archivio | Scoperte archeologiche RSS per la sezione

Egitto. Al Cairo workshop interdisciplinare, in presenza e on line, “Archeologia e ambiente. Antiche comunità di confine tra sabbia e corsi d’acqua” promosso dal Cnr-Ispc con l’omologo egiziano sui dati recenti degli scavi di Tell el-Maskhuta, l’antica città di Tjeku, importante città ai confini dell’Egitto e lungo importanti vie di comunicazione

egitto_cairo_workshop-ARCHAEOLOGY-AND-ENVIRONMENT-ANCIENT-BORDER-COMMUNITIES-BETWEEN-SAND-AND-WATERWAYS_locandinaFocus sul sito di Tell el-Maskhuta, nella parte orientale del Wadi Tumilat (Delta orientale, circa 15 km a ovest di Ismailiya), indagato da diversi anni dal CNR-Missione Egittologica Multidisciplinare (CNR-MEM) dell’Istituto di Scienza del Patrimonio (ISPC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che opera con il riconoscimento istituzionale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. È l’obiettivo del workshop interdisciplinare “Archeologia e ambiente. Antiche comunità di confine tra sabbia e corsi d’acqua” in programma a Il Cairo il 27 novembre 2024 sotto gli auspici del prof. Fagr Abdel Gawad, presidente ad interim del Centro Nazionale delle Ricerche egiziano. Il workshop si può seguire on line: fai clic su https://zoom.us/j/8294969597?omn=99364923599  (passcode: 98765) per avviare o partecipare alla riunione Zoom pianificata. Il workshop internazionale è organizzato dal CNR-ISPC italiano in collaborazione con il Centro Nazionale delle Ricerche egiziano per condividere e discutere i dati recenti degli scavi di Tell el-Maskhuta e discutere l’esistenza di un’importante città ai confini dell’Egitto e lungo importanti vie di comunicazione. Il tema del workshop è stato esteso a siti archeologici della stessa regione o in aree con caratteristiche simili.

egitto_Wadi-Tumilat_delta-orientale_sito-Tell-el-Maskhuta_foto-cnr-ispc

Il sito di Tell el-Maskhuta, l’antica città di Tjeku, situata non lontano dal Canale di Suez, in posizione strategica lungo il Wadi Tumilat (foto cnr-ispc)

Il CNR-MEM opera a Tell el-Maskhuta applicando tecnologie avanzate, quali indagini geofisiche elettromagnetiche, implementazione di modelli numerici del tell e delle strutture ecc. Questo approccio consente una documentazione molto accurata del sito archeologico. Tell el-Maskhuta, identificata con l’antica città di Tjeku e situata non lontano dal Canale di Suez, nasconde una grande città antica che doveva la sua importanza alla sua posizione lungo il Wadi Tumilat, all’estremo confine nord-orientale dell’Egitto, lungo una delle rotte più importanti verso il Levante. Inoltre, anticamente, lungo il Wadi Tumilat veniva scavato un canale navigabile, il cosiddetto Canale dei Faraoni. L’antica Tjeku era una grande città, ricca di commercio internazionale. Sono state scavate alcune parti di un grande muro di cinta (circa 200 m x 300 m), in alcuni tratti conservato in tutta la sua elevazione. In una zona così di confine, le mura di Tjeku dovevano mostrare la potenza dell’Egitto, dei suoi re e dei suoi dei, alle genti che arrivavano dal Levante. Il lato settentrionale del recinto conserva dimensioni sorprendenti: circa 8 m sopra l’attuale livello del suolo e 22 m di spessore. Nel corso delle recenti campagne di scavo è stata rinvenuta una grande rampa che parte dalla sommità dell’enorme muro settentrionale e scende verso l’esterno. È stata inoltre rinvenuta una grande discarica di anfore. Il grande accumulo, solo parzialmente scavato, è una tipica discarica di container inutilizzabili formatasi nei pressi di un porto commerciale. La discarica fornisce una miniera di dati sul commercio dell’antico Egitto e indica la vicinanza di un porto sul canale navigabile. Il grande muro settentrionale può quindi essere identificato con un’infrastruttura civile del porto sul canale navigabile. Inoltre, il carotaggio ha fornito interessanti spunti sull’ambiente antico, con indicazioni chiave sui corpi idrici del passato. In conclusione, le recenti campagne rivelano nuovi importanti dati sul percorso dell’antico canale navigabile che collegava anticamente il Mediterraneo e il Mar Rosso.

PROGRAMMA. Alle 9 (ora de Il Cairo), saluti di benvenuto; 10, I SESSIONE: Centro nazionale delle Ricerche per il patrimonio culturale, presiede: Medhat Ibrahim. Interventi: Medhat A. Ibrahim, Centro nazionale di ricerca, Egitto, “Modellistica molecolare e spettroscopia: tecnologie applicate al patrimonio culturale”; Ahmed Refaat, Centro nazionale di ricerca, Egitto, “Integrazione tra patrimonio culturale e spettroscopia: analisi spettroscopiche di icone di valore storico e artistico”. 10.40, II SESSIONE: Comunità di frontiera, presiede Gihane Zaki. Interventi: Gihane Zaki, Institut d’E gypte, CNRS – UMR 8167, SHS – Université Paris Sorbonne, “L’impatto dei cambiamenti climatici sull’isola di Biggeh. L’archeologia alle sfide del Terzo Millennio”; Amr Abdel-Rauf, Università di Zagazig, “Ricostruzione paleoambientale dell’area di insediamento dell’antica Bubastis, delta sud-orientale del Nilo (Egitto)”; Mohamed Abdel-Maksoud, Tell Hebua la porta orientale dell’Egitto”; 11.40, pausa caffè; 12.40, II SESSIONE: Comunità di confine, presiede: Gihane Zaki. Interventi: Sayed Abdel-Alim, Hanin Mustafa, “Paleo-paesaggio acquatico dell’Università di Ain Shams nel Sinai nordoccidentale. Impatto del ramo pelusico del Nilo sulla continuità e rottura degli insediamenti urbani e militari”; Mustafa Hassan, Ministero del Turismo e delle Antichità, “Recenti scoperte archeologiche nell’area delle Antichità di Ismailia”; Mustafa Nur el-Din, Ministero del Turismo e delle Antichità, “Antichi canali artificiali nel Wadi Tumilat e nell’istmo di Suez”; 13.40, III SESSIONE: Tell el -Maskhuta e il Canale dei Faraoni. Condivisione dei dati sulle comunità di confine, presiede: Tarek Tawfik. Interventi: Bruno Marcolongo, Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano, Istituto di Scienza del Patrimonio “Sulle tracce dell’antica Tumilat con l’occhio del geomorfologo”; Giuseppina Capriotti Vittozzi, Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano, Istituto di Scienza del Patrimonio, “Tell el-Maskhuta e il Canale dei Faraoni: scoperte recenti”; Andrea Angelini, Consiglio Nazionale delle Ricerche Italiano, Istituto di Scienze del Patrimonio, “Applicazioni tecnologiche ai recenti scavi in Tell el-Maskhuta: le infrastrutture portuali”; Ilaria Mazzini, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, “Ricostruzione preliminare del paesaggio olocenico nell’area di Tell el-Maskhuta”.

Verona. Al museo degli Affreschi “Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio”, quarto appuntamento con le “conferenze dei Musei Civici 2024-2025”: presentazione del progetto di scavo in corso nel cortile del Museo e illustrazione dei risultati e dei lavori ancora da svolgere 

verona_castelvecchio_scavi-san-martino-in-aquaro_veduta-generale_2024_1_foto-i-muv

L’area archeologica di San Martino in Aquaro nel grande cortile di Castelvecchio a Verona, a ridosso delle mura (foto i-muv)

verona_museo-affreschi_conferenza-Risultati-e-prospettive-dell-indagine-archeologica-di-San-Martino-in-Aquaro-a-Castelvecchio_saggioro_locandinaMartedì 26 novembre 2024, alle 17, nella sala Galtarossa del museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” di Verona, è in programma il quarto appuntamento con le “conferenze dei Musei Civici 2024-2025” dal titolo “Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio”, durante il quale sarà presentato il progetto di scavo in corso nel cortile del Museo e verranno illustrati risultati e i lavori ancora da svolgere. L’accesso – libero – è consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo i saluti di benvenuto di Marta Ugolini, assessore alla Cultura Turismo Rapporti con l’Unesco Comune di Verona; Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona; Andrea Rosignoli, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Davide Del Curto, prorettore Politecnico di Milano – Polo di Mantova; Paolo De Paolis, direttore dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona; intervengono Filippo Bricolo, Politecnico di Milano – Polo di Mantova; Brunella Bruno, soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Luca Fabbri, Musei Civici Verona; Elisa Lerco, università di Verona; Fabio Saggioro, università di Verona.

verona_castelvecchio_scavi-archeologici-nel-cortile_area-dello-scavo_foto-comune-vr

L’area della chiesa di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona nel 2023, prima dell’inizio del progetto di scavo (foto musei civici verona)

verona_castelvecchio_scavi-san-martino-in-aquaro_area-di-scavo_2024_1_foto-i-muv

Grafica 3D dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)

Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio. Sono iniziati nell’autunno 2023, nel cortile del Museo di Castelvecchio, gli scavi per portare nuovamente alla luce il sito e i resti archeologici della chiesa di San Martino in Aquaro (vedi Verona. Nel cortile del museo di Castelvecchio al via nuovo progetto di scavo per portare alla luce la chiesa di San Martino in Aquaro, individuata 60 anni fa dai lavori dell’architetto Carlo Scarpa. Durerà tre anni e sarà un cantiere aperto al pubblico | archeologiavocidalpassato). Il progetto, della durata di tre anni, vede la collaborazione del dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, e del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano. Il progetto intende approfondire lo studio e la valorizzazione del sito e i resti archeologici della chiesa di San Martino in Aquaro. L’edificio religioso, attestato già tra VIII e IX secolo, proseguì la sua funzione anche dopo essere stato inglobato all’interno del recinto difensivo scaligero, trasformandosi in cappella castrense, fino alla completa distruzione avvenuta nel corso dell’ammodernamento del complesso dei primi anni dell’Ottocento.

verona_castelvecchio_san_martino_in_aquaro_scavi-anni-sessanta_foto-archivio-castelvecchio

Gli scavi della chiesa di San Martino in Aquaro a Castelvecchio di Verona negli anni Sessanta del Novecento (foto archivio castelvecchio vr)

verona_castelvecchio_cortile_planimetria-generale-del-pianoterra-del-museo_foto-archivio-carlo-scarpa

Planimetria di Castelvecchio a Verona con tratteggiata la chiesa di San Martino in Aquaro nel cortile del museo (foto archivio carlo scarpa – castelvecchio)

Il secondo obiettivo della ricerca è quello di approfondire la conoscenza del contesto urbano nel quale l’edificio insisteva, mettendo in relazione le nuove acquisizioni di scavo con i ritrovamenti di età romana, alto medievale e scaligera venuti alla luce nella zona, per chiarire la storia e l’evoluzione di uno snodo di fondamentale importanza del tessuto urbano cittadino. Il sito venne superficialmente indagato negli anni Sessanta del Novecento, quando una campagna di scavo rintracciò parte del perimetro dell’edificio, nel quale erano reimpiegati numerosi elementi di età romana ancora conservati in situ. Nonostante Carlo Scarpa avesse cominciato a ragionare sulla valorizzazione dei resti archeologici, questi vennero per la maggior parte interrati, e l’area rimase di fatto uno spazio non del tutto risolto all’interno del limpido disegno del cortile elaborato dall’architetto veneziano.

verona_castelvecchio_scavi-san-martino-in-aquaro_visite-guidate_1_foto-i-muv

Visite guidate al cantiere di scavo di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)

Il progetto è l’occasione per offrire l’esperienza del cantiere aperto a tutti i visitatori del museo, che hanno la possibilità, durante le operazioni, di assistere in prima persona ai lavori di indagine e di interagire grazie a un allestimento appositamente realizzato per la valorizzazione degli scavi archeologici.

verona_castelvecchio_scavi-san-martino-in-aquaro_pannellature-lignee_2024_foto-i-muv

Le pannellature lignee ai bordi dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona con l’anno di scavo e le relative spiegazioni (foto i-muv)

verona_castelvecchio_scavi-san-martino-in-aquaro_disegni-progetto-allestimento-per-valorizzazione-area-archeologica_1_foto-i-muv

Bozzetto del progetto di allestimento per la valorizzazione dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)

Un allestimento per la valorizzazione degli scavi archeologici. Il museo di Castelvecchio nell’allestimento di Carlo Scarpa è una delle pietre miliari della museografia mondiale. Fulcro del museo è l’allestimento di ogni opera concepito come dispositivo critico in grado di suscitare la consapevolezza del visitatore attraverso un porgere interrogativo che richiede una partecipazione attiva. Il progetto di valorizzazione degli scavi archeologici in fase di realizzazione presso il sito della chiesa di San Martino in Aquaro si propone di portare avanti ed allo stesso tempo di reinterpretare questo processo. Delle pannellature lignee, realizzate in assi di cantiere, si pongono a cavallo del parapetto posto da Carlo Scarpa a protezione degli scavi realizzati con Licisco Magagnato in fase di ultimazione del cortile. Sulle pannellature sono accolti elementi realizzati in legno bruciato che appaiono ad una prima visione come figure interrogative che invitato il visitatore all’avvicinamento. Ad aumentare l’interesse sono delle date realizzate in numeri romani poste nella parte sommitale delle pannellature e delle targhe lignee appese a spaghi in corda contenenti le didascalie esplicative. Chiamati da questi dispositivi, i visitatori, si avvicinano e compiono l’atto di prendere in mano le didascalie appese accendendo, in questo modo, alla fase di comprensione. L’azione indotta dall’allestimento vuole rompere la distanza a volte presente in queste tipologie di esposizioni ed innescare una maggiore partecipazione da parte del visitatore.

verona_castelvecchio_scavi-san-martino-in-aquaro_pannellatura-lignea-scavo-scarpa-1964_foto-i-muv

La pannellatura lignea ai bordi dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona con l’anno 1964, anno dei primi scavi, con le relative spiegazioni (foto i-muv)

Le pannellature sono divise in due gruppi distinti disposti sui due lati del parapetto scarpiano: sul primo lato (entrando nel cortile) si trova una presentazione delle principali fasi di formazione del complesso di Castelvecchio utili per inquadrare il ruolo della chiesa di San Martino in Aquaro nello sviluppo storico che ha condotto allo stato attuale; sul secondo lato, tre pannellature, sono dedicate alla valorizzazione degli esisti dello scavo archeologico. Le pannellature sono divise per gli anni di attività previsti per lo scavo e raccoglieranno progressivamente una descrizione ed interpretazione dei risultati emergenti. Gli espositori sono pensati come sistemi aperti che muteranno con l’evolversi delle indagini. Viste nell’ambiente del cortile, le pannellature lignee, richiamano allusivamente alla bacheca dell’archeologo e, allo stesso tempo, si evidenziano come un ipertesto provvisorio totalmente rimovibile dialogando a distanza con altri interventi temporanei che hanno riguardato il cortile di Castelvecchio.

DCIM108MEDIADJI_0512.JPG

Veduta zenitale dell’area di scavo di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto saggioro)

Le campagne di scavi: 2023. Gli scavi hanno consentito di rimettere in luce la porzione della chiesa nota dagli anni 60 del Novecento e indagata in parte da Licisco Magagnato e Carlo Scarpa. Lo studio ha permesso di ricostruire la sequenza degli interventi riferibili alla struttura romanica e alle fasi successive, anche dopo la costruzione del Castello, con l’individuazione di molte sepolture già spogliate nei secoli passati. Quanto messo in luce interessa la navata meridionale della chiesa di cui si sono rinvenute anche tracce di pavimentazioni. Grazie ad approfondimenti stratigrafici si sono individuate anche le tracce di una frequentazione di età romana o tardo antica a circa 2 metri di profondità dal livello di calpestio attuale. Queste tracce potrebbero quindi testimoniare un’occupazione dell’area già in età romana.

verona_castelvecchio_scavi-san-martino-in-aquaro_sepolture_2024_1_foto-i-muv

Grafica 3d con alcune sepolture emerse nello scavo dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)

Le campagne di scavi: 2024. Sono stati esplorati, con sondaggi mirati, alcuni punti del cortile di Castelvecchio: alcuni vicini e posti ad oriente della chiesa, altri più spostati verso la zona del prato per verificare i perimetrali più settentrionali. Sono inoltre state condotte indagini con il Georadar per acquisire le informazioni su una più ampia area. Nel corso delle indagini, i dati più interessanti sono emersi nell’area compresa tra la chiesa e la porta d’ingresso del castello. In questa zona, pur rimaneggiata da molti interventi di età moderna, si sono rinvenute strutture e fasi legate all’alto medioevo e all’età romana, confermando quanto si era già osservato nel 2023. Non risulta ancora chiaro se quanto individuato possa riferirsi a strutture produttive o residenziali, ma il dato offre sicuramente un elemento molto utile per raccontare quasi duemila anni della storia di questo luogo.

verona_castelvecchio_scavi-san-martino-in-aquaro_veduta-generale_2024_foto-i-muv

L’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)

Le campagne di scavi: 2025. Nella primavera 2025 l’obiettivo sarà quello di aprire l’area della navata centrale della chiesa, probabilmente coincidente con la prima chiesa altomedievale, e di riuscire a chiarire cosa vi fosse nel luogo dove sorse l’unica chiesa di Verona dedicata a San Martino, santo caro ai Franchi, a Carlo Magno e a suo figlio Pipino che fu spesso presente a Verona.

Roma. Al Collegio Romano, in presenza e on line, il convegno “APPIA REGINA VIARUM. Grande patrimonio italiano. Un esempio bene complesso” promosso dalla Società Magna Grecia in collaborazione col MIC: due giorni per fare il punto sul progetto di recupero e valorizzazione della Via Appia, patrimonio UNESCO

roma_collegio-romano_convegno-appia-regina-viarum-grande-patrimonio-italiano_locandina

Lunedì 25 e martedì 26 novembre 2024, in Sala Spadolini del Collegio Romano a Roma, il convegno “APPIA REGINA VIARUM. Grande patrimonio italiano. Un esempio bene complesso” promosso dalla Società Magna Grecia in collaborazione con il ministero della Cultura, Servizio VIII con il contributo della direzione generale Educazione ricerca e istituti culturali. Il convegno è un’occasione per fare il punto sul progetto di recupero e valorizzazione della Via Appia, recentemente inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti scrivendo a smg@animi.it. La conferenza sarà accessibile anche live sul canale YouTube del ministero della Cultura.

PROGRAMMA LUNEDÌ 25 NOVEMBRE 2024. Alle 10, Giampaolo D’Andrea, presidente dell’associazione nazionale degli Interessi del Mezzogiorno d’Italia – A.N.I.M.I. e della Società Magna Grecia, apertura del Convegno e saluti istituzionali. Presidente Sessione: Fausto Zevi, comitato direttivo Società Magna Grecia – Accademia Nazionale dei Lincei. Alle 11, Giuliana Tocco Sciarelli, comitato direttivo della Società Magna Grecia – Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “L’Appia bene complesso. L’impegno della Società Magna Grecia: dal contributo alla tutela alla elaborazione di una banca dati. Presentazione delle tematiche”; 11.30, Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, “Il popolo dell’Appia”; 12, Luigi Scaroina, MIC – dirigente Servizio VIII – Attuazione PNR e coordinamento della programmazione strategica del Segretariato Generale, “Insignis, Nobilis, Celeberrima: “Appia Regina Viarum”, un progetto articolato del Ministero della Cultura”; 12.30, Giovanni Biallo, Paolo Silvagni, Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “La tecnologia GIS per il Cammino e la Candidatura UNESCO dell’Appia Antica”; 13, Pausa pranzo/buffet. Presidente sessione: Nadia Murolo, dirigente Ufficio Valorizzazione Beni Culturali Regione Campania. Alle 14.30, Maria Grazia Filetici, già dirigente MIC – Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “Il restauro dei complessi monumentali – L’esempio del tratto romano dell’Appia”; 15, Riccardo Carnovalini, Irene Zambon, Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “L’Appia e la fragilità dei paesaggi attraversati”; 15.30, Egizia Gasparini, raggruppamento temporaneo di progettisti – Sab s.r.l. – Dodi Moss srl – Sca s.r.l., “Appia Regina Viarum. L’evoluzione di un progetto complesso”; 16, Alessandro Scillitani, Gruppo di lavoro di supporto al RUP per il progetto “Appia Regina Viarum – MIC, “Raccontare in cammino. La via Appia vista da dentro nella storia di ieri e di oggi”; 16.30, pausa caffè; 17.30, Tavola Rotonda “Prospettive: la rigenerazione dei centri urbani e dei paesaggi attraversati dall’Appia Il grande progetto Appia Regina Viarum: promozione dei territori, dalla ricerca alla valorizzazione”. Presiede: Adriano La Regina, comitato scientifico Società Magna Grecia – Accademia Nazionale dei Lincei. Partecipano: Luigi La Rocca,  MIC – capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale e del Paesaggio; Alfonsina Russo, MIC – capo dipartimento per la valorizzazione del Patrimonio culturale; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Angelantonio Orlando, MIC – direttore generale dell’Unità di Missione per l’attuazione del PNRR del ministero della Cultura; Luigi Scaroina, MIC – dirigente Servizio VIII – Attuazione PNR e coordinamento della programmazione strategica del Segretariato Generale; Paolo Rumiz, giornalista e scrittore.

PROGRAMMA MARTEDÌ 26 NOVEMBRE 2024. Presidente Sessione: Eugenio Polito, università di Cassino e del Lazio Meridionale. “Gli interventi nei territori: Lazio”: alle 9.30, Simone Quilici, parco archeologico Appia Antica – MIC, “Gli interventi di valorizzazione nel parco archeologico dell’Appia Antica: scavi, restauri e valorizzazione”; 9.50, Lisa Lambusier, soprintendenza SABAP area metropolitana di Roma e provincia di Rieti – MIC, “Il progetto Appia Regina Viarum a Castel Gandolfo, Albano Laziale ed Ariccia: il sepolcro degli Orazi e i Curiazi, la sostruzione della Via Appia. Dalla tutela alla valorizzazione”; 10.10, Alessandro Betori, soprintendenza SABAP Frosinone e Latina – MIC, “La via Appia nel territorio della provincia di Latina: interventi di tutela e valorizzazione in occasione della candidatura UNESCO”; 10.30, Lorenzo Quilici, Stefania Quilici Gigli, università della Campania “Luigi Vanvitelli”, “La via Appia nella pianura pontina: un modello di ingegneria romana”. “Gli interventi nei territori: Campania”: alle 10.50, Giuseppe Ceraudo, università del Salento, “Considerazioni topografiche sulla via Appia in Hirpinia: la variante dei miliari tra Aeclanum e Pons Aufidi”; 11.10, pausa caffè; 11.40, Alfonso Santoriello, università di Salerno, “Lungo l’Appia nel territorio di Beneventum: Nuceriola un vicus alle porte della città. Le ricerche dell’Università di Salerno”; 12, Mariano Nuzzo, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento – MIC, “Interventi di scavo e restauro nel tratto dell’Appia sotto la tutela della Soprintendenza di Caserta e Benevento”; 12.20, Raffaella Bonaudo, Lorenzo Mancini, Sandra Lo Pilato, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino -MIC, “Aeclanum (Mirabella Eclano): lo scavo archeologico e le nuove prospettive di ricerca e di valorizzazione dell’Appia in territorio irpino”. “Gli interventi nei territori: Basilicata”: alle 12.40, Maria Luisa Marchi, università di Foggia, “Dalle ricerche per la carta archeologica al riconoscimento UNESCO: la ricostruzione dell’itinerario della via Appia in area apulo-lucana”; 13, Luigina Tomay, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Basilicata – MIC, “Nuove scoperte, restauri e attività lungo il tracciato dell’Appia in Basilicata”; 13.20, pausa pranzo. Presidente Sessione: Teresa Cinquantaquattro, segretariato generale per la Campania- MIC. “Gli interventi nei territori: Puglia”: alle 14.50, Luciano Piepoli, università di Bari, “La via Appia nei paesaggi della Puglia centrale. Insediamenti, produzioni e scambi lungo il tratto Gravina-Taranto”; 15.10, Giovanna Cera, università del Salento, “Il tratto finale dell’Appia. Il percorso tra Taranto e Brindisi alla luce di vecchi e nuovi dati”; 15.30, Giovanna Cacudi, Caterina Annese, Mara Carcavallo, Elena Dellù, Angelica Montedoro, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari -MIC, “Appia Regina Viarum. Nuove indagini archeologiche tra Gravina in Puglia e Altamura (BA)”; 15.50, Francesca Romana Paolillo, soprintendenza nazionale per Il Patrimonio Culturale Subacqueo – Taranto – MIC, “Interventi lungo il percorso della via Appia nel territorio di Taranto fra indagini archeologiche e valorizzazione”; 16.10, Anita Guarnieri, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Foggia – MIC, “L’attività di tutela restauro e valorizzazione svolta dalla Soprintendenza BAT- FG lungo i tratti dell’Appia Regina Viarum dei Comuni di Canosa di Puglia, Ordona e Rocchetta Sant’Antonio”: 16.30, Francesca Riccio, soprintendenza SABAP Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce – MIC, “Ricerche, restauri e valorizzazione tra l’Appia Claudia e la Traiana nel territorio di Brindisi: il caso del viadotto di Apani”; 16.50, Pietro Giovanni Guzzo, comitato direttivo Società Magna Grecia – Accademia Nazionale Lincei, conclusioni.

Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide al via Sibaritik@, l’atteso Workshop Internazionale sulle ricerche archeologiche in corso nella Sibaritide: in presenza e on line. La presentazione del direttore Demma. Ecco il ricco programma

sibari_archeologico_sibaritik-workshop-internazionale-sulle-ricerche-archeologiche-in-corso-nella-sibaritide_locandinaAl via Sibaritik@, l’atteso Workshop Internazionale sulle ricerche archeologiche in corso nella Sibaritide, un incontro che riunisce tutti i team di ricerca italiani ed esteri che studiano o hanno studiato l’affascinante patrimonio di Sibari e del suo territorio. Appuntamento il 25-26 novembre 2025, in presenza, al museo Archeologico nazionale della Sibaritide per fare il punto della situazione in vista di nuovi entusiasmanti progetti. Sarà infatti un’occasione per confrontare i dati emersi e le innovazioni nell’ambito della ricerca ma anche un momento per discutere di progetti di rimodulazione degli spazi espositivi, approfondimenti su come preservare ed interpretare la storia, migliorare l’accessibilità e l’interazione con il pubblico. È possibile seguire la diretta streaming sulla pagina YouTube dei Parchi archeologici di Sibari e Crotone: http://www.youtube.com/@parcoarcheologicodisibari8493.

sibari_parco_Filippo Demma 2.0 b_foto-drm-calabria

Filippo Demma. direttore dei parchi archeologici di Sibari e Crotone (foto drm-calabria)

“Sybaritik@ NON È un convegno su Sibari, gli scavi di Sibari, il Museo di Sibari o il territorio della Sibaritide. Sybaritik@ è un workshop che vede per la prima volta negli ultimi anni la presenza nella stessa sala di tutti i gruppi di ricerca che svolgono scavi e attività di ricerca in Sibaritide e che stiano producendo risultati inediti”: inizia così una riflessione di Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Sibari e Crotone, e promotore del workshop. “Sarà quindi l’occasione per presentare i dati inediti raccolti negli ultimi anni grazie alla loro attività. Lo facciamo ora per diversi motivi – continua -, senz’altro perché adesso il gruppo dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari che lavora su temi sibariti ha terminato la ricognizione dei materiali, dei temi e dei problemi principali che il museo e le sue pertinenze pongono. La sistemazione dei magazzini, la messa a regime delle manutenzioni (sempre col beneficio d’inventario, essendo la situazione del nostro Parco particolarmente complessa), l’avvio della digitalizzazione del patrimonio e dei progetti di manutenzione e restauro del costruito archeologico e dei reperti mobili. Lo facciamo perché sono oramai anni che i colleghi delle missioni archeologiche della Sibaritide frequentano il nostro museo, i nostri depositi ed i nostri laboratori, condividono con noi il lavoro sui materiali, ed è arrivato il momento di sintetizzare e mettere a frutto gli scambi avvenuti fin qui. Lo facciamo soprattutto perché sta per partire la progettazione del nuovo allestimento dei Musei Sibariti, e prima di procedere è opportuno condividere con chi lavora su questo territorio materiali, temi, problemi e conoscenze, ascoltarne le idee e le opinioni. Perché i nuovi musei possano fornire un quadro il più possibile completo alle persone che frequenteranno Sibari. Ora, così impostata la cosa, appare evidente che non ci sia stata nessuna call for papers né poteva esserci alcun invito al di fuori del gruppo ristretto di cui sopra. Perché, appunto, si tratta del workshop organizzato dai gruppi che scavano e lavorano in Sibaritide, allo scopo – conclude – di presentare i propri risultati e per discuterli nell’ottica di progettare i nuovi allestimenti”.

sibari_archeologico_esterno_foto-drm-calabria

La sede del museo nazionale Archeologico della Sibaritide a Cassano all’Ionio (Cs) (foto drm-calabria)

PROGRAMMA 25 NOVEMBRE 2024. Introduzione ai lavori: alle 9.30, M. Osanna, direzione generale Musei; 9.45, L. La Rocca, direzione generale Abap; 10, F. Demma, parchi archeologici di Sibari e Crotone, “Valorizzazione e ricerca nella Sibaritide”; P. Aurino, Sabap di Cosenza; e F. Sudano, museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, “Ricerca e tutela nella Sibaritide”. I SESSIONE “ALLE ORIGINI DELLA SIBARITIDE”, presiede A. Mazzaglia. Alle 10.30, P. Aurino, “Novità sulla preistoria della Sibaritide”; A. Vanzetti, M.A. Castagna, A. Di Renzoni, L.M. Magno, S. Marino, “Struttura dell’insediamento di Broglio di Trebisacce”; 11.20, pausa caffè; M. Van Leusen, F. Ippolito, “Passato, presente e futuro della ricerca archeologica dell’università di Groningen nella Sibaritide”; I. Battiloro, M. d’Acri, “Torre Mordillo Archaeological Project: nuove indagini r prospettive future”; M. Barbato, D. Pisarra, “Spazi geografici e costrutti politici. Relazioni tra coloni e popolazioni epicorie alla luce di nuove acquisizioni da attività di tutela in Sibaritide”; 13, pausa pranzo. II SESSIONE “FRANCAVILLA MARITTIMA TRA ENOTRI E GRECI”, presiede V. Parisi. Alle 13.45, F. Quondam, “Paola Zancani Montuoro a Francavilla Marittima: aggiornamenti da Macchiabate”. M.A. Guggisberg, I. Gullo, N. Savaresi, “Ellenizzazione vs Enotrizzazione: nuovi dati per il periodo tardo della necropoli di Francavilla Marittima”; 14.35, J. Kindberg Jacobsen, G. Mittica, “Status quo della missione italo-danese a Francavilla Marittima”; 15, L. Altomare, C. Capparelli, M. Perri, “L’insediamento del Timpone della Motta di Francavilla Marittima: alcuni risultati dalle nuove ricerche”; 16, visita al Palazzo Andreassi di Amendolara.

PROGRAMMA 26 NOVEMBRE 2024. III SESSIONE “SYBARIS-THURII-COPIAE E IL TERRITORIO OLTRE I SUOI CONFINI”, presiede M. Paoletti. Alle 9.30, C. Rescigno, M. Pallonetti, “Sibari. Nuovi dati dallo scavo della plateia A”; P. Carafa, F. De Stefano, “Comunità, merci e paesaggi di Amendolara e del suo territorio”; 10.20, F. Mollo, “Ricerche a Santa Gada di Laino Borgo: un grande insediamento nell’alta valle del Mercure-Lao”; M. Cannatà, “Temesa, Sibari e non solo… Per una nuova analisi della colonizzazione greca nella Calabria tirrenica”; 11.10, pausa caffè; G. D’Alessio, C. Rescigno, “Favella: una tomba in ricettacolo fittile e resti di una nuova lamella aurea orfica”; M.L. Caliò, G. Gerogiannis, E. Brienza, A. Fino, “Prospettive di studio e di analisi per la ripresa delle ricerche a Castiglione di Paludi”; S. Guidone, A. Saponara, “Magazzini accessibili e digitalizzazione della collezione del museo Archeologico nazionale della Sibaritide”; 13, pausa pranzo; 14, C. Brivio, A. Saponara, M. Pallonetti, G. Mantella, “Nuovi dati dal restauro di due capolavori della collezione del museo Archeologico nazionale della Sibaritide”; 14.25, F. Demma, “Conclusioni a margine dei lavori del workshop e tavola rotonda finale”. Dalle 15, SESSIONE POSTER. Alle 16, riunione collegiale del comitato tecnico scientifico allargato per il riallestimento dei musei di Sibari e di Amendolara.

Trento. Al Castello del Buonconsiglio il convegno di studi “LONGOBARDI NEL CASSETTO. Nuovi dati dalle ricerche sulle collezioni storiche museali”: due giorni di confronto in occasione della mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano”

trento_buonconsiglio_convegno-longobardi-nel-cassetto_locandinaIn occasione della mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano”, in programma fino al 12 gennaio 2025 al Castello del Buonconsiglio di Trento (vedi Trento. Al Castello del Buonconsiglio la mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano” racconta la storia dei Longobardi in Trentino attraverso i capolavori rinvenuti nelle tombe della “principessa” – conservata a Trento – e del “principe” di Civezzano – conservata a Innsbruck – esposti assieme per la prima volta. Gli interventi dei curatori Annamaria Azzolini, Veronica Barbacovi e Wolfgang Sölder per archeologiavocidalpassato.com | archeologiavocidalpassato), il museo ha condotto una revisione dei materiali di cultura longobarda rinvenuti in Trentino, custoditi nei propri depositi e in quelli del Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, partner dell’iniziativa espositiva. Un excursus nelle collezioni storiche che ha portato a nuove conoscenze grazie anche a innovative metodologie di indagine, condotte sui reperti. Appuntamento venerdì 22 e sabato 23 novembre 2024 al Castello del Buonconsiglio di Trento col convegno di studi “LONGOBARDI NEL CASSETTO. Nuovi dati dalle ricerche sulle collezioni storiche museali”. Partendo dunque da questo recente “scavo nel museo”, il convegno vuole mettere a fattor comune le esperienze maturate da altre importanti realtà museali italiane, condividendo idee, progetti e criticità incontrate nel corso degli anni, per promuovere in maniera forte ed incisiva anche attraverso forme di collaborazione la conoscenza e la valorizzazione di collezioni che ancora rimangono chiuse “nel cassetto”.

PROGRAMMA VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2024. Alle 9.30, in sala G. Gerola, registrazione partecipanti. Coffee Break. Alle 10.30, saluti istituzionali; 11.30, presentazione delle giornate di studi a cura di Annamaria Azzolini, responsabile scientifico; 11.45, inizio lavori, modera Katia Fortarel, Comune di Civezzano, Trento; 11.45, Veronica Barbacovi, TIROLER LANDESMUSEUM FERDINANDEUM, INNSBRUCK, “Rileggendo una scoperta: la tomba del Principe di Civezzano alla luce delle nuove ricerche”; 12.15, Annamaria Azzolini, MUSEO CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO DI TRENTO, “Esplorando le collezioni del Museo Castello del Buonconsiglio: il caso dei Longobardi di Civezzano”; 12.45, Elisa Possenti, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI, TRENTO, “La presenza longobarda in Trentino alla luce di recenti scavi nei musei e scavi sul campo”; pausa pranzo. Alle 14.30, inizio lavori, modera Veronica Barbacovi, Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, Innsbruck; 14.30, Francesca Morandini, Lucia Durjava, FONDAZIONE BRESCIA MUSEI, BRESCIA, “Longobardi nei musei di Brescia tra storia e innovazione”; 15.10, Stefano Papetti, MUSEO DELL’ALTO MEDIOEVO, ASCOLI PICENO, “Il Museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno: il ritorno dei reperti Longobardi”; 15.40, Angela Borzacconi, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE, CIVIDALE DEL FRIULI, “Il Ducato longobardo del Friuli. Prospettive di ricerca e di valorizzazione”; discussione; 17, visita alla mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano” per i relatori.

PROGRAMMA SABATO 23 NOVEMBRE 2024. Alle 9, inizio lavori, modera Annamaria Azzolini, MUSEO CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO, TRENTO; 9, Rosanina Invernizzi, MUSEI CIVICI, PAVIA, “I materiali longobardi dei Musei Civici di Pavia”; 9.30, Armando Bernardelli, MUSEO NATURALISTICO ARCHEOLOGICO, VICENZA, “Longobardi e dintorni. Materiali di epoca longobarda al Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza”; 10, Anna Provenzali, MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO, MILANO, “La sezione altomedievale del Civico Museo Archeologico di Milano: l’allestimento attuale e le prospettive future”; coffe break; 11, Ilaria Negretti, MUSEI CIVICI, BOLOGNA, “Dal Museo Civico al Museo Medievale: la collezioni di metalli e oreficerie altomedievali”; 11.30, Elisa Panero, Patrizia Petitti, MUSEI REALI, TORINO, “Dalla “necropoli barbarica scoperta a Testona” alle tombe longobarde di Borgo d’Ale: appunti per il riallestimento del Settore del Territorio piemontese del Museo di Antichità — Musei Reali di Torino”; 12.10, conclusioni dei lavori; pausa pranzo; 14.30, visita alla mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano” per tutti.

Altino (Ve). Riprendono gli incontri “Scavi aperti” nel primo parco archeologico del Veneto: i nuovi resti riportati in luce della città romana del I secolo rivelano tracce di attività metallurgica adiacente alla grande cloaca scavata nel 2022

altino_parco-archeologico_scoperte_scavi-aperti_foto-vlman

Pubblico numeroso agli appuntamenti “Scavi aperti” nel parco archeologico di Altino (foto vlman)

Ritrovamenti dell’assetto urbano di Altino nel I secolo dopo Cristo, un tratto della città romana e materiali residuali di un edificio con tracce di un’attività metallurgica adiacente alla grande cloaca scavata nel 2022. Sono questi i principali ritrovamenti degli scavi in corso nella zona del parco archeologico di Altino, che ora sono visitabili durante gli appuntamenti di “Scavi aperti” (prenotazioni 0422.789443 e drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it). Il prossimo sarà giovedì 21 novembre 2024, alle 15.30. Il parco archeologico sta infatti collaborando con l’università di Padova (e in particolare con la prof. Rita Deiana) che si occupa di fare prospezioni geofisiche mirate all’apertura dei saggi di scavo. “Le prospezioni geofisiche sono indagini che non prevedono scavi (per questo sono dette «non invasive») ma attraverso impulsi elettrici o magnetici inviati nel sottosuolo restituiscono una sorta di radiografia di quello che c’è sotto – spiega la direttrice Marianna Bressan – i dati raccolti vanno interpretati, perché la prospezione rileva tanto il manufatto antico quanto il manufatto moderno, come un semplice tubo del gas, ma permette di capire dove concentrare gli scavi”.

altino_area-archeologica_cloaca_ripresa-scavi_3_foto-drm-veneto

Quartiere residenziale augusteo di Altino (Ve): il cantiere di scavo nella cloaca (foto drm-veneto)

altino_area-archeologica_cloaca_reperto-in-vetro-colorato_frammento_foto-drm-veneto

Frammento di oggetto in vetro colorato dalla cloaca dell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

La cloaca. La cloaca scoperta nel 2022 è un’infrastruttura sotterranea del quartiere urbano conservato nell’area archeologica del decumano. Questo quartiere fu uno dei primi a essere scoperto dell’Altino romana, negli anni Sessanta; successivamente fu interessato da scavi a più riprese, fino ai primi anni Novanta, senza che ne venissero esaurite le potenzialità archeologiche. Nel 2022, nell’ambito del progetto tutt’ora in corso, si è presentata l’occasione di riprendere a scavare. Da lì le sorprese inaspettate. Durante gli scavi è emerso il corpo di un imponente manufatto funzionale allo smaltimento idrico che ha permesso di raccontare i dettagli della vita quotidiana degli abitanti della zona. “Questo ultimo scavo – chiarisce Marianna Bressan – è avvenuto su un’area mai indagata prima, scelta per il suo potenziale e con un duplice obiettivo: procedere con la risistemazione dell’area già aperta al pubblico, con la speranza, ampiamente ripagata, di trovare qualcosa di nuovo”. E quel qualcosa di nuovo non si è fatto attendere troppo.

altino_parco_museo_mostra-modus-vivendi_vetri-romani_foto-vlman

Bottiglie in vetro dalla cloaca romana dell’area archeologica di Altino, esposte nella mostra “Modus vivendi” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto vlman)

altino_archeologico_mostra-modus-vivendi_logoI reperti. I reperti più interessanti ritrovati nella cloaca sono esposti nella mostra “Modus vivendi” inaugurata a maggio 2023 e ancora visibile al museo (La mostra è stata ideata in collaborazione con il MUB – museo della Bonifica di San Donà di Piave e P.ET.R.A. soc. coop con il contributo di Regione del Veneto L.R. 17/2019 “Legge per la cultura”, annualità 2022 e di ministero della cultura Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali). Nella mostra si possono vedere recipienti di vetro di colori vivaci, suppellettili di ceramica decorata che facevano parte dell’arredo della casa ma anche un raro balsamario blu con inserti in foglia d’oro che serviva a contenere profumi o unguenti per la cura del corpo (in tutto l’Impero romano se ne conoscono soltanto nove di simili). Dall’allestimento facevano capolino tre coppette decorate che vivacizzavano la tavola imbandita e le lucerne, piccole lampade portatili ma anche gli oggetti “preziosi”, perle in pasta di quarzo, a forma di melone, che facevano parte di collane di uso quotidiano o l’ago, anch’esso di osso, che era una forcina per capelli.

altino_parco_area-archeologica_veduta-zenitale(38)_foto-vlman

Area archeologica di Altino intressata dagli scavi (foto vlman)

altino_parco-archeologico_logo_azzurroGli scavi sono ripresi grazie a un finanziamento ad hoc erogato per la prima volta da parte del ministero della cultura, in particolare della direzione generale Musei, e destinato proprio a campagne di scavo nei parchi archeologici nazionali (svolti oggi ad Altino dalla SAP Società archeologica). Il museo archeologico e l’area archeologica di Altino inoltre sono infatti ufficialmente diventati un Parco archeologico. Con il decreto del ministero della Cultura di marzo scorso (il decreto di istituzione del Parco è il numero 57 del 15 marzo 2024) il percorso cominciato tre anni fa è arrivato a compimento dando la spinta definitiva al nuovo progetto.

altino_archeologixo_marianna-bressan_nuovo-direttore-musei-archeologici-di-venezia_foto-drm-veneto

Marianna Bressan, già direttore del museo nazionale e area archeologica di Altino, è ora direttore del musei Archeologici di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

Sarà un “museo all’aperto”, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti. “Ogni parco archeologico – commenta il direttore generale Musei prof. Massimo Osanna – è espressione di un sistema integrato che vede resti archeologici e paesaggio come elementi inseparabili, un contesto in cui la memoria storica si intreccia con il valore paesaggistico e ambientale, nello spirito della Costituzione. Il parco archeologico di Altino assume così un ruolo chiave nella ricerca, conservazione e valorizzazione di questo peculiare ambito territoriale, in un’ottica di promozione e fruizione sostenibile dei luoghi della cultura, in quella prospettiva di rete che caratterizza il nostro Sistema museale nazionale”. Il parco archeologico di Altino è inoltre stato inserito nel nuovo istituto dotato di autonomia speciale denominato Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, che comprende anche il museo archeologico nazionale di Venezia, il museo di Palazzo Grimani, il futuro museo Archeologico nazionale della laguna di Venezia sull’isola del Lazzaretto vecchio. Il nuovo istituto è diretto da Marianna Bressan.

Roma. Open day nell’area archeologica scoperta al km 11,700 della Via Cassia nella piana dell’antica Veio: creato un percorso pedonale tra tomba a camera etrusca, strada lastricata e gallerie idriche ipogee

roma_via-cassia_area-archeologica_scavo-tomba-etrusca_foto-ssabap-roma

Area archeologica al km 11,700 della Via Cassia a Roma: lo scavo di una tomba etrusca (foto ssabap-roma)

Open day nell’area archeologica della Via Cassia. Domenica 17 novembre 2024 la soprintendenza speciale di Roma presenta alla cittadinanza il progetto di valorizzazione del complesso archeologico scoperto tra il 2020 e il 2022 lungo la Via Cassia al km 11,700 poco oltre il Grande Raccordo Anulare, lato destro della Cassia venendo da Roma, all’altezza di via Igino Lega, all’interno del distributore di benzina. Un vero e proprio open day, dalle 10 alle 13, che permetterà agli abitanti del territorio e non solo, di scoprire la storia di un’area strategica da cui si domina la vallata nel territorio dell’antica città di Veio, cuore dell’Etruria meridionale. Il progetto è stato realizzato con la Eos Arc Srl nell’ambito di un’operazione di archeologia preventiva con la committenza di Rossetti Fuel Srl.

roma_via-cassia_area-archeologica_strada-lastricata_foto-ssabap-roma

Area archeologica al km 11,700 della Via Cassia a Roma: la strada lastricata (foto ssabap-roma)

L’area è stata valorizzata attraverso la realizzazione di un percorso pedonale che, all’interno di una stazione di servizio, si snoda tra una tomba a camera etrusca, una strada lastricata e l’accesso alla rete di gallerie idriche ipogee che attraversano gran parte del sito e che servivano ad alimentare l’impianto termale di una mansio situata lungo la Cassia. Un vero e proprio dialogo tra archeologia e tessuto urbano, tra storia e quotidianità, che resterà fruibile in modo permanente.

roma_via-cassia_area-archeologica_vasellame-etrusco_foto-ssabap-roma

Area archeologica al km 11,700 della Via Cassia a Roma: vasellame etrusco ritrovato nello scavo (foto ssabap-roma)

Durante l’open day del 17 novembre 2024 sarà possibile partecipare alla visita con gli archeologi che hanno effettuato lo scavo, che illustreranno le varie fasi di vita del sito, dagli etruschi, all’epoca romana della repubblica e dell’impero attraverso oltre dieci secoli di storia.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “La tomba Olmo Bello 16 di Bisenzio (Vt), un guerriero viaggiatore? Indizi di transculturalità nell’VIII sec. a.C.”, con l’archeologo Andrea Babbi: nono incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”

roma_villa-giulia_chi-cerca-ri-trova_la-tomba-olmo-bello-16-di-bisenzio_andrea-babbi_locandinaVenerdì 15 novembre 2024, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “La tomba Olmo Bello 16 di Bisenzio (Vt), un guerriero viaggiatore? Indizi di transculturalità nell’VIII sec. a.C.”, nono incontro del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo: ricerche scientifiche, studi e progetti” presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Andrea Babbi presenterà i risultati degli studi condotti sul contesto tombale 16 della necropoli Olmo Bello di Bisenzio (Capodimonte, VT) nell’ambito del più ampio programma di ricerche di “The Bisenzio Project” da lui ideato e diretto. L’intero contesto è conservato nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Su richiesta del relatore, tale conferenza non sarà registrata. In base alle notizie pubblicate da Roberto Paribeni nel 1928, derivate dalle note fornitegli da Fausto Benedetti ed Enrico Stefani, autori della scoperta, è possibile riconoscere nel titolare del sepolcro una figura preminente della comunità visentina della seconda metà dell’VIII sec. a.C. Ad oggi gli studi sul contesto avevano meritoriamente evidenziato la pervasività degli influssi ‘egei’ nella scelta di alcuni elementi del corredo tombale. Le nuove ricerche, recuperando indizi di una vera e propria poliedricità culturale del defunto e di una sua possibile mobilità geografica, invitano a riconsiderare il dinamismo della comunità locale coeva nel quadro delle reti di contatti con le regioni medio-tirreniche di ‘frontiera’.

andrea.babbi_cnr

L’archeologo Andrea Babbi (Cnr-Ispc)

Andrea Babbi, archeologo, è primo ricercatore all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del Consiglio nazionale delle Ricerche e ricercatore ospite al Leibniz-Zentrum für Archäologie a Mainz (LEIZA). Allievo di Giovanni Colonna, Gilda Bartoloni e Filippo Delpino, con i quali alLa Sapienza Università di Roma si è laureato in Lettere Classiche, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Archeologia (Etruscologia) e il Diploma di Specializzazione in Archeologia Classica.

Montebelluna (Tv). Al via al museo civico la mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” dedicata all’eccezionale scoperta nella necropoli preromana di Posmon: le due situle in bronzo figurate esposte insieme per la prima volta: reperti da Montebelluna, Este e Lubiana

mde

Fasi di allestimento della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (foto museo civico)

montebelluna_archeologico_mostra-FABULAE_logo_locandinaManca solo un giorno al grande evento e al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv) si stanno ultimando i preparativi di allestimento della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” (17 novembre 2024 – 31 agosto 2025), dedicata ad un patrimonio archeologico eccezionale, recuperato grazie alle attività di tutela sul territorio: le due situle (vasi a forma di secchio) in bronzo figurate portate alla luce nel 2002 e nel 2012 nella necropoli preromana di Posmon a Montebelluna e, ora, esposte insieme per la prima volta. I due vasi, decorati nello stile della cosiddetta Arte delle Situle, sono tra gli esemplari più rappresentativi e più spettacolari della cultura materiale dei Veneti antichi, il popolo vissuto nell’Italia nord orientale tra il IX secolo a.C. e l’arrivo dei Romani.

montebelluna_archeologico_mostra-FABULAE_inaugurazione_locandina

Appuntamento al museo di Montebelluna sabato 16 novembre 2024 alle 16.30: dopo i saluti istituzionali del Comune di Montebelluna, della soprintendenza ABAP-VE-MET e della direzione regionale Musei nazionali Veneto, la visita è libera alla presenza dei curatori. Sono previste visite guidate animate per bambini. Seguirà un momento conviviale.

este_archeologico_mostra-fabulae-le-situle-raccontano-i-veneti-antichi_anteprima-progetto_locandina-bis

La mostra “FABULAE” al museo nazionale Atestino di Este (marzo – giugno 2024)

La mostra è il frutto di una collaborazione istituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino dove nel marzo scorso, nell’ambito di questo progetto, è stata esposta in anteprima la situla del 2012, con il suo corredo, a seguito del restauro effettuato nel laboratorio del museo (vedi Este (Pd). Al museo nazionale Atestino apre l’anteprima della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con focus sul restauro e sulle tecniche di realizzazione del manufatto, evento prequel del progetto (seconda parte a novembre a Montebelluna) di studio e valorizzazione delle due situle scoperte nella necropoli di Posmon di Montebelluna | archeologiavocidalpassato). Il comitato scientifico è costituito da un team di esperti: Stefano Buson, già funzionario restauratore al museo nazionale Atestino; Monica Celi, direttrice del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia; Nicoletta Onisto, esperta in resti cremati, docente incaricato all’università di Ferrara; Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino; Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino; Luca Zaghetto, archeologo, autore di studi sistematici sui sistemi iconografici dell’arte delle situle.

montebelluna_archeologico_situla-tb-244_da-necropoli-di-posmon_foto-sabap-ve-met

La situla di Montebelluna scoperta nel 2002 nella tomba 244 della necropoli di Posmon e conservata al museo civico di Montebelluna (foto sabap-ve-met)

La mostra “FABULAE” nasce dalla volontà di restituire alla comunità questo patrimonio straordinario ed è stata l’occasione per riprendere gli studi sulla necropoli preromana di Montebelluna-Posmon avvalendosi di un gruppo di lavoro interdisciplinare a garanzia della qualità scientifica di un’operazione che unisce la ricerca alla valorizzazione. L’impianto museologico e museografico prevede l’utilizzo di linguaggi diversi che si adattano ai diversi target d’utenza nel pieno rispetto degli stili di apprendimento di ogni persona. All’interno della mostra sono così previsti percorsi paralleli in relazione alle fasce d’età (età prescolare, scolare e adulti). La mostra potrà essere fruita dai visitatori sia singolarmente in piena autonomia, sia in gruppo attraverso visite guidate. Per le scuole di ogni ordine e grado e per gruppi organizzati è prevista un’offerta educativa che prevede percorsi emozionali, visite guidate partecipate, laboratori e animazioni.

montebelluna_archeologico_nuova-situla_da-necropoli-di-posmon_foto-sabap-ve-met

La situla scoperta nella necropoli di Posmon di Montebelluna nel 2012 dopo i restauri (foto sabap-ve-met)

Il percorso espositivo. Le “vite” e i “racconti” di questi due capolavori vengono presentati in un percorso dove passato e presente testimoniato si alternano in un dialogo costante. I reperti esposti, datati tra il VII e il I secolo a.C., sono più di 400 tra materiali dello stesso museo civico di Montebelluna e altri in prestito dal museo nazionale Atestino (Este | PD) e dal museo nazionale Sloveno (Lubiana |SLO). L’allestimento prevede soluzioni immersive, postazioni interattive e partecipative per far rivivere, anche in maniera emozionale, il mondo dei Veneti antichi raccontato dalle due situle di Montebelluna nel contesto dei nuovi studi sulla necropoli di Posmon.

Napoli. A Palazzo Reale la soprintendenza presenta i risultati delle campagne di scavo 2023-2024 della Villa Augustea di Somma Vesuviana. Il soprintendente Nuzzo: “Un’occasione per condividere con il pubblico i risultati del lavoro di tutela e ricerca con prestigiose istituzioni internazionali”

napoli_palazzo-reale_presentazione-campagne-di-scavo-2023-2024-della-Villa-Augustea-di-Somma-Vesuviana_locandinaMercoledì 13 novembre 2024, alle 17, nella sala “Giovanni Carbonara” del Palazzo Reale di Napoli, presentazione delle campagne di scavo 2023-2024 della Villa Augustea di Somma Vesuviana, un importante appuntamento per raccontare le scoperte e i progressi delle ricerche in questo sito archeologico di grande valore storico. All’evento parteciperanno il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, Mariano Nuzzo, e il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore di Sarno. Saranno presenti anche Antonio De Simone, responsabile della conservazione e del restauro del progetto per l’università Suor Orsola Benincasa, e Mauro Antonio Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, che offriranno approfondimenti sul contributo delle rispettive istituzioni al progetto. Dal Giappone interverranno Satoshi Matsuyama, direttore tecnico dello scavo, e Mariko Muramatsu, referente del progetto per l’Italia, entrambi rappresentanti della The University of Tokyo, insieme a Claudia Angelelli, archeologa responsabile scientifica dello scavo per la stessa università. Completeranno il parterre Luca Di Franco, funzionario SABAP NA-MET responsabile dell’area archeologica, e Daniele De Simone, funzionario archeologo SABAP NA-MET responsabile di zona. Questa occasione di confronto e dialogo tra esperti italiani e giapponesi offrirà al pubblico una visione completa sulle metodologie di scavo, sulle ultime scoperte e sulle prospettive future della ricerca. “La presentazione delle campagne di scavo della Villa Augustea”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo, “rappresenta un momento cruciale per condividere con il pubblico i risultati del lavoro di tutela e ricerca svolto in collaborazione con prestigiose istituzioni internazionali. È nostro impegno proseguire in questo percorso di conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, al fine di restituire alla comunità e alle future generazioni un’eredità storica di inestimabile valore”.