Monte Porzio Catone (Roma). Porte aperte nel sito di Tusculum allo scavo in corso alle terme adrianee in occasione della XXVII campagna di scavi del Progetto Tusculum
In occasione della XXVII campagna di scavi del Progetto Tusculum condotta dalla EEHAR-CSIC nel sito di Tusculum (Monte Porzio Catone, Roma) tradizionale Giornata di Porte Aperte sabato 20 aprile 2024. Durante la visita sarà possibile accedere all’area attualmente in corso di scavo delle cd. terme di epoca adrianea, sui cui resti fu costruita in epoca medievale una chiesa con circostante area funeraria. I visitatori saranno accolti e accompagnati nella visita dai membri dell’equipe di scavo, che spiegheranno le novità della campagna di scavo che si concluderà il 30 aprile 2024. Le visite saranno gratuite e avranno luogo nel corso della mattinata, dalle 9 alle 13, in collaborazione con la Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini, ente proprietario del sito, e la Cooperativa Iperico.
Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” presentazione del libro “Quadri Etruschi Raccontano” (ARA edizioni), catalogo della mostra “Quadri etruschi raccontano. Il mito e il rito da Caere a Vetulonia. Un nuovo straordinario recupero della Guardia di Finanza”, e dei primi tre podcast “Traffici di Cultura”
Appuntamento speciale al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Gr). Sabato 20 aprile 2024, alle 15, al MuVet presentazione del libro “Quadri Etruschi Raccontano” (ARA edizioni), catalogo della mostra “Quadri etruschi raccontano. Il mito e il rito da Caere a Vetulonia. Un nuovo straordinario recupero della Guardia di Finanza”. Un recupero di estremo valore archeologico che ha restituito nuovi sconosciuti capolavori della pittura etrusca arcaica che rimarranno esposti in mostra al MuVet fino al 5 maggio 2024.
In occasione della presentazione al pubblico del libro “Quadri Etruschi Raccontano” saranno disponibili on line i primi tre episodi del podcast “Traffici di Cultura”, dal titolo “La grande fuga”, dedicati all’ultima operazione di recupero di lastre dipinte etrusche da Cerveteri da parte delle Fiamme Gialle di Roma. Traffici di cultura è il podcast intorno all’archeologia che racconta i traffici legali e illegali, famosi o sconosciuti dietro ai beni culturali, prodotto da ARA edizioni.
Lucca. Alla Feltrinelli presentazione del libro “Le incisioni rupestri del Monte Pisano. Guida al sito archeologico di Monte Cotrozzi” di Gabriele Panigada e Giancarlo Sani
Venerdì 19 aprile 2024, alle 18.30, alla libreria Feltrinelli di Lucca gli autori Gabriele Panigada e Giancarlo Sani presentano il libro “Le incisioni rupestri del Monte Pisano. Guida al sito archeologico di Monte Cotrozzi” edito da Maria Pacini Fazzi Editore. Presenta e conduce Tommaso Bedini Crescimanni. Ingresso libero e gratuito. In pochi sanno che il Monte Pisano, tra le sue meraviglie, cela come un piccolo gioiello nascosto anche un sito archeologico che rappresenta un unicum nel panorama nazionale, e non solo, dell’arte rupestre. Proprio qui, su Monte Cotrozzi, si celano decine e decine di segni sulle rocce, riconducibili a più di tremila anni di frequentazione umana. Dall’Età del Bronzo all’epoca moderna, passando prima attraverso gli Etruschi poi i Longobardi e, infine, i primi anacoreti cristiani del Mons Heremitae. Le rocce istoriate del sito sono una preziosa finestra aperta sulla storia millenaria di questo territorio.
Cesena. Al museo Archeologico per Arkeogustus il laboratorio “Dal Cantiere alla Tavola: Il Medioevo ed il Rinascimento alla corte dei Malatesta”, con visita guidata al museo e alla biblioteca malatestiana, con degustazioni
Si riaccendono i riflettori sul passato di Cesena e sull’archeologia cittadina. Come si presentava la città? Quali erano gli arredi più comuni e quali i cibi che tradizionalmente arricchivano tavole e dispense dei nostri avi? Parte da alcune di queste domande la nuova rassegna di incontri e laboratori proposta da Arkeogustus e dal Comune. Dopo l’incontro “Dal Cantiere alla Tavola: gli antichi romani tra mosaici e buon cibo”, venerdì 19 aprile 2024, alle 18, al museo Archeologico di Cesena, con ingresso dal chiostro di San Francesco, laboratorio “Dal Cantiere alla Tavola: Il Medioevo ed il Rinascimento alla corte dei Malatesta”, con visita guidata al Museo e percorso di degustazione dedicato alle ricette del periodo storico. Il percorso sarà ampliato da una visita alla Biblioteca antica (visita a cura dello staff della Malatestiana).
Pompei. All’auditorium la conferenza “Una tomba neapolitana e un tempio pompeiano: cronache dionisiache”, con il professore Carlo Rescigno (all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”) promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” sulle relazioni tra il santuario dionisiaco di S. Abbondio di Pompei e il mondo ellenistico di Napoli

C’è un filo rosso che lega Pompei e Napoli nel nome di Dioniso. Ne parla all’auditorium degli scavi di Pompei, venerdì 19 aprile 2024, alle 17, il professore Carlo Rescigno nella conferenza “Una tomba neapolitana e un tempio pompeiano: cronache dionisiache”, nuovo appuntamento promosso dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. Al centro dell’incontro, gli studi del professore Rescigno, ordinario di Archeologia classica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli” e coordinatore del corso di dottorato in Archeologia e Culture del Mediterraneo antico alla Scuola Superiore Meridionale di Napoli, che mettono in relazione il santuario dionisiaco di S. Abbondio di Pompei con il mondo ellenistico di Napoli, in particolare delle tombe a camera dell’epoca.

Capitello in tufo dal santuario dionisiaco di S. Abbondio a Pompei (foto luigi spina)

Carlo Rescigno (università della Campania)
“Fin dai tempi della sua scoperta”, scrive Rescigno, “il santuario dionisiaco di S. Abbondio, presso il limite urbano pompeiano, non ha mai smesso di far discutere gli studiosi. La divisione degli spazi, la funzione di essi e l’iconografia del frontone trovano interessanti paralleli in un mondo apparentemente diverso, l’insieme delle tombe a camera ellenistiche di Neapolis rimandando a specifiche ideologie funerarie. Partendo da dettagli decorativi, dal tempio e dalle domus pompeiane, ricostruendo possibili credenze funerarie e forme di organizzazioni sociali, nel corso della relazione si affronteranno aspetti del culto dionisiaco per un periodo che conosce un diretto intervento di Roma nelle forme di controllo di esse”.
Castellammare (Na). Al via la rassegna di visite speciali nei depositi del museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi”. Ecco il programma

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)
Al via dal 18 aprile 2024 il programma di viste speciali ai depositi del museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi”, inaugurato di recente nel suo rinnovato allestimento, nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (Na). Ideati e progettati non solo come luoghi deputati alla conservazione di un patrimonio archeologico, sconosciuto ai non addetti ai lavori, ma anche come spazi dedicati alla conoscenza e alla condivisione, i depositi saranno aperti al pubblico nell’ottica di una fruizione partecipata. I visitatori saranno calati fisicamente nei sotterranei dove sono ubicati questi spazi generalmente riservati ad archeologi, restauratori, conservatori, operai e studiosi. La rassegna di visite speciali è organizzata e curata da Maria Rispoli, direttrice del Museo con l’intento di rivolgersi a un pubblico eterogeneo per offrire esperienze diversificate. Le visite sono prenotabili su www.ticketone.it (https://www.ticketone.it/event/stabiae-museo-archeologico-libero-dorsi-reggia-di-quisisana-18396818/) in due turni di visita per un massimo di 30 persone per gruppo (ore 15.00 e ore 16.00) e saranno guidate dai funzionari archeologi e restauratori, ma anche da studiosi e da professionisti che collaborano alle attività nei depositi. Il costo di 8 euro include l’accesso al Museo.

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)
Nei depositi sono assenti apparati didascalici, pannelli ed ogni altro supporto utile a comunicare. Il visitatore potrà dunque comprendere la funzione di cartellini con numeri di inventario, codici identificativi per rintracciare i materiali, troverà pareti allestite per individuare classi, tipologie per determinate categorie di materiali, touch screen per consultare il catalogo delle schede dei reperti. In tal modo il deposito è trasformato in un luogo di sperimentazione e in laboratorio in cui si costruiscono contenuti e si elaborano dati. Il progetto rappresenta un modello sperimentale di fruizione nei depositi. La sfida del nuovo allestimento è consistita soprattutto nel rendere visibile un patrimonio, solitamente nascosto, senza essere necessariamente filtrato e caricato di informazioni. La conoscenza che deriva dalla visita di un deposito non è tanto legata alla scoperta dei singoli manufatti, ma all’arricchimento cognitivo che scaturisce dal fare un’esperienza.

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)
“Entrare nel deposito è come guardare dietro le quinte di un meccanismo complesso, nel cuore di un grande museo archeologico, come lo è quello stabiese, dove vengono conservati i capolavori, si portano avanti restauri, studi e analisi su un patrimonio inestimabile”, dichiara il direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel. “Questo ci aiuta a capire meglio anche quanto vediamo nelle sale espositive dei musei e di apprezzare il lavoro che si svolge quotidianamente dietro le quinte. Scopriamo così che l’archeologia non è solo un bel vaso o uno splendido affresco in una vetrina, ma un processo, una filiera che porta dallo scavo al restauro e allo studio per poi essere raccontato in pubblicazioni, mostre e musei. Ogni oggetto ha una sua biografia, e il deposito è il luogo della cura e della memoria del patrimonio collettivo”.

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)
Programma delle visite: 18 aprile, Nei depositi un patrimonio inestimabile!; 24 aprile, Guardare oltre il visibile; 2 maggio, Il restauro e l’arte della conservazione; 8 maggio, Dividere, ricomporre, ricostruire; 16 maggio, Nei depositi un patrimonio inestimabile!; 22 maggio, Il restauro e l’arte della conservazione: 29 maggio, Guardare oltre il visibile; 5 giugno, Il restauro e l’arte della conservazione; 12 giugno, Dividere, ricomporre, ricostruire; 19 giugno, Il restauro e l’arte della conservazione; 26 giugno, Il restauro e l’arte della conservazione; 3 luglio, Il restauro e l’arte della conservazione.
Venezia. In occasione di Biennale Arte la fondazione Giancarlo Ligabue la sera apre le porte di Palazzo Erizzo per la mostra “Futuroremoto”, viaggio nell’oscurità e nel mistero delle grotte preistoriche con 10 opere di Domingo Milella. Visite guidate su prenotazione obbligatoria

Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue, con l’artista Domingo Milella (foto fondazione ligabue)
Nel buio delle origini risiede il mistero del futuro. Dal 18 al 27 aprile 2024, nella settimana di apertura della Biennale Arte di Venezia, la Fondazione Giancarlo Ligabue la sera apre le porte di Palazzo Erizzo per scoprire la nascita di una nuova era nell’arte e nell’esplorazione visitando la mostra Futuroremoto: un viaggio nell’oscurità e nel mistero delle grotte preistoriche; lo sguardo di Domingo Milella sulle origini ancestrali dell’umanità. La mostra Futuroremoto è come se ci conducesse in una Caverna, davanti a 10 opere dell’artista Domingo Milella (Bari, 1981) esposte quasi tutte per la prima volta, sospesi nel tempo e nello spazio, avvolti nel buio. Immagini che giungono da un passato tanto remoto e profondo da sembrare futuro. Le sue opere trascendono i confini del tempo e della tecnologia: dalle panche ottiche analogiche alle meraviglie digitali, l’esplorazione di Milella del passato illumina l’essenza della nostra esperienza umana condivisa.

Allestimento a Palazzo Erizzo, sede della fondazione Giancarlo Ligabue, della mostra “Futuroremoto” di Domingo Milella (foto fondazione ligabue)
L’allestimento e l’apertura dopo il tramonto della mostra Futuroremoto (visite gratuite su prenotazione obbligatoria alle 19.30 alle 21, al link https://bit.ly/FGL_FuturoRemoto), nelle sale del Palazzo veneziano sul Canal Grande riportate a nudo dai lavori che la Fondazione ha avviato, in vista della fruizione pubblica della sede e della nascita di quello che viene già chiamato “Palazzo delle Arti”, vuole evocare il buio, elemento essenziale della ricerca di Milella. L’artista portando un grande banco ottico analogico nelle grotte preistoriche, pone la fotografia stessa, il nostro esser contemporanei, davanti alla storia dell’arcaico, del remoto, del profondo. Le fotografie di Milella non si propongono come strumenti o documenti archeologici o scientifici, ma piuttosto come “calchi di luce dal buio”: sculture ottiche di luoghi immersi nel recondito e nell’incomprensibile. In un’epoca dominata dalla tecnologia digitale e dalle ambizioni della computazione e del calcolo massimo che chiamiamo intelligenza artificiale, Milella sembra svolgere uno scavo inverso, nello spazio e nel tempo, cercando nell’interno e nel perduto il “Cuore del Tempo”. La mostra Futuroremoto offre anche un accompagnamento sonoro sperimentale appositamente registrato dal vivo, “Disvelamento”, con sonorità ataviche rivisitate in chiave moderna grazie all’accoppiata Italo Biglioli e i suoni dei corni d’osso e Neu Nau che li rielabora utilizzando un sintetizzatore, per un’esperienza dell’eco e dell’ignoto dal fondo del tempo trasportati nella contemporaneità.

L’artista Domingo Milella durante uno scatto in grotta (foto fondazione ligabue)
“La ricerca delle immagini preistoriche nelle caverne”, spiega l’artista, “è in realtà un pretesto per realizzare immagini organiche del Mondo e della sua Memoria ancestrale e per questo buia, ignota, celeste e astrale. Le immagini che ne traggo sono in realtà astrazioni delle Preistoria, opere di ricerca sull’origine e su ciò che noi oggi chiamiamo Arte”. Per l’artista barese le fotografie non sono prove o risposte, ma domande su un passato tanto remoto da esser collegato al Futuro, dato che di entrambe le dimensioni sappiamo pochissimo. “I nostri antenati hanno cercato di evocare e difendere l’anima, il sogno, dipingendo nelle parti più profonde e recondite di alcune caverne immagini e visioni inafferrabili. La storia del demarcare nel mondo ci dice molto sulla nostra posizione nel cosmo, oggi come 40.000 anni fa, e nell’avvenire”. “Lo studio della Preistoria”, spiega Inti Ligabue, presidente della Fondazione che ha festeggiato nel 2023 i cinquant’anni di impegno Ligabue nella cultura, “ci pone di fronte ai sentimenti, alle pulsioni, agli istinti più naturali dell’Uomo; ci riporta alla primitiva ricerca del divino, all’originario pensiero di morte, allo stupore di fronte al cosmo; mostra la scoperta del segno come atto creativo ed epifanico. Con questa mostra che apriamo alla città nella nostra sede, anticipando i prossimi impegni, affrontiamo un tema caro e lungamente indagato dalla Fondazione con uno strumento diverso: l’arte, l’emozione, i sensi”.
Verona. Presentato in anteprima a Vinitaly 2024 il progetto del nuovo Atlante delle aree archeologiche del Veneto, vera e propria carta archeologica dell’intero territorio regionale, elaborata dalle tre Soprintendenze venete con la Regione Veneto, aggiornato alle ultimissime scoperte, in vista del redigendo nuovo Piano Paesaggistico Regionale e la normalizzazione degli oltre 1150 vincoli (prima regione in Italia)

Il soprintendente Vincenzo Tinè alla presentazione dell’Atlante delle Aree archeologiche del Veneto nello stand della Regione Veneto a Vinitaly 2024 di Verona (foto sap)
A distanza di quasi 40 anni dall’Atlante delle zone archeologiche del Veneto (Regione del Veneto, Venezia 1987), è stato presentato in anteprima a Verona, martedì 16 aprile 2024, nello stand della Regione del Veneto al “Vinitaly 2024”, il progetto del nuovo Atlante delle aree archeologiche del Veneto, di cui Sap – società archeologica srl ha curato l’impaginazione e l’elaborazione grafica. Si tratta di una vera e propria carta archeologica dell’intero territorio regionale, elaborata dalle tre Soprintendenze venete Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero della Cultura in collaborazione con la Direzione Pianificazione Territoriale della Regione del Veneto. Aggiornato alle ultimissime scoperte, questo data-base contiene i dati descrittivi, di perimetrazione cartografica e bibliografici di oltre 180 aree archeologiche con valenza paesaggistica. Alla presentazione sono intervenuti il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, l’assessore al Territorio cultura sicurezza della Regione del Veneto Cristiano Corazzari, il direttore Pianificazione territoriale della Regione del Veneto Salvina Sist e il direttore Beni attività culturali e sport della Regione del Veneto Fausta Bressani. Ha presentato il progetto il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, Vincenzo Tiné, anche a nome dei colleghi Marta Mazza, segretario regionale del ministero della Cultura per il Veneto e Fabrizio Magani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna e per le province di Verona Rovigo e Vicenza.

Una visita guidata all’interno della Grotta di Fumane (Vr) in Valpolicella (foto comune di fumane)
Il ricco e articolato paesaggio archeologico del Veneto è stato oggetto di un importante progetto di analisi catalografica e cartografica, condotto nel quadro della redazione congiunta del Piano Paesaggistico Regionale tra Regione del Veneto e ministero della Cultura. Dal Paleolitico – quando nella grotta veronese di Fumane è attestata la più antica pittura europea – fino alla diffusione delle società di agricoltori neolitici e di quelle gerarchicamente strutturate delle età del Bronzo e del Ferro – quando compare la civiltà dei Veneti antichi, tra le più celebri dell’Italia preromana – fino alla piena Romanizzazione, alla tarda Antichità e al Medioevo, il Veneto è sempre stato uno dei luoghi di eccellenza per lo studio delle interazioni produttive tra uomo e ambiente. Un paesaggio pluristratificato, che culmina con la civiltà rinascimentale delle ville venete ma che trova nel più remoto passato le sue radici e il suo senso profondo: storico, socio-economico ed identitario. Nel quadro dei lavori per il Piano Paesaggistico Regionale, oltre che alla revisione e normalizzazione degli oltre 1150 vincoli paesaggistici ai sensi dell’art. 136 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – il record italiano, seguito a grandissima distanza dai 400 vincoli paesaggistici della Toscana! – la Regione del Veneto e il ministero della Cultura hanno proceduto anche alla raccolta sistematica dei dati pregressi, finalizzata individuazione delle cosiddette “zone archeologiche” ai sensi dell’art. 142, c. 1, lett. m) del medesimo codice.
Prodromico all’individuazione delle vecchie e nuove zone paesaggisticamente tutelate da parte del redigendo Piano Paesaggistico Regionale, l’Atlante delle aree archeologiche del Veneto sarà a breve pubblicato in edizione digitale e cartacea nella serie degli apparati conoscitivi del Piano Paesaggistico Regionale. Il nuovo volume e il relativo data-base, consultabile on-line sul sito della Regione e delle Soprintendenze, rappresenteranno un formidabile strumento di conoscenza e tutela dei siti archeologici della regione, a disposizione di tutti i cittadini e gli enti per orientare consapevolmente le scelte urbanistiche, produttive e culturali del territorio veneto.
Al museo della Civiltà villanoviana a Villanova di Castenaso (Bo) conferenza dell’archeologa Elena Rodriguez (direttrice del Met e del Musas di Santarcangelo di Romagna) su “Archeologia dei burattini. Alle origini del significato”
Ultimo appuntamento con le conferenze a ingresso gratuito del giovedì sera al museo della Civiltà villanoviana di Villanova di Castenaso (Bo), incentrate sulla tematica del gioco, a partire dalla mostra temporanea in corso “Balocchi al Museo. Giochi e giocattoli dalla collezione Pasqualini-Zanella”. Giovedì 18 aprile 2024, alle 20.45, al Muv, conferenza dell’archeologa Elena Rodriguez, specializzata in archeologia dell’Italia antica, attualmente direttrice del MET- Museo degli Usi e dei Costumi della gente di Romagna e del MUSAS – Museo Storico Archeologico di Santarcangelo di Romagna (RN), su “Archeologia dei burattini. Alle origini del significato”. Ingresso gratuito. La pubblicazione della collezione di burattini dei Salici-Stignani del MET di Santarcangelo di Romagna ha offerto l’occasione per approfondire l’origine del significato e delle caratteristiche di questa forma di teatro nell’antichità, attraverso le fonti letterarie e archeologiche.
Per la festa del 21 aprile 2024 Roma Capitale celebra il 2777° anno dalla fondazione della città con un ricco programma culturale di incontri, visite guidate, mostre, spettacoli dal 19 al 21 aprile. Le iniziative sono promosse da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. Organizzazione a cura di Zètema Progetto Cultura.










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