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Il Polesine fa rete e lancia un fine estate-autunno all’insegna dell’archeologia: Adrikà ad Adria e Delta; Giornate Europee del Patrimonio a Fratta Polesine; festival internazionale sulle Vie dell’Ambra a Rovigo. Un ricco programma proposto dai musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine, dal museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, Comune di Rovigo, C.P.S.S.A.E., Circolo del Cinema di Adria e Fondazione per lo Sviluppo del Polesine, col sostegno di Fondazione Cariparo

Il Polesine fa rete: da sinistra, Erika De Luca, assessore alla Cultura del Comune di Rovigo; Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Maria Letizia Pulcini, direttrice del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (foto man-fratta polesine)

Il Polesine fa rete e annuncia un fine estate-autunno all’insegna dell’archeologia con un programma condiviso per valorizzare l’archeologia del territorio: si inizia nella prima metà di settembre con Adrikà – Rassegna del Cinema Archeologico ad Adria e Delta dal 9 al 13 settembre 2026; quindi a fine settembre con le iniziative delle Giornate Europee del Patrimonio a Fratta Polesine il 26 settembre 2026; infine a novembre col Festival Internazionale sulle Vie dell’Ambra a Rovigo dal 7 al 15 novembre 2026. I dettagli sono stati illustrati il 9 luglio 2026 a palazzo Cezza a Rovigo, presenti l’assessore alla Cultura del Comune di Rovigo Erika De Luca; Chiara Vallini, conservatore del museo Grandi Fiumi di Rovigo; Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Maria Letizia Pulcini, direttrice del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine; Sandra Bedetti, consigliera d’amministrazione di Fondazione Cariparo; Elisabetta Brusa, direttrice artistica del festival internazionale “Sulle vie dell’Ambra”, collegata da remoto; Paolo Bellintani, presidente del CPSSAE; Emanuela Finesso, presidente del Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati di Adria; Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto italiano di Preistoria e protostoria, già docente di Protostoria europea all’università di Roma “La Sapienza”, presente con un intervento registrato.

Open day 2023 sullo scavo di Frattesina di Fratta Polesine (foto drm-veneto)

L’incontro è nato dalla volontà di rafforzare il lavoro di rete sul territorio, promuovendo una progettualità condivisa che valorizzi il patrimonio archeologico e culturale conservato nei tre Musei attraverso la collaborazione tra Enti, la messa in comune di competenze e la costruzione di un’offerta culturale coordinata e rivolta a un pubblico sempre più ampio. Pur mantenendo ciascuno la propria identità scientifica e culturale, i tre musei condividono infatti l’obiettivo di promuovere una visione unitaria del territorio, nella consapevolezza che la storia del Polesine costituisce un patrimonio comune, che trova forza proprio nella collaborazione tra enti, istituzioni, università, associazioni e comunità locali. L’incontro del 9 luglio 2026 rappresenta quindi non solo la presentazione di tre importanti appuntamenti culturali, ma anche il segno concreto di un percorso condiviso che intende rafforzare il sistema museale e archeologico del territorio, valorizzando il dialogo tra ricerca, tutela e divulgazione. Un percorso reso possibile anche grazie al sostegno della Fondazione CARIPARO, il cui contributo ha consentito di sviluppare progetti innovativi dedicati alla ricerca, alla valorizzazione e all’accessibilità del patrimonio culturale.

Tutti – ospiti e organizzatori – sul palco virtuale del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima edizione di Adrikà 2025 (foto graziano tavan)

A quarant’anni dalla mostra “L’antico Polesine. Testimonianze archeologiche e paleoambientali”, che segnò una tappa fondamentale nella conoscenza e valorizzazione del patrimonio archeologico provinciale, il Polesine continua a restituire nuovi dati e nuove prospettive di ricerca. È cambiato, però, anche il modo di raccontare l’archeologia: oggi, accanto ai risultati scientifici, si valorizzano il percorso della ricerca, le metodologie, il lavoro interdisciplinare e il ruolo della tutela, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico in una conoscenza più consapevole e partecipata del patrimonio culturale. In questo quadro, l’archeologia dialoga sempre più con altri linguaggi della cultura e dell’arte, sperimentando forme di comunicazione innovative capaci di coinvolgere pubblici diversi. Il cinema, il teatro, la musica, la divulgazione scientifica, le nuove tecnologie, l’archeologia sperimentale e gli strumenti per una fruizione più accessibile e inclusiva diventano occasioni per avvicinare il patrimonio a una comunità sempre più ampia, trasformando il museo in uno spazio di esperienza, confronto e partecipazione. È in questa prospettiva che i musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine-Direzione regionale Musei Veneto, insieme al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo-Comune di Rovigo, al C.P.S.S.A.E., al Circolo del Cinema di Adria e alla Fondazione per lo Sviluppo del Polesine e a tutti gli Enti e le Associazioni in partenariato e in collaborazione hanno scelto di presentare congiuntamente alcune delle principali iniziative che caratterizzeranno la programmazione culturale tra la fine dell’estate e l’autunno.

Adrikà 2026, il cinema archeologico torna nel Delta del Po. Dal 9 al 13 settembre 2026 appuntamenti tra Porto Viro, Loreo e Adria con film, incontri, spettacoli e grandi ospiti. Tra gli eventi speciali “AquaDueO” con la Banda Osiris e Telmo Pievani e i film muti accompagnati dal vivo dall’Ensemble Jazz del Conservatorio “Antonio Buzzolla”. La rassegna di cinema archeologico Adrikà torna a settembre con un programma che intreccia cinema, archeologia, divulgazione e spettacolo, coinvolgendo il territorio del Delta del Po in cinque giornate di eventi. Organizzata dal circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Adria e con la direzione artistica di ArcheoVisiva, la rassegna è realizzata con il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia di Rovigo e della Veneto Film Commission, con il sostegno del Comune di Adria, dell’Ente Parco Regionale del Delta del Po, della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di Banca Adria Colli Euganei, del Rotary Club di Adria e dell’Associazione CADA.

La barca cucita di Cortre Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di SAdria (Ro) (foto graziano tavan)

La manifestazione prenderà il via con due appuntamenti di anteprima: mercoledì 9 settembre 2026 a Porto Viro e giovedì 10 settembre a Loreo 2026. Il cuore della rassegna sarà quindi ad Adria, dove l’11, 12 e 13 settembre 2026 si alterneranno proiezioni di film d’autore a tema archeologico, incontri con esperti ed eventi collaterali. Le proiezioni si svolgeranno al Cinema Teatro Politeama, recentemente restituito alla città, e al Teatro Pertini, mentre gli incontri e gli approfondimenti troveranno spazio nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Adria. Durante la manifestazione sarà inoltre possibile visitare gratuitamente il museo, che ha recentemente arricchito il proprio percorso espositivo con una nuova installazione dedicata alla celebre barca “cucita” rinvenuta a Corte Cavanella di Loreo e recentemente restaurata.

La barchessa Nord di Villa Badoer a Fratta Polesine sede del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (foto drm-veneto)

Giornate Europee del Patrimonio 2026 a Fratta Polesine. Nuovi strumenti per raccontare Frattesina: accessibilità, ricerca e innovazione. Il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine è ospitato in una delle barchesse di Villa Badoer, capolavoro di Palladio inserito dal 1996 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il percorso espositivo racconta la storia delle comunità che vissero sulle rive dell’antico Po di Adria durante l’età del Bronzo finale (1200-900 a.C.). I reperti più significativi provengono dal villaggio di Frattesina, scoperto poco fuori dall’attuale centro abitato di Fratta Polesine, e dalle sue necropoli (Narde e Fondo Zanotto). In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, in programma il 26 settembre 2026, il Museo presenterà al pubblico un insieme di nuovi strumenti di mediazione culturale pensati per migliorare la fruizione del percorso espositivo e rendere l’esperienza di visita sempre più accessibile, inclusiva e coinvolgente. L’iniziativa rappresenta un momento significativo nel percorso di rinnovamento del museo, che affianca alla ricerca archeologica nuove modalità di comunicazione del patrimonio, capaci di dialogare con pubblici diversi e di favorire una partecipazione attiva alla conoscenza. Una parte dei nuovi materiali è stata realizzata grazie ai finanziamenti del PNRR – M1C3-3 Intervento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei musei, biblioteche e archivi” del ministero della Cultura. Tra questi figurano ad esempio pannelli con testi in linguaggio facilitato, pensati per rendere i contenuti del percorso espositivo più accessibili. Tra i nuovi materiali, saranno presentati due importanti novità sviluppate nell’ambito del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in collaborazione con Sapienza università di Roma, C.P.S.S.A.E. e università di Padova, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha permesso la ripresa delle indagini nei siti di Frattesina e di Villamarzana dal 2022 al 2024.

La prima è un video di ricostruzione del villaggio di Frattesina, realizzato da Sapienza università di Roma sulla base dei dati emersi dalle campagne di scavo condotte negli ultimi tre anni. Attraverso una ricostruzione scientificamente fondata, il filmato permette di immergersi nell’antico abitato, illustrandone l’organizzazione degli spazi, le attività produttive e la vita quotidiana, offrendo ai visitatori una nuova chiave di lettura del sito archeologico e delle collezioni del museo. La seconda riguarda una serie di riproduzioni tattili di reperti provenienti dal villaggio di Villamarzana, realizzati con finanziamenti PNRR, ma grazie alla collaborazione con l’università di Padova che ha realizzato le scansioni dei reperti. Questi supporti ampliano le possibilità di fruizione del patrimonio museale, favorendo un’esperienza di visita più inclusiva e multisensoriale e rendendo accessibili anche reperti particolarmente significativi ma di difficile manipolazione. L’appuntamento delle Giornate Europee del Patrimonio rappresenta così un’occasione per mostrare come ricerca, tutela e innovazione possano tradursi in strumenti concreti di valorizzazione, rendendo il museo un luogo sempre più aperto, accessibile e capace di raccontare il patrimonio archeologico attraverso linguaggi contemporanei, senza rinunciare al rigore scientifico.

L’esterno del museo dei Grandi Fiumi a Rovigo (foto comune di ro)

Festival Sulle vie dell’ambra diretto da Elisabetta Brusa, al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo. Per vocazione e per missione museo di comunità, il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo coltiva progetti, collaborazioni e relazioni: oltre a studiarne e valorizzarne il patrimonio, queste risorse diversificano le proposte culturali, favoriscono la pluralità degli apporti disciplinari, ampliano l’accoglienza a pubblici con molteplici esigenze e caratteristiche. Un Festival dentro un Museo può assumere un significato particolarmente ricco. Può non trattarsi, infatti, di una semplice “offerta culturale”, ma di un dispositivo sociale capace di trasformare il Museo da luogo di conservazione a spazio vivo di produzione di identità e di legami, in grado di superare la visione della cultura e degli eventi come ambito separato per cominciare a leggerli, invece, come una modalità operativa necessaria per affrontare la complessità contemporanea con l’obiettivo di incidere sui processi di sviluppo del territorio e sulla qualità della vita della comunità. Questa è stata, fin dalle origini, l’ambizione del Festival Sulle vie dell’ambra, arrivato quest’anno alla sua terza edizione e, non a caso, “inquilino speciale” del museo dei Grandi Fiumi, grazie alla presenza nel Museo di questa preziosa resina, patrimonio del territorio polesano.

In questa terza edizione Ambra: oro del Baltico e del Polesine, che si svolgerà dal 7 al 15 novembre 2026, il Festival, sostenuto dalla Regione del Veneto, dal Comune di Rovigo e dalla Fondazione Cariparo, si propone ancora una volta non solo di consolidare l’interesse e il successo ottenuto negli anni precedenti, ma di trasformare Rovigo in un crocevia culturale europeo. E se l’anno scorso il paese ospite era l’Estonia, quest’anno focalizzeremo l’attenzione sulla Polonia, cercando di approfondire la storia commerciale e culturale che si è sviluppata intorno al polacco “oro del Nord”, visto che anticamente l’ambra proveniente dai paesi baltici veniva paragonata all’oro. Il Festival svilupperà, inoltre, anche un progetto ulteriore, In cammino, percorso che si concentrerà sul tema dei “pellegrinaggi” che si effettuavano attraverso la via Romea Germanica, strada che nel Medioevo non servirà più per trasportare l’ambra, convertendo la “strada dei mercanti” nella “strada dei pellegrini”. Tra le varie attività promosse dal Festival: mostre, concerti, installazioni, spettacoli di danza e di teatro, conferenze, attività didattiche e ludiche -dentro e fuori il Museo-, sottolineiamo il Convegno internazionale Dal Baltico al Po. L’ambra nella Protostoria europea a cura del CPSSAE (14 novembre 2026, Museo dei Grandi Fiumi, Rovigo).

Roma. Al museo dell’Arte Classica (UniRoma1) presentazione del libro “Gente d’Appennino. Il villaggio eneolitico di Maddalena di Muccia (Mc)” di Cecilia Conati Barbaro e Alessandra Manfredini

Mercoledì 29 aprile 2026, alle 18, nell’aula di Archeologia, museo dell’Arte Classica, piazzale Aldo Moro 5, Sapienza università di Roma, presentazione del libro “Gente d’Appennino. Il villaggio eneolitico di Maddalena di Muccia (Mc)” di Cecilia Conati Barbaro e Alessandra Manfredini, pubblicato nella collana Origines, n° 39, dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze. Interverranno Francesca Romana Stasolla, direttrice del dipartimento di Scienze dell’Antichità; Maria Bernabò Brea, già funzionario archeologo MIC e membro del direttivo dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria; Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Il libro presenta i risultati delle campagne di scavo condotte a Maddalena di Muccia, che hanno messo in luce numerose capanne a pianta rettangolare absidata o ovale. Il rinvenimento di un’imponente palizzata che delimita il villaggio in direzione SE suggerisce l’esistenza di un altro nucleo insediativo più antico, che indica la continuità di occupazione del pianoro in età eneolitica.

Padova. Al Palazzo Bo, in presenza e on line, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”: esperienze recenti di ricostruzioni virtuali, dalla ricostruzione dei siti archeologici polesani al teatro romano di Aquileia, dal Tempietto longobardo di Cividale al Capitolium di Verona. Ecco il programma

Giovedì 12 marzo 2026, alle 9, in Aula Nievo di Palazzo Bo dell’università di Padova, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”, che si può seguire anche in streaming alla pagina youtube.com/dbcunipd: incontro nazionale dedicato alle nuove frontiere di sviluppo delle ricostruzioni digitali dei siti archeologici e delle architetture storiche. Studiosi di diversi enti di ricerca italiani presenteranno varie esperienze recenti di ricostruzioni virtuali e il percorso metodologico che intercorre tra la ricerca e la trasmissione visuale delle conoscenze. La giornata sarà aperta dalla prima presentazione pubblica delle ricostruzioni dei siti archeologici di Corte Cavanella, San Basilio e Frattesina in Polesine, cui hanno contribuito il dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino e l’università Ca’ Foscari di Venezia in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Parco Delta del Po Veneto. Hanno coordinato le attività la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e la direzione regionale Musei nazionali del Veneto. La giornata di studi vuole mettere a confronto metodi e prospettive della divulgazione scientifica nel campo dell’archeologia e dell’architettura.

Ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia (foto unipd-cnr)

IL PROGRAMMA. Modera la giornata il prof. G. Salemi. Alle 9, saluti istituzionali e Introduzione: G. Valenzano, M. S. Busana (UniPD-dBC); G. Muraro (fondazione Cariparo); P. Massaro (parco regionale veneto Delta del Po); A. Rosignoli (soprintendenza ABAP Verona Rovigo Vicenza); 9.30, J. Bonetto, A. Zara, E. Faresin, A. Facchi, G. Falezza, G. Gambacurta, S. Paltineri, C. Previato, G. Iadicicco, N. Pollon, V. Cremasco, D. Pagella (università di Padova; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; direzione regionale Musei nazionali Veneto; università Ca’ Foscari di Venezia; Rendering Studio: “L’antico Polesine tra ricerca e comunicazione digitale: San Basilio, Corte Cavanella, Adria”; 10.10, L. Cardarelli, P. Bellintani, W. de Neef, M.L. Pulcini, P. Salzani, A. Cardarelli (Sapienza università di Roma; soprintendenza per i Beni culturali – Provincia autonoma di Trento – CPSSAE; Otto-Friedrich-Universität Bamberg; direzione regionale Musei nazionali Veneto; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; Fondazione Sapienza – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria): “Il grande villaggio del Bronzo finale di Frattesina (Fratta Polesine – Ro). Dalla ricerca sul campo alla ricostruzione digitale”; 10.40, A.R. Ghiotto, G. Furlan, E. Faresin, S. Berto, K. Mendola (università di Padova; CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale): “Roma La ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia e del “Campo romano” di Schio”; 11.10, M. Baioni, C. Mangani, G. Maltese (museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo – Bs; museo Archeologico Platina, Piadena-Drizzona – Cr; museo civico Archeologico “G. Rambotti”, Desenzano del Garda – Bs): “Il sito UNESCO delle palafitte: dalla ricerca alla sfida della valorizzazione attraverso la realtà virtuale”; 11.30, coffee break; 11.50, C. Guarnieri, M. Toffanin (università di Padova; Archivio di Stato di Rovigo): “Ricerche al cuore del Santo. Indagando attorno alle perdute barriere liturgiche della Basilica di Sant’Antonio di Padova”; 12.20, L. Galeazzo, F. Panarotto (università di Padova): “Ricostruire la periferia d’acqua di Venezia: storia e trasformazioni delle isole lagunari in un’infrastruttura geospaziale 3D”; 12.50, discussione; pausa pranzo.

Verona Time Machine: con gli smartglass alal scoperta della Verona romana in Realtà Aumentata (foto artglass)

Alle 15, A. Giordano, E. Svalduz, G. Guidarelli, R. A. Bernardello, P. Borin, F. Panarotto, M. Perticarini, M. Rossi (università di Padova; università di Brescia; musei di Palazzo dei Pio): “Dalla storia alla rappresentazione: città e architetture invisibili”; 15.30, M. S. Busana, I. Carpanese, N. Dalla Pozza, A. Padoan, A. Vacilotto (università di Padova): “CArD3d – Carta Archeologica Digitale Tridimensionale del Veneto: un prototipo di webApp per far conoscere il patrimonio archeologico regionale attraverso le ricostruzioni virtuali”; 16, L. Villa (Stiftung pro Kloster S. Johann, Müstair): “Raccontare il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli”; 16.30, A. Scuderi, M. R. Bertoncini, M. Tramonti, A. Tricomi (Capitale Cultura Group/ARtGlass Imprese Culturali e Creative; associazione ArcheoNaute Onlus): “Verona Per una fruizione accessibile del Capitolium di Verona: l’esperienza in realtà aumentata di Verona Time Machine”; 17, E. Demetrescu, T. Ismaelli, S. Berto, S. Bozza (CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale, Roma): “Ricostruire come pratica scientifica: dal dato stratigrafico al modello interpretativo”; 17.30, P. Basso, N. Del Barba (università di Verona): “La ricostruzione delle mura tardoantiche nel settore meridionale di Aquileia”; 18, discussione.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “Pomeriggi all’Archeologico” incontro col prof. Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, su “Uomini e dei dell’Appennino attorno al 1000 a.C.”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze riprendono i “Pomeriggi dell’Archeologico”: appuntamento giovedì 15 gennaio 2026, alle 17, con la conferenza “Uomini e dei dell’Appennino attorno al 1000 a.C.” del prof. Andrea Cardarelli (presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Accademia dei Lincei). Ingresso libero su prenotazione obbligatoria, scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Nei secoli compresi all’incirca fra il 1200 e il 950 a.C. l’area appenninica, e più in generale le aree montane, registrarono un consistente aumento delle testimonianze archeologiche e degli insediamenti, che assunsero un ruolo particolarmente significativo nel quadro storico e archeologico dell’epoca. Alcune delle testimonianze riguardano sommità verosimilmente utilizzate come luoghi cerimoniali, che oltre alla funzione cultuale rivestirono probabilmente anche funzioni di coordinamento politico di territori tribali di cui il centro cerimoniale rappresentava il punto di riferimento identitario di varie comunità di villaggio. Tale modello costituì verosimilmente un efficace sistema di organizzazione del territorio alla fine dell’età del bronzo. Questa funzione terminò, o diventò meno rilevante, nei primi secoli del I millennio a.C. con la fondazione delle prime città, e in relazione alle prime formazioni etnico politiche note dalle fonti letterarie. In alcuni casi questi contesti cerimoniali tornarono poi ad ospitare attività cultuali secoli più tardi, in piena età preromana.

Milano. All’università presentazione del libro “Spazi domestici nell’età del Bronzo: dall’individuazione alla restituzione” (Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, n. 16, 2023) a cura dell’archeologa Paola A.E. Bianchi e di Massimo Saracino archeologo preistorico del museo veronese

milano_università_libro-spazi-domestici-nell-età-del-bronzo_locandinaLunedì 31 marzo 2025, alle 10.30, in aula 435 del settore didattico dell’università di Milano, in via Festa del Perdono 7, presentazione del libro “Spazi domestici nell’età del Bronzo: dall’individuazione alla restituzione”, Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, n. 16, 2023. Intervengono Andrea Cardarelli (presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria) e i curatori Paola A.E. Bianchi (archeologa libera professionista) e Massimo Saracino (I-MUV museo di Storia naturale di Verona, sezione di Preistoria), in dialogo con Marta Rapi e Umberto Tecchiati (dipartimento di Beni culturali e ambientali, università di Milano).

“Il volume monografico “Spazi domestici nell’età del Bronzo”, che esce nella 2° serie delle Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, dedicata alle Scienze dell’Uomo”, scrive nella Presentazione Monica Miari già presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, “prende le mosse dall’Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria tenutosi il 6 e 7 ottobre 2022 al Museo di Storia Naturale di Verona e delle conferenze online, propedeutiche all’evento, che l’hanno preceduto. L’incontro di studio, l’undicesimo da quando l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria ha promosso l’organizzazione di questi momenti di aggiornamento e di scambio di idee, centrati sull’attualità della ricerca e su tematiche circoscritte, ha inteso approfondire e analizzare il tema della “casa”, intesa come unità fisica e funzionale, nell’età del Bronzo. La realizzazione dello I.A.P.P. è stata possibile grazie al sostegno e alla collaborazione dei Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale, nonché all’impegno del Comitato Scientifico, composto da Paolo Bellintani, Maria Bernabò Brea, Paola A.E. Bianchi, Nicoletta Martinelli, Mara Migliavacca, Italo M. Muntoni, Cristiano Nicosia, Domenico Oione, Laura Pau, Giulia Recchia e Massimo Saracino. Da ricordare altresì la disponibilità di cooperazione offerta dalla direzione museo Archeologico nazionale di Verona, in occasione della visita alla sua esposizione permanente. Nel volume, preceduto da un’ampia introduzione scritta a quattro mani dai curatori e coordinatori dell’evento, Paola A.E. Bianchi e Massimo Saracino, è stata mantenuta la suddivisione in sezioni che aveva caratterizzato i lavori a Verona, a partire dall’inquadramento metodologico, per poi declinarsi in tre macro-aree tematiche: “Individuare e riconoscere lo spazio domestico”, “Scavo e ricostruzione dello spazio domestico”, “Strutture, materiali e analisi dello spazio domestico”. Mantenendo le promesse, la pubblicazione restituisce, quindi, alla comunità degli studiosi, un quadro aggiornato sulla tematica scelta, dall’illustrazione di nuovi contesti, alla presentazione di innovative metodologie di documentazione e indagine, all’aggiornamento puntuale e progressivo di alcuni dei più importanti siti di abitato dell’età del Bronzo in Italia”.

Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma

rovigo_palazzo-roncale_convegno-archeologia-in-polesine-progetti-in-corso-novità-prospettive_locandinaSabato 1° febbraio 2025, alle 9, a Palazzo Roncale a Rovigo, la Fondazione Cariparo ospita l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” che presenterà risultati e prospettive del progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche di grande rilievo situate in provincia di Rovigo. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, l’università di Padova, l’università Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, la direzione regionale Musei nazionali Veneto, il CPSSAE di Rovigo e il Comune di Ariano nel Polesine. Un intervento che ha un forte valore scientifico e può contribuire alla valorizzazione culturale e turistica di tutta l’area polesana. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti, previa registrazione al seguente link: https://fondazionecariparo.it/…/archeologia-in…/

IL PROGRAMMA. INTRODUZIONE. Alle 9, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: Giuseppe Toffoli, vice presidente, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Andrea Rosignoli, soprintendente, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Daniele Ferrara, direttore, direzione regionale Musei nazionali Veneto. PROGETTI IN CORSO PER L’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 9.30, Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Frattesina e Grignano Polesine”; 9.50, Michele Cupitò, David Vicenzutto, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Villamarzana”; 10.10, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: l’abitato etrusco”; 10.30, Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: il vicus romano”; 10.50, pausa caffè. ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN POLESINE: RICERCA E DIVULGAZIONE: 11.20, Raffaele Peretto, “Monitorare il territorio: gruppi archeologici attivi nella ricerca e il ruolo del CPSSAE”; 11.40, Enrico Maragno, “Quarant’anni di ricerche e divulgazione del Gruppo Archeologico di Villadose”; 12.10, Alberta Facchi, Marco Bruni, Maria Letizia Pulcini, “I Musei nazionali e locali: Adria, Fratta Polesine, San Basilio”; 12.30, Chiara Vallini, “Il Museo dei Grandi Fiumi oggi: eredità ed evoluzione”. PRESENTE E FUTURO DELL’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 12.50, Giovanna Falezza, Paola Salzani, “Archeologia in Polesine: dal presente al futuro”. Conclusione lavori.

Esclusivo. Il co-direttore dello scavo del villaggio protostorico di Frattesina (Ro), Paolo Bellintani (Cpssae), traccia un primo bilancio della campagna 2024, nel progetto “Prima Europa”, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti (dai crogioli per la produzione del vetro allo scheletro di neonati di cavallo, dalle fornaci alla capanna), e annunciando quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri. Se ne parla il 1° febbraio a Rovigo

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Campagna 2024: l’area di scavo del villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

È stato definito “sito di produzione scambio” con collegamenti tra il Nord Europa e il Mediterraneo orientale, un unicum nell’Europa dei tempi di Ulisse: è il villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro), dove scava l’università Sapienza di Roma, diretto da Andrea Cardarelli e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo. Proprio Paolo Bellintani, per archeologiavocidalpassato.com, traccia un primo bilancio della campagna 2024, si sofferma su alcune evidenze archeologiche particolarmente significative, come la fornace (già individuata nel 2023), una nuova fornace, i frammenti di crogiolo per la produzione del vetro (e questa di Frattesina – sottolinea Bellintani – “è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”), una capanna, e l’eccezionale ritrovamento dello scheletro intero di un neonato di cavallo. E poi annuncia quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri (a cominciare dall’asportazione della fornace per la sua musealizzazione), se il progetto verrà nuovamente finanziato. Di tutto questo si parlerà sabato 1° febbraio 2025, a Palazzo Roncade a Rovigo, dalle 9, nell’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso novità prospettive”.

“Quest’anno (2024, ndr)”, spiega Bellintani, “avevamo in programma un approfondimento di quello che avevamo già visto l’anno scorso: abbiamo visto strutture abitative e strutture produttive del centro di produzione e scambio di Frattesina di Fratta Polesine.

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Campagna 2024: veduta d’insieme della capanna nel villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“In particolare abbiamo allargato lo scavo verso Est per ricomprendere all’interno dell’area di ricerca una struttura, un’abitazione, una capanna che l’anno scorso vedevamo solo a metà. Quest’anno siamo riusciti a scoprirla completamente. E quindi abbiamo in buona parte terminato le operazioni di ripulitura della superficie pavimentale. Abbiamo individuato delle buche di palo che contornavano la capanna che sono le uniche testimonianze degli alzati che ci rimangono. Abbiamo anche completato lo scavo di una struttura in legno carbonizzato che si trova nella parte Nord, antistante la capanna che probabilmente o è la parete nord crollata o una piattaforma già in piano al momento dell’incendio di questa capanna che è rimasta lì, e si sono conservati i carboni abbastanza bene.

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Campagna 2024: la fornace (la “fornacetta” negli scavi 2023, ndr) e dell’area antistante nel sito protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Altra cosa importante, emersa l’anno scorso – continua Bellintani -, è la fornace per la produzione del vetro. Volevamo quest’anno tentare di strappare la fornace, di portarla intera in museo a Fratta per la sua musealizzazione. Ma il clima non è stato clemente in maniera sufficiente. Ci ha rallentato un po’ nei lavori. Abbiamo però aperto tutta la parte antistante, siamo arrivati sul piano d’uso in cui si facevano le lavorazioni relative a questa fornace. Qui si vedono ancora in scavo i frammenti di alcuni crogioli per la lavorazione del vetro. Sulla superficie interna di uno di questi crogioli si vede che conserva ancora le tracce del vetro che è rimasto aderente, incollato alla superficie interna. E di questi frammenti ce ne sono parecchi. L’idea – da verificare ancora – è che tutta l’area circostante la fornace fosse un’area di produzione, probabilmente già produzione di vetro primario, vetro grezzo, e poi successivamente di lavorazione che veniva effettuata in crogiolo”.

Prima di entrare nel merito della campagna 2024 a Frattesina di Fratta Polesine (Ro), Paolo Bellintani ragguaglia su enti e istituzioni coinvolte nel progetto “Prima Europa” di cui fa parte lo scavo di Frattesina. “Gli scavi di Fratta Polesine – ricorda Bellintani – rientrano nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, progetto avviato nel 2022 grazie a un accordo di collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza che coordina un gruppo di lavoro costituito dall’università la Sapienza di Roma che ha la direzione dello scavo nella persona di Andrea Cardarelli, e la co-direzione di Paolo Bellintani come presidente del Cpssae – Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici di Rovigo. Del progetto in generale fanno parte anche ovviamente l’università di Padova che ha lo scavo diretto da Michele Cupitò a Villamarzana. E abbiamo anche varie collaborazioni in questo progetto a partire in particolare dal museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine che coordina un po’ tutto l’aspetto della comunicazione. Collaboriamo anche con diverse università. Sempre con l’università di Padova: per la parte archeometrica Ivana Angelini ci dà una mano moltissimo per quello che riguarda le ambre, i vetri e in parte anche i metalli. E il progetto Geodap (GEOarchaeology of DAily Practices: extracting bronze age lifeways from the domestic stratigraphic record) diretto dal professor Cristiano Nicosia di Geoscienze, sempre di Padova, per le analisi micro-morfologiche e sedimentologiche. E poi collaborazioni con l’università di Bamberg, in particolare con Wieke De Neef, per il rilievo magnetometrico effettuato su tutta l’area dello scavo di Frattesina, ma anche di Villamarzana, e tra poco riprenderemo anche la magnetometria sul terzo sito di questo progetto che è quello di Campestrin di Grignano Polesine, il sito della lavorazione dell’ambra, contemporaneo alle prima fasi di Frattesina. E ricordo anche, sempre per quanto riguarda lo scavo di Frattesina il Comune di Fratta Polesine che ci sta dando una grandissima mano fin dall’inizio delle campagne di scavo; l’associazione il Manegium che ci offre i suoi spazi nel museo Etnografico per fare attività di laboratorio, lo stoccaggio dei materiali e il primo il primo trattamento dei materiali stessi, materiali che poi finiscono – almeno temporaneamente – come immagazzinamento nel museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, altro ente che collabora con noi sia per quanto riguarda lo scavo di Frattesina che per i materiali di Campestrin di Grignano Polesine. Il progetto – conclude Bellintani – è stato finanziato per il 2022-2024 dalla Fondazione Cariparo – cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha anche annunciato la possibilità concreta di poter rifinanziare anche per gli anni successivi la continuazione tanto del progetto “Prima Europa. Protostoria del Medio Polesine” quanto l’altro progetto, sempre finanziato da Cariparo, e che vede le università di Padova e di Venezia sul campo, e riguarda gli scavi di San Basilio di Ariano Polesine”.

“Novità di quest’anno (2024, ndr) – spiega Bellintani – è una struttura piro-tecnologica, una struttura cioè dedicata ad attività a fuoco – che non sappiamo se sia un semplice focolare o un’altra fornace. Lo stiamo aprendo, lo stiamo scavando, e ha delle caratteristiche che un po’ assomigliano alla fornace precedente, ma altre che invece se ne differenziano”.

“La fornace in sè non è una novità – ricorda Bellintani – perché l’avevamo già scavata l’anno scorso (era stata definita fornacetta, ndr) quando avevamo tolto tutti gli elementi della volta crollati all’interno che adesso sono conservati al museo di Rovigo per un sotto-progetto che prevede la ricostruzione virtuale – o fisica se ci riusciamo – di tutta quanta la struttura che verrà speriamo musealizzata nel museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. La novità è che abbiamo aperto tutta l’area antistante l’imboccatura della fornace, e pian piano abbiamo trovato sulla superficie di uso della fornace tutta una serie di piccoli di elementi di scarti di lavorazione di vetro e, venendo più verso Sud, abbiamo continuato a trovare frammenti di crogioli per la lavorazione del vetro”.

Giulia di Giambernardino (Sapienza università di Roma) illustra i crogioli: lei che è stata un po’ la protagonista dello scavo di quest’area dove ha individuato questi reperti in particolare: “Dopo aver asportato l’us 1009 – ricorda di Giamberdino – che era caratterizzata da questi legnetti mineralizzati, abbiamo notato subito una colorazione bluastra-verdognola che ci ha fatto capire di doverci fermare ed essere un po’ più delicati. Quindi ci siamo resi conto subito di esserci trovati di fronte a quelli che sembravano essere frammenti di crogiolo adatti alla lavorazione del vetro”.

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Campagna 2024: dettaglio di frammento di crogiolo con tracce di vetro dallo scavo di Frattesina di fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Se ne vede uno che conserva ancora la ceramica e la spalmatura di vetro che aderisce alla superficie interna. Vicino c’è una zona che non è ancora stata asportata in cui si può notare anche in questo caso un frammento di crogiolo che mostra sempre tracce della spalmatura di vetro. Interviene Bellintani: “Sul terreno ce ne sono parecchi di frammenti di crogiolo. Molti sono ancora in corso di scavo. L’idea è che un po’ tutta l’area probabilmente fosse in parte dedicata a diversi gradi di lavorazione, dalla produzione del vetro primario alla lavorazione del vetro, la sua colorazione, e poi la produzione di perle che sono il maggior prodotto. Le perle sono il prodotto principale di questa industria che, ricordo, come già detto nel 2023, è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”.

“Quest’anno – come detto, spiega Bellintani – abbiamo aperto un ulteriore settore verso Est per vedere i imiti orientali di una delle strutture che erano già emerse nello scavo del 2023. Si vedono bene le travi in orizzontale che possono essere interpretate o come la parete Nord della capanna crollata e rimasta molto ben conservata anche se combusta, carbonizzata, oppure come una struttura a terra, una piattaforma antistante la capanna. Dietro la piattaforma, quello che si vede più chiaro è il battuto pavimentale che adesso abbiamo scoperto integralmente e che delimita, individua un’area abbastanza vasta di 7-8 metri per 5-6 di una struttura probabilmente di tipo abitativo”.

Tra le evidenze della campagna 2024 c’è lo scheletro di un cavallo scavato da Matteo Cianfoni, archeo-zoologo dell’università La Sapienza di Roma che spiega: “Si tratta di un equide neonato, lo sappiamo perché ha le saldature delle epifisi confuse, la dentatura da latte, e apparentemente non era in un taglio ma sembra comunque sia stato avvolto in un tessuto, un qualche materiale deperibile che lo conteneva.

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Campagna 2024: l’eccezionale ritrovamento dello scheletro integro di un neonato di cavallo nello scavo di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Un ritrovamento abbastanza particolare – continua Cianfoni – perché i cavalli sono pochissimi in abitato, non utilizzati per l’alimentazione ma utilizzati per la cavalcatura, alcuni per il traino, ma sono comunque uno status symbol, e quindi una deposizione di un individuo neonato in abitato è una scoperta abbastanza eccezionale. Il cavallo è rannicchiato sul lato sinistro, si vede la mandibola con i denti. Il cranio purtroppo è un po’ imploso a causa della pressione della terra. Si vedono gli arti inferiori, il bacino, la zampa posteriore, la scapola, radio, omero, l’altra scapola e le vertebre. La testa guarda verso Nord come se fosse appoggiato sul suo lato posteriore. La percentuale di cavalli nelle faune rinvenute in questo tipo di abitati è. Stanno sotto l’1%”. Bellintani: “Questo per dare l’idea dell’eccezionalità del rinvenimento, soprattutto nel fatto che è un individuo intero. Il cavallo – come si diceva prima – era un elemento particolare nella fauna locale e uno status symbol destinato forse eccezionalmente anche all’alimentazione, ma soprattutto per la cavalcatura o per il tiro di carri”.

“Prospettive per quanto riguarda il sito di Frattesina? Se ci sarà il finanziamento con la possibilità di proseguire lo scavo – spiega Bellintani – ovviamente quello che dovremo fare innanzitutto – che ci promettevamo di fare quest’anno e non è stato possibile – sarà l’asportazione della fornace per poterla musealizzare. È un reperto unico cui stiamo dedicando particolare attenzione. Ma non meno importante è la prosecuzione almeno in quest’area di scavo per arrivare all’impianto delle strutture che stiano scavando che vede almeno un metro ancora di stratigrafia da esplorare. Quindi tante altre cose che stanno dando molte soddisfazioni perché grazie alla teleosservazione prima, e poi alla magnetometria, abbiamo individuato un’area di scavo che è sia un quartiere abitativo che anche una zona di produzione artigianale che è la caratteristica principale di questo sito che chiamiamo “sito di produzione scambio” perché legato a una rete di scambi veramente vastissima che va dal Nord Europa al Mediterraneo orientale e che fa di Frattesina un unicum, un sito eccezionale nell’Europa dei tempi di Ulisse”.

Belluno. A Palazzo Fulcis giornata di studi e apertura della mostra “Dolomiti e Pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa”: un focus sulla Circolazione di materie prime (rame) e trasmissione di idee tra le comunità a Nord e a Sud delle Alpi. Ecco il ricco programma

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Locandina della mostra “Dolomiti e pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa” a Palazzo Fulcis di Belluno dal 14 dicembre al 30 marzo 2025

L’attesa è finita. Sabato 14 dicembre 2024 per iniziativa della Fondazione Giovanni Angelini in collaborazione con il museo civico di Belluno apre a Palazzo Fulcis di Belluno la mostra “Dolomiti e Pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa”, con un lunghissimo sottotitolo “Circolazione di materie prime e trasmissione di idee tra le comunità a Nord e a Sud delle Alpi, tra la fine dell’Età del Bronzo e la prima Età del Ferro”, e la giornata di studi. Data la capienza ridotta del salone nobile di Palazzo Fulcis, per partecipare alla giornata di studi si raccomanda la prenotazione al numero del Museo 0437 913323 o via email prenotazionimuseo@comune.belluno.it.La mostra sarà visitabile con il biglietto d’ingresso al museo dal 14 dicembre 2024 al 30 marzo 2025.

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Un pannello didattico della mostra “Dolomiti e Pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa” a Palazzo Fulcis di Belluno (foto fondazione angelini / sabap-ve)

Le caratteristiche apparentemente ostili dell’ambiente montano hanno fortemente condizionato sin dall’epoca antica l’antropizzazione di valli e terrazzi alpini. Questa complessità ha portato l’uomo ad escogitare strategie di adattamento di cui è ricca la storia delle Dolomiti, non solo tra preistoria e protostoria ma anche in fasi ben più recenti. Ne sono testimonianza saperi e tecniche legati alle attività di sussistenza, che per questo ambiente sono anzitutto pastorizia e alpeggio, con forme integrate di agricoltura. Alla circolazione delle conoscenze tra le comunità a nord e a sud dei versanti montani, si unisce la trasmissione di materie prime e beni di pregio: in epoca protostorica il collegamento e il flusso di beni materiali tra opposti versanti sono stati accompagnati dalla trasmissione di modelli e idee, di cui abbiamo documentazione nei resti di cultura materiale, che hanno permesso di ricostruire la vita in territori montani tra loro confinanti. Il Bellunese rientra nel più ampio quadro del popolamento delle Dolomiti e dei contatti con l’area circumalpina e l’area padana nella fase conclusiva dell’età del Bronzo.

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Allestimento della mostra “Dolomiti e Pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa” a Palazzo Fulcis di Belluno (foto fondazione angelini / sabap-ve)

La mostra pone l’attenzione proprio sulla connessione continua tra queste tre regioni, le Dolomiti bellunesi, la fascia confinante tra Trentino orientale e Alto Adige / Sudtirol meridionale e la pianura padana centrale, attraverso aspetti della cultura materiale che consentono di apprezzare la fitta rete di scambi avvenuti tra II e I millennio a.C. Proprio nell’ambito di questi rapporti culturali e commerciali, di centrale importanza è il tema della circolazione metallurgica e dell’estrazione del rame, risorsa fondamentale per la comprensione delle dinamiche di popolamento del mondo dolomitico e alpino dell’età del Bronzo e delle complesse relazioni commerciali che lo avvicinano al mondo padano e, tramite il collegamento delle principali vie fluviali, al Mediterraneo.

belluno_palazzo-fulcis_giornata-di-studi_locandinaProgramma della giornata di studi. MATTINO Alle 10, saluti delle autorità: Vincenzo Tinè, soprintendente Archeologica Belle arti e Paesaggio Venezia Padova Treviso e Belluno; Giovanni Leonardi, senior full professor università di Padova; Andrea Cardarelli, presidente istituto italiano di Preistoria e Protostoria. CHAIR: Monica Miari; 10.30, Franco Marzatico: “ll Trentino e le aree limitrofe: uno sguardo sulla circolazione della produzione metallurgica”; 10.50, Umberto Tecchiati: “Dall’età del Bronzo all’età del Ferro in Alto Adige/ Südtirol. Aggiornamenti e nuove prospettive”; 11.10, Gerhard Tomedi: “Riflessioni sulla genesi della cultura Fritzens-Sanzeno nel Tirolo settentrionale/Reflections on the Genesis of the Fritzens-Sanzeno Culture in North Tyrol”; 11.30, coffee break; 11.50, Andrea Cardarelli: “Dalle Alpi alla grande pianura: rapporti fra le comunità delle terramare e mondo alpino tra Bronzo medio e recente”; 12.10, Michele Cupitò: “Spunti di riflessione sui rapporti tra l’area alpina e la pianura veneta sud-occidentale tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio della prima età del Ferro”; 12.30, Elena Silvestri: “Nuovi dati sulla tarda età del Bronzo e l’età del Ferro in Trentino dall’abitato di Lavis località Bristol”; 12.50, discussione sui lavori della mattinata; 13.10, buffet in Museo.

POMERIGGIO CHAIR: Umberto Tecchiati; 14.30, Gilberto Artioli, Ivana Angelini: “Dati d’insieme dalla ricerca di Alpine archeo copper project”; 14.50, Giovanni Tasca, David Vicenzutto: “Circolazione dei tipi metallici tra Alpi orientali e pianura veneto-friulana. Un focus sulle asce della tarda età del bronzo”; 15.10, Anna Angelini, Valentina Donadel: “Dal museo civico di Belluno agli scavi stratigrafici: circolazione di metalli e sistemi insediativi nelle Dolomiti bellunesi tra tarda età del Bronzo e età del Ferro”; 15.30, coffee break; 15.50, Mara Migliavacca, Valentina Donadel, Alberto Balasso, Silvia Bandera, Giuseppe Maltese: “Il sito fortificato di Monte Palazzo: un nodo strategico di scambi nelle Prealpi venete”; 16.10, Carlo Mondini, Aldo Villabruna: “L’età del Bronzo alla luce di quarant’anni di ricerche del gruppo Amici del Museo di Belluno”; 16.30, conclusione dei lavori e discussione.

Segue visita libera all’esposizione “Dolomiti e pianura. Vita e culture a confronto 3000 anni fa” nel lapidarium del Museo.

Fratta Polesine (Ro). Ecco gli Open Day allo scavo di Frattesina: “Progetto prima Europa. La protostoria del Polesine.  Scavi aperti a Frattesina 2024”. Visita guidata all’Archeologico nazionale; approfondimenti su reperti da vecchi e nuovi scavi; visita allo scavo

fratta-polesine_Open-Day-Frattesina_programma_locandinaA tu per tu con gli archeologi. È passato poco più di una settimana (2 settembre 2024) dalla ripresa degli scavi archeologici nel sito di Frattesina di Fratta Polesine ed è già tempo di Open Day 2024 che permettono al grande pubblico di incontrare gli archeologi impegnati nelle ricerche nell’insediamento che, tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro, costituiva un importante centro di produzione e scambio in Europa e in tutto il Mediterraneo. Mercoledì 11 settembre e mercoledì 2 ottobre 2024 sono organizzati infatti due eventi di archeologia pubblica dal titolo “Progetto prima Europa. La protostoria del Polesine.  Scavi aperti a Frattesina 2024” per vedere da vicino le attività di scavo e conoscere le ultime novità e le prospettive future direttamente dai responsabili dello scavo.

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Campagna 2023 a Frattesina: la fornacetta alla fine dello scavo (foto graziano tavan)

La campagna archeologica di quest’anno è dedicata in particolar modo allo scavo della fornacetta individuata nel 2023, probabilmente dedicata alla produzione di vetro, oltre ad indagare alcuni aspetti rimasti ancora da chiarire sul villaggio e sulle sue attività. Gli scavi sono condotti dal dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza università di Roma e il CPSSAE Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Fratta Polesine.

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Open day 2023 sullo scavo di Frattesina di Fratta Polesine (foto drm-veneto)

Il programma delle giornate prevede: ore 15.30-16.30, visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine con la direttrice del museo, Maria Letizia Pulcini, Andrea Cardarelli (Sapienza università di Roma) e Paolo Bellintani (Cpssae Rovigo) responsabili dello scavo di Frattesina. Ore 16.30-17.30, “Alla scoperta dei reperti dai vecchi e nuovi scavi” con Costanza Paniccia e Alessia Bovio, Sapienza università di Roma, e Ivana Angelini, università di Padova. Ore 17.30-18.30, visita allo scavo di Frattesina con Andrea Cardarelli e Paolo Bellintani. All’evento sarà, infine, presente anche un rappresentante della Fondazione Cariparo. Ritrovo alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, barchessa nord di Villa Badoer, via Giovanni Tasso 1. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (MAX 35 PERSONE). Info e prenotazioni allo 0425668523 o via e-mail drm.ven-museofratta@cultura-gov-it. Biglietto d’ingresso al museo Archeologico nazionale a 2 euro. I partecipanti dovranno provvedere allo spostamento con mezzi propri.

Lipari. Per i 70 anni dell’apertura al pubblico del museo Archeologico regionale Eoliano “Luigi Bernabò Brea” tre giorni di eventi: una mostra, un convegno e l’incontro annuale IIPP. Si inizia con la due giorni di convegno “Raccontare il museo di Lipari a Settant’anni dall’apertura al pubblico” 

lipari_archeologico_70-anni-del-museo_locandina1954 – 2024: il museo Archeologico regionale Eoliano “Luigi Bernabò Brea” di Lipari festeggia il settantesimo anniversario dalla sua apertura al pubblico, avvenuta appunto nell’estate del 1954. E per commemorare questo importante traguardo, il museo, situato nello storico Castello di Lipari, ospiterà una serie di eventi e convegni dal 4 al 6 luglio 2024. Si parte giovedì 4 luglio 2024 a Lipari, nel padiglione ex ostello, alle 12, con l’inaugurazione della mostra “1942-1954 verso il Museo”, curata da Maria Clara Martinelli, Maria Bernabò Brea e Luana La Fauci, dedicata alla storia del Museo, sulla base dei documenti e della ricca corrispondenza conservata nell’Archivio storico. La mostra, che sarà permanente e visitabile con il biglietto di ingresso al museo, da lunedì a sabato  9 – 19 e la domenica 9 – 13, offre una panoramica delle ricerche e delle scoperte archeologiche che hanno segnato la nascita del museo, inaugurato grazie agli sforzi di Luigi Bernabò Brea, che dopo la dismissione del campo di confino situato sul Castello durante il regime fascista, iniziò le ricerche archeologiche che portarono alla creazione di questa istituzione culturale. Si continua sempre giovedì 4 luglio col convegno di due giorni che mira a esplorare la trasformazione del Castello di Lipari da luogo di prigionia a fulcro di attività culturali, enfatizzando l’importanza del museo non solo come custode di tesori archeologici, ma anche come custode della memoria storica dell’area. E si arriva al clou sabato 6 luglio 2024 con il XIII Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria, organizzato dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Quest’anno, il focus sarà sui “Musei di Preistoria. Esperienze a confronto”, dove esperti nazionali e internazionali condivideranno le loro esperienze e visioni sul ruolo e l’evoluzione dei musei di preistoria.

lipari_archeologico_convegno-raccontare-il-museo-di-lipari-a-70-anni-dall-apertura-al-pubblico_locandinaGiovedì 4 e venerdì 5 luglio 2024, dalle 10, nella sala conferenze dell’ex chiesa Santa Caterina, si svolgeranno i lavori del convegno “Raccontare il museo di Lipari a Settant’anni dall’apertura al pubblico” nel corso del quale si traccerà la storia del percorso formativo della prestigiosa istituzione museale, in cui andava via via prendendo forma l’appassionante progetto culturale eoliano di Luigi Bernabò Brea, in una visione da subito condivisa con gli abitanti delle isole, che lo hanno sempre supportato, offrendo appassionate e fondamentali collaborazioni. I saluti delle autorità della Regione Siciliana saranno esposti dall’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana e dal direttore del dipartimento dei Beni culturali e dell’identità siciliana; dai sindaci dei Comuni delle Isole Eolie; dall’arcivescovo di Messina, Patti e Santa Lucia del Mela; da Mirella Vinci soprintendente di Messina. A seguire Rosario Vilardo, direttore del parco archeologico delle Isole Eolie, del quale oggi il museo è la sede principale, e l’archeologa Maria Clara Martinelli illustreranno i nuovi progetti espositivi realizzati e in corso di realizzazione per far sì che l’istituzione mantenga sempre il suo ruolo dinamico; lo storico Giuseppe La Greca racconterà lo stato dei luoghi del Castello prima del 1950; Maria Bernabò Brea, già direttrice del museo nazionale Archeologico di Parma, insieme a Madeleine Cavalier, studiosa che ha condiviso con Luigi Bernabò Brea la creazione del museo e le ricerche nelle Eolie, ricorderanno alcuni dei momenti più importanti della lunga e faticosa strada percorsa; Annunziata Ollà, archeologa della soprintendenza di Messina, si occuperà della collaborazione scientifica per la tutela di questo particolare territorio; Gabriella Tigano, direttrice del parco archeologico di Giardini Naxos e Taormina, racconterà i primi passi della ricerca a Milazzo, i cui risultati sono esposti in due sale del museo di Lipari; Monica Miari, funzionario del ministero della Cultura e già presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, descriverà il rapporto tra Paolo Graziosi, fondatore dell’Istituto, e Luigi Bernabò Brea; Caterina Greco, già direttrice del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, presenterà l’importante museo siciliano; Massimo Cultraro, dirigente archeologo del CNR-Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale e docente dell’università di Palermo, confronterà il museo di Lipari con quello di Lemnos, anch’esso dovuto all’iniziativa di Luigi Bernabò Brea; e poi Andrea Cardarelli, docente dell’università La Sapienza di Roma, oggi presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, darà voce a quella che è la più importante stratigrafia preistorica scoperta in un sito archeologico; Isabella Matelli, docente dell’università La Cattolica di Milano, discuterà della collezione di maschere teatrali di Lipari, ritenuta unica nel mondo classico; infine l’attore Christian Poggioni terrà una lezione – spettacolo nella quale interpreterà Prometeo.