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Star Walks – Quando il Parco archeologico del Colosseo incontra la musica: nel terzo episodio il cantautore Daniele Silvestri con la “Domus sotto i piedi” in un inedito itinerario nel cuore della Domus Aurea

Terza puntata terza e ultima (“ma solo per ora!”, assicurano al PArCo) per la web-serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, il progetto del Parco archeologico del Colosseo in media partnership con Rai Radio2 per portare la musica nel cuore dell’area archeologica centrale di Roma. “Ancora una volta il Parco archeologico del Colosseo va incontro agli abitanti della sua città, a pochi giorni dalla riapertura delle sue porte”. Questa volta, con l’episodio dal titolo “La Domus sotto i piedi”, alla scoperta di un itinerario inedito nel cuore della Domus Aurea ci sarà il cantautore Daniele Silvestri, accompagnato dal giornalista e talent di Radio2 Gino Castaldo, con l’archeologo Alessandro D’Alessio. Puntata registrata prima del DPCM sul Coronavirus. Questa star walk prende le mosse dall’esigenza del cantautore di trovare – con la stessa ambizione che aveva contraddistinto l’imperatore Nerone nello scegliere la propria dimora – uno “studio di registrazione degno di lui!”: Daniele Silvestri si muoverà all’interno del padiglione della reggia neroniana ancora conservato sul Colle Oppio, spostandosi da una stanza all’altra delle oltre 150 sale di cui si compone questo settore della Domus Aurea, concludendo la visita nella spettacolare aula Ottagona. Chiude la passeggiata, dopo l’ingresso nella spettacolare Sala Ottagona, un intenso omaggio alla memoria di Giovanni Falcone, registrato nel giorno della ricorrenza dell’attentato di Capaci, avvenuto il 23 maggio 1992. A passo di musica, accompagnato da Rai Radio2, ancora una volta il Parco archeologico del Colosseo va incontro agli abitanti della sua città, a pochi giorni dalla riapertura delle sue porte. Il valore del connubio tra le diverse discipline del comparto cultura è alla base di un’altra novità: in attesa di programmare la seconda serie di Star Walks, il 24 maggio 2020 è lanciato anche il profilo Spotify del PArCo. I primi utenti troveranno la playlist “StarWalks” con le canzoni suonate sinora dagli ospiti della web-serie, insieme a playlist tematiche, destinate ad arricchirsi nel tempo anche grazie al coinvolgimento degli stessi visitatori, che godranno così di una sempre più ampia offerta musicale.

“Sulle tracce di Nerone”: un itinerario in sei tappe proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: si inizia con il Criptoportico, uno degli ambienti più decorati del Palatino

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

“Sulle tracce di Nerone” con il parco archeologico del Colosseo: un nuovo itinerario che si snoda tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” – pretesa Nerapolis – che Nerone avrebbe voluto rifondare durante il suo principato. Dal 20 maggio 2020 ogni mercoledì sera gli archeologi del Parco Federica Rinaldi e Alessandro D’Alessio svelano una delle 6 tappe del percorso che parte con il cosiddetto Criptoportico neroniano, prosegue nei cosiddetti “Bagni di Livia”, approfondisce il tema delle decorazioni pavimentali marmoree e giunge a toccare quella che forse potrebbe essere la sala da pranzo rotonda e rotante descritta dalle fonti. Da qui l’affaccio sulla valle del Colosseo, un tempo occupata dallo stagno e dal vestibolo della Domus Aurea, il cui padiglione principale era collocato sul Colle Oppio.

La ricca decorazione del criptoportico di Nerone sul Palatino (foto PArCo)

La prima tappa “sulle tracce di Nerone” è al lungo Criptoportico: comunemente attribuito proprio a Nerone, è “davvero” neroniano? Si chiedono gli archeologi. “In realtà no. Questo criptoportico, uno dei tanti che collegava spazi e ambienti riccamente decorati sul Palatino, faceva già parte del complesso della Domus Tiberiana. Se non già Tiberio e Caligola, Claudio e specialmente Nerone trasformarono infatti i diversi nuclei delle domus tardo-repubblicane e primo-imperiali qui esistenti in un palazzo architettonicamente unitario. Il Criptoportico era quindi un passaggio sotterraneo, illuminato da finestre a bocca di lupo, che collegava diversi settori dal clivo Palatino alle Case di Livia e di Augusto: Nerone non fece altro che ampliarlo (è stata calcolata una lunghezza di ben 130 metri!) e decorarlo con pavimenti a mosaico bianco e nero e meravigliosi stucchi. Un’anticipazione che farà piacere a chi ci segue: una parte di questi stucchi, con cassettoni, elementi vegetali ed eroti, non appena riapriremo al pubblico, sarà musealizzato all’interno del Museo Palatino e potrà tornare così ad essere ammirato da tutti”-

#iorestoacasa. “Gli artisti del Rinascimento, tra cui Raffaello, scoprirono le pitture della Domus Aurea attraverso un’apertura. Lo stesso è capitato anche agli archeologi moderni”: così il parco archeologico del Colosseo ricorda la scoperta della Sala della Sfinge alla Domus Aurea

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

In questi giorni la Domus Aurea avrebbe dovuto ospitare la grande mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Così il Parco archeologico del Colosseo sui social tiene vivo il tema tornando a parlare di Raffaello in Domus Aurea. Con un paragone interessante. “Come già capitato agli artisti del Rinascimento, anche gli archeologi, gli architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo si sono imbattuti in una grande apertura all’altezza della copertura di una stanza della Domus Aurea”. È così che è stata scoperta la Sala della Sfinge. E propone il video con il sopralluogo della direttrice del Parco, Alfonsina Russo, appollaiata sopra le impalcature, a verificare la straordinaria scoperta, grazie ad un ponteggio montato per restaurare la volta della sala 72 della Domus Aurea. Al momento se ne conoscono 150.

“Rischiarate dalle luci artificiali”, raccontano, “sono apparse l’intera volta a botte di una sala completamente affrescata, la sommità delle pareti e la finestra a bocca di lupo che si apre sulla lunetta di fondo dell’ambiente. Tra diverse figurine elegantemente dipinte con tratti di colore denso (centauri rampanti, figure di Pan con oggetti fra le mani, creature acquatiche stilizzate tra ghirlande e cespi) sulla lunetta di fondo si staglia una tipica architettura immaginaria con le sue esili colonne su uno sfondo inesistente. Accanto ad essa, una muta e solitaria sfinge da cui questa sala prende il nome”. In realtà la scoperta risale alla fine del 2018, ed è stata annunciata nel maggio 2019, dopo la messa in sicurezza degli affreschi, con la relazione di Alessandro D’Alessio, il funzionario responsabile della Domus Aurea: “Ci siamo imbattuti in una grande apertura posta proprio all’imposta nord della copertura della stanza. Rischiarata dalle luci artificiali è apparsa d’un tratto l’intera volta a botte di una sala adiacente completamente affrescata”.

Roma. Anticipazioni sulla mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (per ora bloccata dall’emergenza coronavirus) promossa da Parco archeologico del Colosseo ed Electa nei suggestivi ambienti della reggia neroniana in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio: ricostruzioni virtuali, riletture, e giochi di specchi

La pagina del sito di Electa che pone tra gli eventi futuri la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: l’immagine (foto De Agostini) mostra “Il Laocoonte nella Domus Aurea”, tela dipinta da George Chedanne e conservato al museo di Rouen

Era tutto pronto per il grande evento alla Domus Aurea promosso dal Parco archeologico del Colosseo per il cinquecentenario dalla morte di Raffaello Sanzio: la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Ma l’emergenza coronavirus con la chiusura per decreto governativo di musei e parchi archeologici ha bloccato tutto. Lunedì 6 aprile 2020, in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, il Parco archeologico del Colosseo insieme a Electa ha presentato una speciale maratona dedicata al maestro urbinate, in attesa della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, mostrando sotto una nuova luce i suggestivi ambienti della residenza neroniana, con anticipazioni sull’allestimento, e muovendo in anteprima tra le architetture e le decorazioni della Domus Aurea, tra ricostruzioni virtuali, riletture, e giochi di specchi.

Il rendering della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” realizzato da dotdotdot.it

La mostra, il cui allestimento e interaction design sono progettati da dotdotdot.it, si svilupperà nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate, dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”. Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea viene progettato un ingresso dedicato. In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona della Domus Aurea. Una linea guida che accompagnerà il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano. Il progetto, curato da Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone, raccontando la storia e l’arte di uno dei complessi architettonici più famosi al mondo, che ha segnato e influenzato, con la sua scoperta, l’iconografia del Rinascimento. Alla mostra si accompagna il catalogo edito da Electa, che ripercorre la riscoperta della Domus Aurea e l’invenzione delle grottesche grazie allo straordinario impulso di Raffaello.

La famosa “coenatio rotunda” (Sala Ottagona) della Domus Aurea neroniana (foto parco archeologico del Colosseo)

La Domus Aurea. L’imperatore Nerone, dopo il devastante incendio del 64 d.C. che distrusse gran parte del centro di Roma, iniziò la costruzione di una nuova residenza che per sfarzo e grandiosità passò alla storia con il nome di Domus Aurea. Progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, la reggia era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. I nuclei principali del palazzo si trovavano sul Palatino e sul colle Oppio ed erano celebri per la sontuosa decorazione in cui a stucchi, pitture e marmi colorati si aggiungevano rivestimenti in oro e pietre preziose. L’enorme complesso comprendeva, tra l’altro, bagni con acqua normale e sulfurea, diverse sale per banchetti, tra cui la famosa coenatio rotunda, che ruotava su se stessa, e un enorme vestibolo che ospitava la statua colossale dell’imperatore nelle vesti del dio Sole. Dopo la morte di Nerone i suoi successori vollero cancellare ogni traccia dell’imperatore e del suo palazzo. I lussuosi saloni vennero privati di rivestimenti e sculture e riempiti di terra fino alle volte per essere utilizzati come sostruzioni per altri edifici. In occasione della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, la Domus Aurea sarà eccezionalmente aperta al pubblico con orari prolungati.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

La riscoperta delle Grottesche. La storia della riscoperta delle “grottesche” comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori (Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli tra i primi) si calarono nelle cavità del colle Oppio per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche delle antiche abitazioni romane: pensavano di trovarsi di fronte agli affreschi delle Terme di Tito e invece stavano scoprendo, senza ancora saperlo, le rovine dimenticate dell’immenso palazzo imperiale che Nerone, dopo il disastroso incendio del 64 d. C., aveva voluto far costruire nel cuore di Roma. Nel 1496 appariva a stampa per la prima volta il termine “grottesche”, coniato probabilmente dagli stessi artisti per definire i diversi sistemi decorativi della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea. Sarà però Raffaello, nel secondo decennio del Cinquecento, insieme al fidato collaboratore Giovanni da Udine, a comprendere a fondo la logica di questi sistemi decorativi, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, per la prima volta nella Stufetta del cardinal Bibbiena (1516) e poi, sempre nell’appartamento del Bibbiena nel Palazzo Apostolico in Vaticano, nella Loggetta (1516-17), vera e propria prova generale per il grande ciclo di stucchi ed affreschi all’antica realizzato nelle Logge vaticane (1517-1519). La secolare fortuna delle grottesche, in particolare nell’interpretazione fornita da Raffaello e dai suoi seguaci, può essere documentata anche sul lunghissimo periodo: alcuni dei massimi artisti novecenteschi, come Paul Klee e Alexander Calder, hanno infatti subìto il fascino delle grottesche antiche e rinascimentali. Saranno in particolare i principali esponenti del Surrealismo (Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miro, Yves Tanguy), a causa della natura fantastica, irrazionale, sostanzialmente irrealistica, di questo sistema decorativo, a essere sedotti dall’“arte magica” delle grottesche, riproponendo ancora una volta, in chiave onirica e freudiana, quelle invenzioni capaci di scandalizzare il gusto dei classicisti e la falsa coscienza dei moralisti.

Roma. “Madri mogli e cittadine esemplari” con Francesca Cenerini e Simonetta Soldani apre il nuovo ciclo de “I Giovedì del PArCo” alla Curia Iulia, sette incontri dedicati a “Radici classiche: alle origini del femminile”

La Curio Iulia nel foro romano sede degli incontri de “I Giovedì del PArCo”

Invito al ciclo “Radici classiche: alle origini del femminile” per “I Giovedì del PArCo”

Sette incontri per scoprire “Radici classiche: alle origini del femminile”, pensati per mettere a confronto rappresentazione e vita delle donne della società romana con quelle delle epoche successive. È il nuovo ciclo di conferenze per gli incontri “I giovedì del PArCo” alla Curia Iulia nel Foro romano a cura di Marina D’Amelia, Ines Arletti e Alessandro D’Alessio, promosso dal Parco archeologico del Colosseo con il proficuo contributo della Società Italiana delle Storiche, e realizzata in collaborazione con Electa. Si svolgeranno il giovedì pomeriggio alle 16.30 dal 12 settembre al 31 ottobre 2019. Il Senato della Roma antica apre dunque nuovamente le sue porte al pubblico. All’interno del suggestivo spazio della Curia Iulia gli appuntamenti, sotto forma di dialogo tra due specialisti, propongono di riflettere insieme sulla storia delle donne romane e su quegli aspetti che ancora guidano la lettura e l’interpretazione dell’esistenza femminile nella vita domestica, pubblica e politica anche nei secoli a venire. L’obiettivo è rendere partecipe un pubblico sempre più vasto delle ricerche condotte negli ultimi trent’anni che hanno arricchito la conoscenza sul ruolo delle donne e sulle relazioni tra i sessi nel periodo antico, messo a confronto in ogni incontro con quello moderno e contemporaneo. La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti (max 100 seduti e 30 in piedi) previa esibizione del programma e/o dell’invito all’ingresso.

La locandina del ciclo “Radici classiche: alle origini del femminile” alla Curio Iulia nel Foro romano

Il ciclo “Radici classiche: alle origini del femminile” inizia giovedì 12 settembre 2019 con Francesca Cenerini e Simonetta Soldani che si confrontano su “Madri mogli e cittadine esemplari”. Giovedì 19 settembre sarà la volta di Alessandro D’Alessio ed Elisa Novi Chavarria su “L’onore della città: vestali, religiose e monasteri”. Quindi si passa a giovedì 3 ottobre 2019 quando Alessandro Pagliara e Marina D’Amelia dialogheranno su “L’esercizio del potere”. Giovedì 10 ottobre toccherà a Paola Quaranta e Barbara Curli confrontarsi su “Artigiane liberte e imprenditrici”. Giovedì 17 ottobre interverranno Rja Berg e Renata Ago su “Patronage e prestigio familiare”. Penultimo incontro giovedì 24 ottobre con Salvatore Monda e Carlotta Sorba su “Donne in scena”. Chiude il ciclo giovedì 31 ottobre il colloquio tra Elisa Celli e Giulia Calvi su “Insignia delle donne e il lusso”. Il ciclo “Radici classiche: alle origini del femminile” di conferenze sarà introdotto il 12 settembre 2019 alle 16.30 dallo storico Andrea Giardina e dal direttore del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo; nel corso di ogni incontro archeologi del Parco e studiosi di università italiane e straniere approfondiranno la realtà delle donne a partire da alcuni contesti tematici privilegiati per dimostrare come non ci sia sempre stata esclusione delle donne dalla vita pubblica e dalla politica. Al contrario hanno esercitato un’influenza nelle strategie politiche della famiglia, iniziative e interventi di mediazione e di supplenza in momenti eccezionali e in tempo di guerra civile.

Francesca Cenerini insegna “Epigrafia e istituzioni romane e Storia sociale del mondo antico” all’università di Bologna

“La donna romana” di Francesca Cenerini

“Dive e donne” di Francesca Cenerini

Il primo incontro è dunque “Madri mogli e cittadine esemplari” giovedì 12 settembre 2019 con Francesca Cenerini e Simonetta Soldani. Francesca Cenerini insegna “Epigrafia e istituzioni romane e Storia sociale del mondo antico” all’università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni si può ricordare il libro “La donna romana. Modelli e realtà” (Il Mulino, 2013). La donna romana rappresentata dagli scrittori antichi o negli elogi funebri appare una figura ideale, matrona integerrima, sottratta al contatto con gli estranei. Viceversa, le donne «facili», quelle di condizione sociale ed economica inferiore, e le schiave, sono prive di qualsiasi statuto. Utilizzando diversi tipi di fonti, dalla letteratura alle epigrafi, il volume traccia il profilo della donna romana considerandola da tutti i punti di vista: il diritto e la famiglia, il matrimonio, l’educazione, il quotidiano (dall’abbigliamento all’acconciatura), i costumi sessuali, la religione e il lavoro. Ne emerge non un unico modello, ma tanti modi diversi di essere donna nella società dell’antica Roma. Al 2009 risale invece il libro “Dive e donne. Mogli, madri, figlie e sorelle degli imperatori romani da Augusto a Commodo” (Angelini Photo Editore). Quanto contano la ricchezza femminile, la fertilità, il carattere e la psicologia personale delle donne imperiali romane? Ogni epoca, dall’antichità ai giorni nostri, ridisegna l’immagine di queste grandi figure femminili. Di loro, già Tacito e Svetonio ci descrivono immagini e non realtà. Oggi, comunque, noi dobbiamo fare i conti con la longevità di queste immagini e di questi stereotipi. Escluse dalla vita politica e dai luoghi della politica, alle donne romane il diritto concede la possibilità di diventare molto ricche, soprattutto attraverso l’eredità dei patrimoni familiari e, quindi, di rivendicare un ruolo essenziale nella società e nell’economia dell’epoca. Soprattutto con la loro “sessualità”, però, le donne di potere di Roma imperiale assumono una funzione importantissima: quella di assicurare un erede alla dinastia. Il libro ci porta a scoprire il troppo spesso dimenticato mondo delle grandi donne imperiali romane tra I secolo a.C. e II d.C. Leggendo di Livia e Messalina, Poppea e Agrippina, scopriamo quanto e come sia cambiato il ruolo della donna nel corso dei secoli.

La professoressa Simonetta Soldani

Con Cenerini dialoga Simonetta Soldani, storica contemporaneista. Fino al 2016 è stata professoressa ordinaria di Storia contemporanea e Storia politica e sociale dell’età contemporanea all’università di Firenze. Fa parte della direzione della rivista di storia contemporanea “Passato e Presente” ed è stata tra le fondatrici della Società italiana delle storiche (SIS). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “L’onore e le donne” (Liberodiscrivere, 2008); “Cittadine uguali e distinte. Donne, diritti e professioni nell’Italia liberale (1865-1919)”, in Alessandra Martinelli e Laura Savelli (a cura di), Percorsi di lavoro e progetti di vita femminili, (Felici Editore, Pisa 2010); “L’Italia al femminile”, in Giuseppe Sabbatucci, Vittorio Vidotto (a cura di), L’unificazione italiana (Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2011); “Donne e giornalismo. Percorsi e presenze di una storia di genere” (Franco Angeli, 2015).

Roma. Sul Palatino apre al pubblico dopo settant’anni la Domus Transitoria, la prima reggia di Nerone, distrutta dall’incendio del 64 d.C. Si visita col nuovo biglietto “Super”

Un’ipotesi di ricostruzione della Domus Transitoria sul Palatino, la prima reggia di Nerone

Un ambiente della Domus Transitoria ora aperti al pubblico (foto Roberto Lucignani)

È stata la prima reggia di Nerone, sul Palatino. Prima della più famosa Domus Aurea realizzata sul vicino Colle Oppio. È la cosiddetta Domus Transitoria, andata distrutta dall’incendio del 64 d.C., per intenderci quello le cui cause e il ruolo dello stesso imperatore sono ancora oggetto di discussione. Dopo quasi settant’anni di chiusura, lunghi anni di interventi di restauro e di messa in sicurezza, e qualche sporadica apertura, la Domus Transitoria, apre finalmente al grande pubblico venerdì 11 aprile 2019. Un evento. Come spiega il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo: “Un traguardo importante di ampliamento dei luoghi sul Colle dei Cesari. Questo sarà l’incipit per un nuovo percorso, quello neroniano, che lega il palazzo sul Palatino distrutto dall’incendio del 64 con quella che sarà la reggia per eccellenza, ovvero la Domus Aurea sul colle Oppio (di cui pensiamo di incrementare l’apertura di un giorno, il venerdì). Quindi i visitatori potranno in un unico percorso vedere due luoghi straordinari legati a questo imperatore così controverso. Verso fine anno apriremo anche la Domus Tiberiana, cioè le viscere del Palatino con il clivus della Vittoria”. L’accesso sarà possibile con il nuovo biglietto “Super” a 16 euro che permette di visitare Foro Romano, Palatino e siti Super (Museo Palatino, Casa di Augusto e di Livia, Aula Isiaca e Loggia Mattei, Criptorportico Neroniano, Santa Maria Antiqua con oratorio dei Quaranta Martiri e Rampa Domizianea, Tempio di Romolo).

La visita della Domus Transitoria sul Palatino è prevista con piccoli gruppi (foto Roberto Lucignani)

La pianta della Domus Transitoria, la prima reggia di Nerone

Le visite saranno per piccoli gruppi, visto che si accede attraverso una delle due antiche scale originali, scendendo nel ventre del Palatino, in un ampio spazio che oggi appare chiuso come una grotta da un vasto solaio costruito negli anni ‘60 del secolo scorso. Il percorso di visita, curato da Alessandro D’Alessio, è arricchito da un allestimento illuminotecnico che sottolinea i punti chiave dell’opulenza, tra i pavimenti in tarsie marmoree in opus sectile, e le volte con affreschi, rivestiti di foglie d’oro, lapislazzuli. “La domus è al sotto della cosiddetta Coenatio Iovis della Domus Flavia, nota come Bagni di Livia, scavata la prima volta nel Settecento dai Farnese”, ricordano gli archeologi. “Gli ambienti sono opulenti. C’è un ninfeo concepito come la frons scaene di un teatro con giochi d’acqua per intrattenere Nerone e i suoi ospiti. Sul pulpito sfilano piccole nicchie ornate di colonnine in marmo policromo, da cui duemila anni fa uscivano zampilli d’acqua in sincrono con la cascata del ninfeo. Di fronte, un padiglione sostenuto da colonne in porfido dove Nerone amava sdraiarsi, al centro di una serie di sale lussuosamente decorate, dove oggi incombono le fondamenta della Domus Aurea”. Nella sala del padiglione, una proiezione in doppio audio (italiano e inglese) introduce i visitatori alla storia della prima residenza neroniana sul Palatino e la mette in rapporto con la successiva Domus Aurea. La visita prosegue esplorando altri preziosi ambienti, fino ad attraversare una inaspettata imponente latrina da 80 posti, intersecata dal muro di fondazione della successiva costruzione dell’età di Domiziano. E si raggiunge un settore finale, non appartenente alla Domus Transitoria, dove un video wall offrirà la vertiginosa ricostruzione dell’apparato decorativo pittorico dell’epopea neroniana.