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Comacchio (Fe). Il Museo Delta Antico ed il Comune di Comacchio con gli archeologi della missione dell’università di Bologna propongono “Spina 2026 – scavi, materiali, nuove scoperte”: momenti di divulgazione, apertura al pubblico dello scavo e condivisione di nuovi dati e scoperte

Con l’inizio del mese di settembre 2026 l’università di Bologna è tornata ad indagare il sito archeologico dell’antica città etrusca di Spina con una nuova campagna di scavo. Studentesse e studenti dell’Ateneo bolognese sono guidati sul campo dal prof. Andrea Gaucci. Anche quest’anno il Museo Delta Antico ed il Comune di Comacchio, in collaborazione con gli archeologi della missione, desiderano coinvolgere la cittadinanza e ogni appassionato proponendo “Spina 2026 – scavi materiali nuove scoperte”: momenti di divulgazione e aprendo al pubblico lo scavo per condividere nuovi dati e scoperte.

Il primo appuntamento è venerdì 11 settembre 2026 all’area archeologica di Spina, nello spazio-laboratorio adibito all’interno dell’ex casermetta della Guardia di Finanza, in prossimità del Cippo Folegatti. L’incontro ha lo scopo di presentare materiali provenienti dallo scavo svelandone usi, caratteristiche ed ogni altro dettaglio. Sono previsti due turni di visita: ore 16 e ore 18. L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: telefono: 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com. Per facilitare il raggiungimento del laboratorio si forniscono le coordinate di geolocalizzazione: https://maps.app.goo.gl/wmgFKXKiJR4svYDb9.

In occasione dell’ultimo weekend di settembre, in coincidenza con le Giornate Europee del Patrimonio, il programma prosegue con un fitto calendario di appuntamenti tutti dedicati alle visite guidate sullo scavo condotte dagli archeologi bolognesi. Sono prenotabili i seguenti turni di visita: Venerdì 25 settembre 2026, ore 16 e ore 18; sabato 26 settembre 2026, ore 10, ore 12 e ore 16; domenica 27 settembre 2026, ore 10 e ore 12. L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: telefono: 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com. Si forniscono le coordinate per raggiungere il sito archeologico di Spina e partecipare alla visita guidata: https://maps.app.goo.gl/dMj53Q6AD68veYcA9. Per maggiore chiarezza, provenendo da Comacchio, sarà necessario raggiungere lo stabilimento Terremerse, successivamente si dovrà imboccare la prima strada a destra e, passato il ponte, ancora la prima strada a destra.

Marzabotto (Bo). A Villa Aria l’incontro “Dentro la città e oltre il Reno. Dal lavoro degli esperti archeologi le ultime novità sulla città di Kainua” con gli archeologi dell’università di Bologna

Domenica 19 ottobre 2025, alle 16, a Villa Aria di Marzabotto (Bo), con accesso pedonale da Via Porrettana Sud 12 (SS64 Porrettana), e parcheggio al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, l’incontro “Dentro la città e oltre il Reno. Dal lavoro degli esperti archeologi le ultime novità sulla città di Kainua”. Gli archeologi dell’università di Bologna racconteranno le ultime novità sulle indagini nella città etrusca di Kainua e nei luoghi che la circondano: area archeologica di Marzabotto, parco di Villa Aria, Sperticano e Valle Reno. Intervengono: Elisabetta Govi “L’università di Bologna a Marzabotto. Una lunga storia di ricerche e scavi”; Enrico Zampieri “Indagini geofisiche nel parco di Villa Aria e a Sperticano. Nuove tracce della città etrusca”; Andrea Gaucci “Appenninescape. Produzione e risorse negli Appennini al tempo degli Etruschi”; Scuola di specializzazione in beni archeologici “La ricognizione lungo la valle del Reno”. Prenotazione obbligatoria: 349 753 6667.

Comacchio (Fe). “Spina 2025 – scavi, materiali, nuove scoperte”: la nuova campagna di scavo a Spina etrusca dell’università di Bologna presentata alla cittadinanza. Ecco il programma degli incontri

“Spina 2025 – scavi, materiali, nuove scoperte”: riflettori di nuovo accesi sull’antica città di Spina a Comacchio (Fe) con la nuova campagna di scavo a Spina etrusca. Gli archeologi dell’università di Bologna sono già all’opera per indagare una nuova porzione dell’antica città etrusca e pronti a raccontare le novità emerse durante quest’ultima campagna di scavo. Con l’inizio del mese di settembre l’università di Bologna è tornata a indagare il sito archeologico dell’antica città etrusca di Spina con una nuova campagna di scavo. Studentesse e studenti dell’Ateneo bolognese sono guidati sul campo dal prof. Andrea Gaucci. Anche quest’anno il museo Delta Antico e il Comune di Comacchio, in collaborazione con gli archeologi della missione, desiderano coinvolgere la cittadinanza e ogni appassionato proponendo momenti di divulgazione e aprendo al pubblico lo scavo per condividere nuovi dati e scoperte.

𝗟𝗔𝗕𝗢𝗥𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜𝗢 𝗠𝗔𝗧𝗘𝗥𝗜𝗔𝗟𝗜. Il primo appuntamento venerdì 19 settembre 2025, all’area archeologica di Spina, nello spazio-laboratorio adibito all’interno dell’ex casermetta della Guardia di Finanza, in prossimità del Cippo Folegatti. L’incontro ha lo scopo di presentare materiali provenienti dallo scavo svelandone usi, caratteristiche ed ogni altro dettaglio. Sono previsti due turni di visita: ore 16 e ore 18. L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: tel. 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com. Per facilitare il raggiungimento del laboratorio si forniscono le coordinate di geolocalizzazione: https://maps.app.goo.gl/wmgFKXKiJR4svYDb9.

𝗩𝗜𝗦𝗜𝗧𝗘 𝗚𝗨𝗜𝗗𝗔𝗧𝗘 𝗔𝗚𝗟𝗜 𝗦𝗖𝗔𝗩𝗜. In occasione dell’ultimo week-end di settembre, in coincidenza con le Giornate Europee del Patrimonio, il programma prosegue con un fitto calendario di appuntamenti tutti dedicati alle visite guidate sullo scavo condotte dagli archeologi bolognesi. Sono prenotabili i seguenti turni di visita: venerdì 26 settembre 2025, ore 16 e ore 18; sabato 27 settembre 2025, ore 10, ore 12, ore 16; domenica 28 settembre 2025, ore 11. L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: tel. 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com. Ecco come arrivare al sito archeologico e partecipare alla visita guidata: provenendo da Comacchio, sarà necessario raggiungere lo stabilimento Terremerse, successivamente si dovrà imboccare la prima strada a destra e, passato il ponte, ancora la prima strada a destra. Coordinate di geolocalizzazione https://maps.app.goo.gl/dMj53Q6AD68veYcA9.

𝗖𝗢𝗡𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗜 𝗥𝗜𝗦𝗨𝗟𝗧𝗔𝗧𝗜 𝗗𝗜 𝗦𝗖𝗔𝗩𝗢. L’ultimo appuntamento avrà luogo sabato 11 ottobre 2025, alle 18, con la conferenza conclusiva che chiuderà i lavori di scavo e presenterà al pubblico i risultati emersi durante la missione. L’incontro si terrà nella sala polivalente San Pietro, in via Agatopisto 7, Comacchio (Fe). L’evento è gratuito con richiesta di prenotazione ai seguenti contatti: tel. 0533 311316; mail: info@museodeltaantico.com.

Comacchio (Fe). In sala polivalente la conferenza “Spina. Ricerche nel porto etrusco”: l’università di Bologna parla delle ultime novità emerse nella campagna di scavo 2024 appena conclusa

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Cosa hanno ritrovato gli archeologi durante la campagna di scavo appena terminata? Quali nuove informazioni possiamo sapere su Spina etrusca? Per conoscere questo e molto altro, appuntamento sabato 26 ottobre 2024, alle 18, in sala polivalente San Pietro, via Agatopisto 7, a Comacchio (Fe), nell’incontro, gratuito ma su prenotazione obbligatoria (0533/311316, info@museodeltaantico.com), “Spina. Ricerche nel porto etrusco”, pensato per divulgare le ultime novità emerse sul campo. Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura del Comune di Comacchio, Emanuele Mari, parteciperanno: Andrea Gaucci, direttore della missione di scavo dell’università di Bologna; la funzionaria archeologa della Soprintendenza Carolina Ascari Raccagni; e Marco Bruni, direttore del museo Delta Antico nonché i membri dell’équipe di scavo Carlotta Trevisanello, Giorgia Bandini, Laura Sofia di Giorno e Léonard Gournay.

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L’area archeologica del porto etrusco di Spina nelle valli di Comacchio (foto unibo)

Dal 2020 la Cattedra di Etruscologia è attiva presso il sito della città portuale di Spina con l’obiettivo di indagare l’area interessata dall’antico abitato. Scopo ultimo è comprendere l’articolazione urbana dell’insediamento ed eventualmente individuare manifestazioni pubbliche e sacre che permettano di comprenderne gli aspetti più istituzionali. Negli anni 2020-2021, grazie anche al progetto europeo VALUE, è stato possibile avviare una serie di indagini non invasive che hanno consentito la mappatura di un’area di 30 km2 attorno al sito archeologico. Ricognizioni di superficie, prospezioni geofisiche e rilievi tramite UAV (anche con sensore multispettrale), assieme a tutta la documentazione d’archivio disponibile, offrono ora un quadro aggiornato del palinsesto archeologico dell’area, che va dal periodo etrusco fino all’età contemporanea. Particolare attenzione è stata data agli aspetti ambientali e di cambiamento del paesaggio, fortemente condizionato dall’attività del fiume Po e più recentemente dalle bonifiche. Dal 2022, accanto alle indagini non invasive, si è avviato lo scavo archeologico di un settore periferico del nucleo abitativo, con l’obiettivo di comprendere l’ambiente attorno alla città etrusca, il suo cambiamento nel tempo e il rapporto fra questo e le infrastrutture urbane. La Missione rientra nel più ampio progetto EOS – Etruscans on the Sea della Cattedra di Etruscologia e antichità italiche. La missione archeologica ha il supporto del Comune di Comacchio, del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. Collaborano inoltre l’Université de Strasbourg e il CNRS (Dr. Ferréol Salomon), la British School at Rome (Dr. Stephen Kay).

Comacchio (Fe). Per GEP 2024 visite guidate allo scavo archeologico nell’abitato di Spina curato dall’università di Bologna, grazie alla collaborazione del museo Delta antico, Comune e Soprintendenza. La campagna di scavo 2024 mira ad approfondire la struttura di un grande terrapieno realizzato dagli Etruschi nel 300 a.C.

comacchio_gep-2024_scavi-archeologici-di-spina_visita-guidata_locandinaIl 2 settembre 2024 l’università di Bologna ha avviato la terza campagna di scavo nel sito dell’antica città etrusca di Spina. Il team di ricerca è coordinato dalla prof.ssa Elisabetta Govi della Cattedra di Etruscologia bolognese ed è diretto sul campo dal prof. Andrea Gaucci. Vi partecipano studentesse e studenti dei Campus universitari di Bologna e Ravenna, della Scuola di specializzazione in Beni archeologici, nonché dottorande e dottorandi della Sapienza – università di Roma e dell’università Parigi 1 Panthéon-Sorbonne, e assegniste di ricerca. Il lavoro sul campo è inoltre supportato dall’équipe di geoarcheologi dell’università di Strasburgo e del CNRS francese. In occasione delle Giornate europee del Patrimonio 2024, grazie alla collaborazione con il museo Delta Antico e con il Comune di Comacchio, lo scavo archeologico nell’abitato di Spina dell’università di Bologna sarà aperto al pubblico, con apposite visite guidate, nelle giornate di venerdì 27 settembre (due turni: ore 16 e ore 17) e sabato 28 settembre 2024 in modalità congiunta con la Soprintendenza (quattro turni: ore 11; ore 12; ore 16 e ore 17). Prenotazione obbligatoria al centralino del museo Delta Antico al numero 0533 311316 o via e-mail a: info@museodeltaantico.com. L’ateneo bolognese ha una concessione di scavo triennale e tutte le attività sono concordate con la funzionaria responsabile. Le ricerche, condotte con la supervisione di Carolina Ascari Raccagni della soprintendenza di Bologna, si concentrano nella parte occidentale dell’abitato antico, a nord del canale collettore Mezzano, e sono svolte con il supporto logistico al Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara. La campagna di scavo 2024 mira ad approfondire la struttura di un grande terrapieno, individuato in una precedente indagine, per incrementare i numerosi dati già raccolti nel 2023. Principali indizi a riguardo sono elementi in materiale organico: pali, travi, resti botanici come vinaccioli e altri semi, che ci raccontano di questo poderoso manufatto edificato in terra e legno e, di riflesso, degli abitanti della città etrusca che, attorno al 300 a.C. circa, lo realizzarono. Un nuovo saggio di scavo, a breve distanza dal primo, ha invece il compito di comprendere il rapporto tra il terrapieno e le abitazioni della città che questo lambiva. Le ricerche dell’università non si fermano al solo mese di settembre. Il ruolo centrale degli studenti porta infatti allo sviluppo di tesi di laurea a Bologna e all’estero dedicate allo scavo, oltre a conferenze e pubblicazioni scientifiche e divulgative.

Este (Pd). Al museo nazionale Atestino “Un pomeriggio con Nerka. Novità e aggiornamenti a 40 anni dalla scoperta”: incontro, nell’ambito degli eventi per il 40mo dalla riapertura del museo, con la presentazione delle ricerche sulla Tomba di Nerka, scoperta nel 1984 nell’area della Casa di Riposo

este_atestino_a-40-anni-dalla-scoperta_un-pomeriggio-con-nerka_novità-e-aggiornamenti_locandina“1984-2024: a 40 anni dalla scoperta. Un pomeriggio con Nerka. Novità e aggiornamenti”: venerdì 3 maggio 2024, alle 15.30, appuntamento al museo nazionale Atestino incontro in collaborazione con l’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici – sezione Etruria padana e Italia settentrionale. Verranno presentati i risultati di una serie di studi realizzati di recente, sugli oggetti in ceramica e metallo ma anche sulle ossa animali rinvenute all’interno del contesto, sui resti cremati, sulle tracce di tessuto, con interventi di Benedetta Prosdocimi, Anna Maria Chieco Bianchi, Angela Ruta Serafini, Giovanna Gambacurta, Andrea Gaucci, Stefano Buson. Sarà l’occasione per rivedere finalmente in vetrina i reperti su cui è in corso un intervento di restauro. Ingresso libero.

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L’allestimento del corredo della Tomba di Nerka al museo nazionale Atestino di Este (Pd) (foto drm-veneto)

“1984-2024: il Museo a 40 anni dalla riapertura”: quest’anno ricorrono due importanti anniversari per il museo nazionale Atestino di Este (Pd). Sono infatti trascorsi 40 anni dalla riapertura, il 5 maggio 1984, dopo un lungo periodo di chiusura necessario per il completamento di lavori strutturali, che permise tuttavia anche la realizzazione di un nuovo allestimento, a cura della direttrice di allora, Anna Maria Chieco Bianchi. Inoltre, nel corso degli scavi cominciati l’anno precedente nell’area della Casa di Ricovero, venne ritrovata proprio quell’estate la spettacolare “tomba di Nerka”, così chiamata dal nome della donna che vi era sepolta, inciso sul vaso di bronzo che conteneva l’ossuario in ceramica con le sue ceneri; il ricchissimo corredo funerario, insieme con il grande cassone-contenitore in lastre di pietra, con copertura a doppio spiovente come il tetto di una casa, fu presto esposto ed è diventato nel tempo uno dei principali punti di interesse del museo. Per celebrare questi anniversari e raccontare le attività di studio e ricerca che avvengono solitamente “dietro le quinte”, il museo nazionale Atestino ha organizzato, in collaborazione con l’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici – sezione Etruria padana e Italia settentrionale, alcuni appuntamenti rivolti alla cittadinanza e a tutti gli interessati.

Adria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Il ruolo di Adria nelle celebrazioni del primo centenario dalla scoperta di Spina”, a cura di Andrea Gaucci (università di Bologna) per il ciclo di incontri del Gruppo archeologico adriese

adria_archeologico_conferenza-il-ruolo-di-adria-nella-scoperta-di-spina_gaucci_locandinaNella “Domenica al Museo”, con ingresso gratuito, appuntamento domenica 3 marzo 2024 al museo Archeologico nazionale di Adria: alle 16.30, la conferenza “Il ruolo di Adria nelle celebrazioni del primo centenario dalla scoperta di Spina”, a cura di Andrea Gaucci (università di Bologna Alma Mater). Ingresso gratuito alla conferenza su prenotazione: tel. 0426.21612 / email drm-ven.museoadria@cultura.gov.it. La conferenza rientra nell’ambito del XXXIV ciclo di incontri organizzati dal Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi” in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Adria.

Comacchio. Da giugno a ottobre, “I giovedì di Spina”: rassegna di incontri a corollario della mostra “Spina100”, la mostra dedicata al centenario dal ritrovamento della città etrusca

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Inaugurata con successo lo scorso 1° giugno 2022 a Comacchio “Spina100”, la mostra dedicata al centenario dal ritrovamento della città etrusca (vedi Comacchio. A Palazzo Bellini apre la mostra “Spina 100. Dal mito alla scoperta” per le celebrazioni nazionali del centenario della scoperta della città etrusca di Spina (1922-2022) | archeologiavocidalpassato), non si fermano gli appuntamenti per celebrare i cent’anni dalla scoperta che ha rivoluzionato il mondo dell’archeologia e non solo. Dal 16 giugno al 13 ottobre 2022, ecco la rassegna di incontri “I giovedì di Spina”: alle 18.30, al Pronao Museo Delta Antico. Il primo appuntamento, quello del 16 giugno, ha visto la partecipazione di Maurizio Cattani dell’università di Bologna su “Il delta nell’età del Bronzo”. Ecco il programma completo: 23 giugno, Tiziano Trocchi, direttore museo Archeologico nazionale di Ferrara, su “Il delta nell’età del primo Ferro”; 30 giugno, Elisabetta Govi, docente Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, su “Gli Etruschi”; 7 luglio, Caterina Cornelio , direttrice del museo Delta antico di Comacchio, su “Introduzione a Spina”; 14 luglio, Guido Barbujani, docente università di Ferrara, su “Il DNA degli etruschi (e di qualcun altro)”; 21 luglio, Sara Campagnari, funzionario archeologo Sabap per Bologna città metropolitana e per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, su “L’Etruria padana”; 4 agosto, Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, su “Spina e l’Etruria”; 11 agosto, Marco Marchesini, Ursula Thun, Silvia Marvelli, docenti università di Ferrara, Giogio Nicoli, referente Centro Agricoltura e Ambiente di San Giovanni in Persiceto, su “Elementi di vita quotidiana a Spina”; 18 agosto, Simonetta Bonomi, Sabap Friuli Venezia Giulia, su “Spina e Adria”; 25 agosto, Andrea Gaucci, docente Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, e Carmela Vaccaro, docente università di Ferrara, su “Studi e riflessioni sulla necropoli di Spina”; 1° settembre, Christoph Reusser, docente università di Zurigo, su “L’abitato di Spina e i rapporti con Atene”; 8 settembre, Sauro Gelichi, docente università Ca’ Foscari di Venezia, su “Il delta nell’alto medioevo”; 15 settembre, Jacopo Ortalli, docente università di Ferrara, su “Il delta in età romana”; 22 settembre, Tiziano Trocchi, direttore museo Archeologico nazionale di Ferrara, e tenente colonnello Giuseppe De Gori, Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale – Sede di Bologna, su “La tutela del patrimonio archeologico”; 29 settembre, Marco Bruni, archeologo Comune di Comacchio, Gruppo archeologico Ferrarese, su “Recenti scoperte archeologiche per una nuova visione sull’antico assetto territoriale del Ferrarese”; 4 ottobre, Anna Maria Visser, docente università di Ferrara, presentazione volume “Musei: proposte per il futuro”, con la partecipazione di Cristina Ambrosini, direttrice Servizio Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna; 13 ottobre, Gianpiero Orsingher, giornalista RAI, su “Comunicare gli Etruschi”. Quindi Caterina Cornelio, direttrice museo Delta Antico di Comacchio, conclusioni a margine del ciclo di conferenze per Spina100.

Adria. Al museo Archeologico nazionale presentazione della nuova Guida a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola per la collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto”

Copertina della nuova Guida del museo Archeologico nazionale di Adria

Il museo Archeologico nazionale di Adria rinnova la propria offerta culturale con la nuova guida: 175 pagine, foto a colori di qualità, testi e schede dei approfondimento. Sabato 30 aprile 2022, alle 17.30, nella sala conferenze del museo (via Badini, 59, Adria), presentazione a cura degli autori della nuova Guida del museo Archeologico nazionale di Adria, edita dalla Direzione regionale Musei del Veneto nella collana “Quaderni della direzione regionale musei Veneto” con il sostegno di BancAdria Colli Euganei Credito cooperativo italiano. Ingresso gratuito all’evento. Info e prenotazioni: 0426 21612. In museo si potrà acquistare una copia della guida (11.40 euro). La Guida è a cura di Alberta Facchi e Stefania Paiola. Testi di Giovanna Gambacurta e Loretta Zega. Schede tematiche di Sandra Bedetti, Fiorenza Bortolami, Alberta Facchi, Marta Franzin, Andrea Gaucci, Stefania Paiola, Cinzia Tagliaferro, Maria Cristina Vallicelli, Federica Wiel-Marin. Anche questa nuova edizione della guida come la precedente del 2012 si sviluppa seguendo il percorso museale e restituendone in maniera incisiva le chiavi di lettura: il visitatore è accompagnato alla scoperta del museo con testi suggestivi e un impianto grafico che aderisce ancora di più al racconto tra le sale e che si dipana attraverso il colore, da sempre cifra caratteristica dell’allestimento. Vera innovazione di questa nuova edizione è l’inserimento di schede focus che valorizzano, arricchendoli di approfondimenti e di dati scientifici aggiornati, alcuni dei temi, delle classi di materiali e dei singoli reperti dell’esposizione.

“ADRIA. La scrittura nella città di frontiera”: è il tema sviluppato nell’ultima tappa del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con le iscrizioni etrusche su reperti del museo Archeologico nazionale di Adria

Dopo Bologna, Marzabotto e Spina, ultima tappa è Adria: “La scrittura nella città di frontiera” è il tema sviluppato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università Alma Mater di Bologna studiando i reperti conservati al museo Archeologico nazionale di Adria con iscrizioni etrusche nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con la direzione del professor Andrea Gaucci. I cinque approfondimenti proposti sono articolati con grafiche e scritti disponibili anche in podcast audio. Autori: Giovanni Adami, Elena Antoniazzi, Alfonso Di Giacomo, Alessia Di Rauso (podcast https://anchor.fm/andrea-gaucci/episodes/Adria–tra-tradizionalismo-culturale-e-dinamismo-sociale-egv54t).

Sulla copertina dello studio “Adria. Un centro etrusco di frontiera” nell’ambito del progetto Zich, la coppa in ceramica con l’iscrizione “mi larisal uselnas” (foto unibo)

Adria tra tradizionalismo culturale e dinamismo sociale. Per quanto le origini di Adria siano tuttora poco note, sappiamo che queste non vanno cercate oltre gli inizi del VI secolo a.C. quando, secondo una delle diverse teorie in merito, venne fondata come emporio commerciale tramite un’iniziativa congiunta di Greci ed Etruschi. Da piccolo centro di frontiera si trasformò, verso la fine dello stesso secolo, in una città ricca e cosmopolita formata da edifici in legno collegati tra loro da canali ortogonali. Nei secoli seguenti, sebbene talvolta le testimonianze si riducano fortemente, queste continuano ad evidenziare il benessere economico della sua popolazione, anche quando agli inizi del IV secolo a.C. l’Italia venne invasa dai Celti provenienti da Oltralpe. E così, quasi imperturbata, Adria continuò la sua vita fino, ed anche oltre, all’inglobamento nello stato romano nel I secolo a.C. Adria, dalla sua nascita fino all’assunzione del latino come lingua principale intorno al 100 a.C., fu una città in cui si scriveva principalmente in etrusco. La documentazione epigrafica in merito, estremamente numerosa tra la fine del IV ed il II secolo a.C., si trova per la maggior parte graffita su vasi provenienti da contesti funerari. Due sono le sue caratteristiche principali: la prima, affermatasi nel corso del V secolo a.C., fu l’assunzione della norma scrittoria tipica dell’Etruria settentrionale e padana; la seconda è l’adozione nel IV secolo a.C. di uno stile scrittorio, noto come “corsivizzante”, originatosi a Chiusi nel secolo precedente. Quest’ultimo elemento è di estremo interesse dal momento che nei secoli seguenti in Etruria nacquero e si diffusero nuovi stili scrittori che tuttavia non furono recepiti ad Adria. Questo fatto è interpretabile come un conservatorismo culturale che contrasta con la dinamicità sociale della città.

Copertina dello studio “Laris Uselna. un orvietano nell’Adria tardo-arcaica” (foto unibo)
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Coppa di ceramica locale (inizio V sec. a.C.) proveniente dall’abitato antico di Adria con l’iscrizione “mi larisal uselnas” (foto archeologico Adria)

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La grafica dell’iscrizione “mi larisal uselna” (foto unibo)

Un orvietano nell’Adria tardo arcaica. Nel tardo Arcaismo un radicale cambiamento trasformò Adria in una polis ben strutturata, diventando un polo di attrazione unico nel panorama dell’Adriatico settentrionale. Secondo gli studiosi, fra i protagonisti di tale evoluzione vi furono gli Etruschi di Orvieto, come risulta evidente dalla documentazione archeologica ed epigrafica. A questo proposito, appare illuminante l’iscrizione che tradisce, nel gentilizio, cioè il nome di famiglia, e nella norma scrittoria utilizzata, l’appartenenza dell’individuo menzionato ad un contesto culturale e identitario differente da quello adriese. L’iscrizione, graffita sul piede di una coppa di ceramica etrusco-padana proveniente dall’abitato, si data ai primi decenni del V sec. a. C. Per quanto riguarda il contenuto, questa ci presenta un classico testo di possesso composto da pronome personale, onomastica flessa al genitivo e dal verbo essere sottointeso. La traduzione pertanto risulta essere “io (sono) di Laris Uselna”. Il gentilizio Uselna ha la sua origine ad Orvieto, dove compare in diverse attestazioni, ed è composto dalla radice Usel-, che potrebbe richiamare il nome del dio Usils, e dal suffisso -na, frequente nei nomi di famiglia dal momento che indica derivazione. In conclusione questo personaggio fu probabilmente parte di uno dei più consistenti gruppi esterni che giunsero ad Adria poco dopo il 500 a.C. e che le permisero di compiere la metamorfosi da piccolo porto commerciale a città.

La copertina dello studio “Uinia. Una donna celtica del 500 a.C.” (foto unibo)
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La coppa in ceramica grigia (500 a.C.) proveniente dall’abitato antico di Adria con l’iscrizione “mi uinias antes” (foto archeologico Adria)

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La grafica dell’iscrizione “mi uinias antes” (foto unibo)

Una donna celta del 500 a.C. L’iscrizione, graffita su una coppa in ceramica grigia di provenienza sconosciuta, è databile attorno al 500 a.C. Si tratta di una formula di possesso costituita dal pronome personale mi seguito da altri due elementi onomastici, di cui il primo completo al genitivo ed il secondo con una lacuna nella parte finale: “Io (sono) di Uiniaś Anteṩ”, dove il verbo è sottinteso. Per Uinia, pare verosimile l’etruschizzazione di un nome celtico femminile, come suggerisce la terminazione -ia, che, nella fattispecie, determina la funzione di nome individuale, funzionale anche in etrusco. Anche per il secondo elemento della formula, Anteṩ, nonostante la lacuna non permetta una analisi più approfondita, si propone una derivazione celtica. Al di là dell’onomastica si osserva invece come questa iscrizione venga redatta secondo la norma scrittoria, giunta dall’Etruria settentrionale, che da alcuni decenni si è imposta all’interno della città. Nel complesso quindi la proprietaria di questa coppa sembra essere di origine celtica, con tutti gli interrogativi del caso dovuti alla mancanza del contesto di rinvenimento: infatti mentre è chiaro come lei o i suoi antenati fossero stati dei casi di mobilità individuale precedenti all’invasione del IV secolo a.C., nulla possiamo dire su come si fossero inseriti all’interno della comunità urbana, se non che si adattarono a scrivere in etrusco.

La copertina dello studio “Laris Tetialus. Un etrusco della pianura padana del 300 a.C.” (foto unibo)
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La kylix verniciata di nero (300 a.C.), proveniente da una sepoltura di una delle aree cimiteriali dell’Adria antica, con l’iscrizione “lairs tetialus” (foto archeologico Adria)

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Grafica dell’iscrizione “mi laris tetialus” (foto unibo)

Un etrusco nella pianura padana nel 300 a.C. La kylix, o coppa biansata, a vernice nera qui presentata viene datata subito dopo il 300 a.C. e fa parte del corredo di una sepoltura rinvenuta all’interno di una delle aree cimiteriali relative all’abitato di Adria. Su di essa è incisa un’iscrizione che, secondo un’usanza diffusa principalmente tra VII e V secolo a.C., identifica il recipiente con il suo proprietario, forse da ritenere il defunto stesso o qualcuno che gliene fece dono. La sua traduzione letterale pertanto è “io (sono) laris tetialuś”, con il verbo sottinteso. Mentre il nome di questo personaggio, Laris, è uno dei più comuni fra gli uomini etruschi, il gentilizio, Tetialuś, risulta essere di estremo interesse per comprendere la sua origine. Infatti questo è composto da Tetie, nome presente nell’onomastica etrusca, e dalla particella -alu, caratteristica dell’area padana, mentre la sibilante finale non designa in questo caso possesso o derivazione, come ci aspetteremmo, ed è dunque priva di funzione sintattica, come nel cognome italiano Di Simone, esprimendo piuttosto il rango sociale dell’individuo. Infine l’aspetto delle lettere e la norma scrittoria sono quelle tipiche dell’Adria di periodo ellenistico. Tutti gli elementi finora elencati ci portano a concludere che questo personaggio fosse probabilmente originario della stessa Adria o al più di un altro dei centri dell’Etruria padana sfuggiti all’invasione celtica.

La copertina dello studio “Larza Mura Pili. Il vulcente del 200-150 a.C.” (foto unibo)
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Il frammento (200-150 a.C.) che proviene dalla tomba 334 dell’area funeraria di Canal Bianco con l’iscrizione “mura larza pili” (foto archeologico Adria)

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Grafica dell’iscrizione “mura larza pili” (foto unibo)

Una famiglia originaria di Vulci nella tarda Adria. L’iscrizione “Muṛạ Larza Pili” proviene dalla tomba 334 dell’area funeraria di Canal Bianco, datata tra il 200 e il 150 a.C. Il testo è esclusivamente composto dalla formula onomastica del proprietario, articolata a sua volta in nome proprio, o prenome, gentilizio e cognome. Il nome proprio, Larza, presenta il suffisso diminutivo -za che si ritrova attestato in altri nomi maschili, come Arzae Venza, provenienti sia da Adria che dalla vicina Spina. Sebbene non si escluda che in antico fosse usato con la valenza diminutiva, sembra che in questo orizzonte cronologico abbia perso questo significato. Il gentilizio, Muṛạ, risulta essere un fattore chiave che va ad arricchire il già complesso quadro sociale dell’abitato di Adria. Risulta infatti ben documentato nell’Etruria meridionale ed in particolare a Vulci. A conferma di questa osservazione risulta essere l’inversione del nome di famiglia e di quello proprio nel testo, tratto tipico delle epigrafi delle zone di Tarquinia e Vulci, alla quale è evidente che Larza si sentiva ancora legato. Significativo è infine l’uso del cognome, Pili, elemento che tra gli etruschi veniva impiegato per distinguere individui con lo stesso nome oppure rami diversi della stessa famiglia.

Copertina dello studio “Verkantu. Il guerriero celta del 250 a.C.” (foto unibo)
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Vasi a vernice nera (250 a.C.): un piatto da pesce, due coppette di produzione locale da una tomba maschile ad inumazione, tutti con la stessa iscrizione “mi verkantus” (foto archeologico Adria) e una kylix importata da Volterra

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Grafica dell’iscrizione “mi verkantus” (foto unibo)

Un guerriero celta sepolto attorno al 250 a.C. L’iscrizione in alfabeto etrusco mi verkantuś si trova graffita in maniera identica su 4 vasi a vernice nera: un piatto da pesce, due coppette di produzione locale e una kylix importata da Volterra. Il vaso, che si esprime in prima persona come dimostra il pronome personale mi, dichiara di essere proprietà di Verkantu, il cui nome è flesso al caso genitivo. Il verbo essere – come da prassi – è sottinteso. La nostra traduzione sarà quindi: “io (sono) di Verkantu”. Il nome, di sicura origine celtica, risulta essere composto dal prefisso ver-, con il significato di “sopra”, presente anche nel nome del celebre capo degli Arverni Vercingetorige sconfitto da Cesare, e da -canto-. L’assenza del gentilizio potrebbe suggerire una particolare condizione sociale di questo individuo: non si trattava probabilmente di uno schiavo, ma nemmeno di un cittadino di pieni diritti. Il contesto in cui si trovano questi oggetti iscritti è quello di una tomba maschile ad inumazione datata attorno al 250 a.C. Questa si distingue da tutte le altre centinaia rinvenute in particolare perché contiene una cuspide di lancia in ferro. Tale oggetto costituisce una deroga alla norma del rituale funerario etrusco: si tratta, infatti, dell’unico esempio finora attestato ad Adria di un’arma all’interno di una sepoltura. Da questo possiamo dedurre che Verkantu, nonostante vivesse in una città di cultura etrusca, si identificasse ancora come un guerriero al momento della sua sepoltura.