Verona. Al museo Archeologico nazionale “I reperti ci parlano. La fornace di San Giorgio di Valpolicella” con Tramedistoria, quarto appuntamento di archeologia sperimentale
Domenica 7 aprile 2024, alle 15 e alle 16.30, “I reperti ci parlano. La fornace di San Giorgio di Valpolicella” quarto appuntamento, con l’archeologia sperimentale al museo Archeologico nazionale di Verona. La partecipazione è gratuita. Protagonisti gli archeologi di Tramedistoria e un reperto davvero singolare, conservato al Man di Verona, la cui funzione è ancora oggetto di varie ipotesi. È composto da due parti combacianti tra loro, presenta tracce di contatto con il fuoco, ha un piano forato, un camino posto in modo curioso “verso l’interno”: a cosa serviva? Gli archeologi racconteranno attraverso un video, la loro esperienza, il percorso sperimentale che hanno condotto sul campo con una copia di questa fornace con la quale hanno cotto diversi vasi in argilla.
Fratta Polesine. Al museo Archeologico nazionale, che festeggia i 15 anni, conferenza “Archeologia dell’anima: un viaggio nei ricordi – Storie delle prime ricerche a Frattesina” (prenotazione obbligatoria) e mostra fotografica “Frattesina. Affiorano anche i ricordi”

La barchessa Nord di Villa Badoer a Fratta Polesine sede del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (foto drm-veneto)
Domenica 7 aprile 2024 speciale al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine nella barchessa Nord di Villa Badoer a Fratta Polesine (Ro) e non solo perché è la prima del mese a ingresso gratuito. Conferenza sui 15 anni del museo nazionale di Fratta Polesine e mostra fotografica su Frattesina: eventi gratuiti con prenotazione obbligatoria per la partecipazione alla conferenza, scrivendo all’indirizzo e-mail: drm-ven.museofratta@cultura.gov.it o telefonando al numero 0425 668523.
Alle 16.30, il museo ospiterà la conferenza “Archeologia dell’anima: un viaggio nei ricordi – Storie delle prime ricerche a Frattesina”, organizzata in collaborazione con le associazioni CPSSAE – Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, e Il Manegium, gruppo culturale e di ricerca. L’introduzione sarà curata dalla direttrice Maria Letizia Pulcini, mentre a seguire verrà dato spazio agli interventi: “La scoperta di Frattesina e le prime ricerche del CPSSAE” di Carlo e Raffaele Peretto; “Il Manegium e il primo Antiquarium di Fratta Polesine” di Adriano Azzi; “Il CPSSAE, Anna Maria Bietti Sestieri e il museo nazionale di Fratta Polesine” di Paolo Bellintani. La conferenza, organizzata per celebrare i 15 anni del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, vuole ricordare i primi scavi che hanno portato alla scoperta del sito di Frattesina e il primo allestimento del museo civico “Antiquarium” a Fratta Polesine, precursore del museo attuale.
Al termine, verrà inaugurata la nuova edizione della mostra fotografica “Frattesina. Affiorano anche i ricordi”, che ripercorre proprio le tappe delle prime campagne di scavo, inizialmente proposta nel 2015 per celebrare i 50 anni del CPSSAE, e che rimarrà attiva tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30 fino al 30 giugno 2024.

Sono passati ormai più di cinquant’anni dalla scoperta e dai primi scavi dell’abitato protostorico di Frattesina (foto cpssae)
Il villaggio di Frattesina è da considerarsi il primo vero punto d’incontro tra Mediterraneo e continente europeo. Tra la fine dell’Età del bronzo e l’Età del ferro (XII-X sec. a.C.) si sviluppa qui un centro di produzione e di scambio di straordinaria importanza, con connessioni commerciali a largo raggio. Le ricerche hanno permesso di stabilire l’esistenza di molteplici attività artigianali, distribuite in vere e proprie officine e aree di lavorazione al centro dell’abitato che costituiva un grande emporio specializzato. L’individuazione del villaggio risale al 1967 a seguito della segnalazione da parte di Stefano Casari di affioramenti di materiale archeologico nel podere di famiglia poco fuori Fratta Polesine. Fu la scintilla che portò alla luce l’abitato e negli anni successivi le due necropoli di Fondo Zanotto e Narde tramite una felice serie di campagne di scavi condotte dalla recentemente scomparsa Anna Maria Bietti Sestieri, Maurizia De Min e Luciano Salzani.
Il CPSSAE nasce a Rovigo nel dicembre del 1964 grazie alle figure di Gian Battista Siviero e Gian Franco Bellintani e ben presto fu in grado di attivarsi in concrete indagini sul territorio grazie al “gruppo scavi” coordinato da Rodolfo Peretto e composto prevalentemente dai figli Raffaele e Carlo, oltre che da Renzo Padoan e Renato Siviero. In accordo con la soprintendenza e con la collaborazione di studiosi dell’università di Ferrara e del museo di Storia naturale di Verona, iniziò una serie di raccolte di superficie, di saggi di scavo e studi che portarono alla luce numerose testimonianze oggi conservate principalmente al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo.
Negli scavi di Frattesina, inoltre, e più in generale nel mondo archeologico un ruolo fondamentale è stato spesso svolto dalle comunità, da intendersi sia come singoli individui che in forme associate, sia per la memoria storica e la conoscenza, che per l’amore e il rispetto che li lega al proprio territorio. Per questo è impossibile non citare il gruppo de Il Manegium, formatosi su base volontaria sin dal 1982 in seno alla Pro Loco di Fratta Polesine e con un proprio statuto autonomo dal 1986. Oggi, si occupa di convegni, studi e gestisce il museo della Civiltà e del Lavoro in Polesine, ma svolse un ruolo attivo nelle ricerche e negli scavi di Frattesina, istituendo poi il primo nucleo museale con il cosiddetto Antiquarium che, a partire dal 21 febbraio 2009, data dell’inaugurazione ufficiale, sarebbe poi confluito nell’attuale museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine.
Ala (Tn). Per le “Conferenze del Parco” naturale locale Monte Baldo incontro con l’archeologo Maurizio Battisti della Fondazione museo civico di Rovereto su “Le radici preistoriche del territorio di Ala e i suoi antichi percorsi viari”

Il territorio di Ala di Trento nella valle dell’Adige (foto fmcr)

Coltello retico, uno dei reperti dell’età del Ferro rinvenuti nel territorio di Ala di Trento (foto fmcr)
Grazie ad alcune testimonianze preistoriche importantissime emerse tra Ala e Avio, come alcune selci dei Neanderthal o i ritrovamenti dell’età del Ferro di epoca retica, possiamo permetterci di formulare alcune ipotesi sul popolamento e sulla viabilità preistorici di quelle zone, prima dell’epoca romana. La valle era davvero interamente allagata e di conseguenza spopolata? Oppure per gli spostamenti erano fondamentali sia i percorsi sul fondovalle, sia i sentieri che si arrampicavano sui pendii circostanti? Un ruolo determinante era giocato anche dalla principale via di comunicazione che ha sempre messo in contatto le culture alpine e transalpine con quelle italiche e mediterranee: il fiume Adige. Martedì 26 marzo 2024, alle 18, in sala Zendri, in via M. Soini 7/E ad Ala (Tn), nuovo appuntamento con “Le conferenze del Parco”, questa volta nell’ambito dell’archeologia, per la conoscenza e alla valorizzazione del territorio del parco naturale locale del Monte Baldo e dei suoi ecosistemi. Interviene Maurizio Battisti, responsabile della sezione Archeologia della Fondazione museo civico di Rovereto, su “Le radici preistoriche del territorio di Ala e i suoi antichi percorsi viari”. Partecipazione libera e gratuita. Organizza il parco naturale locale Monte Baldo con la Fondazione museo civico di Rovereto, in collaborazione con i Comuni di Brentonico, Mori, Avio, Ala, Nago-Torbole.
Al museo della Civiltà villanoviana a Villanova di Castenaso (Bo) l’incontro “Giochi e giocattoli tra Greci ed Etruschi” con l’archeologa Cristina Servadei che conversa con Paola Poli, archeologa e conservatore del Muv
Nuovo appuntamento con le conferenze a ingresso gratuito del giovedì sera al museo della Civiltà villanoviana di Villanova di Castenaso (Bo), incentrate sulla tematica del gioco, a partire dalla mostra temporanea in corso “Balocchi al Museo. Giochi e giocattoli dalla collezione Pasqualini-Zanella”. Il secondo appuntamento, giovedì 21 marzo 2024, alle 20.45, al Muv, vede l’archeologa Cristina Servadei in conversazione con Paola Poli, archeologa e conservatore del Muv, “Giochi e giocattoli tra Greci ed Etruschi”. Ingresso gratuito. Il tema del gioco è trasversale nel tempo e nelle culture: esplorare questo aspetto degli antichi Greci ed Etruschi porta a stretto contatto con una sfera quotidiana e intima, come quella del mondo dell’infanzia, oppure più adulta e di intrattenimento come quella del banchetto. Attraverso i suoi giocattoli e passatempi, l’antichità si mostra sotto una luce insolita e al contempo talvolta straordinariamente familiare.
Bologna. Al museo civico Archeologico la conferenza dell’archeologa Laura Bentini su “La straordinaria scoperta del Ripostiglio di San Francesco: il più importante deposito dell’Età del Ferro italiana”, terzo appuntamento del ciclo “Il dolio delle meraviglie”, in occasione del nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco

Oggetti metallici contenuti nel Ripostiglio di San Francesco conservato al museo civico Archeologico di Bologna (foto giorgio bianchi / bologna musei)

Il nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto giorgio bianchi / bologna musei)
Quasi 15mila oggetti in metallo, diversi tra loro per forma, peso e dimensione. Un grande vaso interrato nel VII secolo a.C. e ritrovato più di 2000 anni dopo nel cuore di Bologna. Per il ciclo “Il dolio delle meraviglie”, al museo civico Archeologico di Bologna, sabato 16 marzo 2024, alle 17, incontro con l’archeologa Laura Bentini su “La straordinaria scoperta del Ripostiglio di San Francesco: il più importante deposito dell’Età del Ferro italiana”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili. È questo il terzo appuntamento del ciclo di cinque appuntamenti con conferenze, visite guidate e laboratori per bambine e bambini, promosso dal museo civico Archeologico di Bologna in occasione della presentazione del nuovo allestimento nella Sala Xb, una delle sale della Sezione etrusca più amate dal pubblico, del Ripostiglio di San Francesco, dall’11 febbraio al 6 aprile 2024 (vedi Bologna. Al museo civico Archeologico nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco, il più importante deposito dell’Età del Ferro italiana: nuova illuminazione, recupero delle vetrine ottocentesche e selezione del materiale esposto | archeologiavocidalpassato), dopo la visita guidata con Laura Bentini (11 febbraio 2024) e la conferenza di Franco Marzatico (soprintendenza per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento) su “Accumulare ricchezza: i “ripostigli” di bronzi nella protostoria” (24 febbraio 2024).

Una delle vetrine del nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto giorgio bianchi / bologna musei)
La scoperta del Ripostiglio di San Francesco, il più importante deposito dell’Età del Ferro italiana, si inquadra nel contesto delle vaste esplorazioni archeologiche relative alle antichità etrusche che Antonio Zannoni (Faenza, 1833 – Bologna, 1910) condusse nella sua veste di Ingegnere Capo del Comune di Bologna durante gli ultimi decenni dell’Ottocento, dall’abitato etrusco rilevato nell’attuale centro storico della città alle necropoli sempre ascrivibili alla fase etrusca della città, tra le quali spicca il sepolcreto della Certosa. Figura straordinaria di studioso poliedrico al servizio delle istituzioni cittadine, Zannoni adottò un sistema di indagine innovativo, mutuato dalla geologia, che fece di lui uno dei primi studiosi ad applicare una scrupolosa registrazione dei reperti e un’accurata documentazione dei contesti di rinvenimento.
Nei pressi dell’attuale Basilica di San Francesco a Bologna, il 17 gennaio 1877 egli rinvenne un massiccio vaso di terracotta (dolio) contenente 14.841 oggetti metallici, tra interi e frammentari, sia di produzione locale che di altre provenienze, per un peso complessivo di oltre 14 quintali. La cronologia dei materiali va dalla fine dell’Età del Bronzo agli inizi del VII secolo a.C., data in cui avvenne la deposizione del grande vaso e l’accurata sistemazione del suo contenuto. Oltre al numero, eccezionale risulta la varietà dei pezzi presenti, tra i quali figurano quasi tutte le categorie di manufatti in uso nella Prima Età del Ferro: armi, oggetti di ornamento e di prestigio, utensili e attrezzi si affiancano a frammenti di vasellame, lamine ritagliate, verghette, pani metallici di varie dimensioni, scarti di fusione e scorie. Numerosi in particolare gli strumenti da lavoro, raramente deposti nei corredi funerari bolognesi e dunque preziosi per ricostruire le principali attività artigianali e di sussistenza della comunità villanoviana. Diversi oggetti (circa 150) sono contrassegnati da sigle o segni alfabetici, forse usati per il conteggio dei lotti di materiale.

Una delle vetrine del nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto giorgio bianchi / bologna musei)
La particolare e complessa documentazione del Ripostiglio di San Francesco testimonia l’importanza industriale, tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C., della Bologna etrusca, un centro ricco e socialmente complesso, caratterizzato da una precisa divisione del lavoro e da una elevata specializzazione artigianale. Zannoni e la maggior parte degli studiosi hanno interpretato il rinvenimento come riserva di metallo pertinente a una fonderia, occultata agli inizi del VII secolo a.C., per la presenza di oggetti semilavorati e rotti destinati alla rifusione, pani di metallo, cenere e tracce di ossido di bronzo. Accanto a questa, negli ultimi anni è stata proposta una diversa lettura che vede nel Ripostiglio di San Francesco una sorta di tesoro pubblico, forse deposto ritualmente in un’occasione speciale.
Albinea (RE). In sala civica la conferenza “Manufatti litici preistorici del territorio di Albinea” con Alberto Catalano e Isa Montanari promossa dal gruppo archeologico albinetano “Paolo Magnani”
“Manufatti litici preistorici del territorio di Albinea” è il titolo della conferenza promossa dal gruppo archeologico albinetano “Paolo Magnani”. Appuntamento giovedì 14 marzo 2024, alle 21, nella sala civica “Adriano Corradini” in via Morandi 9 ad Albinea (RE). Relatori Alberto Catalano e Isa Montanari. Ingresso libero. Storia e studio di 528 manufatti in pietra, scelti e selezionati dai numerosissimi raccolti e presenti presso il Gruppo Archeologico. Questo materiale si deve alla paziente attività di raccolta di superficie, iniziata negli anni ’70 del secolo scorso da parte di G. Ligabue e proseguita da tanti altri soci del gruppo. La sequenza di oggetti parte dai manufatti più grossolani del Paleolitico Inferiore e si estende progressivamente arricchendosi di esemplari e modelli, fino ai raffinati microliti del Paleolitico Superiore per concludersi con tipici strumenti neolitici, quali accettine e punte di freccia. Sono quindi una preziosa testimonianza dell’attività dei nostri predecessori dall’Acheuleano Medio all’Età dei Metalli, da circa 300.000 a qualche migliaio di anni fa.
Trieste. Al via al museo civico di Storia Naturale “Preistoria 2024”: otto incontri dedicati ai temi dell’archeologia preistorica e protostorica regionale, promossi dalla Società per la Preistoria e la Protostoria della Regione Friuli Venezia Giulia
Al via a Trieste “Preistoria 2024”: otto incontri dedicati ai temi dell’archeologia preistorica e protostorica regionale per divulgare e far conoscere i risultati delle ultime ricerche, le nuove scoperte e i grandi temi che alimentano il dibattito sulle principali tematiche preistoriche e protostoriche, grazie al coinvolgimento dei principali studiosi che se ne occupano. Il ciclo di conferenze, a ingresso gratuito sino ad esaurimento dei posti, che si tiene tra marzo e dicembre 2024, sempre alle 17, al museo civico di Storia Naturale di Trieste, via dei Tominz 4, è realizzato dalla Società per la Preistoria e la Protostoria della Regione Friuli Venezia Giulia, in co-organizzazione con il museo civico di Storia Naturale del Comune di Trieste. La SPP-FVG, fondata a Trieste il 22 dicembre 1970 da Benedetto Lonza con Gabriella Pross-Gabrielli, Luigi Parentin, Manlio Peracca, Nicolò Romani e Francesco Stradi, ha voluto sin dalla sua nascita dedicare particolare attenzione alla divulgazione scientifica delle principali tematiche preistoriche e protostoriche della nostra regione. Con tali obiettivi, la Società ha coinvolto in numerose circostanze i principali studiosi che si occupano di problematiche archeologiche preistoriche – prevalentemente regionali, ma non solo – cercando di diffondere tra gli appassionati locali ed i cultori della materia le principali novità che continuamente emergono grazie alle ultime ricerche nel campo archeologico. Il ciclo “Preistoria 2024 darà ampio spazio a diversi punti “caldi” con un focus in particolare sui numerosi aspetti ancora problematici che riguardano la nascita e lo sviluppo di quei particolari abitati fortificati su altura che chiamiamo “castellieri” e che sono l’elemento fondamentale del paesaggio antropico antico dell’Istria, del Carso e della Pianura Friulana, a partire dall’Età del Bronzo e sino alla conquista romana della regione. Ecco il programma.
Mercoledì 13 marzo 2024: “Abitare nei castellieri tra Bronzo finale ed età del Ferro: evidenze da Tabor presso Vrabce e ŠStanjel (Carso)”, con Manca Vinazza, archeologa, università di Lubiana.
Mercoledì 17 aprile 2024: “La colonizzazione neolitica della pianura friulana: nuovi dati e prospettive di ricerca” con Andrea Pessina, archeologo, segretario regionale del Mic per il Friuli Venezia Giulia e soprintendente ad interim della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.
Mercoledì 15 maggio 2024: “Vita e morte di un cacciatore mesolitico. La sepoltura di Mondeval de Sora (San Vito di Cadore) alla luce delle nuove indagini” con Federica Fontana, professoressa associata di Preistoria e Protostoria all’università di Ferrara.
Mercoledì 12 giugno 2024: “Le sculture preromane di Nesazio. Una revisione stratigrafica e archeologica” con Paolo Paronuzzi, professore di Geologia applicata all’università di Udine e geoarcheologo.
Mercoledì 18 settembre 2024: “Ricostruzione dell’esodo biblico secondo Emmanuel Anati in epoca persiana ed ellenistica” con Fabio Crosilla, già professore ordinario di Topografia all’università di Udine, dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura.
Mercoledì 16 ottobre 2024: “Connessioni tra Slovenia e Carso nel terzo millennio a.C.” con Elena Leghissa, ricercatrice associata di archeologia dell’università di Lubiana, accademia slovena di Scienze ed arte, istituto di archeologia.
Mercoledì 13 novembre 2024: “Uomini, bronzo e vetro sul versante meridionale delle Alpi durante l’età del Bronzo medio e tardo” con Peter Turk, curatore della Preistoria e Archeologia del museo nazionale della Slovenia di Lubiana.
Mercoledì 18 dicembre 2024: “Tra cacciatori e pastori: la Grotta dell’Edera e il Carso durante le prime fasi dell’Olocene” con Francesco Boschin, professore associato, dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente, università di Siena.
Il dipartimento di Civiltà antiche e moderne promuove la presentazione del libro “Torre di Satriano III. Insediamento e paesaggi agrari”, a cura del prof. Massimo Osanna, della dottoressa Barbara Serio e del dott. Francesco Giuliano, allievo della scuola messinese, ora dottorando alla Scuola Superiore Meridionale di Napoli. Appuntamento giovedì 4 aprile 2024, alle 11.30, nell’aula magna del dipartimento messinese. Dopo i saluti istituzionali del prof. Giuseppe Ucciardello, direttore del dipartimento CAM, introduce il prof. Lorenzo Campagna, del dipartimento CAM. Presenta il libro e ne discute con gli autori il prof. Fabrizio Mollo, del dipartimento CAM. “Sono felicissimo – scrive il prof. Mollo – che il prof. Osanna abbia scelto Messina, ancora di più perché ha dedicato il libro al nostro compianto e indimenticabile maestro e collega, Francesco La Torre”.
Il tema delle indagini non invasive, con l’ampio spettro delle applicazioni possibili, si è imposto sempre di più negli anni come uno strumento primario di conoscenza finalizzato alla tutela archeologica, anche senza ricorrere allo scavo o scavando solo quando necessario. Il miglioramento delle tecniche di rilevamento ha infatti portato a risultati sempre più affidabili, che consentono di ridurre tempi e costi della pianificazione territoriale e della progettazione dei lavori, evitando così quello che, con un termine rubato ad altri ambiti, si potrebbe definire “consumo di stratificazione archeologica”, garantendo la sostenibilità della ricerca, come oggi si richiede sempre più in ambito scientifico e a livello sociale. L’incontro “Rilevare l’invisibile: un modello di indagine dal territorio mantovano fra Preistoria e Medioevo”, del ciclo “Discorsi sul metodo”, che si tiene martedì 26 marzo 2024, dalle 16 alle 18, nella sala conferenze della Biblioteca delle arti del Complesso monumentale del San Michele a Ripa a Roma, promosso dall’Istituto centrale per l’Archeologia, è volto a illustrare l’applicazione dell’approccio combinato tra fotografia aerea, indagini non invasive e scavo, che ha consentito alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Mantova e Lodi di individuare un grandissimo numero di tracce sul terreno, legate alla frequentazione del territorio fin dalla Preistoria, e in particolare di riportare alla luce i resti di una necropoli della tarda età del Ferro a Casalromano, una villa romana ad Acquanegra sul Chiese e una pieve altomedievale ad Asola. L’evento sarà trasmesso sul 




In occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio 2024 la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena Reggio Emilia e Ferrara promuove la giornata di studi “La rupe di Canossa (RE) e la Cava Zavattona a Pavullo nel Frignano (Mo)”. Appuntamento giovedì 14 marzo 2024, alle 15.30, nella sede Sabap-Bo, a Palazzo Marescalchi in via IV Novembre 5 a Bologna. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Modera la giornata Marco Pretelli, professore ordinario di Restauro dell’architettura, ALMA Mater università di Bologna. Alle 15.30, apertura giornata di studi: saluti istituzionali di Francesca Tomba, soprintendente SABAP-BO; introduzione di Barbara Marangoni, funzionario architetto e RAF Paesaggio SABAP-BO. Alle 16, “Il sentiero del borgo antico ai piedi del castello di Canossa (RE)”. Annalisa Capurso, funzionario architetto e RAF Patrimonio demoetnoantropologico SABAP-BO, “Genesi e sviluppo del progetto”; Mattia Bonassisa, funzionario architetto SABAP-BO e Paolo Soragni, Studio Arteas, “Il progetto e la sua esecuzione”; Giuliano Cervi, ex presidente comitato scientifico nazionale CAI, “La manutenzione e fruizione del sito”. Alle 17, “Il paesaggio e i segni dell’uomo: alla scoperta dei massi incisi di Gaianello a Pavullo nel Frignano (Mo). La cava La Zavattona”. Francesca Tomba, soprintendente SABAP-BO, “La Cava Zavattona: le ragioni della tutela”; Sara Campagnari e Valentina Di Stefano, funzionarie archeologhe SABAP-BO, “Pietre e paesaggi incisi: i massi di Gaianello a Pavullo nel Frignano tra tutela e valorizzazione”; Davide Venturelli, sindaco di Pavullo nel Frignano (Mo), “Il sito dei massi di Gaianello e la valorizzazione turistica del territorio”; Carla Ferrari, progettista dell’intervento del nuovo paesaggio, “Ripristino paesaggistico della Cava Zavattona e valorizzazione del sito dei massi di Gaianello”. Alle 18, dibattito e conclusioni.
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