Padova. Webinar gratuito su Zoom del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova per la presentazione pubblica ai gruppi archeologici di Belluno e di Rovigo del progetto “ArcheoVeneto: il portale per conoscere l’archeologia nel Veneto”
Venerdì 17 ottobre 2025, alle 17.30, webinar gratuito del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova per la presentazione pubblica del progetto “ArcheoVeneto: il portale per conoscere l’archeologia nel Veneto” (www.archeoveneto.it), nell’ambito del progetto Patricom. Dialogo in diretta Zoom con i gruppi e le associazioni archeologiche delle province di Belluno e di Rovigo finalizzato alla promozione del portale web, attualmente in corso di aggiornamento, e all’acquisizione di proposte e segnalazioni per il suo miglioramento da parte delle comunità locali. Un’occasione di dialogo e collaborazione dedicata alla valorizzazione del patrimonio archeologico locale. Link Zoom per la presentazione: unipd.link/patricom-archeoveneto. Progetto collegato al 𝑃𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝐶𝐻𝐴𝑁𝐺𝐸𝑆 – 𝐶𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙 𝐻𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎𝑔𝑒 𝐴𝑐𝑡𝑖𝑣𝑒 𝐼𝑛𝑛𝑜𝑣𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛 𝑓𝑜𝑟 𝑆𝑢𝑠𝑡𝑎𝑖𝑛𝑎𝑏𝑙𝑒 𝑆𝑜𝑐𝑖𝑒𝑡𝑦.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Morire bambini. Testimonianze dall’Agro Falisco” di Manuela Bonadies, ottavo appuntamento del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo”
“Morire bambini. Testimonianze dall’Agro Falisco””: ottavo appuntamento del 2025 con il ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”, in cui si presentano la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Venerdì 17 ottobre 2025, alle 16, Manuela Bonadies porta i partecipanti a scoprire le sepolture infantili nel contesto dell’Agro Falisco, territorio nella provincia di Viterbo, a sud della Tuscia e al confine dell’Etruria Meridionale. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Nel cuore dell’agro falisco, le campagne di scavo condotte tra Otto e Novecento per la redazione della Carta Archeologica d’Italia hanno restituito un patrimonio informativo di grande valore, ma segnato da profonde lacune dovute a saccheggi e a metodologie d’indagine oggi superate. In questo contesto complesso, lo studio delle sepolture infantili rappresenta una sfida particolarmente delicata: la scarsità dei resti osteologici, la dispersione dei corredi e i contesti frequentemente alterati rendono difficile ricostruire con precisione le pratiche rituali riservate ai più piccoli. L’intervento propone una lettura d’insieme delle testimonianze legate alle pratiche funerarie infantili nell’agro falisco. Il quadro interpretativo delineato per l’agro falisco, e in particolare per Falerii, è oggetto di continui aggiornamenti grazie alle ricerche dell’équipe della Sapienza diretta da M. Cristina Biella, attualmente impegnata sul campo. Le più recenti acquisizioni — in fase di studio e prossima pubblicazione — promettono di arricchire ulteriormente la comprensione della realtà funeraria infantile del territorio.
Manuela Bonadies dal 2024 è ricercatrice alla cattedra di Etruscologia e Antichità italiche del dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma. Ha completato la scuola di specializzazione in Beni archeologici e il dottorato di ricerca in Archeologia, con una tesi dedicata all’analisi delle testimonianze funerarie di Falerii Veteres tra il VI e il III secolo a.C. Si è occupata dell’analisi delle rotte commerciali del Mediterraneo antico in epoca etrusca con particolare riferimento al sito di Pyrgi. Fa parte dell’equipe di scavo della cattedra di Etruscologia della Sapienza impegnata in progetti di ricerca in diversi siti dell’Etruria Meridionale, tra cui Veio, Vulci e Pyrgi.
Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta per il ciclo di incontri “Pigorini. Cent’anni dopo 1925 – 2025” la conferenza “La prima Parma: terramara o palafitta?” del prof. Mauro Cremaschi (università di Milano)
Dopo la pausa estiva torna il ciclo di conferenze dedicate a Luigi Pigorini, il più noto tra i tre padri fondatori (oltre a lui, Pellegrino Strobel, docente di Scienze naturali all’università di Parma e don Gaetano Chierici, insegnante e archeologo reggiano) dell’archeologia preistorica italiana, a cent’anni dalla sua morte. L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’associazione Arkheoparma e Amici della Pilotta con il patrocinio dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria. Appuntamento giovedì 16 ottobre 2025, alle 17, all’auditorium dei Voltoni del complesso monumentale della Pilotta a Parma, con la conferenza “La prima Parma: terramara o palafitta?” del prof. Mauro Cremaschi (università di Milano). Ingresso libero fino a esaurimento posti. Info e prenotazioni https://shorturl.at/jIU3A. Nei primi mesi del 1864 Luigi Pigorini esegue uno scavo nella parte orientale del centro storico di Parma, portando alla luce la stratigrafia della terramara e numerosi pali lignei: una prova inconfutabile della presenza di una palafitta. Nei primi anni del Novecento, durante un’altra campagna di scavo, emergono ancora numerosi pali. Circa vent’anni fa, durante la ristrutturazione di Palazzo Mauri — luogo dei primi scavi — nuove indagini, saggi di scavo accompagnati da accurate analisi di laboratorio, hanno restituito importanti informazioni sulle caratteristiche del grande villaggio che nel II millennio a.C. prosperava nell’area della successiva città romana.
Montalto di Castro (Vt). Al Teatro Lea Padovani “Vulci e il suo territorio. 50 anni dopo”, XXXI convegno dell’istituto nazionale di Studi etruschi e italici, in presenza e on line. Tre giorni per disegnare le linee di continuità rispetto al passato e riflettere sulle novità della ricerca e delle scoperte. Ecco il programma
Dal 16 al 18 ottobre 2025, in presenza al Teatro Lea Padovani in via Aurelia Tarquinia 58 a Montalto di Castro (Vt), e in diretta on line sulla pagina Facebook del Parco archeologico e naturalistico di Vulci https://m.facebook.com/parcodi.vulci/, “Vulci e il suo territorio. 50 anni dopo”, XXXI convegno dell’istituto nazionale di Studi etruschi e italici. Il X Convegno di Studi Etruschi e Italici nel 1975 aveva avuto per oggetto la Civiltà Arcaica di Vulci e la sua espansione. Cinquant’anni dopo – e nell’anno di celebrazioni per i 50 anni del Ministero – è sembrato opportuno tornare su Vulci per disegnarne le linee di continuità rispetto al passato e riflettere sulle novità della ricerca e delle scoperte che nel frattempo l’hanno caratterizzata. Storicamente piegata dagli scavi clandestini, Vulci ha sempre comunque rappresentato un panorama privilegiato per lo studio della civiltà etrusca. La sinergia tra la Soprintendenza e Fondazione Vulci, gestore del Parco archeologico naturalistico e la collaborazione con diversi Enti di ricerca hanno garantito una maggior tutela e nello stesso tempo hanno generato, soprattutto negli ultimi anni, nuovi approcci e nuovi dati per una lettura dell’antico dai molteplici esiti, spesso presentati in mostre in Italia e all’estero. Per tutte queste ragioni l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici ha fatto la scelta di dedicare il suo XXXI Convegno al tema, con l’intento di approdare a una sintesi delle molte cose fatte in questi anni realizzando così una preziosa occasione di confronto per tutta la comunità scientifica. Promotori/Organizzatori: istituto nazionale di Studi etruschi e italici; soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale; Fondazione Vulci, con la collaborazione della direzione Musei Lazio, Regione Lazio, Comune di Montalto di Castro.
I temi del XXXI convegno di Studi etruschi e italici sono cinque e si allineano a quelli della ricerca degli ultimi anni, con il supporto anche delle discipline della bioarcheologia e della diagnostica preventiva: La formazione della città e il rapporto con il territorio; Materiali e contesti; Collezioni e vecchi scavi; Le dimensioni del sacro; Vulci e l’altro. Città di confine e di apertura. Il Convegno, oltre a Relazioni e Comunicazioni, sarà arricchito da una sezione Poster per la presentazione di specifici casi e temi di studio, sezione che troverà posto nella stampa degli Atti a cura dell’istituto nazionale di Studi etruschi e italici. Gli abstract sono a disposizione sui siti web da pochi giorni prima del Convegno stesso. Il primo giorno prevede i saluti istituzionali (ministero della Cultura, amministrazioni regionali e locali) e una introduzione da parte del presidente dell’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Nel giorno di chiusura, sabato 18 ottobre 2025, è prevista, dopo una visita agli scavi nel Parco, l’inaugurazione di una mostra al museo della Badia di Vulci – che celebra anch’esso 50 anni dalla sua istituzione – dedicata alle ultime scoperte in tema di ornamenti femminili.
PROGRAMMA GIOVEDÌ 16 OTTOBRE 2025. Alle 9.30, saluti istituzionali; introduzione di Giuseppe Sassatelli. Alle 12, SESSIONE I – La formazione della città e il rapporto con il territorio. Interventi: Carlo Casi, “Preistoria e protostoria della Valle del Fiora: caratteri geografici e del popolamento”; Vincenzo d’Ercole, Francesco di Gennaro, Marco Pacciarelli, “Le origini di Vulci tra Bronzo Finale e Primo Ferro”; Giorgio Pocobelli, “Vulci e il suburbio: urbanistica e analisi diacronica del popolamento”; 13.30, pausa pranzo; 14.30, Simona Carosi, Carlo Casi, Mariachiara Franceschini, Paul P. Pasieka, Carlo Regoli, “Il porto di Regisvilla”; Orlando Cerasuolo, Luca Pulcinelli, “L’entroterra vulcente quarant’anni dopo: popolamento ed economia alle soglie della romanizzazione”; SESSIONE II – Materiali e contesti. Interventi: Carlo Casi, Vincenzo d’Ercole, Francesco di Gennaro, “La variabilità della rappresentazione funeraria nei più antichi sepolcreti di Vulci”; Francesco Quondam, Carmen Esposito, Lorenzo Fiorillo, Pasquale Miranda, Marco Pacciarelli, “Articolazione planimetrica e gruppi sociali nei più antichi sepolcreti di Vulci”; Stefano Bruni, “Il Geometrico vulcente”; Alessandro Naso, Giacomo Bardelli, “Da Vulci nel Mediterraneo e in Europa: vasellame e utensili in bronzo”; Rosa Lucidi, “Il bucchero pesante vulcente”; Vincenzo Bellelli, “La ceramica etrusca a figure nere: Vulci, Cerveteri e Tarquinia a confronto”; 18, discussione.
PROGRAMMA VENERDÌ 17 OTTOBRE 2025. Alle 9, Anna Maria Moretti Sgubini, “Su alcune sculture di scuola vulcente”; Iefke van Kampen, “Scultura vulcente: gruppi e botteghe”; Fernando Gilotta, Anna Maria Moretti Sgubini, “Qualche considerazione sulle ceramiche della Polledrara”; Daniele F. Maras, “I Tutes di Vulci e la prosopografia dei cippi funerari a finta porta”. SESSIONE III – Collezioni e vecchi scavi. Interventi: Sara De Angelis, “1975–2025: cinquant’anni del Museo Archeologico di Vulci al Castello dell’Abbadia”; Laura Michetti, Christian Mazet, Alessandro Conti, “Ritorno a Vulci: rileggere i vecchi scavi nelle necropoli sud-orientali”; Cecile Colonna, “Vulci e il Cabinet des Médailles (BnF)”; Christian Mazet, Alexandra Villing, “Vulci e il British Museum”; Valentino Nizzo, “Collazionare collezioni: piccole storie (stra-)ordinarie di archeologia vulcente tra scavi, dispersioni e recuperi”; 13.30, pausa pranzo; 14.30, Alessandro Mandolesi, “Gli scavi Torlonia nella necropoli orientale”; Giulio Paolucci, “La Tomba François e i Torlonia”; Stephan Steingraeber, “Lodovico I di Baviera e i reperti vulcenti nelle Antikensammlungen di Monaco di Baviera”; Mariachiara Franceschini, Paul P. Pasieka, Maurizio Sannibale, Vittorio Mascelli, “La Cista con Amazzonomachia e lo specchio Durand: la ricostruzione di un contesto sepolcrale vulcente”. SESSIONE IV – Le dimensioni del sacro. Interventi: Simona Carosi, Sara Scarselletta, “La produzione votiva e i culti a Vulci tra età tardo-arcaica ed ellenistica”; Mariachiara Franceschini, Paul P. Pasieka, “Il nuovo tempio di Vulci e il paesaggio sacro urbano in epoca arcaica”; Serena Sabatini, Irene Selsvold, “Spunti per una riflessione su aree sacre articolate e culti “minori” a Vulci e in Etruria”; Carlo Regoli, “I culti dell’acropoli di Vulci”; 18, discussione.
PROGRAMMA SABATO 18 OTTOBRE 2025. Alle 9, SESSIONE V – Vulci e l’altro. Città di confine e di apertura. Interventi: Barbara Barbaro, “Il complesso protostorico del Gran Carro di Bolsena nel quadro dei contatti tra i centri protourbani di Vulci e Orvieto”; Paola Rendini, “La media valle dell’Albegna: un territorio di confine dell’agro vulcente. Contributi inediti dalle necropoli orientalizzanti e arcaiche del territorio di Magliano in Toscana”; Andrea Zifferero, “Vulci, Chiusi e Roselle: sistemi insediativi, culti e confini nel corridoio tra Albegna e Ombrone”; Marina Micozzi, Alessandra Coen, Achim Weidig, “Influenze vulcenti sul mondo italico appenninico: qualche caso di studio”; Anna Depalmas, “Vulci e la Sardegna. 115 miglia di mare”; Biancalisa Corradini, Alessandro Conti, “Castro, un centro dell’entroterra vulcente. 50 anni dopo”; Corinna Riva, Maja Mise, Carlo Regoli, “Vulci al centro di un’economia agraria che cambia nel Mediterraneo centrale: l’organizzazione della produzione anforica”; 12.30, discussione; 13.30, pausa pranzo; 15, visita agli scavi di Vulci; 16.30, inaugurazione mostra al museo nazionale Etrusco di Vulci “L’importanza di essere bella. Gioielli e ornamenti delle donne etrusche di Vulci”.
Pompei. All’auditorium degli Scavi l’incontro “Insula VII 4. Nuovi scavi a Pompei. L’età sannitica” con gli archeologi Albert Ribera i Lacomba (Institut Català d’Arqueologia Clàssica) e Christoph Baier (Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze) promosso dall’Associazione Internazionale Amici di Pompei

Gli archeologi Albert Ribera i Lacomba e Christoph Baier nell’insula 4 della Regio VII a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Insula VII 4. Nuovi scavi a Pompei. L’età sannitica” è il titolo dell’incontro proposto dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS con gli archeologi Albert Ribera i Lacomba (Institut Català d’Arqueologia Clàssica) e Christoph Baier (Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze). Appuntamento giovedì 16 ottobre 2025, alle 17, all’auditorium degli Scavi di Pompei. Durante l’incontro verranno presentati i risultati dei recenti scavi e ricerche realizzati nella Regio VII dell’antica città sotterrata dal Vesuvio. Nel tessuto urbano di Pompei, l’area a nord della cosiddetta Altstadt svolge una funzione di cerniera tra il centro mercantile e sacro della città e il vecchio quartiere residenziale della cosiddetta Regio VI. Lo studio sistematico di questa zona fornisce informazioni essenziali per una comprensione più approfondita dello sviluppo urbano, tanto più che il suo utilizzo nel corso dei secoli sembra essere stato caratterizzato da alcune peculiarità. In particolare, i dati a disposizione suggeriscono che l’area era votata ad un utilizzo residenziale non prima della seconda metà del II secolo a.C., mentre per il periodo antecedente sono numerose le evidenze di celebrazioni di banchetti. La conferenza presenta una panoramica delle nuove scoperte emerse dalle ricerche in corso e propone alcune riflessioni sulle dinamiche di sviluppo e sull’utilizzo dell’area in età sannitica.
Trieste. Per l’80mo anniversario del Club Alpinistico Triestino al Magazzino 26 “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”. Ecco alcune anticipazioni dei relatori alla luce delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività
In occasione del suo ottantesimo anniversario il Club Alpinistico Triestino propone “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”, un appuntamento dedicato alle nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso, che segnano la ripresa delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività. Questo incontro, mercoledì 15 ottobre 2025, alle 17.30, inserito nella rassegna “Una luce sempre accesa”, promossa e organizzata dal Comune di Trieste – assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, si tiene nella sala Luttazzi del Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste. Saranno presentati i risultati di recenti ricerche in ambiente speleologico del Carso triestino: gli scavi condotti su concessione del ministero della Cultura dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Institute of Archaeology ZRC SAZU, dal Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e dall’Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’università di Siena, e le indagini direttamente eseguite dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia nell’ambito della propria programmazione lavori. Le presentazioni illustreranno grotte e ripari sotto roccia in corso di studio, importanti archivi paleo-ambientali che permettono di ricostruire la preistoria del territorio, dal tempo degli ultimi cacciatori-raccoglitori fino al periodo dei castellieri. L’incontro porrà inoltre l’accento sull’importanza delle grotte come patrimonio da studiare, conservare e rispettare, con un occhio di riguardo alla comunità speleologica che le frequenta. Un’occasione unica per conoscere i progressi della ricerca e riflettere sul valore delle grotte come archivi naturali e culturali da preservare per le future generazioni.
Introducono Franco Gherlizza (presidente del Club Alpinistico Triestino); Franco Riosa (direttore della Scuola di Speleologia “Ennio Gherlizza” del CAT). Relatori: Roberto Micheli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia); Manuela Montagnari Kokelj (già dipartimento di Studi umanistici, università di Trieste); Federico Bernardini (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia, Multidisciplinary Laboratory, “The Abdus Salam” International Centre for Theoretical Physics); Elena Leghissa (ZRC SAZU, Institute of Archaeology – Ljubljana); Francesco Boschin (dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente, unità di ricerca di Preistoria e Antropologia, università di Siena); Andrea Pessina (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e di Pesaro e Urbino).

Scavi archeologici nella grotta di Jama Blok a Gobrovizza sul Carso (foto cora società archeologica)
ROBERTO MICHELI, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia: “Documentare l’oscurità: le grotte del Carso tra conoscenza e tutela archeologica”. “Le grotte sono uno dei fenomeni più caratteristici del paesaggio carsico che ha origine dalla dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche da parte dell’acqua”, spiega Micheli. “Questi spazi vuoti che si estendono alle volte in estesi reticoli nelle profondità delle masse calcaree sono stati colmati nel tempo dal deposito di materiali diversi, quali blocchi di frana, ciottoli e concrezioni, e da sedimenti vari. A questo processo naturale va aggiunto l’apporto e le trasformazioni prodotte dall’azione della presenza umana: le cavità naturali sono state utilizzate sin da un momento molto antico della storia dell’uomo come abitazione, ricovero per gli animali e luogo di sepoltura o di culto. Nell’area del Carso, dove la concentrazione delle grotte è, come è noto, molto alta – continua Micheli -, le ricerche archeologiche hanno preso avvio già nella seconda metà dell’Ottocento al tempo delle prime esplorazioni nelle cavità ipogee, quando iniziò a svilupparsi la moderna speleologia. Da quel tempo molte grotte carsiche sono state indagate con il proposito di trovare le tracce dell’uomo preistorico e ciò ha determinato un susseguirsi di rinvenimenti e scavi dei depositi antropici delle cavità che ha consentito di raccogliere una considerevole massa di materiali archeologici di varie epoche, spesso però non sono associati a dati affidabili del contesto di provenienza.
“Queste attività hanno determinato in molti casi il danneggiamento o addirittura la distruzione di importanti stratigrafie archeologiche sepolte. Dopo più di un secolo e mezzo di ricerche archeologiche nelle grotte del Carso – sottolinea Micheli – abbiamo acquisito molte informazioni sulla storia profonda di questo territorio, ma ancora numerose questioni rimangono aperte e senza apparente soluzione. Le grotte e i loro depositi di riempimento sono, infatti, degli eccezionali archivi paleo-ambientali e geologici, ma, allo stesso tempo, sono importanti testimonianze sulla storia antica dell’uomo e delle relazioni con l’ambiente e le sue risorse. Dopo molti anni di sospensione delle ricerche archeologiche nelle grotte del Carso, l’avvio di nuove indagini con un approccio multidisciplinare e l’applicazione di metodi accurati di scavo stratigrafico ci stanno svelando la ricchezza dei depositi archeologici sepolti nelle cavità e tutta la complessità del mondo ipogeo frequentato dall’uomo nel corso della preistoria”.
MANUELA MONTAGNARI KOKELJ, già dipartimento di Studi umanistici, università di Trieste: “C.R.I.G.A. – Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche, banca dati delle scoperte e degli studi precedenti le nuove indagini nel Carso triestino”. “I dati sulla frequentazione delle cavità del Carso triestino (e del resto della Regione) da parte di uomini e animali in antico, dalla Preistoria al Medioevo”, spiega Montagnari Kokeli, “sono attualmente riuniti nel C.R.I.G.A. – Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche, accessibile online sul sito del Catasto Speleologico Regionale: https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/100/criga. C.R.I.G.A. nacque alla fine degli anni 1990 inizialmente come Progetto Grotte, progetto scientifico a carattere interdisciplinare dell’università di Trieste, per rispondere a una domanda di interesse archeologico: è possibile risalire alle motivazioni delle scelte insediative, apparentemente piuttosto selettive, fatte da gruppi umani diversi che nel corso della Preistoria avevano lasciato tracce della loro presenza nel Carso triestino? Questa domanda portò a una revisione sistematica delle pubblicazioni scientifiche e divulgative e dei dati d’archivio, sia storico-archeologici che geologico-naturalistici, e alla contestuale verifica sul terreno delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche delle cavità naturali antropizzate. Nel 2020 – conclude – un Accordo attuativo Regione Autonoma FVG-Università di Trieste permise di sviluppare la banca dati a scala regionale, con il coinvolgimento di altri enti di ricerca, musei e gruppi speleologici, e di inserire i risultati nel Catasto Speleologico Regionale. Questa versione aggiornata di C.R.I.G.A. costituisce, dunque, una premessa importante per gli sviluppi futuri della ricerca”.
FEDERICO BERNARDINI, dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia, Multidisciplinary Laboratory, The “Abdus Salam” International Centre for Theoretical Physics; ELENA LEGHISSA, ZRC SAZU, Institute of Archaeology – Ljubljana; FRANCESCO BOSCHIN, dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente, unità di ricerca di Preistoria e Antropologia, università di Siena, “Tre anni di scavi alla Grotta Tina Jama”. Nel corso dell’incontro saranno presentati i risultati delle ricerche archeologiche presso la grotta Tina Jama, sul Monte Lanaro nel Carso triestino, dove è in corso la terza campagna di scavi in concessione ministeriale. “Le indagini hanno restituito resti che coprono un arco cronologico molto ampio, dal Mesolitico fino all’età dei Castellieri, contribuendo a chiarire aspetti fondamentali della preistoria recente nell’area adriatica nord-orientale”, spiega il direttore dello scavo, Federico Bernardini. In particolare, gli studi si sono concentrati sui livelli dell’età del Bronzo e del Rame finale (III millennio a.C.), un periodo chiave per l’evoluzione tecnologica, culturale e sociale in Europa. “I dati preliminari suggeriscono che il Carso fosse in stretto rapporto con la Cultura di Cetina in Dalmazia e al contempo con le culture coeve dell’Italia nord-orientale e dell’Europa centrale, tra cui Polada e Gata-Wieselburg”, aggiunge Elena Leghissa. Lo studio dei resti ossei (umani e non) viene condotto dall’unità di ricerca di Preistoria e Antropologia del DSFTA dell’università di Siena. “Per quanto riguarda le ossa umane, sarà interessante analizzare alcune possibili tracce di macellazione, presenti su un frammento di cranio, tramite l’utilizzo di un microscopio digitale portatile che restituisce immagini 3D della superficie degli oggetti osservati. Questo studio potrà gettare nuova luce sulle antiche pratiche funerarie. Lo studio dei resti faunistici fornirà invece informazioni sulle modalità di sfruttamento delle risorse animali da parte delle popolazioni pre- e protostoriche. In particolare possono essere ricostruiti aspetti che riguardano da un lato l’uso della grotta, a dall’altro le pratiche di allevamento e venatorie sul Carso Triestino”.

Frammento di vaso neolitico stile “Danilo” dalla grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)
ANDREA PESSINA, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e di Pesaro e Urbino, “Nuovi dati da alcune cavità di interesse preistorico del Carso triestino”. “Nella primavera 2025 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia – ricorda Pessina – ha condotto una serie di sondaggi in alcune cavità di possibile interesse archeologico ubicate nel territorio del Comune di Sgonico (Trieste). Le ricerche – della durata di 6 settimane – sono state finanziate interamente dal ministero per la Cultura e sono state effettuate dagli specialisti della ditta CORA di Trento, con la preziosa collaborazione di volontari dei Gruppi speleologici locali.
“La prima cavità interessata dalle indagini – spiega Pessina – è la Grotta 7 di Capodanno, censita con il n. 4796 del Catasto Speleologico regionale, una cavità posta ad una quota di 305 m slm, costituita da un basso vano discendente (in nessun punto della grotta è ora possibile stare eretti) la cui volta segue l’andamento degli strati. La cavità era stata individuata intorno al 1990 e segnalata per la prima volta da Franco Gherlizza su Spelaeus 2, 2019, Club Alpinistico Triestino. La grotta è risultata fin da subito di indubbio interesse per il deposito preistorico che conserva; già nel corso delle operazioni di rilevamento speleologico erano stati trovati frammenti ceramici di impasto e fattura diversi, misti però a materiale di chiara origine più recente. La masiera, che delimita in parte il fondo della dolina sulla quale si apre la grotta, si presentava parzialmente ricoperta da terreno di riporto proveniente dall’interno della cavità, terreno che negli anni ha restituito frammenti ceramici, industrie litiche e resti di faune. L’esame di questo materiale aveva portato al riconoscimento di una frequentazione databile al Mesolitico recente (industrie litiche caratterizzate dalla presenza di trapezi e tecnica del microbulino) e di una occupazione riferibile al Neolitico antico (ceramiche peculiari dell’aspetto di Vlaska).
“Nel corso della campagna di scavo 2025 – continua Pessina – sono state effettuate, una serie di indagini stratigrafiche mirate a verificare la presenza, la natura e la potenza di stratificazioni di interesse archeologico, nonché recuperare campionature utili ad un primo inquadramento cronologico, geo-archeologico e paleo-ambientale. Gli scavi 2025 hanno portato al recupero di altri materiali riferibili a queste fasi di occupazione, contenuti però in un deposito rimaneggiato dalle attività di animali fossatori e dalla costruzione della masiera. Di particolare interesse la segnalazione di ossidiana, la cui provenienza è in corso di determinazione. È questa una delle cavità che risulta nel Carso aver restituito il maggior numero di attestazioni di ossidiana (ad oggi sono 3 le segnalazioni da qui note). La presenza di un potente strato di crollo della volta con massi di grandi dimensioni, nonostante l’impegno dei gruppi speleologici, non ha consentito l’esplorazione dei depositi interni. Le ricerche sono pertanto proseguite nel centro della dolina con l’apertura del Sondaggio 1 che ha restituito evidenze di frequentazioni antropiche, tra cui una cuspide di freccia in selce, frammenti ceramici e resti faunistici ed è stata registrata la presenza di blocchi allineati che potrebbero indicare l’esistenza di una struttura. Sui campioni prelevati sono in corso datazioni al carbonio 14.
“Nella Grotta Jama Blok di Gabrovizza, ora accatastata dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan con il numero PRCS 28909 – fa sapere Pessina -, le indagini hanno invece interessato sia l’interno della cavità, ove risulta di particolare interesse il riconoscimento di peculiari depositi che indicano un suo utilizzo durante la preistoria per la stabulazione di caprovini, sia il fronte esterno, ove è stato aperto un sondaggio (Sondaggio 3) della profondità di oltre 3 metri, che non ha però ancora raggiunto i più antichi livelli di frequentazione antropica. La stratigrafia messa in luce si presenta di particolare interesse: numerosi i livelli che documentano le fasi di frequentazione dell’area esterna della grotta per attività di caccia (cuspidi di freccia e faune selvatiche), fenomeni di crollo parziale della grotta per eventi sismici o fenomeni di degrado climatico, seguiti da nuovi episodi di frequentazione per usi sepolcrali e di stabulazione degli animali. In attesa di poter studiare i materiali culturali rinvenuti, sono stati raccolti campioni per analisi polliniche, geo-archeologiche e datazioni al Carbonio 14, di cui a breve si conosceranno gli esiti. Si potrà così disporre di una stratigrafia documentata accuratamente sotto ogni aspetto e ricostruire le diverse fasi della preistoria regionale, spesso ad oggi note solo genericamente. A conclusione degli scavi, in entrambe le grotte è stata organizzata una visita aperta al pubblico per presentare i primi risultati delle ricerche alla quale hanno partecipato gli amministratori di Sgonico e decine di membri dei gruppi speleologici locali”.
Padova. A Palazzo Liviano “PROFESSIONE ARCHEOLOGO: l’Università incontra le imprese e i professionisti”: spiegare agli archeologi del futuro sul perché e sul come fare archeologia oggi. Ecco il programma
PROFESSIONE ARCHEOLOGO: l’Università (di Padova) incontra le imprese e i professionisti, un’iniziativa del dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino per informare correttamente gli archeologi del futuro sul perché e sul come fare archeologia oggi. Appuntamento mercoledì 15 ottobre 2025, alle 14, in sala Sartori di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova. Programma: alle 14, apertura dei lavori con Silvia Paltineri, presidente Corsi di Studio in Archeologia e Scienze Archeologiche; 14.15, Stefano Tuzzato, archeologo libero professionista e membro del Gruppo di Riesame dei Corsi di Studio in Archeologia e Scienze Archeologiche, su “La nascita di una professione”; 14.45, Marcella Giorgio e Beatrice Emma Zamuner, presidente ANA, direttivo nazionale ANA, su “Archeologia professionale in Italia: evoluzione e stato della professione alla luce del Terzo Censimento Nazionale degli Archeologi Italiani del 2024”; 15.45, Cinzia Rampazzo, presidente CIA Veneto, su “L’archeologo fuori dall’università: come iniziare a lavorare (e vivere) del proprio mestiere”; 16.45, Cristina Anghinetti, presidente Archeoimprese, su “Una scelta logica verso la strutturazione: l’apertura di una ditta archeologica. Tra burocrazia e sfida professionale”.























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