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Firenze. L’accademia toscana “La Colombaria” organizza “La Tarquinia degli Spurinas”, giornata di studi, in presenza e on line, in ricordo di Mario Torelli

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Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni nel settembre 2020

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Copertina del libro “Gli Spurinas. Una famiglia di principes nella Tarquinia della “rinascita” “

“Scrivere una storia di famiglia per epoche diverse da quella moderna è quasi sempre un azzardo”, scriveva Mario Torelli nella premessa del suo libro Gli Spurinas. Una famiglia di principes nella Tarquinia della “rinascita” (L’Erma di Bretschneider, 2019). “Nelle mani di un archeologo la vicenda di una famiglia antica, così come ce la fanno conoscere iscrizioni e rare e occasionali menzioni delle fonti letterarie, solo di rado è riuscita a diventare trama storica significativa, da leggere eventualmente sullo sfondo di eventi più generali, capaci di dare un senso a comportamenti, a documenti figurati o a evidenze monumentali. La famiglia al centro di queste pagine è quella degli Spurinas-Spurinnae, una potente gens tarquiniese, forse la più potente della città nella prima metà del IV secolo a.C., emersa come tutte le altre dell’età della “rinascita” dalla “notte oligarchica” del V secolo a.C. Di costoro ci parlano alcuni eccezionali documenti epigrafici in latino, i c.d. Elogia Tarquiniensia, fatti incidere su una lastra di marmo in età giulio-claudia; abbiamo così i resti della breve biografia, redatta secondo le regole codificate degli elogia latini, di tre personaggi vissuti fra la fine del V e la metà del IV secolo a.C., il capostipite Velthur Spurinna Lartis f., e il figlio e il nipote (o il figlio natu minor) di questi, Velthur Spurinna Velthuris f. e Aulus Spurinna Velthuris f. Queste brevi biografie, giunte a noi purtroppo con gravi lacune, erano destinate a fornire allo spettatore l’identità di tre statue, ovviamente perdute, erette all’inizio dell’età imperiale per celebrare gli antenati (pretesi) di una famiglia senatoria romana di fresca nomina, quella dei Vestricii Spurinnae nel luogo più augusto della città, il grandioso tempio poliadico di Tarquinia detto dell’Ara della Regina, dove si concentravano le memorie religiose più importanti della città e, per aspetti particolari come l’aruspicina, dell’intera nazione etrusca”.

firenze_la-tarquinia-degli-spurinas_giornata-di-studi_locandinaProprio in ricordo di Mario Torelli, che è mancato nel settembre 2020 (vedi Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma | archeologiavocidalpassato), l’Accademia toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria” organizza in presenza nella propria sede, in via Sant’Egidio 23 a Firenze, e on line (Link al collegamento zoom ID riunione: 862 4690 8148), una giornata di studi dal titolo “La Tarquinia degli Spurinas”. Appuntamento venerdì 13 maggio 2022, alle 10. La giornata di studi si apre con i saluti istituzionali: Sandro Rogari (accademia “La Colombaria”), Giuseppe Sassatelli (istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici), Concetta Masseria (università di Perugia), Massimo Osanna (università “Federico II” di Napoli; ministero della Cultura). Introduce i lavori Stefano Bruni (università di Ferrara). Alle 11, PRIMA SESSIONE, presieduta da Luciano Agostiniani (accademia “La Colombaria”). Intervengono: Tonio Hoelscher (università di Heidelberg) su “Pompe funebri tra Grecia, Roma e Tarquinia”; Lucio Fiorini (università di Perugia) su “Arath Spuriana, la Tomba dei Tori e Tarquinia arcaica”; Luca Cerchiai (università di Salerno) su “Le Tombe dell’Orco e gli Spurina: elogio di un paradigma”. 14.30, SECONDA SESSIONE, presieduta da Giuseppe Sassatelli (istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici). Intervengono: Carmine Ampolo (Scuola Normale Superiore) su “Gravisca e la riscoperta degli empori (tra ‘epigrafia, culti e storia’)”; Vincenzo Bellelli (Cnr; parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia) su “Note tarquinesi”; Giovanna Bagnasco (università di Milano) su “Un volto nuovo per un’antica dea. Il Mediterraneo e Tarquinia in epoca ellenistica”; Attilio Mastrocinque e Fiammetta Soriano (università di Verona) su “Il Foro romano di Tarquinia”; Stefano Bruni (università di Ferrara) su “Quinto Spurina, exemplum virtutis dal mondo antico alle soglie dell’umanesimo”.

Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Attilio Mastrocinque dell’università di Verona su “La profezia di Mithra”

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 24 marzo 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza di Attilio Mastrocinque, professore di Storia romana all’università di Verona, sul tema “La profezia di Mitra”, che approfondisce il culto di Mitra tra testimonianze materiali e fonti letterarie.  Attilio Mastrocinque dirige le indagini archeologiche nell’area della “Domus del Mitreo” di Tarquinia. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Firmico Materno conosceva un testo attribuito a un profeta del Mitraismo e ne cita qualche frase. Le scene raffigurate sui pannelli a sinistra nei rilievi mitraici ricordano la Gigantomachia, Saturno, la nascita di Mitra e la mietitura del grano, i pannelli superiori mostrano il miracolo del miele che sgorga dalla roccia, la nave, gli dei, un bovino in riposo, capre, pecore e un pastore. Tutti questi elementi ritornano nella profezia della IV Ecloga di Virgilio, che doveva avere ispirato il profeta di Mitra. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da Largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Associazione La Carta di Altino. Conversazione on line “Alle origini del Cristianesimo altinate: la gemma di Cristo Sotér” con il prof. Luigi Sperti, direttore scientifico progetto di Ca’ Foscari in località Ghiacciaia. Il link per seguirla

Locandina della conversazione on line “Alle origini del Cristianesimo altinate: la gemma di Cristo Sotér”

Il Buon anno dell’Associazione La Carta di Altino arriva con la terza delle ConvesazioniAltinati@1600 “Alle origini del Cristianesimo altinate: la gemma di Cristo Sotér” per parlare di un reperto speciale, rinvenuto proprio durante una delle campagne di scavo dell’università Ca’ Foscari di Venezia, che anima il dibattito sul primo Cristianesimo in laguna. Appuntamento on line mercoledì 12 gennaio 2022, alle 21, con il prof. Luigi Sperti, direttore scientifico di questo progetto, insieme alla dott.ssa Bruna Nardelli e al prof. Attilio Mastrocinque. Link per partecipare: https://unipd.zoom.us/j/89013420046. “L’intaglio”, spiega il prof. Sperti, “è stato rinvenuto nel corso dello scavo che l’università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha condotto nell’estate del 2017 ad Altino in località Ghiacciaia. È in luce all’interno di una cloaca rinvenuta l’anno precedente, ricoperta in origine da grossi blocchi di trachite, e posta sotto la strada che separava due domus databili tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale”.

Veduta aerea dell’edificio absidato di età romana scoperto in località Ghiacciaia di Altino (foto Ca’ Foscari)

“La campagna 2017 ha previsto l’apertura di un saggio di scavo (m 25 × 20) nell’area di Ghiacciaia, nella quale erano già stati effettuati dall’università Ca’ Foscari di Venezia tra il 2012 e il 2015 un survey intensivo e nel 2016 un primo saggio di scavo”, scrivono Silvia Cipriano  e Luigi Sperti di Ca’ Foscari nel resoconto pubblicato su Fasti online. “L’area è situata nella zona settentrionale dell’abitato antico di Altinum, poco più a est del centro monumentale della città romana, dove si trovavano il foro, la basilica, il teatro e l’odeon. Lo scavo ha permesso di indagare più estesamente le strutture e gli ambienti riferibili al quartiere abitativo urbano, già messi in luce nel corso della campagna del 2016. In particolare sono emersi diversi vani, che sembrano essere riferibili ad almeno due domus, separate tra loro da una stradina pavimentata con grossi blocchi in trachite, che dovevano costituire la copertura di una cloaca. Questa struttura è stata rinvenuta spogliata, tranne in un breve tratto in cui si conservano il fondo in mattoni e una spalletta laterale in blocchi lapidei. Della domus situata a Est della cloaca sono state identificate almeno due diverse fasi cronologiche, documentate dalla sovrapposizione di due pavimentazioni in uno degli ambienti messi in luce: a un lacerto di opus caementicium con disegno geometrico in tessere musive bianche e nere si sovrappone infatti un nuovo piano pavimentale, testimoniato da un livello di pietrisco a grana fine frammisto a malta cementizia, poggiante su una preparazione in pezzame litoide. Alla medesima domus sono pertinenti anche almeno altri due ambienti, uno dei quali conserva il sottofondo pavimentale in malta cementizia che doveva probabilmente essere rifinito con lastre marmoree, delle quali rimangono le impronte regolari. A ovest della cloaca sono stati identificati almeno 4 vani riferibili ad un’altra domus; in due ambienti si conserva, seppure in modo frammentario e lacunoso, il sottofondo pavimentale in malta cementizia. Tutte le fondazioni murarie rinvenute risultano essere state sottoposte ad attività di spoliazione in età tardoantica. In via preliminare le strutture rinvenute possono essere datate tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.” (vedi anche Scoperto un grande edificio absidato di età romana: è l’importante rinvenimento della quarta campagna di scavo del progetto “Alla ricerca di Altino” dell’università Ca’ Foscari di Venezia | archeologiavocidalpassato).

Al museo civico di Montebelluna “Archeologia del territorio a Montebelluna”: giornata di studi archeologici dalla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg” dopo un’impegnativa campagna di studi sulle nuove scoperte archeologiche del territorio e la revisione delle collezioni nei depositi. Webinar gratuito su Zoom

Archeologia del territorio a Montebelluna: giornata di studi archeologici dalla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg”, a cura di Emanuela Gilli e Benedetta Prosdocimi. Evento on line organizzata dal museo civico di Montebelluna (Tv) insieme alla competente soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per parlare di archeologia, ricerca, tutela e valorizzazione. Partner scientifici: università di Padova – Dipartimento di Beni Culturali; università di Ferrara – Dipartimento di Studi Umanistici; università Ca’ Foscari Venezia – Dipartimento di Studi Umanistici; università di Verona – Dipartimento di Culture e Civiltà. Tutto questo grazie alla mostra “Sapiens. Da cacciatore a cyborg” allestita al Museo Civico di Montebelluna dopo un’impegnativa campagna di studi sulle nuove scoperte archeologiche del territorio e la revisione delle collezioni nei depositi. Appuntamento mercoledì 31 marzo 2021, mattino: 10.15-12.30 / pomeriggio: 16.30-18.30. Webinar gratuito su piattaforma Zoom. È possibile iscriversi ad entrambe le sessioni oppure ad una soltanto. Iscrizione obbligatoria a info@museomontebelluna.it oppure chiamando lo 0423300465. PROGRAMMA. Ore 10.15: Apertura dei lavori e saluti istituzionali, interviene Fabrizio Magani soprintendente ABAP-Ve-Met; ore 10.30-12.30 | SESSIONE 1 – Pre-Protostoria: “Valorizzare il patrimonio tra tutela, ricerca e comunicazione. Il caso della mostra Sapiens. Da cacciatore a cyborg” con Emanuela Gilli (museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna), Benedetta Prosdocimi (soprintendenza ABAP-Ve-Met) e Giorgio Vaccari (museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna). “Art Bonus per lo studio delle collezioni litiche preistoriche del museo civico di Montebelluna” con Nicolò Scialpi (università di Ferrara), Marco Peresani (università di Ferrara). “L’indagine di strutture con indicatori di attività artigianale dell’Età del ferro a Montebelluna-Via Mercato Vecchio” con Veronica Groppo archeologa, Gaspare De Angeli archeologo, Paolo Reggiani (Paleostudy). “Lo studio della tomba 410 dell’Età del Ferro dalla necropoli di Montebelluna-Posmon. Dati archeologici e antropologici a confronto” con Benedetta Prosdocimi funzionario archeologo SABAP-Ve-Met, Nicoletta Onisto antropologa. Ore 16:30-18:30 | SESSIONE 2 – Età Romana: “Montebelluna, una società multiculturale: il caso delle spade celtiche da tombe romane dalla necropoli di Posmon” con Pier Giorgio Sovernigo archeologo. “Microstorie di romanizzazione. Lo studio della tomba 304 dalla necropoli di Montebelluna-Posmon” con Claudia Casagrande archeologa, Giovannella Cresci Marrone (università Ca’ Foscari Venezia), Anna Marinetti (università Ca’ Foscari Venezia), Nicoletta Onisto archeologo (antropologo) professionista, e Michele Asolati (università di Padova). “La fucina romana di Montebelluna. Dallo scavo alla ricostruzione virtuale” con Maria Stella Busana (università di Padova), Denis Francisci (università di Padova), Emanuel Demetrescu (istituto di Scienze del Patrimonio Culturale-CNR). “Nuovi dati sul centro romano di Montebelluna. Il fondo Amistani a Mercato Vecchio” con Attilio Mastrocinque (università di Verona), Luca Arioli archeologo, e Alfredo Buonopane (università di Verona).

Verona. Produzione e consumo di cibo e vino dall’età del Ferro al Medioevo al centro del progetto di ricerca “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona” dell’università di Verona con la soprintendenza di Verona e il museo di Storia Naturale, il supporto della Fondazione Fioroni e l’accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, e il finanziamento di Fondazione Cariverona

“In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca dell’università di Verona

Cosa cucinavano gli antichi? Come servivano e gustavano cibo e vino? Ci sono usanze che sono rimaste invariate nel tempo? Sono alcuni dei quesiti alla base di “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca scientifica di eccellenza finanziato da Fondazione Cariverona, realizzato dal dipartimento Culture e civiltà dell’università di Verona e guidato da Patrizia Basso, docente di Archeologia classica assieme ad altri colleghi di Storia antica e archeologia (Alfredo Buonopane, Diana Dobreva, Attilio Mastrocinque, Mara Migliavacca, Fabio Saggioro) e Diana Bellin del Dipartimento di Biotecnologie. Archeologi, storici antichi, medievisti e biotecnologi universitari cercheranno di dissotterrare le radici storiche di un mercato agroalimentare ancora oggi ricco e attivo, cercando di cogliere le continuità e le innovazioni alimentari che si sono succedute nel corso dei secoli. La ricerca si concentrerà sulle fasi preromane, della romanizzazione, della fine dell’Impero e quella medioevale in quanto decisivi passaggi economici, sociali e culturali per il centro scaligero e il territorio circostante. Punto di partenza del progetto sono i reperti archeologici e paleobotanici editi ed inediti (manufatti ceramici, vitrei, lapidei ma anche vinaccioli, semi, carboni, ossa umane ecc.), provenienti dai più significativi scavi archeologici condotti nel territorio veronese, messi a disposizione dalla Soprintendenza, che insieme al dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona e al museo di Storia naturale sarà protagonista dell’elaborazione dei dati scientifici e dell’organizzazione delle attività di divulgazione/comunicazione previste. Per la fase divulgativa dei risultati (convegni, seminari, mostre a tema) partner del progetto sarà anche l’accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona.

Ciotole e vasi da ambienti palafitticoli dal museo di Storia naturale di Verona: contenevano tracce di cibo degli antenati preistorici (foto univr)

Partner del progetto. Dopo una sosta forzata a causa dell’emergenza sanitaria, gli studi riprendono con la collaborazione della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza, partner del progetto stesso. Contribuiranno anche il museo di Storia Naturale di Verona, che metterà a disposizione le competenze scientifiche del personale della sezione di Preistoria, in particolare per quel che riguarda la conoscenza delle ricerche condotte dal Museo nel territorio veronese a partire dall’Ottocento e l’accesso agli archivi e alle collezioni archeologiche nei depositi archeologici. A supportare il progetto anche la Fondazione Fioroni di Legnago con cui il dipartimento scaligero ha siglato un apposito accordo di programma. Il tema, di grande interesse scientifico e insieme aderente agli interessi economici e culturali della Verona odierna, vede dunque coinvolti tanti enti che operano nel territorio urbano con fini istituzionali diversi, ma con l’obiettivo comune di coniugare la ricerca sul passato della città con la sua promozione nel presente.

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Patrizia Basso dell’università di Verona

“In una città come questa”, spiega la professoressa Basso, “ancor oggi vivace mercato agroalimentare, particolarmente celebre nel mondo per la qualità dei suoi vini, sembra di grande interesse ricercare le radici storiche della produzione e del consumo di cibo e vino, per cogliere da un lato le continuità e quindi le tradizioni, dall’altro le innovazioni nelle diete degli abitanti nel corso dei secoli e in particolare nelle fasi preromane, della romanizzazione, della fine dell’Impero e dell’affermarsi del Medioevo che segnarono decisivi passaggi economici, sociali e culturali nella storia del centro urbano e del suo territorio”. L’occasione alimenta il valore scientifico, economico e culturale del centro scaligero che “in collaborazione con i diversi enti coinvolti – conclude la docente –  mantiene attivo l’interesse per la ricerca sul passato e la sua promozione nel presente”.