Archivio tag | Daniele Federico Maras

Firenze. In occasione di tourismA, al Palazzo dei Congressi, presentazione in anteprima l’Urna del Bottarone, nella mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, al termine di un intervento che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze

La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’Urna del Bottarone, un’urna etrusca di 2400 anni fa, al termine di un prezioso restauro al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove fa parte delle collezioni fiorentine dal 1887, che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze, si potrà ammirare in anteprima assoluta al Palazzo dei Congressi di Firenze, dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, in occasione di tourismA 2026, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), nella mostra del MAF “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, a cura di Daniele F. Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, realizzata dal museo Archeologico nazionale di Firenze, con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia. L’’esposizione celebra il completamento di un importante intervento conservativo su uno dei capolavori dell’arte etrusca, tra le opere gravemente colpite dal terribile evento del 1966. Il restauro, recentemente concluso grazie al sostegno dell’Ufficio Federale Svizzero della Cultura, ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell’urna di alabastro riportando alla luce l’abbraccio senza tempo della coppia di sposi etruschi scolpita oltre 2400 anni fa (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna | archeologiavocidalpassato). Dopo l’esposizione a tourismA il reperto etrusco torna nella collezione permanente del museo Archeologico nazionale di Firenze a cui appartiene dal 1887.

L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

 

Arezzo. Al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” il ministro Giuli inaugura la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, per un più ampio percorso di valorizzazione e partecipazione culturale

Sabato 14 febbraio 2026, alle 12, al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo, inaugurazione della mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, del capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale Alfonsina Russo, del direttore generale Piano Olivetti per la cultura Stefano Lanna, della direttrice regionale Musei nazionali della Toscana Carlotta Paola Brovadan e del direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze Daniele Federico Maras. L’evento segna il ritorno nella città di provenienza della celebre statua bronzea della Minerva, simbolo identitario di Arezzo, giunta in prestito dal museo Archeologico nazionale di Firenze. L’inaugurazione apre ufficialmente un più ampio percorso di valorizzazione e partecipazione culturale promosso dal ministero della Cultura, che trova nella mostra il primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”. L’inaugurazione sarà accompagnata dalla performance teatrale itinerante “Minerva è qui. Quando una dea torna a casa”, che guiderà il pubblico in un racconto simbolico del ritorno della statua nella sua città di provenienza.

LA MOSTRA E IL PIANO OLIVETTI. La mostra sarà aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026 e si inserisce in un programma nazionale dedicato al coinvolgimento attivo delle comunità nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale. Prende il via, infatti, contestualmente il progetto “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, fortemente voluto dal ministero della Cultura – dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale – Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo Archeologico nazionale di Arezzo. La mostra e il progetto si caratterizzano per un vasto e articolato programma di iniziative, che affianca l’esposizione con eventi, incontri, laboratori, seminari e processi culturali partecipati rivolti alle scuole, ai cittadini, alle associazioni del territorio e ai professionisti del settore. L’obiettivo è rafforzare il legame tra patrimonio, territorio e comunità, restituendo alla Minerva il suo ruolo di catalizzatore di identità, locale e italiana.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Con Semi di comunità, il MiC consolida un impegno strategico, assunto dal ministro Alessandro Giuli, volto a rafforzare il valore del patrimonio nazionale, promuovendo modelli innovativi di partecipazione, co-creazione e valorizzazione sostenibile e riaffermando, attraverso il Piano Olivetti, il ruolo della cultura come motore di sviluppo e coesione dei territori. Il progetto si inserisce nel solco di una collaborazione tra Arezzo e Firenze, già sperimentata con successo un anno fa in occasione dell’esposizione ad Arezzo di un altro grande bronzo etrusco, la Chimera di Arezzo, oggi nuovamente visibile al museo Archeologico nazionale di Firenze in una sala interamente rinnovata, frutto di un importante intervento di riallestimento e valorizzazione. Questo dialogo tra istituti del MiC, fondato sulla circolazione consapevole delle opere, sulla condivisione di competenze scientifiche e su una visione comune della valorizzazione, conferma il ruolo dei musei nazionali come presidi attivi e nodi di una rete territoriale, capaci di rafforzare il legame tra i luoghi di conservazione e i contesti in cui le opere sono inserite. In questo quadro, la mostra di Arezzo dedicata alla Minerva non si limita al prestito della celebre scultura, ma si accompagna a interventi di rinnovamento strutturale e museografico di alcune sale del museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”, finalizzati a migliorare la qualità degli spazi, l’accessibilità e l’esperienza di visita. L’esposizione diventa così occasione per un investimento duraturo sul museo e sul territorio, coerente con le linee strategiche del ministero della Cultura in materia di valorizzazione integrata e sostenibile.

La Minerva di Arezzo nell’allestimento al museo Archeologico aretino (foto mic)

LA STATUA IN BRONZO. Cuore della mostra è l’esposizione della Minerva di Arezzo, uno dei grandi bronzi dell’antichità, ritrovata nel sottosuolo di Arezzo nel 1541, durante lo scavo di un pozzo presso San Lorenzo. La statua fu subito donata al duca Cosimo I de’ Medici, che la mise nel suo studio privato a Firenze. E da allora rimase nella città, come parte delle collezioni archeologiche granducali, che dal 1871 sono confluite nel museo Archeologico nazionale di Firenze per essere offerte alla fruizione di tutti gli italiani. Nella nuova esposizione al Museo di Arezzo, la Minerva è collocata in uno degli ambienti più suggestivi della sezione romana del Museo, dove viene raccontata attraverso una narrazione aggiornata e immersiva che ne ripercorre la scoperta, la fortuna collezionistica fiorentina e la complessa storia conservativa. La scultura (h. 150,5 cm; spessore medio del bronzo 4,5 mm) raffigura una dea Atena/Minerva con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti la riconducono a un originale ellenistico, databile ai primi decenni del III secolo a.C. (300–270 a.C. circa), forse prodotto in ambito italico o magnogreco.

Dettaglio della Minerva di Arezzo conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

IL RESTAURO DELLA MINERVA. Il restauro condotto tra il 2000 e il 2008 ha restituito la flessuosità originaria della figura e ha messo in luce raffinate soluzioni tecniche, come l’uso del rame per le labbra e per i dettagli delle ciglia. Accanto alla statua antica, la mostra presenta una copia in bronzo realizzata dalla Fonderia Artistica Marinelli, che documenta l’aspetto dell’opera dopo i restauri settecenteschi di Francesco Carradori, insieme al braccio destro e al serpente dell’elmo realizzati dallo stesso Carradori e rimossi con l’ultimo intervento conservativo.

Resti della domus di San Lorenzo, dove nel 1541 è stata scoperta la Minerva, conservati al museo Archeologico nazionale di Arezzo (foto archeo arezzo)

IL PERCORSO ESPOSITIVO. Il percorso espositivo consente di approfondire il contesto archeologico del ritrovamento, identificato nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta e lussuosa residenza romana costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., probabilmente appartenuta a un aristocratico aretino. Un nuovo allestimento valorizza i resti della domus – mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali, bronzetti, arredi e rilievi – permettendo di comprendere il significato della presenza della statua come elemento di prestigio e luxuria privata. La mostra amplia infine lo sguardo sulla Arezzo romana (Arretium), inserendo la domus in un contesto urbano caratterizzato da importanti infrastrutture ed edifici pubblici, come l’asse viario nord-sud, il complesso teatro-terme e un’area forense suggerita dal rinvenimento degli elogia Arretina.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale nella #domenicalmuseo visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli (Luchadora) e la curatrice della mostra Giulia Basilissi

La sala del Sarcofago delle Amazzoni al museo Archeologico nazionale di Firenze con le opere in mostra dell’artista Luchadora (foto maf)

“L’Amazzone” secondo Luchadora (foto maf)

Domenica 1° febbraio 2026, durante la giornata di apertura gratuita del museo Archeologico nazionale di Firenze alle 11 ci sarà una visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli e la curatrice della mostra Giulia Basilissi. Il punto di incontro sarà la “Sala del sarcofago delle Amazzoni”. “Questo straordinario sarcofago etrusco in marmo dipinto, databile intorno alla metà del IV secolo a.C., apparteneva all’aristocratica matrona tarquiniese Ramtha Huzcnai”, ha illustrato il direttore Daniele F. Maras in occasione dell’inaugurazione della mostra. “Alle due estremità del coperchio a forma di tetto è rappresentato a rilievo Atteone sbranato dai cani; invece la cassa è decorata a tempera con un dinamico fregio a colori raffigurante la lotta tra Amazzoni e Greci. A differenza dall’arte greca, in cui le Amazzoni (descritte nel mito come un popolo di invincibili donne guerriere) sono sempre rappresentate al momento della sconfitta da parte di Eracle, Achille o Teseo, l’artista del sarcofago etrusco ha scelto di mostrare una lotta alla pari tra contendenti uomini e donne, che culmina sulla fronte della cassa con le quadrighe di due regine amazzoni che travolgono i guerrieri greci appiedati. Sembra evidente che il sarcofago, dedicato a una donna da suo nipote, il magistrato tarquiniese Laris Apaiatrus, fosse una celebrazione della combattività femminile: qualcosa che solo la società etrusca poteva accettare, una società in cui alle donne erano riconosciuti diritti come soggetti giuridici attivi”. E l’artista Alessandra Marianelli, in arte Luchadora: “queste parole del direttore del museo mi colpirono tantissimo, soprattutto la frase Oggi abbiamo vinto noi in riferimento alle Amazzoni e per questo ho voluto rappresentare una Amazzone vincente”.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale è arrivata Musetta, la topolina-archeologa mascotte dei Servizi Educativi che accompagnerà i visitatori più piccoli alla scoperta dei tesori del museo. L’archeologa Claudia Noferi illustra come è nata questa idea

Musetta, la topolina-mascotte del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Al museo Archeologico nazionale di Firenze ha la nuova mascotte dei Servizi Educativi: Musetta, la topolina-archeologa che ama esplorare il passato per raccontarlo con occhi nuovi. È lei la guida speciale del MAF capace di conquistare bambini e adulti con la sua passione e il suo entusiasmo. Musetta non è un topolino qualunque, ma più specificamente si tratta di un mustiolo etrusco (suncus etruscus): il più piccolo mammifero del mondo, tipicamente italiano e molto diffuso in Toscana. Chi meglio di lei poteva accompagnare i visitatori più giovani, intrufolandosi nelle sale e raccontando i dettagli delle opere del Museo? Una minuscola amica, ma in gamba e “tosta”, come le donne che negli anni ‘20 hanno osato dedicarsi all’archeologia, fino ad allora regno indiscusso del genere maschile.

L’archeologa del Maf, Claudia Noferi, accanto al manifesto di presentazione di Musetta (foto graziano tavan)

Musetta ha fatto il suo debutto ufficiale con l’apertura della nuova sala della Chimera primo step della grande stagione di rinnovamento del MAF che porterà all’inaugurazione di nuove sezioni nel corso del 2026. Proprio in occasione della presentazione del nuovo allestimento della Chimera, l’archeologa Claudia Noferi, responsabile dei Servizi Educativi del museo Archeologico nazionale di Firenze, ha illustrato come è nata Musetta.

Il nuovo pannello della sala della Chimera con evidenziata la parte bassa dedicata ai bambini e illustrata con Musetta (foto graziano tavan)

“Come Servizi Educativi ci siamo integrati – in punta di piedi, diciamo – nel progetto dello studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni e nel progetto grafico di Rovai-Weber”, spiega Claudia Noferi. “In realtà l’idea è nata un po’ dal fatto che questi nuovi pannelli, inaugurati nel nuovo allestimento della sala della Chimera sono molto alti, lunghi e stretti. Quindi abbiamo pensato: perché non dedicare una parte, la parte inferiore, ai visitatori di statura più piccola, cioè ai nostri piccoli visitatori, che potrebbero avere quindi una pannellistica riservata a loro? Per fare questo però c’era bisogno di dare un input immediato che permettesse poi ai bambini di riconoscere quali erano i testi pensati specificamente per loro. Da qui è nata l’idea di una mascotte, una mascotte che abbiamo deciso che fosse un topolino – anzi una topolina – perché è un inizio, come diceva il nostro direttore, che ci accompagnerà così come la sala della Chimera è un primo allestimento che ci accompagnerà poi in tutta la sezione etrusca del museo in cui pian piano proseguirà. Abbiamo deciso quindi che sarà sui pannelli e non solo, e accompagnerà tutti i supporti educativi dei nostri piccoli visitatori anche in futuro.

Musetta, la topolina-archeologa mascotte del Maf, scrive il suo nome dal logo del museo (foto graziano tavan)

Disegni preparatori di Musetta, nata dalla mano di Silvia Bolognesi (foto maf)

“Quindi ci voleva un animaletto – continua Noferi – che in qualche modo poi si adattasse anche in futuro a tutte le anime del nostro museo, quindi anche a quella egizia, a quella romana, a quella greca. E il topolino, tra l’altro, ci sembrava anche l’animale più adatto, proprio per sgattaiolare all’interno delle sale, per le sue piccole dimensioni e poter guidare i nostri bambini. Abbiano deciso e voluto che fosse una femmina, quindi una topolina, che si chiamerà Musetta: abbiamo giocato con la parola Musetta che ricorda la parola museo e il termine latino mus che significa topo. Finora ho sempre parlato al plurale. Uno dei protagonisti di questo plurale è il nostro direttore, ma un’altra è la mano di Musetta che è Silvia Bolognesi, una delle nostre operatrici con una mano felicissima. Le abbiamo presentato questa idea e lei l’ha resa realtà. Quindi senza di lei tutto questo non sarebbe stato possibile. Si è ispirata alle figure delle archeologhe degli anni ’20 del secolo scorso, quindi alle prime figure di archeologhe. L’abbiano voluta femminile ma non troppo, e l’abbiamo pensata come un’archeologa reale, quindi nei prossimi pannelli e nei prossimi contenuti si vedranno tutti gli accessori.

Musetta, la topolina-mascotte del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“Approfitto di questa occasione – conclude Noferi – anche per ringraziare tutto il personale del museo e dei nostri servizi educativi perché ci supporta veramente in tutte le nostre attività che non sono semplici e non sono facili anche nella gestione dei bambini. Loro ci mettono anima e cuore. Senza di loro veramente questo non sarebbe possibile. Questo è un inizio per Musetta. Quindi ci auguriamo tutti di vederla in diverse altre vesti. Noi quando vediamo gli occhi dei bambini che brillano di fronte alle nostre vetrine anche per noi archeologi è un po’ la quadratura del cerchio del nostro lavoro”.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale aperta la nuova sala della Chimera di Arezzo, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca: icona e simbolo fin dal suo ritrovamento nel 1553. La presentazione del direttore Maras per “archeologiavocidalpassato”

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Dalla porta socchiusa della sala 12 del museo Archeologico nazionale di Firenze si intravede il suo sguardo bestiale. L’ombra del mostro si staglia sinistra sul grande sipario che chiude un lato di questo singolare “antro”. Al centro, emerge dalla penombra con tutta la sua forza la Chimera, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca del 400 a.C., scoperto il 15 novembre 1532 ad Arezzo, che riproduce il mostro con una testa e un corpo di leone, una testa di capro che spunta dal dorso e una coda di serpente o di drago. Mostro che, secondo la mitologia, infestava le montagne della Licia in Asia Minore e fu sconfitta dall’eroe Bellerofonte. E la Chimera di Arezzo è colta nel momento in cui sta tentando l’ultima difesa: ruggisce contro il suo avversario mentre la testa di capro sta già morendo sul suo dorso ferita da una lancia.

Dal 19 novembre 2025, con l’inaugurazione della nuova sala del MAF, la Chimera di Arezzo – icona e simbolo dell’arte etrusca – ritrova la sua collocazione ideale, grazie a un accurato intervento affidato allo studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni, che lo ha realizzato insieme all’ufficio tecnico e alle curatrici del Museo: un allestimento esperienziale, allo stesso tempo monumentale e poetico, che invita ogni visitatore a un incontro personale con un capolavoro che da secoli incarna il genio artistico e il mito della civiltà etrusca. La scultura, iscritta al numero 1 nell’inventario del Museo, è appartenuta sin dal suo ritrovamento al futuro Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici, diventando subito uno dei pezzi più emblematici e preziosi della collezione medicea.

È il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, Daniele Maras, ad illustrare ad archeologiavocidalpassato.com la nuova sala della Chimera di Arezzo, aperta al pubblico il 19 novembre 2025: il mito, il ritrovamento, l’allestimento.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

“Diciamo che era un po’ il nostro dovere – continua Maras – quella di metterla di nuovo al centro, di darle uno spazio monumentale apposta per lei. Questa sala grazie a un contributo internazionale di due donatori, due mecenati, veri e propri mecenati moderni, i statunitensi Laura e Jack Winchester, che hanno voluto donare a Firenze e al museo Archeologico questa sala, ha un’impostazione simile a un teatro, pensata come un teatro, grazie al progetto dello studio Guicciardini e Magni che ha visto un’arena circolare e un sipario che inquadrano la Chimera senza distrazioni. Noi non vogliano che ci siano altri elementi multimediali, tecnologici, colorati, che distraggano la percezione dei visitatori nei confronti della Chimera. C’è molta tecnologia in questa sala, ma è nascosta, non si vede. Le luci inquadrano bene i dettagli anatomici e ce li fanno apprezzare. Lo spazio intorno è ben pensato e calcolato. La base, il basamento monumentale, la rende una sorta di statua, scultura monumentale al centro di una piazza, una piazza che è di tutti.

“Così i visitatori che entrano possono apprezzarla senza altre distrazioni. E la luce la trasforma in una star di uno spettacolo, uno spettacolo stabile, fermo, in cui il visitatore entra come se fosse nell’antro della Chimera e diventa il nuovo Bellerofonte, pronto a sfidare la Chimera e a entrare in rapporto con lei. Da oggi – conclude Maras – la Chimera ha una posizione centrale che meritava da prima e per il futuro, per i prossimi, ci auguriamo, 500 anni, la vedrà qui conservata alle cure del nostro personale di conservazione per tutti i cittadini”.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

La riapertura della Sala della Chimera rappresenta un momento significativo nella storia del MAF, segnando il passaggio dalla direzione regionale Musei nazionali della Toscana, guidata da Stefano Casciu, al nuovo istituto autonomo del museo Archeologico nazionale di Firenze, istituito nel 2024, affidato al direttore Daniele Federico Maras. All’inaugurazione, mercoledì 19 novembre 2025, sono intervenuti il direttore generale Musei Massimo Osanna, il direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze Daniele Federico Maras, il responsabile dell’Ufficio tecnico arch. Luca Gullì, il progettista dell’intervento arch. Marco Magni, le curatrici del Museo archeologhe Barbara Arbeid e Claudia Noferi.

Massimo Osanna, direttore generale Musei (foto graziano tavan)

“La Chimera”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna, “è uno dei simboli più riconoscibili dell’arte etrusca e del patrimonio culturale del nostro Paese. Restituirle uno spazio pensato per accoglierla e raccontarla con nuovi linguaggi significa mettere al centro la qualità dell’esperienza museale, l’accessibilità dei contenuti e l’attenzione verso i pubblici. Questo intervento rappresenta un passo importante nel percorso di rinnovamento del museo Archeologico nazionale di Firenze, che in questi mesi sta avviando una revisione complessiva dei propri spazi espositivi, nell’ambito del più ampio impegno della Direzione generale Musei nel rinnovamento dei linguaggi e delle forme di fruizione dei luoghi della cultura del Sistema Museale Nazionale”.

Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei nazionali Toscana (foto graziano tavan)

“Si conclude oggi felicemente”, dichiara Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei nazionali Toscana, “il progetto ideato ed avviato da Mario Iozzo nel periodo della sua direzione del Museo, volto a rinnovare completamente l’esposizione museale della Chimera e delle altre opere ad essa connesse, e che ha visto il coinvolgimento ed il supporto economico di Laura e Jack Winchester. Con loro la direzione regionale Musei nazionali Toscana, come Istituto al quale afferiva in precedenza il Museo archeologico di Firenze, ha portato avanti negli anni anche altri importanti riallestimenti museali. A loro ed al collega Mario Iozzo va il mio sentito ringraziamento, che si estende all’attuale direttore Daniele Federico Maras e a tutto lo staff tecnico ed amministrativo coinvolto, che garantisce ancora una intensa e diretta collaborazione operativa tra la Direzione regionale ed il nuovo Museo autonomo”.

 

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale apre la nuova sala della Chimera, simbolo del Maf, primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo. Il direttore Maras spiega il mito e il ritrovamento della Chimera, e la restauratrice Basilissi il suo restauro

“Il Museo si addormenta”. Così il museo Archeologico nazionale di Firenze nell’ottobre 2024 annunciava l’apertura del cantiere per i lavori di rinnovamento del Maf: “la più grande operazione di ammodernamento e restyling del museo fiorentino dalla grande alluvione”, aveva dichiarato il direttore Daniele Maras, all’indomani del suo insediamento pochi mesi prima. “L’appuntamento è nel 2026, in tempo per il 60° anniversario dell’alluvione del ’66, che all’epoca colpì duramente e senza pietà l’edificio e le sue collezioni. Per allora il Museo ritornerà a splendere tra i gioielli della corona di Firenze, con l’auspicio di restituire alla città il suo ruolo di Capitale etrusca d’Italia”. (vedi Firenze. Il museo Archeologico nazionale chiude parzialmente a rotazione per la più grande operazione di ammodernamento e restyling dall’alluvione del 1966. Il direttore Maras: “Appuntamento al 2026 proprio per il 60° della piena dell’Arno” | archeologiavocidalpassato). Non è ancora il 2026, ma il risveglio del MAF è già cominciato con l’apertura della nuova sala della Chimera. Il museo Archeologico nazionale di Firenze è pronto a restituire alla città e a tutti i visitatori il capolavoro dell’arte etrusca, la Chimera di Arezzo, simbolo delle collezioni medicee, esposta in una suggestiva sala interamente rinnovata, e ora di nuovo offerta alla pubblica fruizione, dopo un accurato intervento di conservazione insieme a tre bronzetti etruschi raccolti nel 1553 nello stesso contesto di ritrovamento. La riapertura della Sala è il primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo Archeologico nazionale di Firenze e sarà presentata alla stampa mercoledì 19 novembre 2025.

Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra due capolavori del Maf, la Chimera e l’Arringatore (foto maf)

Per prepararci al grande evento, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha prodotto con l’agenzia Bovindo due contributi video che oggi proponiamo ai lettori di archeologiavocidalpassato.com. Nel primo, il direttore Daniele Maras ci fa conoscere il mito della Chimera, il suo ritrovamento e come è diventata un simbolo, prima dei duchi di Firenze ora del MAF. Nel secondo, andiamo a scoprire tecniche e problematiche del restauro della Chimera con le spiegazioni di Giulia Basilissi, restauratrice del laboratorio di restauro Erminia Caudana del Maf.

“La Chimera di Arezzo”, spiega il direttore Maras, “è una scultura etrusca di bronzo, capolavoro dell’arte etrusca del 400 a.C. ca, che raffigura un mostro mitologico, la Chimera, una bestia impossibile composta di una testa e un corpo di leone, una testa di capro che spunta dal dorso e una coda di serpente o di drago. Era un mostro che secondo la mitologia infestava le montagne della Licia in Asia Minore e fu sconfitta dall’eroe Bellerofonte.

La Chimera di Arezzo, scultura etrusca del IV sec. a.C., uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“Il capolavoro scultoreo etrusco – continua Maras – rappresenta la Chimera ferita nel momento in cui sta tentando l’ultima difesa: ruggisce contro il suo avversario mentre la testa di capro sta già morendo sul suo dorso ferita da una lancia. Dobbiamo immaginare che originariamente ci fosse il Bellerofonte a cavallo che stava sconfiggendo la Chimera e che quindi fosse un gruppo scultoreo molto importante che era stato offerto in un luogo di culto dell’antica Arezzo presumibilmente da un’importante autorità.

La Chimera di Arezzo esposta al museo Archeologico nazionale di Firenze prima del restauro in corso (foto maf)

“Oggi abbiamo soltanto la Chimera che è stata trovata nella Porta San Lorentino nel 1553 al momento in cui il duca di Firenze, Cosimo I, stava fortificando la città nel corso della sua guerra contro Siena. La Chimera fu festeggiata come un importante ritrovamento e un ottimo augurio per il futuro del Duca, nuovo difensore degli Etruschi contro i Senesi che erano assimilati ai Romani. E quindi dato che Siena ha come modello di riferimento, come simbolo, tra i suoi simboli, anche la Lupa capitolina, la Chimera era di nuovo il simbolo etrusco. E gli Aretini, in particolare Giorgio Vasari, che era consigliere artistico e culturale del Duca di Firenze, vollero donare al Duca la Chimera che venne quindi portata subito a Firenze, dopo neanche un mese dal suo ritrovamento. E da allora – conclude Maras – fa bella mostra di sé nei palazzi del potere, e poi dal 1871 esposta nel museo Archeologico nazionale di Firenze, dove oggi la si può vedere. E da oggi in poi la vedremo in una luce migliore”.

“Ci troviamo all’interno del laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Firenze”, interviene la restauratrice Giulia Basilissi, “laboratorio intitolato ad Erminia Caudana, che è la prima donna restauratrice presente sul territorio italiano. Il compito più importanti dell’istituzione museale, del museo, è quello di garantire il corretto stato di conservazione delle opere mediante una conservazione programmata. E all’interno proprio di queste attività si inerisce ciò che è stato eseguito negli ultimi mesi sulla Chimera di Arezzo. La superficie è interessata da alcune patinature di colore scuro, definite “patinature lorenesi”, che a tutti gli effetti interessavano tutti i bronzi del museo, e che sono stati rimosse su alcuni dei bronzi, ma che ancora si conservano sulla superficie della Chimera.

Il laboratorio di restauro “Erminia Caudano” del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“La Chimera – ricorda Basilissi – è stata portata quindi nel laboratorio di restauro dove abbiamo fatto un’attenta verifica delle superfici per valutarne lo stato di conservazione. E sono stati riscontrati alcuni aspetti che devono essere nel tempo monitorati con grande cautela. È stata quindi eseguita un’accurata spolveratura e una pulitura principalmente mediante tecniche a secco delle superfici con alcuni punti che sono stati trattati con tecniche meccaniche per andare a rimuovere principalmente nell’area della criniera alcune delle stesure che andavano un po’ ad offuscare la corretta lettura di tutti i dettagli appunto della criniera stessa. È stato fatto un monitoraggio della documentazione con microscopio digitale per continuare a monitorare nel tempo lo stato di conservazione della Chimera. Che per quanto a tutti gli effetti possa sembrare in un ottimo stato di conservazione – conclude Bsilissi – necessita di continui controlli per garantirne la conservazione”.  

Firenze. All’auditorium Paolucci (Gallerie degli Uffizi) la conferenza “La pittura: nuovi documenti e nuove interpretazioni”, con Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale, sesto appuntamento del ciclo “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”

Sesto appuntamento del ciclo di conferenze “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”, organizzato dall’Istituto di Studi Etruschi e Italici di Firenze e dalle Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con la Regione Toscana. Mercoledì 16 luglio 2025, alle 17, all’Auditorium “Antonio Paolucci” delle Gallerie degli Uffizi, in piazzale degli Uffizi 6 a Firenze, toccherà a Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, con la conferenza “La pittura: nuovi documenti e nuove interpretazioni” alla scoperta di uno degli aspetti più caratteristici della civiltà etrusca. Ingresso gratuito. Il calendario degli incontri proseguirà poi fino all’8 ottobre 2025, per celebrare degnamente il quarantesimo anniversario dell’Anno degli Etruschi e rilanciare la conoscenza di questo importante popolo dell’Italia preromana, la cui storia si intreccia con i fondamenti delle identità culturali italiana, mediterranea ed europea.

Firenze. All’auditorium Paolucci (Gallerie degli Uffizi) la conferenza “Politica e istituzioni: i magistrati e le città”, con Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale, quinto appuntamento del ciclo “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”

Quinto appuntamento del ciclo di conferenze “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”, organizzato dall’Istituto di Studi Etruschi e Italici di Firenze e dalle Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con la Regione Toscana. Mercoledì 9 luglio 2025, alle 17, all’Auditorium “Antonio Paolucci” delle Gallerie degli Uffizi, in piazzale degli Uffizi 6 a Firenze, toccherà a Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, con la conferenza “Politica e istituzioni: i magistrati e le città”. L’incontro è dedicato alla memoria di Adriano Maggiani, recentemente scomparso, massimo esperto di istituzioni etrusche e amico del MAF. Ingresso gratuito. Il calendario degli incontri proseguirà poi fino all’8 ottobre 2025, per celebrare degnamente il quarantesimo anniversario dell’Anno degli Etruschi e rilanciare la conoscenza di questo importante popolo dell’Italia preromana, la cui storia si intreccia con i fondamenti delle identità culturali italiana, mediterranea ed europea.

Firenze. Etruschi protagonisti agli Uffizi con la rassegna “Gli Etruschi: nuove ricerche nuove scoperte nuove storie”, 15 incontri di approfondimento il mercoledì da giugno a ottobre. Apre Sassatelli con “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche”. Ecco tutto il programma

Mercoledì 11 giugno 2025, alle 17, all’auditorium Paolucci delle Gallerie degli Uffizi a Firenze con la conferenza “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche”, Giuseppe Sassatelli, presidente Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, apre la rassegna “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”. A 40 anni dall’“Anno degli Etruschi”, il 1985, iniziativa della Regione Toscana alla quale hanno partecipato Università, Soprintendenze, Musei e, con un ruolo di coordinamento culturale, anche l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, con importanti mostre a Firenze, Arezzo, Siena, Volterra, Orbetello Cortona e Perugia nelle quali furono presentati e illustrati al pubblico monumenti e materiali degli Etruschi e della loro civiltà, sono moltissime le novità dovute a scavi e ricerche. Ecco dunque “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”, rassegna di 15 incontri di approfondimento, con al centro gli Etruschi, i loro misteri, le loro origini e la loro storia, organizzata dalle Gallerie degli Uffizi e dall’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici con sede a Firenze in collaborazione con la Regione Toscana. Le conferenze, ospitate nell’auditorium Paolucci delle Gallerie degli Uffizi, si svolgeranno di mercoledì dall’11 giugno all’8 ottobre 2025 (con inizio alle 17). A parlare saranno docenti universitari, specialisti ed esperti della misteriosa civiltà mediterranea. La partecipazione sarà a ingresso libero.

L’obiettivo del ciclo di incontri agli Uffizi è affrontare in modo organico e coerente tutte le principali novità sui più rilevanti aspetti della storia e dell’archeologia degli Etruschi, per offrire al pubblico interessato un quadro completo e aggiornato su questa civiltà, affrontandone e illustrandone i temi di maggiore importanza. Dal dibattutissimo problema delle origini, si passerà a quello altrettanto caldo della lingua, a quello delle città e della loro organizzazione interna, ai luoghi di sepoltura (le grandi necropoli d’Etruria), ai culti e alla religione, alle manifestazioni artistiche (scultura, pittura, bronzistica), alla struttura politica e alle cariche magistratuali, alla loro presenza territoriale nell’Italia antica, dal Po al Sele, con una ampiezza maggiore rispetto a quanto solitamente si credeva, al loro ruolo di navigatori e commercianti nel Mediterraneo, ai rapporti e alle relazioni culturali con i Greci e con gli altri popoli dell’Italia Antica, e alla loro fine nell’impatto con Roma.

CALENDARIO CONFERENZE, il mercoledì alle 17, all’auditorium Paolucci, piazzale degli Uffizi 6, a Firenze: 11 giugno, “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche” (Giuseppe Sassatelli, presidente Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici); 18 giugno, “La lingua: dal “mistero” alla conoscenza: nuovi testi, nuove letture” (Enrico Benelli, università di Roma Tre); 25 giugno, “L’architettura: Case e palazzi” (Simonetta Stopponi, università di Perugia); 2 luglio, “L’architettura: Le tombe” (Alessandro Naso, università di Napoli Federico II); 9 luglio, “Politica e istituzioni: i magistrati e le città” (Daniele Federico Maras, direttore museo Archeologico nazionale di Firenze); 16 luglio, “La pittura: nuovi documenti e nuove interpretazioni” (Daniele Federico Maras, direttore museo Archeologico nazionale di Firenze); 23 luglio, “La religione: santuari, divinità e culti” (Laura Michetti, università di Roma La Sapienza); 30 luglio, “Le arti: botteghe “locali” e artigiani “venuti da fuori” (Stefano Bruni, università di Ferrara); 6 agosto, “…Ancora sull’origine degli Etruschi” (Vincenzo Bellelli, direttore parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia); 3 settembre, “Gli Etruschi e il Mediterraneo orientale” (Maurizio Sannibale, Musei Vaticani); 10 settembre, “Etruschi e Greci” (Maurizio Harari, università di Pavia); 17 settembre, “Gli Etruschi a Pompei e in Campania” (Luca Cerchiai, università di Salerno); 24 settembre, “Etruschi e Italici” (Gianluca Tagliamonte, università di Lecce); 1° ottobre, “Gli Etruschi nella valle del Po” (Elisabetta Govi, università di Bologna); 8 ottobre, “La fine degli Etruschi” (Jacopo Tabolli, università per Stranieri di Siena).

Firenze. Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Custodi della disciplina: gli aruspici etruschi e la scienza della divinazione” con il direttore Daniele Federico Maras, quarto appuntamento con la rassegna “Maggio 2025: mese degli Etruschi”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze l’incontro “Custodi della disciplina: gli aruspici etruschi e la scienza della divinazione” con il direttore Daniele Federico Maras, quarto appuntamento con la rassegna “Maggio 2025: mese degli Etruschi”. L’ingresso gratuito sarà consentito esclusivamente su prenotazione obbligatoria Scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. La fama degli aruspici etruschi, maestri della divinazione e iniziati alla scienza della Disciplina, sopravvisse alla fine dell’indipendenza del loro popolo, assorbito nel mondo romano. Cosa sappiamo oggi di questa tradizione, che tanto influenzò la cultura di Roma e arrivò perfino a incontrarsi e scontrarsi con il cristianesimo delle origini? Quali erano i mezzi a loro disposizione per conoscere il destino e la volontà degli dèi? E cosa contengono i misteriosi libri della Disciplina? Lo si scoprirà nell’incontro speciale offerto dal direttore.