Napoli. Paolo Giulierini, direttore dal 2015 del museo Archeologico nazionale, traccia un bilancio di quasi 8 anni di lavori e annuncia nuove tappe per un Mann “come non si è mai visto prima”

La sezione scultura campana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Era il 1° ottobre 2015 quando Paolo Giulierini assumeva la direzione del museo Archeologico nazionale di Napoli, non senza suscitare polemiche e critiche per un archeologo (etruscologo) che fino a quel momento poteva vantare “solo” la direzione del museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona. Sono passati sette anni e mezzo dalla sua nomina e chi visita il Mann (e si ricorda come era prima) può toccare con mano il lavoro portato avanti sotto la sua direzione i cui risultati hanno smentito qualsiasi detrattore di turno.

La sezione scultura campana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, davanti al presepe continuum 2022 (foto graziano tavan)
A sorpresa un bilancio – seppur sommario – del suo mandato lo ha fatto lo stesso Giulierini e lo ha postato nei giorni scorsi sul suo profilo Fb. “Tutto finito – esordisce – per la sezione di scultura campana: 7 milioni di fondi PON spesi correttamente fino all’ultimo euro, un museo che non sarà più lo stesso perché, essendo raddoppiato, sarà uno dei più importanti al mondo per l’archeologia classica. Dal 2015 abbiamo riallestito, perché chiuse o dismesse, la sezione egizia; la sezione epigrafica; la sezione Magna Grecia; la sezione Preistoria; i tre giardini. È stato aperto un bar; rifatti i tetti e completamente sostituiti gli infissi. È stato organizzato un allestimento permanente con 100 capolavori di Pompei da Sing Sing; ed è stato ristrutturato il Braccio Nuovo, fermo da decenni, con un auditorium da 300 posti, il settore restauro, la didattica e, tra pochi mesi, apriranno un ristorante e una sezione tecnologica pompeiana”.

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)
Ma la macchina del Mann non si ferma. “A marzo – continua Giulierini – partono i lavori per 11 milioni di euro nei sotterranei del Mann (già appaltati) per nuovi servizi e spazi espositivi; e tra 15 giorni parte il cantiere per la seconda fase del restauro del mosaico di Alessandro”. Con una sottolineatura polemica: “Nessuno aveva voluto affrontare il problema”.

Statuette esposte nella sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Studio Guicciardini e Magni)
Poi qualche scadenza. “Giusto per rassicurare tutti, entro Pasqua: riapre la sezione egizia (erano necessari lavori di manutenzione dopo 8 anni); torna da Milano la tazza farnese; entro la prima settimana di maggio: tornano tutti gli affreschi dalla superba mostra di Bologna. Entro giugno: tornano l’Atlante farnese e la Venere callipigia; si completa l’entrata nel mondo digitale del Mann (app con contenuti e open data)”.

L’allestimento della mostra “Fuga dal museo” di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla nella galleria Principe di Napoli (foto Mann)
“Il Museo a quel punto sarà NON completo in ogni sua parte – conclude Giulierini -, ma come NON si è mai visto. Naturalmente abbiamo già le risorse e le progettualità per riaprire le sezioni di Neapolis, Cuma, Orientale, Storia del Museo, raddoppio pompeiane e copertura della Meridiana, sezione Mediterraneo. Siamo partner di importanti azioni di rigenerazione urbana per la Galleria Principe, Palazzo Fuga e Istituto Colosimo. Sono stati spesi complessivamente oltre 50 milioni di euro di fondi europei. Siamo in tutta Italia e in quattro continenti nel mondo con mostre straordinarie”.
“Mann at work, il museo che cresce”: presentato il Piano Strategico 2020-’23 del museo Archeologico nazionale di Napoli che fa i conti con il Covid-19. Il direttore Giulierini: “Il Mann sarà il più importante museo archeologico al mondo per l’arte classica. Consegneremo alla città di Napoli il suo museo completamente riaperto, epicentro di un ‘Quartiere della Cultura’ pronto ad accogliere nuovamente il mondo”
“Mann at work, il museo che cresce”: è lo slogan scelto per racchiudere la filosofia del secondo Piano Strategico 2020-2023 (edito da Electa), documento che focalizza i principali obiettivi da realizzare nel quadriennio appena iniziato, presentato in streaming nel rispetto delle norme anti-Covid, “manifesto” del secondo mandato della direzione di Paolo Giulierini che conferma un’innovativa impostazione di management: il “MANN at work” racconta se stesso e come cambierà nel prossimo futuro, in termini di ampliamento delle collezioni fruibili, organizzazione di grandi eventi, promozione di nuove interazioni territoriali, dove trait d’union di attività solo apparentemente diverse è l’accessibilità fisica e culturale del Museo. ”Ci avviamo verso un anno ‘strategico’ per il nostro Museo che, nel 2021 sarà interamente restituito alla fruizione del pubblico, mai così vasto e stupefacente nei suoi immensi giacimenti di capolavori, mai così aperto alla città”, esordisce Giulierini. “Lo annunciamo in giorni difficili, che ci chiamano alla testimonianza come presidi culturali e al massimo impegno verso gli obiettivi che ci siamo dati. Il Mann, museo della città, dalla prossima primavera avrà un nuovo accogliente atrio a ingresso libero, e sarà gratuito anche l’accesso al giardino storico della Vanella. Tremila sono i mq della nuova area espositiva. In estate riscopriremo, nell’ala occidentale, le splendide sale chiuse da mezzo secolo dove torneranno i capolavori della Campania Romana. In autunno, con il raddoppio delle sezioni pompeiane, il Mann potrà orgogliosamente definirsi il più importante museo archeologico al mondo per l’arte classica. In questi ultimi mesi la pandemia ci ha fatto riconsiderare la struttura stessa del nostro piano 2020-2023, che ora presentiamo anche alla luce delle attuali priorità. Resta comunque salda la rotta da noi prefissata all’inizio del primo mandato: lavoriamo per consegnare alla città di Napoli il suo museo completamente riaperto, epicentro di un ‘Quartiere della Cultura’ pronto ad accogliere nuovamente il mondo”.


Tanto pubblico attorno alle “Tre Grazie” uno dei capolavori di Antonio Canova esposti nella mostra al Mann

Il cratere di Altamura, uno dei capolavori della collezione Magna Grecia del Mann (foto Graziano Tavan)
Il Piano Strategico ’20-’23 è in raccordo e in continuità con il primo documento di programmazione (’16-’19), quattro anni densi di attività scientifiche, iniziative culturali, interventi sugli spazi museali, rapporti internazionali e di molteplici occasioni di relazione con il tessuto sociale, economico e civile del territorio: tutti dati raccolti nei Rapporti Annuali (l’ultimo, quello del 2019, è stato illustrato sempre in streaming da Elisa Napolitano e Pasquale Sasso) non solo esempio di trasparenza amministrativa, ed esempio in Italia per altre istituzioni culturali, ma anche strumenti di lavoro che vanno oltre gli addetti ai lavori. E i numeri di questi primi quattro anni di gestione Giulierini sono la conferma di questa politica culturale. Ingressi: +76% con un 2019 da record: 670.594 ingressi, +8,7% rispetto al 2018, 314 giorni di apertura al pubblico, con 13.500 metri quadri accessibili al pubblico. Entrate complessive del museo: registrato un trend crescente, passando da 16 milioni di euro del 2018 a 31,5 del 2020 (bilancio previsionale). Interventi strutturali: numerosi gli assi di intervento, tra questi il riallestimento o l’allestimento ex novo di collezioni permanenti; i lavori di completamento e di rifunzionalizzazione del cosiddetto Braccio Nuovo; la riapertura dei giardini storici e la valorizzazione di spazi verdi chiusi o in stato di abbandono. “Si è così passati dai circa 6.300 mq di superfici espositive a oltre 14.600 mq, cui si aggiungono i circa 3mila mq di giardini aperti al pubblico, che in precedenza erano invece chiusi”. Nuovi allestimenti: nel 2016, la Sala dei culti orientali e la Sezione Egizia, l’anno successivo la Sezione Epigrafica, nel 2018 la risistemazione dell’atrio del museo, unitamente al riallestimento della Tazza Farnese; nel 2019 è stata riaperta la sezione della Magna Grecia, uno dei nuclei storici del Mann; nel 2020 è stata inaugurata la Sezione della Preistoria e Protostoria ed è stato effettuato il restyling della sezione affreschi e dell’instrumentum pompeiano. Offerta culturale del museo: si è sviluppata attraverso lo svolgimento di numerose esposizioni temporanee, secondo alcuni assi narrativi principali: Archeologia del Mann, Alla scoperta dei tesori del Mann, Riflessione sull’antico, Classico-anticlassico, Contemporaneo e antico, Il museo ospite. “Complessivamente, sono state realizzate 21 mostre nel 2016, 19 esposizioni l’anno successivo, 23 mostre nel 2018 e 27 nel 2019. Tra le più importanti ricordiamo Pompei e l’Europa nel 2015, Mito e Natura nel 2016, Longobardi tra il 2017 e il 2018, Mortali Immortali, i tesori dello Sichuan tra il 2018 e il 2019, Canova e l’Antico nel 2019, Lascaux 3.0 e Gli Etruschi e il MANN nel 2020”.
E poi è arrivato il coronavirus. “I mesi compresi tra marzo e maggio 2020 sono risultati complicatissimi e hanno quasi messo in ginocchio il museo Archeologico nazionale di Napoli”, scrive Giulierini nella presentazione del Piano. “In questo periodo, ho visto all’interno dello staff persone piene di coraggio, che hanno saputo reagire alla grande e che non temono nuove sfide. Da chi è composto lo staff del Mann? Dai dipendenti, le cooperative, gli abbonati, i cittadini, le istituzioni, chi ama Napoli e la cultura, chi ha nostalgia delle giornate passate al museo. Per questo, con la riapertura avvenuta il 2 giugno 2020, non siamo stati a contare gli ingressi ma a osservare le relazioni immateriali e le alleanze che si sono create in questi anni, in primis con i cittadini, i reali proprietari del Mann. Mi piacerebbe vedere, al di là di chi entra, tutti coloro che con il loro affetto tutelano e valorizzano questo istituto. Questa sarebbe la prima grande vittoria dopo tante sconfitte. Questa è la differenza che abbiamo con tanti altri istituti. Il Mann ha, soprattutto, costruito una comunità di persone, legate dal “virus” dell’amore per la bellezza, il vero “bene culturale” per il quale vale la pena lavorare. Con questo spirito, ho lavorato alla redazione del nuovo Piano Strategico 2020-2023 del Mann”. E continua: “La pandemia che ha flagellato il nostro Paese, così come è accaduto nel resto del mondo, ha determinato anche uno slittamento nella predisposizione del nuovo Piano Strategico, la cui presentazione era stata inizialmente prevista per la fine del mese di maggio del 2020. Insieme al prof. Solima, abbiamo infatti dovuto riconsiderare i principali obiettivi del museo e, quindi, la stessa struttura del documento di programmazione, la cui prima stesura era stata completata nei primi mesi dell’anno. I contenuti del nuovo Piano Strategico sono stati dunque del tutto rivisitati, essendo cambiate drasticamente le condizioni di contesto e, quindi, le priorità del Mann, nell’immediato e negli anni futuri. Tale nuovo contesto ha portato però anche delle assolute novità: l’approccio professionale allo Smart Working, prima impensabile in una pubblica amministrazione; il dare sempre più fiducia ai dipendenti; lo stimolo alla creatività; la possibilità di uscire dagli schemi consolidati; l’opportunità di colmare il ritardo digitale; la possibilità di ragionare sulla centralità delle comunità e sull’importanza dei principi etici; l’importanza di saper giocare d’anticipo. Nonostante tutte le tempeste, rimane dunque la rotta prefissata all’inizio del primo mandato: riconsegnare alla città un museo completamente riaperto, con un’ala nuova, nuovi servizi museali, tre nuovi giardini e un terrapieno libero da autovetture, epicentro di un “Quartiere della Cultura” che ha come confini a Nord l’Istituto Colosimo, a Sud il Conservatorio di S. Pietro a Maiella, a Est e Ovest via Pessina e la “Via dei Musei”, luogo in cui confluiscono la costituenda tratta della metro che collegherà piazza Cavour con l’aeroporto e l’area sotterranea con nuovi spazi espositivi e di servizio. Di fronte al Mann, la Galleria Principe di Napoli diverrà lo spazio delle identità cittadine; di lato, sorgerà un futuro ingresso al museo dai giardini municipali di piazza Cavour”.

“Che musei ci attendono nel futuro? Come ci piacerebbe il Mann del futuro?”, si chiede Giulierini. “È una questione complessa che passa attraverso una parola d’ordine: “connessione”, con i propri contesti e con la realtà politico-culturale internazionale. Si tratta di un processo ineluttabile di osmosi, che conferisce al museo un ruolo di attore consapevole nella società, capace di adattarsi a nuove situazioni e di essere punto di analisi e di dibattito di tanti temi irrisolti, non solo legati all’arte ma anche all’attualità. Quella che era prima una torre di avorio spalanca le finestre e diventa il luogo della riflessione e dell’incontro. Se pensiamo ad un futuro per il Mann abbiamo in mente un luogo del benessere professionale, una piazza dove essere non astrattamente felici, ma felici perché consapevoli di poter acquisire elementi critici di lettura e comprensione della storia. E, ancora, sogniamo un luogo completamente accessibile, un istituto ecologico, un centro che fornisca le coordinate culturali e urbanistiche al proprio quartiere, una speranza di orientamento e di lavoro per i giovani che si accingono a gestire dal basso i beni culturali, un luogo di ricerca che sia espressione della migliore tecnologia, un punto di riferimento culturale del Mediterraneo e del Meridione del mondo: e solo alla fine una cattedrale della bellezza. Ne deriva, da tutto ciò, la reale potenzialità dell’autonomia museale, per troppo tempo schiacciata solo su quadri quantitativi e numerici, soprattutto dalla stampa, e invece vera rivoluzione, proprio per la capacità di generare nuove strategie e adattarsi rapidamente ad un mondo in rapida evoluzione”.
Il Piano Strategico 2020/2023 è stato presentato dallo stesso curatore Ludovico Solima, professore ordinario di Management per le imprese culturali all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”: “Il Mann si conferma, con la nuova edizione del Piano Strategico, un museo allineato alle migliori pratiche manageriali dei più prestigiosi musei del mondo”, spiega. “Il nuovo documento di programmazione contiene peraltro molti contenuti originali e sarà da subito disponibile sia in italiano che in lingua inglese. La presentazione del Piano Strategico 2020-2023 è anche un segnale di speranza: con esso infatti il Mann disegna l’idea di un futuro possibile, da perseguire con fiducia, pur nella consapevolezza della situazione di grande difficoltà che stiamo vivendo”.


Piano strategico 2020-2023 del Mann: atrio e giardino a ingresso libero (foto Mann)

Lucerna in oro massiccio dono dell’imperatore Nerone a Venere, divinità tutelare di Pompei (foto Mann)
Sarà il 2021 l’anno di svolta per il Mann: da maggio 2021, l’Atrio e il rinnovato Giardino della Vanella diverranno spazi della cittadinanza e saranno liberamente accessibili, senza pagamento di un biglietto da parte del pubblico (il ticket sarà dovuto per la visita alle collezioni). Nell’ala occidentale del Mann, nelle splendide sale poste a piano terra e parzialmente chiuse da circa cinquanta anni, da giugno sarà ospitata la “Campania romana”: la Sezione raccoglierà circa duecento reperti, provenienti dalle principali città romane della nostra regione (non solo i grandi centri vesuviani come Pompei ed Ercolano, ma anche Cuma, Baia, Pozzuoli e Santa Maria Capua Vetere) e databili a partire dalla prima età imperiale; tra i capolavori esposti e presentati nuovamente dai depositi, vi sono le sculture che abbellivano gli edifici pubblici di Ercolano, le statue dell’Anfiteatro (II sec. d.C.) dell’antica Capua, le opere colossali del Capitolium di Cuma, la decorazione del Macellum di Pozzuoli.


Un compasso che sarà esposto nella Sezione Tecnologica (ottobre 2021) del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
A ottobre 2021, nel Braccio Nuovo del Museo, sarà presentato l’allestimento della Sezione Tecnologica del Mann: il progetto espositivo, realizzato in collaborazione con il museo Galileo di Firenze, si articolerà in tre livelli che prevedranno, per ciascuna area tematica, la presenza degli oggetti antichi, la ricostruzione moderna dei congegni e macchinari (torchio, vite di Archimede, noria, gru calcatoria, odometro, solo per fare alcuni esempi) ed i video esplicativi che ne illustreranno la funzione. Uno spazio ad hoc sarà dedicato alle tecnologie idrauliche che permettevano l’irreggimentazione delle acque a livello cittadino ed il rifornimento delle singole abitazioni. Ne saranno un esempio le grandi valvole idrauliche rivenute a Pompei, le fistule in piombo, le chiavi, i rubinetti, le bocche di fontana ed un unicum come la ricostruzione di un balneum domestico originale; dopo la breve e lungimirante esperienza del 1932, la Sezione tecnologica troverà, all’interno del Museo, una nuova dimensione allestitiva, che sottolineerà la vocazione didattica e lo spirito empirico dei contenuti scientifici proposti.


Piano strategico 2010-23 del museo Archeologico nazionale di Napoli: raddoppio della sezione pompeiana (foto Mann)

Collana in oro dell’area vesuviana (I sec. d.C.), che sarà esposta nelle collezioni pompeiane del museo Archeologico di Napoli (foto Mann)
Sempre alla fine del 2021, nelle sale 91-94 prospicienti al Salone della Meridiana, sarà inaugurata una nuova Collezione Pompeiana, con opere selezionate dai depositi e non esposte da almeno cinquant’anni: sculture, argenti, commestibili, armi gladiatorie consentiranno di ricostruire, grazie alle differenti tipologie di reperti presentati al pubblico, la cultura materiale, la vita quotidiana ed il gusto abitativo delle residenze private nelle città vesuviane tra il I sec. a.C. e l’eruzione del Vesuvio. Da non perdere, nel riallestimento, la scultura bronzea dell’Efebo dalla Casa del Citarista di Pompei, la Statua di Apollo in marmo dalla Casa del Menandro, numerosi gioielli in oro ed il tesoro di argenteria dalla Casa di Io e Inaco.

Il 2021 sarà anche l’anno della grande mostra su “I Gladiatori”, che, dall’8 marzo, costituirà un’occasione per valorizzare le armi gladiatorie appartenenti al patrimonio del Mann: questi reperti, da anni “in tour” per exhibit internazionali, saranno presentati, come si è detto, anche nelle collezioni pompeiane del Museo. Dalla Svizzera saranno dati in prestito importanti reperti, come il grande mosaico di Augusta Raurica, che, esposto per la prima volta interamente dopo il restauro, rappresenta scene di combattimenti su una superficie di eccezionale estensione. In esclusiva per il Mann, un focus sugli anfiteatri campani per valorizzare l’avanguardia architettonica e l’eccezionale patrimonio archeologico regionale. Tra le prestigiose collaborazioni della mostra, non poteva mancare, naturalmente, quella del Parco Archeologico del Colosseo.

Nel 2022, continuerà il lavoro di riapertura degli spazi museali: in aprile, sarà sistemato il terrapieno con una nuova fruibilità da parte del pubblico; in giugno, si potrà visitare la Sezione di Cuma, in cui figureranno reperti della raccolta cumana e provenienti dagli scavi Stevens: con queste opere, anche alla luce delle nuove ricerche archeologiche, si traccerà un quadro aggiornato dell’evoluzione storica della più antica colonia greca in Occidente. Sempre in giugno, sarà effettuato l’arricchimento allestitivo della Sezione di Napoli Antica: il progetto scientifico terrà conto dei risultati dei nuovi scavi, con particolare attenzione ai materiali provenienti dall’area del porto della città, dall’età ellenistica sino all’età bizantina ed oltre. In dicembre, prevista la presentazione della sezione dedicata al collezionismo e alla storia del Museo. Saranno quattro le grandi mostre dell’anno: i “Bizantini” ed i “Nuragici”, con relativi focus su popolazioni e culture del passato; la grande retrospettiva su Alessandro Magno; infine, i “Vulcanici”, che traccerà un nuovo dialogo con le tradizioni, antiche e presenti, del Sol Levante, partendo dai concetti di eruzione e ricostruzione.

Nel 2023, la dimensione “at work” connoterà gli spazi meno visibili del Museo: dalla cantierizzazione dei sotterranei al completamento del lavoro sui depositi, che prevedrà un riallestimento prima di Sing Sing (2020-2021), poi degli affreschi (2023). Tra i più importanti appuntamenti espositivi dell’anno, la mostra su “Samarcanda”. Fil rouge della programmazione triennale sarà la definizione di un Quartiere della Cultura, che avrà come baricentro il Mann e coinvolgerà non soltanto istituzioni culturali (partner della Rete Extramann, Accademia di Belle Arti ed Istituto Colosimo), ma anche imprenditori del circuito Negozio Amico ed artigiani operanti nel territorio: il Museo diverrà “espanso”, con focus espositivi nella Galleria Principe di Napoli e nell’Istituto Colosimo.
“Mann at work”- Il museo Archeologico nazionale di Napoli, forte dei risultati del 2018, presenta la programmazione 2019-2020: grandi mostre, il restyling delle collezioni e degli spazi espositivi, l’identità glocal definita dalla proiezione internazionale e dalla capacità di dialogo con il territorio

“Le Tre Grazie”, il famosissimo gruppo scultoreo di Antonio Canova esposto all’Ermitage di San Pietroburgo: arriverà a Napoli (foto Graziano Tavan)
Corre il Mann verso obiettivi sempre più ambiziosi. Corrono i numeri del museo Archeologico nazionale di Napoli più dei Corridori della villa dei Papiri di Ercolano, che sono uno dei suoi simboli: visitatori 452531 nel 2016, 529799 nel 2017, 613426 nel 2018; aree espositive, 6366 mq aperti al pubblico, saranno 14616 mq entro il 2020; giardini aperti al pubblico, 0 mq nel 2016, 3190 nel 2020. Il museo cresce, come conferma “Mann at work”, la programmazione 2019-’20 presentata nei giorni scorsi in cui si capisce subito, fin dalle prime battute del direttore Paolo Giulierini, che ha ottenuto da Artribune la menzione “Migliore Direttore di Museo” del 2018, come il biennio 2019/2020 sarà decisivo per il Mann, il “Museo che cresce” tra le grandi mostre, il restyling delle collezioni e degli spazi espositivi, l’identità glocal definita dalla proiezione internazionale e dalla capacità di dialogo con il territorio. Le premesse di questa dimensione “at work” non soltanto sono state definite nel piano strategico triennale del museo, ma sono state confermate dall’attività messa in campo nel 2018, anno dei record per il Mann: come abbiamo visto, al 31 dicembre scorso, sono stati 613426 i visitatori che hanno ammirato collezioni permanenti ed esposizioni temporanee, in aumento del 15.8% rispetto alle 529799 presenze del 2017; ancora, l’abbonamento “OpenMann”, unicum nel panorama dei musei autonomi nazionali, ha registrato 3728 adesioni nella fase promozionale, lanciata tra 1° dicembre 2018 e 7 gennaio 2019 (prevalente la sottoscrizione dell’opzione card per adulti, con 3120 iscrizioni; ancora, sono state vendute 296 card “family” per due adulti over 25, 217 “young” per giovani tra i 18 ed i 25 anni, 95 “corporate” per aziende ed associazioni). “Il 2019 è l’ anno del nuovo Mann, delle grandi mostre a partire da Canova fino a Thalassa, ma anche di importanti opere nel palazzo con l’apertura delle sezioni Magna Grecia e Preistoria, il restyling delle pompeiane, una straordinaria sezione tecnologica lì dove la immaginò Maiuri, il rifacimento e allestimento del terzo giardino, quello della Vanella”, commenta il direttore Paolo Giulierini. “Un discorso a parte merita l’immensa opera di riordino e razionalizzazione, mai fatta sinora, dei depositi Mann, il nostro ‘tesoro’: già avviata nel 2018 ne presenteremo a breve i primi risultati. Nel 2020 Napoli avrà il suo museo Archeologico come le ultime generazioni non l’hanno mai visto: alla massima fruibilità degli spazi espositivi (basti pensare alle splendide sale con colonne dell’ala occidentale, chiuse da 50 anni, che ospiteranno la statuaria campana) si affiancheranno servizi moderni che porranno il Mann all’avanguardia tra i grandi siti mondiali consentendoci, ad esempio, di ospitare eventi in un auditorium di 300 posti tecnologicamente all’avanguardia”.
Il “Museo che cresce” diviene, così, un’architettura virtuosa, capace non soltanto di dinamizzare se stessa, ma anche di fare sistema con diverse realtà: guardando oltre i confini nazionali, l’organizzazione di mostre, spesso realizzate con reperti provenienti dai ricchissimi depositi senza depauperare le collezioni visitabili dai turisti, è un’occasione concreta per promuovere il brand del Mann. “Il Mann nel mondo è sempre più autentico ambasciatore della cultura italiana. Solo le nostre mostre in tournée in Cina contano a oggi oltre due milioni e mezzo di visitatori. Grazie un innovativo protocollo per i prestiti internazionali ideato con l’università Federico II le nostre opere oggi viaggiano nel mondo con supporti multimediali, audiovisivi e un vero e proprio ‘corredo’ di comunicazione che racconta Napoli, la Campania, l’Italia: sono praticamente ‘a lavoro per noi’, oltre a generare introiti per circa 750mila euro in media ogni anno. Abbiamo appena chiuso un anno entusiasmante festeggiando un nuovo record, con oltre 613mila visitatori. Quasi quattromila persone nel corso delle ultime festività hanno acquistato l’abbonamento annuale: ora vogliamo che Open Mann diventi anche Open City e faccia rete sul territorio, cosi come Extramann del progetto Obvia fa rete tra i siti culturali cittadini. Un grande lavoro e tante esaltanti sfide ci aspettano”, conclude Giulierini.

Rendering del progetto di restauro e valorizzazione del cosiddetto Braccio Nuovo (studio architetti Giuseppe Capuozzo e Maria Rosaria Infantino)
Tra 2019 e 2020: il Museo che cambia volto. Le principali attività che hanno caratterizzato e caratterizzeranno, in prospettiva 2020, il restyling delle collezioni e l’ampliamento delle aree espositive del museo rientrano in due diversi framework progettuali: a) il Fondo di Sviluppo e Coesione/FSC 2014-2020 (Piano Stralcio Cultura e Turismo, di cui alla Delibera CIPE 3/2016), che prevedrà interventi di sistemazione del piano interrato del Mann, con la finalità di sviluppare nuovi spazi per la collocazione dei reperti ed allestire aree visitabili nei depositi; b) il PON “Cultura e Sviluppo 2014-2020”, che seguirà quattro linee progettuali: 1. Riallestimento delle aree museali poste al piano terra dell’ala occidentale con una nuova sistemazione di parte della statuaria campana; 2. Ristrutturazione della copertura; 3. Completamento, restauro e valorizzazione del cosiddetto “Braccio Nuovo”; 4. Museo accessibile: nuove tecnologie della comunicazione al servizio del processo di fruizione del visitatore del Mann. Nell’ambito dei suddetti interventi, si segnalano, di seguito, le più importanti operazioni di modernizzazione degli spazi museali.

Bronzi dal santuario di Locri nei laboratori di restauro in vista dell’apertura della sezione Magna Grecia (foto dal sito http://www.ilroma.net)
Maggio 2019: nuova apertura della sezione Magna Grecia. La Collezione Magna Grecia è uno dei nuclei storici del museo Archeologico nazionale di Napoli: il suo ultimo allestimento risale al 1996. La direzione del Mann ne ha definito la riapertura perseguendo due obiettivi principali: l’esigenza di assicurare un programma di comunicazione chiaro, attraente e corretto rispetto ai contenuti ed alla ricostruzione storica dei contesti; il rispetto delle finalità complessive del sistema museale per costruirne un’identità riconoscibile nelle forme e nell’immagine della rappresentazione. Il tema delle culture a contatto sarà centrale nella comunicazione espositiva, soprattutto per spiegare la complessità delle coesistenza e dei sistemi di relazione tra le diverse comunità dell’Italia meridionale prima della Romanizzazione. Tra i maggiori nuclei espositivi risalta la presenza del materiale votivo da Locri, in particolare quello proveniente dal santuario in contrada Parapezza. Questo complesso votivo permette di rappresentare in maniera esemplare l’importanza del rituale religioso nel sistema di organizzazione sociale dei Greci nelle città e nei territori dipendenti. Da Locri provengono anche numerosi bronzi di eccezionale qualità artistica, uno dei prodotti più pregiati dell’artigianato magno-greco; i più antichi sono rappresentati da un elmo calcidese con paragnatidi a forma di testa di ariete con occhi in avorio, databile agli ultimi decenni del VI sec. a.C.; un’hydria lavorata a sbalzo e a cesello decorata con testa di Gorgone degli inizi del V sec. a.C. e un cinturone con ganci a freccia della seconda metà del IV secolo a.C. Così, nell’antica sede espositiva, ovvero nelle sale prospicienti al Salone della Meridiana, i visitatori potranno ripercorrere il “mondo” della Magna Grecia attraverso alcuni grandi sentieri tematici (ad esempio, l’architettura, la religione, la pratica del banchetto e le forme di interrelazione tra le diverse popolazioni dell’Italia meridionale). Saranno esposti reperti che, nel corso del XIX secolo, appartenevano a collezioni private o provenivano dagli scavi condotti nel Regno di Napoli.
Giugno 2019: nuova apertura della sezione Preistoria. La collezione raccoglierà gli antichi reperti provenienti da vari centri della Campania, con lo scopo di ripercorrere le vicissitudini, spesso complesse ed alterne, legate al popolamento della Regione. Riconsegnare queste particolari e rarissime opere al visitatore significherà effettuare un vero e proprio viaggio della conoscenza, per comprendere in che modo veicolare la diffusione del nostro patrimonio: così, la sezione Preistoria vivrà un restyling nell’allestimento e nella comunicazione dei contenuti informativi. La creazione di segnali e pannelli user friendly, la definizione di un iter di visita che sarà, allo stesso tempo, ascendente e a ritroso (si salirà di livello, andando dall’età del ferro sino al più remoto periodo paleolitico) contribuirà ad incrementare le suggestioni del percorso museale. Un percorso che si adeguerà ai nuovi standard della ricerca scientifica, seguendo le diverse stagioni dei ritrovamenti archeologici, intercorsi dalla fine dell’Ottocento sino agli anni Novanta del secolo scorso.

Il giardino prospiciente il cosiddetto Braccio Nuovo del Mann in una foto del 1932 (foto Archivio del Mann)
Giugno 2019: nuova sistemazione del giardino della Vanella. Rimasta chiusa per anni e andata distrutta, per la maggior parte, dalla costruzione della grande teca espositiva di acciaio e vetro (ora demolita) e dalle lavorazioni del cd. Braccio Nuovo, finalmente nel 2019 verrà riaperta la seconda parte del giardino della Vanella, cui seguirà, dopo breve tempo, la terza di completamento: in tal modo, sarà ampliata l’offerta di spazi verdi del museo, iniziata nel 2016 con il recupero dei due giardini storici adiacenti l’atrio, il Giardino delle Camelie e quello delle Fontane. Il progetto di recupero, che prevede un restauro delle parti ancora esistenti del precedente giardino (l’ipogeo di Caivano, la fontana, il colonnato, i muretti in mattoni) e un ripensamento in chiave moderna degli spazi ormai liberati dai detriti con abbattimento delle barriere architettoniche, cerca di creare un legame ancora più solido tra la città e il museo, inserendo anche elementi in grado di valorizzare il rapporto tra passato e presente attraverso l’utilizzo di elementi architettonici e naturali. L’impianto ippodameo della Napoli antica troverà spazio nella sistemazione dei vialetti che, intrecciandosi, inquadreranno grandi aiuole, dalle quali spunteranno alberi, arbusti e fiori in gran parte legati alla storia del giardino e alle collezioni del museo. Il tema dell’acqua verrà riproposto grazie al restauro della fontana voluta da Amedeo Maiuri e posta al centro del giardino, fontana che è la riproduzione in scala di una peschiera di epoca romana. Il richiamo al mondo antico troverà la sua massima espressione nel restauro dell’Ipogeo di Caivano: si tratta di una tomba gentilizia romana databile tra il I ed il II sec. d.C., affrescata con scene di paesaggi idillico-sacrali; la tomba (rinvenuta a Caivano nel 1923 e poi smontata e rimontata nel giardino della Vanella) per le sue caratteristiche strutturali rimarrà quasi completamente interrata e sarà visitabile dal pubblico solo attraverso una scalinata (per i diversamente abili, sarà creato un sistema di accessibilità virtuale tridimensionale).
In corso nel 2019: attività di completamento del braccio nuovo. Dopo la collocazione di alcuni uffici (restauro e didattica) e l’apertura della caffetteria, che sarà spazio per rilassarsi e gustare prodotti tipici della tradizione partenopea, entro l’autunno di quest’anno termineranno i lavori nel cosiddetto “Braccio Nuovo”: non soltanto verrà allestita, in collaborazione con il museo “Galileo Galilei”, una nuova sezione tecnologica dedicata all’antica Pompei, ma verrà inaugurato l’auditorium, spazio dedicato agli eventi ed alla didattica.
Prospettiva 2020: un nuovo quartiere della cultura per il centro storico di Napoli. Il Mann fa rete con la città: grazie ad uno studio realizzato dall’università di Roma Tre e dal Dipartimento di Architettura dell’Università “Federico II”, il processo di rinnovamento del Museo non si limita alle collezioni ed agli spazi espositivi, ma entra in rapporto sempre più stretto con il centro storico di Napoli. Prevista, infatti, la valorizzazione delle strade e dei giardini limitrofi al Museo e rientranti nel perimetro compreso tra il Mann, l’Accademia di Belle Arti e l’istituto Colosimo: la fruizione dell’arte, così, non viene iscritta nella pertinenza di un solo istituto, ma rientra in un percorso più complesso all’interno di un vero e proprio quartiere cittadino dedicato alla cultura.
Il museo Archeologico nazionale di Napoli si allarga a monte: inaugurati i nuovi laboratori di restauro nel recuperato Braccio Nuovo che ospiterà anche auditorium, zona ristoro, biblioteca e fototeca
- Il museo Archeologico nazionale di Napoli si allarga a monte potenziando e ristrutturando il cosiddetto Braccio Nuovo con l’inserimento, in una struttura all’avanguardia, di tutte le funzioni e i servizi principali per il normale svolgimento delle attività di un museo di rango internazionale. A lavori ultimati il corpo centrale dell’edificio ospiterà auditorium, biblioteca e fototeca, mentre le due ali laterali che abbracciano il cortile retrostante il Museo ospiteranno i laboratori di restauro e altri servizi. Sino ad oggi, sfruttando il finanziamento a disposizione (giunti con il POR Campania 2000/2006 Attrattore Culturale Napoli e con il POR FESR 2007/2013 da parte della Regione Campania), sono stati realizzati l’involucro dell’intero edificio, inclusi copertura e facciata esterna, la sezione dedicata ai laboratori di restauro, il corpo scala, tutti gli infissi esterni, la predisposizione degli impianti in alcune aree della biblioteca e della fototeca.
I quattro nuovi laboratori del Mann, inaugurati a luglio 2017, occupando complessivamente 689 mq del Braccio Nuovo, dopo anni di abbandono, vanno a potenziare il centro di restauro già già tra i più importanti del Sud Italia. “I quattro nuovi attrezzati gabinetti”, spiega il direttore Paolo Giulierini, “consentiranno al Mann una migliore gestione delle attività di restauro, maggiori spazi per la formazione e la diagnostica, facilitando anche la movimentazione di materiali lapidei pesanti”. E assicura: “Oltre ai laboratori di restauro nella rinnovata struttura non mancheranno spazi destinati ai servizi al pubblico come una biblioteca, un ristorante ed un auditorium da 285 posti, che saranno completati entro il 2019 come previsto nel Piano Strategico”.
Il Braccio Nuovo è stato ampliato in profondità, realizzando uno scavo nel costone di tufo della collina dell’istituto Colosimo, mentre la facciata originaria è stata conservata e restaurata. Le quote dei livelli interni sono state rimodulate in modo da ottenere quattro piani fuori terra, costituiti da solai in c.a. con struttura in acciaio, senza incrementare l’altezza dell’edificio preesistente. L’attuale configurazione funzionale degli spazi, progettata da RTP Studio DAZ architetti associati (Daniela Antonini e Alexander Zaske) – arch. Giuseppe Capuozzo, e realizzata dal gruppo di lavoro composto da arch. Maria Rosaria Infantino, arch. Danilo Capozzo, arch. Giacomo Visconti, ing. Vincenzo Gianfrancesco, ing. Michele Giustino, è il frutto di una completa revisione del precedente progetto non portato a termine. In fase progettuale, l’RTP ha completamente revisionato la distribuzione funzionale del progetto a base di gara, in quanto questo presentava scelte progettuali inattuabili e non sostenibili. È stato inoltre necessario apportare modifiche alle opere già realizzate, a causa della presenza di incongruenze e vincoli normativi non rispettati.
L’Auditorium, cui si accederà attraversando un atrio dalla quota del cortile, si sviluppa sui primi due livelli ed è destinato ad accogliere ca. 285 posti a sedere. L’area pubblica della biblioteca e la fototeca sono ubicate al terzo livello. Al quarto livello sono situati i depositi. L’ala destra dell’edificio ospita i nuovi laboratori di restauro, appena inaugurati, che completano i laboratori già esistenti. Nei primi due livelli dell’ala sinistra e nell’ex Pinakos sono previste le aree di ristoro del museo. Sul terzo livello è prevista un’area dedicata all’allestimento di mostre ed attività didattiche, con annessa sala conferenze, mentre all’ultimo livello sono collocati depositi e locali tecnici. Il piano delle coperture, oltre ad essere utilizzato come spazio tecnico per gli impianti, ospita una cavea con 132 posti a sedere per mettere in scena spettacoli all’aperto. L’elemento che fortemente caratterizza tutti gli spazi interni delle due ali è la presenza di due chiostrine, di dimensioni differenti, che garantiscono l’illuminazione naturale per tutta la profondità del corpo di fabbrica. La chiostrina all’interno dell’ala laboratori si estende sino al secondo livello, ed è chiusa sul lato inferiore da una copertura vetrata; quella nell’ala sinistra si estende sino al piano terra, creando un piccolo giardino che sarà accessibile dall’area ristoro.











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