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Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Imaging e spettroscopia per statue egizie in bronzo policromo dal I millennio a.C.” a cura di Eid Mertah del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 30 novembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Imaging e spettroscopia per statue egizie in bronzo policromo dal I millennio a.C.” a cura di Eid Mertah del ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZmRiMTlkMTktMDU3MS00NGNiLWE2MmMtNWY1YWQ2NGQwMTE2%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

EID MERTAH

Eid Mertah (ministero del Turismo e delle Antichità)

Eid Mertah porta avanti dal 2019 al Cairo (museo Egizio e università del Cairo) e a Venezia (università Ca’ Foscari) uno studio sulle statue in bronzo policromo, dorato e intarsiato del dio Osiride. Questa categoria di manufatti è costituita da un’importante produzione del repertorio scultoreo del I millennio a.C. Osiride è la divinità più rappresentata in questo lungo periodo. Migliaia di statue in bronzo di questo dio sono state scoperte in tutto l’Egitto, sia sepolte sotto il pavimento di spazi sacri (Serapeo di Saqqara, i templi di Medinet Habu o Karnak, …) o ancora nella loro posizione originale, come ad Ayn Manawir. Questo immenso corpus è stato finora poco studiato, e sempre nell’ambito di studi basati su un solo o pochissimi pezzi. “Uno studio su larga scala di pezzi provenienti da varie collezioni”, spiega, “mi permette di raggruppare queste statue secondo criteri stilistici, iconografici e tecnologici e di associare così alcuni pezzi di provenienza sconosciuta a sculture rinvenute negli scavi. Dà anche la possibilità di collocare nella cronologia statue non iscritte, a confronto con pezzi con dedica che spesso fornisce indicazioni per una datazione. Questa parte del lavoro, realizzata in collaborazione con egittologi, è accompagnata da analisi che eseguo presso il museo Egizio. Grazie a vari accorgimenti analizzo un gran numero di statue per identificare la composizione delle loro leghe e dei loro ornamenti (policromie, dorature, intarsi) e per caratterizzare il loro processo di fabbricazione (fusione cava, colata piena, in più pezzi fissata insieme o da un unico stampo, ecc.)”. Gli abbellimenti di queste statue sono generalmente sbiaditi o quasi scomparsi a causa di una lunga permanenza nel suolo archeologico o nei depositi museali, ma alcuni resti consentono di ricostruire il loro aspetto originario. “Il mio obiettivo è prima di tutto di ricercare metodi non invasivi di analisi, pulitura e conservazione della policromia, delle dorature e degli intarsi. Ho proceduto con analisi ed esame per identificare la natura delle leghe e degli intarsi. Era infatti pratica comune, da più di mille anni, inserire o applicare altri materiali sulle statue di bronzo. Nell’ambito delle analisi fatte su una serie di statue selezionate per lo studio, ho selezionato vari tipi su intarsi: vetro, lapislazzuli, oro, rame, elettro, bronzo arsenicale, rame nero, carbonato di calcio, blu egiziano ed ematite”.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Tell el-Maskhuta. Recenti scoperte e nuove prospettive” a cura di Andrea Angelini del Consiglio Nazionale delle Ricerche – ISPC: la missione interdisciplinare ha riportato alla luce una fortezza a controllo del Canale dei Faraoni. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 23 novembre 2021, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Tell el-Maskhuta. Recenti scoperte e nuove prospettive” a cura di Andrea Angelini del Consiglio Nazionale delle Ricerche – ISPC, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZmRiMTlkMTktMDU3MS00NGNiLWE2MmMtNWY1YWQ2NGQwMTE2%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3- fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Lo scavo del Canale dei Faraoni a Tell el-Maskhuta, , importante città di confine fra Egitto e Levante lungo lo Wadi Tumilat (foto cnr-ispc)
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Andrea Angelini (Cnr-Ispc)

Il progetto interdisciplinare per lo studio di Tell el-Maskhuta, importante città di confine fra Egitto e Levante lungo lo Wadi Tumilat, sul canale navigabile dei faraoni che anticamente connetteva Mediterraneo e Mar Rosso è attivo dal 2013, diretto da Andrea Angelini. La grande città, con la sua enorme fortezza, viene indagata e documentata con tecnologie avanzate. Il progetto è anche dedicato allo studio di materiali d’archivio. La missione archeologica italiana del CNR ha fatto tornare alla luce nuove imponenti mura di una roccaforte situata sul Canale dei faraoni, quella di Tell el-Maskhuta, che ora si profila come una delle più grandi fortezze del Delta del Nilo e probabilmente la meglio conservata di epoca precedente a quella romana.

L’antico tracciato del canale dei Faraoni che collegava il Nilo al Mar Rosso: Heroonpolis è l’odierna Tell el-Maskhuta)
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Giuseppina Capriotti Vittozzi (Centro Archeologico Italiano – Istituto Italiano di Cultura del Cairo)

La posizione dell’insediamento è nel Wadi Tumilat, una valle che era “antichissima via di comunicazione tra l’Egitto e il Levante, tra la terra dei faraoni e la Palestina, la Siria, fino alla Mesopotamia, percorsa da eserciti, commercianti e anche profughi”, ricorda Giuseppina Capriotti Vittozzi, manager del Centro Archeologico Italiano al Cairo, segnalando come l’area sia stata, dalla più remota antichità, un luogo di scambio sia commerciale sia culturale. Sul sito ci sono pure tracce di un insediamento degli Hyksos, stranieri che dominarono parte dell’Egitto più di 3500 anni fa; su questo insediamento è impostata la fortezza successiva. Lo studio della ceramica, condotto da Maria Cristina Guidotti, già direttore della Sezione Egizia del museo Archeologico di Firenze, lascia supporre che la struttura rinvenuta si sia aggiunta alla precedente in epoca tolemaica (III-I secolo a.C.).

Milano. L’università statale e l’Ambasciata d’Italia in Egitto dedicano una giornata a ricordare il salvataggio dei templi di File a 40 anni dalla straordinaria impresa con la presentazione del volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il contributo italiano”: incontro in presenza su invito e in streaming

File, tempio sommerso durante la piena del Nilo, secondo pilone, veduta da ovest. Foto di Alexandre Varille, anni 1940. Stampa su carta fotografica (Archivi Egittologia Università di Milano)

Quarant’anni fa, era il 1980, grazie alla collaborazione tra Egitto e Italia, si concludeva l’epica impresa del salvataggio del magnifico complesso faraonico sorto sul Nilo: i templi di File. A quella straordinaria impresa l’università statale di Milano e l’Ambasciata d’Italia in Egitto dedicano la giornata del 21 settembre 2021  con l’incontro “File salvata dalle acque. Alla Statale gli archivi di un’impresa straordinaria”, promosso con la partecipazione dell’Istituto Italiano di Cultura – Centro Archeologico Italiano al Cairo. Appuntamento in Sala Rappresentanza della sede di via Festa del Perdono dell’Università Statale, alle 11 (ingresso su invito e solo con Green Pass), in diretta sul canale YouTube d’Ateneo @UnimiVideo. L’evento sarà l’occasione per presentare il volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il contributo italiano”, curato dall’Ambasciata d’Italia al Cairo e dall’Istituto Italiano di Cultura – Centro Archeologico Italiano al Cairo e stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato attraverso il prestigioso marchio Libreria dello Stato.

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Giampaolo Cantini, ambasciatore d’Italia al Cairo

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Patrizia Piacentini, egittologa dell’università di Milano (foto mudec)

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Giuseppina Capriotti Vittozzi (Centro Archeologico Italiano – Istituto Italiano di Cultura del Cairo)

La giornata sarà aperta, alle 11, dai saluti istituzionali del rettore Elio Franzini, della prorettrice a Ricerca e Innovazione Maria Pia Abbracchio, e da Claudia Berra, direttrice del dipartimento di Studi letterari, filologici e linguistici dell’Ateneo milanese. Ai saluti istituzionali seguirà l’intervento (da remoto) di Giampaolo Cantini, ambasciatore d’Italia in Egitto, su “L’Italia in Egitto: l’anniversario di una grande impresa”. Quindi, alle 11.30, gli interventi in presenza: Patrizia Piacentini, ordinario di Egittologia (Università di Milano), su “L’archivio Condotte negli Archivi di Egittologia dell’Università degli Studi di Milano”; Matteo Uggetti, commissario straordinario della Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A., su “Le Condotte in Egitto”; Giuseppina Capriotti Vittozzi, Centro Archeologico Italiano – Istituto Italiano di Cultura del Cairo, presenta il volume “File, la Perla del Nilo salvata dalle acque. Il Contributo dell’Italia”, Roma, Poligrafico e Zecca dello Stato, 2021; Antonio Palma, presidente del Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano, su “Il volume su File nel Catalogo della Libreria dello Stato”. Chiude, alle 12.10, la proiezione del video “Egyptian-Italian Cooperation for the Preservation of the Egyptian Cultural Heritage”.

Il tempio di Iside sull’isola di File vicino ad Assuan (Egitto)

Il volume raccoglie gli Archivi della Società Italiana per Condotte d’Acqua SpA (donati nel dicembre 2020 all’università di Milano) che ripercorrono la straordinaria impresa che 40 anni fa permise di salvare dalle acque, in seguito alla costruzione della Grande Diga di Assuan a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, i monumenti dell’antica File e altri monumenti della Nubia, come quelli di Abu Simbel, che sarebbero andati definitivamente perduti. Nell’ambito della Campagna UNESCO (1960-1980), infatti, i monumenti furono salvati grazie a un intervento di traslazione altamente specialistico, nel quale l’Italia ebbe un ruolo importante. L’ultimo salvataggio fu quello di File, dove i lavori furono portati a temine dalla Società Italiana Condotte – Mazzi Estero (mentre il precedente intervento ad Abu Simbel era stato messo in atto da Impregilo).