Parco archeologico di Ostia antica. Dopo i lavori di restauro e consolidamento (intervento da oltre 3 milioni di euro) apre al pubblico il museo Ostiense con il nuovo allestimento a 62 anni dall’ultima revisione. Inaugurazione con il ministro Sangiuliano. Il direttore D’Alessio: “Il museo unisce i capolavori e gli altri oggetti esposti ai contesti urbani, infrastrutturali e funerari di pertinenza”

Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)
“L’obiettivo era di riaprirlo per l’estate 2023. Il nuovo museo Ostiense sarà con ogni probabilità un regalo del 2024”, avevamo scritto all’inizio dell’anno (vedi Il 2024 porterà al parco archeologico di Ostia antica l’apertura del museo Ostiense con il nuovo allestimento nel Casone del Sale, dove è stato istituito nel 1945, previsto dal progetto del 2021: interventi strutturali sulla palazzina, e restauro di tutte le opere già esposte e di quelle che qui troveranno posto | archeologiavocidalpassato).

La sede del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)
Previsioni rispettate. Il museo Ostiense, all’interno del parco archeologico di Ostia antica, riapre al pubblico giovedì 11 luglio 2024, dopo l’intervento realizzato grazie a un finanziamento CIPE per il progetto di “Restauro, consolidamento strutturale per il miglioramento sismico e nuovo allestimento del Museo Ostiense all’interno del Parco archeologico di Ostia antica” (importo lavori: 3.366.588 euro). L’intervento si è articolato in due distinti lotti funzionali, uno relativo ai lavori di adeguamento strutturale e allestimento, l’altro al restauro delle opere inserite nel percorso espositivo.

L’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Ostiense: da sinistra, Massimo Osanna, Gennaro Sangiuliano e Alessandro D’Alessio (foto mic)
Cerimonia di inaugurazione e riapertura del museo Ostiense nel suo nuovo allestimento mercoledì il 10 luglio 2024, alla presenza del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e del direttore generale Musei Massimo Osanna. La necessità di riallestire il museo nasce dalla duplice esigenza di illustrare la storia e il contesto della città romana di Ostia grazie a un racconto museale del tutto nuovo rispetto al passato e, al tempo stesso, di adeguare e mettere a norma, anche dal punto di vista statico-strutturale e dell’accessibilità fisica e cognitiva, il Casone del Sale, l’edificio risalente al XVI secolo e già sede del Museo Ostiense. Esso è stato inoltre aggiornato nella dotazione impiantistica, illuminotecnica e tecnologica, oltre che sul piano scientifico ed espositivo, al fine di conferire alle opere che ospita la giusta atmosfera e la piena godibilità.

Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)

Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, e Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura, all’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Ostiense (foto emanuele antonio minerva / mic)
“Questa riapertura è importante non solo per il parco archeologico di Ostia ma per l’intero sistema museale nazionale”, afferma il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “All’interno del sito, con un nuovo percorso espositivo e il restauro di numerose opere, è possibile comprendere pienamente il ruolo di Ostia nella storia di Roma. I musei sono la geografia identitaria della nazione. I dati, eccezionali, sull’affluenza resi noti in questi giorni, con 57 milioni di visitatori nel 2023 e oltre il 22 per cento rispetto all’anno precedente, confermano una rinnovata consapevolezza da parte di cittadini e turisti dell’importanza di visitare un sito culturale. In meno di due anni abbiamo riaperto numerosi musei: Castellammare di Stabia, Correale di Sorrento e stiamo lavorando per altre riaperture. Ritengo che la cultura debba essere uniformemente diffusa su tutto il territorio nazionale perché significa innanzitutto qualità della vita. L’Italia è una super potenza culturale, un unicum nella storia globale e dobbiamo essere orgogliosi, quando si inaugura un nuovo sito museale, del nostro grande passato”.

Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)
“La riapertura del Museo Ostiense rappresenta un risultato di grande rilevanza”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna. “Questo traguardo offre inoltre un contributo fondamentale al più ampio obiettivo, fortemente perseguito dalla Direzione generale Musei, di valorizzazione del patrimonio culturale inespresso: reperti, opere e spazi che diventano o tornano fruibili al pubblico, con i depositi che, da luoghi dimenticati, sono ormai sempre più il crocevia da cui passano il ripensamento e il rinnovamento dei nostri luoghi della cultura”. “Si tratta di opere di altissima qualità”, dichiara il direttore del Parco, Alessandro D’Alessio, “del tutto identitarie ed esemplificative della realtà ostiense. La città e il suo territorio (e dunque l’intero Parco archeologico, con le monumentali aree dei porti imperiali di Claudio e Traiano e della Necropoli di Porto all’Isola Sacra), infatti, rappresenta senza dubbio un caposaldo dell’archeologia e della storia dell’arte romana, per quel che riguarda sia la produzione scultorea, sia e soprattutto quella musiva e pittorica. E lo stesso può dirsi dell’architettura monumentale e dell’edilizia di Ostia, praticamente una summa delle tipologie e delle tecniche costruttive come della decorazione architettonica romana”.

Veduta panoramica dell’area archeologica di Ostia Antica (foto parco ostia antica)
Cenni storici. Prima colonia di Roma e porta dell’Urbe sul Mediterraneo, Ostia fu fondata secondo la tradizione letteraria dal quarto re di Roma Anco Marcio (VII secolo a.C.); i dati archeologici non risalgono però oltre il IV secolo a.C., epoca alla quale si datano i resti più antichi dell’insediamento fortificato (castrum) posto alla foce del Tevere. Nel I secolo a.C. la città era a tal punto cresciuta che dovette dotarsi di una cinta muraria ben più ampia, la cui costruzione fu avviata sotto il consolato di Cicerone; nel I secolo d.C., con la costruzione di Portus per volontà dell’imperatore Claudio, poi ampliato da Traiano all’inizio del II secolo, Ostia potenziò il suo ruolo di scalo commerciale di Roma, il che comportò uno sviluppo economico e demografico che si tradusse in uno straordinario impulso edilizio e monumentale. A partire dalla metà del III secolo d.C., invece, la città entrò in una fase di inesorabile declino che condusse al suo progressivo e poi definitivo abbandono intorno alla metà del VI secolo.

Museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica: spostamento delle opere per i lavori di riallestimento (foto parco ostia antica)
Dopo essere stata per secoli cava di materiali a cielo aperto, nella seconda metà del Settecento Ostia fu oggetto di sterri finalizzati al recupero di opere d’arte e altri oggetti destinati al mercato antiquario. Le prime indagini archeologiche mirate a rendere il sito accessibile risalgono al XIX secolo, ma è sotto la direzione di Dante Vaglieri (dal 1908 al 1913), e poi a seguire di Guido Calza (fino al 1946), che la città romana venne progressivamente riportata alla luce. Nel 1934 fu inaugurato il museo Ostiense all’interno del Casone del Sale, per il cui primo riallestimento si dovrà attendere il 1962. Oggi, a più di 60 anni, il Museo riapre, rinnovato e totalmente ripensato. “La prima ambizione del museo Ostiense”, dichiara il direttore D’Alessio, “è quella di ricomporre, come mai era stato prima e al netto dei pur imprescindibili aspetti museografici, la rete di relazioni, strettissime e biunivoche, che unisce i capolavori e gli altri oggetti esposti ai contesti urbani, infrastrutturali e funerari di pertinenza. Mettere cioè a sistema la città (quella dei vivi e quella dei morti), le sue istituzioni e il suo funzionamento, con la cultura artistica e materiale che ne promano”. In tal modo la società ostiense emerge in tutte le sue componenti e articolazioni, istituzionali, religiose, economico-produttive, commerciali, nel quadro della storia urbana e civica della colonia”.

Planimetria del nuovo museo Ostiense (foto mic)
Planimetria e sale del nuovo museo Ostiense. Articolato in 12 sale, il racconto museale si articola in 7 grandi macrotemi: le origini e l’età repubblicana, il potere imperiale, gli spazi civici, la gente, le religioni e i culti, le necropoli del territorio, le forme dell’abitare. Focus specifici riguardano il santuario di via della Foce, i contesti funerari dall’Isola Sacra e lo spazio “dei filosofi”. Il percorso espositivo è integrato da un apparato multimediale che va a completare gli strumenti didattici tradizionali: touchscreen su cui si possono approfondire, attraverso fotografie storiche e disegni conservati negli archivi ostiensi, i principali monumenti e quartieri cittadini – un modo per rendere fruibile un patrimonio di documentazione solitamente non visibile; inoltre, video di approfondimento fruibili mediante sistema sound shower, cioè con audio direzionato sullo spettatore in modo da non arrecare disturbo agli altri visitatori presenti in sala.

Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)
In occasione del riallestimento, oltre cento opere che ne costituiscono la collezione permanente sono state interessate da interventi di restauro specialistico: un progetto complesso, che ha affrontato diverse situazioni conservative determinate innanzitutto dalla tipologia dei manufatti (sculture, rilievi, mosaici, pitture, ecc.) e dai relativi materiali costitutivi; si è inoltre dovuto tenere conto delle integrazioni e modifiche apportate alle opere dopo il loro rinvenimento nel corso del XX secolo. Diversamente dal passato, si è deciso di non reintegrare quanto inesorabilmente perduto, proprio per favorire l’apprezzamento di quanto invece superstite; pertanto, per una serie di sculture sono state studiate e dimensionate strutture autoportanti in metallo, in grado di restituire gli ingombri delle porzioni assenti consentendo al visitatore di immaginare e reintegrare mentalmente le parti perdute.
Ostia antica. In un pozzo davanti al tempio di Ercole nell’Area Sacra scoperti ceramiche, lucerne, vetri, marmi, ossa animali e noccioli di pesca: oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto. I complimenti del ministro Sangiuliano, le osservazioni del direttore del parco D’Alessio

Veduta d’insieme degli oggetti scoperti nel pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

La scalinata del tempio di Ercole nel l’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Ecco ceramiche di varia tipologia, anche miniaturistiche; e poi lucerne, frammenti di contenitori in vetro, lacerti di marmo, ossa animali combuste e noccioli di pesca, sicuramente utilizzati in specifici rituali sacri all’interno dell’area archeologica. Nuovi frammenti archeologici di oggetti utilizzati nella vita imperiale e legati ai rituali del culto emergono dagli scavi nell’Area Sacra del Parco archeologico di Ostia antica. La scoperta, dopo il recupero di due frammenti dei Fasti Ostienses venuti alla luce l’anno scorso, è avvenuta nel corso di un recente intervento, attuato con fondi CIPE, e finalizzato alla risistemazione generale dell’area per la sua prossima riapertura al pubblico con il restauro dei templi e il ripristino delle canalizzazioni che garantivano lo smaltimento delle acque meteoriche.

L’esplorazione del pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

L’esplorazione del pozzo davanti alla scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Durante lo svuotamento di un pozzo, posto davanti alla scalinata del tempio di Ercole, profondo circa 3 metri e ancora pieno d’acqua, è emersa una cospicua quantità di reperti databili in gran parte tra la fine del I e il II d.C., molto ben conservati in quanto immersi in un fango povero d’ossigeno. L’attività di ricerca nel sito è stata coordinata dal responsabile scientifico dell’intervento, Dario Daffara, mentre l’esplorazione del pozzo e lo scavo dei sedimenti sono stati condotti dall’archeologo Davide I. Pellandra e da Mario Mazzoli e Marco Vitelli dell’Associazione A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione), ente del terzo settore specializzato in scavi e rilevamenti in zone e luoghi sotterranei a valenza storica e archeologica. Affidati alle cure dell’Ufficio Restauro del Parco, i legni sono ora in corso di studio e consentiranno di fare nuova luce sulla suppellettile in uso nei santuari romani d’età imperiale.
“Ostia antica è una meraviglia”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Rappresenta uno dei più importanti siti archeologici della nostra Nazione, all’interno del quale ci sono grandi valori e soprattutto c’è una grande storia, la storia dell’antica Roma. In questo momento in Italia sono attivi tantissimi scavi. In Legge di Bilancio, abbiamo voluto rifinanziare le attività di scavo perché, coerentemente con l’articolo 9 della Costituzione, c’è da tutelare ma anche da valorizzare. Faccio i complimenti a chi sta lavorando a questi scavi e a chi consente di riportare alla luce testimonianze molto importanti, che sono la geografia identitaria della nostra Nazione”.

La statua di Cartilio Poplicola nel riallestimento del museo Ostiense (foto parco ostia antica)
“L’intervento di restauro si è rivelato un’occasione unica di studio e di approfondimento della conoscenza sulle funzioni e sulle attività che si svolgevano nel santuario”, afferma il direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna: “un momento importante per fare ricerca in un’area che al momento della sua scoperta, negli anni 1938-40, restituì opere di scultura identitarie per Ostia antica e che saranno ospitate nel Museo Ostiense di prossima riapertura: la statua di Cartilio Poplicola, il busto di Asclepio e il rilievo dell’aruspice Fulvius Salvis con scena di pesca miracolosa di una statua di Ercole da parte di pescatori ostiensi. Ancora una volta la ricerca, nelle sue varie forme, si conferma elemento chiave per coniugare le diverse istanze legate, oltre che alla tutela, alla valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale”.

Il tempioi dell’Ara rotonda nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
“Il progetto di restauro dell’Area Sacra, redatto dallo Studio Strati e diretto dall’architetto del Parco Valeria Casella”, sottolinea il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, “consentirà a breve di riaprire al pubblico uno dei complessi più antichi e suggestivi di Ostia, permettendo ai visitatori di accedere alla cella del Tempio di Ercole, finora interdetta. Verranno inoltre ricollocati i pavimenti del vicino Tempio dell’Ara Rotonda, del quale si sta anche ricostruendo la copertura”.

Le cassettine con i materiali rinvenuti nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
I nuovi reperti sono stati rinvenuti nell’Area Sacra, importante santuario ostiense sorto a partire dal III secolo a.C. nei pressi della sorgente chiamata Aqua Salvia, lungo l’antico tracciato della cosiddetta Via della Foce. All’interno del complesso, dominato dalla mole del tempio di Ercole e occupato da due altri edifici di culto minori come il tempio Tetrastilo (o di Esculapio) e quello dell’Ara Rotonda, i sacerdoti predicevano l’esito delle spedizioni militari ai generali in procinto di partire per le campagne militari. Si trattava dunque di un culto oracolare.

Ossa combuste rinvenute nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Il ritrovamento di ossa combuste conferma in primo luogo lo svolgimento nel santuario di sacrifici animali (maiali e bovini, certamente), mentre le ceramiche comuni, anch’esse recanti tracce di fuoco, indicano che la carne veniva cotta e consumata durante i banchetti in onore della divinità. I resti di uno o più pasti rituali furono gettati nel pozzo, gli ultimi verosimilmente quando se ne era ormai dismessa la funzione.

Imbuto/calice in legno rinvenuto nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)

Imbuto/calice in legno rinvenuto nel pozzo disposte sui gradini della scalinata del tempio di Ercole nell’Area Sacra di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Fra i reperti più significativi rinvenuti c’è un oggetto in legno lavorato, a forma di imbuto o di calice, non comune e incredibilmente moderno, la cui funzione è ancora da chiarire. Oltre al calice-imbuto, decorato con una serie di leggere incisioni e cerchi concentrici all’interno (in prossimità del foro che lo attraversa), sono stati recuperati altri reperti dotati di modanature “a incastro” e costolature esterne, che fanno pensare a innesti reciproci e che sono complessivamente riferibili a un elemento cilindrico vagamente simile a un tubolo.
Ostia antica. Al via il ciclo di incontri “A proposito di Ostia…”: sei appuntamenti per presentare le principali novità editoriali su Ostia e il suo territorio. Apre il libro di Daniele Bigi “Il Caseggiato del Serapide” (L’Erma di Bretschneider)
Per presentare al pubblico le principali novità editoriali su Ostia e il suo territorio, il direttore del parco Alessandro D’Alessio e l’Ufficio studi e ricerche propongono ai visitatori al primo ciclo di incontri “A proposito di Ostia…”. Nei sei appuntamenti di questo primo ciclo, introdotti da archeologi e architetti di chiara fama, gli autori esporranno le loro ultime ricerche e sveleranno curiosità e segreti del loro lavoro. Maggiori informazioni verranno fornite a ridosso di ciascun appuntamento. Ingresso libero, senza prenotazione e fino a esaurimento dei posti, con possibilità di acquisto dei volumi di volta in volta presentati.

Copertina del del libro di Daniele Bigi “Il Caseggiato del Serapide” (L’Erma di Bretschneider)
Si inizia domenica 7 aprile 2024, alle 17, con la presentazione del libro di Daniele Bigi “Il Caseggiato del Serapide” (L’Erma di Bretschneider) con gli interventi di Alessandro D’Alessio e Giorgio Ortolani. Il libro offre uno studio dettagliato dell’architettura del Caseggiato del Serapide di Ostia antica e dell’insula III, X, 1-2-3, partendo dall’analisi dell’assetto urbano della colonia ostiense dalla prima metà del II secolo d.C. all’età severiana, quando la città era formata perlopiù da caseggiati in laterizio e presentava un’immagine molto simile a quella di Roma. La descrizione del Caseggiato del Serapide, realizzato durante il regno di Adriano, mette in luce le varie fasi costruttive e delinea il lato compositivo di un intervento che andò progressivamente a riempire l’isolato, partendo da una preesistenza d’età traianea posta al centro del lotto. Sono state esaminate dal punto di vista tecnico varie porzioni dell’edificio, solai e murature, al fine di elaborare ipotesi sulla consistenza dei piani superiori in base alle sollecitazioni cui erano soggetti gli elementi strutturali. Insieme al Caseggiato del Serapide, edificio alquanto singolare per la forma dei pilastri che ne caratterizzano la corte, viene inoltre descritta l’insolita facciata curvilinea che nella fase adrianea avrebbe caratterizzato il prospetto laterale del Caseggiato, di certo l’elemento più interessante del complesso edilizio nel momento iniziale della sua storia.
Il programma. Domenica 5 maggio 2024, alle 17: Alessandro Melega, “I mitrei di Ostia antica”, presenta Massimiliano David; venerdì 24 maggio 2024, alle 17: Paolo Baronio, “Lo spazio monumentale nella città tardoantica”, presenta Monica Livadiotti; venerdì 14 giugno 2024, alle 17: Stefano De Togni, “Archeologia di un suburbio ostiense, il quartiere fuori Porta Marina”, presenta Angelo Pellegrino; venerdì 20 settembre 2024, alle 17: Riccardo Frontoni, “Portus, studio sul cosiddetto Portico di Claudio”, presentano Stefano Borghini e Patrizia Verduchi. Chiude domenica 6 ottobre 2024, alle 16: Marcello Turci, “Lo sviluppo termale del settore costiero della città di Ostia”, presentano Alessandro D’Alessio e Alessandra Ten.
Roma. “Χάσμα Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi” a cura di Alessandro D’Alessio, Maria Carolina Gaetani, Alessandro Lugari e Tiziana Sòrgoni: tre giorni di convegno, in presenza e on line, promossi dalle università Roma Tre e Sapienza. Ecco il ricco programma
A vent’anni dal convegno “La teoria del restauro da Riegel a Brandi”, promosso nel 2003 dall’università della Tuscia, a sessant’anni dalla pubblicazione della Teoria del restauro di Cesare Brandi, con l’obiettivo di riportare l’attenzione sulla portata di tale teoria, dal 24 al 26 gennaio 2024 a Roma il convegno “Χάσμα Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi” a cura di Alessandro D’Alessio, Maria Carolina Gaetani, Alessandro Lugari e Tiziana Sòrgoni in collaborazione con il dipartimento di Architettura di Roma Tre, il dipartimento di Storia Disegno e Restauro dell’Architettura e la Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio, Sapienza Università di Roma, intende fare un punto sull’attuale situazione nel campo del restauro relativamente alla pratica dell’integrazione della lacuna del nostro patrimonio culturale. Appuntamento il 24 gennaio 2024 nell’aula magna del dipartimento di Architettura dell’università RomaTre e il 25 e 26 gennaio 2024 nell’aula magna della facoltà di Architettura di Sapienza università di Roma. Il convegno sarà trasmesso in streaming sul Canale Youtube del Parco archeologico di Ostia antica. L’approccio critico del modello brandiano e la metodologia operativa ad esso collegata sono oggi perseguiti dalle numerose Scuole di Formazione Professionale. Questa molteplicità di indirizzi arricchisce la proposta formativa e consente di differenziare le tematiche di applicazione, pur conservando un linguaggio univoco e condiviso che possiede alla base le stesse linee guida.
IL PROGRAMMA: 24 GENNAIO. Aula magna Adalberto Libera, dipartimento di Architettura di Roma Tre, largo Giovanni Battista Marzi, 10 (Ex Mattatoio). Alle 9, saluti istituzionali: Massimo Osanna, direttore generale Musei; Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica; Giovanni Longobardi, direttore del dipartimento di Architettura di Roma Tre. Introduzione al convegno: 10, Tiziana Sòrgoni “Attualità della Teoria di Cesare Brandi”; 10.20, Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio “Il coleottero di Popper, la lacuna e l’ipotesi: una questione di metodo e di filosofia della scienza”; 10.40, coffee break. SESSIONE 1 – Apparati decorativi pittorici, affreschi, stucchi e graffiti. Alle 11.10, introduce Pietro Petraroia; 11-30. Moderano Pietro Petraroia e Maria Carolina Gaetani. Eliana Billi “Problemi di “fissazioni”: la lacuna tra neuroscienza e arte”; Michela Cardinali “Il trattamento della lacuna: il contributo del restauro allo sviluppo sostenibile”; Maria Fernanda Falcón Martinez, Tancredi Farina, Saverio Ricci e Antonio David Fiore “In cerca di equilibrio: frammenti, lacune e apparati decorativi nella ricostruzione post sisma”;

Il ritratto di Nefertari prima e dopo i restauri curati da un’equipe di esperti italiani diretta da Laura e Paolo Mora nel 1987 (foto museo egizio)
Cristina Vazio “Il restauro dei dipinti della tomba di Nefertari come punto di partenza e riferimento metodologico per il trattamento della lacuna nei dipinti egiziani del Nuovo Regno: il caso della tomba di Seti I e del tempio di Khonsu”; 12.45, discussione; 13, pausa pranzo. Alle 14.30, moderano Elena Calandra e Carla Bertorello. Laura Baldelli, Angela Cerreta e Francesca Persegati “Tracce di bellezza: la ricerca dell’equilibrio. Il cantiere pilota delle Logge di Raffaello”; Fabiola Jatta e Nanni Molè “Restauro degli affreschi della Piramide Cestia: aspetti conservativi ed estetici per il trattamento delle lacune e la reintegrazione pittorica nel rispetto del bene archeologico”; Adele Cecchini, Mariangela Santella e Chiara Scioscia Santoro “Il caso della Tomba dei Vasi Dipinti a Tarquinia, una reintegrazione ideata per restituire la dignità negata”; Eleonora Cigognetti, Alberto Felici e Giovanni Nicoli “Integrare le lacune del modellato o non integrarle? Il caso delle decorazioni in stucco dell’Oratorio Imbonati a Cavallasca (Como)”; 15.45m discussione; 16, coffee break. Alle 16.30, moderano Emanuela Daffra e Maria Carolina Gaetani. Chiara Arrighi “Magnifica assenza. Le lacune dei dipinti murali nella chiesa di San Nicola a San Vittore nel Lazio”; Eleonora Leprini “Il restauro degli affreschi della Cappella Ponziani in Santa Cecilia in Trastevere”; Silvia Massari e Luca Rinaldi “La giusta distanza: la presentazione estetica di superfici pittoriche interessate da ampie aree di abrasione ed estese lacune, l’esempio del ciclo pittorico francescano del chiostro mediano dell’ex convento di S. Giuseppe a Brescia”; Emiliano Ricchi “Con Luigi de Cesaris (1961-2011) e Adriano Luzzi (1957-2003) su cicli di dipinti murali a Roma e in Egitto: la “presentazione estetica” contestualizzata in diversi ambiti monumentali”; 17.45, discussione.
IL PROGRAMMA: 25 GENNAIO. Aula magna Bruno Zevi, facoltà di Architettura della Sapienza università di Roma, via Gramsci 53. Alle 9, saluti istituzionali: Orazio Carpenzano, preside della facoltà di Architettura, Sapienza università di Roma. SESSIONE 2 – Apparati decorativi musivi, manufatti lapidei, metallici, ceramici e organici. Alle 9.20, introduce Paolo Liverani; 9.40, “Manufatti ceramici”. Moderano Paolo Liverani e Carla Bertorello. Giovanna Bandini “Ancora sulla questione delle lacune nelle ceramiche. Un dibattito perennemente aperto”; Ana Cecilia Hillar, Simona Lombardi e Valentina Mazzotti “L’importanza della lacuna come valenza storica”; Shirin Afra, Chiara Fornari e Laura Speranza “Il trattamento della lacuna nei manufatti vitrei all’Opificio delle Pietre Dure: appunti di laboratorio”; Stefania Franceschi, Leonardo Germani e Cinzia Giorgi “Le maioliche arcaiche della Chiesa di S. Martino in Kinzica a Pisa: il restauro della memoria”; Anna Borzomati, Emanuela Ozino Caligaris e Paolo Pastorello “Il trattamento delle lacune nella Cappella XIII del Sacro Monte di Orta”; 11.10, coffee break; 11.40, “Manufatti metallici”. Moderano Paolo Liverani e Shirin Afra. Elisa Pucci “Il trattamento della lacuna nei restauri storici dei bronzi figurati antichi fino ai contemporanei orientamenti di metodo”; Marco Demmelbauer e Valeria Gugliermina “Problemi di integrazione delle lacune nei manufatti archeologici di bronzo: le soluzioni adottate nel restauro di un bacile proveniente dalla Casa del Bracciale d’oro a Pompei”; Isabel Bonora Andujar, Sara Busschaert e Manuel Leroux “Il cratere BR2634 del Museo del Louvre: la praxis del restauro dell’oggetto-frammento, dal XIX secolo ai giorni nostri”; 12.30, discussione; 13, pausa pranzo; 14.15, “Manufatti in materiale organico”. Moderano Pietro Petraroia e Maria Carolina Gaetani.

La tragedia di Pompei si “vive” nei calchi dei suoi abitanti sepolti dall’eruzione del Vesuvio (foto parco archeologico pompei)
Valeria Amoretti, Raffaella Guarino e Arianna Spinosa “I calchi di Pompei: il valore del vuoto”; Monica Sabatini “Un raro esempio di Cristo in pelle da Fara in Sabina. Scelte critiche e operative sulla reintegrazione delle lacune strutturali e superficiali, in vista della sua “trasmissione al futuro”; Stefano Casciu, Axel Hemery e Muriel Vervat “Il restauro della croce dipinta di Ambrogio Lorenzetti nella Pinacoteca Nazionale di Siena: riconsiderare il trattamento delle grandi lacune settanta anni dopo l’intervento dell’ICR”; 15, discussione; 15.20, introduce Alessandro Lugari; 15.40, “Manufatti lapidei”. Moderano Emanuela Daffra e Alessandro Lugari. Antonella Docci, Luigi Loi, Sergio Salvati e Kristian Schneider “Le mancanze nelle opere scultoree e il rapporto con gli interventi pregressi: criticità e soluzioni operative per il nuovo Museo Ostiense”; Maria Giovanna Putzu “Anastilosi, lacuna e reintegrazione dell’immagine dei manufatti lapidei con l’impiego delle malte cementizie con particolare attenzione ai Fori in Roma”; 16.10, coffee break; 16.30, “Mosaici”. Roberto Cassio “Le integrazioni dei mosaici nei Musei Vaticani: storia e sviluppo”; Thomas Hufschmid, Chiara Marcon, Noè Terrapon e Francesco Valenti “Il ritocco delle lacune del mosaico dei gladiatori di Augusta Raurica (Augst, Svizzera)”; Maria Krini “The treatment of lacunae in mosaics: history and current practice in Greece”; Carla Arcolao, Federica Cappelli, Angelita Mairani, Arianne Palla, Paola Parodi, Francesca Passano, Anna Patera e Francesca Toso “Il restauro dei mosaici polimaterici: l’esempio di Grotta Pavese a Genova”; Adriano Casagrande, Cecilia Guizzardi, Eva Laglia e Serena Sechi “Reintegrazione delle lacune musive in malta polimaterica organica: il caso del mosaico con decorazione a pelte nel Parco sommerso di Baia”; 17.45, discussione.
IL PROGRAMMA: 26 GENNAIO. Aula magna Bruno Zevi, facoltà di Architettura della Sapienza università di Roma, via Gramsci 53. SESSIONE 3 – Strutture murarie. Alle 9, introduce Daniela Esposito; 9.20, moderano Alessandro D’Alessio e Tiziana Sòrgoni;

L’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere (foto mic
Renata Picone “Lezioni dagli antichi palinsesti. La lacuna nel restauro delle strutture murarie antiche. Il caso dell’anfiteatro campano”; Enrico Rinaldi “Le integrazioni murarie ostiensi: tecniche esecutive, esiti storici, estetici e conservativi”; Sonia Gallico e Maria Grazia Turco “Dal trattamento delle lacune alla protezione delle creste murarie: storia e attualità”; 10.20, coffee break; 10.50, Elisabetta Pallottino “Eredità di Cesare Brandi e di Giovanni Urbani. Il trattamento della lacuna nell’ambito del restauro architettonico”; Maria Grazia Filetici “Lacuna, integrazione, mancanza = equilibri di materia e scelte progettuali”; 11.30, discussione; 11.50, moderano Elisabetta Pallottino e Shirin Afra; Valeria Montanari “Cesare Brandi: attualità del dialogo tra estetica e restauro nel trattamento delle lacune. Il “rigatino in architettura”; Maria Antonietta Catella “Dalla “cultura del frammento” all’estrema visualizzazione. L’evoluzione dello sguardo dell’epoca e del trattamento della lacuna tra XX e XXI secolo”; Enrica Petrucci “Il trattamento delle lacune murarie nei siti archeologici delle Marche: alcuni esempi degli approcci teorici e metodologici seguiti negli interventi di restauro”; Marisa Dalai, Sveva Di Martino e Rebecca Picca Orlandi “Il trattamento della lacuna nel contemporaneo: il restauro di “Preambolo” di Maria Lai”; 13, pausa pranzo; 14, moderano Daniela Esposito e Stefano Borghini; Paolo Vitti “Trattamento strutturale e trattamento estetico della lacuna nei ruderi archeologici”; Luciana Festa e Claudio Prosperi Porta “La reintegrazione delle lacune architettoniche in aree svantaggiate: la colonna del Tempio di Mut a Gebel Barkal, Sudan”; 14.30, discussione. SESSIONE 4 – Restauro virtuale. Alle 14.45, moderano Alessandro D’Alessio e Maria Grazia Filetici. Stefano Borghini “ELICONA V – Cocalo, o della tecnologia. Una riflessione, quasi in forma dialogica e ispirata a Cesare Brandi, sulle tecnologie applicate ai beni culturali”; Luciana Festa, Antonio Iaccarino e Maria Concetta Laurenti “I busti di Palmira: una reintegrazione con tecnologia 3D”; Luciana Festa, Eleonora Giuoventù, Natalie Iacopino e Sofia Schiattone “Il trattamento della lacuna su superfici lapidee modellate: la presentazione estetica del portale lapideo della Chiesa di S. Giovanni Battista a Matera”; 15.40, discussione.
IL PROGRAMMA: 26 GENNAIO. SESSIONE poster e tavola rotonda conclusiva. Alle 16, coffee break e Sessione Poster. Presenta Antonella Docci “Dipinti murali e stucchi”; Angela Amendola, Caterina Barnaba e Irene Zuliani “L’intervento di presentazione estetica della decorazione in stucco del Mausoleo del Quadraro staccata e ricomposta in un ambiente costruito presso le Terme di Diocleziano a Roma”; Carlotta Banchelli “Il restauro post sismico dell’abside della Chiesa di San Silvestro a L’Aquila: il rispetto di un restauro illustre tra i segni dei terremoti e le origini della Teoria del Restauro nel trattamento delle lacune”; Katarina Bartolj, Suzana Damiani, Alberto Felici e Elisabeth Manship “Embracing the different “languages” of retouching: case study of a cross-cultural approach”; Gonzalo Castillo Alcántara, Alicia Fernández Díaz, Izaskun Martínez Peris e Elena Ruiz Valderas “Dal restauro virtuale al restauro museografico. La decorazione pittorica della porticus post scaenam del teatro romano di Cartagena (Spagna)”; Stefania Di Marcello, Stefania Montorsi e Carolina Tommarelli “I frammenti di affresco dalla chiesa di Santa Maria in Pantano, Montegallo (AP). Riflessione sul rapporto tra reintegrazione e spazialità architettonica nella ricostruzione”; Davide Rigaglia, Valentina Romè e Francesca Gaia Romagnoli “Le decorazioni a sgraffito del castello Torlonia a Civitella Cesi”; Serena Sechi “La reintegrazione pittorica dalla teoria al metodo. Stato di fatto nel trattamento estetico della lacuna Mosaici”; Martina Ambrogi e Marianna Cortesi “Lacuna, oltre la sensibile apparenza. Il giardino all’italiana del Castello Bufalini di San Giustino (PG) Manufatti lapidei”; Anna Borzomati, Emanuele Marconi e Antonio Mignemi “Sant’Agostino in Campo Marzio. La reintegrazione dei marmi antichi con materiali alternativi”; Laura Pasqualini “La teoria del Brandi applicata alle tre dimensioni Manufatti in materiale organico”; Francesca Tonini “With a little help of my friends. Per una metodologia didattica sul ritocco dedicata agli studenti di restauro della scultura lignea”; Giovanna Jacotti “Vergine orante” – scultura lignea policroma Strutture murarie”; Carlotta Banchelli, Vincenzo Calvanese, Fabiano Ferrucci, Raffaella Guarino, Paolo Mighetto, Antonino Russo e Manuela Valentini

Il cantiere di restauro della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Restituire l’antico carattere”. Il restauro dell’oecus tetrastilo della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei”; Luciana Festa e Ylenia Rubino “Integrazioni dell’intarsio pavimentale soggetto a calpestio: la lastra Boncompagni a S. Maria in Vallicella”; Virginia Stampete “Proposta progettuale di allestimento e conservazione del blocco centrale sud delle Case Giardino presso il Parco Archeologico di Ostia Antica in Roma”; Maria Luisa Mutschlechner e Chiara Scioscia Santoro “La facciata di San Tommaso in Formis e il trattamento della lacuna come segno di antico, interpretazione del moderno, testimonianza dell’errore”; 17.30, Tavola rotonda conclusiva. Animano: Shirin Afra, Sara Abram, Emanuela Daffra, Daniela Esposito, Barbara Jatta, Maria Grazia Filetici, Paolo Liverani, Pietro Petraroia, Elisabetta Pallottino, Renata Picone.
Roma. All’Academia Belgica la giornata di studi “Ostia in guerra. Tracce del secondo conflitto mondiale alla foce del Tevere”: le vicende della guerra, a lungo dimenticate, verranno evocate grazie ai documenti d’archivio e alle tracce fisiche ancora visibili sul territorio
Al debutto degli anni ’40 del Novecento gli Scavi di Ostia stavano vivendo un’intensa stagione di scavi finanziati in vista dell’Esposizione Universale di Roma del 1942. Lavori febbrili, che stavano portando in luce un’ampia fetta della città antica, sotto la direzione di Guido Calza. Ma nel 1940 l’Italia entra in guerra: da quel momento niente fu più lo stesso e gli Scavi di Ostia furono coinvolti nel conflitto militare. Gli scavi vennero evacuati di tutto il personale, occupati da contingenti militari e parzialmente devastati da furti e atti di vandalismo, mentre il direttore e gli ispettori si adoperavano per la salvezza dei reperti archeologici e della documentazione d’archivio. Tracce materiali della Guerra sono rimaste a Ostia nelle carte d’archivio, nelle fotografie, nei reperti bellici rinvenuti in corso di scavo. Materiale eterogeneo che messo insieme consente di ricostruire la storia di Ostia antica durante il conflitto. Le vicende della guerra, a lungo dimenticate, verranno evocate grazie ai documenti d’archivio e alle tracce fisiche ancora visibili sul territorio nel corso della Giornata di studi “Ostia in guerra. Tracce del secondo conflitto mondiale alla foce del Tevere”, che si terrà a Roma, all’Academia Belgica, in via Omero 8 a Roma, il 19 settembre 2023, a cura di Dario Daffara, Marina Lo Blundo, Martina Marano. Il convegno “Ostia in Guerra” vuole pertanto mettere in fila le informazioni e i dati eterogenei che possediamo per il periodo della II Guerra Mondiale: un periodo molto vicino cronologicamente a noi, ma poco affrontato negli studi dal punto di vista della gestione di un sito archeologico.
IL PROGRAMMA. Si inizia alle 9.15 con i saluti istituzionali di Sabine van Sprang (direttrice dell’Academia Belgica), cui seguono gli interventi. Alle 9.30, Alessandro D’Alessio (direttore del parco archeologico di Ostia antica) e Giulio Sinan (università Roma Tre) su “La guerra a Ostia: documenti e testimonianze del secondo conflitto mondiale”; 10, Dario Daffara (parco archeologico di Ostia antica) su “Prima della catastrofe: la difesa e l’evacuazione degli scavi”; 10.30, Grégory Mainet (université de Liège) su “I danni di guerra a Ostia antica”; 11, pausa caffè. Alle 11.30, Lorenzo Grassi (giornalista) e Andrea Grazzini (geologo) su “Vestigia belliche nel territorio e negli scavi”; 12, Marina Lo Blundo (parco archeologico di Ostia antica) su “La difesa delle opere d’arte nelle fotografie dell’archivio fotografico”; 12.30, Francesca Galanti (Sapienza università di Roma), Martina Marano (université catholique de Louvain) e Paolo Tomassini (université de Namur) su “Bello ardet… Ostia. Materiale bellico dalla parcella IV, VI, 1”; 13, pausa pranzo. Alle 14, Elizabeth Jane Shepherd (già direttore dell’Aerofototeca nazionale) su “Il territorio ostiense visto dai ricognitori Alleati”; 14.30, Simone Bucri (Ecomuseo del Territorio) su “La guerra nei ricordi degli ostiensi”. Alle 15, discussione finale e chiusura dei lavori: modera Alessandro D’Alessio.
Roma. A Villa Lante sul Gianicolo giornata di studi “La natura e il verde in Ostia antica” promossa dall’Institutum Romanum Finlandiae e dal parco archeologico di Ostia antica

La cavea del teatro romano di Ostia Antica oggi (foto parco archeologico ostia antica)
L’Institutum Romanum Finlandiae e il parco archeologico di Ostia antica organizzano il 21 giugno 2023 una giornata di studi dedicata a “La natura e il verde in Ostia antica”: appuntamento a Villa Lante al Gianicolo. Per partecipare alla conferenza bisogna prenotare il posto compilando il modulo di registrazione. Programma: 9.30, saluti di Alessandro d’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica; 9.40, saluti e introduzione di Ria Berg, direttrice dell’Institutum Romanum Finlandiae; 10, Janet De Laine: “Il giardino dell’Insula dei Dipinti: uno spazio verde nel cuore della città”; 10.30, Paola Olivanti: “Ostia e i giardini: una convivenza difficile?”; 11, caffè; 11.30, Maria Chiara Alati, Roberto Crivellaro, Claudia Irene Mornati: “Memoria ed evoluzione. Il patrimonio paesaggistico ed ambientale del Parco archeologico di Ostia antica fra tradizione e nuove prospettive”; 12, Massimiliano David, Stefano De Togni, Elisa Frigato: “Per una corretta interpretazione dei movimenti della linea di costa e della spiaggia di Ostia antica”; 12.30, Arja Karivieri: “Natura e resilienza ad Ostia antica”.
Il 31 maggio 2024 nella sala Cébeillac-Gervasoni all’interno degli Scavi di Ostia antica la giornata di studi “Il paesaggio archeologico del delta del Tevere” organizzata dal parco archeologico di Ostia antica, dal Comune di Fiumicino e dal dipartimento di Architettura Costruzione e Design del Politecnico di Bari. Il convegno si pone come una discussione aperta sul tema della coesione territoriale intorno ai temi del patrimonio. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Parco:
All’antiquarium del parco archeologico di Ostia antica terzo appuntamento col ciclo di incontri “A proposito di Ostia…” dedicato alla presentazione di libri su tematiche ostiensi (e non solo). Venerdì 24 maggio 2024, alle 17, in sala Mireille Cébeillac, presentazione del libro “Lo spazio monumentale nella città tardoantica” (edizioni Quasar) di Paolo Baronio. L’ingresso è libero, per assistere alla conferenza è necessario recarsi in biglietteria e ritirare il titolo di accesso gratuito, a partire dalle 16.45 e fino alle 18. Introduce Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica. Presenta Monica Livadiotti, docente di Storia dell’architettura antica al Politecnico di Bari. Interviene l’autore.
Il 7 marzo 2024 nella sala conferenze dei Musei Vaticani, alle 15, si terrà la tavola rotonda con discussione conclusiva del convegno “Χάσμα. Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi”. Il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta, insieme ai componenti del Comitato organizzativo Alessandro D’Alessio, Carolina Gaetani, Alessandro Lugari e Tiziana Sòrgoni, introdurranno e animeranno l’incontro. La discussione sarà trasmessa in diretta streaming sul 








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