Buone Feste in museo: aperture di musei e parchi archeologici durante le festività. Chiuso solo a Natale

Buone Feste in museo. Il ministero della Cultura comunica che il 24 e il 26 dicembre 2025, 1° gennaio e il 6 gennaio 2026 i musei, i complessi monumentali e i parchi archeologici statali resteranno aperti su tutto il territorio nazionale. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, su prenotazione dove previsto. Solo il 25 dicembre i musei e i luoghi della cultura statali resteranno chiusi. Il 4 gennaio 2026 è il giorno della #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei, gallerie, aree e parchi archeologici, castelli e complessi monumentali, abbazie, ville e giardini storici statali.

Aquileia (Ud). Dopo più di 60 anni è di nuovo alla luce il mosaico del “tappeto fiorito”, riapparso durante i lavori per il futuro campus-foresteria nell’ex caserma dei carabinieri. “Il binomio mosaico-campus sarà il nuovo valore aggiunto per Aquileia”

Veduta zenitale del mosaico “tappeto fiorito” ri-scoperto dopo sessant’anni nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri futuro campus ad Aquileia (foto calosi / fondazione aquileia)

Quel mosaico con tessere di molteplici colori a creare una originalissima composizione di fiori, tanto da guadagnarsi subito l’appellativo di “tappeto fiorito”, era stato scoperto tra il 1962 e il 1963 dalle indagini svolte dalla Soprintendenza e dirette da Luisa Bertacchi, in occasione della costruzione della caserma dei carabinieri all’incrocio tra via Leicht e via Gemina: ritrovamento eccezionale che costrinse ad arretrare l’edificio rispetto al progetto originario. Sei decenni dopo, proprio nel corso dei lavori di ristrutturazione di quella che oggi è l’ex caserma, acquista da Fondazione Aquileia, la “riscoperta” di eccezionale importanza per Aquileia, a due passi dal foro.

Nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri in via Leicht è riapparso infatti il mosaico del “tappeto fiorito”, una delle espressioni più raffinate dell’arte musiva di Aquileia, nel corso dei lavori preliminari per la ristrutturazione dell’edificio, che diventerà un campus-foresteria con 24 posti letto destinati a studenti, docenti e studiosi impegnati negli scavi e nelle ricerche nel sito di Aquileia. Il grande mosaico, di ben 76 metri quadrati di estensione (m 10,10 x 7,60) è caratterizzato da un riquadro centrale con una pregevole e originalissima composizione di fiori con tessere di molteplici colori (da cui il nome di “tappeto fiorito” assegnatole da Luisa Bertacchi, che a una prima analisi lo aveva datato all’inizio del II secolo d.C.).  Dopo le indagini il pavimento fu ricoperto per preservarlo da possibili danni. La riscoperta di questi ultimi giorni ha mostrato come, in effetti, esso si sia perfettamente conservato. Parallelamente al progetto di recupero dell’ex caserma, i cui lavori inizieranno a breve, la Fondazione sta quindi predisponendo anche il progetto di copertura del mosaico, in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il FVG. I visitatori potranno quindi ammirare molto presto la splendida superficie musiva.

Veduta da drone del mosaico “tappeto fiorito” nel giardino davanti all’ex caserma dei carabinieri ad Aquileia (foto bergomas / fondazione aquileia)

“È stata una straordinaria emozione vedere tornare alla luce questo spettacolare mosaico”, afferma Il presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo. “Il sottosuolo di Aquileia non smette davvero mai di sorprendere, restituendoci continuamente preziosi frammenti della grande città romana. Abbiamo perciò deciso di intraprendere immediatamente la progettazione della copertura, secondo un sistema modulare, flessibile e sostenibile, già concordato con la Soprintendenza, che ringraziamo per la sempre proficua collaborazione, nell’ambito del Piano Strategico approvato dal CdA della Fondazione lo scorso anno. Il cantiere procederà di pari passo con la ristrutturazione dell’ex caserma e la sua trasformazione in campus, un progetto a cui teniamo molto perché ci permetterà di ospitare gli studenti e i docenti delle Università che collaborano con noi sugli scavi nelle aree archeologiche in nostra gestione e svolgono un lavoro di altissimo profilo culturale. Gli spazi dell’ex caserma saranno a disposizione naturalmente anche di studiosi che si occupano di valorizzare la storia, l’arte, l’architettura della nostra città. Il mosaico del tappeto fiorito costituirà senza dubbio un punto di interesse immancabile per i visitatori lungo il percorso che dal foro conduce al porto fluviale”.

Il direttore Cristiano Tiussi e la funzionaria archeologa Serena Di Tonto sullo scavo del mosaico “tappeto fiorito” nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri ad Aquileia (foto calosi / fondazione aquileia)

Il direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, dichiara: “Il binomio campus-mosaico del tappeto fiorito rappresenterà un valore aggiunto per Aquileia, sia nell’ottica dell’infrastrutturazione del sito archeologico con il recupero di un edificio ormai in disuso sia per la valorizzazione di uno dei mosaici più originali e raffinati dell’antico centro. La rimozione dell’interro, eseguito dagli archeologi Massimo Calosi e Massimo Fumolo sotto la direzione della Soprintendenza, ci ha restituito una superficie musiva in ottime condizioni, sebbene siano passati 62 anni dalla sua scoperta. A noi può sembrare incredibile, ma questo mosaico fu ad un certo punto coperto, e quindi protetto, da un nuovo piano pavimentale, forse un semplice assito ligneo, sorretto dai pilastrini che ancora oggi si vedono poggiare sulle tessere. Ora sarà importante ricongiungere questo straordinario manufatto all’adiacente area archeologica dei fondi Cassis e alla domus “dei putti danzanti” e, per questo motivo, sarà demolito il muretto di recinzione oggi esistente tra l’ex caserma e l’area in corso di scavo da parte dell’università di Trieste. Ciò permetterà di verificare se siamo di fronte ad un’unica, grande residenza, appartenente ad un ricco aquileiese del IV secolo. Nelle indagini fatte in questi giorni per la prima volta abbiamo potuto accertare la quota molto elevata del mosaico del tappeto fiorito, che pare maggiormente compatibile con una sua datazione al IV secolo, come aveva intuito la prof.ssa Federica Fontana, compianta direttrice dello scavo sui fondi Cassis (vedi Archeologia in lutto. È morta a 61 anni, dopo una lunga malattia, l’archeologa Federica Fontana, professoressa associata di Archeologia greca e romana all’università di Trieste: per anni ha curato il celebre scavo della domus dei Putti danzanti ad Aquileia | archeologiavocidalpassato)”.

Dettaglio del mosaico “tappeto fiorito” nel giardino davanti all’ex caserma dei carabinieri ad Aquileia (foto bergomas / fondazione aquileia)

La funzionaria della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il FVG, Serena Di Tonto, aggiunge: “La Soprintendenza condivide la straordinaria emozione di vedere tornare alla luce questo spettacolare mosaico, testimonianza di eccezionale valore storico e artistico. Nonostante il lungo tempo trascorso, il mosaico è riemerso in buone condizioni di conservazione e sarà sottoposto a interventi di restauro e consolidamento da parte della ditta AreCON, sotto la supervisione di Micol Siboni, restauratrice della Soprintendenza. Al momento si è reso necessario ricoprire nuovamente il mosaico per garantirne la migliore salvaguardia durante la stagione invernale, ma non appena le condizioni climatiche più miti lo consentiranno, verranno eseguiti gli interventi programmati e il manufatto sarà valorizzato direttamente nel luogo in cui è stato rinvenuto”.

Veduta zenitale del mosaico “tappeto fiorito” ri-scoperto dopo sessant’anni nel giardino dell’ex caserma dei carabinieri futuro campus ad Aquileia (foto bergomas / fondazione aquileia)

“È doveroso ricordare l’opera di Luisa Bertacchi, allora direttrice del museo Archeologico nazionale, che con le sue indagini condotte negli anni ‘60 portò alla luce il mosaico del “tappeto fiorito” e impose l’arretramento della caserma dei Carabinieri per garantirne la conservazione”, afferma Il funzionario incaricato della SABAP per il FVG, Roberto Micheli. “Fu lei ad avere la lungimirante intuizione di realizzare trincee esplorative nell’adiacente fondo Cassis, dimostrando la presenza di importanti resti archeologici. Questa azione permise di fatto di bloccare una lottizzazione residenziale già pianificata, anche grazie all’intervento di Franco Marinotti, presidente della Snia Viscosa e dell’Associazione Nazionale per Aquileia, che anticipò i fondi necessari all’acquisto dei terreni da parte dello Stato. Se oggi possiamo ammirare questi splendidi manufatti e possiamo restituirli alla comunità di Aquileia, lo dobbiamo alla sua fondamentale azione di tutela”.

Piazza Armerina (En). Si inaugura il nuovo impianto di illuminazione artistica del percorso monumentale della villa romana del Casale, e concerto di chitarra classica “Guitar Recital” della musicista Edith Pageaut

Martedì 23 dicembre 2025, alle 17, aperitivo inaugurale per il nuovo impianto di illuminazione artistica del percorso monumentale della villa romana del Casale di Piazza Armerina (En), seguito alle 17.30 dal taglio del nastro. “Un passo avanti per migliorare la fruizione del sito”, commenta Carmelo Nicotra, direttore del parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale. Quindi, alle 18.30, per i concerti del parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale si potrà assistere al concerto di chitarra classica “Guitar Recital” della musicista Edith Pageaut.

Ostia Antica (Roma). Al parco archeologico la squadra Ales sta completando in questi giorni le operazioni di copertura stagionale dei più delicati mosaici ostiensi

Coperti i mosaici del tempio di Ercole al parco archeologico di Ostia Antica (Roma) (foto parco archeologico ostia antica)

Al parco archeologico di Ostia antica la squadra Ales sta completando in questi giorni le operazioni di copertura stagionale dei più delicati mosaici ostiensi iniziata nella seconda settimana di dicembre 2025. L’operazione rientra a pieno titolo tra le attività di manutenzione ordinaria, con le quali il Parco assicura le migliori condizioni di conservazione dei manufatti archeologici e dei monumenti. I mosaici vengono coperti con un telo di Delta-Lite, materiale che evita il formarsi di ghiaccio (brina) e di umidità sulle superfici musive e che mantiene una temperatura costante, facendo in modo che i mosaici siano preservati dalle azioni delle intemperie. La copertura interessa mosaici di Ostia antica e della Necropoli di Porto all’Isola Sacra; a metà marzo circa, e in ogni caso con l’arrivo della primavera, essi saranno ri-scoperti e restituiti alla pubblica fruizione in vista della bella stagione. Ecco i mosaici interessati:

Mitreo di Felicissimo a Ostia Antica (Roma): mosaici scoperti (foto parco archeologico ostia antica)

Mitreo di Felicissimo a Ostia Antica (Roma): mosaici coperti (foto parco archeologico ostia antica)

Scavi di Ostia. Regio I: Terme di Buticosus; Tempio di Ercole; Regio II: Sacello di Porta Romana; Terme dei Cisiarii; Mosaico delle Province; Terme di Nettuno; Caserma dei Vigili; Piazzale delle Corporazioni; Caupona di Fortunato; Domus di Apuleio; Regio III: Mosaico Nilotico delle Case Giardino; Regio IV: Domus delle Colonne; Domus dei Pesci; Mitreo degli Animali; Mosaico policromo della Domus del Portico di Tufo; Regio V: Domus dei capitelli di stucco; Insula e Terme dell’Invidioso; Mitreo di Felicissimo; Mosaico del Piazzale della Vittoria. Restano a vista, tra gli altri, nella Regio III il Mosaico dei Misuratori di Grano, i mosaici del Caseggiato di Amore e Psiche e del Serapeum, i mosaici delle Terme dei Sette Sapienti; nella Regio IV i mosaici della Schola del Traiano, il mosaico della Taberna dei Pescivendoli; nella Regio V i mosaici nella Domus del Protiro e del Caseggiato dei Lottatori; inoltre restano a vista i mosaici già protetti da tettoie:  nella Regio IV il caseggiato del Dioniso e il mitreo delle Sette Porte; nella Regio V il mosaico della Domus della Fortuna Annonaria.

Tomba della Mietitura alla Necropoli di Porto di Ostia antica: mosaici scoperti (foto parco archeologico ostia antica)

Tomba della Mietitura alla Necropoli di Porto di Ostia antica: mosaici coperti (foto parco archeologico ostia antica)

Necropoli di Porto all’Isola Sacra. Tombe 16, 29, E25 (Tomba della Mietitura), E27, E29, E61. Resta a vista il mosaico della Tomba 43 e i mosaici all’interno degli edifici sepolcrali.

Un libro al giorno. “Che cos’è l’archeologia sperimentale” di Cristina Lemorini: introduzione ai principi fondamentali, alla metodologia e alle potenzialità didattiche dell’archeologia sperimentale

Copertina del libro “Che cos’è l’archeologia sperimentale” di Cristina Lemorini

È uscito per i tipi di Carocci editore il libro “Che cos’è l’archeologia sperimentale” di Cristina Lemorini. Quale ruolo può avere lo studio del passato nel nostro mondo moderno, globalizzato, ipertecnologico e proiettato nel futuro? Il libro, stimolando la riflessione sull’importanza di conoscere le comunità antiche per immaginare un futuro più sostenibile, presenta una chiara e concisa introduzione ai principi fondamentali, alla metodologia e alle potenzialità didattiche dell’archeologia sperimentale. Questa affascinante disciplina replica e testa oggetti, strumenti e situazioni del passato seguendo un rigoroso protocollo sperimentale che prevede, tra l’altro, l’utilizzo di materie, tecniche e processi produttivi il più possibile simili a quelli dell’epoca a cui appartengono. Ciò permette di acquisire molte informazioni non solo sul singolo reperto ma anche sul suo contesto sociale e di utilizzo, fornisce agli archeologi ulteriori dati per verificare le proprie ipotesi e, perché no, offre un modo coinvolgente per insegnare e divulgare la storia antica.

Cristina Lemorini (Sapienza università Roma)

Cristina Lemorini è professore associato di Preistoria e Protostoria alla Sapienza Università Roma, dove insegna Archeologia sperimentale e Analisi delle tracce d’uso e dei residui applicata a manufatti archeologici.

Bologna. La soprintendenza lancia la mostra on line “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” che ripercorre un viaggio nell’archeologia del territorio ed evidenzia le attività di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico

È un viaggio virtuale alla scoperta di cento anni di ricerche, scavi e scoperte archeologiche di un’intera regione, l’Emilia-Romagna. E per farlo basta un clic. Si accede così alla mostra online “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” presentata ufficialmente giovedì 18 dicembre 2025, a Palazzo Marescalchi, sede Sabap-BO, in via IV Novembre 5 a Bologna. La mostra, con Comitato scientifico composto Sara Campagnari, Monica Miari, Silvia Bernardi e Rossana Gabusi (SABAP MET Bologna) è stata ideata e sviluppata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna, in collaborazione con soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, Complesso monumentale della Pilotta, musei nazionali di Bologna – direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, musei nazionali di Ferrara, musei nazionali di Ravenna.

La pagina iniziale della mostra on line “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” (foto artsteps)

Realizzata su piattaforma virtuale da Dario Ferrari, archeologo libero professionista e sviluppatore della mostra su piattaforma ArtSteps, e liberamente fruibile (CLICCA QUI  per accedere alle stanze virtuali), la mostra intende celebrare i cento anni di presenza della soprintendenza nella sede bolognese di Palazzo Ancarano in via Belle Arti, nei cui spazi, proprio nel 1925, vennero trasferiti gli uffici dell’allora soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna ospitati fino a quel momento presso il regio museo Archeologico di Bologna. Il centenario è l’occasione per ripercorrere un viaggio nell’archeologia del territorio e per evidenziare gli esiti più importanti dell’attività della Soprintendenza e degli Istituti che ad essa si sono affiancati nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico. Il percorso espositivo -articolato in 5 sezioni e 17 sottosezioni- ripercorre la storia dell’Istituzione e della sua sede, l’evoluzione della metodologia dalle prime grandi scoperte all’archeologia professionale e le più rilevanti mostre e iniziative svolte nel territorio.

Ercolano. Prorogata a maggio 2026 la mostra “Dall’uovo alle mele” allestita a Villa Campolieto dal parco archeologico: conosciamola meglio con la presentazione che il direttore Francesco Sirano ha fatto per “archeologiavocidalpassato.com”

La mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, programmata fino al 12 dicembre 2025, viene prorogata fino al 4 maggio 2026. Il parco archeologico di Ercolano e la Fondazione Ente Ville Vesuviane hanno infatti annunciato la proroga della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, allestita negli spazi monumentali di Villa Campolieto, splendida dimora settecentesca del Miglio d’Oro. Una scelta dettata dal grande gradimento espresso dal pubblico, che ha dimostrato un forte coinvolgimento per il tema dell’esposizione e per l’esperienza immersiva proposta. La proroga rappresenta così un vero e proprio regalo di Natale per il pubblico, che potrà continuare a vivere questo viaggio nella storia del cibo per molti mesi ancora.

Inaugurazione della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”: da sinistra, Gennaro Miranda, presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane; Elena Scarlato, consiglire Ville Vesuviane; Francesco Sirano, direttore parco archeologico di Ercolano; Ciro Bonaiuto, sindaco di Ercolano (foto paerco)

Aperta il 28 marzo 2025, la mostra conduce i visitatori in un percorso immersivo dedicato alla cultura alimentare nell’antica Ercolano, mettendo in dialogo reperti unici, suggestioni visive e la raffinata architettura vanvitelliana del luogo che la ospita. Il cibo, inteso come elemento identitario e sociale, diventa il filo conduttore di un viaggio che unisce presente e passato, grazie anche alla presenza di immagini della moderna Ercolano che dialogano con la quotidianità del mondo romano (vedi Ercolano. Aperta a Villa Campolieto, una delle più affascinanti ville di età borbonica del Miglio d’Oro, la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”: viaggio alla scoperta dell’arte culinaria romana grazie ai dati forniti dagli studi sugli oltre 300 scheletri di fuggiaschi ritrovati sull’antica spiaggia e ai resti carbonizzati di cibo | archeologiavocidalpassato). L’allestimento, concepito nel rispetto degli ambienti decorati del piano nobile della villa, utilizza la formula della “stanza nella stanza” per valorizzare sia la collezione archeologica sia gli spazi storici. Il percorso permette di apprezzare reperti organici di straordinaria conservazione – pane, cereali, legumi, frutta, uova, frutti di mare – restituiti in forma carbonizzata dall’eruzione del 79 d.C., insieme a utensili, vasellame e oggetti di uso quotidiano. Un patrimonio che documenta con precisione le abitudini alimentari degli antichi Ercolanesi, dalla produzione allo smaltimento del cibo.

Il direttore Francesco Sirano alla mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” a Villa Campolieto di Ercolano (foto paerco)

Ecco un approfondimento che Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, già direttore del parco archeologico di Ercolano, ha fatto per archeologiavocidalpassato.com sulla mostra “Dall’uovo alle mele” allestita a Villa Campolieto, ultima iniziativa realizzata da Sirano alla guida del parco archeologico di Ercolano, a chiusura di un progetto avviato nel 2018 con il ciclo “Ercolano 1738-2018. Talento Passato e Presente”, attraverso tre esposizioni: la prima, nel 2018, “SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano” all’Antiquarium; la seconda, nel 2022, “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” alla Reggia di Portici; infine la terza, nel 2025, “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” a Villa Campolieto.

 

“La mostra “Dall’uovo alle mele” in svolgimento a Villa Campolieto – ricorda Sirano – fa parte di una trilogia di mostre, che così viene completata, che ha come sottotitolo “Ercolano, talento passato e presente”. Questa trilogia metteva in evidenza aspetti che rendevano Ercolano unica nel mondo in attesa, in preparazione come studio, sperimentazione anche di modalità espositive, del museo di sito. Quindi sono delle mostre sia utili in sé sia utili a noi per pensare a come poi realizzare questo museo di sito. La prima era sugli Ori organizzata nell’Antiquarium del parco archeologico dove si trova ancora oggi. La seconda era sui mobili di legno, perché il legno è una delle caratteristiche che rende Ercolano unica in tutto il mondo antico, potendo vantare più di 40 mobili di legno, gran parte dei quali oggi sono diventati parte dell’esposizione permanente all’interno dell’Antiquarium, in condizioni di sicurezza e salvaguardia conservativa con vetrine climatizzate. E la terza è quella oggi in svolgimento.

Mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” a Villa Campolieto di Ercolano: uova (foto paerco)

“La mostra Dall’uovo alle mele – spiega Sirano – è dedicata alla civiltà del cibo dell’antica Roma che noi conosciamo attraverso Ercolano in maniera straordinaria perché ancora una volta le condizioni di seppellimento dell’antica Ercolano la rendono unica anche da questo punto di vista. Noi infatti abbiamo non solo una grande quantità di cibi e di alimenti, ma abbiamo anche una grandissima quantità di cibi e alimenti. E quindi attraverso questa mostra e attraverso i materiali dell’antica Ercolano si può avere un’idea dei gusti, dei commerci, delle tendenze anche di stile delle diete: della dieta degli antichi ercolanesi ma poi anche dei romani. E attraverso poi un palinsesto costituito da un lato da cibi-alimenti dall’altro dalle analisi che noi conosciamo e dai dati che vengono dall’analisi del campione antropologico dei fuggiaschi, vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. i quali sono stati studiati sotto tante prospettive tra cui anche quella del regime della dieta, o delle conseguenze che un certo regime ha sulla salute o sul venire di malattie che le persone possono avere.

Villa Campolieto, una delle più affascinanti ville di età borbonica del Miglio d’Oro a Ercolano (foto ente ville vesuviane)

“Questa mostra a me è molto cara – assicura Sirano – non solo perché si svolge nella splendida villa Campolieto, ma perché ha cercato di mettere insieme e valorizzare sia il contenitore che il contenuto. Noi non abbiamo affittato villa Campolieto, perché non aveva senso. Noi siamo andati a Villa Campolieto per poter aiutare a far conoscere Villa Campolieto. Questa mostra ha avuto più di 30mila visitatori: per Villa Campolieto una cifra impensabile. Perché non era ancora conosciuta. Ringrazio molto l’ente Ville Vesuviane che ha capito l’importanza della mostra e ha fatto un investimento coprendo i costi della vigilanza. Ma questo ha voluto dire l’Ente aprire davvero una pagina nuova nella gestione perché si aprono sempre di più. L’istituto è nato per la conservazione delle ville vesuviane, e ora sta sempre più aprendosi alla valorizzazione e quindi anche all’utenza, ai visitatori, a renderlo un posto sempre più vivo. E io sono contento che il parco archeologico di Ercolano abbia cominciato un pezzo di strada insieme all’ente Ville Vesuviane.

Allestimento della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” a Villa Campolieto di Ercolano (foto paerco)

“E poi lì, come il mio solito – sorride Sirano -, sperimentiamo qualche cosa di un po’ innovativo dal punto di vista della didattica, e di come dare indicazioni. E sempre di più ci stacchiamo dalle tradizionali didascalie. Ci sono molti QR code attraverso i quali si possono raggiungere informazioni più approfondite. Ma tutta la mostra è giocata sul confronto tra il contemporaneo e l’antico. Chiaramente si tratta di un’impostazione un po’ anacronistica perché non può essere diacronica: ci sono due poli cronologici e ci manca tutto quello che c’è di mezzo. E che cosa c’è di mezzo! Un’epoca in cui la cucina, il cibo è sempre stato importante. Ci sono state rivoluzioni, c’è stata l’introduzione del pomodoro che sappiamo cosa abbia rappresentato per la zona vesuviana. Però siccome la ricerca che abbiano portato avanti ad Ercolano in questi anni era quella di cercare un filo rosso, le “briciole di Pollicino” che permettessero di rispondere alla fatidica domanda a ogni visitatore: ma io qui perché ci sto? Perché guardare questa vetrina mi sta dando informazioni? perché mi interessa? Perché sto a scuola, devo imparare. Oppure perché invece in qualche maniera mi tocca per mille motivi? E questa è la risposta che preferirei – conclude Sirano -. Perché con l’allestimento di questa mostra abbiamo cercato di sollecitare, creare le giuste condizioni, che poi il passo principale lo fanno i visitatori”.

Licodia Eubea (Ct). Con i video-diari di Terra Hyblea produzioni video e le riflessioni di Alessandra Cilio ecco il bilancio del XV festival della Comunicazione e del Cinema archeologico, cresciuto in qualità di film e approfondimenti, in quantità di eventi collaterali, in partecipazione del pubblico, in sedi e premi

Due settimane fa, domenica 7 dicembre 2025, quando si sono spente le luci al Polo culturale della Badia di Licodia Eubea (Ct), al termine della cerimonia di premiazione, si è chiusa ufficialmente la XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea: sei giorni intensi, tra Catania e Licodia Eubea, partecipati, dove ai film si sono accompagnati incontri, confronti con registi e produttori cinematografici, ma anche momenti conviviali e di approfondimento del patrimonio culturale che è anche tradizione e prodotti del territorio. Per questo, per introdurre la riflessione di Alessandra Cilio, archeologa, co-direttrice artistica del festival col regista Lorenzo Daniele, che traccia un primo bilancio della kermesse, abbiamo proposto senza soluzione di continuità i video-diari (uno per i ter giorni di Catania, tre per ogni giornata di Licodia Eubea) realizzati da Francesco Bocchieri con la direzione tecnica di Mauro Italia e la fotografia di Roberto Greco, le tre colonne portanti dello staff tecnico del festival.

XV festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea: la sala proiezioni al Polo culturale della Badia (foto graziano tavan)

“Il bilancio di questa XV edizione è assolutamente positivo”, esordisce Alessandra Cilio: “positivo anche per il riscontro del pubblico che è stato numeroso, presente, attivo. Tutti i momenti di incontro con autori, registi, tutti i talk hanno visto sempre un pubblico attento ma soprattutto partecipe nel porre domande, nell’interrogare gli ospiti e se stessi. E questo è stata la ciliegina sulla torta perché ci ha fatto capire che fare cultura, ma Cultura con la C maiuscola, è possibile. Ma non è scontato perché purtroppo oggi viviamo dietro lo schermo della parvenza di quello che i social, i media ci comunicano. Bisogna recuperare l’autenticità. Questo è un festival autentico. Questo è un festival che vuole continuare a crescere ancora nei prossimi anni”.

Sul palco: lo staff che garantisce la complessa organizzazione del festival di Licodia Eubea (foto graziano tavan)

“Il festival dopo 15 anni è cresciuto”, continua Cilio. “Non soltanto nei numeri delle persone coinvolte – parlo dello staff tecnico legato alla comunicazione e alla logistica dell’evento, che lavora insieme alla direzione artistica -, ma è cresciuto anche in termini di qualità e di consapevolezza di sé. È un evento di cinema, di buon cinema, che utilizza questo strumento per rendere la società consapevole del valore del patrimonio culturale. Patrimonio culturale che attraverso i film, i talk, messi in campo durante questa edizione, si dimostra estremamente vario e multiforme”.

Il prof. Massimo Frasca consegna il prenio Antonino Di Vita 2025 al prof. Maurizio Bettini: L’Oracolo, un’opera dell’artista Santo Paolo Guccione (foto graziano tavan)

“Il festival ha la parola archeologia che campeggia, ma in realtà l’archeologia è presente anche nella nostra quotidianità, nel nostro tempo. E l’archeologia – sottolinea Cilio – non è necessariamente lo scavo, il coccio, o il monumento, può essere anche una tradizione che vive questo tempo all’interno di una comunità come ha ben raccontato il film che ha vinto il premio del pubblico di questa edizione, La Festa, di Manuel Gutierrez Aragón. E quindi il patrimonio culturale è anche riflessione sul nostro tempo, su quello che è stato e su quello che sarà. Noi siamo gli eredi del passato ma, come ha detto Maurizio Bettini che è stato il nostro meritatissimo splendido premio Antonino Di Vita 2025, noi siamo anche i maiores, gli antenati dei minores, dei nostri discendenti. E ci dobbiamo sempre interrogare su quello che noi lasceremo in eredità. Se siamo dei buoni antenati oppure no”.

XV festival della comunicazione e del cinema archeologico: Alessandra Cilio al Centro universitario teatrale di Catania (foto graziano tavan)

“L’evento ha funzionato. La tappa catanese ha dato la possibilità a un pubblico più ampio di comprendere il senso di questa avventura che all’interno di Licodia Eubea diventa un fiore all’occhiello, un’eccellenza, un fuoco d’artificio. Ma che dentro la dimensione catanese si esprime in perfetta continuità con il fervore culturale e il dinamismo di questa città. Bello il leit motiv di questa edizione, l’ombra, perché è stata declinata in tutte le forme: dalle attività trasversali ai concerti ai film, per arrivare anche alle opere fuori concorso. Straordinaria la potenza del cinema – conclude Cilio – per opere come “Sotto le nuvole”, “La bocca dell’anima”, che, attraverso i linguaggi visionari di registi e produttori cinematografici che fortemente promuovono questo genere di opere, guarda alle profondità di terre soltanto apparentemente lontane e di mondi che in realtà sono molto vicini tra di loro”.

Un libro al giorno. “I Rosoni medievali. Significato, simboli, esoterismo e numerologia” di Armando Rossi

Copertina del libro Un libro al giorno. “I Rosoni medievali. Significato, simboli, esoterismo e numerologia” di Armando Rossi

È uscito per i tipi di Fontana editore il libro “I Rosoni medievali. Significato, simboli, esoterismo e numerologia” di Armando Rossi. Il termine “rosone” indica comunemente una finestra circolare sulle facciate delle chiese romaniche e gotiche. Originariamente chiamata “oculo”, risale al IV-V secolo ed è presente sia in edifici di culto che civili. Grazie ai maestri marmorari Cosmati, i rosoni divennero essenziali nella costruzione delle chiese medievali, soprattutto a Roma. Oltre alla loro funzione decorativa, i rosoni simboleggiano la bellezza e la perfezione della Creazione, richiamando il cielo e il mistero di Dio-luce, unendo valori cristiani e laici. La luce, simbolo della Rivelazione Divina e della vita, penetra nei luoghi sacri attraverso piccoli spiragli, esortando alla contemplazione. I rosoni medievali rappresentano l’esoterismo delle cose, il loro significato nascosto e la loro unicità che va oltre la comprensione superficiale. Con il richiamo al mandala indiano, simbolo di meditazione e cerchio che racchiude il loto, i rosoni condividono la natura di labirinti, percorsi complessi in continua evoluzione tra periferia e centro, in sintonia con i cicli eterni del cosmo. Nell’epoca dominata dalla tecnologia e dalla velocità, i rosoni rappresentano un’ancora di stabilità e bellezza duratura. Incantano per la loro maestria architettonica e la loro capacità di stimolare riflessioni profonde sulla spiritualità e sull’armonia cosmica. Come simboli di unità e perfezione, i rosoni medievali invitano a contemplare il nostro rapporto con il divino e l’universo che ci circonda.

Pompei. Arriva la Fiamma Olimpica: lungo il percorso su via dell’Abbondanza, si potranno ammirare gli ambienti e la facciata dell’Insula dei Casti Amanti dopo i restauri. Braciere in piazza Bartolo Longo

Le scritte elettorali, dopo i restauri, lungo le pareti dell’Insula dei Casti Amanti lungo via dell’Abbondanza a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il grande panificio nell’Insula dei Casti Amanti a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La Fiamma Olimpica illumina l’antica città di Pompei: lunedì 22 dicembre 2025, dalle 13 alle 14, la Fiamma Olimpica farà tappa nell’area archeologica di Pompei. Quattro tedofori – Maria Marinella Biacca, Immacolata Cerasuolo, Sandro Cuomo, Kujtim Gazide – partendo dall’arena dell’anfiteatro, attraverseranno la città antica percorrendo via dell’Abbondanza fino al Foro. Lungo l’itinerario percorso dalla Fiamma, i visitatori potranno nuovamente ammirare l’intera facciata dell’insula dei Casti Amanti, finalmente liberata dai ponteggi e transenne dell’articolato intervento di scavo e restauro portato avanti da oltre due anni. Sul fronte si potranno rileggere in successione le famose scritte elettorali, anch’esse restaurate, le tracce dei secondi piani con i loro meniani (balconi superiori), le aperture degli ambienti ad uso commerciale che si affacciavano sulla più importante strada di Pompei. Inoltre, dal 22 dicembre 2025 sarà riaperto alla pubblica fruizione il grande panificio da cui si potranno scorgere gli ambienti della casa dei Casti Amanti dove è in corso di ultimazione il restauro degli affreschi. La Fiamma concluderà il percorso della giornata alle 19.30 in piazza Bartolo Longo con la Cerimonia di accensione del braciere.