Ferrara. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Adria e Spina. Testimonianze del sacro” con Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), e Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara, nono appuntamento del ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Venezia

Giovedì 18 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara, la conferenza “Adria e Spina. Testimonianze del sacro” con Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), e Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara, nono appuntamento del ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagnano il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni. L’incontro offrirà l’opportunità di approfondire il ruolo che la dimensione religiosa e cultuale ebbe nelle antiche città di Adria e di Spina, due importanti centri che contribuirono a plasmare la storia del territorio dell’alto Adriatico, mettendo in luce il valore storico e culturale di queste straordinarie testimonianze. La partecipazione alla conferenza è gratuita. Prenotazione consigliata: 0532 66299. In questa occasione il MAN-FE prolungherà eccezionalmente il proprio orario di apertura fino alle 21 (ultimo ingresso alle 20.30).
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Adria e Spina. Testimonianze del sacro” con Tiziano Trocchi (direttore del MAN Ferrara) e Alberta Facchi (direttrice Man Adria), quinto appuntamento del ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Venezia
Giovedì 23 aprile 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), la conferenza “Adria e Spina. Testimonianze del sacro” con Tiziano Trocchi (direttore del MAN Ferrara) e Alberta Facchi (direttrice Man Adria), quinto appuntamento del ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagnano il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni. La conferenza verterà sulla sezione dedicata ad Adria e Spina nella mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” in corso a Venezia. L’ingresso è gratuito, su prenotazione. Info e prenotazioni: 0426 21612 o drm-ven.museoadria@cultura.gov.it
Venezia. Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli a Palazzo Grimani inizia il ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale. Margherita Tirelli presenta il progetto espositivo
Con la conferenza “Stranieri e lupi nel santuario del dio Altino” con Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, in programma martedì 17 marzo 2026, alle 17, a Palazzo Grimani (musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna) a Venezia inizia il ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagneranno il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni.

Margherita Tirelli in mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale a Venezia (foto graziano tavan)
Con Margherita Tirelli, curatrice della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” insieme a Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, approfondiamo alcuni aspetti della mostra. Ecco l’intervento di Margherita Tirelli alla presentazione ufficiale dell’esposizione il 5 marzo 2026 a Palazzo Ducale alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli.
“Quando, insieme alla direttrice scientifica della Fondazione dei Musei civici di Venezia, Chiara Squarcina, abbiamo iniziato a progettare questa mostra”, spiega Tirelli, “fin da subito il nostro obiettivo è stato quello di porre sotto una lente di ingrandimento il rapporto tra l’uomo, le acque e il sacro all’interno di due delle principali civiltà dell’Italia protostorica, mettendo a confronto le molteplici declinazioni di una sacralità sicuramente condivisa da Etruschi e Veneti, anche se con rispettive specifiche peculiarità.

Allestimento della mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” nell’appartamento del Doge a Palazzo Ducale (foto graziano tavan)
“Il culto delle acque è stato oggetto di grande interesse da parte della comunità scientifica negli ultimi decenni, anche se generalmente rivolto a singoli orizzonti culturali e geografici, mentre nel contempo Etruschi e Veneti hanno recentemente goduto di una particolare visibilità mediatica a seguito di alcune grandi mostre che hanno avuto il merito non solo di focalizzare e approfondire, anche da inediti punti di vista, molteplici tematiche scientifiche, ma soprattutto di attrarre un pubblico sempre più vasto e interessato.

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020
“Per la civiltà etrusca basti citare Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna (Bologna, 2019-2020), Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo (Ferrara, 2022-2023) e Gli dei ritornano. I Bronzi di San Casciano, esposizione che partita da Roma nel 2023 sta presentando non solo in Italia ma anche all’estero le straordinarie recentissime scoperte. Da ultima in ordine di tempo la mostra Etruschi del Novecento (Rovereto-Milano, 2024-2025), volta a mettere in luce quel fenomeno culturale che fu la riscoperta della civiltà etrusca nel corso del XX secolo.
“Per la civiltà veneta la mostra Venetkens. Viaggio nella terra dei Veneti antichi, allestita a Padova nel 2013, ne ha offerto per la prima volta un panorama esaustivo, articolato e aggiornato, recuperandone la dovuta visibilità nel quadro delle popolazioni dell’Italia preromana.
“Per quanto concerne però nello specifico l’attività culturale ed espositiva dell’universo museale veneziano, va osservato che mentre gli Etruschi vi facevano l’ultima comparsa ormai venticinque anni fa con la bellissima mostra Gli Etruschi, curata da Mario Torelli a Palazzo Grassi, tra il 2000 e il 2001, ai Veneti era stata dedicata unicamente la mostra Arte e civiltà dei Veneti antichi alla Bevilacqua La Masa nel lontano 1967, oltre a un modestissimo spazio a loro riservato nel 1970 nell’ambito della mostra storica della laguna veneta tenutasi anch’essa a Palazzo Grassi nel cui catalogo un capitolo, curato da Bianca Maria Scarfì e Attilia Dorigato, veniva dedicato all’archeologia altinate e agli allora primi, inaspettati rinvenimenti di materiali protostorici.

Acroterio frontale destro a figura femminile (metà II sec. a.C.) in terracotta dal santuario di Fucoli a Chianciano Terme (foto graziano tavan)
“Ora la mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito, non tanto relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì volto a indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto. Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediate ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elemento acqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto.

Parte inferiore di corpo femminile in bronzo (età cesariana, I sec. a.C.) dal santuario del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, con dedica di Acilia Romana alle Nymphae (foto graziano tavan)
“Ma il filo conduttore della mostra è anche la trascendenza, insita tanto negli strumenti di culto, siano essi coppe, tazzine, e vasetti di diverse classi dimensionali, quanto nei doni votivi, siano essi modelli anatomici o autorappresentazioni dei devoti. Trascendenza che connota universalmente attraverso l’elemento acqua il rapporto tra l’uomo e il soprannaturale.

Antefissa di dea e di etiope in terracotta (510 a.C.) dal santiuario monumentale, Tempio B, di Pyrgi (foto graziano tavan)

Statuetta di giovane nudo (kouros) in bronzo (470 a.C.) dal santuario per il culto delle acque di Kainua (Marzabotto) (foto graziano tavan)
“Il viaggio che il visitatore è invitato a compiere nel I millennio a.C. ha come premessa il duplice aspetto del rapporto tra acque e sacro, acque del mare ricche di incognite e pericoli cui si legano le divinità preposte ai santuari dei porti, e acque minerali e termali, essenze divine dalle proprietà sananti. Il percorso espositivo, allestito nella splendida cornice dell’appartamento del Doge in Palazzo Ducale, prende avvio dai sacri approdi della costa tirrenica, Vulci e Pyrgi, si inoltra nell’Etruria interna tra le acque termali di Chiusi, Chianciano e San Casciano, raggiunge Marzabotto, Spina e Adria nell’Etruria padana, per entrare quindi nel territorio dei Veneti, dove incontra altre acque salutifere a Montegrotto e Lagole di Calalzo, ma anche la divinità fluviale di Este, per concludersi quindi ad Altino, sacro approdo veneto sulla costa nord-adriatica.

Disco in bronzo con scena di sortilegio (I sec. a.C. – I sec. d.C.) da monte Calvario di Auronzo (foto graziano tavan)

Testa di Minerva in terracotta (III-II sec. a.C.) dal santuario di Reitia a Este (foto graziano tavan)
“Oltre settecento reperti provenienti da numerosi musei del territorio nazionale consentiranno al pubblico dei visitatori di Palazzo Ducale, agli appassionati e agli addetti ai lavori di affrontare, approfondire e apprezzare questo particolare aspetto della sfera religiosa etrusca e veneta. Ciò è stato reso possibile in quanto queste sono entrambe due realtà archeologiche di cui ora possiamo dire di conoscere molto grazie alla capillarità delle ricerche sul campo e al proliferare deli studi. È stato quindi solo con il concorso appassionato dei protagonisti di tali ricerche e degli autori delle più recenti pubblicazioni, funzionari di soprintendenze e docenti di università, che è stato possibile realizzare, e a tempo di record, il progetto della mostra.

Paride che incorda l’arco (V sec. a.C.): dono votivo in bronzo con uno dei protagonisti del mito omerico, dal santuario di Altino (foto graziano tavan)
“Di questa sinergia di istituzioni e persone, coordinata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, sono parte fondamentale i numerosi direttori dei musei coinvolti, nazionali e civici che non hanno esitato a privare i propri spazi museali dei reperti in certi casi più prestigiosi per consentirne l’esposizione nl percorso veneziano. Desidero quindi concludere con un grande sincero e affettuoso grazie a tutti i colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura con estrema competenza, generosità e spirito di corpo. Grazie”.
Molti questi “colleghi di soprintendenza e università, e direttori dei musei, che hanno condiviso con noi questa avventura” li ritroviamo nel ciclo di conferenze diffuso. Dopo Venezia il ciclo di conferenze continua a TREVISO, giovedì 26 marzo 2026, alle 17, al museo di Santa Caterina (Musei Civici di Treviso) con Anna Marinetti e Carla Pirazzini su “Culti, immagini e nomi di divinità nel Veneto preromano”; PADOVA, martedì 31 marzo 2026, alle 17, al museo degli Eremitani con Giovanna Gambacurta e Angela Ruta Serafini su “Il culto delle acque termali dall’Etruria ai Colli Euganei”; ESTE, giovedì 9 aprile 2026, alle 17, al museo nazionale Atestino di Este con Anna Marinetti, Benedetta Prosdocimi e Angela Ruta Serafini su “Culti e scrittura nel santuario di Reitia”.
Quindi si prosegue ad ADRIA, giovedì 23 aprile 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; PIEVE DI CADORE, mercoledì 29 aprile 2026, alle 17.30, nella Sede comunale, Sala Consiliare, con Matteo Da Deppo e Alessandro Asta su “Il santuario di Lagole di Calalzo – Culti antichi in Cadore fra terre e acque”; CHIUSI CHIANCIANO TERME, giovedì 14 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Chiusi con Fabrizio Vallelonga e Giulio Paolucci su “Santuari del territorio di Chiusi: culti, decorazioni e doni”.
Infine si va a MARZABOTTO, sabato 23 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale di Marzabotto con Elisabetta Govi, Denise Tamborrino e Federica Timossi su “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile”; MILANO (TBC) alla Fondazione Luigi Rovati con Giovanna Forlanelli Rovati; FERRARA, giovedì 18 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara con Alberta Facchi e Tiziano Trocchi su “Adria e Spina. Testimonianze del sacro”; SAN CASCIANO DEI BAGNI, venerdì 11 settembre 2026, alle 21, in piazza della Repubblica con Agnese Carletti, Jacopo Tabolli e Ada Salvi su “Dal Bagno Grande a Venezia: il viaggio dei bronzi”.
Padova. Al Palazzo Bo, in presenza e on line, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”: esperienze recenti di ricostruzioni virtuali, dalla ricostruzione dei siti archeologici polesani al teatro romano di Aquileia, dal Tempietto longobardo di Cividale al Capitolium di Verona. Ecco il programma
Giovedì 12 marzo 2026, alle 9, in Aula Nievo di Palazzo Bo dell’università di Padova, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”, che si può seguire anche in streaming alla pagina youtube.com/dbcunipd: incontro nazionale dedicato alle nuove frontiere di sviluppo delle ricostruzioni digitali dei siti archeologici e delle architetture storiche. Studiosi di diversi enti di ricerca italiani presenteranno varie esperienze recenti di ricostruzioni virtuali e il percorso metodologico che intercorre tra la ricerca e la trasmissione visuale delle conoscenze. La giornata sarà aperta dalla prima presentazione pubblica delle ricostruzioni dei siti archeologici di Corte Cavanella, San Basilio e Frattesina in Polesine, cui hanno contribuito il dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino e l’università Ca’ Foscari di Venezia in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Parco Delta del Po Veneto. Hanno coordinato le attività la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e la direzione regionale Musei nazionali del Veneto. La giornata di studi vuole mettere a confronto metodi e prospettive della divulgazione scientifica nel campo dell’archeologia e dell’architettura.
IL PROGRAMMA. Modera la giornata il prof. G. Salemi. Alle 9, saluti istituzionali e Introduzione: G. Valenzano, M. S. Busana (UniPD-dBC); G. Muraro (fondazione Cariparo); P. Massaro (parco regionale veneto Delta del Po); A. Rosignoli (soprintendenza ABAP Verona Rovigo Vicenza); 9.30, J. Bonetto, A. Zara, E. Faresin, A. Facchi, G. Falezza, G. Gambacurta, S. Paltineri, C. Previato, G. Iadicicco, N. Pollon, V. Cremasco, D. Pagella (università di Padova; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; direzione regionale Musei nazionali Veneto; università Ca’ Foscari di Venezia; Rendering Studio: “L’antico Polesine tra ricerca e comunicazione digitale: San Basilio, Corte Cavanella, Adria”; 10.10, L. Cardarelli, P. Bellintani, W. de Neef, M.L. Pulcini, P. Salzani, A. Cardarelli (Sapienza università di Roma; soprintendenza per i Beni culturali – Provincia autonoma di Trento – CPSSAE; Otto-Friedrich-Universität Bamberg; direzione regionale Musei nazionali Veneto; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; Fondazione Sapienza – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria): “Il grande villaggio del Bronzo finale di Frattesina (Fratta Polesine – Ro). Dalla ricerca sul campo alla ricostruzione digitale”; 10.40, A.R. Ghiotto, G. Furlan, E. Faresin, S. Berto, K. Mendola (università di Padova; CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale): “Roma La ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia e del “Campo romano” di Schio”; 11.10, M. Baioni, C. Mangani, G. Maltese (museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo – Bs; museo Archeologico Platina, Piadena-Drizzona – Cr; museo civico Archeologico “G. Rambotti”, Desenzano del Garda – Bs): “Il sito UNESCO delle palafitte: dalla ricerca alla sfida della valorizzazione attraverso la realtà virtuale”; 11.30, coffee break; 11.50, C. Guarnieri, M. Toffanin (università di Padova; Archivio di Stato di Rovigo): “Ricerche al cuore del Santo. Indagando attorno alle perdute barriere liturgiche della Basilica di Sant’Antonio di Padova”; 12.20, L. Galeazzo, F. Panarotto (università di Padova): “Ricostruire la periferia d’acqua di Venezia: storia e trasformazioni delle isole lagunari in un’infrastruttura geospaziale 3D”; 12.50, discussione; pausa pranzo.

Verona Time Machine: con gli smartglass alal scoperta della Verona romana in Realtà Aumentata (foto artglass)
Alle 15, A. Giordano, E. Svalduz, G. Guidarelli, R. A. Bernardello, P. Borin, F. Panarotto, M. Perticarini, M. Rossi (università di Padova; università di Brescia; musei di Palazzo dei Pio): “Dalla storia alla rappresentazione: città e architetture invisibili”; 15.30, M. S. Busana, I. Carpanese, N. Dalla Pozza, A. Padoan, A. Vacilotto (università di Padova): “CArD3d – Carta Archeologica Digitale Tridimensionale del Veneto: un prototipo di webApp per far conoscere il patrimonio archeologico regionale attraverso le ricostruzioni virtuali”; 16, L. Villa (Stiftung pro Kloster S. Johann, Müstair): “Raccontare il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli”; 16.30, A. Scuderi, M. R. Bertoncini, M. Tramonti, A. Tricomi (Capitale Cultura Group/ARtGlass Imprese Culturali e Creative; associazione ArcheoNaute Onlus): “Verona Per una fruizione accessibile del Capitolium di Verona: l’esperienza in realtà aumentata di Verona Time Machine”; 17, E. Demetrescu, T. Ismaelli, S. Berto, S. Bozza (CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale, Roma): “Ricostruire come pratica scientifica: dal dato stratigrafico al modello interpretativo”; 17.30, P. Basso, N. Del Barba (università di Verona): “La ricostruzione delle mura tardoantiche nel settore meridionale di Aquileia”; 18, discussione.
Esclusivo. Su un calice etrusco esposto al museo Archeologico nazionale di Adria raffigurata una nave che va incontro a un mostro marino. La direttrice Facchi: “Ecco il significato di questo eccezionale oggetto votivo”

Museo Archeologico nazionale di Adria: vetrina con al centro il calice etrusco in bucchero con nave e mostro graffiti (foto graziano tavan)
Al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), al secondo piano, al centro di una vetrina dedicata a Ceramica e iscrizioni etrusche ad Adria campeggia una coppa rovesciata. Si tratta di un calice etrusco in bucchero nero-grigio (inizi V sec. a.C.), parte della Collezione Bocchi (scavi in via San Francesco e in via Ex Riformati), che è esposto capovolto. E non è un errore.Questa scelta espositiva focalizza il “nuovo” utilizzo del calice diventato un oggetto votivo che ha molto da raccontare, come assicura Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria. Ed è proprio lei a illustrare ad archeologiavocidalpassato.com il significato di questo oggetto che presenta, graffita, la raffigurazione di una nave etrusca e, in posizione opposta, di un mostro marino.

Museo Archeologico nazionale di Adria: dettaglio della nave etrusco graffita su calice etrusco in bucchero (foto graziano tavan)

Museo Archeologico nazionale di Adria: dettaglio del mostro marino graffito su calice etrusco in bucchero (foto graziano tavan)
“Questo è un calice in bucchero di inizi del V secolo – spiega Alberta Facchi – che solitamente veniva utilizzato da questa parte, quindi la sua collocazione naturale è questa, ma è diventato un oggetto votivo. È stato rovesciato, probabilmente conteneva delle offerte che sono state donate agli dei Inferi, ed è stata graffita una scena. È stata graffita la linea del mare lungo tutta la circonferenza della coppa del calice. È stata poi graffita una nave. Una nave che si riconosce molto bene con le vele spiegate, anche le sartie, con i due timoni, due remi che servivano a poppa per direzionare la nave. E con due file di remi. Quindi proprio una nave etrusca, una nave che “aiutava” la vela con i remi. Questa nave sta andando in questa direzione. E, seguendo la linea del mare, dalla parte opposta cosa c’è? C’è un mostro marino. Cioè c’è un essere al di sotto della linea del mare, un essere anguiforme con la coda bicaudata, e con le fauci aperte, con la bocca aperta. Si può forse leggere questa scena proprio come una raffigurazione di una nave che inconsapevolmente sta andando incontro a un mostro. Può essere un dono votivo di ringraziamento per uno scampato pericolo del mare, o può essere un dono per ingraziarsi gli dei per un viaggio in mare che si dovrà fare. Ad ogni modo è particolarmente toccante perché simboleggia le paure dei marinai nell’affrontare lunghi viaggi nel mare”.
Rovigo. Al museo dei Grandi Fiumi al via “Padusa incontri” promossi dal CPSSAE su “Le vie d’Acqua. Archeologia, viaggi e scambi nell’antico Polesine”. Ecco il programma
Quattro conferenze dedicate a “Le vie d’Acqua. Archeologia, viaggi e scambi nell’antico Polesine”: sono il programma di “PADUSA INCONTRI”, ciclo di conferenze per la valorizzazione del patrimonio dei beni archeologici, storici ed etnografici polesani, proposto dal CPSSAE per l’anno 2025. Appuntamento in Sala Flumina del museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, alle 16, sabato 4 ottobre, sabato 18 ottbre, sabato 15 novembre e venerdì 21 novembre 2025. Il tema di quest’anno sono dunque i fiumi e le vie d’acqua, visti come vettori e connettori attraverso i quali le comunità entravano in relazione con persone, beni materiali e idee anche di provenienze estremamente lontane. Gli incontri, realizzati in collaborazione con il Comune di Rovigo – Museo dei Grandi Fiumi, l’Accademia dei Concordi di Rovigo, e Aqua. Ambiente Cultura Turismo, saranno introdotti e moderati dai soci del CPSSAE Paolo Bellintani, Sandra Bedetti, Alessandra Marcante e dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, Alberta Facchi.
Primo appuntamento sabato 4 ottobre 2025: “Acque e terre emerse nel Polesine medievale” con Raffaele Peretto, già direttore del museo dei Grandi Fiumi, e Giorgio Osti, sociologo UniPD. Dal passato più prossimo e da Rovigo, dove sembra essersi persa la memoria del rapporto città/fiume che invece caratterizzò l’origine del capoluogo polesano.
Secondo appuntamento sabato 18 ottobre 2025: “Un fiume di soldi. Monete e traffici in età antica lungo il Po” con Andrea Stella (numismatico – UniPD) e da Raffaele Peretto (CPSSAE). Lungo vie d’acqua viaggiarono soldi (e soldati) in età romana. La monetazione è una fonte documentaria che ci parla non solo di scambi commerciali ma anche della mobilità delle persone da un capo all’altro dell’impero.
Terzo appuntamento sabato 15 novembre 2025: “Dal Nilo al Po: le origini del vetro in Europa” con Paolo Bellintani (archeologo – CPSSAE) e Ivana Angelini (archeometrista – UniPD). in occasione del Festival “Sulle vie dell’ambra 2025 – ambra e vetro trasparenze erranti”, sposteranno l’attenzione sulla tematica del vetro: dall’Egitto, una delle regioni originarie di questa piro-tecnologia, all’antico delta del Po, in particolare a Frattesina, dove ebbe avvio la prima manifattura vetraria d’Europa.
A conclusione del ciclo, venerdì 21 novembre 2025: “Insediamenti navigazione e portualità lungo l’arco alto Adriatico prima della romanizzazione” con Silvia Paltineri (archeologa – UniPD) e Giovanna Gambacurta (archeologa – UniVE) parleranno di navigabilità e delta padano al tempo di Adria etrusca.
Adria (Ro). Il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo ha vinto il Premio “Città di Adria” della prima edizione di Adrikà, la rassegna del cinema archeologico Adria Delta del Po. Il commento della regista Brigida Gullo. Il primo bilancio di Emanuela Finesso, Alberta Facchi e Sandra Bedetti

Tutti – ospiti e organizzatori – sul palco virtuale del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima edizione di Adrikà 2025 (foto graziano tavan)
A chiudere la tre giorni di proiezioni, incontri e attività collaterali tra il museo Archeologico nazionale di Adria, la Fondazione Franceschetti e Di Cola, l’Auditorium Pertini, sempre con una grande partecipazione di pubblico, non solo adriese, un lungo applauso a tutti partecipanti, ospiti e organizzatori, insieme sul palco virtuale del MAN di Adria, presenti nell’ultima giornata di Adrikà 2025, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po” (12-13-14 settembre 2025), promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria con il museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) e la consulenza del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) e Archeovisiva.

Adrikà 2025: da sinistra, Sandra Bedetti, Alberta Facchi, Lorenzo Daniele, Alessandra Cilio, ed Emanuela Finesso (foto graziano tavan)
Premio “Città di Adria”. Sul palco virtuale per la cerimonia di premiazione, domenica 14 settembre 2025, i cinque artefici di Adrikà 2025: i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, la presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria Emanuela Finesso, il direttore del museo Archeologico nazionale di Adria Alberta Facchi, l’archeologa e ispettrice onoraria della Soprintendenza Sandra Bedetti. Come ha spiegato Lorenzo Daniele. I primi tre film classificati sono risultati distanziati tra loro solo di qualche decimo di punto, a dimostrazione dell’apprezzamento complessivo del pubblico per i titoli in cartellone. A vincere il Premio “Città di Adria” della prima edizione di Adrikà, con un punteggio medio di 8.6, il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia 2024, 56’). Il documentario racconta l’ultima campagna di scavo presso il sito archeologico del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Si), terminata a ottobre 2024, che ha rivelato scoperte eccezionali: non solo oggetti in bronzo, tra cui una bellissima statua di bambino, che nasconde il suo segreto in una manina, un busto tagliato a metà con una posa regale, un serpente alato, il demone della vasca sacra e tante monete, ma anche preziosissimi materiali organici perfettamente conservati tra cui centinaia di uova deposte nell’acqua e ritrovate nel fango, alcune intatte, segno tangibile di un dono che forse allude anch’esso alle capacità generatrici della vasca sacra.

Adrikà 2025: Alberta Facchi, Sandra Bedetti ed Emanuela Finesso con il premio “Città di Adria” (foto graziano tavan)
Particolarmente soddisfatta la regista Brigida Gullo che ha mandato un messaggio vocale agli organizzatori di Adrikà: “Siamo onorati di questo premio, assegnatoci dal pubblico. Soprattutto per noi che facciamo servizio pubblico è importante ricevere un consenso del genere. Siamo arrivati allo scopo che ci eravamo prefissi. Quello di San Casciano è stato un lavoro emozionate, in un luogo cui siamo particolarmente affezionati. Soprattutto tenevano a far capire cosa succede dopo la scoperta. La ricerca archeologica non è una caccia al tesoro, non è questione di fortuna – o almeno non solo -, bisogna anche andare oltre per capire i contesti e il significato vero di ogni singolo reperto. Vi ringrazio”.
Al secondo posto, con un punteggio medio di 8.4, il film “Panorami sommersi. Le origini di Venezia” di Samuele Gottardello (Italia 2022, 52’). E al terzo posto, con un punteggio medio di 8.3, il film “I Leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (2019; 76’).
Un primo bilancio di Adrikà 2025 è stato affidato alle tre donne che sono state l’anima adriese della manifestazione: Emanuela Finesso, Alberta Facchi e Sandra Bedetti.
“Quando siamo partiti – ricorda Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Sdria – era un cimentarsi in un’impresa, era tentare di fare una cosa nuova innovativa per Adria, per questo museo (MAN di Adria, ndr), per il Circolo del Cinema, perché questo modo di fare cinema non era usuale per noi. Quindi questa scoperta, questa sperimentazione era proprio l’idea di tentare qualcosa di nuovo, non sapendo dove andavamo a parare, non sapendo del risultato finale, ma la grande partecipazione di pubblico in tutti i momenti del nostro festival, la partecipazione degli adriesi, dei soci del Circolo, ma anche di persone che non ci conoscono, di persone che sono venute da altre parti del Veneto, ci ha veramente fatto capire – conclude – che la sperimentazione ha avuto successo e possiamo tentare di replicarla. Grazie collettivo a tutti voi del pubblico, a tutti i sostenitori del circolo e della manifestazione”.
“I commenti che ho sentito in questi tre giorni di cinema, di altri eventi che hanno unito la comunità – ammette Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria -, sono stati tutti bellissimi: abbiamo raccolto un po’ tutti quelli che lavorano o si divertono con l’archeologia nel territorio. Ma il commento più bello che avete fatto è: “Non pensavo che l’archeologia fosse così”. Mi hanno detto: “Ci avete aperto un mondo”, “Ci avete fatto vedere che l’archeologia è archeologia sperimentale, che è giovane, fresca, che non è solo quella dei musei, che non è solo quella degli scavi, ma che l’archeologia è tutto un mondo ed è anche un modo di pensare”. Insomma, quello poi che ovviamente mi è piaciuto di più è il commento di coloro che non avevano mai visto il museo, perché questo festival ha attirato veramente persone da tutta la regione. Questo grazie anche al grosso lavoro dei media, che è stato fatto sui social, e tutti sono rimasti attoniti dall’archeologia di Adria. Quindi io lo dico ai locali, a quelli del territorio, davvero l’archeologia è una risorsa: questo territorio ha la natura e l’archeologia. E io sono molto felice – conclude – perché secondo me in questa occasione per davvero è tangibile la sensazione che sia una risorsa”.
“Bisogna sottolineare l’aspetto trasversale che è la chiave di tutto – sottolinea l’archeologa Sandra Bedetti -. E quindi aver trovato un linguaggio per avvicinare appunto chi non frequenta i musei all’archeologia, ma soprattutto aver avvicinato anche gli archeologi che di solito hanno le loro metodologie, che hanno l’aspetto scientifico, all’idea che l’archeologia va comunicata, e va trovato un linguaggio che sia aperto a tutti. Per me la soddisfazione più grande – conclude – sono stati questi ragazzi, che tra l’altro ho curato fin dall’inizio. Grazie”.




























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