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Parchi archeologici di Paestum e Velia. Ingresso gratuito per la #domenicalmuseo e per la Befana i laboratori di ceramica “Keramos” dedicati a Demetra

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Due occasioni da non perdere per visitare i parchi archeologici di Paestum e Velia. Il 5 gennaio 2025 torna #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici italiani ogni prima domenica del mese. A Paestum, sarà possibile visitare anche la nuova sezione del Museo, intitolata all’archeologo Mario Torelli, che racconta le tappe della città romana fino al Medioevo. A Velia, l’esperienza si arricchisce con il percorso sul Crinale degli Dei, tra terrazze sacre e scorci suggestivi. Durante la giornata sarà possibile accedere ai depositi del Museo di Paestum, una visita esclusiva per scoprire tesori nascosti e storie affascinanti. Sono inoltre previste attività didattiche per tutte le età, con percorsi che riscoprono i viaggiatori del Grand Tour e le divinità di Velia, accompagnati da guide esperte. Per rendere l’esperienza ancora più completa, è previsto un servizio navetta gratuito che collega i due siti. I siti saranno aperti dalle 8.30 alle 19.30, con ultimo ingresso consentito alle 18.30.

paestum_parco_6-gennaio_locandinaIl 6 gennaio 2025, giorno dell’Epifania, il museo Archeologico nazionale di Paestum invita a un evento speciale che celebra l’arte e la tradizione: i laboratori di ceramica “Keramos” dedicati a Demetra, la dea della fertilità e del rinnovamento. I laboratori, adatti a visitatori di tutte le età, offrono un’occasione unica per immergersi nell’arte ceramica e creare con le proprie mani manufatti ispirati al mondo antico. Potrete modellare ex voto, vasi miniaturistici, statuette votive e giocattoli in ceramica, rivivendo antiche tradizioni in un contesto festivo e inclusivo. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’associazione Pandora Artiste Ceramiste, garantendo un’esperienza autentica e guidata da esperte del settore.

Reggio Calabria. In piazza De Nava gran finale di MuseoinFest con “Zoé, il Principio della Vita” promosso dal MArRC col Comune

reggio-calabria_archeologico_museoinfest_gran-finale_locandinaDomenica 5 gennaio 2025 alle 18, nella splendida cornice di piazza De Nava, davanti al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, il grande finale di MuseoinFest: il MArRC, in collaborazione con il comune della Città di Reggio Calabria e sotto la direzione artistica di Ruggero Pegna, presenta “Zoé. Il Principio della Vita”. Uno spettacolo curato dalla Compagnia Piccolo Nuovo Teatro di Bastia Umbra, una delle più prestigiose compagnie internazionali di Teatro Urbano, che celebra il rapporto tra Uomo e Natura attraverso testi suggestivi, artisti di strada, danza aerea e su trampoli, giocoleria, macchine sceniche e molto altro.

Ercolano. Al parco archeologico dopo #domenicalmuseo e l’apertura per la Befana, dal 7 gennaio si può visitare la Casa della Gemma, gioiello dell’antica Hercolaneum. E poi tornano i Close-up cantieri

Riapre al pubblico la Casa della Gemma, gioiello del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

A Ercolano l’Epifania non porta via la festa della cultura: dal 7 gennaio ripartono le attività speciali del Parco. Si inizia con la Casa della Gemma e i Close-up cantieri. L’aria di festa prosegue al parco archeologico di Ercolano con l’apertura a ingresso gratuito dell’anno con #domenicalmuseo, il 5 gennaio 2025, appuntamento mensile con le aperture gratuite dei luoghi della cultura statali e l’apertura nel giorno della Befana, 6 gennaio 2025, si potrà visitare il sito archeologico con il regolare costo di ingresso e nei consueti orari invernali (8.30-17, ultimo ingresso ore 15.30). E l’anno nuovo, a partire dal 7 gennaio 2025, porta ai visitatori l’inizio del vero e proprio anno di novità con l’apertura ciclica della Casa della Gemma con orario 9.30-13, gioiello del parco archeologico di Ercolano, famosa per i preziosi mosaici pavimentali. “L’obiettivo del nostro lavoro”, interviene il direttore Francesco Sirano, “è valorizzare il sito per offrire a un pubblico sempre più ampio, curioso e consapevole dei valori culturali la visita al sito UNESCO. Iniziamo un anno all’insegna di tante novità che ci permetteranno di arricchire ancora di più il paniere dell’offerta culturale del Parco. Le aperture cicliche, come quella della Gemma, aiutano a ridurre il degrado antropico sulla città antica insieme alla regolare manutenzione estesa alla scala dell’intera città antica. Ora è il momento per rivivere il fasto della Casa della Gemma e tra qualche giorno, a partire dal 16 gennaio 2025, ci sarà il piacere di potere accedere al dietro le quinte dei lavori di restauro, iniziativa che coinvolge i turisti nel quotidiano lavoro di conservazione svolto dallo staff del Parco. Ai nostri visitatori l’invito a seguire le pagine social del Parco per essere sempre aggiornati su ogni novità”.

La Casa della Gemma al parco archeologico di Ercolano è aperta al pubblico dal 7 gennaio 2025 (foto paerco)

La Casa della Gemma prende il nome da una gemma con ritratto femminile dell’età di Claudio, che si riteneva ritrovata in questa domus mentre invece parrebbe appartenere alla sottostante Casa di Granianus. La dimora era parte integrante della Casa del Rilievo di Telefo, probabilmente di proprietà della famiglia di Marco Nonio Balbo, che presentava un impianto irregolare, frutto dei continui ampliamenti per conquistare l’affaccio sul mare e la veduta del Golfo. In età augustea la dimora si sviluppava in tre livelli su ben 1.800 metri quadrati, rappresentando la seconda abitazione più grande di Ercolano, ed era collegata alle Terme Suburbane. Nell’ultimo periodo di vita della città, il gigantesco complesso residenziale venne diviso, nell’ambito di una generale ristrutturazione, in tre distinte abitazioni, creando la Casa della Gemma, che si trova al livello della strada, e un’altra casa più modesta al piano sottoposto, reso indipendente grazie a un ingresso autonomo presso Porta Marina. 

Il triclinio della Casa della Gemma a Ercolano vanta uno dei più bei mosaici geometrici in bianco nero dell’intera Ercolano (foto paerco)

La Casa della Gemma conserva, nel suo quartiere signorile, caratteri di grande freschezza degli intonaci e nei pavimenti. Certamente, essa fu abitata, negli ultimi giorni, da una famiglia di riguardo, che ebbe tra i propri ospiti un medico all’epoca famoso alla corte imperiale di Tito, di nome Apollinare, il cui ricordo è consacrato da un’iscrizione irriverente nella latrina, posta nel quartiere rustico insieme alla cucina. Come le altre dimore affacciate sul mare, anch’essa si sviluppa verso sud con una serie di ambienti, tra cui il triclinio, allineati sul loggiato, ora appena intuibile. Nel triclinio vanta uno dei più bei mosaici geometrici in bianco nero dell’intera Ercolano. 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia le ultime due visite guidate del ciclo “Natale all’Etru”: “Le imprese di Ercole” con Simone Lucciola e “Il banchetto etrusco” con Chiara Cecot

roma_villa-giulia_natale-all-etru-2024_locandinaSabato 4 gennaio 2024 si conclude “Natale all’Etru”, lo speciale ciclo di visite guidate tematiche alle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con due appuntamenti: uno al mattino e uno al pomeriggio. Le visite sono gratuite, comprese nel costo del biglietto d’ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo salvo disponibilità.

Grafica della raffigurazione di Eracle che combatte col leone di Nemea dall’anfora a figure nere (520-510 a.C.) attribuita al Pittore di Boulogne 441, proveniente da Vulci, e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Sabato 4 gennaio 2025 si inizia alle 11 con la visita guidata “Le imprese di Ercole a Villa Giulia”. Simone Lucciola offrirà ai partecipanti una panoramica delle imprese eroiche e avventurose di Eracle attraverso le raffigurazioni rappresentate nelle opere della collezione del Museo. Una saga avvincente, dalle origini semidivine all’ascensione finale all’Olimpo, attraverso le dodici fatiche, passando per le Argonautiche, la Gigantomachia, senza dimenticare la lotta con il terribile centauro Nesso e con l’imbattibile Leone di Nemea. Quest’ultimo era un animale mostruoso, dalla pelle invulnerabile per qualsiasi arma, nato dall’accoppiamento incestuoso di Echidna con uno dei suoi figli avuti da Tifone (fra cui la stessa Idra di Lerna): Ortro, cane di Gerione, il gigante a tre teste al quale Eracle dovrà rubare le mandrie di buoi nella sua decima impresa. L’eroe come protagonista del mito, intermediario e anello di congiunzione tra i vizi e le virtù degli uomini e degli dèi.

Scena di banchetto: affresco dalla Tomba del Letto funebre proveniente da Tarquinia e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Secondo appuntamento, sempre sabato 4 gennaio 2025, alle 17, con la visita guidata “Il banchetto etrusco: iconografia e rituali”. Chiara Cecot porterà i partecipanti nel mondo del banchetto etrusco, fra ritualità, tradizioni e raffigurazioni che ci restituiscono il quadro dell’importanza di questo momento nella società antica. Diodoro Siculo, citando Posidonio: “…preparano due volte al giorno tavole sontuose, allestendo banchetti con biancheria e ricami colorati, coppe d’argento di vario tipo, ed hanno a disposizione un numero non piccolo di domestici per servirli, alcuni di straordinaria avvenenza…”. Gli Etruschi riprendono l’ideologia del banchetto dai Greci come segno di distinzione economica e sociale e richiamano l’adesione a questa pratica anche in ambito funerario, come testimoniano le frequenti scene di banchetto dipinte nelle tombe etrusche e il gran numero di oggetti legati al consumo del vino e delle carni rinvenuti nelle stesse. Passeggiando fra le sale espositive andremo alla ricerca degli oggetti e delle atmosfere del banchetto, come testimoniano gli affreschi della Tomba del Letto funebre proveniente da Tarquinia e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Natale all’Etru” visita guidata “L’Oriente e gli Etruschi: i Fenici in terra etrusca” a cura di Valentina Billante

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Le lamine d’oro di Pyrgi: copia delle lamine iscritte provenienti dal santuario di Pyrgi e risalenti alla fine del VI secolo a.C. I testi in etrusco e in fenicio ricordano la dedica del “re su Caere” Thefarie Velianas alla dea Uni-Astarte, conservate al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)

Venerdì 3 gennaio 2025, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Natale all’Etru”, speciale ciclo di visite guidate tematiche alle collezioni del Museo, visita guidata “L’Oriente e gli Etruschi: i Fenici in terra etrusca” a cura di Valentina Billante che porterà i partecipanti a conoscere gli Etruschi attraverso i contatti culturali e commerciali con altre popolazioni. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità. Gli Etruschi, grandi navigatori e commercianti, si spingevano sia verso oriente sia verso la Francia e la Spagna. I Greci li chiamavano “Tirreni” e con quel nome ancora oggi conosciamo quel tratto di mare che era sotto il loro controllo. I rapporti commerciali fra gli Etruschi e i mercanti fenici e greci erano molto vivaci. Nelle tombe etrusche sono stati trovati moltissimi oggetti che ci fanno comprendere cosa commerciassero: olio, vino, vasi in ceramica, unguenti, spezie, metalli e preziosi oggetti di lusso provenienti dall’oriente, dall’Egitto e dalla Grecia. Possiamo dunque parlare di una ibridazione mediterranea nell’Italia preromana? La visita si concentrerà sul racconto di questi preziosi legami e, in particolar modo, sulle attestazioni fenicie che si ritrovano e si mescolano in ambiente etrusco. Fra le testimonianze più significative, certamente, le celebri lamine d’oro di Pyrgi.

Torino. Il direttore del museo Egizio Christian Greco ci introduce alla nuova Galleria dei Re: ecco l’allestimento “dall’oscurità alla luce”

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Il nuovo allestimento della Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

È stato uno dei momenti più attesi, il 20 novembre 2024, delle celebrazioni del bicentenario del museo Egizio di Torino, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la riapertura, dopo il restauro e il riallestimento, della Galleria dei Re: “From darkness to light” non è solo il titolo del progetto, ma è l’effetto – stupefacente – che fa sul visitatore, e che sta facendo alle centinaia di migliaia di persone che dalla sera del 20 novembre 2024 accedono – magari un po’ prevenuti – alla Galleria dei Re, curata da Johannes Auenmüller, Paolo Del Vesco, Alessandro Girardi, Cédric Gobeil, Federico Poole e Martina Terzoli.  sapendo che non avrebbero più trovato l’allestimento “hollywoodiano” di Dante Ferretti (del quale un po’ tutti ci eravamo innamorati) (vedi Torino. Al museo Egizio il presidente Mattarella col ministro Giuli apre i festeggiamenti per il bicentenario: consegnato alla città e all’Italia il tempio di Ellesiya e riaperta la Galleria dei Re che stupisce e convince anche i più prevenuti | archeologiavocidalpassato). Intesa Sanpaolo è main partner del riallestimento della Galleria dei Re, con il contributo di Alpitour World

A introdurre gli appassionati alla visita della “nuova” Galleria dei Re è il direttore del museo Egizio, Christian Greco. “La nuova Galleria dei Re”, spiega il direttore Christian Greco ad archeologiavocidalpassato.com, “è dall’oscurità alla luce: nel luogo in cui siamo che le finestre ci permettono di sbirciare all’interno, di sera si potrà passeggiare fuori e vedere dentro e – l’ho documentato – si vede il nostro Seti II, si vede Ptah, si vede Ramses II. E poi queste pareti in metallo che sono pareti di un materiale diverso che non vanno in contraddizione, in competizione con l’elemento materico della pietra, diafane, che permettono di specchiare ma non proprio. Ci fanno intravedere come fossero un eidolon (immagine) platonico una forma che noi cerchiamo di afferrare. Ci ricordano che noi il passato lo conosciamo per sineddoche, in modo granulare, e quello che è oltre le pareti è tutto ciò che noi abbiano perso, e con la ricerca dobbiano cercare di ricostruire. torino_egizio_nuova-galleria-dei-re_thutmosi-III_ramses-II_foto-graziano-tavan

Nuova Galleria dei Re al museo Egizio di Torino: per la prima volta le statue di Thitmosi III e Ramses II al centro (foto graziano tavan)

“E poi è la prima volta in 200 anni – continua Greco – che Thutmosi III e Ramses II sono posti al centro; che possiamo girare attorno a queste statue monumentali, che possiamo guardare il nostro Horemheb e Amon in tutto il loro splendore. C’è un elemento che ci fa capire perché andava cambiato: prima del riallestimento il colore del nostro Horemheb era questo (tassello grigio scuro, ndr), era praticamente nero, ma non lo si vedeva nell’oscurità. Adesso nella luce, l’abbiamo pulito, l’abbiano restaurato, è ritornato a risplendere e lo possiamo guardare negli occhi, e quasi ci sentiamo parte di questo mondo divino che si è abbassato e noi tra i grandi Re dell’antico Egitto finalmente possiamo camminare”.

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Galleria dei Re al museo Egizio di Torino: la statua di Ramses II e le grandi finestre riaperte (foto graziano tavan)

L’architettura originale dello statuario monumentale risalente al XVII secolo è stata completamente riportata a vista dallo Studio OMA – Office for Metropolitan Architecture, un ritorno alle origini che valorizza le volte e le alte finestre che caratterizzano lo spazio e che fa tornare visibili due importanti iscrizioni che celebrano i natali del Museo, entrambe fatte apporre nella seconda metà dell’Ottocento dall’allora ministro Luigi Cibrario, una in memoria di Bernardino Drovetti, il console francese che ha venduto a Carlo Felice di Savoia il primo nucleo di reperti del Museo, e l’altra in onore di Jean-François Champollion, colui che decifrò i geroglifici, diventando il padre dell’Egittologia, tra i primi a giungere a Torino per studiare la collezione Drovetti.

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Dettaglio della statua di Ramses II nella Galleria dei Re al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Sotto il profilo egittologico, visitare la Galleria dei Re è quasi un viaggio ideale all’interno di un antico tempio egizio. La posizione delle statue, non più su piedistalli, ma ribassate sul pavimento, richiama quella originale, che si nota nei cortili dei grandi templi dell’antico Egitto, dove le divinità e i faraoni, pur manifestando la propria ieraticità e autorevolezza, mantenevano uno stretto legame con i fedeli, un contatto vis-à-vis, come quello che avrà il pubblico del Museo con le statue della Galleria. La maggiore vicinanza dei visitatori alle statue permette loro di cogliere nuovi dettagli dei reperti, che prima non erano fruibili, come le iscrizioni geroglifiche sulla parte alta del trono della statua di Thutmosi I o come la parte posteriore del copricapo del sovrano Horemheb. Al centro della prima sala campeggia la statua di Ramesse II, attorno al quale ruotano tutte le altre dei faraoni, esposte per la prima volta in ordine cronologico. Jean-François Champollion, il padre dell’egittologia quando vide per la prima volta la statua a Torino ne rimase colpito e la definì l’Apollo del Belvedere egizio. In una lettera del 1824, Champollion scrive a proposito del Ramesse II, esposto a Torino: “ne sono innamorato e arriverò a Parigi con una buona copia in gesso dell’intero busto di questa statua. Vedrete allora se la mia passione non è legittima. La testa è divina, i piedi e le mani sono ammirevoli, il corpo è morbido; lo chiamo l’Apollo del Belvedere egizio”.

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Le statue delle dee Sekhmet e, in fondo, la statua colossale di Seti II nella Galleria dei Re al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Non sono solo i faraoni ad essere protagonisti della Galleria dei Re, ma anche le dee Sekhmet. Anche per le 21 statue delle Sekhmet si è puntato ad una ricontestualizzazione archeologica, ispirata al tempio funerario di Amenhotep III a Tebe, l’odierna Luxor, loro sito di provenienza. La serie di statue mette in evidenza la ritmicità seriale e al contempo, osservandole da vicino e immerse nella luce naturale, saltano all’occhio i dettagli che differenziano ogni statua. Nel nuovo riallestimento costituiscono davvero “Una litania monumentale di granito”, come recita il titolo di una delle più celebri pubblicazioni dedicate alle Sekhmet dell’egittologo francese Jean Yoyotte.

Capodanno al parco archeologico di Altino (Ve). Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visita guidata alla scoperta della Risiera dall’Ottocento ad oggi attraverso i lasciti sui muri

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Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia, ospitato nella storica Risiera (foto drm-veneto)

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“Non solo il parco archeologico di Altino (Ve) è aperto il 1° gennaio 2025, ma offre anche un originale percorso guidato tra i segni lasciati da chi, tra Ottocento e primo Novecento, ha voluto affidare ai muri della Risiera la testimonianza del proprio passaggio…”. Così Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, di cui fa parte il parco archeologico di Altino, introduce alla giornata speciale che vive Altino nel giorno di Capodanno 2025. Oltre all’apertura straordinaria dalle 10.30 alle 17.30, alle 15.30 è in programma una visita guidata particolare #ParolaalleFonti – Special Edition, dedicata alla Risiera, l’edificio che ospita il Museo di Altino, e alla sua storia dall’Ottocento ad oggi. Insieme allo staff del parco archeologico di Altino si potranno scoprire avvenimenti e curiosità che riguardano l’edificio, come i graffiti lasciati dai soldati sui muri della Risiera durante la Grande Guerra (vedi l’immagine nella locandina di “Buone feste al Museo”. L’evento è su prenotazione ed è gratuito per gli abbonati e incluso nel biglietto per gli altri. Per info e prenotazioni: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

Cortona (Ar). Al MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona la XVI Colazione al Museo dal titolo “Il Museo che verrà. Non c’è futuro senza passato”

cortona_maec_colazione-al-museo-il-museo-che-verrà_locandinaAl MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (Ar) torna il 1° gennaio 2025, dalle 10.30 alle 12.30, la tanto attesa Colazione al Museo, giunta alla XVI edizione: “Il Museo che verrà. Non c’è futuro senza passato”. È l’occasione per festeggiare l’inizio del nuovo anno assieme. Un evento unico che permette di degustare nelle sale del MAEC, in un ambiente raffinato, le eccellenze del territorio, per far colazione con prodotti rinomati, per scambiarsi gli auguri nelle sale di palazzo Casali. L’accesso al museo sarà possibile esclusivamente acquistando il biglietto fino a esaurimento della disponibilità: ACQUISTA QUI IL TUO BIGLIETTO. A partire dalle ore 14 sarà possibile accedere con le tariffe ordinarie. Per info e prenotazioni: 0575 606887, events@terretrusche.com. Sin dagli inizi il MAEC ha ritenuto fondamentale rimanere aperto il giorno di Capodanno, quando la maggior parte dei musei nazionali resta chiuso, per dar vita ad un’iniziativa di alto livello tale da attirare visitatori da ogni parte d’Italia che scelgono di passare le vacanze di fine anno nella cittadina Etrusca. “Non esiste futuro senza un passato, ed è proprio dal museo MAEC, custode della nostra storia e simbolo del nostro lontano passato, che vogliamo immaginarci una Cortona del futuro e un museo che verrà.  Storicamente i musei erano templi dedicati alla conservazione e alla tutela del patrimonio culturale. Oggi il loro ruolo si è evoluto ed i musei moderni sono chiamati ad offrire al pubblico direzione, prospettive e chiavi di lettura della società contemporanea, diventando veri e propri spazi in cui è possibile capire e interpretare il mondo”.

Parco dell’Appia Antica (Roma). Al complesso di Capo di Bove un’installazione immersiva permette di viaggiare sulla Regina Viarum da Roma a Brindisi. Ecco gli orari del parco nella prima settimana dell’anno

appia-antica_parco_capo-di-bove_installazione-immersiva-appia-antica_foto-parco-appia-anticaInstallazione immersiva a Capo di Bove (parco archeologico dell’Appia Antica) sul percorso della Via Appia da Roma a Brindisi (foto parco appia antica)

appia-antica_parco_capo-di-bove_installazione-immersiva-appia-antica_2_foto-parco-appia-anticaDa Roma a brindisi lungo la via Appia. Per chi è in vacanza a Roma c’è l’occasione di viaggiare lungo la Regina Viarum senza muoversi dalla città eterna: basta andare al Complesso di Capo di Bove sulla via Appia Antica 222, nel parco archeologico dell’Appia Antica, dove una straordinaria installazione immersiva ripercorre il viaggio del fotografo Andrea Frazzetta lungo l’Appia dando vita alle storie che popolano la regina viarum. Ingresso 8 euro con biglietto ordinario che permette l’ingresso anche al Mausoleo di Cecilia Metella, a Villa dei Quintili e all’Antiquarium di Lucrezia Romana nell’arco della stessa giornata. Visite dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 16.30. Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.

appia-antica_parco_orari-inizio-2025_locandinaEcco gli orari della prima settimana del 2025 per iniziare il nuovo anno nel parco archeologico dell’Appia Antica. Martedì 31 dicembre 2024, apertura di tutti i siti dalle 9 alle 16.30. I siti di Tombe della via Latina e Villa di Sette Bassi resteranno chiusi. Mercoledì 1° gennaio 2025, apertura di tutti i siti dalle 9.30 alle 16.30. I siti di Tombe della via Latina e Villa di Sette Bassi resteranno chiusi. Domenica 5 gennaio 2025, apertura gratuita di tutti i siti in occasione della “Domenica al Museo” dalle 9 alle 16.30. Il sito di Tombe della via Latina sarà visitabile alle 11 e alle 15. Il sito di Villa di Sette Bassi sarà visitabile alle 11 e alle 14.30. Lunedì 6 gennaio 2025, apertura di tutti i siti dalle 9 alle 16.30. Il sito di Villa di Sette Bassi sarà aperto con visite guidate alle 11.30 e alle 14.30. Il sito di Tombe della via Latina sarà visitabile alle 11. Mercoledì 8 gennaio 2025, tutti i siti saranno chiusi per riposo settimanale. Ultimo ingresso alle 15.30 a Villa dei Quintili e alle 16 in tutti gli altri siti.

Ischia (Na). A Lacco Ameno torna il progetto LaccOnArt con l’archeologa Mariangela Catuogno: dal museo Archeologico di Pithecusae e poi per le strade del centro storico alla scoperta della sua storia e del suo patrimonio culturale

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A Lacco Ameno, sull’isola d’ischia (Na), martedì 31 dicembre 2024 e sabato 4 gennaio 2024, torna il progetto LaccOnArt, che propone un viaggio nella storia millenaria del Comune di Lacco Ameno volto alla comprensione non soltanto delle vicende storiche di cui l’uomo è stato protagonista, ma anche delle straordinarie peculiarità paesaggistiche e naturali che caratterizzano il territorio e che sono state fondamentali per la crescita del Comune e della sua popolazione nei secoli. Appuntamento alle 10.30, a Villa Arbusto, con l’archeologa Mariangela Catuogno: si inizia con la visita al museo Archeologico di Pithecusae e poi per le strade di Lacco Ameno con l’ausilio delle navette elettriche per conoscere la sua storia e lo straordinario patrimonio culturale. “LaccOnArt è un nuovo modo di presentare i beni culturali”, spiega Mariangela Catuogno, “non più solo all’interno di uno spazio museale, ma partendo dalla rilettura di un museo diffuso che attraversa i luoghi. Luoghi che ci parlano e che racconteremo da un punto di vista archeologico, storico-architettonico e di cultura immateriale. Dal panorama di Monte di Vico, sede dell’antica acropoli, capiremo meglio l’insediamento per nuclei di Pithekoussai e come erano tra loro collegati. Un’area, quella di Monte di Vico che, tra l’altro, continuò ad essere abitata anche in epoca romana, nel tardo Antico e nell’Alto Medioevo”.