Verona. Ultimato il restauro: Porta Borsari (la porta Iovia della città romana costruita nel I sec. a.C.) restituita alla sua antica bellezza. L’intervento da 218mila euro realizzato con la sponsorizzazione tecnica

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La facciata esterna di Porta Borsari (la porta Iovia della Verona romana) dopo i restauri (foto comune verona)

Chi in questi giorni prenatalizi si è regalato una passeggiata in centro storico a Verona, ha potuto ammirare al ritrovata bellezza di Porta Borsari, la più imprtante porta di accesso alla Verona romana. Tolte le impalcature e i cartelloni pubblicitari, il monumento è tornato al suo originario splendore. Ciò grazie all’importante restauro, avviato nell’autunno 2023 e completato pochi giorni fa, volto a conservare le superfici lapidee e a proteggerle dalle intemperie. Pur essendo stata oggetto di interventi di restauro relativamente recenti, la Porta presentava infatti evidenti segni di degrado quali patine biologiche, croste nere, depositi e deterioramento delle copertine in piombo poste a protezione degli aggetti. Si aggiunga inoltre che durante il nubifragio di febbraio 2020, a causa del forte vento, è stata divelta quasi completamente la copertura in vetroresina, realizzata nei lavori degli anni Ottanta, posta sulla sommità del monumento, ed è rimata la sola parte lignea di riempimento sottostante, insufficiente a garantire la protezione della Porta dalle intemperie e diventando essa stessa pericolosa in quanto soggetta a repentino degrado. Porta Borsari, in antichità conosciuta con il nome di Porta Iovia per la presenza del vicino tempio dedicato a Giove Lustrale, è una delle porte che si aprivano lungo le mura romane di Verona. Situata all’inizio dell’omonima via, la sua costruzione risale alla seconda metà del I secolo a.C. Porta Borsari costituiva il principale ingresso alla città romana, immettendo l’importante via Postumia sul decumano massimo.

L’avvio dei lavori a settembre 2023. Un cantiere che, per l’importanza del monumento, è stato anche oggetto di visite guidate aperte ai cittadini e alle cittadine oltre che a studenti ed esperti del settore, per permettere loro di vedere e approfondire i diversi passaggi delle lavorazioni minuziose, quanto spesso impercettibili per chi non è del mestiere, ma che in ogni piccolo passaggio contribuiscono al risultato finale. L’intervento, del valore di circa 218mila euro, è stato effettuato attraverso lo strumento della sponsorizzazione tecnica, previsto dagli articoli 19 e 151 del (vecchio) Codice dei Contratti Pubblici e dall’art. 120 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, già utilizzato di recente per la colonna di San Marco in piazze Erbe e negli anni scorsi per Porta Nuova. Il costo è stato così sostenuto direttamente dall’impresa esecutrice – sponsor – che ha ricavato il relativo importo dalla vendita degli spazi pubblicitari.

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Autorità al sopralluogo a Porta Borsari di Verona al termine dell’intervento di restauro (foto comune verona)

“Inauguriamo oggi un altro importante intervento di restauro realizzato grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, attraverso lo strumento della sponsorizzazione tecnica”, dichiara la vicesindaco e assessore all’Edilizia Monumentale Barbara Bissoli, che ha partecipato al sopralluogo con il soprintendente Andrea Rosignoli, Massimo Tisato dell’omonima ditta di restauro, Umberto De Amicis dell’agenzia Media Event che ha curato le sponsorizzazioni, la dirigente Edilizia Monumentale del Comune Raffaella Gianello con la responsabile Edifici monumentali Viviana Tagetto, il direttore lavori Massimiliano Valdinoci. “La sponsorizzazione tecnica – continua Bissoli – consente di ottenere la realizzazione di interventi di restauro sul patrimonio monumentale comunale senza esborsi da parte del Comune, perché essi vengono sostenuti dall’impresa esecutrice e ripagati dai proventi della vendita degli spazi pubblicitari sui necessari ponteggi. Siamo davvero contenti di restituire Porta Borsari ai veronesi e ai visitatori, dopo averla liberata dalla patina del tempo e da materiali incongrui; si tratta di un monumento fondamentale per comprendere la storia e la struttura urbanistica di Verona: Porta Borsari, già Porta Iovia, consentiva di accedere, attraverso la prima cinta muraria, alla città fondata in epoca romana ad opera della prima comunità veronese che abitava il colle di San Pietro. Un restauro prezioso per un bene culturale cittadino di grande valore”.

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La facciata interna di Porta Borsari (la porta Iovia della Verona romana) dopo i restauri (foto comune verona)

L’intervento. L’incarico del restauro, a seguito di manifestazione di interesse, è stato affidato alla ditta Tisato Massimo Restauri di Verona, specializzata nel settore, che, coadiuvata dall’architetto Massimiliano Valdinoci, ha curato la predisposizione del progetto esecutivo dell’intervento, approvato dalla Soprintendenza. Per le verifiche e le indagini necessarie alla redazione di tale progetto, è stata necessaria fin da subito l’installazione di un ponteggio su ambedue i lati del monumento. In seguito a tali indagini e in collaborazione con i funzionari della Soprintendenza, sono state messe a punto le tecniche di intervento, che consistono nella pulizia da patine biologiche e dai depositi polverulenti, nella rimozione di stuccature e inserti metallici incongrui, nell’esecuzione di sigillature e micro-sigillature, mediante impasto compatibile con il supporto lapideo per tonalità, granulometria e composizione, nel rifacimento/restauro delle copertine in piombo degli aggetti (marcapiani, cornicioni, trabeazioni, timpani) e nella stesura di protettivo finale. È stata inoltre definita la modalità d’intervento per la copertura e protezione della cresta muraria, con rimozione di tutti i resti di vetroresina ancora presenti, degli attuali pannelli lignei, disgregati e degradati a causa dalle infiltrazioni di acqua meteorica, e realizzazione di nuova copertina in piombo, previo ripristino e raccordo del massetto sottostante con uno strato di malta stesa a “schiena d’asino”, in modo da favorire lo scorrimento delle acque. Da ultimo, sono stati installati dei dissuasori anti-volatili per impedire la nidificazione nelle forometrie.

Grosseto. Al museo Archeologico e d’Arte della Maremma la mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle”: per la prima volta sono mostrati al pubblico gli straordinari reperti etruschi scoperti nel 2004 nella necropoli di Sassi Grossi vicino a Roselle

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Locandina della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto dal 21 dicembre 2024 al 28 settembre 2025

Sabato 21 dicembre 2024, al museo Archeologico e d’arte della Maremma è stata inaugurata la mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle”, un affascinante viaggio nel passato, alla scoperta di uno dei più rilevanti ritrovamenti archeologici degli ultimi decenni. Per la prima volta sono mostrati al pubblico gli straordinari reperti etruschi scoperti nel 2004 in una località vicino a Roselle risalenti alla prima metà del VII secolo a.C. La mostra, che sarà visitabile fino al 28 settembre 2025, è il frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca, restauro e studio che ha coinvolto esperti di grande calibro e prestigiose istituzioni, tra cui il Laboratorio ArCe del dipartimento Sagas dell’università di Firenze, con il cofinanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Curatori il professore di Etruscologia del dipartimento Sagas dell’università di Firenze Luca Cappuccini e il professore di Etruscologia del Dsu dell’università dell’Aquila Matteo Milletti.

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Uno scettro proveniente dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

 

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Due scudi provenienti dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

Il sito di Sassi Grossi ha rivelato una tomba del VII secolo a.C. che ha restituito un contesto funerario eccezionale che ha suscitato un grande interesse nella comunità archeologica. La stessa racchiudeva due fosse sepolcrali: una destinata a due uomini e l’altra a una donna. I corredi funebri ritrovati, così come gli oggetti ritrovati all’interno, confermano la vivacità e la potenza culturale della famiglia di Sassi Grossi, che sembra aver avuto un ruolo determinante nella fondazione e nello sviluppo della città di Roselle. All’interno del percorso espositivo, i visitatori potranno ammirare oltre un centinaio di reperti, alcuni eccezionali, tra cui uno straordinario tripode bronzeo, capolavoro della metallurgia etrusca, dotato di un apparato decorativo privo di confronti. Oreficerie, vasi da banchetto, armi e alcuni preziosi e rari oggetti come uno scettro testimoniano l’altissimo livello sociale dei defunti, evidentemente capi di una comunità: la vicinanza a Roselle apre nuovi scenari sulla formazione della città appartenuta alla “dodecapoli etrusca”.

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Punte di lancia provenienti dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

 

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Una vetrina della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto (foto maam)

Le sepolture dei Sassi Grossi di Roselle rappresentano uno dei più importanti complessi funerari orientalizzanti dell’Etruria settentrionale. Lo scavo, condotto in emergenza tra il 2004 e il 2005 dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana in seguito a lavori agricoli, ha consentito di mettere in luce due grandi fosse di deposizione, in origine probabilmente inserite all’interno di un grande circolo di pietre. Gli articolati corredi di accompagno, sottoposti a un complesso e paziente progetto di restauro, consentono di attribuire le sepolture a individui posti al vertice della comunità locale: l’eccezionale tripode bronzeo, vero e proprio capolavoro della metallurgia etrusca, le oreficerie, i vasi da banchetto, le armi e altri rari e preziosi oggetti testimoniano l’adesione dei titolari delle tombe agli ideali aristocratici di epoca orientalizzante e il loro pieno inserimento nella fitta trama di rapporti tra élites dominanti dell’Italia centrale. La vicinanza con Roselle non può che aprire nuovi scenari sulla formazione dell’antica città etrusca.

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Un momento della presentazione della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” allestita al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto (foto maam)

“Questa mostra è una straordinaria opportunità per scoprire il nostro passato e per comprendere meglio le radici culturali del nostro territorio. La conoscenza della storia etrusca sarà certamente arricchita dalla bellezza e dal valore degli oggetti esposti”, affermano il primo cittadino Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore alla Cultura Luca Agresti. “In questo modo, contribuiremo anche a promuovere la cultura locale su scala nazionale, grazie a un programma di eventi che coinvolgerà studiosi di storia e archeologia etrusca”. Entusiasta il direttore del Maam Luca Giannini, che sottolinea: “È stato naturale per il Maam abbracciare questo meraviglioso progetto. La mostra risponde alla missione del museo di arricchire la conoscenza della nostra comunità con progetti scientifici di altissimo livello. Se aggiungiamo a tutto questo la pura bellezza dei reperti esposti, la mostra diventa imperdibile. Un sincero ringraziamento ai curatori Luca Cappuccini e Matteo Milletti, per il loro lavoro fondamentale, e al funzionario Sabap Enrico Maria Giuffrè per la sua collaborazione attiva”.

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Luca Cappuccini, curatore della mostra, professore di Etruscologia del dipartimento Sagas dell’università di Firenze (foto unifi)

 

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Matteo Milletti, curatore della mostra, professore di Etruscologia del Dsu dell’università dell’Aquila (foto maam)

Luca Cappuccini, curatore della mostra, sottolinea: “Per la prima volta al pubblico, presentiamo reperti di straordinaria importanza che ci permettono di ricostruire la più antica storia etrusca del territorio. Questi oggetti sono cruciali anche per comprendere come si siano formate le aristocrazie etrusche nel VII secolo a.C. Il sito di Sassi Grossi rappresenta un contesto eccezionale, paragonabile alle tombe principesche di Vetulonia, e questa mostra è solo il primo passo verso una comprensione più approfondita del sito e del processo di fondazione di Roselle”. Anche Matteo Milletti, co-curatore della mostra, evidenzia l’importanza della scoperta: “Le tombe dei Sassi Grossi offrono un’opportunità unica di esaminare la società etrusca del VII secolo, in particolare quella di Roselle. Su un piano scientifico, questo sito si inserisce perfettamente nel dibattito sulle relazioni tra Roselle e Vetulonia, due centri cruciali della Dodecapoli etrusca. A livello di valorizzazione, la mostra è una splendida occasione per mettere in luce la civiltà etrusca e promuovere il territorio della Maremma”.

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Due aequipondia (ovvero pesi da bilancia) in bronzo e finemente decorati, databili tra la fine dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

Dalle sepolture etrusche di Sassi Grossi arrivano i reperti ammirabili nella nuova mostra al museo Archeologico e d’Arte della Maremma. Ecco qualche curiosità. “I principi etruschi di Sassi Grossi – spiegano gli esperti del Maam – basavano parte della propria ricchezza sul commercio, come lascia intuire il ritrovamento di due aequipondia (ovvero pesi da bilancia) in bronzo e finemente decorati, databili tra la fine dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. La presenza di questi oggetti all’interno di una tomba principesca, caso unico nel mondo etrusco (al momento, infatti, tutti i pesi conosciuti provengono da santuari o da insediamenti), ci fa capire subito il potente messaggio simbolico che si voleva trasmettere: il proprietario di questi strumenti deteneva il controllo degli scambi commerciali in quanto possessore della norma necessaria a stabilire il peso e, quindi, valutare il corrispettivo delle merci scambiate. Ma quanto pesavano i due aequipondia etruschi? Esattamente 346,92 e 348,55 grammi, misure molto vicine al cosiddetto “piede microasiatico” (343,95 grammi), il più antico sistema ponderale noto in Etruria”.

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La figura del “Despotes ton hippon”, il Signore dei cavalli, che originariamente decorava la parte sommitale di un incensiere di bronzo, proveniente dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

L’elevato rango sociale dei defunti ci viene indicato dalla qualità dei reperti qui rinvenuti come ruote di carro, scudi, armi, un elmo e persino uno scettro. Davvero particolare è inoltre la figura del “Despotes ton hippon”, il Signore dei cavalli, che originariamente decorava la parte sommitale di un incensiere di bronzo e che adesso è diventato il simbolo della mostra. Gli oggetti recuperati pongono il corredo in parallelo con grandi tombe coeve quali il Circolo del Tridente e la Tomba del Duce a Vetulonia, il Circolo degli Avori e quello della Fibula a Marsiliana; ma possibili elementi di raffronto si incontrano anche nelle ricchissime tombe dell’Etruria meridionale, concentrate nei decenni centrali della prima metà del VII secolo a.C.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale il concerto di Sergio Cammariere apre “MuseoinFest – Festival delle Arti” nell’ambito delle iniziative di “Natale al MArRC”. Il direttore Sudano: “L’obiettivo è rendere il Museo un luogo accogliente, vivace e capace di dialogare con tutti”

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Sergio Cammariere, al centro tra la violoncellista Giovanna Famulari e Daniele Tittarelli alla tromba, protagonista al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Il concerto di Sergio Cammariere, sabato 21 dicembre 2024, ha aperto “MuseoinFest – Festival delle Arti”, la rassegna musicale che arricchisce il già ampio calendario di “Natale al MArRC” organizzato dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Dopo l’inaugurazione del programma natalizio con lo spettacolo di luci e le voci bianche del coro Mater Dei l’8 dicembre 2024, il museo ha offerto il primo grande appuntamento musicale della rassegna: Sergio Cammariere protagonista di una serata all’insegna della musica. L’artista – affiancato da Giovanna Famulari al violoncello e Daniele Tittarelli alla tromba – dà vita a un concerto che fonde jazz, ritmi latini e sudamericani con la sua intensa e raffinata espressività. Una performance pensata per esaltare l’armonia tra le diverse forme d’arte e per avvicinare il grande pubblico al Museo come luogo di incontro e scoperta. Il “MuseoinFest – Festival delle Arti” è un progetto che punta a consolidare la vocazione del MArRC come luogo vivo e aperto alla comunità, capace di abbracciare le molteplici sfaccettature dell’arte e creare dialoghi significativi tra le varie discipline. “Il nostro obiettivo”, dichiara il direttore Fabrizio Sudano, “è rendere il Museo un luogo accogliente, vivace e capace di dialogare con tutti, dove il patrimonio storico e archeologico possa incontrare la contemporaneità e parlare a un pubblico sempre più ampio. Eventi come questo sono fondamentali per rafforzare il legame con il territorio, trasformando il Museo in un punto di riferimento culturale e in uno spazio vivo per la comunità. Allo stesso tempo, l’obiettivo è quello di trasmettere una visione più internazionale del MArRC, come dimostra la presenza di artisti di grande rilievo, da Sergio Cammariere al gruppo gospel Vincent Bohanan & The Sound of Victory, che quest’anno arricchiscono la nostra proposta con la loro arte”.

reggio-calabria_archeologico_MuseoinFest-2024_locandinaLa rassegna prosegue con il concerto del celebre gruppo Gospel americano Vincent Bohanan & The Sound of Victory – vincitore di prestigiosi riconoscimenti internazionali – che darà seguito anche al ricco calendario natalizio e che si terrà il 26 dicembre 2024 alle 18 sempre in Piazza Orsi, offrendo al pubblico un’esperienza unica grazie alle travolgenti sonorità della musica gospel, soul e blues. E ancora, il 27 dicembre 2024 la rassegna si arricchisce con un evento che unisce letteratura e musica, tappa della VI edizione del Balenando in Burrasca Festival: il reading di Matteo Tarasco tratto dal libro La Fame, accompagnato dalle musiche dal vivo di Antonio Aprile, porterà il pubblico in un viaggio emozionante tra parole e suoni, alle ore 17:30, sempre all’interno degli spazi del Museo. Domenica 5 gennaio 2025 sarà invece la volta di “Zoé, il principio della vita”, un evento spettacolare del “Piccolo Nuovo Teatro” di Bastia Umbra, a cura del Teatro Urbano: testi suggestivi, artisti di strada, danza aerea e su trampoli, giocoleria, macchine sceniche e molto altro rappresenteranno la chiusura ufficiale di MuseoinFest – versione invernale – nella suggestiva cornice di Piazza De Nava. “Grazie all’impegno di Claudia Ventura, funzionario responsabile dell’Ufficio Valorizzazione e la collaborazione di Ruggero Pegna, per la Show Net srl, “MuseoinFest – Festival delle Arti” è un omaggio alla bellezza della musica, del teatro e delle arti performative, ma anche un’occasione per scoprire il Museo in una veste inedita e accogliente. l’obiettivo è quello di rendere il MArRC sempre più vicino al territorio e al tempo stesso proiettato in una dimensione internazionale, capace di attrarre e appassionare un pubblico sempre più vasto”.

Roma. Nel Foro Romano aprono per la prima volta al pubblico gli Horrea Piperataria, i magazzini delle spezie egizie e arabe, dopo lunghi anni di scavi e ricerche archeologiche oltre che di restauri: il nuovo itinerario di visita è stato concepito come un affascinante percorso illuminotecnico e multimediale di scoperta

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Gli Horrea Piperataria nel Foro Romano a Roma: il nuovo percorso ipogeo di visita su passerelle vetrate (foto simona murrone / PArCo)

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli con Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, all’apertura degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

Sono stati aperti venerdì 20 dicembre 2024, per la prima volta in assoluto, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, gli Horrea Piperataria, i magazzini “delle spezie egizie e arabe”, così citati da Plinio e soprattutto da Cassio Dione, costruiti dall’imperatore Domiziano sulle pendici sud ovest della Velia, la collina posta tra Esquilino e Palatino. Da sabato 21 dicembre 2024 i magazzini sono visitabili grazie a un nuovo ingresso posto sull’antico vicolo delle Carinae, anch’esso completamente risistemato e accessibile a tutti, dotato di una nuova pannellistica e percorribile dal Foro Romano fino al Tempio della Pace. Apertura: martedì, giovedì e sabato; ingresso con biglietti Forum Pass SUPER (18 euro) con aggiunta della visita guidata obbligatoria (8 euro); orario delle visite: 10-11.45-13.15 (italiano), 10.30-12.15-13.45 (inglese). Gruppi di massimo 10 persone. Durata 75 minuti (30’ visita + 45’ multimediale). Progetto a cura di Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Stefano Borghini, Aura Picchione.

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Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, con il ministro della Cultura Alessandro Giuli all’apertura degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

“Il parco archeologico del Colosseo inaugura e apre al pubblico un nuovo e affascinante spazio di visita, dopo lunghi anni di scavi e ricerche archeologiche oltre che di restauri”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Sotto la Basilica di Massenzio, e lungo il cosiddetto Vicus ad Carinas, tra Sacra Via e Foro della Pace, si collocano i magazzini costruiti dall’imperatore Domiziano per stoccare spezie e aromi provenienti dall’Egitto, Arabia e India e ritenuti particolarmente preziosi, tra cui erbe dalle proprietà farmacologiche. Il percorso offre un racconto che alterna la visione delle strutture archeologiche alle proiezioni immersive multimediali. Questa apertura amplia l’offerta al pubblico e, fornendo un nuovo tassello alla conoscenza dell’area archeologica centrale, contribuirà a diversificare i percorsi di visita, rendendo ancora più attrattiva l’offerta del Parco archeologico del Colosseo ai visitatori di tutto il mondo”.

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La strada basolata che delimita l’area degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

Il contesto archeologico e gli scavi. Gli Horrea Piperataria, magazzini imperiali delle spezie, uno dei prodotti più preziosi del monopolio imperiale, sono ricordati dalle fonti antiche come opera di Domiziano, posti in un settore della città destinato all’immagazzinamento già a partire dall’età repubblicana, delimitato dalla Sacra Via, dal cd. Vicus ad Carinas e da una strada basolata, alle pendici meridionali della Velia. Le molteplici trasformazioni di questa piccola collina, posta tra Esquilino e Palatino, e la sequenza urbanistico-architettonica di particolare complessità – tra la pianificazione di Nerone post incendio del 64 d.C. e i programmi monumentali di Massenzio qui avviati nel 306/7 d.C. – hanno determinato l’oblio degli Horrea Piperataria, fino alla scoperta da parte di Maria Barosso nel 1915.

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La stratificazione archeologica negli Horrea Piperataria nel Foro romano dopo le ricerche archeologiche del dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università (foto simona murrone / PArCo)

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L’area degli Horrea Piperataria nel Foro romano è stata oggetto si indagini sistematiche nel 2019 dal dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma (Progetto Velia – Grandi Scavi Sapienza) (foto simona murrone / PArCo)

Le indagini sistematiche avviate nel 2019 dal dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma (Progetto Velia – Grandi Scavi Sapienza) che ha scavato, su concessione del ministero della Cultura e in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo, hanno consentito di chiarire meglio l’articolazione planimetrica di questi magazzini, gli accessi e le percorrenze, le fasi costruttive e di trasformazione della struttura, destinata allo stoccaggio e alla vendita delle spezie pregiate, impiegate, in primo luogo, ad uso medico/farmaceutico. Lo scavo ha documentato inoltre le fasi monumentali che hanno preceduto gli Horrea Piperataria tra Augusto e l’incendio del 64 d.C., che diede avvio alla ripianificazione urbanistica voluta da Nerone. Gli Horrea Piperataria costituiscono l’unica struttura identificata archeologicamente nel complesso sistema logistico dello stato romano preposto all’approvvigionamento e alla commercializzazione delle spezie.

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Horrea piperataria situati lungo il vicus ad Carinas al Foro Romano: disegno (foto PArCo)

L’edificio era organizzato attorno a cortili porticati scoperti, provvisti di vasche funzionali con pozzi di deflusso, e articolato su più piani come mostrano le tracce di diversi corpi scala. Infatti, il complesso si sviluppava su terrazzamenti per seguire la naturale pendenza della collina. Le spezie d’altronde rappresentavano una ricchezza reale: basti pensare che alcune province dell’impero le usavano, in qualità di beni di prestigio, per versare tasse all’erario. Erano inoltre sfruttate, e importantissime a tal fine, in campo farmacologico. Tutta l’area intorno a cui sorsero gli Horrea Piperataria assunse, e mantenne per secoli, una vocazione “medico/sanitaria”, senza dubbio favorita dalla presenza di questi magazzini. Poco prima della Seconda guerra Punica, in questa zona aveva una domus e una taberna medica Arcagato, originario del Peloponneso, chiamato a Roma a spese dello Stato e primo medico pubblico della città. Il celebre Galeno di Pergamo, vissuto nel II secolo e medico anch’esso, aveva in questo settore della città la sua apotheca, ovvero un deposito di beni preziosi, proprio perché il quartiere forniva ampie garanzie di sicurezza, sorvegliato da presidi militari.

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La basilica dei Santi Cosma e Damiano è la più antica delle chiese che si affacciano sul Foro Romano: papa Felice IV la consacrò nel 526 d.C. in un’aula dell’antico Tempio della Pace (foto PArCo)

Non è dunque un caso se, proprio in una delle aule del Tempio della Pace, nel 526 d.C. si installò la basilica dedicata ai Santi medici Cosma e Damiano, continuando così la consolidata vocazione medica dell’area. L’8 marzo 1429, papa Martino V donò alla Universitas Aromatariorum Urbis (il “Collegio degli Speziali”), la chiesa di San Lorenzo eretta all’interno del Tempio di Antonio Pio e Faustina, perpetrando così fino al giorno d’oggi la tradizione medica del quartiere. Il complesso, infatti, è ancora sede del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico che svolge funzioni accademiche, culturali e sociali nell’ambito della storia della Farmacia.

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Il percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano parte dal Vicus ad Carinas (foto simona murrone / PArCo)

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L’ingresso negli Horrea Piperataria al Foro Romano (foto simona murrone / PArCo)

Il percorso di visita. In ragione di questa estesa stratificazione archeologica e cronologica, il progetto di allestimento è stato concepito come un affascinante percorso illuminotecnico e multimediale di scoperta che parte dal Vicus delle Carinae per arrivare fino all’interno degli ambienti ipogei degli Horrea Piperataria. Si snoda poi lungo una passerella quasi interamente vetrata e appesa al solaio in calcestruzzo degli anni ’30, lasciando visibili le sottostanti strutture archeologiche, come fosse un piano sospeso e sottile su cui i visitatori “levitano”, muovendosi a pochi centimetri dalle antiche pavimentazioni.

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Le luci illuminano i dettagli architettonici lungo il percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

Il solaio moderno e la struttura metallica, con i loro colori scuri, spariscono avvolti nella penombra, interrotta solo dalle videoproiezioni e dalla progressiva e alternata accensione delle luci architetturali sulle strutture antiche, che illuminano e spengono elementi architettonici a supporto del racconto.

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Il sistema di passerelle per la visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

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Il ministro Alessandro Giuli e il direttore Alfonsina Russo davanti agli apparati multimediali nel percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

La fruizione, avvalendosi della pannellistica e dell’esperienza immersiva, diventa un viaggio a tappe, dove l’elemento architettonico diviene dapprima guida discreta nella scoperta, poi supporto al racconto multimediale dell’interno. Qui il visitatore è accompagnato passo dopo passo da un allestimento fatto di luci, videoproiezioni, musica in un susseguirsi di emozioni e di scoperte: il progetto architettonico è completamente orientato alla lettura pluristratificata del sito archeologico e si avvale di un percorso cronologico di disvelamento delle strutture, che partono dagli strati più recenti e finiscono a quelli più antichi. La successione stratigrafica corrisponde anche alla successione temporale e, nel racconto, si procede a ritroso nel tempo in un’esperienza davvero coinvolgente.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Natale all’Etru” doppia visita tematica: al mattino sui tesori dell’Agro Falisco con Valeria de Scarpis e al pomeriggio sul saccheggio dei beni archeologici con Francesca Mazzoncini

roma_villa-giulia_natale-all-etru-2024_locandinaÈ sabato, e “Natale all’Etru”, lo speciale ciclo di visite guidate tematiche alle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, raddoppia: una al mattino e una al pomeriggio. Le visite sono gratuite, comprese nel costo del biglietto d’ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo salvo disponibilità.

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Il monumentale cratere dell’Aurora, a figure rosse suddipinte in bianco e giallo, dalla necropoli delle Colonnette di Falerii Veteres e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Sabato 21 dicembre 2024 si inizia alle 11 con la visita guidata “Alla scoperta dell’Agro falisco e Capenate” a cura di Valeria de Scarpis. I Falisci e i Capenati erano due popolazioni che gravitavano sulla sponda destra del Tevere, vicini degli Etruschi e loro alleati negli scontri con Roma. Nelle sale dalla 31 alla 36 del Museo sono esposti reperti eccezionali: corredi ricchissimi, oggetti di importazione, testimonianze preziose per la storia della lingua e raffinate e originali produzioni locali, apprezzate anche fuori dai confini territoriali. Valeria de Scarpis accompagnerà i partecipanti a scoprire alcuni dei reperti che costituirono il primo nucleo di materiali del museo di Villa Giulia, strettamente connessi all’avveniristica impresa della Carta Archeologica d’Italia e alla nascita stessa del Museo. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.

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Urna a capanna in lamina di bronzo proveniente dalla necropoli dell’Osteria di Vulci, eccezionale monumento dell’arte villanoviana, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Secondo appuntamento, sempre sabato 21 dicembre 2024, alle 17, con la visita guidata “Ladri di memoria: il saccheggio dei beni archeologici in Italia” a cura di Francesca Mazzoncini. Uno sguardo inusuale su Villa Giulia. Attraverso i reperti conservati nel Museo, fra i quali l’urna a capanna in bronzo proveniente da Vulci, indaghiamo i retroscena del traffico internazionale di beni culturali, all’origine della grande razzia del sottosuolo italiano. Francesca Mazzoncini condurrà i partecipanti in questo viaggio tra i protagonisti che hanno segnato la storia del Novecento per quanto concerne il furto di alcuni capolavori e il loro ritrovamento. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.

Velia. All’area archeologica la Festa dell’Olio con presentazione di Oulios, l’olio extravergine d’oliva di Velia. Il direttore Tiziana D’Angela spiega perché Oulios nasce dalla storia

velia_area-archeologica_festa-dell-olio-2024_locandinaQuesta volta il tempo è amico. E sabato 21 dicembre 2024 al parco archeologico di Velia si può tenere la Festa dell’Olio con presentazione di Oulios, l’olio extravergine d’oliva che nasce dalla sinergia tra ricerca storico-culturale e agricoltura sostenibile. I visitatori potranno prendere parte alla degustazione di olio e prodotti tipici del Cilento e assistere alla performance musicale del “Christmas in jazz trio” dell’Associazione Sofy Music. Per l’occasione saranno anche previste attività educative per bambini e visite guidate agli scavi. L’ingresso è gratuito per tutti i partecipanti.

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Raccolta delle olive nell’area archeològica di Velia (foto pa-paeve)

La valorizzazione del Parco di Velia passa attraverso un percorso che integra la tutela e la ricerca del Patrimonio Culturale con la rigenerazione agricola delle sue risorse ambientali. Questa la consapevolezza che ha condotto i Parchi archeologici di Paestum e Velia alla definizione di un programma di rivalutazione, anche a fini produttivi, del ricco contesto vegetale dell’area archeologica. È nata così, al termine di un’annualità che ha già visto l’istituzione di giornate dedicate ai gelsi e ai melograni, la prima produzione di olio di oliva. Un olio extravergine di qualità, prodotto dai frutti delle piante dell’acropoli di Velia, raccolti con ogni cura, a mano, e moliti a freddo con tecniche tradizionali e salutari. L’attività, preludio di una esperienza più ampia e strutturata, ha costituito un momento di dialogo con il territorio di pertinenza e con le sue energie migliori, quelle impegnate continuativamente a curare e diffondere il patrimonio botanico locale. La produzione di Oulios, l’olio di Velia, ha infatti visto coinvolte l’associazione bio-distretto Cilento e la cooperativa agricola Nuovo Cilento, entrambe impegnate nella promozione di uno sviluppo responsabile e sostenibile del territorio. Sono questi i temi su cui si svilupperà l’incontro del 21 dicembre al parco archeologico di Velia quando saranno presentati al pubblico i primi risultati di questa rinnovata strategia di valorizzazione e cooperazione. In questa occasione i Parchi archeologici di Paestum e Velia condivideranno insieme con le principali Istituzioni di governo del territorio e con gli attori che hanno partecipato alla realizzazione dell’olio di Velia, il senso dell’esperienza svolta, unitamente a un programma di iniziative future.

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Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

“La cultura dell’olio permea la storia di Velia e del nostro territorio da millenni”, dichiara il direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo. “Ed è proprio dalla storia che nasce Oulios, l’olio extravergine del Parco archeologico di Velia, prodotto dagli ulivi del sito attraverso una stretta collaborazione con importanti realtà agricole del nostro territorio. Oulios è un termine greco associato tanto al dio Apollo quanto al filosofo Parmenide (ouliades), che significa “guaritore” e che in questo caso intende richiamare il legame profondo che esiste tra natura e cura, oggi come in antichità. La produzione di quest’olio ci ha consentito di riflettere ulteriormente anche sulla complessità della nozione di cura del nostro patrimonio, non solo archeologico ma anche naturale”. Interverranno alla presentazione: il Comune di Ascea, il bio-distretto Cilento, la cooperativa agricola Nuovo Cilento, l’ente parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni e la comunità montana Bussento Lambro Mingardo. Seguiranno degustazione dell’olio e di prodotti tipici, con accompagnamento musicale “Christmas in jazz trio” a cura dell’associazione Sofy Music e visita agli scavi in corso sull’acropoli di Velia a suggellare l’unità dei temi di promozione culturale e ambientale. Durante la mattinata si terranno anche dei laboratori a tema per bambini e ragazzi.

velia_area-archeologica_festa-dell-olio-2024_programma_locandinaProgramma: la Festa dell’Olio si tiene dalle 9 alle 16 nell’area dell’acropoli tra il teatro e la zona ulivi. Dalle 9 alle 11 visita all’acropoli e allo scavo in corso e laboratorio didattico per bambini e ragazzi; dalle 11 alle 13 presentazione dell’olio di Velia “Oulios“; alle 13, degustazione dell’olio e di prodotti tipici; performance musicale “Christmas Jazz in trio” a cura dell’associazione Sofy Music; alle 15, visita allo scavo in corso sull’acropoli.

Napoli. Per le festività al museo Archeologico nazionale la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” e nell’atrio il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino

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Acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) (foto mann)

Novità per le festività natalizie al museo Archeologico nazionale di Napoli: dal 19 dicembre 2024, nella sala 95, la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” che, sino al 24 febbraio 2025, presenta al pubblico cento tra le nuove acquisizioni del Museo. E nell’Atrio del Mann, il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino. Il 24 e il 31 dicembre 2024 il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà aperto dalle 10 alle 18, il 25 dicembre si osserverà chiusura, mentre il 1° gennaio il Museo sarà straordinariamente aperto al pubblico, dalle 10 alle 18.

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Replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929) (foto mann)

La mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” è a cura di Andrea Milanese, Ruggiero Ferraojoli e Domenico Pino; la progettazione di allestimento è di Fernando Giannella e Alice Lentisco (direzione generale Musei). Le opere, che sono entrate a far parte del patrimonio dell’Istituto negli ultimi due anni, per acquisti o donazioni, testimoniano l’immensa fortuna che il Museo ha riscosso nel corso della sua storia (saranno 250 anni nel 2027).  Tra i pezzi acquistati in esposizione, spiccano il grande acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) – con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) – e la replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929). Tra le donazioni vi sono i disegni preparatori che, offerti dallo studioso e collezionista Carlo Knight, permettono di ricostruire con più accuratezza la storia de Le Antichità di Ercolano Esposte. La donazione di Ernesto Bowinkel arricchisce, invece, le collezioni fotografiche del Museo con alcune migliaia di positivi e circa duecento negativi su lastra, tutti legati alla storia del viaggio in Italia, di cui Napoli e le sue antichità furono una tappa fondamentale.

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Il Presepe dei monaci, in prestito al Mann dalla Certosa e Museo di San Martino, realizzato da maestranze napoletane della seconda metà del XVIII secolo (foto mann)

Nell’Atrio del Mann, il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino: realizzato da maestranze napoletane della seconda metà del XVIII secolo, il presepe ambienta la scena della Natività tra architetture classiche, per testimoniare le contaminazioni tra cristianesimo e pensiero pagano. Particolarmente interessanti sono le due figurine del pastorello bambino e della contadinella, sebbene l’angelo con turibolo, attribuito a Giuseppe Sammartino, sia con ogni probabilità, il pezzo più pregevole della composizione.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Cose mai viste?! Lavori in corso nei depositi di Villa Giulia”, con le etruscologhe Barbara Belelli Marchesini e Gloria Galante, e l’archeologa Gloria Mittica: ultimo incontro dell’anno del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_cose-mai-viste-lavori-in-corso-nei-depositi-di-villa-giulia_belelli-galante-mittica_locandinaVenerdì 20 dicembre 2024, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la conferenza “Cose mai viste?! Lavori in corso nei depositi di Villa Giulia” ultimo incontro dell’anno del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo: ricerche scientifiche, studi e progetti” presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Barbara Belelli Marchesini, Gloria Galante e Gloria Mittica presenteranno il lavoro condotto nei depositi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’attività di monitoraggio e catalogazione dei depositi è fondamentale per garantire la reperibilità e controllare lo stato di conservazione dei reperti, ma anche per valorizzare e riscoprirne l’immenso patrimonio. La conferenza mira a coinvolgere il pubblico nel backstage dei lavori in corso, finalizzati al censimento e documentazione aggiornata di migliaia di casse, tra oggetti sequestrati e dimenticati, persi e ri-trovati, scavati e ri-emersi dai depositi del Museo. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it.

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L’etruscologa Barbara Belelli Marchesini (foto uniroma)

Barbara Belelli Marchesini, etruscologa, si occupa di temi legati agli aspetti urbanistici e architettonici, alla sfera santuariale e alle manifestazioni funerarie di insediamenti etruschi e latini. Membro dell’équipe di scavo di Pyrgi, ha svolto il ruolo di coordinatrice dello scavo di Piano di Comunità a Veio e di coordinatrice dello scavo internazionale della necropoli latina di Crustumerium.

Gloria Galante, etruscologa, è funzionario archeologo presso la Direzione regionale Musei nazionali Lazio, si occupa di temi legati all’archeologia funeraria, al rapporto tra storia delle ricerche e valorizzazione del territorio nel Lazio, alla museologia e digitalizzazione delle collezioni. Ha partecipato a numerose campagne di scavo a Veio, Populonia e a Roma.

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L’archeologa classicista Gloria Mittica (foto etru)

Gloria Mittica, archeologa classicista ed esperta in Archeologia Giudiziaria e crimini contro il Patrimonio Culturale, ricercatrice presso l’Accademia di Danimarca a Roma, direttrice degli scavi nel Santuario arcaico di Timpone della Motta, membro di progetti internazionali di archeometria in collaborazione con l’Istituto atomico di Vienna e l’Università di Amsterdam, vincitrice del premio Ricerca italiana nel mondo 2018 organizzato dal MIUR, MAE e dalla Farnesina. Ha all’attivo oltre 74 pubblicazioni scientifiche.

 

Baia (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei “Anche le statue parlano”: con De Angelis e Speranza viaggio alla scoperta delle affascinanti storie che il Castello Aragonese conserva

baia_archeologico_anche-le-statue-parlano_locandinaDal Friuli ai Campi Flegrei. Venerdì 20 dicembre 2024 il cantautore Edoardo De Angelis e l’attore Arduino Speranza con “Anche le statue parlano” portano alla scoperta delle affascinanti storie che il Castello Aragonese di Baia nel parco archeologico dei Campi Flegrei conserva. Il progetto è finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzato dall’A.C. CulturArti in partenariato con il parco archeologico dei Campi Flegrei. Tre i turni di visita: alle 14 (1° gruppo), alle 16.15 (2° gruppo) e alle 17.30 (3° gruppo). I posti per le visite guidate teatralizzate sono limitati. L’evento è incluso nel biglietto di ingresso al Museo. “Anche le statue parlano” nasce con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico, un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, ideato per far conoscere e apprezzare le storie e le leggende relative alle opere conservate presso le realtà museali coinvolte nell’iniziativa. Nel caso del museo flegreo, gli artisti – grazie alle suggestioni della musica e dei testi scritti per l’occasione – creeranno un dialogo tra i dati scientifici e le memorie dei personaggi storici e mitologici: racconteranno storie di divinità e di semidèi, miti e leggende, storie di uomini comuni vissuti circa 2000 anni fa… Un viaggio nell’Antichità, ma anche un filo diretto con la Storia dei nostri giorni e un appello alla necessità di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la visita guidata “Prevedere il futuro: gli Etruschi e l’arte divinatoria” con Alessandra Leonardi alla scoperta del misterioso e affascinante mondo degli aruspici apre il ciclo “Natale all’Etru”

roma_villa-giulia_natale-all-etru-2024_locandinaCon la visita guidata “Prevedere il futuro: gli Etruschi e l’arte divinatoria” venerdì 20 dicembre 2024 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia apre “Natale all’Etru”, speciale ciclo di visite guidate tematiche alle collezioni del Museo – una nel pomeriggio del venerdì, e due al sabato, mattina e pomeriggio – per scoprire la vita quotidiana degli Etruschi durante le festività natalizie, dal 20 dicembre 2024 al 4 gennaio 2025. Le visite sono gratuite, comprese nel costo del biglietto d’ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo salvo disponibilità.

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Fegato di ovino in terracotta dal tempio dello Scasato di Falerii Veteres, a Civita Castellana (Vt) e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Si inizia dunque venerdì 20 dicembre 2024, alle 17, con la visita guidata “Prevedere il futuro: gli Etruschi e l’arte divinatoria” a cura di Alessandra Leonardi. Gli Etruschi sono noti per le loro sofisticate pratiche divinatorie, basate sulla convinzione che esistesse una connessione tra l’ordine cosmico e gli organi degli animali sacrificati. Alessandra Leonardi accompagnerà i partecipanti a scoprire il misterioso e affascinante mondo degli aruspici, sacerdoti etruschi che interpretavano la volontà degli dei attraverso la lettura delle viscere degli animali sacrificati, alla ricerca di segni divini per interpretare il futuro. Numerose testimonianze conservate nel Museo sono riconducibili alla antica e suggestiva arte della divinazione etrusca, tra cui una eccezionale riproduzione in terracotta di un fegato di ovino, trovato nei resti del tempio dello Scasato di Falerii Veteres, a Civita Castellana in provincia di Viterbo. Appuntamento alle 17 all’accoglienza. Visita gratuita, compresa nel biglietto di ingresso al Museo, su prenotazione all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it, indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.

roma_villa-giulia_natale-all-etru-2024_programma_locandinaNATALE ALL’ETRU. Sabato 21 dicembre 2024: alle 11, “Alla scoperta delle collezioni dell’Agro Falisco e Capenate” a cura di Valeria de Scarpis; alle 17, “Ladri di memoria: il saccheggio dei beni archeologici in Italia” a cura di Francesca Mazzoncini. Venerdì 27 dicembre 2024: alle 17, “Ladri di memoria: il saccheggio dei beni archeologici in Italia” a cura di Francesca Mazzoncini. Sabato 28 dicembre 2024: alle 11, “Conoscere gli Etruschi attraverso la loro lingua” a cura di Luigi Corbelli; alle 17, “La sacralità del dono e dell’ospitalità tra mito e realtà” a cura di Roberta Mingione. Venerdì 3 gennaio 2025: alle 17, “L’oriente e gli Etruschi: i Fenici in terra etrusca” a cura di Valentina Billante. Sabato 4 gennaio 2025: alle 11, “Le imprese di Ercole a Villa Giulia” a cura di Simone Lucciola; alle 17, “Il banchetto etrusco: iconografia e rituali” a cura di Chiara Cecot.