Appia Antica. Per “Incontri di archeologia” alle Tombe di Via Latina con visita guidata ai nuovi scavi della Villa degli Anicii e nella Basilica di S. Stefano, presentazione del libro di Giancarlo Rinaldi “Roma e i cristiani. Materiali e metodi per una rilettura”
Nuovo appuntamento con gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, promossi dal parco archeologico dell’Appia antica, occasioni uniche per incontrare professionisti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri. Sabato 16 marzo 2024, alle 10, si parlerà dei rapporti tra Roma e le comunità cristiane nelle diverse province dell’Impero con la presentazione del libro di Giancarlo Rinaldi “Roma e i cristiani. Materiali e metodi per una rilettura” (Ed. Vivarium Novum, 2022). Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, interverrà l’autore Giancarlo Rinaldi, già docente di Storia del Cristianesimo all’università “L’ Orientale” di Napoli. Appuntamento in via dell’Arco di Travertino 151. Attività gratuita su prenotazione scrivendo a pa-appia.tombelatine@cultura.gov.it.

Copertina del libro “Roma e i cristiani. Materiali e metodi per una rilettura” di Giancarlo Rinaldi
“Roma e i cristiani”. Per troppo tempo i rapporti tra Impero romano e comunità cristiane sono stati considerati esclusivamente in base alle politiche dei vari imperatori e non in riferimento a quei governatori che, provincia per provincia e in varia misura, rappresentavano l’impero avvalendosi di un ampio margine di discrezionalità nell’interpretazione e nell’applicazione delle norme vigenti. Tale prospettiva va, se non abbandonata, decisamente relativizzata. Questo volume si caratterizza pertanto per un aspetto profondamente innovativo: la vicenda dei cristiani viene messa in relazione con il profilo personale e culturale dei governatori di provincia che ebbero a che fare con la nuova corrente religiosa. Territori privilegiati sono l’Asia, la Siria, l’Egitto, l’Africa. Gli ampi e accurati indici analitici consentono un rapido reperimento di una grande quantità di fonti documentarie (iscrizioni, papiri, monete, scavi) solitamente ignorati nella trattatistica generale di storia del cristianesimo; questo materiale rende più puntuale e articolata la ricostruzione della vicenda degli antichi cristiani.
A seguire, i partecipanti potranno effettuare una visita guidata speciale ai nuovi scavi della Villa degli Anicii e nella Basilica di S. Stefano.
Todi (Pg). Al via Umbria antica Festival, per tre giorni, archeologi e storici raccontano le tante sfumature del mondo antico: dai popoli italici agli Etruschi, dalla Grecia classica a Roma. Inoltre una fiera del libro e visite guidate. Ecco il ricco programma
Umbria antica festival: tre giornate irrinunciabili per gli amanti dell’antichità. Dal 15 al 17 marzo 2024 Todi ospita alcuni tra i più grandi nomi legati all’archeologia e alla storia antica. Sede dell’evento è la Sala del Consiglio del Palazzo del Capitano in piazza del Popolo. Un nuovo nome, lo stesso obiettivo: divulgare la Storia attraverso le lezioni dei più importanti studiosi del settore. Per tre giorni, archeologi e storici si riuniscono a Todi per raccontare le tante sfumature del mondo antico: dai popoli italici agli Etruschi, dalla Grecia classica a Roma. Giovanni Brizzi, Andrea Carandini, Costantino d’Orazio, Valentino Nizzo, Marcella Frangipane, Livio Zerbini, Arnaldo Marcone, Nicola Mastronardi, Paolo Giulierini sono solo alcuni dei grandi ospiti che si alterneranno nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale di Todi dal 15 al 17 marzo 2024. Umbria Antica Festival è un’idea di associazione di promozione sociale Archè realizzato in collaborazione con la direzione regionale Musei Umbria con il patrocinio dell’università di Perugia, la rivista Archeo, e il Festival del Medioevo.

Le Cisterne Romane sotto piazza del Popolo a Todi (foto Umbria antica)
Non solo lezioni di storia, ma anche una speciale serata al Teatro Comunale con protagonista Umberto Galimberti e una Fiera del Libro in collaborazione con le principali case editrici di saggistica (Laterza, Il Mulino, Carocci). Inoltre, nel corso delle giornate, saranno organizzate speciali visite guidate alle Cisterne Romane (Todi Cisterne Romane) e al Museo Civico, per valorizzare e far conoscere al pubblico il patrimonio archeologico tuderte. “Il cuore verde d’Italia batte al ritmo della storia” è il tema di quest’anno. Un battito lento e costante, ma mai fuori tempo pur parlando di epoche passate, perché l’umanità ha affrontato da sempre le stesse sfide universali: guerra e pace, progresso e declino, democrazia e tirannide, vita e morte, piacere e dovere. Questa è la sfida culturale che da tre anni porta avanti Umbria Antica: far conoscere l’immenso patrimonio storico e archeologico italiano, spesso considerato scontato, raccontandolo senza un atteggiamento cattedratico e snob per avvicinare un pubblico ampio ed eterogeneo.
“Ci sono tanti motivi per parlare di storia in Umbria”, spiegano gli organizzatori. “Per i suoi borghi incastonati tra monti e colline. Per gli archi etruschi, i teatri romani e millenarie tavole di bronzo. Basta percorrere le antiche strade o seguire il corso dei fiumi per ammirare le silenti tracce lasciate da antiche civiltà. Ma la vera ragione per parlare di storia in Umbria è che di tutti i suoi tesori conserva ancora il più prezioso: il valore del tempo”.
Programma di venerdì 15 marzo 2024. Alle 17.30, inaugura Umbria antica festival Giovanni Brizzi con la presentazione del suo ultimo lavoro: “Imperium. Il potere a Roma” (Laterza 2024). Con l’occhio critico e abile dello storico, Brizzi ripercorre la vicenda di Roma lungo tutto il suo percorso millenario alla luce di concetto fondamentale, su cui l’Urbe basa la sua stessa esistenza – ed evoluzione – politica: quello espresso dalla parola imperium, densissima e quasi intraducibile in italiano senza tradirne l’essenza. Questo vocabolo traduce infatti il rapporto tra il potere nella sua accezione più alta e la sua responsabilità. Il libro sarà disponibile per l’acquisto presso Fiera del Libro, allestita nella Sala delle Pietre di Palazzo del Capitano ne giorni del Festival dalla Libreria Ubik di Todi.

Copertina del libro “Imperium. Il potere a Roma” di Giovanni Brizzi
Imperium. Il potere a Roma. Cos’era il potere a Roma antica? Un console, un tribuno, un triumviro, di quale autorità erano provvisti e per quali fini? Come veniva giustificata l’esistenza stessa di un uomo al comando e a chi doveva rendere conto? L’imperium di Cesare era diverso da quello di Augusto o di Giustiniano? Il potere a Roma nello studio originale e innovativo di uno dei più grandi storici dell’antichità. La vicenda di Roma, lungo tutto il suo percorso millenario, è accompagnata da un concetto particolarissimo e originale: quello espresso nel termine imperium. Questo vocabolo traduce il rapporto tra il potere nella sua accezione più alta e la sua responsabilità. Nel gestire questa gravosa incombenza il potere deve confrontarsi con una serie di doveri. Ab origine, la responsabilità verso il popolo romano è subordinata a una serie di valori addirittura anteriori alla nascita stessa dell’Urbe, come quello di fides, il rispetto delle regole. A questo concetto sono costretti a rapportarsi tutti i grandi di Roma. Camillo, cui viene attribuita una prima definizione del diritto naturale, che vieta ogni atto in contrasto con la natura dell’uomo; Scipione, il primo imperator, che proclama la superiorità di un singolo sulle strutture. Muove all’azione Silla, l’idealista in cerca di impossibili ritorni al passato; accende Cicerone nella sua teoresi; lo reclama per sé Cesare senza poter conservare né il potere né la vita; lo struttura mirabilmente Augusto, nel nuovo patto con gli dei (la pax Augusta) da cui nascerà la monarchia. L’intero corso della storia imperiale assiste poi a un costante dibattito, che impegna tanto gli stoici quanto la propaganda di corte, gli imperatori-soldati come il pensiero cristiano. Da quest’ultimo ambito uscirà, infine, la struttura tetragona e proiettata nei secoli a venire dell’impero cristiano.
Serata al Teatro Comunale di Todi. Alle 21, Umberto Galimberti presenta il suo libro “L’uomo nell’Età della tecnica”. Ancora una volta tocchiamo con mano che la tecnica non è più un mezzo a disposizione dell’uomo, ma è l’ambiente, all’interno del quale, anche l’uomo subisce una modificazione, per cui la tecnica può segnare quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più: “che cosa possiamo fare noi con la tecnica?”, ma: “che cosa la tecnica può fare di noi?” (U. Galimberti). Psicanalista e filosofo, Galimberti è professore emerito di Filosofia della storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha insegnato anche Psicologia dinamica, Filosofia morale e Antropologia culturale. Dal 1985 è membro ordinario dell’International Association of Analytical Psychology.
Programma di sabato 16 marzo 2024, mattino. Alle 10, Costantino d’Orazio, nuovo direttore della Galleria nazionale dell’Umbria e dei musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei Umbria, con la conferenza “La sottile linea d’Umbria, tra antico e contemporaneo”, ci porterà alla scoperta del patrimonio artistico e archeologico umbro e della sua visione di Museo, all’insegna delle parole chiave di “ricerca”, “accessibilità” e “coinvolgimento”.
Alle 11, Marcella Frangipane, archeologa e docente di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente all’università “La Sapienza” di Roma, con la conferenza “Un frammento alla volta: gli oggetti che raccontano la Storia”, porterà al Festival la sua esperienza del “far parlare” i frammenti, raccontando come i resti materiali possano raccontare la storia di antiche civiltà – altrimenti senza voce.

Copertina del libro “Un frammento alla volta. Dieci lezioni dell’archeologia” di Marcella Frangipane
Un frammento alla volta. Dieci lezioni dell’archeologia. Gli oggetti hanno un’anima e una storia che passa attraverso le mani degli artigiani che li hanno forgiati e di coloro che li hanno usati. Ecco il senso dell’archeologia: far parlare il tempo attraverso le cose, per ricostruire l’impossibile fotografia del passato. Frammenti di vita quotidiana, tracce di rituali religiosi, di attività economiche e di relazioni tra persone e con l’ambiente: gli oggetti portano il segno di quanto avvenuto nel tempo in cui furono creati e delle loro funzioni all’interno della comunità. Come schegge di uno specchio ci restituiscono l’immagine di quello che siamo stati e ci aiutano a dar forma al passato. Per riannodare i fili di questi mondi lontani e poco riconoscibili è necessario un lavoro lungo anni. Oltre quaranta sono quelli che Marcella Frangipane ha trascorso sul sito di Arslantepe in Anatolia, dove sorge il palazzo pubblico più antico del mondo: un viaggio nel tempo – che risale al V millennio a.C. e oltre – e nello spazio – esteso a tutto il territorio della Mezzaluna fertile – alla scoperta delle prime civiltà umane e di quei fenomeni politici e sociali che ancora regolano le nostre vite. Dieci lezioni dall’archeologia dei tempi più antichi per capire come siamo arrivati fin qui e come potrebbe essere il nostro domani.
A chiudere la mattina, alle 12, Andrea Carandini, archeologo che condusse – tra gli altri – il celebre scavo sul Palatino che riportò alla luce le tracce della cinta muraria della “prima” Roma (quella di Romolo). Carandini, in dialogo con il suo allievo Nicolò Squartini, presenterà il suo ultimo libro: Io, Nerone, edito da Editori Laterza.

Copertina del libro “Io, Nerone” di Andrea Carandini
Io, Nerone. Chi era Nerone? Andrea Carandini, uno dei più grandi studiosi di Roma antica, ne racconta vita e gesta in prima persona, ricostruendo la figura di uno dei più originali e controversi principi di Roma. “Dovevo fare i conti prima o poi con Nerone. Lo avevo già affrontato di lato, semplificandolo nel male, similmente a come si tende sempre più a fare semplificandolo nel bene”, confessa Andrea Carandini. Chi si è occupato di Roma antica non può evitare di confrontarsi con quell’uragano che è stato Nerone. Per interpretare una personalità del passato romano fuori misura, come quella di Nerone, occorre con una parte di sé entrare nella sua logica, mentre con l’altra avversarla, evitando la soluzione facile e deludente del tiranno democratico e individuando i modelli a cui s’ispirava. Un progetto ambizioso che Andrea Carandini porta a compimento, dopo aver scritto la biografia della madre Agrippina, anch’essa in prima persona.
Programma di sabato 16 marzo 2024, pomeriggio. Il sabato pomeriggio dedicato alla Storia romana e in particolare a due personalità opposte di imperatori. Da un lato Vespasiano, colui che risollevò l’impero dopo la crisi del 69 d.C., raccontato alle 17 da Arnaldo Marcone, autore del nuovissimo saggio dedicato a questa figura storica fondamentale, nella conferenza “Vespasiano. L’inaspettato salvatore dell’Impero”.

Copertina del libro “Vespasiano” di Arnaldo Marcone
Vespasiano (Salerno editore). Nato in un villaggio dell’Alta Sabina da una famiglia estranea alla vita politica romana, Vespasiano fu imperatore inaspettato. Riuscì a trarre vantaggio dalle competenze militari di cui diede prova nella guerra di Giudea e con un’attenta strategia si assicurò consensi nell’esercito e in politica. Agli eccessi dei Giulio-Claudi contrappose la modestia, chiave del successo del suo principato. Tra le pagine di questo libro riviviamo le tappe della sua ascesa e la determinazione con la quale elaborò il suo progetto dinastico.
Dall’altro Commodo, una di quelle figure che segnarono negativamente la storia del principato: prepotente, stravagante, crudele. A parlarcene alle 18 sarà Livio Zerbini in “Commodo. L’imperatore gladiatore”, che presenterà in anteprima assoluta il suo nuovo libro (in uscita prossimamente per Salerno Editrice).
Programma di domenica 17 marzo 2024. La mattina sarà dedicata alla storia di Todi. Si aprirà alle 10 con la lezione di Valentino Nizzo “Tuder/Tular: città, persone, confini”, dedicata allo stretto legame tra la città di Todi e il concetto di “confine”, insito sin nel nome, a partire da quello che racconta l’archeologia tuderte. “Non era mai accaduto che parlassi della città dove sono nato, nella città in cui sono nato”, confessa Nizzo, etruscologo, già direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ora docente all’Orientale di Napoli. “La cosa un po’ mi emoziona perché, nonostante le trame della vita non mi abbiano consentito di viverci, nei pochi momenti dell’adolescenza che ho trascorso in questa splendida cittadina, ho avuto modo di appassionarmi alla storia e ai monumenti del suo passato, conoscere persone appassionate come don Pericoli che mi affascinò rivelandomi prima ancora che fosse edito quanto aveva riportato alla luce sotto la chiesa di Santa Maria in Camucia. Mi sono sempre sentito molto legato al Marte di Todi, rinvenuto non molto lontano dalla mia casa paterna e finito anche lui come me a Roma, tra le opere più ammirate del Museo Gregoriano del Vaticano. Per non parlare del meraviglioso “nicchio” di Todi, l’edicola sacra di epoca giulio-claudia ritrovata agli inizi del ‘500 a Pontecuti, non lontano da casa, e finita anch’essa in Vaticano, che mi faceva sognare, perché si favoleggiava della sua connessione con un ipotetico tempio sacro a Tiberino, il dio eponimo del fiume che mi ha sempre incantato per la sinuosità delle sue curve che intravvedevo dalla finestra oltre i campi di girasole”.
A seguire alle 11 Enrico Zuddas che nella conferenza “Il Bellum Perusinum e la colonia di Tuder” parlerà della colonia di Tuder in relazione al Bellum Perusinum (41-40 a.C.). Dottore di ricerca in Storia antica, insegna Lettere al liceo “Properzio” di Assisi. Svolge attività di tutorato per le Cattedre di Epigrafia latina e di Storia romana dell’università di Perugia. È responsabile del Gruppo di Perugia per la schedatura del materiale epigrafico di area umbra nella banca dati EDR (Epigraphic Database Roma). Due sono i suoi principali campi di ricerca: la storia e le istituzioni dell’Umbria romana e l’epoca costantiniana.
A chiudere alle 12 Nicoletta Paolucci, con una lezione sulle cisterne romane di Todi (protagoniste della visita guidata di sabato pomeriggio). Due grandi cisterne collocate al di sotto della piazza del Popolo, rispettivamente in corrispondenza del lato est e del lato ovest, costituivano il perno del sistema idrico della città antica ed avevano l’altrettanto importante funzione di sostegno del foro sovrastante. Le cisterne presenti sotto il lato est, non visitabili, sono suddivise in 12 ambienti e furono rinvenute nel 1262 in occasione dei lavori di ripavimentazione della piazza, come ricordato in una cronaca locale del XVI secolo. Le cisterne del lato ovest, accessibili al pubblico da via del Monte, sono invece state rintracciate casualmente nel 1996 durante lavori di restauro di un locale commerciale. Sono anch’esse suddivise in 12 vani secondo lo schema delle camere parallele comunicanti a pianta rettangolare. Il duplice complesso, databile nella seconda metà del I sec. a.C., venne eretto contemporaneamente scavando una enorme quantità di terreno ed utilizzando la medesima tecnica costruttiva: entrambi i manufatti poggiano infatti su una piattaforma in opera cementizia resa impermeabile con un composto di materiali fittili e malta grassa.

Il glottologo Augusto Ancillotti
Il programma di domenica 17 marzo 2024, pomeriggio, chiude la tre giorni di Umbria antica festival. Apre alle 15.30, Augusto Ancillotti con la conferenza “Il nome di Todi e il nome del Tevere. Implicazioni culturali”. Ancillotti ha insegnato Glottologia e Linguistica Generale in tre università, Milano, Mogadiscio e Perugia, dove è stato anche prorettore e presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Nell’ambito della ricerca scientifica si è occupato di teoria della linguistica genetica e di formazione delle lingue indeuropee (cassitico, trace, umbro). È autore di un centinaio di pubblicazioni accademiche fra cui spiccano la completa traduzione commentata delle Tavole Iguvine (Augusto Ancillotti – Romolo Cerri, “Le tavole di Gubbio e la civiltà degli Umbri”, Edizioni Jama 1996), il saggio “E parlano ancora” (Edizioni Jama 2021) e il manuale universitario “Elogio del variabile. Introduzione alla linguistica storica: l’indeuropeistica” (Guerini e Associati 2005).

Paolo Giulierini, già direttore del Mann, nei depositi sotterranei delle Cavaiole (foto graziano tavan)

Copertina del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” di Paolo Giulierini
Alle 16.30, Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, presenta il suo libro “L’Italia prima di Roma: sulle tracce degli antichi popoli italici” (Rizzoli). Il nostro Paese ci appare il più delle volte come l’erede per eccellenza della civiltà romana. Non c’è nulla di più vero, ma se ci mettessimo in viaggio percorrendo l’Italia da nord a sud scopriremmo che prima ancora che Italiani siamo stati Italici: in ogni regione la toponomastica, i monumenti, i reperti archeologici, le tradizioni etnografiche, persino le abitudini alimentari e culinarie raccontano la storia di popoli antichi che a partire dall’Età del ferro si sono frequentati, confrontati, scontrati. Celti, Veneti, Liguri, Etruschi, Sardi, Latini, Sanniti, Lucani, Piceni, Campani, Punici, Enotri, Siculi e molti altri hanno lasciato ovunque nella penisola tracce profonde, preziose per capire com’era l’Italia prima dell’avvento di Roma. Con la competenza dell’esperto e il passo avvincente del divulgatore, Paolo Giulierini ci accompagna in un viaggio affascinante, ci presenta gli Italici che siamo stati, ne approfondisce il rapporto con il territorio, le modalità insediative, la religione, la lingua e la scrittura, senza tralasciare il fondamentale incontro con i Romani e quello che ne è seguito. Corredato da immagini, questo libro è al tempo stesso un saggio sulla meravigliosa complessità della storia del nostro Paese e una guida per innamorarsi, oltre che di tutte le sue bellezze, anche delle genti che lo hanno abitato in tempi remoti, e che ancora oggi ci parlano: non solo di loro ma anche di noi, da sempre popolo in cammino che a ogni tappa aggiunge un viandante alla carovana.

Lo studioso Nicola Mastronardi
Chiude Umbria antica Festival, alle 17.30, Nicola Mastronardi con “I Sanniti e la nascita di Italia”. Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze – Indirizzo Storico-Internazionale. Membro dell’Accademia dei Georgofili, è studioso delle civiltà semi nomadi dell’Appennino italiano e del Mediterraneo. Da venti anni alterna la libera professione nel campo dei reportages di turismo escursionistico, agli interessi di storia antica (sannita) e contemporanea. “Viteliú, il nome della libertà” è stato il suo noto romanzo d’esordio cui seguirà una trilogia sulle guerre sannitiche del IV e III secolo avanti Cristo. “I Figli del Toro” è il primo di questi.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Il mecenate, l’ingegnere e i guerrieri di Vulci” con l’etruscologo Alessandro Conti: terzo incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”
“Il mecenate, l’ingegnere e i guerrieri di Vulci” è il titolo del terzo incontro della seconda edizione del ciclo di conferenze “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”, ricerche scientifiche, studi e progetti presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Venerdì 15 marzo 2024, alle 16, Alessandro Conti racconterà il lavoro che sta conducendo tra depositi, sale espositive e archivi per ricostruire la travagliata storia di alcuni contesti funerari che, frutto degli scavi condotti a Vulci negli anni 1929-1931 da due singolari personaggi, il mecenate romano Ugo Ferraguti e il funzionario di Villa Giulia, ing. Raniero Mengarelli, attendono ancora, a distanza di 90 anni, una esauriente edizione. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Alessandro Conti ha studiato etruscologia alla Sapienza dove ha conseguito laurea, dottorato e specializzazione con tesi che hanno interessato i principali centri dell’Etruria meridionale. Attualmente è ricercatore alla Sapienza università di Roma. Villa Giulia è la sua seconda casa (come ama definirla).
Roma. “Idi di Marzo, assassinio di Giulio Cesare”: rievocazione storica del Gruppo Storico Romano nell’area sacra di Largo Argentina con le riunioni in Senato dei Cesaricidi. Quindi corteo funebre con l’associazione X Legio fino al tempio del Divo Giulio nel Foro romano con le orazioni di Bruto e Marco Antonio dal “Giulio Cesare” di W. Shakespeare
“Tu quoque!”: quante volte lo abbiamo sentito pronunciare per sottolineare la delusione o l’amarezza di fronte al comportamento di un amico dal quale ci sentiamo in qualche modo traditi. In realtà quell’espressione ha duemila anni di storia ed è la contrazione della frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” (Anche tu, Bruto, figlio mio!), espressione latina attribuita a Giulio Cesare. Secondo la tradizione – ma non ci sono certezze a riguardo – infatti sarebbero state queste le ultime parole pronunciate da Cesare quando, in punto di morte (alle Idi di Marzo del 44 a.C.), sotto i colpi delle coltellate dei congiurati nella Curia di Pompeo, avrebbe riconosciuto fra i volti dei suoi assassini quello di una persona a lui cara come un figlio, Decimo Bruto Albino. Martedì 15 marzo 2024, in occasione delle Idi di Marzo, il Gruppo Storico Romano celebrerà le Idi di Marzo con una rievocazione storica che avrà inizio alle 14, all’Area Sacra di Largo Argentina, dove saranno rievocate le riunioni del Senato che hanno creato le premesse per la congiura dei Cesaricidi e l’assassinio di Cesare. Successivamente il corteo funebre, realizzato dall’associazione Decima Legio, accompagnerà il corpo di Cesare al Tempio del Divo Giulio nel Foro Romano dove, alle 16.30, si terrà la tradizionale cerimonia con le celebri orazioni di Bruto e Marco Antonio tratte dal “Giulio Cesare” di William Shakespeare. La recitazione sarà eseguita in lingua inglese. L’evento è gratuito per quanti siano in possesso di un biglietto di accesso al parco archeologico del Colosseo in corso di validità. È consigliato l’accesso da Largo della Salara Vecchia.
L’antica atmosfera di Roma ritorna dunque a splendere con una magnifica rievocazione delle Idi di Marzo, organizzata dal Gruppo Storico Romano, con il patrocinio di Roma Capitale, con gli auspici della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera Deputati, con la direzione artistica di IDS – Imprenditori di Sogni e la preziosa partecipazione dell’associazione Culturale “Decima Legio”. Il progetto è vincitore di Avviso Pubblico promosso da Roma Capitale in collaborazione Zètema Progetto Cultura. L’evento promette di trasportare i partecipanti in una accurata ricostruzione dell’antica Roma, con costumi, suoni e colori che riportano indietro nei secoli fino al fatidico 15 marzo del 44 a.C., quando Giulio Cesare incontrò il suo destino. Il Gruppo Storico Romano, operativo da oltre 30 anni e fondato dallo storico presidente Sergio Iacomoni, sancisce, così, un legame lungo nel tempo con questa ricorrenza fondamentale per la Storia della Cultura Occidentale e si conferma l’associazione leader nell’ambito della ricostruzione storica delle vicende che hanno reso immortale la Città Eterna.

L’area sacra di largo Argentina a Roma dove era anche la piccola Curia di Pompeo nella quale fu assassinato Giulio Cesare (foto sovrintendenza capitolina)
Come ogni anno, sono previste migliaia di presenze provenienti da diverse parti d’Europa e del mondo, comprese diverse scuole italiane che hanno già organizzato il viaggio per poter assistere a questo evento esclusivo. L’inizio di questa esperienza storica sarà nella maestosa Area Sacra di Largo Argentina, dove alle 14 si darà il via ad un affascinante percorso nel passato. Assisteremo alle riunioni del Senato che hanno creato le premesse per la congiura dei cesaricidi, alla rappresentazione di quel fatidico 15 marzo del 44 a.C., interpretato e ricostruito dai rievocatori del Gruppo Storico Romano. L’evento prosegue con il corteo funebre, realizzato dall’associazione “Decima Legio”, che accompagnerà il corpo di Cesare fino ai Fori Imperiali, dove, alle 15.15, si terrà la toccante conclusione della giornata, con una particolare peculiarità. Infatti, nel luogo stesso in cui furono pronunciate le celebri orazioni di Bruto e Marco Antonio, i partecipanti avranno l’opportunità di godere di una suggestiva recitazione di questi discorsi, tratti dall’opera “Giulio Cesare” di William Shakespeare. La recitazione sarà eseguita in lingua inglese e vedrà anche la partecipazione di Yuri Napoli, regista dell’evento e rinomato attore professionista. Napoli ha coinvolto alcuni insegnanti della prestigiosa Royal Academy of Dramatic Art di Londra per contribuire alla preparazione, conferendo così un tocco di autenticità e profondità all’interpretazione del celebre monologo di Marco Antonio. Questo arricchisce ulteriormente l’esperienza culturale e artistica offerta dall’evento.
Albinea (RE). In sala civica la conferenza “Manufatti litici preistorici del territorio di Albinea” con Alberto Catalano e Isa Montanari promossa dal gruppo archeologico albinetano “Paolo Magnani”
“Manufatti litici preistorici del territorio di Albinea” è il titolo della conferenza promossa dal gruppo archeologico albinetano “Paolo Magnani”. Appuntamento giovedì 14 marzo 2024, alle 21, nella sala civica “Adriano Corradini” in via Morandi 9 ad Albinea (RE). Relatori Alberto Catalano e Isa Montanari. Ingresso libero. Storia e studio di 528 manufatti in pietra, scelti e selezionati dai numerosissimi raccolti e presenti presso il Gruppo Archeologico. Questo materiale si deve alla paziente attività di raccolta di superficie, iniziata negli anni ’70 del secolo scorso da parte di G. Ligabue e proseguita da tanti altri soci del gruppo. La sequenza di oggetti parte dai manufatti più grossolani del Paleolitico Inferiore e si estende progressivamente arricchendosi di esemplari e modelli, fino ai raffinati microliti del Paleolitico Superiore per concludersi con tipici strumenti neolitici, quali accettine e punte di freccia. Sono quindi una preziosa testimonianza dell’attività dei nostri predecessori dall’Acheuleano Medio all’Età dei Metalli, da circa 300.000 a qualche migliaio di anni fa.
Parco dell’Appia antica (Roma). Nella chiesa di San Nicola dei Caetani presentazione del libro di Francesco M.P. Carrera “Gli scavi degli ex laboratori Gentili a Pisa e i manufatti in lega di rame (XII-XIV secolo)” e i risultati degli scavi di una sepoltura presso la facciata della chiesa. A seguire visita guidata al Castrum Caetani con il percorso multimediale in 3D
In occasione dei recenti scavi che hanno messo in luce una sepoltura presso la facciata della chiesa di San Nicola dei Caetani, con due fibbie di produzione pisana come corredo, giovedì 14 marzo 2024, alle 15,30, proprio la chiesa di S. Nicola, nel parco archeologico dell’Appia antica, sarà la suggestiva cornice della presentazione del libro di Francesco M.P. Carrera “Gli scavi degli ex laboratori Gentili a Pisa e i manufatti in lega di rame (XII-XIV secolo)” (ed. All’Insegna del Giglio, 2023). Evento gratuito senza prenotazione. Appuntamento presso la chiesa di S. Nicola dei Caetani in via Appia Antica 161. La monografia è dedicata alle manifatture Gentili di Pisa, le cui fibbie sono state riconosciute come elemento di corredo della sepoltura recentemente rinvenuta presso la facciata della chiesa di S. Nicola dei Caetani. La presenza dell’autore sarà quindi l’occasione per presentare, assieme al responsabile scientifico dell’intervento, i risultati dei recenti scavi. Dopo l’introduzione del direttore del parco archeologico dell’Appia Antica, Simone Quilici, e del funzionario responsabile del sito, Stefano Roascio, interverranno l’autore, Francesco M.P. Carrera, e l’antropologo Andrea Battistini, che presenterà lo studio dello scheletro. A seguire, i presenti potranno partecipare alla visita guidata al Castrum Caetani con il nuovo percorso multimediale e la ricostruzione 3D del Palazzo Caetani. Si ricorda che l’utilizzo degli oculus per la visione 3D del Castrum Caetani è riservata ai maggiori di 13 anni.
Pompei. All’auditorium l’archeologo Domenico Esposito presenta il libro “Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” (Centro di Cultura e Storia Amalfitana) degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo, incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”
“Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” è il titolo del libro degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo con un contributo geoarcheologico di Aldo Cinque che viene presentato dall’archeologo Domenico Esposito, ricercatore alla Freie Universität Berlin, nell’incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” ETS, giovedì 14 marzo 2024, alle 17, nell’auditorium del parco archeologico di Pompei, con la partecipazione di Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Teresa Elena Cinquantaquattro, dirigente del Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Campania; Mariano Nuzzo, soprintendente della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli; Carmine Lo Sapio, sindaco di Pompei; Antonio Varone, presidente dell’associazione internazionale Amici di Pompei; Giuseppe Gargano, Centro di Cultura e Storia Amalfitana. Il testo, corredato dalle foto di Francesco Varone, è edito dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, il Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Campania, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, il Comune di Pompei.

Copertina del libro “Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” (Centro di Cultura e Storia Amalfitana) degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo
Questo libro nasce dalla redazione della Carta del Potenziale Archeologico del territorio comunale di Pompei, che gli archeologi Domenico Camardo e Mario Notomista, della Sosandra srl, hanno realizzato nel 2020 per conto dell’Amministrazione civica nel corso dell’elaborazione del Piano Urbanistico Comunale. È nota a tutti l’importanza che l’antica Pompei riveste nel mondo, sia come fonte di conoscenza delle civiltà del passato ed in modo particolare di quella romana del I secolo d.C., sia come attrattore turistico. Meno conosciuti sono, invece, i numerosi rinvenimenti sparsi nel territorio, che testimoniano una frequentazione umana di questi luoghi a partire dall’Età Preistorica. La ragione di questa mancanza è dovuta essenzialmente al fatto che molti di questi siti pur essendo stati individuati ed esplorati, in alcuni casi anche integralmente, sono stati successivamente ricoperti e quindi oggi non sono più visibili. A ciò si aggiunga che mentre l’antica città è stata oggetto di indagini sistematiche avviate nel 1748 sotto l’egida della corona Borbonica, il territorio invece è stato esplorato solo attraverso interventi sporadici. Lo scopo di questo volume, che mappa i rinvenimenti archeologici e le aree sottoposte a vincolo presenti entro i confini comunali, è quello di costituire un valido strumento di lavoro che serva da base a tutti quei professionisti che si adopereranno per lo sviluppo urbano della città tenendo presente anche le valenze storico-archeologiche. L’auspicio che grazie all’utilizzo di questo volume, finanziato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, tutti i soggetti coinvolti riusciranno a conciliare la salvaguardia del patrimonio archeologico con le necessità di sviluppo territoriale, trasformando quello che per molti è un “rischio archeologico” in un vero e proprio “potenziale” a servizio della crescita culturale della comunità pompeiana.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per la Giornata del Paesaggio visita guidata speciale “Giulio III. La villa, la valle e il paesaggio” con Francesca Montuori
In occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio, giovedì 14 marzo 2024, alle 15, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone “Giulio III. La villa, la valle e il paesaggio”, visita guidata speciale a cura di Francesca Montuori su Villa Giulia, la residenza estiva voluta da papa Giulio III, esempio emblematico di architettura dei giardini del Rinascimento. Sarà rivolta una particolare attenzione al paesaggio della valle che da allora è detta Valle Giulia e sul suo valore simbolico, messo in evidenza nelle splendide decorazioni della sala dei Sette Colli. La visita guidata è compresa nel biglietto d’ingresso al Museo, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. La Giornata Nazionale del Paesaggio è stata istituita con Decreto Ministeriale del 7 ottobre 2016, n. 457, con l’obiettivo di contribuire a “promuovere la cultura del paesaggio in tutte le sue forme e a sensibilizzare i cittadini sui temi ad essa legati, attraverso specifiche attività da compiersi sull’intero territorio nazionale mediante il concorso e la collaborazione delle Amministrazioni e delle Istituzioni pubbliche e private”.
Napoli. A Palazzo Reale in occasione della Giornata del Paesaggio si firma un innovativo accordo per la valorizzazione e la fruizione dell’Isola d’Isca. Il soprintendente Nuzzo: “L’accordo rappresenta un passo significativo verso la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio unico nel suo genere”
In occasione della Giornata internazionale del Paesaggio 2024, promossa dal ministero della Cultura, la soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, insieme al consorzio di gestione dell’Area Marina Protetta “Punta Campanella”, il Comune di Massa Lubrense, l’ente parco regionale dei Monti Lattari e la Società Antica Sartoria Srl, sottoscriverà un innovativo accordo per la valorizzazione e la fruizione dell’Isola d’Isca. L’intesa, che sarà ufficialmente firmata il 14 marzo 2024, alle 11, nella sala conferenze “Giovanni Carbonara” all’interno degli uffici della soprintendenza a Palazzo Reale di Napoli, vede la partecipazione di importanti figure istituzionali e esperti del settore, tra cui Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP area metropolitana di Napoli; Sergio Fiorentino, assessore alla Cultura di Massa Lubrense; Lucio Cacace, presidente AMP Punta Campanella; Tristano Dello Joio, presidente parco regionale dei Monti Lattari; Luca Di Franco, funzionario archeologo responsabile del sito; Riccardo Ruggiti, titolare Antica Sartoria Srl; Silvia Capasso, ornitologa; e Adriano Stinca, botanico. “L’accordo rappresenta un passo significativo verso la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio unico nel suo genere, testimoniando l’importanza della collaborazione tra istituzioni e soggetti privati per la tutela del nostro patrimonio storico e ambientale”, ha detto il soprintendente Nuzzo. L’accordo, nato dalla convergenza di interessi tra enti pubblici e privati, mira a promuovere la conoscenza e la tutela del patrimonio culturale e ambientale dell’Isola d’Isca, situata nella parte di Area Marina Protetta ricadente nel territorio di Massa Lubrense. Tra gli obiettivi della convenzione c’è la realizzazione di interventi di conservazione del patrimonio culturale, la promozione della ricerca scientifica e della valorizzazione del territorio, nonché l’attivazione di progetti di educazione ambientale rivolti ai ragazzi. In particolare, la società Antica Sartoria Srl si impegna a collaborare per la valorizzazione dell’area nord-ovest dell’Isola d’Isca, dove si concentrano importanti resti archeologici. L’azienda si propone di sviluppare progetti finalizzati alla fruizione pubblica del sito, che dalla prossima estate sarà visitabile due volte al mese, nel rispetto della sua natura selvaggia e della sua importanza storico-archeologica. In occasione della firma dell’accordo, sarà inoltre organizzato un reading letterario a cura dell’attore e regista partenopeo Massimo Andrei, per sottolineare l’importanza culturale e artistica dell’iniziativa. È noto infatti il legame indissolubile tra l’Isola d’Isca e il grande Eduardo De Filippo, celebre drammaturgo che l’ha posseduta per lunghi anni, amandola come il suo incantevole “buen retiro”.
In occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio 2024 la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena Reggio Emilia e Ferrara promuove la giornata di studi “La rupe di Canossa (RE) e la Cava Zavattona a Pavullo nel Frignano (Mo)”. Appuntamento giovedì 14 marzo 2024, alle 15.30, nella sede Sabap-Bo, a Palazzo Marescalchi in via IV Novembre 5 a Bologna. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Modera la giornata Marco Pretelli, professore ordinario di Restauro dell’architettura, ALMA Mater università di Bologna. Alle 15.30, apertura giornata di studi: saluti istituzionali di Francesca Tomba, soprintendente SABAP-BO; introduzione di Barbara Marangoni, funzionario architetto e RAF Paesaggio SABAP-BO. Alle 16, “Il sentiero del borgo antico ai piedi del castello di Canossa (RE)”. Annalisa Capurso, funzionario architetto e RAF Patrimonio demoetnoantropologico SABAP-BO, “Genesi e sviluppo del progetto”; Mattia Bonassisa, funzionario architetto SABAP-BO e Paolo Soragni, Studio Arteas, “Il progetto e la sua esecuzione”; Giuliano Cervi, ex presidente comitato scientifico nazionale CAI, “La manutenzione e fruizione del sito”. Alle 17, “Il paesaggio e i segni dell’uomo: alla scoperta dei massi incisi di Gaianello a Pavullo nel Frignano (Mo). La cava La Zavattona”. Francesca Tomba, soprintendente SABAP-BO, “La Cava Zavattona: le ragioni della tutela”; Sara Campagnari e Valentina Di Stefano, funzionarie archeologhe SABAP-BO, “Pietre e paesaggi incisi: i massi di Gaianello a Pavullo nel Frignano tra tutela e valorizzazione”; Davide Venturelli, sindaco di Pavullo nel Frignano (Mo), “Il sito dei massi di Gaianello e la valorizzazione turistica del territorio”; Carla Ferrari, progettista dell’intervento del nuovo paesaggio, “Ripristino paesaggistico della Cava Zavattona e valorizzazione del sito dei massi di Gaianello”. Alle 18, dibattito e conclusioni.
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