Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “Letture e dialoghi sulla poesia di ieri e di oggi” nella Giornata mondiale della Poesia

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Per la Giornata mondiale della Poesia, venerdì 21 marzo 2025, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Letture e dialoghi sulla poesia di ieri e di oggi” a cura di Marco Colletti per “Il talento di Roma”, in collaborazione con Etru, il patrocinio di Municipio Roma II e il supporto tecnico di Acquario Romano. Prenotazione all’indirizzo mail: iltalentodiroma@gmail.com. Conduce Marco Colletti, con la collaborazione di Germana Noemi Altese, Iolanda La Carrubba e Ilaria Palomba. Mostra fotografica “Intimi ritratti” di Dino Ignani. Alle 11, saluti istituzionali: Luana Toniolo, direttrice museo Etru; Fabrizio Rufo, assessore alla Cultura e ai Rapporti con l’Università del II Municipio. Introduzione: Chiara Mazza per “Il Talento di Roma”. Apertura della Giornata: Marco Colletti e Luigi Cannillo. Alle 11.40, “Intimi ritratti” di Dino Ignani. Letture incrociate accanto ai ritratti: Silvio Raffo, Iolanda La Carrubba, Lucianna Argentino, Isabella Bignozzi, Carla Cenci, Maria Teresa Ciammaruconi, Michele Arcangelo Firinu, Mario Gravina, Gabriella Greco, Stefano Mura, Andrea Orlandi, Marco Palladini, Lorenzo Pompeo, Luciana Raggi, Anna Segre, Antonietta Tiberia, Ilaria Palomba. Alle 12.45, “Poeti in cattedra: come un poeta trasmette la poesia agli studenti”. Modera Claudio Giovanardi: dialogo tra Sonia Gentili, Tommaso Ottonieri, Carla De Bellis. Alle 14.30, introduzione di Ennio Cavalli: “Impegno civile, poesia e temi della pace”. Alle 14.45, moderano Marco Colletti e Chiara Mazza: “Esperienze poetiche dal carcere di Rebibbia” a cura di Zingonia Zingone, Asia Vaudo, Ottavia Pojaghi Bettoni, Allegra Franciosi e letture di poeti che hanno vissuto l’esperienza del carcere. Alle 15, “Case editrici e Poesia”. Modera Annarosa Mattei: Diana Battaggia (Ed. La Vita Felice), Piera Mattei (Ed.Gattomerlino), Matteo Chiavarone (Ed. Ensemble), Cinzia Marulli (Le Gemme-Quaderni di Poesia, Ed. Progetto Cultura), Alessandro Orlandi (Ed. La Lepre Edizioni), Daniela Fugaro (Biblioteca Alessandrina). Alle 15.45, “Intimi ritratti” di Dino Ignani. Letture incrociate accanto ai ritratti: Valentina Ciurleo, Davide Cortese, Flaminia Cruciani, Fernando Della Posta, Stefania Di Lino, Michele Di Tonno, Giorgio Galli, Ilaria Giovinazzo, Irene Sabetta, Fabio Sebastiani, Gianpiero Stefanoni. Alle 16.25, “Riviste letterarie e Poesia”. Modera Mariella De Santis: Tiziana Colusso (FormaFluens-International Literary Magazine), Mariella De Santis e Tommaso Ottonieri (Smerilliana), Antonella Rizzo e Gabriella Sica (Metaphorica), Claudio Damiani (Viva – Una rivista in carne e ossa), Cetta Petrollo Pagliarani (Rossocorpolingua). Alle 17.10, “La poesia attraverso le immagini”. Modera Chiara Mazza: Presentazione di Rotaie di Giulia Anania. Alle 17.50, conclusioni di Elio Pecora. Alle 18:05, “Intimi ritratti” di Dino Ignani. Letture incrociate accanto ai ritratti: Annelisa Alleva, Germana Noemi Altese, Anna Maria Curci, Mauro Corona, Annamaria Ferramosca, Sonia Giovannetti, Annalisa Lucini, Desirée Massaroni, Monica Martinelli, Cetta Petrollo, Davide Toffoli, Alexandra Zambà, Marco Masciovecchio, Cecilia Lavatore.

Locri (RC). Per il secondo incontro di “Un caffè… storicamente corretto”, a cura di Elena Trunfio e Marilisa Morrone, al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Temesa. Il mito e la storia” di Maurizio Cannatà, direttore del museo Archeologico nazionale “V. Capialbi” di Vibo Valentia

locri_archeologico_caffè-storicamente-corretto_libro-temesa-il-mito-e-la-storia_cannatà_presentazione_locandinaIl ciclo di incontri “Un caffè…storicamente corretto” al museo Archeologico nazionale di Locri (RC) è giunto al secondo appuntamento, quello di marzo. Il progetto, curato dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, Elena Trunfio, e dalla presidente del circolo di Studi storici “Le Calabrie”, Marilisa Morrone, oltre che con il patrocinio del Comune di Locri, quest’anno si arricchisce del patrocinio del Comune di Portigliola e della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e vuole, come di consueto, offrire al pubblico diversi spunti di approfondimento su temi ampi legati al mondo della storia, dell’arte e dell’archeologia, con il coinvolgimento di studiosi autorevoli, afferenti tra l’altro ai più importanti atenei italiani. Giovedì 20 marzo 2025, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Locri, per “Un caffè… storicamente corretto”, presentazione del libro “Temesa. Il mito e la storia” di Maurizio Cannatà, direttore del museo Archeologico nazionale “V. Capialbi” di Vibo Valentia. Introducono Elena Trunfio e Marilisa Morrone.

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Copertina del libro “Temesa. Il mito e la storia” di Maurizio Cannatà

Temesa. Il mito e la storia (Rubbettino editore). Con il polionimo Temesa (latino Tempsa) gli antichi hanno identificato un centro ubicato lungo la fascia costiera tirrenica della Calabria, tra Clampetia e Hipponion, dapprima emporion internazionale di scambio di metalli (VIII sec. a.C.), poi centro indigeno posto sotto il controllo delle poleis greche, Sibari prima e Crotone poi (VI-V sec. a.C.), ancora oppidum italico (IV-III sec. a.C.) e colonia civium Romanorum (II-I sec. a.C.), statio lungo la principale viabilità imperiale (I-IV sec. d.C.) e infine una delle più antiche sedi vescovili di tutta l’Italia meridionale (VI-VII sec. d.C.). Vent’anni di studi e ricerche hanno consentito di riconoscere Temesa in un complesso sistema insediativo ubicato tra i corsi terminali dei fiumi Oliva e Savuto, dove sono concentrate numerose testimonianze materiali che coprono, nel loro complesso, l’intera storia del centro antico. Non un unico sito pluristratificato quindi, bensì una pluralità di evidenze, che riassumono quanto noi sappiamo su Temesa da parte delle fonti letterarie. Attraverso la rilettura dei vecchi dati, della cartografia, delle foto aeree, di nuovi scavi e ricognizioni, questo lavoro colma per la prima volta il gap esistente tra l’eccezionale corpus di fonti letterarie relative alla città e i dati archeologici a essa riferibili, fornendo una lettura organica di tutte le fasi di occupazione del suo territorio, dalla protostoria alla tarda antichità.

 

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale al via “Novità. Doc?”, il ciclo di conferenze con giovani studiosi che si occupano dello sviluppo di Altino e del suo territorio nell’antichità e frequentano costantemente i depositi del parco archeologico. Ecco il programma

altino_parco_conferenza-novità-doc-giovani-studiosi-per-l-antica-altino_locandina“Giovani studiosi per l’antica Altino”: sono numerosi i giovani studiosi, specializzandi e dottorandi presso diverse Università o già liberi professionisti, che si occupano dello sviluppo di Altino e del suo territorio nell’antichità e frequentano costantemente i depositi del parco archeologico di Altino. I loro studi contribuiscono a ricostruirne le vicende, dalla preistoria all’abbandono nel VII secolo, passando per l’età del ferro, quando Altino fu fondata e abitata dai Veneti antichi, e l’età romana. “Li abbiamo invitati a parlarne al Museo”, annuncia Marianna Bressan, direttrice del parco archeologico di Altino (Ve). Eccio quindi “Novità. Doc?”, il ciclo di conferenze in programma nella primavera 2025 nella sala Colonne del museo Archeologico nazionale di Altino, un’occasione per conoscere le metodologie applicate dagli archeologi e vedere direttamente i reperti protagonisti degli studi. Ecco il programma. Info: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

Giovedì 20 marzo 2025, ore 15.30, “Preistoria lagunare, una proposta di ricerca antologica” con Damiano Paris, specialista in Beni archeologici – università di Pisa, libero professionista; giovedì 17 aprile 2025, ore 15.30, “L’abitato protostorico in località “I Marzi” di Portegrandi” con Roberta Busato, specialista in Beni archeologici – università di Padova, libera professionista; giovedì 22 maggio 2025, ore 15.30, “Altino, località Fornace. Prima del santuario del dio Alt(i)no” con Nadia Noio, dott.ssa di ricerca in Archeologia – università di Padova, libera professionista; giovedì 5 giugno 2025, ore 15.30, “Modus Vivendi. I reperti della cloaca raccontano Altino romana” con Valentina Mantovani, dott.ssa di ricerca in Archeologia – università di Padova, ricercatrice indipendente.

Cassano All’Ionio (Cs). Riaprono al pubblico le grotte di Sant’Angelo 3650 metri di condotte sotterranee, 7000 anni di frequentazioni umane attestate da ricerche e scavi archeologici. Ecco il programma

cassano-all-ionio_riapertura-Grotte-di-sant-angelo_locandinaIl 20 marzo 2025, dopo un lungo periodo di chiusura, le Grotte di Sant’Angelo di Cassano All’Ionio riaprono le loro porte al grande pubblico, permettendo a tutti di godere di questo meraviglioso monumento naturale. La riapertura è alle 15, con punto d’incontro all’ingresso delle Grotte: presenti l’Amministrazione comunale di Cassano, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza, la direzione del museo Archeologico nazionale della Sibaritide, il Centro regionale di Speleologia “Enzo dei Medici” che gestirà il complesso, dopo la riapertura, grazie a una convenzione firmata nel novembre 2024. Il giorno successivo, venerdì 21 marzo 2025, vi saranno due turni di visite guidate nella cavità. Tali visite, condotte da esperti, saranno gratuite. 3650 metri di condotte sotterranee, tra grandi sale e gallerie splendidamente concrezionate, 7000 anni di frequentazioni umane attestate da ricerche e scavi archeologici, le evidenze di antiche coltivazioni minerarie tese allo sfruttamento di depositi di gesso, un ecosistema popolato da molteplici forme di vita perfettamente adattate all’oscurità: sono solo alcuni dei motivi per visitare questo straordinario sito speleologico. Per chi volesse partecipare alla due giorni di rinascita dello storico complesso carsico cassanese prenotando la visita o anche solo per avere informazioni può telefonare al 328 808 4284 e al 333 342 9008 o scrivere una mail a grottedisantangelo@gmail.com o crsenzodeimedici@gmail.com.

Il programma di giovedì 20 marzo 2025, ore 15: “Riapertura al pubblico dei percorsi turistici” a cura del Comune di Cassano All’Ionio. Saluti istituzionali: Giovanni Papasso, sindaco di Cassano All’Ionio; Sara Russo, assessore con delega al Centro Storico di Cassano All’Ionio; Felice Larocca, presidente Centro Regionale di Speleologia Enzo dei Medici. Intervengono: Filippo Demma, direttore parchi archeologici di Crotone e Sibari; Paola Aurino, soprintendente ABAP Cosenza. Venerdì 21 marzo 2025, ore 10-13: “Visite in grotta guidate da esperti” a cura del Centro regionale di Speleologia “Enzo dei Medici”.

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Le grotte di Sant’Angelo a Cassano All’Ionio (Cs) (foto drm-calabria)

Le grotte di Sant’Angelo a Cassano All’Ionio. Situate a poca distanza dal centro abitato, queste grotte si sviluppano per oltre 3500 metri su più livelli altitudinali attraverso ampie e profonde fratture presenti nella roccia. Tra 7000 e 3500 anni fa gli ambienti sotterranei sono stati ripetutamente utilizzati dall’uomo, che ha lasciato numerose testimonianze del proprio passaggio. Se le aree d’ingresso palesano tracce di insediamenti per finalità residenziali, in profondità emerge l’uso sepolcrale e cultuale di numerose condotte e sale, alcune delle quali molto estese. Le grotte, ricche di formazioni stalatto-stalagmitiche, possiedono alcuni rami con abbondanti depositi di gesso microcristallino, sfruttato in età storica come materiale per l’edilizia.

Pompei. Doppio appuntamento con l’Associazione internazionale Amici di Pompei: presentazione del libro “Donne e violenze di guerra” di Mariarosaria Barbera e conferenza di Antonio De Simone sulla cosiddetta villa di Augusto di Somma Vesuviana 

pompei_biblioteca_amici_donne-e-violenze_berg-miniero_locandinaL’inizio della primavera viene celebrato dall’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS con un doppio appuntamento. Si inizia giovedì 20 marzo 2025, alle 17, nella biblioteca del parco archeologico di Pompei “Giuseppe Fiorelli” (via Plinio, 4): le archeologhe Ria Berg e Paola Miniero presentano il libro “Donne e violenze di guerra. Uno sguardo sull’età antica” di Mariarosaria Barbera (Ed. ESPERA 2024).  All’incontro sarà presente l’autrice, archeologa, già soprintendente in vari siti italiani e direttore del parco archeologico di Ostia, che ha al suo attivo altre tre monografie sulla dimensione femminile nel mondo antico.

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L’archeologa Mariarosaria Barbera

Il libro. Dalla più remota antichità, le violenze di guerra hanno accompagnato e segnato la vita delle donne, madri, mogli, figlie dei guerrieri impegnati ad attaccare i nemici e a difendere la patria e la famiglia. Nell’età antica il bacino del Mediterraneo, così come le regioni centro e nord-europee assoggettate all’impero romano, sono state teatro di guerre sanguinose e battaglie memorabili che, oltre a definire storia e destini dei Paesi e popoli di lingua greca e latina, hanno visto la partecipazione in massa della componente femminile della società. Le donne si presentano soprattutto come vittime delle sconfitte militari, private della libertà e finanche dei figli, in un mondo privo di convenzioni sullo stato dei prigionieri, dove secondo “una legge universale ed eterna, in una città presa dai nemici in stato di guerra, tutte le cose, persone e beni, appartengono ai vincitori”; e dove si distinguono forme di violenza e pulizia etnica solitamente riservate alle prigioniere. Ma scavando nelle fonti antiche, s’individuano anche figure di mediatrici e operatrici di pace, né mancano le ispiratrici di guerre, non sempre consapevoli. L’ampio panorama delineato accoglie e restituisce significativi episodi del mito e della grande letteratura greca e romana, a partire dai poemi omerici e dai tragici dell’età classica utili a integrare le spesso avare notizie di storici e cronachisti. Infine, si dedica una sezione alle donne che alle guerre hanno partecipato attivamente, sia combattendo con ogni mezzo a difesa della loro città assediata dai nemici, sia prendendo le armi per contrastare potenti nemici che ne minacciavano confini e trono, come nel caso di non pochissime regine “guerriere”, capaci di levare – talvolta guidare – eserciti in lotta contro imperi potenti, dai Persiani ai Romani. Anche qui, il mito soccorre con il ricordo delle Amazzoni, le guerriere a cavallo che Erodoto introduce nella Storia, rielaborando e reinterpretando il modello di società dell’Asia centrale non troppo distanti dall’area di lingua greca affacciata sul Mediterraneo.

pompei_auditorium_amici_villa-di-augusto_de-simone_locandinaSi prosegue venerdì 21 marzo 2025, alle 17, all’Auditorium degli Scavi di Pompei l’archeologo Antonio De Simone, docente dell’università Suor Orsola Benincasa, terrà la conferenza “La cosiddetta villa di Augusto a Somma Vesuviana”. Il professore renderà noti gli ultimi risultati degli scavi di Somma Vesuviana, da lui effettuati, che hanno portato alla luce una grande villa romana, nota come “Villa di Augusto”. Emersa in località Starza della Regina, è stata scavata a partire dal 2002 grazie all’impegno dell’università di Tokyo in collaborazione con l’università Suor Orsola Benincasa. La Villa nasce tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. e viene seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 472, nota con il nome di eruzione di Pollena. Le ricerche svolte negli ultimi anni mostrano che la Villa sorge sui resti di una precedente struttura sepolta dall’eruzione del 79.

Ercolano. Al parco archeologico, dopo oltre 25 anni, aperte la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di legno, prima tappa del progetto Domus con Packard Humanities Institute, presenti il ministro Giuli e il viceministro Cirielli. E presentata la app ErcolanoDigitale per una visita interattiva e immersiva. Il direttore Sirano: “Pronti a proiettare nel futuro il nostro straordinario passato, e anche all’avvio di nuovi scavi”

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Il peristilio della Casa del Colonnato Tuscanico a Ercolano, riaperta dopo un lungo restauro (foto paerco)

Taglio del nastro a Ercolano per la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di legno, che rappresentano simbolicamente l’origine dell’antica Ercolano: la prima per un dipinto dove è raffigurato il sacrificio di fondazione della città da parte di Ercole, la seconda per il ritrovamento di una statuetta dello stesso eroe nel larario da cui prende il nome. L’apertura, mercoledì 19 marzo 2025, dopo oltre venticinque anni, di due tra le più belle residenze dell’antica città ha rappresentato la conclusione della prima fase del Progetto Domus alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, del viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Edmondo Cirielli. Il parco archeologico di Ercolano si prepara così a entrare nel futuro offrendo ai visitatori un’esperienza ancora più completa e coinvolgente con una serie di proposte innovative.

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Il direttore Francesco Sirano presenta al ministro Giuli e al viceministro Cirielli le domus restaurate e riaperte a Ercolano (foto emanuele antonio minerva – agnese sbaffi / mic)

A fare gli onori di casa il direttore del Parco Francesco Sirano, insieme ai rappresentati del Packard Humanities Institute (prof. Richard Hodges, arch. Jaime Garcia e arch. Jane Thompson) l’Ente filantropico che affianca Ercolano in un partenariato pubblico privato che dura da ben 24 anni. Il direttore ha sottolineato l’estrema complessità e innovazione tecnologica degli interventi sulle domus appena riaperte e si è soffermato sul complessivo approccio strategico ai temi della conservazione e della fruizione del patrimonio. Nuove entusiasmanti prospettive si aprono grazie alla sottoscrizione (luglio 2024) del protocollo d’Intesa con il Packard Humanities Institute con la realizzazione di nuovi depositi, laboratori, uffici e la storica ripresa, a quasi cento anni dall’inizio degli scavi Maiuri, delle ricerche archeologiche su vasta scala nell’area est della città antica. Le domus restaurate e gli strumenti digitali si aggiungono all’offerta di visita già a disposizione del pubblico e rendono l’esperienza di camminare in una città romana ancora più affascinante e ricca di contenuti, mettono a diretto contatto con la vita quotidiana degli ercolanesi di duemila anni fa: un’esperienza che pochi siti archeologici al mondo offrono e che ad Ercolano risulta essere ancora più suggestiva grazie all’eccezionale stato di conservazione e agli innovativi restauri inaugurati da Amedeo Maiuri a partire dalla fine degli anni ’20 del Novecento.

Grazie dunque all’ampliamento dell’offerta culturale, Ercolano si conferma un luogo unico dove la storia antica incontra le tecnologie moderne. Ed è stato proprio il ministro Giuli ad essere testimone della nuova vita del Parco che ha trovato una Ercolano in pieno fermento: oltre all’apertura della Casa del Colonnato Tuscanico e della Casa del Sacello di legno restaurate, ecco la nuova veste della Stanza del custode del Sacello degli Augustali, e poi i lavori in corso alle Terme Suburbane e le manutenzioni straordinarie su scala urbana.

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Le Terme suburbane di Ercolano (foto paerco)

E per entrare in sintonia con questi straordinari luoghi il Parco mette ora a disposizione una nuova App mobile per sistemi Android e IOs, parte integrante di Ercolano Digitale, un vero e proprio ecosistema di risorse online fruibili attraverso il nuovo portale istituzionale del Parco, ricco di molteplici servizi e contenuti 3D, la  piattaforma dedicata alla catalogazione dei reperti (già on line attraverso il collegamento dinamico con Il Catalogo Nazionale dei Beni Culturali) e il portale Open Data, presto on line per l’intera comunità scientifica di riferimento e non solo.  L’App Ercolano digitale è disponibile in nove lingue e può essere scaricata liberamente dai principali stores; sfrutta l’innovativa connessione WIFI e LiFi del Parco attraverso cui le informazioni arrivano automaticamente sui device fornendo contenuti contestuali rispetto alla posizione del visitatore grazie ad una capillare rete di beacon bluetooth, unica nel suo genere nei siti archeologici italiani. I visitatori possono scegliere tra cinque percorsi in base ai contenuti tematici, all’età e ai tempi di percorrenza per una visita a misura di tutti.

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La Casa del Sacello di legno a Ercolano durante i restauri (foto paerco)

Il Progetto Domus, di restauro conservativo di sei domus, è stato basato sul consolidato approccio che caratterizza la programmazione congiunta tra il parco archeologico di Ercolano ed il Packard Humanities Institute, vale a dire una efficace distribuzione delle risorse economiche che abbia come obiettivo la conservazione “orizzontale” e diffusa del Bene Culturale, al contrario dell’approccio “casa per casa”. Alcune delle lavorazioni più complesse sono state realizzate nella Casa del Colonnato tuscanico, dove è stato effettuato un intervento di parziale sollevamento delle colonne del peristilio con annessa trabeazione, riportandolo allo stato originario di epoca romana e rafforzando la struttura statica della casa, resa finalmente visitabile.

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La Casa del Sacello di legno a Ercolano dopo i restauri (foto paerco)

Nelle Case del Colonnato tuscanico e del Sacello di legno, riconsegnate mercoledì 19 marzo 2025 ai visitatori, grande attenzione è stata rivolta alle delicate pavimentazioni, in particolare quelle in battuto di cocciopesto, e al ripristino delle condizioni conservative per garantirne la stabilità in funzione della riapertura. Sono state testate nuove tipologie di malte di ripristino per verificarne la durabilità in un contesto all’aperto e soggetto a notevoli sollecitazioni meccaniche. Le superfici decorative parietali quali dipinti murali e intonaci sono state consolidate, garantendone la protezione e assicurando una corretta gestione dell’acqua piovana. In questo modo, nell’arco di qualche anno, gli indici di umidità nelle murature saranno di molto ridimensionati rendendo possibile una ulteriore, nuova fase di interventi, volta al recupero estetico delle superfici, operazione al momento già effettuata su alcuni affreschi in idonee condizioni delle domus coinvolte.

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Terme suburbane di Ercolano: stucco prima del restauro (foto paerco)

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Terme suburbane di Ercolano: stucco dopo il restauro (foto paerco)

Il progetto di restauro  prevede complessivamente interventi su sei Domus, di cui quattro ora in avanzato stato di  lavorazione (Casa a Graticcio, Casa del Mobilio Carbonizzato, Casa dell’Apollo Citaredo e Casa dell’Atrio a Mosaico) e rientra nel processo di programmazione congiunta e pluridisciplinare per la conservazione del sito archeologico sul modello di governance di partenariato pubblico-privato attivo da più di vent’anni tra il Parco archeologico di Ercolano ed il Packard Humanities Institute. Il risultato sul lungo periodo porterà ad attuare cicli manutentivi continui, e all’ampliamento dell’offerta di fruizione per il pubblico, con conseguente beneficio anche per le aree che attualmente soffrono di una rilevante pressione antropica. L’intervento Restauro conservativo delle strutture e delle superfici decorate delle domus più importanti di Ercolano, è finanziato con i Fondi del Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) “Vesuvio – Pompei – Napoli”. Piano Sviluppo e Coesione del ministero della Cultura – Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2014-2020, gestiti, per il ministero della Cultura, dall’Autorità Responsabile del Piano Sviluppo e Coesione del Dipartimento per l’Amministrazione Generale, per il tramite dell’Unità Grande Pompei, per l’importo complessivo di 5 milioni di euro.

“A un quarto di secolo dalla loro chiusura, le dimore della Casa del Colonnato Tuscanico e della Casa del Sacello di legno riaprono i battenti, restaurate con sapiente maestria, segnando il compimento della prima fase del Progetto Domus. L’ultraventennale alleanza con il Packard Humanities Institute si conferma feconda e lungimirante. Un sodalizio che proseguirà con un investimento di circa 45 milioni di euro, consentendo la ripresa degli scavi archeologici nel sito, lo studio e l’applicazione delle nuove tecnologie alla ricerca e alla fruizione del patrimonio, la costruzione di depositi e laboratori”, così il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “La riapertura di due domus e la realizzazione della App Ercolano, frutto della più che ventennale collaborazione con la Fondazione Packard – dichiara il vice ministro per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli – testimonia quanto lo straordinario patrimonio culturale campano possa attivare importanti canali di diplomazia culturale, capaci di innescare lo sviluppo armonioso del territorio portando crescita, conoscenza e occupazione di qualità. La valorizzazione di Ercolano continua così ad aprire a importanti prospettive nel dialogo transatlantico tra Italia e USA, contribuendo al contempo alla tutela di un sito archeologico di grande importanza”.

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli con il direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano (foto emanuele antonio minerva – agnese sbaffi / mic)

“Il nostro obiettivo”, assicura il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, “è quello di rendere il parco archeologico di Ercolano un luogo dove storia, cultura, tecnologia, ma anche familiarità con le nostre origini che definirei quasi sentimentale, si intrecciano per offrire ai visitatori un’esperienza senza precedenti. La sfida principale che ha caratterizzato l’intero intervento sulle domus ha riguardato la necessità di contemperare esigenze tecniche e di conservazione (come ad esempio ripristinare la stabilità strutturale) con una presentazione al pubblico che ne esaltasse le caratteristiche che le rendevano spazi del buon vivere, di vita raffinata e operosa della quale esse sono testimonianza di grandissimo valore storico e monumentale. L’ampliamento dell’area di fruizione grazie all’apertura delle domus in cui si è intervenuti è parte integrante di una visione del sito rivolta al futuro che comunica valori universali. Per farlo ci si è avvalsi delle nuove tecnologie che contribuiscono a far conoscere al mondo la ricchezza storica di questo patrimonio dell’Umanità in modo innovativo e accessibile a tutti. Con la nuova App – continua -, ogni visitatore potrà non solo esplorare i nostri siti, ma anche entrare in contatto con il nostro archivio digitale, un patrimonio che cresce ogni giorno grazie al lavoro di conservazione e ricerca che portiamo avanti con passione. Siamo pronti a proiettare nel futuro il nostro straordinario passato, e siamo pronti anche all’avvio di nuovi scavi nell’area est della città antica: una ripresa storica delle ricerche resa possibile, come tanti altri importanti progetti, dall’eccellente partenariato pubblico privato con l’ente filantropico americano Packard Humanities Institute. L’approccio multidisciplinare e l’adozione di un piano di gestione del sito, a partire dal 2017, hanno portato alla definizione di programmi di manutenzione a scala urbana che hanno disinnescato le emergenze, hanno permesso la riduzione delle aree di degrado e hanno garantito la tutela del patrimonio UNESCO”.

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La Casa del Colonnato Tuscanico a Ercolano dopo i restauri (foto paerco)

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La Casa del Colonnato Tuscanico a Ercolano prima dei restauri (foto paerco)

“Oggi festeggiamo gli ultimi esiti di un lungo cammino a Ercolano nella prospettiva e corresponsabilità della strada da percorrere nel prossimo, immediato futuro”, dichiara l’arch. Jane Thompson, manager incaricato della gestione del partenariato-pubblico su incarico delle fondazioni Packard. “Forte di 24 anni, a partire dal 2001, le azioni congiunte per la conservazione e valorizzazione della città antica insieme a progetti mirati a ripensare il suo rapporto con la città moderna attraverso la riqualificazione del quartiere confinante di via Mare, oggi il partenariato pubblico-privato sta entrando in una nuova fase, ancora più importante. La realizzazione di un nuovo complesso di edifici, arretrati verso sud rispetto al sito archeologico, consentirà l’eliminazione delle infrastrutture moderne esistenti a bordo scavo e l’arretramento degli attuali limiti di scavo verso est e sud. Questa “rivoluzione” crea le condizioni per due svolte epocali: la ripresa degli scavi archeologici verso est ad una scala paragonabile solamente a quella dell’epoca di Amedeo Maiuri; la creazione di un paesaggio verde per chi esplora la città antica, luogo accogliente sia la per la comunità locale quanto per i visitatori del sito archeologico. L’azione combinata di questi progetti farà del Parco Archeologico di Ercolano e del suo territorio, nel medio e lungo periodo, un importantissimo punto di riferimento internazionale per gli studi umanistici”.

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Ercolano digitale: l’approdo all’antica spiaggia di Ercolano (foto paerco)

Il parco archeologico di Ercolano ha presentato la sua nuova app ufficiale, una proposta innovativa per rendere l’esperienza di visita ancora più coinvolgente e arricchente. La app, attraverso i nostri cellulari, diventa una porta personalizzata ed interattiva di accesso all’enorme patrimonio di conoscenza digitale del Parco, potendo consultare dati di archivio, documenti storici, foto attuali, modelli 3D con il duplice fascino di poterli vivere durante la visita, immersi direttamente nel mondo attuale del Parco e del mondo virtuale del tempo passato ma anche futuristico. Una volta entrati nel Parco, la app permette di scegliere tra 9 lingue e la fascia di età di chi la usa. Sono a disposizione cinque percorsi con temi e durata differenti. Una mappa interattiva del sito e un sistema di geolocalizzazione attraverso beacon diffusi nel sito archeologico accompagnano i visitatori e permettono di collegarsi direttamente al ricco archivio di contenuti del Parco, consentendo di orientarsi facilmente tra i vari spazi archeologici. Grazie a questa funzione, i visitatori possono navigare in autonomia all’interno del Parco, scoprendo ogni angolo e curiosità.

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Ercolano digitale: la Casa degli Augustali di Ercolano (foto paerco)

Ma non è tutto: lungo il percorso, l’app offre contenuti multimediali che si attivano automaticamente in corrispondenza di punti specifici del sito. Testi, immagini, ricostruzioni virtuali e modelli 3D si combinano per offrire una comprensione profonda di ciò che si sta osservando. Ogni dettaglio prende vita, permettendo di esplorare la vita quotidiana degli abitanti di Ercolano, dalle abitazioni agli spazi pubblici, fino agli aspetti più intimi della loro routine. Questa esperienza digitale permette di immergersi in una delle città romane più affascinanti, scoprendo la sua architettura, la sua storia e i suoi misteri. Grazie alla nuova app, il parco archeologico di Ercolano si pone come un esempio di innovazione nella fruizione culturale, coniugando la tradizione della ricerca storica con le moderne tecnologie, rendendo la visita ancora più coinvolgente per tutti i tipi di pubblico. La app è disponibile gratuitamente su tutti i principali store digitali (iOS e Android) e rappresenta un ulteriore passo verso un’esperienza turistica sempre più accessibile e moderna. “Attraverso questa applicazione, ogni smartphone diventa un compagno di viaggio digitale, trasformando la visita in un’esperienza immersiva, coinvolgente e personalizzata – dichiara il direttore Sirano – La App diventa la finestra attraverso la quale affacciarsi e collegarsi all’immenso archivio digitale di Ercolano fatto di contenuti pensati per rispondere alle esigenze di un pubblico eterogeneo. Inoltre i testi disponibili in nove lingue e anche in formato audio rendono l’esperienza inclusiva e accessibile a tutti. Ogni aspetto è stato studiato per garantire una fruizione semplice e immediata, consentendo a ogni visitatore di vivere il sito in modo personalizzato”.

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Ercolano digitale: l’antica Ercolano vista arrivando dal mare (foto paerco)

La app sfrutta tecnologie avanzate per offrire un’esperienza unica all’interno del sito archeologico. Grazie a una rete di beacon Bluetooth Low Energy, piccoli trasmettitori radio a bassa frequenza, i contenuti multimediali vengono attivati automaticamente garantendo una geolocalizzazione precisa e puntuale dei visitatori lungo il percorso. A supporto di questa infrastruttura, la copertura della rete dati è stata realizzata non solo attraverso il tradizionale Wi-Fi, ma anche mediante la rivoluzionaria tecnologia LiFi, che utilizza la luce per trasmettere informazioni in modo rapido ed efficiente. Questo approccio innovativo assicura un’interazione tecnologica all’avanguardia e a bassissimo impatto per il sito archeologico. L’app rappresenta, nell’ambito del più ampio progetto Ercolano Digitale, un ulteriore passo in avanti nella creazione di strumenti digitali in grado di rendere sempre più coinvolgente la fruizione dello straordinario patrimonio archeologico degli scavi di Ercolano. Per ulteriori informazioni e per scaricare l’app, è possibile visitare il sito ufficiale del parco archeologico di Ercolano al seguente https://ercolano.cultura.gov.it/app/.

San Casciano dei Bagni (Si). Al teatro dei Georgofili Accalorati Fulvio Cozza (Cadmo – università per Stranieri di Siena) in “ABITARE IL MONDO. L’archeologia a San Casciano dei Bagni” presenta i risultati di una ricerca sul campo per studiare e ricostruire la memoria orale della comunità sancascianese, legata in particolare all’archeologia

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Fulvio Cozza è un antropologo del centro di ricerca Cadmo (Centro di Archeologia per le diversità e le mobilità preromane) dell’università per Stranieri di Siena che nel corso del 2024, in missione a San Casciano, ha effettuato una ricerca sul campo per studiare e ricostruire la memoria orale della comunità sancascianese, legata in particolare all’archeologia. Giovedì 20 marzo 2025, alle 17.30, al Teatro dei Georgofili Accalorati di San Casciano dei Bagni (Si) condividerà le prime riflessioni emerse dai suoi studi nell’incontro “ABITARE IL MONDO. L’archeologia a San Casciano dei Bagni”. Introducono Agnese Carletti, sindaco di San Casciano dei Bagni, e Jacopo Tabolli, pro-rettore alle relazioni con le istituzioni politiche e culturali dell’università per Stranieri di Siena. Durante questo periodo trascorso a San Casciano, Fulvio Cozza ha raccolto memorie e racconti sul passato di questo territorio con l’obiettivo di comprendere il punto di vista della comunità sul paesaggio, la percezione dei resti archeologici e della storia più recente, registrando continuità e mutamenti.

Bologna. Al museo civico Archeologico Silvia Paltineri (università di Padova) in dialogo con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale” per il ciclo “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”

bologna_archeologico_sì-viaggiare_paltineri-govi_locandina“Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale” dopo Padova approda a Bologna. Giovedì 20 marzo 2025, si parte con il ciclo di incontri “Sì, viaggiare…”, organizzato in collaborazione con la sezione Etruria padana e Italia settentrionale dell’Istituto nazionale di Studi etruschi e Italici, durante i quali due studiosi si confronteranno su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Appuntamento in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, alle 16.30, con Silvia Paltineri (università di Padova) che dialoga con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prossimi appuntamenti: giovedì 3 e giovedì 10 aprile 2025.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Pietro Ruffo su “UN ISTANTE COMPLESSO. La relazione tra spazio, natura e memoria”: quarto appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

roma_villa-giulia_mercoledì-talk_un-istante-complesso_ruffo_locandinaQuarto appuntamento con “MERCOLEDÌ TALK!”, la nuova rassegna culturale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che esplora temi e argomenti diversi e che stimola un dialogo curioso tra pubblico e specialisti. La rassegna, curata da Maddalena Santeroni per l’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, si svolge per quattro mercoledì a cadenza bimensile fra febbraio e marzo ed ogni incontro è dedicato ad un tema specifico: arte, cinema, storia, psicoanalisi. Mercoledì 19 marzo 2025, alle 17.45, in sala Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “UN ISTANTE COMPLESSO. La relazione tra spazio, natura e memoria” con Pietro Ruffo. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti con prenotazione all’indirizzo mail presentazioni11@yahoo.com. L’artista romano Pietro Ruffo parlerà della sua ricerca artistica orientata sui grandi temi della storia universale. Per far questo l’artista utilizza tecniche diverse da concepirsi come veri e propri strumenti d’indagine che ‘scansionano’ la realtà permettendogli di analizzarla, sintetizzarla, di poter stabilire nessi e percorsi di pensiero. Dalla modalità fisica del disegno – memore della più illustre tradizione italiana, idea e matrice primaria del suo percorso – che gli permette di indagare con precisione anche gli aspetti non immediatamente percepibili dell’universo sensibile, ai più impersonali strumenti della macrofotografia digitale e del video, Ruffo si muove con libertà tra le diverse possibilità espressive. Con profondo senso dell’impegno civile l’artista lavora sui grandi temi della società contemporanea, come le trasformazioni del territorio e dei confini, la convivenza tra uomo e ambiente, la guerra, il disagio mentale.

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L’artista Pietro Ruffo (foto pietro ruffo biography)

Pietro Ruffo (Roma, 1978); laureato in architettura all’università di Roma Tre, ha vinto il Premio Cairo nel 2009 e il Premio New York nel 2010 e ha ricevuto una borsa di studio per la ricerca dall’Accademia Italiana per gli Studi Superiori della Columbia University. Negli ultimi anni ha esposto in importanti musei e istituzioni internazionali. La sua ricerca artistica ha sviluppato una profonda dimensione concettuale dell’arte, attraverso il disegno e l’intaglio, che diventano strumenti immaginifici di indagine e interpretazione della realtà, scomposta su più livelli intrecciati e sovrapposti. Paesaggi naturali, forme umane, mappe geografiche e costellazioni, geometrie e tracce di scrittura sono elementi ricorrenti nell’immaginario di Ruffo. Le sue installazioni arrivano ad assumere dimensioni ambientali.

“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia”: presentazione dei nuovi scavi, giovedì 20 all’area archeologica di Velia e venerdì 21 al museo Archeologico nazionale di Paestum. Ecco il programma

paestum-velia_parchi_la-ricerca-archeologica-a-paestum-e-velia_locandina“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia” sarà al centro di una doppia giornata di presentazione dedicata ai nuovi scavi, in programma il 20 marzo 2025 all’area archeologica di Velia e il 21 marzo 2025 nella sala Cella del museo Archeologico nazionale di Paestum. L’iniziativa, organizzata dai parchi archeologici di Paestum e Velia con il coinvolgimento della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Salerno e Avellino e delle Università che conducono scavi in regime di concessione ministeriale, rappresenta un’importante occasione di condivisione dei risultati più recenti delle campagne di ricerca condotte nei due siti e nei loro territori. Oltre alla presentazione delle principali scoperte, la giornata offrirà un momento di confronto tra studiosi, ricercatori e professionisti del settore, con l’obiettivo di favorire il reciproco aggiornamento e stimolare nuove prospettive di studio. L’auspicio è che questi incontri possano contribuire ad approfondire e ampliare la conoscenza della storia di due tra i più significativi siti archeologici del Mediterraneo.

PROGRAMMA DEL 20 MARZO 2025, AREA ARCHEOLOGICA DI VELIA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; Stefano Sansone, sindaco di Ascea; 10, Luigi Vecchio (università di Salerno), Ivan Tornese (università di Salerno), Eliana Ferraioli (università di Salerno), “Ricerche in corso sul patrimonio epigrafico di Paestum e Velia”; 10.30, Luigi Cicala (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. La città ellenistica e romana. Le ricerche dell’università di Napoli Federico II”; 11, Michele Cotugno (università di Napoli Federico II), Teresa Tescione (università di Napoli Federico II), Rosa Vanacore (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. Materiali ceramici tra età ellenistica e tardo antica: ricerche e casi di studio”; 11.30, pausa caffè; 12, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Brigit Bergmann (Ruhr-Universität Bochum), “Il progetto “Velia-città orientale”: una prima relazione di lavoro”; 12.30, Simona Di Gregorio (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), Angelo D’Angiolillo (università di Bologna), Alexander Sokolicek (Universität Salzburg), “ La zona periurbana di Velia: nuove ricerche alla cd casa Mingazzini. Rapporto campagna 2023 della missione austriaca”; 13, pausa pranzo; 14, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Jessica Elia (archeologo libero professionista), Gaia Isoldi (archeologo libero professionista), “Scavi, strati e materiali della più antica acropoli di Velia”; 14.30, visita allo scavo sull’acropoli di Velia.

PROGRAMMA DEL 21 MARZO 2025, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PAESTUM – SALA CELLA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; 10, Fausto Longo (università di Salerno), Andrea Jacopo Cucino (università di Salerno), Anna Salzano (università di Salerno), “Le origini del santuario settentrionale: la ripresa dello scavo all’Athenaion”; 10.30, Rebecca Miller Ammerman (Colgate University), Albert Ammerman (Istituto Veneto di Scienza, Lettere ed Arti di Venezia), “Returning to the temple of Athena”; 11, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Anna Bertelli (Ruhr-Universität Bochum), Claudia Widow (Ruhr-Universität Bochum), “Ricerche 2024 presso il tempio sul foro e il comizio di Paestum”; 11.30, pausa caffè; 12, Fausto Longo (università di Salerno), Alessandro Campedelli (università di Salerno), Amedeo Rossi (università di Salerno), “Uno straordinario palinsesto urbano: lo scavo dell’impianto termale dell’insula in 6-8”; 12.30, Maria Boffa (parchi archeologici di Paestum e Velia), Silvio Leone (parchi archeologici di Paestum e Velia), Giovanna Manzo (parchi archeologici di Paestum e Velia), Monica Sessa (archeologo libero professionista), “Le terme sul foro: nuovi scavi e restauri”; 13, pausa pranzo; 14, Bianca Ferrara (università di Napoli Federico II), Elena Russo (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), “La missione archeologica della Federico II al santuario di Hera sul fiume Sele. Risultati delle campagne di scavo 2021-2024”; 14.30, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Mele (archeologo libero professionista), Manuela Ferraioli (archeologo libero professionista), “Il tempietto arcaico di Paestum”; 15, visita al cantiere delle terme sul foro e allo scavo del tempietto presso le mura di cinta di Paestum.