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Bologna. Per la prima volta i Musei Civici di Bologna saranno aperti per l’intera giornata di Ferragosto con orario uniforme e continuato dalle 10 alle 19. Le mostre temporanee all’Archeologico e al Medievale

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In occasione di Ferragosto 2024, per la prima volta i Musei Civici di Bologna saranno aperti per l’intera giornata con orario uniforme e continuato dalle 10 alle 19. Un’occasione speciale per accogliere durante la festività che segna il culmine della stagione estiva sia chi rimarrà in città per viverne appieno l’offerta culturale sia i turisti di prossimità e quelli internazionali che visiteranno Bologna per scoprirne il ricco patrimonio storico-artistico. Le sedi museali visitabili giovedì 15 agosto 2024 saranno: museo civico Archeologico, museo civico Medievale, Collezioni comunali d’Arte, museo civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, MAMbo – museo d’Arte Moderna di Bologna, museo Morandi, Casa Morandi, Museo per la Memoria di Ustica, Museo internazionale biblioteca della musica. Aperto dalle 8 alle 18 anche il Cimitero Monumentale della Certosa, il più grande museo a cielo aperto della città, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nell’ambito del progetto “Portici di Bologna”. Rimarranno chiusi, per la consueta pausa estiva, il museo del Patrimonio Industriale e il museo civico del Risorgimento. “Siamo molto felici che i nostri Musei Civici di Bologna siano per la prima volta aperti per l’intera giornata di Ferragosto con orario uniforme e continuato”, dichiara Eva Degl’Innocenti, direttrice Settore Musei Civici Bologna: “per noi è molto importante poter contribuire all’offerta culturale e di accoglienza della città per la cittadinanza e i turisti”.

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Medaglia in bronzo della Cassa di Risparmio di Bologna di Giuseppe Romagnoli (1927) conservata al museo civico Archeologico di Bologna: all’ombra del colle della Guardia si estende la città dalla quale si eleva la Garisenda fortemente convergente sull’Asinelli (foto bologna musei)

Museo civico Archeologico. Nell’atrio la mostra “Il Medagliere si rivela. Le due torri nelle medaglie e nelle monete del museo civico Archeologico di Bologna” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini (fino al 26 agosto 2024) (vedi Bologna. Al museo civico Archeologico apre una mostra di monete e medaglie con protagoniste le due torri simbolo della città nell’ambito del progetto “Il Medagliere si rivela” in contemporanea al cantiere per la messa in sicurezza e il restauro della Torre Garisenda | archeologiavocidalpassato). Ingresso: gratuito. Il museo civico Archeologico dedica una piccola esposizione di medaglie e di monete legate alla raffigurazione iconografica dei due monumenti simbolo della città felsinea, la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda, nell’ambito del progetto Il Medagliere si rivela volto a far conoscere al grande pubblico la ricchissima raccolta numismatica del museo. L’approccio tematico si propone di valorizzare non solo il patrimonio del museo ma desidera anche proporre un focus sulla storia locale attraverso la fortuna che l’immagine delle due torri ha conosciuto nella produzione numismatica attraverso 25 esemplari tra monete, conii e medaglie, che coprono un arco temporale compreso tra XV e XXI secolo. Asinelli e Garisenda sono le torri più celebri di Bologna, da molti secoli simbolo identificativo della città per i suoi abitanti e per i viaggiatori, e oggi per i numerosi turisti che la visitano. Inizialmente tuttavia, quelle che oggi sono gli edifici iconici dello skyline bolognese, si trovavano in un tessuto urbano caratterizzato dalla presenza di oltre 100 torri, oggi in amplissima parte scomparse o celate, tra i palazzi del centro storico. Nonostante la loro fama, poco si conosce delle ragioni e del contesto che portarono alla costruzione della Asinelli e della Garisenda, avvenuta tra la fine dell’XI e il XII secolo. La loro rappresentazione fa la prima comparsa nella monetazione locale agli inizi del XV secolo, in relazione con una delle fasi più significative dell’affermazione del Comune e dello spirito civico. A caratterizzarne l’immagine è la forte inclinazione della Garisenda rispetto alla torre degli Asinelli, pendenza che le arti figurative non hanno mancato di esasperare per rendere univoca l’identificazione, arrivando a trasformare l’immagine della diade in una vera e propria icona.

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Fiala in vetro blu decorato a smalti policromi e oro prodotta in Siria nel XIII secolo, conservata al museo civico Medievale (foto bologna musei)

Museo civico Medievale. Mostra “Conoscenza e Libertà. Arte Islamica al museo civico Medievale di Bologna” a cura di Anna Contadini (fino al 15 settembre 2024). Ingresso con biglietto museo: intero 6 euro, ridotto 4 euro, ridotto speciale giovani 19-25 anni 2 euro, gratuito possessori Card Cultura. L’esposizione Conoscenza e Libertà. Arte Islamica al Museo Civico Medievale di Bologna, nata da un progetto di ricerca scientifica tra Musei Civici d’Arte Antica di Bologna e SOAS University of London, intende valorizzare la collezione di materiali islamici, rari e di altissima qualità, appartenenti al patrimonio del Museo Civico Medievale di Bologna e promuovere la riscoperta di vicende e percorsi che, da secoli, costituiscono una parte significativa della storia culturale della città e non solo, per superare pregiudizi e stereotipi. Attraverso la lente della decolonizzazione, la mostra intende contribuire a trasformare gli approcci ereditati sulla ricezione della creatività artistica musulmana e favorirne una più corretta comprensione, rivelando l’importantissima influenza che le culture materiali di produzione islamica hanno svolto sull’arte e sul pensiero occidentali. In Italia l’incontro tra Oriente e Occidente è stato caratterizzato dallo scambio, dall’adozione e dall’adeguamento – nelle tecniche, nei motivi e nei modelli – dei principali linguaggi con cui si è espressa nei secoli la cultura artistica islamica: dalla scrittura, iconografia principale e distintiva, ai filoni decorativi dell’ornato geometrico e dell’arabesco. Realizzati in materiali diversi, i 38 manufatti esposti – tra metalli, ceramiche, maioliche, vetri e manoscritti – provengono da un’ampia fascia geografica del mondo islamico che si estende dall’Iraq fino a Turchia, Siria, Egitto e Spagna, e coprono un ampio arco cronologico, dall’inizio del XIII al XVIII secolo, rappresentando la produzione artistica delle dinastie Abbaside, Zangide, Ayyubide, Mamelucca e Ottomana.

Vetulonia. Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” conversazione con la direttrice Simona Rafanelli sulla mostra-evento “Il ritorno del condottiero”. Segue visita guidata

vetulonia_archeologico_mostra-il-ritorno-del-condottiero_conversazione-con-rafanelli_locandinaNon siete riusciti a partecipare alla serata inaugurale della mostra-evento “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Castiglione della Pescaia, Gr)? (vedi Vetulonia. Il principe etrusco Raku Kakanas torna a casa: apre la mostra “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” (con passeggiata alla Tomba del Duce), con il ricco corredo scoperto nella tomba a circolo nel 1886 da Isidoro Falchi. È la prima iniziativa dell’accordo tra Maf e Muvet | archeologiavocidalpassato) Allora non perdete la conversazione archeologica di approfondimento con Simona Rafanelli, direttore scientifico del MuVet, dedicata alla nuova mostra. Appuntamento mercoledì 14 agosto 2024, alle 21, al museo Archeologico. A seguire visita guidata alla mostra temporanea con le archeologhe dello staff del museo. Evento gratuito, apertura straordinaria del museo fino alle 23.

Ferragosto a Guastalla (RE) con “La vita (im)mortale dei libri”: a Palazzo Ducale “Storie di lettori, collezionisti e bibliofili”, poi alla Biblioteca Maldotti “Interventi di restauro in corso”

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Con “La vita (im)mortale dei libri” si rinnova a Guastalla la tradizione del Ferragosto dedicato alla cultura e al patrimonio artistico. Per il 2024 il tema saranno i libri nella loro vulnerabilità di oggetti materiali, ma anche nella loro immortalità di opere dell’ingegno e soggetti per la pittura. Appuntamento il 15 agosto 2024, a Palazzo Ducale di Guastalla (RE), alle 16.30 con “Storie di lettori, collezionisti e bibliofili”. Ingresso libero senza necessità di prenotazione. Visita guidata in Quadreria Maldotti, alla ricerca del ruolo dei libri nei dipinti antichi, con particolare riferimento agli intellettuali ritratti nelle loro biblioteche. A cura di Ivan Cantoni (direttore della Maldotti e conservatore della Quadreria), Martina Lazzaretti (ufficio informazioni Turistiche – Biblioteca Maldotti) e Fiorello Tagliavini (assessore alla Cultura e direttore del Teatro Ruggeri), che proporrà alcune letture da autori del XIX secolo sulla vulnerabilità dei libri. Il Ferragosto continua alle 17.30 alla Biblioteca Maldotti con “Interventi di restauro in corso”, ciclo di incontri divulgativi: primo incontro di cantiere aperto. Ingresso libero senza necessità di prenotazione. Cantiere aperto sulle attività di recupero di volumi e carte d’archivio della Maldotti attualmente in corso, su incarico della soprintendenza di Bologna e sotto la direzione di Maria Grazia Gattari. Si tratta del primo di una serie di incontri a carattere didattico e divulgativo sul tema del restauro cartaceo, che proseguiranno nell’autunno. Progetto ideato e condotto a cura di Maria Grazia Gattari (funzionario restauratore della soprintendenza ABAP di Bologna, R.U.P. e direzione lavori su finanziamento MiC – Programmazione triennale 2022/2024), in collaborazione con lo studio di restauro Re.Li.C di Giovanni Pagani (restauratore specializzato in materiali cartacei).

Ferragosto al parco archeologico Naxos Taormina: mostre e installazioni a Taormina, Naxos e Isola Bella. Al Teatro Antico visite fino a mezzanotte. A Palazzo Ciampoli la mostra-evento “Da Tauromenion a Tauromenium”

taormina_teatro-antico_aperture-serali_agosto-2024_locandinaDal teatro antico a Palazzo Ciampoli di Taormina, dall’area archeologica di Naxos all’Isola Bella: sono regolarmente aperti, anche a Ferragosto 2024, tutti i siti del parco archeologico Naxos Taormina con una ricca proposta di eventi voluta dalla direttrice Gabriella Tigano che integrano e rendono ancora più attrattiva la visita a Taormina, Isola Bella e Giardini Naxos.

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Il teatro antico di Taormina affacciato sul mare e sull’Etna (foto falciglia)

TAORMINA. A Taormina, la settimana centrale di Ferragosto 2024, dal 12 al 16, il Teatro Antico è aperto ininterrottamente dalle 9 a mezzanotte (ultimo ingresso alle 23): una straordinaria opportunità per rivivere la magia della grande cavea affacciata sul mare e sull’Etna – la seconda più grande del Mediterraneo dopo Siracusa e la più iconica per il suo paesaggio che irrompe nella scena – nella quiete serale, con temperature più gentili e sotto le stelle.

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Mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”: la Sacerdotessa di Iside osservata dagli archeologi Gabriella Tigano, Dario Barbera e Maria Grazia Vanaria (foto regione siciliana)

Sempre nel centro storico, Palazzo Ciampoli, propone la mostra archeologica e multimediale “Da Tauromenion a Tauromenium”, il viaggio nella città “invisibile”, la Taormina greca e romana con i suoi monumenti, le domus, le tombe della via sepolcrale che dalla montagna porta alla marina da scoprire col supporto di reperti e ricostruzioni 3D. Fra le chicche della mostra, la statua della “Sacerdotessa di Iside”, ritrovata a Taormina davanti alla chiesa di San Pancrazio (antico tempio dei culti egizi di Iside e Serapide) nel 1867 e dall’anno successivo trasferita al museo Salinas di Palermo. Visite ogni giorno dalle 10 alle 19.

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A Giardinoi Naxos performance notturna “La notte di Ecate” con le percussioni di Antonio Testa e la voce recitante di Sara Pennacchio (foto parco naxos)

GIARDINI NAXOS. A Giardini Naxos, il Museo è aperto al pubblico tutti i giorni dalle 9 alle 19: ad arricchire l’esperienza di visita, nell’area archeologica, è la mostra di sculture di Stefania Pennacchio dal titolo “Ecate. La via del desiderio”, a cura di Angelo Crespi che sabato scorso ha preso parte alla presentazione del catalogo, dei video di Giuseppe La Spada e alla performance notturna “La notte di Ecate” con le percussioni di Antonio Testa e la voce recitante di Sara Pennacchio, testi di Fulvia Toscano. Una vera immersione nella cultura greca e nel culto di Ecate, divinità legata al concetto del desiderio più intimo e profondo.

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Nel giardino botanico di Isola Bella (Giardini Naxos) gli alberi di “Wish Tree for Sicily” (L’albero dei desideri per la Sicilia) del progetto di arte interattiva di Yoko Ono (foto parco naxos)

ISOLA BELLA. Visite giornaliere dalle 9 alle 19 anche a Isola Bella, dove i visitatori, oltre al dedalo di percorsi fra gli alberi e le rocce e agli ambienti di Villa Bosurgi, troveranno due allestimenti. Nella ex Sala del Biliardo sono le opere di Concetta De Pasquale con “La rotta del cuore”, a cura di Andrea Guastella, ispirate all’avventura della naturalista britannica Lady Florence Trevelyan, che a Taormina trovò il suo piccolo Eden (fino al 4 novembre 2024); mentre nel parco botanico, gli alberi di “Wish Tree for Sicily” – “L’albero dei desideri per la Sicilia” – del progetto di arte interattiva di Yoko Ono, a cura di Nino Sottile Zumbo, si arricchisce ogni giorno della babele di messaggi e desideri plurilingue affidati al vento, secondo la tradizione giapponese, dalle centinaia di visitatori di passaggio.

Ferragosto al museo Archeologico nazionale di Taranto con visita tematica sul viaggio nella mitologia greca e il riposo per i romani

taranto_archeologico_ferragosto-2024_locandinaFerragosto al museo Archeologico nazionale di Taranto dove il 15 agosto 2024, dalle 13.30 alle 23 (ultimo ingresso biglietteria alle 22.30), si potrà trascorrere una giornata diversa all’insegna dell’arte e del viaggio. E alle 19.30 si può partecipare a un’affascinante visita tematica volta a riscoprire il viaggio nelle sue diverse declinazioni ricorrenti nella mitologia greca, e nei modi in cui gli antichi romani praticavano il “loro” riposo, l’otium. L’attività è compresa nel biglietto di ingresso al museo al costo di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni. Durata un’ora e mezza, sino ad un massimo di 25 persone. La prenotazione (obbligatoria) dovrà essere effettuata al numero 099 4532112 sino ad esaurimento dei posti disponibili, comunicando il proprio nome e cognome, email, telefono e numero di partecipanti.

Ferragosto al parco archeologico di Ercolano. Il direttore Sirano: “I nostri visitatori ancora una volta sono invitati a diventare partecipi attori della storia”

ercolano_parco_ferragosto-2024_locandinaFerragosto al parco archeologico di Ercolano. Nel giorno di Ferragosto 2024 e per l’intero mese di agosto il parco è aperto con orari estivi (8.30-19.30 ultimo ingresso ore 18). Dopo la recente inaugurazione dell’Antica Spiaggia del sito archeologico, i visitatori, toccando con piede la ritrovata riva, ancor più che precedentemente, sono invitati a tuffarsi con l’immaginazione nel Parco e sentire la città come un tempo lambita dal mare, ritrovandosi fortunati testimoni dell’unico sito archeologico che conserva intatto il fronte mare, fino ad avvertire la brezza marina che inondava la città e le domus che affacciavano direttamente sul mare. “I nostri visitatori ancora una volta sono invitati a diventare partecipi attori della storia”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “ci piace che siano loro i cittadini di Ercolano. Li accoglieranno la Spiaggia ritrovata, ma anche il Giardino dell’ozio della Casa di Telefo, dove potranno approfittare di un momento di frescura all’ombra dei melograni sulle sdraio e leggere qualcuno dei libri messi a disposizione, per poi proseguire nella visita e godere delle bellezze dell’antica città”. Nel biglietto incluso il Padiglione della Barca e l’Antiquarium, che offre un quadro più ampio della visita con approfondimenti nel mondo marinaresco e negli splendori del passato della città. Ai visitatori di questo periodo la direzione consiglia di fare attenzione alle ore più calde, di idratarsi spesso e scegliere ore di visita più confacenti alle proprie esigenze.

Codigoro (Fe). Il cippo di Pontemaodino (II sec. a.C.) portato nel museo Pomposiano per il restauro e l’esposizione: scoperto nel secolo scorso, era rimasto in un terreno privato

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L’arrivo del miliario di Pontemaodino (II sec. a.C.) al museo Pomposiano (foto drm-er)

Il cippo di Pontemaodino (Codigoro, Fe) trova casa: il miliario è stato portato nel Complesso che ospita l’Abbazia di Pomposa e il museo Pomposiano, sito afferente alla direzione regionale Musei Emilia-Romagna. Il cippo di Pontemaodino, databile intorno al II sec. a.C., venne rinvenuto nel secolo scorso durante i lavori di bonifica, ragionevolmente vicino a dove era stato posto nell’antichità, ed è stato custodito in un terreno privato per decenni dalla famiglia Bison che la Direzione musei ringrazia per il grande senso civico. Al fine di valorizzare al meglio questo importante reperto, dopo essere entrato a far parte del patrimonio dello Stato, si è deciso di spostarlo in deposito all’interno del sito pomposiano per essere prima restaurato e poi esposto al pubblico. L’operazione pianificata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara e dalla direzione regionale Musei Emilia-Romagna ha visto la collaborazione del Gruppo Archeologico Ferrarese nella persona di Liviano Palmonari, ispettore onorario che ha curato il trasporto insieme alla ditta Massarenti, e del Comune di Codigoro, che ha gestito il traffico stradale per consentire le operazioni di spostamento.

I miliari, utilizzati anticamente come “cartelli stradali”, indicavano al viaggiatore su quale itinerario si trovava e spesso anche la distanza dai principali centri urbani riportando a volte il nome di chi aveva costruito o manutenuto quel tratto di strada. Nello specifico il miliario di Pontemaodino è un cippo cilindrico in trachite dei Colli Euganei e, a differenza della maggior parte di questi reperti, presenta un’altezza ridotta, misura poco meno di un metro, e una scritta sulla parte sommitale anziché sul fianco. L’iscrizione che si legge molto chiaramente “CCL[…] / T(itus) Annius T(iti) f(ilius) / co(n)s(ul) propone un’indicazione sulla distanza (250 miglia) e ci informa che è stato posto da un certo Tito Annio, figlio di Tito, durante il suo consolato. Persistono alcuni dubbi sull’interpretazione dell’epigrafeè stato proposto che le 250 miglia corrispondano alla distanza da Roma lungo la via Flaminia fino a Rimini (213-216 miglia), alle quali sono da aggiungere le miglia del tratto successivo, fino a Codigoro. Rimane incerta anche la paternità del miliario visto che non è indicato il cognomen del console, che potrebbe essere sia T. Annio Lusco, console nel 153 a.C., che T. Annio Rufo, console nel 128 a.C. Il miliario indica come nel corso del II sec. a.C. le strade consolari fossero cruciali perché dovevano aprire nuove comunicazioni in aree che venivano via via conquistate dalla Repubblica romana.

Pompei. Gli scavi nell’Insula 10 della Regio IX restituiscono i corpi di due pompeiani, un giovane e una donna, nel momento dell’agonia di fronte alla morte, intrappolati nella stanzetta dove si erano rifugiati con un po’ di monete e qualche gioiello per scampare alla pioggia di lapilli. Zuchtriegel: “Un fermo-immagine, una vera e propria scena, intensa e drammatica, dell’istante della morte”

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Veduta zenitale dell’ambiente 33 dell’Insula 10 nella Regio IX di Pompei: ricostruzione col mobilio e la posizione degli scheletri (foto parco archeologico pompei)

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La posizione dell’ambiente 3 nell’Insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sono le 8 del mattino del secondo giorno dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. quando la corrente piroclastica investì Pompei. Qualche ora prima, alla pioggia di lapilli, una donna di 35-45 anni e un uomo più giovane, sui 15-20 anni, avevano trovato un rifugio di fortuna e vi si erano chiusi dentro, sentendosi al sicuro in quel piccolo ambiente, forse un’apotheca, che, durante la ristrutturazione della grande domus danneggiata dal terremoto del 62 d.C., era stata adibita a una piccola stanza da letto, un cubiculo transitorio, con un letto e pochi mobili in legno. La donna aveva con sé monete d’oro, d’argento e bronzo, e alcuni monili tra cui orecchini in oro e perle: un piccolo tesoro per garantirsi un domani una volta passati quei momenti terribili e tornare a respirare l’aria pulita dello scampato pericolo. Ma i lapilli invasero ogni spazio aperto del resto della casa. Quel cubicolo, grazie all’infisso chiuso, rimase sgombro dalle pomici che riempirono, invece, il salone adiacente, bloccando di fatto la possibilità alle due ignare vittime di riaprire la porta e scappare. Erano in trappola. L’angusta stanzetta era diventata la loro tomba. E lì trovarono la morte col sopraggiungere dei flussi piroclastici. I loro corpi sono stati scoperti duemila anni dopo dagli archeologi di Pompei, riportando alla luce l’agonia, il tormento, la disperazione di quei due pompeiani di fronte alla morte.

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Un momento dello scavo degli scheletri dell’ambiente 33 dell’Insula 10 nella Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

I resti di altre due vittime dell’eruzione del Vesuvio sono l’ultimo rinvenimento nell’ambiente 33 della domus nell’area di scavo della Regio IX, Insula 10 di Pompei, dove sono in corso indagini archeologiche nell’ambito di un più ampio progetto volto alla messa in sicurezza dei fronti di scavo da parte del parco archeologico di Pompei. Il progetto di scavo si inserisce in un approccio più ampio, sviluppato negli ultimi anni con l’obiettivo di migliorare la tutela e l’assetto idrogeologico dei fronti di scavo. In base ai dati raccolti in questo periodo, il parco archeologico è impegnato a calibrare il proprio approccio, mettendo al centro gli aspetti del restauro, della salvaguardia e dell’accessibilità del patrimonio e circoscrivendo accuratamente le aree di scavo all’interno della città sepolta nel 79 d.C. Al tempo stesso, importanti investimenti ministeriali e governativi sono destinati a nuovi scavi nel territorio circostante, da Civita Giuliana a Villa dei Misteri e all’antica Oplonti nel Comune di Torre Annunziata.

“Si tratta di un grande cantiere di restauro di messa in sicurezza”, spiega il direttore Gabriel Zuchtriegel, “che ci fornisce delle informazioni davvero preziose sugli ultimi istanti di vita delle persone nell’eruzione del 79 d.C. sulle scelte che loro hanno fatto, che cosa portare, dove rifugiarsi. E non è più un’archeologia come storia dell’arte, come studio dell’architettura, ma – come diceva Luigi Settembrini quando vedeva i primi calchi dele vittime di Pompei – è l’agonia, il dolore umano che noi vediamo. Pompei ci chiede questa grande attenzione. Questa perizia e questa esattezza anche nella documentazione, nella ricerca, ma soprattutto la responsabilità di sapere di avere a che fare con un luogo di una catastrofe dove ancora dopo duemila anni troviamo la sofferenza, l’agonia delle persone che sono morte nel 79 d.C.”.

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I calchi del mobilio dell’ambiente 33 dell’Insula 10 nella Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“L’ambiente 33 assume dunque un valore paradigmatico”, scrivono Anna Onesti e Gabriel Zuchtriegel nel numero del 12 agosto 2024 dell’E-Journal Scavi di Pompei, “sia con riferimento all’intervento di scavo dell’insula, sia con riferimento a ciò che accadde a Pompei durante l’eruzione. Lo scavo dell’ambiente 33, pur di dimensioni limitate, ha presentato complessità che solitamente si affrontano in ambiti ben più estesi: la presenza di materiali vitrei e ceramici, collocati sulla lastra di marmo che concludeva la scaffalatura lignea, a sua volta rimasta impressa nella coltre piroclastica, ha reso necessario procedere con attività di microscavo e rimozione e ha offerto la possibilità di eseguire i calchi del mobilio, restituendoci l’immagine esatta della stanza al momento dell’eruzione. Analogamente il ritrovamento delle vittime – la prima, adagiata in prossimità del letto e dotata di un significativo corredo, la seconda intrappolata da un crollo, in un ambito estremamente angusto – ha reso necessario procedere ad un’accurata attività di micro-scavo e rimozione”.

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Lo scavo dello scheletro del giovane nell’ambiente 33 dell’Insula 10 nelal Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“La complessità e la ricchezza dei ritrovamenti – continuano Onesti e Zuchtriegel – è dunque tale da offrirci più ancora che un fermo-immagine, una vera e propria scena, intensa e drammatica, dell’istante della morte. Il corredo della prima vittima – pochi preziosi e una chiave, forse di pertinenza della serratura dalla cassapanca, presente nello stesso ambiente – suggerisce come possibile che ci sia stato un tentativo di fuga, preceduto dal recupero dei beni là conservati, mentre la posizione delle vittime – una adagiata sul letto, in posizione fetale, un’altra schiacciata a terra dal crollo di un muro, in prossimità di una possibile uscita – fa supporre che la morte non le abbia colte nello stesso istante e che, svanita ogni possibilità di fuggire, la prima vittima abbia vissuto un tempo, sia pure brevissimo, di attesa rassegnata. La sistemazione finale dello scavo dovrà dunque restituire ai futuri visitatori la complessità di informazioni emerse in fase di scavo; si prevede quindi di mantenere in situ i calchi del mobilio e, dopo le opportune attività di restauro, di riportarvi gli elementi di arredo”.

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Lo scheletro della donna nell’ambiente 33 dell’Insula 10 nella Regio IX a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le vittime. “La presenza di pochi centimetri di cenere (4-5 cm) al di sotto dello scheletro del giovane”, spiegano Valeria Amoretti e Domenico Sparice, “suggerisce che la sua morte sia avvenuta a ridosso dell’arrivo della corrente piroclastica che, probabilmente, ha contribuito a causare il cedimento della parte alta della parete occidentale, i cui frammenti hanno travolto la vittima. La parte bassa della parete non ha subito danni probabilmente perché protetta dalle pomici sedimentate durante la prima fase dell’eruzione (fase Pliniana), prima dell’arrivo delle correnti piroclastiche, e che dovevano ingombrare il vicolo occidentale dell’insula. Lo scheletro della donna ritrovato nel settore nordoccidentale della stanza, in prossimità del letto, giaceva ad una quota leggermente maggiore rispetto al piano di calpestio. L’analisi della stratigrafia porta ad ipotizzare che la vittima abbia resistito più a lungo, anche perché scampata al crollo del muro occidentale, per poi accasciarsi e scivolare oltre il limite del letto durante l’agonia in un’atmosfera carica di cenere”.

 

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale un agosto speciale: aperture serali straordinarie, Ferragosto aperto e visite guidate alla mostra “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano”

reggio-calabria_archeologico_agosto-2024_aperture-serali_locandinaAgosto al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria per un tuffo nella cultura: aperture serali straordinarie, Ferragosto aperto e visite guidate alla mostra sui bronzi di San Casciano. A pochi giorni infatti dall’inaugurazione della mostra “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano”, a cura di Massimo Osanna e Jacopo Tabolli, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sono diverse le iniziative per far conoscere al pubblico in visita al museo i celebri ritrovamenti effettuati nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Dopo quella di sabato 10, sono ancora due le aperture serali extra: sabato 17 e sabato 24 agosto 2024, dalle 20 alle 23 con ultimo accesso alle 22.30. Con un biglietto da 5 euro sarà possibile visitare sia la mostra temporanea “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano” al livello E, che tutto il livello D del MArRC e quindi le collezioni che raccontano la storia antica di Reggio Calabria e l’immancabile Sala Bronzi, con i Bronzi di Riace e Porticello.

reggio-calabria_archeologico_agosto-2024_ferragosto_locandinaInoltre, il MArRC resterà aperto con tariffazione ordinaria anche a Ferragosto, permettendo la visita delle sue ricche collezioni permanenti e la mostra temporanea sui reperti provenienti da San Casciano dei Bagni dalle 9 alle 20 con ultimo accesso alle 19.30.

reggio-calabria_archeologico_agosto-2024_visite-guidate_locandinaMa non finisce qui. L’Ufficio Collezioni e l’Ufficio Didattica e Servizi Educativi del MArRC propongono le visite guidate gratuite alla scoperta della mostra “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano” per conoscere meglio l’affascinante universo degli antichi rituali etruschi e romani legati alle acque termali. Le visite si terranno il 13 agosto 2024, con partenza alle 10 e alle 11; il 14 agosto 2024, con partenza alle 9.30 e alle 10.30; il 20 agosto 2024, con tre turni di visita alle 10, alle 11 e alle 12; il 21 agosto 2024, alle 10, alle 11 e alle 12; e per finire il 22 agosto 2024, alle 9.30 e alle 10.30. I primi turni di visita, saranno disponibili in lingua inglese. La durata della visita è di 40-45 minuti circa ed è gratuita inclusa nel costo del biglietto della mostra. Verranno presentati gli straordinari ritrovamenti effettuati nell’estate 2022 e le novità venute alla luce nel 2023 nel santuario termale del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Uno scavo stratigrafico che ha portato alla luce il più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana mai scoperto nell’Italia antica e uno dei più significativi di tutto il Mediterraneo.

Ferragosto 2024, aperti musei e parchi archeologici con ingresso a pagamento

ministero_ferragosto-2024_apertura-musei_locandinaGiovedì 15 agosto 2024, Ferragosto, come comunica il ministero della Cultura, i musei, i parchi archeologici e i luoghi della cultura statali tra cui castelli, abbazie, complessi monumentali, ville e giardini resteranno aperti. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura e secondo le modalità di fruizione (compreso il costo dei biglietti) stabilite dalle singole strutture, inclusa la prenotazione dove prevista.