archivio | Mostre, musei RSS per la sezione

Firenze. Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Custodi della disciplina: gli aruspici etruschi e la scienza della divinazione” con il direttore Daniele Federico Maras, quarto appuntamento con la rassegna “Maggio 2025: mese degli Etruschi”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze l’incontro “Custodi della disciplina: gli aruspici etruschi e la scienza della divinazione” con il direttore Daniele Federico Maras, quarto appuntamento con la rassegna “Maggio 2025: mese degli Etruschi”. L’ingresso gratuito sarà consentito esclusivamente su prenotazione obbligatoria Scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. La fama degli aruspici etruschi, maestri della divinazione e iniziati alla scienza della Disciplina, sopravvisse alla fine dell’indipendenza del loro popolo, assorbito nel mondo romano. Cosa sappiamo oggi di questa tradizione, che tanto influenzò la cultura di Roma e arrivò perfino a incontrarsi e scontrarsi con il cristianesimo delle origini? Quali erano i mezzi a loro disposizione per conoscere il destino e la volontà degli dèi? E cosa contengono i misteriosi libri della Disciplina? Lo si scoprirà nell’incontro speciale offerto dal direttore.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “L’altra metà del bronzo. Novità dal Santuario di San Casciano dei Bagni” con il prof. Jacopo Tabolli (università per Stranieri di Siena)

Giovedì 15 maggio 2025, alle 17, in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “L’altra metà del bronzo. Novità dal Santuario di San Casciano dei Bagni” con il prof. Jacopo Tabolli, professore associato all’università per stranieri di Siena e direttore dello scavo, che illustrerà le ultime novità provenienti dall’esplorazione del Santuario. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Gli scavi effettuati nel santuario termale del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni hanno portato alla luce a partire dal 2022 il più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana mai scoperto nell’Italia antica e uno dei più significativi di tutto il Mediterraneo. Riproduzioni di parti anatomiche, offerte per chiedere alle divinità la salute o ringraziare di una guarigione, e statue realizzate secondo i canoni della cosiddetta mensura honorata (alti tre piedi romani, equivalenti a circa un metro), che raffigurano le divinità venerate nel luogo sacro o i fedeli dedicanti. La gran parte di questi pregevoli reperti si data tra il II e il I secolo a.C., un periodo storico di grandi trasformazioni che vede la definitiva romanizzazione delle potenti città etrusche.

Padova. A Palazzo Folco, sede della Sabap, presentazione del libro “Nel suburbio di Padova – Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia”, a cura di Cecilia Rossi, Stefania Mazzocchin e Silvia Tinazzo, e visita al laboratorio di restauro della soprintendenza con illustrazione di alcuni reperti

La soprintendenza e il dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova presentano giovedì 15 maggio 2025, alle 16, a Palazzo Folco, sede patavina della soprintendenza, in via Aquileia 7 a Padova, il libro “Nel suburbio di Padova – Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia”, a cura di Cecilia Rossi, Stefania Mazzocchin e Silvia Tinazzo. Interverrà la prof.ssa Patrizia Basso, del dipartimento Culture e Civiltà – università di Verona, e sarà seguita, alle 17.30, da una breve visita al laboratorio di restauro della soprintendenza, dove il gruppo di lavoro illustrerà alcuni reperti. Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili. Per la visione dei reperti presso il laboratorio di restauro, per limiti di capienza, l’accesso avverrà con turni di 6 persone alla volta, fino ad un massimo di 30 persone. Al fine di organizzare al meglio la breve visita, sarà necessario prenotarsi all’arrivo in Soprintendenza, prima dell’inizio dell’evento.

Attività al Laboratorio Didattico di Archeologia Funeraria (LaDAF) dell’università di Padova (foto agnese lena / unipd)

Il libro raccoglie gli esiti del Laboratorio Didattico di Archeologia Funeraria (LaDAF), condotto nell’estate del 2018 nel Laboratorio di Archeologia del dipartimento di Beni culturali – università di Padova. Il laboratorio ha avuto per oggetto i reperti provenienti da un contesto funerario di età romana, con tombe e strutture di bonifica, rinvenuto a Padova nel 2017 tramite un intervento di archeologia urbana nel settore orientale dell’attuale centro storico, in antico parte del primo suburbio cittadino. Lo scavo era stato condotto con la direzione scientifica della soprintendenza ABAP Ve-Met che ha poi accordato lo studio alla dott.ssa Cecilia Rossi, all’epoca Ricercatore a tempo determinato del DBC. Le attività formative hanno visto la pulitura e la ricomposizione dei manufatti, la setacciatura con flottazione delle terre di rogo, lo studio bio-archeologico dei resti umani, il micro-scavo dei contenitori integri e il campionamento dei medesimi. Analisi archeometriche e indagini biomolecolari sono state condotte sui campioni raccolti per la definizione del contenuto originario. Alle attività laboratoriali è seguito lo studio di dettaglio dei reperti, suddivisi per categorie e classi, la ricostruzione delle dinamiche rituali e l’inquadramento finale del contesto in rapporto alle conoscenze pregresse sulla Padova di età romana.

Copertina del libro “Le necropoli romane di Padova romana” di Cecilia Rossi

“Avviato negli anni Novanta con i primi lavori di dettaglio su singoli contesti funerari, emersi durante scavi urbani”, scrive Elena Pettenò, funzionario archeologo della soprintendenza, “lo studio delle necropoli di Padova romana ha trovato una sistematica edizione nel volume, uscito alle stampe nel 2014, Le necropoli romane di Padova romana a firma di Cecilia Rossi. Ad un decennio di distanza esce il presente volume che si concentra su un piccolo nucleo sepolcrale, di età giulio-claudia, emerso durante i lavori di archeologia urbana in via S. Eufemia 7, verosimilmente parte della necropoli estesa ad est dell’abitato antico e in relazione alla via Annia. Dieci anni, quelli compresi tra il 2010 e il 2020, durante i quali interventi di ricerche stratigrafiche condotte nell’immediato suburbium di Patavium hanno portato a un incremento di scoperte con conseguente ampliamento dei dati che, analizzati secondo un nuovo approccio di studio più attento ai resti umani, hanno correttamente posto la componente antropica come fulcro della sepoltura e suo elemento cardine. Di qui la necessità di porre in evidenza gli elementi di novità, il saper andare a capo, aprirsi ad un nuovo inizio, con occhio attento agli aggiornamenti metodologici e non solo”.

Copertina del libro “Nel suburbio di Padova – Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia” a cura di Cecilia Rossi, Stefania Mazzocchin e Silvia Tinazzo

“Nella premessa al volume, curato da Cecilia Rossi, Stefania Mazzocchin e Silvia Tinazzo – continua Pettenò -, è proprio Cecilia Rossi che illustra – suggestivamente in prima persona, tanto gli anni di studio e ricerca sono stati vissuti intensamente- il suo percorso di studio più in generale e, nello specifico, come sia nato e si sia sviluppato il progetto LaDAF, ovvero Laboratorio di archeologia funeraria, un esperimento che si può, a buon titolo, dire riuscito, proprio con l’edizione del testo. Per meglio comprenderne la genesi è utile fare un passo indietro; l’evoluzione della ricerca personale della studiosa si è arricchita dell’esperienza di workshop organizzati presso l’Ècole Française de Rome circa la “ricostruzione delle dinamiche culturali e deposizionali”, per citare le sue stesse parole, temi poi maturati durante il soggiorno di studio presso il Centre Camille Jullian ad Aix-en-Provence. Esperienze di grande sinergia foriere di suggestioni per nuovi approcci e nuove letture che si sono andati a consolidare sulla base del lavoro pregresso”.

Vaso ossuario dalla necropoli di via Sant’Eufemia a Padova (foto sabap-pd)

“Il volume – spiega Pettenò – si articola in un primo capitolo dedicato allo scavo e alla definizione topografica della necropoli affiancata da un apprestamento di bonifica con anfore, plausibilmente coevo, cui segue una rigorosa presentazione dei materiali; elencati per classe, di ciascuna viene esplicitata le caratteristiche e i confronti con altri contesti locali, la cronologia, per poi fornire il catalogo di tutti i pezzi rinvenuti. Tale approccio si avvale dello studio attento alla cultura materiale che costituisce la cifra di Stefania Mazzocchini, mentre, per quanto riguarda i disegni, sono raccolti in tavole il cui layout si deve alla eccellente mano di Silvia Tinazzo. Segue un corposo capitolo dedicato alle diverse analisi di laboratorio che hanno coinvolti non solo specialisti dell’università di Padova, ma anche il Laboratoire Nicolas Garnier SAS di Viv-le Compte (Francia); si sottolinea l’approccio multidisciplinare tanto vasto da aprirsi a contesti di studio stranieri che implementano le conoscenze. Una sezione è poi dedicata al restauro, seguito dalla collega Sara Emanuele, la quale non solo ha coordinato le attività di restauro del laboratorio, ma ha fornito di fatto una sorta di stage agli studenti che vi hanno preso parte. Il testo si chiude con un’analisi critica dei rinvenimenti, dove viene posta attenzione alla topografia e al rituale del contesto funerario, arrivando a definire le caratteristiche della compagine sociale ivi sepolta e al suo stile di vita, ponendo attenzione alla presenza della bonifica di anfore e, elemento che costituisce un valore aggiunto, una disamina degli indicatori di attività artigianali”.

Attività al Laboratorio Didattico di Archeologia Funeraria (LaDAF) dell’università di Padova (foto agnese lena / unipd)

“Il volume – sottolinea Pettenò – si caratterizza per puntualità, acribia, rigore di metodo, in ragione della consolidata competenza delle tre curatrici, ciascuna per la propria specializzazione; un metodo, che, come si è anticipato, è solido e si arricchisce anche di esperienze straniere, per lo più d’Oltralpe. Non trascurabile è il fatto che lo studio del contesto sepolcrale di via S. Eufemia prevedesse, inizialmente, un esame individuale da parte di Cecilia Rossi; ma le caratteristiche delle sepolture (ubicazione, l’essere esito di uno scavo stratigrafico, l’ottimo stato di conservazione) hanno reso i manufatti adatti ad uno studio globale, che ha consentito di applicare una nuova metodologia di studio globale, comprensivo di numerose analisi. Ne è nata così un’esperienza corale che ha coinvolto studenti in formazione per il corso magistrale e specialisti di settore. Con lezioni frontali e attività pratiche, di cui il volume è ricco di riproduzioni fotografiche, la ricerca non si è sottratta alla formazione degli studenti, alcuni dei quali sono stati coinvolti anche nella redazione del volume, il cui ricco indice è emblematico del lavoro svolto”.

“Pare molto significativo anche il logo scelto per il laboratorio il quale, tra forme e colori, allude ad una ricerca innovativa. A tale proposito vale la pena sottolineare l’importanza delle analisi biomolecolari, volte alla comprensione del contenuto di alcuni manufatti, affidata alla vasta esperienza e competenza di Nicolas Garnier che ha assicurato l’inserimento dei dati patavini in un contesto più ampio “volto alla definizione delle pratiche cultuali antiche, a prescindere dalla datazione e dal contesto culturale di appartenenza”. Il volume porta, a pieno titolo, alla visione di un’umanità dentro e dietro alle cose dando al defunto la sua centralità e soffermandosi sul ruolo dei congiunti durante i rituali funebri, spingendosi fino alla ricostruzione della compagine sociale e delle dinamiche cerimoniali, con riflessioni sullo stile di vita e lo stato di salute degli abitanti di Patavium in età imperiale. Esito di un lungo percorso, attento alla globalità degli approcci cui si sono sottoposti i diversi manufatti, il volume – conclude Pettenò – costituisce l’elaborazione finale di un lavoro che si caratterizza come uno studio paradigmatico, grazie al quale si è approfondita la conoscenza della ritualità funeraria di Padova romana, chiarendo quella che poteva essere il “funerale standard” per il ceto medio patavino della prima età imperiale e, per riprendere la parole di Cecilia Rossi, “gli esiti delle indagini scientifiche si sono rilevate tutt’altro che scontati, dando modo di ampliare, correggere e mettere in discussione quanto affermato finora sulla base delle fonti letterarie”.

Verona. Al museo di Storia Naturale presentazione del libro “Roma preistorica” di Alessandro Guidi, terzo degli incontri “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al museo di Storia maturale di Verona” a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca

Giovedì 15 maggio 2025, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona, presentazione del libro “Roma preistorica” di Alessandro Guidi (Carocci, 2024), terzo incontro del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona” realizzati dal museo di Storia naturale di Verona e dal Servizio Biblioteche specialistiche e Archivi storici dei Musei, in collaborazione con il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona e con il patrocinio della Società italiana di Storia della Scienza: sette appuntamenti a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca. Guidi discuterà con Alfredo Buonopane (università di Verona) e Massimo Saracino (Musei Civici di Verona) in merito alla preistoria dell’Agro romano per rispondere alla domanda: “Come è nata Roma?”.  Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Copertina del libro “Roma preistorica” di Alessandro Guidi

Roma preistorica. Come è nata Roma? Perché si è scelto di vivere proprio lì? Come si fa a trovare le tracce delle sue origini tra le molte stratificazioni che ha avuto nel tempo? Il libro parte dal più antico popolamento dell’Agro romano mezzo milione di anni fa, passando per le vicende dei primi agricoltori, fino alla concentrazione di genti attorno al guado sul Tevere e alla veloce crescita che le fece assumere le dimensioni di città, per arrestarsi proprio poco dopo la data mitica della fondazione, il 753 a.C. Fanno parte della trattazione la ricostruzione dei mutamenti del paesaggio a partire dal Pleistocene, una breve rassegna della fortuna del mito delle origini nell’arte, nella letteratura e nel cinema, una “guida” a musei e siti archeologici legati alle testimonianze della “prima” Roma.

Il prof. Alessandro Guidi (foro FB)

Alessandro Guidi è stato professore ordinario di Archeologia preistorica e protostorica nelle università di Verona e Roma Tre. Fra i suoi libri: Storia della paletnologia (Laterza, 1988), Preistoria della complessità sociale (Laterza, 2000).

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale presentazione in anteprima del corto “Elea – La Rinascita” da un’idea del direttore Tiziana D’Angelo: il progetto cinematografico si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del sito di Velia

Il 15 maggio 2025, alle 10, nella sala Spazio pubblico del museo Archeologico nazionale di Paestum, i parchi archeologici di Paestum e Velia presentano in anteprima il cortometraggio “Elea – La Rinascita”, un progetto cinematografico che affonda le radici nell’antichità per riflettere su temi quanto mai attuali: migrazione, identità e rinascita. Nato da un’idea di Tiziana D’Angelo, direttore dei Parchi, con la regia di Luigi Marmo e la sceneggiatura di Luca Apolito, il corto è realizzato in collaborazione con il Giffoni Film Festival e co-finanziato dalla Regione Campania. L’opera si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del sito di Velia, avviato con la mostra “Elea – La Rinascita” (2023–2024), e ispirato alle recenti e significative scoperte emerse durante gli scavi archeologici sull’Acropoli, tuttora in corso. L’anteprima sarà l’occasione per riflettere, insieme a studenti, istituzioni e pubblico, sull’universalità della storia antica e di come il cinema possa restituire senso, emozione e accessibilità a un passato che continua a parlare alle nuove generazioni.

Nel corso della giornata di presentazione, interverranno: Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Jacopo Gubitosi, direttore generale di Giffoni; Giuseppe Coccorullo, presidente del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; e Filippo Ungaro, portavoce di UNHCR Italia, il quale offrirà un contributo sul tema delle migrazioni, cuore pulsante del film. Presenti inoltre Luigi Marmo, regista del cortometraggio e, in rappresentanza del cast, l’attore Orazio Cerino, volto noto del cinema e del teatro. Porterà il saluto istituzionale anche il sindaco di Ascea, Stefano Sansone, in rappresentanza del territorio che ospita l’antica Velia. Saranno anche presenti le classi della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo Carducci Capaccio Trentinara e il Forum dei Giovani di Ascea.

Il sito archeologico di Velia (foto pa-paeve)

Una proiezione permanente per tutti i visitatori. Dopo l’anteprima del 15 maggio 2025, il cortometraggio sarà proiettato quotidianamente presso l’Antiquarium della Canonica, sull’Acropoli di Velia, durante tutto l’orario di apertura del sito. A Paestum, invece, la proiezione avverrà ogni giorno alle 11 e alle 17 nella sala Spazio pubblico del museo Archeologico nazionale. Un’iniziativa che arricchisce l’esperienza di visita, offrendo a famiglie, studenti e viaggiatori un’occasione di approfondimento emozionale e visivo. Un modo nuovo per entrare in dialogo con il passato, attraverso la forza delle immagini e la potenza dei sentimenti.

La trama. Teos e Thalia: il viaggio di due fratelli tra storia e contemporaneità. Nel cuore della notte, Teos e Thalia, fratello e sorella adolescenti, fuggono da Focea, una città sotto assedio, prossima alla distruzione. Le mura tremano, il futuro è incerto. I genitori sono scomparsi, forse caduti in battaglia, e ai due giovani non resta che un’ultima indicazione: fuggire. Andare lontano. Attraversare il mare. Cercare una nuova terra dove ricominciare. È da questa premessa drammatica che prende vita il cortometraggio “Elea – La Rinascita”, ambientato in una Focea sospesa tra passato e presente, tra l’antica città ionica e una città contemporanea devastata dalla guerra. Il confine tra epoche si dissolve: la storia dei due fratelli si colloca in un tempo indefinito e, proprio per questo, profondamente universale. Una fuga attraverso paesaggi in rovina e mari agitati, dove ogni passo porta con sé la paura e la speranza. A rendere unico il cammino dei due protagonisti, il continuo mutamento dei loro volti e delle loro voci: a ogni tappa attori diversi, provenienti da contesti e paesi differenti. Un espediente narrativo potente e simbolico, che restituisce al racconto una dimensione collettiva e globale. I due adolescenti diventano così simboli di tutti i migranti, rifugiati, esuli di ogni epoca; la loro storia attraversa i secoli, unisce civiltà, culture, geografie. Il loro viaggio si conclude a Elea, la nuova patria, fondata da esuli come loro. Con questo racconto per immagini, il cortometraggio “Elea – La Rinascita” restituisce dignità e centralità a storie troppo spesso dimenticate, e ci invita a guardare alla storia antica non come a un frammento lontano, ma come a uno specchio del nostro presente.

L’archeologo Francesco Uliano Scelza con il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

“Questo progetto”, sottolinea Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, “rappresenta un modo nuovo e potente per raccontare la storia di Velia: attraverso il linguaggio simbolico del cinema, i valori di accoglienza, resilienza e trasformazione, che hanno segnato la nascita della polis, riaffiorano come insegnamenti vivi per il nostro tempo”. E Jacopo Gubitosi, direttore generale del Giffoni Film Festival, dichiara: “Abbiamo realizzato questo cortometraggio in stretta collaborazione con il parco archeologico di Paestum e Velia, condividendo l’obiettivo di avvicinare i giovani a un patrimonio culturale di straordinaria importanza. Velia, l’antica Elea, custodisce una storia che merita di essere raccontata con nuovi linguaggi: attraverso il cinema, abbiamo voluto dare forma a un racconto capace di emozionare, educare e creare connessioni profonde tra passato e presente. Unendo immagini, archeologia e memoria, abbiamo costruito insieme un ponte verso le nuove generazioni”.

“Questo cortometraggio e la storia di Elea sono di grandissima attualità, e ci portano a riflettere sul valore della solidarietà e dell’accoglienza”, afferma Filippo Ungaro, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – UNHCR Italia. “Oggi più che mai, visto che il numero delle persone nel mondo che scappano da conflitti e persecuzioni ha raggiunto la cifra record di oltre 120 milioni. A fronte di questo aumento dei bisogni, le risorse a disposizione sono sempre più scarse. L’intero sistema umanitario è a un punto di rottura: alle carenze di lunga data nell’assistenza umanitaria, si somma l’attuale brutale crisi dei finanziamenti, il cui impatto sulla vita dei rifugiati è già devastante e peggiorerà ulteriormente. Non si tratta solo di una carenza di fondi, ma di una crisi di responsabilità. Il costo dell’inerzia si misurerà in sofferenza, instabilità e futuro perduto. Tagliando gli aiuti umanitari si tradiscono principi di solidarietà che definiscono la nostra umanità. È una ferita ai valori su cui si fondano le società giuste”.

La conservazione di Villa dei Quintili protagonista con il parco archeologico dell’Appia Antica al Salone internazionale del Restauro di Ferrara. In presenza e on line

Dal 14 al 16 maggio 2025, il parco archeologico dell’Appia Antica è presente al Salone internazionale del Restauro di Ferrara, il grande evento internazionale dedicato all’eccellenza italiana nel restauro artistico e architettonico che celebra l’importante traguardo della 30a edizione. Per tre giorni, Ferrara Expo si trasformerà in una piattaforma dinamica di confronto tra memoria e innovazione, ospitando oltre 100 espositori e altrettanti appuntamenti, tra workshop, convegni e attività formative dedicate ai professionisti del settore. Diagnostica, digitalizzazione, restauro specialistico, impiantistica, sostenibilità: l’area espositiva offrirà una panoramica completa sulle tecnologie e le soluzioni più avanzate per il restauro architettonico, artistico e urbano. Nel ricco programma di incontri, a cui parteciperanno anche tecnici, ricercatori, direttori di Istituti e di Musei, ci saranno seminari, incontri, talk e momenti formativi di alto livello, offrendo nuove prospettive e approfondimenti sulle sfide e le opportunità del settore.

Villa dei Quinitli, una delle più belle ville edificate lungo la via Appia (foto parco appia antica)

Per il parco archeologico dell’Appia Antica il momento clou è giovedì 15 maggio 2025, quando, tra le 16 e le 17, nella Sala Mic – Padiglione 3, c’è l’incontro “Villa dei Quintili: un grande laboratorio per la conservazione e la conoscenza”, nel corso del quale saranno esposte le attività conservative e di ricerca più recenti effettuate presso la Villa dei Quintili in collaborazione con l’Istituto centrale del restauro e la Sapienza università di Roma. Diretta streaming: https://www.youtube.com/@FieraRestauro/streams. Dopo i saluti di Simone Quilici, direttore PAAA; Luigi Oliva, direttore ICR; Daniela Esposito, professoressa Sapienza università di Roma; gli interventi di Eleonora Gioventù, Edoardo Capasso, Sara Belletti, Giuliana Codato, Valentina Fantera “Ricerca, sperimentazione e restauro per la conservazione del patrimonio archeologico di Villa dei Quintili”; Marta De Pari (dottoranda SAPIENZA–UNIBA, Progetto PNRR 4.1) “Conoscere per Conservare. La Villa dei Quintili; un approccio multidisciplinare per l’impianto termale”; Roberta Boscherini, Raffaella Guarino, Sara Iovine (funzionari PAAA) “Conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico di Villa dei Quintili: gli ultimi interventi conservativi sui sectilia pavimentali”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Maddalena Santeroni su “Rivoluzioni e Rivoluzionarie. Da Elisabetta Sirani a Grazia Deledda”: sesto appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

Sesto appuntamento con “MERCOLEDÌ TALK!”, la nuova rassegna culturale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che esplora temi e argomenti diversi e che stimola un dialogo curioso tra pubblico e specialisti. La rassegna, curata da Maddalena Santeroni per l’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, si svolge per quattro mercoledì a cadenza bimensile fra febbraio e marzo ed ogni incontro è dedicato ad un tema specifico: arte, cinema, storia, psicoanalisi, poesia. Mercoledì 14 maggio 2025, alle 17.45, in sala Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Rivoluzioni e Rivoluzionarie. Da Elisabetta Sirani a Grazia Deledda” con Maddalena Santeroni. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti con prenotazione all’indirizzo mail presentazioni11@yahoo.com. È ancora importante parlare di donne? È ancora importante sapere chi ha tracciato un solco per acquisire diritti? Chi ha combattuto una battaglia femminista anche senza saperlo? Conosciamole meglio, conosciamole tutte, donne semplici o donne artiste donne che hanno aperto le porte al futuro. In qualsiasi secolo le rivendicazioni hanno avuto il profumo di donna.

Velia (Sa). Al parco archeologico presentato il progetto “Velia Immersive” che trasforma la scoperta del sito archeologico di Velia in un viaggio multisensoriale

Presentato al parco archeologico di Velia (Sa), il 14 maggio 2025, “Velia Immersive”, un progetto del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Grazie all’integrazione di tecnologie digitali avanzate – tra cui visori Oculus Quest 3, ricostruzioni 3D e animazioni in realtà virtuale – il progetto trasforma la scoperta del sito archeologico di Velia in un viaggio multisensoriale: i visitatori non si limiteranno a scoprire i resti dell’antica polis della Magna Grecia, ma potranno «camminare» virtualmente tra le piazze e i templi, immergendosi nella vita quotidiana, negli spazi sacri e nei dibattiti filosofici dell’antica Elea–Velia. Grazie ai fondi della Legge 77 – che promuove misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO – il Parco ha dotato il sito di visori Oculus Quest 3, con i quali i visitatori potranno attraversare virtualmente le piazze e i templi dell’antica Elea–Velia. Indossando i visori, il pubblico viene catapultato nell’antica città: tra strade animate da cittadini in costume, edifici pubblici e privati che riprendono vita, e trasformazioni urbanistiche e ambientali svelate attraverso spettacolari ricostruzioni 3D, animazioni 2D e coinvolgenti sequenze in realtà virtuale. Al centro dell’allestimento, un video, guidato dal filosofo Senofane, conduce gli spettatori alla scoperta delle origini di Elea–Velia — dalle piazze agli spazi privati e pubblici, dalla vita quotidiana ai dibattiti filosofici di Parmenide e Zenone — in una narrazione avvincente che si conclude con un breve quiz interattivo per mettere alla prova le conoscenze acquisite.

 

 

Presentato al parco archeologico di Velia (Sa), il 14 maggio 2025, “Velia Immersive”, un progetto del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Grazie all’integrazione di tecnologie digitali avanzate – tra cui visori Oculus Quest 3, ricostruzioni 3D e animazioni in realtà virtuale – il progetto trasforma la scoperta del sito archeologico di Velia in un viaggio multisensoriale: i visitatori non si limiteranno a scoprire i resti dell’antica polis della Magna Grecia, ma potranno «camminare» virtualmente tra le piazze e i templi, immergendosi nella vita quotidiana, negli spazi sacri e nei dibattiti filosofici dell’antica Elea–Velia. Grazie ai fondi della Legge 77 – che promuove misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO – il Parco ha dotato il sito di visori Oculus Quest 3, con i quali i visitatori potranno attraversare virtualmente le piazze e i templi dell’antica Elea–Velia. Indossando i visori, il pubblico viene catapultato nell’antica città: tra strade animate da cittadini in costume, edifici pubblici e privati che riprendono vita, e trasformazioni urbanistiche e ambientali svelate attraverso spettacolari ricostruzioni 3D, animazioni 2D e coinvolgenti sequenze in realtà virtuale. Al centro dell’allestimento, un video, guidato dal filosofo Senofane, conduce gli spettatori alla scoperta delle origini di Elea–Velia — dalle piazze agli spazi privati e pubblici, dalla vita quotidiana ai dibattiti filosofici di Parmenide e Zenone — in una narrazione avvincente che si conclude con un breve quiz interattivo per mettere alla prova le conoscenze acquisite.

“Nel nostro parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ogni pietra racconta secoli di storia: è quindi naturale affidarsi alle nuove tecnologie per rendere il passato non solo più vivido, ma anche immediatamente fruibile”, dichiarano Giuseppe Coccorullo, presidente, e Romano Gregorio, direttore dell’ente. “Con Velia Immersive vogliamo accendere l’interesse di visitatori di ogni età, trasformando la scoperta di un sito UNESCO di portata mondiale – ancora poco conosciuto – in un’esperienza interattiva. Grazie a visori e contenuti immersivi, offriamo a studenti e appassionati una chiave di lettura dinamica della storia di Velia, restituendo vita e accessibilità a un patrimonio unico al mondo”.

“Velia Immersive aggiunge un’ulteriore dimensione al viaggio che i nostri visitatori intraprendono nella storia più antica di Velia”, dichiara il direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo. “Siamo grati al parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni per aver scelto il sito di Velia come protagonista di questo innovativo progetto. Il paesaggio naturale e quello archeologico si legano indissolubilmente e divengono sempre più chiari e coinvolgenti. Le nuove tecnologie rappresentano infatti una risorsa straordinaria per colmare la distanza tra passato e presente. Ai parchi archeologici di Paestum e Velia siamo fortemente impegnati sul fronte del miglioramento dell’accessibilità fisica, cognitiva e sensoriale ai nostri siti e alle nostre collezioni. Con questo progetto, il parco nazionale del Cilento si muove esattamente in tale direzione, dimostrando ancora una volta una straordinaria sensibilità e capacità di valorizzare e promuovere il nostro patrimonio”.

 

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli partecipa al Salone Internazionale del Restauro di Ferrara con un’installazione immersiva (la Tomba del Cerbero: “visitabile”) e tre interventi d’eccellenza (Villa Favorita di Ercolano, Tomba del Cerbero, Presentazione della Vergine al Tempio)

L’interno della Tomba del Cerbero ricostruita nello stand della Sabap di Napoli al Salone internazionale del Restauro a Ferrara (foto sabap-met-na)

L’interno della Tomba del Cerbero ricostruita nello stand della Sabap di Napoli al Salone internazionale del Restauro a Ferrara (foto sabap-met-na)

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli partecipa al Salone Internazionale del Restauro di Ferrara, uno degli appuntamenti più autorevoli e attesi per il mondo del patrimonio culturale, in programma dal 14 al 16 maggio 2025. La presenza della Soprintendenza sarà forte, visibile, partecipata e soprattutto straordinariamente immersiva, grazie a uno stand unico nel suo genere che si candida sin da subito a essere uno dei grandi protagonisti dell’edizione 2025. Uno stand come una macchina del tempo: la Tomba del Cerbero “visitabile”. Il cuore pulsante della partecipazione sarà infatti la riproduzione della Tomba del Cerbero di Giugliano in Campania, uno dei più rilevanti monumenti funerari di epoca romana rinvenuto ad ottobre 2023 (vedi Giugliano (Na). Nella Tomba del Cerbero scoperto un inumato in ottimo stato di conservazione in posizione supina. Nuzzo: “La Tomba del Cerbero continua a fornire preziose informazioni sul territorio flegreo nei pressi di Liternum”. Complesse e articolate le ricerche e le analisi in corso coordinate dalla soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli | archeologiavocidalpassato). Lo stand, ideato come installazione immersiva, permetterà al pubblico di entrare fisicamente nella tomba, attraversarne gli spazi, ammirare le pitture parietali riprodotte con cura filologica e vivere in prima persona l’esperienza della visita in un ipogeo millenario. Si tratta di una riproduzione realistica e coinvolgente che non vuole solo stupire, ma anche raccontare con rigore scientifico il valore archeologico, artistico e culturale del monumento, e il complesso lavoro di restauro e messa in sicurezza condotto in questi anni dalla Soprintendenza.

Il soprintendente Mariano Nuzzo davanti allo stand della Sabap di Napoli al Salone internazionale del Restauro di Ferrara (foto sabap-met-na)

Per chi volesse partecipare al salone per visitare la riproduzione della Tomba del Cerbero può iscriversi gratuitamente qui: https://ticket.salonedelrestauro.com/ticket/register. La realizzazione dello stand e delle attività scientifiche e divulgative collegate è stata resa possibile grazie a una rete virtuosa di collaborazioni tra enti pubblici, progettisti, tecnici e realtà produttive del territorio. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di un accordo di collaborazione scientifica con il DIARC – Dipartimento di Architettura dell’università di Napoli “Federico II”, che ha supportato la Soprintendenza nella definizione dei contenuti scientifici e progettuali. La struttura dello stand è stata donata da Warehouse’s Project, realtà impegnata nella valorizzazione culturale attraverso il riuso creativo degli spazi. L’elaborazione grafica del progetto per il Parco di Villa Favorita è stato sviluppato in collaborazione con MarsigliLab, società specializzata nella progettazione del verde e parte del gruppo di progettazione incaricato per il progetto complessivo di restauro del bene architettonico. La riproduzione della Tomba del Cerbero è stata realizzata dagli artigiani e modellisti dei F.lli Giustiniani, storica impresa partenopea attiva nella ricostruzione scenografica e museale. Il progetto grafico dei pannelli, del video e dei materiali espositivi è a cura dello studio Nikura, specializzato in comunicazione visiva per i beni culturali. Le scansioni tridimensionali, la modellazione e il rendering dei reperti archeologici sono stati eseguiti da Drone Time di Nicola Savarese, realtà d’eccellenza nell’ambito della digitalizzazione del patrimonio.

Oltre all’allestimento, il 14 maggio 2025, dalle 11.40, la Soprintendenza sarà presente al Salone con tre interventi specialistici all’interno dello stand del ministero della Cultura (Padiglione 3), testimonianza del ruolo attivo e propositivo che l’istituto riveste nei cantieri del restauro italiano e nel panorama del PNRR.

Villa Favorita a Ercolano, una delle più affascinanti residenze borboniche del Miglio d’Oro (foto sabap-met-na)

Un soffitto affrescato di Villa Favorita a Ercolano (foto sabap-met-na)

Villa Favorita in Ercolano – Esperienze di restauro nell’ambito del PNRR: 11.40 – 12, Padiglione 3 – Stand MIC. Il primo intervento sarà dedicato al progetto di restauro della Villa Favorita di Ercolano, una delle più affascinanti residenze borboniche del Miglio d’Oro. L’intervento si inserisce nell’ambito della Missione 1, Componente 3 – Cultura 4.0 del PNRR, Misura 2, Investimento 2.3, dedicata alla valorizzazione di parchi e giardini storici. L’obiettivo è quello di rigenerare uno dei più grandi polmoni verdi della città ercolanese, un luogo di straordinaria bellezza architettonica e paesaggistica, progettato da Ferdinando Fuga e divenuto residenza reale nel 1792 per volontà di Ferdinando IV di Borbone. Relatori: Mariano Nuzzo, soprintendente SABAP NA MET; Serena Borea, funzionario architetto; Brunella Como, funzionario architetto; Filomena Russo del Prete, funzionario architetto.

L’affresco del cerbero all’interno della Tomba del Cerbero a Napoli (foto sabap-met-na)

Restauro e messa in sicurezza della Tomba del Cerbero: 12 – 12.15, Padiglione 3 – Stand MIC. Il secondo intervento illustrerà l’articolato progetto di restauro e risanamento conservativo della camera ipogeica della Tomba del Cerbero, con particolare attenzione alle decorazioni pittoriche di età romana. Il lavoro, condotto con tecnologie diagnostiche avanzate, ha permesso di preservare uno straordinario documento iconografico che racconta in chiave simbolica un intero universo rituale, sociale e culturale rimasto intatto per oltre duemila anni. Un’opera che, come il mito che evoca, continua a vivere oltre il tempo. Relatori: Mariano Nuzzo, soprintendente SABAP NA MET; Simona Formola, funzionario archeologo – RUP dell’intervento.

La Presentazione della Vergine al Tempio di Massimo Stanzione, custodita nella chiesa della SS. Annunziata di Giugliano in Campania (foto sabap-met-na)

Il restauro del dipinto “La Presentazione della Vergine al Tempio” di Massimo Stanzione: 12.15 – 12.30, Padiglione 3 – Stand MIC. Chiude la mattinata il racconto del restauro dell’opera giovanile di Massimo Stanzione, La Presentazione della Vergine al Tempio, custodita nella chiesa della SS. Annunziata di Giugliano in Campania. Grazie alle analisi diagnostiche e alle indagini stratigrafiche, è stato possibile ricostruire le vicende conservative del dipinto e riconoscere numerose reintegrazioni pittoriche che ne avevano alterato la lettura. Un intervento che restituisce alla comunità un’opera significativa dell’inizio del percorso artistico di uno dei maestri del Seicento napoletano. Relatori: Mariano Nuzzo, soprintendente SABAP NA MET; Palma Maria Recchia, funzionario restauratore SABAP NA MET.

Il Salone internazionale del Restauro di Ferrara (foto sabap-met-na)

La partecipazione della Soprintendenza al Salone del Restauro di Ferrara si configura come una presenza forte, propositiva e visivamente d’impatto, capace di parlare ai professionisti del settore, ma anche al pubblico più ampio, coniugando rigore scientifico, innovazione e narrazione immersiva. Un’occasione per raccontare l’archeologia, l’arte e il paesaggio non solo come testimonianze del passato, ma come luoghi vivi, da curare e condividere, attraverso progetti concreti e visioni lungimiranti.

 

Il parco archeologico del Colosseo presenta il primo progetto di digitalizzazione dell’Anfiteatro Flavio, a cura di Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro, al salone internazionale del Restauro di Ferrara

Modello digitale 3D del Colosseo (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo, diretto da Alfonsina Russo, ha completato per la prima volta il più importante progetto di digitalizzazione del Colosseo attraverso tecniche integrate di rilievo 3D e modellazione HBIM (Heritage Building Information Modelling), creando il primo database geometrico-morfologico completo del monumento. I risultati saranno presentati il 14 maggio 2025 a Ferrara nell’ambito del Salone internazionale del Restauro, dove sarà allestito uno stand promozionale “vestito” con le immagini del modello tridimensionale del Colosseo e dove sarà organizzato un panel interamente dedicato alla presentazione di dettaglio delle caratteristiche e delle potenzialità offerte dal rilievo. Il lavoro ha visto impegnati per due anni lo staff del Colosseo (responsabile unico del progetto Federica Rinaldi e direttore dell’esecuzione architetto Barbara Nazzaro) e le imprese che hanno vinto l’appalto di servizi, ciascuna con le proprie specifiche competenze nel settore (CONSORZIO FUTURO in RICERCA CFR di Ferrara -mandataria-, GEOGRA’ Srl di Sermide, ETS Srl e JANUS Srl di Roma). Gli esiti di questo progetto di straordinaria importanza per la tutela del monumento, come per le attività di studio e ricerca e ormai imprescindibile per gli interventi di manutenzione, restauro e valorizzazione, oltre che per ogni analisi strutturale e di vulnerabilità sismica, sono stati presentati in anteprima in Curia Iulia in occasione del convegno organizzato dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, dalla direzione generale dei Musei, dal parco archeologico del Colosseo e dai musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei nazionali Umbria, dedicato al tema della conservazione preventiva e programmata nei luoghi della cultura statali e non (vedi Roma-Perugia. In presenza e online, il convegno “Conservazione preventiva e programmata. Verso un protocollo condiviso nei luoghi della cultura” promosso da DiVa, Dg Musei, parco archeologico del Colosseo e musei nazionali di Perugia. Tre giorni di confronti per aprire un dialogo e un confronto tra istituzioni museali, statali e non, per avviare un piano strategico di prevenzione e manutenzione. Ecco il ricco programma | archeologiavocidalpassato).