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Padova. Al Palazzo Bo, in presenza e on line, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”: esperienze recenti di ricostruzioni virtuali, dalla ricostruzione dei siti archeologici polesani al teatro romano di Aquileia, dal Tempietto longobardo di Cividale al Capitolium di Verona. Ecco il programma

Giovedì 12 marzo 2026, alle 9, in Aula Nievo di Palazzo Bo dell’università di Padova, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”, che si può seguire anche in streaming alla pagina youtube.com/dbcunipd: incontro nazionale dedicato alle nuove frontiere di sviluppo delle ricostruzioni digitali dei siti archeologici e delle architetture storiche. Studiosi di diversi enti di ricerca italiani presenteranno varie esperienze recenti di ricostruzioni virtuali e il percorso metodologico che intercorre tra la ricerca e la trasmissione visuale delle conoscenze. La giornata sarà aperta dalla prima presentazione pubblica delle ricostruzioni dei siti archeologici di Corte Cavanella, San Basilio e Frattesina in Polesine, cui hanno contribuito il dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino e l’università Ca’ Foscari di Venezia in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Parco Delta del Po Veneto. Hanno coordinato le attività la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e la direzione regionale Musei nazionali del Veneto. La giornata di studi vuole mettere a confronto metodi e prospettive della divulgazione scientifica nel campo dell’archeologia e dell’architettura.

Ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia (foto unipd-cnr)

IL PROGRAMMA. Modera la giornata il prof. G. Salemi. Alle 9, saluti istituzionali e Introduzione: G. Valenzano, M. S. Busana (UniPD-dBC); G. Muraro (fondazione Cariparo); P. Massaro (parco regionale veneto Delta del Po); A. Rosignoli (soprintendenza ABAP Verona Rovigo Vicenza); 9.30, J. Bonetto, A. Zara, E. Faresin, A. Facchi, G. Falezza, G. Gambacurta, S. Paltineri, C. Previato, G. Iadicicco, N. Pollon, V. Cremasco, D. Pagella (università di Padova; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; direzione regionale Musei nazionali Veneto; università Ca’ Foscari di Venezia; Rendering Studio: “L’antico Polesine tra ricerca e comunicazione digitale: San Basilio, Corte Cavanella, Adria”; 10.10, L. Cardarelli, P. Bellintani, W. de Neef, M.L. Pulcini, P. Salzani, A. Cardarelli (Sapienza università di Roma; soprintendenza per i Beni culturali – Provincia autonoma di Trento – CPSSAE; Otto-Friedrich-Universität Bamberg; direzione regionale Musei nazionali Veneto; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; Fondazione Sapienza – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria): “Il grande villaggio del Bronzo finale di Frattesina (Fratta Polesine – Ro). Dalla ricerca sul campo alla ricostruzione digitale”; 10.40, A.R. Ghiotto, G. Furlan, E. Faresin, S. Berto, K. Mendola (università di Padova; CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale): “Roma La ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia e del “Campo romano” di Schio”; 11.10, M. Baioni, C. Mangani, G. Maltese (museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo – Bs; museo Archeologico Platina, Piadena-Drizzona – Cr; museo civico Archeologico “G. Rambotti”, Desenzano del Garda – Bs): “Il sito UNESCO delle palafitte: dalla ricerca alla sfida della valorizzazione attraverso la realtà virtuale”; 11.30, coffee break; 11.50, C. Guarnieri, M. Toffanin (università di Padova; Archivio di Stato di Rovigo): “Ricerche al cuore del Santo. Indagando attorno alle perdute barriere liturgiche della Basilica di Sant’Antonio di Padova”; 12.20, L. Galeazzo, F. Panarotto (università di Padova): “Ricostruire la periferia d’acqua di Venezia: storia e trasformazioni delle isole lagunari in un’infrastruttura geospaziale 3D”; 12.50, discussione; pausa pranzo.

Verona Time Machine: con gli smartglass alal scoperta della Verona romana in Realtà Aumentata (foto artglass)

Alle 15, A. Giordano, E. Svalduz, G. Guidarelli, R. A. Bernardello, P. Borin, F. Panarotto, M. Perticarini, M. Rossi (università di Padova; università di Brescia; musei di Palazzo dei Pio): “Dalla storia alla rappresentazione: città e architetture invisibili”; 15.30, M. S. Busana, I. Carpanese, N. Dalla Pozza, A. Padoan, A. Vacilotto (università di Padova): “CArD3d – Carta Archeologica Digitale Tridimensionale del Veneto: un prototipo di webApp per far conoscere il patrimonio archeologico regionale attraverso le ricostruzioni virtuali”; 16, L. Villa (Stiftung pro Kloster S. Johann, Müstair): “Raccontare il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli”; 16.30, A. Scuderi, M. R. Bertoncini, M. Tramonti, A. Tricomi (Capitale Cultura Group/ARtGlass Imprese Culturali e Creative; associazione ArcheoNaute Onlus): “Verona Per una fruizione accessibile del Capitolium di Verona: l’esperienza in realtà aumentata di Verona Time Machine”; 17, E. Demetrescu, T. Ismaelli, S. Berto, S. Bozza (CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale, Roma): “Ricostruire come pratica scientifica: dal dato stratigrafico al modello interpretativo”; 17.30, P. Basso, N. Del Barba (università di Verona): “La ricostruzione delle mura tardoantiche nel settore meridionale di Aquileia”; 18, discussione.

 

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983” di Alessandra Aspes e Marisa Morelato: il libro documenta per la prima volta, in modo sistematico, gli scavi condotti tra il 1968 e il 1983

Martedì 10 marzo 2026, alle 17, nella Sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, presentazione del libro di Alessandra Aspes e Marisa Morelato “La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983” – Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona 2. Serie, Sezione Scienze dell’Uomo, n. 18 – 2025. Dopo i saluti istituzionali di Marta Ugolini (assessore alla Cultura, Turismo e Rapporti con l’Unesco), Andrea Rosignoli (soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza) e Leonardo Latella, responsabile museo di Storia naturale di Verona, dialogheranno con le autrici Maurizio Cattani (Alma Mater università di Bologna) e Umberto Tecchiati (università di Milano). Interverrà Giulia Vescovo (università di Ferrara) che parlerà di “Indagini antropologiche preliminari”. La partecipazione è libera fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Copertina del libro”La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983″ di Alessandra Aspes e Marisa Morelato

Il libro documenta per la prima volta, in modo sistematico, gli scavi condotti tra il 1968 e il 1983 nella necropoli di Franzine Nuove (Vr), un sito di riferimento della media e recente età del Bronzo nella pianura veronese. La necropoli è particolarmente significativa per il biritualismo funerario, con la coesistenza di inumazioni e cremazioni, fenomeno unico rispetto ad altre aree della pianura padana. Grazie al lavoro di Alessandra Aspes e Marisa Morelato, tutti i reperti e le sepolture sono descritti, illustrati e aggiornati, offrendo una base fondamentale per lo studio archeologico del territorio. La pubblicazione conferma anche il ruolo del museo civico di Storia naturale di Verona come centro di riferimento per la ricerca preistorica, valorizzando la collaborazione con la Soprintendenza. L’intero volume è scaricabile in formato pdf

 

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine)

Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

Tra i vigneti pregiati della Valpolicella (Vr) c’è un caso unico di mecenatismo imprenditoriale dove il vino sostiene l’archeologia e l’archeologia promuove il vino.

Schema dell’accordo pubblico-privato alla Villa dei Mosaici di Negrar: connubio di archeologia e vino (foto sabap-vr)

È la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella individuata tra i vigneti pregiati dell’Amarone, una villa romana della tarda romanità il cui scavo curato dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza con l’università di Verona è stato possibile grazie al mecenatismo e alla lungimiranza imprenditoriale di due aziende vitivinicole, La Villa dei fratelli Benedetti e Franchini Agricola, che hanno concesso romana la parte del proprio vigneto e di procedere a portare alla luce la villa, lanciando al contempo una linea dei propri vini con etichette particolari che riproducevano i preziosi mosaici emersi dallo scavo. Il ministero, dopo questo accordo pubblico-privato, ha deciso di valorizzare questo sito unico che dimostra, e non è un elemento secondario, che qui il vino pregiato era prodotto fin dall’antichità senza soluzione di continuità.

Coperture e allestimento dell’istituendo parco archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicelal (foto sabap-vr)

Qui entro pochi anni (due nell’ipotesi migliore) nascerà il parco archeologico della Villa dei Mosaici con un finanziamento straordinario del Mic di 3 milioni di euro in un connubio perfetto di archeologia e vino. E a realizzarlo è l’architetto Ottavio Di Blasi che, prima del suo trasferimento a Milano dove ha aperto il suo studio con Paolo Simonetti e Daniela Tortello, è stato uno dei più stretti collaboratori di Renzo Piano.

Il soprintendente Vincenzo Tinè presenta la Villa dei Mosaici di Negrar al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Proprio “il caso Negrar” un anno fa aveva convinto il prof. Giuliano Volpe a mettere in rete siti archeologici e aziende vitivinicole collegate. Di qui il progetto archeoVINUM, presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno organizzato dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, e la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/07/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-vigneto-di-vigna-barberini-sul-colle-palatino-nel-cuore-antico-di-roma-ne-ha-parlato-simone-quilici-direttore-del-parco-archeologico-del-colosseo/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia ci porta proprio nel cuore della Valpolicella (Vr) alla Villa dei Mosaici di Negrar. E sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato prima Vincenzo Tinè, già soprintendente ABAP di Verona e ancora direttore dello scavo di Negrar, per conto della Soprintendenza (Andrea Rosignoli) e dell’Università (Patrizia Basso), poi Simone Benedetti e Giulio Franchini in rappresentanza delle due cantine coinvolte nel progetto. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il soprintendente Vincenzo Tinè e i produttori Simone Benedetti e Giulio Franchini.

“Su invito del prof. Volpe che ha creato questa occasione di confronto a Firenze”, spiega Vincenzo Tinè, direttore dello scavo di Negrar, ad archeologiavocidalpassato.com, “non poteva mancare anche la corrispondenza da parte della soprintendenza di Verona, il soprintendente Andrea Rosignoli, e dell’università di Verona, la prof. Patrizia Basso, per comunicare questo importate progetto che riteniamo sia esemplare a livello nazionale per le connessioni veramente sinergiche tra ricerca, ministeriale e universitaria, e cantine. A Negrar, credo per la prima volta in Italia, le cantine proprietarie dei fondi – e stiamo parlando di fondi di uve di altissimo pregio con costi esorbitanti sul mercato – hanno spontaneamente, volontariamente, ceduto la disponibilità dei terreni per lo scavo archeologico, uno scavo archeologico esteso all’intera villa per oltre 4mila metri quadrati, che sta dando luogo a una valorizzazione nel senso di un parco archeologico e di un contributo importante del ministero della Cultura di 3 milioni di euro che dovrebbe condurre, nell’arco di un paio d’anni, a poter fruire di questo nuovo straordinario sito che ben illustra l’importanza alla fine dell’epoca romana della produzione enologica della Valpolicella con una produzione propriamente industriale, grandi strutture di torchiatura, di stoccaggio del vino, che prendeva le strade dell’impero: il vino Acinaticum che è il precursore del Recioto e dell’Amarone”.

“Grazie a tourismA”, spiega Giulio Franchini con Simone Benedetti ad archeologiavocidalpassato.com, “questo evento che oggi ci ha portato a Firenze, dalla Valpolicella siamo arrivati in Toscana con una realtà che connubia sia il privato che il pubblico in Valpolicella; terra ricca di vini, la terra dell’Amarone e del Recioto, due cantine che si sono messe a collaborare con lo scopo di aiutare la comunità in questo progetto archeologico non facile che ha coinvolto uno scavo estensivo, da cui sono nati alla fine anche vini – per la cantina Franchini e la cantina Benedetti – con delle immagini che riportano proprio i mosaici ritrovati all’interno del campo. Una realtà, come in varie altre parti d’Italia, che ha portato una notevole storicità alla Valpolicella che già ne vanta, ma con questo progetto viene rilanciata”.

Verona. Il ministero acquisisce l’ex cinema Astra: la ricca domus del II-III sec. d.C. scoperta nell’interrato sarà valorizzata come polo museale nel cuore della città antica a un passo dall’Arena col progetto “Per aspera ad Astra”. Gli interventi di Giuli, Mazzi, La Rocca e Brunella Bruno

La ricca domus del II-III sec. d.C. rinvenuta nell’interrato dell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

Ora non ci sono più dubbi sul futuro dell’ex cinema Astra a Verona. Quella domus (o albergo?) di lusso che già 1800 anni fa poteva permettersi un sistema di riscaldamento indipendente per ogni stanza, scoperta durante un intervento di archeologia preventiva, sarà uno spazio culturale rinnovato, capace di coniugare fruizione contemporanea e valorizzazione archeologica, nel cuore della città romana, a due passi dall’Arena e piazza Bra da una parte, e dalla porta romana dei Borsari e la via Postumia dall’altra.

Sopralluogo all’ex cinema Astra a Verona: in primo piano, il ministro Giuli, l’archeologa Bruno, il capo dipartimento La Rocca, il sottosegretario Mazzi (foto coop archeologia)

Il ministero della Cultura ha acquistato l’immobile permettendo i futuri investimenti di valorizzazione dell’ex cinema Astra grazie a un investimento di 7 milioni e mezzo di euro con il progetto “Per aspera ad Astra”. Giovedì 5 marzo 2026, dopo aver visitato i locali dell’ex Cinema Astra e i resti archeologici rinvenuti nel corso dei recenti scavi eseguiti dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, accompagnato dal Sottosegretario di Stato, Gianmarco Mazzi, ha presenziato alla stipula dell’atto di acquisto dell’immobile, passaggio decisivo per avviare il percorso di recupero e di valorizzazione di uno degli spazi culturali più significativi della città.

Ex cinema Astra a Verona: il ministro Giuli dal notaio Buoninconti (foto mic)

La stipula presso lo Studio Notarile Buoninconti di Verona presenti, col ministro e il sottosegretario, il capo dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, Luigi La Rocca; e il direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Fabrizio Magani; il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, Andrea Rosignoli, e la funzionaria archeologia Brunella Bruno. L’operazione rientra nelle iniziative promosse dal Ministero per la tutela e la valorizzazione di luoghi storici del territorio, con l’obiettivo di restituirli alla fruizione pubblica e rafforzare l’offerta culturale delle comunità. 

La ricca domus del II-III sec. d.C. rinvenuta nell’interrato dell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

Si è interrotto così un silenzio andato avanti per più di due anni. Tanti ne sono passati da quel 16 dicembre 2023 quando fu organizzata una visita speciale straordinaria agli scavi nell’ex cinema Astra a Verona. Un’occasione unica per vedere i tesori restituiti da quel cantiere – una domus, un albergo?, con pareti affrescate e stanze dotate di riscaldamento – a distanza di un anno dalla prima presentazione dei risultati delle ricerche. E ancora una volta i veronesi avevano risposto in maniera entusiastica mandando sold-out le prenotazioni in meno di due ore e “costringendo” la soprintendenza a improvvisare delle visite ridotte per accontentare più cittadini possibili. E già in quell’occasione il ministero, attraverso le parole di Luigi La Rocca che all’epoca era ancora direttore generale ABAP, affiancato da Fabrizio Magani, che invece era ancora soprintendente di Verona, erano state precise e bene auguranti, anche se i tempi allora annunciati sono stati più lunghi. Ecco le sue parole.

“Con la mia presenza”, spiegava Luigi La Rocca davanti all’ex cinema Astra il 16 dicembre 2023, “manifesto l’interesse della nostra amministrazione nei confronti di questo straordinario rinvenimento archeologico che è frutto, tra l’altro, di una esemplare attività di tutela e di ricerca che va a merito della soprintendenza, la dottoressa Brunella Bruno in particolare, che ha coordinato gli scavi archeologici perché il rinvenimento – è noto – è avvenuto nel corso di interventi archeologici propedeutici alla realizzazione di un progetto di riqualificazione, di ammodernamento, di ristrutturazione del cinema Astra, esso stesso un monumento importante, una testimonianza importante del passato della città. Nel corso dei lavori sono emerse queste strutture archeologiche che sono state scavate, sono state documentate.

Luigi La Rocca all’interno dell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

L’intervento è durato diversi anni. Il ministero, data l’importanza del rinvenimento, ha poi attribuito alla soprintendenza un finanziamento importante per 420mila euro per finire lo scavo, che di fatto è sostanzialmente concluso, e avviare le prime attività di conservazione e restauro delle strutture rinvenute, ciò che consente anche la visita per ora in questa forma un po’ estemporanea, ma speriamo – e su questo c’è l’assoluta attenzione del ministero – di poter in futuro fare di più, e avviare un progetto di valorizzazione vera e propria affinché questo diventi un luogo importante, un altro luogo importante della storia della città romana. Si faceva riferimento a Pompei – continuava La Rocca – che è l’esempio plastico ed è così importante perché è unica al mondo per lo stato di conservazione. Ma Pompei era una piccola città romana dell’Italia meridionale, certo vicina a Roma e a Neapolis. Ma Verona era una città forse più importante di Pompei nell’antichità. Soprattutto nel periodo nella quale si colloca questa testimonianza che è il II-III sec. d.C. Pompei non esisteva più. Quindi il riferimento a Pompei è importante perché è questa una testimonianza ulteriore di Verona, di cosa potevano essere delle domus patrizie, cioè delle case di ricchi e di nobili romani in una città romana dell’Italia settentrionale. E credo che non sia casuale, dato il clima, che molti di questi ambienti siano riscaldati. In una prima fase, infatti, avevano dei dubbi sulle funzioni dell’edificio. Credo che possa essere tranquillamente un edificio residenziale perché ci sono altri esempi, soprattutto al Nord, di domus interamente riscaldate. Quindi ribadisco che l’interesse dell’amministrazione centrale, quindi del ministero e della soprintendenza, è massimo. Sicuramente – concludeva – continueremo i lavori di messa in sicurezza e di restauro e proseguiremo con un’attività che dovrebbe portarci, spero, nel corso del prossimo anno a un più ampio intervento di valorizzazione che per noi è la restituzione alla città di questo prezioso documento”.

Il ministro Alessandro Giuli all’ex cinema Astra di Verona (foto mic)

Il sottosegretario Mazzi, il ministro Giuli e il dg Magani davanti al plastico dell’ex cinema Astra (foto mic)

Obiettivo raggiunto. “Verona si riappropria di un cinema storico”, dichiara il ministro Giuli, “al di sotto del quale si trova un complesso edilizio romano di età imperiale, una piccola Pompei, che non resterà inerte e muta, ma diventerà un luogo di socialità e sede del racconto della storia di Verona.  La città si riappropria così della possibilità di condividere la visione di pellicole cinematografiche in un contesto di assoluto rilievo architettonico e al tempo stesso, di ammirare i meravigliosi resti della città romana alle porte di quella moderna. Uno scrigno di storia bellissimo, ricco di decorazioni straordinarie, dove cultura e ricerca prenderanno vita insieme”. “Il ministero della Cultura”, aggiunge il sottosegretario Mazzi, “investirà 7 milioni e mezzo di euro per la rigenerazione del Cinema Astra, nell’ambito di un progetto che abbiamo chiamato Per Aspera ad Astra. Per chi, come me, è di Verona ed è cresciuto frequentando quello che un tempo era il cinema più importante della città, è stato doloroso vederlo per anni in quello stato. Quando mi è stata data questa possibilità – e di questo ringrazio il Ministro – ho accolto con grande entusiasmo l’opportunità di contribuire a questa operazione. Desidero ringraziare la famiglia D’Ignazio, Luca e Paolo, a cui va la mia personale riconoscenza per aver scelto di donare questo cinema alla comunità, accogliendo la richiesta del Ministero”.

L’ex cinema Astra in via Oberdan a Verona (foto ftp.provincia.vr.it)

Il Cinema Astra, inaugurato nel 1937, è stato per anni una delle sale cinematografiche più importanti di Verona. Nel 2004, nel tentativo di ampliare la struttura con la realizzazione di una multisala interrata, furono avviate alcune indagini archeologiche che rivelarono l’esistenza, sotto il pavimento della platea del piano rialzato, di un vasto complesso di età imperiale esteso per tutta la superficie, con murature conservate per più di un metro di altezza, decorate da intonaci parietali e munite di impianti di riscaldamento. Nel 2023 sono state completate le indagini archeologiche del complesso, ed è attualmente in corso l’attività di analisi e studio dei reperti. L’ex Cinema Astra è considerato un caso di “complessità archeologica” perché sono ancora poco chiare le funzioni dell’intero complesso. La tipologia edilizia e la sua funzione risultano incerte: non vi si riconoscono, infatti, né le caratteristiche tipiche di una domus, né quelle di un edificio termale. Resta probabile l’ipotesi di una struttura dedita all’ospitalità e all’accoglienza, partendo dagli studi pubblicati anni fa. Il progetto di valorizzazione dell’ex Cinema Astra trasformerà la struttura in un polo museale moderno che integrerà la tutela del sito archeologico con le nuove tecnologie espositive. L’intervento preserverà l’architettura originale, creando un’esperienza di visita unitaria dove la memoria storica del cinema diventerà palcoscenico per la valorizzazione del patrimonio antico.

Con il suo intervento davanti ai molti appassionati riunitisi davanti all’ex cinema Astra di Verona il 16 dicembre 2023 per una visita straordinaria nel cantiere di scavo archeologico, Brunella Bruno, funzionaria archeologo SABAP di Verona Rovigo e Vicenza, ripercorreva la storia delle vicende che hanno interessato il cinema Astra. Un contributo ancora valido. Eccolo. “il cinema Astra, cui i veronesi sono molto affezionati, nasce ai primi del Novecento, anche la facciata lo dice chiaramente. È un cinema che ha funzionato fino a 20 anni fa con un’ottima programmazione. E quando il proprietario di allora decise di ampliare questo cinema con la creazione di una multisala interrata si organizzò – era il 2004-2005 – lo scavo archeologico preventivo come di prassi a Verona – è il piano regolatore che lo prescrive – e si comincia a fare lo scavo stratigrafico preventivo. E già allora – 2004-2005 quando non si fece lo scavo, si cominciò soltanto ad abbassare il livello – si capì che tutta l’area dell’interrato del cinema pari a 400 mq era interamente occupato da strutture, e vedendo le creste dei muri che affioravano si capì che erano anche murature affrescate e dotate di impianti di riscaldamento a parete con i tubuli.

Articolazione degli ambienti del II-III sec. d.C. rinvenuti nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

“A questo punto – continuava Brunella Bruno – tutto si è sospeso per circa 20 anni perché si è capito che non si andava da nessuna parte. Non era possibile immaginare la realizzazione di alcun progetto edilizio nel piano interrato. E siamo arrivati nel 2021 con il nuovo proprietario che è il signor D’Ignazio che è a Roma e che voglio pubblicamente ringraziare perché è casa sua. Se noi siamo qui è grazie anche alla sua grande disponibilità. E il signor D’Ignazio, il nuovo proprietario, ci chiede di poter fare delle verifiche per il consolidamento strutturale lungo le fondazioni. E quindi ci siamo riavvicinati a distanza di quasi vent’anni a questo sito per capire che queste sottofondazioni non potevano essere fatte con il metodo che si pensava di realizzare a micropali perché l’interrato era pieno di murature affrescate. A questo punto il ministero sulla base di una legge straordinaria ha chiesto un finanziamento che è stato accordato, con il quale nel 2022 abbiamo potuto completare le indagini. E quest’anno (2023, ndr) in realtà non stiamo scavando ma stiamo facendo quelle operazioni che sono indispensabili proprio quando si tirano fuori le strutture archeologiche, a maggior ragione con queste decorazioni. Stiamo facendo la messa in sicurezza, vale a dire i primissimi interventi di restauro. Quindi siamo ancora in un cantiere con ferree regole e limitazioni di accesso, possibile oggi grazie alla disponibilità delle ditte che vi lavorano: la RWS di Padova che sta curando i restauri, e la ditta cooperativa Archeologia di Firenze, archeologi che affianca i restauratori perché il restauro sta mettendo in luce novità archeologiche che vanno documentate immediatamente. Per noi della soprintendenza è un cantiere molto interessante perché i restauratori dialogano in continuazione con gli archeologi.

Ambienti con riscaldamento a pavimento rinvenuti nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

Ambienti con riscaldamento a parete rinvenuti nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

“Interpretazione del sito? Non riusciamo ancora a chiudere il cerchio di questo strano complesso – spiegava Brunella Bruno -. È sicuramente un impianto in cui si viveva. Quindi residenziale, abitativo. Non riconosciamo però esattamente lo schema delle domus. Quelle di Verona, sia fuori che dentro le mura, sono fatte n po’ “con lo stampino”, sono tutte uguali: un cortile centrale con delle stanze intorno, cortile con peristilio. Qui noi non stiamo riconoscendo questa struttura. Abbiamo un complesso con delle stanze che non sono collegate tra loro, hanno delle porte ma mantengono una certa privacy al loro interno, e che alla fine II sec. – inizia III sec. d.C. vengono completamente stravolte e vengono dotate di impianti di riscaldamento a pavimento e a parete che implicano anche dei cambiamenti notevoli: si cambiano i pavimenti, si cambiano le pareti, si fanno dei nuovi affreschi. La particolarità è che ognuna di queste stanze ha il suo prefurnio e la sua caldaia, cioè il suo vano tecnico, il che, sentendo anche altri studiosi che stanno lavorando con noi, parlo di esperti, di universitari, non è comune. In una casa con un unico proprietario non c’è bisogno di fare una caldaia per ogni stanza. Tutto questo – la pianta un po’ particolare, la vicinanza alla via Postumia che è la via principale, e qui dietro passa anche l’altra grande strada che attraversa Verona che è la via Claudia Augusta; quindi posizione centrale, fuori dalla città, vicino alla porta che è Porta Borsari, e le stanze riscaldate – tutto questo dicevo ha fatto venire in mente agli studiosi che si tratta sì di strutture residenziali dove si viveva, ma forse legate a un’accoglienza e a un’ospitalità. Era un albergo? Non lo sappiamo. È un’ipotesi. D’altra parte archeologicamente abbiamo muri, pavimenti, affreschi. E gli alberghi non sono nient’altro che delle case. Quindi per noi archeologi l’evidenza è quella delle case. Non si può riconoscere una domus da un albergo. Non abbiamo elementi che ci permettono di chiudere il cerchio. Certo è molto strano che ogni stanza abbia il suo riscalamento. Potrebbe essere un impianto termale? Non abbiamo prove evidenti di acqua, piscina, canalizzazioni. Troppo poco. Inoltre, i veronesi lo sanno, in via Fratte, un isolato qui vicino ha restituito un grande impianto termale pubblico. Ovviamente l’archeologo non pensa che ci siano due impianti termali in due isolati ravvicinati.

Dettagkio di una stanza con pareti affrescate rinvenuta nell’ex cinema Astra di Verona (foto graziano tavan)

Questo scavo ha messo in luce anche dei livelli di incendio, di distruzione – di cui abbiamo lasciato dei campioni – veramente notevoli. Questo impianto – ricordava Brunella Bruno – “va in fumo” intorno alla fine del III – IV secolo. L’edificio è proprio disabitato. Tutto viene abbandonato. E siamo propensi anche a mettere in relazione questo abbandono che sembra quasi pianificato, perché non abbiamo trovato tracce di suppellettili, sembra che la gente se ne sia andata facendo in tempo a sgombrare gli spazi, mettere in relazione questo abbandono a tutte le attività di ripristino delle strutture di difesa apportate in questa città dall’imperatore Gallieno. È un momento in cui le mura di Verona riprendono la loro funzione difensiva, funzione che avevano perso nell’età imperiale perché non c’erano stati particolari problemi strategici e difensivi, ed è probabile che tutta questa fascia lungo le mura venga disabitata, evacuata, per ragioni di sicurezza, quasi a ricreare quell’intervallum che in origine doveva circondare le mura per motivi di difesa.

“Nel corso degli anni – concludeva Brunella Bruno – questo scavo è stato anche un’importante esperienza di archeologia urbana, diacronica. Lo scavo ha interessato anche tutte le fasi di spoliazione medievale. Senza dimenticare che in questa zona nel Rinascimento nasce anche la proprietà della famiglia Giusti. E la proprietà Giusti finisce con l’acquisto e la costruzione del cinema. È un sito questo, quindi, che si presta particolarmente a una narrazione del divenire dell’archeologia urbana, cosa che raramente i musei tradizionale riescono a esprimere. Siano particolarmente convinti delle potenzialità in termini di narrazione di questo sito”.

Verona. Al Centro Polifunzionale di Quinzano al via ciclo di incontri su “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”, quattro conferenze dedicate alle indagini archeologiche sul territorio di Quinzano. Ecco il programma

Dal 24 febbraio al 26 maggio 2026, alle 20, nella sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale, in via Quinzano 24D a Verona, al via ciclo di incontri su “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”, articolato in quattro conferenze dedicate alle indagini archeologiche sul territorio di Quinzano per offrire un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona. Gli appuntamenti sono promossi dalla Circoscrizione 2ª, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura, i Musei Civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza. Il ciclo di conferenze rappresenta un’occasione di divulgazione scientifica e valorizzazione del patrimonio archeologico locale, favorendo il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e cittadinanza, e restituendo centralità a Quinzano come luogo chiave per la comprensione delle origini più antiche di Verona. Attraverso il contributo di studiosi e ricercatori che hanno dedicato parte significativa delle loro ricerche all’analisi del sito, verranno affrontati temi legati all’insediamento umano nel Neolitico, alle pratiche funerarie, alla cultura materiale e alle più recenti metodologie di analisi applicate ai reperti archeologici e antropologici.

Il programma è stato presentato dal consigliere comunale Pietro Trincanato, su delega dell’assessora alla Cultura Marta Ugolini, insieme ad Andrea Rosignoli soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e a Leonardo Latella e Massimo Saracino dei Musei Civici di Verona – museo di Storia Naturale. “Un calendario di appuntamenti di particolare interesse”, evidenzia il consigliere Pietro Trincanato, “che non solo arricchisce gli eventi in programmazione in Circoscrizione 2^ ma è anche la prova tangibile della forza delle collaborazioni, essendo il risultato di un fattivo lavoro di squadra fra istituzioni di ogni livello. Una proposta che mira a valorizzare la storia del nostro territorio da una prospettiva che è assolutamente originale. Siamo abituati a vedere Verona soltanto per la sua monumentalità. Nella realtà c’è tutto un mondo non solo da valorizzare ma anche da scoprire per la straordinaria e bellezza”. “È un’occasione estremamente importante”, sottolinea il soprintendente Andrea Rosignoli, “un momento di restituzione alla cittadinanza e, in particolare, alle comunità locali, perché Quinzano è una delle zone più interessanti dal punto di vista delle ricerche archeologiche paleontologiche. Le ex cave hanno restituito ormai decenni fa dei reperti di notevole interesse, ma anche in tempi molto più recenti, a partire dal 2023, attraverso uno scavo della soprintendenza, sono emersi nuovi resti ancora in fase di studio. Questo ciclo di quattro conferenze, quindi, presenterà le anteprime e i primi risultati. L’aspetto veramente suggestivo è che sembrano essere i resti del primo insediamento stabile del territorio veronese, quindi le origini della città risalenti a circa 7000 anni fa”.

Programma. Martedì 24 febbraio 2026, Nicoletta Martinelli & Massimo Saracino (Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale), “Dalle cave di Quinzano al progetto VBQ: archeologia e innovazione nella preistoria di Verona”; martedì 3 marzo 2026, Emanuela Cristiani (università “La Sapienza” di Roma) & Irene Dori (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza), “Vivere a Quinzano durante il Neolitico. Cosa raccontano le ossa”; martedì 31 marzo 2026, Paola Salzani (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza), “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della Soprintendenza Archeologica”; martedì 26 maggio 2026, Marika Ciela (università di Trento), “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI–V millennio a.C.)”.

 

Verona. Dopo dieci anni di chiusura riapre, nel cuore della città antica, sotto il cortile dell’ex Tribunale, il Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri con un percorso ipogeo tra le evidenze archeologiche dall’età romana al Medioevo in cui si aprono spazi per una grande mostra fotografica “Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972”, inserita nel programma di Olimpiade Culturale Milano-Cortina 2026

Il percorso archeologico al Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri di Verona (foto graziano tavan)

Allestimento della mostra “Winter Games” al Centro internazionale di Fotografia di Verona (foto graziano tavan)

Il 20 febbraio 2026 per Verona è un giorno importante, “storico” si potrebbe dire. Dopo un decennio di chiusura, riapre al pubblico il Centro Internazionale di Fotografia – Scavi Scaligeri e torna a essere uno spazio vivo di produzione culturale e confronto. Lo hanno ribadito il sindaco di Verona Damiano Tommasi, l’assessore Marta Ugolini, il soprintendente Andrea Rosignoli, la dirigente area Cultura, Turismo e Sport Barbara Lavanda. Nel cuore della città antica, sotto il cortile dell’ex Tribunale, viene restituito alla città uno spazio unico, che nel decennio di chiusura ha mostrato tutti gli effetti dell’abbandono e del degrado. Comune e Soprintendenza hanno fatto rete per consentire restauri e interventi strutturali per la creazione di un percorso – anche per disabili – che valorizzi le evidenze archeologiche, portate in luce tra il 1981 e il 1983, con testimonianze dall’età romana al Medioevo, e offra spazi per mostre di fotografie di valore internazionale, come il Centro è stato fin dalla sua nascita nel 1996. E la mostra “Winter games! Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi LIFE 1936-1972”, accolta dal 20 febbraio 2026 nei suggestivi ambienti sotterranei nel cuore di Verona, da un’idea di Giuseppe Ceroni, curata da Simone Azzoni, promossa dal Comune di Verona e prodotta da Silvana Editoriale, in collaborazione con PEP Artists e Grenze Arsenali Fotografici, segna una ripartenza alla grande, portando negli Scavi Scaligeri uno sguardo iconico e senza tempo: quello della storica rivista LIFE, uno dei magazine fotografici più influenti del Novecento. A rendere unica questa esposizione è l’assoluta originalità del progetto, pensato e realizzato ad hoc per Verona e per questa occasione. L’esposizione è inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, Il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che anima l’Italia per promuovere i valori Olimpici e valorizza il dialogo tra arte, cultura e sport, per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospita rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.

Allestimento della mostra “Winter Games” al Centro internazionale di Fotografia di Verona (foto graziano tavan)

Il percorso archeologico al Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri di Verona (foto graziano tavan)

Il percorso espositivo prende avvio dagli sport invernali, ma va ben oltre la dimensione della competizione e della pura performance atletica. Le circa cento immagini selezionate, molte delle quali inedite, restituiscono lo sport come esperienza condivisa, spettacolo, rito collettivo e potente specchio del proprio tempo. Dalle Olimpiadi invernali di Garmisch-Partenkirchen del 1936 a quelle di Sapporo del 1972, passando per la storica edizione di Cortina 1956, LIFE racconta quasi quarant’anni di storia segnati da guerre, ricostruzioni, crescita economica e tensioni geopolitiche. Il percorso espositivo si articola in sei aree tematiche – Ice Lines, People, Experienced, Cortina 1956, Garmisch-Partenkirchen 1936 e Fun out of Life – che guidano il visitatore attraverso diversi livelli di lettura, offrendo una narrazione fluida e immersiva. Un vero e proprio viaggio nella memoria visiva del Novecento, capace di rendere il pubblico testimone e partecipe allo stesso tempo. La visita alla mostra offre un’occasione speciale per riscoprire gli Scavi Scaligeri, che tornano accessibili al pubblico proprio in concomitanza con l’esposizione, dopo dieci anni di importanti lavori di restauro e valorizzazione. Con un unico biglietto, i visitatori potranno accedere sia alla mostra sia all’area archeologica, riscoprendo un luogo di straordinario valore storico, all’interno del quale si snoda l’allestimento, in un dialogo suggestivo tra fotografie, architettura e stratificazioni del passato.

 

Venezia. A Palazzo Ducale, sede Sabap, presentazione del libro “Le aree archeologiche del Veneto. Un quadro in evoluzione verso il piano paesaggistico regionale”: focus sulle aree archeologiche con potenziale interesse di tutela paesaggistica e di pubblica fruizione. Ecco il programma

Giovedì 10 aprile 2025, alle 15, nella sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna a Palazzo Ducale, in piazza San Marco a Venezia, presentazione del libro “Le aree archeologiche del Veneto. Un quadro in evoluzione verso il piano paesaggistico regionale”. Il volume, edito dall’Istituto Poligrafico dello Stato per conto della Regione Veneto e del ministero della Cultura, presenta le aree archeologiche del Veneto con potenziale interesse di tutela paesaggistica e di pubblica fruizione. Si tratta dei siti archeologici più importanti del territorio regionale, candidati ad essere confermati o individuati dal redigendo Piano Paesaggistico Regionale come vere e proprie zone archeologiche (ai sensi dell’art. 142, 1, m) del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e ad essere oggetto di particolare attenzione negli strumenti urbanistici dei Comuni ospitanti. L’esperienza veneta sul tema archeologico-paesaggistico sarà messa a confronto con quella delle regioni del Nord Italia che hanno già approvato o stanno elaborando i piani paesaggistici. Evento gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito di Eventbrite raggiungibile al seguente link: http://bit.ly/3YaH3yv fino ad esaurimento posti.

Dopo i saluti di Luigi La Rocca, Capo Dipartimento Tutela del ministero della Cultura; Salvina Sist, direttore Pianificazione Territoriale della Regione del Veneto; Marta Mazza, segretario regionale per il Veneto del ministero della Cultura; Fabrizio Magani, soprintendente ABAP per il Comune di Venezia e Laguna; Andrea Rosignoli, soprintendente ABAP per province di Verona Rovigo e Vicenza; intervengono: Vincenzo Tiné, Brunella Bruno, Chiara D’Incà, Sara Bini (soprintendenze ABAP del Veneto), “Le zone archeologiche del Veneto”; Andrea Pessina, Valentina Minosi, Paola Ventura, Roberto Micheli (segretariato regionale MiC e soprintendenza ABAP Friuli V.G.), “Le zone archeologiche del Friuli Venezia Giulia”; Corrado Azzolini, Francesca Restano, Stefania Ratto (segretario regionale MiC Piemonte e soprintendenza ABAP di Torino), “Le zone archeologiche del Piemonte”; Federico Barello, Stefano Costa, Marta Conventi (soprintendenza ABAP di Savona e Imperia), “Le zone archeologiche della Liguria”; Ilaria Di Cocco (segretariato regionale MiC Emilia Romagna), “Le zone archeologiche dell’Emilia Romagna”. Conclusioni: Ugo Soragni, consulente esperto della Regione del Veneto per il PPR (già direttore regionale del MiC per il Veneto).

Verona. Al Vinitaly l’incontro “Vino & Archeologia”: Un’alleanza per il territorio: le “cantine archeologiche” nell’ambito delle azioni di valorizzazione della villa romana dei Mosaici di Negrar

“Vino & Archeologia”: Un’alleanza per il territorio: le “cantine archeologiche”. Appuntamento martedì 8 aprile 2025, al Vinitaly di Verona: alle 14.30, allo Stand della Regione del Veneto, Pad. 4, Stand D4-E4. Nel quadro delle attività di valorizzazione della Villa romana dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr) è nata l’idea di collegare in un’associazione nazionale le diverse aziende agricole e cantine che hanno sviluppato connessioni tra le loro produzione vinicola e importanti siti archeologici del territorio. L’occasione della più grande manifestazione italiana dedicata al vino appare propizia per un kick-off meeting tra i soggetti promotori e per la più efficace comunicazione dell’iniziativa al mondo enologico e archeologico. Interventi puntuali illustreranno alcuni casi-studio di collaborazione pubblico/privato per la promozione dei siti archeologici e dei vini ad essi collegati. Dopo i saluti del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, intervengono: Giuliano Volpe (università di Bari), “Cantine e archeologia”; Roberto Corciulo, Cristiano Tiussi (Fondazione Aquileia), “Il caso di Aquileia”; Andrea Rosignoli, Vincenzo Tiné (Soprintendenza ABAP VR-RO-VI e VEMET-BL-PD-TV), “Il caso di Negrar”; Giuliano Franchini, “Verso un’associazione tra le cantine archeologiche

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Food and wine in ancient Verona / Cibo e vino nella Verona antica – Vol. II – Mangiare e bere nella Preistoria e Protostoria” secondo volume del progetto dell’università di Verona “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”

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Giovedì 27 febbraio 2025, alle 16.30, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona è in programma la presentazione del libro “Food and wine in ancient Verona / Cibo e vino nella Verona antica – Vol. II – Mangiare e bere nella Preistoria e Protostoria” a cura di Mara Migliavacca, Nicoletta Martinelli, Paola Salzani, Massimo Saracino (Edizioni Quasar, Roma), secondo volume del progetto dell’università di Verona “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, finanziato da Fondazione Cariverona. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Il programma prevede i saluti di benvenuto di Marta Ugolini, assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Verona; Paolo De Paolis, direttore dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona; Andrea Rosignoli, soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e Francesca Rossi, direttrice dei musei civici di Verona. Sono previsti inoltre gli interventi di Flavia Guzzo, docente di Botanica dell’università di Verona, e Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria dell’università di Bologna, che sono impegnati da anni nello studio delle tematiche delle fonti e delle diete alimentari del presente e del passato, il cui diverso approccio scientifico permetterà di avere una miglior comprensione delle tradizioni culinarie che ancora oggi caratterizzano Verona e non solo.

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“In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca dell’università di Verona

La presentazione segue a breve distanza quella del primo volume, svoltasi nel dicembre 2024 nella sede dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere. Questa seconda pubblicazione contiene una serie di contributi che, rispetto al primo volume, si concentra sulla preistoria e protostoria veronese, aggiungendo un importante tassello al progetto complessivo. In questa occasione alcuni risultati del progetto Food and wine in ancient Verona sono stati integrati con una ricca serie di importanti dati scaturiti da altre indagini in corso da parte di enti di ricerca da anni impegnati sul territorio, il cui tratto comune risiede nell’inter- e multidisciplinarietà e nell’impiego di metodologie scientifiche complesse e diversificate. Il dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona, coordinatore del progetto, il museo civico di Storia naturale di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, in tale progetto si sono fatti promotori della convergenza di enti e competenze per una ricerca in grado di ricostruire, da più punti di vista, le modalità dell’alimentazione in un arco temporale molto vasto, che si allargherà più avanti con gli ulteriori sviluppi previsti dal progetto.

Bari. All’università seminario “La villa di Negrar: dallo scavo alla valorizzazione”, in presenza e on line, con Rosignoli, Tinè, Bruno, De Zuccato, Basso e Saggioro, nell’ambito del ciclo di seminari “Dialoghi sul patrimonio”

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Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

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La villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr) protagonista al ciclo di seminari “Dialoghi sul patrimonio” promosso per la terza volta dall’università di Bari dal 3 all’8 febbraio 2025, su temi del patrimonio culturale e del paesaggio, con alcuni focus specifici sull’archeologia e sui temi delle tecnologie applicate ai beni culturali, per provare a definire nuovi significati del patrimonio culturale nella società contemporanea. Appuntamento in presenza all’auditorium ʻA. Quacquarelliʼ, plesso di Santa Teresa dei Maschi, strada Torretta-Città Vecchia a Bari, dalle 9 alle 13, col seminario “La villa di Negrar: dallo scavo alla valorizzazione” a cura di Tommaso Ismaelli (Cnr-Ispc), Maria Turchiano (UniFg) e Giuliano Volpe (UniBa). Sarà possibile seguirli anche in streaming su piattaforma Microsoft Teams al link https://bitly.ws/3a2PR (codice 38qan02). Il programma. Alle 9, introduzione; 9.15, “Una ricerca interdisciplinare: il caso della villa di Negrar di Verona (Verona) e delle sue trasformazioni”: intervengono Andrea Rosignoli, soprintendente ABAP Verona Rovigo Vicenza; Vincenzo Tinè, soprintendente ABAP Venezia Belluno Padova Treviso; Brunella Bruno, SABAP Verona Rovigo Vicenza; Patrizia Basso, università di Verona; Gianni de Zuccato, già SABAP Verona; Fabio Saggioro, università di Verona. Alle 11, pausa; 11.30, discussione.