Bacoli (Na). Al Castello aragonese di Baia (museo Archeologico dei Campi Flegrei) il fotografo Luigi Spina incontra il pubblico e illustra la sua mostra in corso “Campi Flegrei, la terra ardente”

Castello di Baia: mostra di Luigi Spina “Campi Flegrei, terra ardente”: l’anfiteatro flavio di Pozzuoli (foto luigi spina)

Castello di Baia: mostra di Luigi Spina “Campi Flegrei, terra ardente”: il teatro di capo Miseno (foto luigi spina)
C’è tempo fino al 31 gennaio 2026 per visitare la mostra “Campi Flegrei, la terra ardente”, aperta il 20 novembre 2025 al museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia a Bacoli (Na), in cui il fotografo Luigi Spina racconta e interpreta il paesaggio unico dei Campi Flegrei per questo progetto espositivo promosso dal parco archeologico dei Campi Flegrei. Ma domenica 14 dicembre 2025, alle 10.30, c’è la possibilità di incontrare proprio l’autore Luigi Spina al castello aragonese insieme ai soci di Flegrea Photo associazione. “Parlerò dell’indagine fotografica”, anticipa Spina. “I motivi ispiratori, lo scopo di una ricerca di questo tipo, i risvolti sociali e culturali a cui la fotografia può contribuire. Come è stato concepito il libro edito da 5 Continents Editions”. Nelle fotografie di Spina, una sequenza continua di armonie e dissonanze esalta la bellezza dei Campi Flegrei, indiscussa non perché esibita o ostentata, ma proprio per la nota contraddittoria che l’artista non cerca di nascondere, instaurando un processo analitico in cui la ricerca del “bello” lascia spazio a quella del “senso”.

Castello di Baia: mostra di Luigi Spina “Campi Flegrei, terra ardente”: il Tempio di Venere (foto luigi spina)

Castello di Baia: mostra di Luigi Spina “Campi Flegrei, terra ardente”: la Grotta della Dragonara (foto luigi spina)
Attraverso le 25 fotografie selezionate per la mostra, risultato di una ricerca iniziata nel 2020 nei Campi Flegrei, Luigi Spina approfondisce la geografia complessa e stratificata del luogo, nel tentativo di esplorare il precario equilibrio in cui elementi naturali, antiche rovine e occupazione urbana coesistono, tra mimetismo e contraddizione. Ciò che emerge è il racconto di un ambiente aspro e insieme incantevole, in cui le percezioni visive si trasfigurano in sensazioni, nella continua contrapposizione tra la caducità umana e la potenza incontrollabile della natura. Gli scatti ritraggono luoghi quali la Grotta della Dragonara, la Piscina Mirabilis, il Teatro di Miseno, l’Anfiteatro Flavio a Pozzuoli, il Tempio di Apollo sulle rive del Lago Averno e i Templi di Venere e Diana, tutti posti che Spina indaga mentre vaga per le colline sopra Baia, dirigendosi verso Cuma, la prima colonia greca del Mediterraneo occidentale. In questo paesaggio senza uguali per caratteristiche geologiche e vulcaniche, interessato dal fenomeno del bradisismo che lo rende instabile e mai uguale a sé stesso – sempre interessati da attività sismica -, l’archeologia convive con il contemporaneo e svela come, nel corso dei secoli, l’uomo abbia accolto la sfida di provare a domare una terra in continua trasformazione.

Castello di Baia: mostra di Luigi Spina “Campi Flegrei, terra ardente”: veduta del mare verso Procida e Ischia (foto luigi spina)
“L’antico nei Campi Flegrei è contemporaneo per destino”, afferma Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, “perché in questo luogo, sempre vissuto, le “rovine” sono gli accenti che scandiscono il ritmo della vita delle persone. Se il paesaggio dei Campi Flegrei fosse musica sarebbe sicuramente jazz. Una straordinaria sequenza di armoniche dissonanze, scandite da un ritmo sincopato e da un andamento marcatamente swing. La strada da percorrere è quella della ricerca del senso di una terra dalla quale è facile rimanere impressionati. Nella sua ricerca Luigi Spina fa questo senza limitare l’inquadratura per evitare l’inevitabile segno di quella nota (apparentemente) stonata. In questo modo una sequenza di foto può diventare una partitura, una traccia per interpretare una terra, una musica per immagini”.

Castello di Baia: mostra di Luigi Spina “Campi Flegrei, terra ardente”: veduta del golfo di Pozzuoli da via Raimondo Annecchino (foto luigi spina)

Castello di Baia: mostra di Luigi Spina “Campi Flegrei, terra ardente”: il lago d’Averno (foto luigi spina)
“I Campi Flegrei, vicino a Napoli, sono un paesaggio che attrae, stimola e sfida”, afferma Luigi Spina. “La mattina presto o il tardo pomeriggio, in cinque anni, ho percorso vie diverse per avvicinarmi e allontanarmi da questa terra. Le rovine archeologiche, lungo la via da Bacoli verso Pozzuoli, si inframezzano con edifici industriali abbandonati, con infrastrutture che, in alcuni casi, hanno avuto brevi esistenze. Lungo la strada domina il litorale marino contaminato da questo hardware tecnologico ormai spento. La nostra prospettiva, la nostra via di fuga, verso il cosiddetto progresso ha generato nuovi ruderi che si inframezzano con il passato. Una nuova mappa del territorio che bisogna imparare a conoscere per capirla e fotografarla”.
Bacoli (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia “Il Castello dei destini incrociati”: nuovo percorso museale negli spazi del Padiglione Cavaliere; apertura di “In_Pausa Culture Concept Store”, spazio caffè e hub culturale; mostra fotografica “Campi Flegrei, la terra ardente” di Luigi Spina
Giornata speciale quella di giovedì 20 novembre 2025 per il parco archeologico dei Campi Flegrei (Na): alle 11, al museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia c’è “Il Castello dei destini incrociati” che racchiude tre eventi. Nel cuore del Castello, nella sua parte più alta, nobile e antica, si incroceranno infatti i destini di tre progetti che arrivano finalmente a destinazione: l’inaugurazione del nuovo percorso museale negli spazi del Padiglione Cavaliere, a conclusione di importanti interventi di restauro e valorizzazione; l’apertura di “In_Pausa Culture Concept Store”, uno spazio caffè e un hub dedicato alla scoperta del territorio; e l’inaugurazione della mostra fotografica “Campi Flegrei, la terra ardente” di Luigi Spina.
“Il Castello di Baia e il museo Archeologico dei Campi Flegrei sono già la storia di un destino incrociato. La vicenda di un meraviglioso contenitore monumentale che è stato chiamato a svolgere una nuova funzione museale per restituire e raccontare, dal cuore del territorio flegreo, la complessità culturale di una terra centrale per la storia del Mediterraneo antico”, dichiara il direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano. “Negli ultimi anni il Parco ha riversato straordinarie energie nel perseguimento di importanti obiettivi: cantieri, progetti di ricerca, innovazioni gestionali e nuovi paradigmi interpretativi. Alcuni di questi percorsi giungono a conclusione e si incontrano nel cuore del Parco, nel suo luogo più simbolico. Il Castello dei destini incrociati è il momento in cui le traiettorie intraprese vanno a congiungersi, la giusta finalizzazione di progetti convergenti, un punto di arrivo ma anche un punto di partenza verso nuovi importanti obiettivi che ambiscono a ritagliare al Castello di Baia, e all’intero Parco archeologico dei Campi Flegrei, un rinnovato ruolo all’interno dell’offerta culturale e turistica della Campania”.

La rampa di accesso al Padiglione Cavaliere nel museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia (foto pafleg)
Inaugurazione del nuovo percorso museale del Padiglione Cavaliere. Il percorso di visita all’interno del museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia si amplia, con l’apertura al pubblico di ambienti e terrazze del Padiglione Cavaliere, il maschio della fortezza, interessato negli ultimi anni da un complesso progetto di restauro e valorizzazione. Gli interventi hanno riguardato il restauro delle superfici, l’abbattimento delle barriere architettoniche mediante la realizzazione di percorsi e servizi dedicati, il consolidamento e restauro strutturale e la rifunzionalizzazione degli ambienti del padiglione comprensiva dell’adeguamento impiantistico.

Gli ambienti esterni del Padiglione Cavaliere nel museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia, dopo i restauri (foto pafleg)
I lavori, finanziati con fondi PON Cultura e Sviluppo, consolidano il percorso di restauro del Castello aragonese di Baia e di nuovo allestimento del museo Archeologico dei Campi Flegrei, restituiscono alla pubblica fruizione spazi espositivi e monumentali chiusi da anni. Il progetto, frutto del lavoro di progettazione del parco archeologico dei Campi Flegrei con il raggruppamento di professionisti guidato dallo studio CORVINO+MULTARI, è stato articolato in diverse azioni che hanno previsto il restauro dei paramenti murari del Padiglione Cavaliere e la messa in sicurezza dei percorsi, la ricostruzione del V Ponte Levatoio e del volume che si affaccia sul piazzale Nervesa, la ricostruzione del IV Ponte Levatoio e la sistemazione dell’atrio di ingresso al Padiglione, il restauro dei piazzali di copertura, dei camminamenti e dei merli con la demolizione della cisterna, il restauro e adeguamento funzionale delle rampe interne ed esterne della Torre Tenaglia, il restauro degli ambienti romani nella c.d. Torre Mediana, il restauro degli ambienti medioevali nella c.d. Torre Mediana, il restauro della Rampa Pasubio che dal V Ponte Levatoio sale al Padiglione Cavaliere.

La Sala 51 nel Padiglione Cavaliere del museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia con la sezione dedicata a Baia (foto pafleg)
l nuovo itinerario offrirà al pubblico la possibilità di visitare i resti del livello superiore della villa di epoca romana inglobata all’interno del Castello e inaugura la riapertura delle prime sale della sezione museale dedicata a Baia (sale 51-54). Risparmiati dalla costruzione del Castello, a circa 85 metri sul livello del mare, sul punto più alto che la natura offriva direttamente a picco sul golfo di Baia, si conservano i resti di una villa tardo-repubblicana, ristrutturata e ampliata in età giulio-claudia. Il complesso costituisce un esempio delle gloriose residenze baiane ed è forse legata alla figura di Caio Giulio Cesare. Messi in luce in occasione dei primi lavori di restauro della fortezza eseguiti tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila, gli ambienti superiori della villa, che presentano una decorazione pavimentale eccezionalmente conservata, diventano uno spazio espositivo privilegiato per raccontare l’antica Baia. Nell’allestimento rinnovato, è esposta una selezione significativa di reperti provenienti dal mare: storie recuperate, nelle forme di antiche statue o decorazioni architettoniche trasfigurate dal prolungato “letargo” marino, tornano a toccare terra.
Apertura di “In_Pausa Culture Concept Store”. Incastonato tra i bastioni e le rampe del Castello, In-Pausa è un luogo accogliente e luminoso, pensato come spazio di sosta, incontro e scoperta. L’iniziativa si inserisce tra le azioni di valorizzazione previste dal progetto “Insieme. L’archeologia Flegrea unisce” nell’ambito di un Partenariato Speciale Pubblico-Privato (PSPP) in collaborazione con CoopCulture. In_Pausa è un hub dedicato alla scoperta del territorio: uno spazio dove degustare e acquistare prodotti enogastronomici locali, pubblicazioni tematiche e merchandising di qualità, ma anche un punto informativo dove conoscere la storia del Castello, delle sue prigioni e degli altri luoghi di interesse del territorio. In questo spazio sarà, inoltre, possibile acquistare i servizi di accompagnamento all’ingresso di Piscina Mirabilis e Cento Camerelle, insieme alle visite guidate alle prigioni del Castello, creando un legame diretto tra accoglienza, conoscenza e scoperta. In_Pausa mette a valore le risorse culturali, artistiche ed enogastronomiche dell’area flegrea — e non solo — favorendo nuove sinergie nel territorio. L’obiettivo di In_Pausa è offrire al visitatore del Castello un’esperienza esclusiva, capace al tempo stesso di diventare motore di coesione sociale e di rivitalizzazione del territorio. In-pausa ospiterà – inoltre – incontri culturali, mostre ed eventi, sarà un laboratorio aperto e permanente che promuove la partecipazione attiva e l’innovazione sociale.
Inaugurazione della mostra fotografica “Campi Flegrei, la terra ardente. Di Luigi Spina”. Allestita nella Polveriera e in alcuni ambienti del Padiglione Cavaliere recuperati durante il recente restauro per essere destinati a spazi espositivi temporanei, la mostra fotografica di Luigi Spina attraverso 25 scatti racconta e interpreta il paesaggio unico dei Campi Flegrei. Luigi Spina approfondisce la geografia complessa e stratificata del luogo, nel tentativo di esplorare il precario equilibrio in cui elementi naturali, antiche rovine e occupazione urbana coesistono, tra mimetismo e contraddizione. Ciò che emerge è il racconto di un ambiente aspro e insieme incantevole, in cui le percezioni visive si trasfigurano in sensazioni, nella continua contrapposizione tra la caducità umana e la potenza incontrollabile della natura. Ad accompagnare la mostra, aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2026, il volume edito da 5 Continents Edition completo di tutti gli scatti realizzati da Spina nella sua ricerca dedicata ai Campi Flegrei.
Novità editoriali. Dopo due anni di ricerca pubblicato il libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina, con testi di Annamaria Mauro, Claude Pouzadoux, Adriana Sciacovelli, Luigi Spina (5 Continents Editions)

Copertina del libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina (5 Continents editions)
Dopo due anni di ricerca al museo Ridola di Matera è stato pubblicato per 5 Continents Editions il libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina, con testi di Annamaria Mauro, Claude Pouzadoux, Adriana Sciacovelli, Luigi Spina. I vasi italioti a figure rosse della Magna Grecia e della Collezione Rizzon, conservati nei musei nazionali di Matera, nella sede del Museo Ridola, offrono l’occasione per percepire il mondo antico con occhi nuovi e per scoprire i suoi significati più reconditi, grazie alla fotografia di Luigi Spina. Testimonianza significativa della pittura vascolare tra il V e il IV secolo a.C., i manufatti del museo risalgono in gran parte alle scoperte di Domenico Ridola (1841-1932) e fanno parte di elaborati corredi funerari, di grande valore estetico e storico, grazie ai quali la vita quotidiana si riflette nei miti. Nel libro, il colore nero è il protagonista: esalta le figure rosse e mette in risalto lo sguardo attento del fotografo Luigi Spina. Dettagli anatomici, drappeggi e motivi decorativi emergono con tutta la loro forza senza il filtro delle teche museali, mentre i tocchi di bianco arricchiscono la bicromia dei vasi. Fotografare un’opera d’arte significa coglierne il significato profondo per comunicarlo al mondo. Lontano dall’idea di catalogo museale, il volume può essere piuttosto inteso come un atlante figurativo dell’antichità.

Il fotografo Luigi Spina autografa il suo libro “Interno Pompeiano” (foto dms-roma)
Luigi Spina, fotografo, con 5 Continents Editions ha pubblicato The Buchner Boxes (2014), Hemba (2017) e Diario Mitico (2017). Sempre per la medesima casa editrice ha creato, insieme a Valeria Sampaolo, la collana “Oggetti rari e preziosi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, e la serie “Tesori Nascosti” che comprende i titoli: Tazza Farnese, Mosaico di Alessandro, San Domenico di Niccolò dell’Arca e Bronzi di Riace (2022); il progetto Canova. Quattro tempi (2020-2024) e il grande progetto fotografico Interno pompeiano (2023).
Barcellona. Al museo Archeologico di Catalogna apre la mostra “Els Bronzes de Riace. La mirada artística de Luigi Spina”, prima collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Affianca la mostra “Naufragi. Storia sommersa” sul patrimonio archeologico subacqueo del Mediterraneo
A Barcellona è tutto pronto. Arrivano i Bronzi di Riace. Non le statue dei due eroi venuti dal mare, ovviamente, ma i capolavori conservati al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria visti da quel genio artistico della fotografia che è Luigi Spina. Giovedì 29 giugno 2023, alle 19, al Museu d’Arqueologia de Catalunya (MAC), taglio del nastro della mostra “Els Bronzes de Riace. La mirada artística de Luigi Spina / I Bronzi di Riace. Lo sguardo artistico di Luigi Spina”. L’esposizione temporale, terza tappa della mostra fotografica dopo il museo Archeologico di Reggio Calabria e la Galleria dell’Accademia di Firenze, riprende la particolare e accattivante visione artistica che il noto fotografo italiano Luigi Spina ha riservato ai corpi dei “Bronzi di Riace”, opere simbolo della scultura greca classica, rinvenute a riva del mare nel 1972. Il progetto è a cura di Carmelo Malacrino, direttore del MArRC. Il libro-catalogo “Bronzi di Riace” che accompagna la mostra, in tre lingue, è edito da 5 Continents Editions.

Bronzi di Riace: guerriero A, dettaglio (foto luigi spina)
Sedici fotografie di grande formato (90 x 134 cm) verranno presentate nel museo catalano a migliaia di visitatori, proponendo un dialogo visivo fra le due sculture, nella sequenza di otto più otto immagini. “Questo progetto fotografico”, commenta Luigi Spina, “è stato un’autentica sfida alla materia bronzea. Il linguaggio fotografico è riuscito nell’impresa di creare un nuovo dialogo, fatto per immagini, con questi capolavori assoluti che, da sempre, dimostrano di poter interagire con ogni cultura e di creare quell’azione culturale e sociale necessaria ad ogni comunità”. La mostra, arricchita anche con istallazioni video, sarà aperta al pubblico per l’intera stagione estiva. All’inaugurazione sarà presente anche il direttore Carmelo Malacrino. “I Bronzi di Riace, con la loro straordinaria bellezza, costituiscono un’eccezionale opportunità di promozione culturale e turistica per tutta l’area dello Stretto”, dichiara Malacrino. “Sono felice di questa esposizione al Museu d’Arqueologia de Catalunya e ringrazio il direttore Boya Busquets e tutto lo staff del MAC per questa magnifica collaborazione, che porterà queste icone della Calabria nel cuore di Barcellona”. E il direttore del MAC, Jusèp Boya Busque: “L’esposizione sui Bronzi di Riace è nata dalla collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e, soprattutto, con il suo direttore Carmelo Malacrino, con il quale condividiamo il progetto e la volontà di continuare a lavorare insieme ancora in futuro, ponendo le basi per una collaborazione stabile tra i due Musei, aperta all’intero Mediterraneo. È un grande piacere per il MAC ospitare questa magnifica mostra fotografica in occasione del Cinquantesimo anniversario della scoperta di queste due statue meravigliose. Con questa esperienza Reggio e Barcellona, la Catalogna e la Calabria, accomunate da tanti legami storici e culturali, si rincontrano di nuovo, iniziando una bella storia di collaborazione e scambio artistico e culturale. Un’amicizia che viene dal passato e che vuole essere proiettata nel futuro”.

Bronzi di Riace: guerriero B, dettaglio (foto luigi spina)
Così la mostra viene presentata dal MAC. Attraverso le immagini, in grande formato, del celebre fotografo Luigi Spina si passa in dettaglio all’anatomia delle statue dei due eroi, capolavori dell’arte classica greca. La nave che li trasportava affondò nell’antichità e dopo essere stata ritrovata per caso nel 1972, un meticoloso restauro riuscì a recuperare il suo massimo splendore. Il museo Archeologico della Catalogna (MAC) presenta “I bronzi di Riace. Lo sguardo artistico di Luigi Spina”, una mostra fotografica che ruota attorno a uno dei reperti più eccezionali della storia dell’archeologia, e che risponde al desiderio del museo di stabilire relazioni e promuovere progetti di collaborazione stabili con altri musei, associazioni e istituzioni culturali sia in Catalogna che in tutto il mondo.

I Bronzi di Riace esposti nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
La presentazione della mostra è stata possibile grazie al ponte che è stato realizzato con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC), dove sono attualmente custodite le due iconiche sculture in bronzo, il tutto nell’ambito delle celebrazioni del 50° anniversario della scoperta. La mostra temporanea raccoglie il particolare e accattivante sguardo artistico che il celebre fotografo italiano Luigi Spina ha realizzato sui cosiddetti “Bronzi di Riace”. Anche Luigi Spina è rimasto affascinato dalla bellezza e dalla storia dietro queste opere. Questo lo ha portato a intraprendere un progetto artistico unico ed emozionante per catturarne l’essenza e trasmettere la sua grandezza al mondo. Con la sua macchina fotografica, Luigi Spina è riuscito a rivelare una nuova dimensione di questi capolavori emblematici. Con il suo sguardo, porta gli spettatori un passo oltre la superficie fisica delle sculture e li immerge nell’essenza stessa della loro storia e del loro significato.
La mostra affiancherà il percorso espositivo “Naufragi. Storia sommersa”, realizzato dal MAC per raccontare la ricchezza e la diversità del patrimonio archeologico subacqueo della Catalogna e del resto del Mediterraneo. Questa mostra spiega le sfide e i misteri della nostra memoria sommersa. In fondo agli oceani, ai mari, ai fiumi e ai laghi del nostro paese, del nostro pianeta, si nasconde una memoria affascinante, una storia sommersa, che merita di essere conosciuta, preservata e trasmessa alle generazioni future. Una scenografia di 1.000 m2, evoca un fondale marino dove il patrimonio salvato e gli elementi audiovisivi, alcuni di grande formato, ritmano e rafforzano la vocazione immersiva del montaggio. La mostra mira a pubblicizzare anche l’importante lavoro di studio, salvaguardia e protezione di questo patrimonio che, dal 1992, è stato portato avanti dal Centre d’Arqueologia Subaquàtica de Catalunya (CASC), in occasione del trentesimo anniversario della sua creazione. La mostra mira anche ad avvicinare ed espandere la conoscenza pubblica dell’archeologia subacquea e rendere omaggio agli uomini e alle donne che l’hanno promossa e promossa, sia in Catalogna che in tutto il mondo. La mostra si distingue per una museografia innovativa con risorse audiovisive, digitali e immersive.
Firenze. Alla Galleria dell’Accademia prorogata la mostra fotografica “I Bronzi di Riace. Un percorso per immagini”, con sedici immagini di Luigi Spina dedicate ai due “eroi venuti dal mare”

Prorogata al 2 aprile 2023 la mostra fotografica “I Bronzi di Riace. Un percorso per immagini” alla Galleria dell’Accademia di Firenze
I Bronzi di Riace, anche solo per immagine, tornano a far innamorare Firenze. Visto infatti il grande successo di pubblico, è stata prorogata fino al 2 aprile 2023 la mostra fotografica “I Bronzi di Riace. Un percorso per immagini”, allestita alla Galleria dell’Accademia. “È una straordinaria opportunità”, dichiara il direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino, “per far conoscere queste statue meravigliose alle migliaia di visitatori che, da ogni parte del mondo, giungono ogni giorno a Firenze attratti dalla maestosità dei David di Michelangelo. Le splendide foto di Luigi Spina e il suggestivo allestimento evocano un affascinante dialogo fra capolavori. Ringrazio la direttrice Cecilie Hollberg e tutto il suo staff per questa collaborazione, che certamente si consoliderà nei prossimi anni con nuove iniziative”. Non dimentichiamo che è proprio in riva all’Arno che le due statue furono restaurate. I due “eroi venuti dal mare” furono infatti trasportati a Firenze nel gennaio del 1975 e furono affidati alle cure dei restauratori Renzo Giachetti ed Edilberto Formigli e nell’autunno del 1980 al termine dei lavori furono esposti a Firenze accompagnati dall’illustrazione delle varie fasi di restauro. E quella fu, in Italia, la prima grande mostra archeologica che divenne un fatto di costume con una straordinaria risposta dal grande pubblico.

Bronzi di Riace: guerriero B, dettaglio (foto luigi spina)

Bronzi di Riace: guerriero A, dettaglio (foto luigi spina)
La mostra fotografica “I Bronzi di Riace. Un percorso per immagini” era stata inaugurata alla Galleria dell’Accademia di Firenze il 20 dicembre 2022. L’esposizione illustra, grazie a sedici spettacolari immagini di Luigi Spina in grande formato (90×134 cm), la potenza e il vigore tuttora emanati dai due guerrieri: è anche l’occasione per comparare le meraviglie in bronzo del mondo greco con la superba creazione di Michelangelo, il David, che “celebra” i suoi 140 anni nella Tribuna del museo fiorentino. Accompagna la mostra il libro fotografico “Bronzi di Riace”, quarto volume della collana “Tesori Nascosti” di 5 Continents Editions, nel quale i testi di Carmelo Malacrino e Riccardo Di Cesare dialogano con la ricerca fotografica di Luigi Spina. Le fotografie di Luigi Spina sono suddivise in due sequenze: otto immagini sono dedicate alla statua A, al cosiddetto Giovane, e altre otto sono dedicate alla statua B, il Vecchio. “L’epidermide bronzea, diversa per ciascun soggetto”, spiega Spina, “prende forma, densità e lucentezza, e il chiaroscurale dei corpi si tinge dello spettro multiforme del bronzo che, al variare della luce, mostra superfici corporee che dialogano con l’occhio”.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale prorogata al 9 gennaio 2023 la mostra “Sing Sing, il corpo di Pompei” con le foto di Luigi Spina

L’allestimento della mostra “Sing Sing, il corpo di Pompei” di Luigi Spina al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto luigi spina)
Altri tre mesi per ammirare le foro di Luigi Spina nella mostra “Sing Sing, il corpo di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli. È lo stesso fotografo pluripremiato a darne l’annuncio: “Sing Sing, il corpo di Pompei si proroga fino al 9 gennaio del prossimo anno!”. La mostra, inaugurata il 21 gennaio 2022, era stata programmata fino al 30 giugno, poi fino al 30 settembre. E ora si va a gennaio 2023. “Ringrazio il direttore Paolo Giulierini”, scrive Spina, “e tutto lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli per l’entusiasmo e la fervente passione messa in ogni cosa”. Accompagna la mostra il libro “Sing Sing” edito da 5 Continents Editions.
“Sing Sing”, ovvero i mitici depositi nei sottotetti del museo Archeologico nazionale di Napoli: il nomignolo lo coniò Giuseppe Maggi per riecheggiare il carcere di massima sicurezza americano a nord di New York. Quel susseguirsi di celle, custodi di inestimabili tesori che si vedono al di là delle inferriate dei cancelli, sono state oggetto di studio del fotografo Luigi Spina che con la sensibilità del suo obiettivo e della forza del bianco e nero ha dato vita a un percorso alla scoperta di un segmento importante dei depositi museali: le prime dodici celle dell’ala definita “vecchio Sing Sing”, dove si può cogliere il fascino di lucerne, candelabri, vasellame, bronzi, che restituiscono la testimonianza della vita quotidiana nelle città vesuviane. Questo studio ha portato Luigi Spina a realizzare una mostra e un libro, pronti già nel 2020, ma bloccati dal lockdown durante il quale è stata presentata un’anteprima sui canali social del Mann con un video promo (vedi #iorestoacasa. Pasqua social per il museo Archeologico nazionale di Napoli. Incursione tra i tesori conservati nei ricchi depositi, con anteprima della mostra di Luigi Spina “Sing Sing. Il corpo di Pompei” | archeologiavocidalpassato).

Il direttore del Mann Paolo Giulierini con il fotografo Luigi Spina all’inaugurazione della mostra “Sing Sing” (foto mann)
Luigi Spina, che da anni lavora allo studio e alla narrazione dei capolavori dell’Archeologico, presenta così al pubblico i risultati del viaggio di ricerca compiuto stavolta in un luogo non fruibile al pubblico, nelle “celle” di Sing Sing; in cinquanta scatti in bianco e nero, visibili nelle sale della collezione Villa dei Papiri del Mann e in un raffinato volume pubblicato da 5 Continents Editions, Spina segue un itinerario fotografico che è cronaca, studio e testimonianza storica al tempo stesso: “Guardando il pane carbonizzato, intatto, ho immaginato il panettiere che lo fece quella notte: non ebbe più un giorno”, racconta il fotografo. “Penso a quel pane che conserva intatto il desiderio della vita. Mi aggrappo al corpo di Pompei come se fosse il mio”. Il progetto fotografico è parte integrante dello studio e della successiva valorizzazione dei depositi a cura della direzione e dello staff scientifico del Mann. L’esposizione, infatti, prelude ad una nuova politica di accessibilità pubblica dei depositi museali”.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra fotografica “I Bronzi di Riace. Un percorso per immagini” a cura di Carmelo Malacrino e Luigi Spina. E presentazione del libro fotografico “Bronzi di Riace”

Locandina della mostra fotografica “I Bronzi di Riace. Un percorso per immagini” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal 10 agosto al 23 ottobre 2022
A pochi giorni dall’anniversario del rinvenimento dei magnifici Bronzi di Riace, avvenuta il 16 agosto 1972, nell’ambito del programma per celebrare il Cinquantesimo anniversario della scoperta, mercoledì 10 agosto 2022, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria apre la mostra fotografica “I Bronzi di Riace. Un percorso per immagini”, tutta dedicata a questi due “Eroi venuti dal mare”, curata dal direttore del Museo, Carmelo Malacrino, e da Luigi Spina, riconosciuto da Artribune quale miglior fotografo italiano del 2020. Sedici fotografie di grande formato (90 x 134 cm) verranno esposte nello spazio della suggestiva scalinata piacentiniana del MArRC, proponendo un dialogo visivo fra le due sculture. La sequenza di otto più otto fotografie, dedicate rispettivamente alla statua A e alla statua B, metterà in evidenza un lento movimento che, seppur incessante, crea pause e ritmo. Durante l’inaugurazione della mostra sarà presentato in anteprima al pubblico il libro fotografico “Bronzi di Riace”, quarto volume della collana “Tesori Nascosti” di 5 Continents Editions, nel quale i testi di Carmelo Malacrino e Riccardo Di Cesare dialogano con la ricerca fotografica di Luigi Spina. La pubblicazione, che vanta un’edizione italiana, una inglese e una francese, sarà acquistabile in tutte le librerie italiane e sul sito dell’editore a partire dal 19 agosto 2022.

Bronzi di Riace: guerriero A, dettaglio (foto luigi spina)

Bronzi di Riace: guerriero B, dettaglio (foto luigi spina)
“Questa esposizione, nata in collaborazione con il noto fotografo d’arte Luigi Spina, sarà un tributo alla bellezza e alla potenza iconografica dei Bronzi di Riace, capolavori indiscussi dell’arte greca del V secolo a.C.”, dichiara il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. “Alla mostra, visitabile fino al prossimo 23 ottobre, si accompagnerà anche un prezioso catalogo, nel quale le immagini di Spina affiancheranno una narrazione storica e artistica sulle due statue, che ho avuto il piacere di redigere insieme a Riccardo Di Cesare, archeologo e docente all’università di Foggia. Una narrazione che immergerà il lettore nella storia suggestiva dei Bronzi, tra verità scientifiche e domande rimaste ancora aperte. Il mio ringraziamento va a tutti coloro che hanno collaborato per rendere possibile la realizzazione di questo progetto e del volume di corredo, la cui traduzione, in inglese e francese, sarà un efficace strumento di promozione e divulgazione dei Bronzi di Riace in tutto il mondo”. “L’epidermide bronzea, diversa per ciascun soggetto”, spiega Spina, “prende forma, densità e lucentezza, e il chiaroscurale dei corpi si tinge dello spettro multiforme del bronzo che, al variare della luce, mostra superfici corporee che dialogano con l’occhio dell’osservatore”.
Napoli. Nel giorno di San Giuseppe apre al museo Archeologico nazionale la mostra fotografica di Luigi Spina “Confratelli” che celebra i benefattori ritratti nel museo Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe dell’opera di vestire i nudi

A Napoli c’è un gioiello storico-artistico che dal Settecento napoletano ad oggi svela tante anime: è il museo Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe dell’opera di vestire i nudi, suggestiva dimensione della memoria racchiusa tra archivio storico, sala dei fondatori, oratorio dei confratelli, sagrestia e giardino. Da un progetto di studio e documentazione nasce un percorso fotografico che racconta il museo Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe, partner della rete Extramann: è la mostra “Confratelli” di Luigi Spina (MANN, 19 marzo- 30 giugno, un viaggio simbolico dal museo Archeologico nazionale di Napoli alle eccellenze della città. La mostra sarà inaugurata al museo Archeologico nazionale di Napoli nella giornata di San Giuseppe (sabato 19 marzo 2022, alle 11), alla presenza di Paolo Giulierini (direttore del MANN), Gaetano Manfredi (sindaco di Napoli), Ugo de Flaviis (presidente della Fondazione Arciconfraternita San Giuseppe dei Nudi), Almerinda Di Benedetto (storica dell’arte e co-autrice del progetto scientifico della mostra) e Luigi Spina (fotografo).

L’artista Luigi Spina, nominato da Artribune miglior fotografo italiano senior del 2020, si sofferma in particolare, con il proprio obiettivo, sui ritratti pittorici realizzati nella sala dell’ex governo fra metà del XVIII e inizi del XX secolo: nelle trenta tele selezionate da Luigi Spina sono celebrati i “confratelli”, benefattori che sostennero il complesso monumentale con opere caritatevoli. Nobili, uomini di legge, intellettuali e religiosi rivelano, su tela, come le storie di singoli personaggi intreccino la Storia di un monumento di culto: alla fotografia spetta il compito di andare oltre la fissa altezzosità del ritratto, individuando crepe, distonie, emozioni spesso non leggibili a occhio nudo. Tra le figure immortalate da Spina, non può mancare Michele Arditi, che ad inizio Ottocento curò il primo allestimento dell’allora Real Museo Borbonico: il volto di Arditi, rappresentato in pittura e oggi riletto con la fotografia, è immagine guida dell’esposizione, come trait d’union reale fra luoghi diversi e uniti dalla storia.

L’allestimento, presentato all’ingresso della sezione Preistoria e Protostoria del MANN, è costruito in uno spazio circolare, che valorizza le fotografie (90X134cm) esposte, tutte realizzate a colori e disposte su un cerchio di ferro zincato. Gli scatti sono presentati in un raffinato volume pubblicato da 5 Continents editions: nel libro, presente un approfondimento su tutti i ritratti presenti nel complesso monumentale, inclusa la raffigurazione di Carlo III di Borbone.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra fotografica “Sing Sing. Il corpo di Pompei” di Luigi Spina: che racconta i depositi del Mann, presto fruibili al pubblico con una nuova politica di accesso

“Sing Sing”, ovvero i mitici depositi nei sottotetti del museo Archeologico nazionale di Napoli: il nomignolo lo coniò Giuseppe Maggi per riecheggiare il carcere di massima sicurezza americano a nord di New York. Quel susseguirsi di celle, custodi di inestimabili tesori che si vedono al di là delle inferriate dei cancelli, sono state oggetto di studio del fotografo Luigi Spina che con la sensibilità del suo obiettivo e della forza del bianco e nero ha dato vita a un percorso alla scoperta di un segmento importante dei depositi museali: le prime dodici celle dell’ala definita “vecchio Sing Sing”, dove si può cogliere il fascino di lucerne, candelabri, vasellame, bronzi, che restituiscono la testimonianza della vita quotidiana nelle città vesuviane.
Questo studio ha portato Luigi Spina a realizzare una mostra e un libro, pronti già nel 2020, ma bloccati dal lockdown durante il quale è stata presentata un’anteprima sui canali social del Mann con un video promo (vedi #iorestoacasa. Pasqua social per il museo Archeologico nazionale di Napoli. Incursione tra i tesori conservati nei ricchi depositi, con anteprima della mostra di Luigi Spina “Sing Sing. Il corpo di Pompei” | archeologiavocidalpassato).

La locandina della mostra “Sing Sing. Il corpo di Pompei”, progetto fotografico di Luigi Spina, al Mann dal 21 gennaio al 30 giugno 2022
E ora, finalmente, ci siamo: alle 14, di oggi 14 gennaio 2021, nella sala della Villa dei Papiri è stata aperta al pubblico la mostra fotografica “Sing Sing. Il corpo di Pompei”, una cinquantina di scatti in bianco e nero (esposti fino al 30 giugno 2022) di Luigi Spina, che nei depositi ha scovato oggetti unici, che raccontano la dimensione quotidiana degli antichi abitanti della Campania in epoca romana: sculture in bronzo, candelabri, lucerne, vasellame, oggetti di uso personale, arredi di antiche domus si integrano, così, in un suggestivo percorso di “anastilosi”. Con questo termine, in archeologia, si intende la ricostruzione di una struttura antica tramite la ricomposizione dei pezzi originali.


Il direttore del Mann Paolo Giulierini con il fotografo Luigi Spina all’inaugurazione della mostra “Sing Sing” (foto mann)
“Serbatoio immenso per mostre internazionali”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann, “l’unico carcere dal quale è facile evadere e andare in giro per il mondo, i celebri depositi del sottotetto detti Sing Sing diventeranno presto una ‘sezione’ del Museo, senza perdere il fascino di luogo magico amato dagli studiosi. Manca poco: già da tempo è iniziato lo storico riordino e molti materiali attualmente a Sing Sing troveranno spazio nelle rinnovate sezioni vesuviane a partire dalla Campania romana, la prossima estate, seguita dalla tecnologica romana e dalla numismatica. Sing sing sarà di tutti ed avrà un nuovo volto grazie ad una graficizzazione che ne guiderà il percorso di visita; l’esposizione degli oggetti sarà adeguata ai criteri antisismici studiati con il DIST dell’Università Federico II. Lo straordinario progetto fotografico di Luigi Spina – conclude Giulierini -, che ha generato una mostra in dialogo con i capolavori di Villa dei Papiri e uno splendido volume, è parte integrante di questo percorso epocale. È un pezzo di storia del Museo che resterà”.

Luigi Spina, che da anni lavora allo studio e alla narrazione dei capolavori dell’Archeologico, presenta così al pubblico i risultati del viaggio di ricerca compiuto stavolta in un luogo non fruibile al pubblico, nelle “celle” di Sing Sing; in cinquanta scatti in bianco e nero, visibili nelle sale della collezione Villa dei Papiri del Mann e in un raffinato volume pubblicato da 5 Continents Editions, Spina segue un itinerario fotografico che è cronaca, studio e testimonianza storica al tempo stesso: “Guardando il pane carbonizzato, intatto, ho immaginato il panettiere che lo fece quella notte: non ebbe più un giorno – racconta il fotografo -. Penso a quel pane che conserva intatto il desiderio della vita. Mi aggrappo al corpo di Pompei come se fosse il mio”. Il progetto fotografico è parte integrante dello studio e della successiva valorizzazione dei depositi a cura della direzione e dello staff scientifico del Mann. L’esposizione, infatti, prelude ad una nuova politica di accessibilità pubblica dei depositi museali.

Luigi Spina è fotografo. I suoi principali campi di ricerca sono gli anfiteatri, il senso civico del sacro, i legami tra arte e fede, le antiche identità culturali, il confronto con la scultura classica, l’ossessiva ricerca sul mare, le cassette dell’archeologo sognatore (Giorgio Buchner). Ha pubblicato oltre 22 libri fotografici di ricerca personale e ha realizzato prestigiose campagne fotografiche per Enti e Musei. Fra i volumi pubblicati, in diverse lingue e distribuiti in tutto il mondo, si citano il progetto sul Foro romano, L’Ora Incerta, Electaphoto (2014); The Buchner Boxes (2014), Le Danzatrici della Villa dei Papiri (2015), Diario Mitico, Cronache visive sulla collezione Farnese (2017), Sing Sing (2020), Canova. Quattro tempi (2020), I Confratelli (2020), tutti editi da 5 Continents Editions; Volti di Roma alla Centrale Montemartini per Silvana Editoriale (2019). Tra le istituzioni culturali nelle quali ha esposto si segnalano: museo Archeologico di Napoli; musei Capitolini di Roma; museo Campano di Capua; galleria San Fedele, Milano; museo MADRE, Napoli; Palazzo dell’EUR, Roma; Reggia di Caserta; MACRO, Roma; galerie Patrick Mestdagh, Bruxelles; MIAFAIR Milano; Postermostra, Lisbona, Kranj, Slovenia; Gallery of Fine Art Uzbekistan. Sue opere sono conservate ed esposte, in permanenza, al museo nazionale Romano di Palazzo Altemps, Aeroporto di Capodichino, museo Archeologico nazionale di Napoli. La rivista Artribune lo ha nominato miglior fotografo senior del 2020.




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