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All’Archeologico prima visita guidata alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani” oggi parte integrante del percorso museale. E da sabato novità ai musei di Adria, Fratta Polesine ed Este: visita guidata con la nuova app “Attenti al lupo!” per un percorso multimediale immersivo, fatto di video e realtà aumentata

La locandina per la visita guidata alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani” al museo Archeologico nazionale di Adria

In occasione dei 200 anni dalla nascita di Francesco Antonio Bocchi, giovedì 20 maggio 2021, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Adria, la prima visita guidata, a cura di Sandra Bedetti, alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani”. La mostra, che risale al 2018, è diventata ormai parte integrante dell’allestimento del museo, venendo a colmare un periodo della storia adriese, quello rinascimentale, poco trattato. La visita guidata è gratuita con il biglietto di ingresso al museo. Ingresso gratuito per i possessori di abbonamento. Prenotazione obbligatoria allo 042621612.

Un prezioso piatto rinascimentale della collezione Bocchi in mostra ad Adria (foto pm-veneto)

La storia di Adria non si ferma al mondo Antico, come già aveva acutamente osservato nell’Ottocento Francesco Antonio Bocchi, il “padre” dell’archeologia adriese: “…L’arte figulina durò in Adria anche dopo i tempi romani. Non è quindi un caso se proprio al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), un po’ per rendere omaggio alla famiglia Bocchi, un po’ per restituire per la prima volta alla città di Adria un pezzo dimenticato della sua storia, nel dicembre 2017, sia stata inaugurata la mostra (oggi come detto parte integrante del percorso museale) “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, su ideazione e coordinamento di Alberta Facchi e Antonio Giolo, e curata dall’archeologa Sandra Bedetti e da Luca Doria, giovane studente dell’ateneo patavino che ha compiuto un lungo tirocinio per l’inventariazione e la ricerca del materiale e il riscontro dei pezzi con l’inventario originale redatto da F. A. Bocchi (vedi “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”: dai magazzini del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima volta esposte in mostra le preziose ceramiche del XVI secolo. Con l’occasione si lancia il restauro di una “pianella” (sandalo rinascimentale veneziano ad alto tacco) da finanziare con l’Art Bonus | archeologiavocidalpassato).

Sabato 22 maggio 2021, al museo Archeologico nazionale di Adria, al museo nazionale Atestino di Este, e al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine arriva la novità: “Attenti al lupo”! Dal 22 maggio infatti il museo si potrà visitare con una nuova narrazione, quella ideata – sulla base della leggenda narrata dallo storico Strabone – da Talea Teatro e TOP-Teatri Off Padova. L’orma di un lupo diventa la chiave di accesso per un percorso multimediale immersivo, fatto di video e realtà aumentata, che mette in relazione i tre musei. Il percorso di visita, attivabile tramite la app di Museum Alive (disponibile gratuitamente per Android e iOS), viene presentato sabato 22 maggio, alle 11.30, con ingresso solo su invito. Nel pomeriggio, seguiranno due visite alle 15.30 e 16.30: due turni di visita guidata all’uso della App da parte del gruppo teatrale Talea Teatro. Prenotazione obbligatoria (max 12 persone). Ingresso a pagamento, ad eccezione dei possessori di abbonamento. Tutte le attività si svolgono nel rispetto della normativa anti Covid.

Rovigo. È nato “Pollìcinum. Museo Polesine”, il Sistema Museale Provinciale Polesine che raccoglie 26 musei del Polesine. Obiettivo: veicolare l’immagine di un territorio a misura d’uomo, ricco di cultura e natura, adatto al turismo lento. Primi risultati: video-clip, mappa, tre itinerari gratuiti, progetto Wikipedia, servizio foto e video, nuovi siti web per 4 grandi musei

Il logo di “Pollìcinum. Museo Polesine”, il Sistema Museale Provinciale Polesine
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Alberta Facchi, funzionario referente per il MuSST, Direzione regionale musei Veneto (foto Provincia Rovigo)

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Cristiano Corazzari, assessore regionale alla Cultura della Regione Veneto (foto Provincia Rovigo)

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Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo (foto Provincia Rovog

Ventisei musei del Polesine hanno unito le proprie forze per veicolare l’immagine di un territorio a misura d’uomo, ricco di cultura e natura, adatto al turismo lento. È nato il Sistema Museale Provinciale Polesine (www.smppolesine.it). Gli obiettivi sono stati quelli di lavorare sull’immagine percepita del Polesine a livello locale, regionale e nazionale al fine di superare gli stereotipi associati al Polesine e veicolare l’immagine di un territorio a misura d’uomo, ricco di cultura e natura, adatto al turismo lento, proponendo una nuova narrazione del territorio. Il progetto ha preso il nome di POLLÌCINUM. MUSEO POLESINE, dalla più antica attestazione del nome nei documenti medievali. Tutte le azioni di progetto sono state coordinate dal Comitato di Pilotaggio del MuSST#2 e dai consulenti della Local Area Network. È una nuova narrazione per i musei della provincia di Rovigo. Il piano strategico di valorizzazione del patrimonio culturale del Polesine, obiettivo del progetto ministeriale MuSST#2, avviato a gennaio 2020 e frutto dell’Intesa tra la Direzione Regionale Musei del Veneto (MiBACT), nella persona di Alberta Facchi, la Regione del Veneto (assessore alla Cultura Cristiano Corazzari), la Provincia di Rovigo (presidente Ivan Dall’Ara) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (presidente Gilberto Muraro), è giunto al suo primo giro di boa. La condivisione delle linee operative e delle azioni intraprese nella prima annualità del progetto MuSST “Musei fra Adige e Po” e l’avvio di un dialogo fra istituti museali afferenti al Sistema Museale Provinciale Polesine e le diverse espressioni culturali, naturalistiche, economiche, ha permesso di focalizzare e raggiungere i primi obiettivi auspicati.

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Panoramica sul museo di Ca’ Vendramin in Polesine (foto Drm-Veneto)

Tutte le azioni di questa prima annata condividono, infatti, la volontà di creare basi solide su cui costruire nei prossimi anni ampie progettualità di rete tra musei, mettendo in atto una sperimentazione da applicare poi a livello regionale e nazionale secondo gli obiettivi del Sistema Museale Nazionale e facendo affidamento su personale formato, su database visuali aggiornati e su contenuti validati. L’approccio metodologico di tipo “partecipativo” promosso ha caratterizzato un’ampia attività di ricerca, documentale e visuale che ha messo in evidenza potenzialità e prospettive diverse sul territorio, coinvolgendo più soggetti: dal CPSSAE (Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici) ad ICOM (International Council of Museums) sezione Triveneto, da Rovigo Convention & Visitors Bureau (Promozione culturale e turistica del territorio) ad un team di giovani creativi e artisti, alle imprese culturali del territorio.

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria (foto Drm-Veneto)
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L’ingresso del museo dei Grandi Fiumi a Rovigo (foto Drm-Veneto)

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La mappa del Sistema museale provinciale Polesine “Pollìcino” (foto Provincia Rovigo)

Le azioni e i risultati della prima annualità. 1) Clip Video POLLICINUM. MUSEO POLESINE 90″, un breve video di 90” per raccontare come i musei e il paesaggio conservino la memoria di uomini e miti della terra tra Adige e Po. Ideazione e realizzazione: Camilla Ferrari (musiche originali) e Alberto Gambato (riprese). 2) La Mappa /Flyer dei musei. Ideazione del concept grafico “Pollìcinum. Museo Polesine” frutto di un brainstorming partecipato; progettazione grafica della mappa, adattamento contenuti in base alla linea editoriale funzionale agli obiettivi e traduzione in lingua inglese. Stampa in 10.000 copie: distribuzione di parte di esse ai musei afferenti al Sistema Museale Provinciale Polesine, mentre un’altra parte è destinata alla promozione Coordinamento di tutte le fasi, briefing iniziale, controllo contenuti: Cristina Regazzo per Rovigo CVB. 3) tre itinerari gratuiti sulla piattaforma Izi.travel: https://izi.travel/it/search/polesine. Realizzati in sinergica collaborazione tra i musei e le imprese culturali che offrono servizi museali in Polesine, i tre itinerari collegano i musei del Polesine secondo diverse tematiche e sono rivolti a tre pubblici diversi. Per una fruizione del territorio adatta alle esigenze di ogni età. 4) Il progetto Wikipedia sui musei del Polesine. Progetto di valorizzazione dei musei sull’enciclopedia libera Wikipedia, in collaborazione con il CPSSAE -Centro Polesano Studi Storici Archeologico Etnografici e con giovani laureati in discipline storico-artistiche. effettuata la schedatura della totalità dei musei per il caricamento su Wikipedia. Ciò fornirà le basi per la veicolazione di contenuti di alto livello divulgativo e per l’adesione alla campagna annuale di “wiki loves monuments”, il concorso fotografico appositamente creato da Wikipedia per far conoscere i beni culturali nel mondo. Esempio: https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_archeologico_nazionale_di_Adria Ideazione e realizzazione: CPSSAE, Sandra Bedetti (coordinamento); Alessandra Papuzzi, Sara Veggian (redazione e caricamento schede). 5) Il servizio foto e video. Mappatura e riorganizzazione del materiale foto e video esistente e produzione di materiale originale dei singoli istituti, creando un vero a e proprio archivio immagini da mettere a disposizione dei 26 musei per la comunicazione e la valorizzazione. 6) I siti web di 4 musei (in corso di realizzazione): musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine; il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e il museo di Ca’ Vendramin, è stato realizzato un template secondo le regole AGID, con piena accessibilità anche ai disabili. Le novità assolute dei siti saranno l’integrazione con il Catalogo dei Beni Culturali della Regione veneto e del MiBACT, al fine di incorporare e rendere pubbliche le schede dei beni culturali, e la parte di gamification: una sezione di quiz e giochi per interativi sui contenuti dei musei. Il sito del museo archeologico nazionale di Adria renderà pubbliche più di 1500 schede di materiali che verranno incrementate con il tempo. Ideazione e realizzazione: Meeple srl.

I musei e il paesaggio tra Adige e Po conservano la memoria di uomini e miti. Nasce sulla rotta indicata da queste parole il progetto cinematico dal titolo POLLICINUM. MUSEO POLESINE 90, che si propone come nuova narrazione del patrimonio culturale del Polesine. Realizzato dagli artisti Camilla Ferrari e Alberto Gambato, è stato girato interamente nei musei della provincia di Rovigo e nel paesaggio che li circonda. Il flusso delle immagini rende possibile un matrimonio, quello tra il disvelamento del mito di Fetonte e il paesaggio che ne accolse l’epilogo. Il giovane Fetonte, figlio del dio Apollo, ottenne non senza remore paterne di guidare il carro del sole. Ne perse il controllo e, dopo aver devastato quasi tutto il globo terrestre, venne punito con un fulmine da Zeus che lo precipitò nell’Eridano, il fiume Po. Qui, con lacrime trasformate in gocce d’ambra, lo piansero le sorelle, che dallo stesso Zeus furono tramutate in pioppi, ancora oggi presenti sulle rive del fiume. La narrazione video si sviluppa muovendosi dall’alto verso il basso, dal cielo verso la terra, seguendo metaforicamente la caduta di Fetonte, in un panorama silenzioso e timido come quello polesano, dagli orizzonti vaghi e in eterno mutamento, appena accarezzati dalla luce. Una piccola goccia d’acqua accompagna lo spettatore attraverso lo scandaglio del territorio, solcandone i luoghi della memoria. Paesaggi e musei offrono all’uomo i propri tesori tenacemente sopravvissuti allo scorrere del tempo, per raccontarne l’intima poesia. Anche la musica segue la discesa di Fetonte verso l’Eridano, sottolineando gli eventi visivi e di racconto attraverso la voce narrante, poggiata su di una struttura musicale in parte elettronica, ma per larghissimi tratti affidata alla generosità musicale di suoni reali, vividi, generati proprio dagli oggetti conservati nei musei. Le percussioni, ad esempio, nascono dal suono di anfore romane conservate al museo Archeologico nazionale di Adria, mentre le piccole campanelle udibili sono nascoste fra gli ingranaggi delle macchine musicali nel museo della Giostra di Bergantino.

“Archeologia a pedali”: pomeriggio in piena sicurezza alla scoperta in bicicletta delle aree archeologiche di Adria con possibilità di una visita guidata speciale al museo Archeologico nazionale di Adria con la direttrice

La locandina dell’iniziativa “Archeologia a pedali” ad Adria

Basta solo un po’ di buona volontà per un pomeriggio in piena sicurezza alla scoperta delle aree archeologiche di Adria e quattro euro per una visita guidata speciale al museo Archeologico nazionale di Adria. “Archeologia a pedali” è l’originale proposta organizzata il 26 giugno 2020 da Cerido (Centro ricerca e documentazione del Delta), Mibact-museo Archeologico nazionale di Adria, Comune di Adria, Delta Po Experience, Pro Loco Adria, con due guide di eccezione, Sandra Bedetti e Nicola Donà. “Torniamo ad incontrarci in sicurezza, immergiamoci nei paesaggi dell’antico Delta con un percorso archeologico nel centro di Adria”, è l’invito degli organizzatori. Ma, attenzione, la prenotazione è obbligatoria allo 3339977712. Il percorso in bicicletta porterà i partecipanti alla scoperta delle più antiche testimonianze di Adria e delle tracce dell’antico Delta: la storia della città che ha dato il nome all’Adriatico passa attraverso l’insediamento dei greci, degli etruschi, dei celti e dei romani che sono giunti in questi luoghi attratti dai suggestivi paesaggi d’acqua e da terreni particolarmente fertili. “L’iniziativa – sottolineano gli organizzatori – vuole rappresentare un contributo da parte delle guide alla ripartenza del turismo culturale e naturalistico un settore particolarmente colpito dalla pandemia che sta vedendo in questi giorni i primi timidi momenti di lavoro e normalità”.

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria

Il ritrovo venerdì 26 giugno 2020 al museo Archeologico nazionale di Adria in via Badini 59: alle 17.30 partenza della pedalata; alle 19, ritorno in museo. Per chi volesse abbinare alla pedalata una interessante visita al museo nazionale, alle 17, possibilità di visita guidata all’Archeologico da parte della direttrice Alberta Facchi (ingresso al museo per adulti: 4 euro; 2 euro 18-25 anni). Curiosi di sapere dove siano i luoghi di rinvenimento dei reperti del museo di Adria? Ecco un’occasione per rispondere a questa domanda: prendi la bici o il monopattino e unisciti all’ archeologia… a pedali!

#iorestoacasa. Museo Archeologico nazionale di Adria: la mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto”, chiusa per emergenza coronavirus, diventa una kermesse virtuale: da aprile a maggio sei seminari web di approfondimento

La locandina della mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” al museo Archeologico nazionale di Adria: chiusa per emergenza coronavirus, riaprirà il 5 settembre 2020

La tela raffigurante Luigi Groto detto il Cieco di Adria, di proprietà dell’amministrazione comunale di Adria, custodita nella sede municipale, attribuito a Jacopo Robusti detto il Tintoretto o piuttosto alla sua bottega era stata pensata come il punto di partenza della mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” curata da Alessandro Ceccotto al museo Archeologico nazionale di Adria (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/02/14/al-museo-archeologico-nazionale-di-adria-la-mostra-lo-sguardo-del-buio-il-cieco-dadria-e-il-tintoretto-viaggio-nelliconografia-del-lett/), è promosso dal Comune di Adria e dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo – Polo museale del Veneto, in collaborazione con la Pro Loco di Adria, e la partecipazione della Fondazione scolastica “C. Bocchi” di Adria, dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, enti prestatori, dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Rovigo e del Polo tecnico di Adria per la realizzazione del percorso tattile associato alla mostra. A sostenere l’iniziativa, Bancadria Colli Euganei e Delta Consulting srl. Mediapartner dell’evento culturale è anche ItAdria. Ma solo tre settimane dopo l’inaugurazione (15 febbraio 2020), è scattata l’emergenza coronavirus, e il museo Archeologico nazionale di Adria ha chiuso, come tutti i musei d’Italia, per decreto governativo.

Luigi Groto, il poeta cieco di Adria

Ma la cultura non si ferma nel rispetto di #iorestoacasa. E la mostra sul Groto dal 18 aprile 2020, diventa una kermesse virtuale, con sei Webinar (seminari sul web) sul Cieco d’Adria, possibili grazie alla sinergia tra Comune e museo Archeologico nazionale e grazie al prezioso contributo di professionisti che in modo spontaneo e generoso aiutano la cultura a rinascere: Sandra Bedetti, Letizia Guerra, Luigi Bigliardi e la soprano adriese Silvia Frigato. “Ora più che mai! Lo sguardo oltre il buio di Luigi Groto”, ripetono come un mantra i promotori. dei sei webinar, dal 18 aprile al 9 maggio 2020, in streaming sulla pagina Facebook del Comune di Adria, ma poi comunque disponibili sul web, possono quindi tenere costante il legame culturale con i temi della mostra. “Al momento la mostra è chiusa a causa della pandemia in corso e riaprirà il 5 settembre 2020 per chiudere il 6 gennaio 2021. Fino al momento della riapertura”, afferma l’assessore al Turismo Andrea Micheletti, “vogliamo tenere alta l’attenzione sul nostro illustre concittadino con degli appuntamenti on-line in streaming sulla pagina Facebook del Comune di Adria, dedicati ad approfondire aspetti e tematiche collaterali a quelli sviluppati dalla mostra”. E Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria: “La mostra è nata con un percorso parallelo a quello tradizionale, destinato alla fruizione tattile per i visitatori ipovedenti e non vedenti. L’accessibilità è quindi un valore aggiunto per l’evento. Una caratteristica distintiva intesa come veicolo di trasmissione culturale universale che vogliamo trasmettere anche attraverso l’impiego delle moderne tecnologie della comunicazione”.

La locandina dei seminari web sulla mostra “Lo sguardo del buio – il “Cieco d’Adria” e il Tintoretto” ad Adria

I primi due appuntamenti sono dunque sabato 18 e mercoledì 22 aprile 2020, alle 15, con Sandra Bedetti che parlerà dei “Paesaggi intorno ad Adria dal Medioevo al taglio di Porto Viro”. Si proseguirà con Giulio Bigliardi della società 3DArcheoLab che ha eseguito la riproduzione in stampa 3D del ritratto di Luigi Groto, attribuito alla bottega del Tintoretto e del frammento di ceramica attica del 440 a. C. del pittore Polignoto con il mito di Edipo, custodito al museo Archeologico nazionale. Bigliardi racconterà sabato 25 aprile 2020 alle 15 come è avvenuto il processo di modellazione 3D e scultura digitale nel seminario dal titolo “Modellazione e stampa 3D del ritratto di Luigi Groto”. Sarà poi il turno di Letizia Guerra, presidente della Proloco di Adria, che affronterà due appassionanti tematiche sabato 2 e mercoledì 6 maggio 2020, alle 15, dal titolo: “Luigi Groto e le relazioni culturali: i rapporti del Cieco con le Accademie e il mondo culturale veneto” e “Le relazioni culturali attraverso le lettere familiari del Cieco d’Adria”. Chiuderà la kermesse virtuale la soprano adriese Silvia Frigato che si esibirà sabato 9 maggio 2020 alle 15 interpretando un madrigale del ‘500 su testo di Luigi Groto, che verrà poi spiegato al pubblico.

Museo nazionale e area archeologica di Altino: la direttrice Marianna Bressan fa un primo bilancio, annuncia le iniziative del 2020, e presenta il ciclo di incontri “L’archeologo racconta. Scavi, studi e ricerche su Altino e dintorni”

Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale e dell’area archeologica di Altino (foto Graziano Tavan)

La mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino

“L’archeologo racconta. Scavi, studi e ricerche su Altino e dintorni”: dieci incontri tra gennaio e maggio 2020 al museo Archeologico nazionale di Altino, al mercoledì pomeriggio alle 17.30. “L’iniziativa è nata perché ci sembrava giusto offrire un aggiornamento delle ricerche in corso e di quelle che sono in programma. C’è un filo rosso che collega i dieci incontri in programma: proprio l’aggiornamento. Vogliamo far conoscere a una platea sempre più ampia le attività dell’Archeologico di Altino, far passare il messaggio che il nostro museo non è fermo, anche nel campo della ricerca. E questo in piena collaborazione con la soprintendenza competente (Sabap per il Comune di Venezia e Laguna),  condizione essenziale per lo sviluppo armonico della ricerca e della comunicazione del Museo, ora che le competenze di tutela e valorizzazione sono attribuite a due diversi uffici”. C’è entusiasmo e partecipazione nelle parole di Marianna Bressan, la giovane direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino che ha ideato e aperto il ciclo di incontri “L’archeologo racconta” presentando un primo bilancio di un anno di direzione al museo insieme alle iniziative programmate o in cantiere. “Nel 2019”, ricorda Bressan, “l’Icom, l’International Council of Museums, ha cercato di dare una definizione di museo più aggiornata”. In un Convegno sono stati infatti affrontati i temi dell’accessibilità, della sicurezza e della trasformazione digitale nei musei, nell’ottica dei professionisti museali, a cui vengono richieste competenze un tempo non previste per aprirsi all’ascolto e alla partecipazione in un mondo sempre più interculturale. La rapida trasformazione degli istituti di cultura con una sempre maggiore attenzione alle persone, alle comunità e all’ambiente, il diverso approccio al patrimonio culturale e il superamento delle barriere disciplinari, schiudono nuove prospettive da cogliere ed elaborare. “Noi abbiamo cercato di migliorare, valorizzare, promuovere l’accessibilità del museo”, continua la direttrice. “A cominciare dall’ideazione e allestimento della mostra Antenati altinati, realizzata nell’ambito del progetto di collaborazione Historic, finanziato dal Programma INTERREG CBC Programma Italia -Croazia e finalizzato alla valorizzazione turistica dei siti pilota museali di Altino e Torcello con il coinvolgimento di professori e studenti universitari/neolaureati”. I reperti in mostra sono in pietra o marmo e pertanto sono “toccabili”. “Con la mostra lanciamo il progetto Tocchiamoli con mano per allargare l’accessibilità dell’esposizione agli ipovedenti”. E poi un altro modo per coinvolgere il visitatore è l’allestimento: i reperti, “gli altinati”, sembrano dialogare tra loro e al contempo rivolgersi al visitatore/viandante che cammina tra i sepolcri.

Paride Arciere, bronzetto di produzione etrusco-padana (prima metà V sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto museo Altino)

La direttrice Marianna Bressan nella nuova aula didattica del museo Archeologico nazionale di Altino (foto Graziano Tavan)

Ma i progetti in cantiere per il 2020 non finiscono qui. Come spiegato da Marianna Bressan nel primo incontro de “L’archeologo racconta” da gennaio a maggio ecco “Aspettando i centri estivi”, laboratori gratuiti per bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni, dove i piccoli partecipanti si cimentano nel produrre strumenti antichi e nello sperimentare antiche tecniche di lavorazione, tenendo sempre presente il quadro storico e geografico in cui si inseriva Altino. A ospitare i bambini e i ragazzi è la nuova aula didattica, fresca di inaugurazione, arredata grazie al progetto Historic. “I bambini”, interviene Bressan, “tengono una parte dei lavori realizzati per sé e parte li lasciano in dono al museo a disposizione delle persone con disabilità visive, che potranno così farne esperienza attraverso l’esplorazione tattile”. E poi il museo è pronto a presentare, dopo il Paride-Arciere (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/01/11/novita-al-museo-archeologico-nazionale-di-altino-ve-al-via-il-ciclo-reperto-riscoperto-con-lesposizione-di-oggetti-provenienti-dai-depositi-si-inizia-col-bronzetto-etru/) il secondo reperto dai depositi su cui focalizzare l’attenzione del pubblico. Infine la prima domenica del mese, in occasione dell’ingresso gratuito al museo, ci sono le “PasseggiAltine”: percorsi guidati con partenza alle 15 e alle 17.30.

Il sito della prima età del ferro studiato nell’ambito del progetto Altnos dell’università di Padova

Il prof. Michele Cupitò (università di Padova)

Il ciclo “L’archeologo racconta” riprende il 5 febbraio 2020 l’incontro con Michele Cupitò, docente di Preistoria e Protostoria e di Archeologia del Veneto preromano all’università di Padova, su “Altino-Padova: un legame antico che si rinnova. Il progetto “Altnos” dell’università di Padova”. Seguirà il 19 febbraio 2020, Luigi Sperti, docente di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’università Ca’ Foscari di Venezia, “Architettura e decorazione architettonica di Altino dalla tarda età repubblicana al III sec. d.C.”; il 4 marzo 2020, Diego Calaon, ricercatore di Topografia antica all’università Ca’ Foscari di Venezia, su “Torcello e Altino tardoantica e altomedievale. Archeologia e topografia degli spazi lagunari”; il 18 marzo 2020, Luigi Sperti, docente di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’università Ca’ Foscari di Venezia; Silvia Cipriano, conservatrice del museo della Centuriazione romana di Borgoricco; Eleonora Del Pozzo, dottoranda all’università Ca’ Foscari di Venezia, su “Alla ricerca di Altinum 2012-2020. Indagini archeologiche nel cuore dell’antica città romana”; il 1° aprile 2020, Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale di Altino, e il gruppo di lavoro della mostra, su “Antenati altinati. Incontro a sorpresa… la Mostra si attiva”; il 15 aprile 2020, Marta Mascardi, conservatrice del museo Archeologico “Eno Bellis” – Fondazione Oderzo Cultura, su “Mostrare l’anima delle cose. Opitergium si racconta attraverso i reperti della sua necropoli”; il 29 aprile 2020, Alessandro Asta, archeologo della soprintendenza Archeologia Bap Venezia-Metropolitana; Stefano Medas, archeologo subacqueo, su “Storie sommerse tra Murano e Cavallino-Treporti. L’archeologia subacquea in Laguna Nord”; il 6 maggio 2020, Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Maria Cristina Vallicelli, archeologa della soprintendenza Archeologia Bap Venezia-Metropolitana, su “Adria. Una città tra Veneti, Greci ed Etruschi”; infine il 20 maggio 2020, Émilie Mannocci, dottoranda dell’università Aix-Marsiglia, università di Padova, École française de Rome, su “Una tavola raffinata: bicchieri e coppe decorate per i banchetti di Altino romana”.

“La storia del Veneto” di Francesco Jori al museo Archeologico nazionale di Adria apre il ciclo di incontri “Dialogo con l’Autore a tre voci”

Al via gli incontri culturali dell’autunno/inverno del museo Archeologico nazionale di Adria con un appuntamento di assoluto rilievo. Venerdì 4 ottobre 2019, alle 17.30, per il ciclo “Dialogo con l’Autore a tre voci” viene presentato il libro di Francesco Jori “La storia del Veneto. Dalle origini ai giorni nostri” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2018). Parteciperanno: Giovanni Boniolo, presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo; Francesco Jori, giornalista; Alberta Facchi, archeologa, direttore dell’Archeologico di Adria. Ingresso gratuito all’incontro. Il libro: mentre nel centro Italia, sulla sponda sinistra del Tevere, un modesto villaggio sta muovendo i primi passi di un lungo e luminoso cammino che lo porterà a diventare una delle più grandi potenze di tutti i tempi, la Roma imperiale, a Nord lungo il corso dell’Adige è già fiorente da secoli una civiltà di straordinario profilo, quella atestina. Mette radici lì la corposa ed esemplare storia di un Veneto che ha alle spalle un percorso di oltre tremila anni. Una storia che passerà via via da un ruolo di punta ai tempi di Roma, alle devastanti invasioni barbariche; dalla fertile stagione dell’autonomia comunale, alla millenaria e gloriosa vicenda della Serenissima; dalle lotte risorgimentali a una Grande Guerra combattuta per intero sul suo territorio; dalla grande miseria al grande boom economico; fino al confronto-scontro attuale con l’odierna Roma.

Al museo Archeologico nazionale di Adria “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”, appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po, prematuramente scomparso

Locandina della “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle” al museo Archeologico nazionale di Adria

Manifesto del convegno di Copparo “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”

Umberto Dallemulle era un appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po. A lui, prematuramente scomparso, il CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, il Polo museale del Veneto, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale di Adria, il gruppo archeologico adriese “F.A. Bocchi”, la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” e il gruppo archeologico Ferrarese, dedicano la “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”. Appuntamento al museo Archeologico nazionale di Adria, in sala F.G. Bocchi, sabato 1° dicembre 2018, dalle 9.30 alle 13.30. Gli ospiti saranno accolti dalle studentesse e dagli studenti dell’IPSEOA “G. Cipriani” di Adria in un progetto di Alternanza Scuola Lavoro. Dopo i saluti Istituzionali, gli interventi: alle 9.45, Simonetta Bonomi, soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, su “Umberto Dallemulle e l’archeologia”; alle 10.15, Sandro Gino Spinello, già sindaco di Adria, su “Umberto Dallemulle, un non adriese che ha amato Adria”; alle 10.45, Patrizia Basso, dell’università di Verona, presenta il volume “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”, atti del convegno di Copparo 26 settembre 2015; alle 11.15, Maria Bernabò Brea, dell’istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, presenta il n° LI-LIV della rivista PADUSA; alle 11.45, Raffaele Peretto, del CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, parla di “Paesaggi sepolti tra Adria e l’Isola di Ariano, nuove prospettive di ricerca”; alle 12.15, Alberta Facchi (polo museale del Veneto), Giovanna Gambacurta (università di Venezia Ca’ Foscari), Silvia Paltineri (università di Padova), Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo) illustrano il “Ritorno a San Basilio: ripresa delle ricerche e prospettive di valorizzazione nel sito protostorico”. Chiude i lavori l’aperitivo offerto in collaborazione con l’IPSEOA “G. Cipriani” e la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” di Adria.

Una fanciulla grida atterrita da un atroce delitto… un essere mostruoso ruba un vaso e si dà alla fuga… ogni notte c’è chi rinasce per bere di nascosto… Succede al museo Archeologico nazionale di Adria ricco di segreti: molti saranno svelati con una visita.. da brivido in occasione di “Veneto spettacoli di mistero”

La locandina dell’evento “Veneto spettacoli di mistero” al museo Archeologico nazionale di Adria

Chi è che ogni notte prende vita per bere di nascosto da un antico bicchiere? Chi è la fanciulla che grida, atterrita da un atroce delitto? Quale essere mostruoso ruba un vaso e si dà alla fuga? Domande su altrettanti segreti cui si potrà dare una risposta sabato 10 novembre 2018 partecipando a una visita… da brivido al museo Archeologico nazionale di Adria dove, con l’aiuto della torcia, si potrà far luce sui mille segreti custoditi tra le vetrine. La locandina dell’evento, in rigorosi caratteri gotici, attira l’attenzione e fa galoppare la fantasia. La rassegna regionale “Veneto spettacoli di mistero”, giunta alla decima edizione, approda per la prima volta al museo Archeologico nazionale di Adria. “L’idea è venuta alla Pro Loco di Adria che ci ha chiesto la collaborazione”, spiega la direttrice Alberta Facchi, “e noi abbiamo aderito al progetto con entusiasmo insieme all’associazione culturale Studio D”. Promosso dalla Regione Veneto, il Festival del Mistero è organizzato dalle Pro Loco aderenti all’Unpli, che danno vita a oltre duecento eventi finalizzati alla riscoperta delle tradizioni e degli aspetti più nascosti del patrimonio culturale del territorio. Il Festival, inoltre, rappresenta anche un’occasione per promuovere il turismo in una stagione tradizionalmente trascurata dai flussi tradizionali.

Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria

“Il museo Archeologico racchiude i segreti e gli enigmi dell’antica Adria”, interviene Letizia Guerra della Pro Loco di Adria. “Il luogo più idoneo, quindi, per proporre un’iniziativa che, attraverso atmosfere misteriose cariche di suggestioni, possa promuovere la conoscenza delle nostre radici e della nostra storia. Si è pensato, pertanto, di organizzare una visita guidata ai misteri del Museo, una vera visita da brivido”. Le fa eco Facchi: “Sappiamo che in archeologia non esistono misteri, ma situazioni, oggetti, strutture per i quali non riusciamo ancora a dare una risposta completa o almeno soddisfacente per mancanza di dati, lacune che gli archeologi sperano sempre di poter colmare con nuove ricerche e nuove scoperte. Ma ci piace l’idea che si possano scoprire in modo giocoso i segreti custoditi dai tesori conservati in museo”.

La famosa “Tomba della biga” conservata al museo Archeologico nazionale di Adria

Gli amanti del mistero saranno felici di sapere che, tante scoperte archeologiche avvenute diverso tempo fa, in realtà presentano ancora oggi tanti interrogativi (non misteri, sia chiaro). Ad esempio: la “Tomba della biga”, la più famosa sepoltura di Adria, rinvenuta il 25 maggio 1938 durante lo scavo di un canale a sud della città, custodisce ancora l’enigma del destinatario del sacrificio di tre cavalli (probabilmente di provenienza orientale): un guerriero celtico o monumento rituale deposto nel centro della necropoli al cavallo, simbolo della divinità solare? E ancora si scoprirà chi ogni notte prende vita per bere di nascosto da un antico bicchiere, quale fanciulla grida, atterrita da un atroce delitto e quale essere mostruoso ruba un vaso e si dà alla fuga e chi sarà ricordato per sempre a causa del suo errore. La direttrice non dà anticipazioni. Per saperlo aspetta tutti gli appassionati sabato 10 novembre in museo. Alle 17.30 è prevista la prima visita guidata. Visto l’alto numero di richieste, ci sarà un secondo ingresso alle 18.30. Al termine è prevista una degustazione di dolcetti tipici legati alla tradizione del periodo autunnale. La quota di partecipazione corrisponde al biglietto di ingresso al museo: intero, 4 euro, dai 25 anni in su; ridotto, 2 euro, dai 18 ai 25 anni; gratuito sotto i 18 anni. Prenotazione obbligatoria: Pro Loco di Adria, tel. 042621675 o mail prolocoadria@gmail.com o su Fb www.facebook.com/pro.adria; e museo Archeologico nazionale di Adria, tel. 0426 21612 o mail pm-ven.museoadria@beniculturali.it o su Fb www.facebook.com/Museoarcheologicoadria.

Adria. Svelato il mistero della “olla dell’anguria”: tra le ossa combuste di una defunta di 2000 anni fa, la moneta per pagare Caronte, uno spillone in osso per capelli e un castone di anello in corniola. In autunno la olla protagonista sulla Rai

La direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, Alberta Facchi, con gli amministratori comunali adriesi Andrea Micheletti e Oriana Trombin

Cosa contiene la cosiddetta “olla dell’anguria”? è il gioco archeologico dell’estate 2018 lanciato dal museo Archeologico nazionale di Adria

Svelato il mistero della “olla dell’anguria” conservata “sigillata” da 150 anni nel museo Archeologico nazionale di Adria. Nell’affollata notte bianca di Adria di venerdì 13 luglio 2018, dedicata allo shopping, il personale del museo guidato dalla direttrice Alberta Facchi ha aperto le porte al pubblico di curiosi e appassionati (tanti i bambini emozionati di vivere in diretta lo svelamento del mistero), tra i partecipanti anche l’assessore Andrea Micheletti e la consigliera Oriana Trombin che hanno portato il saluto e la vicinanza dell’amministrazione comunale. per scoprire cosa c’era nella olla funeraria in vetro di età romana, nota come “olla dell’anguria” perché così l’aveva chiamata Francesco Antonio Bocchi, che nel suo catalogo manoscritto ci informa che “il contadino vi aveva fatto crescere dentro un’anguria, che io levai fresca”.

Le riprese della troupe Rai nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria per il programma “Italia. Viaggio nella bellezza”

La olla funeraria romana con i reperti trovati al suo interno

Ma allora, in che cosa consiste il mistero dell’Olla, detta dell’anguria? “Il mistero”, racconta la direttrice Facchi, “è nato qualche settimana fa, durante una sessione di riprese da parte di una troupe della RAI che parlerà del nostro museo in una puntata di “Italia. Viaggio nella bellezza” a settembre/ottobre. Durante le riprese si è scoperto, in modo molto “avventuroso”, che un bellissimo vaso ossuario di età romana in vetro, appartenente alla collezione di Francesco Antonio Bocchi dal 1872, non era mai stato indagato nel suo contenuto. Pensate, da 150 anni era in museo, sotto gli occhi di tutti, eppure conservava ancora il suo segreto… Durante le riprese, come in un vero reality di qualità, sono emersi tra le ossa combuste di una defunta di 2000 anni fa: una moneta di bronzo con la quale doveva pagare il mitico traghetto delle anime guidato da Caronte, uno spillone in osso lavorato che adornava i suoi capelli e una preziosa minuscola gemma lavorata, un castone di anello in corniola, che raffigura un simbolo di fortuna e potere, una doppia cornucopia con un globo orbis terracqueo”.

Il manoscritto di Francesco Antonio Bocchi, la olla dell’anguria e i reperti trovati al suo interno

“Una bella storia dunque, e a noi è piaciuto raccontarla al pubblico e ai bambini. Anche aiutati dal microscopio, attraverso il quale il pubblico presente ha potuto apprezzare il finissimo lavoro di glittica effettuato dagli orafi romani sull’incisione della gemma. Tutti però – conclude Facchi – avranno la possibilità di guardare la puntata del programma con le riprese dell’Olla. Sulla pagina Facebook del museo (@museoarcheologicoadria) tra settembre ed ottobre verrà segnalata la data di messa in onda del programma, che sarà anche nella piattaforma podcast della RAI. Quindi, stay tuned!”.

Cosa contiene l’olla dell’anguria, un’olla-ossuario romana in vetro, ancora sigillata, conservata al museo Archeologico nazionale di Adria? La direttrice riassume gli indizi raccolti. E venerdì si svelerà il mistero

Cosa contiene la cosiddetta “olla dell’anguria”? è il gioco archeologico dell’estate 2018 lanciato dal museo Archeologico nazionale di Adria

Vi siete fatti un’idea su cosa possa contenere la cosiddetta “olla dell’anguria”, un’olla ossuario in vetro di età romana, conservata al museo Archeologico nazionale di Adria? A pochi giorni dallo svelamento del mistero, l’appuntamento è per venerdì 13 luglio 2018, dalle 19.30 alle 22.30, al museo Archeologico nazionale di Adria, è la stessa direttrice del museo, Alberta Facchi, a fare il punto sugli indizi emersi, solleticando così la curiosità e… la fantasia degli appassionati chiamati a risolvere il “mistero dell’olla dell’anguria” in questo gioco archeologico dell’estate. “Finora”, riassume Facchi, “sono quattro gli indizi emersi. Innanzitutto, la conferma che si tratta di un’olla-ossuario in vetro di età romana. Splendida, perfettamente conservata con il suo coperchietto di copertura, la quale, dal tempo del ritrovamento – più di 100 anni fa – non è mai stata pulita, tanto che reca ancora una patina di terra sulla superficie. Poi sarà utile sapere – continua – che alcuni dei protagonisti di questa storia sono: una giovane archeologa, il restauratore del museo, una troupe della RAI. Il terzo indizio è che gli archeologi hanno trovato un vecchio documento manoscritto dal contenuto un po’ sibillino, documento che potrebbe avere a che fare con la nostra storia. Infine, grande importanza potrebbero avere un globo, due cornucopie, un imperatore romano. Chi lo sa?”. Avete capito qualcosa? Comunque venerdì sarà raccontato a tutti quello che gli archeologi hanno recentemente scoperto su questo manufatto e ciò che esso racchiude. “I partecipanti”, assicura Facchi, “potranno esaminare da vicino (molto da vicino: al miscroscopio) il reperto e il suo “segreto”, che fin dai tempi di Francesco Antonio Bocchi era stato totalmente ignorato”. L’appuntamento è dunque venerdì 13 luglio 2018 in occasione dell’apertura straordinaria serale, possibile grazie alla disponibilità del personale e della direzione del museo. Tre i turni previsti di visita con un massimo di 20 posti per turno per motivi di sicurezza: il primo alle 19:30; il secondo alle 20:30; il terzo alle 21:30. Consigliata la prenotazione. Dopo la dimostrazione, a cura della direttrice Alberta Facchi, seguirà breve visita al percorso museale, a cura del personale del museo.