Napoli. Al museo Archeologico nazionale con la conferenza “L’oro di Napoli. Devozione, moneta e fiducia” si apre il ciclo di tre incontri “L’avventura della moneta. Lo scambio infinito”, organizzato in collaborazione con Banca d’Italia e MUDEM, propedeutico alla riapertura a maggio della Sezione Numismatica

Al lavoro nei laboratori del museo Archeologico nazionale di Napoli per la riapertura della Sezione Numismatica (foto mann)
La conferenza “L’oro di Napoli. Devozione, moneta e fiducia”, venerdì 24 aprile 2026, alle 11, all’Auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, apre il ciclo di conferenze “L’avventura della moneta. Lo scambio infinito”, organizzato in collaborazione con Banca d’Italia e MUDEM (museo della Moneta della Banca d’Italia) e con il patrocinio della Città Metropolitana e del Comune di Napoli, nato per esplorare la moneta non solo come oggetto fisico, ma come fulcro di uno “scambio infinito” tra culture, tecnologie e società. Uno spazio dove la moneta e la finanza dialogano apertamente con il mondo della cultura, affrontando temi cruciali come l’oro, la statistica e l’archeologia. Il Mann sarà palcoscenico di un dialogo inedito tra economia, storia e innovazione attraverso uno sguardo trasversale capace di tenere insieme: passato e presente, istituzioni e comunità, strumenti antichi e tecnologie contemporanee. La scelta di Napoli e del Mann per un ciclo di incontri di rilevanza nazionale dedicato al ruolo e alla forma della moneta dall’antichità ad oggi non è casuale, ma si lega alla prossima riapertura, a maggio 2026, della Sezione Numismatica del museo Archeologico nazionale di Napoli.
Il primo incontro, venerdì 24 aprile 2026, alle 11, “L’oro di Napoli. Devozione, moneta e fiducia” si propone come una riflessione profonda sul ruolo dell’oro come garanzia di valore e stabilità nei sistemi monetari del passato, la sua funzione strategica nella finanza odierna e il suo profondo valore simbolico e devozionale nella Storia. Introducono Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli; Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia; Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. Intervengono Renata Cantilena, presidente dell’Istituto Italiano di Numismatica; mons. Vincenzo de Gregorio, Abate Prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro; Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera.
Gli altri due appuntamenti del ciclo sono in programma il 18 maggio e il 22 giugno 2026. Nel secondo appuntamento del 18 maggio, Domenico Piccolo (professore emerito di Statistica all’università di Napoli Federico II) dialogherà con Giovanni Iuzzolino (progetto Museo della Moneta della Banca d’Italia) sul tema “Giocare con i numeri. La statistica come sesto senso finanziario”. Il pubblico è invitato a scoprire la statistica come strumento quotidiano. L’incontro mostrerà come i numeri aiutino a interpretare l’incertezza, riconoscere i rischi e prendere decisioni più consapevoli, in piena sintonia con la vocazione educativa del MUDEM. Nell’ultimo incontro, il 22 giugno 2026, dedicato a “Fiducia e registrazione: dall’Archivio dei Sulpici alla blockchain”, si confronteranno la vice direttrice generale della Banca d’Italia Chiara Scotti e il direttore del MANN Francesco Sirano. Sarà dunque un affascinante confronto tra l’Archivio dei Sulpici — straordinaria testimonianza archeologica delle pratiche creditizie romane — e le più moderne tecnologie di registrazione digitale come la blockchain.
Pozzuoli (Na). A Palazzo Toledo “Dalle Antiche Rotte al Turismo Culturale”, incontro di studi, mostra e visite guidate in ricordo di Robert Ross Holloway: per due giorni Pozzuoli diventa un osservatorio privilegiato sul dialogo tra archeologia e contemporaneità. Ecco il programma
Il Mediterraneo non è solo un mare: è una trama viva di rotte, incontri e tensioni che ha modellato culture, economie e paesaggi. In questa ambivalenza tra connessione e conflitto prende forma “Dalle Antiche Rotte al Turismo Culturale”, incontro di studi, mostra e visite guidate in ricordo di Robert Ross Holloway. L’iniziativa che il 22 e 23 aprile 2026 trasforma Pozzuoli in un osservatorio privilegiato sul dialogo tra archeologia e contemporaneità. Promossa dall’itinerario culturale “Le Rotte del Mediterrano nell’età Bronzo” è realizzata con il patrocinio della Regione Siciliana (assessorato regionale dei Beni culturali e I.S.), Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Quarto, Città Metropolitana di Napoli, università Suor Orsola Benincasa, e con il sostegno del parco archeologico di Himera Solunto e Iato, accademia dei Campi Flegrei, gruppo archeologico Kyme e Villaggio Letterario.

Annullo filatelico dell’itinerario culturale “Le Rotte del Mediterraneo nell’età Bronzo” (foto le rotte del bronzo)
L’appuntamento si apre giovedì 22 aprile 2026, alle 10, a Palazzo Toledo con un incontro di studi introdotto da Maria Luisa Tardugno, Anne Studholme Holloway, Margherita di Niola e con i saluti istituzionali dei rappresentanti di Pozzuoli, Bacoli e Quarto. Moderano Gianni Ambrosino, Marco Martone e Gea Palumbo. La giornata propone interventi di alto profilo scientifico, tra gli altri Domenico Targia, Massimiliano Marazzi, Federica Bertino, Carla Pepe, Maria Clara Martinelli, Pierfrancesco Talamo e Teodoro Scarano, che ricostruiranno le reti di scambio del Mediterraneo antico e il loro valore come anticipazione di dinamiche globali. Il pomeriggio vede contributi di Anna Russolillo, Maurizio Cattani, Franco Foresta Martin, Sandro de Vita, Anna Abbate e Massimo Cultraro, con riflessioni su vulnerabilità ambientali, trasformazioni climatiche e nuove sfide metodologiche per l’archeologia. La manifestazione, ideata da Anna Russolillo e curata insieme ad Anna Abbate e Annapia Ferrara è dedicata a Robert Ross Holloway per il suo fondamentale contributo allo studio del Mediterraneo antico. Il progetto, nato in Sicilia e trasferitosi in Campania, non si limita alla ricostruzione storica ma apre una riflessione critica e progettuale sul Mediterraneo contemporaneo e sulle opportunità di valorizzazione culturale e turistica. Alle 17 il vernissage di “Visions of Bronze” una mostra di arte contemporanea e fotografie inedite dagli archivi e dai depositi museali: opere di Pina Testa, Katalin Visky, Ciro D’Alessio e Vittorio Sciosia offriranno un percorso visivo che dialoga con i temi dell’iniziativa.

Panoramica del Castello di Baia, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei (foto pa-fleg)
Venerdì 23 aprile 2026 l’attenzione si concentra sulle prospettive operative con una tavola rotonda sui percorsi turistici culturali e sulla certificazione del Consiglio d’Europa, introdotta dalle istituzioni con interventi di Annapia Ferrara, Francesca Gentile, Saverio Giulio Malatesta, Anna Ruggiero, Francesca Diana e Vittorio Palumbo, proporrà scenari concreti per la promozione del patrimonio mediterraneo. La due giorni si chiude con una visita guidata al museo Archeologico dei Campi Flegrei.

Mostra “Visions of Bronze: Contemporary Art and Photography Exhibition”: opera di Katalin Visky (foto le rotte del bronzo)
PROGRAMMA 22 APRILE 2026 – Pozzuoli. Alle 10, incontro di studi, modera Gianni Ambrosino, giornalista. Saluti: Luigi Manzoni, sindaco di Pozzuoli; Lucio d’Alessandro, rettore dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Maria Luisa Tardugno, soprintendenza ABAP Area Metropolitana di Napoli; Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania; Vincenzo Cirillo, consigliere Città Metropolitana di Napoli; Josi Della Ragione, sindaco di Bacoli; Antonio Sabino, sindaco di Quarto; Nicola Scotto di Carlo, direttore museo “Tusa” di Procida; Mariasole La Rana, assessore alla cultura di Pozzuoli; Michele Assante del Leccese, delegato alla cultura di Procida; Mauro Cucco, assessore alla Cultura di Bacoli; Raffaella De Vivo, assessore alla Cultura di Quarto. Conclude Anne Holloway, avvocato figlia dell’archeologo R.R. Holloway; 11.10, pausa caffè. SESSIONE I: 11.30, Domenico Targia, direttore parco archeologico di Himera Solunto e Iato – Regione Siciliana, “Il ruolo degli itinerari culturali Europei nell’attualità svolta per lo sviluppo economico dei territori”; 11.50, Massimiliano Marazzi, università Suor Orsola Benincasa di Napoli (online), “Le rotte del Mediterraneo. Introduzione”; 12.10, Federica Bertino, università Suor Orsola Benincasa di Napoli, “Il nuovo catalogo delle ceramiche egee da Vivara”; 12.20, Carla Pepe, università Suor Orsola Benincasa di Napoli, “Procida – Vivara nell’età del Bronzo”. SESSIONE II: modera Marco Martone, giornalista; 12.40, Maria Clara Martinelli, parco archeologico delle Isole Eolie, “Segni, contrassegni e simboli sulla ceramica di capo graziano (Isole Eolie)”; 13, Pierfrancesco Talamo, archeologo, “L’età del Bronzo in Campania tra aree interne e costiere”; 13.20, Teodoro Scarano, università del Salento, “Roca Vecchia e la Puglia meridionale nell’età del Bronzo”; 13.40, pranzo a buffet. SESSIONE III: modera Gea Palumbo, università Roma Tre; 15, Anna Russolillo, parco archeologico di Himera Solunto e Iato, “Il villaggio fortificato dei Faraglioni (Ustica), recenti ricerche”; 15.20, Maurizio Cattani, università di Bologna, “L’abitato dell’età del Bronzo di Mursia (Pantelleria) nelle reti di connessione del Mediterraneo”; 15.40, Franco Foresta Martin, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sez. Palermo, “Il clima e il collasso dell’età del Bronzo. Un caso studio: l’abbandono del villaggio di Ustica”; 16, Sandro de Vita, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sez. Napoli, “Il caso della statuina di divinità femminile rinvenuta da R.R. Holloway nel villaggio preistorico di Ustica: possono i moderni strumenti analitici aiutare ad accertare l’autenticità del reperto?”; 16.20, Anna Abbate, gruppo archeologico Kyme, “L’insediamento fortificato sulla collina del Castiglione (Casamicciola)”; 16.40, Massimo Cultraro, CNR – università di Palermo (online), “I primi contatti elladico-micenei nel Mediterraneo centrale: Sicilia e isole flegree a confronto”. MOSTRA: alle 17, inaugurazione mostra “Visions of Bronze: Contemporary Art and Photography Exhibition”. Opere di Pina Testa, Katalin Visky, Ciro D’Alessio. Fotografie di Vittorio Sciosia, Archivi Missioni Archeologiche e Museali. Esposizione dal 22 aprile al 30 aprile 2026.

Mostra “Visions of Bronze: Contemporary Art and Photography Exhibition”: opera di Pina Testa, “Mondo di Bronzo” (foto le rotte del bronzo)
PROGRAMMA 23 APRILE 2026 – Pozzuoli. Alle 10, tavola rotonda “Percorsi turistici culturali e Certificazione europea”. Saluti: Mariasole La Rana, assessore alla Cultura di Pozzuoli; Michele Assante del Leccese, delegato alla Cultura di Procida; Domenico Targia, direttore parco archeologico di Himera Solunto e Iato – Regione Siciliana. Introducono Annapia Ferrara, università di Pisa; Francesca Gentile, direttore tecnico Agenzia di Viaggi; Saverio Giulio Malatesta, cultural project manager responsabile Archeo&Arte3D DigiLab università La Sapienza; Anna Ruggiero, consulente Crowdinvesting; Vittorio Palumbo, presidente Aliseo. Intervengono i membri del Cts delle Rotte del Bronzo; 12, museo Archeologico dei Campi Flegrei. Visita guidata.
Ercolano. Francesco Sirano ripercorre per archeologiavocidalpassato.com i suoi 8 anni (2017-2025) alla direzione del parco archeologico che chiude il 2025 con un +6,2% di visitatori. Molte soddisfazioni ma anche qualche rimpianto

Foto di gruppo ricordo del personale del parco archeologico con il direttore Francesco Sirano (foto paerco)

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, premiato con una targa di fine mandato (foto paerco)
Otto anni intensi: 2017-2025, “un’esperienza bellissima, professionalmente e umanamente” l’ha sintetizzata Francesco Sirano a bilancio della sua direzione del parco archeologico di Ercolano il cui secondo mandato si è concluso nella primavera 2025. Da ottobre 2025 è alla guida del museo Archeologico nazionale di Napoli. E mentre il parco archeologico di Ercolano rende noto gli ottimi risultati raggiunti nel 2025 con una crescita dei visitatori del 6,2% rispetto al 2024, essendo passati gli ingressi da 521.426 a 553.611 (+32.185), “numeri che testimoniano una crescita solida e coerente, frutto di una strategia di comunicazione, promozione e valorizzazione del patrimonio e di apertura al territorio, che continua a produrre effetti positivi in termini di partecipazione e interesse del pubblico”; Francesco Sirano ripercorre per archeologiavocidalpassato.com i suoi anni di gestione a Ercolano, dove ha costruito “da zero” il parco archeologico: “insieme a tutto il personale, perché io lavoro sempre in maniera collettiva” ribadisce. Sirano parla dei risultati raggiunti (apertura di nuove domus, apertura dell’antica spiaggia; programmazione della manutenzione – ordinaria, straordinaria e grandi restauri; realizzazione con la Fondazione Packard dei nuovi uffici direzionali e dei laboratori di restauro, progetto che comporterà la demolizione di edifici incongrui con il sito come la biglietteria e l’antiquarium). Molte soddisfazioni ma anche qualche rimpianto (“per me che sono un perfezionista ci saranno sempre”): su tutti quello di non essere riuscito a individuare il tipo di museo di sito da poter realizzare.
“La mia esperienza a Ercolano”, ricorda Francesco Sirano ad archeologiavocidalpassato.com, “è stata un’esperienza bellissima, professionalmente e umanamente. Ercolano era un ufficio periferico della soprintendenza, oggi parco di Pompei. E quindi abbiamo dovuto costruire un ufficio direzionale, che non c’era proprio, e questo è stato un grande lavoro anche dal punto di vista gestionale, di cui sono particolarmente contento. Un risultato portato avanti insieme a tutto il personale, perché io lavoro sempre in maniera collettiva, poi mi assumo le mie responsabilità; ma a me piace ricevere stimoli da altre persone: e questa impostazione ha dato grandi risultati. Me ne sono accorto quando stavo preparando le mie lettere per poter concorrere per il Mann.
“Ad Ercolano – continua – abbiamo speso 58 milioni di euro in 8 anni. Non male. E abbiamo raccolto varie candidature a progetti che saranno finanziati nei prossimi anni per 76 milioni di euro. E quindi chi arriva a Ercolano troverà una bella indicazione su dove e come poter proseguire, ovviamente andranno fatti i progetti, poi sicuramente farà di meglio. E deve fare meglio. E i risultati di questa impostazione si vedono: oggi Ercolano è un luogo dove abbiamo oggettivamente più superficie visitabile, oltre a quella visibile, e a breve finiranno tutti i progetti delle sei domus che stavamo restaurando. Quindi ci saranno sei domus in più che insieme alla Casa della Gemma, alla Casa del Bicentenario, avranno implementato ulteriormente il numero delle domus visitabili di Ercolano. Quindi è davvero cambiato il volto del sito.
“A Ercolano abbiamo applicato quello che ora applico al Mann, cioè la manutenzione programmata. Per cui attraverso interventi di manutenzione ordinaria e di manutenzione straordinaria oltre ai grandi interventi di restauro abbiamo dato una svolta gestionale, e chi visita Ercolano si trova in un luogo che è ben tenuto. Si capisce che è ben curato. Tra le cose che abbiamo aperto c’è l’antica spiaggia, 3mila mq di spazio dove si guardano i monumenti di Ercolano con gli occhi degli antichi. Abbiamo ricostruito il livello dell’antica spiaggia, anche cercando di suggerire proprio la materia dell’antica spiaggia.
“Certamente ci sono rimpianti. Ce ne sono sempre. Poi per me che sono un perfezionista ci saranno sempre. Avrei voluto sicuramente fare altre cose, come per esempio consolidare l’apertura al pubblico del teatro. Oppure riuscire con Packard ad individuare anche il tipo di museo di sito da poter realizzare. Lo porterà avanti qualcun altro, però guardiamo a quello che abbiamo fatto con la Fondazione Packard a Ercolano: in un terreno che sta a Sud dell’attuale area demaniale e che ci è stato donato, la Fondazione Packard sta realizzando nuovi uffici direzionali e un deposito con laboratori di restauro all’avanguardia. E questo è uno dei principali risultati di cui mi fregio. L’iter per poterci arrivare è durato 8 anni. Abbiano già tutte le autorizzazioni perché tutti coloro che devono dare le autorizzazioni – la Regione, la Città metropolitana, il Comune di Ercolano – hanno aderito in maniera entusiasta. È stata una cosa corale perché è abbastanza raro, e deve essere enfatizzato, che un privato ci metta più di 50 milioni di euro per fare un intervento del genere. E queste nuove facilitazioni cambieranno completamente il volto di Ercolano, perché si creeranno le condizioni per poter eliminare una serie di edifici realizzati nel tempo che si trovano in posizioni completamente incongrue come l’attuale biglietteria che dal punto storico-archeologico si trova sulle banchine del porto dell’antica Ercolano. Oppure sono troppo incombenti rispetto al sito archeologico. Sfido chiunque va a Ercolano, quando si trova sul Cardo IV, a guardare verso quello che doveva essere il mare e cosa vede? Un enorme edificio di cemento armato che è l’antiquarium e l’attuale sede degli uffici. Quelli saranno tutti eliminati e i nuovi uffici dirigenziali così come i nuovi depositi si troveranno più indietro di 150 metri, con degli alberi davanti che li schermeranno, e quindi – conclude – sarà davvero un miglioramento enorme”.

Il direttore Francesco Sirano accompagna gli abitanti di via del Mare in una visita guidata serale (foto paerco)
“Altra cosa che volevo ricordare”, spiega Francesco Sirano, “è il bellissimo progetto di rigenerazione urbana che abbiamo fatto insieme al Comune di Ercolano, alla Fondazione Packard e al Packard Humanities Institute, per la creazione di una nuova piazza panoramica nella zona Nord-Ovest del sito archeologico e per la nuova recinzione su via del Mare, una strada che confina a Ovest con gli scavi. Non è solo un bel progetto dal punto di vista architettonico perché mette ordine in quest’area subito affacciata sugli scavi dove prima c’erano macerie di edifici solo parzialmente demoliti dall’epoca dei grandi scavi condotti da Amedeo Maiuri. Si pensava infatti che dopo la guerra si sarebbe proseguito a tirare fuori tutta l’antica Herculaneum. La città di Ercolano moderna doveva essere spostata molto più a monte. Ma in realtà è chiaro che dal punto di vista sia sociale sia metodologico non era una delle scelte migliori perché lì ci sono edifici che partono dal ‘600 e continuano. C’è tutto il tessuto urbano della città di Ercolano, Resina come si chiamava fino al 1969, dall’età medievale fino ai giorni nostri. E quindi è chiaro che cancellare pagine di storia importantissime, che costituiscono l’identità del luogo a favore solo di una, con tutto l’amore per l’archeologia – e io sono archeologo – oggi non si sostiene. E questo bellissimo progetto, accompagnato da tante azioni immateriali, con tutte le associazioni locali, associazioni di volontariato, e soprattutto con la comunità tutto intorno, sta dando risultati economici, sociali, sul tessuto comunitario davvero importantissimi. E ricordo a me stesso che lì sono zone socialmente complesse dove c’è una presenza pervasiva ancora oggi della criminalità organizzata. E quindi sì sono contento”.
Portici (Na). All’università “Federico II” la giornata di studi “Il Real Sito di Portici. Ricerche, restauri e prospettive”, importante momento di confronto scientifico sulla valorizzazione di uno dei più significativi siti reali borbonici del territorio campano
Venerdì 20 giugno 2025, alle 9.30, a Portici, nella Sala Cinese dell’università di Napoli “Federico II” in via Università 100, ospita la giornata di studi “Il Real Sito di Portici. Ricerche restauri e prospettive”, un importante momento di confronto scientifico dedicato alla valorizzazione di uno dei più significativi siti reali borbonici del territorio campano. L’iniziativa, che vede la partecipazione di istituzioni di primo piano nel panorama culturale nazionale, si propone di fare il punto sullo stato delle ricerche, sui cantieri di restauro in corso e sulle prospettive future per la conservazione e valorizzazione del Real Sito di Portici, prezioso esempio dell’architettura reale settecentesca e sede del primo museo ercolanense. Alla giornata porteranno i saluti istituzionali Matteo Lorito, rettore dell’università “Federico II”; Gaetano Manfredi, sindaco della Città Metropolitana di Napoli; Danilo Ercolini, direttore dipartimento di Agraria; Luigi La Rocca, capo dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale; Mariano Nuzzo, soprintendente per l’area metropolitana di Napoli; Stefano Mazzoleni, direttore museo delle Scienze agrarie; Paola Costa, dirigente città metropolitana di Napoli; Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici; Gennaro Miranda, presidente fondazione Ente Ville Vesuviane; Lorenzo Capobianco, presidente OAPPC Napoli. L’evento è aperto al pubblico e alla comunità scientifica. La Giornata di Studi rappresenta un’occasione preziosa per fare il punto sui risultati raggiunti e delineare le strategie future per la conservazione di questo straordinario patrimonio, coinvolgendo tutti gli attori istituzionali e scientifici impegnati nella sua tutela.
La giornata si articola in quattro sessioni tematiche che spaziano dalla storia dei siti reali borbonici alle più moderne tecniche di restauro. Si parlerà dell’eredità di Luigi Vanvitelli e della sua influenza sull’architettura della Federico II, del rapporto tra la Reggia e l’antico museo ercolanense, fino ai cantieri di restauro attualmente in corso. Particolare attenzione sarà dedicata al ruolo del Real Sito come villa vesuviana del “miglio d’oro” e alle strategie innovative per il restauro e la valorizzazione del patrimonio borbonico. Gli interventi spazieranno dalle riflessioni sul restauro del Fortino di Ferdinando IV alle analisi del Gabinetto dorato della Regina, testimonianza dell’apogeo del tardobarocco.
SESSIONE 1 – I siti Reali: chair Serena Borea. Renata Picone, presidente Sira – università di Napoli “Federico II”, “Siti reali borbonici. Nuove strategie per il restauro e la valorizzazione”; Alessandro Castagnaro, università di Napoli “Federico II”, “Luigi Vanvitelli dalla Reggia di Portici alle sedi della Federico II”; Fabio Mangone, università di Napoli “Federico II”, “Fuga a Portici”; Massimo Visone, università di Napoli “Federico II”, “La fortuna iconografica del Palazzo Reale di Portici”.
SESSIONE 2 – Il Real Sito di Portici, villa vesuviana del miglio d’oro: chair Mariano Nuzzo. Serena Borea, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, “Conservare per continuare a conoscere. L’impegno della Soprintendenza per il restauro, la tutela e la valorizzazione del Real Sito”; Marco De Napoli, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, “Conoscere per tutelare. La vestizione del vincolo culturale per strategie di tutela e valorizzazione del Real Sito di Portici”; Valentina Russo, università di Napoli “Federico II”, “In oppugnandis propugnandisque opidis tirocinio: riflessioni per il restauro del Fortino di Ferdinando IV nella Reggia di Portici”; Andrea Pane – Damiana Treccozzi, università di Napoli “Federico II”- Scuola Superiore Meridionale / museo Archeologico nazionale di Napoli, “La Reggia di Portici tra apogeo del tardobarocco e istanze di rinnovamento stilistico: il caso del Gabinetto dorato della Regina tra conoscenza e conservazione”; light lunch. Inaugurazione mostra fotografica di Giovanni Genova. Presentazione di Francesca Stopper.
SESSIONE 3 – La Reggia e il museo ercolanense: chair Stefano Mazzoleni. Francesco Sirano, direttore parco archeologico di Ercolano, “Ercolano 1738 dallo scavo alla musealizzazione”; Elena Manzo, università della Campania “Luigi Vanvitelli”, “Genesi di una residenza reale tra Storia, Architettura e Archeologia”; Luca di Franco, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, “Prima e dopo l’Herculanense Museum. La Reggia di Portici e l’antico”; Domenico Camardo, Mario Notomista, Packard Humanities Istitute / Istitute Packard per i Beni Culturali, “La villa romana delle scuderie del Palazzo Reale di Portici e le ville del territorio ercolanese”.
SESSIONE 4 – I cantieri in corso e prospettive future: chair Luigi Veronese. Brunella Como, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, “Il restauro dei saloni dell’ala nord est della Reggia di Portici, già appartenenti alla Villa del Conte di Palena”; Palma Maria Recchia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, “Tracce ritrovate: interventi di restauro nell’ultimo quinquennio”; Valeria Fusco, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, “Il restauro dello scalone della Reggia. Interventi di conservazione e innesti contemporanei per un nuovo ingresso all’area museale”; Giuseppe Napolitano, Gerardo Puca, Clea Martone, Città Metropolitana di Napoli, “Interventi di restauro alla Reggia curati dalla Città Metropolitana di Napoli. Dalla Galleria del piano nobile alle scuderie”.
Festa europea della Musica 2020, il Covid non ferma gli studenti dei licei musicali della Città Metropolitana di Napoli: domenica concerto in streaming da remoto tra le domus del Parco Archeologico di Ercolano, il MAV e la Reggia di Portici
L’emergenza epidemiologica da coronavirus non ha fatto venir meno la voglia degli allievi dei licei musicali e coreutici della Città Metropolitana di Napoli di celebrare anche l’edizione 2020 della Festa europea della Musica. Alla loro maniera, naturalmente, ovvero suonando con cuore e passione. Certo, con modalità nuove, con la maggior parte delle performance eseguite da remoto, ma senza rinunciare, tuttavia, ad immergersi nei luoghi dell’arte e della cultura. E così, anche quest’anno, protagonisti, insieme ai ragazzi dei licei, saranno il Parco Archeologico e il Museo Archeologico Virtuale (MAV) di Ercolano e la Reggia di Portici, che ospiteranno alcune esibizioni soliste live – nel rispetto delle dovute prescrizioni – per un concerto che vedrà suonare e danzare virtualmente insieme ben 1.400 ragazzi e che sarà trasmesso in diretta streaming domenica 21 giugno 2020, alle 10, sui canali social della Città Metropolitana di Napoli, promotrice della manifestazione. Precisamente, il concerto – che durerà circa un’ora e mezza – sarà trasmesso su Metronapoli.it, l’e-magazine istituzionale della Città Metropolitana, sul canale Youtube Metronapolitv (https://www.youtube.com/user/MetroNapoliTV) e sui profili Facebook (https://www.facebook.com/citta.metropolitana.napoli/), Instagram e Twitter dell’Ente. L’evento è promosso dalla Città Metropolitana di Napoli e si svolge in collaborazione con la Fondazione Cives – MAV di Ercolano, il parco archeologico di Ercolano e il dipartimento di Agraria dell’università di Napoli ‘Federico II’, che ha sede nella Reggia di Portici.
Domenica mattina dunque, alle 10, sui canali social della Città Metropolitana e dei partner dell’iniziativa sarà trasmesso il concerto con cui gli allievi dei licei musicali e coreutici dell’area vorranno celebrare l’edizione 2020 della Giornata europea della Musica. Dai Queen a Bach, dai Coldplay a Beethoven, i 1.400 ragazzi degli 11 licei musicali e coreutici della Città Metropolitana mescoleranno generi e tendenze in una kermesse di grande suggestione che ne esalterà le capacità. E i ragazzi stessi esalteranno la bellezza dei nostri luoghi d’arte: alcuni di loro suoneranno e danzeranno, infatti, nel dovuto rispetto delle prescrizioni anticontagio, tra le domus del parco archeologico di Ercolano, le ricostruzioni 4D del MAV e le maestose sale della Reggia borbonica di Portici.
“Sostengo con forza la celebrazione di questa festa da parte delle ragazze e dei ragazzi dei nostri licei musicali”, ha affermato il sindaco metropolitano, Luigi de Magistris. “Ricordo la bellezza delle edizioni passate ma ritengo che anche quella di quest’anno, nonostante che si svolga da remoto, sarà ricca di suggestione e ci farà vivere delle belle emozioni. Celebriamo il connubio vincente tra musica e giovani affinché questa festa possa davvero rappresentare il segnale della rinascita del nostro territorio dopo l’emergenza Covid, con l’auspicio di ritrovarci tutti al più presto nelle strade e nelle piazze all’insegna della cultura e della musica”. E il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Per rispettare le condizioni di sicurezza degli studenti, del personale e dei visitatori del Parco quest’anno la Festa della Musica si è trasferita in remoto, nel senso che offriremo a tutto il nostro pubblico attraverso i canali social una formidabile serie di interventi di musica, canto e danza realizzati da brillanti giovani allievi dei licei coreutici e musicali della Città Metropolitana di Napoli in video realizzati tra le domus e i monumenti della città antica. Sperando di potere presto condividere la musica dal vivo, proprio alla musica e a tutte le meravigliose arti ad essa collegate dedichiamo questa giornata, di nuovo nella riproposta sinergia con la Città Metropolitana, il Mav con la Fondazione Cives, la Reggia di Portici, in un evento volto a sostenere le attività teatrali, musicali e coreutiche in un momento tanto delicato per il settore”. “La musica è un linguaggio universale che abbatte ogni barriera”, ha aggiunto Luigi Vicinanza, presidente della Fondazione CIVES che gestisce il MAV. “E a maggior ragione in questo momento, nel quale dobbiamo mantenere un certo distanziamento, la musica unisce ancora di più con gioia, felicità e speranza”.
Nel programma steso con la supervisione del consigliere metropolitano delegato Michele Maddaloni le suggestioni non mancheranno. Dall’arpa suonata nella sala del MAV che riproduce l’affresco, rinvenuto negli scavi di Ercolano, proprio della suonatrice di arpa, che fonderà insieme passato e presente, all’inno della repubblica partenopea di Cimarosa suonato da un’orchestra di pianoforti; dalla fabbrica del blues (“The blues factory”) dell’olandese Jacob de Haan eseguita dall’orchestra dei 55 fiati della Città Metropolitana alla fantasia in fa minore di Telemann che vedrà una coppia di ballerini danzare nella piscina cruciforme degli Scavi sulle note di un flauto solista; dalle chitarre che faranno risuonare le sale della Reggia di Portici su un brano di Sylvius Leopold Weiss del ‘700, il periodo in cui la dimora borbonica fu realizzata per volere di Carlo III, fino a ‘O sole mio suonata da 75 chitarre e mandolini dell’orchestra dei plettri; dai Queen a Bach, dai Coldplay a Beethoven, dalla Nutatta ’e sentimento a Kabelevsky: gli allievi dei licei mostreranno tutta la loro poliedrica bravura in un concerto che si annuncia memorabile. La scaletta prevede una performance corale della durata di circa 3-4 minuti per ognuno degli undici licei partecipanti, una per ciascuna delle 4 orchestre della Città Metropolitana (plettri, fiati, percussioni e sinfonica costituite trasversalmente da allievi di tutti i licei metropolitani) più undici performance soliste (una per istituto) realizzate negli spazi più affascinanti degli Scavi, della Reggia e del Mav.
Daranno vita a questa grande kermesse, ancorché virtuale, i licei musicali “Melissa Bassi e Margherita di Savoia” di Napoli, “Grandi” di Sorrento, “Moscati” di Sant’Antimo, “Munari” di Acerra, “Severi” di Castellammare di Stabia, “Albertini” di Nola, “Rosmini” di Palma Campania e “Pitagora – Croce” di Torre Annunziata, il liceo musicale e coreutico “Boccioni Palizzi” di Napoli e il liceo coreutico “Pascal” di Pompei. “Quest’anno la Festa della Musica è particolare”, ha affermato il consigliere Maddaloni, “però siamo felici che diversi ragazzi abbiano la possibilità di esibirsi nei luoghi dell’arte e della cultura. Un ringraziamento agli uffici della Città Metropolitana, a tutte le istituzioni, ai professori e agli alunni che hanno consentito questo appuntamento. Ci auguriamo che questo sia un segnale di ripartenza”.








Vinta la sfida della delocalizzazione dell’esposizione dei reperti, conferma dell’importanza della rete per lo sviluppo territoriale. All’indomani della chiusura della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano”, prodotta dal parco archeologico di Ercolano con il consueto affiancamento del Packard Humanities Institute, nella settecentesca Reggia di Portici, residenza estiva della famiglia reale borbonica e sede del Herculanense Museum, tra i primi musei archeologici al mondo e meta dei viaggiatori del Grand Tour, si esulta per il successo del progetto culturale che non è solo la risposta del pubblico, più di 50mila visitatori, ma anche l’efficacia della partnership che ha soddisfatto tutti. La mostra è nata infatti da una straordinaria collaborazione interistituzionale con la Città metropolitana di Napoli, il dipartimento di Agraria e del Musa (Centro museale Reggia di Portici) dell’università di Napoli “Federico II” e con un finanziamento della Regione Campania. 









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