È morto Vincenzo La Rosa “archeologo e gentiluomo”: importanti le sue ricerche nella Sicilia protostorica e soprattutto nella Creta minoica

L’archeologo Vincenzo La Rosa: importanti le sue ricerche nella Sicilia protostorica e soprattutto nella Creta minoica
L’Università di Catania e l’archeologia italiana hanno perso un’importante figura, il professore e archeologo Vincenzo La Rosa. Il suo nome è legato alle ricerche archeologiche a Cipro, nella sua Sicilia, e soprattutto a Creta, lasciando un segno indelebile come studioso e come docente. L’archeologo Vincenzo La Rosa, autore di importanti scavi nella Creta minoica e nella Sicilia protostorica, è morto nei giorni scorsi a Catania all’età di 73 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dall’Accademia dei Lincei di cui era socio. Nato a Noto, in provincia di Siracusa il 21 ottobre del 1941, La Rosa, uno tra i più importanti archeologi italiani, dopo la laurea all’Università di Catania nel 1964 si perfezionò alla Scuola Archeologica italiana di Atene nel 1965-1966. Ha collaborato e diretto numerosi scavi archeologici effettuati in territorio siciliano, in particolare a Milena che hanno permesso di scoprire tesori unici. Vincenzo La Rosa non era solo un studioso, ma era un docente in grado di stimolare i suoi alunni attraverso la passione per la sua materia e la pluralità di interessi verso i quali era spinto dalla sua mente curiosa. A ricordarlo tra gli studenti e i suoi colleghi c’è il professore Antonio Di Grado che si è rivolto a Vincenzo La Rosa con commozione chiamandolo «archeologo e gentiluomo», due appellativi rispecchianti le due anime che Vincenzo La Rosa ha sempre offerto a chi incontrava.
Dal 1975 è stato professore ordinario di Civiltà Indigene della Sicilia all’ateneo di Catania e quindi (dal 1981) di Archeologia e Antichità Egee (primo insegnamento specifico di questa materia in Italia). Direttore del Centro di studi sull’Archeologia greca del Cnr a Catania (1984-87), è stato dal 1993 al 1999 assistente- direttore della Scuola Archeologica italiana di Atene. Rientrato nell’Università di Catania, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Centro di Archeologia cretese, fondando la collana di Studi di Archeologia Cretese e accogliendo la proposta dell’editore Aldo Ausilio di dirigere la rivista Creta Antica che questi desiderava creare. Nel 1996 è stato insignito della cittadinanza onoraria del comune di Kamilari, Creta; nel 2011 della Croce di San Paolo e San Tito dalla Chiesa ortodossa di Creta; nel maggio di quest’anno (2014) della cittadinanza onoraria del comune di Milena, a ricordo della sua attività sul sito.
La sua attività sul campo, oltre che a Cipro (Haghia Irini, 1973), si è manifestata soprattutto in Sicilia e a Creta. Nell’isola dove era nato, dopo aver condotto scavi a Centuripe e a Noto antica (tra il 1968 ed il 1974), ha profuso il suo maggiore impegno nel sito di Milena (1978-1992), nella valle del fiume Platani, poco noto archeologicamente fino alle sue ricerche. È però a Creta che Vincenzo La Rosa trova la sua terra di elezione scientifica, dapprima come collaboratore di Doro Levi negli scavi di Festòs, quindi come direttore degli scavi di Selì di Kamilari (1973-76) e soprattutto di Haghia Triada (dal 1977) e Festòs (1994, 2000-2004), appositamente chiamato dall’allora direttore della Scuola Archeologica italiana di Atene, Antonino Di Vita. L’ampiezza di vedute che caratterizza i suoi interessi scientifici, volti sia alla preistoria che alle fasi più recenti dei siti indagati, riguarda anche gli studi sulla storiografia archeologica. In particolare i contributi relativi all’inizio delle esplorazioni italiane a Creta hanno aperto campi di indagine originali ed innovativi sul rapporto fra archeologia e politica estera, discussi in una lunga serie di articoli a partire da uno specifico convegno tenuto a Catania nel 1985 in margine alla mostra Creta Antica. Cento anni di archeologia italiana a Creta.
Organizzatore di mostre e convegni che sono diventati punto di riferimento per la ricerca (a quelli citati si può aggiungere il simposio italiano di studi egei Epì ponton plazòmenoi con D. Palermo e L. Vagnetti, del 1998, I Cento Anni dello scavo di Festòs, del 2000, e la mostra In Ima Tartara. Miti e leggende delle grotte dell’Etna assieme a F. Privitera, del 2007, il convegno Tra lava a mare, con M.G. Branciforti, dello stesso anno), Vincenzo La Rosa è stato socio di istituzioni culturali internazionali (Accademia Roveretana degli Agiati; Istituto Archeologico Germanico; Archaiologiki Etairia di Atene fino all’Accademia Nazionale dei Lincei).
A Edda Bresciani, egittologa di fama mondiale e professore emerito dell’università di Pisa, il premio “Campano d’Oro” riservato ai migliori ex allievi dell’ateneo pisano
Dal Cairo a Luxor, da Alessandria d’Egitto ad Assuan, da Siwa a El-Fayyum, e dici Edda ti rispondono “la professoressa Bresciani”. Edda Bresciani è un’istituzione dell’Egittologia, non solo italiana: una vita dedicata allo studio e alla conoscenza dell’Antico Egitto, partendo dall’ateneo di Pisa e approdando sulle rive del Nilo, tanto che lei “lucchese doc” si è trovata nella vita a diventare – ha sottolineato – “anche un po’ pisana e un po’ egiziana”. Nei giorni scorsi l’università di Pisa ha conferito a Edda Bresciani, egittologa di fama mondiale e professore emerito dell’Università di Pisa, il “Campano d’Oro” 2014, il prestigioso riconoscimento che l’Associazione laureati dell’Ateneo pisano (ALAP) assegna ogni anno a illustri personalità che si sono laureate a Pisa. La cerimonia di conferimento, che si è tenuta nei saloni del Bastione Sangallo, è stata aperta dai saluti del rettore Massimo Augello. Dopo aver ricordato che la professoressa Bresciani è la seconda donna a ricevere il Premio in 43 edizioni, il professor Augello ha ripercorso le tappe più significative della biografia scientifica della premiata, dai primi anni di insegnamento nell’Ateneo pisano alla fondazione della rivista “Egitto e Vicino Oriente”, dalle missioni archeologiche in territorio egiziano alla costituzione delle collezioni egittologiche dell’Ateneo. “Erede della grande tradizione pisana nell’Egittologia – ha concluso il rettore – la professoressa Bresciani è riuscita, con progettualità e lungimiranza, ad aggiornare e sviluppare quel glorioso passato, contribuendo a fare della Scuola egittologica un vanto per l’Università di Pisa e un punto di riferimento per gli studi del settore, sia a livello italiano che internazionale”.
Il premio “Campano d’Oro” è stato istituito nel 1971 come riconoscimento in onore di ex allievi dell’Ateneo pisano che si sono distinti nel campo della cultura, della scienza, dell’industria e delle professioni. Fra gli illustri premiati delle scorse edizioni, vi sono l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, cui il “Campano” fu attribuito quando era governatore della Banca d’Italia, Carlo Rubbia, Giuliano Amato, Marcello Pera, Tiziano Terzani, Remo Bodei, Antonio Cassese, Andrea Bocelli e, lo scorso anno, Vando D’Angiolo, tra i più importanti imprenditori italiani del settore lapideo.
Nella Laudatio, la professoressa Lucia Tomasi Tongiorgi, collega di Facoltà e amica della premiata, ha descritto il profilo di Edda Bresciani anche attraverso vicende personali, ricordando “le mail che Edda sovente mi invia di prima mattina e alle quali affida pensieri, citazioni e immagini spesso riferiti al mondo egiziano cui ha brillantemente dedicato la sua vita, la sua profonda e diramata cultura e la sua viva intelligenza”. Poco prima, la professoressa Tomasi aveva sottolineato che Edda Bresciani è stata sempre «apprezzata per la statura scientifica, ma anche amata per le doti umane e morali e per la carica di simpatia, che hanno fatto sì che divenisse maestra di svariate generazioni di studenti e amica generosa di molti colleghi. In Egitto ha costantemente rappresentato un punto di riferimento, ottenendo sempre, se pure in complicati contesti politici e culturali, l’appoggio delle autorità e la stima degli archeologi che si sono spesso aggregati alle sue missioni”. La consegna del “Campano” è stata preceduta dalla relazione del vicesindaco e presidente dell’Alap, Paolo Ghezzi, che ha segnalato nella forte determinazione un aspetto peculiare del percorso compiuto da Edda Bresciani; una caratteristica che è emersa anche in occasione della cerimonia, a cui la professoressa ha partecipato pur avendo subito un recente infortunio. Subito dopo, Paolo Ghezzi ha letto le Motivazioni del conferimento e consegnato alla premiata la medaglia d’oro che raffigura la Torre del Campano, la cui campana ha scandito l’inizio e la fine delle lezioni universitarie dal Medioevo fino ad alcuni anni fa.
La professoressa Edda Bresciani, nata a Lucca nel 1930, si è laureata in Egittologia all’Università di Pisa nel 1955, sede in cui ha insegnato come ordinario di Egittologia dal 1968. Nel corso della carriera ha ricevuto l’Ordine del “Cherubino” ed è stata nominata professore emerito dell’Ateneo pisano. Socia dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi, nel 1996 è stata insignita della medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per la scienza e la cultura. Dal 1966 la professoressa Edda Bresciani ha diretto diverse campagne di scavo in Egitto in siti prestigiosi per la storia e la cultura antica, ad Assuan, Tebe, Saqqara e nel Fayyum, con scoperte di grande rilievo scientifico. Ha anche coordinato alcuni progetti di cooperazione italo-egiziana. La produzione scientifica di Edda Bresciani, tra articoli e libri, comprende varie centinaia di titoli, che riguardano i settori principali delle sue ricerche: la storia dell’antico Egitto, l’archeologia e la filologia. Per Einaudi ha pubblicato “Letteratura e poesia dell’antico Egitto” (1999 e 2007) e “La porta dei sogni” (2005). La professoressa Bresciani ha fondato nel 1978 e dirige la rivista scientifica “Egitto e Vicino Oriente”, oltre ad alcune collane editoriali egittologiche.
“Il racconto di una carriera non usuale, per una donna che negli anni Cinquanta si è laureata in Lettere”, ha chiosato la professoressa Edda Bresciani nell’introdurre il ricordo del suo percorso scientifico, preludio all’Omaggio musicale preparato dal Coro dell’Università di Pisa, diretto dal maestro Stefano Barandoni, che nell’occasione ha eseguito musiche di Verdi, Rossini e Orff. Al piano Chiara Mariani e come mezzosoprano solista Sarà Bacchelli.
Gender archeology: al Pigorini di Roma si presenta il primo manuale in italiano su “Archeologia delle identità e delle differenze”
Cosa si intende quando si parla di identità e differenze nell’indagine archeologica sulle genti del passato? A questa domanda cerca di dare una risposta il libro “Archeologia delle identità e delle differenze” di Mariassunta Cuozzo e Alessandro Guidi, che sarà presentato sabato 12 aprile, alle 16, al museo preistorico-etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. Ai saluti del soprintendente del Pigorini, Francesco di Gennaro, seguiranno la presentazione curata da Annamaria Bietti Sestieri (Accademia Nazionale dei Lincei), Laura Guidi (Università Federico II, Napoli), Daniele Manacorda (Università Roma Tre). All’incontro saranno presenti gli autori. Mariassunta Cuozzo, professore associato di Etruscologia e Archeologia italica all’Università del Molise e all’Università di Napoli “Orientale” e direttore di scavo nel sito etrusco-campano di Pontecagnano, si interessa principalmente della presenza degli Etruschi in Campania, dell’incontro tra genti italiche e popoli del Mediterraneo, dell’archeologia teorica e di genere. Tra i suoi lavori: “Reinventando la tradizione. Immaginario sociale, ideologie e rappresentazione nelle necropoli orientalizzanti di Pontecagnano” (Paestum 2003); “Gli Etruschi in Campania” in Introduzione all’Etruscologia (Milano 2012). Alessandro Guidi, professore ordinario di Paletnologia all’Università di Roma Tre, tra le sue attività scavi e ricognizioni di superficie in vari siti protostorici dell’Italia centromeridionale. I suoi temi di ricerca preferiti sono la nascita della città e dello stato in Italia, la storia dell’archeologia e l’archeologia teorica. Tra i suoi lavori Storia della Paletnologia (Roma-Bari 1988), I metodi della ricerca archeologica (Roma-Bari 1994, 20052),Preistoria della complessità sociale (Roma-Bari 2000).
Il testo di Cuozzo e Guidi descrive il contributo dell’Archeologia a tematiche di scottante attualità connesse alla definizione delle identità di genere, di età, alle differenze culturali ed etniche raccontando la storia della “gender archaeology”, una corrente di pensiero scaturita nei paesi anglofoni dall’incontro tra l’archeologia teorica, movimenti femministi e alcune agguerrite minoranze etniche. Si tratta di un modo nuovo di studiare i dati del passato partendo dall’analisi di quelle differenze che costituiscono il nucleo stesso dell’identità di ogni comunità umana, del passato e del presente. Un manuale che finora mancava nella nostra lingua e, allo stesso tempo, una guida per orientarsi in una letteratura sempre più vasta e complessa.













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