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Egitto. Nella necropoli di Saqqara la missione egiziana scopre 100 sarcofagi inviolati e sigillati di 2500 anni fa, 40 statue dorate di Ptah Soker, 20 scatole di legno di Horus, e poi statuette, amuleti, ushabti e 4 maschere in cartonnage dorato. I sarcofagi andranno tra il Grand Egyptian Museum, il National Museum of Egyptian Civilization, il museo della Nuova Capitale Amministrativa e il museo Egizio di piazza Tahrir. Le mummie al National Museum of Egyptian Civilization

I sarcofagi in legno inviolati e sigillati, risalenti a 2500 anni fa, scoperti dalla missione egiziana nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)
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Il ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el Anani parla davanti alla distesa di sarcofagi scoperti a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Cento sarcofagi in legno di 2500 anni fa, inviolati e sigillati, ancora in ottime condizioni, contenenti mummie ben conservate, alcune accompagnate con ricchi ornamenti all’interno di pozzi funerari; quaranta statue (alcune dorate) di Ptah Soker, dio della necropoli di Saqqara, venti scatole di legno del dio Horus, due statue di “Phnomus “, una alta 120 cm e l’altra 75 cm, in legno di acacia. Oltre a numerose statuette, amuleti, ushabti e 4 maschere in cartonnage dorato. I ritrovamenti risalgono all’epoca delle dinastie dal VI al IV secolo a.C. e alla dinastia dei Tolomei (IV-I sec. a.C.). È l’ultima scoperta archeologica della missione egiziana dalla necropoli di Saqqara annunciata dal ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el Anani alla presenza del maggiore generale Ahmed Rashid, governatore di Giza; l’ambasciatore Badr Abdel Aty, assistente ministro degli Affari Esteri per gli Affari Europei; Mostafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità; il maggiore generale Atef Moftah, supervisore del Grand Egyptian Museum e l’area circostante, e Ahmed Ghoneim, CEO del National Museum of Civilization; Al-Tayeb Abbas, viceministro per gli Affari archeologici presso il Grand Egyptian Museum, e un certo numero di funzionari del ministero, oltre ad alcuni personaggi pubblici e artisti egiziani.

Le statue dorate di Ptah Soker, dio della necropoli di Saqqara, trovate dalla missione egiziana a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

L’area di Saqqara – nota al mondo per la piramide a gradoni di Djoser – non finisce mai di stupire. “È la terza grande scoperta fatta negli ultimi tre anni di campagna di scavo nella stessa zona da archeologi egiziani nell’ambito di una missione egiziana”, ha sottolineato con un certo orgoglio il segretario dello Sca, Mostafa Waziri. “Un’area già nota per i ricchi ritrovamenti in passato, come le tombe dei nobili, in cui è stata ritrovata la sacra necropoli di gatti, animali e uccelli. Senza dimenticare la grande scoperta fatta questa primavera della tomba di Wahty, un sacerdote della V dinastia, che ha fatto il giro del mondo”.

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La pulitura delle statue di Ptah Soker scoperte a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

È toccato al ministro Khaled el Enani introdurre la scoperta con la proiezione di un cortometraggio sui momenti del ritrovamento. “Questa nuova scoperta rappresenta una continuazione dell’ultima scoperta annunciata lo scorso ottobre, e non siamo certo alla fine della ricerca. Altri ritrovamenti saranno annunciati a breve. Ma prima dobbiamo completare l’estrazione dei sarcofago già individuati per poter poi continuare l’esplorazione dei pozzi al momento ostruiti proprio dalle casse di legno”. I cento sarcofagi appena scoperti saranno distribuiti tra il  Grand Egyptian Museum, il National Museum of Egyptian Civilization, il museo della Nuova Capitale Amministrativa e il museo Egizio di piazza Tahrir. Quelli che saranno trasferiti in quest’ultimo museo arricchiranno la mostra di sarcofagi aperta per celebrare il 118° anniversario della fondazione del museo.

La pulitura di un sarcofago scoperto a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“La scoperta che oggi illustriamo”, ha ribadito il ministro, “non sarà l’ultima nel 2020. Il dottor Zahi Hawass mi ha informato pochi giorni fa di un nuovo ritrovamento a Saqqara. Ma ci vorranno alcune settimane per poterlo presentare al mondo. Lo faremo entro la fine di dicembre o l’inizio del 2021. Ed entro l’anno – ha continuato – apriremo le gallerie Centrale e delle Mummie nel museo nazionale della Civiltà Egizia: evento che sarà accompagnato da una grande parata per trasportare le mummie reali dal museo Egizio di Tahrir alla loro nuova sede”.

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I tecnici procedono alla radiografia della mummia durante la presentazione della scoperta archeologica a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Durante la presentazione della scoperta archeologica, è stato aperto un sarcofago e la mummia al suo interno è stata scansionata con una radiografia. Il segretario dello Sca, Mostafa Waziri, ha sintetizzato il risultato dell’esame radiografico: “Si tratta di un maschio, la sua altezza oscillava tra 165 e 175 cm, era in buona salute durante la sua vita e probabilmente è morto tra i 40 anni e 45 anni”.

Pompei. Lo scavo della Regio V restituisce un’altra eccezionale scoperta: il “tesoretto della fattucchiera”, amuleti, gemme, gioielli femminili, statuine, portafortuna indossati o portati con sé per proteggersi contro la malasorte

Il “tesoretto” di amuleti e gioielli scoperto nella casa del Giardino durante lo scavo della Regio V a Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

Anche un teschio tra gli amuleti ritrovati nel “tesoretto” della Casa del Guardino a Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

Amuleti, gemme, gioielli femminili, statuine, elementi decorativi; c’è anche un piccolo teschio. Sono in faïence, bronzo, osso e ambra: utilizzati per ornamento personale ma anche portafortuna indossati o portati con sé per proteggersi contro la malasorte. È il “tesoretto della fattucchiera” l’ultima eccezionale scoperta, restituitaci dallo scavo della Regio V di Pompei, in uno degli ambienti della casa del Giardino. Custoditi in una cassa in legno, e da poco restaurati e riportati al loro splendore dalle restauratrici del Laboratorio di Restauro del Parco Archeologico di Pompei, si trattava di una parte dei preziosi di famiglia, che forse gli abitanti della casa non riuscirono a portare via prima di tentare la fuga. Considerate le straordinarie condizioni di conservazione e la particolare qualità dei manufatti è stato possibile donar loro una nuova vita mediante un intervento di semplice pulitura e consolidamento con materiali reversibili. Presto i monili saranno esposti, con altri gioielli pompeiani, alla Palestra Grande, in un’esposizione che si propone come seguito di “Vanity”, la mostra da poco conclusasi, e dedicata finora al confronto di stile e manifattura di gioielli dalle Cicladi e da Pompei, oltre che da altri siti campani.

Ambre e vaghi di collana scoperti nella Casa del Giardino a Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

Straordinarie paste vitree incise tra i gioielli e gli amuleti trovati nella Casa del Giardino a Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

La scoperta, lo scavo. La traccia della cassa in legno che conteneva i reperti, le cui cerniere bronzee si sono ben conservate all’interno del materiale vulcanico, a differenza della parte lignea decompostasi, è stata individuata accanto all’impronta di un’altra cassa o mobile nell’angolo di uno degli ambienti di servizio, probabilmente usato come deposito. Sul fondo dell’impronta sono stati rinvenuti i numerosi oggetti preziosi, tra cui due specchi, diversi vaghi di collana, elementi decorativi in faïence, bronzo, osso e ambra, un unguentario vitreo, amuleti fallici, due frammenti di una spiga di circa 8 cm e una figura umana, entrambi in ambra, probabilmente dal valore apotropaico, e varie gemme (tra le quali una ametista con figura femminile e una corniola con figura di artigiano). Diversi pezzi si contraddistinguono per la qualità pregiata dei materiali, oltre che per la fattura. Tra le paste vitree, straordinarie sono quelle con incise, su una la testa di Dioniso, sull’altra un satiro danzante.

Durante lo scavo della Casa del Giardino nella Regio V a Pompei è stato scoperto un tesoretto di gioielli e amuleti (foto parco archeologico Pompei)

Alcuni oggetti preziosi sono stati rinvenuti anche in una altra stanza della casa, presso l’atrio, dove sono stati documentati i resti scheletrici di donne e bambini, sconvolti da scavi clandestini di età moderna (XVII – XVIII secolo), probabilmente finalizzati proprio al recupero dei preziosi che le vittime portavano con sé. Solo un anello in ferro, ancora al dito della vittima, e un amuleto di faïence sono casualmente sfuggiti a questo saccheggio.

Oggetti di ornamento personale femminili scoperti a Casa del Giardino (foto Cesare Abbate / Ansa)

“Si tratta di oggetti della vita quotidiana del mondo femminile e sono straordinari perché raccontano microstorie, biografie degli abitanti della città che tentarono di sfuggire all’eruzione”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna. “Nella stessa casa, abbiamo scoperto una stanza con dieci vittime, tra cui donne e bambini, di cui stiamo cercando di stabilire le relazioni di parentela e ricomporre la biografia del gruppo familiare, attraverso le analisi sul DNA. E chissà che la cassetta di preziosi non appartenesse a una di queste vittime. Particolarmente interessante è l’iconografia ricorrente degli oggetti e amuleti, che invocano la fortuna, la fertilità e la protezione contro la mala sorte. E dunque i numerosi pendenti a forma di piccoli falli, o la spiga, il pugno chiuso, il teschio, la figura di Arpocrate, gli scarabei. Simboli e iconografie che sono ora in corso di studio per comprenderne significato e funzione”.