Rieti. Al museo Archeologico nasce il “Festival dei Popoli Italici”. La prima edizione è dedicata alla “Primavera Sacra”: per tre giorni un fitto programma di incontri che attraversa l’intero mosaico dei popoli italici, un racconto che unisce archeologia, mito e contemporaneità. Lezioni d’autore, tavoli didattici, mostra, serate d’autore, fiera del libro. Ecco il programma

Nasce a Rieti il “Festival dei Popoli Italici”.C’è infatti un’Italia più antica di Roma, fatta di popoli, lingue e visioni del mondo che hanno attraversato i secoli lasciando tracce profonde nella nostra identità. È a questa eredità che guarda il Festival dei Popoli Italici, in programma a Rieti dall’8 al 10 maggio 2026, alla sua prima edizione dedicata a “La Primavera Sacra”: un progetto che si presenta già come un unicum nel panorama culturale nazionale, capace di tenere insieme rigore scientifico, narrazione e coinvolgimento del pubblico. La città di Rieti diventa così il cuore di un racconto che unisce archeologia, mito e contemporaneità, restituendo il passato come chiave viva per leggere il presente, a partire proprio dal Ver Sacrum, simbolo di origine, migrazione e fondazione.
“Siamo nel museo civico di Rieti, sezione archeologica, perché oggi presentiamo un progetto nuovo, un’iniziativa che parte con grande motivazione e convincimento, il Festival dei Popoli Italici”, spiega Letizia Rosati, assessore alla Cultura del Comune di Rieti. “Avevamo detto che lo avremmo fatto, e ci siamo. Lo avevamo annunciato all’interno del grande progetto che vede l’Aquila capitale italiana della Cultura, capofila di una idea innovativa di questa grande iniziativa nazionale. L’Aquila è capofila di un grande progetto territoriale che riguarda tutto l’Appennino centrale. In cui Rieti gioca sicuramente un ruolo non secondario. E quindi è proprio qui, da dove partì tutto e da dove nacque tutto, che adesso si irradierà questa iniziativa che si tiene a Rieti l’8, il 9 e il 10 maggio tra gli spazi del museo civico e il nostro teatro Flavio Vespasiano. E poi ci saranno ancora altre sorprese nel corso dell’anno”. Per tre giorni (8, 9 e 10 maggio 2026), la sala polivalente del museo Archeologico di Rieti accoglierà un fitto programma di incontri che attraversa l’intero mosaico dei popoli italici. Il Festival dei Popoli Italici, ideato dal giornalista Federico Fioravanti e dall’associazione culturale Archè APS, è finanziato dal Piano Nazionale Complementare – Next Appennino, promosso dalla Città di Rieti e inserito nel calendario degli eventi “L’Aquila 2026, Capitale Italiana della Cultura – Una grande avventura per Rieti”. La manifestazione gode del determinante sostegno della Fondazione Varrone Cassa di Risparmio di Rieti. L’evento è realizzato dall’Impresa Culturale e Creativa Florabant SRL. I principali partner operativi sono la rivista di divulgazione storica Archeo, la società di servizi culturali ArcheoAres e la manifestazione di divulgazione storica Umbria Antica Festival. L’azienda molisana Dimensione srl, fornitrice di servizi di connessione ad internet a banda larga, è il principale sponsor privato dell’evento culturale.
“Il senso di questo Festiva dei Popoli Italici, il primo dedicato ai popoli preromani, perché a Rieti? Perché Rieti è sì il centro geografico d’Italia”, spiega il giornalista Federico Fioravanti, ideatore del Festival, “ma è soprattutto il cuore culturale, il centro storico dell’antica storia dei popoli italici che sono nati attraverso la cerimonia del Ver Sacrum a primavera dal lago di Cotilia: tutti i popoli dell’Appennino, e quindi tutti i popoli osco-umbri sono partiti da questo territorio. E quindi è questo un po’ il senso di questa manifestazione”. La manifestazione nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico e culturale del territorio reatino e, al tempo stesso, di inserirlo in una riflessione più ampia sull’identità italiana ed europea. Un progetto culturale che mette in dialogo istituzioni, ricerca scientifica e divulgazione, restituendo centralità a un’area che, non a caso, la tradizione ha definito Umbilicus Italiae. Un invito, dunque, a riscoprire le radici per comprendere il presente: perché nei percorsi dei popoli italici, nelle loro migrazioni, nei loro conflitti e nelle loro alleanze, si riflettono ancora oggi dinamiche e domande che appartengono al nostro tempo. Rieti si candida così a diventare, con questa prima edizione, un punto di riferimento stabile per chi vuole interrogare la storia non come memoria immobile, ma come strumento vivo di conoscenza e consapevolezza.

Si parte la mattina di venerdì 8 maggio con Filippo Coarelli, che racconterà il lago di Cotilia come Umbilicus Italiae e con Roberto Marinelli, che rileggerà il mito dell’“Atlantide sabina”, per proseguire con studiosi come Alessandro Jaja e Carlo Virili che dialogheranno sulle più antiche frequentazioni dell’area reatina e il glottologo Augusto Ancillotti che parlerà della grande eredità culturale delle Tavole Eugubine. La giornata di sabato 9 maggio entrerà nel vivo delle identità italiche con Francesca Lezzi sugli Equi, Nicola Mastronardi sul Ver Sacrum e Adriano La Regina sui Sanniti. Domenico Germano presenterà il “Cammino dei Padri”, un itinerario appenninico dal lago di Paterno a Pietrabbondante. Alessandro Naso racconterà l’origine dei Piceni. Paola Santoro parlerà dei Sabini del Tevere, Gioal Canestrelli dei Marsi e Sandra Gatti dei Volsci degli Ernici. Un viaggio archeologico nella Valle del Velino a cura di Simone Nardelli aprirà le lezioni di domenica 10 maggio. Alessandro Guidi terrà una lezione sui Latini e la nascita di Roma. Valentino Nizzo racconterà il mondo degli Etruschi e Loredana Cappelletti si soffermerà sulla civiltà della Magna Grecia. Nel pomeriggio, le riflessioni di Giovanni Brizzi sulla “seconda Italia” e i popoli delle transumanze e di Giusto Traina sulle conseguenze politiche della cosiddetta guerra sociale, che oppose i Romani e gli Italici, tra il 91 e l’88 a.C. Chiuderà la manifestazione un dialogo dedicato alla “Valle dei Flavi” fra Andrea Carandini e Nicolò Squartini.

Accanto al percorso scientifico, il Festival dei Popoli Italici costruisce un’esperienza culturale più ampia. L’8 maggio debutterà infatti lo spettacolo di narrazione con musica “Il racconto di Romolo”: l’attrice e regista Natalia Magni, accompagnata dal flauto di Serine Khoudirate, rileggerà il mito fondativo di Roma attraverso le fonti antiche e lo sguardo contemporaneo. Nello stesso giorno (8 maggio 2026) la direttrice del Museo Civico Francesca Lezzi inaugurerà la mostra (visibile fino al 6 gennaio 2027) “Indossare la Storia. Prima di Roma: il segno della spada, il peso dello scudo”, un viaggio immersivo proposto dalla Collezione Silvano Mattesini dedicato alla panoplia dei guerrieri antichi attraverso la lente della ricostruzione storica.

Le serate d’autore al Teatro Flavio Vespasiano (ore 21.15) vedranno protagonisti Stefano Mancuso con “La tribù degli alberi” (8 maggio) e Dario Fabbri con una riflessione su “Popoli e imperi”, dal mondo antico all’età contemporanea (9 maggio). Le indicazioni per l’acquisto dei biglietti per le serate a teatro saranno disponibili sul sito internet festivalpopolitalici.it. Per tutta la durata del festival i tavoli didattici curati dalla associazione di archeologia sperimentale Legio XXX offriranno al pubblico uno squarcio sulla vita quotidiana del mondo antico con l’appuntamento “Segreti e Invenzioni: come vivevano i Romani, dalle origini alla Repubblica”. La manifestazione ospiterà anche una “Fiera del libro” con la presenza delle maggiori case editrici nazionali che presenteranno le ultime novità editoriali e i grandi classici sulla storia del mondo antico.
Firenze. Etruschi protagonisti agli Uffizi con la rassegna “Gli Etruschi: nuove ricerche nuove scoperte nuove storie”, 15 incontri di approfondimento il mercoledì da giugno a ottobre. Apre Sassatelli con “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche”. Ecco tutto il programma
Mercoledì 11 giugno 2025, alle 17, all’auditorium Paolucci delle Gallerie degli Uffizi a Firenze con la conferenza “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche”, Giuseppe Sassatelli, presidente Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, apre la rassegna “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”. A 40 anni dall’“Anno degli Etruschi”, il 1985, iniziativa della Regione Toscana alla quale hanno partecipato Università, Soprintendenze, Musei e, con un ruolo di coordinamento culturale, anche l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, con importanti mostre a Firenze, Arezzo, Siena, Volterra, Orbetello Cortona e Perugia nelle quali furono presentati e illustrati al pubblico monumenti e materiali degli Etruschi e della loro civiltà, sono moltissime le novità dovute a scavi e ricerche. Ecco dunque “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”, rassegna di 15 incontri di approfondimento, con al centro gli Etruschi, i loro misteri, le loro origini e la loro storia, organizzata dalle Gallerie degli Uffizi e dall’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici con sede a Firenze in collaborazione con la Regione Toscana. Le conferenze, ospitate nell’auditorium Paolucci delle Gallerie degli Uffizi, si svolgeranno di mercoledì dall’11 giugno all’8 ottobre 2025 (con inizio alle 17). A parlare saranno docenti universitari, specialisti ed esperti della misteriosa civiltà mediterranea. La partecipazione sarà a ingresso libero.
L’obiettivo del ciclo di incontri agli Uffizi è affrontare in modo organico e coerente tutte le principali novità sui più rilevanti aspetti della storia e dell’archeologia degli Etruschi, per offrire al pubblico interessato un quadro completo e aggiornato su questa civiltà, affrontandone e illustrandone i temi di maggiore importanza. Dal dibattutissimo problema delle origini, si passerà a quello altrettanto caldo della lingua, a quello delle città e della loro organizzazione interna, ai luoghi di sepoltura (le grandi necropoli d’Etruria), ai culti e alla religione, alle manifestazioni artistiche (scultura, pittura, bronzistica), alla struttura politica e alle cariche magistratuali, alla loro presenza territoriale nell’Italia antica, dal Po al Sele, con una ampiezza maggiore rispetto a quanto solitamente si credeva, al loro ruolo di navigatori e commercianti nel Mediterraneo, ai rapporti e alle relazioni culturali con i Greci e con gli altri popoli dell’Italia Antica, e alla loro fine nell’impatto con Roma.
CALENDARIO CONFERENZE, il mercoledì alle 17, all’auditorium Paolucci, piazzale degli Uffizi 6, a Firenze: 11 giugno, “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche” (Giuseppe Sassatelli, presidente Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici); 18 giugno, “La lingua: dal “mistero” alla conoscenza: nuovi testi, nuove letture” (Enrico Benelli, università di Roma Tre); 25 giugno, “L’architettura: Case e palazzi” (Simonetta Stopponi, università di Perugia); 2 luglio, “L’architettura: Le tombe” (Alessandro Naso, università di Napoli Federico II); 9 luglio, “Politica e istituzioni: i magistrati e le città” (Daniele Federico Maras, direttore museo Archeologico nazionale di Firenze); 16 luglio, “La pittura: nuovi documenti e nuove interpretazioni” (Daniele Federico Maras, direttore museo Archeologico nazionale di Firenze); 23 luglio, “La religione: santuari, divinità e culti” (Laura Michetti, università di Roma La Sapienza); 30 luglio, “Le arti: botteghe “locali” e artigiani “venuti da fuori” (Stefano Bruni, università di Ferrara); 6 agosto, “…Ancora sull’origine degli Etruschi” (Vincenzo Bellelli, direttore parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia); 3 settembre, “Gli Etruschi e il Mediterraneo orientale” (Maurizio Sannibale, Musei Vaticani); 10 settembre, “Etruschi e Greci” (Maurizio Harari, università di Pavia); 17 settembre, “Gli Etruschi a Pompei e in Campania” (Luca Cerchiai, università di Salerno); 24 settembre, “Etruschi e Italici” (Gianluca Tagliamonte, università di Lecce); 1° ottobre, “Gli Etruschi nella valle del Po” (Elisabetta Govi, università di Bologna); 8 ottobre, “La fine degli Etruschi” (Jacopo Tabolli, università per Stranieri di Siena).
Firenze. All’ex-Chiesa di S. Jacopo conferenza di Alessandro Naso (Unina e Camnes) e Martina Zinni (Unina) “Tre anni di ricerche nella necropoli di Saso Pinzuto a Tuscania” nel progetto TAP (Tuscania Archaeological Project)
Appuntamento giovedì 10 aprile 2025, alle 17, all’ex-Chiesa di S. Jacopo in via Faenza 43 a Firenze, per parlare del progetto TAP e degli scavi nella necropoli etrusca di Sasso Pinzuto a Tuscania (Vt). Il TAP (Tuscania Archaeological Project) è un progetto in collaborazione con l’università di Napoli Federico II, dipartimento Studi umanistici. Nella conferenza proposta dal prof. Alessandro Naso (UNINA, CAMNES) e la dott.ssa Martina Zinni (UNINA) saranno presentati i risultati delle prime tre campagne di scavo CAMNES effettuate nella necropoli etrusca di Sasso Pinzuto a Tuscania (Vt).
Civitavecchia. Per “I Giovedì dell’Archeologia” del museo Archeologico nazionale conferenza di Alessandro Naso (università di Napoli “Federico II”) su “Scavi sui Monti della Tolfa nel secolo XIX: protagonisti, vicende e reperti”
“Scavi sui Monti della Tolfa nel secolo XIX: protagonisti vicende e reperti” è il titolo del nuovo incontro del ciclo “I giovedì dell’Archeologia”, giunto alla III edizione, promosso dal museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Appuntamento giovedì 1° febbraio 2024, alle 17, nella sala convegni “Giusi Corrado” della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia con Alessandro Naso (università di Napoli “Federico II”) che parlerà degli scavi e delle ricerche archeologiche nell’area dei Monti della Tolfa nel XIX secolo: una proficua stagione di ricerche che ha portato alla dispersione di un enorme patrimonio, confluito nelle principali collezioni museali europee. Per informazioni e prenotazioni: museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, tel. +39 076623604, e-mail: drm-laz.mucivitavecchia@cultura.gov.it.
Tuscania. Nell’ambito del TAP – Tuscania Archaeological Project “Nuove scoperte dalla necropoli di Sasso Pinzuto”: presentazione dei risultati della campagna di scavo 2023
Sabato 22 luglio 2023, alle 16, all’Istituto Lorenzo de’ Medici (largo della Rocca 7) di Tuscania, “Nuove scoperte dalla necropoli di Sasso Pinzuto, Tuscania”: durante l’incontro si parlerà dei traguardi raggiunti in questa stagione di scavi del TAP – Tuscania Archaeological Project e si presenteranno i risultati della campagna di scavo dell’università di Napoli Federico II nella necropoli di Sasso Pinzuto. Si tratta di una campagna di scavo condotta da CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies) e università di Napoli Federico II, su concessione ministeriale in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria, scrivendo a info@camnes.org o compilando il seguente form: http://bitly.ws/LAoy. A introdurre sarà la funzionaria della Soprintendenza, archeologa competente per zona, Simona Carosi. Saranno il prof. Alessandro Naso e la dott. ssa Martina Zinni (università Federico II) a illustrare la rilevanza della tomba indagata e del contesto di scavo.

Ingresso tomba a tumulo nella necropoli di Sasso Pinzuto a Tuscania (foto sabap-vt-em)
In questo 2023 è stata esplorata, nella necropoli di Sasso Pinzuto, una tomba a tumulo. Quest’ultima, con atrio trasversale e due camere, è compresa in un tumulo soprastante un tratto di via tagliata nel tufo, inglobato in epoca romana nel percorso della via Clodia. La particolarità del tumulo risiede nella crepidine rafforzata da filari di blocchi tufacei in opera quadrata, che completavano il monumento e il corridoio di accesso al sepolcro: una tecnica dettata dalle condizioni dello strato tufaceo naturale e impiegata a Tuscania anche nelle necropoli di Ara del Tufo e Guadocinto; e nella facciata della tomba a dado dei Maiali Neri, nella stessa necropoli di Sasso Pinzuto. L’esplorazione della tomba ha consentito di rinvenire resti dei corredi funerari che fanno risalire la sua datazione d’uso almeno all’inizio del VI sec. a.C.
Da settembre il Cnr scava nelle antiche miniere di piombo e argento di Aouam in Marocco per capire produzioni e rapporti commerciali nel Mediterraneo prima di Roma
Prende il via a settembre la prima missione di scavi archeologici finalizzati alla valorizzazione dell’antico sito minerario di Aouam, nel Marocco settentrionale, sfruttato nell’antichità per l’estrazione di piombo e argento. È quanto prevede la convenzione siglata con l’obiettivo di eseguire il restauro e la valorizzazione degli antichi siti di estrazione, con la possibilità di realizzare un parco minerario in una regione ricca di testimonianze sulla storia del paese. La convenzione di collaborazione scientifica per lo scavo e la valorizzazione del sito minerario di Aouam (Ighram Aoussar) e la creazione di un parco minerario è stata siglata lo scorso 7 giugno a Tigza (M’rirt, Meknès, Marocco) tra l’ISMA-CNR, rappresentato dal direttore Alessandro Naso, la Commune Rurale Elhammam (presidente M. Mohamed OUQOUR) ; la Compagnie Miniere De Touissit Tighza (direttore generale aggiunto M. Lahcen Ouchtouban); l’association Abghour pour le Developpement (presidente M. Abdellah EL Ghazal). La convenzione si è sviluppata nell’ambito della missione archeologica dell’ISMA-CNR diretta da Lorenza-Ilia Manfredi, cofinanziata dal ministero degli Affari Esteri “Prospezioni archeologiche a Meknès per la ricostruzione di contesti archeometallurgici punici del Maghreb”, e fa seguito all’accordo di collaborazione scientifica siglato per i prossimi cinque anni tra l’Institut National des Sciences de l’Archeologie et du Patrimoine de Rabat (INSAP), l’ISMA e l’Università di Meknès Moulay Ismail.
La cerimonia a Tigza nel teatro della città è stata accompagnata dal seminario scientifico “Les monuments historiques et archeologiques:Un levier de developpement territorial local” durante il quale si sono succeduti gli interventi di Lorenza-Ilia Manfredi direttore da parte italiana della missione archeologica su “Valorisation des monuments historiques a partir de l’experience italienne”, M. Lahcen Ouchatouban, direttore della Miniera su “Mine de Tighza: une civilisation; une richesse”, M. Mohamed Elazzaoui della direzione dello sviluppo turistico su “Role des monuments historiques dans le developpement local”, prof. Youssef Bokbot, dell’INSAP e direttore da parte marocchina della missione archeologica su “Recriture de l’histoire du Maroc sur la base des recherches”. Al colloquio è seguita una visita sul sito di Ingram Aousser e dei filoni minerari di estrazione sfruttati in antico.
La prima missione di scavo del sito è prevista dunque per il mese di settembre con la direzione congiunta ISMA- INSAP e la collaborazione di specialisti degli Istituti del CNR, IIA e ISMN; dell’Università di Meknès Moulay Ismail, dell’ Université de Neuchâtel (Svizzera), dell’Università Suor Orsola Benincasa (Napoli), del Deutsches Bergbau-Museum of Bochum (Germania), del Deutsches Archaeologisches Institut, Madrid. La missione archeologica nasce da una ricerca sviluppata nell’ambito dell’accordo bilaterale CNR-CNRST Marocco tra l’ISMA e l’Equipe Geoxploration & Géotechniques, Faculté des Sciences. Univ. Moulay Ismail di Meknès “Le miniere antiche del Marocco. Studio archeometrico e archeologico dal minerale al manufatto” negli anni 2012-2013. “L’obiettivo principale – spiega il direttore Naso – consiste nella ricostruzione del quadro storico e tecnologico del ciclo produttivo legato allo sfruttamento delle miniere nell’antichità: le tecniche estrattive, pirometallurgiche e di lavorazione dei metalli, la gestione delle risorse e la loro commercializzazione, l’individuazione dello specifico ruolo dell’area marocchina nell’economia preromana. Elementi fondamentali per comprendere lo stile di vita dei popoli passati e il livello di tecnologia a cui erano giunti».
Nell’ambito dell’aree minerarie individuate, la miniera di Tighza nel Jebel Aouam si è rivelata come una delle più interessanti sia per l’imponenza della struttura della cinta muraria della città islamica Ighram Aousser che si sviluppa per km 2,5, sia per le numerose tracce di estrazione a cielo aperto di epoca antica. “Sono stati individuati numerosi frammenti ceramici e scorie di lavorazione del metallo, sulle quali sono state compiute una prima serie di analisi di tipo archeometrico: affianchiamo cioè al lavoro di catalogazione archeologica tecniche chimico-fisiche non invasive (microscopia Sem-Eds) e studi statistici per una collocazione georeferenziata accurata di reperti provenienti da una civiltà ritenuta ‘di cerniera’ tra le tradizioni metallurgiche tardo-preistoriche e quelle dei romani”, conclude Naso.




Nuovo appuntamento con i “Percorsi di lettura dell’Istituto centrale per l’archeologia”. Martedì 5 dicembre 2023, alle 16, a Roma, nella sala conferenze della Biblioteca delle Arti del Complesso monumentale del San Michele, presentazione del libro a cura di Barbara Davidde Petriaggi “Recuperati dagli Abissi. Il relitto alto-arcaico del Canale d’Otranto”. Si ripercorrerà un’importante scoperta di archeologia subacquea che ha consentito di gettare nuova luce sulla storia della Magna Grecia. Si tratta del rinvenimento di un relitto, riferibile ai primi decenni del VII secolo a.C., il cui carico è costituito da ceramiche di manifattura corinzia, in particolare contenitori per il trasporto di derrate alimentari e ceramica fine da mensa. Il ritrovamento è avvenuto a circa 780 metri di profondità, nell’ambito delle attività di archeologia preventiva finalizzate all’installazione del gasdotto TAP, Trans Adriatic Pipeline, tra le coste albanesi e quelle italiane. Il ritrovamento ha restituito il carico di un relitto riferibile ai primi decenni del VII secolo a.C., il cui carico è costituito da ceramiche di manifattura corinzia, in particolare contenitori per il trasporto di derrate alimentari e ceramica fine da mensa (vedi 


“Magna Grecia nel secondo dopoguerra tra scoperte e tutela: politiche culturali e protagonisti. Omaggio a Juliette de La Genière” è il titolo del convegno internazionale, organizzato dal Dipartimento federiciano di Studi umanistici (con la responsabilità scientifica di Bianca Ferrara) e in collaborazione con il Centre Jean Bèrard di Napoli, in programma il 27 e 28 novembre 2023 nel Complesso di San Marcellino di Napoli, a partire dalle 9.30. Teams diretta streaming ID riunione: 311 312 168 060 Passcode: ruWHxv. L’evento richiama l’attenzione sulle politiche culturali riguardanti il patrimonio archeologico della Magna Grecia nel corso della seconda metà del Novecento. Si tratta di anni che hanno visto profonde trasformazioni sia nel campo della ricerca sia nel campo delle idee e delle pratiche relative alla gestione e alla valorizzazione dei beni culturali dell’Italia meridionale e della Sicilia.




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