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Archeoastronomia. Per il Solstizio d’Inverno nelle Stonehenge d’Italia la prova che i megaliti trovati in Basilicata, Cilento, Valle del Belice e Puglia sono dei “calendari astronomici” dell’età del Bronzo testimoni di riti arcaici

Magiche atmosfere al solstizio d'estate a Stonehenge, nella piana di Salisbury

Magiche atmosfere al solstizio d’estate a Stonehenge, nella piana di Salisbury

Stonehenge: basta solo pronunciare il nome del famoso sito megalitico inglese per evocare misteriosi riti legati al solstizio d’estate, quando il sole, all’alba del 21 giugno, si allinea con le grandi pietre del circolo preistorico. Ma non è l’unico luogo dove si può ritrovare un “calendario astronomico” risalente alla preistoria. Anche in Italia. Qui le “Stonehenge” si animano però per il solstizio d’inverno, il 21 dicembre, il giorno più corto dell’anno, quando il Sole nel suo moto apparente nelle costellazioni dello Zodiaco raggiunge la massima distanza rispetto al piano dell’equatore terrestre. Da questo periodo in poi le ore di luce cominciano ad allungare e per questo, osserva l’archeoastronomo Vito Francesco Polcaro, dell’istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), “sin dalla preistoria è stato attribuito al solstizio d’inverno il significato sacro del trionfo della luce sulle tenebre”. Significato che, in epoca storica, ritroviamo con i romani che festeggiavano il “Sol Invictus” e, poi, con i cristiani il Natale di Cristo. In Italia, da Petre de la Mola in Basilicata ai megaliti della valle del Belice in Sicilia, i calendari in pietra risalgono quasi tutti alla tarda età del Bronzo e sono stati costruiti con la stessa  tecnica di Stonehenge in Gran Bretagna, “che consiste nell’osservare la posizione del sole nel giorno più corto o più lungo dell’anno e creare dei punti di mira”, spiega Polcaro.

Il complesso megalitico di Petre de la Mola nel parco di Gallipoli Cognato nelle Piccole Dolomiti Lucane

Il complesso megalitico di Petre de la Mola nel parco di Gallipoli Cognato nelle Piccole Dolomiti Lucane

Fra gli ultimi siti archeoastronomici scoperti c’è Petre de la Mola sulle Dolomiti Lucane che dai reperti archeologici trovati nelle vicinanze pare sia stato frequentato dalla tarda età del Bronzo fino al IV secolo a.C. “Ma per una datazione precisa dovremo aspettare gli esiti degli scavi archeologici, in programma grazie al finanziamento della Regione Basilicata, attraverso il Parco di Gallipoli Cognato”, interviene l’archeologo Emmanuele Curti, consigliere del Parco di Gallipoli Cognato. Il complesso di Petre de la Mola è un affioramento naturale di roccia calcarea che è stata modificata sovrapponendo una lastra ad una spaccatura naturale della roccia per creare una galleria che permette di osservare il sole al tramonto del solstizio d’inverno. Lo stesso giorno, e solo in quello, a mezzogiorno il Sole appare dallo stesso punto di osservazione in una piccola fenditura artificiale a sinistra della galleria, dando l’avviso del fenomeno che si verificherà al tramonto.

Al tramonto del solstizio d'inverno si può traguardare il sole attraverso la galleria del complesso megalitico di Petre de la Mula

Al tramonto del solstizio d’inverno si può traguardare il sole attraverso la galleria del complesso megalitico di Petre de la Mula

“Un gruppo di ricerca interdisciplinare composto da archeologi, geofisici, geologi ed astronomi dell’università della Basilicata, della Faber Srl di Matera, dell’istituto nazionale di Astrofisica e dell’università La “Sapienza” di Roma ha iniziato lo studio del complesso megalitico chiamato “Petre de la Mola”, non lontano dalla cima del Monte Croccia, nel Parco di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane”, interviene Rocco Rivelli, presidente del parco lucano. “Sofisticati rilevamenti, effettuati attraverso l’impiego delle più avanzate tecnologie attualmente in uso anche nel campo dei Beni Culturali, hanno rivelato che il complesso presenta allineamenti diretti alla posizione del sole al mezzogiorno ed al tramonto del solstizio d’inverno ed altri che segnalano quella agli equinozi ed al solstizio d’estate. È quindi probabile che il megalite sia stato utilizzato dagli antichi abitanti del Monte Croccia come un “calendario di pietra” per segnalare date particolari dell’anno, a scopo rituale ed a fini pratici”. Secondo l’esperto il luogo potrebbe essere stato usato a scopo religioso per celebrare cerimonie che coinvolgevano più persone perché nelle vicinanze sono stati scoperti anche altri punti di osservazione: sono rocce contrassegnate da graffiti e a volte da bacini artificiali nella roccia. “L’intera area archeologica, frequentata dal neolitico al IV secolo a.C., copre una superficie di circa 6 ettari e include, oltre al megalite, un insediamento fortificato lucano (IV secolo a.C.), posto sulla cima della montagna. Questo insediamento è circondato da più cinte murarie realizzate in blocchi perfettamente squadrati; il tratto meglio preservato della cinta, variamente restaurata, ha una lunghezza di oltre 2 chilometri e la sua porta principale traguarda, attraverso il megalite, il punto dell’orizzonte ove sorge il Sole agli equinozi. L’eventuale conferma di questo dato indicherebbe la conservazione di una memoria e del valore sacro del megalite fino alla fine dell’occupazione del sito”.

Il 21 dicembre visita guidata con Giovanni Ricciardi per assistere al fenomeno del “Solstizio d’Inverno”: osservare l’ultimo raggio di sole che penetra nella fenditura del Megalite

Il 21 dicembre visita guidata con Giovanni Ricciardi per assistere al fenomeno del “Solstizio d’Inverno”: osservare l’ultimo raggio di sole che penetra nella fenditura del Megalite

Per il solstizio d’inverno a Petre de la Mola il Comune e la Pro loco di Oliveto Lucano (Matera) hanno organizzato una due giorni di appuntamenti il 20 e 21 dicembre 2017. Si è iniziato il 20 dicembre con il convegno “Il megalite, con valenza archeoastronomica, di Petre de La Mola ed i suoi contermini in Italia Meridionale” nel Salone del complesso architettonico di Cristo flagellato (ex Ospedale S. Rocco) a Matera. Nel pomeriggio gli ospiti hanno raggiunto Oliveto Lucano per una visita guidata nel centro storico, cui è seguito nella Chiesa Madre “Maria SS. Delle Grazie” il concerto di Arpe Viggianesi e una passeggiata tra i forni ed i portoni del centro storico con musiche natalizie e gli Zampognari di Terranova del Pollino. In serata “Gran Falò” con mercatini natalizi, “Banda Olivetese La Cima e Il Maggio” e degustazione di prodotti tipici. Mercoledì 21 dicembre in mattinata visita al Frantoio Oleario della Famiglia Sica e ai panifici locali con degustazioni della tradizione natalizia olivetese. Alle 14.30 il raduno e partenza per il monte Croccia – località “Petre de La Mola”- per assistere al fenomeno del “Solstizio d’Inverno” ovvero per osservare l’ultimo raggio di sole che penetra nella fenditura del Megalite con visita guidata a cura di Giovanni Ricciardi. Alle 15.30 osservazione della “Ierofania” e a seguire sarà servito Te e cioccolata calda ai piedi del monte Croccia al suono di musiche della tradizione natalizia. “Proficua collaborazione stipulata dal 2009 con il Gruppo Archeologico Lucano”, commenta il presidente della pro loco “Olea”, Saveria Catena, “in particolare con il professor Leonardo Lozito che essendo vice direttore nazionale Gruppi Archeologici d’Italia, contribuisce a valorizzare il sito archeologico facendo giungere in Basilicata esperti di fama internazionale provenienti dal mondo dell’astronomia e dell’archeologia”.

Sul monte Stella nel Cilento c'è il megalite Preta ru Mulacchio

Sul monte Stella nel Cilento c’è il megalite Preta ru Mulacchio

Anche sul monte Stella nel Cilento, c’è un calendario simile. Si chiama Preta ru Mulacchio che nel dialetto cilentano, significa “Pietra del Figlio Illegittimo” perché era associato anche ai riti di fertilità. “Il complesso”, ricorda Polcaro, “è stato frequentato fino agli anni ’50: le donne passavano nella galleria perché nelle credenze popolari la roccia fecondata dal Sole diventava capace di fecondare”. La Preta è sostanzialmente costituita da tre massi che si sono separati da un singolo blocco per cause naturali: tra questi tre massi, si sono formate due “gallerie”. Tuttavia, la Preta è stata profondamente modificata dal lavoro dell’uomo: grosse pietre sono state incastrate in posizioni precise tra i tre blocchi originari, o poste a generare un piano di copertura del complesso. Inoltre, alcuni bacini sono stati scavati sulla parte superiore della Preta, visitabile grazie ad una scala di legno predisposta dall’Ente Parco. “La Petra è divenuta così un raffinato “calendario di pietra”, che indica con straordinaria precisione la data del solstizio d’inverno”, continua Polcaro. “Pur in assenza di una datazione precisa, il megalite va attribuito probabilmente alla Cultura Proto-Appenninica (inizio del II millennio a.C.)”. La Preta ru Mulacchio è raggiungibile dal parcheggio del Santuario, dove staziona il pullman, con un facile sentiero di circa 400 metri e un dislivello di circa 100 metri. Dal santuario è possibile osservare lo straordinario panorama delle coste del Cilento. Un archeo-astronomo spiega come è stato costruito, ne illustra il funzionamento come “calendario di pietra” e racconta le millenarie tradizioni popolari che, fino a pochi decenni fa, ne dimostravano l’associazione a riti di fertilità.

Nell'alta valle del Belice, in Sicilia, dietro San Cipirello, il complesso megalitico di U-Campanaro

Nell’alta valle del Belice, in Sicilia, dietro San Cipirello, il complesso megalitico di U-Campanaro

Altri megaliti di questo tipo si trovano anche in  Sicilia, nel territorio dell’Alta Valle del Belice, e più esattamente nelle campagna sulle alture che stanno dietro San Cipirello c’è il complesso di U-Campanaro. Risalgono al 1700 a.C. e sono delle grandi lastre a forma di triangolo che servono a osservare la posizione del Sole quando sorge nel giorno del solstizio di inverno e d’estate. Per riuscire a raggiungere il megalite forato di monte Arcivocalotto, bisogna inoltrarsi lungo la strada provinciale 42. Si tratterebbe di oggetti costruiti appositamente per misurare il tempo in aderenza ai cicli vegetativi della natura, che indicava le fasi delle attività agricole che venivano svolte ogni anno in determinati periodi. La funzione astronomica del calendario solare di San Cipirello è stata accertata da più studiosi, secondo i quali questo è unico megalite indica il Solstizio d’Inverno. Infine in Puglia, a Trinitapoli, ci sono buche scavate nella roccia, allineate con la direzione del Sole, nel solstizio d’inverno e d’estate.

Aosta. Inaugurato il parco archeologico di Saint Martin de Corleans, la Stonehenge delle Alpi: visita guidata all’area megalitica, 6mila anni di storia in 10mila mq

Il grande dolmen al centro del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

Il grande dolmen al centro del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

È stata definita la “Stonehenge delle Alpi”: è l’area megalitica di Saint Martin de Corleans inaugurata ad Aosta il 24 giugno 2016, dal presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, dal sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni, e dall’assessore alla cultura, Emily Rini: oltre 6mila anni di storia raccolti in quasi 10mila metri quadrati per un incredibile viaggio nel tempo dal Neolitico ad oggi. “Il turismo culturale riveste una grande importanza”, sottolinea il sottosegretario ai beni culturali e turismo, Ilaria Borletti Buitoni, intervenuta all’inaugurazione dell’area megalitica. “Il nostro obiettivo è promuovere un tessuto straordinario che rende il nostro paese unico al mondo. Questo sito è un esempio straordinario”. “È un’area unica e irripetibile”, le fa eco il presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, “che è testimonianza della migrazione dei popoli. La storia si ripete e su questo occorre riflettere”. L’assessore regionale alla cultura, Emily Rini, pone invece l’accento sull’importanza della struttura come “volàno per lo sviluppo del turismo culturale in Valle d’Aosta”. Infine, per il sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, “l’opera è un tassello fondamentale per la Aosta, soprattutto per il passaggio da città industriale a città a vocazione turistica”. Il sito presenta una stratificazione di sei metri con testimonianze che a partire dalla fine del Neolitico, attraversano l’età del Rame, del Bronzo, del Ferro e Romana, per giungere infine al Medioevo e all’età Moderna. Nato come santuario con simulacri di culto, ha poi rivestito una funzione funeraria in cui spiccano imponenti monumenti costruiti con grandi pietre (megaliti) come il dolmen su piattaforma triangolare. Si può visitare anche un museo con importanti reperti e sarà realizzato un centro di ricerca per l’archeologia preistorica e protostorica.

Tracce di aratura sacra risalente al 4mila a.C. nel parco archeologico di Saint Martin de Corleans di Aosta

Tracce di aratura sacra risalente al 4mila a.C. nel parco archeologico di Saint Martin de Corleans di Aosta

La grande piattaforma triangolare su cui poggia il dolmen al centro dell'area megalitica di St-Martin

La grande piattaforma triangolare su cui poggia il dolmen al centro dell’area megalitica di St-Martin de Corleans ad Aosta

LA VISITA AL SITO La visita al sito di Saint Martin de Corléans inizia da un lungo corridoio discendente che porta il visitatore verso le profondità della terra, facendogli compiere un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio. Sulla soglia, un calendario perpetuo indica l’epoca odierna poi, man mano che si prosegue, altri pannelli ricordano i più importanti avvenimenti della storia del luogo, intrecciata con quella planetaria, con i volti e le immagini dei suoi protagonisti, da Neil Amstrong e Buzz Aldrin – protagonisti dell’allunaggio pochi giorni dopo la scoperta dell’area archeologica aostana, – da Napoleone a Cristoforo Colombo, da Carlo Magno a Cesare Augusto, ai faraoni dell’antico Egitto, fino ad accompagnare il visitatore a 6 metri di profondità e indietro di 6000 anni, al momento in cui inizia la frequentazione del sito da parte dell’uomo. La passerella temporale termina il suo conto alla rovescia aprendosi su una grande area coperta di circa 4mila mq per offrire una visione mozzafiato: un imponente dolmen svetta su una piattaforma triangolare di pietre, intorno tombe e arature a scopo di culto orientate secondo criteri astronomici. Un gioco di luci, reso possibile da 500 fari orientabili, fa sorgere e tramontare il sole e proietta sul terreno le ombre dei reperti, immergendo il visitatore nell’atmosfera e nel paesaggio in cui viveva l’uomo dal Neolitico all’età del Ferro, passando per l’età del Rame e quella del Bronzo: dai rosati dell’alba, ai gialli del mezzogiorno, ai bianchi del primo pomeriggio, ai rossi violacei del tramonto, agli azzurri metallici e bluastri della notte. Un grande schermo trasparente si sovrappone alla visione degli scavi per mostrare, attraverso la grafica ricostruttiva, come si svolgeva la vita in quel luogo tra il 4000 e il 1100 a.C., mostrando inoltre com’è stata rinvenuta l’area dai primi archeologi, con la posizione originale dei reperti poi trasferiti nelle teche museali.

La sala delle stele antropomorfe, "pezzo forte" del museo archeologico parte integrante del parco dell'area megalitica

La sala delle stele antropomorfe, “pezzo forte” del museo archeologico parte integrante del parco dell’area megalitica aostana

Ornamento in bronzo di forma lunata proveniente dal dolmen

Ornamento in bronzo di forma lunata proveniente dal dolmen

IL MUSEO ARCHEOLOGICO Il percorso espositivo prosegue salendo su una balconata-belvedere che si affaccia sugli scavi, dove si possono ammirare i monumenti rinvenuti dagli archeologi: qui per la prima volta si realizza un dialogo continuo tra reperti, luogo del loro ritrovamento e didattica museale, una scelta innovativa che offre al visitatore una fruizione completa del sito, regalando un’esperienza conoscitiva ed emotiva ad ampio spettro. Stele antropomorfe, tombe, pali rituali, macine, resti di cereali, testimonianze della lavorazione dei metalli, della semina di denti umani e della trapanazione dei crani di persone viventi (o a scopi medico-terapeutici – il paziente sopravviveva a lungo – o per motivi di carattere rituale) sono esposti in sei diverse sezioni, in un allestimento elegante e minimale che valorizza gli oggetti custoditi, anche grazie a soluzioni tecnologiche all’avanguardia: fasci laser, touch screen e didascalie parlanti sono in grado di suscitare stupore e curiosità per le ipotesi interpretative più seducenti sui miti e le personalità eroiche di un passato lontanissimo. Le stele antropomorfe sono senza dubbio i reperti più emozionanti rinvenuti nel sito archeologico. Si tratta di monumenti celebrativi dedicati al culto di capi guerrieri, eroi o divinità, raffigurati con armi e oggetti forgiati in metallo. Osservando queste sculture di fattura elaborata e grande espressività, sembra quasi di incontrare persone “vive”, con i loro volti, i vestiti ricercati, gli accessori che ne raccontano il ruolo nella società del tempo. Realizzate con lastre monolitiche di rocce scistose bruno rosate o di marmo bardiglio grigio, di forma trapezoidale o rettangolare, riproducono infatti la figura umana in modo sintetico ma ricco di dettagli che lasciano intuire sia il genere che il ruolo sociale: sono infatti visibili le parti del corpo (testa, sopracciglia, naso, braccia allungate o piegate ad angolo retto, mani), gli abiti (intrecciati o tessuti, realizzati con pelli o pellicce, cuoio, fibre vegetali), gli ornamenti (collane, cinture), gli attributi (pendaglio a doppia spirale) e le armi (arco, frecce, accetta, pugnale). Tutte le stele rinvenute, anche quelle non esposte nel museo, sono documentate sotto forma di frottages (copia tramite sfregamento di un carboncino su carta sovrapposta al bassorilievo).

L'ultimo inumato a St-Martin: è stato rinvenuto nella tomba V dell'area megalitica di Aosta

L’ultimo inumato a St-Martin: è stato rinvenuto nella tomba VIII dell’area megalitica di Aosta

Cranio trapanato, proveniente dal dolmen, di individuo sopravvissuto all'operazione

Cranio trapanato, proveniente dal dolmen, di individuo sopravvissuto all’operazione

GLI “ANTENATI” DI SAINT MARTIN Gli studiosi sono ancora al lavoro per chiarire se i protagonisti dell’affascinante storia di Saint Martin de Corléans fossero discendenti dei cacciatori del Mesolitico, insediatisi nel Neozoico al termine della glaciazione, oppure se si trattasse di popolazioni venute dal Mediterraneo, come suggeriscono alcuni reperti riconducibili alla cultura di estrazione egeo-anatolica o transacaucasica. Il luogo dei ritrovamenti è infatti un’antichissima via di comunicazione transalpina che collega la Pianura Padana alla Francia e alla Svizzera, da sempre via di passaggio e migrazioni, come conferma anche il ritrovamento di testimonianze preistoriche nei pressi del Piccolo e del Gran San Bernardo. La stretta relazione culturale tra i versanti alpini è dimostrata anche dai ritrovamenti archeologici di Sion, nell’alta valle del Rodano, dove gli scavi hanno portato alla luce un sito con stele antropomorfe e monumenti funerari, simile e contemporaneo a quello di Aosta. Secondo gli studiosi la funzione unicamente sacrale dell’area di Saint Martin presuppone l’esistenza, nelle immediate vicinanze, di uno o più abitati, forse villaggi che dovrebbero trovarsi a nord-ovest del sito archeologico, ma che non sono stati ancora individuati.

Il rendering del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

Il rendering del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

IL FUTURO DELL’AREA ARCHEOLOGICA Gli oggetti esposti nel museo rappresentano l’epoca più ricca e affascinante di testimonianze archeologiche, quella che va dal Neolitico alla prima Età del Bronzo. In una seconda fase sarà inaugurata la sezione riguardante i reperti che documentano l’occupazione dell’area nelle età del Bronzo e del Ferro, in età romana e infine nel Medioevo. Nel Museo troverà posto anche un Centro di Ricerca per il Megalitismo. Aprirà al pubblico in un momento successivo anche la porzione degli scavi sottostante il lato Sud della lanterna, in superficie divisa in due dalla strada che attraversa il quartiere, ma collegata a livello del giacimento archeologico con l’area Nord, per una futura visione del sito a perdita d’occhio, con circa un ettaro di parco coperto. I reperti rinvenuti in quest’area, attualmente chiusa al pubblico, riguardano la frequentazione del sito nella preistoria recente. Attraverso la realizzazione del parco archeologico l’Amministrazione regionale ha voluto dare una nuova funzione all’area urbana intorno agli scavi, in modo che non rimanesse legata solo alla memoria e alla storia, ma anche all’attualità. Con l’obiettivo di aumentare la fruibilità del quartiere, sopra la struttura del parco-museo è stata realizzata una grande piazza, uno spazio all’aperto che nei prossimi anni costituirà un luogo di aggregazione, ospitando sia manifestazioni locali che attività connesse alla realtà del quartiere. Perché dalle ceneri del Neolitico nasca un nuovo modo di vivere la città e i suoi tesori.

Dolmen, tombe megalitiche, stele antropomorfe: apre ad Aosta il parco archeologico di Saint Martin de Corleans, sito megalitico unico in Europa scoperto nel 1969: 6mila anni di storia dell’uomo dall’aratura sacra alle sepolture romane

Il grande dolmen al centro del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

Il grande dolmen al centro del parco archeologico di Saint Martin de Corleans ad Aosta

Dolmen, tombe megalitiche, stele antropomorfe: venerdì 24 giugno 2016 ad Aosta, alle 11.30, alla presenza del sottosegretario al Ministero dei beni culturali e del turismo, Ilaria Borletti Buitoni, del presidente della Regione Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, dell’assessore regionale alla cultura, Emily Rini, e del sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, viene ufficialmente inaugurata l’area megalitica di Saint-Martin de Corleans, un sito megalitico unico in Europa, uno dei siti archeologici più interessanti dell’intero continente che in un allestimento suggestivo e di estremo rigore scientifico racconta ai visitatori 6000 anni di storia dell’uomo dalla cosiddetta aratura sacra del V millennio a.C. alle tombe galliche e romane dei primi secoli della nostra era.

Stele antropomorfa e dolmen dell'area megalitica di Aosta

Stele antropomorfa e dolmen dell’area megalitica di Aosta

Il Parco Archeologico di Saint-Martin è un sito di eccezionale importanza scientifica, destinato a rivoluzionare le conoscenze della preistoria europea grazie ai reperti rinvenuti in diversi strati del terreno, capaci di narrare con una forza straordinaria l’evoluzione dell’uomo dal Neolitico all’Età del Ferro: 9.821 metri quadrati di testimonianze dal 4000 al 1100 a.C., monumenti straordinari come il grande dolmen che svetta al centro degli scavi, 45 stele antropomorfe di bellezza e valore ineguagliabile raffiguranti capi guerrieri, eroi o divinità, tombe megalitiche dedicate alle famiglie più influenti della comunità, 24 pali lignei rituali e arature cultuali per consacrare il luogo a santuario a cielo aperto. Ma anche 1200 metri quadrati di spazio espositivo con oggetti di ceramica, macine e macinelli, cereali raccolti dall’uomo della preistoria, oltre a resti umani che raccontano la pratica della trapanazione dei crani in soggetti viventi.

Il parco archeologico di Saint Martin de Corleans alla periferia di Aosta

Il parco archeologico di Saint Martin de Corleans alla periferia di Aosta

Il sito archeologico, situato alla periferia occidentale di Aosta, accanto all’antica chiesa di St-Martin de Corleans, da cui ha tratto il nome, oggi si presenta con una copertura architettonica a forma di lanterna, per simboleggiare il lavoro dell’uomo alla ricerca delle proprie origini. È stato realizzato grazie all’impegno dell’assessorato Istruzione e cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta con il dipartimento soprintendenza per i Beni e le attività culturali, una sinergia che ha permesso di concludere un lungo e difficile percorso, durato decenni a causa della vastità del giacimento e della complessità delle indagini archeologiche. È passato infatti quasi mezzo secolo dalla straordinaria scoperta. Era il giugno del 1969 quando, nel corso di scavi edilizi per le fondamenta di una serie di condomini alla periferia occidentale di Aosta, una ruspa urtò un’inusuale lastra di pietra: con grande sorpresa e stupore, si scoprì che si trattava di una stele antropomorfa di più di 4000 anni fa, riusata come coperchio di tomba, rimasta per un tempo lunghissimo a guardia di un mondo inghiottito dalla storia, in attesa di essere riportata alla luce dai discendenti del Terzo Millennio. L’area fu subito acquisita dalla Regione autonoma Valle d’Aosta, che nel 1970 ha dato il via a indagini e scavi più approfonditi, con campagne annuali proseguite fino al 1990, e poi riprese dal 2001 con nuovi sondaggi e operazioni di microscavo.

L'area di Saint Martin de Corleans durante gli scavi negli anni Ottanta del Novecento

L’area di Saint Martin de Corleans durante gli scavi negli anni Ottanta del Novecento

Gli scavi hanno raggiunto 6 metri di terreno in profondità, suddivisi in 8 fasi, testimonianza ciascuna di un preciso momento d’uso dell’area. Attraverso la tipologia dei reperti e la datazione al radiocarbonia, è stato possibile seguire le attività svolte dall’uomo dal Neolitico finale (4100–3900 a.C.), documentate da un’aratura rituale e da fosse circolari (“pozzi”) contenenti offerte, a tutta l’età del Rame (3000-2500 a.C.), quando il sito è frequentato come santuario a cielo aperto. I simulacri di culto, tutti orientati secondo criteri ritenuti astronomici, sono inizialmente una serie di pali lignei, forse dei totem, di cui restano solo le fosse di alloggiamento (i resti di ossa di bue incenerite rinvenute alla base confermano lo svolgimento di cerimonie rituali), successivamente lastre monolitiche che riproducono la figura umana, le stele antropomorfe. In seguito l’area è stata utilizzata con funzione funeraria, con l’innalzamento di imponenti monumenti funebri costruiti con megaliti (dal greco grande pietra), come il maestoso dolmen. La funzione funeraria viene mantenuta anche nell’età del Bronzo (2200 – 1600 a.C.) quando le stele sono riutilizzate per costruire tombe a cista (costituite da sei lastre di pietra a formare una sorta di scatola) e nell’età del Ferro, tra i secoli XI e I a.C., con la realizzazione di tombe galliche e romane.

Il suggestivo allestimento che accoglie il pubblico nell'area megalitica di Aosta

Il suggestivo allestimento che accoglie il pubblico nell’area megalitica di Aosta

Ora chi viene ad Aosta al parco archeologico di St-Martin de Corleans trova una struttura dotata delle più moderne tecnologie, in grado di fondere il rigore scientifico con il potere suggestivo degli allestimenti per offrire ai visitatori un’esperienza sensoriale e cognitiva dal forte impatto emotivo e dall’altissimo valore culturale. Studiosi e grande pubblico possono toccare con mano, in modo estremamente preciso, coinvolgente e realistico, la vita dei nostri antenati più lontani per mezzo di un corridoio spazio-temporale che riporta l’orologio della storia indietro di 6000 anni, e grazie a un avveniristico impianto di 500 luci che riproduce l’atmosfera del giorno e della notte nella preistoria, oltre a touch screen, raggi laser e grafica ricostruttiva, che completano e valorizzano monumenti e reperti lungo un inedito e affascinante percorso informativo museale. “Il giacimento archeologico di Saint Martin de Corléans ha un’eccezionale importanza scientifica mondiale: le conoscenze della preistoria europea sono state rivoluzionate dalla ricostruzione storica e culturale dell’area megalitica aostana”, dichiara il soprintendente ai Beni Culturali della Valle d’Aosta Roberto Domaine. “D’ora in poi scienziati, studenti e grande pubblico non potranno più fare a meno di venire qui per conoscere le ultime, determinanti scoperte sulla preistoria recente”.