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XXIII Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum dal 19 al 22 novembre: a quattro mesi dal via c’è già il programma in sicurezza e nel rispetto dei protocolli sanitari. Gli organizzatori: “Non vediamo l’ora di ripartire”

“Non vediamo l’ora di ripartire!”. Gli organizzatori sono ottimisti. E 4 mesi dall’apertura della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020, c’è già il programma: “Il tutto in regime di sicurezza e nel rispetto dei protocolli sanitari”. “Il programma della XXIII edizione – spiegano i promotori – vede protagonista il turismo culturale all’insegna dell’esperienza unica e autentica e poiché la Bmta tratta il segmento archeologico del turismo culturale l’aspetto esperienziale è già di per sé alla base dell’offerta. Oggi più che mai, inoltre, qualsiasi offerta deve avere i caratteri della sostenibilità che, come si evince dal ricco programma, è l’altro tema importante di questa edizione. Dunque, un nuovo modo di proporre e vivere il turismo, oltre all’aumento degli standard di qualità, al rinnovamento e adeguamento delle strutture. Nel 2020 e 2021 dobbiamo ribaltare i dati del nostro incoming, contrassegnati dal 50% di stranieri e dal 50% di italiani: allora, più Italia in Italia e più Europa in Italia. La Bmta propone al Consiglio d’Europa la certificazione di un “Itinerario Culturale Europeo dei siti archeologici subacquei”. A confronto anche i modelli di gestione del patrimonio archeologico, a seguito della riforma Franceschini dei beni culturali, al fine di una migliore valorizzazione”.

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Icomos e Icom hanno scelto la XXIII Bmta, a Paestum dal 19 al 22 novembre, per svolgere le Assemblee Nazionali dei Soci 2020, annullate nei mesi del lockdown. “Paestum è il luogo più naturale in cui ritrovarsi e mai come in questo momento i soci di Icomos Italia, organo consultivo professionale e scientifico dell’Unesco, e i professionisti museali dell’Icom Italia, associato all’Unesco e organo consultivo delle Nazioni Unite, desiderano farlo in presenza. In questo anno da dimenticare, Paestum con la sua Bmta rappresenta la ripartenza del turismo archeologico”, dichiara il fondatore e direttore della Bmta, Ugo Picarelli. “Occorre riqualificare la nostra offerta, in quanto la consapevolezza dei rischi e del non rispetto del pianeta, a cui ci ha riportato l’attuale pandemia, è motivo per intraprendere da subito l’unica strada possibile, un turismo sostenibile nel segno della unicità, dell’accessibilità, della destagionalizzazione e rispettoso dell’ambiente. Il viaggiatore della società contemporanea, una volta definito turista, è sempre più alla ricerca di emozioni e di soddisfare bisogni di conoscenza, ossia di fare turismo esperienziale alla ricerca di luoghi e momenti, che rispecchino i valori personali. Per i grandi attrattori archeologici è fondamentale ragionare sui flussi turistici: l’approccio sostenibile in questo caso deve essere una modalità per visitare i luoghi nel rispetto del bene culturale. Ma turismo sostenibile significa soprattutto valorizzazione del territorio, riscoperta delle aree interne e conoscenza del patrimonio minore, che comunque è un pezzo della nostra identità. Attraverso il racconto delle destinazioni archeologiche minori si favorirà la scoperta del territorio, puntando su un’economia anche circolare. Parlare di turismo culturale e sostenibile significa soprattutto affrontare tante sfaccettature, non solo ambientali, ma anche sociali e politiche: è un discorso ampio e importante per il futuro dei nostri territori e della nostra madre terra”.

Record di visitatori al parco archeologico di Paestum prima dell’emergenza coronavirus (foto parco archeologico Paestum)

Ecco le iniziative in primo piano, giorno per giorno. Giovedì 19 novembre 2020. “I beni culturali e il turismo dopo la pandemia” in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Campania  (saranno rilasciati 4 CFP ai Giornalisti in regola con le firme di controllo). Il Corso di Formazione, che si svolgerà con la partecipazione dei direttori dei principali Musei e Parchi Archeologici nazionali, sulla comunicazione giornalistica per il rilancio dei beni culturali e del turismo, a seguito della crisi sanitaria. “Dall’outgoing all’incoming del turismo archeologico per una domanda di prossimità europea e nazionale” in collaborazione con ENIT Agenzia Nazionale del Turismo con la partecipazione di MiBACT, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Osservatorio Parlamentare per il Turismo, Federturismo Confindustria, CISET Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica Università Ca’ Foscari Venezia, Assoturismo Confesercenti, CNA Turismo, Confturismo Confcommercio, Tour Operator specialisti. Gli addetti ai lavori e i più noti tour operator italiani insieme per discutere della necessità di puntare sulla domanda di prossimità europea e nazionale per le nostre destinazioni interessate dal turismo archeologico, pensando a rinnovati e innovativi prodotti turistici a seguito della recente emergenza che ha ripensato il turismo secondo contenuti esperienziali e autentici. Il 19 e 20 novembre: V Convegno Internazionale Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo “Catastrofi, distruzioni, storia” a cura della Fondazione Paestum. Pur non essendo in assoluto una novità, dal momento che l’uomo da sempre si è interrogato sulle cause di eventi catastrofici naturali, bisogna riconoscere che più che mai oggi l’argomento è (giustamente) al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, soprattutto per il rapporto tra clima ed eventi distruttivi. Diventa quindi naturale il bisogno di rivolgere lo sguardo al passato, alla ricerca di quelle similitudini che permettono, tra l’altro, la migliore individuazione del dispiegarsi dei fenomeni.

Venerdì 20 novembre 2020. “I parchi per la valorizzazione del patrimonio archeologico in chiave più esperienziale e sostenibile” in collaborazione con Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Federparchi, Automobile Club d’Italia, Confagricoltura, Legambiente, Touring Club Italiano. La valorizzazione dei territori improntata da una governance sostenibile ha negli stakeholder la chiave per individuare contenuti e strumenti per promuovere una offerta contrassegnata da unicità, accessibilità, percorsi sensoriali ed emozionali, ecocompatibilità, tipicità, dove le identità sono protagoniste. In questo contesto Federparchi, Automobile Club d’Italia, Confagricoltura, Legambiente, Touring Club Italiano convergono la necessità di pensare anche una mobilità contemporanea, che guardi al prossimo futuro e che integri l’automobile con i nuovi mezzi di trasporto e con l’innovazione sostenibile. Avendo ACI già sperimentato progetti che trovano il miglior equilibrio possibile tra auto e natura, proprio in quest’ottica, le vetture citycar 100% elettriche all’interno dei Parchi Nazionali potrebbero rappresentare un progetto itinerante di educazione alla eco-sostenibilità. Il recente protocollo tra Federparchi, Confagricoltura e Legambiente rafforza la capacità di fare sistema attraverso la condivisione di politiche di marketing locali volte a indirizzare le strategie turistiche nelle aree montane, appenniniche e costiere per uno sviluppo di una agricoltura orientata alla diversificazione a 360°, che integri non solo aspetti produttivi ma anche ambientali. Il nuovo programma di certificazione dei “Cammini e Percorsi” a cura del Touring Club Italiano guarda nella stessa direzione, favorendo un percorso di miglioramento dei territori. Agli operatori turistici il compito di esserne ambasciatori e di promuoverne la narrazione, offrendo un modo di viaggiare all’insegna della sostenibilità e dell’autenticità dell’esperienza turistica, in totale coerenza con gli attuali trend della domanda. “Parchi e Musei autonomi e Fondazioni: modelli di gestione del patrimonio archeologico a confronto” in collaborazione con MiBACT e ANA Associazione Nazionale Archeologi. Alla Conferenza sarà presente l’artefice della riforma del MiBACT, Lorenzo Casini Capo di Gabinetto del Ministro, e le Fondazioni Aquileia, Brescia Musei, Museo delle Antichità Egizie, Parco Archeologico di Classe – RavennAntica.

Sebastiano Tusa in missione nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie (foto soprintendenza del Mare)

Venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020. “1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo e 1° Premio di Archeologia Subacquea in memoria di Sebastiano Tusa”  in collaborazione con Soprintendenza del Mare e Fondazione “Sebastiano Tusa” della Regione Siciliana, Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, ICOMOS Italia, NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto Centrale per il Restauro del MiBACT, Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, Istituto Italiano di Archeologia Subacquea, Gruppi Archeologici d’Italia, Archeoclub d’Italia. In occasione della edizione 2019 la BMTA assegnò postumo il Premio “Paestum Mario Napoli” a Sebastiano Tusa, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. In quegli stessi giorni nacque l’idea di inserire, annualmente all’interno del programma, una iniziativa di carattere internazionale, volta a ricordare l’impegno e le progettualità di Sebastiano Tusa. Pertanto, nell’ambito della XXIII edizione, avranno luogo la 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa” con la partecipazione delle più note destinazioni archeologiche subacquee mediterranee e il 1° Premio di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, che sarà assegnato alla scoperta archeologica dell’anno o quale riconoscimento alla carriera, alla migliore mostra in ambito scientifico internazionale, al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. La presenza della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, dell’Underwater Cultural Heritage Unesco, di ICOMOS Italia, del NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto Centrale per il Restauro del MiBACT, del Parco Archeologico dei Campi Flegrei assume particolare valenza per la certificazione di una rete dei siti sommersi nel “Programma degli Itinerari Culturali”, che fu avviato dal Consiglio d’Europa nel 1987. Gli “Itinerari Culturali dei siti sommersi del Mediterraneo” (una rete che collegherà Campania, Puglia, Sicilia, Egitto, Grecia e Israele attraverso i siti di Baia Sommersa nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle Tremiti, di Ustica-Egadi-Pantelleria, di Alessandria d’Egitto, di Pavlopetri e di Caesarea Maritima) rappresentano una risorsa chiave per il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile, rispondendo alle attività e ai progetti innovativi richiesti dal Consiglio d’Europa nel quadro dei cinque settori d’azione prioritari, strategici per lo sviluppo locale e la valenza culturale dei territori: cooperazione in materia di ricerca e sviluppo; valorizzazione della memoria, della storia e del patrimonio europeo; scambi culturali e educativi per i giovani europei; pratiche artistiche e culturali contemporanee; turismo culturale e sviluppo culturale sostenibile. Il progetto nasce dalla considerazione che ci sono ancora pochi itinerari o aree archeologiche subacquee attrezzate e fruibili al pubblico, sia in Italia che in campo internazionale. Per la verità molteplici sono i siti archeologici subacquei meta di visita, anche guidata, da parte dei diving club locali, ma si tratta di siti non tutelati e, comunque, privi di alcuna segnaletica ed organizzazione didattica propedeutica alla visita. La richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa di un Itinerario Culturale Europeo ha, dunque, l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del turismo archeologico subacqueo per lo sviluppo locale delle tante destinazioni, anche lontane dalle località più note, che richiedono nuove offerte turistiche nel segno della tutela, delle esperienze autentiche e della sostenibilità. Ha assicurato la sua presenza alla Borsa Gabriella Battaini-Dragoni, Vice Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che sin dall’inizio della sua brillante carriera alla Direzione Cultura fu artefice dello sviluppo del “Programma degli Itinerari Culturali Europei” (che partì nel 1987 con il riconoscimento del Cammino di Santiago di Compostela) e della costituzione dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, insediato a Lussemburgo nel 1998.

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020. “International Archaeological Discovery Award Khaled al-Asaad” in collaborazione con Archeo e Incontri con i Protagonisti. Il Premio alla scoperta archeologica dell’anno, intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale. Le 5 candidate, selezionate dai media partner internazionali (Antike Welt – Germania, Archéologia – Francia, as. Archäologie der Schweiz – Svizzera, British Archaeology – Regno Unito, Current Archaeology – Regno Unito, Dossiers d’Archéologie – Francia), che si contendono il Premio: Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Iraq: nel Kurdistan presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul, dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia; Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Inoltre, gli archeologi delle 5 scoperte saranno intervistati negli “Incontri con i Protagonisti”, occasione per il grande pubblico di ascoltare dai diretti interessati i racconti degli emozionanti ritrovamenti.

Il Pietrarsa Express e il museo Ferroviario di Pietrarsa (Na)

Sabato 21 novembre 2020. Conferenza nell’ambito dell’Anno del treno turistico indetto per il 2020 dal MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo “Il treno storico per la connessione territoriale delle destinazioni archeologiche” in collaborazione con MiBACT, Fondazione FS, ENIT, Touring Club Italiano. Il MiBACT aveva dichiarato il 2020 “Anno del treno turistico” e la prevista cerimonia di apertura fissata il 25 febbraio fu annullata a causa della sopraggiunta crisi sanitaria. La scelta, dalle dichiarazioni del Ministro Franceschini, era dettata dalla motivazione di “promuovere un’altra forma di turismo, che permetta al viaggiatore di percorrere il nostro Paese in modo sostenibile e lungo le tratte storiche delle ferrovie, ammirando paesaggi magnifici e toccando località di struggente bellezza. Esistono 800 chilometri di tratte ferroviarie in disuso e abbandonate, che attraversano parchi nazionali, aree protette e territori densi di storia e cultura”. I treni rappresentano l’antico progresso, la produttività e la connessione tra tutti i piccoli territori che attraversano e puntando i riflettori sulle ferrovie turistiche, in particolare quelle storiche, i viaggiatori possono riscoprire un patrimonio immenso, fatto di antichi tracciati, gallerie e vecchi convogli che rievocano il passato del nostro Paese. La Fondazione FS, nell’ambito delle tratte interessate dai treni storici, dedica grande attenzione ai territori con destinazioni archeologiche. In Campania i turisti hanno una ampia offerta di itinerari, da “Archeotreno Campania” (da Napoli a Sapri con fermate a Ercolano, Pompei, Paestum, Ascea Velia) a “Reggia Express” e “Pietrarsa Express”. Il treno “Colori e sapori di Sicilia in un viaggio slow”, con ben 23 itinerari, collega i centri urbani più importanti (Catania, Palermo, Messina) con luoghi custodi di sapori unici (Modica, Bronte e Marsala) e i centri storici millenari (Taormina, Siracusa, Agrigento, Ragusa Ibla). In Toscana il treno a vapore da Siena a Murlo “Paesaggio, Natura, Etruschi e…” permette di scoprire la bellezza delle Terre di Siena con un mezzo e una velocità d’altri tempi.

Sabato 21 novembre 2020. Assemblea Ordinaria 2020 dei Soci di ICOMOS ITALIA. ICOMOS, Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, è un’organizzazione internazionale non-governativa, senza fini di lucro, organo consultivo dell’UNESCO. ICOMOS si dedica alla conservazione e alla tutela dei monumenti, degli edifici e dei siti del patrimonio culturale, operando attraverso i Comitati Nazionali, tra i quali l’Italia rappresenta uno dei Comitati fondatori di ICOMOS sin dal 1965. ICOMOS Italia, negli ultimi anni, ha sviluppato la ricerca scientifica dei testi dottrinali fondando i primi Comitati Scientifici Internazionali oggi rappresentati da ben 28 tematismi a cui l’Italia, attraverso i propri esperti, continua ad offrire contributi innovativi. ICOMOS è l’unica ONG internazionale nel suo genere per la promozione di teoria, metodologia e tecnologia applicata alla conservazione, tutela e valorizzazione dei monumenti, dei siti e dei paesaggi. A Paestum oltre l’Assemblea si svolgerà la 1a Conferenza Nazionale dei Comitati Scientifici Italiani. Sabato 21 e domenica 22 novembre: Convegno e Assemblea Ordinaria 2020 dei Soci di ICOM ITALIA. ICOM è l’organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali impegnata a preservare, ad assicurare la continuità e a comunicare il valore del patrimonio culturale e naturale mondiale, attuale e futuro, materiale e immateriale. ICOM è associato all’UNESCO e gode dello status di organismo consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Oltre all’Assemblea annuale dei soci, si svolgerà il Convegno “Musei e parchi archeologici, nuove prospettive di partenariato pubblico-privato: responsabilità, professionalità, competenze”. Alla luce della crisi nei musei per la pandemia, è opportuno ripensare le collaborazioni tra gli enti pubblici e i privati, che a diverso titolo interagiscono con le istituzioni museali. ICOM Italia discuterà delle numerose esperienze degli ultimi decenni e delle prospettive future con attitudine scevra da pregiudizi, tenendo conto soprattutto delle funzioni essenziali dei musei e degli altri luoghi della cultura e delle competenze necessarie per assolverle, in ultima analisi delle professionalità che, aldilà delle forme di governo, assicurano a nostro avviso progetti culturali e servizi di qualità.

Alla XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico protagonista l’archeologia subacquea: 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa”; 1° “Premio di Archeologia Subacquea Sebastiano Tusa”; lanciare un Itinerario Culturale Europeo dei siti archeologici subacquei

L’archeologo Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso in un incidente aereo nel marzo 2019

Il segretario della Bmta Ugo Picarelli consegna alla vedova Valeria Li Vigni l premio “Paestum Mario Napoli” assegnato postumo a Sebastiano Tusa durante la XXII Bmta (foto bmta)

Novità alla XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum tra Centro Espositivo Savoy Hotel, Basilica, e Parco Archeologico, da giovedì 19 a domenica 22 novembre 2020: è in programma 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa” con la partecipazione delle più note destinazioni archeologiche subacquee mediterranee e il 1° “Premio di Archeologia Subacquea Sebastiano Tusa”, che sarà assegnato alla scoperta archeologica dell’anno o quale riconoscimento alla carriera, alla migliore mostra in ambito scientifico internazionale, al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. La conferenza e il premio seguono e sono diretto sviluppo di quanto avvenuto nell’ultima edizione – quella del 2019 – della BMTA in occasione della quale è stato assegnato postumo il Premio “Paestum Mario Napoli” a Sebastiano Tusa, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. È proprio in quegli stessi giorni che è nata l’idea di inserire, annualmente all’interno del programma, una iniziativa di carattere internazionale, volta a ricordare l’impegno e le progettualità di Sebastiano Tusa. Le iniziative in programma alla XXIII Bmta si svolgeranno in collaborazione con soprintendenza del Mare e fondazione “Sebastiano Tusa” della Regione Siciliana, Centro universitario europeo per i Beni culturali di Ravello, Icomos Italia, NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto centrale per il Restauro del MiBACT, parco archeologico dei Campi Flegrei, Accademia internazionale di Scienze e Tecniche subacquee, Istituto italiano di Archeologia subacquea, Gruppi Archeologici d’Italia, Archeoclub d’Italia.

Ma c’è dell’altro: valorizzare gli Itinerari culturali dei siti sommersi del Mediterraneo. La presenza del Centro universitario europeo per i Beni culturali di Ravello, costituitosi nel 1983 proprio sotto gli auspici del Consiglio d’Europa, e della soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con i soggetti promotori assume particolare valenza per la certificazione di una rete dei siti sommersi nel “Programma degli Itinerari Culturali”, che fu avviato dal Consiglio d’Europa nel 1987. Gli Itinerari Culturali, mettendo in pratica i valori del Consiglio d’Europa – “diritti umani, diversità culturale, dialogo e scambi interculturali” – sono un invito al viaggio e alla scoperta del ricco e variegato patrimonio culturale europeo, con lo scopo di creare una rete di persone e luoghi legati tra loro grazie a una storia e a un patrimonio comuni. Gli “Itinerari Culturali dei siti sommersi del Mediterraneo” (una rete che collegherà Campania, Puglia, Sicilia, Egitto, Grecia e Israele attraverso i siti di Baia Sommersa nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle Tremiti, di Ustica-Egadi-Pantelleria, di Alessandria d’Egitto, di Pavlopetri e di Caesarea Maritima) rappresentano una risorsa chiave per il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile, rispondendo alle attività e ai progetti innovativi richiesti dal Consiglio d’Europa nel quadro dei cinque settori d’azione prioritari, strategici per lo sviluppo locale e la valenza culturale dei territori: cooperazione in materia di ricerca e sviluppo; valorizzazione della memoria, della storia e del patrimonio europeo; scambi culturali e educativi per i giovani europei; pratiche artistiche e culturali contemporanee; turismo culturale e sviluppo culturale sostenibile. Ha assicurato la sua presenza alla Borsa Gabriella Battaini-Dragoni, vice Segretario generale del Consiglio d’Europa, che sin dall’inizio della sua brillante carriera alla Direzione Cultura fu artefice dello sviluppo del “Programma degli Itinerari Culturali Europei” (che partì nel 1987 con il riconoscimento del Cammino di Santiago di Compostela) e della costituzione dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, insediato a Lussemburgo nel 1998.

Archeosub nelle acque di Levanzo (foto Soprintendenza del Mare)

I siti sommersi sono meta di un numero sempre maggiore di turisti subacquei. Sono, infatti, circa 30 milioni i subacquei certificati a livello mondiale e circa 6 milioni quelli che si sono “tuffati” almeno una volta senza certificazione e si stima che oltre 3 milioni di “diver” fanno uno o più viaggi ogni anno. Il viaggiatore, oggi, è alla ricerca sempre più di un turismo esperienziale autentico a contatto con la natura e le identità territoriali, per cui un’anfora, un’ancora o una struttura antica conservatesi sott’acqua sono parte integrante del mondo naturale e non più solo manufatti. Il turismo archeologico in immersione ha, dunque, caratteristiche che per un verso lo rendono un’esperienza unica e per l’altro potenziano alcuni elementi presenti anche nel turismo abituale. Il primo è la conservazione dei luoghi: l’ecosistema marino è fragile e sensibile al turismo di massa. Il deterioramento della bellezza di alcune aree implica la cessazione delle attività turistiche, molto più in fretta di quanto avviene sulla terra. Il turismo archeologico subacqueo, per esplicare appieno le proprie potenzialità, richiede la presenza di un sistema turistico locale integrato ed efficiente, in cui attori diversi accettino di interagire, a parte la necessità di aree in cui sia già prevista una tutela giuridica del territorio di tipo ambientale. Il secondo è la relazione con la tecnologia: il turismo subacqueo è sì una pratica naturalistica, perché implica un contatto totale con l’ambiente, ma è anche, da subito, una pratica tecnologica, perché necessita di una serie di apparecchiature, di conoscenze e implica un rapporto con l’ambiente, che è sempre mediato dalla tecnica. Il mondo viene visto attraverso una maschera, in un rapporto immediatamente di tipo virtuale – mediato e immersivo – esattamente come quello che può essere stabilito con gli apparati di visualizzazione virtuale. Da qui a pensare pratiche di realtà aumentata il passo è breve.

I tablet con sensori subacquei sono l’ultima frontiera dell’archeologia subacquea

L’ultima frontiera del turismo subacqueo parla di unire ancora più strettamente la pratica di immersione in parchi archeologici e aree naturali con la tecnologia e progettare tour in realtà aumentata che i sub possono seguire direttamente nei siti sommersi, ma anche progettare tour subacquei in realtà aumentata restando sulla terra. Il progetto nasce dalla considerazione che ci sono ancora pochi itinerari o aree archeologiche subacquee attrezzate e fruibili al pubblico, sia in Italia che in campo internazionale. Per la verità molteplici sono i siti archeologici subacquei meta di visita, anche guidata, da parte dei diving club locali, ma si tratta di siti non tutelati e, comunque, privi di alcuna segnaletica ed organizzazione didattica propedeutica alla visita. La richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa di un Itinerario Culturale Europeo ha, dunque, l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del turismo archeologico subacqueo per lo sviluppo locale delle tante destinazioni, anche lontane dalle località più note, che richiedono nuove offerte turistiche nel segno della tutela, delle esperienze autentiche e della sostenibilità.

Parco archeologico dei Campi Flegrei: al castello di Baia prorogata la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” che racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia. Nuovo accordo col museo Archeologico nazionale di Napoli

Il castello di Baia, sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei (foto Pafleg)

Doveva fare da battistrada, dal 24 maggio 2019, come una preview che anticipava, essendone complemento necessario, la grande mostra “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, inaugurata al museo Archeologico nazionale di Napoli il 12 dicembre 2020. Ma il successo riscontrato, ha convinto la direzione dei parco archeologico dei Campi Flegrei di prorogare al 9 marzo 2020 la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, allestita all’interno del Castello Aragonese di Baia. La mostra, che il Parco Archeologico dei Campi Flegrei ha affidato a Teichos Archeologia, che ne ha curato la progettazione e la realizzazione, racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia, particolarmente nell’area Flegrea ed in Sicilia, con le grandi scoperte che ne sono derivate e che hanno dato impulso alla ricerca scientifica in questo campo e alla relativa applicazione delle tecnologie più avanzate, nonché alla nascita di strumenti di tutela specifici, fino a giungere alla costituzione della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana da parte di Sebastiano Tusa (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/30/al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-thalassa-meraviglie-sommerse-dal-mediterraneo-vetrina-delle-scoperte-dellarcheologia-subacquea-dal-1950-ad-oggi-viaggi/) .

Al castello di Baia la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” (foto Pafleg)

Proprio in occasione di questa proroga si rafforza la collaborazione tra Campi Flegrei e museo Archeologico nazionale di Napoli con una promozione congiunta che prevede l’applicazione di una scontistica sul biglietto di ingresso ai due istituti culturali. Nel dettaglio le tariffe speciali, offerte fino al 16 marzo prossimo, saranno le seguenti: il MANN applicherà lo sconto di due euro sul biglietto intero a tutti coloro che in biglietteria presenteranno il ticket di ingresso a uno dei siti del circuito flegreo o la “myfleg card” (l’abbonamento annuale del Parco Archeologico). Il parco archeologico dei Campi Flegrei invece, concederà la tariffa agevolata sia sul biglietto singolo (2 euro anziché 4 euro) sia su quello integrato (4 euro anziché 8 euro) a tutti coloro che alle biglietterie dei siti presenteranno il ticket del Mann o l’abbonamento annuale OpenMann. Contestualmente alla proroga, nell’ambito del programma “Il Parco della Scuola”, verranno proposti dei laboratori didattici gratuiti sul tema del mare a cura dei funzionari del Parco Archeologico. L’iniziativa è rivolta a studenti della scuola primaria e secondaria. I laboratori saranno costruiti attraverso l’attività pratica e il gioco, per condividere l’esperienza educativa con curiosità e creatività. Per maggiori informazioni è possibile inviare una mail al seguente indirizzo: pa-fleg.comunicazione@beniculturali.it

Il percorso multimediale della mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” al castello di Baia (foto Pafleg)

Il percorso della mostra, che utilizza materiali video e fotografici d’epoca, con allestimenti multimediali e sensoriali, accompagna il visitatore in una realtà virtuale immersiva per un’esperienza unica ed evocativa. Il luogo in cui è ospitata la mostra, il museo Archeologico dei Campi Flegrei, collocato nel Castello di Baia, non è solo una suggestiva cornice ma esso stesso un elemento integrante e fondamentale di quanto accaduto in quegli anni. La mostra è un racconto fatto di documenti d’archivio, foto d’epoca e lettere dei protagonisti della ricerca subacquea, provenienti dagli archivi delle soprintendenze del ministero per i Beni e le Attività Culturali, da Istituti specializzati, da archivi privati, dalle Soprintendenze della Regione Siciliana. Spiega, attraverso i relitti ritrovati, come la ricerca sia riuscita a comprendere i flussi migratori e i rapporti commerciali lungo le coste, le relazioni tra i popoli, come siano stati individuati quei punti di partenza e di arrivo di genti, merci ed idee che hanno caratterizzato la storia del Mediterraneo, le sue città portuali, le mete del commercio, che sin dall’antichità sono stati luoghi nevralgici dei processi di trasformazione culturale. Il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, ha lavorato con passione al progetto, agli eventi collegati e a questa stessa mostra, realizzata anche grazie alle sue fondamentali indicazioni. Questo appuntamento costituisce perciò anche un primo grande omaggio e un riconoscimento sentito rivolto alla memoria di un grande archeologo e soprattutto di un grande uomo.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, vetrina delle scoperte dell’archeologia subacquea dal 1950 ad oggi. Viaggio con quattrocento reperti alla scoperta del Mediterraneo nelle sue varie accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio. La mostra esempio di collaborazione tra enti scientifici, amministrativi e privati

Le “costellazioni” illuminano e indicano il percorso della grande mostra “Thalassa” nel Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” dal 12 dicembre 2019 al 9 marzo 2020

Le costellazioni indicano ancora la via. Ieri guidavano i navigli dei popoli che dalle sponde del Mediterraneo affrontavano il mare alla ricerca di approdi dove intessere rapporti commerciali, fondare nuove città, conquistare territori. Oggi, sospese nel “cielo” del Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli, indicano ai visitatori della grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” (fino al 9 marzo 2020) la “rotta” per scoprire i tesori restituiti dal mare. E non sono costellazioni qualsiasi: sono proprio quelle scolpite sul globo sorretto dall’Atlante Farnese, capolavoro marmoreo del II sec. d.C. conservato al Mann, fulcro attorno al quale si sviluppa l’esposizione, dove la grande scultura è mostrato in un modo nuovo e insolito. “Un paravento riflettente”, spiega Simona Ottieri della Gambardellarchitetti che ha curato l’allestimento, “mostra, come in un caleidoscopio, le costellazioni contenute nella parte superiore della meravigliosa scultura. In un unico sguardo è così possibile vedere l’Atlante da più punti di vista”.

Le sculture ritrovate nei fondali della Grotta Azzurra a Capri (foto Mann / Giorgio Albano)

La grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che rappresenta una vera e propria summa di quanto svelato dalla disciplina dell’archeologia subacquea dal 1950 sino ad oggi, raccoglie circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali. Centro simbolico della mostra – come si diceva – è l’Atlante Farnese: il percorso di visita, infatti, con particolarissimi artifici allestitivi e giochi di luce, segue le costellazioni rappresentate nella parte superiore della scultura, assecondando, in una suggestiva rotta artistica tra passato e presente, il modus dei naviganti antichi che orientavano il proprio viaggio seguendo il cielo. Filo conduttore di questo originale itinerario è la scoperta del Mediterraneo che, sin dalle radici storiche più remote delle civiltà occidentali, era interpretato (e vissuto) secondo diverse accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio sono termini legati, da sempre, al Mare Nostrum.

La locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” a museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 agosto 2019 al 31 gennaio 2020

La firma del protocollo d’intesa per la mostra “Thalassa” nel luglio 2018 tra Paolo Giulierini (per il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso tragicamente nel marzo 2019 (per l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Regione Sicilia) e Salvatore Agizza (per Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia)

Così il tema dell’interconnessione (di dimensioni temporali, discipline, contenuti scientifici e linguaggi della comunicazione) ha caratterizzato il progetto espositivo di “Thalassa”, sin dalla sua genesi: la mostra è nata, infatti, nel più ampio framework di collaborazione tra il Mann e l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana; questa sinergia è stata resa possibile grazie all’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019. “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia” ha elaborato il progetto scientifico dell’esposizione, curata da Paolo Giulierini, Sebastiano Tusa, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni. L’exhibit è stato promosso anche in rete con il parco archeologico di Paestum, sede della mostra “gemella” “Poseidonia. Città d’acqua” su archeologia e cambiamenti climatici (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/30/a-paestum-la-mostra-poseidonia-citta-dacqua-archeologia-e-cambiamenti-climatici-che-racconta-i-disastri-ambientali-futuri-scavando-nel-passato-remoto-e-la-storia-del-terri/), e con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, che ospita il percorso espositivo su “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area flegrea e in Sicilia”. La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli e Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia), università di Salerno, università “L’Orientale” e università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’esposizione è stata realizzata anche in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, l’università di Bari, l’università “Parthenope”, ENEA ed INGV.

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “ma è, soprattutto, un esempio di metodo. Segna la fine dei biechi personalismi e mette al centro della questione la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche di natura privata. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Quando l’alchimia dell’alleanza riesce, allora si raggiungono questi fondamentali risultati. Per questo non posso che ringraziare di cuore anzitutto il compianto Sebastiano Tusa, inventore della Soprintendenza del Mare, promotore dell’iniziativa e del protocollo tra Mann e Regione Sicilia. A lui e alla sua umanità sono dedicati l’esposizione e il catalogo. Analoga gratitudine va al Presidente Nello Musumeci e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che da anni sostiene l’attività del nostro museo. Accanto a loro voglio sottolineare il lavoro dei tanti funzionari della Regione Sicilia, del direttore della Fondazione Federico II Patrizia Monterosso, i generosi prestiti e la collaborazione incondizionata dei soprintendenti Teresa Cinquantaquattro e Luigi la Rocca che permettono di far luce su anni di attività scientifica, fino alle clamorose scoperte delle navi del porto di Napoli nonché dei Direttori dei tanti Istituti autonomi: Fabio Pagano (Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Paestum), Carmelo Malacrino (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria), Eva degli Innocenti (Museo Archeologico Nazionale di Taranto). A questi si aggiungono i tanti musei ed enti prestatori nazionali ed internazionali. Ed ancora voglio ricordare Cherubino Gambardella del Dipartimento di Architettura dell’Università Vanvitelli per le linee guida sull’allestimento, il Comune di Napoli, NextGeosolutions, Coelmo, ETT, Snav, Unicocampania, Città del Gusto Gambero Rosso. Un ringraziamento a parte va a Teichos, nella persona di Salvatore Agizza, per aver sostenuto buona parte del peso scientifico, curatoriale e organizzativo dell’intera operazione, Federico Baciocchi per il suo talento artistico e Luigi Fozzati, che si è fatto carico di raccordare tutti gli aspetti di curatela scientifica e di coordinamento editoriale della mostra, ad Electa per la stampa della guida e del catalogo e ai miei solerti colleghi del Mann”.

Il singolare allestimento a specchi che permette di apprezzare l’Atlante Farnese in tutte le sue sfaccettature (foto Graziano Tavan)

La mostra si snoda nel Salone della Meridiana presentando molte sezioni con temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. L’esposizione prosegue con una seconda sezione, ubicata nell’area sotterranea della Metropolitana, che accoglie nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. “Thalassa – continua Giulierini – disegna, nel complesso, rotte culturali di connessione tra tanti siti campani, del Meridione in genere e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum è un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le collaterali a questa mostra, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento. Di più: il mare può essere una fonte di ispirazione letteraria e poetica da Omero in poi. Così andranno inquadrate le prossime presentazioni di libri di grandi autori che hanno scritto di mare, come Erri De Luca. Il mare è avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: ed ecco la mostra su Corto Maltese che abbiamo ospitato al Mann qualche mese fa, nel quadro del progetto Obvia e della collaborazione con il Comicon Napoli, o la ragione della presenza di un Festival dedicato alla distesa blu che accompagnerà i giorni iniziali della mostra”.

“Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra “Capire il cambiamento climatico”, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/09/il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-scende-in-campo-per-lambiente-con-la-mostra-capire-il-cambiamento-climatico-experience-exhibition-mix-tra-il-linguaggio/) . Alla fine del ragionamento possiamo concludere che tutti noi abbiamo un compito da svolgere: ripescare la pagella che si era portato dietro il bambino tragicamente annegato qualche mese fa. Questa pagella, in realtà, non lo riguarda: riguarda noi. Siamo noi sotto esame, ora: non avremo altre occasioni per dimostrare che anche la cultura può far crescere le persone, attraverso una ricerca che ci porti ad una maturazione non solo contenutistica ma etica. Anche noi possiamo dare un senso al nostro lavoro se lavoriamo per aprire le menti, insegnando che il mare deve essere esplosione di vita, non riferimento di morte. Oggi credo che, tutti insieme, con questa importante fatica, abbiamo intrapreso una buona rotta, seguendo la costellazione del Sapere che, guarda caso, è legato nell’etimo a sapidus, dunque salato e pertanto saporito. Ancora una volta – conclude Giulierini – torna in ballo il mare e ci dice di dare un senso a questa conoscenza, perché non sia insipida e priva di obiettivi finali”.

Alcuni reperti del prezioso carico della nave di Antikythera, naufragata tra il 70 e il 60 a.C. recuperati tra il 1900 e il 1901, e conservati al museo Archeologico nazionale di Atene (foto Graziano Tavan)

“Thalassa”: una mostra che crea rete. Il messaggio di tutela e valorizzazione del Mare nostrum, alla base del progetto scientifico di “Thalassa”, ha determinato la creazione di una rete sinergica tra soggetti pubblici e privati, che hanno cooperato, a differenti livelli, alla realizzazione della mostra. Il percorso sulle “Meraviglie sommerse del Mediterraneo” è stato anticipato da altri due importanti appuntamenti espositivi, caratterizzati da una grafica promozionale “Verso Thalassa”: da aprile a settembre del 2019, in collaborazione con il Salone del Fumetto Comicon e nell’ambito del progetto universitario “Obvia-Out of Boundaries Viral Art Dissemination”, è stata in calendario al MANN la mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario”, celebrazione della creatività artistica di Hugo Pratt; ancora, da maggio a settembre, la Sala del Plastico di Pompei ha ospitato l’incursione dello street artist Blub, noto per aver rappresentato, su sportellini di ferro arrugginiti nei centri storici cittadini, personaggi famosi con la maschera da sub (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/06/02/lo-street-artist-blub-invade-il-cuore-di-napoli-con-ritratti-famosi-in-maschera-da-sub-e-al-mann-presenta-la-mostra-blub-larte-sa-nuotare-dove-le-sue-opere-dialogano-con-i/). Una meditazione sulla necessità di difendere l’ambiente marino è rappresentata dalla mostra “Capire il cambiamento climatico” che, sino al 31 maggio 2020, mostrerà al pubblico cause ed effetti del riscaldamento globale. Non soltanto arti visive, ma anche spettacolo: in tre giorni di eventi (5/8 dicembre 2019, con corollario prenatalizio il 20 dicembre), l’Archeologico ha promosso la kermesse “Muse al Museo. Speciale Thalassa”, una produzione FestivalMANN con perfomance e concerti ispirati al mare (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/04/muse-al-museo-speciale-thalassa-al-museo-archeologico-di-napoli-musica-spettacolo-e-performance-dedicati-al-mare-in-attesa-della-grande-mostra-sulle-meraviglie-sommerse-d/).

L’esposizione a Villa San Michele ad Amacapri sull’isola di Capri

La locandina dell’offerta ExtraMann

Questa focalizzazione programmatica, che ha anticipato la mostra nei tempi e nei contenuti, ha consentito di pianificare una comunicazione integrata fra diversi istituti culturali: se con il Parco Archeologico di Paestum è in corso un progetto di valorizzazione social delle mostre “Poseidonia. Città d’acqua” (a Paestum sino al 31 gennaio 2020), “Capire il cambiamento climatico” (all’Archeologico sino al prossimo 31 maggio) e “Thalassa”, anche tutti gli altri musei statali, che custodiscono opere con soggetto marino, saranno invitati a promuovere le proprie collezioni con un’unica grafica riferita alla mostra del MANN. La rete degli istituti culturali, abbracciati dal mare simbolico di “Thalassa”, coinvolgerà anche un altro importante monumento storico-artistico della nostra regione: la Villa San Michele ad Anacapri. La dimora del medico e scrittore Axel Munthe, oggi sede permanente delle istituzioni svedesi, è un capolavoro di architettura perfettamente integrato nel paesaggio dell’isola azzurra (il giardino della Villa è stato premiato come più bel Parco d’Italia nel 2014/2015): al suo interno, è presente una pregevole collezione di vasi, anfore ed oggetti artistici, tra cui figurano anche riproduzioni delle opere del MANN. Assecondando, dunque, una matrice culturale comune (Axel Munthe era uno studioso di archeologia e la sua Villa riflette, nell’assetto museale, questa passione) e una vocazione mediterranea condivisa, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, e la soprintendente di Villa San Michele Kristina Kappelin, hanno firmato una convenzione che promuoverà una scontistica integrata tra i due siti. L’iniziativa è stata inserita nel più ampio quadro di eventi organizzati per ricordare i 70 anni dalla scomparsa di Axel Munthe. In occasione di “Thalassa” anche la rete Extramann si rafforzerà: ogni visitatore dei 16 siti partner (per l’elenco degli istituti aderenti, consultare https://www.museoarcheologiconapoli.it/en/extramann-partner/) potrà richiedere alla biglietteria del MANN un ingresso ridotto (9 euro), mostrando il ticket di uno degli istituti del circuito. Viceversa, il biglietto dell’Archeologico e la card Open Mann daranno diritto all’ ingresso scontato del 25% in tutti i siti Extramann.

Dal mondo della cultura all’imprenditoria: sempre seguendo le rotte della navigazione, a partire dai primi giorni di programmazione della mostra “Thalassa” e per tutto il 2020, sarà attivo l’accordo tra la compagnia SNAV ed il MANN. Non soltanto una convenzione di tipo commerciale, che consentirà uno sconto biunivoco ai visitatori del MANN ed ai clienti di SNAV, ma anche una comunicazione integrata nel moderno circuito on board delle unità della compagnia e nei video all’interno del Museo: un particolare spot spiegherà a visitatori e clienti che “L’arte ti fa viaggiare con SNAV” ed “Al MANN si arriva in aliscafo”. E sempre dal settore imprenditoriale campano provengono altre azioni di supporto alla mostra “Thalassa”: l’azienda COELMO, specializzata nella produzione di gruppi elettrogeni anche a basso impatto ambientale, ha dato un contributo alla realizzazione dell’esposizione, aderendo alla campagna a favore del Mecenatismo promossa con Artbonus. Ancora COELMO, in occasione della manifestazione Nauticsud 2020 (8/16 febbraio), brandizzerà il proprio stand anche con la grafica di “Thalassa”, allestendo un corner multimediale per diffondere i video in mostra. Infine, l’organizzazione della Mostra d’Oltremare per Nauticsud 2020 promuoverà, in rete con il MANN, una scontistica integrata per visitatori del Museo e della fiera, diffondendo anche contenuti multimediali di “Thalassa” nell’esposizione nautica curata da Afina. Dal Mecenatismo alla rete con il territorio: il Consorzio Unicompania metterà in vendita, da metà dicembre, il Ticket integrato del trasporto pubblico con la grafica dell’esposizione sulle “Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”. Città del Gusto Napoli/Gambero Rosso, in qualità di partner ed in occasione del vernissage della mostra “Thalassa”, proporrà un percorso di degustazione di food e wine, selezionando protagonisti di eccellenza per promuovere la cultura gastronomica del territorio. L’azienda Next Geosolutions ha dato supporto per la realizzazione dei pannelli in mostra e dei video dedicati alle esplorazioni subacquee. ETT ha fornito i contenuti multimediali nella sezione “Relitti” dell’esposizione “Thalassa”.

Archeologia in lutto. Nel disastro aereo del Boing 737 precipitato in Etiopia è morto l’archeologo Sebastiano Tusa: siciliano doc, docente di paletnologia e archeologia marina, ha creato la soprintendenza del Mare. A Malindi con l’Unesco doveva promuovere ricerche subacquee nell’oceano Indiano

Le ricerche sottomarine a Lipari sono state condotte dalla soprintendenza del Mare sotto la direzione di Sebastiano Tusa

L’ultimo applauso, quasi una standing ovation, gliel’ha tributata la competente platea dell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze quindici giorni fa, sabato 23 febbraio, durante i lavori di Tourisma 2019, il salone internazionale dell’Archeologia e del turismo culturale: Sebastiano Tusa, archeologo subacqueo di fama internazionale, soprintendente del Mare, nella sua nuova veste di assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, si confrontava con il presidente del Fai Andrea Carandini, con il critico d’arte Vittorio Sgarbi, cui era subentrato l’11 aprile 2018 nel ruolo di amministratore regionale, e con l’ingegnere di Anas Paolo Mannella, per ragionare sull’opportunità di abbattere il viadotto Morandi di Agrigento (tecnicamente i ponti Akragas 1 e Aktagas 2), chiuso da molti mesi in attesa di urgenti restauri, che deturpa la Valle dei Templi. E due giorni prima, a Milano, aveva presentato ufficialmente la grande mostra di Palazzo Reale dedicata ad Antonello da Messina. Sebastiano Tusa, 66 anni, ha trovato la morte sul Boing 737 dell’Ethiopian Air Lines per Nairobi (Kenia), con tutti gli altri 156 passeggeri, tra cui 7 italiani, precipitato oggi 10 marzo 2019, a Bishoftu (Etiopia) sei minuti dopo il decollo dall’aeroporto della capitale Addis Abeba. Tusa era diretto a Malindi, in Kenia, per una conferenza internazionale promossa dall’Unesco con la partecipazione di archeologi provenienti da tutto il mondo per discutere del progetto Unesco di creare proprio a Malindi un centro di interesse storico e di recupero delle tradizioni e della cultura di tutto il Kenya. Il professor Tusa, soprintendente del mare della Regione Siciliana, era stato chiamato proprio in virtù della sua competenza nel settore dell’archeologia marina. Le ricerche di Tusa e del suo staff, di concerto con il direttore del museo nazionale di Malindi “Caesar Bita”, aveva evidenziato già a Natale (quando vi era stato con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del museo d’Arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo) le grosse potenzialità nell’ambito dei ritrovamenti sotto la superficie dell’oceano Indiano, al largo di Malindi.

L’archeologo Sebastiano Tusa

Sebastiano Tusa era nato a Palermo il 2 agosto 1952: un siciliano doc, che ha sempre amato la sua terra (“Ambientalista vero, amante della bellezza, della sua terra, della vita”, lo ricorda Giuseppe Mazzotta, presidente Wwf Sicilia area mediterranea): archeologo preistorico e subacqueo, politico e professore di Paletnologia all’università Orsola Benincasa di Napoli (ma ha anche insegnato Archeologia marina all’università di Palermo, sede di Trapani; e all’università di Bologna). Figlio d’arte – suo padre era il famoso archeologo Vincenzo Tusa -, si era laureato in Lettere con specializzazione in Paletnologia. Dirigente della Regione Siciliana, negli anni Novanta del Novecento è stato responsabile della sezione archeologica del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro. Nel 2003, durante scavi da lui diretti a Pantelleria, vennero trovati tre ritratti imperiali romani. Abbandonata la ricerca sul campo, si è occupato di amministrazione dei Beni culturali nei ruoli della Regione Siciliana, guidando la soprintendenza di Trapani. Nel 2004 è nominato da parte dell’assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana primo soprintendente del Mare, istituto da lui stesso creato per la tutela del mare, che finora aveva qualcosa di analogo solo la Grecia. Ha organizzato missioni archeologiche in Italia, Pakistan, Iran e Iraq. Nel 2005 ha guidato gli scavi a Mozia, riportando alla luce, sulla strada sommersa che conduce all’isola, delle strutture identificabili come banchine. Nel 2008 ha realizzato un film documentario con Folco Quilici sulla preistoria mediterranea a Pantelleria. Gli scavi da lui promossi, e condotti sul campo da Fabrizio Nicoletti e Maurizio Cattani, hanno anche confermato il ruolo di Pantelleria come “crocevia per i mercanti” in epoca antichissima. Nel gennaio 2010 è stato nominato Socio onorario dell’associazione nazionale Archeologi. Nel 2012 è tornato a dirigere la soprintendenza del Mare della Regione che ha lasciato l’11 aprile 2018 quando è stato nominato assessore ai Beni Culturali dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in sostituzione di Vittorio Sgarbi.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, con l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa, il giorno del suo insediamento

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi (foto Graziano Tavan)

“È una tragedia terribile, alla quale non riesco ancora a credere: rimango ammutolito”, è il messaggio di cordoglio del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, alla notizia dell’improvvisa scomparsa di Sebastiano Tusa. E Vittorio Sgarbi: “Resta il suo pensiero, l’intelligenza, la disponibilità ad ascoltare, la gentilezza, e tanti studi, tante ricerche sospese, tanti sospiri di conoscenza”. Sgarbi sottolinea che “in pochi casi l’archeologo, lo scienziato si era fatto politico con tanta naturalezza, continuando a vedere le cose, la storia e il mondo senza calcoli e strategia, per amore della bellezza, per la certezza che il mondo antico in Sicilia era ancora vivo. Potevano risorgere sculture, rinascere kouroi, uscire Venere dall’acqua. E come vive la storia con noi, vive anche lui oltre la sua apparente fine”. E ad Agrigento è lutto cittadino. Cancellato lo spettacolo del Festival Internazionale del folklore, davanti al Tempio della Concordia, che secondo tradizione chiude le manifestazioni del “Mandorlo in Fiore”. Il cordoglio della città espressi dal sindaco di Agrigento Lillo Firetto: “Se ne va un amico, archeologo di fama, uomo di cultura di alto profilo, un patrimonio di esperienza umana e capacità operativa, una persona da sempre impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale siciliano, con grande dedizione e amore. L’abbiamo sentito sempre vicino nel percorso di crescita culturale della città dei Templi. Per Agrigento, per la Sicilia, per la cultura internazionale una grave perdita”.

Archeologia subacquea. Allestito all’aeroporto di Palermo un angolo culturale con i “Codici” venuti dal mare: preziose testimonianze del commercio del lusso del XVIII secolo. L’obiettivo: promuovere il patrimonio culturale siciliano fin dall’arrivo al terminal

Il Satiro danzante di Mazara del Vallo trovato nei fondali del Canale di Sicilia: nello stesso punto, dieci anni dopo, sono stati recuperati i "codici" del XVIII secolo

Il Satiro danzante di Mazara del Vallo trovato nei fondali del Canale di Sicilia: nello stesso punto, dieci anni dopo, sono stati recuperati i “codici” del XVIII secolo

L'aeroporto "Falcone e Borsellino" di Palermo

L’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo

Era il luglio 1997 quando dai fondali del Canale di Sicilia il peschereccio “Capitan Ciccio”, della flotta marinara di Mazara del Vallo, comandato dal capitano Francesco Adragna, ripescava una gamba di una scultura bronzea. E quasi un anno dopo, a maggio, lo stesso peschereccio riportava a galla, da 500 metri sotto il livello del mare in cui era adagiata, gran parte del resto della scultura, che inizialmente si pensava rappresentasse Eolo e oggi è riconosciuta come il Satiro danzante di Mazara del Vallo. E proprio in quello stesso tratto di mare i fondali hanno restituito antichi Codici ora esposti all’aeroporto “Falcone e Borsellino” grazie a un accordo tra la soprintendenza del Mare dell’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e la Gesap, la società di gestione dello scalo palermitano, che punta a divulgare e promuovere il patrimonio culturale sommerso, sin dall’arrivo nel terminal.

La "Pietra di Palermo" conservata al museo Archeologico nazionale Salinas di Palermo: una copia è esposta all'aeroporto di Palermo

La “Pietra di Palermo” conservata al museo Archeologico nazionale Salinas di Palermo: una copia è esposta all’aeroporto di Palermo

"Europa e il Toro" rappresentata su una piccola metopa dal tempio Y di Selinunte, conservata al Salinas di Palermo

“Europa e il Toro” rappresentata su una piccola metopa dal tempio Y di Selinunte, conservata al Salinas di Palermo

Per lo scalo siciliano non è certo una “prima” assoluta. Attualmente infatti ospita due fedeli riproduzioni di altrettanti capolavori venuti dal passato: la “Pietra di Palermo” (frammento di una stele in diorite nera di fondamentale importanza per la ricostruzione delle fasi più antiche della storia egiziana: porta infatti inciso su entrambi i lati l’elenco dei faraoni d’Egitto dalla prima alla quinta dinastia, i nomi delle loro madri e il livello raggiunto anno per anno dalle piene del Nilo) e la piccola “Metopa da Selinunte” (proveniente dal tempio Y di Selinunte, quello delle piccole metope, è una delle più antiche rappresentazioni del mito di Europa ed il Toro di età arcaica in Occidente). Entrambi gli originali sono conservati al museo archeologico nazionale Salinas di Palermo, recentemente aperto al pubblico (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/07/28/palermo-il-museo-archeologico-nazionale-antonino-salinas-con-le-ricche-collezioni-di-arte-punica-e-greca-e-stato-riaperto-al-pubblico-dopo-un-lungo-restauro-oltre-duemila-reperti/). E ora dunque il “Falcone e Borsellino” si arricchisce di un altro spazio dedicato ad opere e reperti storici, con lo scopo di creare in anteprima un percorso del patrimonio storico/culturale dell’Isola.

Uno dei "codici" venuti dal mare: il libro in pergamena di 40 pagine, prezioso reperto del XVIII secolo

Uno dei “codici” venuti dal mare: il libro in pergamena di 40 pagine, prezioso reperto del XVIII secolo

Il “Codice” da 40 pagine, prestigioso reperto del XVIII secolo, in pelle di razza, presentato in aeroporto dal soprintendente del mare Sebastiano Tusa, dal presidente e dall’amministratore delegato della Gesap, Fabio Giambrone e Giuseppe Mistretta, e da Alessandra De Caro, responsabile dell’unità operativa Divulgazione e promozione del patrimonio culturale sommerso, Museo del Mare – Arsenale della Marina Regia, è custodito in una teca allestita nei pressi del gate 15. In un’altra teca, invece, c’è il foglio unico di oltre tre metri in pelle di razza. I passeggeri potranno osservare da vicino tutta la bellezza dei due rari reperti. Lo spazio espositivo è inoltre arricchito da tutte le informazioni sul reperto, dal suo ritrovamento nei fondali del Canale di Sicilia agli studi e alla conservazione. “Un altro tesoro di particolare e singolare natura ci è stato restituito dal Canale di Sicilia e dalla marineria di Mazara del Vallo”, interviene il soprintendente Tusa, “e ora quel tesoro è possibile ammirarlo in aeroporto grazie a un rapporto proficuo che la soprintendenza del Mare della Regione siciliana è riuscita a tessere, evitando la dispersione di un patrimonio immenso e fondamentale per la conoscenza della comune civiltà mediterranea”. Ne sono convinti i responsabili Gesap, Giambrone e Mistretta: “Siamo certi che l’iniziativa piacerà ai viaggiatori, perché lo scalo aereo rappresenta la vetrina del territorio. Stiamo lavorando a un progetto per la creazione di una mostra permanente all’interno del terminal di ciò che i turisti potranno osservare visitando l’Isola, ricca di storia, arte e cultura”.

Il singolare "codice" esposto all'aeroporto di Palermo: un foglio di oltre 3 metri in pelle di razza

Il singolare “codice” esposto all’aeroporto di Palermo: un foglio di oltre 3 metri in pelle di razza

Sono due i “codici” del mare recuperati dai fondali siciliani nel 2008, probabilmente parte del carico di un vascello spagnolo destinato al commercio del lusso: uno, più piccolo, in fogli di pergamena classica, realizzati in pelle proveniente da ovini, certamente destinato secondo il soprintendente Tusa alla scrittura di documenti; l’altro, invece, più grande, con i fogli che si aprono a fisarmonica, è in pelle di razza, un pesce che risiede solo nei mari del Sud America. Una pelle rara, utilizzata nella Francia del XVIII secolo per realizzare oggetti di lusso e ornamento personale. Nulla, quindi, era scritto su queste pergamene. Ma allora perché sono così importanti? “Si tratta di oggetti unici nel loro genere  –  spiega Tusa –  giunti a noi soltanto grazie alla profondità dei fondali in cui sono rimasti per secoli. La vita a 450 metri è rarefatta, quindi priva di quegli agenti che, altrimenti, li avrebbero aggrediti e distrutti in pochissimo tempo. Il fango che li copriva, ed il buio, hanno fatto il resto, realizzando una custodia naturale. Sono inoltre una rarissima  testimonianza del mercato del lusso del tempo”. Lo studio in questi anni è stato affidato, soprattutto, ai laboratori dell’istituto centrale per il Restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario di Roma, al centro di Datazione e Diagnostica dell’università del Salento e al dipartimento di Biologia e Antropologia molecolare dell’Università di Firenze.

Miti sfatati. Il Cavallo di Troia? Era una nave: l’hippos fenicio. L’archeologo navale Tiboni rilegge Omero e i relitti antichi e smaschera l’equivoco millenario dovuto al traduttore antico all’oscuro dell’esistenza dell’imbarcazione dei Fenici

"La passeggiata del cavallo i Troia" affrescata da Giandomenico Tiepolo nella seconda metà del XVIII secolo nella villa di famigli a Zianigo nella terraferma veneziana

“La passeggiata del cavallo i Troia” affrescata da Giandomenico Tiepolo nella seconda metà del XVIII secolo nella villa di famigli a Zianigo nella terraferma veneziana

L'archeologo navale Francesco Tiboni

L’archeologo navale Francesco Tiboni

Anche il grande Giandomenico Tiepolo, quando nella seconda metà del Settecento decise di affrescare la villa di famiglia a Zianigo nella terraferma veneziana, non esitò a inserire nei vari soggetti anche un mito universale: il Cavallo di Troia. Eppure quel mito che fa parte dell’immaginario collettivo da millenni potrebbe essere sfatato dai recenti studi di Francesco Tiboni, 39 anni, archeologo subacqueo nato e cresciuto a Vobarno, provincia di Brescia, da tre anni ricercatore all’università di Aix en Provence. Ne parla in un ampio servizio l’ultimo numero della rivista “Archeologia Viva” (Giunti editore). “Il Cavallo di Troia non era un cavallo di legno, bensì una speciale nave da guerra”, assicura Tiboni. L’archeologia navale arriva ora in soccorso dell’interpretazione del celebre episodio narrato da Omero: non il mitico (e improbabile) quadrupede i Troiani avrebbero introdotto dentro le mura della città – in parte abbattendole per farcelo entrare – ma l’Hippos, una nave di tipo fenicio con la polena a testa di cavallo. Un equivoco millenario di una traduzione di un termine ha impedito di conoscere in realtà il marchingegno che fu utilizzato per abbattere le mura di Troia, sostiene l’archeologo italiano che insegna in Francia. Tiboni spiega che l’inganno ideato da Ulisse e allestito dagli Achei fu messo in atto per mezzo di “una nave, piuttosto che di un cavallo”, perchè l’Hippos va identificato con un vascello e non con un quadrupede.

Disegno con la ricostruzione di un hippos, imbarcazione fenicia

Disegno con la ricostruzione di un hippos, imbarcazione fenicia

Le navi usate dai commercianti nel mondo antico erano piuttosto larghe e di forma fortemente arrotondate, adatte a trasportare merci di ogni genere”, spiega Lionel Casson, “esperto di navi e navigazione antiche. “Lo scafo di legno veniva costruito senza usare chiodi metallici, le parti venivano tenute insieme da perni anche questi di legno, e per l‘impermeabilizzazione e il riempimento di intersizi si usava stoppa (corda) e pece. I greci chiamavano queste imbarcazioni gaulos (plurale gauloi) e hippos (plurale hippoi), il primo termine significava ‘vasca’ e si riferiva alla forma arrotondata, ma il termine poteva anche derivare dalla parola fenicia golah, il secondo termine faceva riferimento alla forma di testa di cavallo della prua. La stabilità della nave sull’acqua si otteneva con pesi sul fondo, pietre o sabbia se si trasportavano le anfore, le navi erano prive di chiglia o carena. Oltre ai fenici anche i greci, gli italici e forse anche i sardi usavano imbarcazioni simili”. Tiboni non entra nel merito della questione omerica o della giungla delle verità o meno degli episodi narrati da Omero, si sofferma sul cavallo. Fa analisi del testo, intreccia le parole omeriche e di Virgilio con quelle di tecnologia navale. La pancia del cavalo diventa una stiva, le ruote e le lunghe funi con i quali il cavallo fu trasportato sotto le mura di Troia assomigliano al modo in cui, secondo le più recenti ricerche, le navi mercantili venivano tirate con forza. Il cavallo prende forma, si deforma, e si trasforma in nave, in un Hippos. «Una nave che cadde in disuso nei secoli successivi – spiega Tiboni – e chi tradusse in seguito non ne era proprio a conoscenza dell’esistenza. Ma Omero, nei suoi versi, è invece preciso nel suo linguaggio marinaresco». Il lavoro di Tiboni inizia a girare per mesi tra alcuni addetti ai lavori. C’è incredulità, talvolta scetticismo, alla fine convincimento. «Ho trovato più diffidenza tra i giovani ricercatori – osserva -, mentre ho raccolto più attenzione e sostegno tra gli studiosi della vecchia scuola».

Francesco Tiboni, archeologo navale all'università di Aix en Provence

Francesco Tiboni, archeologo navale all’università di Aix en Provence

Ma come e quando la nave è diventata un cavallo? Intorno al VII secolo a. C. è nato l’equivoco, poi ingenerato successivamente anche da Virgilio che ne fu inconsapevole trasmettitore rispetto all’originale di Omero. “Dal punto di vista lessicale, appare evidente che l’apparizione del cavallo risulta legata a un errore di traduzione, un’imprecisione nella scelta del termine corrispondente che, modificando di fatto il contenuto della parola originaria, ha portato alla distorsione di un’intera vicenda”, scrive Tiboni. “Se, infatti, esaminiamo i testi omerici, reintroducendo il significato originale di nave – certamente noto ai contemporanei – non solo non si modifica in alcun modo il significato della vicenda, ma l’inganno tende ad acquisire una dimensione meno surreale. È di certo più verosimile che un’imbarcazione di grandi dimensioni possa celare al proprio interno dei soldati, e che loro possano uscire calandosi rapidamente da portelli chiaramente visibili sullo scafo e per nulla sospetti agli occhi di chi osserva”. E appare più plausibile anche ipotizzare che una grande nave, di un tipo noto per essere solitamente utilizzato per pagare tributi, possa essere non solo interpretata come un dono e un segno di resa, ma anche come un eventuale voto divino. È possibile che, nel corso dei secoli, essendo caduto in disuso il termine navale, l’identificazione dell’Hippos con uno scafo “non fosse più automatica”, sottolinea l’archeologo.

Il grande cavallo di legno innalzato per i turisti all'ingresso del sito archeologico di Troia in Turchia

Il grande cavallo di legno innalzato per i turisti all’ingresso del sito archeologico di Troia in Turchia

“Se consideriamo l’iconografia, notiamo che tra le pochissime figurazioni del cavallo (venticinque in tutta la storia dell’arte antica), le prime si datano al VII secolo a.C., periodo cui risalgono le opere post-omeriche prese a riferimento da Virgilio. Dunque, è più che possibile che l’equivoco millenario della traduzione dell’Hippos omerico si possa collocare in questo momento”, spiega sempre Francesco Tiboni. “E che Virgilio, cui si deve la vera grande diffusione del tema nella cultura occidentale, abbia codificato tale passaggio utilizzando il termine latino ‘equus’ (che significa ‘cavallo’), forse a causa della tradizione post-omerica, come farà anche il filosofo bizantino Proclo (412-485 d.C.) nella Crestomazia, riportando testi di Lesche di Mitilene (VIII-VII sec. a.C.) e di Arctino di Mileto (VIII sec. a.C.). La sottovalutazione incolpevole – e ante litteram – dell’archeologia navale, intesa come capacità di analisi delle diverse fonti a disposizione degli studiosi finalizzata al riconoscimento e studio dei modelli di imbarcazione antichi, potrebbe quindi aver determinato questo equivoco plurisecolare, che, oggi, proprio l’archeologia navale può finalmente sanare», conclude Tiboni deciso a tradurre tutta la vicenda in un libro.

Sei chili di monete d’oro del Califfato dei Fatimidi (X-XII secolo) scoperte sui fondali di Cesarea, in Israele: la nave che le trasportava naufragò quasi mille anni fa

Sui fondali del porto di Cesarea (Israele) sono state trovate duemila monete d'oro

Sui fondali del porto di Cesarea (Israele) sono state trovate duemila monete d’oro

La moneta più antica fu coniata a Palermo nel IX secolo

La moneta più antica fu coniata a Palermo nel IX secolo

Sei chili di monete d’oro: mai prima d’ora in Israele se ne sono trovate così tante insieme e in così buono stato di conservazione. Erano sparse sui fondali sabbiosi del porto di Cesarea, uno dei siti archeologici romani più importanti e più visitati di Israele. La scoperta – che testimonia un naufragio di circa mille anni fa – è stata annunciata dalla Israel Antiquities Authority, citata dal quotidiano Jerusalem Post e ripresa dal sito internet Israele.net. La scoperta è stata fatta un paio di settimane fa da quattro sub durante un’immersione. Tzvika Feuer, Kobi Tweena, Avivit Fishler, Yoav Lavi e Yoel Miller, tutti sub del club di Cesarea, hanno segnalato il ritrovamento alla soprintendenza di Archeologia marina israeliana (che ne ha elogiato il senso civico), i cui esperti si sono poi recati insieme ai sub nel luogo del ritrovamento, muniti di un metal detector, e hanno scoperto quasi duemila monete d’oro di epoca fatimide (XI secolo d.C.) di diverso taglio, dimensioni e peso: un dinaro, un quarto di dinaro. Tra queste, la più antica (un quarto di dinaro) è stata coniata a Palermo nella seconda metà del IX secolo. Non si esclude che ci possano essere altri reperti sotto la sabbia oltre a quelli già riportati a galla.

Le monete d'oro ritrovate a Cesarea appartengono al Califfato dei Fatimidi

Le monete d’oro ritrovate a Cesarea appartengono al Califfato dei Fatimidi

Le monete sono di due tagli: dinaro e quarto di dinaro. Sul conio hanno stampigliate le insegne di vari posti del Califfato dei Fatimidi, grande impero che copriva gran parte del Medio Oriente, dell’Africa del nord e la Sicilia. I Fatimidi, partiti dalla Siria, conquistarono l’Egitto facendo del Cairo la loro capitale: regnarono dal 909 al 1171. La maggior parte delle monete hanno il segno del Califfo Al-Hakim (996-1021) e di suo figlio Al-Zahir (1021-1036) e furono coniate soprattutto in Egitto e nel Nord Africa. L’ultima moneta, rispetto a quella di Palermo, è stata forgiata nel 1036; e questo ha fatto pensare agli studiosi che la nave sia affondata attorno a quella data.

Kobi Sharvit, direttore della Unità di Archeologia Marina della Israel Antiquities Authority, è del parere che vicino al luogo del ritrovamento si trovi probabilmente il relitto di un battello ufficiale della tesoreria fatimide. Diverse le ipotesi: forse faceva rotta verso il governo centrale del Cairo dopo aver riscosso le tasse, oppure le monete erano destinate a pagare i salari del presidio militare fatimide di stanza a Cesarea. O forse le monete appartenevano a qualche grossa nave mercantile che faceva affari lungo le città costiere del Mediterraneo prima di affondare.

Le monete erano a bordo di una nave ufficiale della tesoreria fatimide

Le monete erano a bordo di una nave ufficiale della tesoreria fatimide

Il numismatico Robert Kool

Il numismatico Robert Kool

Le monete – come si diceva – sono conservate talmente bene da avere impressionato gli studiosi: sono in ottimo stato di conservazione e non necessitano di alcun intervento di pulizia o conservazione nonostante il fatto che siano rimaste in fondo al mare per un migliaio di anni. L’esperto numismatico della Israel Antiquities Authority, Robert Kool, ha detto che “le condizioni delle monete sono eccellenti nonostante siano state insabbiate per mille anni perché l’oro è un metallo nobile sul quale non ha impatto l’acqua o l’aria”. Kool ha anche spiegato che le monete hanno continuato a circolare anche dopo la conquista crociata della Terra Santa alla fine dell’XI secolo, in particolare nelle città di mare dove si concentrava il commercio internazionale. E ha concluso: “Molte delle monete trovate nel tesoro sono state piegate e mostrano i segni di denti e morsi, il che prova che vennero ‘fisicamente’ controllate dai loro proprietari o dai mercanti”.

Scoperto sui fondali nel bacino di attracco degli aliscafi il porto romano di Lipari, nelle Eolie. Tunnel trasparenti sottomarini permetteranno di visitarlo “all’asciutto”

Le monumentali strutture del porto romano di Lipari scoperto sui fondali di Sottomonastero

Le monumentali strutture del porto romano di Lipari scoperto sui fondali di Sottomonastero

Le acque blu del mare dell'isola di Lipari nell'arcipelago delle Eolie in Sicilia

Le acque blu del mare dell’isola di Lipari nell’arcipelago delle Eolie in Sicilia

Strutture murarie possenti e basi di colonne monumentali, probabilmente riciclate da un vicino tempio: prende forma il porto romano dell’isola di Lipari, nell’arcipelago delle Eolie, immerse nel mare di Sicilia prospiciente Milazzo. Ma quelle banchine destinate ad accogliere duemila anni fa merci, soldati e mercanti, oggi costituiscono un prezioso sito archeologico sommerso, riaffiorato al centro dell’odierna area portuale di Sottomonastero, in prossimità del molo di attracco degli aliscafi. Così se quattro anni fa la soprintendenza del Mare gridò “alla scoperta del secolo”, in questi giorni a conclusione della seconda campagna di scavo denominata “Archeoeolie 2014” condotta dalla soprintendenza del Mare diretta da Sebastiano Tusa, si ha la certezza non solo dell’importanza archeologica e storica del porto romano di Lipari ma anche della sua valenza strategica in un’ottica di valorizzazione del sito e di promozione turistica dell’isola di Lipari.

La campagna di ricerche subacquee "Archeoeolie 2014" ha confermato l'importanza del sito

La campagna di ricerche subacquee “Archeoeolie 2014” ha confermato l’importanza del sito

Tunnel trasparenti. Perciò non è un caso se, proprio alla luce di questi risultati di scavo, la soprintendenza del Mare ha lanciato un ambizioso progetto: poter visitare i resti del porto romano, ormai sommerso, restando con i piedi all’asciutto. Il progetto, cogliendo l’occasione offerta dalla progettazione europea POR 2014-2020, propone un innovativo sistema di visita museale delle antiche strutture, in ambiente asciutto, attraverso la realizzazione di tunnel trasparenti, accessibili direttamente dalla superficie, in prossimità del molo. “La struttura”, spiegano i tecnici dell’assessorato ai Beni culturali della Regione Sicilia, “potrà coniugare le esigenze di tutela del bene culturale sommerso e il suo ‘sfruttamento’ a tutto vantaggio dell’economia locale. A breve – continuano – saranno condotti anche dei saggi di scavo mirati a verificare l’esistenza di eventuali strutture antiche lungo l’area del costruendo nuovo molo, progettato in prosecuzione di quello in ferro già esistente per l’attracco degli aliscafi, così da definire le emergenze archeologiche dell’area e rendere possibile la realizzazione del progetto”.

Le ricerche sottomarine a Lipari sono condotte dalla soprintendenza del Mare sotto la direzione di Sebastiano Tusa

Le ricerche sottomarine a Lipari sono condotte dalla soprintendenza del Mare sotto la direzione di Sebastiano Tusa

Far convivere antico e moderno. “La scoperta è semplicemente straordinaria e rarissima”, commentava ancora quattro anni fa Sebastiano Tusa. “Questa scoperta è in grado di aggiungere altri significativi elementi a quel che si conosce della civiltà millenaria eoliana, quindi non deve essere sacrificata o soffocata per realizzare, in quello spazio archeologico, un megaporto privato che, una volta sorto, massacrerebbe definitivamente un sito archeologico subacqueo d’importanza universale. Questo è un patrimonio archeologico impensabile e che va assolutamente tutelato”. È proprio in questa direzione che si muove l’azione amministrativa della soprintendenza del Mare, consapevole della necessità di trovare una soluzione per conciliare le esigenze della comunità locale di avere una portualità sicura e della tutela e valorizzazione delle strutture portuali antiche.

La campagna "Archeoeolie 2014" ha permesso di conoscere meglio le tecniche edilizie adottate dai romani

La campagna “Archeoeolie 2014” ha permesso di conoscere meglio le tecniche edilizie adottate dai romani

I risultati di scavo. La campagna di scavo ha intanto consentito di ampliare la conoscenza delle strutture portuali già a suo tempo individuate al centro dell’odierna area di Sottomonastero. Su questa struttura sormontata da alcune basi di colonne (probabilmente recuperate da un edificio templare nelle vicinanze), gli interventi precedenti hanno consentito di comprendere la dinamica e la tempistica del loro posizionamento, presumibilmente per alzare il livello della banchina portuale. Lo scavo di quest’anno ha invece ampliato la già vasta porzione di struttura in opera cementizia di epoca romana bordata da lastre regolari già messa in luce, prediligendo la realizzazione di una sezione stratigrafica dei detriti di copertura.

Le strutture messe in luce sono solo una porzione del grande porto romano di Lipari

Le strutture messe in luce sono solo una porzione del grande porto romano di Lipari

Il lacerto di area portuale sommersa messa in luce è ancora una minima porzione della ben più vasta area che verosimilmente è celata sotto il sedimento, come la recente campagna di ricerche strumentali con sonar a scansione laterale e sub-bottom profiler (penetratore di sedimenti) ha lasciato intravedere. Saranno le prossime campagne di scavo, già in corso di progettazione, ad ampliare l’area di scavo per definire meglio le caratteristiche puntuali della struttura portuale romana.

Archeologia subacquea, missione in Israele dei robot italiani classe Tifone alla ricerca di tesori sommersi

L'antennina del robot subacqueo classe Tifone in azione in mare alla ricerca di tesori sommersi

L’antennina del robot subacqueo classe Tifone in azione in mare alla ricerca di tesori sommersi

Se entro il 1. luglio vi capita di navigare o balneare lungo le coste israeliane tra Cesarea e Akko, e per caso notate un’antennina che affiora tra le spume del mare e si muove in modo sospetto, tranquilli: non si tratta di qualche operazione segreta nelle acque territoriali di Israele né vi trovate nel bel mezzo del set di un nuovo film di James Bond mentre sta provando una delle sue nuove diavolerie tecnologiche. No, niente di tutto questo. Ma state assistendo in diretta a una missione archeologica alla ricerca di tesori sommersi e, più prosaicamente, per documentare i siti di interesse per l’Israel Antiquities Authority. Protagonisti della missione sono due robot subacquei autonomi, progettati dal dipartimento di Ingegneria industriale con la collaborazione del Centro “Enrico Piaggio” dell’Università di Pisa e un robot filoguidato, realizzato in collaborazione con il dipartimento di Scienza della Terra. Responsabile del progetto è Benedetto Allotta, ordinario di Meccanica applicata alle macchine, che dal 17 giugno al 1° luglio coordina le indagini in Israele. Nei fondali antistanti le coste israeliane si trovano infatti relitti di tutte le epoche e i resti un villaggio neolitico (Atlit Yam) sommerso in seguito alla fine delle glaciazioni. La missione archeologica israeliano-americana che si occupa delle indagini ha chiesto la collaborazione del team di ricercatori fiorentini, coordinato da Benedetto Allotta, con la sua flotta di veicoli sottomarini. I Tifoni e Nemo aiuteranno gli archeologi nel lavoro di scoperta di nuovi relitti e reperti sommersi, di documentazione dei siti scoperti e pianificazione dei nuovi lavori da effettuare.

I due robot subacquei: il TifOne e il TifTu, le cui operazioni sono coordinati dal prof. Allotta

I due robot subacquei: il TifOne e il TifTu, le cui operazioni sono coordinati dal prof. Allotta

I due Tifoni – realizzati nell’ambito del progetto regionale “Thesaurus”, attivo da marzo 2011 ad agosto 2013 – hanno una lunghezza di 3,7 metri, un peso di 170 chilogrammi, e possono superare i 5 nodi di velocità con un’autonomia di 8 ore. TifTu naviga in superficie con l’antenna emersa, è localizzabile grazie al segnale Gps e può localizzare a sua volta TifOne, che naviga in immersione. Il progetto “Thesaurus”, acronimo per Tecniche per l’Esplorazione Sottomarina Archeologica mediante l’Utilizzo di Robot autonomi in Sciami”, ha per obiettivo rilevare, censire e monitorare a costi contenuti siti archeologici sottomarini, relitti e reperti isolati sommersi, fino a trecento metri di profondità. “Volevamo sviluppare veicoli che dessero la possibilità di effettuare ricognizioni a basso costo (e con minor rischio rispetto all’uso di subacquei professionali)”, spiga Allotta, “su ampi tratti di fondale marino e di ritornare periodicamente su siti precedentemente individuati per verificarne lo stato o riprendere i lavori di ricognizione e classificazione. A livello ingegneristico, l’obiettivo era quello di realizzare veicoli intelligenti che, mutuando tecnologie già sviluppate in campo militare e nel settore della ricerca petrolifera, riuscissero a fornire agli archeologi e agli scienziati interessati all’ambiente marino, come geologi, biologi, etc., strumenti dal costo relativamente contenuto e di facile utilizzo”.

Il team di ricercatori fiorentini coordinato dal prof. Benedetto Allotta, al lavoro in Israele

Il team di ricercatori fiorentini coordinato dal prof. Benedetto Allotta, al lavoro in Israele

TifOne – il primo dei veicoli che abbiamo realizzato, continua Allotta – e TifTu sono due Autonomous Underwater Vehicle della classe “Tifone”, nome scherzosamente preso a prestito dal libro di Tom Clancy “La grande fuga dell’Ottobre Rosso”. “Li abbiamo realizzati nell’ambito del progetto regionale “Thesaurus”, in collaborazione – oltre che con il Centro Piaggio dell’Università di Pisa – anche con l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione – CNR di Pisa e la Scuola Normale Superiore. I veicoli della classe Tifone, hanno una lunghezza di 3,7 metri, un peso di 170 chilogrammi, e possono superare i 5 nodi di velocità con un’autonomia di 8 ore. TifTu è identico a TifOne dal punto di vista naval-meccanico, ma è equipaggiato con sensori e apparati diversi in quanto nella diade ognuno dei due robot ha un ruolo specifico”. Della flotta fa parte anche un piccolo robot filoguidato (ROV = Remotely Operated Vehicle) denominato Nemo, realizzato da Dipartimenti di Scienze della Terra e di Ingegneria industriale nell’ambito di una collaborazione di UNIFI con la Protezione Civile per l’emergenza Costa Concordia. Essendo collegato alla superficie con un cavo di comunicazione ad alta velocità, Nemo – che ha dato luogo a due richieste di brevetto internazionale attualmente in fase di valutazione – consente all’archeologo di essere “presente” sulla scena, guidando il robot con un joystick”.

Molti i relitti e i tesori sommersi presenti nelle acque davanti ad Akko, la vecchia San Giovanni d'Acri

Molti i relitti e i tesori sommersi presenti nelle acque davanti ad Akko, la vecchia San Giovanni d’Acri

I ricercatori e i tecnici con TifOne all'opera nelle acque antistanti Israele

I ricercatori e i tecnici con TifOne all’opera nelle acque antistanti Israele

Dalla metà degli anni Ottanta del secolo scorso le coste Israeliane tra Caesarea e Akko (la vecchia San Giovanni d’Acri o semplicemente Acri) sono oggetto di indagine archeologica perché vi si trovano relitti di tutte le epoche e i resti un villaggio neolitico (Atlit Yam) sommerso in seguito alla fine delle glaciazioni. Un team israeliano-americano, che comprende archeologi delle Università del Rhode Island e di Luisville, sta lavorando nella zona e ha chiesto la partecipazione dell’Università di Firenze che ha contribuito con 7 ricercatori, con i suoi due Tifoni e con Nemo. “TifTu – ricorda il coordinatore del team fiorentino – naviga in superficie con l’antenna emersa e sarà localizzabile grazie al segnale GPS. TifTu ha a bordo uno strumento acustico denominato USBL che gli permette di localizzare TifOne, che naviga in immersione. I due veicoli possono scambiare informazioni tramite strumenti di comunicazione chiamati modem acustici. TifOne ha a bordo i sensori (payload) che acquisiscono i dati di interesse archeologico, ovvero due telecamere e un sonar a scansione laterale (SSS = Side-Scan Sonar). Ha inoltre un sistema di navigazione accurato che consente di “sbagliare poco” nella propria localizzazione anche se non riemerge da molto tempo e non riceve i dati di localizzazione forniti da TifTu. Le immagini georeferenziate – conclude – serviranno a effettuare una ricostruzione tridimensionale dei siti in cui si potrà navigare virtualmente come in un videogioco”.