Reggio Calabria. Nell’anniversario della scoperta il museo Archeologico nazionale propone la mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia”. Il direttore Malacrino: “Il 16 agosto resterà sempre una data da celebrare in Calabria”

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Il recupero dei Bronzi di Riace dal fondale marino: una delle immagini storiche presenti nella mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

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Visitatori alla mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Porto Forticchio di Riace Marina, mattina del 16 agosto 1972: il sub Stefano Mariottini, avvista a 300 metri dalla costa e a 8 metri di profondità, i magnifici Bronzi di Riace, i due “Eroi venuti dal mare” oggi icone culturali dell’area dello Stretto e di tutta la Calabria. Alte rispettivamente 1,98 e 1,97 m, le due statue hanno un peso di 160 kg, dagli originari 400 kg del ritrovamento, in virtù della rimozione della terra di fusione. Costruite attorno alla metà V secolo a.C. da un unico Maestro la loro identificazione è, ancora oggi, un mistero. Sono passati cinquantuno anni. E il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria in questi giorni accoglie i tantissimi turisti con la mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia”, un suggestivo percorso multimediale curato dal direttore del Museo, Carmelo Malacrino, che chiuderà il 26 novembre 2023 (vedi Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia”, fotografica e multimediale, che chiude le celebrazioni per il mezzo secolo della scoperta delle due statue | archeologiavocidalpassato).

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Locandina della mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal 20 luglio al 26 novembre 2023

Le foto d’epoca e i filmati degli archivi di Rai Teche accompagnano i visitatori alla scoperta di una storia straordinaria, immergendoli tra le voci dei protagonisti dei momenti salienti di mezzo secolo di storia delle due statue: la scoperta, i restauri, le esposizioni. “Il 16 agosto resterà sempre una data da celebrare in Calabria”, commenta il direttore Malacrino. Il rinvenimento dei Bronzi di Riace si annovera tra le scoperte più sensazionali dell’archeologia subacquea, con tanti misteri ancora irrisolti: chi rappresentavano le due statue? chi le ha create? dove? e soprattutto, in che modo finirono sui fondali del mare di Riace? Tante le proposte avanzate dai vari studiosi, ma ancora nessuna si è dimostrata certa. Quel che è certo è che resta sempre emozionante celebrare questa ricorrenza. Dopo il Cinquantesimo anniversario, oggi continuano a festeggiare i Bronzi di Riace, non solo perché restino meravigliosi capolavori del Mediterraneo, ma anche per farli diventare patrimonio dell’umanità”.

Pompei. Nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi che permette di ricostruire la vita quotidiana degli ultimi. Zuchtriegel: “In autunno, alla riapertura dell’antiquarium di Boscoreale, racconteremo in diretta il prosieguo dello scavo”

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Veduta d’insieme dall’alto dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’immagine restituita dagli scavi della lussuosa villa romana suburbana di Civita Giuliana, a circa 600 metri dalle mura dell’antica Pompei, potrebbe essere quella di una “rivista di arredo interno” di quasi duemila anni fa: ecco due letti, con le spalliere colorate di rosso, ecco due piccoli armadi, anfore e vasi in ceramica. Ma a guardar bene si nota che quei mobili non sono di legno, ma di gesso. In realtà sono dei calchi realizzati con la tecnica inventata proprio a Pompei da quel Giuseppe Fiorelli, prima ispettore ordinario negli Scavi di Pompei dal 1847 e poi direttore degli scavi dal 1860 al 1875, che per primo ridiede “vita” alle vittime dell’eruzione appunto col metodo dei calchi. Parliamo dell’ultima, sempre sorprendente, scoperta effettuata dal parco archeologico di Pompei. Siamo nella villa romana di Civita Giuliana. Qui è stato ritrovato l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi. Sembra una fotografia, che denuncia una situazione di precarietà e subalternità. Tuttavia, si tratta di un’immagine di quasi 2000 anni fa, realizzata con la tecnica dei calchi, esistente solo a Pompei e dintorni. Materiali quali mobili e tessuti, nonché corpi di vittime dell’eruzione del 79 d.C., sono stati coperti dalla nube piroclastica, divenuta poi terreno solido mentre la materia organica decomposta ha lasciato un vuoto nel terreno: un’impronta che, riempita di gesso, ha rivelato la sua forma originaria.

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La planimetria con ortofoto (anno 2018) degli ambienti della villa suburbana di Civita Giuliana interessati dallo scavo del parco archeologico di Pompei (foto mibact)

L’esplorazione archeologica della villa di Civita Giuliana, già oggetto di scavi nel 1907-‘08, ebbe inizio nel 2017 in base a una collaborazione tra il parco archeologico di Pompei, quale ente competente per la tutela dell’area circostante la città antica, e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che insieme ai Carabinieri aveva scoperto un’annosa attività di scavi clandestini nell’area della Villa, poi sgominata e perseguita sia penalmente che civilmente (vedi Pompei. Osanna contro le fake news: “Ecco la descrizione scientifica delle eccezionali scoperte nella villa suburbana di Civita Giuliana, nel settore per fortuna non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli: trovate una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale posteriore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.” | archeologiavocidalpassato).

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I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

“Quanto ricostruito conferma la necessità di proseguire la ricerca scientifica in un luogo che, grazie all’opera della magistratura e dei Carabinieri, è stato strappato al saccheggio e al traffico illecito di beni archeologici per raccontare momenti notevoli della vita quotidiana dell’antichità”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Quel che si sta apprendendo sulle condizioni materiali e sull’organizzazione sociale dell’epoca apre nuovi orizzonti agli studi storici e archeologici. Pompei rappresenta un unicum che tutto il mondo ci invidia. Conclusa l’operazione Grande Pompei, progettiamo nuove iniziative e nuovi finanziamenti per proseguire nella ricerca e nella tutela”.

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Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)

La nuova stanza, denominata “ambiente “A”, si presenta diversa da quella già nota come ambiente “C”, ricostruita a novembre 2021 in cui erano posizionate tre brande e che fungeva al tempo stesso da ripostiglio (vedi Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano | archeologiavocidalpassato). Quello che è emerso adesso fa pensare a una precisa gerarchia all’interno della servitù. Mentre uno dei due letti trovati in queste settimane è della stessa fattura, estremamente semplice e senza materasso, di quelli del 2021, l’altro è di un tipo più confortevole e costoso, noto in bibliografia come “letto a spalliera”. Nella cinerite sono ancora visibili le tracce di decorazioni color rosso su due delle spalliere. Oltre ai due letti, nell’ambiente recentemente scavato ci sono due piccoli armadi, anch’essi conservati parzialmente come calchi, una serie di anfore e vasi di ceramica e diversi attrezzi, tra cui una zappa di ferro.

È lo stesso Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, a portarci letteralmente dentro la nuova stanza degli schiavi scoperta nella villa romana di Civita Giuliana. “Siamo in un ambiente della villa di Civita Giuliana fuori Pompei”, illustra Zuchtriegel, “e la possibilità di realizzare dei calchi, cioè di riempire con gesso i vuoti lasciati nella cinerite, nello strato di cenere dell’eruzione del Vesuvio, ha consentito qua di ottenere quasi una specie di fotografia di un ambiente abitato molto probabilmente da servi, da schiavi. Abbiamo qui un letto di una fattura moto semplice, senza materasso, con una specie di rete smontabile. Qui un altro letto di una fattura un po’ più elevata, cosiddetto a spalliera. Si conservano i resti di colore di questi pannelli che isolavano il letto. Il materasso era qui, distrutto in gran parte dai cunicoli degli scavi dei clandestini.

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Dettaglio dell’ambiente A, stanza abitata da schiavi, della villa suburbana di Civita Giuliana: si vedono le anfore negli angoli, i due armadi e, davanti, la panca (foto mic)

Poi abbiamo qua due armadi, due piccoli armadi. In uno c’è ancora qualche contenuto, tra cui oggetti in metallo, un coltello, altri oggetti. Davanti c’è una panchina che sembra quasi un oggetto di un museo della civiltà contadina e invece è di duemila anni fa. Quindi qui ci si poteva sedere. Negli angoli ci sono delle anfore, quindi un luogo che serviva anche come ripostiglio. E questo è attestato anche dalle mensole che giravano intorno. Su alcune si sono conservate tre ceste abbastanza grandi. Sulle altre c’erano dei vasi. Dunque – conclude il direttore – un luogo, un ambiente pieno di oggetti che serviva anche per almeno due persone che qui dormivano”.

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La Stanza degli Schiavi (ambiente C) nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La curiosità. Il microscavo di vasi e anfore provenienti dall’ambiente “C” ha nel frattempo rilevato la presenza di almeno tre roditori: due topolini in un’anfora e un ratto in una brocca, posizionata sotto uno dei letti e dalla quale sembra che l’animale cercasse di scappare quando morì nel flusso piroclastico dell’eruzione. Dettagli che sottolineano ancora una volta le condizioni di precarietà e disagio igienico in cui vivevano gli ultimi della società dell’epoca.

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Veduta d’insieme dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto mic)

“Sappiamo che i proprietari usavano diversi privilegi, tra cui anche la possibilità di formare una famiglia, seppure senza alcuna tutela legale, per legare alcuni schiavi più strettamente alla villa, anche con la finalità di averli come alleati nel sorvegliare gli altri”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Quello che emerge qui è la struttura sociale della servitù che doveva impedire fughe e forme di resistenza, anche perché mancano tracce di grate, lucchetti e ceppi. Pare che il controllo avvenisse principalmente tramite l’organizzazione interna della servitù, e non tramite barriere e vincoli fisici”. E annuncia: “Siamo impegnati a continuare le ricerche e progettare la fruizione di un luogo che, come nessun altro del mondo antico racconta la quotidianità degli ultimi. In occasione della riapertura dell’Antiquarium di Boscoreale il prossimo autunno, prevediamo una sala per informare il pubblico sugli scavi in corso, gli stessi che, sotto la direzione del mio predecessore, Massimo Osanna, hanno portato alla scoperta del carro cerimoniale recentemente in mostra a Roma, alle Terme di Diocleziano (vedi Pompei. Ricostruito nelle sue parti mancanti il carro da parata di Civita Giuliana, a due anni dall’eccezionale scoperta. Sarà un pezzo forte della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli Antichi” alle Terme di Diocleziano a Roma. Zuchtriegel: “Dalla scoperta al restauro, alla fruizione: un percorso di recupero, legalità e valorizzazione di un reperto unico” | archeologiavocidalpassato). Vorrei ringraziare, oltre alla squadra impegnata nello scavo archeologico, la Procura guidata da Nunzio Fragliasso per l’eccellente lavoro svolto”.

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Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)

Per il direttore generale Musei, Massimo Osanna: “Le ricerche a Civita Giuliana sono un esempio virtuoso di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio. Una salda collaborazione tra il ministero della Cultura, la Procura di Torre Annunziata e le Forze dell’ordine ha già permesso di riportare alla luce un complesso imponente e i suoi straordinari arredi, tra cui il Carro della sposa. Le nuove acquisizioni confermano la rilevanza del progetto. Tali attività porteranno, spero presto, a restituire alla comunità pompeiana e ai pubblici tutti, un’area archeologica di grande importanza che racconta un altro tassello della biografia di persone, di diverse classi sociali, che hanno vissuto 2000 anni fa”.

Roma. Al Colosseo la mostra “Gladiatori nell’Arena. Tra Colosseo e Ludus Magnus”, installazione multimediale permanente ed esposizione temporanea. Ricreato virtualmente il collegamento tra il Ludus Magnus e l’anfiteatro flavio

roma_colosseo_mostra-gladiatori-nell-arena_locandinaI gladiatori sono tornati al Colosseo. E ci resteranno, alcuni almeno fino a fine anno. Il parco archeologico del Colosseo propone infatti la mostra “Gladiatori nell’Arena. Tra Colosseo e Ludus Magnus”, ideata e realizzata dal parco archeologico del Colosseo con la curatela di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi, Barbara Nazzaro e Silvano Mattesini. L’evento si compone di una installazione multimediale permanente (GLADIATORI NELL’ARENA. TRA COLOSSEO E LUDUS MAGNUS – Parco archeologico del Colosseo) e di una esposizione temporanea visitabile dal 21 luglio 2023 al 7 gennaio 2024 all’interno dei sotterranei del Colosseo. L’esposizione e l’installazione multimediale sono stati possibili grazie alla partnership tra il parco archeologico del Colosseo e la Hornblower Group, primaria azienda statunitense attiva nei trasporti e nel turismo, fondata nel 1926 a Boston. La mostra è visitabile tutti i giorni, sia in orario diurno con il biglietto Full Experience Arena e Sotterranei, sia in orario notturno nell’ambito de La Luna sul Colosseo (da martedì a sabato).

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Rilievo in marmo da un sepolcro dall’antica città di Nersae, raffigurante una scena di lotta tra due gladiatori. Sulla destra compare l’arbitro (Summa Rudis) della contesa con un bastone per separare i due contendenti. Da Pescorocchiano (Rieti), conservata al Colosseo nell’esposizione permanente “Il Colosseo si racconta” (foto PArCo)

L’idea nasce innanzitutto dal recupero e valorizzazione del criptoportico orientale del Colosseo che in età romana collegava l’Arena con il quartiere delle palestre realizzate dall’imperatore Domiziano, di cui quella più famosa è il Ludus Magnus, la più grande, ma anche l’unica di cui si conserva parte delle strutture antiche. Qui i gladiatori si allenavano e si preparavano alle esibizioni.

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Il criptoportico di collegamento tra il Colosseo e il Ludus Magnus. Planimetria (elaborazione RTI CFR-JANUS-ETS-Geogrà; Parco archeologico del Colosseo)

Nel XIX secolo la costruzione di un collettore fognario a servizio del popoloso quartiere Esquilino ha interrotto questa antica connessione, che oggi finalmente torna ad essere ripristinata: grazie ad una sofisticata presentazione multimediale con proiezione olografica, perfettamente orientata sull’asse Colosseo-Ludus Magnus, sarà virtualmente “demolito” il muro che interrompe il collegamento, restituendo così al pubblico una visione unitaria dell’area archeologica contemporanea, mentre i gladiatori torneranno a solcare l’originario pavimento in opus spicatum del criptoportico, avanzando verso l’Arena vestiti delle loro pesanti armature.

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Mostra “Gladiatori nell’arena” al Colosseo: Elmo di gladiatore Thraex (Hoplomachus) con raffigurazione di palma (prima metà del I secolo d.C.) da Pompei conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto PArCo)

Per rendere ancora più completa questa esperienza di conoscenza e valorizzazione, la riapertura del Criptoportico dei Gladiatori viene raccontata assieme a una esposizione temporanea che intende illustrare una selezione delle principali tipologie di coppie di gladiatori che si esibivano in combattimento sul piano dell’Arena e che con ogni probabilità proprio dal Ludus Magnus e dalle limitrofe caserme arrivavano al Colosseo. La mostra raccoglie 12 opere di età romana provenienti dal museo Archeologico nazionale di Napoli, dal museo Archeologico nazionale di Aquileia e dalle collezioni del parco archeologico del Colosseo, a cui si aggiungono le armature facenti parte della Collezione privata di Silvano Mattesini.

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Allestimento della mostra “Gladiatori nell’arena” al Colosseo: armatura completa di Murmillo, stele funeraria, armatura competa di Thraex (foto PArCo)

L’allestimento, che si snoda in alcuni degli ambienti sotterranei degli ipogei, abbina reperti originali di età romana, che riproducono immagini di gladiatori colti nelle tipiche posizioni da combattimento, con ricostruzioni, al vero, delle loro armature, realizzate secondo la tecnica antica dello sbalzo e della fusione dal maestro Silvano Mattesini.

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Statuina di gladiatore Hoplomachus in lega metallica da Aquileia (età imperiale) conservata al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud) (foto PArCo)

È così possibile ammirare le armature complete del Murmillo e del Thraex, accanto agli elmi originari di Pompei provenienti dal museo Archeologico nazionale di Napoli, ai preziosi elmi miniaturistici in ambra provenienti dal museo Archeologico nazionale di Aquileia e alla stele funeraria del Murmillo Quintus Sossius Albus, ugualmente da Aquileia. Sono inoltre esposti al pubblico i graffiti dei gradini della cavea del Colosseo in cui il pubblico dell’epoca aveva rappresentato i propri beniamini in combattimento, accanto alle armature complete di un Retiarius e di un Secutor. Quella dell’Hoplomachus con il suo tipico scudo rotondo, avversario del Murmillo, è esposta accanto a due statuine da Aquileia, una anche in lega metallica. Infine un video illustra le fasi delle riproduzioni delle armature, forgiate con il ricorso alle tecniche antiche, nell’ambito di un progetto di archeologia sperimentale.

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Mostra “Gladiatori nell’arena” al Colosseo: elmo di gladiatore murmillo, riproduzione dell’originale di età imperiale conservato al British Museum (Collezione Mattesini) (foto PArCo)

Le attività correlate in programma. I numerosi temi affrontati nell’evento espositivo sono stati raccolti in un agile booklet in italiano e inglese, oltre che nella nuova sezione “Mostre digitali” del sito web www.colosseo.it, dove saranno disponibili in lingua italiana, inglese e spagnola e scaricabili da un qrcode collocato all’inizio del percorso di visita. In autunno inoltre è in programma un ciclo di otto incontri e conferenze, che intendono fare il punto con esperti del settore sui temi evidenziati nella esposizione, partendo dalle novità sugli studi del Ludus Magnus, approfondendo gli aspetti giuridici della gladiatura, le immagini e le fonti antiche fino ad arrivare ad un focus sulle donne gladiatrici e sulla percezione moderna del gladiatore nel mondo del cinema, del fumetto e dell’intrattenimento tout court.

Pordenone. Al museo Archeologico del Friuli Occidentale a Castello di Torre arriva il progetto “Anche le statue parlano” con Caterina Bernardi, Alessandro Maione ed Edoardo De Angelis

pordenone_archeologico_anche-le-statue-parlano_locandinaIl progetto “Anche le statue parlano” approda al museo Archeologico del Friuli Occidentale a Castello di Torre a 3 chilometri dal centro di Pordenone. Domenica 20 agosto 2023 (alle 15.30, alle 16.45 oppure alle 18) gli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione e il cantautore Edoardo De Angelis porteranno i presenti alla scoperta delle affascinanti storie che il museo Archeologico del Friuli Occidentale (Castello di Torre – Via Vittorio Veneto 19) di Pordenone conserva. Sono previsti tre turni di visita: alle 15.30 (1° gruppo); alle 16.45 (2° gruppo); e alle 18 (3° gruppo). I posti per le visite guidate teatralizzate sono limitati. È obbligatoria la prenotazione su Eventbrite al seguente link: bit.ly/statuepordenone. L’evento è incluso nel biglietto di ingresso al Museo (3 euro intero; 1 euro ridotto). “Anche le statue parlano” nasce dall’idea che i Musei non vadano solo visti, ma anche ascoltati, con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico, un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, ideato per far conoscere e apprezzare le storie e le leggende relative alle opere conservate presso le realtà museali coinvolte nell’iniziativa. Un viaggio nell’Antichità, ma anche un filo diretto con la Storia dei nostri giorni e un appello alla necessità di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale. Il progetto “Anche le statue parlano” è finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Fondazione Friuli ed è organizzato dall’Associazione A.C.CulturArti in collaborazione con il Comune di Pordenone.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per “Notti d’Estate al MArRC” sulla terrazza sullo stretto il Planetario Pythagoras propone la conferenza “Scill’e Cariddi” con Mauro Geraci (università di Messina) e Vincenzo Zappia (Iuav di Venezia)

reggio-calabria_archeologico_notti-d-estate-2023_19-agosto_locandinaSabato 19 agosto 2023, alle 21, sulla splendida terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, nuovo appuntamento con “Notti d’Estate”: dopo l’affascinante incontro sulla Medea di Euripide, il Planetario Pythagoras di Reggio Calabria presenta “Scill’e Cariddi” nel mito, nell’arte e nella letteratura: un dialogo appassionante tra relatori e pubblico sul “mythos” che unisce le due sponde dello Stretto. “Un altro imperdibile appuntamento con il Planetario Pythagoras”, commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino, “che ringrazio per la collaborazione a questa edizione delle Notti d’Estate, nel solco ormai consolidato di coinvolgenti manifestazioni rivolte alla divulgazione scientifica. Attività che si aggiungono alla possibilità di ammirare i reperti della Calabria antica, in un momento di notevole afflusso di visitatori”. Dopo i saluti iniziali del direttore Malacrino e di Angela Misiano, direttrice del Planetario, relazionano Mauro Geraci, professore ordinario di Antropologia culturale al Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’università di Messina, e Vincenzo Zappia architetto allo Iuav di Venezia. Presenta l’incontro Fortunato Zappia, con la partecipazione di Angela Misiano. Dicevano i Greci: il mito insegna, racconta come comportarsi. Il mito insegna la vita. Scilla e Cariddi erano due donne e in quanto meridionali bellissime. A causa di terribili sortilegi, da bellissime quali erano, sono trasformate in mostri che pattugliano da opposte sponde lo stretto di mare che divide Reggio Calabria da Messina, incutendo terrore e rappresentando una letale minaccia per i marinai. Come tante altre creature mitologiche sono lo specchio di reali pericoli e banco di prova per gli eroi. “E qui subentra l’astuzia dell’intelligenza”, commenta la prof.ssa Misiano, responsabile del Planetario. “Scilla e Cariddi è per certi versi il racconto della lotta tra l’uomo e la bestia per fronteggiare con astuzia e stratagemmi gli ostacoli che ci troviamo davanti nella vita. Ma di queste due donne che gli dei hanno trasformato in mostri, non si può parlare senza tenere conto di quel peculiare ambito geografico che è lo stretto di Messina e del mare che lo contiene, il Mare Nostrum”. Nell’immaginario collettivo che li presenta come mostri, posti a guardia dello stretto di Messina, Scilla e Cariddi sono emblema della lotta tra ragione e sfera emotiva. Sabato il Museo resterà aperto fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30). Dalle 20, il prezzo del biglietto sarà di 3 euro, con 1 euro di maggiorazione a favore del patrimonio culturale danneggiato dall’alluvione in Emilia Romagna (art. 14, DL 61/2023). Sarà possibile visitare tutto il Museo che, attualmente, oltre ai quattro livelli di collezione permanente ospita ben tre nuove esposizioni. In Piazza Orsi, atrio del MarRC, la mostra “Bronzi di Riace, cinquant’anni di storia”, a cura di Carmelo Malacrino. Al Livello E “Per gli uomini e per gli Dei. Musica e danza nell’antichità” a cura di Carmelo Malacrino, Angela Bellia e Patrizia Marra e “Le nuvole e il fulmine. Gli Etruschi, interpreti del volere divino”, a cura di Carmelo Malacrino, Mario Iozzo, Barbara Arbeid.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la visita guidata “Segni e testimonianze della lingua etrusca” con Luigi Corbelli, terzo appuntamento del ciclo “Sabato al museo”

roma_villa-giulia_sabato-al-museo_19-agosto_locandinaDa un sold out all’altro al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Anche per la visita guidata “Segni e testimonianze della lingua etrusca”, terzo appuntamento del ciclo “Sabato al Museo” di sabato 19 agosto 2023, alle 17, esauriti tutti i posti disponibili. Luigi Corbelli condurrà i fortunati partecipanti in un viaggio alla scoperta delle iscrizioni conservate nella sezione epigrafica del museo di Villa Giulia che sveleranno le caratteristiche di base della lingua e della scrittura. E con un alfabetario in mano si andrà a caccia di iscrizioni tra i reperti fino a provare a scrivere come un Etrusco.

Ostia antica. Nella seconda campagna di scavo del progetto “OPS – Ostia Post Scriptum” scoperti due frammenti dei Fasti Ostienses che raccontano sulla vita politica e monumentale degli anni 126-128 d.C., sotto il regno di Adriano

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Frammento dei Fasti Ostienses scoperto nella seconda campagna di scavo nel progetto “OPS – Ostia Post Scriptum” (foto mic)

Due nuovi frammenti dei Fasti Ostienses emergono dalla seconda campagna di scavo del progetto “OPS – Ostia Post Scriptum”, curato dal parco archeologico di Ostia antica in collaborazione con l’università di Catania e il Politecnico di Bari. È stata la notizia di Ferragosto, data direttamente dal ministero della Cultura. “Anche l’ultima campagna di scavo appena conclusa nel parco archeologico di Ostia”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “ci regala tesori di inestimabile valore e preziosissime fonti documentali per comprendere le attività del grande imperatore Adriano. La scoperta di due frammenti dei Fasti ci permette di svelare pezzi importanti della vita di Ostia e della Capitale. Questi scavi hanno portato alla luce anche i resti di diverse decorazioni ed estese porzioni di pavimento a mosaico che presto saranno visibili al pubblico, proprio come già realizzato in altri siti archeologici della nostra Nazione grazie all’attività messa in campo in questi mesi dal ministero della Cultura”. E il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio: “Si tratta di una scoperta anch’essa straordinaria che, se da un lato accresce e integra quanto sappiamo sull’attività di quel grande imperatore che fu Adriano portando nuove acquisizioni sull’importantissima attività edilizia da lui condotta a Roma, dall’altro riconferma le immense potenzialità dell’antica Ostia per una sempre più approfondita conoscenza e divulgazione del nostro passato”.

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L’Area B del Parco archeologico, oggetto delle indagini, corrispondente al Foro di Porta Marina: al centro della piazza si trova un basamento quadrangolare (foto mic)

I frammenti dei Fasti, una sorta di cronaca incisa su lastre di marmo che riportano notizie preziose sulla storia politica e monumentale di Roma e di Ostia e la cui redazione spettava al pontifex Volcani, massima autorità religiosa locale, sono stati rinvenuti in seguito alle indagini effettuate nell’Area B del Parco archeologico, corrispondente al Foro di Porta Marina (già esplorata in passato ma che pone ancora molti e affascinati interrogativi), grande costruzione di forma rettangolare, porticata su tre lati e dotata di un’aula absidata su quello di fondo e originariamente pavimentata in opus sectile (con lastre di marmo di diverso colore). Al centro della piazza si trova un basamento quadrangolare, forse il sostegno di statua o una fontana. Nella zona interessata dallo scavo, già negli anni 1940-41 e 1969-72, vennero alla luce altri brani dei Fasti Ostienses.

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Uno dei due frammenti di Fasti Ostienses scoperti nell’Area B combacia esattamente con un altro scoperto in passato e conservato a Ostia (foto mic)

Uno dei due frammenti recuperati, che si congiunge perfettamente con un altro già conservato a Ostia e riferibile alla cronaca degli anni 126-128 d.C., menziona fatti e avvenimenti accaduti a Roma nel 128, sotto il regno di Adriano. Incrociando queste informazioni con quelle provenienti da altre fonti (letterarie, epigrafiche e numismatiche), si è potuto precisare il contenuto del testo da cui si evince che il primo gennaio del 128 Adriano assunse il titolo di pater patriae e la moglie Sabina quello di Augusta. Per celebrare questi titoli l’imperatore offrì al popolo un congiarium, cioè un’elargizione di denaro (Congiar Dedit recita l’iscrizione).

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Il frammento dei Fasti Ostienses con accanto la trascrizione dell’iscrizione (foto mic)

Successivamente, il 10 aprile del 128 (ante diem III Idus April riporta l’iscrizione) l’imperatore partì per l’Africa e, tornato a Roma tra la fine di luglio e gli inizi di agosto e prima di recarsi ad Atene, consacrò (Consecravit, recita l’iscrizione) un edificio, sicuramente un tempio nell’Urbe. Due sono le possibilità: il Pantheon, oppure più probabilmente il Tempio di Venere e Roma. Secondo un’ipotesi molto suggestiva, la consacrazione potrebbe essere avvenuta l’11 agosto del 128 d.C., ovvero nel giorno della ricorrenza dell’ascesa al trono di Adriano nel 117.

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Mappa dell’area archeologica di Ostia antica con la posizione delle due zone indagate (A e B) nella seconda campagna di scavo del progetto OPS (foto mic)

Le indagini, concluse a fine luglio, sono state condotte anche nell’Area A, mai scavata prima, situata all’interno del Parco tra il Piazzale delle Corporazioni, la ricca Domus di Apuleio, l’area sacra dei Quattro Tempietti e l’antico corso del Tevere.

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Fotopiano dell’area A nell’area archeologica di Ostia antica indagata dalla seconda campagna di scavo del progetto OPS (foto mic)

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Il pavimento a mosaico scoperto nell’area A dello scavo nel progetto OPS a Ostia antica (foto mic)

Qui sono venuti alla luce altri vani per un’estensione di circa 400 metri quadri e indagati a partire dai cospicui crolli dei piani superiori. Sono stati recuperati così, al loro interno, dei reperti ceramici, marmorei e l’originaria decorazione pittorica e in stucco oltre agli estesi resti di meravigliosi mosaici in tessere bianche e nere. Lungo il lato Sud dell’edificio è emerso un portico a pilastri impreziosito da uno splendido pavimento mosaicato, ancora in ottimo stato di conservazione e dal disegno complesso ed elegante, nel quale si alternano forme quadrate e a croce riempite da motivi a treccia, losanghe e forme ottagonali a elementi floreali e vegetali.

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Ambiente absidato, leggermente seminterrato, scoperto nell’area A nello scavo del progetto OPS a Ostia antica (foto mic)

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Mosaico a motivi esagonali scoperto nell’area A nello scavo del progetto OPS a Ostia antica (foto mic)

Più a Est il mosaico cambia motivo decorativo. Qui sono evidenti forme esagonali in cui si alternano lastre marmoree bianche e porzioni in tessere di colore rosso. Sul lato Ovest dell’area di scavo è stato, invece, rinvenuto uno stretto ambiente absidato nel quale si scendeva tramite quattro scalini fino a una quota più bassa rispetto a quella del restante complesso. Nella piccola abside, in alto, si conserva inoltre una nicchia inquadrata da due colonnine e rivestita da un intonaco su cui sono applicate conchiglie marine. Si trattava dunque di uno spazio seminascosto, “intimo”, dal carattere verosimilmente sacro, rituale, e dai risvolti interpretativi che si preannunciano sin d’ora decisamente affascinati.

Aquileia. “Passeggiata con il direttore alla Domus di Tito Macro”: nuova occasione per una visita guidata con l’archeologo Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

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Visite guidate alla Domus di Tito Macro ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

“Passeggiata con il direttore alla Domus di Tito Macro” ad Aquileia: la fondazione Aquileia, vista l’altissima richiesta, ha aggiunto una nuova data al calendario delle visite, venerdì 18 agosto 2023, alle 21, tra storie e curiosità dal mondo dell’archeologia, significativi mosaici e racconti sui personaggi dell’antichità. La passeggiata dura un’ora e mezzo. Il ritrovo è direttamente di fronte all’ingresso della Domus di Tito Macro. Per accedere alla Domus è necessario acquistare il biglietto di ingresso alla biglietteria e bookshop di piazza Capitolo 4 o al link https://www.midaticket.it/eventi/tito-macro.

La Domus di Tito Macro, una delle più vaste dimore di epoca romana tra quelle rinvenute nel Nord Italia, copre una superficie di 1.700 metri quadrati e rappresenta un unicum in Europa. L’abitazione si estende per circa 77 metri in lunghezza e 25 in larghezza massima, tra due strade lastricate della città (cardini) all’interno di uno degli isolati meridionali della colonia, fondata nel 181 a.C., dal quale provengono il celeberrimo mosaico del ratto d’Europa, il bellissimo pavimento con tralcio di vite con fiocco e il ‘pavimento non spazzato’, ora esposti al museo Archeologico nazionale, e il mosaico del Buon Pastore, provvisoriamente collocato a Palazzo Meizlik.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per “Notti d’Estate al MArRC” sulla terrazza sullo stretto conferenza della prof.ssa Paola Radici Colace su “La Medea di Euripide. Le scritture nel tempo”

reggio-calabria_archeologico_notti-d-estate-2023_17-agosto_locandinaGiovedì 17 agosto 2023, alle 21, sulla splendida terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, nuovo appuntamento con “Notti d’Estate”. Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria promuove la conferenza “La Medea di Euripide. Le scritture nel tempo” di Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica dell’università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis. Un viaggio straordinario sul tema delle riscritture del teatro greco, rivivendo la tragedia “Medea” di Euripide, andata in scena ad Atene nel 431 a.C. e nella versione filmica di Pasolini (Medea 1969), con protagonista Maria Callas. Un’analisi comparativa dei due ‘testi’, distanti tra loro ventiquattro secoli tra analogie e differenze. Introdurranno l’incontro Carmelo Malacrino, direttore del MArRC, e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. “L’irruzione di Giasone, elemento esterno e straniero nella vita di Medea”, commenta la professoressa Paola Radici Colace, “segna di fatto il repentino passaggio dal sacro allo sconsacrato, dal mitico al razionale, e la trasformazione improvvisa della giovane donna. Infatti, quando capisce che Giasone e i suoi compagni hanno usanze totalmente opposte alle sue, la fanciulla ha una crisi spirituale in cui le sensazioni di tormento si acuiscono, in un conflitto tra la realtà della nuova terra e la vita scandita dai rituali del suo passato nella Colchide”. E il direttore Malacrino conclude: “Una affascinante narrazione della tragedia greca, con richiami a pensieri ed attitudini umane sempre attuali. Con una location d’eccezione, rappresentata dalla panoramica terrazza del Museo, che rende questo viaggio di ventiquattro secoli ancora più sensazionale”.

Cesenatico. Al via al Parco di Ponente il festival di rievocazione storica celtica Druidia, quattro giorni di invasione di celti e romani tra concerti, mercatini e spettacoli a tema. Il ricco programma

Torna Druidia, il tanto atteso festival di rievocazione storica celtica che anima Cesenatico con concerti, mercatini e spettacoli a tema. Dalle 18 di giovedì 17 agosto alle 23.59 di domenica 20 agosto 2023, all’interno del Parco di Ponente di Cesenatico, a ingresso libero, un’invasione di celti e romani sarà pronta a riportare i visitatori indietro nel tempo. “Un vero e proprio salto all’indietro per capire come vivevano veramente i nostri antenati, tra stage e iniziative didattiche per adulti e bambini per farti sentire come uno di loro!”, assicurano gli organizzatori. Le giornate del festival saranno accompagnate dalla musica itinerante dei Siegel Senones, al ritmo di cornamusa e tamburi. Durante l’intera festa gli accampamenti saranno costantemente animati dai rievocatori che, oltre a svolgere stage e didattiche, faranno vita da campo anche fuori dagli orari indicati. I gruppi storici presenti: per i celti, Teuta Cenomanes, Utis Bedo, Clan Antico Olmo, Lagói, Aidu Carui; per i romani: Colonia Iulia Fanestris, Legio VI Ferrata, Legio XII Fulminata, Legio I Italica; per le danze antiche: ass. cult. Ninuphar eventi; per la falconeria: Falconeria Freddy. Ci sono anche stand gastronomici con menù a base di pesce, carne, cinghiale e vegano; ippocrasso, idromele e birra; mercatino con artigianato a tema.

cesenatico_druidia_programma_locandinaIl programma di giovedì 17 agosto 2023. Alle 18, apertura festival; 20.30, folk notes: melodie irlandesi, ritmi incalzanti, voglia di divertirsi e di divertire; 22, green clouds: chiamate “le cinque fate della musica celtica”, uniscono le sonorità degli strumenti della tradizione classica con le tecnologie elettroniche; 23.30, Daridel: band paganfolk dai ritmi tribali contaminati dalla musica celtica e medievale.

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Combattimenti di gladiatori al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)

Il programma di venerdì 18 agosto 2023. Alle 10, apertura festival; 10.30, laboratorio di bolle di sapone giganti: costruiamo insieme lo strumento per realizzarle (prenotare all’infopoint: Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 10.30, il Fabbro Celta: come si costruiva una cotta di maglia (Utis Bedo); 10.30, visita all’accampamento: attività comuni in accampamento armato celta (Teuta Cenomanes); 10.30, i celti e il fuoco: didattica sui metodi più arcaici di accensione del fuoco (Aidu Carui); 11, i celti in guerra: armi e armature del guerriero celta (Teuta Cenomanes); 11, Tribal Celtic Dance Class: workshop di danza fusion e uso del cembalo a cura di Nico Ottawa (prenotare all’infopoint); 11.30, favole in movimento: raccontare una storia con la creatività del corpo (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 11.30, Cosmesi nell’antica Roma: beauty routine delle donne romane (Legio VI Ferrata); 14, la legione romana: evoluzione di armi, armamenti e tattiche di battaglia (Legio I Italica); 14, il matrimonio celtico: approccio alla pratica rituale (Clan Antico Olmo); 14.30, l’allenamento del gladiatore: le tecniche di pugilato e combattimento corpo a corpo (Legio XII Fulminata); 14.30, la forgia del ferro: la lavorazione del ferro al tempo dei celti, nel periodo del 300 a.C., dal mantice alla battitura (Teuta Cenomanes); 14.30, la cultura celtica: conferenza sugli aspetti relativi alla cultura materiale come abbigliamento, alimentazione, festività, calendario e curiosità (infopoint, Radio Druido); 15, truccabimbi: truccati e gioca ad essere chi vuoi tu! (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 15, lo scriba: le origini dell’alfabeto attraverso strumenti, supporti e tecniche dello scriba (Legio VI Ferrata);

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Il rito del fuoco sacro al festival celtico Druidia (foto druidia)

15, i celti e il fuoco: didattica sui metodi più arcaici di accensione del fuoco (Aidu Carui); 15.30, la medicina antica: la medicina in epoca etrusca e celtica (Lagói); 16, evviva gli sposi: imbucati ad un vero matrimonio celtico! (Clan Antico Olmo); 16.30, mandala della natura: crea il tuo mandala fatto di fiori e rametti (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 17, danze antiche: laboratorio di danza per bambini (prenotare all’infopoint: Ninuphar); 17, la linea del tempo: spiegazione dell’orologio ad acqua (Colonia Iulia Fanestris); 17.30, favole antiche: momento per ascoltare una storia e fantasticare (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 18, arena dei rapaci: spettacolo di falconeria (Falconeria Freddy in arena spettacoli); 20.30, Zeckyboys: band caratterizzata da molte influenze che vanno dal folk, alla musica classica fino al metal; 22, Winterage: metal sinfonico con forti influenze classiche, irlandesi e medievali; 23.30, Corte di Lunas: band celtic-rock con un repertorio che spazia da canzoni originali a rivisitazioni di pezzi tradizionali; 00.30, il rito del fuoco sacro: storia, spiritualità, musica e danza attorno al grande fuoco (arena spettacoli).

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Spettacoli di danze antiche al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)

Il programma di sabato 19 agosto 2023. Alle 10, apertura festival; 10.30, favole in movimento: raccontare una storia con la creatività del corpo (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 10.30, la chimica dei colori: l’ingegno che ha colorato l’evo antico (Lagói); 10.30, danze antiche: laboratorio di danza per bambini (prenotare all’infopoint: Ninuphar); 11, spada e scudo per bambini: imparare a combattere come gli antichi romani. (prenotare all’infopoint; Legio XII Fulminata); 11, la donna romana: usi e costumi nell’antica roma (Legio I Italica); 11, Tribal Celtic Dance Class: workshop di danza fusion e uso del cembalo a cura di Nico Ottawa (prenotare all’infopoint); 11.30, la magia delle fate: costruisci la tua bacchetta magica (prenotare all’infopoint. Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 11.30, erbe e incensi: produzione di rimedi naturali per favorire il sonno (Clan Antico Olmo); 14, la marina militare romana: didattica sulle navi militari dell’antica Roma (Colonia Iulia Fanestris); 14, la forgia del ferro: la lavorazione del ferro al tempo dei celti, nel periodo del 300 a.C., dal mantice alla battitura (Teuta Cenomanes); 14.30, la magia celtica: conferenza sulle origini della magia nelle civiltà antiche con riferimenti ai miti e alla letteratura celtica e medievale (infopoint, Radio Druido); 14.30, la tenda praetoria: visita alla prima tenda allestita nell’accampamento, luogo di consigli di guerra e decisioni politiche (Legio I Italica); 14.30, trame e orditi: la tessitura al tempo di Roma (Legio VI Ferrata); 15, truccabimbi: truccati e gioca ad essere chi vuoi tu! (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 15, la macchina del grano: i celti e l’agricoltura (Utis Bedo); 15, spada e scudo per bambini: imparare a combattere come gli antichi romani (prenotare all’infopoint. Legio I Italica);

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Legionari in rievocazioni storiche al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)

15.30, la legione romana: evoluzione di armi, armamenti e tattiche di battaglia (Colonia Iulia Fanestris); 16, la medicina antica: la medicina in epoca etrusca e celtica (Lagói); 16, favole antiche: momento per ascoltare una storia e fantasticare (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 16.30, gli eroi dell’arena: spettacolo di combattimenti tra gladiatori (Legio XII Fulminata in arena spettacoli); 17, numismatica dei celti: gli arbori della moneta (Teuta Cenomanes); 17, l’alimentazione dei celti: banchettare nei tempi antichi (Aidu Carui); 17.30, romani in marcia: movimentazione della legione (arena spettacoli); 17.30, laboratorio di bolle di sapone giganti: costruiamo insieme lo strumento per realizzarle (prenotare all’infopoint. Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 18, arena dei rapaci: spettacolo di falconeria (Falconeria Freddy in arena spettacoli); 21, “il rumore del silenzio”: spettacolo teatrale con i rievocatori (arena spettacoli); 22, Siegel Senones: con la loro verve animano il pubblico al suono di cornamuse e tamburi; 23.30, The Clan: band dal sound irlandese che ripropone classici popolari e brani inediti e che ha fatto parte nel 2022 di X Factor Italia.

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Spettacolo di falconeria al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)

Il programma di domenica 20 agosto 2023. Alle 10, apertura festival; 10.30, braccialetti magici: laboratorio di fiori di carta crespa (prenotare all’infopoint. Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 10.30, erbe e incensi: produzione di rimedi naturali per favorire il sonno (Clan Antico Olmo); 10.30, danze antiche: laboratorio di danza per bambini (prenotare all’infopoint. Ninuphar); 11, la donna romana: usi e costumi nell’antica Roma (Legio I Italica); 11, spada e scudo per bambini: imparare a combattere come gli antichi romani (prenotare all’infopoint. Legio I Italica); 11, Tribal Celtic Dance Class: workshop di danza fusion e uso del cembalo a cura di Nico Ottawa (prenotare all’infopoint); 11.30, mandala della natura: crea il tuo mandala fatto di fiori e rametti (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 11.30, l’allenamento del gladiatore: i gladiatori si preparano al combattimento (Legio XII Fulminata); 14, l’arte musicale nel mondo romano: gli strumenti musicali più amati dai romani (Colonia Iulia Fanestris);

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Tribal celtic dance al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)

14, favole antiche: momento per ascoltare una storia e fantasticare (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 14.30, i celti in guerra: armi e armature del guerriero celta (Teuta Cenomanes); 14.30, danze antiche: laboratorio di danza per bambini (prenotare all’infopoint. Ninuphar); 14.30, la divinazione celtica: conferenza sulla divinazione nel mondo antico, il ruolo del druido, la divinazione nel folclore popolare e le tecniche divinatorie principali (infopoint, Radio Druido); 15, a letto con i romani: uno sguardo alla sessualità nell’antica Roma (Legio VI Ferrata); 15, truccabimbi: truccati e gioca ad essere chi vuoi tu! (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 15, spada e scudo per bambini: imparare a combattere come gli antichi romani (prenotare all’infopoint. Legio XII Fulminata); 15, la macchina del grano: i celti e l’agricoltura (Utis Bedo); 15.30, la cura del corpo: igiene e bellezza in epoca etrusca e celtica (Lagói); 15.30, l’abbigliamento nell’antica Roma: come vestivano i romani nei tempi antichi (Legio I Italica); 16, laboratorio di bolle di sapone giganti: costruiamo insieme lo strumento per realizzarle (prenotare all’infopoint. Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 16, gli eroi dell’arena: spettacolo di combattimenti tra gladiatori (Legio XII Fulminata in arena spettacoli); 17, la grande battaglia: spettacolo di combattimenti tra celti e romani (arena spettacoli); 17.30, l’alimentazione dei celti: banchettare nei tempi antichi (Aidu Carui); 18, arena dei rapaci: spettacolo di falconeria (Falconeria Freddy in arena spettacoli); 20, etilisti noti: quintetto folk che propone brani editi in chiave acustica; 21.30, Tork: band celtic folk che spazia dal folklore tradizionale a quello celtico/norreno; 23, Drunken Lullabies: il meglio della musica folk, per scatenare il delirio a colpi di violino, cornamusa e tamburi. 00.00, ringraziamenti finali.