Reggio Calabria. La storia dei guerrieri venuti dal mare conquista il pubblico del Rhegion International Film Festival: il film “Semidei” di Alessandra Cataleta e Fabio Mollo vince il premio “Città di Reggio Calabria”
La storia dei guerrieri venuti dal mare conquista il pubblico del Rhegion International Film Festival che con un punteggio di 9.0 ha assegnato il premio “Città di Reggio Calabria” della prima edizione del RIFF al film “Semidei” di Alessandra Cataleta e Fabio Mollo. La proclamazione in chiusura della cerimonia di premiazione domenica 27 ottobre 2024 in Piazza Paolo Orsi al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. A fare gli onori di casa i direttori artistici del RIFF, Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, con il direttore del MArRC, che hanno tracciato il bilancio, più che positivo, di questa prima edizione, ringraziando quanti hanno reso possibile la sua realizzazione, dalle istituzioni agli sponsor, dallo staff di ArcheoVisiva al personale del museo.

Il sindaco Giuseppe Falcomatà consegna il premio “Cittò di Reggio Calabria” alla regista Alessandra Cataleta, per il film “Semidei” (foto riff)

Frame del film “Semidei” di Alessandra Cataleta e Fabio Mollo
Lorenzo Daniele ha proclamato i titoli dei primi tre film che hanno riscosso il maggior consenso del pubblico: “Al terzo posto con il punteggio di 8,6, un punteggio abbastanza alto, il film “Askòs. Il canto della sirena” di Antonio Martino (Italia, 2023, 63’). Al secondo posto con un punteggio di 8,7 (quindi i decimali contano moltissimo in questi casi) il film “One big family” di Vassilis Loules (Grecia, 2022, 69’). Vince il premio del pubblico “Città di Reggio Calabria”, con il punteggio di 9.0, il film “Semidei” di Alessandra Cataleta e Fabio Mollo (Italia, 2023, 94’). Il premio, realizzato dall’Accademia di Belle arti di Reggio Calabria che raffigura il leprotto della monetazione greca di Rhegion, lo stesso che è stato scelto per il logo del RIFF, è stato consegnato dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, alla co-regista Alessandra Cataleta che ha commentato: “ll film Semidei ha avuto vari riconoscimenti, ma questo è il primo premio che il film Semidei vince realmente e lo vince in presenza dei protagonisti: i Bronzi di Riace. E questo mi emoziona tantissimo. Lo vince qui al museo che è la casa dei Bronzi ed è stata la casa che ha ospitato le riprese. Quindi – ha continuato – rinnovo i ringraziamenti allo staff del Museo che ci ha accompagnati durante le riprese supportandoci, sopportandoci, soprattutto cercando ovviamente di tamponare qualsiasi cosa. Perché noi eravamo attentissimi però voi siete i custodi di un tesoro, fate un lavoro di un’importanza fondante perché custodite la memoria, la memoria della possibilità che l’essere umano possa voltare le spalle a guerre e dedicarsi all’arte, a qualcosa di sublime che ci unisce tutti. Luoghi come questo sono un avamposto – volendo usare un termine in realtà belligerante – ma un avamposto di pace e di dialogo tra esseri umani. Quindi il vostro lavoro è importantissimo. E quello che voleva dimostrare, raccontare il film è anche questo attraverso la storia dei Bronzi, la storia di questo splendido territorio che abbiamo cercato di raccontare attraverso lo sguardo dei Bronzi. Porto i ringraziamenti di un reggino doc, Fabio Mollo, che mi ha trascinato in questa sua avventura, in questo viaggio così intimo nella sua terra”.
Semidei, il documentario diretto da Alessandra Cataleta e Fabio Mollo, racconta una storia straordinaria, iniziata duemila anni fa e riaffiorata nell’estate del 1972. Due misteriose statue in bronzo che rappresentano due guerrieri, riemergono dal mare che costeggia Riace Marina in provincia di Reggio Calabria. Ribattezzati i Bronzi di Riace, i due guerrieri sono riconducibili alla Grecia Antica e sono rimasti sommerse per oltre due millenni. Il documentario ripercorre, attraverso testimonianze e materiale inedito, le tappe della straordinaria vicenda ancora oggi intrisa di mistero. Le due statue si trovano nel museo Archeologico di Reggio, ad oggi gli studiosi si interrogano sull’esistenza di altri bronzi non ancora ritrovati e su diverse incongruenze che mantengono vivo l’enigma attorno ai due guerrieri a cui mancano le lance e gli scudi.

Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria (foto FB)
La prima edizione del Rhegion Film Festival è stata chiusa dall’intervento del sindaco Falcomatà. Falcomatà: Complimenti a voi per aver organizzato questa prima edizione del festival che è stato un successo di pubblico e di critica, che è andato ad arricchire un ottobre già ricco di iniziative nella nostra città. Questo testimonia quanto l’offerta culturale e turistica possa e debba essere sempre più destagionalizzata nel corso dell’anno nella nostra città. Perché la città si presta ad accogliere più iniziative durante l’anno, si presta per il suo clima per la sua voglia di vivere e respirare cultura. E questa iniziativa va esattamente in questa direzione. Naturalmente complimenti a Semidei, noi l’abbiamo apprezzato nei mesi scorsi e siamo molto orgogliosi di questo prodotto che in qualche modo racconta quella che è stata la storia dei Bronzi e raccontando la storia dei Bronzi racconta anche la storia della nostra città. Fa sempre bene recuperare la memoria di quello che è stato e soprattutto in prospettiva di quello che la nostra città può essere e può diventare. E in questo un ruolo importantissimo lo gioca il nostro museo. Io ho finito i termini per ringraziare Fabrizio Sudano per la sua attività, per quello che sta facendo non solo per il museo ma anche per la nostra città. Si dice che non basti l’esilio per definirsi poeta, mutuando un po’ questa frase noi potremmo dire non bastano le opere d’arte per definirsi museo, ed è quello che in qualche modo sta facendo il direttore insieme a tutto il suo staff: organizzare cioè delle iniziative, degli incontri che consentano ancora di più di apprezzare le opere d’arte all’interno del museo e di apprezzare la nostra città. Naturalmente noi non ci accontentiamo, sappiamo benissimo che si può fare sempre meglio, si può fare sempre di più. Proprio per questo noi sia come Comune sia come Città metropolitana siamo disponibili e contenti di poter dare una mano per la prossima edizione affinché possa essere una conferma di quanto questo tipo di iniziative possano aiutare la città a crescere e a promuovere se stessa. Perché noi abbiamo uno straordinario patrimonio storico, artistico, culturale, archeologico e lo dobbiamo promuovere in ottica futura, in ottica di quello che davvero la città potrà diventare nei prossimi anni sfruttando tutte quelle che sono le sue unicità, le sue bellezze naturali”.
Caltanissetta. Alla Fondazione Sicana il convegno “Quali sono le buone pratiche dell’archeologia?” promosso da Italia Nostra: per tre giorni di studio e confronto alcuni tra i massimi archeologi illustreranno le buone pratiche nello scavo, nel restauro, nella manutenzione programmata, nella musealizzazione e nella valorizzazione
“Quali sono le buone pratiche dell’archeologia?” è una domanda ma anche il titolo del convegno promosso da Italia Nostra il 28, 29 e 30 ottobre 2024 nella sede della Fondazione Sicana di SICILBANCA a Caltanissetta, col patrocinio del Comune di Caltanissetta, Fondazione Sicana e Sicilbanca: per tre giorni di studio e confronto alcuni tra i massimi archeologi dell’accademia internazionale e italiana cercheranno di dare una risposta proprio a questa domanda.
A introdurci al convegno con un video di Italia Nostra sono Lorenzo Guzzardi, archeologo e già direttore della Villa del Casale di Piazza Armerina e di molti siti della soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali della Sicilia, e Caterina Greco, archeologa e già direttrice del museo Archeologico regionale ‘A. Salinas” di Palermo. “In un panorama scompaginato da attività tra le più disparate – Telamoni ricostruiti ad Agrigento, festini tra i templi di Selinunte, sfilate di moda nel Parco Archeologico di Nora e concerti rock nel Teatro greco di Siracusa – tutte tese a dare spazio esistenziale ad un turismo guarda e fuggi”, commentano gli organizzatori di Italia Nostra, “vogliamo ragionare oggi intorno alla possibilità per i nostri siti archeologici di essere riconosciuti per quello che sono: un diritto collettivo di godere della bellezza, partecipare della cultura, acquisire competenze e appartenenza a una storia identitaria e condivisa e mitigare le disuguaglianze sociali”. I relatori illustreranno le buone pratiche nello scavo, nel restauro, nella manutenzione programmata, nella musealizzazione e nella valorizzazione, con particolare attenzione ai rapporti tra siti archeologici e territorio.
PROGRAMMA LUNEDÌ 28 OTTOBRE 2024. Alle 15, saluti istituzionali: sindaco di Caltanissetta, Walter Tesauro; vicesindaco e assessore alla Cultura e Turismo, Giovanna Candura; presidente di SICILBANCA, Giuseppe Di Forti; presidente del consiglio regionale Sicilia di Italia Nostra, Leandro Janni. Introduzione ai lavori: contributo del vicepresidente della Fondazione Sicana, Antonio Piraino. PRIMA SESSIONE: comunicazioni provenienti dalle aree europee. Alle 15.45, introduce e coordina: Michel Gras. Alcuni casi in ambito europeo: Dominique Garcia, “Il nuovo modello francese”; Giorgio Rocco, “Prospettive per una disciplina del restauro dell’antico”; Nikolaos Stampolidis, “Il caso studio di Eleutherna (Creta) dagli scavi al museo e sito UNESCO”.
PROGRAMMA MARTEDÌ 29 OTTOBRE 2024. Alle 10, SECONDA SESSIONE: esempi italiani provenienti da alcune aree gestite direttamente dal MiC ovvero da altre istituzioni. Coordina: Michele Campisi. Carlo Pavolini, “Il caso di Ostia e i Parchi archeologici come possibili esperienze di gestione multidisciplinare”; Silvia Guideri, “Un’esperienza di valorizzazione integrata di un patrimonio archeologico e paesaggistico: il Sistema dei parchi della Val di Cornia in Toscana”; Enrico Rinaldi, “Il Parco archeologico di Sepino: gestione, manutenzione programmata e valorizzazione”; Anna Maria Rotella, “Il caso di Vibo Valentia e il “parco archeologico diffuso”; Fabio Pagano, “Il Parco archeologico dei Campi Flegrei, una memoria relazionale”. Alle 15, TERZA SESSIONE: casi siciliani nelle varie forme delle organizzazioni al fine di identificare i punti di forza e quelli di debolezza. Coordina: Leandro Janni. Caterina Greco, “Musei in Sicilia: analisi, problemi e proposte”; Elisa Bonacini, contributo, “Esperienze, soluzioni e tecniche di comunicazione e valorizzazione per un patrimonio al digitale”; Lorenzo Guzzardi, “La grande esperienza delle istituzioni siciliane soprintendenze/parchi/musei”; Serena Raffiotta, “Archeologia e comunità d’eredità: buone pratiche dall’entroterra della Sicilia”; Simona Modeo, “La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale della Sicilia centrale e il ruolo delle Associazioni di volontariato: i casi di Sabucina, Montagna di Marzo e Monte Scalpello”; Rosa Lanteri, “Il Parco archeologico di Siracusa. Dalla perimetrazione alla gestione”.
PROGRAMMA MERCOLEDÌ 30 OTTOBRE 2024. Alle 9.30, QUARTA SESSIONE: gli aspetti teorici e normativi: un problema aperto. Introduce e Coordina: Filippo Coarelli. Rita Paris, contributo, “La figura di Parco archeologico: creazione e funzionamento”; Adriana Laudani, “Il contesto normativo in Sicilia: la sua genesi e il suo tradimento?”; Francesca Valbruzzi, “Luoghi della Cultura in Sicilia: lo Stato dell’Arte”; Massimo Frasca, “Esempi di buone pratiche in archeologia: collaborazione fra le istituzioni”. Tavola rotonda: per l’elaborazione del documento finale delle giornate. Coordina: Massimo Frasca. Intervengono: Michel Gras, Michele Campisi, Massimo Cultraro, Dieter Mertens. I lavori si concluderanno con una relazione del prof. Filippo Coarelli con il compito di trarre le più opportune conclusioni e sullo “stato presente” dell’Archeologia in Sicilia.
Roma. In occasione dell’anniversario della battaglia di Ponte Milvio tra Costantino e Massenzio (28 ottobre 312) la soprintendenza speciale propone due eventi: tango e coraggio, e “In hoc signo vinces”

Il modellino dell’Arco quadrifronte inglobato nel Medioevo in una chiesa fortificata, esposto nell’Antiquarium dell’Arco di Malborghetto (foto ssabap-roma)
Il 28 ottobre 312 nei pressi di Ponte Milvio, dove la via Flaminia supera il Tevere, fu combattuta la battaglia, passata poi alla storia come la “battaglia di Ponte Milvio”, tra l’imperatore romano Costantino, che governava le regioni occidentali dell’impero, e l’usurpatore (imperatore in Italia e Africa, ma non riconosciuto dai colleghi della tetrarchia) Massenzio. A seguito della vittoria delle sue truppe, Costantino divenne l’unico sovrano della parte occidentale dell’impero, ulteriore passo nel suo percorso politico che lo portò a divenire imperatore unico e porre fine alla tetrarchia. Costantino, in vista della battaglia, era sceso col suo esercito lungo la via Flaminia, raggiungendo Roma ad autunno inoltrato, praticamente senza incontrare ostacoli. E con molta probabilità si era accampato col suo esercito in località Malborghetto, vicino a Prima Porta, sulla riva destra del fiume Tevere e a poca distanza dal Ponte Milvio: qui oggi vediamo il cosiddetto Arco di Malborghetto, un tetrapilo di epoca costantiniana che monumentalizza l’incrocio della Flaminia con un’altra strada.
Il 27 e 28 ottobre 2024, presso l’Antiquarium di Malborghetto sulla via Flaminia, in occasione della ricorrenza della Battaglia di Ponte Milvio e la vittoria di Costantino su Massenzio che segnò l’evangelizzazione dell’Europa e l’affermazione del Cristianesimo in Occidente, due giornate di eventi promossi dalla soprintendenza speciale di Roma nell’ambito delle attività di valorizzazione realizzate con Incontr’ARTI – Visioni di Terra e di Cielo. Domenica 27 performance e talk tra l’audacia del tango e la felicità del coraggio con l’attrice non vedente Luisa Stagni, i danzatori Paloma Dionisi ed Emiliano Naticchioni e l’intervento di Gregorio Iacopini sulla filosofia del coraggio. Lunedì 28, data cara al luogo ospitante. Per l’anniversario della vittoria di Costantino, In hoc Signo Vinces, un ensemble con il M° Fabio Lorenzi, la voce di Chiara Meschini, la danzatrice Elisa Carta Carosi e la partecipazione della giovanissima Benedetta Russo. Tutte le iniziative sono alle 17, l’ingresso è gratuito e fino ad esaurimento posti. Si prega prenotare al numero whatsapp 351.9072781.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale giornata finale del Rhegion International Film Festival dedicata al “Cinema in Calabria” e all’assegnazione del premio del pubblico

Frame del film “Figli del Minotauro. Storie di uomini e animali” di Eugenio Attanasio
La prima edizione del Rhegion International Film Festival è alla terza e ultima giornata, domenica 27 ottobre 2024, dedicata al “Cinema in Calabria” curata dal Circolo del Cinema “Cesare Zavattini” di Reggio Calabria, una sezione fuori concorso, pensata per approfondire la riflessione sulla Calabria, i suoi paesaggi e le persone che la abitano e la animano. Alle 17, in Piazza Paolo Orsi al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, proiezione del film “Figli del Minotauro. Storie di uomini e animali” di Eugenio Attanasio (Italia, 2022, 72’). Protagonisti dell’epico racconto della transumanza sono i mandriani, eredi di una cultura millenaria che parte dal Mesolitico, come testimonia il Bos Primigenius nella Grotta del Romito di Papasidero. La troupe ha ripreso per tre anni l’attività della famiglia Mancuso di Marcedusa e ne ha osservato i ritmi e i riti, con l’aiuto dell’etno-antropologo Antonello Ricci. Dal 2019 la transumanza è stata aggiunta alla Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. È un cammino di uomini e di animali, implica rituali e pratiche sociali condivisi, modella le relazioni tra persone, animali ed ecosistemi e ci ricorda l’importanza del prendersi cura, gli uni degli altri. Segue la conversazione con il regista, condotta da Tonino De Pace.
Chiude la giornata e la prima edizione del Rhegion Film Festival, alle 18.45, la cerimonia di premiazione con l’assegnazione del premio del pubblico “Città di Reggio Calabria” consegnato da Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria.
Ercolano. Al parco archeologico visita guidata “Ercolano dei popoli” alla scoperta di una cultura al plurale, i legami e le relazioni tra i popoli antichi attraverso l’osservazione di apparati decorativi, architettura e testimonianze archeologiche
Un luogo dove rivivere la vita quotidiana degli antichi Romani per un viaggio incredibile nel passato. Ma anche un territorio dove sin dall’antichità si sono incontrate, influenzate e arricchite reciprocamente culture e genti come conseguenza dei cambiamenti politici, culturali e di gusto. Il parco archeologico di Ercolano e CoopCulture presentano “Ercolano dei popoli”, una visita guidata alla scoperta di una cultura al plurale, in programma domenica 27 ottobre 2024, alle 11.30. Una guida specializzata in archeologia accompagnerà i partecipanti in un percorso lungo il quale saranno evidenziati i legami e le relazioni tra i popoli antichi attraverso l’osservazione di apparati decorativi, architettura e testimonianze archeologiche. Visita gratuita più biglietto di ingresso al Parco a pagamento. Partecipazione fino ad esaurimento posti disponibili. Prenotazione consigliata su sito web www.coopculture.it, www.ercolano.cultura.gov.it

Panorama del sito archeologico di Ercolano, l’antica Herculaneum (foto paerco)
I resti del parco archeologico di Ercolano, sepolti dall’eruzione del Vesuvio e per questo mantenuti in un eccezionale stato di conservazione, regaleranno ai visitatori un incredibile viaggio nel passato, un’occasione per riflettere sulle peculiarità e sui meccanismi di interazione culturale. Un’esperienza imperdibile per esplorare le pluralità culturali, storiche e antropologiche nel mondo antico adatta anche ai più piccoli: all’ingresso i bambini riceveranno mappe speciali da conoscere e, poi, colorare.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)
“Ercolano al centro del Mediterraneo, oggi come nell’antichità”, commenta il direttore Francesco Sirano, soddisfatto del varo della nuova iniziativa. “Nell’ambito della nuova gestione dei servizi al pubblico il primo di una originale serie di appuntamenti pensati per tutti, che aiuterà a guardare da una prospettiva inedita per il luogo uno dei peculiari aspetti (stranamente poco divulgato) del mondo romano, e in particolare della società e delle comunità del I secolo d.C.: la capacità di includere tutto ciò che non mettesse a repentaglio gli equilibri consolidati e anzi di accogliere elementi culturali, religiosi, di stile di vita della più varia provenienza sia geografica sia temporale. Ed è straordinario potere apprezzare questo fenomeno in una cittadina come Ercolano vivace, con standard di qualità della vita e livelli culturali inopinatamente alti e diffusi in larghi strati della società. Una visione attuale, moderna, contemporanea, che apre la mente alla riflessione sulle modalità di promuovere coesione e armonia tra popoli. Si tratta di un tipo di scambio che attraverso iniziative come questa e tutte le altre che stiamo mettendo in campo oramai da qualche anno, anche con l’aiuto di associazioni culturali e di promozione del luogo, vorremmo facilitare anche tra la comunità locale e i visitatori. Ci teniamo a proporre letture innovative in una chiave interessante, coinvolgente, che può sollecitare la curiosità di turisti e cittadini, coppie, famiglie e bambini che la animeranno”.
Roma. Al museo nazionale di Villa Giulia un’esperienza unica per i più piccoli: “Una notte con gli Etruschi”, laboratori didattici, cacce al tesoro e storie fantastiche fra le vetrine, prima di addormentarsi cullati dai racconti e circondati da capolavori antichi
Tra poco più di un’ora varcheranno il portone d’ingresso del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia pronti a vivere un’esperienza unica: una notte a tu per tu con gli Etruschi. Con sé hanno tutto l’occorrente per vivere un’avventura indimenticabile fino all’alba: dal sacco a pelo al tappetino e ai calzini antiscivolo; dalla borraccia al necessario per l’igiene personale, senza dimenticare il peluche preferito, il cuscino, o la copertina per una dolce notte: “Una notte con gli Etruschi”. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propone per sabato 26 ottobre 2024 un’avventura notturna per i visitatori più piccoli – tra i 7 e i 12 anni – tra le opere dell’antica civiltà etrusca, dalle 20 alle 8 del mattino. Laboratori didattici, cacce al tesoro e storie fantastiche che prendono vita fra le vetrine, prima di addormentarsi cullati dai racconti e circondati da capolavori antichi. Al museo si potrà entrare solo con la parola d’ordine che è stata comunicata al momento dell’iscrizione. “Il Museo è felice di offrire ai visitatori più giovani questa nuova iniziativa, che rappresenta una novità nel panorama museale statale e un nuovo modo di entrare in contatto con il nostro patrimonio”, afferma la direttrice del Museo, Luana Toniolo. “L’educazione al patrimonio è uno dei nostri obiettivi fondamentali e proprio per questo stiamo lavorando per mettere in campo esperienze sempre più varie e innovative per coinvolgere i più piccoli insieme alle loro famiglie”.

Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia in notturna (foto etru)
Per la prima volta un museo del ministero della Cultura apre le sue porte in piena notte per offrire un’avventura magica a tu per tu con l’affascinante mondo etrusco. Armati di torcia, sacco a pelo e pigiamino, i bambini, accompagnati da un adulto, potranno vivere una notte indimenticabile. L’evento mira ad avvicinare le famiglie al mondo etrusco in modo originale attraverso il gioco, con attività ideate appositamente dal museo, attivissimo nella progettazione di programmi ludico-didattici a misura di bambino come gli Etrulab, i laboratori del sabato pomeriggio. Dalle 20 alle 8 del mattino, la notte sarà ricca di attività che spaziano dalla caccia al tesoro con la sfida a squadre, alla creazione di personaggi mitici raffigurati nei vasi delle collezioni, da mettere in scena o da impersonare cimentandosi nella recitazione, a momenti di ascolto e immaginazione con le storie della buonanotte, fino allo spuntino di mezzanotte e al pernottamento in sacco a pelo nelle sale del museo. la mattina, colazione tutti insieme al museo.
Paestum. Apre la mostra di arte contemporanea “Segni Epocali. Fernando Mangone racconta Paestum”, una rilettura non convenzionale del passato attraverso lo sguardo dell’artista di fama internazionale
“Segni Epocali. Fernando Mangone racconta Paestum” è il titolo della mostra di arte contemporanea promossa dal parco archeologico di Paestum, dal 26 ottobre 2024 al 12 gennaio 2025, interamente dedicata al patrimonio pestano. L’esposizione offre una rilettura non convenzionale del passato attraverso lo sguardo dell’artista di fama internazionale Fernando Mangone, che ha dedicato trent’anni al racconto pittorico del patrimonio dei parchi archeologici di Paestum e Velia, in provincia di Salerno. La mostra rappresenta una riflessione profonda sulla continuità storica, sulle tracce del tempo e sulla capacità dell’arte di parlare di epoche diverse, mantenendo vive le radici di un territorio che ha molto da raccontare. In questo dialogo continuo tra antico e moderno, Mangone interpreta e reinterpreta, attraverso la sua visione artistica, la magnificenza di Paestum, traducendo segni e simboli dell’antica città in un linguaggio adatto alla sensibilità contemporanea.

L’artista Fernando Mangone con una sua opera al Tempio di Nettuno, nel santuario meridionale di Paestum (foto pa-paeve)
Sabato 26 ottobre 2024 la vernice della mostra al santuario meridionale di Paestum: dopo i saluti istituzionali e la presentazione della mostra, alle 17.30, performance art di Fernando Mangone con accompagnamento musicale; 18, visita all’interno del Tempio di Nettuno con le altre opere esposte; 18.30, disvelamento polittico e accensione delle lampade Wood; 19, visita della mostra nella sala cella del museo Archeologico nazionale; 19.30, rinfresco nella sala spazio pubblico del museo Archeologico. Intervengono Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Teresa Marino, funzionario archeologo dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Luciano Carini, curatore della mostra; Carlo Motta, responsabile libri Editoriale Giorgio Mondadori.

La Basilica del santuario meridionale di Paestum e un’opera di Fernando Mangone (foto pa-paeve)
Come afferma il direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo, “Fernando Mangone è un artista di fama internazionale, ma è soprattutto un uomo profondamente radicato in questa terra, un conoscitore appassionato dei suoi antichi miti, delle sue tradizioni, della sua iconografia. Nelle sue opere, Mangone lascia riaffiorare gli strati della storia più antica della città, ma anche quelli della propria vita»”. La mostra riporta l’artista nel suo territorio d’origine. Nelle parole del curatore della mostra Luciano Carini, “Paestum e Fernando Mangone sono un binomio unico e straordinario. Il nostro artista è figlio di questa terra, suo attento e scrupoloso conoscitore. Mangone ama il suo territorio, la sua gente e la sua storia. In questa mostra l’artista campano ha ricostruito, con un linguaggio moderno e contemporaneo, tutte le fasi storiche dell’antico luogo, dalle origini ai nostri giorni”. Pur avendo vissuto e viaggiato in numerose città d’Europa, Mangone ha dedicato gran parte della sua vita alla rappresentazione di Paestum, un luogo dove il fascino dell’antico si intreccia con la sua sensibilità artistica tutta contemporanea. Con una maestria che ricalca le istanze del movimento espressionista, Mangone ha saputo catturare l’essenza di un territorio che conserva intatta la sua maestosità. Nei suoi dipinti, Paestum non è soltanto un sito archeologico, ma una culla di memoria e bellezza che viene riscoperta e reinterpretata attraverso il suo tratto.

L’artista Fernando Mangone con una sua opera al Tempio di Atena, nel santuario meridionale di Paestum (foto pa-paeve)
Il progetto della mostra “Segni Epocali. Fernando Mangone racconta Paestum” si basa sull’idea che “Il museo non rappresenta più soltanto l’immagine più alta del passato, esso è, oggi, anche lo specchio del continuo evolversi della società e dei suoi bisogni. Questo cambiamento ha richiesto un arricchimento dell’offerta culturale attraverso una strategia sia di riorganizzazione e riqualificazione delle strutture museali, sia di riutilizzo degli spazi a fini di studio ed incontro oltre che espositivi. […] Ecco che il museo non è più visto come luogo astratto ed isolato dalla città, ma come luogo reso vivo dal rapporto con il territorio, luogo di approfondimento di studio, di ricerca, laddove si dà ampio spazio ad una moderna didattica”, come affermano le responsabili del coordinamento scientifico Teresa Marino, Ornella Silvetti, Rosaria Sirleto. I visitatori potranno acquistare in esclusiva il catalogo “Segni Epocali. Fernando Mangone racconta Paestum”, un prezioso volume dedicato alle opere esposte e alla collezione dell’artista dedicata al patrimonio pestano.
Le opere di Mangone, realizzate con tecniche miste e predominanza di tempere fluorescenti, sono ospitate nella Sala Cella del museo Archeologico nazionale di Paestum, uno spazio che condurrà il visitatore lungo un percorso che sfida le categorie temporali, dove la monumentalità dei templi e i reperti identitari custoditi a Paestum si fondono con la sensibilità artistica di Mangone. I templi di Athena, di Hera e di Nettuno dell’area archeologica, i soggetti rappresentati sulle lastre tombali di età lucana e le raffigurazioni più iconiche del Museo, come il celebre Tuffatore, sono i protagonisti di un allestimento che trasporterà i visitatori nell’universo espressionista di Mangone, caratterizzato da cromatismi vivi e da forti suggestioni visive, che allo stesso tempo riesce a far trasparire la sua personale visione sul mondo. La mostra è articolata in tre sezioni tematiche: Vivere la città, Costruire la città e Oltre la città. Le opere di Mangone saranno parte di un’esperienza immersiva e multisensoriale, in un ambiente che richiama l’atelier dell’artista e ne ricrea l’atmosfera intima e personale. In occasione dell’evento inaugurale nell’Area archeologica di Paestum, verranno esposte all’interno del tempio “di Nettuno” alcune tele che reinterpretano in maniera inedita i templi, dialogando armoniosamente con l’ambiente circostante. Non lontano è installato un imponente polittico composto da venti tavole che offrono una spettacolare e suggestiva veduta del patrimonio archeologico di Paestum.
Comacchio (Fe). In sala polivalente la conferenza “Spina. Ricerche nel porto etrusco”: l’università di Bologna parla delle ultime novità emerse nella campagna di scavo 2024 appena conclusa

Cosa hanno ritrovato gli archeologi durante la campagna di scavo appena terminata? Quali nuove informazioni possiamo sapere su Spina etrusca? Per conoscere questo e molto altro, appuntamento sabato 26 ottobre 2024, alle 18, in sala polivalente San Pietro, via Agatopisto 7, a Comacchio (Fe), nell’incontro, gratuito ma su prenotazione obbligatoria (0533/311316, info@museodeltaantico.com), “Spina. Ricerche nel porto etrusco”, pensato per divulgare le ultime novità emerse sul campo. Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura del Comune di Comacchio, Emanuele Mari, parteciperanno: Andrea Gaucci, direttore della missione di scavo dell’università di Bologna; la funzionaria archeologa della Soprintendenza Carolina Ascari Raccagni; e Marco Bruni, direttore del museo Delta Antico nonché i membri dell’équipe di scavo Carlotta Trevisanello, Giorgia Bandini, Laura Sofia di Giorno e Léonard Gournay.

L’area archeologica del porto etrusco di Spina nelle valli di Comacchio (foto unibo)
Dal 2020 la Cattedra di Etruscologia è attiva presso il sito della città portuale di Spina con l’obiettivo di indagare l’area interessata dall’antico abitato. Scopo ultimo è comprendere l’articolazione urbana dell’insediamento ed eventualmente individuare manifestazioni pubbliche e sacre che permettano di comprenderne gli aspetti più istituzionali. Negli anni 2020-2021, grazie anche al progetto europeo VALUE, è stato possibile avviare una serie di indagini non invasive che hanno consentito la mappatura di un’area di 30 km2 attorno al sito archeologico. Ricognizioni di superficie, prospezioni geofisiche e rilievi tramite UAV (anche con sensore multispettrale), assieme a tutta la documentazione d’archivio disponibile, offrono ora un quadro aggiornato del palinsesto archeologico dell’area, che va dal periodo etrusco fino all’età contemporanea. Particolare attenzione è stata data agli aspetti ambientali e di cambiamento del paesaggio, fortemente condizionato dall’attività del fiume Po e più recentemente dalle bonifiche. Dal 2022, accanto alle indagini non invasive, si è avviato lo scavo archeologico di un settore periferico del nucleo abitativo, con l’obiettivo di comprendere l’ambiente attorno alla città etrusca, il suo cambiamento nel tempo e il rapporto fra questo e le infrastrutture urbane. La Missione rientra nel più ampio progetto EOS – Etruscans on the Sea della Cattedra di Etruscologia e antichità italiche. La missione archeologica ha il supporto del Comune di Comacchio, del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. Collaborano inoltre l’Université de Strasbourg e il CNRS (Dr. Ferréol Salomon), la British School at Rome (Dr. Stephen Kay).
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale seconda giornata del Rhegion International Film Festival (RIFF), a cura di ArcheoVisiva e del MArRC: protagonisti i bronzi di San Casciano, con conferenza, mostra e film. Ecco il programma della seconda giornata aperta da Archeokids

Il professor Jacopo Tabolli, direttore scientifico dello scavo del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni (foto riff)
I bronzi antichi protagonisti sabato 26 ottobre 2024, seconda giornata del Rhegion Film Festival in corso al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Alle 17.30, in Piazza Paolo Orsi, aperta alla vista dei Bronzi di Riace, per la serie “Storie in piazza” si terrà l’incontro “Riti di Bronzi a San Casciano dei Bagni” con Jacopo Tabolli, professore associato di Civiltà dell’Italia Preromana ed Etruscologia presso l’Università per Stranieri di Siena, direttore scientifico dello scavo nel Bagno Grande di San Casciano, e co-curatore della mostra “Gli dei ritornano- I Bronzi di San Casciano, attualmente visitabile proprio al MArRC, che commenterà alcune delle più interessanti scoperte fatte nel corso degli scavi al santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena. Un’occasione importante per riflettere sui riti del passato e del presente, sul legame che si crea tra l’essere umano e la divinità quando il dialogo di fede riguarda la salute. Ingresso libero e gratuito. Quindi, alle 18, proiezione del film “Come un fulmine nell’acqua. I Bronzi di San Casciano dei Bagni” di Brigida Gullo, Eugenio Farioli Vecchioli (Italia, 2023 – 57’). Premiati come la scoperta archeologica dell’anno, gli scavi del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni sono raccontati in questo documentario. Dal 2020 al 2022, la vasca sacra, cuore del santuario, ha restituito oltre 200 manufatti in bronzo e più di 5000 monete, ma soprattutto ci ha riconsegnato il racconto fedele di un passato non lontano dal nostro presente, che ci parla di salute e di fede.

Archeokids è lo spazio riservato ai bambini e ai ragazzi dal Rhegion Film Festival (foto riff)
La seconda giornata del Rhegion Film festival si è aperta, sempre in Piazza Paolo Orsi, con Archeokids, che ha visto bambini e ragazzi impegnati in laboratori di archeologia e poi spettatori di bellissimi cortometraggi, che hanno affrontato i grandi temi di amore, vita, morte, amicizia, avventura e disabilità. Filmati con giovani attori e con sequenze animate: un modo coinvolgente per appassionarsi di Storia e Archeologia. Eccoli: “In the beginning” di Shaun Clark (Regno Unito, 2021, 11’), una donna, poi dea e poi santa che osserva il mondo…da sotto in su; “Man creates man” di Yiots Vrantzas (Grecia, 2020, 7’), la storia di un insediamento neolitico in Grecia e di un gruppo di statuette di argilla; “Odyssea: the story of our Evolution” di Sebastien Duhem (Belgio, 2023, 27’), dal neolitico alla caduta dell’impero romano; “Storie di ossa” di Gabriele Clementi (Italia, 2023, 8’), il lavoro di Stefano Ricci Cortili, l’uomo che sussurrava alle ossa; “The kiss” di Ali Zare Ghanatnowi (Francia, 2022, 8’), dalle immagini in pietra ai personaggi animati che raccontano di un amore oltre i limiti del tempo e dello spazio; “Psittacus” di Lorenzo Daniele (Italia, 2024, 10’), l’avventura di 5 ragazzi a Brucoli, dentro e fuori il tempo, all’inseguimento di un pappagallo; “Gegone, inside the Museum Kore” di Joan Zhonga (Grecia, 2023, 6’), l’amicizia tra una ragazzina in sedia a rotelle e un’antica ragazza di marmo senza arti.
I film in concorso. Alle 19, il film “Approdi” di Lorenzo Scaraggi (Italia, 2024 – 45’). “Approdi” indaga sull’identità più profonda dei porti pugliesi, è il racconto di una lunga navigazione a vela tra Ionio e Adriatico che prende spunto dalla visione geopoetica del “Breviario Mediterraneo” di Predrag Matvejevic. Ciascuna tappa segna un incontro che approfondisce un tema. Alle 21.30, il film “La cabane” di Patrick Chilloux (Francia, 2023 – 3’). Nel bosco è stata allestita una prima impalcatura. A poco a poco il canto degli uccelli lascia il posto al rumore del cantiere. Alle 21.35, chiude la serata il film “Semidei” di Fabio Mollo (Italia, 2024 – 94’). Semidei è un documentario che ripercorre mezzo secolo di storia raccontando le due statue bronzee meglio conservate al mondo, i due misteriosi guerrieri che riemersero dal mare di Riace nel 1972, dopo duemila anni passati sott’acqua. Interviste e documenti inediti, testimonianze dirette e il racconto di un presente in tumulto sono il cuore di questo viaggio.

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