Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale il convegno “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”: storici, archeologi e architetti si confronteranno su forme, proporzioni e soluzioni costruttive. Con visita al Tempietto dorico. Ecco il programma

Il 16 luglio 2026, al museo Archeologico nazionale di Paestum, si terrà “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”, giornata di studi dedicata al dorico, il linguaggio architettonico che ha modellato templi e santuari in tutto il Mediterraneo antico e che ha conosciuto una straordinaria fortuna in epoca moderna, grazie al Grand Tour. Il convegno nasce nel cuore di un contesto unico: lo scavo in corso del Tempietto presso le mura occidentali di Paestum, un edificio dorico che sta restituendo dati preziosi sulle tecniche costruttive e sulle pratiche rituali delle comunità greche d’Occidente. Durante la giornata, storici, archeologi e architetti si confronteranno su forme, proporzioni e soluzioni costruttive, mettendo a dialogo esperienze diverse per comprendere come il dorico sia diventato, tra antico e moderno, un linguaggio condiviso e al contempo ricco di varianti locali.
PROGRAMMA. Alle 9.30, Saluti istituzionali e apertura dei lavori: Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Roberto Vannata, dirigente del Servizio II della direzione generale Musei; 9.45, “L’architettura monumentale a Taranto tra arcaismo e protoclassicismo” con Giorgio Rocco, Politecnico di Bari; 10.15, “Tra dorico e ionico. Nuovi dati sulle architetture arcaiche cumane” con Carlo Rescigno, Scuola Superiore Meridionale; 10.45, “Note preliminari sull’architettura templare agrigentina nell’età di Terone” con Giorgio Rocco e Antonello Fino, Politecnico di Bari; 11.15, Pausa caffè; 11.45, “Per il dorico di Paestum – osservazioni sul tempio di Nettuno” con Dieter Mertens, Istituto Archeologico Germanico di Roma; 12.15, “Il dorico pestano e il dibattito settecentesco sulle origini dell’architettura” con Fabio Mangone, università di Napoli “Federico II”; 13, Pranzo; 14, “Le terrecotte architettoniche dagli scavi del tempietto: tetti e sistemi decorativi” con Carlo Rescigno e Andrea Averna, Scuola Superiore Meridionale; 14.30, “Il tempio dorico tardo-arcaico presso le mura di Paestum: una proposta ricostruttiva” con Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Maria Boffa, Francesco Scelza, Teresa Demauro, Francesco Mele, Vincenzo Amato, per i parchi archeologici di Paestum e Velia; 15, “Verso la mostra “La città nel tempio” con Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Maria Boffa, Giovanna Renga, Ornella Silvetti (Ales), Rosaria Sirleto (Ales), Teresa Demauro, per i parchi archeologici di Paestum e Velia. A seguire visita allo scavo del tempietto presso le mura di cinta di Paestum.
Napoli. Alla Scuola Superiore Meridionale presentazione del libro “Parthenope e Neapolis”, Atti del LXII Convegno di Studi sulla Magna Grecia, realizzato a cura di Carlo Rescigno e Luigi La Rocca

Mercoledì 15 luglio 2026, alle 11.30, nell’aula magna della Scuola Superiore Meridionale, in via Mezzocannone 4 a Napoli, presentazione del libro “Parthenope e Neapolis”, Atti del LXII Convegno di Studi sulla Magna Grecia, realizzato a cura di Carlo Rescigno e Luigi La Rocca. Introducono Arturo De Vivo e Aldo Siciliano. Presentano il libro Riccardo Di Cesare (università di Foggia) e Amedeo Visconti (università Suor Orsola Benincasa di Napoli).

Parthenope e Neapolis. Il libro, dedicato alle origini di Napoli e ai più recenti studi su Parthenope e Neapolis, il primo insediamento e la città di fondazione greca dai quali discende Napoli, raccoglie gli atti del LXII Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 2023) che si tiene ogni anno a Taranto, con un approfondimento tematico sempre diverso. E offre l’occasione per approfondire il dibattito sull’archeologia della città, sul suo inserimento nel contesto contemporaneo e sulle prospettive future. Nel 2023 il tema è stato Parthenope e Neapolis e nelle giornate del convegno si è discusso delle fonti antiche, delle diverse interpretazioni a loro attribuite dagli studiosi, delle tante novità archeologiche che i lavori per la costruzione della Metropolitana e una accorta azione di tutela hanno permesso di sedimentare. La presentazione sarà l’occasione per tornare a discutere di archeologia napoletana, del suo inserimento nel contesto del contemporaneo, del suo futuro.
Napoli. A Palazzo Corigliano (UniOr), in presenza e online, la conferenza “Cuma, Fondo Valentino: nuovi dati dal santuario di Hera” con Luigi La Rocca (dipartimento per la tutela del Patrimonio Culturale) e Carlo Rescigno (Scuola Superiore Meridionale)

Lunedì 18 maggio 2026, alle 10.30, al Salone delle Conferenze di Palazzo Corigliano all’università di Napoli L’Orientale, in piazza San Domenico Maggiore 12 a Napoli, la conferenza ‘Cuma, Fondo Valentino: nuovi dati dal santuario di Hera” con Luigi La Rocca (capo dipartimento per la tutela del Patrimonio Culturale, MiC) e Carlo Rescigno (professore ordinario di Archeologia Classica, Scuola Superiore Meridionale). Su di una terrazza aperta sul mare, presso l’angolo sud-occidentale della città bassa di Cuma, esisteva un importante santuario di fondazione alto arcaica, dedicato ad Hera. Grazie a un accordo tra proprietà privata, Soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli e Scuola Superiore Meridionale, dal 2024 ha preso avvio una ricerca sistematica dalla quale emergono elementi, forma e articolazione di un nuovo monumento cumano. Tramite votivi, frammenti ceramici, iscrizioni, documenti architettonici si compone una nuova pagina di storia dell’architettura e del sacro dell’Italia antica. Dopo i saluti istituzionali di Paola Ricciardi (soprintendente ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli) e l’introduzione di Teresa E. Cinquantaquattro (diretrice del Servizio II, DG ABAP, MiC), intervengono Luigi La Rocca e Carlo Rescigno. Ne discutono Matteo D’Acunto e Marco Giglio. Tutti gli interessati sono invitati a partecipare. Sarà possibile seguire la conferenza anche in remoto, tramite piattaforma Zoom, chiedendo il link ai responsabili della segreteria dell’evento: g.vitiello12@studenti.unior.it, f.friscia@studenti.unior.it.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale, in presenza e on line, presentazione pubblica del “Centro per l’Archeologia Alfonso De Franciscis e Mario Napoli”, un nuovo spazio dedicato alla memoria e all’eredità di due grandi figure dell’archeologia italiana
Lunedì 19 gennaio 2026, alle 16, all’Auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, presentazione pubblica del “Centro per l’Archeologia Alfonso De Franciscis e Mario Napoli”, un nuovo spazio – con sede a Palazzo De Franciscis a Caserta – dedicato alla memoria e all’eredità di due grandi figure dell’archeologia italiana, con l’obiettivo di promuovere la formazione di giovani archeologi, europei e internazionali, favorendo l’adozione di tecniche avanzate e approcci multidisciplinari. Inoltre, si propone di valorizzare e tutelare le realtà archeologiche meno conosciute nel territorio campano e oltre, rafforzando i legami tra arte, storia e società, in linea con la visione dei due maestri. Alfonso de Franciscis e Mario Napoli, compagni di studi e stimati colleghi, sono stati due pilastri dell’archeologia nel secondo dopoguerra. La loro attività ha segnato un punto di svolta nel modo di approcciare lo studio, lo scavo e la conservazione dei reperti archeologici, distinguendosi per rigore metodologico e visione innovativa. Entrambi hanno formato generazioni di giovani studiosi, lasciando un’eredità che oggi il nuovo Centro intende perpetuare e rinnovare.
Alla presentazione, che si può seguire in streaming sul canale YouTube del Mann, saranno presenti Francesco Sirano, direttore del Mann; Vittorio de Franciscis, presidente del Centro; Stefano De Caro, già soprintendente archeologo di Napoli e Caserta; Angela Pontrandolfo, professore emerito dell’università di Salerno; e Carlo Rescigno, membro del CNR e docente all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Modera l’incontro Antonio Ferrara, giornalista di “Repubblica”.
Paestum (Sa). Il 2026 porta al parco archeologico la mostra “La città nel tempio” che prende le mosse dalla scoperta del tempietto arcaico e aggiorna la ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. Prime anticipazioni
I parchi archeologici di Paestum e Velia annunciano la realizzazione della mostra “La città nel tempio”, nel corso del 2026, anche grazie al cofinanziamento della Regione Campania. L’esposizione è ispirata alla recente scoperta di un santuario magno-greco ai margini occidentali dell’antica Poseidonia-Paestum e si propone come uno dei progetti scientifici ed espositivi più rilevanti degli ultimi anni puntando a condividere con il grande pubblico gli aggiornamenti della ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. La mostra si articolerà tra il museo Archeologico nazionale di Paestum e l’area dove sorge il tempietto dorico, configurandosi come un percorso diffuso capace di mettere in dialogo reperti, contesto archeologico, ricostruzioni, nuove tecnologie. L’allestimento presenterà una selezione di materiali, riportati alla luce durante lo scavo (ancora in corso) – principalmente elementi architettonici in pietra locale (travertino e arenaria) ed ex voto in terracotta- accostati ad altri reperti provenienti da altri musei della Magna Grecia e della Sicilia, per offrire un confronto più ampio sul tema dei santuari e delle fondazioni coloniali. Il percorso sarà inoltre arricchito da una sezione fotografica d’autore, ideata per integrare la narrazione archeologica con lo sguardo dell’arte contemporanea. A guidare il progetto espositivo è un Comitato Scientifico composto da studiosi di rilievo internazionale, a testimonianza del valore e dell’ambizione dell’iniziativa. Ne fanno parte Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Mehrdad Hejazi, dell’University of Isfahan; Clemente Marconi, professore all’università di Milano; Dieter Mertens, già direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Valeria Parisi, dell’università della Campania Luigi Vanvitelli; Carlo Rescigno, professore all’università della Campania Luigi Vanvitelli.

Tiziana D’Angelo, direttrice dei parchi archeologici di Paestum e Velia, sullo scavo del tempietto dorico nel santuario presso le mura di Poseidonia (foto pa-paeve)
Il percorso espositivo. La mostra sarà articolata in diverse sezioni. Una prima parte, dedicata alla scoperta e allo scavo, racconterà il percorso di ricerca dal presente alle origini del santuario, attraverso fotografie, rilievi, piante, disegni, filmati e approfondimenti geomorfologici e topografici. Una seconda sezione, “Il santuario e la città”, sarà dedicata alla ricostruzione del tempio nelle sue diverse fasi edilizie, all’evoluzione dello stile dorico a Paestum e alla rilettura dell’assetto urbanistico e del paesaggio antico. Seguirà una sezione dedicata al rito, al culto e alle divinità, in cui i materiali votivi permetteranno di ricostruire l’evoluzione delle pratiche cultuali dall’età greco-lucana fino all’età romana. Accanto all’esposizione archeologica, il progetto prevede una mostra fotografica affidata a un autore di fama internazionale, chiamato a interpretare lo scavo, il paesaggio e la scoperta attraverso il linguaggio dell’immagine. L’area dello scavo sarà parte integrante del percorso: grazie all’utilizzo di tecnologie immersive saranno proposte ricostruzioni virtuali del tempietto nelle diverse fasi della sua vita e installazioni contemporanee che permettono di restituirne l’alzato e la decorazione. Saranno, inoltre, previste visite guidate curate dal personale dei Parchi, comprese nel biglietto di ingresso e importanti progetti didattici orientati all’accessibilità cognitiva.

Veduta a volo d’uccello dell’area di scavo del tempietto dorico a ridosso delle mura di Poseidonia-Paestum (foto mic)
Una scoperta che riscrive la storia urbana di Paestum. La scoperta di un nuovo edificio templare collocato a ridosso del circuito murario occidentale, nei pressi della torre 12 e a poca distanza dall’antica linea di costa risale al 2019 durante i lavori di restauro e messa in sicurezza delle mura urbane. È emersa, inoltre, una notevole quantità di materiali architettonici lapidei – blocchi di basamento, rocchi di colonne, metope, triglifi, sime e gocciolatoi, riconducibili a un edificio sacro di ordine dorico. Le successive indagini aerofotografiche e geofisiche hanno permesso di individuare con precisione il perimetro della struttura.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum nel 2019 (foto parco archeologico Paestum)
Tra il 2022 e il 2024 sono state condotte le prime campagne di scavo sistematiche, che hanno restituito una stratigrafia complessa, estesa dalla prima età imperiale fino alle fasi più antiche della colonia greca, con evidenze che in alcuni punti risalgono addirittura all’epoca preistorica. Nell’estate del 2025 l’area è stata acquisita dai Parchi archeologici di Paestum e Velia e le indagini stanno proseguendo su una superficie di circa 480 mq, con l’obiettivo di comprendere meglio la funzione del santuario, il suo rapporto con le mura urbane e il territorio circostante, nonché di individuare la divinità titolare del culto.

Veduta zenitale del tempietto dorico con l’annesso altare scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)
Il tempio, il paesaggio, il culto. La campagna di scavo 2022-2024 ha riportato alla luce un tempio dorico di modeste dimensioni (11,60 x 7,60 m), orientato est-ovest e databile alle fasi finali dell’epoca arcaica, agli inizi del V secolo a.C. L’edificio presenta una peristasi con 4 colonne sui lati brevi e 6 su quelli lunghi, una cella chiusa sul fondo e un altare collocato in asse a circa 9 metri di distanza. Al di sotto della struttura sono stati individuati frammenti pertinenti a un edificio ancora più antico, databile alla prima metà del VI secolo a.C., oltre a testimonianze di frequentazioni preistoriche, tra cui un recinto di pietre inglobato nella costruzione sacra. Il santuario si inserisce in un’area già compresa nella prima pianificazione urbanistica della colonia e si colloca lungo un limite naturale della città, sulla falesia che segna la placca di travertino su cui sorge Paestum. Come avviene in altri contesti del mondo greco, la presenza di uno spazio sacro al confine contribuisce a definire un’idea di limite permeabile, luogo di passaggio tra città e mare, tra cittadini e stranieri, tra dimensione religiosa, politica ed economica. Un’interpretazione che apre nuove prospettive sul ruolo del santuario come presidio simbolico e territoriale della polis. Dallo scavo proviene un numero eccezionale di reperti: oltre 10.000 oggetti, attualmente conservati nei depositi del museo. Particolarmente abbondanti sono la coroplastica e la ceramica miniaturistica, accanto a ceramiche d’impasto, ceramica corinzia, ceramica a vernice nera, metalli, ambra, osso lavorato ed elementi architettonici che in alcuni casi conservano tracce di decorazione policroma.

Veduta da drone del tempietto greco lungo le mura di Paestum con il team di archeologi che segue le ricerche: al centro la direttrice Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)
Un progetto scientifico ampio. Dal punto di vista strategico, la mostra intende rafforzare il posizionamento dei parchi archeologici di Paestum e Velia come luogo di ricerca, sperimentazione e divulgazione, capace di intercettare un pubblico non solo regionale ma internazionale. Il progetto garantirà piena accessibilità e sarà sviluppato in collaborazione con università, enti di ricerca e partner culturali, per favorire una partecipazione ampia e consapevole alla fruizione del patrimonio.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, e Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, all’inaugurazione della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)
Giornata di studi. “La città nel tempio” nasce anche con l’obiettivo di offrire alla comunità scientifica una base aggiornata di dati su cui avviare nuove riflessioni sull’architettura sacra e sull’urbanistica della Magna Grecia. In quest’ottica, il progetto sarà accompagnato da una giornata di studi dal titolo (provvisorio): “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”, preliminare all’inaugurazione della mostra e alla pubblicazione del catalogo scientifico.
Napoli. Alla Scuola Superiore Meridionale il convegno “Puteoli – Portus Porti di Roma”: a confronto i due sistemi portuali più importanti per la Capitale dell’Impero. Ecco il programma

Lunedì 27 gennaio 2025, alla Scuola Superiore Meridionale di Napoli, si terrà il convegno “Puteoli – Portus Porti di Roma”, con l’obiettivo di mettere a confronto i due sistemi portuali più importanti per la Capitale dell’Impero. Organizzato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, dall’università Vanvitelli, dalla Scuola Superiore Meridionale e dal Gruppo Archeologico dei Campi flegrei, il convegno è realizzato grazie al contributo della Direzione generale Educazione, ricerca e istituto culturali del Mic.
PROGRAMMA. Scuola Superiore Meridionale di Napoli, largo San Marcellino 10 a Napoli (centro storico). Aula 3, apertura dei lavori alle 9.30 con i saluti istituzionali: Mariano Nuzzo, soprintendente Sabap-Na-Met; Carlo Rescigno, università della Campania “Vanvitelli” – Ssm. Gli interventi: 9.50, Simona Formola, “Le attività dell’ufficio Archeologia subacquea della Sabap-Na-Met”; 10, Raffaella Iovine, “Il contributo del Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei”; 10.10, keynote speech, Pascal Arnaud, “Navigare tra Pozzuoli e Portus: condizioni, stagioni, barche”. SESSIONE 1: OSTIA-PORTUS (chair: P. Arnaud. 10.40, Evelyne Bukowiecky, “La pianificazione architettonica e logistica del più grande complesso di stoccaggio dell’antichità”; 11, Stéphanie Mailleur, “L’immagine del porto: segni e significati”; 11.20, Marina Lo Blundo, Claudia Tempesta, Alessandro D’Alessio, “Il sistema Ostia-Portus: infrastrutture portuali e di stoccaggio alla foce del Tevere”. SESSIONE 2: PUTEOLI (chair: A. D’Alessio). 12.10, Maria Luisa Tardugno, “La colonia marittima di Puteoli: l’area urbana e il porto”; 12.30, Fabio Pagano, Enrico Gallocchio, “Strutture e servizi al servizio del porto: nuove ricerche 2024-2025 nell’area del Portus Iulius”; 13, pausa pranzo. Aula 5, 14, Michele Silani, “La ripa puteolana: il vicus Lartidianus”; 14.20, Michele Stefanile, Michele Silani, “Il tempio sommerso dei Nabatei. Le nuove ricerche”; 14.40, Michele Stefanile, “La ripa puteolana: il vicus Annianus e la Penisola Mediana”; 15, dibattito (chair: P. Arnaud): C. Rescigno, E. Bukowiecky, S. Mailleur, M. Lo Blundo, C. Tempesta, A. D’Alessio, F. Pagano, E. Gallocchio, M.L. Tardugno, M. Stefanile, M. Silani.
Napoli. A Palazzo Reale la giornata di studio “Puteoli e il suo territorio: progetti di ricerca e attività di tutela” sui nuovi progetti di ricerca e sulle attività di tutela del territorio di Pozzuoli con un’attenzione particolare al Rione Terra

“Puteoli e il suo territorio: progetti di ricerca e attività di tutela” è il titolo della giornata di studio, a cura di Mariano Nuzzo e Maria Luisa Tardugno, organizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli lunedì 18 novembre 2024 nella sala Carbonara del Palazzo Reale di Napoli, per un momento di condivisione e approfondimento sui nuovi progetti di ricerca e sulle attività di tutela che interessano il territorio di Pozzuoli, sviluppato grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza e le istituzioni accademiche delle regioni Campania e Molise.

Giornata di studio “Puteoli e il suo territorio”: il soprintendente Mariano Nuzzo e l’archeologo Stefano De Caro (foto sabap-met-na)
“Questa giornata di studi”, dichiara Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli, “rappresenta un’importante occasione per fare il punto sulle attività di ricerca e tutela che, negli ultimi vent’anni, hanno permesso di approfondire la conoscenza dell’antica Puteoli. Si tratta di un momento di confronto in cui passato e presente si riconnettono, fornendo una chiave per comprendere le dinamiche che sottendono le attività di studio e valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Un’attenzione particolare è dedicata al Rione Terra, luogo unico di sperimentazione, dove archeologia e architettura si intrecciano per restituirci un quadro vivo delle tecniche costruttive e delle strutture urbane antiche. Questo evento ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari – dall’archeologia all’architettura alle tecniche costruttive – uniti dal desiderio di contribuire alla conoscenza e alla tutela di un patrimonio che appartiene a tutti. La divulgazione, infatti, è parte integrante della conoscenza: è nostro dovere rendere accessibili i risultati delle ricerche e trasmettere la consapevolezza del valore di ciò che ci circonda. La conoscenza è un bene collettivo, e non possiamo permetterci di non condividerla”.

Panoramica del Rione Terra di Pozzuoli (foto sabap-met-na)
L’incontro, aperto con i saluti di Fulvio Maria Soccodato e Luigi Manzoni, è stato moderato da figure di rilievo come Stefano De Caro e Teresa Elena Cinquantaquattro. Durante la giornata, esperti e studiosi di fama nazionale hanno approfondito numerosi aspetti del patrimonio puteolano e delle attività di ricerca ad esso collegate. Il Rione Terra di Pozzuoli, con le sue stratificazioni storiche, è stato al centro di numerose discussioni, grazie agli interventi di Maria Luisa Tardugno, Lucia Manuela Proietti, Carmela Capaldi, Marco de Napoli, Giuseppe Faella e Aldo Giordano. Inoltre, i partecipanti hanno avuto modo di approfondire gli aspetti archeologici relativi al territorio puteolano con gli interventi di Luigi Cicala, Carlo Ebanista, Emanuela Spagnoli, Marina Taliercio e Antonella Ciotola, oltre che riflettere sulle trasformazioni sociali e culturali attraverso i contributi di Giuseppe Camodeca, Carlo Rescigno, Michele Silani e Michele Stefanile, tra storia, archeologia e tutela del territorio.












Ma quella di giovedì 10 ottobre 2024 sarà per il museo Archeologico nazionale di Napoli una giornata speciale che si apre alle 12 con la presentazione di avvio lavori di restauro delle fontane del Mann; continua – come detto –, alle 17, con l’inaugurazione della stagione 2024-2025 degli “Incontri di Archeologia” con la conferenza “I nuovi allestimenti al MANN 2024-2025” di Massimo Osanna, direttore generale Musei Mic; e prosegue con l’apertura serale del museo, con ingresso dalle 19 alle 23.30 al prezzo di 5 euro (l’ingresso è consentito fino alle 23), che prevede un ricco programma per celebrare il trentennale degli “Incontri di Archeologia”. Alle 19.30 passeggiata con il direttore generale Massimo Osanna alla scoperta dei capolavori del Museo: prenotazione su
Incontri di Archeologia. “Ancora una volta gli Incontri di Archeologia si configurano come una vetrina d’eccellenza per raccontare un patrimonio culturale in divenire, sempre aperto ai temi della scoperta e del cambiamento”, commenta il professore Osanna. “Per questo, abbiamo costruito con cura un programma che potesse non soltanto rivolgersi agli addetti ai lavori, ma anche a chi ha curiosità per un mondo vivo e dinamico come quello dell’archeologia. Immediatezza nella comunicazione, taglio analitico, innovazione metodologica sono le matrici identitarie delle nostre conferenze”. Gli incontri, che saranno in calendario sino a maggio 2025, coinvolgeranno funzionari del Museo e relatori esterni, che illustreranno progetti e ricerche legati alle sezioni e agli allestimenti del Mann. Un focus ad hoc sarà dedicato alle collezioni del Medagliere e alla sezione Numismatica (che dovrebbero essere riaperti a dicembre 2024). Gli “Incontri di Archeologia” sono curati dal responsabile dei Servizi educativi del Mann, Giovanni Vastano, in collaborazione con Miriam Capobianco e gli altri membri dello staff dell’ufficio.



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