Natale al parco archeologico di Pompei: nuove scoperte nella Regio IX (affreschi di cacciagione, frutti di mare e pesce), aperture straordinarie (dal Thermopolium della Regio V alle terme femminili del foro), appuntamenti per i bambini, Fattoria sociale, e Grande Pompei aperta (da Stabia a Boscoreale a Oplontis)

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Pesce dipinto sulle pareti dell’oecus nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Veduta d’insieme delle pareti affrescate dell’oecus nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Natale 2024 al parco archeologico di Pompei tra nuove scoperte e aperture straordinarie. Polli, anatre, pernici, un cinghiale accompagnano ceste di giunco ricolme di pesce azzurro, calamari e molluschi in conchiglia: l’invito a un ricco banchetto di oltre duemila anni fa, dipinto su una parete a sfondo rosso che rimanda ai momenti conviviali del mondo antico. Dalla Regio IX, insula 10, di Pompei gli ultimi rinvenimenti di nature morte in uno degli ambienti in corso di scavo, che mira alla messa in sicurezza della zona di margine tra l’area scavata e quella interrata. L’intervento si colloca tra le attività per il miglioramento dell’assetto idrogeologico del sito, finalizzato a rendere la tutela del vasto patrimonio pompeiano (più di 13mila ambienti in 1070 unità abitative, oltre agli spazi pubblici e sacri) più efficace e sostenibile.

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Frutti di mare dipinti sulle pareti dell’oecus nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Queste sono pitture del cosiddetto secondo stile”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “Siamo dunque nel I sec. a.C., più di un secolo prima della distruzione di Pompei nel 79 d.C. E questo tipo di pittura che all’inizio della grande pittura parietale romana viene dal teatro. E dunque ha la funzione di creare una messa in scena, un’illusione. Vediamo qui una colonna reale, sulla parete una colonna dipinta. E tra le colonne un magnifico fregio di cacciagione, di frutti di mare, di pesca, che doveva per così dire adornare lo spazio dove si celebravano dei banchetti veri perché questa è una grande casa di Pompei, sicuramente di una famiglia molto benestante, molto ricca, che poi conserva questo ambiente con le pitture fino al momento della distruzione nel 79 d.C.”.

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Per Natale 2024 apertura di alcuni vicoli della città antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dal 23 dicembre 2024 si amplia la fruizione del sito con la riapertura di assi viari e vicoli della città antica, grazie a un attività di manutenzione e accessibilità programmata insieme alla società in-House Ales, impegnata a Pompei con una squadra articolata di restauratori, architetti, archeologi e operai specializzati: il vicolo del Panettiere, il vicolo degli Scheletri, il vicolo del Balcone pensile, il vicolo di Eumachia nella regio VII, e il vicolo del Fauno (parte sud), il vicolo di Modesto e il vicolo della Fullonica nella regio IV, il vicolo di Championnet nella regio VIII che, attraverso una passerella provvisoria consente l’affaccio sulle aree di scavo nell’ambito del cantiere della messa in sicurezza dell’insula Meridionalis. Un’occasione per esplorare nuove aree degli scavi e cogliere la dimensione articolata dell’assetto urbano, oltre che a consentire una maggiore distribuzione dei flussi di visitatori.

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Pareti affrescati della Casa del Porcellino a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Al termine dei restauri aprono la casa del Porcellino come “casa del giorno” il lunedì e la casa del Centauro.

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Un lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Riapre anche il Thermopolium Regio V a seguito dei recenti interventi di messa in sicurezza e scavo. L’antica tavola calda dell’epoca, che si distingue dalle numerosissime presenti a Pompei, per l’eccezionale decorazione del bancone dipinto, con le immagini della Nereide a cavallo di un ippocampo e di animali probabilmente preparati e venduti proprio nel locale. Il termopolio è stato interessato anche dal completamento dello scavo dell’ambiente di servizio retrostante, utilizzato in gran parte per lo stoccaggio di anfore e altri contenitori per la cottura e conservazione dei cibi, emersi nel corso del cantiere.

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Terme femminili del Foro di Pompei: calidarium, base del labrum (foto parco archeologico pompei)

Per il periodo natalizio, inoltre, sarà possibile visitare le la sezione femminile delle terme del Foro gratuitamente (9 – 16.20. Ultimo ingresso alle 16). Aperte al pubblico la scorsa primavera dopo una delicata attività di restauro, le terme da sempre utilizzate come deposito di materiale archeologico, hanno a seguito degli interventi rivelato superfici dipinte straordinarie, con decorazioni di IV stile e richiami di elementi vegetali e uccelli.

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Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti della decorazione del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)

Aperti il 31 dicembre 2024 e il 1° gennaio 2025 tutti i siti della Grande Pompei. Il 1° gennaio il sito di Pompei, le ville San Marco e Arianna e il museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi a Castellammare di Stabia, Villa Regina a Boscoreale saranno aperti dalle 9 alle 14 (ultimo ingresso alle 13).  La Villa di Poppea a Oplontis resterà invece aperta dalle 9 fino alle 17 (ultimo ingresso alle 16). Ingresso a tariffa ordinaria.

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Attività del Pompeii Childen’s Museum a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Anche appuntamenti per i bambini al Pompeii Children’s Museum, da vivere da soli o con i propri genitori. Il 26 dicembre una speciale Caccia al Tesoro archeologica e infine il 5 gennaio per la vigilia della Befana uno speciale tour al Museo Libero D’Orsi nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia, con “dolci sorprese”. Il costo è di 10 euro a partecipante. Partecipazione fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione. Per informazioni e prenotazioni info@pompeiichildrensmuseum.it. È possibile prenotare e acquistare i biglietti online sul sito: www.pompeiichildrensmuseum.it.

pompei_parco_PARVULA-DOMUS-Fattoria-culturale-e-sociale_logoInvece alla Fattoria Sociale e Culturale “Parvula Domus” è in programma l’appuntamento del 4 gennaio 2025 “Sulla scia della Cometa … passeggiata tra Verde Bellezza e Benessere Per Tutti e Con Tutti” presso la Fattoria culturale e sociale “Parvula Domus”: attività con supporti visivi e CAA Info e prenotazioni: info@iltulipanocoop.org.

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Busto-ritratto di una principessa giulio-claudia, attribuito a Claudia Ottavia, figlia di Claudio e prima moglie di Nerone, proveniente dal Mann ed esposto al museo Archeologico di Stabia (foto parco archeologico pompei)

E ancora fino al 25 febbraio 2025 sarà possibile visitare presso il museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi presso la Reggia di Quisisana alcune opere, date in prestito dal Mann, che si distinguono per la loro unicità e bellezza, tra cui una delle tre coppe in ossidiana, decorate con pietre preziose e motivi egittizzanti, rinvenute a Villa San Marco. Inoltre, il noto busto-ritratto di una principessa giulio-claudia, raffigurante probabilmente Claudia Ottavia, figlia di Claudio e prima moglie di Nerone, rinvenuto presso la cd. villa di Anteros a Stabiae.

Parco dell’Appia Antica. Al Mausoleo di Cecilia Metella visita guidata “Giubileo al Castrum Caetani” alla scoperta della nascita del Giubileo e di Bonifacio VIII in un luogo magico nel parco dell’Appia Antica: il Castrum Caetani

appia-antica_mausoleo-cecilia-metella_visita-guidata-giubileo-al-castrum-caetani_locandinaL’anno giubilare alle porte è un’ottima occasione per riflettere sulle origini storiche di questo antico rito e la sua connessione con un luogo magico nel parco dell’Appia Antica: il Castrum Caetani. Così, a poche ore dall’avvio del Giubileo con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro da parte di papa Francesco, il parco archeologico dell’Appia antica propone “Giubileo al Castrum Caetani”, particolare visita guidata alla scoperta della nascita del Giubileo e di Bonifacio VIII, il Pontefice che lo riportò in auge per volere del popolo. Appuntamento sabato 24 dicembre 2024, alle 11, al mausoleo di Cecilia Metella, con ingresso in via Appia Antica 161. Per partecipare alla visita basterà selezionare la visita guidata prescelta e la tariffa: intero 8 euro o 6 euro / ridotto 2 euro / gratuito. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani; da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico.

Roma. “Natale nei Musei”: fino all’8 gennaio 2025 il Sistema Musei di Roma Capitale propone un ricco cartellone di iniziative culturali con percorsi guidati, concerti e laboratori. Ecco il programma

roma_capitale_natale-nei-musei-2024_programma_locandinaTorna l’appuntamento di “Natale nei Musei”, dal 21 dicembre 2024 all’8 gennaio 2025 nel Sistema Musei di Roma Capitale, a ingresso gratuito con Roma MIC Card. Un ricco cartellone di iniziative culturali per impreziosire le festività natalizie con percorsi guidati per tutte le età nei musei e sul territorio, concerti e laboratori per i più piccoli alla scoperta di Roma città del mondo. È il programma di eventi “Natale nei Musei”, promosso da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, che si svilupperà per tutto il periodo delle Feste. Diverse attività sono previste con traduzione in Lingua dei segni italiana – LIS a cura del Dipartimento Politiche Sociali e Salute (Direzione Servizi alla Persona) con la cooperativa Segni d’Integrazione Lazio. Il 24 e il 31 dicembre 2024 tutti i Musei Civici e le aree archeologiche saranno aperti fino alle 14. Resteranno chiusi invece il 25 dicembre, e riapriranno con orario ordinario il 26 dicembre. Inoltre il 1° gennaio 2025, in occasione della quarta edizione di Roma Capodarte, i Musei e le aree archeologiche saranno aperti a ingresso gratuito.

VISITE GUIDATE E LABORATORI

Fino al 6 gennaio 2025, l’iniziativa Natale nei Musei propone una ricca offerta di attività didattiche, visite guidate e laboratori adatti a tutta la famiglia, attraverso i quali scoprire in modo inusuale e divertente la storia di Roma e delle sue collezioni museali. Giovedì 26 un viaggio esplorativo per famiglie tra arte e teatro è in programma al Museo Carlo Bilotti (ore 10), mentre al Museo di Casal de’ Pazzi (ore 11) i bambini saranno condotti alla scoperta del giardino segreto del Pleistocene. Infine ai Musei Capitolini (ore 16) i bambini tra i 6 e gli 8 anni saranno accompagnati nella sperimentazione del colore partendo dall’osservazione di famose opere pittoriche, con traduzione in Lingua dei segni italiana – LIS. Venerdì 27 un itinerario si snoderà tra i luoghi della Repubblica Romana, dentro e fuori il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina (ore 11), mentre alla Galleria d’Arte Moderna (ore 16) i più giovani scopriranno i capolavori della Galleria in cui Roma è protagonista. Ancora, attività per i più giovani si svolgeranno al Museo Napoleonico (ore 16) con un laboratorio ispirato dalla mostra Giuseppe Primoli e il fascino dell’Oriente per un Natale interculturale e al Museo di Roma a Palazzo Braschi (ore 17) dove bambini tra i 6 e i 12 anni realizzeranno i propri autoritratti dopo aver osservato quelli delle artiste forestiere” venute a Roma tra XVI e XIX secolo. Sabato 28 un invito nel salotto di Casa Moravia (ore 11) si rivelerà occasione per conoscere non solo la collezione libraria ma anche i cimeli dei viaggi intorno al mondo dello scrittore. Al Museo della Repubblica romana e memoria garibaldina (ore 15.30) una visita laboratoriale con accompagnamento musicale alla riscoperta di Goffredo Mameli e Giuseppe Verdi, con attività distinte e contemporanee per bambini e i loro accompagnatori adulti), mentre ai Musei Capitolini (ore 16) una caccia al tesoro alla ricerca dei capolavori, riservata a bambini tra i 7 e i 13 anni, stimolerà la voglia di stare insieme e la creatività. Domenica 29: tombola pleistocenica al Museo di Casal de’ Pazzi (ore 10) con piccoli gadget per tutti i partecipanti e possibilità di decorare l’albero di Natale del museo. Al Museo Giovanni Barracco (ore 10) una visita guidata con interprete LIS sarà dedicata a grotte e misteri e al Museo dell’Ara Pacis (ore 11) si ricorderanno i Saturnalia, festività romane legate al solstizio d’inverno, con una visita guidata con interprete LIS. Una visita guidata alla Casina del Cardinal Bessarione (ore 15:15), appuntamento in Via di Porta San Sebastiano 8) illustrerà le testimonianze di una storia plurimillenaria, mentre al Museo Napoleonico (15.30) un appuntamento aperto a tutte le età sarà dedicato alla figura cosmopolita del fondatore del museo Gegè Primoli. Lunedì 30 al Museo dei Mercati di Traiano (ore 11) un’attività per famiglie con bambini tra i 4 e gli 11 anni, che potranno trasformarsi in disegnatori di antichità partendo dall’osservazione di disegni e ricostruzioni grafiche di architetti e artisti rinascimentali, mentre ai Musei Capitolini (ore 16), attraverso giochi enigmistici, i bambini tra i 6 e i 10 anni ricercheranno i principali animali che “vivono” nelle sale del museo. Giovedì 2 gennaio una passeggiata per vie, vicoli e piazze del centro con traduzione in Lingua dei segni italiana – LIS (ore 11.30, appuntamento in piazza Benedetto Cairoli) per scoprire leggende e segreti di angoli meno noti della città. Per i più piccoli torna ai Musei Capitolini (ore 16) “Un museo a colori”, un’opportunità per sperimentare con tavolozza e pennelli i segreti dei colori osservando i capolavori della Pinacoteca con interprete LIS. Venerdì 3 gennaio torna l’attività di disegno per bambini ai Mercati di Traiano (ore 11) mentre una visita guidata per tutte le età sarà dedicata all’arte del ‘900 e alla dimensione cosmopolita del Museo Carlo Bilotti (ore 10.30) Al Museo della Repubblica romana e memoria garibaldina (ore 12) la camicia rossa garibaldina sarà protagonista di alcuni degli episodi salienti del cammino verso la realizzazione dell’unità d’Italia. Al Museo Giovanni Barracco (15.30) visita guidata alla scoperta degli animali presenti nelle sculture del museo e al Museo di Roma (17) a Palazzo Braschi visita guidata con interprete LIS alla mostra Laudato Sie, esposizione che restituisce uno sguardo inedito sul mondo culturale e scientifico francescano. Tradizioni occidentali e orientali si mescoleranno nella creazione di piccoli doni in un laboratorio al Museo Napoleonico (ore 16.00) che sarà replicato anche sabato 4 (ore 11) Sabato 4 gennaio visita laboratoriale con accompagnamento musicale per famiglie al Museo di Casal de Pazzi (ore 11) mentre al Museo di Roma a Palazzo Braschi (ore 16) torna l’attività sull’autoritratto pensata nell’ambito della mostra in corso dedicate alle donne artiste a Roma nei secoli XIV e XVIII. Domenica 5 gennaio sarà la volta della tombola pleistocenica al Museo di Casal de’ Pazzi (ore 10) e una visita guidata alla Villa di Massenzio (ore 11), una delle immagini più iconiche della campagna romana. Al Museo Napoleonico (ore 12) di scena una visita guidata teatralizzata alla scoperta dei protagonisti del museo e ai Musei Capitolini (ore 16) i più piccoli cercheranno gli animali nascosti nelle sale. Lunedì 6 gennaio il programma didattico di Natale nei Musei si concluderà con un itinerario a Villa Borghese (ore 11.30, appuntamento a Piazzale Scipione Borghese) tra animali reali e fantastici e con una visita ai Mercati di Traiano (ore 15). Tutte le attività sono gratuite e con biglietto d’ingresso a tariffazione vigente, ove previsto. Ingresso gratuito nei Musei Civici con la Roma MIC Card, prenotazione obbligatoria allo 060608.

CONCERTI

All’attività didattica si affiancherà un programma dei concerti di musica classica e leggera a cura della Roma Tre Orchestra che si terranno nei musei con ingresso gratuito. Si partirà giovedì 26 dicembre, alle ore 12, al Museo Canonica con Schubertiade (F. Schubert: Trio n. 2 op. 100), con Leonardo Spinedi (violino), Alessandro Guaitolini (violoncello) e Francesco Micozzi, (pianoforte). Venerdì 27 dicembre, alle ore 12, al Museo Barracco, di scena Trame d’archi (E. Wolf – Ferrari: Trio per archi in la minore, F. Schubert: Trio per archi in si bemolle maggiore D471, Cras: Trio per archi) eseguito da Gloria Santarelli (violino), Chiara Mazzocchi (viola) e Tommaso Castellano (violoncello). Venerdì 3 gennaio, alle ore 12, al Museo Canonica Ritratti intimi, tra Ottocento e giorni nostri (F. Schubert: Drei Klavierstücke, D. 946, F. Chopin: Studio n. 7, op. 25; Ballata n. 4, op. 52, L. De Migno: Notturno), eseguito al pianoforte da Lidia De Migno. Sabato 4 gennaio, alle ore 12, al Museo Bilotti sarà la volta de Il salotto Ottocentesco (C. Saint Saens: Souvenir d’Italie Op. 80, F. Busoni: Sonatina n. 3 “Ad usum infantis”, F. Chopin: Variazioni Op. 12, R. Schumann, Gesange der Frühe, F. Liszt, Reminiscences de Simon Boccanegra) con il pianoforte di Chiara Boldrini. Il programma si concluderà martedì 7 e mercoledì 8 gennaio, sempre alle ore 12, al Museo Bilotti rispettivamente con Improvvisazioni e fantasie su colonne sonore e celebri canzoni natalizie con Emanuele Stracchi al pianoforte e If the Beatles had been Impressionists: le più celebri canzoni dei Beatles per trio con pianoforte, interpretato dal Trio Musikanten (Raffaello Galibardi, violino, Roberto Vecchio, violoncello, Guido Carpentiere, pianoforte).

MOSTRE IN CORSO NEL PERIODO NATALIZIO

Le tante mostre da visitare nei Musei durante le festività si aggiungono come sempre al grande patrimonio di collezioni permanenti. Ai Musei Capitolini (piazza del Campidoglio 1) si potrà ammirare, nelle sale terrene del Palazzo dei Conservatori, “Tiziano, Lotto, Crivelli e Guercino. Capolavori della Pinacoteca di Ancona”, una selezione di grandi opere provenienti dalla Pinacoteca Civica ‘Francesco Podesti’ di Ancona. Nella Sala degli Arazzi del Palazzo dei Conservatori, “Agrippa Iulius Caesar, l’erede ripudiato”. Un nuovo ritratto di Agrippa Postumo, figlio adottivo di Augusto, tre ritratti di Agrippa Postumo. Nelle sale di Palazzo Clementino “I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini”, un’ampia panoramica sull’uso dei marmi colorati, dalle origini fino al XX secolo, attraverso una raffinata selezione di pezzi provenienti dalla Fondazione Santarelli. Nel giardino di Villa Caffarelli, l’imponente ricostruzione in dimensioni reali del Colosso di Costantino, una statua alta circa 13 metri realizzata attraverso tecniche innovative, partendo dai pezzi originali del IV secolo d.C. conservati nei Musei Capitolini. Al Museo dell’Ara Pacis Franco Fontana. “Retrospective”, un progetto espositivo che ripercorre per la prima volta l’intera carriera artistica del fotografo modenese, con opere selezionate dal suo vasto archivio. Al Museo di Roma in Trastevere (piazza S. Egidio 1/b) l’esposizione “Roma ChilometroZero”, un lavoro fotografico di ricerca in cui 15 fotografi romani documentano la complessità, i cambiamenti e le particolarità della città, realizzando dei “racconti visivi” secondo singoli e specifici progetti. Nelle sale al primo piano “Testimoni di una guerra – Memoria grafica della Rivoluzione Messicana”, 40 fotografie provenienti dal prestigioso Archivio Casasola, che percorrono le tappe fondamentali della Rivoluzione Messicana, mentre sempre nelle sale al primo piano, prosegue “Dino Ignani. 80’s Dark Rome”, il ritratto della Roma ombrosa e scintillante, sotterranea e plateale, degli anni Ottanta del secolo scorso. Al Museo di Roma (piazza San Pantaleo, 10 e piazza Navona, 2) “Roma pittrice. Le artiste a Roma tra il XVI e XIX secolo”, che si focalizza sulle artiste donne che lavorarono a Roma a partire dal XVI secolo, con un percorso che giunge fino al 1800; “LAUDATO SIE! Natura e scienza. L’eredità culturale di frate Francesco”, esposizione che, nell’ottavo centenario della composizione, che si celebra nel 2025, prendendo le mosse dal più antico manoscritto del Cantico di frate Sole o Cantico delle creature. Nelle sale del terzo piano “L’incanto della Bellezza. Dipinti ritrovati di Sebastiano Ricci dalla Collezione Enel”, esposizione inedita di due tele, raffiguranti Il trionfo di Venere e Bacco e Arianna. Negli spazi della Galleria d’Arte Moderna (via Francesco Crispi 24), la mostra “Estetica della deformazione. Protagonisti dell’Espressionismo Italiano”, mentre nelle sale al secondo piano prosegue la mostra “La poesia ti guarda”. Omaggio al Gruppo 70 (1963-2023). Sarà inoltre ancora possibile ammirare “L’allieva di danza” di Venanzo Crocetti. Ai Musei di Villa Torlonia (via Nomentana 70) al Casino dei Principi “Titina Maselli nel centenario della nascita”, una grande mostra antologica a una delle artiste italiane del Novecento più conosciute, mentre nelle sale della Casina delle Civette l’esposizione “Niki Berlinguer. La signora degli arazzi”. Al Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese (via Fiorello La Guardia 6 – viale dell’Aranciera 4) la mostra “Sandro Visca – Fracturae”, (www.museocarlobilotti.it), mentre al Museo Napoleonico (piazza di Ponte Umberto I 1) si potrà ammirare “Carolina e Ferdinando. E non sempre seguendo il dopo al prima”, e “Giuseppe Primoli e il fascino dell’Oriente”. Aperto anche il Bunker e rifugi antiaerei di Villa Torlonia, con visite guidate straordinarie giovedì 26 e sabato 28 dicembre 2024 e sabato 4 gennaio 2025. Il 24 dicembre Circo Maximo Experience, la visita immersiva del Circo Massimo in realtà aumentata e virtuale, sarà fruibile dalle 10 alle 14 con ultimo ingresso alle 12.50. Ingresso ridotto per i possessori di MIC Card. Inoltre, per tutto il periodo natalizio proseguono gli appuntamenti a tema astronomico al Planetario di Roma per bambini e famiglie: Gabriele Catanzaro, nei panni dello stravagante Dottor Stellarium, guiderà i più piccoli a scoprire il mondo delle stelle con gli spettacoli “Accade tra le stelle” (21 dicembre alle 12) e “Vita da stella” (27 dicembre alle 12). Torna il 22, 24, 26 e 28 dicembre alle 12, lo spettacolo giocoso e interattivo “Girotondo tra i Pianeti”. Infine il 21 e 27 dicembre alle 17 e il 29 dicembre alle 12 e alle 17, andrà in scena “Il Dottor Stellarium e la stella del primo Natale”, uno speciale spettacolo per tutta la famiglia alla scoperta dei simboli del Natale nascosti nel cielo stellato, inseguendo la stella più famosa della storia. Il Planetario sarà aperto anche il 1° gennaio, dalle 14 alle 19 con spettacoli alle ore 16, 17, 18. Acquisto biglietti online su https://museiincomuneroma.vivaticket.it/it/tour/trova-il-tuo-spazio-planetario-roma/2998www.planetarioroma.it.

ORARI E BIGLIETTI

Il 24 e il 31 dicembre tutti i Musei Civici e le aree archeologiche saranno aperti fino alle ore 14. Resteranno chiusi invece il 25 dicembre, e riapriranno con orario ordinario il 26 dicembre. Il 1° gennaio Musei e le aree archeologiche saranno aperti a ingresso gratuito per tutti con i seguenti orari: dalle 11 alle 20 Musei Capitolini, Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, Museo dell’Ara Pacis, Museo di Roma-Palazzo Braschi, Centrale Montemartini, Musei di Villa Torlonia (tranne Serra Moresca), Museo di Roma in Trastevere, Museo Civico di Zoologia, Galleria d’Arte Moderna; dalle 11 alle 16 Museo Napoleonico, Museo della Repubblica Romana e della Memoria garibaldina, Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Museo Pietro Canonica, Museo delle Mura, Museo di Casal de’ Pazzi, Serra Moresca, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Villa di Massenzio, Area archeologica del Circo Massimo, Area Sacra di Largo Argentina, Parco archeologico del Celio, Museo della Forma Urbis; dalle 14 alle 19 Technotown e Planetario (con spettacoli alle ore 16, 17, 18) dalle 8.30 alle 16.30 Area Archeologica dei Fori Imperiali; L’ultimo ingresso è consentito un’ora prima dell’orario di chiusura. L’ingresso nel Sistema Musei di Roma Capitale è sempre gratuito per i possessori di Roma MIC Card, fatta eccezione per le mostre “Franco Fontana. Retrospective” (Ara Pacis), “Roma pittrice. Le artiste a Roma tra il XVI e XIX secolo” (Museo di Roma), Rifugio antiaereo e bunker di Villa Torlonia e Circo Maximo Experience, per cui è previsto invece il biglietto ridotto. Il programma è suscettibile di variazioni Per info e aggiornamenti 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 19).

Verona. Ultimato il restauro: Porta Borsari (la porta Iovia della città romana costruita nel I sec. a.C.) restituita alla sua antica bellezza. L’intervento da 218mila euro realizzato con la sponsorizzazione tecnica

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La facciata esterna di Porta Borsari (la porta Iovia della Verona romana) dopo i restauri (foto comune verona)

Chi in questi giorni prenatalizi si è regalato una passeggiata in centro storico a Verona, ha potuto ammirare al ritrovata bellezza di Porta Borsari, la più imprtante porta di accesso alla Verona romana. Tolte le impalcature e i cartelloni pubblicitari, il monumento è tornato al suo originario splendore. Ciò grazie all’importante restauro, avviato nell’autunno 2023 e completato pochi giorni fa, volto a conservare le superfici lapidee e a proteggerle dalle intemperie. Pur essendo stata oggetto di interventi di restauro relativamente recenti, la Porta presentava infatti evidenti segni di degrado quali patine biologiche, croste nere, depositi e deterioramento delle copertine in piombo poste a protezione degli aggetti. Si aggiunga inoltre che durante il nubifragio di febbraio 2020, a causa del forte vento, è stata divelta quasi completamente la copertura in vetroresina, realizzata nei lavori degli anni Ottanta, posta sulla sommità del monumento, ed è rimata la sola parte lignea di riempimento sottostante, insufficiente a garantire la protezione della Porta dalle intemperie e diventando essa stessa pericolosa in quanto soggetta a repentino degrado. Porta Borsari, in antichità conosciuta con il nome di Porta Iovia per la presenza del vicino tempio dedicato a Giove Lustrale, è una delle porte che si aprivano lungo le mura romane di Verona. Situata all’inizio dell’omonima via, la sua costruzione risale alla seconda metà del I secolo a.C. Porta Borsari costituiva il principale ingresso alla città romana, immettendo l’importante via Postumia sul decumano massimo.

L’avvio dei lavori a settembre 2023. Un cantiere che, per l’importanza del monumento, è stato anche oggetto di visite guidate aperte ai cittadini e alle cittadine oltre che a studenti ed esperti del settore, per permettere loro di vedere e approfondire i diversi passaggi delle lavorazioni minuziose, quanto spesso impercettibili per chi non è del mestiere, ma che in ogni piccolo passaggio contribuiscono al risultato finale. L’intervento, del valore di circa 218mila euro, è stato effettuato attraverso lo strumento della sponsorizzazione tecnica, previsto dagli articoli 19 e 151 del (vecchio) Codice dei Contratti Pubblici e dall’art. 120 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, già utilizzato di recente per la colonna di San Marco in piazze Erbe e negli anni scorsi per Porta Nuova. Il costo è stato così sostenuto direttamente dall’impresa esecutrice – sponsor – che ha ricavato il relativo importo dalla vendita degli spazi pubblicitari.

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Autorità al sopralluogo a Porta Borsari di Verona al termine dell’intervento di restauro (foto comune verona)

“Inauguriamo oggi un altro importante intervento di restauro realizzato grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, attraverso lo strumento della sponsorizzazione tecnica”, dichiara la vicesindaco e assessore all’Edilizia Monumentale Barbara Bissoli, che ha partecipato al sopralluogo con il soprintendente Andrea Rosignoli, Massimo Tisato dell’omonima ditta di restauro, Umberto De Amicis dell’agenzia Media Event che ha curato le sponsorizzazioni, la dirigente Edilizia Monumentale del Comune Raffaella Gianello con la responsabile Edifici monumentali Viviana Tagetto, il direttore lavori Massimiliano Valdinoci. “La sponsorizzazione tecnica – continua Bissoli – consente di ottenere la realizzazione di interventi di restauro sul patrimonio monumentale comunale senza esborsi da parte del Comune, perché essi vengono sostenuti dall’impresa esecutrice e ripagati dai proventi della vendita degli spazi pubblicitari sui necessari ponteggi. Siamo davvero contenti di restituire Porta Borsari ai veronesi e ai visitatori, dopo averla liberata dalla patina del tempo e da materiali incongrui; si tratta di un monumento fondamentale per comprendere la storia e la struttura urbanistica di Verona: Porta Borsari, già Porta Iovia, consentiva di accedere, attraverso la prima cinta muraria, alla città fondata in epoca romana ad opera della prima comunità veronese che abitava il colle di San Pietro. Un restauro prezioso per un bene culturale cittadino di grande valore”.

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La facciata interna di Porta Borsari (la porta Iovia della Verona romana) dopo i restauri (foto comune verona)

L’intervento. L’incarico del restauro, a seguito di manifestazione di interesse, è stato affidato alla ditta Tisato Massimo Restauri di Verona, specializzata nel settore, che, coadiuvata dall’architetto Massimiliano Valdinoci, ha curato la predisposizione del progetto esecutivo dell’intervento, approvato dalla Soprintendenza. Per le verifiche e le indagini necessarie alla redazione di tale progetto, è stata necessaria fin da subito l’installazione di un ponteggio su ambedue i lati del monumento. In seguito a tali indagini e in collaborazione con i funzionari della Soprintendenza, sono state messe a punto le tecniche di intervento, che consistono nella pulizia da patine biologiche e dai depositi polverulenti, nella rimozione di stuccature e inserti metallici incongrui, nell’esecuzione di sigillature e micro-sigillature, mediante impasto compatibile con il supporto lapideo per tonalità, granulometria e composizione, nel rifacimento/restauro delle copertine in piombo degli aggetti (marcapiani, cornicioni, trabeazioni, timpani) e nella stesura di protettivo finale. È stata inoltre definita la modalità d’intervento per la copertura e protezione della cresta muraria, con rimozione di tutti i resti di vetroresina ancora presenti, degli attuali pannelli lignei, disgregati e degradati a causa dalle infiltrazioni di acqua meteorica, e realizzazione di nuova copertina in piombo, previo ripristino e raccordo del massetto sottostante con uno strato di malta stesa a “schiena d’asino”, in modo da favorire lo scorrimento delle acque. Da ultimo, sono stati installati dei dissuasori anti-volatili per impedire la nidificazione nelle forometrie.

Grosseto. Al museo Archeologico e d’Arte della Maremma la mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle”: per la prima volta sono mostrati al pubblico gli straordinari reperti etruschi scoperti nel 2004 nella necropoli di Sassi Grossi vicino a Roselle

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Locandina della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto dal 21 dicembre 2024 al 28 settembre 2025

Sabato 21 dicembre 2024, al museo Archeologico e d’arte della Maremma è stata inaugurata la mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle”, un affascinante viaggio nel passato, alla scoperta di uno dei più rilevanti ritrovamenti archeologici degli ultimi decenni. Per la prima volta sono mostrati al pubblico gli straordinari reperti etruschi scoperti nel 2004 in una località vicino a Roselle risalenti alla prima metà del VII secolo a.C. La mostra, che sarà visitabile fino al 28 settembre 2025, è il frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca, restauro e studio che ha coinvolto esperti di grande calibro e prestigiose istituzioni, tra cui il Laboratorio ArCe del dipartimento Sagas dell’università di Firenze, con il cofinanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Curatori il professore di Etruscologia del dipartimento Sagas dell’università di Firenze Luca Cappuccini e il professore di Etruscologia del Dsu dell’università dell’Aquila Matteo Milletti.

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Uno scettro proveniente dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

 

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Due scudi provenienti dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

Il sito di Sassi Grossi ha rivelato una tomba del VII secolo a.C. che ha restituito un contesto funerario eccezionale che ha suscitato un grande interesse nella comunità archeologica. La stessa racchiudeva due fosse sepolcrali: una destinata a due uomini e l’altra a una donna. I corredi funebri ritrovati, così come gli oggetti ritrovati all’interno, confermano la vivacità e la potenza culturale della famiglia di Sassi Grossi, che sembra aver avuto un ruolo determinante nella fondazione e nello sviluppo della città di Roselle. All’interno del percorso espositivo, i visitatori potranno ammirare oltre un centinaio di reperti, alcuni eccezionali, tra cui uno straordinario tripode bronzeo, capolavoro della metallurgia etrusca, dotato di un apparato decorativo privo di confronti. Oreficerie, vasi da banchetto, armi e alcuni preziosi e rari oggetti come uno scettro testimoniano l’altissimo livello sociale dei defunti, evidentemente capi di una comunità: la vicinanza a Roselle apre nuovi scenari sulla formazione della città appartenuta alla “dodecapoli etrusca”.

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Punte di lancia provenienti dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

 

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Una vetrina della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto (foto maam)

Le sepolture dei Sassi Grossi di Roselle rappresentano uno dei più importanti complessi funerari orientalizzanti dell’Etruria settentrionale. Lo scavo, condotto in emergenza tra il 2004 e il 2005 dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana in seguito a lavori agricoli, ha consentito di mettere in luce due grandi fosse di deposizione, in origine probabilmente inserite all’interno di un grande circolo di pietre. Gli articolati corredi di accompagno, sottoposti a un complesso e paziente progetto di restauro, consentono di attribuire le sepolture a individui posti al vertice della comunità locale: l’eccezionale tripode bronzeo, vero e proprio capolavoro della metallurgia etrusca, le oreficerie, i vasi da banchetto, le armi e altri rari e preziosi oggetti testimoniano l’adesione dei titolari delle tombe agli ideali aristocratici di epoca orientalizzante e il loro pieno inserimento nella fitta trama di rapporti tra élites dominanti dell’Italia centrale. La vicinanza con Roselle non può che aprire nuovi scenari sulla formazione dell’antica città etrusca.

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Un momento della presentazione della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” allestita al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto (foto maam)

“Questa mostra è una straordinaria opportunità per scoprire il nostro passato e per comprendere meglio le radici culturali del nostro territorio. La conoscenza della storia etrusca sarà certamente arricchita dalla bellezza e dal valore degli oggetti esposti”, affermano il primo cittadino Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore alla Cultura Luca Agresti. “In questo modo, contribuiremo anche a promuovere la cultura locale su scala nazionale, grazie a un programma di eventi che coinvolgerà studiosi di storia e archeologia etrusca”. Entusiasta il direttore del Maam Luca Giannini, che sottolinea: “È stato naturale per il Maam abbracciare questo meraviglioso progetto. La mostra risponde alla missione del museo di arricchire la conoscenza della nostra comunità con progetti scientifici di altissimo livello. Se aggiungiamo a tutto questo la pura bellezza dei reperti esposti, la mostra diventa imperdibile. Un sincero ringraziamento ai curatori Luca Cappuccini e Matteo Milletti, per il loro lavoro fondamentale, e al funzionario Sabap Enrico Maria Giuffrè per la sua collaborazione attiva”.

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Luca Cappuccini, curatore della mostra, professore di Etruscologia del dipartimento Sagas dell’università di Firenze (foto unifi)

 

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Matteo Milletti, curatore della mostra, professore di Etruscologia del Dsu dell’università dell’Aquila (foto maam)

Luca Cappuccini, curatore della mostra, sottolinea: “Per la prima volta al pubblico, presentiamo reperti di straordinaria importanza che ci permettono di ricostruire la più antica storia etrusca del territorio. Questi oggetti sono cruciali anche per comprendere come si siano formate le aristocrazie etrusche nel VII secolo a.C. Il sito di Sassi Grossi rappresenta un contesto eccezionale, paragonabile alle tombe principesche di Vetulonia, e questa mostra è solo il primo passo verso una comprensione più approfondita del sito e del processo di fondazione di Roselle”. Anche Matteo Milletti, co-curatore della mostra, evidenzia l’importanza della scoperta: “Le tombe dei Sassi Grossi offrono un’opportunità unica di esaminare la società etrusca del VII secolo, in particolare quella di Roselle. Su un piano scientifico, questo sito si inserisce perfettamente nel dibattito sulle relazioni tra Roselle e Vetulonia, due centri cruciali della Dodecapoli etrusca. A livello di valorizzazione, la mostra è una splendida occasione per mettere in luce la civiltà etrusca e promuovere il territorio della Maremma”.

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Due aequipondia (ovvero pesi da bilancia) in bronzo e finemente decorati, databili tra la fine dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

Dalle sepolture etrusche di Sassi Grossi arrivano i reperti ammirabili nella nuova mostra al museo Archeologico e d’Arte della Maremma. Ecco qualche curiosità. “I principi etruschi di Sassi Grossi – spiegano gli esperti del Maam – basavano parte della propria ricchezza sul commercio, come lascia intuire il ritrovamento di due aequipondia (ovvero pesi da bilancia) in bronzo e finemente decorati, databili tra la fine dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. La presenza di questi oggetti all’interno di una tomba principesca, caso unico nel mondo etrusco (al momento, infatti, tutti i pesi conosciuti provengono da santuari o da insediamenti), ci fa capire subito il potente messaggio simbolico che si voleva trasmettere: il proprietario di questi strumenti deteneva il controllo degli scambi commerciali in quanto possessore della norma necessaria a stabilire il peso e, quindi, valutare il corrispettivo delle merci scambiate. Ma quanto pesavano i due aequipondia etruschi? Esattamente 346,92 e 348,55 grammi, misure molto vicine al cosiddetto “piede microasiatico” (343,95 grammi), il più antico sistema ponderale noto in Etruria”.

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La figura del “Despotes ton hippon”, il Signore dei cavalli, che originariamente decorava la parte sommitale di un incensiere di bronzo, proveniente dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

L’elevato rango sociale dei defunti ci viene indicato dalla qualità dei reperti qui rinvenuti come ruote di carro, scudi, armi, un elmo e persino uno scettro. Davvero particolare è inoltre la figura del “Despotes ton hippon”, il Signore dei cavalli, che originariamente decorava la parte sommitale di un incensiere di bronzo e che adesso è diventato il simbolo della mostra. Gli oggetti recuperati pongono il corredo in parallelo con grandi tombe coeve quali il Circolo del Tridente e la Tomba del Duce a Vetulonia, il Circolo degli Avori e quello della Fibula a Marsiliana; ma possibili elementi di raffronto si incontrano anche nelle ricchissime tombe dell’Etruria meridionale, concentrate nei decenni centrali della prima metà del VII secolo a.C.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale il concerto di Sergio Cammariere apre “MuseoinFest – Festival delle Arti” nell’ambito delle iniziative di “Natale al MArRC”. Il direttore Sudano: “L’obiettivo è rendere il Museo un luogo accogliente, vivace e capace di dialogare con tutti”

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Sergio Cammariere, al centro tra la violoncellista Giovanna Famulari e Daniele Tittarelli alla tromba, protagonista al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Il concerto di Sergio Cammariere, sabato 21 dicembre 2024, ha aperto “MuseoinFest – Festival delle Arti”, la rassegna musicale che arricchisce il già ampio calendario di “Natale al MArRC” organizzato dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Dopo l’inaugurazione del programma natalizio con lo spettacolo di luci e le voci bianche del coro Mater Dei l’8 dicembre 2024, il museo ha offerto il primo grande appuntamento musicale della rassegna: Sergio Cammariere protagonista di una serata all’insegna della musica. L’artista – affiancato da Giovanna Famulari al violoncello e Daniele Tittarelli alla tromba – dà vita a un concerto che fonde jazz, ritmi latini e sudamericani con la sua intensa e raffinata espressività. Una performance pensata per esaltare l’armonia tra le diverse forme d’arte e per avvicinare il grande pubblico al Museo come luogo di incontro e scoperta. Il “MuseoinFest – Festival delle Arti” è un progetto che punta a consolidare la vocazione del MArRC come luogo vivo e aperto alla comunità, capace di abbracciare le molteplici sfaccettature dell’arte e creare dialoghi significativi tra le varie discipline. “Il nostro obiettivo”, dichiara il direttore Fabrizio Sudano, “è rendere il Museo un luogo accogliente, vivace e capace di dialogare con tutti, dove il patrimonio storico e archeologico possa incontrare la contemporaneità e parlare a un pubblico sempre più ampio. Eventi come questo sono fondamentali per rafforzare il legame con il territorio, trasformando il Museo in un punto di riferimento culturale e in uno spazio vivo per la comunità. Allo stesso tempo, l’obiettivo è quello di trasmettere una visione più internazionale del MArRC, come dimostra la presenza di artisti di grande rilievo, da Sergio Cammariere al gruppo gospel Vincent Bohanan & The Sound of Victory, che quest’anno arricchiscono la nostra proposta con la loro arte”.

reggio-calabria_archeologico_MuseoinFest-2024_locandinaLa rassegna prosegue con il concerto del celebre gruppo Gospel americano Vincent Bohanan & The Sound of Victory – vincitore di prestigiosi riconoscimenti internazionali – che darà seguito anche al ricco calendario natalizio e che si terrà il 26 dicembre 2024 alle 18 sempre in Piazza Orsi, offrendo al pubblico un’esperienza unica grazie alle travolgenti sonorità della musica gospel, soul e blues. E ancora, il 27 dicembre 2024 la rassegna si arricchisce con un evento che unisce letteratura e musica, tappa della VI edizione del Balenando in Burrasca Festival: il reading di Matteo Tarasco tratto dal libro La Fame, accompagnato dalle musiche dal vivo di Antonio Aprile, porterà il pubblico in un viaggio emozionante tra parole e suoni, alle ore 17:30, sempre all’interno degli spazi del Museo. Domenica 5 gennaio 2025 sarà invece la volta di “Zoé, il principio della vita”, un evento spettacolare del “Piccolo Nuovo Teatro” di Bastia Umbra, a cura del Teatro Urbano: testi suggestivi, artisti di strada, danza aerea e su trampoli, giocoleria, macchine sceniche e molto altro rappresenteranno la chiusura ufficiale di MuseoinFest – versione invernale – nella suggestiva cornice di Piazza De Nava. “Grazie all’impegno di Claudia Ventura, funzionario responsabile dell’Ufficio Valorizzazione e la collaborazione di Ruggero Pegna, per la Show Net srl, “MuseoinFest – Festival delle Arti” è un omaggio alla bellezza della musica, del teatro e delle arti performative, ma anche un’occasione per scoprire il Museo in una veste inedita e accogliente. l’obiettivo è quello di rendere il MArRC sempre più vicino al territorio e al tempo stesso proiettato in una dimensione internazionale, capace di attrarre e appassionare un pubblico sempre più vasto”.

Roma. Nel Foro Romano aprono per la prima volta al pubblico gli Horrea Piperataria, i magazzini delle spezie egizie e arabe, dopo lunghi anni di scavi e ricerche archeologiche oltre che di restauri: il nuovo itinerario di visita è stato concepito come un affascinante percorso illuminotecnico e multimediale di scoperta

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Gli Horrea Piperataria nel Foro Romano a Roma: il nuovo percorso ipogeo di visita su passerelle vetrate (foto simona murrone / PArCo)

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli con Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, all’apertura degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

Sono stati aperti venerdì 20 dicembre 2024, per la prima volta in assoluto, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, gli Horrea Piperataria, i magazzini “delle spezie egizie e arabe”, così citati da Plinio e soprattutto da Cassio Dione, costruiti dall’imperatore Domiziano sulle pendici sud ovest della Velia, la collina posta tra Esquilino e Palatino. Da sabato 21 dicembre 2024 i magazzini sono visitabili grazie a un nuovo ingresso posto sull’antico vicolo delle Carinae, anch’esso completamente risistemato e accessibile a tutti, dotato di una nuova pannellistica e percorribile dal Foro Romano fino al Tempio della Pace. Apertura: martedì, giovedì e sabato; ingresso con biglietti Forum Pass SUPER (18 euro) con aggiunta della visita guidata obbligatoria (8 euro); orario delle visite: 10-11.45-13.15 (italiano), 10.30-12.15-13.45 (inglese). Gruppi di massimo 10 persone. Durata 75 minuti (30’ visita + 45’ multimediale). Progetto a cura di Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Stefano Borghini, Aura Picchione.

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Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, con il ministro della Cultura Alessandro Giuli all’apertura degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

“Il parco archeologico del Colosseo inaugura e apre al pubblico un nuovo e affascinante spazio di visita, dopo lunghi anni di scavi e ricerche archeologiche oltre che di restauri”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Sotto la Basilica di Massenzio, e lungo il cosiddetto Vicus ad Carinas, tra Sacra Via e Foro della Pace, si collocano i magazzini costruiti dall’imperatore Domiziano per stoccare spezie e aromi provenienti dall’Egitto, Arabia e India e ritenuti particolarmente preziosi, tra cui erbe dalle proprietà farmacologiche. Il percorso offre un racconto che alterna la visione delle strutture archeologiche alle proiezioni immersive multimediali. Questa apertura amplia l’offerta al pubblico e, fornendo un nuovo tassello alla conoscenza dell’area archeologica centrale, contribuirà a diversificare i percorsi di visita, rendendo ancora più attrattiva l’offerta del Parco archeologico del Colosseo ai visitatori di tutto il mondo”.

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La strada basolata che delimita l’area degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

Il contesto archeologico e gli scavi. Gli Horrea Piperataria, magazzini imperiali delle spezie, uno dei prodotti più preziosi del monopolio imperiale, sono ricordati dalle fonti antiche come opera di Domiziano, posti in un settore della città destinato all’immagazzinamento già a partire dall’età repubblicana, delimitato dalla Sacra Via, dal cd. Vicus ad Carinas e da una strada basolata, alle pendici meridionali della Velia. Le molteplici trasformazioni di questa piccola collina, posta tra Esquilino e Palatino, e la sequenza urbanistico-architettonica di particolare complessità – tra la pianificazione di Nerone post incendio del 64 d.C. e i programmi monumentali di Massenzio qui avviati nel 306/7 d.C. – hanno determinato l’oblio degli Horrea Piperataria, fino alla scoperta da parte di Maria Barosso nel 1915.

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La stratificazione archeologica negli Horrea Piperataria nel Foro romano dopo le ricerche archeologiche del dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università (foto simona murrone / PArCo)

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L’area degli Horrea Piperataria nel Foro romano è stata oggetto si indagini sistematiche nel 2019 dal dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma (Progetto Velia – Grandi Scavi Sapienza) (foto simona murrone / PArCo)

Le indagini sistematiche avviate nel 2019 dal dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma (Progetto Velia – Grandi Scavi Sapienza) che ha scavato, su concessione del ministero della Cultura e in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo, hanno consentito di chiarire meglio l’articolazione planimetrica di questi magazzini, gli accessi e le percorrenze, le fasi costruttive e di trasformazione della struttura, destinata allo stoccaggio e alla vendita delle spezie pregiate, impiegate, in primo luogo, ad uso medico/farmaceutico. Lo scavo ha documentato inoltre le fasi monumentali che hanno preceduto gli Horrea Piperataria tra Augusto e l’incendio del 64 d.C., che diede avvio alla ripianificazione urbanistica voluta da Nerone. Gli Horrea Piperataria costituiscono l’unica struttura identificata archeologicamente nel complesso sistema logistico dello stato romano preposto all’approvvigionamento e alla commercializzazione delle spezie.

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Horrea piperataria situati lungo il vicus ad Carinas al Foro Romano: disegno (foto PArCo)

L’edificio era organizzato attorno a cortili porticati scoperti, provvisti di vasche funzionali con pozzi di deflusso, e articolato su più piani come mostrano le tracce di diversi corpi scala. Infatti, il complesso si sviluppava su terrazzamenti per seguire la naturale pendenza della collina. Le spezie d’altronde rappresentavano una ricchezza reale: basti pensare che alcune province dell’impero le usavano, in qualità di beni di prestigio, per versare tasse all’erario. Erano inoltre sfruttate, e importantissime a tal fine, in campo farmacologico. Tutta l’area intorno a cui sorsero gli Horrea Piperataria assunse, e mantenne per secoli, una vocazione “medico/sanitaria”, senza dubbio favorita dalla presenza di questi magazzini. Poco prima della Seconda guerra Punica, in questa zona aveva una domus e una taberna medica Arcagato, originario del Peloponneso, chiamato a Roma a spese dello Stato e primo medico pubblico della città. Il celebre Galeno di Pergamo, vissuto nel II secolo e medico anch’esso, aveva in questo settore della città la sua apotheca, ovvero un deposito di beni preziosi, proprio perché il quartiere forniva ampie garanzie di sicurezza, sorvegliato da presidi militari.

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La basilica dei Santi Cosma e Damiano è la più antica delle chiese che si affacciano sul Foro Romano: papa Felice IV la consacrò nel 526 d.C. in un’aula dell’antico Tempio della Pace (foto PArCo)

Non è dunque un caso se, proprio in una delle aule del Tempio della Pace, nel 526 d.C. si installò la basilica dedicata ai Santi medici Cosma e Damiano, continuando così la consolidata vocazione medica dell’area. L’8 marzo 1429, papa Martino V donò alla Universitas Aromatariorum Urbis (il “Collegio degli Speziali”), la chiesa di San Lorenzo eretta all’interno del Tempio di Antonio Pio e Faustina, perpetrando così fino al giorno d’oggi la tradizione medica del quartiere. Il complesso, infatti, è ancora sede del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico che svolge funzioni accademiche, culturali e sociali nell’ambito della storia della Farmacia.

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Il percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano parte dal Vicus ad Carinas (foto simona murrone / PArCo)

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L’ingresso negli Horrea Piperataria al Foro Romano (foto simona murrone / PArCo)

Il percorso di visita. In ragione di questa estesa stratificazione archeologica e cronologica, il progetto di allestimento è stato concepito come un affascinante percorso illuminotecnico e multimediale di scoperta che parte dal Vicus delle Carinae per arrivare fino all’interno degli ambienti ipogei degli Horrea Piperataria. Si snoda poi lungo una passerella quasi interamente vetrata e appesa al solaio in calcestruzzo degli anni ’30, lasciando visibili le sottostanti strutture archeologiche, come fosse un piano sospeso e sottile su cui i visitatori “levitano”, muovendosi a pochi centimetri dalle antiche pavimentazioni.

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Le luci illuminano i dettagli architettonici lungo il percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

Il solaio moderno e la struttura metallica, con i loro colori scuri, spariscono avvolti nella penombra, interrotta solo dalle videoproiezioni e dalla progressiva e alternata accensione delle luci architetturali sulle strutture antiche, che illuminano e spengono elementi architettonici a supporto del racconto.

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Il sistema di passerelle per la visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto simona murrone / PArCo)

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Il ministro Alessandro Giuli e il direttore Alfonsina Russo davanti agli apparati multimediali nel percorso di visita degli Horrea Piperataria nel Foro romano (foto PArCo)

La fruizione, avvalendosi della pannellistica e dell’esperienza immersiva, diventa un viaggio a tappe, dove l’elemento architettonico diviene dapprima guida discreta nella scoperta, poi supporto al racconto multimediale dell’interno. Qui il visitatore è accompagnato passo dopo passo da un allestimento fatto di luci, videoproiezioni, musica in un susseguirsi di emozioni e di scoperte: il progetto architettonico è completamente orientato alla lettura pluristratificata del sito archeologico e si avvale di un percorso cronologico di disvelamento delle strutture, che partono dagli strati più recenti e finiscono a quelli più antichi. La successione stratigrafica corrisponde anche alla successione temporale e, nel racconto, si procede a ritroso nel tempo in un’esperienza davvero coinvolgente.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Natale all’Etru” doppia visita tematica: al mattino sui tesori dell’Agro Falisco con Valeria de Scarpis e al pomeriggio sul saccheggio dei beni archeologici con Francesca Mazzoncini

roma_villa-giulia_natale-all-etru-2024_locandinaÈ sabato, e “Natale all’Etru”, lo speciale ciclo di visite guidate tematiche alle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, raddoppia: una al mattino e una al pomeriggio. Le visite sono gratuite, comprese nel costo del biglietto d’ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo salvo disponibilità.

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Il monumentale cratere dell’Aurora, a figure rosse suddipinte in bianco e giallo, dalla necropoli delle Colonnette di Falerii Veteres e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Sabato 21 dicembre 2024 si inizia alle 11 con la visita guidata “Alla scoperta dell’Agro falisco e Capenate” a cura di Valeria de Scarpis. I Falisci e i Capenati erano due popolazioni che gravitavano sulla sponda destra del Tevere, vicini degli Etruschi e loro alleati negli scontri con Roma. Nelle sale dalla 31 alla 36 del Museo sono esposti reperti eccezionali: corredi ricchissimi, oggetti di importazione, testimonianze preziose per la storia della lingua e raffinate e originali produzioni locali, apprezzate anche fuori dai confini territoriali. Valeria de Scarpis accompagnerà i partecipanti a scoprire alcuni dei reperti che costituirono il primo nucleo di materiali del museo di Villa Giulia, strettamente connessi all’avveniristica impresa della Carta Archeologica d’Italia e alla nascita stessa del Museo. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.

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Urna a capanna in lamina di bronzo proveniente dalla necropoli dell’Osteria di Vulci, eccezionale monumento dell’arte villanoviana, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Secondo appuntamento, sempre sabato 21 dicembre 2024, alle 17, con la visita guidata “Ladri di memoria: il saccheggio dei beni archeologici in Italia” a cura di Francesca Mazzoncini. Uno sguardo inusuale su Villa Giulia. Attraverso i reperti conservati nel Museo, fra i quali l’urna a capanna in bronzo proveniente da Vulci, indaghiamo i retroscena del traffico internazionale di beni culturali, all’origine della grande razzia del sottosuolo italiano. Francesca Mazzoncini condurrà i partecipanti in questo viaggio tra i protagonisti che hanno segnato la storia del Novecento per quanto concerne il furto di alcuni capolavori e il loro ritrovamento. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.

Velia. All’area archeologica la Festa dell’Olio con presentazione di Oulios, l’olio extravergine d’oliva di Velia. Il direttore Tiziana D’Angela spiega perché Oulios nasce dalla storia

velia_area-archeologica_festa-dell-olio-2024_locandinaQuesta volta il tempo è amico. E sabato 21 dicembre 2024 al parco archeologico di Velia si può tenere la Festa dell’Olio con presentazione di Oulios, l’olio extravergine d’oliva che nasce dalla sinergia tra ricerca storico-culturale e agricoltura sostenibile. I visitatori potranno prendere parte alla degustazione di olio e prodotti tipici del Cilento e assistere alla performance musicale del “Christmas in jazz trio” dell’Associazione Sofy Music. Per l’occasione saranno anche previste attività educative per bambini e visite guidate agli scavi. L’ingresso è gratuito per tutti i partecipanti.

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Raccolta delle olive nell’area archeològica di Velia (foto pa-paeve)

La valorizzazione del Parco di Velia passa attraverso un percorso che integra la tutela e la ricerca del Patrimonio Culturale con la rigenerazione agricola delle sue risorse ambientali. Questa la consapevolezza che ha condotto i Parchi archeologici di Paestum e Velia alla definizione di un programma di rivalutazione, anche a fini produttivi, del ricco contesto vegetale dell’area archeologica. È nata così, al termine di un’annualità che ha già visto l’istituzione di giornate dedicate ai gelsi e ai melograni, la prima produzione di olio di oliva. Un olio extravergine di qualità, prodotto dai frutti delle piante dell’acropoli di Velia, raccolti con ogni cura, a mano, e moliti a freddo con tecniche tradizionali e salutari. L’attività, preludio di una esperienza più ampia e strutturata, ha costituito un momento di dialogo con il territorio di pertinenza e con le sue energie migliori, quelle impegnate continuativamente a curare e diffondere il patrimonio botanico locale. La produzione di Oulios, l’olio di Velia, ha infatti visto coinvolte l’associazione bio-distretto Cilento e la cooperativa agricola Nuovo Cilento, entrambe impegnate nella promozione di uno sviluppo responsabile e sostenibile del territorio. Sono questi i temi su cui si svilupperà l’incontro del 21 dicembre al parco archeologico di Velia quando saranno presentati al pubblico i primi risultati di questa rinnovata strategia di valorizzazione e cooperazione. In questa occasione i Parchi archeologici di Paestum e Velia condivideranno insieme con le principali Istituzioni di governo del territorio e con gli attori che hanno partecipato alla realizzazione dell’olio di Velia, il senso dell’esperienza svolta, unitamente a un programma di iniziative future.

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Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

“La cultura dell’olio permea la storia di Velia e del nostro territorio da millenni”, dichiara il direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo. “Ed è proprio dalla storia che nasce Oulios, l’olio extravergine del Parco archeologico di Velia, prodotto dagli ulivi del sito attraverso una stretta collaborazione con importanti realtà agricole del nostro territorio. Oulios è un termine greco associato tanto al dio Apollo quanto al filosofo Parmenide (ouliades), che significa “guaritore” e che in questo caso intende richiamare il legame profondo che esiste tra natura e cura, oggi come in antichità. La produzione di quest’olio ci ha consentito di riflettere ulteriormente anche sulla complessità della nozione di cura del nostro patrimonio, non solo archeologico ma anche naturale”. Interverranno alla presentazione: il Comune di Ascea, il bio-distretto Cilento, la cooperativa agricola Nuovo Cilento, l’ente parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni e la comunità montana Bussento Lambro Mingardo. Seguiranno degustazione dell’olio e di prodotti tipici, con accompagnamento musicale “Christmas in jazz trio” a cura dell’associazione Sofy Music e visita agli scavi in corso sull’acropoli di Velia a suggellare l’unità dei temi di promozione culturale e ambientale. Durante la mattinata si terranno anche dei laboratori a tema per bambini e ragazzi.

velia_area-archeologica_festa-dell-olio-2024_programma_locandinaProgramma: la Festa dell’Olio si tiene dalle 9 alle 16 nell’area dell’acropoli tra il teatro e la zona ulivi. Dalle 9 alle 11 visita all’acropoli e allo scavo in corso e laboratorio didattico per bambini e ragazzi; dalle 11 alle 13 presentazione dell’olio di Velia “Oulios“; alle 13, degustazione dell’olio e di prodotti tipici; performance musicale “Christmas Jazz in trio” a cura dell’associazione Sofy Music; alle 15, visita allo scavo in corso sull’acropoli.

Napoli. Per le festività al museo Archeologico nazionale la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” e nell’atrio il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino

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Acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) (foto mann)

Novità per le festività natalizie al museo Archeologico nazionale di Napoli: dal 19 dicembre 2024, nella sala 95, la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” che, sino al 24 febbraio 2025, presenta al pubblico cento tra le nuove acquisizioni del Museo. E nell’Atrio del Mann, il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino. Il 24 e il 31 dicembre 2024 il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà aperto dalle 10 alle 18, il 25 dicembre si osserverà chiusura, mentre il 1° gennaio il Museo sarà straordinariamente aperto al pubblico, dalle 10 alle 18.

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Replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929) (foto mann)

La mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” è a cura di Andrea Milanese, Ruggiero Ferraojoli e Domenico Pino; la progettazione di allestimento è di Fernando Giannella e Alice Lentisco (direzione generale Musei). Le opere, che sono entrate a far parte del patrimonio dell’Istituto negli ultimi due anni, per acquisti o donazioni, testimoniano l’immensa fortuna che il Museo ha riscosso nel corso della sua storia (saranno 250 anni nel 2027).  Tra i pezzi acquistati in esposizione, spiccano il grande acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) – con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) – e la replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929). Tra le donazioni vi sono i disegni preparatori che, offerti dallo studioso e collezionista Carlo Knight, permettono di ricostruire con più accuratezza la storia de Le Antichità di Ercolano Esposte. La donazione di Ernesto Bowinkel arricchisce, invece, le collezioni fotografiche del Museo con alcune migliaia di positivi e circa duecento negativi su lastra, tutti legati alla storia del viaggio in Italia, di cui Napoli e le sue antichità furono una tappa fondamentale.

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Il Presepe dei monaci, in prestito al Mann dalla Certosa e Museo di San Martino, realizzato da maestranze napoletane della seconda metà del XVIII secolo (foto mann)

Nell’Atrio del Mann, il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino: realizzato da maestranze napoletane della seconda metà del XVIII secolo, il presepe ambienta la scena della Natività tra architetture classiche, per testimoniare le contaminazioni tra cristianesimo e pensiero pagano. Particolarmente interessanti sono le due figurine del pastorello bambino e della contadinella, sebbene l’angelo con turibolo, attribuito a Giuseppe Sammartino, sia con ogni probabilità, il pezzo più pregevole della composizione.