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L’Antico Egitto a Conegliano. La direttrice Maria Cristina Guidotti svela i tesori di Abido conservati al museo Egizio di Firenze, il secondo in Italia

L'interno della mostra "Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili" a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

L’interno della mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili” a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

Il manifesto della mostra ideata da Paolo Renier

Il manifesto della mostra ideata da Paolo Renier a Conegliano

Il museo Egizio di Firenze e Abido, la città dell’Antico Egitto sacra a Osiride: storie parallele che si intrecciano e si illustrano a vicenda. È questo l’obiettivo della conferenza “Da Abido al museo Egizio di Firenze” con Maria Cristina Guidotti prevista sabato 22 novembre alle 18.30 in municipio a Conegliano, L’incontro con la direttrice della prestigiosa istituzione fiorentina è uno dei più attesi nel cartellone di appuntamenti culturali di approfondimento collaterali alla grande mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, promossa e realizzata da Paolo Renier, direttore artistico della mostra frutto di 25 anni di esperienza in Egitto; e Maurizio Sfiotti, presidente dell’Associazione Culturale Osireion di Abido; con il contributo scientifico e la consulenza dell’egittologa Federica Pancin.

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell'Osireion di Abido

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

Una delle tante scolaresche in visita alla mostra a Palazzo Sarcinelli

Una delle tante scolaresche in visita alla mostra a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

“Anche se manca ancora più di un mese alla chiusura della mostra”, spiega Paolo Renier, “con la nostra attività didattica per le scuole, ragazzi e bambini, abbiamo già tutte le mattine prenotate per le visite guidate e i laboratori da parte delle elementari, medie e superiori di Conegliano e del Veneto, inoltre il sabato e la domenica, con un po’ di impegno, riusciamo ad accompagnare tutti i numerosi visitatori nella mostra  (siamo vicini alle 4000 presenze)”. Un risultato sottolineato anche dal sindaco di Conegliano, Floriano Zambon,  nell’ultima conferenza, con grande soddisfazione.

Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, parla a Conegliano

Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, parla a Conegliano

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all'Egizio di Torino

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all’Egizio di Torino

E oggi, 22 novembre, a Conegliano arriva l’egittologa Maria Cristina Guidotti che anticipa i contenuti della sua conferenza:  “Da Abido al museo Egizio di Firenze presenterà la storia del museo Egizio di Firenze, sottolineandone l’importanza e il fatto che si tratta del secondo museo egizio d’Italia, dopo Torino. Quindi verrà ripercorsa la storia del sito di Abido, facendo di volta in volta riferimento ai reperti del museo Egizio fiorentino che in qualche modo, o per provenienza o per datazione, sono collegati a questa area archeologica”. Il museo Egizio di Firenze è dunque secondo in Italia solo al famoso Museo Egizio di Torino. Un primo nucleo di antichità egiziane era presente a Firenze già nel Settecento nelle collezioni medicee, ma nel corso dell’Ottocento fu ampiamente incrementato. Grande merito in proposito ebbe il Granduca di Toscana Leopoldo II, che, oltre ad acquistare alcune collezioni, finanziò insieme a Carlo X re di Francia, una spedizione scientifica in Egitto negli anni 1828 e 1829. La spedizione era diretta da Jean Francois Champollion, il decifratore dei geroglifici e dal pisano Ippolito Rossellini colui che sarebbe diventato il padre dell’egittologia italiana, amico e discepolo di Champollion. I numerosi oggetti raccolti lungo il viaggio, sia eseguendo scavi archeologici, sia acquistando reperti da mercanti locali, furono equamente suddivisi al ritorno tra il Louvre di Parigi e Firenze. Nel 1855 fu istituito formalmente il museo Egizio di Firenze e nel 1880 l’egittologo piemontese Ernesto Schiaparelli, il futuro direttore del Museo Egizio di Torino, fu incaricato di trasferire e riordinare le antichità egiziane nell’attuale sede insieme al museo Archeologico. Con Schiaparelli le collezioni fiorentine ebbero un nuovo notevolissimo incremento, grazie ai suoi scavi e acquisti effettuati in Egitto prima di trasferirsi a Torino. L’ultimo gruppo di raccolte pervenute al museo Egizio di Firenze consiste in donazioni di privati e di istituzioni scientifiche: in particolare sono da ricordare i reperti donati dall’ Istituto Papirologico Fiorentino, provenienti dagli scavi effettuati in Egitto tra il 1934 e il 1939. Fra questi reperti è la collezione di stoffe di epoca Copta, che è una delle più ricche e importanti del mondo.

Una testina di Ramses II da Abido conservata a Firenze

Una testina di Ramses II da Abido conservata a Firenze

Nelle collezioni del museo Egizio di Firenze sono conservati alcuni reperti archeologici provenienti da Abido che testimoniano il culto e la particolare devozione di cui era oggetto il dio Osiride in ambito funerario: oltre alle immagini dei due faraoni protagonisti dell’attività architettonica del luogo, Sethi I e Ramses II, ci sono stele databili dal Medio Regno fino all’Epoca Romana, come testimonianza della venerazione a Osiride presente nel luogo.

 

La Sfinge è stata restaurata e presto si potrà ammirarla dal basso accedendo alla corte della statua simbolo dell’Antico Egitto e camminando tra le zampe della donna-leone

La Sfinge vista dal cortile all'altezza delle zampe: presto questo spazio sarà accessibile al pubblico

La Sfinge vista dal cortile all’altezza delle zampe: presto questo spazio sarà accessibile al pubblico

La Sfinge a portata di mano: completati i restauri, presto il pubblico potrà accedere al cortile del monumento più emblematico dell’Antico Egitto e camminare tra le zampe della donna-leone, nota ai primi arabi come Abu el-Hai, Padre del Terrore. Anche se questa non sarà propriamente una data “storica” da ricordare come potrebbe essere l’apertura della necropoli di El Hawawis, vicino ad Akmin nel Medio Egitto, ricca di tombe dipinte, o la cosiddetta tomba di Osiride scoperta da Zahi Hawass a quaranta metri sotto la sabbia, a sinistra della Sfinge, a destra della piramide di Cheope e proprio sotto quella di Chefren (luoghi straordinari ma dove purtroppo sono evidenti le problematiche che dovrebbero essere affrontate per consentirne l’accesso ai visitatori), è certo comunque che l’annuncio fatto qualche giorno fa dal premier egiziano Ibrahim Mahlab – vera operazione di marketing – ha avuto l’effetto di riportare l’attenzione del grande pubblico internazionale sui tesori dell’Antico Egitto, risvegliando quell’interesse che potrebbe tradursi in una salutare boccata di ossigeno per l’industria turistica della terra dei Faraoni, che dalla rivolta al presidente Hosni Mubarack e dai successivi anni di instabilità ha conosciuto un’innegabile penalizzazione.  “Abbiamo molte sfide davanti a noi. Il governo, con i ministri del Turismo e dell’Antichità, ha un piano concreto per difendere il patrimonio dell’Egitto. E questo è successo a Giza”, ha detto il premier egiziano Ibrahim Mahlab che, tra strette misure di sicurezza, ha visitato l’area svuotata di turisti e affollata per l’occasione di giornalisti locali e internazionali. Dopo il sopralluogo del capo del governo e dei ministri interessati, Hishaam Zazou e Mamdouh Eldamaty, ora mancano solo il via libera definitivo e la data per l’apertura. “Noi siamo pronti”, ha spiegato il supervisore dell’area della Sfinge, Mohamed el Saidey, che ha seguito tutti i passi del restauro. “I lavori di salvaguardia della Sfinge sono durati quattro anni, e hanno riguardato soprattutto il fianco sinistro della statua, dove l’erosione dovuta al tempo, alle folate di sabbia e al materiale calcareo del monumento, aveva creato dei buchi nei blocchi. Ma in realtà – ha ammesso – il restauro dura dai tempi dei primi scavi, è un lavoro continuo”.

La Sfinge sembra fare la guardia alle grandi piramidi della piana di Giza

La Sfinge sembra fare la guardia alle grandi piramidi della piana di Giza

Guardia alla piramide di Chefren, la Sfinge è la più antica scultura monumentale d’Egitto. Gli archeologi la collocano intorno al 2500 a.C. e ne attribuiscono l’ispirazione di Chefren (2605-2580). È alta 20 metri e ha il corpo allungato, le zampe protese e un copricapo reale. Fu scolpita in un affioramento di roccia naturale sulla cui base furono aggiunti alcuni blocchi di pietra in occasione delle numerose ristrutturazioni, a partire dalla XVIII dinastia. Il volto è privo del naso: si racconta che la sua distruzione sarebbe dovuta a un colpo sparato da un mamelucco, un ottomano o un francese. In realtà sarebbe andato perso prima del XV secolo. In origine la Sfinge aveva anche una finta barba stilizzata, simbolo di regalità, ma anch’essa scomparve. Un pezzo di roccia prelevato dal luogo in cui essa sorgeva sulla sabbia oggi è conservato nel British Museum di Londra.

La Sfinge è uno dei simboli indiscussi dell'Antico Egitto

La Sfinge è uno dei simboli indiscussi dell’Antico Egitto

La Sfinge sarebbe una raffigurazione emblematica del re, il cui corpo leonino costituirebbe l’archetipo della regalità e la testa, cinta dal nemes (copricapo portato dai soli faraoni), il potere. Intagliata in un unico sperone roccioso, tranne le zampe realizzate con blocchi di riporto, la gigantesca statua subì interventi già in antichità a partire da quelli di Thutmosi IV (come si può leggere dalla “Stele del Sogno” posta tra le due zampe) e di Ramses II. Nel 1980, il riempimento delle fessure con il cemento (un intervento definito “scellerato” da molti tecnici) provocò il crollo di una spalla e i danni furono recuperati solo nel 1998. Infine, l’ultimo restauro risale al 2010, mentre, un anno dopo, tecnici locali hanno abbassato di 7 metri il livello delle acque sotterranee che minacciavano la piana. La Sfinge – si diceva – è dunque uno dei monumenti più antichi ed emblematici che la storia ci abbia tramandato il cui significato è ancora parecchio controverso. Così se alcuni sostengono che la Sfinge sia stata costruita per dare a tutti l’idea della magnificenza regale, altri sono sicuri che ogni parte del corpo della donna-leone simboleggi qualcosa. Quale sia stato l’esatto messaggio che si è voluto veicolare con la costruzione dell’imponente monumento, la Sfinge resta comunque un simbolo dell’Egitto che andava salvaguardato. La preziosa statua è stata così sottoposta a una lunghissima sessione di restauro.

Le impalcature avvolgono la Sfinge: i restauri appena conclusi sono durati quattro anni

Le impalcature avvolgono la Sfinge: i restauri appena conclusi sono durati quattro anni

La sabbia del deserto, l’erosione e la consunzione naturale stavano infatti mettendo a repentaglio la salute della Sfinge. Ci sono voluti ben quattro anni d lavori di manutenzione e restauro perché la statua potesse tornare a troneggiare sulla piana di Giza che è stata essa stessa oggetto di un più ampio progetto di rivalutazione, con la pulizia di tutta l’area che negli anni era stata purtroppo invasa dagli escrementi dei cavalli e dei cammelli usati come attrazioni turistiche. Particolarmente massiccio il lavoro svolto dai tecnici in prossimità del collo, del petto e del lato sinistro della Sfinge. Queste zone della statua erano state interessate infatti da fenomeni erosivi talmente potenti da produrre dei buchi nei blocchi usati per la costruzione.

Il grande cortile della Sfinge che sarà presto aperto al pubblico

Il grande cortile della Sfinge che sarà presto aperto al pubblico

L’area circostante la Sfinge è accessibile dal tempio della Valle di Chefren, uno dei più antichi templi ancora esistenti in Egitto. Il tempio funge ora da piattaforma di osservazione per il pubblico in estasi davanti alla Sfinge, la favolosa creatura con corpo di leone e volto umano. Ma presto la Sfinge non sarà più off-limits per i turisti: la corte della monumentale statua sarà finalmente accessibile col pagamento di un biglietto a parte. I visitatori potranno arrivare letteralmente ai piedi, o, per meglio dire, alle zampe del colosso, toccarlo, guardarlo negli occhi dal basso verso l’alto con un misto di fascinazione e timore reverenziale, mirando da vicino la “Stele del Sogno” di Thutmosi IV e passando anche, altra novità, per il tempio fatto costruire da Amenofi II pochi metri più in là a nord-est.

 

L’Antico Egitto a Conegliano. C’è un “codice geometrico armonico” alla base dell’Osireion di Abido. Lo ha scoperto l’ing. Rubino grazie ai rilievi realizzati per la mostra a Palazzo Sarcinelli: anticipazioni sull’incontro del 31

Il fotografo Paolo Renier in Egitto durante una ricognizione nell'Osireion di Abido

Il fotografo Paolo Renier in Egitto durante una ricognizione nell’Osireion di Abido

Il grande plastico dell'Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti in mostra a Conegliano

Il grande plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti in mostra a Conegliano

Numeri che svelano l’Egitto più misterioso e intrigante. Non è un obiettivo da poco quello che si è prefisso l’ingegner Alfonso Rubino, esperto di geometria sacra nell’incontro di venerdì 31 ottobre alle 18.30 in sala consiliare del Comune di Conegliano su “L’Osireion: il codice geometrico armonico universale di tutti i tempi. Relazione Armonica con il Santo Sepolcro di Gerusalemme”.  Conegliano si conferma sempre di più in questo speciale autunno punto di riferimento per conoscere e approfondire un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto, l’Osireion di Abido, a sua volta città sacra per eccellenza, altrettanto intrigante quanto ricca di tesori della civiltà dei faraoni. Merito, tutto ciò, del fotografo Paolo Renier, che proprio sulla conoscenza di Abido ha investito tutta la sua vita, coadiuvato strada facendo dal geometra Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione Osireion di Abido, e dell’egittologa Federica Pancin. Sono loro che hanno realizzato la mostra “EGITTO come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, dove in queste prime settimane sono già passati più di tremila visitatori con una grande risposta dalle scuole del territorio.

Maurizio Sfiotti e Federica Pancin durante i rilievi dell'Osireion di Abido nel 2013

Maurizio Sfiotti e Federica Pancin durante i rilievi dell’Osireion di Abido nel 2013

L'ing. Alfonso Rubino

L’ing. Alfonso Rubino

Ed è proprio nella mostra di Conegliano che Alfonso Rubino matura la convinzione di poter finalmente verificare – come lui è convinto – se le misure dell’Osireion rispondono a quel codice geometrico armonico che percorre trasversalmente la storia dell’uomo e che ritroviamo in molti monumenti sacri significativi. Perché proprio a Conegliano? Perché visitando la mostra di Paolo Renier, scopre che lì sono esposti dei plastici dell’Osireion particolarmente precisi, realizzati in scala 1:20 da Maurizio Sfiotti. Nel maggio 2013, infatti, Renier Sfiotti e Pancin – proprio in vista della realizzazione della mostra – erano stati in missione ad Abido per realizzare il primo rilievo dell’Osireion. “L’ingegner Rubino ha iniziato queste ricerche vedendo le mie foto del  soffitto della Stanza del Sarcofago”, ricorda Renier, “ne è rimasto folgorato. Perciò ci ha chiesto le misure più precise possibili sul tempio dell’Osireion e noi gliele abbiamo inviate: sono quelle rilevate nel maggio 2013 e che ci sono servite anche per ricostruire il soffitto in scala 1:1, il plastico e il monumento presentati qui in mostra a Palazzo Sarcinelli di Conegliano”.

La pianta dell'Osireion di Abido con i riscontri geometrici scoperti da Rubino

La pianta dell’Osireion di Abido con i riscontri geometrici scoperti da Alfonso Rubino

Rubino non ha voluto “svelare” il cuore delle sue ricerche, per non togliere il gusto di quanti non vorranno perdere la sua conferenza di venerdì 31. Ma qualche numero comunque lo ha anticipato, contribuendo ad aumentare ancora di più la nostra curiosità. Spiega Rubino: “Consideriamo il rettangolo ,esattamente misurato, del corpo centrale dell’Osireion di Abido manufatto: lunghezza 27,90 m; larghezza 21,99 m. Se tracciamo il quadrato centrale di lato pari a 2191,24 cm. determinato dalla distanza dal centro di figura del punto di intersezione delle linee diagonali interne di colore rosso (1095,62 cm.), giungiamo a una prima conclusione di straordinario valore: questo quadrato ha un perimetro di 8764,96 cm. straordinariamente prossimo al perimetro del cerchio fondamentale: 2790 x π (P greco) = 8765,04 cm. con un errore assoluto di 0,8 mm. Pari un errore percentuale dello 0,0009%! Ciò dimostra che il modello geometrico dell’Osirion si basa sulla conoscenza avanzata del numero “P greco”. Il modello contiene anche l’esatto rapporto base/altezza e l’esatta inclinazione della Grande Piramide ( 51°51’15,09’’). Un ulteriore sviluppo del modello geometrico permette di generare le esatte proporzioni e dimensioni della camera del Re e del sarcofago della Grande Piramide di Giza”. Non male come inizio. Ma Rubino non va oltre, e dei “collegamenti armonici” con il Santo Sepolcro non fa cenno. Si limita solo a un commento: “È sorprendente come si sia atteso tanto tempo per avere un rilievo architettonico preciso. E sappiamo che senza la disponibilità dei dati rilevati l’analisi geometrica è in genere poco attendibile. Ma ora tutto ciò è stato possibile grazie alle misurazioni di Sfiotti, Pancin e Renier. A loro va tutta la mia riconoscenza”. E qui si ferma. Non ci resta che andare a Conegliano.

 

A Rovereto in mostra i 25 anni di Rassegna internazionale del Cinema archeologico attraverso i manifesti ufficiali

All’auditorium Melotti di Rovereto, dove si sta svolgendo la 25. Rassegna internazionale del Cinema archeologico, c’è una singolare mostra dei manifesti ufficiali con la quale gli organizzatori hanno voluto celebrare il prestigioso traguardo raggiunto: il quarto di secolo. E allora ripercorriamo anche noi questi 25 anni sfogliando idealmente i poster della Rassegna.

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1990, 1. Rassegna: ritratto dell’archeologo roveretano Paolo Orsi

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1991, 2. Rassegna: viene presentato per la prima volta il nuovo logo della Rassegna

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1992, 3. Rassegna: si ripropone il logo della Rassegna

1993, 4. Rassegna: ascia protostorica in bronzo dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1993, 4. Rassegna: ascia protostorica in bronzo dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1994, 5. Rassegna: testina magnogreca del V sec. a.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1994, 5. Rassegna: testina magnogreca del V sec. a.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1995, 6. Rassegna: bronzetto dalle collezioni del museo di Rovereto

1995, 6. Rassegna: bronzetto dalle collezioni del museo di Rovereto

1996, 7. Rassegna: lucerna romana del I-II sec. d.C. dalle collezioni del museo di Rovereto

1996, 7. Rassegna: lucerna romana del I-II sec. d.C. dalle collezioni del museo di Rovereto

1997, 8. Rassegna: testa recuperata dal mare, dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1997, 8. Rassegna: testa recuperata dal mare, dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

1998, 9. Rassegna: set cinematografico con riproduzione di uno scavo archeologico

1998, 9. Rassegna: set cinematografico con riproduzione di uno scavo archeologico

1999, 10. Rassegna: monete dalla collezione Orsi delle zecche greche del museo di Rovereto

1999, 10. Rassegna: monete dalla collezione Orsi delle zecche greche del museo di Rovereto

2000, 11. Rassegna: su un vaso predinastico una protome del V sec. a.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2000, 11. Rassegna: su un vaso predinastico una protome del V sec. a.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2001, 12. Rassegna: vaso egizio dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2001, 12. Rassegna: vaso egizio dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2002, 13. Rassegna: statua-stele antropomorfa dal museo di Riva del Garda

2002, 13. Rassegna: statua-stele antropomorfa dal museo di Riva del Garda

2003, 14. Rassegna: testa di Eracle del II sec. d.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2003, 14. Rassegna: testa di Eracle del II sec. d.C. dalla collezione Orsi del museo di Rovereto

2004, 15. Rassegna: frammento di tessuto preincaico dal Perù

2004, 15. Rassegna: frammento di tessuto preincaico dal Perù

2005, 16. Rassegna: bassorilievo dalla Tomba di Ramose in Egitto

2005, 16. Rassegna: bassorilievo dalla Tomba di Ramose in Egitto

2006, 17. Rassegna: porta monumentale dal complesso di Angkor in Cambogia

2006, 17. Rassegna: porta monumentale dal complesso di Angkor in Cambogia

2007, 18. Rassegna: geoglifi Nazca (300-500 d.C.) dal Perù

2007, 18. Rassegna: geoglifi Nazca (300-500 d.C.) dal Perù

2008, 19. Rassegna: una vetrata di una chiesa gotica europea

2008, 19. Rassegna: una vetrata di una chiesa gotica europea

2009, 20. Rassegna: il tempio di Giunone nella Valle dei Templi di Agrigento

2009, 20. Rassegna: il tempio di Giunone nella Valle dei Templi di Agrigento

2010, 21. Rassegna: scultura retica dal museo Anauno

2010, 21. Rassegna: scultura anauna dal museo Retico di san Zeno della Val di Non in Trentino

2011, 22. Rassegna: rilievo dal Persepoli in Iran

2011, 22. Rassegna: rilievo dal Persepoli in Iran

2012, 23. Rassegna: schiaccianoci in bronzo dal Marta, il museo archeologico di Taranto

2012, 23. Rassegna: schiaccianoci in bronzo dal Marta, il museo archeologico di Taranto

2013, 24. Rassegna: figura mostruosa da un vaso in clorite di Jiroft in Iran

2013, 24. Rassegna: figura mostruosa da un vaso in clorite di Jiroft in Iran

2014, 25. Rassegna: emblema in argento dorato trovato a Morgantina con la raffigurazione di Scilla dal museo di Aidone in Sicilia

2014, 25. Rassegna: emblema in argento dorato trovato a Morgantina con la raffigurazione di Scilla dal museo di Aidone in Sicilia

 

25. Rassegna del Cinema Archeologico: alla quarta giornata protagonista l’Antico Egitto con Cleopatra, i faraoni e le rovine di Umm el-Dabadib nell’oasi di Kharga

I fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni, oggi a Rovereto, in una loro missione nel deserto nubiano

I fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni, oggi a Rovereto, in una loro missione nel deserto nubiano

L’Antico Egitto protagonista della quarta giornata della 25. Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto (7-11 ottobre). Sfiorato dalle proiezioni in programma nelle sedi “distaccate” di Mart, Muse e Museo Civico, l’Antico Egitto è presente in maniera marcata venerdì 10 ottobre. Da segnalare il documentario di Alfredo e Angelo Castiglioni Il viaggio alla miniera di smeraldi di Cleopatra e lo statunitense Building Pharaoh’s Chariot, ovvero la Costruzione del carro dei Faraoni. Alle 17.45 al Melotti il consueto appuntamento con le conversazioni della Rassegna: ospite d’eccezione del confronto è in questo caso Corinna Rossi, direttrice della missione archeologica di Umm el-Dabadib.

Le rovine di Umm el-Dabadib nell'oasi di Kharga in Egitto

Le rovine di Umm el-Dabadib nell’oasi di Kharga in Egitto

Le rovine di Umm el-Dabadib sono tra le meglio conservate dell’Oasi di Kharga. Sorgono in una regione remota, sono isolate ai piedi del Gebel, lontane da itinerari battuti in un luogo di sorprendente bellezza tra montagne e dune dorate. Le difficoltà di accesso, le temperature estreme che in estate possono anche superare i 50 gradi, e le frequenti tempeste di sabbia hanno finora scoraggiato gli archeologi a intraprendere scavi regolari, limitandosi a ricognizioni di superficie. L’insediamento romano risale al III-V secolo, anche se il posto era certamente già stato abitato in precedenza, e i resti archeologici ricoprono una superficie di vaste proporzioni (circa 150 kmq). L’agglomerato più importante è costituito da un forte in mattoni crudi con due torri agli angoli del lato sud, dov’è l’ingresso, edificato all’interno di un insediamento fortificato. Ed è proprio questo forte ad essere presentato grazie a una ricostruzione tridimensionale in anteprime alla Rassegna.

La delegazione egiziana a Rovereto con Maurizio Zulian (primo a destra) accanto a Moustafa Amin, segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità dell'Egitto

La delegazione egiziana a Rovereto con Maurizio Zulian (primo a destra) accanto a Moustafa Amin, segretario generale del Supremo consiglio delle Antichità dell’Egitto

Negli anni la Fondazione Museo Civico, attraverso Maurizio Zulian, collaboratore del Museo civico di Rovereto e autore dell’archivio fotografico con i tesori egizi inediti o chiusi al pubblico, che si trovano nel Medio Egitto, ha saputo stringere relazioni importanti con il mondo egizio. Il rapporto con la Repubblica Araba d’Egitto risale a molti anni fa. Nel febbraio 2004 fu formalizzato con la firma di un protocollo, grazie al quale il Museo Civico di Rovereto era autorizzato ad allestire, all’interno della propria banca dati, una fototeca con immagini di assoluta novità. Dopo le vicende che hanno interessato il mondo arabo portando alla destituzione della vecchia classe politica, l’istituzione trentina è riuscita a riavviare la collaborazione con la nuova dirigenza. L’anno scorso una delegazione egiziana guidata dal nuovo segretario generale del Supremo consiglio delle antichità della Repubblica araba d’Egitto, Mostafa Amin Mostafa Sayed, è stata ospite della Rassegna (vedi i post del 20, 23 e 26 novembre 2013 su archeologiavocidalpassato) e con il museo Civico ha affrontato la stesura di un nuovo protocollo che oggi è quasi completato e verrà firmato prossimamente da entrambe le parti.

L’Antico Egitto a Conegliano. Non solo mostra: al via gli incontri sui misteri, l’arte, le scoperte, la cosmogonia di Abido, a tu per tu con egittologi e esperti

L'immagine del dio Osiride si staglia su uno scorcio dell'Osireion ad Abido: è il manifesto della mostra di Paolo Renier a Conegliano

L’immagine del dio Osiride si staglia su uno scorcio dell’Osireion ad Abido: è il manifesto della mostra di Paolo Renier a Conegliano

Paolo Renier l’aveva promesso e annunciato. Ed è stato di parola: Conegliano fino a dicembre si conferma fucina di studi e interessi sull’Antico Egitto. Così alla mostra “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, l’ultimo progetto-idea-creatura del vulcanico Paolo Renier, il fotografo trevigiano che da quasi trent’anni studia, fotografa, scheda, e cerca di valorizzare (cercando di favorirne così la sua salvaguardia) il sito di Abido, a 150 chilometri a sud di Luxor, la città sacra per eccellenza dell’Antico Egitto, sede del più antico culto di Osiride, il dio dell’Oltretomba e della resurrezione; così oltre alla mostra, dicevamo, ora a Conegliano ci sono anche gli incontri di approfondimento con famosi egittologi e studiosi sulla città sacra di Abido, il culto di Osiride, le implicazioni teogoniche e cosmogoniche dell’Antico Egitto, e molti altri temi suggeriti dalla mostra. Non dimentichiamo infatti che proprio ad Abido i faraoni delle prime dinastie hanno posto le loro sepolture, che ad Abido i faraoni hanno perpetuato la loro divina regalità rendendo omaggio ad Osiride, che ad Abido per tremila anni il popolo egiziano è venuto in pellegrinaggio o ha fatto giungere una propria epigrafe sulla tomba di Osiride, il cosiddetto Osireion, un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto. Così dopo esserci inoltrarci in quei percorsi ormai inaccessibili alla scoperta dei misteri dell’Antico Egitto, quelli che erano prerogativa dei faraoni e dei gran sacerdoti, e che oggi possiamo conoscere seguendo il percorso della mostra di Palazzo Sarcinelli, ci si può fermare a Conegliano anche per conoscere da vicino chi questo mondo affascinante – che si è sviluppato lungo le sponde del Nilo – lo studia da vicino.

L'egittologo Emanuele Ciampini di Ca' Foscari apre gli incontri culturali sull'Antico Egitto a Conegliano

L’egittologo Emanuele Ciampini di Ca’ Foscari apre gli incontri culturali sull’Antico Egitto a Conegliano

Si inizia venerdì 10 ottobre. Alle 18, a Palazzo Sarcinelli di Conegliano: il professor Emanuele Ciampini, egittologo dell’università Ca’ Foscari di Venezia, affronterà gli “Aspetti del culto di Osiride”, un tema più che propedeutico alla mostra. Il sabato della settimana successiva, 18 ottobre, alle 17, ma stavolta in sala consiliare del Comune di Conegliano, toccherà al professor Attilio Scienza, docente di Viticultura all’università di Milano, con un incontro destinato a suscitare l’interesse del pubblico: l’esperto collegherà – come già succede con una sezione della mostra – le conoscenze dell’Antico Egitto con la vocazione vitivinicola del territorio di Conegliano: “Nella vigna del faraone: vite e vino nell’Antico Egitto”.

Una ricostruzione dell'Osireion di Abido, la cosiddetta tomba di Osiride: un unicum nell'architettura dell'Antico Egitto

Una ricostruzione dell’Osireion di Abido, la cosiddetta tomba di Osiride: un unicum nell’architettura dell’Antico Egitto

Si passa quindi all’ultimo venerdì del mese, il 31 ottobre, alle 18.30, ancora in sala consiliare del Comune di Conegliano, con un incontro che ci porterà direttamente nelle segrete cose dei faraoni e dei gran sacerdoti proponendo relazioni intriganti col monumento più carico di simboli del Cristianesimo. Alfonso Rubino, ingegnere, esperto in Geometria sacra, parlerà infatti de “L’Osireion: il codice geometrico armonico universale di tutti i tempi. Relazione armonica con il Santo Sepolcro di Gerusalemme”

Il cartiglio del faraone Senekbay della dimenticata dinastia di Abido

Il cartiglio del faraone Senekbay della dimenticata dinastia di Abido

Particolarmente atteso l’incontro di sabato 8 novembre (salvo impegni dell’ultima ora in Egitto), alle 18.30, in sala consiliare del Comune di Conegliano. Mahmoud Amer Ahmed Mohamed, archeologo dell’università di Sohag, la grande città molto vicina ad Abido, farà il punto sulle nuove scoperte fatte proprio ad Abido all’inizio di quest’anno (di cui archeologiavocidalpassato ha dato le anticipazioni nei post del 21 e del 29 gennaio 2014): “I faraoni di Abido: la dinastia perduta nelle più recenti scoperte”. Il sabato successivo, 15 novembre, alle 18.30, sempre in sala consiliare del Comune di Conegliano, Elisabetta Gesmundo, professoressa di Psicoterapia alla Scuola di Specializzazione in Psicosomatica di Milano, con “Morte e rinascita nel mito egizio e greco” accompagnerà il pubblico nel cuore dei misteri di Osiride. Una settimana dopo, sabato 22 novembre, alle 18.30, in sala consiliare del Comune di Conegliano, Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, che da anni segue le iniziative di Paolo Renier su Abido, focalizzerà il suo intervento sui reperti di Abido conservati nel museo fiorentino: “Da Abido al museo Egizio di Firenze”.

Particolare del sarcofago del faraone Tutankhamon

Particolare del sarcofago del faraone Tutankhamon

L’ultimo sabato del mese, il 29 novembre, alle 18.30, in sala consiliare del Comune di Conegliano, ci sarà un gemellaggio ideale tra Conegliano e Oderzo nel nome dell’Antico Egitto. L’egittologa Donatella Avanzo parlerà di “Arte e letteratura sulle sponde del Nilo”, e con l’occasione presenterà in anteprima la mostra, di cui è curatrice, “Omaggio a Tutankhamon: l’arte egizia incontra l’arte contemporanea”, che appunto apre ad Oderzo il 19 dicembre, due giorni prima della chiusura della mostra di Conegliano su Abido: quasi un passaggio di consegne. Gli incontri culturali di Conegliano sull’Antico Egitto chiudono sabato 6 dicembre, alle 18.30, in sala consiliare del Comune di Conegliano, con Franco Naldoni, esperto di Antico Egitto dell’Associazione Archeosofica, il quale sta valutando quale portare tra i dei due temi ipotizzati, “Iside svelata” oppure “Il Libro cristiano dei Morti”: in entrambi i casi, temi impegnativi quanto intriganti per degno gran finale.

 

A Edda Bresciani, egittologa di fama mondiale e professore emerito dell’università di Pisa, il premio “Campano d’Oro” riservato ai migliori ex allievi dell’ateneo pisano

L'egittologa Edda Bresciani in missione nel sito di Medinet nell'oasi del Fayyum

L’egittologa Edda Bresciani dell’università di Pisa in missione nel sito di Medinet Madi in Egitto

Dal Cairo a Luxor, da Alessandria d’Egitto ad Assuan, da Siwa a El-Fayyum, e dici Edda ti rispondono “la professoressa Bresciani”. Edda Bresciani è un’istituzione dell’Egittologia, non solo italiana: una vita dedicata allo studio e alla conoscenza dell’Antico Egitto, partendo dall’ateneo di Pisa e approdando sulle rive del Nilo, tanto che lei “lucchese doc” si è trovata nella vita a diventare – ha sottolineato – “anche un po’ pisana e un po’ egiziana”. Nei giorni scorsi l’università di Pisa ha conferito a Edda Bresciani, egittologa di fama mondiale e professore emerito dell’Università di Pisa, il “Campano d’Oro” 2014, il prestigioso riconoscimento che l’Associazione laureati dell’Ateneo pisano (ALAP) assegna ogni anno a illustri personalità che si sono laureate a Pisa. La cerimonia di conferimento, che si è tenuta nei saloni del Bastione Sangallo, è stata aperta dai saluti del rettore Massimo Augello. Dopo aver ricordato che la professoressa Bresciani è la seconda donna a ricevere il Premio in 43 edizioni, il professor Augello ha ripercorso le tappe più significative della biografia scientifica della premiata, dai primi anni di insegnamento nell’Ateneo pisano alla fondazione della rivista “Egitto e Vicino Oriente”, dalle missioni archeologiche in territorio egiziano alla costituzione delle collezioni egittologiche dell’Ateneo. “Erede della grande tradizione pisana nell’Egittologia – ha concluso il rettore – la professoressa Bresciani è riuscita, con progettualità e lungimiranza, ad aggiornare e sviluppare quel glorioso passato, contribuendo a fare della Scuola egittologica un vanto per l’Università di Pisa e un punto di riferimento per gli studi del settore, sia a livello italiano che internazionale”.

La consegna del "Campano d'Oro" a Edda Bresciani

La consegna del “Campano d’Oro” a Edda Bresciani

Il premio “Campano d’Oro” è stato istituito nel 1971 come riconoscimento in onore di ex allievi dell’Ateneo pisano che si sono distinti nel campo della cultura, della scienza, dell’industria e delle professioni. Fra gli illustri premiati delle scorse edizioni, vi sono l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, cui il “Campano” fu attribuito quando era governatore della Banca d’Italia, Carlo Rubbia, Giuliano Amato, Marcello Pera, Tiziano Terzani, Remo Bodei, Antonio Cassese, Andrea Bocelli e, lo scorso anno, Vando D’Angiolo, tra i più importanti imprenditori italiani del settore lapideo.

La professoressa Edda Bresciani alla cerimonia del Campano d'Oro al Bastiano Sangallo di Pisa

La professoressa Edda Bresciani alla cerimonia del Campano d’Oro al Bastiano Sangallo di Pisa

Nella Laudatio, la professoressa Lucia Tomasi Tongiorgi, collega di Facoltà e amica della premiata, ha descritto il profilo di Edda Bresciani anche attraverso vicende personali, ricordando “le mail che Edda sovente mi invia di prima mattina e alle quali affida pensieri, citazioni e immagini spesso riferiti al mondo egiziano cui ha brillantemente dedicato la sua vita, la sua profonda e diramata cultura e la sua viva intelligenza”. Poco prima, la professoressa Tomasi aveva sottolineato che Edda Bresciani è stata sempre «apprezzata per la statura scientifica, ma anche amata per le doti umane e morali e per la carica di simpatia, che hanno fatto sì che divenisse maestra di svariate generazioni di studenti e amica generosa di molti colleghi. In Egitto ha costantemente rappresentato un punto di riferimento, ottenendo sempre, se pure in complicati contesti politici e culturali, l’appoggio delle autorità e la stima degli archeologi che si sono spesso aggregati alle sue missioni”. La consegna del “Campano” è stata preceduta dalla relazione del vicesindaco e presidente dell’Alap, Paolo Ghezzi, che ha segnalato nella forte determinazione un aspetto peculiare del percorso compiuto da Edda Bresciani; una caratteristica che è emersa anche in occasione della cerimonia, a cui la professoressa ha partecipato pur avendo subito un recente infortunio. Subito dopo, Paolo Ghezzi ha letto le Motivazioni del conferimento e consegnato alla premiata la medaglia d’oro che raffigura la Torre del Campano, la cui campana ha scandito l’inizio e la fine delle lezioni universitarie dal Medioevo fino ad alcuni anni fa.

Letteratura e poesia nell'Antico Egitto di Edda Bresciani, edito da Einaudi

Letteratura e poesia dell’Antico Egitto di Edda Bresciani, edito da Einaudi

La professoressa Edda Bresciani, nata a Lucca nel 1930, si è laureata in Egittologia all’Università di Pisa nel 1955, sede in cui ha insegnato come ordinario di Egittologia dal 1968. Nel corso della carriera ha ricevuto l’Ordine del “Cherubino” ed è stata nominata professore emerito dell’Ateneo pisano. Socia dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi, nel 1996 è stata insignita della medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per la scienza e la cultura. Dal 1966 la professoressa Edda Bresciani ha diretto diverse campagne di scavo in Egitto in siti prestigiosi per la storia e la cultura antica, ad Assuan, Tebe, Saqqara e nel Fayyum, con scoperte di grande rilievo scientifico. Ha anche coordinato alcuni progetti di cooperazione italo-egiziana. La produzione scientifica di Edda Bresciani, tra articoli e libri, comprende varie centinaia di titoli, che riguardano i settori principali delle sue ricerche: la storia dell’antico Egitto, l’archeologia e la filologia. Per Einaudi ha pubblicato “Letteratura e poesia dell’antico Egitto” (1999 e 2007) e “La porta dei sogni” (2005). La professoressa Bresciani ha fondato nel 1978 e dirige la rivista scientifica “Egitto e Vicino Oriente”, oltre ad alcune collane editoriali egittologiche.

Edda Bresciani nel deserto egiziano

Edda Bresciani nel deserto egiziano

“Il racconto di una carriera non usuale, per una donna che negli anni Cinquanta si è laureata in Lettere”, ha chiosato la professoressa Edda Bresciani nell’introdurre il ricordo del suo percorso scientifico, preludio all’Omaggio musicale preparato dal Coro dell’Università di Pisa, diretto dal maestro Stefano Barandoni, che nell’occasione ha eseguito musiche di Verdi, Rossini e Orff. Al piano Chiara Mariani e come mezzosoprano solista Sarà Bacchelli.

 

Egitto. “La piramide di Zoser a Saqqara non crollerà”: il ministro assicura il mondo che entro il 2015 finiranno i restauri sotto la supervisione dell’Unesco, smentendo le accuse sui danni causati al monumento negli ultimi anni

La piramide del faraone Zoser a Saqqara con le impalcature per i restauri

La piramide del faraone Zoser a Saqqara con le impalcature per i restauri

Il ministro alle Antichità Mamdouh Eldamaty

Il ministro alle Antichità Mamdouh El-Damaty

“La piramide di Saqqara non crollerà mai”: lo ha gridato ai giornalisti il ministro delle Antichità egiziane, Mamdouh El-Damaty, dopo la ridda di polemiche sul restauro della piramide del faraone Zoser a Saqqara, la più antica d’Egitto. Il ministro, da settimane in giro per siti archeologici per verificare lo stato delle opere in tutto il Paese, ha accolto una folla di giornalisti proprio davanti alla gigantesca opera, che risale ad almeno 4600 anni fa. Da lungo tempo sui gradoni che la caratterizzano sono state montate impalcature di legno che salgono lungo tortuose curve fino alla cima, a 62 metri di altezza. Ma l’imperizia avrebbe causato dei crolli, così come una pozza scavata all’esterno per arrivare alle fondamenta della piramide. “È tutto falso”, ha incalzato il ministro prima di infilarsi nello stretto e buio cunicolo che porta alla camera centrale. Il caldo, asfissiante fuori, è diventato rovente all’interno. Ovunque piloni per sorreggere il soffitto, altre impalcature, questa volta d’acciaio. “Vedete i lavori sono in corso, erano fermi da tre anni a causa dell’instabilità nel Paese”, ha sottolineato.

Le sabbie del deserto per secoli hanno protetto la prima piramide della storia dal degrado del tempo. L’imponente costruzione “a mastabe sovrapposte” fu realizzata dall’ingegnere Imenhotep nella necropoli di Saqqara sotto il comando del faraone Zoser (2635-2615), secondo re della III dinastia. Ma questi ultimi decenni hanno “soffocato” le strutture di oltre 4600 anni fa. Già nel 1992 un terremoto aveva danneggiato la piramide a gradoni, ma oggi la situazione è molto peggiorata nonostante gli sforzi dei restauratori per salvarla. Anzi, almeno secondo un gruppo di esperti che ha lanciato l’allarme sulle sue condizioni, sarebbero stati proprio gli interventi più recenti a danneggiare ulteriormente il monumento. Il progetto di restauro della piramide di Zoser punta a recuperare la grande opera di Imenhotep, considerato come il primo ingegnere della storia, autore di una vera e propria rivoluzione nell’architettura funeraria dell’Antico Egitto. Un merito che gli sarà riconosciuto anche nelle dinastie successive. Sotto gli ordini del re Zoser, Imenhotep pensò di sovrapporre su più piani le mastabe tradizionali, ottenendo così una costruzione a piramide a gradoni di 60 metri, che permetteva al suo re di essere più vicino al cielo, quando doveva essere ricevuto da Ra, dio del sole e l’origine della vita. Ma la polemica si è ulteriormente accesa nelle ultime settimane, dopo che diversi gruppi che si preoccupano della conservazione del patrimonio hanno denunciato che l’attuale cattivo stato della piramide è dovuto alla negligenza della società incaricata del restauro, società che, sempre secondo le loro affermazioni, non avrebbe mai restaurato un sito archeologico prima dell’intervento a Saqqara. E poi ci sono le segnalazioni-proteste degli egittologi che si sono alzate più volte negli ultimi anni. Sono stati proprio gli egittologi a denunciare che la pietra originale veniva rimpiazzata con pietre nuove. Un’accusa che i lavoratori impiegati dal ministero delle Antichità cercano di negare o minimizzare. “Oltre il 90% dei blocchi che abbiamo usato sono della piramide, recuperati al suolo e nelle vicinanze”, ha assicurato Hasan Imam, un ingegnere che ha partecipato alla ricostruzione. “Il monumento è in buone condizioni e solo un altro terremoto potrebbe causarne il crollo”.

Dal 2002 sono in corso i restauri della grande piramide a gradoni di Saqqara, la più antica dell'Egitto

Dal 2002 sono in corso i restauri della grande piramide a gradoni di Saqqara, la più antica dell’Egitto

Gli interventi nell’area archeologica di Saqqara sono iniziati nel 2002, ma la complessità del lavoro e i problemi economici ne hanno più volte causato la sospensione. Nel 2006, la società egiziana Al-Shorgaby, specializzata in progettazione e costruzione, ha vinto la gara d’appalto per il restauro. I lavori sono proseguiti fino al 2010 e, dopo un tentativo – fallito – di riprendere l’attività, sono tornati a fermarsi allo scoppio della rivoluzione nel 2011. E proprio in quei giorni, quando al Cairo, che dista 30 chilometri, si inneggiava alla rivoluzione contro Mubarak, qui e negli altri siti della zona sono entrati in azione i tombaroli, razziando quanto possibile. Ma la piramide soffre anche di vari problemi strutturali: al di sotto della camera centrale vengono infatti utilizzate travi d’acciaio, come “airbag”, per sostenere le mura, e fermare un processo di sprofondamento di alcune parti.

La selva di impalcature che si articolano nel cuore della piramide di Zoser

La selva di impalcature che si articolano nel cuore della piramide di Zoser

E si arriva così a un paio di settimane fa, quando l’appena nominato il ministro delle Antichità, Mamdouh El-Damaty ha annunciato il proseguimento dei lavori sulla piramide di Zoser, che dovrebbe essere completato entro la fine del 2015. All’annuncio diversi giornali locali hanno dato voce alle lamentele di quei gruppi che si preoccupano di tutelare il patrimonio e così lo scandalo è arrivato fino alle autorità egiziane. Proprio per smentire queste notizie, il ministero ha organizzato per la stampa una visita al sito archeologico. Lo stesso ministro delle Antichità – come si diceva all’inizio – è penetrato nel cuore della piramide, dove ha spiegato ai giornalisti che le impalcature poste pochi metri sopra la camera sepolcrale la rendono “completamente sicura”. El-Damaty ha poi insistito sul fatto che “i lavori di restauro vanno avanti correttamente, sotto la supervisione di un team dell’Unesco che è venuto in Egitto”.

Operai al lavoro sul fianco della piramide che domina la piana di Saqqara

Operai al lavoro sul fianco della piramide che domina la piana di Saqqara

Il ministro El-Damaty è in prima linea nel rilancio dei siti archeologici egiziani, che fino al 2010 garantivano una bella fetta del business miliardario legato al turismo. Altre immense opere sono in corso, a cominciare dal nuovo Grande Museo che dovrebbe aprire i battenti il prossimo anno. L’Unesco guarda con molta attenzione ai passi del governo, e in una recente visita ufficiale ha lodato gli sforzi del Cairo. Ma mancano i fondi: per la ristrutturazione del museo islamico, tanto per fare un esempio, quello semidistrutto lo scorso gennaio nel primo attentato kamikaze nella storia del Cairo, l’unico e più importante finanziatore straniero è l’Italia.

L’Antico Egitto a Conegliano. Nella mostra a Palazzo Sarcinelli viaggio alla scoperta dei misteri di Osiride ad Abido, dalla stanza del sarcofago con il soffitto astronomico in scala 1:1 al complesso del tempio di Sethi I

Un rilievo del tempio di Sethi I ad Abido, uno dei più alti esempi di arte egizia

Un rilievo del tempio di Sethi I ad Abido, uno dei più alti esempi di arte egizia

Ci siamo. Ancora pochi giorni e a Conegliano scoppierà l’egittomania con l’apertura a Palazzo Sarcinelli della mostra “EGITTO come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”: sabato 12, alle 18.30, inaugurazione a invito alla presenza del sindaco  di Conegliano, Floriano Zambon, che per primo ha creduto in questo progetto culturale. Poi da domenica 13 settembre al 21 dicembre porte aperte al pubblico di appassionati (orari: 10-13 e 14-19.30; visite guidate su prenotazione al 349.2443326, orari: 10-12 e 14-17). Palazzo Sarcinelli in questi giorni è un grande cantiere dove stanno prendendo forma i luoghi più sacri dell’Antico Egitto nella città santa di Abido: la tomba e il tempio collegati a Osiride, il potente dio dell’Aldilà e della Rinascita. Ed è proprio lì, nel cuore della mostra, che troviamo i tre protagonisti del progetto, il fotografo e ideatore del progetto Paolo Renier, il presidente dell’associazione “Osireion di Abido” il geometra Maurizio Sfiotti, e l’egittologa Federica Pancin. Sono loro che ci permettono di seguire le ultime fasi di allestimento della mostra.

Maurizio Sfiotti e Paolo Renier nelle fasi di allestimento dei pannelli del soffitto astronomico della stanza del sarcofago dell'Osireion di Abido

Maurizio Sfiotti e Paolo Renier nelle fasi di allestimento dei pannelli del soffitto astronomico della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

Paolo Renier nel punto in cui si toccano i pannelli dello spiovente orientale e di quello occidentale del soffitto astronomico di Abido

Paolo Renier nel punto in cui si toccano i pannelli dello spiovente orientale e di quello occidentale del soffitto astronomico di Abido

Per la prima volta sarà possibile toccare con mano il soffitto astronomico della stanza del sarcofago a ridosso dell’Osireion di Abido, , spazio “segreto”, quasi un testamento spirituale, voluto da Sethi I, il grande faraone della XIX dinastia, padre di un altro grande, Ramses II. Paolo Renier, che in una delle sue missioni ad Abido è riuscito a fotografare nei dettagli prima che il degrado compromettesse quasi irrimediabilmente la lettura dei rilievi e dei geroglifici, è riuscito a riprodurre con 18 pannelli fotografici modulari di oltre 2 metri e mezzo di altezza  tutto lo sviluppo del soffitto astronomico. Con una sorpresa, che sarà molto apprezzata dai visitatori: il soffitto non è stato posizionato a formare il tetto a spioventi come lo si vedrebbe se si avesse la ventura di arrivare fino ad Abido, e di riuscire a entrare nella stanza del sarcofago superando mille difficoltà e anche qualche pericolo; no, a Conegliano sarà possibile ammirarlo in tutto il suo straordinario potere comunicativo in verticale in uno sviluppo che avvolge il visitatore. Così la dea-cielo Nut che abbraccia i due spioventi del soffitto in tutta la loro lunghezza incurvata sulla terra e con il sole tangente al suo corpo perché, secondo il mito, ella lo partoriva al mattino e lo ingoiava la sera, a Conegliano si può apprezzare in ogni dettaglio senza doversi distendere sul pavimento e volgere lo sguardo verso l’alto.

Il fotografo Paolo Renier con l'egittologa Carla Alfano

Il fotografo Paolo Renier con l’egittologa Carla Alfano

“La metà destra del soffitto, o parte orientale”, spiega l’egittologa Carla Alfano, che tra i primi ha studiato il soffitto astronomico di Abido, “è essenzialmente descrittiva. La zona sottostante la dea rappresenta la Duat, cioè il regno di Osiride, visitata ogni notte dal sole che lo percorre in dodici ore nella sua barca celeste. Va ricordato a tale proposito che le ore egizie, a differenza delle nostre, non erano ore equinoziali, ma misuravano, di giorno, i dodicesimi del tempo di luce e, di notte, i dodicesime del tempo di buio. Questo viaggio nella Duat, che si trova con poche varianti in altri soffitti astronomici, qui è disegnato in tre registri paralleli separati fra loro da righe di scrittura: si hanno quindi dei quadri simili in cui il registro centrale riporta il viaggio della barca mesketet, sopra e sotto la quale si vedono teorie di divinità, gruppi di demoni, spiriti e simboli”.

Ecco come appare al naturale la Stanza del sarcofago con il tetto a spioventi impreziositi dai rilievi a contenuto astronomico

Ecco come appare al naturale la Stanza del sarcofago con il tetto a spioventi impreziositi dai rilievi a contenuto astronomico

“La metà sinistra del soffitto è la parte più interessante e più nota con la figura di Nut preceduta da testi: il primo è il Testo drammatico, cosiddetto perché descrive in forma mitologica il sorgere e il tramontare delle stelle, i loro periodi di invisibilità e il ciclo lunare, sottolineando il fatto che tutti questi fenomeni astronomici dipendono dalla posizione del sole. Segue un testo relativo alla determinazione dell’ora diurna con la descrizione del modo di costruire e di usare un orologio solare a cubito del quale si riporta una figura e poi da un elenco delle ore notturne messe in relazione con il corpo di Nut. Dopo queste righe di scrittura verticali si ha la figura della dea-cielo Nut , incurvata sulla terra e sorretta dal dio-aria Shu. Sul corpo della dea è riportato un elenco di 36 decani, che sono quelli al transito e costituiscono la famiglia decanale detta appunto “di Seti I”. I decani sono 36 stelle, costellazioni o zone di cielo visibili per 10 notti consecutive la cui levata (prima della XII dinastia) e il cui transito al meridiano (dopo la XII dinastia) permettevano di determinare l’ora notturna. Il problema di riconoscere i decani è fondamentale per lo studio dell’astronomia egizia. Sotto il corpo di Nut, a destra e a sinistra di quello di Shu, c’è un altro elenco di decani, datati in funzione dell’anno vago, cioè dell’anno egizio formato da una sequenza di 365 giorni interi: ciò vuol dire che è registrata la data in cui ciascuno nasce, entra nella Duat (dopo 90 giorni) e poi rinasce (dopo 70 giorni)”.

Paolo Renier nell'immenso tempio di Sethi I ad Abido con i rilievi tra i più belli dell'Antico Egitto

Paolo Renier nell’immenso tempio di Sethi I ad Abido con i rilievi tra i più belli dell’Antico Egitto

Il modellino in scala 1:20 del complesso di Osiride nel tempio di Sethi I ad Abido realizzato da Maurizio Sfiotti

Il modellino in scala 1:20 del complesso di Osiride nel tempio di Sethi I ad Abido realizzato da Maurizio Sfiotti

Maurizio Sfiotti durante l'allestimento a Palazzo Sarcinelli del modellino del tempio di Sethi I

Maurizio Sfiotti durante l’allestimento a Palazzo Sarcinelli del modellino del tempio di Sethi I

Dalla Stanza del sarcofago si passa nella cosiddetta Cappella di Osiride, l’ambiente più sacro del Tempio di Sethi I ad Abido, dedicato ad Osiride, la divinità protagonista della mostra. Qui sarà esposto il plastico in scala 1:20 di Maurizio Sfiotti, del cosiddetto Complesso di Osiride all’interno del Tempio di Sethi e saranno ricostruite anche due colonne in scala 1:1. Il focus dell’esposizione saranno i pannelli fotografici che ritraggono le scene sacre all’interno della cappella. La Cappella di Osiride e, più in generale, l’intero complesso templare saranno spiegati in mostra attraverso gigantografie dell’autore, assieme a pannelli informativi che sottolineeranno il legame tra Osiride e la Regalità, il filo conduttore di tutto il percorso espositivo.

L'egittologa Federica Pancin nella sala della mostra a Palazzo Sarcinelli dedicata al Tempio di Sethi I

L’egittologa Federica Pancin nella sala della mostra a Palazzo Sarcinelli dedicata al Tempio di Sethi I

“È proprio con il Nuovo Regno che Abido raggiunse il suo apice”, spiega l’egittologa Federica Pancin, “Sethi I, il secondo faraone della XIX dinastia, decise di ubicare qui uno dei più grandi templi che l’Egitto abbia mai conosciuto, il suo Tempio dei Milioni di Anni. E alle spalle di questo monumento, nascoste alla vista, si ergono le rovine imponenti dell’Osireion, la Tomba per Osiride voluta da Sethi e ultimata dal nipote Merenptah: qui si condensa in maniera molto complessa tutta la teologia di Abido, che muove dalla tradizione eliopolitano, ma che ingloba presto molteplici aspetti di natura funeraria e regale”.  L’Osiride di Abido, continua Pancin, è sì celebrato come un dio, ma è soprattutto onorato nella sua forma di Re d’Egitto dei tempi mitici; e la sua tomba, monumento unico per architettura, ingegneria e qualità d’esecuzione, rappresenta il più alto tributo ad una figura tanto emblematica della cultura egiziana. “Tutto il programma decorativo, purtroppo incompleto, concorre a confermare l’origine mitica della regalità, che passa da Osiride ad Horo come da un faraone ad un altro: le pareti del lungo corridoio d’accesso, per esempio, sono istoriate con testi sull’Aldilà dal repertorio regale, come si conveniva a un dio che era stato un re. Osiride è celebrato come i faraoni della Valle dei Re e la sua Resurrezione nell’Osireion è garantita dal potere salvifico delle parole qui ricopiate”.

I rilievi ancora ben conservati nel tempio di Ramses II ad Abido

I rilievi ancora ben conservati nel tempio di Ramses II ad Abido

Ultima tappa della mostra è il tempio di Ramses II, il secondo più importante di Abido, che sarà descritto dagli scatti di Paolo Renier e da didascalie e pannelli informativi. Contribuiranno ad illustrare la decorazione di questo tempio straordinariamente ben conservato anche due pannelli realizzati con la tecnica del tattoo wall, opera di Gianni Moro della GM arredamenti, vere e proprie lastre lapidee su cui sono state stampate due scene tratte dalle pareti del tempio ramesside.

 

L’Antico Egitto a Conegliano. In mostra da settembre a Palazzo Sarcinelli la ricostruzione di Abido, la città sacra ad Osiride. E la vitivinicoltura lungo il Nilo all’epoca dei faraoni

Il fotografo trevigiano Paolo Renier sopra l'Osireion ad Abido durante i rilievi fotografici

Il fotografo trevigiano Paolo Renier sopra l’Osireion ad Abido durante i rilievi fotografici

Il manifesto della mostra di Conegliano "EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”

Il manifesto della mostra di Conegliano “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”

Meno di tre settimane all’apertura a Palazzo Sarcinelli di Conegliano della mostra “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, l’ultimo progetto-idea-creatura del vulcanico Paolo Renier, il fotografo trevigiano che da quasi trent’anni studia, fotografa, scheda, e cerca di valorizzare (cercando di favorirne così la sua salvaguardia) il sito di Abido, a 150 chilometri a sud di Luxor, la città santa per eccellenza dell’Antico Egitto, sede del più antico culto di Osiride, il dio dell’Oltretomba e della resurrezione: qui i faraoni delle prime dinastie hanno posto le loro sepolture, qui i faraoni hanno perpetuato la loro divina regalità rendendo omaggio ad Osiride, qui per tremila anni il popolo egiziano è venuto in pellegrinaggio o hanno fatto giungere una propria epigrafe sulla tomba di Osiride, il cosiddetto Osireion, un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto. L’associazione culturale Osireion di Abido e Paolo Renier stanno dando forma all’esposizione al piano nobile di Palazzo Sarcinelli, dove aprirà il 12 settembre. E se qualche giorno fa eravamo riusciti a sbirciare gli allestimenti nell’androne al piano terra (vedi post del 12 agosto su archeologiavocidalpassato), ora filtra qualche indiscrezione sul nucleo principale della mostra al piano nobile.

Il presidente dell'associazione Osireion di Abido, Maurizio Sfiotti, mentre realizza il plastico dell'area archeologica di Abido

Il presidente dell’associazione Osireion di Abido, Maurizio Sfiotti, mentre realizza il plastico dell’area archeologica di Abido

Mappa satellitare Umm el-Qa'ab  ("La madre dei vasi") con la posizione delle tombe reali delle prime dinastie

Mappa satellitare Umm el-Qa’ab (“La madre dei vasi”) con la posizione delle tombe reali delle prime dinastie

E allora saliamo al piano nobile a sbirciare un po’. Il visitatore sarà accolto da una presentazione generale del sito di Abido, con la sua localizzazione e una descrizione dell’area archeologica. Per facilitare la lettura di Abido ci sarà un modello in scala realizzato dal geometra Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione Osireion di Abido, affiancato dalle fotografie di Paolo Renier (alcune con soggetti ormai non più visibili nella realtà) . Così si potranno riconoscere le tombe reali proto dinastiche di Umm el-Qaab, o il Tempio di Osiride a Kom el-Sultan e il complesso di Shunet ez-Zebib. Umm el-Qa’ab  (“La madre dei vasi”) è il nome moderno legato alla grande quantità di frammenti di ceramica scoperti nella zona. Qui nel 1895 Emile Amelineau scoprì una necropoli con le sepolture di sovrani predi nastici e faraoni della I e della II dinastia dell’Antico Egitto. Tutte le sepolture sono costituite da camere sotterranee sulle quali probabilmente insisteva una mastaba. È qui che l’egittologo tedesco Gunther Dreyer ha rinvenuto sigilli con le sequenze dei sovrani della I dinastia. Kom el-Sultan è una grande struttura di mattoni crudi che comprende un primo tempio di Osiride, sorto probabilmente sul luogo del tempio della prima divinità del luogo, Khenti-Amentiu. Gran parte della struttura originale è andata perduta, ma gli scavi hanno rivelato centinaia di stele legate al culto di Osiride. Qui è stata trovata l’unica statua finora nota del faraone Cheope (IV dinastia), quello della Grande Piramide di Giza. Infine Shunet ez Zebib: è una grande struttura in mattoni realizzata dal re Khasekhemwy (2690 a.C.), ultimo faraone della II dinastia. A completare questa conoscenza generale di Abido la mostra di Conegliano sarà arricchita da pannelli didascalici e da una vetrina con esempi di ceramica proveniente da Abido.

Paolo Renier e Federica Pancin all'imboccatura del corridoio ipogeo che porta all'Osireion di Abido

Paolo Renier e Federica Pancin all’imboccatura del corridoio ipogeo che porta all’Osireion di Abido

Il plastico dell'Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

Il plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

“Ora immaginiamo di essere ai limiti del deserto che lambisce la città sacra di Abido”, spiega Federica Pancin, la giovane egittologa di Ca’ Foscari che cura la consulenza scientifica. “Qui vedremmo l’imboccatura di un tunnel che emerge dalle sabbie: è l’ingresso del corridoio che porta all’Osireion, la tomba di Osiride, il luogo più sacro di tutto l’Antico Egitto”. A Conegliano il visitatore potrà idealmente percorrere il Corridoio Occidentale dell’Osireion grazie alle fotografie di Paolo Renier che permettono di vedere da vicino un luogo altrimenti inaccessibile al circuito turistico. A un certo punto il corridoio piega di 90 gradi, analogamente a quando succede nel monumento egizio. Anche qui pannelli informativi e didascalie faciliteranno la comprensione della struttura.  “Si entra così all’interno dell’Osireion”. Qui un plastico in scala 1:20, realizzato sempre da Maurizio Sfiotti, illustrerà l’architettura della Tomba di Osiride: sarà impressionante constatare quale sia la mole dei pilastri monolitici in granito e quanto sia profondo il canale che circonda l’isola centrale. Più oltre l’allestimento è ancora in corso. Scopriremo il resto della mostra nei prossimi giorni.

La vitivinicoltura nell'Antico Egitto come appare in una pittura nella tomba di Nakht a Tebe

La vitivinicoltura nell’Antico Egitto come appare in una pittura nella tomba di Nakht a Tebe

Sala del vino. Ma intanto si viene a sapere che ci sarà un ambiente, collaterale alla mostra, che legherà a filo doppio l’Antico Egitto con Conegliano: la Sala del vino. “In questo ampio locale – spiega Renier – sarà approfondita la tematica della preparazione del vino, argomento che collega l’antico Egitto al territorio trevigiano. La ricostruzione in scala 1:1 di un torchio di Antico Regno permetterà di capire le antiche tecniche di lavorazione delle uve e servirà da spunto per descrivere quelle moderne, prerogative delle cantine di Conegliano e dintorni che vorranno conoscere il progetto. La sala ospiterà periodiche degustazioni dei vini della cantina Masottina ed eventi correlati al mondo enogastronomico di oggi e di ieri. La spiegazione dei processi antico-egiziani di coltivazione, vendemmia, spremitura, torchiatura e vinificazione sarà affidata alle immagini delle tombe nella Valle del Nilo, riproposte fedelmente da un artista contemporaneo”.