Roma. Per il ciclo di conferenze “The Clash. Libri e discussioni sul Patrimonio Culturale” dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (INASA) in presenza e on line presentazione del libro di Carlo Pavolini “Che fare dei Fori?”

roma_inasa_the-clash_presentazione-libro-che-fare-dei-fori_locandinaMartedì 17 gennaio 2023, alle 16.30, nuovo appuntamento con “The Clash. Libri e discussioni sul Patrimonio culturale” le presentazioni/discussioni all’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma in piazza San Marco 49. E per quelli che non possono essere presenti c’è la possibilità di seguire da remoto usando questo link https://us02web.zoom.us/j/86419004905… ID riunione: 864 1900 4905, Passcode: 091169. Presentazione del libro “Che fare dei Fori?” di Carlo Pavolini (Robin editore). Intervengono: Pietro Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Claudio Parisi Presicce. Moderano: Alessio De Cristofaro e Massimo Pomponi. Il libro intende fare il punto sulle vicende dell’area dei Fori Imperiali di Roma, a partire dagli interventi dei primi decenni del ‘900 e dagli sventramenti di epoca fascista (1932-33), con la creazione dell’allora Via dell’Impero. Il testo prosegue prendendo in esame la ripresa, attorno al 1978-’83, del dibattito politico-culturale e amministrativo sull’assetto da dare all’area e, in particolare, sulla controversa proposta di uno scavo stratigrafico integrale della strada, ora denominata Via dei Fori Imperiali. Il volume si conclude con una sintetica analisi sia dei grandi scavi scientifici promossi ai Fori dal Comune di Roma, a partire dal 1995 circa, sia delle proposte progettuali rilanciate – in anni recenti – soprattutto da esponenti della cultura architettonica e urbanistica romana, proposte di cui si annuncia oggi una ripresa da parte della Giunta capitolina, in vista del Giubileo del 2025 e del possibile svolgimento a Roma della prossima Expo.

Padova. Al DFA dell’università incontro “La lunga storia del vetro. Il punto di vista dell’archeologia” con Francesca Veronese: la storia millenaria del vetro, attraverso la lettura di alcuni reperti conservati al museo civico Archeologico

padova_unipd_incontro-la-lunga-storia-del-vetro_locandina“La lunga storia del vetro. Il punto di vista dell’archeologia”: è il titolo dell’incontro promosso dal dipartimento di Fisica e Astronomia “Galilei” – DFA dell’università di Padova focalizza la storia millenaria del vetro, attraverso la lettura di alcuni reperti conservati al museo Archeologico di Padova. Appuntamento mercoledì 18 gennaio 2023, dalle 17.30 alle 19, in aula Rostagni, via Paolotti 9, a Padova. Conferenza a cura dell’archeologa Francesca Veronese, direttrice Musei Civici di Padova. Ingresso libero. Prenotazioni qui. L’evento è inserito nel progetto “Scienza dal mondo islamico all’Europa di oggi. Arricchimenti incrociati tra passato e futuro”, proposto dal dipartimento di Fisica e Astronomia dell’università di Padova, che intende far conoscere al grande pubblico elementi di storia della scienza, focalizzando l’attenzione sugli scambi e gli arricchimenti incrociati fra il mondo islamico e l’Europa di ieri e di oggi. Materia dura e al contempo fragilissima, dai mille cromatismi ma anche incolore, il vetro ha una storia lunghissima, le cui origini affondano nelle terre della Mesopotamia e della Siria settentrionale del II millennio a.C. Qui vennero elaborati i primi manufatti vitrei – esito di sperimentazioni e di graduali raffinamenti nella lavorazione della faïance – caratterizzati da vivaci policromie ottenute con ossidi metallici. In vetro venivano realizzati coppe, bicchieri, bottiglie, ma anche piccoli oggetti decorativi i cui colori sgargianti lasciano pensare a intenzionali imitazioni delle pietre dure, ben più costose e pregiate. La duttilità nella lavorazione, la molteplicità di tecniche per ottenere gli oggetti più diversi, la possibilità di conferire ai manufatti una gamma cromatica dalle infinite combinazioni hanno fatto del vetro uno dei materiali più versatili e più diffusi dell’antichità, la cui storia sarà ripercorsa attraverso la lettura dei più rilevanti reperti oggi conservati al museo Archeologico cittadino.

Torre Annunziata. Alla Villa di Poppea (villa A di Oplontis) tornano in situ statue e reperti conservate a Palazzo Criscuolo: nasce un museo diffuso per raccontare, conservare e valorizzare il patrimonio statuario di Oplontis

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Il grande cratere a calice che fungeva da fontana da giardino della villa di Poppea (villa A) di Oplontis (foto parco archeologico pompei)

A Palazzo Criscuolo di Torre Annunziata (Na), sede del “Museo dell’Identità”, una passeggiata nel tempo alla scoperta delle bellezze e dei tesori oplontini, c’era una sala delle Sculture e degli oggetti ornamentali provenienti dalla “Villa di Poppea” e in parte provenienti dai depositi del Parco archeologico di Pompei- Ora quelle opere sono state riposizionate in alcuni ambienti della villa, regalando un imprevisto colpo d’occhio nel delicato contrasto tra il marmo delle statue, le linee eleganti dei bassorilievi e dei busti, e gli affreschi delle stanze che risaltano dei loro vivaci colori.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, davanti al gruppo del Satiro con Ermafrodito proveniente dalla Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Non si tratta solo della proposta di un nuovo percorso visita, con inediti scorci, ma di un invito al sentire, a lasciarsi sorprendere dall’impressione che la vista di tanta bellezza solleva. Emozioni che prendono corpo alla Villa di Poppea, attraverso la ricollocazione di statue e reperti originari, mai prima esposti nel sito. Un progetto di Museo diffuso permanente che consente di raccontare, conservare e valorizzare l’eccezionale patrimonio statuario di Oplontis. “Riportare questi reperti nel luogo originario di provenienza è stata un’operazione di tutela finalizzata a garantirne un’adeguata conservazione in ambienti monitorati, da un punto di vista della sicurezza e delle condizioni conservative”, dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “Ma anche di valorizzazione sia delle opere sia della villa in quanto l’esposizione in loco consente un racconto diretto e suggestivo del contesto reale”.

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La statua dell’Efebo inserita nel percorso di visita della Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

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Il Bambino con oca: la statua è ritornata alla Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Quindici i reperti ricollocati, che un tempo adornavano la maestosa Villa, tra i quali un grande cratere in marmo pentelico a bassorilievi, ad aprire il percorso e grandi statue. La Nike, l’Artemide e l’Efebo, e poi il busto di Eracle, il bambino con l’oca, e ancora una testa di Afrodite e ritratti di bambini. A questi reperti già posizionati si aggiungeranno i centauri e il gruppo scultoreo del Satiro con Ermafrodito, al termine della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” presso la palestra grande di Pompei, dove sono attualmente esposti. Progetto e realizzazione allestimento a cura di: arch. Arianna Spinosa, responsabile unico del procedimento; dott. Giuseppe Scarpati, progettista archeologo; dott.ssa Raffaella Guarino, progettista restauratore; dott.ssa Silvia Bertesago, responsabile Ufficio Mostre; dott.ssa Tiziana Rocco, supporto Ufficio Mostre; arch. Maria Pia Amore, supporto progetto allestimento; arch. Vincenzo De Luce, progetto allestimento. Operatori: Montenovi srl, Caditec srl.

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Ritratti di bambini riposizionati nella Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

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La statua della Nike della Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

L’itinerario ha inizio con il grande cratere a calice che fungeva da fontana da giardino, oggi esposto nel grande salone di rappresentanza colonnato. Raffigurati in bassorilievo i gruppi di guerrieri di Pirro, disposti in coppia. Ognuno batte lo scudo con il braccio sinistro e tiene la spada con il destro. Un terzo uomo danza a destra. I guerrieri danzano in punta di piedi con le gambe incrociate e i corpi allungati. Non di minore impatto è la Nike, la donna alata, con il leggero piede nudo, che emerge dalla veste sollevata, teso verso il suolo nell’atto di atterrare, e collocata in uno degli ambienti che affacciano sulla piscina. E ancora l’Artemide, la dea, rappresentata in piena falcata, con il peso del corpo che poggia sulla gamba sinistra, e la destra sollevata. Particolare anche la scultura del bambino che gioca con l’oca. Gruppi di fontane con ragazzi che tengono in mano un uccello acquatico erano molto popolari nella scultura da giardino. Nella maggior parte dei casi il ragazzo era visto come Eros.

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La ricca decorazione parietale della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)

La Villa di Poppea (nota anche come Villa A per distinguerla dalla villa B rinvenuta poco lontano) era una delle più importanti ville d’otium della costa del Golfo di Napoli. Per la grandiosità dell’impianto e la ricchezza degli apparati decorativi la villa A, nella quale è stata rinvenuta un’anfora in cui è menzionato il nome di Poppea, è attribuita alla seconda moglie di Nerone. Al pari delle lussuose ville di Stabia, presentava un accesso principale orientato verso la campagna retrostante, sviluppandosi poi in una ricca ed articolata distribuzione di sale di soggiorno e giardini aperti sul golfo e le sue bellezze paesaggistiche.

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La villa di Poppea by night a Oplontis (Torre Annunziata) (foto parco archeologico di Pompei)

I colonnati dell’affaccio sud, i giardini e le terrazze, visti dal mare, costituivano parte integrante del panorama con il Vesuvio, la campagna circostante, le colline boscose e ricoperte di vigneti. Attorno alla metà del I secolo d.C. il complesso si ampliò con l’aggiunta dell’enorme piscina, 61×17 metri, lungo la quale si disposero le stanze da pranzo, il soggiorno, gli alloggi per gli ospiti e dei piccoli giardini d’inverno. La villa aveva inglobato anche i resti di un più antico complesso produttivo, posti a sud del quartiere della piscina, di cui è stato possibile indagare solo l’ambiente del torchio. Attorno alla piscina, nella ricca vegetazione, era collocata parte delle sculture che decoravano il lussuoso edificio.

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La Villa di Poppea nel sito di Oplontis a Torre Annunziata con i giardini (foto parco archeologico pompei)

Tra le molte ville vesuviane questa è l’unica che offre la possibilità di ricostruire, sulla base degli scavi archeologici, la composizione dei giardini interni, luoghi di riposo e meditazione, che rivestivano una grande importanza nella vita dell’aristocrazia romana. Studi paleobotanici, inoltre, hanno consentito di ricostruire la vegetazione originaria in essi presente: siepi di bosso, oleandri, limoni, platani, olivi, cipressi, edere rampicanti e rose erano disposti a complemento della decorazione scultorea e architettonica. Al momento dell’eruzione l’edificio doveva essere in gran parte disabitato a causa di lavori incorso, forse avviati in occasione di un passaggio di proprietà, che comportarono la rimozione di molti elementi architettonici e decorativi. All’interno delle azioni di miglioramento dei livelli di accessibilità della villa di Poppea, oltre all’inserimento di un nuovo percorso in LIS, nel mese di gennaio si sono conclusi i lavori di messa in sicurezza e sistemazione della rampa di ingresso. Quest’ultimo intervento consentirà anche alle persone con disabilità di accedere alla villa dal lato piscina e riconnettersi al percorso fruito da tutti i visitatori.

Roma. Nel 2022 ottomila visitatori al Mausoleo di Sant’Elena e le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro: “Un anno davvero ricco di soddisfazioni e di traguardi”

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L’Antiquarium al mausoleo di Sant’Elena a Roma (foto ssabap roma)

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La chiesa dei Santi Marcellino e Pietro a Roma (foto ssabap roma)

Ottomila visitatori in dodici mesi di visite guidate, iniziative, eventi teatralizzati e progetti in cantiere. È il bilancio più che lusinghiero dell’anno appena trascorso per il Mausoleo di Sant’Elena e le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro a Roma: il 2022 è stato davvero ricco di soddisfazioni e di traguardi. “Abbiamo condiviso esperienze importanti come Letture al Mausoleo, la prima rassegna letteraria realizzata in occasione del Maggio dei Libri al Mausoleo di Sant’Elena e le visite guidate teatralizzati di Sguardi di Storia”, spiegano alla soprintendenza speciale di Roma. Nel 2014 le Catacombe sono state aperte al pubblico e poi nel 2019 il percorso di visita si è arricchito con l’apertura del Mausoleo e del suo Antiquarium. “Superato il periodo duro della pandemia, durante il quale come tutti siamo stati chiusi e limitati negli ingressi”, ricordano in Ssabap, “siamo ripartiti guidati sempre dalla passione di far conoscere ai nostri visitatori il tesoro archeologico custodito lungo la via Casilina moderna”. Un impegno congiunto della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e della Soprintendenza Speciale di Roma che quotidianamente in collaborazione con la Parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro, gestita dalla congregazione dei Padri Cavanis, rende possibili le visite e i diversi eventi all’interno del complesso “Ad Duas Lauros”.

Roma. In Curia Iulia l’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” nell’ambito del progetto “Paesaggi di confine”: momento di condivisione e confronto tra il mondo della cultura e il mondo dell’accoglienza

roma_curia-iulia_paesaggi-di-confine_incontro-oltre-il-confine-il-rifugio_locadinaAppuntamento in Curia Iulia mercoledì 18 gennaio 2023, dalle 14.30 alle 16.30, per l’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” pensato come momento di condivisione e confronto tra le istituzioni del mondo della cultura in senso lato e chi sul  territorio concretamente e quotidianamente si adopera nell’accoglienza, nella cura, nel sostegno e nell’accompagnamento nel percorso di integrazione di migranti e rifugiati o comunque di persone provenienti da realtà ben diverse dalla nostra. L’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” rientra nelle attività del progetto “Paesaggi di confine” ed  è curato dal dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo della Sapienza-Università di Roma e a cui il parco archeologico del Colosseo partecipa come partner insieme ad altri 11 enti e istituti (associazione Italia Nostra, associazione italiana di Storia Orale, museo MAXXI di Roma, parco archeologico del Colosseo, Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Benetton Studi e Ricerche, Biblioteche di Roma, associazione di Storia della Scienza, Ecomuseo Casilino, associazione Presidi del Lazio, ANP Lazio, associazione Esquilino chiama Roma, Circuito Necropoli Portuense, Drugstore Museum). Ingresso gratuito con prenotazione al seguente link: https://docs.google.com/…/1FAIpQLSdVrJsP21TGE…/viewform. L’evento potrà essere seguito anche in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo. paesaggi-di-confine_logoPROGRAMMA. Dopo i saluti istituzionali di Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, e di Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Sapienza Università di Roma, introducono Irene Baldriga (Sapienza Università di Roma) e Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo). Modera Carmelo Russo, Sapienza Università di Roma. Intervengono: Francesca Cuomo, Centro Astalli; Daniela Moretti, Comunità di Sant’Egidio; Alessandro Baldo, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo; Claudio Gnessi, Ecomuseo Casilino; Francesca Boldrighini, parco archeologico del Colosseo; Michela Nocita, liceo Classico Pilo Albertelli; Pino Pecorelli, Orchestra di Piazza Vittorio; Augusto Venanzetti, Casa dei Diritti Sociali; Clara Lopez, Associazione Nonna Roma; Marco Stefanelli e Marwa Al Husseini, Guide invisibili.

Roma. Prorogata la mostra “Armonie di pietra. Il paesaggio delle Marche nelle sculture di Giuliano Giuliani” tra Basilica Emilia, Foro Romano e Basilica Giulia: le sculture entrano in dialogo con le monumentali architetture romane, creando un fil rouge tra archeologia e arte

Lacerti di travertino affiorano dai resti della Basilica Emilia; nella piazza del Foro Romano sono ancora visibili i lastroni in lapis Tiburtinus – estratto dalle cave di Tivoli – della pavimentazione antica; della stessa pietra sono i gradini della Basilica Giulia. Le forme morbide e fluttuanti delle sculture entrano in dialogo con le monumentali architetture romane, creando un fil rouge tra archeologia e arte. Sono le “Armonie di pietra” di Giuliano Giuliani: la mostra, allestita appunto tra la Basilica Emilia e la Basilica Iulia nel Foro Romano in collaborazione con la Regione Marche e il Comune di Ascoli Piceno, che doveva chiudere l’8 gennaio 2023, è stata prorogata fino al 29 gennaio. Compresa nel biglietto di ingresso al parco archeologico del Colosseo, è visitabile durante il normale orario di apertura del PArCo. La mostra “Armonie di pietra. Il paesaggio delle Marche nelle sculture di Giuliano Giuliani”, curata da Daniele Fortuna, dopo la tappa nel cuore pulsante dell’Antica Roma, passerà ad Ascoli Piceno dal 7 aprile al 28 giugno 2023 nel Chiostro di Sant’Agostino con la curatela di Carlo Bachetti.

roma_foro-romano_Armonie-di-Pietra_Giuliani_Parco-Colosseo_locandinaIl percorso espositivo all’interno del Parco archeologico del Colosseo, composto da 20 opere in travertino, si snoda dalla Basilica Emilia alla Basilica Giulia passando per la piazza del Foro Romano e attraversando alcuni tra gli edifici più importanti di quello che era il centro politico, amministrativo, religioso, giudiziario e commerciale della città. Giuliano Giuliani, scultore del bianco, lavora il travertino, ovvero la roccia sedimentaria calcarea che, per le sue caratteristiche di resistenza e durata nel tempo, è stata la pietra elettiva dell’architettura romana. Lo scultore estrae direttamente dal grembo delle Marche la pietra e la lavora nella cava di famiglia a Colle San Marco, oggi trasformata nel suo studio a cielo aperto.

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Un’opera di Giuliano Giuliani esposta nel Foro Romano per la mostra “Armonie di pietra” (foto PArCo)

Quelle stesse opere che sembrano dialogare con l’essenza del paesaggio marchigiano sono ora chiamate a confrontarsi con la storia della civiltà nell’area centrale del Foro Romano. Ma allo stesso tempo le sculture di Giuliani rappresentano veri e propri luoghi della sua terra: esprimono tratti formali e teorici che corrispondono al paesaggio e alle caratteristiche immateriali della regione Marche, all’interiorità che si esprime nel rigore del suo lavoro. Quello che ne viene fuori sono corpi pieni e compatti ma anche depressioni d’ombra che diventano parte integrante dell’espressività dell’opera: le armonie di pietra sono come rovine che l’artista – guidato dalla materia della sua terra e dal flusso del tempo – riporta alla luce ricercando le radici della civiltà e del nostro essere.

Vicenza. Boom di visitatori nei primi 17 giorni della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”, con effetto traino su tutti gli altri musei cittadini

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In coda per entrare alla mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana a Vicenza (foto comune vi)

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Locandina della mostra “I creatori dell’Egitto Eterno” alla Basilica Palladiana di Vicenza dal 22 dicembre 2022 al 7 maggio 2023

In fila in piazza dei Signori a Vicenza. Attendono di entrare in Basilica palladiana per la mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”, curata dal direttore del museo Egizio di Torino. Christian Greco; dalla docente di Egittologia al Politecnico di Milano, Corinna Rossi; dagli egittologi e curatori del museo Egizio, Cédric Gobeil e Paolo Marini, con 180 reperti originali, 160 provenienti dal museo Egizio e 20 dal Louvre di Parigi, tra i quali statue, sarcofagi, papiri, bassorilievi, stele scolpite e dipinte, anfore, amuleti, strumenti musicali, che permettono di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti di Deir-el Medina (vedi Vicenza. Christian Greco, direttore del museo Egizio, introduce alla visita della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”, in Basilica Palladiana. Ecco la sua prolusione alla presentazione ufficiale | archeologiavocidalpassato).

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Visitatori nella mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana a Vicenza (foto comune vi)

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Il faraone Ramses II tra il dio Amon e la dea Mut, gruppo in granito dal tempio di Amon a Karnak (XIX dinastia, regno di Ramses II, 1279-1213 a.C.), conservato al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Un successo di pubblico. Nei primi 17 giorni di apertura ha totalizzato oltre 15mila visitatori paganti. Un’onda lunga che ha interessato tutti i musei civici di Vicenza che, grazie all’effetto traino dell’esposizione e alla netta ripartenza del turismo dopo due anni di pandemia, hanno raddoppiato gli ingressi, superando quota 20mila. È decisamente incoraggiante il bilancio delle prime due settimane di apertura della grande mostra sugli Egizi, allestita in Basilica palladiana fino al 7 maggio 2023. Dal 22 dicembre 2022 all’ 8 gennaio 2023, cioè in 17 giorni di apertura, sono stati 15551 gli ingressi a pagamento registrati dalla mostra “I creatori dell’Egitto eterno”, per un incasso pari a 146314 euro. Nello stesso periodo le sette sedi museali cittadine hanno registrato complessivamente 20800 ingressi, più del doppio dello stesso periodo dell’anno scorso, quando erano stati staccati in tutto 9727 biglietti. Con 9082 biglietti venduti, il più visitato risulta il Teatro Olimpico: nello stesso periodo dell’anno scorso aveva accolto 4383 visitatori.

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In coda per entrare alla mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana a Vicenza (foto comune vi)

“All’emozione di rivedere le code di cittadini e turisti che attendono di entrare in mostra e alla soddisfazione di raccogliere i tanti commenti positivi all’uscita dalla Basilica”, commentano il sindaco di Vicenza Francesco Rucco e l’assessore alla Cultura Simona Siotto, “oggi possiamo a pieno titolo affiancare la certezza di numeri importanti, registrati durante tutte le feste natalizie, non solo dall’esposizione, ma anche dai musei civici che hanno saputo sfruttare al massimo i riflettori accesi sulla città grazie agli Egizi. Dal Teatro Olimpico a Palazzo Chiericati, tutte le sedi museali hanno raddoppiato i propri ingressi, segno che i visitatori hanno accolto appieno la composita proposta espositiva di Vicenza, città d’arte”.

Roma. Aperture speciali a gennaio della Villa di Livia a Prima Porta “ad gallinas albas”: visite libere, gratuite e senza prenotazione

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Il sito archeologico della Villa di Livia a Prima Porta (Roma) (foto fabio caricchia)

“a Livia Drusilla…” narra Plinio in nat. XV, 136-137, “un’aquila lasciò cadere dall’alto in grembo…una gallina di straordinario candore che teneva nel becco un ramo di alloro con le sue bacche. Gli aruspici ingiunsero di allevare il volatile e la sua prole, di piantare il ramo e custodirlo religiosamente. Questo fu fatto nella villa dei Cesari che domina il fiume Tevere presso il IX miglio della Via Flaminia, che perciò è chiamata alle Galline; e ne nacque prodigiosamente un boschetto”. Per questo la Villa di Livia a Prima Porta è ricordata anche “ad gallinas albas”.

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Pavimento musivo a tessere bianche e nere nella Villa di Livia a Prima Porta (Roma) (foto fabio caricchia)

Il sito archeologico della Villa di Livia a Prima Porta è aperto domenica 15 gennaio 2023, dalle 9.30 alle 16.30 (ultimo ingresso alle 15.30), e da giovedì 19 a sabato 21 gennaio 2023, dalle 9.30 alle 13.30 (ultimo ingresso alle 12.30). Le visite sono libere, gratuite e senza prenotazione.

Un prezioso pavimento a marmi colorati nella Villa di Livia a Prima Porta (Roma) (foto fabio caricchia)

Venezia. Alla Scoletta dei Callegheri incontro “Prima di Venezia. Produrre e abitare nelle lagune e presso la costa di età romana. Gli scavi di Lio Piccolo 2021/2022” nell’ambito del progetto “Vivere d’acqua. Archeologie tra Altino e Lio Piccolo” dell’università Ca’ Foscari

venezia_unive_conferenza-lio-piccolo_prima-di-venezia_produrre-e-abitare-nelle-lagune_locandinaArcheologia e comunità: lo scavo della villa marittima di età romana di Lio Piccolo, progetto “Vivere d’acqua. Archeologie tra Altino e Lio Piccolo” dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Stavolta Lio Piccolo incontra Rialto. Il comitato cittadino Rialto Novo e adiacenze ha infatti invitato l’équipe di Lio Piccolo per una chiacchierata sulla costa antica di Venezia. Appuntamento sabato 14 gennaio 2023, alle 18, alla Scoletta dei Callegheri in Campo San Tomà a Venezia. Tema dell’incontro “Prima di Venezia. Produrre e abitare nelle lagune e presso la costa di età romana. Gli scavi di Lio Piccolo 2021/2022”. Sarà presente l’equipe di Lio Piccolo 2022 e l’assessore Alberto Ballarin del Comune di Cavalllino Treporti. Per info e prenotazioni: 3294961292 (G. Giarretta o via mail a comitatorialtonovo@gmail.com).

Marzabotto. Domenica visita guidata al museo nazionale Etrusco e all’area archeologica di Kainua con un archeologo dell’università di Bologna. E una novità: visita speciale alla necropoli Nord, solitamente non visitabile

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La necropoli Nord dell’area archeologica di Kainua (Marzabotto) (foto drm-er)

Domenica 15 gennaio 2023 visita speciale al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) e all’area archeologica di Kainua accompagnati da un archeologo dell’università di Bologna. Previsti due turni: alle 10 e alle 14.30. Con una super novità 2023: visita speciale alla necropoli nord! In occasione di questo appuntamento, nel solo turno delle 10, il gruppo di visita verrà fatto accedere alla famosa necropoli nord dell’area archeologica di Kainua: un angolo nascosto, solitamente non visitabile, una testimonianza di giardino archeologico di stampo ottocentesco.

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La necropoli Nord dell’area archeologica di Kainua (Marzabotto) aperta eccezionalmente al pubblico (foto drm-er)

Durante le visite guidate al museo nazionale Etrusco di Marzabotto e al sito archeologico di Kainua c’è la possibilità di scoprire una vera città etrusca. A condure i visitatori in questo viaggio nel tempo sarà un archeologo del Dipartimento di Storia Culture Civiltà – Università di Bologna, direttamente impegnato negli scavi archeologici del sito. Il costo della visita guidata è 10 euro a persona (sono previste riduzioni e gratuità per bambini e ragazzi) + biglietto di ingresso di 3 euro. I gruppi di visita saranno di massimo 30 persone, per questo è consigliata la prenotazione scrivendo a drm-ero.prenotazionikainua@cultura.gov.it.