Cortona (Ar). A Palazzo Casali il seminario di studi, in presenza e on line, “Le mura delle città etrusche. Cortona: persistenze e trasformazioni dall’antichità all’età contemporanea” sullo stato attuale delle conoscenze sulle mura e la loro valorizzazione. Ecco il programma di due giorni
Cortona è conosciuta, tra le altre cose, anche per la sua cinta muraria caratterizzata da tratti di epoca etrusca. I viaggiatori che dal Settecento la scelgono come tappa del loro Grand Tour restano meravigliati per le pietre “ciclopiche” con cui è realizzato l’imponente monumento, che nel corso dei secoli ha vissuto attacchi dai nemici, demolizioni e ricostruzioni. Oggi presenta problemi di conservazione che, per essere affrontati seriamente, necessitano di una preliminare indagine del suo stato di salute. L’Accademia Etrusca di Cortona, in collaborazione con il Comune di Cortona, organizza per le giornate di venerdì 29 novembre (ore 15-18) e sabato 30 novembre 2024 (ore 9.30-18.30), nella sala Medicea di Palazzo Casali a Cortona (Ar), organizza il seminario di studi “Le mura delle città etrusche. Cortona: persistenze e trasformazioni dall’antichità all’età contemporanea” al quale partecipano studiosi di varie discipline con l’intento di illustrare lo stato attuale delle conoscenze sulle mura e di proporne la valorizzazione nel quadro complessivo della promozione del parco archeologico della città. Il seminario, in presenza e on line (in diretta YouTube al link https://www.youtube.com/live/bt3cAr_6_QA?si=pU47dgS_cadFEah2) giunge al termine di una serie di indagini e studi condotti dall’Accademia Etrusca, con la supervisione della soprintendenza e in stretta collaborazione con il dipartimento di Architettura dell’università di Firenze, in particolare con il prof. Pietro Matracchi, e si concluderà con una tavola rotonda destinata a individuare le forme migliori di tutela e di fruizione delle mura cittadine, anche sul piano turistico.
PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 15, saluto del sindaco di Cortona e del lucumone dell’Accademia Etrusca. Interventi: Luigi Donati, “Cortona “città murata”: le ragioni di una ricerca e di un incontro di studio”; Luca Pulcinelli, “Le città murate dell’Etruria meridionale”; Luca Attenni, “Città con mura ciclopiche”; Flavio Barbaro e Alessandra Cittadini, “Oltre le mura: difesa, divisioni e spazio sociale dall’Iliade alla caduta del Muro di Berlino”.
PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 9.30, Giuliano Pinto, “Le cinte murarie, componenti identitarie del paesaggio medievale”; Michele Nucciotti, “Per una archeologia delle mura in epoca medievale”; Paolo Giulierini, “La porta bifora di Cortona. Una ipotesi di ricostruzione”; Paolo Bruschetti, “Recenti acquisizioni sulle mura etrusche di Cortona”; Curgonio Cappelli e Francesco Mazzarella, “Alcune considerazioni sulla vegetazione delle mura di Cortona”; 15, Pietro Matracchi, “Dalla digitalizzazione alla conoscenza delle mura di Cortona”; 16, Tavola rotonda “Tutela, conservazione e valorizzazione delle mura urbiche di Cortona coordina” con Paolo Bruschetti, Accademia Etrusca di Cortona, e Giulio Paolucci, direttore del MAEC. intervengono Maurizio Martinelli, Regione Toscana, Settore Patrimonio culturale, Museale e documentario, Arte contemporanea, Investimenti per la cultura; Gabriele Nannetti, soprintendente della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le provincie di Siena Grosseto e Arezzo; Maria Gatto, direzione regionale Musei nazionali della Toscana; Marica Bruni, Comune di Cortona; 18, conclusioni del convegno: Pietro Matracchi. Nel corso del Seminario sono previste letture di brani sul tema delle mura tratti da autori di varie epoche, a cura di Alessandra Cittadini, Emma Torresi e Filippo Trenna.
Napoli. A Palazzo Reale, sede Sabap, si firma l’accordo per la tutela paesaggistica e valorizzazione dei vigneti campani: progetto innovativo di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e agricolo campano

La Regione Campania, la soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli, la soprintendenza ABAP per le province di Caserta e Benevento, la soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino uniscono le forze per un progetto innovativo di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e agricolo campano. L’accordo, che sarà ufficialmente firmato il 29 novembre 2024, alle 10, nella Sala Giovanni Carbonara di Palazzo Reale a Napoli, rappresenta un passo concreto per la salvaguardia dei vigneti campani, simbolo di tradizione e qualità, e per la promozione di un’agricoltura sostenibile e integrata con il paesaggio storico-culturale della regione. Interverranno Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli e per le province di Caserta e Benevento; Nicola Caputo, assessore all’Agricoltura della Regione Campania; Ciro Lungo, Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Campania”; Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP per le province di Salerno e Avellino; Maria Passari, direttore generale delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Campania; Giuseppe Rosario Mazzeo, dirigente UOD Politica Agricola Comune della Regione Campania; Sonia Colandrea, funzionario responsabile ufficio rapporti e accordi istituzionali della SABAP NA-MET. L’Accordo sancisce una collaborazione istituzionale tra la Regione Campania e le Soprintendenze, per garantire la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nel contesto delle attività agricole, con particolare riferimento agli interventi di impianto e reimpianto di vigneti. L’obiettivo principale è quello di snellire i processi tecnico-amministrativi, rispettando al contempo le normative di tutela vigenti. Le Finalità dell’accordo sono quelle di razionalizzare le procedure per il rilascio delle autorizzazioni necessarie, garantire la tutela del patrimonio archeologico, storico-artistico e paesaggistico regionale e promuovere un dialogo costruttivo tra le istituzioni coinvolte e i soggetti privati. L’iniziativa rappresenta un passo significativo verso una gestione integrata e sostenibile del territorio campano, coniugando la salvaguardia del patrimonio culturale con le esigenze del settore agricolo.
Roma. Il Nucleo TPC dei carabinieri ha recuperato due sarcofagi e otto urne etruschi provenienti da uno scavo clandestino a Città della Pieve (Pg), tutte riferibili allo stesso ipogeo riconducibile alla gens Pulfna. L’intervento di Luigi La Rocca
I carabinieri del TPV riconsegnano sarcofagi e urne etrusche recuperate da scavo clandestino di Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)
Nuovo importante successo dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che grazie a una lunga e minuziosa indagine hanno sventato la sottrazione allo Stato di un significativo nucleo di reperti etruschi databili nell’ultimo quarto del III sec. a.C. trafugati da un contesto funerario nel territorio di Città della Pieve località San Donnino. La complessa e articolata attività di indagine svolta dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale – sezione archeologia, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, col recupero di due sarcofagi e otto urne etruschi provenienti da uno scavo clandestino a Città della Pieve, è stata presentata a Roma, nella sede del Reparto operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Urne e sarcofagi etruschi recuperati dai carabinieri del TPC: da sinsitra, il sostituto procuratore di Perugia, Annamaria Greco; il Gen. D. Francesco Gargaro; il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone; il ministro della Cultura Alessandro Giuli; e il capo del dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del Mic, Luigi La Rocca (foto emanuele antonio minerva / tpc)
Sono intervenuti il procuratore capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, Raffaele Cantone; il sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Perugia, Annamaria Greco; il comandante dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. D. Francesco Gargaro; il ministro della Cultura, Alessandro Giuli; e il capo del dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del ministero della Cultura, Luigi La Rocca. L’operazione di recupero di queste urne è considerata dagli esperti uno dei più importanti recuperi di manufatti etruschi mai realizzato durante un’azione investigativa. La circostanza, altresì, che le opere sequestrate siano riferibili a un unico ipogeo rendono particolarmente rilevante il valore archeologico, artistico e storico del recupero stesso. I materiali provengono infatti da una tomba costituita probabilmente da due piccole camere ipogee, che è stata quasi completamente distrutta dai responsabili dello scavo clandestino.
Le attività sono state avviate nel mese di aprile 2024, a seguito di una comunicazione dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale che segnalava un possibile scavo abusivo nella zona fra Chiusi e Città della Pieve e il ritrovamento di importanti reperti archeologici etruschi. L’indagine, svolta dalla sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC, ha preso il via dall’acquisizione di fotografie ritraenti numerose urne cinerarie con personaggi semi-recumbenti, tipici della cultura etrusca, che circolavano sul mercato illecito dell’arte. La collaborazione scientifica da parte di un docente dell’università di Roma Tor Vergata ha permesso di contestualizzare l’appartenenza dei reperti a una necropoli etrusca, verosimilmente del territorio chiusino già ricco di analoghe testimonianze artistiche.
Ulteriori accertamenti, con il supporto specializzato della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero della Cultura e della Soprintendenza dell’Umbria, hanno permesso di focalizzare l’attenzione su un rinvenimento fortuito, già denunciato nel 2015 a Città della Pieve: un agricoltore, durante i lavori di aratura del terreno, si era imbattuto in un ipogeo etrusco contenente quattro urne funerarie e due sarcofagi riconducibili alla gens Pulfna, il cui medesimo patronimico era presente proprio su alcune delle urne raffigurate nelle fotografie da ricercare. Tuttavia, mentre l’ipogeo dei Pulfna scoperto nel 2015 era costituito da sepolture maschili, le immagini reperite dagli investigatori raffiguravano prevalentemente principesse etrusche. Le indagini sono state quindi concentrate nei luoghi limitrofi al predetto sito umbro, al fine di accertare se altri ipogei fossero stati violati di recente.
Valutata la necessità di disporre di adeguate attrezzature e mezzi meccanici per la movimentazione e il trasporto di tali reperti, considerato il peso e le dimensioni delle urne, i Carabinieri si sono concentrati su determinati soggetti ritenuti in grado di gestire le complesse operazioni di un recupero clandestino. L’analisi di ulteriori dati acquisiti negli archivi amministrativi locali e l’interpolazione con gli elementi raccolti nella prima fase delle indagini, hanno consentito di incentrare l’interesse investigativo su un imprenditore locale, titolare di una società in grado di svolgere anche movimento terra, che possedeva, tra l’altro, terreni adiacenti a quelli in cui era stato scoperto nel 2015 l’ipogeo.
Avendo avuto i militari del TPC conferma di una imminente commercializzazione dei beni sul mercato antiquario clandestino, è stata richiesta al gip l’autorizzazione allo svolgimento di intercettazioni telefoniche. Tale attività è stata supportata anche da servizi di osservazione e pedinamento, con l’utilizzo di un drone in dotazione al Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pratica di Mare. Ciò ha permesso di individuare con rilevante probabilità la presenza dei reperti all’interno di un’area ben delimitata nel territorio di Città della Pieve. È stato, quindi, emesso decreto di perquisizione locale ed in sede di esecuzione sono state proprio le urne ritratte nelle fotografie individuate nella fase iniziale dell’indagine. Inoltre, utilizzando anche gli elementi topografici acquisiti dal sorvolo del drone, i militari TPC hanno potuto individuare con precisione il sito di scavo. In particolare, sono state individuate quali eventuali responsabili due persone, nei confronti delle quali si procede per i reati di furto e ricettazione di beni culturali e soprattutto sequestrate 8 urne litiche etrusche, due sarcofagi e il relativo corredo funerario di età ellenistica del III secolo a.C.
Reperti fittili e in bronzo recuperati dai carabinieri del TPC nell’operazione a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)
Lo scheletro di una donna di circa 40 anni all’interno di uno dei sarcofagi recupertai dai carabinieri del TPC a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)
“Dal momento del trasporto a Roma”, ricorda Luigi La Rocca, “i reperti sono stati affidati alla cura di un gruppo di lavoro costituito da funzionari archeologi della DG ABAP (Sara Neri e Federica Pitzalis) e della Soprintendenza ABAP dell’Umbria (Luca Pulcinelli e Paola Romi), funzionari restauratori (Adriano Casalgrande, Stefania Di Marcello, Giulia Severini, Serena Di Gatano) e una antropologa (Elena Dellù) dell’ICR, a cui si deve un primo inquadramento del contesto. Si tratta di oltre 50 elementi fittili e metallici pertinenti al corredo funebre, di due sarcofagi, di uno dei quali si conserva la sola copertura poiché la cassa è stata distrutta e trovata in frammenti all’esterno della tomba, l’altro completo, la cui copertura reca una formula onomastica femminile incisa (VELIA LEFNI PULFNASA) e la cui cassa contiene lo scheletro di una donna di circa 40 anni; otto urne litiche per lo più realizzate in alabastro, che presentano casse decorate a rilievo e coperchio coronato dalla figura del defunto nella posizione semirecumbente (distesa) propria del banchetto, anch’esse ancora riempite di terra e contenenti ancora i resti delle incinerazioni”.

Dettaglio dei monili rivestiti in foglia d’oro indossati dalle defunte sui coperchi dei sarcofagi recuperati dai carabinieri del TPC a Città della Pieve (foto tpc)
Specchi in bronzo recuperati dai carabinieri del TPC nell’operazione a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)
“Sulla base delle prime ricostruzioni”, continua La Rocca, “in una delle camera erano deposti i due sarcofagi, le due urne di maggior pregio, che si contraddistinguono anche per l’eccezionale stato conservativo dei pigmenti policromi e del rivestimento a foglia d’oro, che esalta la sontuosità dei molteplici monili indossati dalle defunte raffigurate sui coperchi e gli oggetti di corredo che pure fanno riferimento all’universo femminile tra cui spiccano – accanto a un consistente nucleo di vasellame in bronzo (olpai, oinochoai, situle e fiasca) – quattro specchi con decorazione incisa figurata, che nelle more degli interventi conservativi rivelano raffigurazioni di indubbio interesse. Uno in particolare è decorato con la scena di una lupa che allatta un bambino in presenza di figure tra cui sembra di potere riconoscere Eracle e Mnerva, scena che naturalmente richiama il mito di fondazione di Roma anche se non sfugge l’anomalia dell’assenza di uno dei gemelli. Sarà quindi l’approfondimento dell’analisi tecnica a fornire elementi utili per una interpretazione definitiva dell’iconografia rappresentata. Altro dato interessante è che lo specchio è certamente più antico dell’epoca della deposizione, fine IV a.C. e quindi costituisce oggetto di famiglia, tesaurizzato e poi posto nella tomba”.
“Le urne sono decorate con episodi del mito, raffiguranti la caccia al cinghiale calidonio da parte di Meleagro e Atalanta, connotata come cacciatrice dal corto chitone e dall’ascia bipenne brandita sopra la testa e una variante etrusca dell’uccisione di Troilo, uno dei figli del re Priamo, da parte di Achille assistito da Aiace, alla presenza di una coppia di Vanth (demoni inferi). Davanti a un altare, sul ventre di un cavallo atterrato, il corpo dell’eroe troiano è scompostamente disteso e privato dalla testa, sollevata per la capigliatura dall’antagonist. Le caratteristiche stilistiche e la raffinatezza dell’esecuzione permettono di ricondurre entrambe le urne al Gruppo dei Purni Curce, attivo tra il 240 e il 220 a.C. e identificato da studi recenti quale cerchia produttiva di primaria importanza nella scultura chiusina di età ellenistica”.
Urna con protome di gorgone e coperchio displuviato recante il nome del titolare (VEL PULFNA CLANTI….): proveniente da Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)
Le urne etrusche recuperate nella seconda camera ipogea a Città della Pieve dai carabinieri del TPC (foto tpc)
“All’altra, e prossima, camera ipogea – descrive La Rocca – sono invece riconducibili le altre cinque urne: una con coperchio displuviato recante il nome del titolare (VEL PULFNA CLANTI….) e cassa ornata da una protome di gorgone sorgente da un cespo d’acanto, compresa tra lesene scanalate, con policromia ben preservata, una con cassa liscia sostenuta da due sfingi e coperchio con defunto di età matura a torace scoperto, altre due recanti sul coperchio un personaggio semirecumbente ma con superfici fortemente degradate per fenomeni post deposizionali; su una si riconosce una nuova scena con l’agguato di Achille a Troilo, un’ultima con figura acefala sul coperchio nella posizione canonica del banchetto e cassa con scena figurata con una scena di battaglia tra un personaggio maschile in nudità eroica, con lembo sui fianchi, armato di un aratro, individuabile con ECHETLO, l’eroe di Maratona e guerrieri con scudo e armatura. Più incerta appare, infine, l’originaria localizzazione di un’ultima urna di piccole dimensioni, posta forse all’interno di una nicchia e caratterizzata dalla raffigurazione della defunta sul coperchio e sulla cassa da quella dell’uccisione reciproca di Eteocle e Polinice, tratta dal ciclo tebano”.
“Grazie alla presenza di iscrizioni onomastiche sul sarcofago deposto nella prima tomba e dell’urna con Medusa nella seconda di proprietà di un Vel”, sottolinea La Rocca, “entrambi i sepolcri afferiscono alla ricca gens dei Pulfna – titolare anche con il ramo Pulfna Peris di un’altra camera ipogea venuta fortuitamente in luce nel 2015 a poca distanza e indagata dalla Soprintendenza territoriale. È presumibile, dunque, che nell’area dovessero collocarsi residenze e fattorie appartenenti a questa famiglia secondo una modalità di popolamento diffuso. Come documentano le attestazioni epigrafiche, i Pulfna, insieme ai Purni, rappresentano, infatti, le famiglie di spicco di Città della Pieve, la cui presenza ricorre a Chiusi stessa (Tomba del Granduca) e in altre località dell’agro (Dolciano, Prunellato. La nuova scoperta, al di là dell’indubbio valore intrinseco dei reperti, offre una preziosa occasione di lettura contestuale dei beni depredati e di valorizzazione delle possibilità documentarie dell’intero palinsesto funebre, dal momento che il tempestivo intervento dei CC, a scavo appena concluso si potrebbe dire, ha consentito la possibilità di registrazione di dati importanti che diversamente sarebbero stati definitivamente perduti: la presenza di sepolture a cremazione e a inumazione, la tipologia e il materiale dei monumenti ivi presenti, il corredo di accompagno (urne, sarcofagi, ecc.; alabastro, travertino, ecc.), il nome della famiglia titolare della tomba, gli alfabeti usati nelle iscrizioni”.
“Al fine di dispiegare la potenzialità scientifica del contesto e restituire un patrimonio di indubbia rilevanza al territorio”, conclude La Rocca, “si è avviato un progetto più ampio che vede coinvolti DG ABAP ICR e Soprintendenza che possa reinserire nel proprio tessuto storico le evidenze rinsaldando così il legame indissolubile tra conoscenza, tutela e valorizzazione attraverso attività da svolgere nell’area del rinvenimento (Indagini non invasive e, in seguito, scavo stratigrafico) e in laboratorio (microscavo del contenuto delle urne, trattamento dei resti antropologici, interventi di prima conservazione e restauro delle urne e degli oggetti di corredo), finalizzate alla diffusione scientifica delle conoscenze e alla restituzione alla pubblica fruizione di concerto con la DG Musei”.
Roma. A Sapienza università giornata di studio “La scena dell’imperatore: lo spazio della corte e della comunicazione del potere” a cura di Mattia Ippoliti e Paola Quaranta in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo

Le pendici meridionali del Palatino nel parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)
Venerdì 29 novembre 2024, alle 9.30, nell’aula di Archeologia del museo dell’Arte classica, Facoltà di Lettere e Filosofia di Sapienza università di Roma, giornata di studio “La scena dell’imperatore: lo spazio della corte e della comunicazione del potere” a cura di Mattia Ippoliti e Paola Quaranta, organizzata in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo, per presentare il progetto di ricerca del dipartimento di Scienze dell’Antichità. Ingresso libero. Un’occasione per fare il punto sulle ricerche in corso sui palazzi imperiali del Palatino e per presentare nuovi dati quali le recenti indagini archeologiche condotte presso la Schola Praeconum.

La Schola Praeconum – la Casa degli Araldi – sul colle Palatino (foto PArCo)
Programma. Alle 9.30, saluti della Magnifica Rettrice Antonella Polimeni; 10, introduzione di Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale; 10.30, Paolo Carafa, “Architetture, arredi e spazi aperti”; 11, Mattia Ippoliti, “Il progetto La scena dell’imperatore”; 11.15, coffee break; 11.45, Francesca Coletti, “Ancora sulla domus in conspectu prope totius urbis (Cic. dom., 100), ovvero dalle residenze dell’aristocrazia al Palazzo imperiale”; 12.15, Mattia Ippoliti, “Analisi multiscalare dei Palazzi imperiali: dalle case dell’aristocrazia alle prime fasi del Palazzo (II sec. a.C – I sec. d.C.)”; 12.45, Paola Quaranta, “Ri-costruire o ri-produrre? L’immagine e la forma del Palazzo”; 13.15, pausa pranzo; 14.15, Francesco Caprioli, “Il linguaggio architettonico del Palazzo”; Federica Rinaldi, Paola Quaranta, “Schola Praeconum. La riscoperta della Casa degli Araldi”; 15.15, Sara Bossi, Nicolò Squartini, “Dal Palazzo imperiale alle pendici palatini: i nuovi rilievi 3D”; 15.45, Paolo De Paolis, Claudia Livrini, Andrea Romei, Matteo Cattaneo, “Il GIS del Palazzo imperiale: la gestione delle informazioni per la ricostruzione delle architetture e dei paesaggi”; 16.15, discussione e tavola rotonda: Andrea Augenti, Andrea Carandini, Paolo Carafa, Maria Teresa D’Alessio, Rafael Hidalgo, Patrizio Pensabene, Alfonsina Russo; 17.30, saluto finale.
Milano. Apertura straordinaria dell’Antiquarium “Alda Levi” e visite guidate della soprintendenza alla mostra “Extra Moenia. EGITTO, ETRURIA, MAGNA GRECIA. Reperti archeologici da raccolte private milanesi”
Nell’ambito del Piano di valorizzazione 2024, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano propone visite guidate alla mostra “Extra Moenia”, allestita all’Antiquarium “Alda Levi”, condotte dal proprio personale. Appuntamento giovedì 28 novembre 2024, appuntamento Antiquarium “Alda Levi” in via De Amicis 17 a Milano per l’apertura straordinaria e le visite guidate a cura del personale della Soprintendenza alle 15, 16 e 17, alla mostra “Extra Moenia. EGITTO, ETRURIA, MAGNA GRECIA. Reperti archeologici da raccolte private milanesi”. Ingresso gratuito. Non è necessaria la prenotazione. L’esposizione presenta una selezione di reperti archeologici di particolare pregio e interesse provenienti da ambiti territoriali e culturali lontani dal contesto milanese, frutto di operazioni di recupero effettuate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano e dal Nucleo di Monza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, nel quadro della loro costante attività di tutela e conservazione dei beni culturali.
Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso della Pilotta incontro con Cecilia Pedrelli su de “Il grande deposito votivo al dio del fiume: lo scavo archeologico di piazza Ghiaia a Parma” per il ciclo di conferenze di Archeologia con ArkheoParma

Per il ciclo di conferenze di Archeologia con ArkheoParma all’auditorium dei Voltoni del Complesso della Pilotta di Parma, appuntamento giovedì 28 novembre 2024, alle 16.30, con Cecilia Pedrelli che parlerà de “Il grande deposito votivo al dio del fiume: lo scavo archeologico di piazza Ghiaia a Parma”. Ingresso libero fino al raggiungimento della capienza della sala da 100 posti. L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’associazione Amici della Pilotta. L’incontro offrirà l’opportunità di restituire alla città il risultato degli scavi archeologici condotti in piazza Ghiaia per la realizzazione del parcheggio interrato, attraverso la testimonianza dell’archeologa che ha diretto il cantiere, Cecilia Pedrelli. Partendo dalla storia della piazza e dalle origini del nome, verrà spiegata la genesi del cantiere e le difficoltà incontrate durante lo scavo svolto ad avanzamento frontale e non secondo le metodologie stratigrafiche. La dott.ssa Pedrelli illustrerà poi gli straordinari reprerti e ritrovamenti archeologici venuti alla luce, importanti testimonianze della frequentazione e dell’utilizzo del torrente Parma e delle sue sponde in epoca romana. Tra questi verrà approfondito lo stupefacente ritrovamento di un ripostiglio votivo che evidenzia la probabile esistenza, già in epoca repubblicana, di un luogo sacro al centro del torrente in corrispondenza di un antico guado.
Pompei. All’auditorium degli Scavi la convegno internazionale “L’altra Pompei. Voci, tracce”: due giorni di confronto sulle tracce scritte, la cultura materiale e gli spazi della città antica: tematiche sollevate dalla mostra “L’altra Pompei – Vite comuni all’ombra del Vesuvio” alla Palestra Grande
“L’altra Pompei. Voci, tracce” è il titolo della convegno internazionale in programma l’auditorium del parco archeologico di Pompei si terrà, il 28 e 29 novembre 2024, che origina dalle tematiche della mostra temporanea allestita nella Palestra Grande di Pompei prorogata al 6 gennaio 2025, e dedicata ai ceti medi e bassi della città di Pompei al 79. d.C.

Locandina della mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” alla Palestra grande degli scavi dal 15 dicembre 2023 al 6 gennaio 2025
È in quest’ottica di un rinnovato approccio incentrato sugli “altri” di una città da sempre simbolo di ricchezza, che nascono due giornate dedicate a tali tematiche, dove il discorso letterario va a intrecciarsi fittamente con quello archeologico in un evento convegnistico internazionale e multidisciplinare. Il convegno, che nasce da una fruttuosa collaborazione con l’università Federico II di Napoli e di recente con la Sorbonne Université di Parigi, sancite da accordi nazionali e internazionali, vede la partecipazione di studiosi di diversa formazione, riconosciuti come esperti nel loro specifico campo.

Una sala della mostra “L’altra Pompei” nella Palestra Grande di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Nella prima sessione, giovedì 28 novembre 2024, latinisti e linguisti di fama internazionale e esperti appartenenti al Thesaurus Linguae Latinae si avvicenderanno su tematiche importanti, quali le tracce scritte, di ogni tipologia (affreschi, graffiti, tituli picti e iscrizioni) lasciati da quella grande fetta della popolazione che per le strade della città antica conduceva vite “comuni”. I coordinatori delle sessioni e i relatori della giornata rappresentano le eccellenze italiane e internazionali nel campo della latinistica e dell’epigrafia, a cui nel corso della discussione si aggiungeranno altrettanto importanti studiosi di contesti più “archeologici”, cui sarà dedicata la seconda giornata del 29 novembre, quando i convegnisti si confronteranno sulla cultura materiale e sugli spazi della città antica, anche alla luce di nuove scoperte e ricerche in corso. L’obiettivo è quello di tracciare un quadro complesso, dove la contaminazione di materie apparentemente distanti contribuisca in maniera eguale a una conoscenza multilivello di uno dei contesti antichi più famosi al mondo.
Roma. Al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, in presenza e on line, presentazione del libro di Elisabetta Montenegro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale” promossa dalla soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016
Giovedì 28 novembre 2024, a Roma, alle 11, al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, per iniziativa della soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, viene presentato il libro di Elisabetta Montenegro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale”. L’incontro può essere seguito anche in streaming attraverso la piattaforma Teams utilizzando il link indicato sul sito della Soprintendenza speciale. Il libro mira a definire un metodo di indagine per la valutazione del rischio sismico del patrimonio archeologico, frutto di serrato dialogo tra meccanismi di collasso e considerazioni storico-morfologiche delle preesistenze archeologiche allo stato di rudere, finalizzate a stimarne la vulnerabilità sismica a scala territoriale. Il programma prevede il saluto di Luigi La Rocca, capo dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale, e gli interventi di Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e di Cesare Tocci, professore in Restauro dell’architettura al Politecnico di Torino. A moderare gli interventi sarà Claudia Cenci, a capo della Soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016.

Copertina del libro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale” di Elisabetta Montenegro
Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale (Quasar). Il libro – che raccoglie gli esiti di una ricerca di dottorato – mira a definire un metodo speditivo di indagine per la valutazione del rischio sismico del patrimonio archeologico, argomento di indubbio interesse e (per certi versi) ancora trascurato. In un percorso a metà tra metodo empirico e analisi quantitativa, dopo un’approfondita disamina della evoluzione normativa in materia, l’autrice tenta di stabilire un indispensabile e affidabile indice di vulnerabilità, che – opportunamente combinato con la pericolosità e l’esposizione dei beni – concorre alla definizione di una scala delle priorità del rischio, fondamentale in una programmazione (necessaria) degli interventi. Il risultato quantitativo è frutto di un continuo e argomentato dialogo tra meccanismi di collasso e considerazioni storico-morfologiche, a cui il calcolo deve sempre riferirsi per una sua validazione, in un rigoroso approccio analitico che inserisce la ricerca all’interno di un panorama consolidato per le costruzioni storiche, allargandone l’orizzonte ad un tema ancora poco esplorato, come le ‘rovine’.

Elisabetta Montenegro, architetto Sabap Le-Br
Elisabetta Montenegro, funzionario presso la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce, partendo dagli esiti di una ricerca di dottorato, ha condotto uno studio che delinea un percorso a metà tra metodo empirico e analisi quantitativa: dopo una disamina della evoluzione normativa in materia, tenta di indicare un indice di vulnerabilità affidabile che, combinato con la pericolosità e l’esposizione dei beni, concorra alla definizione di una scala delle priorità del rischio e a una corretta programmazione degli interventi.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza di Carlo Rota “Il leone e il cammello. Cristianità e Islam dagli Altavilla a Federico II di Svevia. Quale convivenza?” in collaborazione con il Laboratorio degli Annali di Storia
Mercoledì 27 novembre 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, il Laboratorio degli Annali di Storia, nell’ambito dell’accordo di collaborazione scientifica sottoscritto con il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano, propone la conferenza “Il leone e il cammello. Cristianità e Islam dagli Altavilla a Federico II di Svevia. Quale convivenza?” col prof. Carlo Ruta. L’ingresso è gratuito e i posti limitati. Introduce il direttore del MArRC Fabrizio Sudano. Lo storico Carlo Ruta, direttore scientifico degli Annali di Storia, interviene su un tema complesso, quello del travaglio interetnico e interculturale nel Regnum normanno e svevo, dai due Ruggeri a Federico, nell’orizzonte di un medioevo che usciva dagli schemi. Non pochi, gli aspetti da mettere a fuoco.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale in occasione della Festa di san Bellino, apertura straordinaria e visita guidata con esperienza sonora “Il sonaglio di bambino dalla necropoli di Ca’ Cima di Adria”

Il sonaglio di bambino dalla necropoli di Ca’ Cima di Adria (sec. IV-III a.C.) conservato nel museo Archeologico nazionale di Adria (foto drm-veneto)
Martedì 26 novembre 2024, in occasione della Festa di san Bellino, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) dalle 10.30 alle 19.30. Alle 11 e alle 12 visita guidata con esperienza sonora “Il sonaglio di bambino dalla necropoli di Ca’ Cima di Adria”, a cura del personale del Museo. Info e prenotazioni: 0426 21612, drm-ven.museoadria@cultura.gov.it. L’ingresso al Museo è soggetto a bigliettazione, salvo agevolazioni di legge. I biglietti per il museo Archeologico nazionale di Adria sono acquistabili attraverso l’app Musei Italiani (consigliato) e sul portale, raggiungibile al link: https://bit.ly/3tUU3fR.
Sonaglio di bambino da Adria (sec. IV-III a.C.). Sonaglio in ceramica alto adriatica di forma globulare, schiacciata ai poli, cavo all’interno e contenente piccoli elementi sonanti. Decorazione dipinta con vernice nero-rossastra diluita: linea continua nel punto di massima espansione del corpo e linee a raggiera sulle due superfici; su un lato, 12 linee di colore rossastro partono dal vertice sommitale per scendere a raggiera sulla linea continua, sull’altro lato i raggi, di colore nerastro, sono 6 o 7 e partono dall’altro vertice per terminare sempre sulla linea continua. Sparse sulla superficie sono delle lineette trasversali, a rotellatura, irregolari e sporadiche. L’argilla è di colore camoscio.
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