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Canosa di Puglia (Ta). Nella scuola Mazzini, al via la mostra “Forme e colori dell’Italia preromana. Canosa di Puglia” con i preziosi ori scoperti proprio a Canosa nel 1928 insieme alle produzioni artigianali più caratteristiche del popolo dei Dauni. È il primo evento in quella che sarà la nuova sede del museo Archeologico nazionale

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Il diadema e lo scettro della principessa dauna Opaka Sabaleida (III sec. a.C.) sono tornate a casa, in Puglia. Dopo le tappe nelle sedi prestigiose degli Istituti Italiani di Cultura a Santiago del Cile, Buenos Aires, San Paolo e nelle sale del Museo Nacional de Antropología di Città del Messico, e in Italia a Roma a Castel Sant’Angelo, gli straordinari reperti della mostra “Forme e colori dell’Italia preromana. Canosa di Puglia”, dal 15 marzo al 18 maggio 2025, ritornano nel luogo della loro scoperta, sottolineando il legame profondo tra i manufatti e il territorio d’origine, raccontando un capitolo della storia della penisola italiana che precede l’unificazione sotto Roma attraverso alcune fra le produzioni artigianali più caratteristiche del popolo dei Dauni fra il IV e il II sec. a.C.

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Stella Falzone, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto maximiliano massaroni / museo castel sant’angelo)

L’inaugurazione della mostra il 14 marzo 2025 all’interno di alcune sale al primo piano dell’edificio scolastico “G. Mazzini” destinato a diventare la nuova sede museale. Alla cerimonia di inaugurazione sono intervenuti Vito Malcangio, sindaco di Canosa di Puglia; Nadia Landolfi, dirigente istituto comprensivo Foscolo-Lomanto-Mazzini di Canosa di Puglia; Sergio Fontana, presidente Fondazione Archeologica Canosina; Anita Guarnieri, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia; Francesco Longobardi, delegato alla direzione regionale Musei nazionali Puglia; Luigi Oliva, direttore istituto superiore per la Conservazione e il Restauro; Stella Falzone, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto; Filippo La Rosa, direttore per la promozione della cultura e della lingua italiana MAECI; e Massimo Osanna, direttore generale Musei MiC.

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Una fase dell’allestimento della mostra “Forme e colori dell’Italia preromana. Canosa di Puglia” alla scuola Mazzini di Canosa, nuova sede del museo Archeologico nazionale (foto drm-puglia)

I reperti in oro saranno esposti insieme alle produzioni artigianali più caratteristiche del popolo dei Dauni. “La mostra a cura di Massimo Osanna e Luca Mercuri è oggi una espressione di pregio del grande patrimonio di civiltà di questa terra”, spiega la direttrice del MArTA, Stella Falzone, “perché restituisce onore al territorio in cui nel 1928 l’allora soprintendente e già direttore del museo di Taranto, Quintino Quagliati, rinvenne questo importante tesoro archeologico”. Nel 1928, infatti, proprio a Canosa, lungo la strada che conduce a Cerignola, nel tratto parallelo al tracciato dell’Appia Traiana, venne scoperta la tomba ipogeica, databile alla fine del III sec. a.C., che ha restituito materiali di straordinaria ricchezza, riconducibili alle produzioni orafe di lusso dell’artigianato tarantino.

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Diadema in oro, corniole, granate, smalti colorati (fine III inizi II secolo a.C.,) proveniente dalla Tomba degli Ori di Canosa e conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto maximiliano massaroni / museo castel sant’angelo)

I reperti esposti – armature, ceramiche, gioielli e ornamenti – raccontano Canosa, uno dei centri più importanti dell’area dove, tra il IV e il II secolo a.C., i cosiddetti Principi, personalità di spicco dell’élite locale, furono sepolti in ipogei (tombe a camera familiari, scavate nel tufo locale) con un ricco corredo funerario che esibiva lo status sociale del defunto alla comunità. Tra tu spiccano i vasi policromi e plastici – dal peculiare colore rosa intenso – arricchiti da figurine applicate, che rappresentano una produzione originale delle botteghe canosine dell’epoca, ma anche due oggetti straordinari come il diadema in oro e pietre preziose, decorato da fiori, bacche e foglie mobili, e uno scettro in lamina aurea, custodi nel museo Archeologico nazionale di Taranto, appartenuti in origine a una donna canosina, sicuramente di rango regale. I materiali esposti provengono dai deposi e dalle collezioni di alcuni dei principali musei della Puglia, il museo Archeologico nazionale di Canosa di Puglia, il museo Archeologico nazionale di Taranto, il museo Archeologico di Santa Scolastica di Bari, nonché della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia e della soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. In mostra sono presenti anche reperti recupera durante le operazioni di contrasto al commercio clandestino di beni culturali condotti e dal Comando Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale.

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli a Canosa di Puglia per la presentazione del progetto della nuova sede del museo Archeologico nazionale (foto drm-puglia)

La vernice della mostra, come si diceva, ha inaugurato anche la nascita del museo Archeologico nazionale di Canosa di Puglia nella sua nuova sede, l’edificio scolastico “Giuseppe Mazzini”. Il progetto era stato presentato nel novembre 2024 al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dall’arch. Francesco Longobardi, delegato alla Direzione del Castello svevo di Bari – Direzione regionale Musei nazionali Puglia: “La città di Canosa”, aveva riferito davanti al ministro, “merita un museo archeologico capace di raccontare la storia e l’archeologia di un territorio così ricco di testimonianze che spaziano dalla preistoria all’età medioevale, che comprendono siti archeologici e reperti grazie ai quali si ricostruisce la storia di un insediamento fiorente e rilevante per molti secoli. Questa storia millenaria sarà il focus del museo, motore e raccordo della complessità di queste evidenze archeologiche”.

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La scuola “Giuseppe Mazzini” di Canosa di Puglia destinato a ospitare il museo Archeologico nazionale (foto drm-puglia)

L’iter parte da più lontano. Nel 2020, dopo un lungo e fruttuoso dialogo con il Comune di Canosa di Puglia, l’allora Polo Museale della Puglia (ora Castello svevo di Bari – Direzione regionale Musei nazionali Puglia) ha siglato un Contratto di Concessione in comodato d’uso gratuito per 50 anni di una nuova e prestigiosa sede individuata in un’ala dell’edificio scolastico Giuseppe Mazzini. L’area espositiva passerà cosi dai 300 mq dell’attuale allestimento a Palazzo Sinesi a più di 3.000 mq: il nuovo Museo diverrà, nelle intenzioni condivise del Ministero della Cultura e dell’Amministrazione Comunale, un luogo vitale di riferimento culturale per tutta la comunità canosina e per gli studiosi, per i visitatori e per i turisti. Intanto, con i finanziamenti a disposizione, per complessivi 7.100.000,00 euro, sono stai avviati i lavori del primo lotto che prevedono gli interventi strutturali e impiantistici su tutto il fabbricato, e la realizzazione al piano seminterrato di depositi, di laboratori e aule studio. Il piano rialzato invece sarà dedicato all’accoglienza, agli uffici, a spazi espositivi e per conferenze. Gli spazi esterni pertinenziali saranno suddivisi tra la scuola e il museo attraverso una ben precisa distinzione capace, da una parte, di evitare interferenze tra le due istituzioni ma, dall’altra, costruita in modo da generare un’osmosi che connetta la scuola e la città agli spazi museali. Il 5 novembre 2024 è stato pubblicato il bando di gara con scadenza fissata al 16 dicembre 2024. I lavori saranno avviati i primi mesi del 2025 e avranno una durata circa 24 mesi, durante i quali “sarà nostra priorità – ha anticipato Longobardi – garantire un uso graduale degli spazi”.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale la Giornate del Paesaggio è dedicata a “Gli abitanti del mare”

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Il museo Archeologico nazionale di Taranto celebra la Giornata nazionale del Paesaggio 2025 con un evento dedicato ai bambini e al mare di Taranto. Il 14 marzo 2025, alle 17, una visita tematica sui reperti marini sarà seguita dal laboratorio creativo “Gli abitanti del nostro mare”, dove i piccoli partecipanti realizzeranno forme ispirate alla fauna marina con materiali di riciclo. Attività gratuite fino a esaurimento posti comprese nel biglietto d’ingresso (ingresso: 10 euro adulti, 2 euro 18-25 anni, gratuito per minori e categorie previste). Prenotazione obbligatoria allo 099 4532112.

Locri (RC). Per la Giornata nazionale del Paesaggio al museo Archeologico nazionale giornata di studi “Archeologia e Paesaggio tra contemporaneità e storia”. Ecco il programma

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Il 14 marzo 2025, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, in occasione della Giornata nazionale del Paesaggio 2025, giornata di studi “Archeologia e Paesaggio tra contemporaneità e storia”. Introduce Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri. Saluti istituzionali: Fabrizio Sudano, direttore della direzione regionale Musei nazionali Calabria; Maria Mallemace, soprintendente ABAP per la Città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia; Giuseppe Fontana, sindaco di Locri. Interviene: Paolo Mighetto, soprintendenza ABAP RC VV, su “Temi di gestione e cura della componente naturale del Patrimonio Culturale nei parchi archeologici” in dialogo con Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri; Ilario Tassone, presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di RC; Antonino Sgrò, presidente dell’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali della provincia di RC. Modera Michelangelo Pugliese, architetto e paesaggista, università Federico II di Napoli.

Roma. All’Accademia nazionale dei Lincei, in presenza e on line, lectio brevis di Patrizia Piacentini su “Nuove scoperte ad Aswan (Egitto): cinque anni di scavi e ricerche interdisciplinari nella necropoli dell’Aga Khan”

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Venerdì 14 marzo 2025, alle 14, all’Accademia nazionale dei Lincei, Palazzo Corsini, in via della Lungara 10 a Roma, in presenza e on line, lectio brevis della Socia Patrizia Piacentini, egittologa dell’università di Milano, su “Nuove scoperte ad Aswan (Egitto): cinque anni di scavi e ricerche interdisciplinari nella necropoli dell’Aga Khan” (vedi Egitto. Dalla necropoli dell’Aga Khan ad Aswan emerge una tomba del periodo greco-romano con 20 mummie: nuova importante scoperta del team congiunto italo-egiziano nell’ambito della Egyptian-Italian Mission at West Aswan (EIMAWA) guidata da Patrizia Piacentini | archeologiavocidalpassato). Per partecipare in presenza è richiesta l’iscrizione mediante modulo di registrazione. Questo il link per la DIRETTA STREAMING.

Roma. Nel giorno delle Idi di marzo, festa di Anna Perenna, la soprintendenza apre al pubblico la fonte della dea, da poco restaurata

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Il sito archeologico della fonte di Anna Perenna a Roma (foto ssabap roma)

Venerdì 14 marzo 2025, il giorno prima delle Idi, in cui nell’antichità si celebrava la festa di Anna Perenna, la fonte della dea in via Guidubaldo del Monte 4B a Roma aprirà le sue porte al pubblico dalle 9.30 alle 12.30. L’ingresso è gratuito. Il sito archeologico, da poco restaurato e rinnovato dalla soprintendenza speciale di Roma, a cura dell’archeologo Fabrizio Santi, verrà illustrato ai visitatori da un video divulgativo. I resti della fontana della dea e delle sue ninfe vennero alla luce alla fine del 1999 nelle vicinanze di piazza Euclide: la scoperta e gli oggetti rinvenuti hanno fornito importantissime informazioni sul culto di Anna Perenna e sulla magia nel mondo antico.

Pompei. In occasione della Giornata del Paesaggio apre la Casa dell’Orto Botanico (o Casa di Nesso): percorsi guidati nel verde con i ragazzi del Tulipano

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La Casa dell’Orto Botanico (o Casa di Nesso) a Pompei (foto parco archeologico pompei)

A Pompei apre dal 14 marzo 2025, in occasione della Giornata nazionale del Paesaggio, la Casa dell’Orto Botanico, conosciuta anche come Casa di Nesso, per la presenza di un affresco che ne rappresenta il mito. Un nuovo tassello verde all’interno dell’area archeologica di Pompei che ritorna alla fruizione, con il suo giardino storicamente riorganizzato dall’Area Cura del Verde del Parco, come in antico.

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La Casa dell’Orto Botanico (o Casa di Nesso) a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Olle pertusae nella Casa dell’Orto Botanico (o Casa di Nesso) a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La casa presentava una zona residenziale nella parte nord-orientale della struttura, mentre a sud vi era un grande giardino che ospita l’Orto Botanico, dal quale oggi prende nome. Si tratta di un’area verde di oltre 800 mq dove sono raccolte un insieme di specie rappresentative che venivano coltivate già nella città antica: alberi da frutta, piante sacre, medicinali, orticole. Viene riproposta la quartatura in Ars topiaria, disegno presente nel secolo scorso con la sostituzione delle siepi a mirto con piante di melograno nano. Nel secondo giardino sono presenti aiuole con metodi di coltivo arcaico (spallettature rinforzate e olle pertuse), specie utilizzate sono tinctorie, aromatiche, orticole, officinali.

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Casa dell’Orto Botanico (o Casa di Nesso) a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il 14 marzo 2025 sarà possibile scoprire le diverse specie botaniche presenti nell’orto e partecipare ad un percorso guidato dal titolo “Potatura del verde: rispetto delle forme nel paesaggio” grazie alle visite organizzate dai ragazzi dell’associazione Il Tulipano, assieme ai funzionari dell’Area Cura del Verde del Parco, Claudia Buonanno, Crescenzo Mazzuocolo, Halinka Di Lorenzo e al primo giardiniere e restauratore del verde storico, Maurizio Bartolini. Dalla domus partirà alle 10 un gruppo di 40 persone che si sposterà fino al percorso verde extramoenia.

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Casa dell’Orto Botanico (o Casa di Nesso) a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Quest’ attività in particolare rientra nel progetto del Parco di archeologia e agricoltura sociale che vede protagonisti ragazzi con autismi e\o disabilità cognitiva impegnati in attività concrete nel sito archeologico e che, avviato da alcuni anni, è oggi confluito nella prima “Fattoria Sociale e culturale Parvula Domus”, all’interno di un’area archeologica in Italia, iscritta al REFAS albo delle Fattorie Sociali della Regione Campania. Il progetto si inserisce tra le diverse azioni messe in campo dal Parco archeologico, in collaborazione con diversi partner, per la gestione dell’ampio patrimonio naturale e paesaggistico del sito. La Giornata nazionale del Paesaggio, istituita nel 2016, è occasione di riflessione pubblica e diffusione dei valori connessi alle buone pratiche di tutela e valorizzazione del paesaggio.

Ravenna. A Casa Matha l’incontro “L’area archeologica di Santa Croce a Ravenna: tra passato e presente” con Sara Morsiani (Sabap Ravenna) e Guido Gottardi (università di Bologna)

ravenna_casa-matha_conferenza-l-area-archeologica-di-Santa-Croce-a-Ravenna-tra-passato-e-presente_locandinaGiovedì 13 marzo 2025, alle 18, nella sala Maggiore della Casa Matha in piazza Andrea Costa 3 a Ravenna, appuntamento aperto al pubblico con la conferenza “L’area archeologica di Santa Croce a Ravenna: tra passato e presente”. L’incontro, voluto dalla Casa Matha, è organizzato in collaborazione con la Società di Studi Ravennati. L’ingresso è libero. Questa piccola ma significativa area archeologica immersa nel centro cittadino rimanda la memoria all’epoca di Galla Placidia, pur conservando ancora evidenze archeologiche più antiche risalenti all’età romana. Ne parlano insieme Sara Morsiani, funzionaria archeologa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini; e Guido Gottardi, ordinario di ingegneria geotecnica dell’università di Bologna. Negli anni la Soprintendenza si è impegnata in numerosi interventi di restauro e conservazione dei resti archeologici, l’ultimo dei quali tuttora in corso. Inoltre, in collaborazione con l’università di Bologna e il Comune di Ravenna, è stato portato avanti un monitoraggio delle condizioni idro-climatiche dell’area, fondamentale per progettare i futuri interventi di valorizzazione delle strutture archeologiche.

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale visita guidata “La simbologia nelle disposizioni: i nidi” nei depositi alla scoperta di un interessantissimo cerimoniale funebre

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Deposizione dei resti di cremazione in un nido conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto parco archeologico altino)

Perché in alcune deposizioni della antica Altino sono presenti i nidi di uccello? La presenza dell’uovo e degli uccelli nella simbologia funebre era legata ai culti di tipo orfico o misterico. Giovedì 13 marzo 2025, alle 15.30, nella visita guidata “La simbologia nelle disposizioni: i nidi” al parco archeologico di Altino (Ve) lo staff del Parco aprirà nuovamente le porte dei depositi per fare conoscere un interessantissimo cerimoniale funebre: la deposizione dei resti di cremazione in un nido. Visita gratuita per gli abbonati, inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Su prenotazione. Info e prenotazioni: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

Roma. Per iniziativa della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zètema progetto cultura apertura straordinaria al pubblico dei due colombari di via Pescara dove sono in corso gli interventi di restauro. Visita guidata gratuita con prenotazione obbligatoria

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L’interno dipinto dei Colombari di via Pescara a Roma (foto sovrintendenza capitolina)

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Dettaglio della decorazione dei Colombari di via Pescara a Roma (foto sovrintendenza capitolina)

A pochi metri di profondità, all’interno di un cortile condominiale in via Pescara a Roma si conservano due colombari di età imperiale, attualmente oggetto di un intervento di restauro nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi. A partire dal primo appuntamento di giovedì 13 marzo 2025 (ore 15), a cura d Francesca Romana Cappa con la collaborazione di Studio Cartolano SRL- Di Martino Giuseppe SAS, si può visitare il cantiere in corso e iniziare a conoscere un bene che a lavori conclusi sarà restituito alla pubblica fruizione. I colombari, delle dimensioni di 2,5 mq, sono posti a 3,5 m di profondità circa e ad essi si accederà con una scala verticale.

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Dettaglio della nicchia dei Colombari di via Pescara a Roma (foto sovrintendenza capitolina)

Prenotazione obbligatoria allo 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 19). Massimo partecipanti: 10 persone. In caso di disponibilità le persone possono aggiungersi anche il giorno stesso sul posto. Modalità di annullamento: in caso di impossibilità a partecipare all’attività prenotata, è necessario comunicare la disdetta tramite email al seguente indirizzo: disdetta.visite@060608.it (dal lunedì al giovedì dalle 8.30 – 17/ venerdì 8.30 – 13.30). In alternativa, è necessario chiamare il Contact Center 060608 (attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19). Organizzazione: sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zètema progetto cultura.

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Dettaglio di una raffigurazione nei Colombari di via Pescara a Roma (foto sovrintendenza capitolina)

Archeologi e restauratori contestualizzano i Colombari di Via Pescara sotto il profilo storico e urbanistico, raccontando alcuni degli interventi di restauro in corso, comprese le problematiche legate alla sicurezza e alla gestione del cantiere. Il dialogo intende mettere a confronto le diverse figure professionali coinvolte nel cantiere, dal committente al progettista, dai restauratori al coordinatore della sicurezza. Dopo una spiegazione all’esterno del monumento, supportata da foto e video, considerati i problemi relativi alla sicurezza e alla peculiarità del sito, sarà possibile, per chi vuole, visitare i colombari a turno per non interferire con le attività lavorative in corso.

Ercolano. Nuovi studi nella Stanza del Custode del Collegio degli Augustali. Il direttore Sirano: “Finalmente sapremo cosa successe nella notte dell’eruzione ad Ercolano, ma anche di chi e di perché si trovava su quel letto”

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Nuovi studi nella Stanza del Custode del Collegio degli Augustali ad Ercolano (foto paerco)

La Stanza del custode del Collegio degli Augustali del parco archeologico di Ercolano è stata oggetto nei mesi scorsi di un intervento di ricerca e restauro, in fase di conclusione, che ha consentito di riaprire quello che sembra un vero e proprio cold case. Il progetto in corso oltre allo scavo ha previsto anche restauri che hanno consentito di conoscere meglio l’edificio e in particolare questa enigmatica stanza del custode che prendeva luce ed aria non dall’esterno ma con una finestra all’interno del Sacello e per di più dotata di una doppia serie di barre verticali. Perché tanta accortezza?  Per proteggere questo ambiente da intrusioni esterne o impedire chi vi si trovava di uscire?

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Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

Nel 1961 durante gli scavi a cielo aperto dell’antica Herculaneum, in un ambiente del Collegio degli Augustali, una vittima dell’eruzione del 79 d.C., un uomo di circa 20 anni fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico. Amedeo Maiuri lasciò lo scavo del letto con il giovane uomo ritrovato in posizione prona, volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva lasciando la porzione più superficiale del letto e i resti scheletrici a vista, protetti da una teca in vetro, per attirare l’attenzione dei visitatori sul fatto che il giovane era stato sorpreso nel sonno dall’eruzione.

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I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)

Le ricerche di antropologia fisica in corso si inquadrano nell’ambito di un progetto complessivo più ampio che il parco archeologico di Ercolano sta promuovendo sia in laboratorio che sul campo. Al Parco di Ercolano in collaborazione con l’università di Bordeaux, con la guida del prof. Henri Dudayè stato realizzato il micro scavo dello scheletro del giovane ritenuto il custode del collegio sul luogo stesso di rinvenimento che sarà completato nei prossimi giorni in laboratorio. Rilievi submillimentrici consentono di riprodurre, virtualmente o con stampa digitale 3D, anche tutto l’allestimento lasciato da Amedeo Maiuri.

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Una fase dei restauri della stanza del custode nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)

Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, commenta con interesse il progredire delle ricerche rese possibili, nell’ambito del programma di studi sull’antica popolazione di Ercolano, grazie alla collaborazione tra varie équipes nazionali e internazionali. “L’avanzamento degli studi di antropologia fisica – dichiara il direttore – insieme agli studi sul contesto di rinvenimento permetteranno in breve di avere un’idea sempre più chiara di quello che successe nella notte dell’eruzione ad Ercolano, ma anche di chi e di perché si trovava su quel letto. Ercolano si conferma anche sotto questo aspetto un laboratorio a cielo aperto per le più varie discipline; i resti delle vittime dell’eruzione continuano a fornirci sempre nuovi elementi per ricostruire le ultime ore, e talvolta i minuti di vita di questa cittadina affacciata sul mare al centro del Golfo di Napoli e sulla sua popolazione, dalle abitudini alimentari allo stato di salute, ai mestieri, al rango sociale di appartenenza, alle sue credenze e preoccupazioni. Queste ultime in alcuni casi talmente prossime alle nostre da creare l’incredibile empatia che questi luoghi UNESCO stabiliscono con chiunque li visiti o ne venga semplicemente a conoscenza”.