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Giornata dei Beni culturali siciliani, in memoria di Sebastiano Tusa: al museo Archeologico Salinas di Palermo visita guidata alle collezioni; all’università di Palermo presentazione di “Sicilia archeologica. 115”, e alla fondazione Federico II presentazione di “Sicilia archeologica vista dal cielo”

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10 marzo 2025: per la “Giornata dei Beni Culturali Siciliani”, dedicata alla memoria di Sebastiano Tusa, archeologo e assessore regionale ai Beni Culturali tragicamente scomparso nel disastro aereo del 10 marzo 2019, i parchi archeologici, i musei, le gallerie e le biblioteche della Regione Siciliana aprono gratuitamente le loro porte al pubblico: il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo apre dalle 9 alle 19 [ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura]. Ingresso gratuito. Per l’occasione, CoopCulture offrirà alle 17 una visita guidata gratuita alle collezioni del “Salinas”. La visita darà inoltre l’opportunità di conoscere meglio la figura di Sebastiano Tusa e il suo importante contributo all’archeologia, ricordando un uomo che ha lasciato un’impronta duratura nella cultura siciliana. Un’opportunità unica per scoprire le collezioni del museo più antico della Sicilia, con un focus speciale sulla figura di Sebastiano Tusa, del quale verrà ripercorsa la sua straordinaria vita e il suo instancabile lavoro di archeologo, fino al tragico incidente che ne ha segnato la scomparsa. Tusa è stato un uomo che ha dedicato con passione e impegno la sua esistenza alla ricerca e allo studio del mondo antico, apportando un contributo fondamentale alla scoperta, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale siciliano.

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La Fondazione Sebastiano Tusa, rispettando la “Giornata dei Beni Culturali Siciliani”, l’appuntamento annuale in ricordo della tragica scomparsa dell’illustre archeologo, lo ricorda con due eventi il 10 e 11 marzo 2025. Lunedì 10 marzo, alle 17, nella Sala Magna del Complesso Monumentale dello Steri (piazza Marina, 61 a Palermo) si tiene la presentazione del nuovo volume della rivista “Sicilia Archeologica” (n. 115). Programma. Saluti di Massimo Midiri, rettore dell’università di Palermo; Roberto Lagalla, sindaco di Palermo; Massimo Mariani, prefetto di Palermo; Francesco Paolo Scarpinato, assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Regione Siciliana. Interventi istituzionali: P. Sergio M. Catalano op, priore del convento San Domenica di Palermo; Mario La Rocca, dirigente generale dei Beni culturali e all’identità siciliana, Regione Siciliana. Introduce Valeria Li Vigni Tusa, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, direttrice Sicilia Archeologica. Modera Ludovico Gippetto, giornalista. Intervengono Bruno Corà, presidente Fondazione Burri; Massimo Cultraro, ISPC-CNR, comitato scientifico Sicilia Archeologica; Luigi Fozzati, Istituto Italiano di Archeologia Subacquea, redazione Sicilia Archeologica; Assia Kysnu Ingoglia, università Tor Vergata, redazione Sicilia Archeologica; Franco Palla, università di Palermo, comitato scientifico Sicilia Archeologica; Roberto Marcucci, editore L’ERMA di Bretschneider.

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Copertina del numero 115 di “Sicilia archeologica” (L’Erma di Bretschneider)

Sicilia archeologica 115. In questo numero è particolarmente focalizzato l’aspetto della circolazione di uomini e culture nel Mediterraneo che evidenzia quel modo di sentire comune ai Paesi che vi si affacciano: Un mare di storia, dove i popoli che hanno navigato collegando sponde diverse, oggi, come millenni fa, devono proseguire sulla strada del dialogo e sostenere una collaborazione per la tutela e valorizzazione del Mare Nostrum. Come è prassi anche questo numero si divide in quattro grandi sezioni: scoperte archeologiche più recenti; diagnostica dei beni culturali (archeometria, biotecnologie, …); aggiornamenti dalla preistoria al mondo classico e al mondo sommerso; normativa sui beni culturali (valorizzazione, conservazione, tutela, fruizione).

palermo_10-marzo_presentazione-sicilia-archeologica-vista-dal-cielo_locandinaMartedì 11 marzo 2025, alle 9.30, alla Fondazione Federico II (Oratorio di Sant’Elena e Costantino Piazza della Vittoria, 23 – Palermo) verrà presentato il libro “Sicilia archeologica vista dal cielo: dalla preistoria all’età romana”. Intervengono Gaetano Galvagno, presidente Assemblea regionale siciliana e Fondazione Federico II; Valeria Li Vigni, presidente Fondazione Sebastiano Tusa; Roberto Marcucci, editore L’Erma di Bretschneider; Giovan Battista Scaduto, fondazione Federico II; Luigi Nifosi, archivio fotografico siciliano; Luigi Fozzati, istituti italiano di Archeologia Subacquea, fondazione Sebastiano Tusa. Modera Ludovico Gippetto, giornalista.

Palermo. Al Complesso Monumentale dello Steri la Fondazione Sebastiano Tusa presenta l’ultimo numero di Sicilia Archeologica (114/23) edito da L’Erma di Bretschneider nella Giornata dei Beni culturali siciliani

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Fabio Martini, Valeria Li Vigni Tusa, Massimo Cultraro e Assia Kysnu Ingoglia alla presentazione della rivista Sicilia Archeologica a Spazio Libri di TourismA 2024 (foto graziano tavan)

Dopo l’anteprima a Firenze a Tourisma 2024, nella sezione Spazio Libri a cura di Massimo Cultraro (vedi Firenze. A Spazio Libri di TourismA 2024 presentato il numero 114 della rivista “Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa | archeologiavocidalpassato), è arrivato il momento di presentare il nuovo numero della rivista Sicilia Archeologica, il 114/2023, in casa, a Palermo. E la fondazione Sebastiano Tusa che cura la rivista, portata avanti e sviluppata proprio da Sebastiano Tusa, edita da L’Erma di Bretschneider, ha scelto ancora una volta per la presentazione ufficiale il 10 marzo, cioè l’anniversario della tragica scomparsa dell’archeologo e assessore regionale ai Beni culturali, giorno nel quale la Regione Siciliana ha deciso di commemorare Sebastiano Tusa istituendo la Giornata dei Beni culturali siciliani (vedi 10 marzo, giornata dei Beni culturali siciliani: ingresso gratuito a tutti i luoghi regionali della cultura per onorare il ricordo di Sebastiano Tusa, il grande archeologo e assessore ai Beni culturali, nell’anniversario della sua tragica scomparsa. Ecco qualche idea da non perdere | archeologiavocidalpassato).

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Copertina del numero 114 (2023) della rivista “Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa

Appuntamento dunque domenica 10 marzo 2024, alle 17, nell’aula magna del Complesso Monumentale dello Steri a Palermo, in piazza Marina 61. Aprono i saluti di Massimo Midiri, rettore dell’università di Palermo; Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana; Roberto Lagalla, sindaco di Palermo; Mario La Rocca, dirigente generale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana; p. Sergio M. Catalano op, priore del convento di San Domenico di Palermo. Introduce Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa e direttore di Sicilia Archeologica. Modera Massimo Cultraro, Ispc-Cnr, comitato scientifico Sicilia Archeologica. Intervengono Oscar Belvedere, università di Palermo, comitato scientifico Sicilia Archeologica; Vito Zarzana, ispettore onorario per i Beni culturali, vice direttore Sicilia Archeologica; Assia Kysnu Ingoglia, università di Roma Tor Vergata, redazione Sicilia Archeologica; Roberto Marcucci, editore L’Erma di Bretschneider.

Firenze. A Spazio Libri di TourismA 2024 presentato il numero 114 della rivista “Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa

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Fabio Martini, Valeria Li Vigni Tusa, Massimo Cultraro e Assia Kysnu Ingoglia alla presentazione della rivista Sicilia Archeologica a Spazio Libri di TourismA 2024 (foto graziano tavan)

A TourismA 2024, nell’ambito della sezione Spazio Libri a cura di Massimo Cultraro, domenica 25 febbraio 2024, è stato presento in anteprima il numero 114 (2023) della rivista “Sicilia Archeologica” edito da L’Erma di Bretschneider. Ne hanno discusso con Massimo Cultraro (ISPC CNR Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale): Valeria Li Vigni Tusa (direttrice della rivista – fondazione Sebastiano Tusa), Fabio Martini (Comitato Scientifico della Rivista) e Assia Kysnu Ingoglia (Redazione Sicilia Archeologica).

Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, per archeologiavocidalpassato.com fa una breve presentazione del numero 114 della rivista. “Il volume, pubblicato dalla Fondazione Sebastiano Tusa”, spiega Li Vigni, “fa parte di una collana che nasce con Vicenzo Tusa, quindi una rivista che nasce negli anni Sessanta del Novecento, che prosegue con Sebastiano Tusa, e che poi è stato nostro impegno rimettere in piedi e pubblicare. E la pubblichiamo sempre con lo stesso entusiasmo, la stessa passione e scientificità che applicava Sebastiano. Non soltanto archeologia ma multidisciplinarietà. Infatti nella rivista sono presenti articoli di biologi, di archeologi, di storici dell’arte, perché è fondamentale dare spazio al patrimonio culturale in tutte le sue articolazioni. Una parte è dedicata alla normativa sui beni culturali, che di volta in volta viene curata da un giurista: nel caso specifico, su questo numero il contributo è curato dal comandante Gianluigi Marmora del nucleo tutela patrimonio dei beni culturali, quindi dall’Arma dei Carabinieri”.

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Copertina del numero 114 (2023) della rivista “Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa

“Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa, prosegue sulla direzione indicata da Sebastiano Tusa “𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑖𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒𝑑 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑎 𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑎 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝐵𝑒𝑙 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒” (Sebastiano Tusa). Anche il numero 114 è diviso in 4 sezioni: 1. Le scoperte archeologiche più recenti, 2. La diagnostica dei beni culturali, 3. Gli aggiornamenti dalla preistoria, al mondo classico e al mondo sommerso, 4. Le normative ai beni culturali (valorizzazione – conservazione – tutela – fruizione). Apre la prima sezione il saggio di Luca Restelli, Clemente Marconi, Andrew Farinholt Ward, Linda Adorno e Francesca Paleari, 𝐿𝑜 𝑠𝑐𝑎𝑣𝑜 𝑡𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑇𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜 𝐴 𝑒 𝑖𝑙 𝑇𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜 𝑂 𝑠𝑢𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑟𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑆𝑒𝑙𝑖𝑛𝑢𝑛𝑡𝑒 (𝑆𝐴𝑆 𝑇𝐴𝑂-𝐴, 2023). 𝑅𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑙𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒. Secondo saggio è quello di Thea Sommerschield e Stefano Vassallo “𝐿𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝐸𝑟𝑎𝑐𝑙𝑒 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑎 𝑇𝑒𝑟𝑟𝑎𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝐶𝑢𝑡𝑖: 𝑢𝑛 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑙𝑜𝑢𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜𝑛 𝑖𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜” che analizza la decorazione a rilievo con Eracle, centauri, arpie, Atena armata e iscrizione del nome di uno dei due centauri nel frammento di louterion rinvenuto nell’area dell’abitato di Terravecchia di Cuti, un sito indigeno della Sicilia centrale. La sezione dedicata alla Diagnostica viene aperta dal contributo di Katia D’Ignoti, “𝐿𝑎 𝑐𝑒𝑟𝑎𝑚𝑖𝑐𝑎 𝑒𝑜𝑙𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑡𝑎𝑟𝑑𝑜-𝑐𝑙𝑎𝑠𝑠𝑖𝑐𝑎-𝑒𝑙𝑙𝑒𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑠𝑜𝑣𝑟𝑎𝑑𝑑𝑖𝑝𝑖𝑛𝑡𝑎 𝑎 𝑓𝑟𝑒𝑑𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑐𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑃𝑖𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝐿𝑖𝑝𝑎𝑟𝑖”, uno studio dettagliato sulla ceramica sovra dipinta tardo classica-ellenistica prodotta a Lipari, che mette in discussione e riformula molti aspetti di questa classe di manufatti. Segue il saggio di Francesca Meli, Francesco Savarino, Arianna Romano, Gabriele Lauria, Maria Grazia Griffo e Luca Sineo, 𝐵𝑖𝑜-𝑎𝑟𝑐ℎ𝑎𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎𝑙 𝑁𝑜𝑡𝑒𝑠 𝑜𝑛 𝑡ℎ𝑒 𝑃𝑢𝑛𝑖𝑐 𝐿𝑖𝑙𝑦𝑏𝑎𝑒𝑢𝑚: 𝑇ℎ𝑒 190 𝐻𝑦𝑝𝑜𝑔𝑒𝑢𝑚, che fornisce importanti e innovative analisi bioarcheologiche e ricostruzioni 3D. La terza sezione dedicata agli Aggiornamenti viene aperta dal saggio di Fabio Martini, 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑒𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎: 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑖𝑛𝑛𝑜𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖 𝑚𝑎𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑖, restituisce un’attenta analisi sulla Sicilia in particolare sulle due tematiche principali: le identità plurali degli ultimi cacciatori-raccoglitori mesolitici e le variabili culturali e sulla capacità in periodi preneolitici di seguire rotte marittime. Segue il contributo di Maurizio Cattani, 𝐿𝑎 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑒𝑠 𝑑𝑖 𝑀𝑢𝑟𝑠𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑑𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐵𝑟𝑜𝑛𝑧𝑜. Il saggio propone una reinterpretazione dei dati archeologici in considerazione della ricorrenza dei processi storico culturali presenti in diverse aree della Sicilia e delle isole minori. Massimo Cultraro nel suo interessante saggio 𝐸𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑛𝑖𝑛𝑠𝑢𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑃𝑟𝑜𝑡𝑜𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎 𝑜𝑐𝑐𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 evidenzia come le fasi avanzate e finali dell’età del Bronzo nella Sicilia occidentale siano state implementate negli ultimi anni mantenendo come punto di riferimento il sito di Mokarta (Salemi TP). Giovanni Di Stefano, 𝐴𝑟𝑚𝑖 𝑒 𝑜𝑟𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑎𝑛𝑡𝑢𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑔𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑠𝑡𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑚𝑎𝑟𝑖𝑛𝑎, offre un interessante indagine sugli aspetti rituali intorno al Santuario di Castiglione. Chiude la terza sezione Gianfranco Purpura, 𝐿𝑎 𝑑𝑜𝑐𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑚𝑎𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑖 𝑟𝑖𝑛𝑣𝑒𝑛𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑢𝑏𝑎𝑐𝑞𝑢𝑒𝑖, l’approccio interdisciplinare del saggio offre un’analisi esaustiva e illuminante con una chiave di lettura che si avvale di interpretazioni di archeologia subacquea e di diritto commerciale romano che forniscono fondamentali arricchimenti a entrambi i settori disciplinari. L’ultima sezione dedicata alla legislazione contiene il contributo del comandante Gianluigi Marmora, 𝐼𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜 𝐶𝑎𝑟𝑎𝑏𝑖𝑛𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑇𝑢𝑡𝑒𝑙𝑎 𝑃𝑎𝑡𝑟𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑜 𝐶𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒, che testimonia l’attività di conoscenza che svolge il Nucleo TPC attraverso l’uso della banca dati.

Archeologia in lutto. È mancato il prof. Raffaele C. de Marinis, uno dei più illustri studiosi di preistoria e protostoria in Italia. Aveva 82 anni. Il ricordo di enti culturali, colleghi e allievi

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Il prof. Raffaele de Marinis, , uno dei più illustri studiosi di preistoria e protostoria in Italia., si è spento a 82 anni

Archeologia in lutto. È venuto a mancare il prof. Raffaele C. de Marinis, uno dei più illustri studiosi di preistoria e protostoria in Italia, già titolare della cattedra di Preistoria e Protostoria all’università Statale di Milano, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria dal 2009 al 2012 e direttore della Rivista di Scienze Preistoriche dal 2012 al 2017. Aveva 82 anni. Lo hanno annunciato, l’8 giugno 2023, la moglie Donatella Premoli Silva e i figli Alessandro e Marco De Marinis. I funerali si terranno nella Basilica di San Babila a Milano lunedì 12 giugno 2023, alle 11. La notizia è presto rimbalzata da un istituto culturale all’altro, dove il prof. De Marinis ha avuto modo di lavorare o collaborare. E sui social il ricordo di molti allievi e colleghi.

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Il prof. Raffaele de Marinis (foto mantovauno.it)

È l’istituto italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP) che ne traccia una sintetica biografia dopo aver espresso tutto il proprio cordoglio ai suoi cari, ai suoi collaboratori e ai suoi amici. Nato nel 1941, laureato in Lettere Classiche all’università di Milano nel 1967 con una tesi di Paletnologia (“La necropoli ligure di Chiavari”), Raffaele C. de Marinis entra nel 1979 nei ruoli della soprintendenza Archeologica della Lombardia come funzionario archeologo preistorico, nel 1987 diventa professore associato di Paletnologia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Milano e nel 2000 professore ordinario di Preistoria e Protostoria nello stesso ateneo milanese. Delle sue molteplici ricerche di preistoria e protostoria dell’Italia settentrionale rimangono centinaia di contributi editi su riviste scientifiche nazionali e internazionali, monografie, cataloghi di mostre, atti di convegno, con focus particolari sull’arte rupestre, sull’età del Rame in area padana e alpina, sulla cronologia dell’età del Bronzo e sullo sviluppo del popolamento etrusco nei territori lombardi.

bagnolo-san-vito_parco-archeologico-forcello_logoSi ricordano, tra i principali scavi di cui è stato direttore scientifico, quelli inerenti alla cultura di Golasecca a Sesto Calende e Malpensa, le indagini nei siti etruschi del Forcello di Bagnolo S. Vito e del Castellazzo della Garolda, gli studi condotti sull’area dei massi di Cemmo in Val Camonica e le pluriennali campagne di scavo nel sito palafitticolo del Lavagnone. La sua vasta cultura e l’approfondita conoscenza delle realtà transalpine hanno fatto di lui un punto di riferimento fondamentale per gli studi sulla preistoria recente e la protostoria.

rivista-di-scienze-preistoriche_copertinaMembro del consiglio direttivo dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria a partire dal 1995, ne ha rivestito la carica di vice presidente dal 2005 al 2008, per essere poi eletto presidente nel 2009. Nel 2012, ultimato il mandato, è diventato direttore della Rivista di Scienze Preistoriche, incarico che ha mantenuto fino a marzo 2018. “Nel corso degli anni in cui è stato investito delle più importanti cariche dell’Istituto”, ricordano all’IIPP, “ma anche dopo, in qualità di socio emerito, Raffaele de Marinis ha sempre sostenuto attivamente e con impegno e determinazione, la nostra Associazione, non facendo mai mancare il suo appoggio, talvolta critico, sempre determinato, per sostenere l’Istituto e promuovere gli studi di preistoria e protostoria in Italia. Tra le molte iniziative scientifiche di cui negli anni è stato parte attiva – mostre, allestimenti museali, convegni – ricordiamo qui solo la più recente, il coordinamento del comitato scientifico della LII Riunione Scientifica dell’IIPP dedicata alla Preistoria e Protostoria in Lombardia e Canton Ticino: alla sua curatela e a quella della prof. Marta Rapi si deve l’uscita del volume che ne pubblica i contributi. A uno dei suoi temi di ricerca più sentiti è, infine, dedicato il suo ultimo contributo Ripostigli dell’età del Bronzo con oggetti d’ornamento dall’area padana, RSP 2022”.

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Copertina del libro “L’età del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempi di Oetzi” di Raffaele de Marinis

Intenso anche il ricordo del LaBAAF (Laboratorio Bagolini, Archeometria, Archeologia e Fotografia) del dipartimento di Lettere e Filosofia dell’università di Trento, che esprime un profondo cordoglio e tristezza per la scomparsa di Raffaele Carlo de Marinis che con i suoi approfonditi studi ha contribuito a rendere la Preistoria italiana oggetto di dibattito internazionale. “Per l’impatto avuto anche sugli studi del nostro laboratorio desideriamo menzionare i suoi lavori su: la necropoli di Remedello, l’uomo del Similaun, le statue stele, l’arte rupestre, le palafitte e la metallurgia dell’età del Rame e Bronzo. Con Raffaele de Marinis se ne va un grande archeologo e un grande docente. Negli anni abbiamo potuto apprezzare la sua profonda cultura, curiosità, entusiasmo e spirito critico, doti fondamentali per stimolare il dibattito scientifico e formare allievi preparati. Lo vogliamo ricordare con le sue stesse parole pubblicate nella Rivista di Scienze Preistoriche LXIII, che descrivono, come solo lui sapeva fare, lo stato dell’arte della nostra disciplina. “(…) 𝐸𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑎𝑟𝑐ℎ𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑜𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑒𝑛𝑜 𝑠𝑢𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑖 𝑎 𝑝𝑜𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒, 𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙’𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑖𝑜𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖. 𝐹𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑖𝑛 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑟𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐𝑟𝑜𝑐𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑔𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑎 𝐵𝑒𝑛𝑒𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜 𝐶𝑟𝑜𝑐𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎. 𝑁𝑜𝑛-𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖, 𝑛𝑜𝑛-𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖, 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑖𝑝𝑙𝑖𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑎 𝑚𝑎𝑟𝑔𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 (…). 𝑅𝑖𝑡𝑒𝑛𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑖𝑝𝑙𝑖𝑛𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑒̀ 𝑣𝑖𝑐𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑧𝑒𝑟𝑜. 𝐸𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒, 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 ’30 𝑒 ’40 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑉. 𝐺𝑜𝑟𝑑𝑜𝑛 𝐶ℎ𝑖𝑙𝑑𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑑𝑖𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑙’𝑖𝑛𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑡𝑎̀ 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑎”. (Raffaele C. de Marinis – De Profundis per la divulgazione scientifica in campo preistorico- e protostorico, RSP LXIII – 2013 pp. 255-263)”.

raffaele-de-marinis_1Anche la Confederazione Italiana Archeologi si unisce al cordoglio per la scomparsa del professore Raffaele C. de Marinis, pilastro dell’archeologia pre e protostorica in Italia settentrionale. “Già professore ordinario di Preistoria e Protostoria all’università di Milano, ha diretto per più di trent’anni gli scavi nei siti di Lavagnone e del Forcello e formato decine e decine di studenti che oggi lo ricordano con affetto per tutti i suoi insegnamenti. Ci lascia un uomo dal carattere non sempre facile ma che è stato, e sempre sarà, un grande e irreprensibile maestro”.

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Ritagli di giornale sulle ricerche archeologiche a Forcello di Bagnolo San Vito (Mn) (foto parco archeologico forcello)

L’amministrazione comunale di Bagnolo San Vito (Mn) e tutto lo staff del Parco si uniscono al dolore della famiglia e porgono le più sentite condoglianze. “Il parco archeologico del Forcello, il sito etrusco, il Comune di Bagnolo San Vito perdono un personaggio illustre, un grandissimo studioso che ha portato un piccolo centro sulle sponde del Mincio ad essere conosciuto nel mondo scientifico a livello internazionale. A lui si devono il riconoscimento del Forcello come importante centro etrusco a nord del Po, l’avvio delle ricerche sistematiche e numerose pubblicazioni che restano a testimonianza di un lavoro continuo ed entusiasta. Con immensa riconoscenza, il nostro lavoro continuerà nel solco da lui tracciato”. Il museo Archeologico “G. Rambotti” di Desenzano (Bs) e l’amministrazione comunale si associano al cordoglio per la scomparsa di Raffaele Carlo de Marinis professore emerito di Preistoria e Protostoria all’università di Milano, a cui si deve la nascita del museo nel 1990 e che ha diretto per molti anni le ricerche presso la palafitta del Lavagnone.

ADDIO RAFFAELE”, scrive Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. “È venuto a mancare Raffaele Carlo De Marinis, archeologo fra i massimi esperti dell’età del Rame, storico collaboratore di Archeologia Viva e membro del Comitato scientifico della nostra rivista. A lui si deve il riconoscimento del sito del Forcello a Bagnolo San Vito (Mn) come il più importante insediamento etrusco a nord del Po. Se n’è andato un grande maestro”. L’archeologo navale Francesco Tiboni: “Un vero archeologo, un mentore, una sfida costante. Mi mancherà, professore”. Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: “Triste notizia. Un pezzo importante di (proto)storia della nostra disciplina. I miei ricordi personali vanno indietro allo splendido convegno sulla cronologia dell’età del Ferro del 2003, mia prima avventura. Un confronto epocale tra scuole diverse. Citava a memoria ogni tipologia calata in terra con lucidità e signorilità rare. Era schivo ma non si sottraeva mai al confronto vincendo la sua naturale timidezza per il piacere della discussione. O almeno così a me ragazzino parve”. Gianluigi Daccò, museologo: “È morto Raffaele De Marinis, sicuramente il più importante archeologo della Protostoria e Preistoria italiano. Fondamentali i suoi studi sulla Preistoria e Protostoria in Lombardia, sull’ età del rame, sulla Cultura di Golasecca, sui Leponzi e tanti altri. Io l’ho conosciuto 45 anni fa, quando era ancora ispettore della soprintendenza Archeologica per la Lombardia. Per me, medievista e museologo, è sempre stato un sicuro riferimento, oltre che un amico. Sempre mi ha consigliato e aiutato, generoso e leale come era, per realizzare il museo Archeologico di Lecco, che fa parte del Sistema Museale che ho costituito e diretto. Le sue allieve, Stefania Casini prima e Michela Ruffa poi, come consulenti scientifiche del Sistema Museale Lecchese hanno, in pratica, fondato l’Archeologia della Provincia di Lecco, con gli scavi che hanno diretto, con gli studi (Carte Archeologiche della Provincia) e con i loro importanti lavori museologici. Noi, nella nostra vita, abbiamo dei “Piccoli Maestri”. DeMa (come lo chiamavano tutti) è stato uno di questi anche per me. Ci rivedremo, un giorno, DeMa”.

Chiudiamo questa breve e inevitabilmente incompleta carrellata di ricordi con le parole dell’archeologa Assia Kysnu Ingoglia: “Il professor de Marinis è stato mio professore alla scuola di specializzazione di Milano, con lui ho sostenuto l’esame orale di ammissione alla scuola di specializzazione; per dire la verità è stato un esame surreale: quando sono entrata aveva la mia tesi tra le mani, cosa che mi sembrò del tutto normale visto che per accedere all’indirizzo preistorico bisognava presentare la tesi con argomento pre o protostorico. Non appena mi sedetti lui subito esordì dicendo come prima domanda mi spieghi cosa ci fa una peroniana qui! Devo premettere che la sera prima un caro amico ‘peroniano’ mi aveva detto di stare in guardia perché era risaputo che tra de Marinis e Peroni non correva buon sangue. Capì ben presto, già dalla prima domanda, che nulla di quell’esame sarebbe stato normale o almeno nella norma, mi fece un esame sulla tipologia utilizzata da Peroni, poi mi chiese velocemente qualcosa sul Paleolitico, Mesolitico e Neolitico e ritornò all’età del Bronzo chiedendomi di tutto, mi alzai convinta che quell’esame non lo avevo superato, chiamai il caro amico, poi Sebastiano Tusa e infine mandai una mail a Peroni, non gli scrissi del tenore dell’esame gli dissi semplicemente che non era andata. Diverse ore dopo Annalisa, la mia amica di avventure e disavventure universitarie con la quale avevo affrontato l’esame della scuola di specializzazione, mi comunicò che eravamo state ammesse e anche con un’ottima votazione. Naturalmente dovetti telefonare nuovamente a tutti e mandare una nuova mail a Peroni. Iniziò così la mia avventura milanese e imparai a conoscere Raffaele de Marinis, lo convinsi anche a invitare Peroni a tenere una conferenza a Milano, cosa che avvenne e fu molto piacevole, l’ultimo mio anno di scuola mi trovai con lui in viaggio per Roma per portare l’ultimo saluto a Renato Peroni, lo trovai molto commosso e piacevole, gli raccontai alcuni aneddoti e lui me ne raccontò altri. Lo rividi anni dopo ad una riunione dell’IIPP, mi salutò dicendomi qualcosa del tipo buongiorno dottoressa peroniana con un mezzo sorriso, non lo incontrai mai più. Sapere che ci ha lasciati mi rattrista molto, a lui devo una visione diversa della tipologia, lo studio approfondito di Golasecca, a lui devo soprattutto la scelta della mia relatrice per la tesi: Annaluisa Pedrotti il vero regalo che mi ha fatto de Marinis e per cui gli sarò per sempre grata”.