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Roma. Il Colosseo punta a 7 milioni di visitatori. Alfonsina Russo nominata direttore del Parco archeologico del Colosseo: tutte le novità della nuova istituzione. Aperti i livelli IV e V dell’anfiteatro Flavio: vista mozzafiato sul monumento e su Roma. Nella mostra “Colosseo. Un’icona” il monumento si racconta dai giochi gladiatori ai film peplum e alla pop art

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma

Il ministro Dario Franceschini al Colosseo

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo

Ancora poche settimane e sapremo se il Colosseo ha battuto ogni record superando quota 7 milioni di visitatori: nel 2016 si erano sfiorati i 6 milioni e mezzo. Ne è convinto il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini che, dopo aver portato in porto la nascita del parco archeologico del Colosseo, alla fine di novembre 2017 ha fatto l’annuncio più atteso, quello che porta a regime il parco archeologico del Colosseo di Roma, cioè la nomina del direttore individuato dopo una gara internazionale: “Il parco archeologico del Colosseo ha una nuova direttrice. Si tratta di Alfonsina Russo”. Archeologa, specializzata e dottore di ricerca in archeologia classica. Dal 2009 è dirigente del Mibact. Nella sua attività professionale ha operato in Magna Grecia, nel Molise e nel Lazio. Si è occupata di allestimenti museali e di gestione di musei, di allestimenti di importanti mostre in Italia e all’estero. Ha curato numerose pubblicazioni scientifiche e ha tenuto conferenze in prestigiose università italiane e straniere. È stata soprintendente archeologo per l’Etruria meridionale e soprintendente per l’Archeologia belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. La Russo l’ha spuntata su 78 candidature. Di queste circa il 15% provenienti dall’estero, vagliate dalla commissione presieduta da Paolo Baratta, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. I 10 candidati ammessi al colloquio, tra i quali uno straniero, sono stati ascoltati il 18 novembre dalla commissione che, secondo quanto stabilito dal bando, ha individuato una terna da sottoporre al ministro per la scelta finale.  E Franceschini ha scelto Alfonsina Russo. “Si tratta di un profilo di altissima qualità che saprà coniugare ricerca, innovazione e tutela per uno dei monumenti più celebri al mondo e autentica icona dell’Italia”, sottolinea il ministro, che ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. “Come si vede, tutte le polemiche sulla scelta di stranieri a guidare i musei o sulla mancata valorizzazione delle professionalità esterne al ministero erano fuori luogo. La commissione, che ringrazio, ha valutato i curricula e l’attitudine a guidare il parco archeologico più importante e conosciuto del mondo, indipendentemente dalla nazionalità e io ho scelto, all’interno della terna che mi è stata proposta, Alfonsina Russo, una archeologa italiana che ha accumulato una importante esperienza di tutela e valorizzazione a più livelli. Il suo nome esce da una selezione innovativa e trasparente che tutti i musei di tutto il mondo hanno studiato e apprezzato come un possibile modello. Di questo l’Italia deve essere orgogliosa”. E Alfonsina Russo si dice onorata della scelta: “Sono felicissima, ringrazio il ministro Franceschini e tutto il ministero per la fiducia che mi hanno accordato. È un grande onore per me, perché dirigo il luogo archeologico più importante al mondo. Sono emozionata e felice”. Per Russo ora “il primo obiettivo sarà ridare vita e riaprire il parco anche alla città di Roma, perché i cittadini devono essere consapevoli del tesoro che hanno. E poi affronteremo anche le tante problematiche che ci sono”.

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

Ma facciamo un passo indietro. Il parco archeologico del Colosseo di Roma, istituito con decreto ministeriale all’inizio del 2017, con l’autonomia di cui godono gli altri parchi archeologici, ha competenza sul Colosseo, sul Foro Romano, sul Palatino e sulla Domus Aurea. Accanto al parco è nata anche una soprintendenza ad hoc per il resto della città. “Il territorio di Roma sarà competenza di un’unica soprintendenza speciale”, spiega il ministro, “che avrà competenza su tutti i settori mantenendo l’autonomia gestionale e contabile anche su alcuni siti”. Si tratta di una soprintendenza che comprenderà l’intero territorio di Roma. Con l’istituzione del parco archeologico del Colosseo, l’esistente soprintendenza speciale sotto la quale ricadevano l’Anfiteatro Flavio, il Palatino, il Foro e la Domus Aurea, guidata da Francesco Prosperetti, è stata riorganizzata, inglobando quella delle Belle arti e del paesaggio, e rinominata soprintendenza speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio. La nuova soprintendenza mantiene la sua autonomia speciale. “Per assicurarne il buon andamento”, chiariscono al Mibact, “è stato individuato un apposito meccanismo di finanziamento. In particolare, alla soprintendenza speciale è trasferita una quota pari al 30% degli introiti complessivi annui del parco archeologico del Colosseo prodotti da biglietti di ingresso, al netto dell’eventuale aggio”. Se si considera che, per il 2016, l’importo degli introiti complessivi annui derivanti da bigliettazione da Colosseo, Palatino, Foro romano e Domus aurea è stato, al netto dell’aggio concessorio, di circa 35-36 milioni di euro, la soprintendenza speciale disporrà di un finanziamento stabile intorno ad almeno 11 milioni di euro annui. Importo che si aggiungerà comunque ai trasferimenti che saranno assicurati dal Mibact e a ogni altra eventuale risorsa come donazioni o sponsorizzazioni.

La veduta mozzafiato dal V livello del Colosseo, riaperto dopo 40 anni ai visitatori

Il ministro Dario Franceschini alla riapertura dell’attico del Colosseo

Per Alfonsina Russo quindi si prospetta un grande impegno. Con un Colosseo che non finisce mai di stupire. È lo stesso ministro Franceschini a intervenire sul progetto di sistemazione dell’arena (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/05/19/roma-il-colosseo-avra-di-nuovo-larena-come-era-fino-allottocento-franceschini-coi-diritti-tv-degli-eventi-si-pagheranno-i-restauri-dellarea-archeologica/), sicuramente destinato a richiamare altri visitatori.  “Il progetto va avanti”, assicura. “È già finanziato per 18 milioni di euro. La ricostruzione dell’arena riporterà il Colosseo come è stato fino alla fine dell’Ottocento: ci sono foto splendide che lo testimoniano. Il monumento si potrà così ammirare anche dal centro e potrà ospitare eventi culturali di altissima e grandissima qualità. Ovviamente prima vanno restaurati i sotterranei, un intervento che richiede un anno e mezzo”. Ma in attesa dell’arena ripristinata c’è già ora una grande novità per le migliaia di visitatori. Dal 1° novembre 2017, dopo più di 40 anni di chiusura, sono visitabili il IV e il V livello del Colosseo con visite guidate su prenotazione. Riaprono al pubblico, dopo più di 40 anni, il IV e il V livello del Colosseo. Posizionati a circa 40 metri d’altezza rispetto al piano dell’arena, il V livello era destinato alla plebe e non consentiva una veduta dettagliata di quanto accadeva nell’arena, ma in compenso era coperto dal velarium che riparava dal sole e dalla pioggia. Il IV livello era riservato alla classe dei commercianti e la piccola borghesia, il III a una categoria che potremmo definire middle class, il II ai cavalieri (gli equites), e il I, infine, era destinato ai senatori, che sedevano su dei troni di marmo e agli ospiti pubblici. “È una giornata importante, riapriamo i piani alti dell’Anfiteatro Flavio dopo un restauro importante”, ha detto il ministro Franceschini. “Da qui si può apprezzare una vista incredibile sul Colosseo e su Roma. Insomma, il percorso di valorizzazione del monumento va avanti e proseguirà con il progetto di ricostruzione dell’Arena, che è stato già finanziato, che sta procedendo e che renderà ancora più spettacolare la visita di questo monumento, simbolo dell’Italia nel mondo”. Fino ad oggi era possibile visitare l’anfiteatro Flavio soltanto fino al III livello. Questo nuovo itinerario, consentito per ragioni di sicurezza soltanto accompagnati da una guida e per gruppi di massimo 25 persone, comincia con l’attraversamento dell’unica galleria conservata come in origine. Si tratta di uno spazio con copertura a volta destinato allo smistamento del pubblico. Situata in uno spazio intermedio tra il II e il III livello, la galleria – mai aperta al pubblico prima d’ora – presenta un ulteriore unicum: intonaci bianchi con segni di corone, riportati alla luce da un capillare restauro.

Manifesto della mostra “Colosso. Un’icona” aperta nell’anfiteatro Flavio

Intanto fino al 7 gennaio 2018 i milioni di visitatori dell’anfiteatro Flavio potranno visitare nell’ambulacro del secondo ordine la mostra “Colosseo. Un’icona” dove il Colosseo si racconta per la prima volta: si può così conoscere tutta la storia del monumento che va oltre la narrazione del tempo dei Cesari, per ripercorrere la lunga e intensa vita del sito nei secoli, fino ai giorni nostri. La rassegna, promossa dalla soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma, con Electa, è curata da Rossella Rea, Serena Romano e Riccardo Santangeli Valenzani con l’allestimento di Francesco Cellini e Maria Margarita Segarra Lagunes. In sei sezioni ordinate cronologicamente, l’influenza storico-culturale dell’anfiteatro si riscontra negli ambiti più diversi: dalla pittura al restauro, dall’architettura all’urbanistica, dallo spettacolo alla letteratura, dalla sociologia alla politica. Nel tempo, il monumento diventa simbolo per eccellenza di eternità e potenza, di civiltà e cultura. Ancora oggi all’attenzione della cronaca internazionale, il Colosseo è presente nell’immaginario collettivo non solo degli italiani: il suo mito continua.

Palatino, arco di Costantino e Colosseo in un quadro di Jan Frans van Bloemen (1740) conservato all’Accademia di San Luca a Roma

La mostra “Colosseo. Un’icona” – come si diceva –  va oltre la narrazione del periodo più noto, quando terminano ufficialmente i giochi gladiatori, per ripercorrere la lunga e intensa vita del sito nei secoli. Dalla vivace e poco nota attività commerciale, residenziale e religiosa che lo caratterizzò nel Medioevo, al fascino che esercitò su grandi architetti e pittori del Rinascimento. Dal suo imporsi nel Settecento come meta privilegiata del Gran Tour di poeti, scrittori e vedutisti a luogo dell’immaginazione romantica. Con l’avvento del fascismo, il Colosseo divenne nuovamente, come in antico, proscenio ideologico del potere. Nel dopoguerra comincia a costruirsi un nuovo mito del Colosseo: l’Anfiteatro Flavio entra prepotentemente al cinema con i film peplum e nei capolavori del Neorealismo italiano, mentre la pop art romana lo consacra al ruolo di icona, che continuerà a rivestire senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri. Anche l’arte contemporanea racconta il monumento, emblema della città e dell’Italia attraverso dipinti, installazioni, performance, video e scatti di artisti di fama internazionale. La rassegna ripercorre la vita del monumento attraverso immagini e oggetti, per un totale di circa cento opere esposte. La mostra è arricchita dai risultati inediti dei recenti scavi e restauri, che confermano che il Colosseo pullulava di vita, cripte, chiese, botteghe, edifici residenziali di grandi famiglie aristocratiche e umili dimore.

Locandina del film “Vacanze romane” di William Wyler (1953)

Anche il cinema celebra il Colosseo, coprotagonista di storie, amori e battaglie. Il filmato “Nuovo Cinema Colosseo” racconta questa vicenda in 23 minuti fitti di capolavori indimenticabili: una ricca antologia cinematografica dal prezioso archivio di Istituto Luce – Cinecittà. Dal “Quo Vadis?” di Enrico Guazzoni al “Gladiatore” di Ridley Scott, da “Vacanze romane” di William Wyler a “La commare secca” di Bernardo Bertolucci, da “Un americano a Roma” di Steno a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino e “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Mainetti, la storia del cinema si proietta sulle volte del Colosseo lungo tutto il percorso della mostra. Pur con tutte le sue trasformazioni, la fama del Colosseo rimane immutata nei secoli e il suo mito continua, diventando una vera e propria icona pop del nostro tempo.

Con l’associazione Archeonaute alla scoperta della storia e dei segreti dell’Arena di Verona

L’anfiteatro romano di Verona, più noto come l’Arena, fu realizzato in età giulio-claudia

L’Arena di Verona? Nei secoli non fu solo luogo deputato agli spettacoli gladiatori come ce la immaginiamo dagli stereotipi creati dalla filmografia hollywoodiana: in due millenni di storia – dall’età giulio-claudia ai giorni nostri – l’anfiteatro fu “usato” nei modi più diversi. Divenne zona insediativa, ospitò impianti produttivo-artigianali e spazi funerari, alternando, in alcuni momenti, immondezzai e discariche di materiali edili. Storie, aneddoti, curiosità guideranno gli appassionati nella visita alla scoperta dell’Arena di Verona promossa domenica 5 novembre 2017 dall’associazione Archeonaute, che da tempo garantisce, su concessione della soprintendenza, l’apertura dell’area archeologica di Corte Sgarzerie a Verona che conserva tracce del criptoportico del capitolium romano. “Abbiamo deciso di uscire dagli scantinati umidi in cui bazzichiamo quotidianamente”, celiano, “per accompagnarvi alla scoperta della più maestosa delle testimonianze del passato romano di Verona: l’Arena!”.  In occasione della prima domenica del mese, con ingresso in Arena per tutti a un euro, un’archeologa di Archeonaute racconterà la storia del monumento, dalle sue fasi di vita all’abbandono e riutilizzo, e quanto emerso dalle ultime indagini archeologiche condotte tre anni fa dall’archeologo Simon Thompson (socio di Archeonaute) e dal suo staff all’interno dell’arcovolo 58. In quell’occasione le indagini di archeologia preventiva nell’Arena di Verona, avviate per la realizzazione della nuova cabina elettrica dell’anfiteatro, hanno fornito importanti informazioni sulle vicende strutturali e sull’uso del monumento, a partire dalla fase di fondazione – da collegare all’età dell’imperatore Claudio – fino ai secoli del Medioevo e della prima età moderna. Proprio il rinvenimento di un sesterzio di bronzo dell’epoca dell’imperatore Claudio ha consentito di datare la costruzione dell’Arena intorno agli anni 41-42 d.C., confermandone l’antecedenza rispetto al Colosseo, costruito dalla dinastia dei Flavi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2014/06/08/allarena-di-verona-archeologia-in-diretta-apertura-straordinaria-del-cantiere-di-scavo-archeologico-nellanfiteatro-in-anteprima-i-risultati-sulla-vita/). Appuntamento domenica 5 novembre 2017 alle 16.30 davanti alla biglietteria alle 16.50. Costo biglietto d’ingresso: 1 euro per tutti (prima domenica del mese), salvo le gratuità (over 65 residenti nel Comune di Verona – persone con disabilità e loro accompagnatori – bambini fino a 7 anni – con VeronaCard). La visita guidata (costo 5 euro) inizia alle 17 e dura un’ora.

Passeggiata virtuale nella Roma antica: primo tour immersivo con la ricostruzione animata e interattiva del Colosseo in 3D. Testi del prof. Filippo Coarelli

La ricostruzione dell’anfiteatro Flavio, più noto come Colosseo, il simbolo di Roma

Passeggiata nella Roma antica con il Colosseo che rinasce in 3D, come in una vera macchina del tempo.  Ecco sulla piazza l’enorme statua dell’imperatore Nerone, il cui nome sarebbe stato associato per sempre all’anfiteatro Flavio,  e la folla che accorre festante, nei sotterranei tra le segrete e i gladiatori che provano le loro mosse letali, nell’arena il leone che gira vorticosamente legato alla catena e poi lo sguardo in alto a vedere l’enorme velario che si chiude a fare ombra al popolo romano pronto per lo spettacolo circense. Dopo l’Ara Pacis e la Domus Aurea arriva il primo tour immersivo in 3D anche al Colosseo. Il progetto, ideato dal tour operator Ancient & Recent, permette ai visitatori del Colosseo, accompagnati da guide turistiche autorizzate iscritte al primo sistema di booking online Evolved Guide, di usufruire durante la visita culturale di un’esperienza completamente immersiva virtuale, multimediale e multisensoriale: si scopriranno la cultura, la religione e la vita quotidiana; dagli insediamenti dei primi abitanti della città eterna agli spettacoli del Colosseo.

Tour immersivo con la ricostruzione 3D del Colosseo: ai partecipanti vengono forniti i visori Vr

Attraverso la ricostruzione  in 3D del Colosseo, integrata di una accurata descrizione audio, riproduzioni e animazioni storiche di combattimenti, si cammina in modalità “live” all’interno del Colosseo (ingresso, arena, sotterranei), come se si fosse realmente nel I sec. d.C. I visitatori, indossando dei visori VR che grazie a un software multilingue integra una ricostruzione storica 3D animata e interattiva con contenuti audio curati dal professor Filippo Coarelli, verranno letteralmente trasportati indietro nel tempo. “Studi scientifici”, spiegano Guido Germano Gerace e Cristina Antal, gli ideatori di Live Ancient Rome Tour, “dimostrano che dopo due settimane, il cervello umano tende a ricordare il 10% di ciò che si legge, il 20% di quello che sente, ma il 90% di ciò che fa o simula. Applicando questo concetto di learning VR, Ancient & Recent permette ai suoi turisti di poter ricordare molto di più e per maggior tempo. L’opera realizzata, finanziata anche dalla Regione Lazio, ha richiesto oltre un anno di lavoro tra storici, assistenti e programmatori game 3D ed è stata anche apprezzata dal ministro Dario Franceschini che ha avuto occasione di provarlo al salone di Ferrara”. Completata l’esperienza virtuale, la guida accompagna i visitatori all’interno del monumento antico più famoso e meglio conservato al mondo, il Colosseo, simbolo di Roma e tutta Italia, costruito per ospitare dalle 50mila alle 75mila persone.

Il Colosseo come lo vedono oggi milioni di visitatori da tutto il mondo

Una volta finita “l’avventura” all’interno del Colosseo, la guida turistica ti accompagna tra il trionfo degli imperatori: ai Fori Romani, costruiti per glorificare il loro potere. Passando direttamente dai Fori Romani si arriva al Palatino, la casa di Romulus, fondatore di Roma, un vero e proprio museo a cielo aperto, e uno dei sette colli di Roma, che conserva, stratificato, la storia degli insediamenti romani: case, templi e molti altri luoghi della vita quotidiana. Partenza ogni giorno alle 9 eccetto 1° gennaio, 1° maggio e Natale. Sul sito http://www.ancientandrecent.com è possibile trovare tutte le informazioni: il tour immersivo dura una ventina di minuti ed è inserito in una visita di oltre 3 ore tra Colosseo, Foro e Palatino che si può effettuare a piedi o in Segway in gruppi di 12 persone al massimo.

5 febbraio 2017: boom di ingressi nella domenica gratuita. L’Archeologico di Napoli il museo più visitato: superati Pompei e la Reggia di Caserta. Primato assoluto per il Colosseo e i fori finalmente unificati

Visitatori in coda attendono di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli

Visitatori in coda attendono di entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli

Domenica da record per il museo Archeologico nazionale di Napoli: con 7773 presenze nella giornata ad ingresso gratuito (domenica 5 febbraio 2017) è stato il sito più visitato della Campania, davanti a Pompei ed alla Reggia di Caserta e secondo in Italia solo al Colosseo e all’area archeologica di Roma che, come annunciato nei giorni scorsi, è stata la vera novità con la visita unificata ai fori imperiali e al foro romano. “Essere il primo museo italiano in questa bellissima giornata è  risultato eccezionale che premia il grande lavoro del personale del museo, a partire dai custodi, e che ci è di stimolo a continuare su questa strada”, commenta il direttore Paolo Giulierini, che ricorda come il Mann, uno dei musei che gode dell’autonomia della riforma Franceschini, nel 2016 abbia registrato un aumento del 30% dei visitatori rispetto al 2015. Bene al Mann, ma non solo. “Boom di visitatori”, annuncia il ministero, “anche in questa edizione di febbraio della #domenicalmuseo, la promozione introdotta nel luglio del 2014 dal ministro Franceschini che prevede l’ingresso gratuito nei musei e nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. In tutta Italia, dalle prime ore del mattino, è stata registrata una grande affluenza di visitatori nei musei e nelle aree archeologiche statali e nei tanti musei civici che aderiscono. Si segnala che i musei romani, in particolare alla galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea, alle gallerie nazionali di Arte antica, al museo delle Civiltà e al museo Etrusco di Villa Giulia, hanno registrato numeri significativamente superiori rispetto alla media del passato. Un’edizione – ricorda ancora il ministero – che è stata “dedicata” al carnevale con una campagna digitale ad hoc sulle maschere e sui travestimenti nell’arte che sta riscuotendo grande successo sui social”.

domenica-al-museoVediamo nel dettaglio gli ingressi nei principali musei e siti d’Italia: 22297 ingressi al Colosseo e Area Archeologica Centrale; 7773, museo Archeologico nazionale di Napoli; 7005, museo nazionale Romano; 6185, Pompei; 6110, gallerie degli Uffizi; 5858, museo di Capodimonte; 5763, Reggia di Caserta; 5533, galleria Palatina di Firenze; 5381, galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea di Roma; 5130, galleria dell’Accademia di Firenze; 5101, musei Reali di Torino; 4691, museo delle Civiltà di Roma; 4513, giardino di Boboli; 4161, gallerie nazionali di Arte antica di Roma; 3775, pinacoteca di Brera; 2320, gallerie dell’Accademia di Venezia; 2013, museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; 2001, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; 1730, museo Archeologico nazionale di Taranto; 1638, palazzo Ducale di Mantova; 1360, Cappelle Medicee; 1340, Villa d’Este; 1305, Cenacolo Vinciano; 1222, museo del Bargello; 1198, Ercolano; 1040, Appia; 872, Paestum; 813, complesso monumentale della Pilotta; 787, Villa Adriana; 727, scavi di Ostia antica; 668, Castello di Miramare di Trieste; 649, galleria nazionale delle Marche; 617, galleria nazionale dell’Umbria; 493, museo Archeologico di Venezia; 419, galleria nazionale di Palazzo Spinola; 331, museo di Palazzo Reale di Genova.

“Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmira”: al Colosseo la mostra curata dall’archeologo Paolo Matthiae propone la ricostruzione in 3D del Toro androcefalo di Nimrud, del soffitto del tempio di Bel a Palmira e dell’archivio di Stato di Ebla. Denuncia della furia iconoclasta jihadista ma anche test in vista della ricostruzione dei siti distrutti

Miliziani dell'Is si accaniscono su un lamassu della città assira di Nimrud in Iraq

Miliziani dell’Is si accaniscono su un lamassu della città assira di Nimrud in Iraq

La ricostruzione con stampanti 3D del toro androcefalo di Nimrud

La ricostruzione con stampanti 3D del toro androcefalo di Nimrud

Quei colpi di piccone inferti con violenza e volontà distruggitrice dai miliziani dell’Isis sul toro androcefalo di Nimrud, il lamassu, fecero il giro del mondo. Era il marzo 2015: i jihadisti si scagliarono contro il sito archeologico iracheno con un disegno pianificato nei minimi dettagli – prima i picconi, poi le frese, quindi i bulldozer, infine l’esplosivo -, raccontato con un video postato su Internet accompagnato da slogan contro i simboli di idolatria e divinità pagane (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/04/15/iraq-la-citta-assira-di-nimrud-distrutta-con-bulldozer-ed-esplosivo-un-video-dimostra-lo-sfregio-dei-miliziani-dellis-annunciato-in-marzo-cancellati-3mila-anni-di-storia/). Distrutto, ma non la sua memoria. Una fedele ricostruzione del toro androcefalo dal 7 ottobre all’11 dicembre 2016 è protagonista della mostra “Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmira”, che sarà inaugurata al Colosseo di Roma il 6 ottobre dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma come si vede dal titolo, il lamassu di Nimrud non sarà solo. Ci sarà anche un’altra “vittima” della furia Jihadista: il tempio di Bel a Palmira, in Siria, distrutto nell’agosto 2015 poco prima della decapitazione del custode della “sposa del deserto”, l’archeologo Khaled Asaad, direttore per decenni del museo e del sito archeologico (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/11/19/siria-devastata-dai-miliziani-appello-del-direttore-dei-musei-di-damasco-non-lasciateci-soli-e-il-direttore-del-turismo-di-palmira-tre-generazioni-per-superare-i-danni-d/). Metà del soffitto del tempio di Bel è stato ricostruito al Colosseo grazie a disegni del 1930. E poi c’è Ebla, ancora In Siria. L’importante città del III millennio a.C., scoperta dall’archeologo italiano Paolo Matthiae all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, è stata parzialmente danneggiata in cinque anni di guerra per la presenza e lo stazionamento di contingenti militari sul sito, ma soprattutto ha pagato duramente, come più volte denunciato dallo stesso Matthiae, non ultimo a febbraio a Firenze in occasione di Tourisma 2016 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/02/23/tourisma-2016-al-salone-internazionale-dellarcheologia-di-firenze-migliaia-di-presenze-matthiae-morandi-bonacossi-e-peyronel-su-archeologia-e-ricerca-italiana-allestero-nei-period/), la mancanza di manutenzione delle fragili strutture in mattoni crudi, per la mancanza delle missioni archeologiche internazionali, assenti dalla Siria dal 2011. Al Colosseo vedremo la ricostruzione dell’archivio di Stato di Ebla del 2300 a.C., tra le massime scoperte del Novecento: 16 metri quadrati, dove furono trovate decine di migliaia di tavolette di argilla scritti in caratteri cuneiformi che hanno restituito preziose informazioni sulla città, sul territorio, sui rapporti con le potenze straniere dell’epoca.

Un elemento del soffitto del tempio di Bel di Palmira ricostruito in 3D

Un elemento del soffitto del tempio di Bel di Palmira ricostruito in 3D

L'archeologo Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla

L’archeologo Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla

La mostra, ideata e curata da Francesco Rutelli e dall’archeologo Paolo Matthiae con l’impegno dell’associazione Incontro di Civiltà, con il patrocinio dell’Unesco, e realizzata dalla soprintendenza speciale per il Colosseo, fa rinascere dunque manufatti divenuti fulcri delle civiltà del Mediterraneo e del Medio Oriente, danneggiati o distrutti con l’intento di oscurare la storia e la cultura millenaria di quei luoghi. Si tratta di un innovativo lavoro, durato due anni, realizzato grazie a modelli e tecniche di costruzione digitale, a stampanti 3D, a robot, e all’utilizzo di sofisticati materiali, che ricordano l’arenaria e il marmo, il tutto esaltato dall’esperienza dei restauratori italiani. Il contributo sostanziale della “Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo”, main partner del progetto, e del suo presidente, prof. Emmanuele F.M. Emanuele, ha consentito la realizzazione dei tre eccezionali manufatti. Ora in una sede speciale. “Ho colto da subito l’importanza di questa iniziativa di rilievo”, spiega Francesco Prosperetti, soprintendente speciale per il Colosseo. “La mostra non poteva essere ospitata da un sito più adeguato. Il Colosseo è una delle meraviglie del mondo e in questo luogo, che è il monumento più visitato in Italia, vengono ora accolte bellezze altrettanto meravigliose. Un bene di tutti che mette in mostra un patrimonio mondiale”. E continua: “Dietro ogni manufatto c’è una accurata ricerca scientifica che porta ad accurate riproduzioni realizzate in tre fasi grazie alle più moderne tecnologie: prima lo studio dei disegni e delle fotografie, poi la realizzazione dei manufatti in materiale plastico e la rivestitura con polvere di pietra, infine l’anticatura manuale. Un documentario internazionale, realizzato da Sky Arte HD e che andrà in onda a gennaio, racconta non solo la storia dei tre monumenti, ma anche le fasi della ricostruzione in 3D, un lavoro durato mesi che ha visto all’opera i professionisti di tre aziende italiane (Nicola Salvioli, Arte Idea, Tryeco 2.0).

Una fase della ricostruzione dell'archivio di Stato di Ebla proposto nella mostra al Colosseo

Una fase della ricostruzione dell’archivio di Stato di Ebla proposto nella mostra al Colosseo

Un modello di ricostruzione digitale 3D del toro androcefalo di Nimrud

Un modello di ricostruzione digitale 3D del toro androcefalo di Nimrud

Denuncia della furia iconoclasta jihadista, ma anche un test tecnologico: la ricostruzione in 3D servirà alla rinascita dei tre siti archeologici quando le condizioni lo permetteranno. La ricostruzione è già stata fatta a Dresda, a Varsavia e anche a Montecassino. L’obiettivo è arrivarci anche in Medio Oriente. “Purché”, mette in guardia Matthiae, “la ricostruzione non diventi la scusa per un nuovo neocolonialismo. Infatti i restauri, laddove possibile, e le ricostruzioni devono avvenire secondo tre principi fondamentali: il rispetto pieno della sovranità degli Stati in cui opere e monumenti si trovano; il coordinamento, la supervisione e l’approvazione dell’Unesco; la più ampia, solidale e intensa collaborazione internazionale». La mostra di Roma è un primo passo perché questo avvenga: quando la situazione politica sarà stabile e sarà possibile intervenire, gli archeologi potranno contare su un lavoro preliminare già avviato”.

Ferragosto 2016: giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Il ministro Franceschini: un’occasione per scoprire il “museo diffuso Italia”. Particolarmente ricca l’offerta culturale di Pompei e dei siti vesuviani

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Ferragosto speciale a Pompei e nei siti vesuviani. Nonostante la superfestività dell’estate quest’anno cada di lunedì, giorno notoriamente riservato alle chiusure e alle manutenzioni dei siti archeologici e dei musei italiani, il 15 agosto 2016 è pronto a offrire ai visitatori e agli ospiti stranieri proposte particolarmente interessanti a cominciare proprio dai siti archeologici vesuviani di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e il museo di Boscoreale che resteranno aperti anche il 15 agosto dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18) con le tariffe ordinarie. Anche a Pompei, per venire incontro agli alti flussi turistici, la soprintendenza speciale di Pompei annuncia che gli Scavi apriranno alle 8.30 come già avviene il sabato e la domenica. E proprio a Pompei, oltre alla mostra “Egitto Pompei” e all’esposizione permanente degli affreschi di Moregine nell’altro porticato della Palestra di recente arricchitosi con l’esposizione di reperti organici provenienti dall’area vesuviana, i turisti potranno ammirare i progetti di musealizzazione diffusa, con il riallestimento della cucina della Fullonica di Stephanus con reperti originali, e quello degli ambienti domestici della Villa Imperiale. E ancora la mostra “Live at Pompei, Underground” dedicata al video girato nel 1971 dai Pink Floyd “Live at Pompeii” allestita nelle gallerie dell’Anfiteatro. E visto che questo agosto 2016 è il mese delle olimpiadi di Rio, in una delle sale dell’Antiquarium di Pompei è stata allestita una vetrina con alcuni strumenti originali utilizzati dagli atleti per la cura del corpo. E sempre nell’Antiquarium sono visitabili sale di proiezione multimediale sulla vita degli antichi abitanti e sull’eruzione del 79 d. C. oltre a sezioni dedicate alle mostre “Per grazia Ricevuta” e “Sacra Pompeiana”.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

“Quella di Ferragosto sarà una giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Un’altra importante occasione per cittadini, famiglie e turisti di conoscere e visitare quello straordinario museo diffuso che è l’Italia”, sottolinea soddisfatto il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini. Coinvolti tutti i principali luoghi della cultura, dal Colosseo a Pompei agli Uffizi ma anche, solo per citarne alcuni, i resti dell’antica città italica nell’area archeologica di Alba Fucens a Massa d’Albe in Abruzzo, le opere di Carlo Levi al museo nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata a Matera, i Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, le tante domus riaperte agli Scavi di Pompei, gli affreschi apocalittici dell’Abbazia di Pomposa a Codigoro lungo l’antica strada Romea che conduceva i pellegrini dall’Europa centrale e orientale, la residenza asburgica del Castello di Miramare a Trieste, la più grande area archeologica d’Europa tra il Foro Romano e il Palatino, i capolavori di Van Dyck, Guercino e Tintoretto esposti nelle fastose sale del museo di Palazzo Reale a Genova. E poi la residenza rinascimentale dei Gonzaga a Palazzo Ducale a Mantova, quella di Federico di Montefeltro a Urbino dove oggi ha sede il Museo Nazionale delle Marche, le rovine della capitale dei Sanniti a Pietrabbondante in Molise, i Musei Reali di Torino, il rinnovato allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto, le vestigia della colonia fenicia di Tharros nei pressi di Cabras, la straordinaria collezione degli Uffizi di Firenze, il sito longobardo riconosciuto dall’Unesco del Tempietto sul Clitunno in provincia di Perugia fino ai tesori della Galleria dell’Accademia di Venezia. L’elenco completo dei musei aperti, gli orari e il costo dei biglietti sono consultabili sul sito www.beniculturali.it.

Domeniche gratuite. Il 5 giugno 2016 battuti tutti i record: più di 32mila visitatori al Colosseo, 25mila a Pompei, 4mila al museo dei bronzi a Reggio Calabria, quasi 5mila a Villa Adriana

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma nella "domenica gratis al museo"

Migliaia di turisti in coda per visitare il Colosseo a Roma nella “domenica gratis al museo”

“Ancora un successo per le domeniche gratuite al museo introdotte nel luglio del 2014 dal ministro Dario Franceschini. In questa prima domenica di giugno, sin dall’inizio della mattinata, tutti i musei statali italiani hanno registrato elevati numeri di affluenza”, è la nota entusiastica del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo. Il Colosseo ha segnato un nuovo record, con oltre 32mila visitatori; Pompei sold out con quasi 25mila turisti e le file che hanno costretto la soprintendenza a chiudere per qualche ora i cancelli degli scavi facendo scattare il piano anti folla appena varato per proteggere le tante meraviglie appena restaurate della spettacolare città campana. Si è conclusa con numeri da boom per musei, monumenti e siti archeologici dello stato, anche la domenica 5 giugno 2016. Con, gratuita. Punte record in Toscana, dove a Firenze il giardino di Boboli ha ospitato quasi 11 mila persone, gli Uffizi oltre 6mila come la Galleria della Accademia, quasi 7 mila la Galleria Palatina. Ma anche il Lazio non è stato da meno, a Roma, dove ha registrato numeri altissimi pure Castel Sant’Angelo (7212). E in provincia con il pienone a Tivoli per Villa D’Este (7951) e Villa Adriana (4819). Bene gli scavi di Ostia Antica (4156). Così come Paestum, in Campania, dove sono entrati 4575 visitatori. Bene i musei e i giardini reali di Torino, con 4mila 582 presenze. Quasi 4mila visitatori hanno scelto a Reggio Calabria il museo dei bronzi. Pochi di meno la Pinacoteca di Brera a Milano o il museo Archeologico di Napoli (3.971). Poco meno di 3mila per le Gallerie dell’Accademia di Venezia (2935) o per il museo di Capodimonte a Napoli (2912). E ancora, oltre 2mila visitatori hanno varcato le porte del Castello di Miramare a Trieste, o delle Terme di Diocleziano a Roma o delle Terme di Caracalla. E sempre a Roma 4429 hanno scelto il museo archeologico nazionale di Palazzo Massimo, 2mila 42 le Terme di Caracalla, 1800 la Galleria Borghese, mille il museo Etrusco di Villa Giulia, 1443 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Gnam). A Milano tutto pieno il Cenacolo Vinciano (1314). A Firenze oltre 2mila persone anche per il museo del Bargello. “La prima domenica del mese – continua la nota del Mibact – è ormai un appuntamento fisso dei cittadini con il proprio patrimonio culturale, una grande festa per le famiglie lungo tutta la penisola italiana. Di grande impatto anche la presenza sui social dove migliaia di utenti stanno caricando foto e apprezzamenti per questa iniziativa. Per questa edizione di giugno il ministero ha dedicato la campagna social della #domenicalmuseo alla rappresentazione figurativa della musica (‘aspettando la festa della musica del 21 giugno’) in opere note e meno note presenti nelle collezioni di diversi musei in tutto il territorio nazionale”.

“La luna al Foro Romano”: dal 21 aprile, Natale di Roma, nuova illuminazione del cuore antico dell’urbe, e dal 22, ogni venerdì, visite guidate in notturna dalla basilica Emilia all’arco di Settimio Severo

"La luna sul foro": da venerdì 22 aprile 2016 visite guidate in notturna al Foro Romano

“La luna sul foro”: da venerdì 22 aprile 2016 visite guidate in notturna al Foro Romano

Il cuore antico di Roma rivive di notte, tra scorci romantici e visioni inedite,  grazie al nuovo impianto di illuminazione a led di ultima generazione, promosso dalla soprintendenza e realizzato da Acea, che sarà inaugurato giovedì 21 aprile 2016, in occasione del Natale di Roma, e che metterà in risalto, con tonalità che vanno dal bianco oro al bianco morbido, gli straordinari monumenti che lambiscono la Via Sacra, dall’arco di Tito a quello di Settimio Severo, creando un legame percettivo fra di essi. Uno spettacolo unico che potrà essere ammirato e vissuto con “La Luna al Foro Romano”: un percorso che dal 22 aprile, e per tutti i venerdì fino al 28 ottobre prossimo,  offrirà al pubblico visite guidate notturne, organizzate dalla soprintendenza speciale per il Colosseo con Electa, che quest’anno, si aggiungeranno a “La luna sul Colosseo”, ciclo di visite già rodate all’Anfiteatro Flavio di lunedì, giovedì, sabato e domenica. Dalle 20 a  mezzanotte gruppi di massimo 25 partecipanti potranno ammirare  l’emergere delle antiche rovine illuminate lungo la via Sacra, guidati da archeologi e storici dell’arte.

Nuova illuminazione a led al Foro Romano: più potente e più economica

Nuova illuminazione a led al Foro Romano: più potente e più economica

“La luna al Foro Romano” (info e prenotazioni allo 06/39967700), il nuovo ciclo di visite, in italiano e in inglese, prevede un itinerario notturno di circa 75 minuti che costeggerà la Basilica Emilia, fondata nel 179 a.C., la cui funzione originaria consisteva nell’accogliere nella cattiva stagione, in uno spazio coperto, tutte le attività del Foro, e dove si amministrava la giustizia. Dalla basilica si prosegue a destra passando davanti il tempio del Divo Giulio e si arriva all’imponente edificio della Curia Iulia, sede del Senato romano; di qui al Vicus Iugarius, da cui si gode una spettacolare vista del tempio di Saturno, con le sue imponenti colonne e, sul fondo, il portico degli Dei consenti. Dal vicus si raggiungerà la chiesa di Santa Maria Antiqua, riaperta al pubblico dopo più di trent’anni e che conserva sulle sue pareti un patrimonio di pitture unico nel mondo cristiano del primo millennio, databile dal VI al IX secolo. Quindi, facendo ritorno sulla Via Sacra, da cui si gode la splendida prospettiva verso l’Arco di Tito, interrotta dall’elevarsi delle candide colonne del tempio dei Castori, si costeggia il tempio di Antonino e Faustina, eretto nel 141 d.C., il cui prezioso restauro ha rivelato tutta la magnificenza delle sei grandi colonne in cipollino alte 17 metri. Infine, guardando verso l’Arco di Settimio Severo, si staglia, isolata, al centro del Foro la colonna eretta dall’imperatore bizantino Foca nel 608 d.C.: l’ultimo monumento sorto nell’antica piazza romana, prima del definitivo declino dell’impero.

Le visite guidate in notturna al Foro Romano dalle 20 alle 24 del venerdì durano 75 minuti

Le visite guidate in notturna al Foro Romano dalle 20 alle 24 del venerdì durano 75 minuti

Uno spettacolo unico legato quasi esclusivamente all’illuminazione. “Speriamo che sia la volta buona”. È un auspicio ma anche una certezza, quella del soprintendente al Colosseo e all’area archeologica centrale di Roma, Francesco Prosperetti, nell’attesa che la luce naturale si spenga per lasciare il posto alla luce del nuovo impianto progettato e realizzato da Acea, che dal 21 aprile illumina i monumenti che lambiscono l’antica strada che attraversa il Foro Romano, dall’Arco di Tito all’Arco di Settimio Severo. “Illuminazioni del Foro in passato ne sono state tentate più volte”, spiega Prosperetti, “e tutti gli esperimenti hanno trovato il limite nella tecnologia del tempo che richiedeva corpi illuminanti di grande consumo e di grande ingombro. Adesso, grazie alla nuova tecnologia dei led riusciamo a fare un impianto che incredibilmente consuma la metà della metà di quelli precedenti con una quantità di monumenti illuminati molto superiore. L’auspicio è quindi che la nuova illuminazione si riveli durevole e soprattutto uno strumento per avvicinare il Foro Romano alla città, nel senso di renderlo godibile nella buona stagione anche di notte”.

La diversa temperatura delle luci permette una lettura storica dei monumenti

La diversa temperatura delle luci permette una lettura storica dei monumenti

“Sarà una novità per i romani”, prosegue Prosperetti, “perché consentirà di visitare una parte dei Fori che, salvo qualche tentativo di alcuni anni fa, non è mai stata aperta al pubblico. Ci auguriamo ovviamente di avere una buona risposta di pubblico, necessaria per aiutarci a pagare i costi dell’illuminazione”. L’impianto è stato progettato anche per aiutare nella “lettura” delle diverse epoche e delle differenti fasi di utilizzo dei monumenti. “Abbiamo adottato due temperature di colore diverse”, spiega il soprintendente: “per i marmi e per i muri di laterizio. Ad esempio, i due tipi di illuminazione nel tempio di Antonino e Faustina, che come è noto contiene al suo interno la chiesa di San Lorenzo in Miranda realizzata nel ‘600, rendono tangibile la differenza tra queste due fasi di utilizzo del monumento. L’illuminazione quindi anche come criterio di lettura e comprensione di un contesto monumentale che ha una storia che può essere illustrata meglio attraverso la luce”. Non solo temperature di colore diverse, ma anche diversi tipi di illuminazione: “D’accento sui monumenti più importanti e diffusa anche sui percorsi pedonali in modo da rendere sicura la passeggiata. Ora finalmente”, conclude Prosperetti, “non ci sarà più quella differenza smaccata tra i Fori Imperiali, bene illuminati con il progetto di Storaro, e il Foro Romano buio, praticamente invisibile. Dal 21 aprile non sarà più così”.

Roma. I fori imperiali “vissuti” da protagonisti con la app “Imperial Fora”: viaggio nel tempo in 3D e in realtà aumentata passando dai grandi imperatori all’unità d’Italia

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Il foro di Traiano a Roma nella ricostruzione 3D della nuova app “Imperial Fora”

Il tuo i-pad come una straordinaria macchina del tempo per “vivere” in diretta lo sviluppo e la trasformazione di Roma dall’impero al medioevo all’unità d’Italia. E con la possibilità di scegliere il viaggio: comodamente seduti sul divano di casa o immersi nel cuore dei fori imperiali a Roma. È “Imperial Fora”, la nuova “app” per comprendere la storia e le trasformazioni dei Fori Imperiali di Roma, documentando l’area archeologica di Roma non solo durante il periodo romano, ma anche nel medioevo e e nell’epoca moderna. Al momento è disponibile per iPad al costo di 4,99 euro, ma presto lo sarà anche per gli iPhone e i dispositivi con Android e Windows. Si può leggere e ascoltare, in italiano e in inglese, la storia dei Fori imperiali, navigare all’interno di un modello 3D dell’area archeologica e accedere a contenuti, immagini e ricostruzioni immersive dei vari periodi storici. Un viaggio che può avvenire sul posto in realtà aumentata, grazie all’ausilio del Gps e dell’accelerometro, oppure navigando da casa, per chi intende arrivare a Roma ben preparato. È possibile confrontare in tempo reale i resti del Tempio di Augusto con l’assetto originale o con quello risultante alla fine del Medioevo. Intorno alla Colonna Traiana o all’Arco dei Pantani, fermi nella stessa posizione da più di venti secoli, si scoprono chiese e edifici che hanno accompagnato i monumenti imperiali per qualche secolo.

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L’app “Imperial Fora” disponibile al momento per i-pad

La navigazione può essere impostata in vari periodi storici: il 125 d.C., il 1450, il 1750 e il 1815. La scelta dellʼepoca permette di accedere a contenuti specifici. Dei cartelli ci indicano i luoghi di interesse, toccandoli ci ritroviamo a osservare gli scenari ricostruiti di quel periodo storico, riceviamo in audio le informazioni essenziali e possiamo guardare gallerie di immagini. Possiamo anche cambiare epoca e vedere lʼevoluzione di quel luogo nel tempo. Lungo il cammino delle sfere rotanti ci permetto di immergerci in ricostruzioni tridimensionali esplorabili (bolle o capsule del tempo). La conoscenza e lʼesperienza della città viene direttamente vissuta entrando virtualmente nella città di Roma in età romana, nel tardo medioevo, nel 1750 e nel 1815. Possiamo dunque esplorare i luoghi come in una macchina del tempo passando da unʼepoca allʼaltra. “L’applicazione Imperial Fora”, afferma Sergio Fontana, autore del progetto 3D Rome, “consente a tutti di apprezzare le trasformazioni di Roma, dall’antichità ai giorni nostri, in un punto nevralgico della città, l’area dei Fori Imperiali. Il visitatore virtuale si trova immerso in scenari sovrapponibili che seguono le tappe principali dello sviluppo della città. Si tratta di uno strumento realizzato con linguaggio divulgativo ma sulla base degli studi scientifici che hanno interessato l’area dei Fori imperiali”.

Con la app "Imperial Data" il viaggio nel tempo inizia dal foro di Traiano

Con la app “Imperial Data” il viaggio nel tempo inizia dal foro di Traiano

Si parte dunque dal 125 d.C., in piena Roma imperiale. Una data non casuale: all’epoca, imperatore Marco Aurelio che proprio in quell’anno inaugurò il suo futuro mausoleo (oggi castel Sant’Angelo), si può ammirare in tutto il suo splendore e monumentalità il Foro di Traiano realizzato una decina di anni prima. È lì che l’imperatore Marco Aurelio negli anni Settanta del II secolo fece arricchire il già prezioso foro del conquistatore della Dacia con le statue dei generali romani che si erano imposti contro le popolazioni germano-sarmatiche del nord Europa nelle cosiddette guerre sarmatiche.

Nel tardo Medioevo sull'area del foro di Traiano insisteva un intero quartiere

Nel tardo Medioevo sull’area del foro di Traiano insisteva un intero quartiere

Il secondo step è il 1450, nel primo Rinascimento: più di un millennio di “salto” che mostra come sia cambiata la fisionomia dell’area dei fori imperiali, con le piazze in parte occupate da nuovi palazzi e da chiese. E anche in questo caso la scelta dell’anno non è casuale. Sul soglio pontificio c’era Niccolò V il quale proprio in quell’anno avviò il cantiere per il rinnovamento della basilica costantiniana di San Pietro affidando la progettazione a Bernardo Rossellino, che però dovette fermarsi per la morte del papa. A lui, nei decenni successivi si sarebbero succeduti alla guida della grande opera Bramante, Michelangelo, Maderno e Bernini.

La Via Crucis al Colosseo fu istituita da papa Benedetto XIV per il giubileo del 1750

La Via Crucis al Colosseo fu istituita da papa Benedetto XIV per il giubileo del 1750

Un salto di altri secoli e si arriva al 1750, quando la Roma moderna si era completamente sovrapposta ai Fori. Il 1750 è un anno importante per il cuore antico della città eterna e per la cristianità. Era papa Benedetto XIV, il quale con la bolla “Peregrinantes”, promulgò per il 1750 il Giubileo, improntato ad un profondo clima spirituale. Il pontefice curò ogni singolo dettaglio dell’Anno Santo, stabilendo le principali iniziative spirituali (tra cui anche l’unità dei cristiani, organizzando le strutture ricettive (l’ospitale della Trinità accolse, su disposizione del papa, per tre giorni i pellegrini poveri) e accogliendo lui stesso i pellegrini che giungevano nella città eterna. Fu allora che il Colosseo venne consacrato alla passione di Cristo e alla memoria dei martiri. Il pontefice fece erigere 14 edicole con le stazioni tradizionali e fece piantare al centro una grande croce. Nasceva così quella che ancora oggi è la tradizionale processione del Venerdì Santo, con le quattordici stazioni disposte nello stesso ordine: la condanna a morte, il carico della croce, le tre cadute lungo la via, l’incontro con un gruppo di pie donne, quello col Cireneo, con Maria e con la Veronica, la spoliazione delle vesti, la Crocifissione, la morte, la deposizione dalla croce, la sepoltura.

Roma, scavi al foro di Traiano negli anni '90 del Novecento

Roma, scavi al foro di Traiano negli anni ’90 del Novecento

L’ultima fermata di questo speciale viaggio nel tempo è il 1815, anno del Congresso di Vienna, in seguito al quale si ripristina lo Stato della Chiesa. È in quel periodo che a Roma di vedono gli effetti delle demolizioni e degli scavi promossi dai francesi col primo recupero dei resti antichi. L’area del Forum Traiani era stata scavata infatti per la prima volta in maniera sistematica nel 1811 durante il periodo dell’occupazione napoleonica. I lavori, affidati a Pietro Bianchi, avevano comportato la demolizione del monastero dello Spirito Santo e del convento di Sant’Eufemia che insistevano sulle rovine del foro, giudicati “senza interesse per le arti”. Bianchi riportò alla luce il settore centrale della Basilica Ulpia, il peristilio attorno alla Colonna di Traiano, una parte dell’area forense e numerosi elementi architettonici finemente lavorati.

Una delle mappe interattive utilizzabili con la app "Imperial Fora"

Una delle mappe interattive utilizzabili con la app “Imperial Fora”

“Imperial Fora” è frutto di cinque anni di lavoro e rappresenta una assoluta novità per la divulgazione scientifica nell’area dei Fori Imperiali. In virtù dell’elevato contenuto culturale e delle potenzialità di promozione turistica che l’app “3D Rome Imperial Fora” presenta per la città di Roma, l’amministrazione di Roma Capitale ha patrocinato il progetto, realizzato dalla società Sema snc. L’app è composta da tre sezioni principali: Live 3D, Map, History. Nella sezione Live 3D si possono esplorare le aree del Foro di Traiano e del Foro di Augusto così come sono oggi. Se si è sul luogo, il Gps del dispositivo riporta il visitatore nell’esatto punto dove si trova, facendo coincidere lo spazio virtuale e quello reale. La navigazione può essere impostata in vari periodi storici: il 125 d.C., il 1450, il 1750 e il 1815. La scelta dell’epoca permette di accedere a contenuti specifici. La sezione Map permette di accedere ai contenuti (luoghi di interesse, bolle) esplorando e manipolando modelli tridimensionali che ricostruiscono interamente l’area dei Fori imperiali nei vari periodi storici. Si possono visualizzare i contenuti su una foto aerea e localizzarli nella città attuale. La sezione History consente di rivivere, con testi dinamici e immagini, la millenaria Skyline dei Fori imperiali nel 125 d.C., nel 1450, nel 1750 e nel 1815.

Colosseo. Il Codacons chiede lo stop al “progetto dell’arena”, ma il ministro assicura: “Intervento scientifico inoppugnabile, non sarà Las Vegas”

L'arena del Colosseo completa come si vedeva ancora nell'Ottcento

L’arena del Colosseo completa come si vedeva ancora nell’Ottcento: il Codacons è contrario

La realizzazione dell’arena del Colosseo è davvero un’idea vincente? Non lo pensa proprio il Codacons che dice “no” al progetto dell’Arena al Colosseo promosso dal ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini. L’associazione dei consumatori spiega di essere “fortemente contraria al progetto di ricostruire l’arena del Colosseo per ospitare spettacoli ed eventi vari” paventando inoltre la possibilità che l’idea possa essere “un nuovo regalo a Della Valle”. “Il Colosseo – sottolinea il Codacons – non ha bisogno di questa ulteriore umiliazione. Dal punto di vista turistico la realizzazione dell’arena è inutile, considerato l’elevato numero di visitatori che ogni giorno raccoglie l’Anfiteatro Flavio, mentre sotto l’aspetto culturale sono ben altri gli spazi che andrebbero valorizzati allo scopo di ospitare spettacoli ed eventi”. Il Codacons si chiede poi “se il ministro Franceschini abbia considerato le ripercussioni dell’arena per le casse di Tod’s. La società, infatti, grazie alla sponsorizzazione dei lavori di restauro potrà utilizzare in esclusiva il marchio del Colosseo per un periodo superiore ai 20 anni: aspetto questo – conclude – che porterà nelle tasche dell’azienda ulteriori introiti legati alla realizzazione di eventi culturali all’interno del Colosseo”.

Il ministro Dario Franceschini  al Colosseo

Il ministro Dario Franceschini al Colosseo

Immediata la risposta rassicurante del ministro. “Il Colosseo non diventerà Las Vegas. La proposta che lo riguarda è frutto della Soprintendenza archeologica di Roma, non di un mio raptus”. Parola del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che spiega: “Finalmente in questo Paese si comincia a investire sulla valorizzazione. Le risorse di questa norma del decreto Art Bonus non sono destinate alla manutenzione o al restauro, ma al finanziamento di beni culturali con forti potenzialità turistiche. Sul Colosseo faremo un intervento scientifico inoppugnabile”.