Roma. Scoperte nel cantiere per il sottopasso della nuova piazza Pia, a un passo da San Pietro, una grande fullonica e una residenza di età imperiale: saranno smontate, e ricollocate entro due anni nei Giardini di Castel Sant’Angelo per essere musealizzate e valorizzate: così si rispetta anche il cronoprogramma del sottopasso per il Giubileo. Gli interventi di ministro, sindaco, soprintendente, curia e Anas

Presentazione dei ritrovamenti in piazza Pia a Roma: da sinistra, mons. Fisichella, Daniella Porro, Gualtieri, Sangiuliano, Isi (foto emanuele antonio minerva / mic)
La fullonica (lavanderia) e la residenza di età imperiale scoperte a piazza Pia, all’ombra di Castel Sant’Angelo a Roma, sono salve. Ma non sarà un altro “buco” nel tessuto urbano della capitale: le strutture saranno smontate, delocalizzate e stoccate in vista della loro ricollocazione e musealizzazione, il tutto sotto la direzione scientifica della soprintendenza speciale di Roma. A neppure una settimana dalla presentazione ufficiale, il 14 giugno 2024, a Castel Sant’Angelo, dei ritrovamenti archeologici da poco scoperti nel cantiere per il sottopasso della nuova piazza Pia con l’intervento del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano; del sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri; di mons. Rino Fisichella; della soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro; e dell’amministratore delegato di Anas, Aldo Isi; è arrivata la risposta dello Stato con la soluzione proposta dalla soprintendente Porro approvata dalla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Lazio, convocata con urgenza venerdì 14 per il 18 giugno 2024 dal presidente Leonardo Nardella, segretario regionale MiC per il Lazio, consentendo la tempestiva emanazione del decreto di autorizzazione, che permette l’immediata ripresa dei lavori, garantendo il rispetto del cronoprogramma realizzativo del sottopasso.

Veduta della fullonica e della residenza di età imperiale scoperte nel cantiere della nuova piazza Pia a Roma (foto anas)
L’autorizzazione prescrive, oltre al consolidamento, al distacco, alla delocalizzazione dei resti murari, degli apparati decorativi e di rivestimento delle strutture, il lavaggio, la classificazione, lo studio dei reperti mobili rinvenuti, il restauro di quelli più significativi e la ricostituzione e la valorizzazione del contesto archeologico, da delocalizzare nei Giardini di Castel Sant’Angelo e all’interno del museo nazionale di Castel Sant’Angelo. La realizzazione dovrà avvenire entro due anni dall’autorizzazione, corredata da una ricostruzione in 3D e dalla realizzazione di un progetto di valorizzazione virtuale del contesto storico-topografico (horti Agrippinae, horti Domitiae, ager Vaticanus), mediante pubblicazione scientifica e prodotto audiovisivo e digitale.

Veduta dello scavo archeologico nel cantiere della nuova piazza Pia a Roma (foto anas)
Il progetto di riqualificazione e pedonalizzazione di piazza Pia, situata tra Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione, è finanziato con 79,5 milioni di euro del Giubileo. La creazione di questa nuova grande piazza pedonale unirà di fatto l’area di Castel Sant’Angelo a via della Conciliazione e quindi alla Basilica di San Pietro, garantendo contemporaneamente ai pedoni una fruizione dell’area in piena sicurezza e una fluidificazione del traffico veicolare grazie alla creazione del sottovia che andrà a collegarsi con quello di lungotevere in Sassia. I lavori sono eseguiti da Anas grazie a una convenzione con Roma Capitale. La fine dei lavori è prevista per dicembre 2024.

Veduta zenitale dei ritrovamenti archeologici (fullonica e residenza di età imperiale) nel cantiere della nuova piazza Pia a Roma (foto anas)
Le indagini archeologiche nell’ambito dei lavori di realizzazione del Sottopasso hanno portato alla luce nuove scoperte che raccontano paesaggi urbani e brani di storia della Capitale finora sconosciuti. L’area di indagine era occupata in antico da alcune importanti residenze imperiali suburbane (horti Agrippinæ, horti Domitiæ), che lambivano la riva destra del Tevere, affacciandosi sul fiume in modo scenografico con portici, passeggiate e giardini.
“Questa è la meraviglia di Roma: una città ricca di storia e di identità che noi intendiamo valorizzare”, aveva detto il ministro Sangiuliano alla presentazione dei ritrovamenti di piazza Pia. “Succede che sul piano di una stretta collaborazione istituzionale, che già altre volte aveva portato a dei risultati positivi, stiamo lavorando per trovare un punto di equilibrio tra le esigenze di tutela e le esigenze anche sacrosante di modernizzazione della città. Sono sicuro che ci riusciremo”. E – come detto – la soluzione è arrivata “a stretto giro di posta”, potremmo dire. “È una gioia straordinaria, una grande emozione, questo ritrovamento”, ha commentato il sindaco Gualtieri. “Nessuno sapeva dell’esistenza di questa grandissima fullonica, una di quelle più grandi tra quelle conosciute. Una lavanderia di grandissime dimensioni proprio qui, nel cuore di Roma, perché sulle banchine del Tevere si utilizzava l’acqua per queste attività. Gli archeologi ci aiuteranno a capire esattamente la datazione precisa. Piazza Pia ne uscirà ulteriormente arricchita”, ha assicurato. “Questo è davvero un caso emblematico di come la collaborazione istituzionale e la giusta visione del significato della tutela e della valorizzazione dei nostri beni culturali possa portare a una soluzione doppiamente positiva: grazie al cantiere – ha concluso – abbiamo scoperto questa bellissima Fullonica e gli altri ritrovamenti, che riusciremo a rendere conoscibili e a valorizzare ma, allo stesso tempo, riusciremo anche a realizzare nei tempi previsti il sottopasso”.

Dettaglio della fullonica scperta nei lavori per il sottopasso di piazza Pia a Roma (foto anas)
“Devo dire che quando mi hanno informato mandandomi la foto della scoperta ho provato commozione, perché il Giubileo, come sono solito dire, è un evento di popolo e la scoperta di una lavanderia mi ha riportato indietro nel tempo”, ha sottolineato S.E. Mons. Rino Fisichella. “Questa parte di Roma sarà di nuovo resa visibile a tutti, e come cittadino non posso che esprimere un senso di profonda gratitudine. È veramente significativo che dove stiamo cercando di creare per il Giubileo uno spazio per rendere più vivo l’incontro tra le persone, come sarà piazza Pia, sia stata ritrovata proprio una lavanderia, che era il luogo d’incontro delle persone, del popolo, delle donne dell’epoca. Un ringraziamento in più anche perché i tempi di consegna dei lavori, che come sempre ci è stato garantito e come sempre abbiamo creduto, saranno mantenuti, nonostante i ritrovamenti che un tempo bloccavano tutto”.

Lo scavo archeologico di emergenza a piazza Pia a Roma (foto emanuele antonio minerva / mic)
“L’archeologia di emergenza per la realizzazione del sottopasso di piazza Pia deve in ogni caso tutelare ritrovamenti e scoperte”, ha spiegato la soprintendente Porro. “In questo caso la conservazione dei reperti attraverso la loro delocalizzazione deve portare anche a una valorizzazione: la Soprintendenza ha proposto di ricollocarli a Castel Sant’Angelo, in antico il sepolcro di Adriano costruito negli Horti di Domitia il contesto dove le strutture ritrovate probabilmente sorgevano in origine”. “L’incontro di oggi”, ha concluso l’amministratore delegato di Anas, Aldo Isi, “è importante perché testimonia quanto sia indispensabile la sinergia e la massima collaborazione tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti per poter raggiungere l’obiettivo, anche valorizzando gli importanti rinvenimenti archeologici per i quali abbiamo messo a disposizione le nostre aree per la dislocazione temporanea”.
Roma. Al Tempio di Minerva Medica sull’Esquilino al via “Un refolo di primavera” ciclo di eventi tra arte e condivisione promosso dalla soprintendenza speciale

Il cielo dal Tempio di Minerva Medica a un passo dalla Stazione Termini a Roma (foto ssabap-roma)

Il Tempio di Minerva Medica, sull’Esquilino, a Roma (foto ssabap-roma)
È tra i monumenti più rappresentativi del rione Esquilino, nel mondo antico era la terza cupola più grande di Roma, dopo il Pantheon e le Terme di Caracalla, e ora sarà la sede di “Un refolo di primavera”, ciclo di eventi tra arte e condivisione: parliamo del Tempio di Minerva Medica, in via Giolitti a Roma. La Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, accoglie, nel Tempio di Minerva Medica, associazioni, adulti, ragazze e ragazzi che animano da tempo la vita culturale del Rione Esquilino e della città. Un esperimento di valorizzazione e di rigenerazione dei luoghi dell’archeologia in spazi di comunità. Introducono gli incontri l’archeologa Simona Morretta e l’architetto Alessandra Centroni responsabili del sito. Tutti gli incontri sono della durata di circa un’ora e ad ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Promuove l’iniziativa La Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con DMO ES CO; Piazza Vittorio APS; le Associazioni Esquiline: Ass. Abitanti via Giolitti, Esquilino Vivo, Comitato Piazza Vittorio Partecipata; Parolincontro-Odv; MaTeMù-Cies.

Il programma. Giovedì 30 maggio 2024, alle 17, “Dal classico al jazz”, esibizione del Piccolo coro e del Coro di Piazza Vittorio. Dirige il maestro Giuseppe Puopolo. Giovedì 6 giugno 2024, alle 17, “Matemusic crew”, live show dei ragazzi/e del laboratorio rap di MaTeMù. Mercoledì 12 giugno 2024, alle 17, reading “Donne d’autore”, monologhi tratti dalla letteratura moderna e contemporanea (Molière, O. Wilde, D. Fabbri…) a cura dell’attrice Mariateresa Pascale, accompagnamento musicale di Carlo Mura e canoro di Doriana Bandinelli.
Roma. Sotto Palazzo della Rovere o dei Penitenzieri, a un passo da San Pietro, scoperto il Teatro di Nerone, noto dalle fonti antiche ma mai ritrovato, dove l’imperatore provava le sue esibizioni artistiche. Dopo gli studi sarà reinterrato

I resti del Teatro di Nerone scoperti sotto Palazzo della Rovere a Roma (foto fabio caricchia)

I resti del Teatro di Nerone scoperti sotto Palazzo della Rovere a Roma (foto fabio caricchia)
A Roma, nel cortile di Palazzo della Rovere o dei Penitenzieri, in via della Conciliazione, a un passo dalla basilica di San Pietro, qui dove duemila anni fa c’erano gli Horti di Agrippina, sono venute alla luce le strutture identificabili con il Teatro di Nerone: la ricerca sul campo condotta dalla soprintendenza speciale di Roma, dopo oltre due anni di indagini archeologiche, ha restituito una articolata stratigrafia, che dalla tarda età repubblicana arriva fino al XV secolo. Lo scavo si è svolto inizialmente sotto la direzione scientifica prima dell’archeologo Renato Sebastiani e poi dell’archeologo Alessio De Cristofaro, ed è stato condotto sul campo dall’archeologa Marzia Di Mento. Il Palazzo dei Penitenzieri, di proprietà dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, in parte è stato ceduto alla società Four Season di Bill Gates per la realizzazione di una struttura ricettiva di lusso. Per la loto posizione, i resti archeologici, dopo gli studi necessari, saranno reinterrati per garantire la loro conservazione. I reperti mobili, statue, colonne, elementi architettonici saranno valorizzati all’interno di Palazzo della Rovere.

I resti del Teatro di Nerone scoperti sotto Palazzo della Rovere a Roma (foto fabio caricchia)

I resti del Teatro di Nerone scoperti sotto Palazzo della Rovere a Roma (foto fabio caricchia)
“Si tratta di una scoperta di eccezionale importanza”, spiega Daniela Porro soprintendente speciale di Roma, “che testimonierebbe uno straordinario edificio di età giulio claudia, il teatro dove Nerone provava le sue esibizioni poetiche e canore, noto dalle fonti antiche ma mai ritrovato. Di grande interesse anche i rinvenimenti medioevali e moderni, che arricchiscono le conoscenze storiche e topografiche sulla evoluzione di una importante area della città. Ottimi risultati scientifici conseguiti grazie alla proficua collaborazione con l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme”.
Roma. Per “Il Maggio dei Libri” al via “Letture al Mausoleo”: quattro incontri al mausoleo di Sant’Elena a Tor Pignattara. Ingresso libero
Quattro incontri, quattro autori, un monumento unico che caratterizza una periferia storica della città di Roma. In occasione della rassegna “Il Maggio dei Libri”, la soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, presieduta da monsignor Pasquale Iacobone, promuovono la rassegna “Letture al Mausoleo” dal 16 al 26 maggio 2023 al mausoleo di Sant’Elena a Tor Pignattara. L’iniziativa giunta alla seconda edizione amplia l’offerta culturale del sito archeologico coinvolgendo autori e studiosi di grande spessore. Si inizia martedì 16 maggio 2023, alle 18, con Igiaba Scego, finalista al Premio Strega 2023, che presenterà il romanzo “Cassandra a Mogadiscio” edito da Bompiani. Il secondo appuntamento sarà incentrato su “Roma. Il racconto di due città” del professor Daniele Manacorda, edito da Carocci Editore, e si terrà venerdì 19 maggio 2023, alle 17.30. Il percorso culturale prosegue martedì 23 maggio 2023 con il romanzo “Vita degli Anfibi” di Piero Balzoni, proposto al Premio Strega 2023 da Paolo Di Paolo, edito da Alter Ego. L’ultimo incontro si terrà venerdì 26 maggio 2023, alle 17.30, con l’archeologo Enrico Giannichedda che ci condurrà dentro un’archeo inchiesta, ovvero “Il tesoro di Dorak” edito da Edipuglia. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Roma. Al museo Ninfeo giornata di studi, in presenza e on line, “Dallo scavo all’edizione: il museo Ninfeo a confronto” per ripercorrere il lungo percorso di ricerca e valorizzazione del museo Ninfeo di piazza Vittorio Emanuele II nel quartiere Esquilino
Martedì 18 aprile 2023, dalle 9.30 alle 17.30, al museo Ninfeo di Roma, giornata di studio “Dallo scavo all’edizione: il museo Ninfeo a confronto” dedicata a ripercorrere il lungo percorso di ricerca e valorizzazione del museo Ninfeo di piazza Vittorio Emanuele II a Roma nel quartiere Esquilino. La narrazione di questa esperienza sarà l’occasione per una riflessione e un confronto con altri interventi di scavo in luoghi chiave della Capitale quali la Villa dell’Auditorium e le pendici settentrionali del Palatino. L’evento, organizzato dall’Istituto centrale per l’archeologia (ICA) in collaborazione con la soprintendenza speciale di Roma e con il dipartimento di Scienze dell’Antichità – Sapienza università di Roma, sarà ospitato all’interno della sala conferenze dell’ENPAM, incastonata all’interno dell’area archeologica del museo Ninfeo. I lavori saranno presieduti da Elena Calandra, direttore dell’Istituto centrale per l’archeologia, Maria Teresa D’Alessio, professore ordinario di Metodologie della ricerca archeologica della Sapienza Università di Roma e da Mirella Serlorenzi, archeologa della soprintendenza speciale ABAP di Roma, che ha diretto gli scavi e il successivo studio sul Ninfeo di piazza Vittorio Emanuele II. La giornata sarà tramessa in streaming su questa pagina Facebook dell’Istituto centrale per l’Archeologia.
Il programma. Alle 9.30 saluti: Daniela Porro, soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma; Luigi La Rocca, direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio. “Le ragioni della giornata”: introducono Mirella Serlorenzi, soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma; Maria Teresa D’Alessio, Sapienza Università di Roma; Elena Calandra, Istituto centrale per l’archeologia. SESSIONE 1- “Le modalità della ricerca archeologica”, modera: Valeria Boi, Istituto centrale per l’archeologia. Alle 10, Mirella Serlorenzi, SS ABAP di Roma, su “L’esperienza dello scavo di Piazza Vittorio. Storia “critica” dello scavo”; 10.30, Maria Teresa D’Alessio, Sapienza Università di Roma, su “Esperienze a confronto: Lo scavo e le scelte del Museo dell’Auditorium”; 11, discussione; 11.30, pausa. SESSIONE 2 – “Dalle stratigrafie ai contesti: l’elaborazione dei dati di scavo”, modera: Giorgia Leoni, soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma. Alle 11.45, Mirella Serlorenzi, SS ABAP di Roma, Giacomo de Cola, parco archeologico del Colosseo, Luca Giovannetti, Laura Pugliesi, Nicoletta Saviane, archeologi liberi professionisti, su “La stratigrafia e la messa in fase del Museo-Ninfeo”; 12.05, Antonio Ferrandes, Sapienza Università di Roma, et alii, su “I materiali del Museo-Ninfeo: le scelte e le loro ragioni”; 12.30, discussione; 13, pausa pranzo. Pomeriggio: alle 14, Paolo Carafa, Sapienza Università di Roma, su “Esperienze a confronto: Le stratigrafie del Palatino, pendice settentrionale”. SESSIONE 3 – “Restituzione al pubblico, musealizzazione e comunicazione”, modera: Elena Calandra, Istituto centrale per l’archeologia. Alle 14.30, Giorgia Leoni, SSABAP Roma e Simone Boni, INKLINK, su “Il Museo-Ninfeo: la comunicazione”; 15, Simona Salvo, Sapienza Università di Roma, “Esquilino Chiama Roma”, su “La ricerca-azione della convenzione “Esquilino chiama Roma” e il contesto attuale del Rione”; 15.30, discussione; 16, tavola rotonda e discussione finale.
Roma. Aperture straordinarie della piramide di Caio Cestio con visite guidate per tre domeniche, tra febbraio e aprile. Ecco la storia di uno dei monumenti più fotografati della Città eterna

La piramide di Caio Cestio innalzata a Roma lungo la Via Ostiense, nel periodo tra il 18 e il 12 a.C. (foto ssabap-roma)
È tra i monumenti più fotografati della Città eterna e dopo il Colosseo è il più iconico. Una piramide a Roma desta stupore e meraviglia anche millenni dopo la sua costruzione. Eppure non era la sola, ma è l’unica superstite di una serie di costruzioni similari presente a Roma nel I sec. a.C., sulla scia della moda egizia che si diffuse dopo la conquista del paese dei Faraoni avvenuta nel 31 a.C. La soprintendenza speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, si impegna per la tutela e la conservazione dell’edificio e per offrire opportunità di visita rivolte ai cittadini. In quest’ottica, si inserisce il piano di aperture straordinarie, curato dalla responsabile dell’Ufficio Valorizzazione Angelina De Laurenzi e dal responsabile del sito, l’archeologo Renato Sebastiani, che si terranno da marzo ad aprile 2023. L’iniziativa è supportata da Anvideas e costituisce un esempio di dialogo positivo tra pubblico e privato. Tre domeniche, tre turni di visita (alle 9.30 – 10-30 – 11.30) per un massimo di venti partecipanti per gruppo, una guida pronta a rispondere a tutti i dubbi e le curiosità sulla Piramide. Le visite guidate gratuite si terranno nelle mattinate di domenica 19 febbraio, domenica 26 marzo e domenica 16 aprile. La prenotazione è obbligatoria compilando l’apposito modulo.

La piramide di Caio Cestio fu inglobata nelle mura Aureliane realizzate tra il 272 e il 279 (foto ssabap-roma)
Tutto è straordinario nella storia del monumento che caratterizza il paesaggio urbano contemporaneo. Infatti, Caio Cestio, uomo politico romano, membro del collegio sacerdotale degli epuloni, dispose nel testamento che la costruzione del proprio sepolcro, in forma di piramide, avvenisse in 330 giorni. La tomba fu innalzata lungo la Via Ostiense, nel periodo tra il 18 e il 12 a.C., cioè tra l’anno di promulgazione della legge contro l’ostentazione del lusso che impedì di porre all’interno della cella alcuni pregiati arazzi, e quello della morte di Agrippa, genero di Augusto, menzionato tra i beneficiari del testamento. La piramide fu successivamente inglobata nella cinta muraria costruita tra il 272 e il 279 su iniziativa dell’imperatore Aureliano e, sfidando il tempo, è giunta intatta fino ai giorni nostri. In anni recenti, l’edificio è stato sottoposto a un importante restauro che ha fatto tornare a splendere il candido marmo. Il progetto è stato finanziato da un mecenate nipponico che ha chiesto e ottenuto che l’intervento fosse concluso entro 330 giorni richiamando la vicenda del testamento di Caio Cestio.
Roma. Scoperto in piazza Pitagora nel quartiere Parioli un tratto di strada basolata: getta luce sul percorso della Salaria Vetus

Roma: piazza Pitagora nel quartiere Parioli. Scoperto tratto di strada basolata. Veduta da drone (foto fabio caricchia / ssabap-roma)

Tomba romana scoperta in piazza Pitagora nel quartiere Parioli a Roma (foto fabio caricchia / ssabap-roma)
In piazza Pitagora nel quartiere Parioli di Roma riportati alla luce un tratto di una strada basolata, verosimilmente pertinente alla via Salaria Vetus, e una tomba di età romana. La scoperta durante le indagini archeologiche condotte sotto la direzione della soprintendenza Speciale di Roma nell’ambito dei lavori per la realizzazione della nuova linea in cavo interrato Nomentana-Villa Borghese.

Il tratto di strada basolata scoperto in piazza Pitagora nel quartiere Parioli a Roma (foto fabio caricchia / ssabap-roma)
Gli scavi, con la direzione scientifica di Fabrizio Santi, archeologo della soprintendenza Speciale di Roma, coadiuvato da Alba Casaramona e Leandro Lentini, e condotti sul campo dagli archeologi Cesare Baglieri, Angela Conti e Viviana Petraroli della Tethys srl, sono ancora in corso di svolgimento e finalizzati alla corretta individuazione dei reperti antichi, alla loro tutela e a raccogliere dati e informazioni scientifiche, permettendo la prosecuzione dell’opera il più rapidamente possibile.

Roma: piazza Pitagora nel quartiere Parioli. Scoperto tratto di strada basolata. Veduta da drone (foto fabio caricchia / ssabap-roma)
“Ancora una volta abbiamo la possibilità di assistere a un ritrovamento di grande rilievo”, ha dichiarato il soprintendente speciale Daniela Porro. E l’archeologo Fabrizio Santi: “Gli studiosi moderni hanno a lungo dibattuto sul percorso della Salaria Vetus: c’è chi ipotizza che, costeggiando la collina dei Parioli in direzione della via Flaminia, proseguisse fino al Tevere, altri invece ritengono che, all’altezza dell’attuale via Rossini all’incrocio con via dei Cavalieri, piegasse verso l’antico centro latino di Antemnae, l’attuale monte Antenne. Questo rinvenimento è importante perché ci aiuta a gettare luce sul tracciato di questa via romana”.
Roma. Apertura straordinaria dell’area archeologica di Grottarossa al VI miglio della via Flaminia che presenta una grande concentrazione di edifici funerari

Area archeologica di Grottarossa sulla via Flaminia: un mausoleo “a torre” (I secolo a. C.-I secolo d. C.), trasformato in fortilizio a controllo del Tevere nel Medioevo (foto ssabap-roma)
Visite guidate e aperture straordinarie a settembre nei luoghi più affascinanti della via Flaminia. Con una vera novità per settembre 2022: l’apertura straordinaria dell’area archeologica di Grottarossa. La Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, ha infatti attivato un progetto di valorizzazione di alcuni dei siti meno conosciuti del XV Municipio curato dall’archeologo responsabile Roberto Narducci e dalla responsabile dell’ufficio valorizzazione Angelina De Laurenzi. Posta al VI miglio dell’antica via Flaminia, che riemerge in più punti tra gli edifici moderni, la piana di Grottarossa presenta una grande concentrazione di edifici funerari, alcuni dei quali di straordinaria monumentalità forse per la vicinanza con l’abitato di Rubrae e con grandiose ville residenziali situate sull’altopiano omonimo. Le indagini compiute dalla Soprintendenza tra il 1980 e il 1989 hanno individuato diversi edifici funerari, un grande complesso residenziale, un impianto tardo antico ed un lungo tratto della via consolare che corre tra i mausolei in parte ancora visibili. Questi sono del tipo “a torre” (I secolo a. C.-I secolo d. C.), trasformato in fortilizio a controllo del Tevere nel Medioevo, a tamburo cilindrico (seconda metà del I secolo a. C.) ed un sepolcro del tipo a “tempietto” (metà II secolo d. C.). Più a nord, sullo stesso lato della Flaminia, si succedono altri monumenti funerari, tra cui quello “a nicchie” per olle cinerarie delimitato da un recinto in laterizio (I secolo d. C.). L’angolo sinistro del frontone del sepolcro “a tempietto” in laterizi sagomati, coronato da una raffinata cornice marmorea, è stato recuperato e ricomposto nell’Antiquarium di Malborghetto che accoglie alcuni materiali testimonianza della ricchezza dell’area e della sua lunga frequentazione fino nel Medioevo, quando il sito divenne una cava per materiali da calcinare. Le visite si terranno sabato 17 settembre 2022 in tre turni: alle 10, alle 11.30 e alle 13 per un massimo di trenta partecipanti. Le visite sono gratuite con prenotazione obbligatoria compilando l’apposito modulo. Prenotazioni al link https://bit.ly/3QpXL6a.
Roma. Scoperto un ponte romano di età imperiale sulla via Tiburtina durante i lavori di allargamento della strada: venuta alla luce la porzione centrale dell’arcata a tutto sesto del ponte

La porzione centrale dell’arcata a tutto sesto del ponte scoperto sulla via Tiburtina (foto fabio caricchia / ssabap-roma)

Il cantiere di scavo sulla via Tiburtina dove è stato scoperto parte di un ponte romano (foto fabio caricchia / ssabap-roma)
Gli operai e i tecnici della soprintendenza se ne sono subito resi conto: quei blocchi in travertino lavorati erano parte di una struttura antica. I resti di un ponte romano sono venuti alla luce durante le indagini archeologiche condotte sotto la direzione della soprintendenza Speciale di Roma per i lavori del Comune di Roma di allargamento della strada Tiburtina. La struttura, a una prima analisi di epoca imperiale, serviva all’antica Tiburtina ad attraversare il Fosso di Pratolungo.

Gli incavi rettangolari usati per fissare i blocchi di travertino del ponte (foto fabio caricchia / ssabap-roma)

Frammenti del ponte romano scoperto sulla via Tiburtina (foto fabio caricchia / ssabap-roma)
Gli scavi, condotti con la direzione scientifica di Fabrizio Santi, archeologo della soprintendenza Speciale di Roma, dalle archeologhe Stefania Bavastro e Mara Carcieri della Land srl, hanno messo in luce la porzione centrale dell’arcata a tutto sesto del ponte realizzata con possenti blocchi di travertino messi in opera a secco, fissati tra di loro mediante incavi rettangolari connessi a sporgenze dalle medesime caratteristiche e dimensioni e rinforzati esternamente da uno spesso strato di cementizio.

Blocchi di travertino del ponte romano scoperto sulla via Tiburtina (foto fabio caricchia / ssabap-roma)
“Roma ci sorprende sempre con la testimonianza della sua storia millenaria – ha dichiarato il soprintendente speciale Daniela Porro – Il ponte appena ritrovato ci mostra i resti di una pregevole opera dell’ingegneria romana e permetterà di comprendere meglio la topografia antica della zona e i suoi sviluppi nel corso dei secoli”.






Commenti recenti