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La “Via Appia. Regina Viarum” è ufficialmente candidata a essere inserita nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Firmato il protocollo d’intesa tra il ministero della Cultura, 4 Regioni, 12 tra Province e Città metropolitane, 73 Comuni, 15 Parchi, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e 25 atenei

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Il sottosegretario al MiC Gianmarco Mazzi firma il protocollo d’intesa per la candidatura Unesco della Via Appia Regina Viarum (foto mic)

Ora c’è la firma. La “Via Appia. Regina Viarum” è ufficialmente candidata a essere inserita nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. È stato firmato martedì 10 gennaio 2023, a Roma, alle Terme di Diocleziano, il Protocollo di intesa per la candidatura del sito “Via Appia. Regina Viarum” all’Unesco con un’intesa tra il ministero della Cultura, 4 Regioni, 12 tra Province e Città metropolitane, 73 Comuni, 15 Parchi, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e 25 atenei, italiani e stranieri. Il 20 gennaio 2023 la candidatura sarà valutata dal Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana Unesco. A seguire, la richiesta sarà inviata a Parigi.

firenze_TourismA-2022_Appia-candidatura-Unesco_locandinaL’antica strada consolare, circa 900 km di tracciato da Roma a Brindisi inclusa la variante traianea, rappresenta non solo il prototipo del sistema viario romano, ma è anche simbolo millenario delle relazioni tra le civiltà del Mediterraneo e quelle dell’Oriente e dell’Africa. Alla cerimonia, sono intervenuti, tra gli altri, il sottosegretario al MiC, Gianmarco Mazzi; il presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, mons. Pasquale Iacobone; il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi; il presidente vicario della Regione Lazio, Daniele Leodori; l’assessore al Turismo della Giunta Regionale Campania, Felice Casucci; la delegata alle politiche culturali della Regione Puglia, Grazia Di Bari, e l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor. Il Protocollo d’intesa è stato presentato dalla dirigente dell’ufficio Unesco del MiC, Mariassunta Peci, dalla coordinatrice scientifica della candidatura, Angela Maria Ferroni. Ad aprire i lavori è stato il direttore del Museo Nazionale Romano, Stéphane Verger, che ha ospitato la cerimonia.

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Un tratto ben conservato della Via Appia Antica, la Regina Viarum (foto mic)

Il Ministero sta investendo nel restauro e nella valorizzazione di evidenze archeologiche e architettoniche situate lungo il percorso della Via Appia. L’obiettivo è coniugare le ragioni della conservazione e valorizzazione di questo importante patrimonio con lo sviluppo sostenibile dei territori coinvolti. Quest’ultimo elemento si rivela fondamentale anche per la crescita sociale ed economica di molte delle zone coinvolte che, spesso, sono aree interne e quindi fuori dai grandi circuiti turistici.

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Il totem che ricorda la Via Appia Regina Viarum candidata Unesco (foto mic)

“La Via Appia è un esempio della grandezza romana, la prima via pubblica e il prototipo, anche dal punto di vista tecnico, di altre strade che hanno poi costruito i romani. Ma è anche molto di più, era un crocevia culturale, parte del sistema culturale e sociale del mondo romano: questa era forse la sua importanza principale e questo sarà l’aspetto sul quale puntiamo”, ha commentato il sottosegretario Mazzi. “Il Ministero ha già investito 19 milioni di euro in restauri, conservazione e per la preparazione del fascicolo. Speriamo di farcela. Quando gli italiani giocano uniti, nessun risultato è impossibile”.

Firenze. A TourismA il ministero della Cultura presenta la candidatura dell’Appia Antica, la Regina Viarum, per l’iscrizione a Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Con i suoi oltre mille chilometri di percorso l’antica strada coinvolge 74 comuni di quattro diverse regioni: Campania, Lazio, Puglia e Basilicata. E oggi è l’Appia Day

firenze_TourismA-2022_Appia-candidatura-Unesco_locandinaIl ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini ha avviato l’iter di candidatura della Via Appia Antica per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. La presentazione della candidatura sabato 1° ottobre 2022 in diretta da Firenze nell’ambito di TourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale, con la presentazione a cura di Angela Maria Ferroni e Laura Acampora. La Via Appia Antica è il primo luogo proposto direttamente dal ministero della Cultura: la Regina Viarum come “sito seriale” di eccezionale valore universale. Con i suoi oltre mille chilometri di percorso l’antica strada coinvolge 74 comuni di quattro diverse regioni: Campania, Lazio, Puglia e Basilicata. L’Appia Antica collegava Roma a Brindisi, uno dei porti più importanti dell’antichità, da dove partivano le rotte commerciali per la Grecia. I Romani la chiamavano la Regina viarum, regina delle strade non soltanto per la sua importanza economica e sociale, ma anche perché si tratta di una delle opere ingegneristiche più strategiche e all’avanguardia del mondo antico.

Per tutelare, valorizzare e promuovere la candidatura del sito “Via Appia. Regina Viarum” si sono uniti 28 uffici del ministero, 4 regioni, 13 città metropolitane e province, 74 comuni, 14 parchi, 25 università, oltre a numerosissime rappresentanze delle comunità territoriali. Il percorso integrale parte da Roma per arrivare a Brindisi, più la variante traianea che invece collega tra loro la città di Brindisi con quella di Benevento. L’antico asse di comunicazione, il primo concepito come via publica, fu il prototipo dell’intero sistema viario romano che, con i suoi 120mila km di lunghezza, costituisce ancora oggi il nerbo dell’articolata viabilità del bacino del Mediterraneo. Le ben conservate testimonianze infrastrutturali, archeologiche, architettoniche, funerarie e civili della via Appia, distribuite lungo l’intero tracciato, rappresentano un patrimonio culturale di eccezionale valore che è necessario tutelare e valorizzare.

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Angela Maria Ferroni del ministero della Cultura – Ufficio Unesco nel suo intervento a TourismA 2022 (foto AV)

“C’è un senso di appartenenza molto forte legato all’Appia”, ha dichiarato, nel convegno a tourismA, Angela Maria Ferroni del ministero della Cultura – Ufficio Unesco. “Il processo di candidatura è stato avviato da settembre 2020 con i sopralluoghi sono stati individuati e perimetrati i 22 tratti dell’antica strada, con le varianti e le diramazioni, che saranno presentati quali componenti del “sito seriale” che si vuole iscrivere nella Lista, in quanto ritenuti maggiormente rappresentativi dell’eccezionale valore universale del bene e rispondenti ai requisiti definiti dall’UNESCO. Dall’inizio del 2022 si sta lavorando per predisporre la documentazione necessaria, dapprima con i soli istituti proprietari e gestori dei beni poi con gli Enti territoriali e, infine, anche con le comunità che, negli obiettivi del Piano di gestione, beneficeranno degli impatti positivi dell’iscrizione. È la prima candidatura promossa e finanziata dal ministero della Cultura, che sta investendo anche ingenti risorse per il restauro e la valorizzazione di alcune testimonianze monumentali presenti lungo il percorso. La candidatura sarà presentata entro il 1° febbraio 2023 e, dopo il complesso e lungo iter di valutazione da parte dell’ICOMOS (l’organismo consultivo del Comitato del patrimonio mondiale), si auspica che l’Appia sarà riconosciuta nella famosa lista durante la Sessione estiva del 2024 (giugno-luglio)”. Ha concluso la Ferroni: “Le comunità che oggi sorgono lungo il suo tracciato sentono ancora un forte senso di appartenenza.  Facendo i sopralluoghi ci siamo accorti che l’Appia è ancora un brand. Tanti prodotti, tanti negozi, portano ancora oggi il nome di Appia.  I punti di forza di questa candidatura non sono solo legati all’archeologia, ma anche alle numerose testimonianze che arrivano fino ai giorni nostri. Il post candidatura potrebbe avere positive ricadute sociali ed economiche per molte realtà territoriali”.

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Un tratto ben conservato della Via Appia Antica, la Regina Viarum (foto mic)

Monumento gigantesco dell’ingegneria stradale, la via Appia esibisce ancora in molti tratti la perfezione tecnica delle pavimentazioni, la grandiosità dei ponti, delle sostruzioni, delle tagliate e delle innumerevoli altre opere infrastrutturali e di bonifica idraulica. Il significato storico e culturale della via Appia e dei suoi monumenti ha fatto sì che la via sia diventata un simbolo carico di valore che studiosi e artisti, con le loro opere, hanno contributo a mantenere vivo e accrescere fin dal Rinascimento. La via Appia fu fatta realizzare dal censore Appio Claudio nel 312 a.C. fino a Capua (oggi Santa Maria Capua Vetere), città che costituiva allora il più rilevante nodo per le comunicazioni verso il sud Italia. Con la conquista delle regioni meridionali la strada venne prolungata fino a Benevento, dopo la sconfitta di Pirro e la fondazione di quella colonia nel 268 a.C. Subito dopo venne raggiunta Venosa, già colonia romana dal 291 a.C., e poi Taranto, in seguito alla sua definitiva disfatta nel 272 a.C. Infine, dopo la conquista dei territori dei Salentini e dei Messapi, la via fu portata a Brindisi, che dal 240 a.C. divenne la tappa finale dell’intero percorso, raggiungendo una lunghezza di 365 miglia (un miglio romano è pari a 1.480 metri), che potevano essere ricoperti da un viaggiatore comune in quattordici giorni. Tracciata per esigenze militari, l’Appia divenne subito strada di grande comunicazione commerciale e di primarie trasmissioni culturali; l’appellativo di “regina viarum” che il poeta Stazio le dedicò testimonia tutte le valenze politiche, propagandistiche, economiche e sociali che le valsero la sua millenaria fortuna. Si deve all’imperatore Traiano l’ambizioso progetto di collegare con un percorso più agevole – anche se più lungo – Benevento con Brindisi, in alternativa a quello più interno. Questo intervento si colloca come momento fondamentale di un imponente disegno politico e strategico che si concretizzò nel 109 d.C. con l’apertura di una nuova grande strada, l’Appia Traiana, che presenta un tracciato completamente diverso rispetto a quello della regina viarum, con la quale aveva in comune soltanto i capita viarum: la via, infatti, partiva sempre da Benevento, ma valicava gli Appennini al confine tra Hirpinia e Daunia e da qui, passando per Aecae (l’attuale Troia), Herdonia, Canosa, Bari ed Egnatia, arrivava a Brindisi, terminale della strada e principale porto per l’Oriente.

appia-day_2022_locandinaE domenica 2 ottobre 2022 è l’Appia Day: la Regina Viarum come non l’avete mai vista: da Roma a Brindisi monumenti statali e comunali aperti, visite guidate, trekking, camminate, ciclotour, musica, mostre, spettacoli, rievocazioni storiche, attività per bambini, laboratori didattici, incontri itineranti. L’Appia Day è un’occasione per celebrare il fascino e l’incanto dell’Appia Antica unendo idealmente tante città e comunità locali.

A Tourisma 2019 protagonisti i Longobardi con il progetto “Longobardi in vetrina” dell’associazione Italia Langobardorum, 15 mostre a creare la prima grande mostra diffusa per valorizzare i siti Unesco e le realtà museali con tesori longobardi

Fibula aurea a disco, tipica della produzione artistica dei longobardi

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

I Longobardi protagonisti della seconda giornata di Tourisma 2019, il salone di archeologia e turismo culturale in programma al Centro congressi di Firenze dal 22 al 24 febbraio 2019. Sabato 23 febbraio, in sala Verde, dalle 9 alle 13.30, l’associazione Italia Langobardorum presenta il progetto “Longobardi in vetrina. 15 Mostre per conoscere un popolo”, un progetto ambizioso ideato e coordinato da Francesca Morandini (Brescia), Maria Stovali (Spoleto), Arianna Petricone (associazione Italia Langobardorum), che gode del patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e ha ottenuto il contributo del Mibac. “Longobardi in vetrina” propone la diffusione della conoscenza della cultura longobarda attraverso la valorizzazione delle realtà museali presenti nei sette singoli complessi monumentali, parte integrante del sito UNESCO, ma anche di quelli espressione dei territori coinvolti dal passaggio dei Longobardi. La collaborazione e la sinergia tra i musei sono favorite da scambi temporanei di reperti, articolati in esposizioni tematiche, tra musei della rete e luoghi del sito Unesco (museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli, l’antiquarium di Castelseprio, il museo di Santa Giulia di Brescia, il museo nazionale del Ducato di Spoleto, il tempietto di Campello sul Clitunno, il museo Diocesano di Benevento, i musei Tecum di Monte Sant’Angelo) ed altri sette musei presenti sul territorio nazionale.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Il logo dell’associazione Italia Langobardorum

Tourisma 2019. I lavori, moderati da Cinzia Dal Maso, direttore di Archeostorie, aprono alle 9 con i saluti di Laura Castelletti, presidente di Italia Langobardorum; alle 9.10, introduzione di Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo Ufficio Unesco MiBAC; alle 9.25, Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà di Roma, parla de “Il valore della rete”. Chiudono, alle 9.40, questo primo blocco di contributi, Francesca Morandini, Maria Stovali, Arianna Petricone, responsabili progetti Associazione Italia Langobardorum, con “Longobardi in vetrina: genesi e realizzazione di un progetto nazionale”. Alla narrazione di Maria Angela Galatea Vaglio è affidata la suggestione dei temi emersi dalle singole mostre, accompagnate ciascuna da una tavola illustrata di Tommaso Levente Tani. Gli scambi tra i musei, le mostre temporanee e le attività culturali di supporto sono potenziate anche da una mostra virtuale online realizzata con MOVIO (www.longobardinvetrina.it) e da un catalogo unico, caratterizzando questo progetto come la prima mostra diffusa a livello nazionale, intesa come insieme di mostre sulla cultura Longobarda; la più grande per estensione territoriale e coinvolgimento di istituzioni e di patrimonio storico-archeologico.

Il castrum nell’area archeologica di Castelseprio

La tomba 43 con il cavallo dalla necropoli di San Mauro, conservata al museo Archeologico nazionale di Cividale

Il presbiterio della basilica di San Salvatore a Spoleto

Quindici mostre per conoscere i Longobardi. Ben 15 sono le mostre realizzate contemporaneamente e 7 i temi trattati con il progetto “Longobardi in vetrina”: a Tourisma vengono presentate a blocchi seguendo questi sette approfondimenti. Alle 10, Angela Borzacconi del museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli presenta “Animali totemici dell’immaginario longobardo”, sviluppato in tre sedi: Cividale del Friuli (Ud) con la sepoltura di cavallo e cavaliere (necropoli di San Mauro, T43), Povegliano Veronese (Vr) con la sepoltura di cavallo acefalo e cani (necropoli dell’Ortaia, T s.n.), Spilamberto (Mo) con le sepolture di cavalli acefali (necropoli di Ponte del Rio, T 63, 66, 67). Alle 10.15, Sara Masseroli, direttore del parco archeologico di Castelseprio, e Anna Provenzali, conservatore del civico museo Archeologico di Milano, presentano “Flavia Sebrio. Castelseprio longobarda, presidio militare e città regia” a Castelseprio (Va) col castrum, e a Milano con le monete della zecca sepriese. Alle 10.30, Paola Mercurelli Salari, direttore Rocca Albornoz, museo nazionale del Ducato di Spoleto e Tempietto di Campello sul Clitunno, presenta “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” col recupero tardoantico del Tempietto a Campello sul Clitunno (Pg) e della basilica di San Salvatore a Spoleto (Pg). Alle 10.45, ancora Paola Mercurelli Salari e Francesca Manuela Anzelmo, storica dell’arte museo delle Civiltà di Roma, illustrano “L’intelligenza nelle mani: produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda” allestita a Spoleto (Pg) e a Roma con oggetti in metallo provenienti dalle necropoli di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap), realizzati utilizzando tecniche diverse: fusione a stampo, cloisonné, punzonatura, filigrana, agemina, e niello.

Ricostruzione dell’equipaggiamento di un guerriero longobardo (ass. Italia Langobardorum)

Armi longobarde esposte al museo di Santa Giulia di Brescia

Prezioso corredo da una tomba femminile dalla necropoli gota-longobarda di Collegno, esposta al museo delle Antichità di Torino (foto soprintendenza Archeologia del Piemonte e delle Antichità Egizie)

Dopo la pausa, “Longobardi in vetrina” riprende sempre in sala Verde. Alle 11.50, mons. Mario Iadanza, direttore biblioteca Capitolare e museo Diocesano di Benevento, e Pasquale Palmieri, architetto del Comune di Benevento, illustrano “Scritture in-colte: testimonianze di mezzi e strumenti per la comunicazione” a Benevento tra museo e biblioteca. Alle 12.05, Immacolata Aulisa dell’università di Bari “Aldo Moro”, Marilina Azzarone per i musei TECUM Santuario di San Michele Arcangelo, e Gabriella Pantò direttore museo di Antichità dei Musei Reali di Torino, presentano “Le armi e il potere”, a Monte Sant’Angelo (Fg) con la riproduzione delle iscrizioni nel santuario di Monte Sant’Angelo, e a Torino con un corredo della necropoli di Collegno. Alle 12.20, Francesca Morandini archeologo della Fondazione Brescia Musei, e Ilenia Bove storica dell’arte Museo delle Civiltà di Roma, presentano “L’ideale guerriero” a Brescia con le molte necropoli scoperte in più di un secolo, e a Roma con i sepolcreti di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap). Alle 12.35, Caterina Giostra dell’università Cattolica del Sacro Cuore (Mi) si sofferma su “Le origini dei Longobardi: migrazioni, clan, culture attraverso il Dna”. Chiude l’intensa mattinata, alle 12.50, la scrittrice Galatea Vaglio con “Raccontare i Longobardi”: “Quella dei Longobardi – scrive – è più che una storia, è una parabola. Scesi dall’oscuro Nord in cerca di terre migliori e di bottino, sono i più barbari dei barbari: un marasma indefinito di tribù e di uomini, tenuti insieme solo dal bisogno o dall’ambizione. Entrano nel giardino dell’impero come chi vuole prendere, ma alla fine ne sono presi. I Goti in Italia erano rimasti Goti, i Franchi un giorno scenderanno, ma restando sempre Franchi. I Longobardi no. Loro si trasformano, si adattano, si mimetizzano, si definiscono come popolo, e come comunità, tanto che al crollo del loro regno non sarà più possibile distinguerli se non per i nomi”.