Bassa Friulana. Un pozzo di età imperiale con evidenze di bonifica e una struttura post-medievale sono state scoperte dalle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza a Rivignano e Ronchis
Un pozzo di età imperiale con evidenze di bonifica e una struttura post-medievale sono state scoperte dalle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, e conclusesi prima di Natale 2024, presso due siti nella Bassa Friulana, a Rivignano, in località Ariis, e Ronchis, in località Fraforeano, che hanno messo in luce contesti di epoca storica di particolare interesse. Le indagini sono realizzate a seguito di una richiesta di finanziamento specifico per verificare la consistenza di due siti archeologici fino a oggi di incerta identificazione e permetterne la tutela. Gli scavi sono stati condotti sul campo dalla CORA Società Archeologica S.r.l., in coordinamento con l’ispettore onorario Sergio Salvador, e sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo Giorgia Musina per la soprintendenza ABAP FVG. I materiali e i dati emersi dai due scavi sono ora in corso di studio per permettere di relazionarli ai contesti archeologici già noti nei due territori, in modo da poter accrescere la comprensione dei contesti di rinvenimento.

In località Ariis di Rivignano, dopo una preliminare ricognizione sul campo, sono stati svolti alcuni sondaggi di scavo, seguiti da un ampliamento, con esito positivo. Anche grazie all’esecuzione di riprese tramite drone, è stato così possibile individuare e circoscrivere la presenza di un pozzo, di strutture in fondazione e di alcune possibili sistemazioni di bonifica, appartenenti a un contesto di epoca romana databile tra II e III sec. d.C. Gli scavi hanno restituito abbondante materiale ceramico, vetro, metallo oltre a tegole e coppi di produzione locale, come attesta un bollo laterizio che rinvia ad una fornace del territorio di Rivarotta. È stato recuperato anche materiale organico: noci, nocciole, vinaccioli e un frammento di intreccio vegetale, reperti che si sono conservati sul fondo del pozzo grazie alla presenza costante dell’acqua.

In località Fraforeano di Ronchis è stata invece realizzata, in accordo con il Comune, che ha prestato la sua collaborazione anche tramite l’invio di proprio personale, la pulizia di un contesto lapideo posto lateralmente alla SP7, che era stato di recente individuato dall’ispettore onorario Sergio Salvador e che appariva a rischio spoliazione. Il contesto verosimilmente dovrebbe risalire a epoca post-medievale e appare composto da due strutture murarie, un voltino in laterizi e alcune epigrafi sepolcrali iscritte di reimpiego poggiate sul fondo, il tutto a comporre un insieme di incerta destinazione, forse a carattere infrastrutturale. Si è quindi proceduto al rilievo di quanto individuato.
Locri (RC). Oltre 20mila visitatori al parco archeologico. La direttrice Elena Trunfio fa il bilancio del 2024: “È stato un anno intenso che ci ha visto impegnati in diverse le linee di azione: e il 2025 porterà la rifunzionalizzazione delle contrade Marasà e Parapezza

“Grazie alle oltre 20.500 persone che quest’anno hanno visitato Locri Epizefiri! Chiudiamo l’anno con un +20% di presenze rispetto al 2023 e un bilancio certamente positivo”. La fine e l’inizio di un nuovo anno impongono una riflessione sul lavoro svolto e sulle prospettive future e a Locri Epizefiri, parlando di bilancio, l’esito del 2024 non può che essere positivo. Intanto per numero di presenze: si contano oltre 20.500 visitatori con un aumento di circa il 20% rispetto allo scorso anno, un dato importante per il Parco più grande della Locride e della provincia di Reggio Calabria che, grazie a un’offerta di valorizzazione variegata, è riuscito anche quest’anno ad attrarre diversi target di pubblico, confermandosi uno dei luoghi della cultura più visitati nella Regione. Un successo che passa da importanti collaborazioni e da un approccio gestionale che vede nella partecipazione della comunità la strategia per aumentare il senso di appartenenza e incidere nella crescita del territorio. “È stato un anno intenso che ci ha visto impegnati in diverse le linee di azione: non solo la valorizzazione ma anche i servizi educativi nonché l’impulso fondamentale dato alla ricerca e al miglioramento infrastrutturale del Parco e dei nostri Musei”, spiega la direttrice Elena Trunfio. “Ognuno di questi ambiti è stato portato avanti con importanti collaborazioni che ci hanno permesso di alzare il livello di qualità delle nostre attività oltre che contribuire in maniera più efficace al soddisfacimento dei bisogni del nostro pubblico”. In tema di valorizzazione, anche quest’anno si è offerto un programma variegato costruito insieme agli attori locali, prima di tutto con le Amministrazioni. Oltre all’ormai consueta sinergia con i Comuni di Locri e Portigliola che, ogni anno, forniscono supporto alle attività di valorizzazione del Parco, si è rafforzato il legame con la Regione Calabria: “Vorrei ringraziare i sindaci Fontana e Luglio, nonché l’assessore Bumbaca del Comune di Locri e il vicesindaco di Portigliola Macrì per la presenza costante, siamo un esempio di condivisione virtuosa di intenti e di lavoro di squadra per il raggiungimento di obiettivi comuni”.
Un ulteriore ringraziamento va alla Regione Calabria, in particolare all’assessorato al Lavoro e al Turismo, con l’assessore Giovanni Calabrese, col quale la direzione del Parco ha stretto rapporti di collaborazione fattiva, mirata alla costituzione di un tavolo di lavoro per la definizione delle strategie utili ad una migliore valorizzazione turistica dell’area e della Regione tutta. Locri Epizefiri ha infatti ospitato diversi progetti di marketing territoriale, anche a carattere nazionale, come ad esempio l’iniziativa “Aromi d’Italia”, promossa dalla Regione Calabria, che ha visto la partecipazione di influencer ed esperti del mondo della gastronomia in un’attività di comunicazione funzionale alla promozione del territorio.
Un altro importante risultato è quello legato ai servizi educativi: i laboratori del Museo dei ragazzi sono ormai un appuntamento mensile che coinvolge ragazzi e bambini di tutte le età alla scoperta della polis e non solo. Oltre 15 laboratori, promossi dal Museo e dalle associazioni che con esso collaborano, per portare avanti la missione di educare le giovani generazioni al patrimonio. Diverse poi le occasioni di approfondimento culturale con visite guidate, in particolare quelle animate dell’Archeoclub Locri, eventi di promozione territoriale, come quelli realizzati con il Gal Terre Locridee ma anche incontri tematici. Particolare successo nel 2024 ha avuto il ciclo di incontri “Un caffè…storicamente corretto” promosso insieme al Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” e curato dalla direttrice Trunfio e dalla presidente del Circolo Marilisa Morrone. “L’iniziativa ha avuto un esito molto positivo, sia in termini di partecipazione che di promozione della ricerca scientifica verso un pubblico non specialista. Devo ringraziare la presidente Morrone e tutti i soci per questa collaborazione talmente tanto proficua che abbiamo scelto di promuovere una seconda edizione nel 2025”, prosegue Trunfio.


Ma il 2024 è stato anche l’anno di importanti accordi con Università: oltre all’ormai consolidato rapporto con il dipartimento di Studi storici dell’ateneo di Torino, si è stipulato un’intesa con l’Alma Mater Studiorum di Bologna, in particolare con la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici. Da tale collaborazione è nata una prima campagna di scavi archeologici nelle contrade di Marasà e Parapezza, dirette da Filippo Demma, che hanno permesso di dare alla luce importanti e rilevanti risultati, in particolare per la comprensione dell’area sacra del Thesmophorion. In termini di accordi, degno di nota è certamente il protocollo di intesa stipulato con l’ordine degli Architetti e dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Reggio Calabria, finalizzato alla redazione delle linee guida per la gestione e manutenzione delle componenti verdi del Parco: “Credo che questo genere di accordo sia il primo in Italia tra ministero della Cultura e Ordini professionali. Un rapporto di lavoro in cui credo molto e che ci permetterà di affrontare le tematiche del paesaggio in un’ottica di sperimentazione e formazione”.

Veduta aerea del Tempio di Marasà nel parco di Locri Epizefiri (foto drm-calabria)
Tanti dunque i progetti avviati che nel 2025 troveranno piena realizzazione, come ad esempio la rifunzionalizzazione del Parco, nei settori in contrada Parapezza e Marasà che si prospetta innovativo. “Ci aspetta un altro anno impegnativo ma il lavoro non ci spaventa. Abbiamo immaginato un futuro diverso per questo luogo e a piccoli passi stiamo andando avanti in un percorso che permetterà a Locri Epizefiri di raggiungere standard elevati di fruizione. Vorrei ringraziare per questo i dipendenti del Museo e tutti i colleghi della direzione regionale Musei, per il loro costante lavoro, nonché i direttori Demma e Sudano per avere sempre creduto e sposato l’idea di un Parco diverso, prodotto della contemporaneità”, conclude la direttrice Trunfio.
Libri sotto l’albero. È uscito il libro “Senza veli. Ricordi dell’archeologo che scoprì Ebla” di Paolo Matthiae (Il Mulino)

Copertina del libro “Senza veli. Ricordi dell’archeologo che scoprì Ebla” di Paolo Matthiae (Il Mulino)
È uscito il libro di Paolo Matthiae “Senza veli. Ricordi dell’archeologo che scoprì Ebla” (Il Mulino). “Nella notte avanzata, stanco e felice di trovarmi finalmente in terra siriana sotto un cielo splendente di stelle, varcato l’allora desolato posto di frontiera di Bab el-Hawa, la Porta del Vento, nell’improvvisa frescura delle notti del clima predesertico osservavo tra le ombre fuggevoli distese sempre più fitte di ulivi e pistacchi”. Il nome di Paolo Matthiae è indissolubilmente legato all’epocale missione archeologica che ha condotto alla scoperta di Ebla, in Siria, grazie a una serie di campagne ininterrotte da lui dirette tra il 1964 e il 2010. Con lo sguardo rivolto al passato, il grande archeologo dipana adesso senza reticenze il filo dei ricordi per raccontare un’esperienza di vita e di ricerca senza precedenti, tra imprese straordinarie e aspre difficoltà, delusioni imprevedibili e alti riconoscimenti. Sono memorie che trasudano le vibranti emozioni connesse ai ritrovamenti rievocati, il dolente rammarico per le tensioni accademiche e politiche collegate alle scoperte e il coraggio con cui lo studioso ha saputo affrontare e superare i problemi insorti in regioni segnate da conflitti senza fine.

Paolo Matthiae a Ebla, nella sede della missione archeologica italiana, nel 1997 (foto graziano tavan)
Paolo Matthiae ha insegnato Archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico all’università di Roma La Sapienza, dove è stato preside della facoltà di Scienze umanistiche e pro-rettore. Ha intrapreso gli scavi di Ebla fin dal 1963. È accademico dei Lincei, di Francia, d’Austria, e di Svezia. Tra le sue pubblicazioni recenti: Ebla. Un impero ritrovato. Dai primi scavi alle ultime scoperte (1977, 1989, 1995), Ebla, la città rivelata (1995), L’arte degli Assiri. Cultura e forma del rilievo storico (1996), La storia dell’arte dell’Oriente antico (3 voll., 1996-2000), Ninive. Capitale degli Assiri (1998), Prima lezione di archeologia orientale (2005), Gli Archivi Reali di Ebla (2008), Ebla. La città del trono. Archeologia e storia (2010), Distruzioni, saccheggi e rinascite. Gli attacchi al patrimonio artistico dall’antichità all’Isis (2015), Dalla terra alla storia. Scoperte leggendarie di archeologia orientale (2018), I volti del potere. Alle origini del ritratto nell’arte dell’Oriente antico (2020) e La Siria antica. Arte e architettura (2024).
Pompei. Nuove scoperte fuori dalla città antica: nel cantiere del parcheggio sotterraneo dell’EAV in via Fucci ritrovata una tanagrina con tracce di doratura e una sepoltura integra di infante: una finestra sulle pratiche funerarie dell’antica Pompei

Sepoltura di infante ritrovata integra nel cantiere in via Fucci a Pompei per la realizzazione del parcheggio sotterraneo dell’EAV (foto sabap-na)
Ad agosto 2024 il soprintendente di Napoli, Mariano Nuzzo, era stato chiaro: “Visti gli eccezionali rinvenimenti, è necessario proseguire ed ampliare ulteriormente l’area di indagine per completare il quadro conoscitivo della necropoli e delineare la fisionomia del paesaggio antico che caratterizzava il suburbio orientale di Pompei, di cui ancora poco si conosce. Grazie all’archeologia preventiva e all’azione sinergica tra Soprintendenza, Comune ed EAV, che ha consentito di condividere procedure ed obiettivi, si stanno raggiungendo risultati importanti nell’ambito della tutela e valorizzazione di un territorio di rilevanza cruciale dal punto di vista storico ed archeologico. Contiamo di condividere a breve nuovi dati dal prosieguo degli scavi” (vedi Pompei. Nuove scoperte fuori dalla città antica: nel cantiere per la realizzazione di un parcheggio interrato annesso alla stazione della Circumvesuviana, emergono campi arati (dove si coltivavano gli ortaggi che rifornivano i mercati di Pompei) e una necropoli preromana (già 35 sepolture). Il soprintendente Nuzzo: “Si deve proseguire e ampliare l’indagine archeologica” | archeologiavocidalpassato). Cosa era successo? Appena fuori la città antica di Pompei, nel cantiere per la realizzazione di un parcheggio interrato annesso alla stazione della Circumvesuviana, in via Fucci, erano emersi campi arati (dove si coltivavano gli ortaggi che rifornivano i mercati di Pompei) e una necropoli preromana (già 35 sepolture).

Tanagrina con tracce di doratura ritrovata nel cantiere in via Fucci a Pompei per la realizzazione del parcheggio sotterraneo dell’EAV (foto sabap-na)
Il soprintendente aveva ragione. Nei giorni scorsi, a distanza di pochi mesi, in via Fucci durante i lavori presso il parcheggio interrato Eav, sono emersi importanti reperti archeologici che ci permettono di riscoprire frammenti preziosi della nostra storia. Tra questi spicca una tanagrina con straordinarie tracce di doratura, testimonianza unica dell’arte e del gusto raffinato dell’antichità. Le tanagrine, celebri statuette votive in terracotta, sono spesso associate al culto e alla devozione, offrendo uno spaccato della vita quotidiana e delle credenze religiose delle epoche passate. “Questa scoperta sottolinea ancora una volta l’importanza di preservare e valorizzare il nostro patrimonio, nascosto anche nei luoghi più inaspettati”.

Il ritrovamento in via Fucci a Pompei di una sepoltura integra di infante (foto sabap-na)

Corredo nella tomba di infante scoperta in via Fucci a Pompei (foto sabap-na)
Ma non è finita qui. In via Fucci un altro ritrovamento straordinario che arricchisce la storia di Pompei. È stata portata infatti alla luce una sepoltura integra di un infante, caratterizzata da un corredo unico. Tra gli oggetti rinvenuti spiccano una raffinata coppa in vernice nera e preziosi vaghi di collana in pasta vitrea, testimoni di un passato ricco di tradizioni e cultura. “Questo ritrovamento rappresenta una finestra sulle pratiche funerarie dell’antica Pompei, svelando nuovi dettagli sulle vite dei suoi abitanti nel territorio estero alla nota città antica”.
Natale al parco archeologico di Pompei: nuove scoperte nella Regio IX (affreschi di cacciagione, frutti di mare e pesce), aperture straordinarie (dal Thermopolium della Regio V alle terme femminili del foro), appuntamenti per i bambini, Fattoria sociale, e Grande Pompei aperta (da Stabia a Boscoreale a Oplontis)

Pesce dipinto sulle pareti dell’oecus nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Veduta d’insieme delle pareti affrescate dell’oecus nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Natale 2024 al parco archeologico di Pompei tra nuove scoperte e aperture straordinarie. Polli, anatre, pernici, un cinghiale accompagnano ceste di giunco ricolme di pesce azzurro, calamari e molluschi in conchiglia: l’invito a un ricco banchetto di oltre duemila anni fa, dipinto su una parete a sfondo rosso che rimanda ai momenti conviviali del mondo antico. Dalla Regio IX, insula 10, di Pompei gli ultimi rinvenimenti di nature morte in uno degli ambienti in corso di scavo, che mira alla messa in sicurezza della zona di margine tra l’area scavata e quella interrata. L’intervento si colloca tra le attività per il miglioramento dell’assetto idrogeologico del sito, finalizzato a rendere la tutela del vasto patrimonio pompeiano (più di 13mila ambienti in 1070 unità abitative, oltre agli spazi pubblici e sacri) più efficace e sostenibile.

Frutti di mare dipinti sulle pareti dell’oecus nell’insula 10 della Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Queste sono pitture del cosiddetto secondo stile”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “Siamo dunque nel I sec. a.C., più di un secolo prima della distruzione di Pompei nel 79 d.C. E questo tipo di pittura che all’inizio della grande pittura parietale romana viene dal teatro. E dunque ha la funzione di creare una messa in scena, un’illusione. Vediamo qui una colonna reale, sulla parete una colonna dipinta. E tra le colonne un magnifico fregio di cacciagione, di frutti di mare, di pesca, che doveva per così dire adornare lo spazio dove si celebravano dei banchetti veri perché questa è una grande casa di Pompei, sicuramente di una famiglia molto benestante, molto ricca, che poi conserva questo ambiente con le pitture fino al momento della distruzione nel 79 d.C.”.

Per Natale 2024 apertura di alcuni vicoli della città antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Dal 23 dicembre 2024 si amplia la fruizione del sito con la riapertura di assi viari e vicoli della città antica, grazie a un attività di manutenzione e accessibilità programmata insieme alla società in-House Ales, impegnata a Pompei con una squadra articolata di restauratori, architetti, archeologi e operai specializzati: il vicolo del Panettiere, il vicolo degli Scheletri, il vicolo del Balcone pensile, il vicolo di Eumachia nella regio VII, e il vicolo del Fauno (parte sud), il vicolo di Modesto e il vicolo della Fullonica nella regio IV, il vicolo di Championnet nella regio VIII che, attraverso una passerella provvisoria consente l’affaccio sulle aree di scavo nell’ambito del cantiere della messa in sicurezza dell’insula Meridionalis. Un’occasione per esplorare nuove aree degli scavi e cogliere la dimensione articolata dell’assetto urbano, oltre che a consentire una maggiore distribuzione dei flussi di visitatori.

Pareti affrescati della Casa del Porcellino a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Al termine dei restauri aprono la casa del Porcellino come “casa del giorno” il lunedì e la casa del Centauro.

Un lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)
Riapre anche il Thermopolium Regio V a seguito dei recenti interventi di messa in sicurezza e scavo. L’antica tavola calda dell’epoca, che si distingue dalle numerosissime presenti a Pompei, per l’eccezionale decorazione del bancone dipinto, con le immagini della Nereide a cavallo di un ippocampo e di animali probabilmente preparati e venduti proprio nel locale. Il termopolio è stato interessato anche dal completamento dello scavo dell’ambiente di servizio retrostante, utilizzato in gran parte per lo stoccaggio di anfore e altri contenitori per la cottura e conservazione dei cibi, emersi nel corso del cantiere.

Terme femminili del Foro di Pompei: calidarium, base del labrum (foto parco archeologico pompei)
Per il periodo natalizio, inoltre, sarà possibile visitare le la sezione femminile delle terme del Foro gratuitamente (9 – 16.20. Ultimo ingresso alle 16). Aperte al pubblico la scorsa primavera dopo una delicata attività di restauro, le terme da sempre utilizzate come deposito di materiale archeologico, hanno a seguito degli interventi rivelato superfici dipinte straordinarie, con decorazioni di IV stile e richiami di elementi vegetali e uccelli.

Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti della decorazione del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)
Aperti il 31 dicembre 2024 e il 1° gennaio 2025 tutti i siti della Grande Pompei. Il 1° gennaio il sito di Pompei, le ville San Marco e Arianna e il museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi a Castellammare di Stabia, Villa Regina a Boscoreale saranno aperti dalle 9 alle 14 (ultimo ingresso alle 13). La Villa di Poppea a Oplontis resterà invece aperta dalle 9 fino alle 17 (ultimo ingresso alle 16). Ingresso a tariffa ordinaria.

Attività del Pompeii Childen’s Museum a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Anche appuntamenti per i bambini al Pompeii Children’s Museum, da vivere da soli o con i propri genitori. Il 26 dicembre una speciale Caccia al Tesoro archeologica e infine il 5 gennaio per la vigilia della Befana uno speciale tour al Museo Libero D’Orsi nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia, con “dolci sorprese”. Il costo è di 10 euro a partecipante. Partecipazione fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione. Per informazioni e prenotazioni info@pompeiichildrensmuseum.it. È possibile prenotare e acquistare i biglietti online sul sito: www.pompeiichildrensmuseum.it.
Invece alla Fattoria Sociale e Culturale “Parvula Domus” è in programma l’appuntamento del 4 gennaio 2025 “Sulla scia della Cometa … passeggiata tra Verde Bellezza e Benessere Per Tutti e Con Tutti” presso la Fattoria culturale e sociale “Parvula Domus”: attività con supporti visivi e CAA Info e prenotazioni: info@iltulipanocoop.org.

Busto-ritratto di una principessa giulio-claudia, attribuito a Claudia Ottavia, figlia di Claudio e prima moglie di Nerone, proveniente dal Mann ed esposto al museo Archeologico di Stabia (foto parco archeologico pompei)
E ancora fino al 25 febbraio 2025 sarà possibile visitare presso il museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi presso la Reggia di Quisisana alcune opere, date in prestito dal Mann, che si distinguono per la loro unicità e bellezza, tra cui una delle tre coppe in ossidiana, decorate con pietre preziose e motivi egittizzanti, rinvenute a Villa San Marco. Inoltre, il noto busto-ritratto di una principessa giulio-claudia, raffigurante probabilmente Claudia Ottavia, figlia di Claudio e prima moglie di Nerone, rinvenuto presso la cd. villa di Anteros a Stabiae.
Grosseto. Al museo Archeologico e d’Arte della Maremma la mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle”: per la prima volta sono mostrati al pubblico gli straordinari reperti etruschi scoperti nel 2004 nella necropoli di Sassi Grossi vicino a Roselle

Locandina della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto dal 21 dicembre 2024 al 28 settembre 2025
Sabato 21 dicembre 2024, al museo Archeologico e d’arte della Maremma è stata inaugurata la mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle”, un affascinante viaggio nel passato, alla scoperta di uno dei più rilevanti ritrovamenti archeologici degli ultimi decenni. Per la prima volta sono mostrati al pubblico gli straordinari reperti etruschi scoperti nel 2004 in una località vicino a Roselle risalenti alla prima metà del VII secolo a.C. La mostra, che sarà visitabile fino al 28 settembre 2025, è il frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca, restauro e studio che ha coinvolto esperti di grande calibro e prestigiose istituzioni, tra cui il Laboratorio ArCe del dipartimento Sagas dell’università di Firenze, con il cofinanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Curatori il professore di Etruscologia del dipartimento Sagas dell’università di Firenze Luca Cappuccini e il professore di Etruscologia del Dsu dell’università dell’Aquila Matteo Milletti.

Uno scettro proveniente dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

Due scudi provenienti dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)
Il sito di Sassi Grossi ha rivelato una tomba del VII secolo a.C. che ha restituito un contesto funerario eccezionale che ha suscitato un grande interesse nella comunità archeologica. La stessa racchiudeva due fosse sepolcrali: una destinata a due uomini e l’altra a una donna. I corredi funebri ritrovati, così come gli oggetti ritrovati all’interno, confermano la vivacità e la potenza culturale della famiglia di Sassi Grossi, che sembra aver avuto un ruolo determinante nella fondazione e nello sviluppo della città di Roselle. All’interno del percorso espositivo, i visitatori potranno ammirare oltre un centinaio di reperti, alcuni eccezionali, tra cui uno straordinario tripode bronzeo, capolavoro della metallurgia etrusca, dotato di un apparato decorativo privo di confronti. Oreficerie, vasi da banchetto, armi e alcuni preziosi e rari oggetti come uno scettro testimoniano l’altissimo livello sociale dei defunti, evidentemente capi di una comunità: la vicinanza a Roselle apre nuovi scenari sulla formazione della città appartenuta alla “dodecapoli etrusca”.

Punte di lancia provenienti dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)

Una vetrina della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto (foto maam)
Le sepolture dei Sassi Grossi di Roselle rappresentano uno dei più importanti complessi funerari orientalizzanti dell’Etruria settentrionale. Lo scavo, condotto in emergenza tra il 2004 e il 2005 dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana in seguito a lavori agricoli, ha consentito di mettere in luce due grandi fosse di deposizione, in origine probabilmente inserite all’interno di un grande circolo di pietre. Gli articolati corredi di accompagno, sottoposti a un complesso e paziente progetto di restauro, consentono di attribuire le sepolture a individui posti al vertice della comunità locale: l’eccezionale tripode bronzeo, vero e proprio capolavoro della metallurgia etrusca, le oreficerie, i vasi da banchetto, le armi e altri rari e preziosi oggetti testimoniano l’adesione dei titolari delle tombe agli ideali aristocratici di epoca orientalizzante e il loro pieno inserimento nella fitta trama di rapporti tra élites dominanti dell’Italia centrale. La vicinanza con Roselle non può che aprire nuovi scenari sulla formazione dell’antica città etrusca.

Un momento della presentazione della mostra “Rex Rusellarum. Le tombe principesche di Sassi Grossi e la nascita di Roselle” allestita al museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto (foto maam)
“Questa mostra è una straordinaria opportunità per scoprire il nostro passato e per comprendere meglio le radici culturali del nostro territorio. La conoscenza della storia etrusca sarà certamente arricchita dalla bellezza e dal valore degli oggetti esposti”, affermano il primo cittadino Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore alla Cultura Luca Agresti. “In questo modo, contribuiremo anche a promuovere la cultura locale su scala nazionale, grazie a un programma di eventi che coinvolgerà studiosi di storia e archeologia etrusca”. Entusiasta il direttore del Maam Luca Giannini, che sottolinea: “È stato naturale per il Maam abbracciare questo meraviglioso progetto. La mostra risponde alla missione del museo di arricchire la conoscenza della nostra comunità con progetti scientifici di altissimo livello. Se aggiungiamo a tutto questo la pura bellezza dei reperti esposti, la mostra diventa imperdibile. Un sincero ringraziamento ai curatori Luca Cappuccini e Matteo Milletti, per il loro lavoro fondamentale, e al funzionario Sabap Enrico Maria Giuffrè per la sua collaborazione attiva”.

Luca Cappuccini, curatore della mostra, professore di Etruscologia del dipartimento Sagas dell’università di Firenze (foto unifi)

Matteo Milletti, curatore della mostra, professore di Etruscologia del Dsu dell’università dell’Aquila (foto maam)
Luca Cappuccini, curatore della mostra, sottolinea: “Per la prima volta al pubblico, presentiamo reperti di straordinaria importanza che ci permettono di ricostruire la più antica storia etrusca del territorio. Questi oggetti sono cruciali anche per comprendere come si siano formate le aristocrazie etrusche nel VII secolo a.C. Il sito di Sassi Grossi rappresenta un contesto eccezionale, paragonabile alle tombe principesche di Vetulonia, e questa mostra è solo il primo passo verso una comprensione più approfondita del sito e del processo di fondazione di Roselle”. Anche Matteo Milletti, co-curatore della mostra, evidenzia l’importanza della scoperta: “Le tombe dei Sassi Grossi offrono un’opportunità unica di esaminare la società etrusca del VII secolo, in particolare quella di Roselle. Su un piano scientifico, questo sito si inserisce perfettamente nel dibattito sulle relazioni tra Roselle e Vetulonia, due centri cruciali della Dodecapoli etrusca. A livello di valorizzazione, la mostra è una splendida occasione per mettere in luce la civiltà etrusca e promuovere il territorio della Maremma”.

Due aequipondia (ovvero pesi da bilancia) in bronzo e finemente decorati, databili tra la fine dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)
Dalle sepolture etrusche di Sassi Grossi arrivano i reperti ammirabili nella nuova mostra al museo Archeologico e d’Arte della Maremma. Ecco qualche curiosità. “I principi etruschi di Sassi Grossi – spiegano gli esperti del Maam – basavano parte della propria ricchezza sul commercio, come lascia intuire il ritrovamento di due aequipondia (ovvero pesi da bilancia) in bronzo e finemente decorati, databili tra la fine dell’VIII e la metà del VII secolo a.C. La presenza di questi oggetti all’interno di una tomba principesca, caso unico nel mondo etrusco (al momento, infatti, tutti i pesi conosciuti provengono da santuari o da insediamenti), ci fa capire subito il potente messaggio simbolico che si voleva trasmettere: il proprietario di questi strumenti deteneva il controllo degli scambi commerciali in quanto possessore della norma necessaria a stabilire il peso e, quindi, valutare il corrispettivo delle merci scambiate. Ma quanto pesavano i due aequipondia etruschi? Esattamente 346,92 e 348,55 grammi, misure molto vicine al cosiddetto “piede microasiatico” (343,95 grammi), il più antico sistema ponderale noto in Etruria”.

La figura del “Despotes ton hippon”, il Signore dei cavalli, che originariamente decorava la parte sommitale di un incensiere di bronzo, proveniente dalla necropoli etrusca di Sassi Grossi (foto maam)
L’elevato rango sociale dei defunti ci viene indicato dalla qualità dei reperti qui rinvenuti come ruote di carro, scudi, armi, un elmo e persino uno scettro. Davvero particolare è inoltre la figura del “Despotes ton hippon”, il Signore dei cavalli, che originariamente decorava la parte sommitale di un incensiere di bronzo e che adesso è diventato il simbolo della mostra. Gli oggetti recuperati pongono il corredo in parallelo con grandi tombe coeve quali il Circolo del Tridente e la Tomba del Duce a Vetulonia, il Circolo degli Avori e quello della Fibula a Marsiliana; ma possibili elementi di raffronto si incontrano anche nelle ricchissime tombe dell’Etruria meridionale, concentrate nei decenni centrali della prima metà del VII secolo a.C.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Villa San Silvestro di Cascia. Archeologia e storia di un abitato nella Sabina montana dalla conquista romana al Medioevo” a cura di Francesca Diosono sugli scavi condotti dall’università di Perugia negli anni dal 2006 al 2012
Giovedì 19 dicembre 2024, alle 16.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Villa San Silvestro di Cascia. Archeologia e storia di un abitato nella Sabina montana dalla conquista romana al Medioevo” a cura di Francesca Diosono. Ingresso libero in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Introduce Luana Toniolo, direttrice del Museo. Dialogano con la curatrice Luigi Capogrossi Colognesi, Sapienza università di Roma; Filippo Coarelli, università di Perugia; Fulvio Coletti, parco archeologico del Colosseo; Alessandra Molinari, università di Roma Tor Vergata; Simonetta Stopponi, università di Perugia.
Il libro illustra i risultati degli scavi condotti dall’università di Perugia negli anni dal 2006 al 2012 a Villa San Silvestro, frazione montana del Comune di Cascia (Pg). Le sette campagne di scavo hanno portato alla luce vaste e complesse strutture antiche, per un’estensione di circa 3 ettari, che attestano l’importanza di un sito unico nel suo genere. Si tratta un insediamento che ha avuto vita ininterrotta dall’età sabina e romana fino al medioevo e che fornisce perciò nuove determinanti conoscenze sui processi insediativi di questa regione dell’Italia interna. Tra le strutture portate alla luce figurano il castelliere sabino, un santuario/forum romano con contemporaneo vicus di coloni romani di III-II sec. trasformato nel I sec. in area commerciale. Infine è da ricordare un villaggio tardoantico con una fase alto-medievale longobarda con necropoli che rappresenta un unicum nel suo genere, in quanto testimonianza di un periodo davvero poco conosciuto.






























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