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Il carro del principe sabino di Eretum, in lamine dorate (VII-VI sec. a.C.), protagonista della mostra “Testimoni di civiltà – L’art. 9 della Costituzione. La tutela del patrimonio culturale della Nazione”, aperta a Roma alla Camera dei Deputati con i reperti recuperati dal nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri

Il carro principesco di Eretum, trafugato da Fara Sabina, quando era esposto al Ny Calsberg Glyptotek di Copenhagen

Le lamine dorate del carro di Eretum recuperate dai carabinieri

Il prezioso carro da battaglia del principe sabino era il pezzo forte del corredo funebre, uno status symbol che doveva giacere accanto al suo signore, nella necropoli di Eretum, città sabina dell’antico Lazio, oggi Fara Sabina. Ma non c’era solo il principesco carro, in lamine dorate, che mani abilissime di artisti ciprioti o fenici nel VII-VI sec. a.C. avevano sbalzato, decorandole con figure di animali veri o fantastici, dai grandi uccelli ad ali spiegate alle sfingi, dai leoni che mangiano cerbiatti alle leonesse che coccolano i loro cuccioli. Nel corredo c’erano anche gioielli, il pettorale d’oro del principe, armi, scudi, cinture, bronzi, ceramiche. Il riposo del principe sabino è stato violato più di 25 secoli dopo. I tombaroli, siamo negli anni ’70 del secolo scorso, hanno depredato la tomba nella necropoli di Colle.  E i suoi tesori presero la via dell’estero acquisiti dai mercanti più in auge e spregiudicati di quegli anni, Robert Hecht con base a Parigi e Giacomo Medici a Ginevra. E finirono a Copenaghen, al Ny Calsberg Glyptotek, che nel 1971 per il solo corredo del principe staccò un assegno di 1.264.752 franchi svizzeri. Non stupisce che per anni il museo danese si sia rifiutato di restituire all’Italia il tesoro di Eretum, comprato a caro prezzo.  Ma per fortuna il clima è cambiato. E grazie a un accordo siglato dal Mibact con il Ny Calsberg Glyptotek di Copenhagen, il prezioso corredo funebre del principe sabino di Eretum completo del suo celeberrimo calesse nel 2017 è tornato a casa. “Una crisi trasformata in opportunità”, commenta soddisfatto il ministro della cultura Dario Franceschini e che apre un capitolo di collaborazioni con il museo danese. In cambio delle restituzioni l’Italia infatti si è impegnata a prestare a Copenaghen anche per lunghi periodi, altri gioielli del suo patrimonio, che in Danimarca troveranno una vetrina adeguata e in qualche caso anche i restauri che in patria non si era ancora riusciti a fare o completare. Il primo prestito partirà, dal 1° novembre 2018, e arriverà dal Museo di Vulci, anticipa ancora Alfonsina Russo. Sarà composto da alcuni reperti della “Tomba delle mani d’argento”, ai quali si aggiungono oggetti provenienti da depositi votivi, sempre di Vulci, e corredi delle necropoli di Capena, Crustumerium e Fidene, che verranno anche restaurati dagli esperti della istituzione danese.

Il manifesto della mostra “Testimoni di civiltà” alla Camera dei Deputati

Prima di tornare nei luoghi di origine le lamine dorate del carro del principe sabino di Eretum, riassemblate per l’occasione, è il protagonista della mostra “Testimoni di civiltà  – L’art. 9 della Costituzione. La tutela del patrimonio culturale della Nazione”, aperta dal 24 gennaio al 28 febbraio 2018 dalle 10 alle 18 (apertura dal lunedì al venerdì) nella “Sala della Lupa” di Palazzo Montecitorio, promossa con il sostegno della Camera dei Deputati ed organizzata dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. La mostra vuole celebrare il settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Legge Fondamentale dello Stato Italiano, attraverso l’esposizione di un’importante selezione di opere recuperate da questo Reparto Speciale dell’Arma dei Carabinieri, grazie ad attività investigative, all’azione della “Diplomazia culturale” o alle operazioni di messa in sicurezza del patrimonio culturale colpito dagli eventi sismici del 2016 che hanno interessato l’Italia centrale. In mostra 14 importanti opere, molti i reperti archeologici, tra le quali spicca il carro di Eretum, per la prima volta esposto in Italia dopo il recente rimpatrio dalla Danimarca.

La Triade Capitolina trafugata da Guidonia nel 1992 e recuperata a Livigno dai carabinieri

Può anche essere ammirato il noto gruppo scultoreo “Triade Capitolina”, rinvenuto negli anni ’90 nel corso di scavi clandestini, nonché la grande tela d’altare di Giovan Battista Tiepolo della chiesa di San Filippo Neri di Camerino, messo in sicurezza a seguito dei drammatici eventi sismici che si sono verificati in Italia nel 2016. La “Triade Capitolina” fu ritrovata quasi integra a Guidonia (Roma) nel 1992 al parco dell’Inviolata, dove ora sorge una discarica. Dopo il ritrovamento, la Triade subì alterne vicende. Fu infatti trafugata, e due anni dopo, nel 1994, fu recuperata a Livigno dal nucleo investigativo dei Carabinieri e posta nel museo Archeologico di Palestrina. Infine è stata ricollocata nella sua legittima sede di Guidonia-Montecelio. E ora è temporaneamente esposta nella mostra di Roma. La Triade di Guidonia dovrebbe risalire all’età tardo-antonina (188 – 217 d.C.), epoca dell’imperatore romano Caracalla. Il gruppo scultoreo, in marmo lunense, rappresenta Giove, Giunone e Minerva, cari a quel culto tipicamente romano volto ad identificare la grandezza di Roma anche dal punto di vista religioso. Le tre divinità sono sedute su un unico trono. Giove, al centro, con lo scettro nella sinistra ed un fascio di fulmini nella mano destra; alla sua sinistra Giunone velata, con diadema, scettro nella sinistra e patera nella destra; alla sua destra Minerva con elmo corinzio, il braccio destro, mancante, che doveva essere sollevato per sostenere l’elmo. Tre piccole Vittorie alate incoronano le divinità, Giove con una corona di quercia, Giunone di petali di rosa, Minerva di alloro. Ai loro piedi gli animali della tradizione sacra: l’aquila, il pavone e la civetta.

La testa di Tiberio rubata dal museo di Sessa Aurunca nel 1944

La testa di Druso Minore recuperata negli Usa

Gli straordinari ritratti dell’imperatore Tiberio e del figlio Druso Minore, entrambe sculture del I sec. d.C., ci ricordano invece di un furto lontano nel tempo. Le due sculture furono sottratte dal museo di Sessa Aurunca (Caserta) nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, e sono state recuperate negli Stati Uniti d’America solo nel 2017. Le lunghe e complesse indagini che hanno portato i carabinieri del comando tutela patrimonio culturale al recupero dei due ritratti marmorei sono partite dall’esame di una pubblicazione del 1926, sullo scavo archeologico dell’antico teatro romano di Sessa Aurunca. All’interno della pubblicazione è stato possibile acquisire notizie sul ritrovamento di 4 teste in marmo. Tra queste, c’erano anche quelle di Tiberio e di Druso. Dopo il furto infatti la testa di Tiberio approdò negli Stati Uniti e infine fu acquistata da un collezionista che la espose al museo di New York nel 2004. Dopo l’esposizione newyorkese i carabinieri rintracciarono il collezionista che decise di restituire il marmo all’Italia. La testa di Tiberio è tornata in Italia il 19 gennaio 2017.  La testa di Druso scomparve mentre le truppe alleate stavano risalendo lo stivale, probabilmente sottratta dalle truppe algerine al seguito dei francesi, che la trasportarono in Nord Africa. Di qui più tardi Druso finì a Parigi, dove venne venduto all’asta finendo nel 2004 tra le opere del Cleveland museum of Art, in Ohio, il quale ha concordato in aprile 2017 la sua restituzione con il ministero dei Beni Culturali. E dal settembre 2017 è tornata in Italia.

Il rilievo funerario palmireno trafugato dalla Siria e ritrovato ad Asti

Finora abbiamo “riscoperto” capolavori archeologici trafugati dall’Italia e rintracciati all’estero dove erano finiti attraverso i canali del mercato antiquario illegale. Ma in mostra alla Camera dei Deputati troviamo anche un bel rilievo funerario palmireno. Perché? Se il patrimonio culturale italiano è stato oggetto di spoliazioni, l’Italia è a sua volta tappa o terminale del traffico illegale di reperti archeologici dal Vicino Oriente, martoriato ormai da molti anni da conflitti che hanno messo in crisi il controllo capillare del territorio. Così il nucleo tutela del patrimonio culturale dei carabinieri interviene anche per smantellare il mercato antiquario clandestino in entrata. Come è il caso di questo rilievo funerario palmireno, esportato clandestinamente dalla Siria e sequestrato in un’abitazione privata ad Asti nel 2011.

L’Auriga di Mozia ha una “nuova casa”: il 4 giugno si inaugura al museo Whitaker il nuovo allestimento sponsorizzato da Banca Nuova. Le nuove politiche culturali in Sicilia

L'Auriga di Mozia nel nuovo allestimento al museo Whitaker sull'isola di Mozia

L’Auriga di Mozia nel nuovo allestimento al museo Whitaker sull’isola di Mozia

Sono passati neppure tre mesi dal suo ritorno, tra gli applausi e qualche polemica, dal lungo viaggio iniziato nel 2012 con le Olimpiadi di Londra e continuato con un tour negli Stati Uniti (archeologiavocidalpassato ne aveva parlato abbondantemente nel post del 31 gennaio scorso), e per l’Auriga di Mozia è pronto – come promesso – il nuovo spazio espositivo nel museo Whitaker sull’isola di Mozia nello Stagnone di Marsala. L’appuntamento tanto atteso per l’inaugurazione della “nuova casa” dell’Auriga di Mozia è già stato fissato per il 4 giugno alle 11.30 al mmuseo Whitaker sull’isola di Mozia. Il nuovo allestimento, che valorizza in modo più incisivo la statua dell’Auriga all’interno del museo Whitaker, è stato presentato nei giorni scorsi nella sede di Banca Nuova, l’istituto di credito che con 25mila euro ha finanziato la realizzazione dell’intervento che apre le porte alla nuova stagione inaugurata dall’assessore Mariarita Sgarlata in materia di patto pubblico-privato per la cultura.

Il presidente di Nuova Banda Marino Breganze e l'assessore regionale Mariarita Sgarlata

Il presidente di Nuova Banda Marino Breganze e l’assessore regionale Mariarita Sgarlata

Alcune anticipazioni del progetto, in fase di realizzazione, sono state presentate dall’assessore Mariarita Sgarlata e da Marino Breganze, presidente di Banca Nuova, alla presenza del direttore generale di Banca Nuova, Umberto Seretti. Il problema dell’inadeguata collocazione della statua all’interno del percorso espositivo del Museo, era stato sollevato prima che la statua dell’Auriga, che un critico ha presentato agli americani come “un David Beckham vestito da Mariano Fortuny”, rientrasse a Mozia, a metà gennaio di quest’anno, dopo un lungo periodo di assenza iniziato con la trasferta a Londra in occasione delle Olimpiadi 2012. “Si realizza finalmente”, ha affermato l’assessore Sgarlata, “quanto avevo auspicato lo scorso anno: stiamo accogliendo l’auriga più degnamente dopo il suo lungo viaggio che ha avuto come ultima tappa Cleveland e lo stiamo restituendo alla fruizione dei visitatori in un cornice più adatta e consona al suo immenso valore. “Abbiamo approfittato di questi mesi – dal ritorno dell’Auriga lo scorso gennaio – per allestire un nuovo spazio espositivo, dimostrando in tal modo di sapere e potere valorizzare uno dei capolavori della scultura greca rinvenuti in Sicilia, purtroppo finora fortemente penalizzato da una posizione inadeguata in una piccola stanza posta all’inizio del percorso espositivo del museo”.

L'Auriga di Mozia esposto al Paul Getty Museum di Los Angeles

L’Auriga di Mozia esposto al Paul Getty Museum di Los Angeles

L’esposizione al Paul Getty Museum di Los Angeles – come si ricorderà – ha consentito la realizzazione di una sofisticata base antisismica, la cui costruzione è stata parte dell’accordo siglato nel 2010, già presentata a gennaio nella sede dell’assessorato da Jerry Podani, che ha curato il riposizionamento della statua nella nuova ala del Museo Whitaker. Alla complessa opera di montaggio della base si associano interventi del Servizio Museografico del dipartimento Beni culturali mirati ad assicurare all’Auriga il migliore stato di conservazione, in rapporto al microclima dell’isola. “Ancora una volta un impegno comune ha dato i suoi frutti e non sono stati necessari tempi lunghi”, ha continuato Mariarita Sgarlata, “perché l’obiettivo, tra i tanti dell’Assessorato, è quello di aumentare i numeri degli interventi di mecenatismo in Sicilia, come dimostra la recentissima convenzione con l’associazione Amo l’Arte per il restauro di monumenti siciliani, presentata qualche giorno fa al Vinitaly. Sono diverse le sponsorizzazioni che negli anni sono state curate da soprintendenze e musei, ovviamente di piccola entità ma non nascondo le difficoltà di incentivare le raccolte fondi: la Sicilia, rispetto ad altre regioni ha molte meno aziende, grosse banche, fondazioni o privati che si mettono in gioco e ritengono che finanziare un evento culturale sia un efficace strumento di promozione della propria azienda o attività. È pur vero che la mentalità sta cambiando, ma le difficoltà sono oggettive e legate anche al tessuto economico della nostra isola. Per questo sono profondamente grata al presidente di Banca Nuova, Marino Breganze, che ha accolto con entusiasmo e liberalità la mia richiesta. In Sicilia, così come nel resto d’Italia, c’è una capillare diffusione del patrimonio artistico e quindi è difficile focalizzare una raccolta di fondi su una sola opera; eppure ci stiamo riuscendo, consapevoli che le sponsorizzazioni e il mecenatismo sono strumenti preziosi e irrinunciabili in un periodo di profonda crisi”.

 

L'Auriga di Mozia nel nuovo allestimento finanziato da Nuova Banca

L’Auriga di Mozia nel nuovo allestimento finanziato da Nuova Banca

“Banca Nuova”, ha aggiunto il presidente Marino Breganze, “ha sempre creduto che la crescita economica e sociale di un territorio debba necessariamente passare anche dalla valorizzazione della cultura. Per questo abbiamo contribuito, con la nostra sponsorizzazione, alla realizzazione di uno spazio espositivo adeguato all’importanza di quest’opera. La Sicilia può contare su un inestimabile patrimonio di beni artistici, frutto della commistione di culture che si sono susseguite nel tempo. La valorizzazione di tale patrimonio è pertanto una leva su cui puntare in maniera incisiva. Banca Nuova – ha concluso il presidente Breganze – ha sempre supportato le attività di questo assessorato, il cui esempio più significativo è stata la partnership nel 2004 in occasione dei festeggiamenti per i venticinque anni dei Beni culturali in Sicilia”.

 

L’Auriga di Mozia e la Phiale di Caltavuturo tornano in Sicilia con altri 63 capolavori: “Mai più fuori dall’isola”. Politica di rilancio dei musei siciliani valorizzando le opere “blindate”

L'Auriga di Mozia dopo un anno e mezzo è tornato al museo Whitaker

L’Auriga di Mozia dopo un anno e mezzo è tornato al museo Whitaker

La vacanza-assenza da casa è finita. Tornano in Sicilia l’Auriga di Mozia e la Phiale aurea di Caltavuturo, e con questi due capolavori assoluti dell’arte antica un’altra sessantina di tesori archeologici, dopo aver fatto il giro tra i più importanti musei del mondo, rientrano nelle loro sedi originarie: e da lì non si muoveranno mai più. Sono beni di valore inestimabile che la Regione Sicilia ha deciso di blindare per creare un circuito isolano di eccellenze da ammirare solo se si viene in Sicilia. “Dopo aver fatto bella mostra di sé al Paul Getty Museum di Los Angeles e al Cleveland Museum of Art nel 2013”, annuncia l’assessore regionale ai Beni Culturali Maria Rita Sgarlata, “ed essere state in giro con la mostra ‘Sicily: Art and Invention between Greece and Rome’ (oltre mille visitatori al giorno) tornano i ‘gioielli di famiglia’ per essere opportunamente valorizzati nella loro terra di appartenenza”. E se l’Auriga di Mozia e la Phiale aurea di Caltavuturo custodita nel parco di Himera sono i pezzi più famosi, il tesoro che rientra in Sicilia è ricchissimo: da un cratere attico a maschere teatrali (Vaso del Pittore di Boston) ai rilievi votivi con Demetra e Kore. E ancora medaglioni a rilievo, arule, coppe con emblema, statuette fittili, pissidi e antefisse, brocchette e bronzi.

Maria Rita Sgarlata, assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia

Maria Rita Sgarlata, assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia

I reperti, infatti, torneranno nei vari siti museali di provenienza: il museo archeologico di Agrigento, di Aidone, di Cefalù, il parco archeologico di Himera, il museo archeologico di Gela, Lipari, Palermo, Siracusa, Trapani e Catania. “Perchè è là che questi reperti devono stare”, stigmatizza l’assessore Sgarlata, “e non nei ‘mostrifici’ sganciati da contesti di effettiva qualità in giro per il mondo. Questo non vuole dire chiusura nei confronti degli scambi culturali, piuttosto è una sorta di “fermo biologico” in previsione di riequilibrio del rapporto con i musei stranieri”.A giovarsi degli scambi culturali e di beni d’arte “non devono essere solo gli altri”, aggiunge, “ma anche e soprattutto la Sicilia che troppe volte ha avuto come tornaconto solo un ritorno di immagine. Non si tratta di una pratica oscurantista o protezionista ma di buon senso il cui fine è solo quello di valorizzare, come meritano, i nostri beni. Questi sono i principi della nuova stagione di reciprocità”. Il che vuol dire ora sono i grandi musei del mondo a prestare alla Sicilia i loro capolavori.

Il canale che porta nello Stagnone di Marsala e all'isola di Mozia

Il canale che porta nello Stagnone di Marsala e all’isola di Mozia

IL RITORNO A MOZIA L’Auriga di Mozia ritorna in Sicilia dopo un lungo periodo di assenza, iniziato con la prima tappa a Londra in occasione delle Olimpiadi 2012. Il peregrinare del famoso giovinetto ha portato la statua marmorea anche oltre oceano prima per una mostra al Paul Getty Museum di Los Angeles poi al Cleveland Museum of Art. L’esposizione al Getty ha perlomeno consentito la realizzazione di una sofisticata base antisismica, la cui costruzione è stata inserita nell’accordo siglato nel 2010, destinata ovviamente a preservare la statua nel luogo in cui tornerà ad essere esposta, il museo Whitaker a Mozia. Il lungo viaggio di ritorno dell’Auriga con il resto del tesoro siciliano dagli Stati Uniti all’Italia è stato coperto per nave fino al porto di Genova. Dopo una sosta in un caveau a Milano, il carico col “tesoro” è arrivato nei giorni scorsi a Palermo dove è stato custodito in un magazzino di sicurezza. E quindi smistato nelle singole destinazioni. Il pezzo più pregiato, l’Auriga, con una chiatta è arrivato finalmente a Mozia dove sarà sistemato nel delizioso museo della fondazione Whitaker.

L'Auriga di Mozia scoperto il 26 ottobre 1979, nella zona “K” accanto al santuario di Cappiddazzu

L’Auriga di Mozia scoperto nel 1979 nella zona “K” accanto al santuario di Cappiddazzu

DALLA SCOPERTA AL MUSEO Il Giovinetto di Mozia, una statua in marmo del V sec. a.C., èsenza dubbio la principale attrazione dell’isola nello Stagnone di Marsala. La statua fu rinvenuta, quasi per caso, il 26 ottobre 1979, nella zona “K” accanto al santuario di Cappiddazzu, proprio durante l’ultimo giorno di quella campagna di scavi, quando il piccone di un operaio colpì qualcosa di diverso. Gli scavi furono così prolungati di una decina di giorni, il tempo di riportare alla luce questo splendido capolavoro dell’arte greca. La statua raffigura una figura maschile panneggiata, forse un auriga, e fu probabilmente portata nell’isola di Mozia dai Cartaginesi dopo che ebbero saccheggiato Selinunte nel 409 a.C. Molti studiosi pensano potesse raffigurare un giovane alla guida di un cocchio, un auriga, cioè un atleta vincitore nella corsa con il carro, o comunque un atleta vittorioso. Altre ipotesi comunque sono state avanzate: la particolare veste secondo alcuni ricondurrebbe ad un sufeta, magistrato punico, per altri sarebbe invece il dio punico Melqart, corrispondente all’Eracle dei Greci. L’Auriga è stata definita come la statua dei misteri, perché è un reperto greco rinvenuto in una provincia punica (spiegabile, abbiamo visto, come bottino del sacco di Selinunte) e poi perché la sua origine, la sua rappresentazione simbolica, lo stile artistico e il secolo in cui si possa collocare sono avvolti dal mistero. E di ogni ipotesi formulata non c’è stato un riscontro certo anche perché la statua è unica nel suo genere. La provenienza è di certo orientale, ipotesi avvalorata dall’analisi geochimica del materiale che ha rilevato che il marmo contiene dello stronzio, elemento presente esclusivamente nelle cave di Efeso e della Tessaglia, richiesto in gran quantità dalla Magna Grecia che non disponeva di marmo. Secondo la maggior parte degli studiosi, la statua risale al V sec. a.C., più precisamente al periodo compreso tra il 475 e il 450 a.C., ed è realistico ritenere che questo capolavoro fu realizzato in una città greca della Sicilia, Selinunte o Agrigento.

Il piccolo ma prezioso museo Whitaker a Mozia

Il piccolo ma prezioso museo Whitaker a Mozia

INCIDENTE DIPLOMATICO Il Giovinetto di Mozia ha rischiato di diventare il vessillo di una guerra di campanile. Da una parte, Marsala e il museo Baglio Anselmi dove sono custoditi i resti di una preziosa nave punica. Dall’altra, la Fondazione Whitaker composta da quanti preservano l’eredità del colto collezionista, amante dell’archeologia, al quale si devono tante magnifiche strutture, da Villa Malfitano alla sede della prefettura di Palermo. A Marsala che dista appena cinque chilometri dall’isola avevano tutto pronto per l’esposizione, con soddisfazione di Antonella Milazzo, la deputata regionale del Pd pronta a ringraziare con comunicati ufficiali la scorsa settimana l’assessore Sgarlata per il via libera. Entrambe ignare del putiferio scatenato da Renato Albiero e Fabio Virdi, un cardiochirurgo e un avvocato che, in sintonia con la segretaria generale della Fondazione, Enza Carollo, hanno convocato un minaccioso consiglio di amministrazione. Quanto è bastato per determinare la retromarcia, spiegata dall’assessore Sgarlata: “Non se ne farà niente. Il giovinetto torna a Mozia. Ma non sarebbe stato un dramma se fosse rimasto per qualche settimana, in periodo invernale, in un museo sulla terra ferma…”. Ma a Mozia lo avrebbero considerato un ulteriore “scippo”, come ripetono Albiero e Virdi davanti ai conteggi di Enza Carollo: “Abbiamo perduto 200mila euro all’anno. Chi arriva davanti alle barche per venire a vedere il giovinetto, si informa e non parte per l’isola. La Regione pensava di mandare in giro per il mondo questo gioiello per accendere interesse e fare approdare turisti da Londra o dagli Stati Uniti. La verità è che non ne è arrivato nemmeno uno”. Un dato che ha già portato il governatore Rosario Crocetta a decidere che le opere d’arte dal territorio regionale non dovranno più spostarsi: “Debbono diventare elemento di attrazione perché i turisti vengano ad ammirarle in Sicilia. Meglio fermare tante inutili costose e non produttive trasferte”.

Jerry Podany conservatore del Paul Getty Museum

Jerry Podany conservatore del Paul Getty Museum

AL WHITAKER NUOVO ALLESTIMENTO Basteranno due mesi per allestire al museo Whitaker un nuovo spazio espositivo, finanziato con un contributo della Banca Nuova e fondamentale per valorizzare uno dei pezzi più importanti rinvenuti in Sicilia. È Jerry Podany, Senior Conservator of Antiquities del J. Paul Getty Museum, a illustrare anche il progetto per la nuova base antisismica dell’Auriga di Mozia. “L’attuale configurazione di supporto della scultura – spiega – non è sufficiente a proteggerla dai danni in caso di terremoto di medio livello. Il supporto attuale collegato alla testa non impedirebbe, infatti, il movimento della scultura verso l’alto né sarebbe sufficiente a frenare lo spostamento in direzione laterale”. Per Podany “il fissaggio della scultura ad un piedistallo espositivo sarebbe una soluzione più fattibile e più sicura. Il supporto attuale della base (composto da numerosi pezzi) dovrebbe essere sostituito con un unico blocco di supporto in acciaio”. Alla complessa opera di montaggio della base si assoceranno interventi del Servizio Museografico del Dipartimento Beni Culturali mirati ad assicurare all’Auriga il migliore stato di conservazione, in rapporto al microclima dell’isola. «Accoglieremo l’Auriga più degnamente”, ribadisce dice l’assessore ai Beni culturali Mariarita Sgarlata, “e lo restituiremo alla fruizione dei visitatori a breve in un cornice più adatta e consona al suo immenso valore”.

Antonello Da Messina in mostra al Mart di Rovereto

Antonello Da Messina in mostra al Mart di Rovereto

OPERA BLINDATA, ACCORDI CULTURALI Ma oltre alla nuova veste espositiva c’è anche la volontà di farla restare in Sicilia nei prossimi anni. Dopo il “gran rifiuto” alla richiesta di prestito da parte del British Museum di Londra, l’Auriga sarà blindata. “L’opera è da troppo tempo fuori e la prima tappa fu proprio Londra in occasione delle Olimpiadi del 2012, quindi per adesso stop ai prestiti”. Anche perché rientra nella black list delle 23 beni culturali più preziose. “Le nuove trattative hanno consentito di ottenere due mostre di assoluto rilievo per la nostra isola, totalmente a carico del museo di Cleveland e Mart di Rovereto, che hanno chiesto i prestiti: una su Caravaggio e i caravaggeschi; l’altra su Antonello da Messina”, ribadisce l’assessore ai Beni culturali.

La Phiale di Caltavuturo, capolavoro dell'oreficeria antica (fine IV-inizio III sec. a.C.)

La Phiale di Caltavuturo, capolavoro dell’oreficeria antica (fine IV-inizio III sec. a.C.)

LA PHIALE DI CALTAVUTURO “È considerata un capolavoro dell’oreficeria antica , tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C., pregevole per i motivi decorativi e per la tecnica di lavorazione a sbalzo che utilizza la punzonatura, la cesellatura e l’ incisione”, spiegano Alessandra Merra e Valeria Sola, che hanno curato le schede regionali. “La forma della phiale mesomphalos (dal greco antico “coppa, patera umbilicata”) era molto frequente sia nella ceramica che nella oreficeria della Grecia antica. Destinata per lo più alle libagioni e alle offerte per le divinità durante i riti religiosi, talvolta se realizzata in metallo prezioso, confluiva nei tesori dei santuari”. La storia del recupero della phiale è complessa ed affascinante ed emblematica, risultato di laboriose indagini della Magistratura italiana e del Nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico. La prima segnalazione della coppa aurea nel 1989 in casa di un collezionista siciliano. Cinque anni dopo fu avviata dalla Procura di Termini Imerese un’indagine su alcune opere d’arte trafugate dal museo della stessa città. “Si appurò che nel 1980 in seguito ad alcuni lavori per la messa in opera di un pilone della rete elettrica era stata rinvenuta una phiale, che clandestinamente fu venduta prima ad un collezionista di Catania e successivamente ad un collezionista di Enna”. Nel 1991 la phiale viene esportata clandestinamente in Svizzera e qui venduta da un antiquario al miliardario statunitense Michel Steinhardt per 1 milione 200mila dollari, che la trasferì a New York. Nel 1995 la procura di Termini Imerese avanzò una richiesta di rogatoria internazionale alla competente autorità giudiziaria di New York, chiedendo la restituzione dell’opera. Venne accertata l’autenticità della phiale sulla base di una perizia archeologica e di analisi di laboratorio. Nel 1999 la coppa fu sequestrata dall’autorità giudiziaria americana e riconsegnata allo Stato italiano.

Il Satiro Danzante, al museo di Marsala, è tra le opere inamovibili

Il Satiro Danzante, al museo di Mazara del Vallo, è tra le opere inamovibili

NUOVA POLITICA CULTURALE: RILANCIO DEI MUSEI Esaurita la stagione dei viaggi all’ estero dei gioielli di famiglia, l’ assessorato ai Beni culturali inaugura una nuova era che prevede la fine dei prestiti delle opere d’ arte e il rilancio dei musei. È questo l’ indotto su cui la Regione punta: creare attorno a una lista di 26 opere “inamovibili” – tra cui le più importanti sono il Giovinetto di Mozia appena riconquistato, la Metope di Selinunte, l’ Ariete in bronzo del Salinas di Palermo, l’ Annunziata di Antonello da Messina, la Phiale aurea di Caltavuturo, la Dea di Morgantina di Aidone, il Satiro Danzante di Mazara del Vallo e il Trionfo della morte di palazzo Abatellis – un circuito museale superqualificato. Il progetto è ambizioso e può contare su un finanziamento di 55 milioni di euro, col programma operativo interregionale 2007-2013. I lavori per rimettere in sesto gli spazi espositivi prevedono illuminazione giorno e notte, percorsi pedonali e sentieri, segnaletica adeguata, aree per la sosta, diffusione sonora, climatizzazione, sistemi di allarme. Insomma, servizi che funzionino a puntino, per attrarre visitatori da un capo all’ altro dell’ Isola i musei all’ altezza. L’accordo è stato firmato nel giugno scorso a Roma dal presidente Rosario Crocetta e il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia. E l’assessorato ai Beni culturali, sotto la regia dell’ assessore Mariarita Sglarlata, ha redatto il programma di interventi, finalizzati al lancio dei nuovi “Poli Museali di Eccellenza” (a Palermo, Siracusa, Ragusa e Trapani) e dei siti di maggiore attrazione culturale (musei e aree archeologiche). A Palermo, ad esempio, il polo museale che nascerà mette in rete Palazzo Abatellis, Oratorio dei Bianchi, Museo di Palazzo Riso, palazzo Mirto e palazzo Steri. E ci sono anche 658mila euro per gli itinerari subacquei. Il sogno della Regione è che per l’ Expo 2015 i musei siciliani funzionino da calamita. E che nell’ Isola dove si contano più custodi di musei che visitatori, con una spesa di circa 600 milioni a fronte di incassi che superano di poco i 100 milioni, si possa invertire la tendenza. Il primo piano di interventi conta 18 opere per un valore di 21 milioni. I lavori sono tutti in fase di aggiudicazione e si concluderanno entro il 2015. La seconda fase, che utilizzerà le risorse del Pac (piano di azione e coesione) si concentra sui poli museali di Siracusa, Ragusa e Trapani e prevede 11 interventi per un valore di 33 milioni, con fine dei lavori entro il 2017. Tra i maggiori interventi: l’ area archeologica della Neapolis (9 milioni di euro), Segesta (1 milioni e 600 mila euro), Cava d’ Ispica e Parco della Forza (8 milioni di euro) oltre a interventi nei musei Paolo Orsi e Galleria di Palazzo Bellomo di Siracusa, museo Agostino Pepoli e Baglio Anselmi a Trapani. Ma c’ è, infine, un piano che punta sui piccoli musei per incrementare offerta e incassi. L’assessorato lavora al circuito dei siti minori, da affidare in gestione, attraverso i Comuni, ad associazioni no profit: “Dai Comuni abbiamo ricevuto moltissime richieste. Ci apriremo al volontariato. Abbiamo siglato già le prime convenzioni. Vogliamo riportare alla luce siti del tutto chiusi, come la penisola di Thapsos a Siracusa, o finora aperti in modo discontinuo”.