Esclusivo. Con la prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari) primo bilancio della campagna 2025 nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): le tracce dell’insediamento sono pertinenti al periodo tra fine VI sec. e inizio V sec. a.C. e confermano l’orientamento delle strutture di tutto il sito; scorie di bronzo e frammenti di macine e macinelli rivelano invece la presenza di officine produttive. Tanti elementi da approfondire nei prossimi anni

La prof.ssa Giovanna Gambacurta (UniVe) osserva la trincea settentrionale dello scavo preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
Le tracce dell’insediamento preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) sono pertinenti a un periodo cronologico coerente, tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C., dato confermato dalla ceramica di importazione rinvenuta: è una delle conclusioni giunte dalla campagna di scavo 2025, condotto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La trincea settentrionale, anche se molto compromessa, conferma un orientamento delle strutture coerente con il resto dell’abitato, mentre la trincea meridionale ha restituito una capanna destinata a dare molte informazioni nelle future campagne di scavo. Costante anche la presenza sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive. E poi un nuovo frammento di vaso del Pittore di Adria – congruente con quello ritrovato nel 2024 – impegna gli archeologi a capire la produzione di questa bottega adriese mai trovata prima al di fuori di Adria. Infine le indagini magnetometriche indicano che l’abitato era molto ampio. Ce n’è quindi abbastanza per capire quanto saranno impegnative anche le ricerche dei prossimi anni. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Giovanna Gambacurta in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.
“Nel 2025 abbiamo ripreso gli scavi a San Basilio di Ariano nel Polesine nell’ambito del progetto condotto dalle università di Padova e Venezia”, spiega la prof.ssa Gambacurta ad archeologiavocidalpassato.com. “Noi come università Ca’ Foscari abbiamo aperto due trincee. Avevamo l’idea di proseguire una delle due trincee aperte negli anni passati, quella più settentrionale, e di portarla a termine; e di approfondire invece il lavoro nella trincea più meridionale, aperta l’anno scorso e che sembrava avere delle evidenze piuttosto interessanti.

Studenti di Ca’ Foscari impegnati nello scavo della trincea meridionale del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
Come al solito sono presenti studenti dei tre gradi di formazione, quindi della triennale, delle magistrali, della specializzazione del dottorato, naturalmente con mansioni diverse. Ci sono circa 12-15 persone che hanno lavorato, per un mese (le quattro settimane di giugno 2025, ndr), alternandosi in turni, e cerchiamo di condurre a termine le operazioni di quest’anno anche per impostare la prosecuzione del progetto negli anni futuri”.
“Come dicevo, abbiamo aperto due trincee. La trincea più settentrionale – continua Gambacurta – è quella che avevamo già in esame da tre anni e qui la situazione – lo sapevamo – era molto compromessa dalle arature e quindi stiamo solo conducendo a termine quello che è possibile ricavare da questa situazione davvero molto molto compromessa e molto frammentaria.

Veduta da drone della trincea settentrionale (A) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) con strutture incendiate (foto unive)
Situazione ormai molto residua, ma che ci darà delle indicazioni interessanti, almeno per quanto riguarda un orientamento coerente delle poche strutture rimaste con tutte le altre strutture dell’abitato. Quindi, sostanzialmente, per noi sono cose molto evidenti o resti microscopici, ma rientra in un inquadramento generale del sito e dell’insediamento.

Veduta da drone della trincea meridionale (D) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unive)
Quello che invece ci interessa di più anche per le prospettive future è la trincea più meridionale dove compare una struttura insediativa, una capanna, i resti di una casa con i suoi piani pavimentali, le buche per i pali portanti, le strutture che dovevano reggere l’alzato, anche dei piani focati e dei resti di attività. Le azioni di quest’anno sono state rivolte a mettere in luce con chiarezza questo tipo di organizzazione di questo piccolo segmento dell’abitato per poterlo poi indagare meglio negli anni futuri. Diciamo che quest’anno abbiamo fatto molto lavoro preliminare. Per questo motivo abbiamo pochi materiali e molta documentazione di strati, di livelli e possibilità di ricostruzione”.

I buchi di palo della capanna portata alla luce nelal trincea D del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
“Diciamo che anche nella diversità dello scavo, anche se abbiamo visto che le due trincee hanno restituito situazioni molto diverse dal punto di vista delle strutture, soprattutto dal punto di vista della loro conservazione, una cosa che si può dire – sottolinea Gambacurta – è che questi piani strutturali, questi resti di insediamento, erano pertinenti tutti a un periodo cronologico coerente, cioè siamo tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C. Lo abbiamo visto soprattutto da alcuni frammenti di ceramica di importazione che sono stati inquadrati, anche con l’ausilio di Simonetta Bonomi che, per tradizione, si occupa della ceramica attica anche di questa zona. Altre due caratteristiche che si possono sottolineare è la presenza sempre costante sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive, forse anche di carattere metallurgico, anche se non abbiamo trovato proprio il focus della fornace, però tanti di questi strumenti, il che è ben comprensibile nell’ambito di un insediamento che era un porto e che quindi aveva bisogno di un artigianato molto efficace.

Frammento di ceramica a figure nere in corso di scavo sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)
Un’altra cosa abbastanza significativa di quest’anno è che abbiamo trovato un altro frammento di un vaso che avevamo trovato l’anno scorso – probabilmente sono frammenti congruenti – un vaso di una produzione specifica adriese, del cosiddetto Pittore di Adria, un vaso figurato, e contiamo di vedere di riuscire a ricostruire almeno qualcosa di questa produzione molto particolare perché fino a oggi questo cosiddetto Pittore di Adria era un’officina, una bottega i cui prodotti erano rinvenuti solo ad Adria, e questo è il primo elemento che troviamo fuori della città, forse frutto di un rapporto tra i due centri”.

Studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia impegnati nel lavaggio dei materiali nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)
“Grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo abbiamo sostanzialmente una buona possibilità di altri 3 anni di lavoro qui a San Basilio in cui continueremo con le nostre ricerche, in cui credo che chiuderò la trincea più settentrionale, quella più compromessa, e approfondirò invece quella più meridionale dove i resti, come dicevo, sono più significativi, e non escludo di cercare di ubicare qualche altro saggio in relazione al fatto che abbiamo un’indagine magnetometrica, cioè abbiamo una ricerca di superficie che ci fa vedere che ci sono evidenze dell’insediamento in un ambito piuttosto ampio e quindi si può provare a fare qualche saggio anche collocato in punti diversi della campagna, sempre della campagna che abbiamo intorno. E naturalmente – conclude Gambacurta – questo tipo di operazioni vanno concordate con gli altri partner di progetto dell’università di Padova in modo tale che conduciamo un progetto che abbia delle linee guida sempre coerenti tra di loro. E nell’ambito di questo progetto abbiamo già sviluppato anche una ricostruzione tridimensionale ipotetica dell’insediamento sulla quale continueremo a lavorare per ulteriori dettagli”.
Aquileia (Ud). In Basilica patriarcale l’A.C.CulturArti porta “Anche le statue parlano”: tre visite teatralizzate (tutte sold-out) con Andrea Bellavite, Caterina Bernardi ed Edoardo De Angelis
E se l’immagine dell’Assunta nella Cappella degli affreschi della Basilica Patriarcale di Aquileia iniziasse a parlare, cosa ci racconterebbe? La risposta è riservata all’affezionato pubblico che segue le visite teatralizzate di “Anche le statue parlano”. Mercoledì 20 agosto Andrea Bellavite, direttore della Fondazione “Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia”, l’attrice Caterina Bernardi e il cantautore Edoardo De Angelis guideranno il pubblico all’interno della Basilica per svelarne le incantevoli preziosità e condividerne la profonda spiritualità. La Basilica di Aquileia è una basilica giubilare per l’Anno Santo 2025. Sono previsti tre turni di visita (già sold-out): alle 19 (1° gruppo); alle 20.15 (2° gruppo); alle 21.30 (3° gruppo). L’evento è gratuito (incluso nel biglietto di ingresso alla Basilica). Le visite teatralizzate sono inserite nel progetto “Anche le statue parlano”, ideato e prodotto dall’A.C. CulturArti, in partenariato con la Fondazione So.Co.B.A. Il progetto è finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. “Anche le statue parlano” nasce da un’idea piuttosto semplice: i musei non vanno solo visti, ma vanno anche ascoltati. Ogni oggetto conservato in un museo, dal più semplice al più complesso, dal più anonimo al più conosciuto, dal più comune al più prezioso, ha una storia da raccontare. Le opere esposte in un museo ci colpiscono inizialmente per il loro aspetto estetico, ma in realtà sono lì per raccontarci una storia: la loro storia che è anche la “nostra” storia. Questi oggetti collegano tempi differenti, disegnando la traiettoria della bellezza. Il progetto si è sviluppato intorno all’idea di dare voce a queste opere con una serie di visite teatralizzate, realizzate grazie ai testi originali scritti da Edoardo De Angelis, uno dei nomi più significativi della canzone d’autore italiana. “Anche le statue parlano” nasce con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo e si configura come un appello alla necessità di tutelare, conservare, promuovere e valorizzare il ricco patrimonio culturale regionale, nazionale e internazionale.
Arona (No). All’archeomuseo “Khaled al-Asaad” la conferenza “I 4 segreti della lavorazione del latte. Viaggio tra storia e leggende della produzione casearia” con l’archeologo Andrea Del Duca, quarto appuntamento del ciclo “Archeo-Vita, 5 sere di mezza estate per scoprire abiti, reperti e bevande dal profondo del tempo” nell’ambito della rassegna biennale “Viaggi nel tempo e nello spazio in una sera di mezza estate”
Mercoledì 20 agosto 2025, alle 21, all’archeomuseo “Khaled al-Asaad” di Arona (No), la conferenza “I 4 segreti della lavorazione del latte. Viaggio tra storia e leggende della produzione casearia” con Andrea Del Duca, archeologo aronese e direttore dell’Ecomuseo del lago d’Orta e Mottarone, quarto appuntamento del ciclo “Archeo-Vita, 5 sere di mezza estate per scoprire abiti, reperti e bevande dal profondo del tempo” nell’ambito della rassegna biennale “Viaggi nel tempo e nello spazio in una sera di mezza estate” realizzata con il contributo del ministero del Turismo – Fondo, nell’ambito del progetto Palafitte Unesco, in favore dei Comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, nei cui territori sono ubicati siti riconosciuti dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità.
Paestum. Tra un mese al museo Archeologico il convegno internazionale di studi “Paestum Romana. Immagini di una città in trasformazione” a coronamento del progetto di valorizzazione di Paestum romana. L’archeologa Teresa Marino ci introduce alla Paestum romana
Manca solo un mesetto, e a Paestum c’è grande attesa. Dal 18 al 20 settembre 2025, il museo Archeologico nazionale di Paestum ospiterà il convegno internazionale di studi “Paestum Romana. Immagini di una città in trasformazione”, promosso dai parchi archeologici di Paestum e Velia. L’iniziativa, di alto profilo scientifico, si propone di indagare il processo di romanizzazione e le trasformazioni urbane, sociali, economiche e religiose che interessarono la città di Paestum e il suo territorio, a partire dalla deduzione della colonia latina fino all’età tardoantica. Il convegno si pone a coronamento di un più ampio progetto di valorizzazione di Paestum romana avviato dai Parchi nel 2024 con l’apertura al pubblico della nuova sezione romana del museo, intitolata all’archeologo Mario Torelli, che ne curò il primo allestimento circa 25 anni fa (vedi Paestum. A 25 anni dal primo allestimento al museo Archeologico nazionale apre al pubblico la sezione “Paestum: dalla città romana a oggi” intitolata a Mario Torelli. All’inaugurazione intervengono Osanna e Alfonsina Russo | archeologiavocidalpassato). Le tre giornate rappresenteranno un’occasione di aggiornamento scientifico e di confronto tra ricercatori e studiosi di varie discipline appartenenti al ministero della Cultura e a prestigiosi Istituti ed Enti di ricerca italiani e stranieri.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, e Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, all’inaugurazione della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)
I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di Massimo Osanna, direttore generale Musei, e di Tiziana D’Angelo, direttore dei Parchi, nonché presidente del Comitato scientifico del convegno. La presenza di relatori di rilievo internazionale e l’ampiezza delle tematiche affrontate confermano l’importanza di questo appuntamento per la ricerca archeologica e per la rilettura critica di una fase storica centrale nella definizione dell’identità di Paestum. L’iniziativa si articolerà in sette sessioni tematiche, presiedute e moderate da personalità di spicco del settore e dedicate ad aspetti chiave della Paestum romana: Urbanistica e trasformazioni del tessuto urbano; Santuari e culti tra continuità e romanizzazione; Architettura e contesti, con un focus sulla strutturazione del foro, di altri edifici pubblici e impianti termali; Necropoli e territorio, con uno sguardo ai rituali funerari e all’organizzazione del tessuto rurale; Società e istituzioni, tra storia, epigrafia e numismatica; Età tardoantica e cristianizzazione degli spazi; Riuso, riscoperta e valorizzazione del patrimonio dall’età moderna a oggi.

Veduta zenitale del tempietto dorico con l’annesso altare scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)
Completeranno il programma tre sessioni poster, che offriranno ulteriori spunti di approfondimento sulle ricerche in corso, e le visite guidate al cantiere di scavo del tempietto presso le mura e alla nuova Sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum, recentemente riallestita. Il convegno “Paestum Romana” si configura come una tappa fondamentale nel percorso di studio, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico della città antica, alla cui definizione lavorano in sinergia i parchi archeologici di Paestum e Velia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e le istituzioni accademiche italiane e straniere. Al termine del convegno si verrà così delineando una visione aggiornata e multidisciplinare della storia romana e tardoantica di Paestum e del suo ruolo nel più ampio contesto del Mediterraneo antico.
“Ci troviamo nel museo Archeologico nazionale di Paestum”, spiega Teresa Marino, funzionario archeologo dei parchi archeologici di Paestum e Velia nella serie video Diari di archeologia N° 10: Paestum romana. “Oggi vi racconteremo di un progetto di valorizzazione e ampliamento del percorso di visita dedicato a Paestum di età romana. Questo percorso coinvolge sia le sale del museo che l’area archeologica. Ci troviamo all’interno di uno dei quartieri abitativi della città di Paestum.
Qui è conservata una dimora datata I sec. d.C. al cui interno vi era un complesso termale di grande ricchezza. Infatti lo testimonia la presenza di questo meraviglioso pavimento mosaicato che rivestiva il frigidarium delle terme. Il pavimento raffigura Nettuno che si erge al di sopra di due cavalli marini ed è circondato da un corteo di pesci marini di tutte le razze e misure. Questo mosaico per quasi venti anni è stato coperto. Ad oggi abbiamo rivalutato lo stato di conservazione e abbiamo visto che per periodi limitati del tempo è possibile mostrarlo al pubblico.
“Il nuovo allestimento racconta la storia e la vita della città di Paestum a partire dalla fondazione della colonia latina nel 273 a.C. fino alle ultime testimonianze di vita e di frequentazione del sito archeologico tra l’età medievale e l’età moderna.
“Nel Settecento e nell’Ottocento, viaggiatori ed eruditi europei realizzavano il Grand Tour alla scoperta delle meraviglie e delle rovine archeologiche. Qui a Paestum abbiamo un volume originale che raccoglie le tavole di Giovanni Battista Piranesi e del figlio Francesco che raffigurano vedute dei templi e inoltre abbiamo dieci opere appartenenti alla collezione della Fondazione Giambattista Vico, realizzate tra il Settecento e l’Ottocento con tecniche varie tra cui a incisione e ad acquerello, anch’esse dedicate alla rappresentazione dei templi e del sito archeologico di Paestum. Tra le novità dell’allestimento – conclude Marino – vi è la parte dedicata all’esposizione di monete. Troviamo nella vetrina sia monete coniate dalla zecca di Paestum, sia monete provenienti da altre città e rinvenute a Paestum. Sono inoltre esposti dei piccoli gruzzoli di monete in bronzo e un importante tesoro di monete d’argento rinvenuto qui a Paestum”.
Un libro al giorno. “Dee, prostitute, mogli, schiave. Le donne nel mondo antico” di Sarah B. Pomeroy: ricostruita con rigore e obiettività l’esistenza di donne di differenti epoche, dal Medioevo ellenico fino all’età bizantina, di diversi luoghi e di tutte le classi sociali

Copertina del libro “Dee, prostitute, mogli, schiave. Le donne nel mondo antico” di Sarah B. Pomeroy
È uscito per i tipi di Mondadori il libro “Dee, prostitute, mogli, schiave. Le donne nel mondo antico” di Sarah B. Pomeroy. Come trascorrevano le giornate le donne nell’antica Grecia e a Roma? Santippe, la moglie di Socrate, udì mai le sue parole dedicate alla bellezza e alla verità? E se le dee dell’Olimpo erano potenti al pari degli dèi, perché tra i mortali la condizione femminile era invece tanto inferiore rispetto a quella maschile? Perché, soprattutto, nella storia ufficiale metà della popolazione risulta di fatto invisibile? In questo saggio dal successo dirompente – uno dei primi studi sulla condizione delle donne, pubblicato nel 1975 e poi aggiornato, tradotto nelle principali lingue europee e adottato nelle università – l’autrice esamina un periodo di millecinquecento anni alla luce delle fonti documentarie e archeologiche, ricostruendo con rigore e obiettività l’esistenza di donne di differenti epoche, dal Medioevo ellenico fino all’età bizantina, di diversi luoghi e di tutte le classi sociali. Come trascorrevano le giornate le donne nell’antica Grecia e a Roma? Santippe, la moglie di Socrate, udì mai le sue parole dedicate alla bellezza e alla verità? E se le dee dell’Olimpo erano potenti al pari degli dèi, perché tra i mortali la condizione femminile era invece tanto inferiore rispetto a quella maschile? Perché, soprattutto, nella storia ufficiale metà della popolazione risulta di fatto invisibile? In questo saggio dal successo dirompente – uno dei primi studi sulla condizione delle donne, pubblicato nel 1975 e poi aggiornato, tradotto nelle principali lingue europee e adottato nelle università – l’autrice esamina un periodo di millecinquecento anni alla luce delle fonti documentarie e archeologiche, ricostruendo con rigore e obiettività l’esistenza di donne di differenti epoche, dal Medioevo ellenico fino all’età bizantina, di diversi luoghi e di tutte le classi sociali.
Mazzarino (Cl). Aperta la campagna di scavi archeologici a Sofiana, sito che racconta la presenza ellenistica, romana, bizantina, araba e normanna, diretto da Emanuele Vaccaro con Marco Sfatteria (UniMe) e Viviana Spinella (UniTn)

Il team di scavo a Sofiana (Mazzarino, Cl) della missione archeologica delle universuità di Messina e Trento (foto labaaf)
È ufficialmente iniziata la nuova campagna di scavi archeologici a Sofiana (Mazzarino, CL), un sito di straordinaria ricchezza storica e archeologica che racconta la presenza ellenistica, romana, bizantina, araba e normanna. Lo scavo nasce da una collaborazione scientifica tra le università di Trento e Messina e il parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. La direzione scientifica è affidata al prof. Emanuele Vaccaro, con il coordinamento sul campo del dott. Marco Sfatteria (UniMe) e della dott.ssa Viviana Spinella (UniTn). Alla campagna partecipano studenti delle università di Trento e Messina, insieme a dottorandi, assegnisti, volontari e con il prezioso contributo del Gruppo Archeologico Litterio Villari di Piazza Armerina.
Quest’anno le ricerche si concentrano in tre aree principali: 1. Le terme di età costantiniana – utilizzate fino al Medioevo, già indagate negli anni ’50-’60 da Dinu Adameșteanu. Le indagini si focalizzeranno su un ambiente rimasto sigillato dal crollo e sull’impianto termale del IV secolo d.C. 2. La zona a sud del sacello augusteo – frequentata fino all’età medio-imperiale. Qui saranno esplorati ambienti di età romana, di funzione ancora incerta, forse collegati a un complesso termale di prima età imperiale. 3. L’area settentrionale del sito – in corrispondenza del grande muro pomeriale dell’insediamento. In questo settore, già indagato lo scorso anno, è emersa una sequenza stratigrafica che va dall’età augustea al II secolo d.C.
Sirmione (Bs). Per “Appuntamenti d’Estate” visita tematica alle Grotte di Catullo con l’archeologa Lucia Notorio in un percorso a tema “Giochi e svaghi nell’antica Roma”. Con aperitivo sulla spiaggia
Per “Appuntamenti d’Estate” alle Grotte di Catullo e al museo Archeologico nazionale di Sirmione (Bs), martedì 19 agosto 2025, alle 17.30, visita tematica alle Grotte di Catullo nella magnifica cornice naturale della penisola di Sirmione con l’archeologa Lucia Notorio che condurrà alla visita a tema “Giochi e svaghi nell’antica Roma”. A conclusione delal visita, un momento di convivialità cn aperitivo al Bar del Lido, affacciato sulla splendida spiaggia Jamaica a un prezzo simbolico di 2 euro. Prenotazione obbligatoria: tel. 030 916157, drm-lom.grottedicatullo@cultura.gov.it
Este (Pd). Per “Este d’Estate” al via “Frammenti di Passato”, il ciclo di tre serate dedicate alla scoperta dei luoghi della storia di Este: le mura, la necropoli preromana, il quartiere romano
A Este (Pd) per “Este d’Estate 2025” arriva “Frammenti di Passato”, il ciclo di tre serate dedicate alla scoperta dei luoghi della storia di Este, a cura di Videostoria ODV. Un’occasione per vivere la città al calar del sole, tra passeggiate storiche e itinerari archeologici guidati. I posti sono limitati. Prenotazioni sul sito www.videostoria.it. Per informazioni: tel. 0429 190 2525 – e-mail: segreteria@videostoria.it.
Si inizia con “Memorie dalle Mura”, martedì 19 agosto 2025, alle 20.30: passeggiata storica sotto le mura del Castello di Este, con visita alle torri del Mastio e del Soccorso a cura di Mirabilia. Posti limitati. Partenza dall’ingresso principale dei Giardini. Ingresso 4 euro. Si continua con “Affari di famiglia”, martedì 26 agosto 2025, alle 20.30: passeggiata archeologica alla scoperta della necropoli preromana di via Santo Stefano, a cura di Cinzia Tagliaferro. Partenza dal sagrato del Duomo. Ingresso libero. Si chiude con “Impronte urbane”, martedì 2 settembre 2025, alle 20.30: passeggiata archeologica alla scoperta del quartiere residenziale romano di via Tiro a Segno, a cura di Cinzia Tagliaferro. Partenza dalla Chiesa della Salute. Ingresso libero.
Arona (No). Nel decennale dell’uccisione di Khaled al-Asaad riflessione di Anna Bernardoni, conservatrice dell’Archeomuseo intitolato dal 2016 proprio all’eroico direttore degli scavi e del museo di Palmira
18 agosto 2015 – 18 agosto 2025: nel decimo anniversario dell’uccisione di Khaled al-Asaad, eroico direttore del museo di Palmira, Anna Bernardoni, conservatrice dell’ArcheoMuseo di Arona che nel 2016 è stato intitolato proprio a Khaled al-Asaad, fa una riflessione-ricordo del grande archeologo siriano. “Dieci anni fa – scrive Anna Bernardoni – veniva barbaramente ucciso da Daesh il prof. Khaled al-Asaad (1932-2015), archeologo di fama mondiale e direttore degli scavi e del museo di Palimira (Siria). L’amore per l’antico fu secondo solo a quello per la propria famiglia e per i suoi figli. La sua vita è stata dedicata a proteggere e preservare le antichità palmirene per le future generazioni, rendendo Palmira protagonista di una straordinaria stagione archeologica e “casa” per numerose missioni internazionali, tra cui quella italo-siriana co-diretta dalla prof.ssa Maria Teresa Grassi, mancata prematuramente e a cui va il mio pensiero ogni giorno. Durante la recente guerra in Siria mise in salvo innumerevoli reperti e testimonianze della storia di Palmira. Catturato e torturato dai militanti di Daesh, intenzionati a cancellare il passato e il patrimonio archeologico della Siria, si rifiutò di rivelare dove aveva nascosto i tesori della città.

I figli di Khaled Asaad, Waled e Omar, presenti all’inaugurazione dell’Arco di Palmira in piazza ad Arona nel 2017 (foto Attilio Barlassina)
“Dirigere l’ArcheoMuseo “Khaled al-Asaad” di Arona – continua Bernardoni – a lui dedicato significa mantenere la memoria dell’altissimo valore etico della sua intera esistenza e l’estrema drammaticità della sua morte quando, sacrificando la propria vita in nome dei più alti ideali di altruismo e di rispetto per la cultura e la tradizione, ha offerto al mondo intero un luminosissimo esempio di coraggio, amore per la conoscenza e per il prossimo e fedeltà estrema alla propria missione. Un esempio per tutti gli archeologi del mondo”.
Un libro al giorno. “Il turismo archeologico. Modelli di fruizione e prospettive di ricerca” di Eleonora Pappalardo: il turismo archeologico si definisce per la natura dell’offerta, siti, monumenti, musei o aree di interesse archeologico

Copertina del libro “Il turismo archeologico. Modelli di fruizione e prospettive di ricerca” di Eleonora Pappalardo
È uscito per le Edizioni Quasar il libro “Il turismo archeologico. Modelli di fruizione e prospettive di ricerca” di Eleonora Pappalardo. Branca del più vasto turismo culturale, il turismo archeologico si definisce per la natura dell’offerta: siti, monumenti, musei o aree di interesse archeologico. Proprio la specificità della risorsa attorno alla quale si costruisce e si progetta l’itinerario necessita di una serie di accorgimenti che abbiano il duplice fine di rispettare e salvaguardare il bene oggetto della visita e, al contempo, di garantire un’esperienza gratificante e memorabile. I “provider” del turismo archeologico devono dunque prevedere il concorso di competenze diverse tanto nella fase di pianificazione quanto in quella di proposta al pubblico, poiché il turista che desidera viaggiare “nel tempo” non concepisce la visita di un sito come un mero momento di apprendimento, ma come un’esperienza in cui essere parte attiva, partecipando alla creazione di nuovi significati. Nel definire i possibili modelli fruizione per questa branca del turismo entrano in gioco categorie pertinenti alle scienze sociali, alla psicologia e, in certi casi, alle neuroscienze poiché il vero turismo archeologico è quello che dal “visiting archaeological heritage” conduce al “performing archaeological heritage“, coinvolgendo il visitatore nella narrazione prodotta e nel processo di rinegoziazione identitaria. Nella disamina sul turismo archeologico, dunque, si fa ricorso a molteplici ambiti di ricerca, spesso distanti tra loro, poiché la diade turismo/cultura-archeologia non è sempre di facile risoluzione, essendo il turismo un processo essenzialmente economico, la cultura (archeologia) un fenomeno umano, il cui valore non è economicamente quantificabile o concepibile in termini guadagno. Procedere all’allineamento di questi due concetti non è facile, ma si pone come necessario per non privare il territorio e le comunità che esso ospita del potenziale che la conoscenza del nostro passato può avere in termini di sviluppo sociale e culturale, da un lato, economico dall’altro.











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