Gela (Cl). Al Bosco Littorio apre il museo dei Relitti greci con l’allestimento stabile della Nave di Gela del V sec. a.C. (relitto Gela I) scoperta nel 1988 e recuperata tra il 2003 e il 2008. L’assessore Scarpinato: “Il museo restituisce al territorio un patrimonio archeologico di straordinario valore”
Martedì 24 febbraio 2026, alle 11.30, viene inaugurato il museo dei Relitti greci nell’area demaniale di Bosco Littorio a Gela (Cl). “Un luogo della cultura a lungo atteso”, dice l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “che restituisce al territorio un patrimonio archeologico di straordinario valore e si candida a diventare un importante moltiplicatore di sviluppo turistico per l’intera area”. Al taglio del nastro interverranno Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana; Mario La Rocca, dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana; Daniela Vullo, soprintendente per i Beni culturali e ambientali della provincia di Caltanissetta. Dalle 15 il museo sarà aperto al pubblico. Su disposizione della direzione del parco archeologico, guidata dal soprintendente Ennio Turco, è stata prevista un’apertura straordinaria al pubblico per promuovere la più ampia partecipazione dei cittadini e dei visitatori. Dal 25 febbraio 2026 e per l’intero periodo dei mesi di febbraio e marzo 2026, il museo sarà aperto dal lunedì al venerdì: dalle 9 alle 13, sabato e domenica: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per garantire una visita ordinata e sicura potranno accedere massimo 20 persone alla volta; l’ingresso avverrà in modo progressivo: all’uscita dei visitatori potranno entrare i successivi; l’ingresso sarà completamente gratuito per tutta la durata dell’iniziativa.
Nella struttura iniziata cinque anni fa e ora completata, allestita nell’area di Bosco Littorio, il vanto è la Nave arcaica datata tra il VI e il V secolo a.C., trovata nel 1988 nei fondali marini di contrada Bulala e recuperata tra il 2003 e il 2008. La nave avrà una collocazione stabile nel museo che fa capo alla Regione siciliana e alla Soprintendenza. Il museo è inserito nella rete che si estende dal parco archeologico di Lipari al Lilibeo di Marsala e al museo della navigazione che sarà aperto a Palermo. Mentre la nave arcaica sta per fare il proprio esordio nel museo, sono sottoposti a trattamenti preliminari i resti di un secondo relitto, destinato a futura esposizione.

Il suggestivo allestimento della Nave di Gela per la mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” al Bosco Littorio di Gela (foto regione siciliana)
Un primo passo venne mosso quattro anni fa, con un allestimento provvisorio della nave e dei reperti recuperati nei fondali, collocati in una struttura provvisoria, sempre a Bosco Littorio, in occasione della mostra “Ulisse in Sicilia”, sostenuta dalla Regione (vedi Gela. Al parco archeologico di Bosco Littorio apre la grande mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito”, che con oltre 80 pezzi racconta il passaggio dell’eroe greco in Sicilia. Fulcro è la “Nave di Gela” del V sec. a.C. per la prima volta ricomposta dopo Forlì. Regione Siciliana: “Occasione di rilancio per Gela e il turismo archeologico siciliano” | archeologiavocidalpassato). I visitatori furono oltre 45 mila. Fu l’archeologo Sebastiano Tusa, scomparso nel 2019 in un incidente aereo (vedi Archeologia in lutto. Nel disastro aereo del Boing 737 precipitato in Etiopia è morto l’archeologo Sebastiano Tusa: siciliano doc, docente di paletnologia e archeologia marina, ha creato la soprintendenza del Mare. A Malindi con l’Unesco doveva promuovere ricerche subacquee nell’oceano Indiano | archeologiavocidalpassato), a insistere con forza per dare vita al recupero di quello che venne catalogato “Relitto Gela I” e per la realizzazione di un apposito museo. La nave arcaica è la punta di una campagna di attività in mare che portò a far riemergere anche i preziosi oricalchi associati alla leggenda di Atlantide. Ricerca e recupero alle quali parteciparono anche sub esperti e appassionati di archeologia, come Franco Cassarino.

L’allestimento della Nave di Gela (relitto Gela I) al museo dei Relitti greci a Gela (foto comune di gela)
L’allestimento del “Museo dei relitti greci” di Bosco Littorio è iniziato nell’aprile 2025 con l’apertura delle prime due casse contenenti gli elementi lignei della nave greca arcaica, recuperata nelle acque antistanti contrada Bulala, a Gela, durante due campagne di scavo svolte dalla Soprintendenza di Caltanissetta, tra il 2003 e il 2008. L’imbarcazione, risalente agli inizi del V secolo a.C. e lunga circa 17 metri, conserva quasi integralmente la sua ossatura, composta dal paramezzale e dai madieri e parte del fasciame. I reperti sono stati restaurati presso il laboratorio del Mary Rose archeological services, una struttura specializzata nel restauro del legno “bagnato”, che si trova all’interno della base della Marina britannica di Portsmouth (Regno Unito), una delle realtà più avanzate in questo settore. Dopo il rientro in Italia, i resti della nave sono rimasti in deposito per anni in attesa della realizzazione della sede museale. La costruzione del museo, la cui copertura lignea richiama la carena di una nave rovesciata, è stata interamente finanziata dall’assessorato dei Beni culturali con oltre 5 milioni di euro a valere sul POR 2000-2006. I lavori, avviati nell’ottobre del 2020, si sono conclusi nel 2023 con il collaudo della struttura. Un ingente furto di cavi di rame dell’impianto elettrico ha causato un ritardo nell’attuazione del progetto, successivamente ripristinato grazie a un ulteriore finanziamento dell’assessorato.
Tutti venduti i 100 esemplari emessi dai Parchi archeologici di Paestum e Velia del biglietto Aeternum, il primo “pass” che vale tutta la vita promosso da un’istituzione culturale statale. Il direttore Tiziana D’Angelo: “È la mia dichiarazione d’amore verso questi luoghi”
L’eternità è l’attimo infinito, è quella sensazione che ti porti addosso e che il tempo non riesce a cancellare, è tutto ciò che resta anche “oltre” e che vive nei ricordi. È un’emozione che continua a vibrare anche quando il momento è passato. È un luogo che ti chiama ancora, anche dopo che lo hai lasciato. È uno sguardo, una pietra, un silenzio che custodisce secoli. Da questo nasce qualcosa che non è solo un biglietto. È una promessa. È un legame. È memoria. È storia. Nasce Aeternum, il biglietto eterno dei parchi archeologici di Paestum e Velia, il primo Biglietto Eterno promosso da un’istituzione culturale statale: un “pass” che vale tutta la vita, perché la storia non è fatta per essere visitata una sola volta… ma per essere vissuta, amata, ritrovata ogni volta come fosse la prima. Perché l’eternità è tutto ciò che supera il tempo e che continua a vivere dentro di noi, per sempre.
Cento esemplari numerati, al costo di 250 euro l’uno. Nominale, irripetibile. Non è un abbonamento. È una dichiarazione. Significa scegliere di appartenere a un luogo. Tornare senza limiti. Crescere insieme alla storia. Emessi il 13 febbraio 2026, sono andati esauriti in un lampo. “È accaduto qualcosa di straordinario”, commentano alla direzione dei parchi di Paestum e Velia. “I 100 Biglietti Eterni dei parchi archeologici di Paestum e Velia sono stati scelti, uno dopo l’altro, da cento persone che vedranno la loro storia intrecciarsi con quella di questi luoghi. Un progetto nato come iniziativa speciale è diventato un legame permanente. A chi ha scelto AETERNUM, grazie per aver deciso di coltivare un legame infinito con i Parchi”. Realizzato in lamina placcata color oro, custodito in un cofanetto dedicato, firmato dal direttore Tiziano D’Angelo: AETERNUM è pensato per durare, come il nostro patrimonio. Un gesto simbolico. Un oggetto unico. Un legame definitivo. Perché l’eternità non si visita, si sceglie.
“Ci sono luoghi che incontri e che, senza che tu lo sappia, ti scelgono per sempre”, commenta il direttore Tiziana D’Angelo. “La prima volta che ho visto Paestum ero poco più che una ragazzina. Velia è arrivata dopo, come una rivelazione silenziosa. Non immaginavo che un giorno sarebbero diventate parte così importante della mia vita. Eppure è successo. Dirigere questi Parchi significa custodire non solo maestosi templi e straordinari reperti, ma anche vite. Storie di comunità, di donne e uomini che hanno abitato questi luoghi, che hanno amato, costruito, sperato. A Paestum e a Velia l’eternità non è un concetto astratto. É per questo che abbiamo scelto di presentare qualcosa che parla di durata, di legame, di appartenenza. AETERNUM: il Biglietto Eterno. È la mia dichiarazione d’amore verso questi luoghi. Un modo per dire: questa storia mi appartiene e io le appartengo. Ci sono incontri che cambiano il nostro cammino. Alcuni, semplicemente, restano per sempre”.
Pompei. “Coltivare la storia”: nel parco nasce la nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – con oltre 6 ettari di vigneti (una vera e propria vigna “archeologica”) grazie a un partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio del Gruppo Tenute Capaldo
In uno dei siti più iconici del nostro patrimonio archeologico, la cantina Feudi di San Gregorio e il parco archeologico di Pompei stanno dando vita a una azienda vitivinicola unica nel suo genere, con oltre 6 ettari di vigneti coltivati secondo pratiche biologiche e sostenibili, e una cantina situata all’interno dell’area archeologica. Un progetto con finalità culturali prima che commerciali, volto a far rivivere la storia del vino laddove, duemila anni fa, questo prodotto si faceva ambasciatore della civiltà romana nel mondo. Il progetto nasce dalla convinzione che agricoltura e cultura siano due espressioni della medesima tensione dell’uomo verso la cura: della terra, dello spirito, della comunità. Entrambe, non a caso, derivano dal verbo latino colere, “coltivare”. Il sito di Pompei offre un’opportunità unica: coltivare su terreni di origine vulcanica, intatti da oltre due millenni, e riscoprire tecniche agronomiche antiche, supportati da una solida collaborazione scientifica con importanti Università. Ma ancora più unica è la forma con cui tutto ciò prende vita: un partenariato sperimentale, in cui pubblico e privato uniscono le forze in nome del bene comune, per portare nel mondo un modello virtuoso del Made in Italy che racconta bellezza, sostenibilità e responsabilità.
Il progetto “Coltivare la storia” è stato presentato il 3 febbraio 2026 al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida. Forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti si costruirà una vera e propria vigna “archeologica” con un’estensione vitata che nel tempo supererà i 6 ettari e con strutture di vinificazione e affinamento da realizzarsi nell’ambito del perimetro del Parco, finalizzate alla produzione di vino. L’esecuzione di questo progetto di lungo termine non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato (la concessione o l’appalto), ma sarà garantita da un partenariato in cui il Parco e il Gruppo Tenute Capaldo collabora mettendo a fattor comune le rispettive esperienze e competenze.
“Il Parco archeologico fin dagli anni Novanta si è occupato, attraverso gli studi di botanica condotti dal Laboratorio di ricerche applicate interno, di analizzare i vigneti dell’antica Pompei, per indagarne le caratteristiche storico scientifiche, le tecniche di viticoltura e dunque le abitudini alimentari. Da allora sono state attuate azioni di valorizzazione dei vigneti, quale modo per raccontare e far conoscere la città antica sotto aspetti diversi”, commenta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Oggi il Parco sta investendo in una più ampia forma di valorizzazione nonché di tutela del patrimonio naturale, del paesaggio e dell’ambiente che sono elementi integranti dell’area archeologica. L’azienda vitivinicola fa parte di un più ampio progetto di azienda archeo agricola che sta interessando anche altre attività, quali ad esempio la valorizzazione e coltivazione degli ulivi, i progetti di agricoltura sociale nell’ambito della fattoria sociale e culturale. E la strada vincente per raggiungere importanti risultati per tutto il territorio circostante è a nostro parere il coinvolgimento di privati con competenze specifiche, quali partner attivi dei progetti”.
La nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – fa leva su un’importante ricerca in merito alle tecniche tradizionali di allevamento della vite e di trasformazione delle uve, in collaborazione con il prof. Attilio Scienza dell’università di Milano, oltre a beneficiare delle consolidate competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, agronomo di fama internazionale. L’obiettivo è duplice: da una parte, produrre vini autentici di elevata qualità, dall’altra integrare la viticoltura con la storia e il percorso di visita del parco archeologico. Sarà un’azienda fortemente inserita nel suo territorio, non soltanto dal punto di vista culturale e produttivo, ma anche dal punto di vista del tessuto sociale, con il coinvolgimento di realtà del c.d. Terzo Settore nelle fasi di lavorazione. Per Feudi di San Gregorio, da 40 anni impegnata nello studio e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani (tra cui le viti centenarie di Taurasi), il progetto si iscrive nell’impegno volto alla valorizzazione del territorio e delle comunità locali, inserito anche nello statuto societario all’atto della trasformazione in Società Benefit (2021).
“Il parco archeologico di Pompei è uno dei siti culturali più rilevanti al mondo e rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità della nostra regione. Abbiamo quindi aderito a questo progetto con entusiasmo, mettendo le nostre competenze al servizio del Parco per sviluppare insieme un innovativo progetto agricolo e agronomico”, ha dichiarato Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio. “Vogliamo far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca e conoscenza, ma anche come centro di produzione e scambio, ritornando alle sue radici storiche. Per questo, occorreranno tempo e investimenti importanti ma la cosa non ci spaventa, anzi: avere il coraggio di percorrere nuove strade, guardando questo progetto millenario con occhi nuovi, accumuna la nostra visione a quella del Parco. L’approccio scelto è fortemente culturale e non speculativo, con una visione lungimirante che guarda oltre il ritorno immediato e pensa al futuro delle generazioni a venire, assicurando un avvenire sostenibile a questo luogo straordinario. Inoltre, ci offre la possibilità di continuare a condividere con il mondo la cultura millenaria del vino”.
Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale visita accompagnata “Dalla fornace al manufatto: i vetri altinati”

Coppa murrina a millefiori di fondo verde scuro, ricomposta e integrata (I secolo d.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto parco archeologico altino)
Domenica 22 febbraio 2026, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve), “Dalla fornace al manufatto: i vetri altinati”: una visita accompagnata a cura dello staff del Parco dedicata alle tecnologie di produzione dei vetri di Altino nell’antichità. La visita è su prenotazione (info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443); è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale il concerto “Voci dal Nord e dal Sud d’Europa” col coro L.A. Chorus diretto dal maestro Alessandro Fortunato, secondo appuntamento dell’anno della rassegna “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, promossa dal MArTa con l’orchestra della Magna Grecia e L.A. Chorus
Domenica 22 febbraio 2026 al museo Archeologico nazionale di Taranto secondo appuntamento della stagione 2026 di “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, la rassegna di musica e archeologia organizzata in collaborazione con l’Orchestra ICO della Magna Grecia e L.A. Chorus, con la direzione artistica del maestro Maurizio Lomartire. Appuntamento col concerto “Voci dal Nord e dal Sud d’Europa” col coro La Chorus diretto dal maestro Alessandro Fortunato. La severa luminosità della musica corale nordica e la passione ritmica dei Balcani si coniugano all’interno di un paesaggio sonoro sorprendente. Ingresso al museo da corso Umberto al costo di 10 euro. L’accesso sarà consentito dalle 10 per la visita guidata, con inizio alle 10.30. L’accesso al concerto sarà dalle 11, con inizio alle 11.15. A seguire, l’aperitivo nel chiostro del Museo a partire dalle 12.15. Biglietti acquistabili presso Orchestra ICO della Magna Grecia, in via Giovinazzi 28 a Taranto, oppure su VIVATICKET: https://www.vivaticket.com/…/voci-dal-nord-e-dal…/294525.
Torino. Matinée gratuita al museo Egizio: nella Galleria dei Re il concerto “Diacronia” con Merz e Gebbia, secondo appuntamento con la rassegna musicale “ONDE”
Domenica 22 febbraio 2026, alla Galleria dei Re del museo Egizio di Torino, secondo appuntamento con “ONDE”, la rassegna musicale al museo Egizio, in collaborazione con l’orchestra filarmonica di Torino Oft, il conservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino e Fondazione Merz. Ingresso al museo da via Duse. Appuntamento, alle 11, con “Diacronia”, un viaggio sonoro, a cura di Fondazione Merz, in cui Oriente e Occidente si sfiorano e si confondono dando vita a forma nuove, sospese tra tradizione e sperimentazione. Con Willy Merz all’harmonium indiano e Gianni Gebbia al sax soprano e al flauto bansuri. Il dialogo tra i fiati e l’harmonium genera un tessuto sonoro fatto di vibrazioni, microtoni, silenzi e improvvisazioni che si sviluppano come un racconto in continua trasformazione. Per questo concerto Merz siede all’harmonium indiano, strumento dal respiro ancestrale. Accanto a lui Gebbia intreccia le sue linee melodiche con il sax soprano — dove lirismo, minimalismo e tecniche estese convivono — e con il flauto bansuri. Prenotazione del biglietto gratuito per questo appuntamento al link https://egizio.museitorino.it/…/onde-ingresso-gratuito…/. I partecipanti potranno visitare gratuitamente la Galleria delle Sekhmet in Galleria dei Re, ma non potranno accedere a altre zone e servizi del museo.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale visita accompagnata “Alla scoperta di Adria antica. Il percorso sulle Olimpiadi nell’antichità al MAN Adria”
Sabato 21 febbraio 2026, alle 15 e alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) visita accompagnata “Alla scoperta di Adria antica. Il percorso sulle Olimpiadi nell’antichità al MAN Adria”. Il terzo sabato di ogni mese, il personale del museo accompagna i partecipanti nella visita delle sale. Attività compresa nel costo dell’ingresso, gratuito per gli abbonati. Info e prenotazioni 0426 21612 o drm-ven.museoadria@cultura.gov.it
Roma. Week end alle Terme di Diocleziano: visita immersiva in realtà virtuale nei sotterranei dell’Aula Ottagona
Week end speciale alle Terme di Diocleziano promosso dal museo nazionale Romano che invita a fare un salto nel passato con una visita immersiva in realtà virtuale scendendo nei sotterranei delle Terme di Diocleziano per esplorare le trasformazioni della Roma antica, dalla costruzione delle Terme fino ad oggi. Appuntamento sabato 21 e domenica 22 febbraio 2026, alle 11 e alle 15, nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano. Prenotazione sul posto fino a esaurimento posti (massimo di partecipanti 10). Per info: mn-rm.servizioeducativo@cultura.gov.it.
Roma. Al Drugstore Museum l’incontro “Geroglifici e fake news: smontiamo i falsi miti sull’antico Egitto!” con l’egittologa Valentina Santini, promossa da CAMNES e Mensa Italia
Dopo l’evento fiorentino di giugno 2025, CAMNES e Mensa Italia, con la collaborazione del Drugstore Museum, dell’Unitre Arvalia e della soprintendenza speciale di Roma, ripropongono “Geroglifici e fake news: smontiamo i falsi miti sull’antico Egitto!” per parlare delle bufale più curiose e significative legate all’epoca faraonica. L’appuntamento è sabato 21 febbraio 2026, alle 16.30, al Drugstore Museum, via Portuense 317, Roma. Valentina Santini, egittologa di CAMNES e socia Mensa Italia, presenterà alcuni dei più curiosi e significativi falsi miti sull’antico Egitto, mettendoli a paragone con le evidenze archeologiche in nostro possesso. Un incontro per smontare i falsi miti che riguardano l’antico Egitto. Introdurrà l’incontro Francesco Lioce (Unitre Arvalia). Ingresso libero.













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