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Napoli. Al museo Archeologico nazionale si presenta il libro “Heinrich Schliemann a Napoli” che restituisce la figura dello scopritore di Troia ma anche il suo profondo legame con la città partenopea e i siti vesuviani

La locandina della presentazione del libro al museo Archeologico nazionale di Napoli

Tutti conoscono il nome di Heinrich Schliemann, il mitico scopritore di Troia e poi di Micene, Tirinto e Orcomeno. Al pensiero di Micene i nostri ricordi vanno alla “maschera d’oro di Agamennone”, raffigurata nel libro di storia della terza elementare. Meno noto è il suo legame con Napoli, dove morì nel 1890. Di quest’ultimo aspetto, soprattutto, si parla nel libro “Heinrich Schliemann a Napoli” (Francesco D’Amato Editore) con saggi di Umberto Pappalardo, Sybille Galka, Amedeo Maiuri, Carlo Knight, Lucia Borrelli, Massimo Cultraro, e una nota di Paolo Giulierini. Il libro “Heinrich Schliemann a Napoli” sarà presentato mercoledì 22 settembre 2021, alle 17, nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli. Interverranno Paolo Giulierini (direttore del Mann), Umberto Pappalardo (direttore del Centro Internazionale di Studi Pompeiani), Massimo Cultraro (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e Lucia Borrelli (Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’università Federico II). Il giornalista Carlo Avvisati de “Il Mattino” modererà il dibattito. Per partecipare è obbligatoria la prenotazione inviando una mail a info@damatoeditore.it.

Affresco da Pompei con la scena del cavallo di Troia e Ulisse conservato al Mann (foto Luigi Spina)
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Heinrich Schliemann con gli scavatori riportano alla luce l’antica Troia sulla collina di Hisarlik in Turchia

Il nome di Troia ci riporta invece al liceo, all’Iliade e alll’Odissea, alla questione omerica, dove ci si domandava: ma Omero sarà mai esistito? E come era possibile che un cantore della fine dell’VIII secolo (la scrittura fu introdotta intorno al 750 a.C.) potesse descrivere con tanti dettagli una città messa a ferro e fuoco intorno al 1250 a.C., ovvero 500 anni dopo? Tanti interrogativi Schliemann non se li pose, guidato dalla fede assoluta nella veridicità di Omero e bene armato di zappa e pala (come lui stesso scrive), scavò sulla collina di Hissarlik, in Turchia, e trovò Troia. Ma Schliemann è stato anche lo scopritore della “civiltà micenea”, restituendo all’umanità ben mille anni di storia dei quali, prima di lui, non si conoscevano – al di fuori dei racconti omerici – le testimonianze concrete.

Maschera funeraria conosciuta come la “maschera di Agamennone”. Maschera d’oro del XVI secolo a.C. trovata da Schliemann nella tomba V a Micene nel 1876 e conservato al Museo archeologico nazionale di Atene
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Copertina del libro “Heinrich Schliemann a Napoli”

Questo valore di Schliemann quale “artefice” o “restitutor” della storia è ben delineato nel primo saggio di Sybille Galka, cuore e anima della Società e del Museo “Heinrich Schliemann” di Ankerhagen, che fu la città dove egli trascorse la sua prima infanzia. Seguono un saggio del celebre archeologo Amedeo Maiuri, che fu soprintendente di Pompei ed Ercolano (e non solo) e direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli e uno di Umberto Pappalardo sulla sua intensa attività di viaggiatore: infatti Schliemann fece scorrerie per il mondo immaginabili per un uomo di quell’epoca, giungendo in America (dove prese la cittadinanza), Africa, India, Cina e Giappone.

Terracotta raffigurante Enea, Anchise e il piccolo Ascanio in fuga da Troia, da Pompei, I sec. d.C. (foto Patrizio Lamagna, Mann)
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Heinrich Schliemann, morto a Napoli nel 1890

Venne anche almeno dieci volte a Napoli, non solo perché da qui prendeva la nave per raggiungere la sua casa ad Atene, ma anche perché amava questa città. Nonostante Napoli non fosse più la splendida capitale europea del secolo XVIII ma fosse divenuta nell’Ottocento socialmente molto problematica, c’erano tante cose da vedere: Pompei, Ercolano, il Museo Archeologico, il Teatro San Carlo e poi il Vesuvio, Sorrento, Capri e tanto altro ancora! Non è quindi un caso che morì proprio a Napoli, a Natale del 1890, prima di imbarcarsi per Atene… voleva ancora rivedere le nuove scoperte di Pompei e le nuove acquisizioni del museo Archeologico nazionale. In Italia aveva conosciuto dapprima a Pompei il giovane ispettore Giuseppe Fiorelli, che avrebbe poi rivisto a Napoli come direttore del Museo Nazionale e nuovamente a Roma in qualità di direttore generale delle Antichità del nuovo Regno d’Italia. Con Fiorelli ebbe dunque un lungo sodalizio, testimoniato da un frequente scambio epistolare. Carlo Knight spiega perché alcune di queste lettere, proprio alcune fra le più importanti, non ci sono pervenute. Possedute dal napoletano Domenico Bassi, che nel 1927 le pubblicò nell’ormai raro libro “Il carteggio” di Giuseppe Fiorelli. In Italia ne sono custoditi solo due esemplari, uno a Milano e uno a Venezia, qui riprodotto in appendice insieme alle trascrizioni dei diari di viaggio napoletani, i cui originali sono custoditi oggi presso l’American Academy di Atene.

“Restituire” il patrimonio archeologico. Questioni etiche e giuridiche: due giorni di seminario digitale promosso dalla commissione per l’Etica e l’Integrità nella Ricerca del Cnr

Due giorni di seminario digitale per discutere su un tema delicato: “Restituire il patrimonio archeologico questioni etiche e giuridiche”. Appuntamento il 21 e il 22 aprile 2021 per l’incontro promosso dalla commissione per l’Etica e l’Integrità nella Ricerca  del Consiglio nazionale delle Ricerche e organizzato dal Centro Interdipartimentale per l’Etica e l’Integrità nella Ricerca CIO Ethics-CNR in collaborazione con l’istituto di Scienze del Patrimonio Culturale ISPC-CNR. Segreteria scientifica: Marco Arizza, CIO Ethics. Per registrarsi e seguire il webinar: https://register.gotowebinar.com/register/5540252589523235597. Su richiesta sarà rilasciato l’attestato di frequenza. Vediamo il programma.

PRIMA GIORNATA, 21 aprile 2021, dalle 16 alle 19.30. Apre i lavori Cinzia Caporale – CIO Ethics. Prolusioni: Louis Godart, accademia nazionale dei Lincei; Roberto Riccardi, comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Dialogo tra Louis Godart, Roberto Riccardi e Giovanni Maria Flick. Quindi Costanza Miliani, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, su “Il ruolo del CNR nella restituzione del Patrimonio archeologico”.

Resti antropologici. Modera Elena Mancini, CIO Ethics. Valentino Nizzo, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, su “Resti(tuzioni): da lshi a Lumumba”; Valentina Di Stefano, SABAP Bologna, e Daniela Rossi, SABAP  Speciale Roma, su “Pratiche di restituzione di resti umani in contesti funerari ebraici. I casi di Roma e Bologna”; Massimiliano Ghilardi, istituto nazionale di Studi Romani, su “Restituire corpisanti: da scheletri a reliquie. Appunti sulla genesi di una tipologia espositiva”.

Manufatti archeologici. Modera Marco Arizza, CIO Ethics. Alfonsina Russo, Parco Archeologico del Colosseo, e Paola Santoro, dirigente di ricerca emerito CNR, su “La tomba 11 di Colle del Forno: il trafugamento, il recupero e lo studio dei materiali”; Cecilia Pennacini, università di Torino, “Gli zemi di Torino: un percorso biografico”.

SECONDA GIORNATA, 22 aprile 2021, dalle 16 alle 19. Apre i lavori Cinzia Caporale, CIO Ethics. Prolusione: Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale. Dialogo con Louis Godart.

La restituzione tra diritto italiano e internazionale. Modera llja Richard Pavone, CIO Ethics. Vitantonio Bruno, comitato per il recupero e la restituzione dei beni culturali, su “L’attività del Comitato tra gli aspetti etico-giuridici e la diplomazia culturale”; Elisa Baroncini, università di Bologna, su “Diritto internazionale e restituzione dei beni archeologici: l’azione dell’UNESCO”.

“Restituire” il patrimonio alla comunità. Modera Ida Oggiano, ISPC-CNR, e Augusto Palombini, ISPC-CNR, su “Le restituzioni digitali: quale apporto epistemologico e deontologico allo studio del passato?”; Maja Gori, ISPC-CNR, e Alfonso Stiglitz, museo civico di San Vero Milis, su “Archeologia ed etica del racconto tra Sardegna e Balcani”; Massimo Cultraro, ISPC-CNR, su “Un Mondo di Mezzo? L:esperienza narrativa dei Musei Virtuali tra reale e immaginario”. Discussione moderata da Silvia Chiodi, IL/ES/ CNR. Prospettive: Gilberto Corbellini, dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale, CNR.

Pompei sarà il primo Smart Archaelogical Park in Italia e nel mondo: entra nel vivo il progetto Smart@Pompei con il primo workshop “Pompei Resiliente AD 2030, Insight Session”

A Pompei il primo workshop nell’ambito del progetto settennale Smart@Pompei

Pompei sarà il primo Smart Archaelogical Park in Italia e nel mondo,  un modello tecnologico integrato che consente di gestire e controllare la sicurezza delle persone e dei monumenti in condizioni normali e in condizioni di emergenza. Entra nel vivo il progetto Smart@Pompei per andare verso una logica di resilienza del territorio con gli obiettivi di innovazione tecnologica e culturale estesi anche a tutto il territorio regionale. Si inizia con il coinvolgimento del personale interno del Parco Archeologico di Pompei che, con  il primo workshop “Pompei Resiliente AD 2030, Insight Session” in programma il 19 ottobre 2017 condivide lo stato di avanzamento del progetto e le azioni necessarie  alla sua realizzazione. E poi, attraverso Civitates, progetto d’innovazione sociale, estensione di  Smart@Pompei, si punta a coinvolgere la comunità locale promuovendo competenze e iniziative per il  turismo culturale del territorio. Nello specifico, il Laboratorio Civitates a Pompei prevede di coinvolgere un gruppo di giovani residenti di Pompei, dai 18 ai 35 anni, che nell’arco di un semestre vivranno un’esperienza formativa destinata ad acquisire competenze professionali per gestire spazi e strutture di produzione artistica, culturale e creativa. Ai giovani sarà affidato anche il compito di promuovere un evento basato attorno a “Residenze Creative” di musicisti che coinvolgerà l’intera cittadinanza nell’attivazione di reti cooperative civiche.

Anche i droni per la videosorveglianza e il monitoraggio del parco archeologico di Pompei

Il progetto Smart@Pompei è frutto di un accordo quadro, di durata settennale, stipulato a partire da maggio 2015 tra  il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (MiBACT) e il Consiglio nazionale delle Ricerche (CNR) per individuare e sviluppare programmi di ricerca e innovazione, di dimostrazione e di formazione nel settore del patrimonio culturale e del turismo. Videosorveglianza, controllo accessi, antintrusione, monitoraggio sismico, idrogeologico, qualità dell’aria, droni, tutto integrato, controllato e gestito da una piattaforma intelligente operativa che monitora continuamente tutta la sensoristica distribuita nel Parco Archeologico generando allarmi in caso di sforamento delle soglie limite, in caso di comportamenti anomali e in caso di emergenza. La dorsale principale del sistema tecnologico integrato è rappresentata dalla rete a fibra ottica e da una rete senza fili (wireless) realizzata mediante punti di accesso con i quali è possibile erogare servizi necessari in base alle esigenze soprattutto in riferimento al supporto ai visitatori con disabilità. Grazie alla tecnologia IoT, dell’Internet of Things (Internet delle Cose), il sistema tecnologico integrato è modulabile e flessibile, al fine di aggiungere in qualsiasi momento ulteriori dispositivi o componenti, sensori utili alla gestione ottimizzata e sostenibile del sito. “La tecnologia da sola non può garantire la sicurezza”, ammettono i responsabili della cabina di regia, “ma senza la tecnologia non può essere garantita la sicurezza”.