Roma. Nel giorno delle Idi di marzo, festa di Anna Perenna, la soprintendenza apre al pubblico la fonte della dea, da poco restaurata

Il sito archeologico della fonte di Anna Perenna a Roma (foto ssabap roma)
Venerdì 14 marzo 2025, il giorno prima delle Idi, in cui nell’antichità si celebrava la festa di Anna Perenna, la fonte della dea in via Guidubaldo del Monte 4B a Roma aprirà le sue porte al pubblico dalle 9.30 alle 12.30. L’ingresso è gratuito. Il sito archeologico, da poco restaurato e rinnovato dalla soprintendenza speciale di Roma, a cura dell’archeologo Fabrizio Santi, verrà illustrato ai visitatori da un video divulgativo. I resti della fontana della dea e delle sue ninfe vennero alla luce alla fine del 1999 nelle vicinanze di piazza Euclide: la scoperta e gli oggetti rinvenuti hanno fornito importantissime informazioni sul culto di Anna Perenna e sulla magia nel mondo antico.
Ravenna. A Casa Matha l’incontro “L’area archeologica di Santa Croce a Ravenna: tra passato e presente” con Sara Morsiani (Sabap Ravenna) e Guido Gottardi (università di Bologna)
Giovedì 13 marzo 2025, alle 18, nella sala Maggiore della Casa Matha in piazza Andrea Costa 3 a Ravenna, appuntamento aperto al pubblico con la conferenza “L’area archeologica di Santa Croce a Ravenna: tra passato e presente”. L’incontro, voluto dalla Casa Matha, è organizzato in collaborazione con la Società di Studi Ravennati. L’ingresso è libero. Questa piccola ma significativa area archeologica immersa nel centro cittadino rimanda la memoria all’epoca di Galla Placidia, pur conservando ancora evidenze archeologiche più antiche risalenti all’età romana. Ne parlano insieme Sara Morsiani, funzionaria archeologa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini; e Guido Gottardi, ordinario di ingegneria geotecnica dell’università di Bologna. Negli anni la Soprintendenza si è impegnata in numerosi interventi di restauro e conservazione dei resti archeologici, l’ultimo dei quali tuttora in corso. Inoltre, in collaborazione con l’università di Bologna e il Comune di Ravenna, è stato portato avanti un monitoraggio delle condizioni idro-climatiche dell’area, fondamentale per progettare i futuri interventi di valorizzazione delle strutture archeologiche.
Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale visita guidata “La simbologia nelle disposizioni: i nidi” nei depositi alla scoperta di un interessantissimo cerimoniale funebre

Deposizione dei resti di cremazione in un nido conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto parco archeologico altino)
Perché in alcune deposizioni della antica Altino sono presenti i nidi di uccello? La presenza dell’uovo e degli uccelli nella simbologia funebre era legata ai culti di tipo orfico o misterico. Giovedì 13 marzo 2025, alle 15.30, nella visita guidata “La simbologia nelle disposizioni: i nidi” al parco archeologico di Altino (Ve) lo staff del Parco aprirà nuovamente le porte dei depositi per fare conoscere un interessantissimo cerimoniale funebre: la deposizione dei resti di cremazione in un nido. Visita gratuita per gli abbonati, inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Su prenotazione. Info e prenotazioni: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.
Ischia (Na). A Lacco Ameno avviati dall’Agenzia del Demanio i lavori di messa in sicurezza dell’area archeologica di Santa Restituta. Un virtual tour consentirà di visitare il sito

L’area archeologica di Santa Restituta a Lacco Ameno sull’isola d’Ischia (foto agenzia del demanio)
L’Agenzia del Demanio ha avviato i lavori di messa in sicurezza provvisoria dell’ipogeo e dei reperti archeologici di Santa Restituta, dopo il loro trasferimento nel complesso museale di Villa Arbusto da parte della Diocesi, secondo quanto previsto dal Decreto Commissariale n.2032 del 2024. Attualmente i reperti sono stati trasferiti in alcuni container nei pressi di Villa Arbusto e saranno custoditi, grazie ad un sistema di video sorveglianza finanziato dal Comune di Lacco Ameno, per poter essere ricollocati in occasione della rifunzionalizzazione del museo al piano ipogeo del complesso di Santa Restituta. I lavori, propedeutici al miglioramento sismico della casa comunale, alla rifunzionalizzazione del museo archeologico e alla rigenerazione della piazza, sono coordinati dall’Agenzia del Demanio in qualità di soggetto attuatore per la fase di progettazione secondo un cronoprogramma di 18 mesi (Decreto n. 1729/2024).

L’area archeologica di Santa Restituta a Lacco Ameno sull’isola d’Ischia (foto wp)
Il complesso di Santa Restituta, di grande valore storico e culturale, si estende su una superficie di circa 3.000 mq e comprende vari edifici, tra cui la basilica, la casa comunale, la torre e l’area archeologica di circa mille metri quadrati sottostante, è al centro di un progetto che mira a preservare il patrimonio storico e garantire la sicurezza strutturale nel lungo periodo. Il progetto di riqualificazione, per un importo complessivo di € 11.217.200, è stato finanziato dal Commissario Legnini con Ordinanza speciale n. 2 dell’11/4 2023 nell’ambito degli interventi di ricostruzione del Comune di Lacco Ameno, ricompresi tra l’altro nel Piano di Ricostruzione dell’Isola d’Ischia per i Comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno, interessati dal sisma del 2017 e dagli eventi franosi del 2022 pubblicato con Ordinanza n. 28 del 3 gennaio 2025. L’intervento è gestito da un Tavolo Permanente presieduto dal Commissario Straordinario per la ricostruzione, al quale partecipano la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, l’Agenzia del Demanio, il Comune di Lacco Ameno e la Diocesi di Ischia. La Soprintendenza è responsabile per gli indirizzi e il coordinamento delle attività nell’area archeologica. La Diocesi di Ischia ed Il Comune di Lacco Ameno sono i principali destinatari dell’intervento di rifunzionalizzazione del museo archeologico di Santa Restituta e del miglioramento sismico della casa comunale.

Pithos nell’area archeologica di Santa Restituta a Lacco Ameno sull’isola d’Ischia (foto wp)
Per l’attuazione dell’intervento sono previste diverse fasi operative. La prima consiste nella messa in sicurezza provvisoria dell’area archeologica con interventi di riparazione e puntellatura dei solai, delle travi e il rinforzo dei passaggi e nella protezione dei reperti che non è stato possibile trasferire al museo di Villa Arbusto. Queste operazioni serviranno a garantire la protezione dell’area, dei reperti inamovibili e un accesso sicuro per gli operai che effettueranno le operazioni necessarie, tra cui le indagini preliminari. Le fasi successive prevedono, infatti, l’esecuzione di studi e indagini, tra cui prove geologiche, geotecniche, geofisiche e un rilievo laser scanner 3D in modalità BIM (Building Information Modeling), propedeutiche all’audit sismico. Questa fase prevede l’uso di tecnologie avanzate con modellazioni in grado di simulare il comportamento strutturale del complesso per comprenderne l’effettiva risposta in caso di eventi tellurici. Al termine di questa fase, verrà indetto un concorso di progettazione con l’obiettivo di selezionare la proposta migliore per la riqualificazione del complesso, capace di coniugare le strategie di adeguamento e miglioramento sismico della casa comunale con la rifunzionalizzazione dell’area archeologica da destinare a museo e la rigenerazione urbana della piazza adiacente, valorizzandone le connessioni e l’accessibilità. Il vincitore del concorso elaborerà la progettazione di fattibilità tecnico-economica che andrà in Conferenza di Servizi Speciale per l’approvazione da parte del Commissario. Al fine di tenere costantemente aggiornati i cittadini e i visitatori sul progetto e sullo stato di avanzamento dei lavori, saranno avviate una serie di attività di comunicazione e informazione, tra cui un virtual tour che consentirà di visitare il sito archeologico per un’esperienza immersiva anche con l’uso di visori 3D.
Ercolano. Nuovi studi nella Stanza del Custode del Collegio degli Augustali. Il direttore Sirano: “Finalmente sapremo cosa successe nella notte dell’eruzione ad Ercolano, ma anche di chi e di perché si trovava su quel letto”

Nuovi studi nella Stanza del Custode del Collegio degli Augustali ad Ercolano (foto paerco)
La Stanza del custode del Collegio degli Augustali del parco archeologico di Ercolano è stata oggetto nei mesi scorsi di un intervento di ricerca e restauro, in fase di conclusione, che ha consentito di riaprire quello che sembra un vero e proprio cold case. Il progetto in corso oltre allo scavo ha previsto anche restauri che hanno consentito di conoscere meglio l’edificio e in particolare questa enigmatica stanza del custode che prendeva luce ed aria non dall’esterno ma con una finestra all’interno del Sacello e per di più dotata di una doppia serie di barre verticali. Perché tanta accortezza? Per proteggere questo ambiente da intrusioni esterne o impedire chi vi si trovava di uscire?

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)
Nel 1961 durante gli scavi a cielo aperto dell’antica Herculaneum, in un ambiente del Collegio degli Augustali, una vittima dell’eruzione del 79 d.C., un uomo di circa 20 anni fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico. Amedeo Maiuri lasciò lo scavo del letto con il giovane uomo ritrovato in posizione prona, volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva lasciando la porzione più superficiale del letto e i resti scheletrici a vista, protetti da una teca in vetro, per attirare l’attenzione dei visitatori sul fatto che il giovane era stato sorpreso nel sonno dall’eruzione.

I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)
Le ricerche di antropologia fisica in corso si inquadrano nell’ambito di un progetto complessivo più ampio che il parco archeologico di Ercolano sta promuovendo sia in laboratorio che sul campo. Al Parco di Ercolano in collaborazione con l’università di Bordeaux, con la guida del prof. Henri Duday, è stato realizzato il micro scavo dello scheletro del giovane ritenuto il custode del collegio sul luogo stesso di rinvenimento che sarà completato nei prossimi giorni in laboratorio. Rilievi submillimentrici consentono di riprodurre, virtualmente o con stampa digitale 3D, anche tutto l’allestimento lasciato da Amedeo Maiuri.

Una fase dei restauri della stanza del custode nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)
Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, commenta con interesse il progredire delle ricerche rese possibili, nell’ambito del programma di studi sull’antica popolazione di Ercolano, grazie alla collaborazione tra varie équipes nazionali e internazionali. “L’avanzamento degli studi di antropologia fisica – dichiara il direttore – insieme agli studi sul contesto di rinvenimento permetteranno in breve di avere un’idea sempre più chiara di quello che successe nella notte dell’eruzione ad Ercolano, ma anche di chi e di perché si trovava su quel letto. Ercolano si conferma anche sotto questo aspetto un laboratorio a cielo aperto per le più varie discipline; i resti delle vittime dell’eruzione continuano a fornirci sempre nuovi elementi per ricostruire le ultime ore, e talvolta i minuti di vita di questa cittadina affacciata sul mare al centro del Golfo di Napoli e sulla sua popolazione, dalle abitudini alimentari allo stato di salute, ai mestieri, al rango sociale di appartenenza, alle sue credenze e preoccupazioni. Queste ultime in alcuni casi talmente prossime alle nostre da creare l’incredibile empatia che questi luoghi UNESCO stabiliscono con chiunque li visiti o ne venga semplicemente a conoscenza”.
Roma-Eur. Al museo delle Civiltà incontro con Marco Bussagli su “Il corpo fra Grazia e Peccato. Il caso del male in bocca”: la presenza del “dente bastardo” (mesiodens) dalla Medusa antica ai demoni, dal Medioevo al Barocco

“Il male in bocca”, ovvero il “dente bastardo” o mesiodens: ne parla Marco Bussagli (foto muciv)
Mercoledì 12 marzo 2025, alle 17, al museo delle Civiltà – Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, in piazza Guglielmo Marconi 8 a Roma-Eur, “Il corpo fra Grazia e Peccato. Il caso del male in bocca”, incontro a cura di Marco Bussagli, docente di prima fascia di Anatomia artistica, Accademia delle Belle Arti di Roma, nell’ambito del programma Storie d’EUR_Asia. Prenotazione consigliata: telefono +39 06549521, email mu-civ.info@cultura.gov.it. Il rapporto del corpo con la bellezza trasla sul piano morale della bontà come quello con la bruttezza lascia trasparire la relazione con il male e il peccato. Ovviamente si tratta di quel piano simbolico che gioca sul tema dell’immagine come elemento di comunicazione legato al concetto greco di kalokagathia. Prendendo le mosse da queste considerazioni, e anche in relazione alle suggestioni che scaturiscono dalla sezione della mostra “Cura del corpo e cura dello spirito”, Marco Bussagli completa la sua ricerca sul quinto incisivo (che era stato rintracciato nella produzione del Buonarroti: I denti di Michelangelo, Medusa, 2014) con quest’altro studio decennale pubblicato con la medesima casa editrice: Il male in bocca. La lunga storia di un’iconografia dimenticata, Medusa, 2023. Legata a una reale anomalia dentaria (nota alla scienza medica come mesiodens e costituita da un incisivo sovrannumerario al centro della chiostra dentaria superiore o inferiore, o entrambi), l’iconografia del quinto incisivo assume valori simbolici negativi. La presenza del “dente bastardo”, come scriveva Michele Savonarola, medico e dentista di Leonello d’Este, modifica la percezione della simmetria bilaterale del corpo, minando alla radice l’armonia della figura umana. È questa la ragione per cui la Medusa con l’incisivo centrale appare sulle monete del VI-V secolo a.C. L’iconografia, però, sarà anche simbolo della stupidità e dell’istintività e segnerà figure come sileni, centauri e ciclopi. Con il Cristianesimo questi valori saranno assunti, insieme alla presenza del dente centrale, pure dai demoni con esplicito riferimento al peccato e dal Medioevo, arriveranno al Rinascimento e al Barocco, fino al Settecento e al XX secolo. Tuttavia, proprio per tale motivo, il mesiodens, a partire dall’XI secolo segnerà, paradossalmente, con esempi significativi, anche il volto del Cristo, l’unico capace di sconfiggere, per la salvezza degli uomini, il male in bocca.























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