi.

GIOVEDI’ 5 NOVEMBRE 2026: ore 16, “IO C’ERO”, un incontro sulla narrazione dell’accaduto attraverso le parole dei testimoni dell’alluvione e delle sue conseguenze, tra i quali Filippo Delpino, all’epoca giovane borsista e oggi eminente etruscologo. Ingresso gratuito su prenotazione: man-fi@cultura.gov.it.

VENERDI’ 6 NOVEMBRE 2026: visita guidate alla mostra della curatrice Claudia Noferi alle 10 e alle 11.30. Visite comprese nel costo del biglietto di ingresso.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale “Un uomo dal multiforme ingegno: pomeriggio dedicato all’Odissea al MAF”: conferenza, visita guidata e presentazione dell’Urna con Ulisse e le Sirene appena restaurata

Sabato 3 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.15) per “Un uomo dal multiforme ingegno: pomeriggio dedicato all’Odissea al MAF” con attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it.
Ore 14.30, “Uthuste: l’Odissea secondo gli Etruschi”, conferenza e visita guidata del Direttore, Daniele Federico Maras. Gli Etruschi conoscevano bene i poemi omerici e le loro storie e li rappresentavano su diverse tipologie di manufatti, dando ogni volta significati e interpretazioni diverse, tutte da scoprire.
Ore 15.45, “Tutti i colori di Ulisse e le Sirene”, presentazione dell’Urna con Ulisse e le Sirene, per la prima volta esposta al pubblico fiorentino dopo il restauro, a cura di Claudia Noferi e Giulia Basilissi. Anche opere conservate nelle collezioni del museo da anni, possono dare nuovi spunti per la ricerca e regalare sorprese ai nostri pubblici; è il caso dell’urna volterrana in alabastro con Ulisse e le sirene, che torna a splendere con i suoi colori, riportati alla luce grazie al recente restauro.
Ore 16.45, “Il mio nome è nessuno: l’avorio racconta”. Visita guidata e laboratorio per bambini dai 4 agli 11 anni, a cura dei Servizi Educativi, della durata di circa un’ora. I nostri piccoli visitatori avranno la possibilità di scoprire una delle opere più celebri del nostro museo, la splendida Pisside della Pania in avorio; per l’occasione diventeranno anche piccoli incisori e porteranno a casa un ricordo della loro esperienza.
Magliano in Toscana (Gr). Al museo Archeologico aperta la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca”: il museo Archeologico nazionale di Firenze porta il Piombo di Magliano dopo oltre 140 anni nel luogo del suo ritrovamento

Dopo oltre 140 anni, il Piombo di Magliano, una delle più importanti e complesse iscrizioni della civiltà etrusca, torna nel luogo del suo ritrovamento. Il museo Archeologico nazionale di Firenze, in collaborazione con il Comune di Magliano in Toscana (Gr), ha inaugurato, sabato 11 luglio 2026 al museo Archeologico di Magliano in Toscana, la mostra “Il Piombo di Magliano. Nel labirinto della lingua etrusca” a cura di Daniele F. Maras, visitabile gratuitamente fino all’11 ottobre 2026. L’iniziativa rappresenta un momento di grande valore simbolico: il museo Archeologico nazionale di Firenze esce dalle proprie mura e rafforza il proprio ruolo di museo del territorio, riportando temporaneamente nelle comunità di origine uno dei reperti più rappresentativi delle proprie collezioni.

“Il museo Archeologico nazionale di Firenze continua a svolgere la sua funzione di polo culturale del territorio”, commenta Daniele F. Maras, direttore del museo fiorentino e curatore della mostra, “come era già nel progetto di Luigi Adriano Milani, che diresse il Museo oltre un secolo fa e curò personalmente l’acquisto del Piombo di Magliano. Questa nuova esposizione fa seguito a quelle di Vetulonia, Arezzo, Rosignano Marittimo e Bibbona, allestite negli ultimi due anni nel desiderio di riunire gli odierni abitanti dei luoghi etruschi attorno alle nostre collezioni, attraverso oggetti dal forte valore identitario, che rafforzano così la propria relazione con le persone”. “Accolgo con estremo entusiasmo il ritorno del Piombo di Magliano nella nostra comunità. Questa esposizione”, dichiara Tamara Fattorini, vicesindaco del Comune di Magliano in Toscana, “non è solo un evento culturale di altissimo profilo, ma rappresenta l’avvio di un percorso strategico e importantissimo di valorizzazione del nostro territorio che unisce le nostre radici storiche a una nuova visione di promozione turistica. Il Piombo, simbolo identitario del nostro passato etrusco, è per la prima volta qui sotto gli occhi dei cittadini. Ci teniamo a ringraziare davvero di cuore il museo Archeologico nazionale di Firenze, per la disponibilità e la collaborazione, come amministrazione comunale, custodiremo con grande cura e orgoglio questo reperto storico”.

Il Piombo di Magliano fu scoperto casualmente nel 1882 durante lavori agricoli. I fratelli Busatti, proprietari del terreno e consapevoli dell’eccezionale valore del reperto, decisero di venderlo al regio museo Archeologico di Firenze per la somma di 1.000 lire, affinché fosse custodito in una grande istituzione museale a vantaggio della ricerca scientifica. Da allora il reperto è sempre rimasto a Firenze. Oggi, grazie alla collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Firenze e l’amministrazione comunale di Magliano in Toscana, la popolazione locale ritrova uno dei simboli più significativi delle proprie radici, testimonianza di un passato etrusco mai dimenticato e ormai entrato nella memoria collettiva del territorio. Il Piombo di Magliano è un disco di metallo inciso su entrambe le facce con due lunghe iscrizioni etrusche disposte a spirale, che registrano una serie di riti dedicati alle divinità etrusche dell’Aldilà. Databile alla metà del V secolo a.C., è la quinta iscrizione etrusca per lunghezza finora conosciuta, dopo il Libro di lino della Mummia di Zagabria, la Tegola di Capua, la Tavola di Cortona e il Cippo di Perugia. Rappresenta una testimonianza eccezionale della cultura e della religione etrusca e del ruolo centrale che la scrittura ebbe in questa civiltà, contribuendo alla nascita dell’alfabeto latino utilizzato ancora oggi.

L’allestimento della mostra, progettato dallo studio fiorentino De Ferrari+Modesti, rinnova in modo permanente le sale del Museo Archeologico di Magliano in Toscana, introducendo una nuova sezione dedicata alla lingua e alla scrittura etrusca che, al termine dell’esposizione, continuerà ad arricchire il percorso di visita. Il Piombo di Magliano è stato inoltre sottoposto a una scansione laser e continuerà a essere presente nel museo anche dopo il rientro dell’originale a Firenze grazie a una stampa 3D e a un elaborato video realizzati dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR. L’originale del Piombo di Magliano resterà esposto a Magliano in Toscana fino all’11 ottobre 2026, per poi tornare al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove sarà accolto nella rinnovata sezione del museo Topografico dell’Etruria, attualmente in corso di riallestimento. La mostra è realizzata anche grazie al contributo della Fondazione Cassa Risparmio di Firenze, concesso nell’ambito del bando attività culturali 2026.
Al Legion of Honor Museum dei Fine Arts Museums di San Francisco (USA) aperta la mostra “The Etruscans: From the Heart of Ancient Italy / Gli Etruschi: dal cuore dell’Italia antica”, la più completa negli Stati Uniti dedicata alla cultura etrusca negli ultimi decenni: 200 straordinari reperti da 29 istituzioni internazionali. Tra i protagonisti il museo Archeologico nazionale di Firenze


Dal mar Tirreno all’oceano Pacifico: gli Etruschi conquistano San Francisco. Dal 2 maggio al 20 settembre 2026, al Legion of Honor Museum dei Fine Arts Museums di San Francisco (USA) una delle mostre più attese dell’anno “The Etruscans: From the Heart of Ancient Italy / Gli Etruschi: Dal cuore dell’Italia antica” curata da Renée Dreyfus – responsabile del settore Arte antica ai SF/Arts – e Louise Chu, e organizzata dai Fine Arts Museums di San Francisco in collaborazione con il San Antonio Museum of Art con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, un viaggio immersivo in una delle civiltà più affascinanti e ancora meno conosciute dell’antico Mediterraneo.

Questa grande mostra, la più completa negli Stati Uniti dedicata alla cultura etrusca negli ultimi decenni, riunisce circa 200 straordinari reperti provenienti da importanti musei: 29 istituzioni coinvolte, tra cui il British Museum, il Louvre, il Victoria and Albert Museum, il Metropolitan Museum of Art, i musei di Boston, Cleveland e Chicago, oltre ai grandi musei italiani, tra cui il museo Gregoriano Etrusco del Vaticano, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, il museo Archeologico nazionale di Firenze e Palazzo Farnese a Piacenza.
Toghe, templi, ingegneria idraulica, viticoltura e persino numeri “romani”, tutti ampiamente attribuiti ai Romani, erano in realtà innovazioni etrusche. Gli Etruschi prosperarono in quella che oggi è l’Italia per quasi un millennio, dal 900 al 100 a.C. circa, prima dell’ascesa dell’Impero Romano. Posero le basi per le conquiste moderne dell’architettura, dell’ingegneria e delle artiste. Eppure la loro cultura rimane oscurata dall’antica Grecia e Roma. Attingendo alle ultime scoperte archeologiche e alla ricerca all’avanguardia, questa è la mostra più completa sulla cultura etrusca negli Stati Uniti fino ad oggi. Oltre 150 esempi squisitamente realizzati e ben conservati di sculture in bronzo e terracotta, gioielli d’oro, ceramiche e elementi architettonici, oltre all’opera di scrittura etrusca più longeva, rivelano un’eredità che continua ad affascinare ancora oggi. Molti di questi oggetti vengono esposti per la prima volta negli Stati Uniti, offrendo al pubblico una prospettiva completamente nuova su una civiltà che ha profondamente plasmato lo sviluppo della cultura occidentale. Un’opportunità unica per riscoprire le radici più profonde dell’Italia e comprendere meglio il patrimonio culturale che continua a influenzare il nostro presente.

Tra i protagonisti dell’esposizione il museo Archeologico nazionale di Firenze, presente con 34 opere: un contributo significativo che conferma l’eccezionale ricchezza e qualità delle sue collezioni, tra le più rilevanti a livello internazionale per l’archeologia etrusca. Così hanno attraversato l’oceano opere spettacolari come gli ori della Tomba del Littore di Vetulonia, il flabello di bronzo sbalzato di Populonia, la seducente statua di Vanth di Tuscania, la preziosissima situla d’argento di Plikasna e l’intero frontone del tempietto di Ponte Rotto, ricostruito per l’occasione a San Francisco.

I prestiti si inseriscono in una fase di rinnovata valorizzazione del museo fiorentino, segnata da recenti interventi di restauro e riallestimento, tra cui la Sala della Chimera e l’Urna del Bottarone, tornata visibile a 60 anni dall’alluvione: testimonianze emblematiche di un patrimonio costantemente oggetto di studio, tutela e valorizzazione.

“Siamo orgogliosi di contribuire a questa importante mostra internazionale: la presenza di un nucleo così significativo di opere riflette la ricchezza delle nostre collezioni e il ruolo attivo del museo nella valorizzazione della civiltà etrusca a livello globale”, afferma Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, invitato a parlare come ospite speciale sabato 2 maggio 2026 al simposio inaugurale della mostra al Legion of Honor Museum.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale nella #domenicalmuseo visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli (Luchadora) e la curatrice della mostra Giulia Basilissi

La sala del Sarcofago delle Amazzoni al museo Archeologico nazionale di Firenze con le opere in mostra dell’artista Luchadora (foto maf)
Domenica 1° febbraio 2026, durante la giornata di apertura gratuita del museo Archeologico nazionale di Firenze alle 11 ci sarà una visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli e la curatrice della mostra Giulia Basilissi. Il punto di incontro sarà la “Sala del sarcofago delle Amazzoni”. “Questo straordinario sarcofago etrusco in marmo dipinto, databile intorno alla metà del IV secolo a.C., apparteneva all’aristocratica matrona tarquiniese Ramtha Huzcnai”, ha illustrato il direttore Daniele F. Maras in occasione dell’inaugurazione della mostra. “Alle due estremità del coperchio a forma di tetto è rappresentato a rilievo Atteone sbranato dai cani; invece la cassa è decorata a tempera con un dinamico fregio a colori raffigurante la lotta tra Amazzoni e Greci. A differenza dall’arte greca, in cui le Amazzoni (descritte nel mito come un popolo di invincibili donne guerriere) sono sempre rappresentate al momento della sconfitta da parte di Eracle, Achille o Teseo, l’artista del sarcofago etrusco ha scelto di mostrare una lotta alla pari tra contendenti uomini e donne, che culmina sulla fronte della cassa con le quadrighe di due regine amazzoni che travolgono i guerrieri greci appiedati. Sembra evidente che il sarcofago, dedicato a una donna da suo nipote, il magistrato tarquiniese Laris Apaiatrus, fosse una celebrazione della combattività femminile: qualcosa che solo la società etrusca poteva accettare, una società in cui alle donne erano riconosciuti diritti come soggetti giuridici attivi”. E l’artista Alessandra Marianelli, in arte Luchadora: “queste parole del direttore del museo mi colpirono tantissimo, soprattutto la frase Oggi abbiamo vinto noi in riferimento alle Amazzoni e per questo ho voluto rappresentare una Amazzone vincente”.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale è arrivata Musetta, la topolina-archeologa mascotte dei Servizi Educativi che accompagnerà i visitatori più piccoli alla scoperta dei tesori del museo. L’archeologa Claudia Noferi illustra come è nata questa idea
Al museo Archeologico nazionale di Firenze ha la nuova mascotte dei Servizi Educativi: Musetta, la topolina-archeologa che ama esplorare il passato per raccontarlo con occhi nuovi. È lei la guida speciale del MAF capace di conquistare bambini e adulti con la sua passione e il suo entusiasmo. Musetta non è un topolino qualunque, ma più specificamente si tratta di un mustiolo etrusco (suncus etruscus): il più piccolo mammifero del mondo, tipicamente italiano e molto diffuso in Toscana. Chi meglio di lei poteva accompagnare i visitatori più giovani, intrufolandosi nelle sale e raccontando i dettagli delle opere del Museo? Una minuscola amica, ma in gamba e “tosta”, come le donne che negli anni ‘20 hanno osato dedicarsi all’archeologia, fino ad allora regno indiscusso del genere maschile.

L’archeologa del Maf, Claudia Noferi, accanto al manifesto di presentazione di Musetta (foto graziano tavan)
Musetta ha fatto il suo debutto ufficiale con l’apertura della nuova sala della Chimera primo step della grande stagione di rinnovamento del MAF che porterà all’inaugurazione di nuove sezioni nel corso del 2026. Proprio in occasione della presentazione del nuovo allestimento della Chimera, l’archeologa Claudia Noferi, responsabile dei Servizi Educativi del museo Archeologico nazionale di Firenze, ha illustrato come è nata Musetta.

Il nuovo pannello della sala della Chimera con evidenziata la parte bassa dedicata ai bambini e illustrata con Musetta (foto graziano tavan)
“Come Servizi Educativi ci siamo integrati – in punta di piedi, diciamo – nel progetto dello studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni e nel progetto grafico di Rovai-Weber”, spiega Claudia Noferi. “In realtà l’idea è nata un po’ dal fatto che questi nuovi pannelli, inaugurati nel nuovo allestimento della sala della Chimera sono molto alti, lunghi e stretti. Quindi abbiamo pensato: perché non dedicare una parte, la parte inferiore, ai visitatori di statura più piccola, cioè ai nostri piccoli visitatori, che potrebbero avere quindi una pannellistica riservata a loro? Per fare questo però c’era bisogno di dare un input immediato che permettesse poi ai bambini di riconoscere quali erano i testi pensati specificamente per loro. Da qui è nata l’idea di una mascotte, una mascotte che abbiamo deciso che fosse un topolino – anzi una topolina – perché è un inizio, come diceva il nostro direttore, che ci accompagnerà così come la sala della Chimera è un primo allestimento che ci accompagnerà poi in tutta la sezione etrusca del museo in cui pian piano proseguirà. Abbiamo deciso quindi che sarà sui pannelli e non solo, e accompagnerà tutti i supporti educativi dei nostri piccoli visitatori anche in futuro.

Musetta, la topolina-archeologa mascotte del Maf, scrive il suo nome dal logo del museo (foto graziano tavan)
“Quindi ci voleva un animaletto – continua Noferi – che in qualche modo poi si adattasse anche in futuro a tutte le anime del nostro museo, quindi anche a quella egizia, a quella romana, a quella greca. E il topolino, tra l’altro, ci sembrava anche l’animale più adatto, proprio per sgattaiolare all’interno delle sale, per le sue piccole dimensioni e poter guidare i nostri bambini. Abbiano deciso e voluto che fosse una femmina, quindi una topolina, che si chiamerà Musetta: abbiamo giocato con la parola Musetta che ricorda la parola museo e il termine latino mus che significa topo. Finora ho sempre parlato al plurale. Uno dei protagonisti di questo plurale è il nostro direttore, ma un’altra è la mano di Musetta che è Silvia Bolognesi, una delle nostre operatrici con una mano felicissima. Le abbiamo presentato questa idea e lei l’ha resa realtà. Quindi senza di lei tutto questo non sarebbe stato possibile. Si è ispirata alle figure delle archeologhe degli anni ’20 del secolo scorso, quindi alle prime figure di archeologhe. L’abbiano voluta femminile ma non troppo, e l’abbiamo pensata come un’archeologa reale, quindi nei prossimi pannelli e nei prossimi contenuti si vedranno tutti gli accessori.
“Approfitto di questa occasione – conclude Noferi – anche per ringraziare tutto il personale del museo e dei nostri servizi educativi perché ci supporta veramente in tutte le nostre attività che non sono semplici e non sono facili anche nella gestione dei bambini. Loro ci mettono anima e cuore. Senza di loro veramente questo non sarebbe possibile. Questo è un inizio per Musetta. Quindi ci auguriamo tutti di vederla in diverse altre vesti. Noi quando vediamo gli occhi dei bambini che brillano di fronte alle nostre vetrine anche per noi archeologi è un po’ la quadratura del cerchio del nostro lavoro”.
























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