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Pompei. Alla Basilica degli scavi, antica sede del Tribunale di giustizia, un “processo simulato” a cura di studenti del liceo classico “Plinio Seniore”, sotto la guida del Tribunale di Torre Annunziata

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La basilica negli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Venerdì 8 novembre 2024, alle 10.30, va in scena per la prima volta alla Basilica degli scavi di Pompei, antica sede del Tribunale di giustizia, un “processo simulato” a cura di studenti del liceo classico “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia, sotto la guida del Tribunale di Torre Annunziata. La storia processuale che viene riportata in vita è “Il processo a Pino Paternò” liberamente tratto dal romanzo di Viola Ardone “Oliva Denaro” i cui protagonisti, Oliva Denaro e Pino Paternò, ripropongono la vicenda vera di Franca Viola, una giovane siciliana che nel 1966 fu segregata e stuprata e che poi decise coraggiosamente di denunciare il suo aguzzino rifiutando la prassi del matrimonio riparatore. Gli allievi del liceo classico, guidati ed affiancati da magistrati, avvocati e funzionari del Tribunale di Torre Annunziata, realizzeranno il processo, come una vera e propria messa in scena del reale dibattimento, che è stato aggiornato all’impianto del processo accusatorio moderno per attualizzare la procedura e per renderlo maggiormente fruibile. L’appuntamento dell’8 novembre 2024 si pone a poche settimane dal 25 novembre, “Giornata internazionale contro la violenza di genere” ed è realizzato grazie al contributo economico e al patrocinio del Comune di Pompei e alla collaborazione del Parco archeologico di Pompei. L’evento è aperto ai visitatori degli scavi di Pompei, e/o dietro esibizione di invito.

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La basilica negli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il Processo Simulato è una delle azioni inserite in un progetto più ampio, dal titolo “Ricucire i sogni”, che da oltre due anni le organizzazioni Apeiron Aps e la cooperativa Città della Gioia, unitamente al Tribunale di Torre Annunziata, stanno realizzando nel territorio vesuviano con l’obiettivo di generare un Patto educativo territoriale che possa essere argine al fenomeno della dispersione scolastica e della povertà educativa. I processi simulati vengono concepiti come una vera e propria messa in scena del dibattimento (modulato secondo canoni di fedeltà giudiziaria) e permettono di vivere l’accaduto mettendosi dal punto di vista delle vittime, ma anche degli imputati, facendo sentire “la giustizia” un alleato insostituibile per garantire equità e benessere. Rappresentano una proposta educativa efficace, di grande impatto, e da tempo il Tribunale di Torre Annunziata, assieme alle associazioni coinvolte, ne propone la realizzazione presso la sua sede istituzionale. Per la prima volta, lo scorso 18 aprile, sempre nell’ambito dell’iniziativa “Ricucire i sogni”, un processo simulato è stato realizzato presso l’aula consiliare di Pompei, prima di essere riproposto in un luogo di storia e cultura, quale il sito archeologico di Pompei.

Ferrara. A conclusione del progetto triennale Sintonie, tavola rotonda al museo Archeologico nazionale e finissage della mostra alla Case dei Romei

ferrara_progetto-sintonie_locandinaSINTONIE: dopo tre anni giunge a conclusione il progetto di valorizzazione del patrimonio culturale nato dalla collaborazione pubblico-privato tra direzione regionale Musei nazionali dell’Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara e Legacoop Estense. Due le iniziative in programma: una tavola rotonda al museo Archeologico nazionale di Ferrara il 7 novembre 2024; il finissage della mostra, con visita guidata, al museo di Casa Romei l’8 novembre 2024. Il progetto Sintonie giunge a termine, con la stessa volontà di sperimentare azioni di public engagement che hanno animato l’intero percorso, condiviso con la cittadinanza e volto a instaurare relazioni stabili di ascolto, dialogo e collaborazione tra il mondo dei musei, le imprese cooperative e gli altri interlocutori territoriali. Nato nel 2021 da un accordo di collaborazione pubblico-privato tra direzione regionale Muse nazionali dell’Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara e Legacoop Estense, Sintonie è un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ferrarese, che ha messo in dialogo opere della Collezione Assicoop Modena&Ferrara con gli ambienti e le testimonianze di due musei statali, il museo Archeologico nazionale di Ferrara e il museo di Casa Romei. Nel corso di un triennio, Sintonie ha permesso di realizzare una serie di momenti espositivi, permanenti e temporanei, e di attività di mediazione del patrimonio, attraverso cui fornire ai cittadini nuove opportunità di conoscenza e valorizzazione della realtà artistica, collezionistica e museale ferrarese.

ferrara_archeologico_sintonie_tavola-rotonda_locandinaGiovedì 7 novembre 2024, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara, la tavola rotonda “Sintonie. Racconto di un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale tra pubblico e privato (2021-2024)”, sarà l’occasione per rendicontare gli impatti sul territorio e confrontarsi sulle buone pratiche di collaborazione tra pubblico privato. Dopo i saluti di apertura di Milo Pacchioni (presidente Assicoop Modena&Ferrara) e Paolo Barbieri (presidente di Legacoop Estense), la tavola rotonda metterà a confronto due ospiti esterni, la responsabile Cultural Heritage e Corporate Collection La Galleria di BPER Banca Sabrina Bianchi e Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con rappresentanti del gruppo di lavoro di Sintonie: Tiziano Trocchi (già direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara), Andrea Sardo (direttore dei musei nazionali di Ravenna), Emanuela Fiori (presidente Istituto Superiore Industrie Artistiche di Faenza), Patrizia Cirino (responsabile Area educazione e ricerca e dei servizi educativi della direzione regionale Musei nazionali dell’Emilia-Romagna) e Luciano Rivi (curatore della Collezione Assicoop Modena&Ferrara). Concluderà la giornata un brindisi di saluto. A tutti i partecipanti, verrà consegnata una copia del volume, edito da Bacchilega, che racconta e approfondisce il progetto Sintonie.

ferrara_casa-dei-romei_finissage-sintonie_locandinaVenerdì 8 novembre 2024, alle 17.30, al museo di Casa Romei, si svolgerà il finissage della mostra “Sintonie. Tra visioni e racconti”, percorso espositivo triennale che è stato filo conduttore del progetto: 37 opere della Collezione Assicoop Modena&Ferrara hanno arricchito, da dicembre 2021, la proposta espositiva del museo di Casa Romei e del museo Archeologico nazionale di Ferrara. Mentre l’allestimento all’Archeologico sarà visitabile fino a dicembre, il percorso di Casa Romei si conclude in anticipo, per via della chiusura temporanea del museo, prevista dal 18 novembre per lavori di ristrutturazione. Il finissage di venerdì 8 offrirà, pertanto, l’ultima occasione per visitare la mostra assieme al direttore del museo Marcello Toffanello e al curatore della collezione Assicoop Modena&Ferrara Luciano Rivi, che illustreranno le opere, tra gli altri, di Gaetano Previati, Adeodato Malatesta, Alberto Pisa, Gianfranco Goberti, Arrigo Minerbi e Giuseppe Graziosi, poste in dialogo con gli ambienti decorati dell’edificio quattrocentesco e con le opere antiche in esso conservate. Dopo i saluti di Alessandra Necci (direttrice delegata dei musei nazionali di Ferrara) e Milo Pacchioni (presidente di Assicoop Modena&Ferrara), verrà inoltre presentata la visita virtuale, realizzata da TryeCo 2.0, delle cinque sale del museo che hanno accolto la maggior parte delle 22 opere esposte, che permetterà al pubblico di continuare a fruire il percorso di visita sul sito web della Collezione Assicoop. La serata si concluderà con un brindisi offerto da Casa Romei, che sarà un momento di ritrovo e saluto del personale del museo con i suoi frequentatori e i volontari delle associazioni culturali cittadine che con esso hanno collaborato in questi anni, prima della chiusura temporanea della Casa dei Romei dal 18 novembre 2024 per permettere i lavori di riorganizzazione degli spazi destinati alla 𝑏𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑖𝑎, ai 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖, agli 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖 e alla 𝑏𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑡𝑒𝑐𝑎.

Venezia. All’auditorium Santa Margherita la Giornata dell’Archeologia dell’università Ca’ Foscari: ecco il ricco programma degli interventi dal Veneto al Vicino Oriente, dalla preistoria al Medioevo

venezia_auditorium-margherita_giornata-dell-archeologia-2024_locandinaGiovedì 7 novembre 2024, alle 15.30, all’auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino a Dorsoduro 3689 di Venezia, la “Giornata dell’Archeologia” dell’università Ca’ Foscari. Dopo i saluti istituzionali di Maria Del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca; Alessio Cotugno, prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze; Luigi Sperti, vicedirettore del dipartimento di Studi umanistici, gli interventi: Federico Bernardini, “Preistoria recente dell’Alto Adriatico: la grotta Tina Jama e il castelliere di Trmun”; Elena Rova, “Da campi di tumuli ad aree per esercitazioni militari: leggere il paesaggio archeologico di Gardabani (Georgia, Caucaso)”; Ilaria Caloi, Davide Aquini, “Nuove scoperte sulla polis di Festòs (Creta)”; Alessandra Gilibert, “L’esplorazione dei paesaggi marginali: dall’archeologia costiera in Sardegna all’archeologia d’alta montagna in Armenia”; Luca Maria Olivieri, “Missione archeologica in Pakistan (Swat): scavo, conservazione e mobilizzazione sociale”; Emanuele Ciampini, Francesca Iannarilli, “Ca’ Foscari in Egitto e Sudan: fare archeologia tra guerra e alluvioni”; Giovanna Gambacurta, “L’origine delle ‘famiglie’ nel Veneto preromano: storie di inclusione alle origini delle città”; Elisa Costa, “L’archeologia subacquea ad alta profondità: relitti romani nel Mar Tirreno”; Carlo Beltrame, Valentina Mantovani, “Un ostriarium romano in laguna di Venezia”; Luigi Sperti, Eleonora Delpozzo, “Abitando Altino. Aggiornamenti e novità dalle ricerche nella città romana”; Daniela Cottica, Andrea Cipolato, Elena Rocco, “Novità dal porto fluviale di Aquileia fra ricerca, didattica e inclusione”; Alessandro Alessio Rucco, “Comacchio: nuovi dati sul passaggio tra tarda antichità e alto medioevo”; Margherita Ferri, “Ceramica a Venezia tra Medioevo e prima epoca moderna: oggetti, identità e ambiente”; Cristina Tonghini, “Progetto Archeologico Tell Zeyd: una finestra sul mondo rurale nord- iracheno nel periodo islamico (VII- XIX secolo)”; Diego Calaon, “Laguna Veneta e Oceano Indiano. Comunità, partecipazione e citizen science. Archeologie e archeologie di paesaggio condivise”; Luigi Magnini, Cinzia Bettineschi, “Archeologia dei paesaggi montani: l’Altopiano dei Sette Comuni e il Bostel di Rotzo tra diacronia, approcci tradizionali e innovazione”.

Pompei. Apre per un giorno l’ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus, piccolo ma suggestivo ambiente che conserva nel suo antro due nicchie larario (edicole sacre) affiancate e un antico pozzo

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Serpenti agatodemonici (portatori di fortuna) dipinti sulle pareti del piccolo ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus a Pompei (foto parco archeologico pompei)

A Pompei apre al pubblico, all’interno dell’iniziativa della Casa del Giorno, l’ipogeo della grande Casa di N. Popidius Priscus, il giovedì dalle 9.15 alle 16.20 con ultimo ingresso alle 16. La visita avverrà in maniera contingentata per un massimo di 3 persone alla volta. I visitatori saranno dotati di torcia. Raggiungibile attraverso una scaletta interna, il piccolo ma suggestivo ambiente sottoposto conserva nel suo antro due nicchie larario (edicole sacre) affiancate e un antico pozzo.

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Le due nicchie larario (edicole sacre) nel piccolo ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sebbene occultate alla vista, le due nicchie regalano una vivacità e varietà di colori nelle ricche decorazioni conservate: in quella più grande è raffigurato un Genio che, con il capo velato e coronato di alloro, sta versando un’offerta su di un altare dalla patera (scodella) tenuta con la mano destra mentre, con la sinistra, stringe a sé una cornucopia. La figura del Genio è inquadrata da tre grosse ghirlande sospese.

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Dettaglio della nicchia larario con due lari e un’aquila sopra l’altare nel piccolo ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La nicchia più piccola è, invece, caratterizzata dalla presenza di due Lari (protettori della casa) posti ai lati di un altare sovrastato da un’aquila ad ali spiegate; una ghirlanda fiorita chiude in alto la scena. Entrambi i Lari protendono verso l’altare una piccola situla (vaso) per raccogliere lo zampillo di vino che sgorga da un corno potorio.

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Un uccellino dipinto sulle pareti del piccolo ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sulle pareti del piccolo ambiente ipogeo si stagliano, su un fondo bianco, le figure di altri animali: serpenti agatodemonici (portatori di fortuna) e uccelli di varie specie (un pavone, un cigno in volo, una colomba) associati a ghirlande, a rose, a fiori di loto e a cespugli di erba.

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Le strutture della grande Casa di Popidius Priscus da cui si accede all’ipogeo affrescato (foto parco archeologico pompei)

L’ambiente era un tempo parte di una dimora di modeste dimensioni che occupava questo punto dell’isolato prima della costruzione della grande domus di Popidius Priscus, che lo aveva inglobato. La casa si trova lungo il vicolo del Panettiere (civico 20 dell’insula 2 della Regio VII). I recenti scavi stratigrafici hanno consentito di ricostruire la storia edilizia dell’edificio che, tra il 130 ed il 120 a.C., occupò tutta la profondità dell’isolato superando anche la sensibile differenza di quota, circa 3 m, tra il fronte settentrionale e quello meridionale. Proprio per consentire l’estensione dell’abitazione verso sud ed il completamento del peristilio, furono creati spessi contrafforti in opera incerta riempiti di terra e detriti. La spesa per questi lavori fu sostenuta da un ramo della famiglia dei Popidii, come sembra attestare il rinvenimento di un’iscrizione osca e di un sigillo bronzeo che menzionano discendenti della gens.

Spalato (Croazia). Al via l’ottava edizione del Festival Internazionale del Cinema Archeologico (MFAF): tre giorni di proiezioni, workshop e conferenze, con 18 film in concorso tra cui 4 produzioni italiane. Ecco i titoli

spalato_archeologico_festival-cinema-archeologico-2024_locandinaAncora un giorno di attesa e poi sarà Festival Internazionale del Cinema Archeologico di Spalato (MFAF). Per tre giorni, dal 7 al 9 novembre 2024, la sala Grande delle Esposizioni del museo dei Monumenti archeologici croati di Spalato (Croazia) si trasformerà in un palcoscenico per più di 18 film in concorso proiettati nelle ore pomeridiane e serali, workshop e conferenze, portando gli spettatori in un viaggio interdisciplinare e transmediale. I visitatori avranno l’opportunità di guardare film di qualità a un passo da grandi monumenti archeologici. Indipendentemente dalla loro durata, i film si soffermano su scoperte archeologiche e scientifiche, mostrando studi, analisi e ricostruzioni di monumenti storici. Sabato 9 novembre, alle 20.10, prima della cerimonia di premiazione, incontro con Martine Regert che nella conferenza “Notre-Dame de Paris dopo l’incendio: una cattedrale della ricerca” presenterà l’eccezionale avventura scientifica e umana, che attualmente riunisce più di 150 esperti provenienti da diversi settori. Tra i 18 film che concorrono per uno dei tre premi in palio (della Giuria degli Esperti, del Pubblico e della Giuria degli Studenti) ci sono quattro film.

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Frame del film “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello

GIOVEDÌ 7 NOVEMBRE, alle 17.45, il film “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello (Italia 2022, 55’). Pochi conoscono il rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti terrieri. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia trovava il legno indispensabile per costruire le navi da guerra. Per preservare tali materiali, la Serenissima attuò una serie di buone pratiche volte a salvaguardare il territorio, dando luogo anche a un profondo cambiamento di mentalità.

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Frame del film “The black Italian Renaissance / Rinascimento nascosto” di Cristian di Mattia

VENERDÌ 8 NOVEMBRE, alle 19.45, il film “The black Italian Renaissance / Rinascimento nascosto” di Cristian di Mattia (Italia 2023, 90’). Il film racconta le vite di personaggi afro-discen­denti nell’Italia Rinascimentale, legati tra loro dalla diffusione delle esplorazioni geografiche del XV e XVI secolo, e che, in modi diversi, hanno segnato la Storia. I loro volti fanno capolino tra le tele di alcune delle più grandi opere d’arte di tutti i tempi. I loro nomi sono sparsi tra i libri mastri di archivi antichi. Raccontando le storie di nobili, schiavi, ambasciato­ri e cavalieri, il documentario svela come il concetto rinascimentale di “razza” fosse diverso da quello che conosciamo oggi.

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Frame del film “Uomini e dèi. Il mare e il sacro / Men and gods. The sea and the sacred” di Massimo D’Alessandro

SABATO 9 NOVEMBRE, alle 17, il film “Uomini e dèi. Il mare e il sacro / Men and gods. The sea and the sacred” di Massimo D’Alessandro (Italia 2023, 43’). Le grotte dell’isolotto di Sant’Eufemia, di fronte alla città di Vieste, in Puglia, custodiscono un segreto millenario: più di 200 iscrizioni rupestri che raccontano storie dimenticate. Un patrimonio prezioso che dall’epoca romana all’età contemporanea offre uno sguardo affascinante sulla vita dei marinai che solcavano le pericolose acque dell’Adriatico. Dalle prime incisioni dedicate alla dea Venere Sosandra, la “salvatrice degli uomini”, alle incisioni cristiane del periodo medievale, dove i marinai rendevano omaggio alle loro divinità protettrici incidendo sulle pareti di roccia le loro dediche votive. Una grotta santuario che è un testimone silenzioso di secoli di vita. Grazie al lavoro degli archeologi delle Università di Bari e Foggia, il patrimonio iconografico dell’isola di Sant’Eufemia ritrova voce aprendo nuove porte alla comprensione del passato.

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Frame del film “Anima insulae” di Lorenzo Daniele

Alle 19.05, il film “Anima Insulae” di Lorenzo Daniele (Italia 2024, 51′). Il sito di Palikè già in epoca preistorica doveva essere ritenuto un luogo sacro, per la presenza di una grande grotta naturale e dei laghetti di acqua sulfurea. A partire dall’età arcaica l’area di Rocchicella viene istituzionalizzata dai Siculi, comincia ad assumere una precisa fisionomia e a corredarsi di strutture dedicate alla celebrazione dei rituali e pasti in comune in onore dei mitici fratelli Palìci. Si tratta di un culto indigeno dal valore identitario molto forte, in grado di aggregare Siculi che vivono in villaggi spesso distanti fra loro. La sua centralità, illustrata dall’archeologo Brian Evans McConnell, professore presso la Florida Atlantic University, diventa fondamentale durante l’età classica, in occasione della rivolta sicula contro i coloni greci guidata da Ducezio, che farà del santuario di Rocchicella il simbolo dell’identità locale. Il documentario si articola attraverso interviste ad archeologi ed esperti, ma anche a persone comuni che, in forme diverse, hanno stabilito negli anni una relazione con il sito di Palikè, la cui importanza non si limita solo all’informazione storica o alla sua cultura materiale, ma anche alle percezioni di quanti riconoscono il posto come elemento della propria vita oltre che dell’identità siciliana.

Ministero della Cultura. Annunciata la pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia: incarichi per enti scoperti per accorpamento, nuova istituzione, aggiornamento della fascia; o per fine mandato. Per 4 direttori il ministro Giuli non rinnova l’incarico

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto quirinale / wp)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli – promosso dalla seconda alla prima fascia – è senza direttore ormai da un anno, Ma l’attesa potrebbe stavolta essere agli sgoccioli per il Mann e non solo (e ciò significa che tra pubblicazione del bando, selezioni, nomina ed entrata in servizio si arriverà a primavera). Il ministero della Cultura si appresta infatti a pubblicare un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di livello dirigenziale generale (cioè di prima fascia) giunti a scadenza del proprio mandato o di nuova istituzione: musei Reali di Torino (dal 1° dicembre 2023 direttore ad interim Mario Turetta dopo il pensionamento di Enrica Pagella); Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello (dal 31 maggio 2024, in seguito all’accorpamento dei due musei, e in attesa della nomina del direttore unico, è direttore avocante il DG Musei Massimo Osanna); parco archeologico del Colosseo (dal 18 dicembre 2017 è direttore Alfonsina Russo, ad interim da luglio 2024 quando è stata nominata alla guida del DIVA – dipartimento per la valorizzazione del patrimonio  culturale del MIC); museo nazionale Romano (Stéphane Verger, direttore dal 2 novembre 2020: il ministro Alessandro Giuli non gli ha rinnovato il mandato per il secondo quadriennio); museo Archeologico nazionale di Napoli (il 30 settembre 2023 è scaduto il secondo mandato – prorogato al 14 novembre 2024 – di Paolo Giulierini, che era stato nominato direttore del Mann il 1° ottobre 2015. Nel frattempo il museo è passato dalla seconda alla prima fascia. E dal 15 novembre 2024 è direttore ad interim Massimo Osanna). A selezionare i candidati, i cui requisiti saranno precisati nel bando stesso, sarà una commissione di esperti di altissimo profilo attraverso una serie di prove in grado di evidenziare le necessarie competenze culturali e manageriali.

Successivamente il ministero della Cultura procederà a pubblicare il bando per la nomina dei direttori di 11 istituti autonomi di seconda fascia: complesso monumentale della Pilotta (dal 15 gennaio 2024  direttore ad interim Stefano L’Occaso, perché il direttore Simone Verde è passato a dirigere la Galleria degli Uffizi); musei nazionali di Ferrara (nell’autunno 2023 i musei ferraresi sono diventati autonomi, e attendono il direttore; sono stati staccati da Modena con la quale prima Ferrara era insieme sotto l’insegna delle Gallerie Estensi); musei nazionali di Lucca (dal 2022 è direttrice Luisa Berretti); Ville monumentali della Tuscia (è l’ente nato nell’estate 2023 con l’accorpamento di Villa Lante e Palazzo Farnese); Palazzo Reale di Napoli (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato l’incarico a Mario Epifani, il cui primo mandato è scaduto il 2 novembre 2024); musei nazionali del Vomero – Napoli (è il nuovo polo creato nel 2023 e comprende il museo di San Martino, Castel Sant’Elmo e la Villa Floridiana); musei e parchi archeologici di Capri (è il nuovo polo autonomo creato nell’estate 2023); Castello Svevo di Bari (dal 10 luglio 2020 è stata direttore Alessandra Mongelli, con durata triennale. Nel 2023 è diventato museo autonomo); musei nazionali di Matera (l’8 novembre 2024 si conclude il mandato di Annamaria Mauro alla direzione dell’ente ora divenuto autonomo); musei nazionali di Bologna (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato il mandato a Maria Luisa Pacelli, direttore dal 2020); Pantheon e Castel Sant’Angelo (sono stati accorpati con la Direzione Musei nazionali della città di Roma, di cui è direttore Mariastella Margozzi dal 4 novembre 2020).

#domenicalmuseo: Pompei si conferma il sito più frequentato anche nella domenica a ingresso gratuito di novembre, seguito da Colosseo e Foro-Palatino

ministero_novembre-2024_domeincalmuseo_locandina#domenicalmuseo: per domenica 3 novembre 2024 a ingresso gratuito, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali, si confermano, nello stesso ordine di ottobre 2024, ai primi tre posti della classifica assoluta dei siti visitati Pompei (25.604 ingressi, 10mila in meno di ottobre, ma 7mila in più di settembre), seguita al secondo posto dal Colosseo (16.358) e al terzo dal Foro Romano-Palatino (14.167).

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Casa degli Augustali ad Ercolano: il parco ha registrato 3806 ingressi nella domenica di novembre a ingresso gratuito (foto paerco)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 25.604; Colosseo – Anfiteatro Flavio 16.358; Foro Romano e Palatino 14.167; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 13.365; Terme di Caracalla 5.708; Museo e area archeologica di Paestum 5.536; Museo archeologico nazionale di Napoli 5.150; Villa Adriana 3.947; Parco archeologico di Ercolano 3.806; Grotte di Catullo e Museo archeologico di Sirmione 2.950; Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.216;  MAN Mario Torelli, parco archeologico e catacombe ebraiche di Venosa 1.845; Museo nazionale etrusco di Villa Giulia 1.704; Museo di Palazzo Grimani 1.567; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.461; Necropoli dei Monterozzi e Museo archeologico nazionale di Tarquinia 1.344; Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.302; Mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 1.121; Necropoli della Banditaccia e Museo nazionale archeologico Cerite a Cerveteri 1.060; Museo archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” 1.050; Museo delle Civiltà 957; Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila 926; Musei Nazionali di Cagliari 875; Parco archeologico dell’Appia antica – Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 7.14; Museo Archeologico Nazionale di Ravenna 560; Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps 558; Villa di Poppea-Oplontis 487; Parco archeologico di Cuma 457; Museo archeologico nazionale Giuseppe Andreassi e Parco archeologico di Egnazia 447; Capo di Bove 440; Le castella 440; MAN e Castello di Manfredonia 434; Parco archeologico delle Terme di Baia 414; Parco archeologico di Siponto 402; MAN di Sperlonga e Villa di Tiberio 349; MAN e teatro romano di Spoleto 336; MAN della Sibaritide 300.

Tivoli (Roma). Scoperto a Villa Adriana un grande complesso di epoca adrianea mai documentato nell’area dell’anfiteatro dalla missione dell’università di Urbino: “Fino a oggi non si conosceva un complesso così esteso e riccamente decorato, voluto da Adriano ma poi distrutto per lasciar spazio a una diversa struttura”

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Il gruppo diretto dal prof. Fabio Giorgio Cavallero impegnato nella prima campagna di scavo dell’università di Urbino nell’area dell’anfiteatro di Villa Adriana (foto uniurb/villae)

A Villa Adriana (Tivoli, Roma) scoperto un grande complesso di epoca adrianea mai documentato. È il risultato della campagna di scavo, diretta dal prof. Fabio Giorgio Cavallero, presso il cosiddetto Anfiteatro di Villa Adriana, intrapresa nel 2024 dal dipartimento di Studi umanistici (DISTUM) dell’università di Urbino, su indicazione del direttore dell’istituto Villae, Andrea Bruciati, e su concessione del ministero della Cultura.

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Il grande complesso di epoca adrianea, mai documentato prima, scoperto dalla missione dell’università di Urbino nell’area dell’anfiteatro di Villa Adriana (foto uniurb/villae)

Ai piedi di Piazza d’Oro si trova infatti una struttura di forma ellittica che fin dal Cinquecento è stata ritenuta una vasca destinata ai bagni o all’allevamento dei pesci. Negli anni Novanta del secolo scorso la pulizia del sito ha però messo in luce alcuni elementi forse riferibili a un anfiteatro. I risultati dell’attuale campagna sono stati sorprendenti: al di sotto di pochi centimetri di terra sono infatti emerse le murature di un grande complesso di epoca adrianea mai documentato finora. Si tratta di un edificio di oltre 25 metri di lunghezza per 15 di larghezza, composto da un’ampia aula rettangolare circondata da otto stanze aperte su un terrazzo sorretto da pilastri che si conservano per oltre tre metri di altezza. Questo edificio venne in parte distrutto per lasciar posto al cd. anfiteatro ma le macerie, invece che essere asportate, furono utilizzate per creare il piano sul quale si realizzò il pavimento della nuova struttura ellittica. Ed è per questo motivo che lo scavo ha permesso di recuperare sia i marmi che rivestivano l’esterno del complesso (compresi i pilastri), sia gli intonaci che ne decoravano le stanze: marmi bianchi, serpentino verde, porfido rosso e intonaci dipinti in giallo, rosso, verde e ornati da nastri intrecciati, acanti e melagrani.

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Frammenti di intonaci decorati del grande complesso di epoca adrianea scoperto dalla missione dell’università di Urbino nell’area dell’anfiteatro di Villa Adriana (foto uniurb/villae)

Fino a oggi, a Villa Adriana, non si conosceva un complesso così esteso e riccamente decorato, voluto da Adriano ma poi distrutto per lasciar spazio a una nuova e differente struttura. “Un dato è fin da ora chiaro”, dichiara Berta Martini, direttrice del DISTUM: “un nuovo grande edificio si deve aggiungere alla complessa articolazione della villa voluta e disegnata da Adriano, un sito Unesco che ancora oggi non smette di regalare, nonostante gli oltre cinquecento anni di scavi e ricerche, scoperte sorprendenti”.

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Elementi strutturali del grande complesso di epoca adrianea scoperto dalla missione dell’università di Urbino nell’area dell’anfiteatro di Villa Adriana (foto uniurb/villae)

“Villa Adriana”, interviene il direttore delle Villae, Andrea Bruciati, “è oggi più che mai un attivo cantiere di studi e una fucina di novità. L’équipe dell’università di Urbino ha rinvenuto un edificio ad oggi sconosciuto, aggiungendo una pagina del tutto inedita alla conoscenza del sito. Illuminato e ambizioso, l’imperatore Adriano si è dedicato a una progettualità costruttiva fatta di grandi e meravigliose opere, da cui è disceso l’insieme straordinario e vario della villa. L’eccezionalità del sito ne fa un palinsesto cangiante e primario al contempo, ispirando nell’Istituto un progetto di gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico, monumentale e naturalistico improntato all’interdisciplinarità e alla trasversalità”.

Aquileia (Ud). Chiusa la campagna di scavo 2024 dell’università di Verona nell’area ex fondo Pasqualis: nuove importanti informazioni sull’area del mercato di Aquileia tardo-antica. Ma non solo: ecco i risultati

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Il team dell’università di Verona impegnato nella campagna 2024 nell’area del mercato tardo-antica, ex fondo Pasqualis, ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

L’area del mercato di Aquileia tardo-antica rivela ogni anno nuove informazioni importanti per la storia del sito e dell’intera città. Anche la campagna di scavo 2024 nell’area ex fondo Pasqualis, posta all’estremità sud-orientale di Aquileia, dell’équipe dell’università di Verona, dipartimento di Culture e Civiltà, sotto la direzione di Patrizia Basso in collaborazione con Diana Dobreva, conclusasi pochi giorni fa, non ha deluso le aspettative. I lavori sono condotti su concessione ministeriale, in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia e sulla base dell’accordo di collaborazione scientifica e finanziaria con la Fondazione Aquileia, che fin dal 2018 sostiene generosamente i lavori. Le indagini si sono protratte per tre mesi – tra luglio a ottobre 2024 – e hanno coinvolto una ventina di studenti, dottorandi e giovani dottori di ricerca dell’ateneo veronese, permettendo così di investigare più di 700 mq di terreno mai scavato in precedenza e di ottenere nuovi importanti dati.

Di particolare interesse e novità per la storia degli studi dell’areale è la complessa stratificazione emersa nel terreno con la campagna 2024. Quest’anno lo scavo ha in effetti raggiunto i più antichi livelli pavimentali finora evidenziati nel terreno e in particolare un solido battuto databile al I sec. d.C. e correlabile a poderosi pilastri.

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Aquileia, fondo ex Pasqualis: l’allineamento di anfore trovate nell’area del mercato dall’università di Verona (foto fondazione aquileia)

Si tratta di strutture il cui significato funzionale andrà definito con il prosieguo della ricerca, ma che risultano in fase con la prima banchina di sponda settentrionale di un fiume Natissa ben più ampio dell’attuale, messa in luce già in passato nel terreno di indagine. A queste fasi di frequentazione dell’area precedenti al mercato tardoantico, va attribuito anche l’allineamento di anfore poste in posizione verticale e segate all’altezza della spalla che era già cominciato a emergere nel 2023 e che quest’anno è arrivato a contare 23 esemplari.

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Aquileia, fondo ex Pasqualis: tratto di strada acciottolata trovata nell’area del mercato dall’università di Verona (foto fondazione aquileia)

Un altro dato di interesse della campagna 2024 relativamente al mercato è la messa in luce di un ulteriore, lungo tratto di strada acciottolata, già individuata nel 2023 fra due dei suoi sei edifici: staccandosi dal decumano posto a nord del complesso, essa permetteva il passaggio dei numerosi avventori che quotidianamente popolavano questi spazi e dei carri per il trasporto delle merci, come confermano anche i solchi lasciati dalle ruote sul suo piano di calpestio.

Gli scavi 2024 hanno, inoltre, evidenziato un settore del crollo del portico occidentale di uno degli edifici del mercato, permettendo il recupero di altre numerose cariossidi di cereali combuste, oltre a quelle già raccolte negli scorsi anni di indagine: si tratta di dati di grande interesse anche per studiare l’alimentazione del tempo. Infine, va citato il rinvenimento di alcune strutture di età altomedievale che attestano la frequentazione dell’area dopo l’abbandono del mercato: si tratta dei resti di due piccole strutture abitative, dotate di focolari, con muri realizzati reimpiegando nelle fondazioni elementi costruttivi del mercato e alzati lignei.

Durante i mesi di lavoro, lo scavo è sempre rimasto aperto al pubblico, che ogni giorno è stato coinvolto in visite guidate da parte degli studenti veronesi. Di particolare interesse fra le attività di comunicazione e racconto dei dati raccolti, vanno menzionati i due open day organizzati il 15 giugno e il 28 settembre 2004 dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia-Giulia, il museo Archeologico nazionale di Aquileia e altri enti che lavorano per la valorizzazione della città.

Pompei. Al parco archeologico chiusa la campagna di raccolta delle olive secondo i metodi antichi con la degustazione dell’olio IGP di Pompei PÙMPAIIA alla Casa della Nave Europa

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I ragazzi del Tulipano impegnati nella raccolta delle olive del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Una bottiglia di olio IGP PÙMPAIIA, marchio denominativo e figurativo dei prodotti agricoli e loro derivati di Pompei (foto parco archeologico pompei)

I siti archeologici vesuviani sono custodi di un patrimonio naturale e paesaggistico eccezionale, che si aggiunge all’unicità di quello archeologico. L’olivo, pianta millenaria del paesaggio agricolo del Mediterraneo, è una delle specie più caratteristiche nelle aree verdi del parco archeologico di Pompei. Utilizzare i metodi e le tecniche della raccolta delle olive utilizzati nel mondo romano, illustrati anche da autori come Columella e Plinio il Vecchio, significa garantire il pieno rispetto delle piante, salvaguardare la biodiversità e garantire la piena sostenibilità ambientale. È quanto hanno potuto verificare i visitatori del Parco martedì 29 ottobre 2024, alla Casa della Nave Europa, partecipando alla manifestazione di fine campagna della raccolta delle olive del Parco archeologico e degustando l’olio IGP PÙMPAIIA, registrato a livello nazionale e internazionale come marchio denominativo e figurativo dei prodotti agricoli e loro derivati di Pompei. Protagonisti in quell’occasione alcuni giovani impegnati in attività agricoltura sociale nei siti del Parco a cura del Cooperativa sociale IL TULIPANO Onlus che hanno provveduto, al termine della raccolta delle olive, a organizzare una degustazione dell’olio PÙMPAIIA.

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Raccolta delle olive nel parco archeologico di Pompei utilizzando metodi antichi (foto parco archeologico pompei)

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Nel parco archeologico di Pompei sono presenti molte cultivar di olivi in continuità col mondo arcaico (foto parco archeologico pompei)

Da oltre un anno il parco archeologico di Pompei sta operando sul vasto patrimonio di ulivi presenti nei siti di propria competenza, salvaguardando la biodiversità e garantendo la piena sostenibilità ambientale, grazie alla collaborazione con UNAPROL e APROL Campania. L’attività si inserisce nel più ampio progetto di Azienda agricola Pompei, un progetto teso alla riqualificazione e valorizzazione del patrimonio naturale del Parco. La raccolta delle olive viene effettuata presso tutti i siti del Parco e, in particolare, a Stabia e a Civita Giuliana dove sono presenti, in continuità con il mondo arcaico, le cultivar Minucciola, Ogliarola, Olivella, Pisciottana, Ravece, Rotondello, oltre la Nostrale oggi a rischio di estinzione.