Aidone (En). Al museo Archeologico regionale con l’evento “GLI DEI DI MORGANTINA Ritorno alle origini”, in presenza e on line, si inaugura il nuovo allestimento della sala degli Acroliti e di Ade
Ad Aidone (En) inaugurazione del nuovo allestimento della sala degli Acroliti e di Ade al museo Archeologico regionale di Aidone. Appuntamento venerdì 28 marzo 2025, alle 10.30, al museo di Aidone con l’evento “GLI DEI DI MORGANTINA Ritorno alle origini”, evento che può essere seguito in diretta on line al link https://fb.me/e/6eMhEtI9A. Dopo i saluti istituzionali di Carmelo Nicotra, direttore del parco archeologico di Morgantina e Villa romana del Casale di Piazza Armerina; Angelo Di Franco, soprintendente BBCCAA di Enna; Annamaria Raccuglia, sindaco di Aidone; Luisa Lantieri, vicepresidente Assemblea regionale Siciliana; ten.col. Gianluigi Marmora, comandante nucleo Carabinieri TPC di Palermo; introduce Carmelo Nicotra. Relazioni: Lucia Ferruzza, archeologa, “Musei, ricerca e professionalità al servizio della tutela e della legalità”; Serena Raffiotta, archeologa, “Oltre il crimine: il museo come laboratorio di legalità”. Interventi programmati: Lella Pavone Pavarino, governatrice distretto 211 Inner Wheel Italia; Marella Ferrera, stilista e concept creator allestimento degli Acroliti; Ettore Messina, presidente distretto turistico Dea di Morgantina. Conclusioni: Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana. Alle 12.30, inaugurazione sala “Acroliti e Ade”. Ingresso libero.

Il nuovo allestimento degli acroliti di Demetra e Kore, nel museo Archeologico regionale di Aidone (En) con la consulenza della stilista siciliana Marella Ferrera (foto regione siciliana)

La testa di Ade nel nuovo allestimento al museo Archeologico regionale di Aidone (En) (foto regione siciliana)
“Si è voluto restituire alle statue degli Dei, Kore, Demetra e Ade, e soprattutto ai visitatori”, spiegano gli organizzatori, “un contesto di spiritualità che si avvicini il più possibile alla sacralità del santuario in cui erano collocate già in epoca greca arcaica (VI secolo a.C.) e quella ellenistica (III secolo a.C.). L’allestimento delle due Dee (Kore e Demetra) è stato effettuato sotto la consulenza diretta della stilista siciliana Marella Ferrera. È stata realizzata, per l’occasione, grazie alla sponsorizzazione del INTERNATIONAL INNER WHEEL ITALIA DISTRETTO 211, una nuova teca, che ha permesso di ricongiungere la testa di Ade con i suoi riccioli, il tutto al fine di raccontare ai visitatori la vicenda legata al trafugamento del reperto (la testa di Ade) che, grazie ad una serie di circostanze scaturenti dal legame presunto e (poi verificato) della testa di Ade (esposto al John Paul Getty Museum) con una serie di riccioli (custoditi presso i depositi del museo di Aidone), ha finalmente potuto far rientro in Sicilia dopo varie complesse attività investigative e diplomatiche (vedi “Barbablu” torna a casa: la Testa di Ade dal 21 dicembre sarà esposta definitivamente al museo Archeologico di Aidone (Enna) | archeologiavocidalpassato)”. Le due archeologhe, Serena Raffiotta e Maria Lucia Ferruzza, protagoniste nella vicenda, racconteranno la complicata storia che ha consentito la restituzione da parte del John Paul Getty Museum della Testa di Ade alle autorità italiane e la sua successiva collocazione presso il museo regionale di Aidone.

Veduta d’insieme dell’area archeologica di Morgantina, oggi parte del parco archeologico di Morgantina e villa romana del casale di Piazza Armerina (foto regione siciliana)
L’area archeologica di Morgantina in passato è stata oggetto di scavi abusivi, in particolare l’area di contrada San Francesco Bisconti fu presa di mira con il trafugamento e la vendita oltreoceano di straordinari capolavori dell’arte greca quali le due dee acroliti, la testa di Ade e la Dea di Morgantina. Per fortuna dopo tanti anni di lunghe battaglie diplomatiche e giudiziarie le statue di Kore e Demetra, Ade, la Dea di Morgantina e i famosi argenti sono tornati nel luogo di origine, oggi ospitati nel museo regionale di Aidone.
Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta incontro con Georgia Cantoni su “Ospitare mondi. Le collezioni etnografiche dei Musei Civici di Reggio Emilia”, secondo appuntamento della rassegna “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”
Giovedì 27 marzo 2025, alle 17, all’auditorium dei Voltoni nel Complesso monumentale della Pilotta a Parma, incontro con Georgia Cantoni su “Ospitare mondi. Le collezioni etnografiche dei Musei Civici di Reggio Emilia”, secondo appuntamento della rassegna “Pigorini. Cent’anni dopo 1925 – 2025” è patrocinata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e realizzata in collaborazione con Arkheoparma e l’associazione Amici della Pilotta. Ingresso libero e gratuito fino al raggiungimento della capienza massima della sala (100 posti). L’etnologia svolge un ruolo importante per la formazione dell’archeologia preistorica (poi denominata appunto “paletnologia”); le popolazioni viventi a diversi stadi di sviluppo sono considerati dalla nascente disciplina archeologica un strumento fondamentale per ricostruire la storia fisica, tecnologica e culturale delle popolazioni vissute in epoche remote. Raccolte etnografiche di privati e i reperti che Luigi Pigorini direttore del museo Preistorico Etnografico di Roma offriva a Giovanni Mariotti, direttore del Museo di Parma, in cambio di reperti delle terramare, hanno costituito fino agli anni Sessanta la collezione etnografica del Museo di Parma. Dopo il suo riallestimento, questi beni hanno rischiato la dispersione, ma l’intera collezione è stata, fortunatamente, acquisita dai Civici Musei di Reggio Emilia dove è tuttora esposta.
Georgia Cantoni è conservatrice delle collezioni etnografiche dei Musei Civici di Reggio Emilia, ispettore onorario per la soprintendenza dei Beni Archeologici Belle arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.
Vibo Valentia. Al museo Archeologico nazionale incontro con l’archeologo Gianluca Sapio su “Divinità e Territorio”
Dal villaggio alla polis. Le grandi conquiste politiche e sociali di cui furono protagoniste le città greche antiche ebbero origine in primo luogo dalla conquista dello spazio circostante nel nome e sotto la protezione di Dei ed Eroi, attraverso l’istituzione di culti e rituali, attraverso la formazione di miti che raccontano storie ancora oggi alla base della nostra identità culturale. Giovedì 27 marzo 2025, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia “Vito Capalbio”, appuntamento imperdibile con l’archeologo Gianluca Sapio, alla scoperta di “Divinità e Territorio” nel mondo greco e naturalmente a Hipponion, città della Magna Grecia e sede di “Persefone dalla bella corona”.
Verona. Al museo di Storia Naturale presentazione del libro “Achille Forti. Botanica, fotografia e arte” di Claudia Addabbo, primo degli incontri “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona” a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca

Con la presentazione del libro “Achille Forti. Botanica fotografia e arte” di Claudia Addabbo prendono il via giovedì 27 marzo 2025, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale a Palazzo Pompei in lungadige Porta Vittoria 9 a Verona, gli incontri “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona” realizzati dal museo di Storia naturale di Verona e dal Servizio Biblioteche specialistiche e Archivi storici dei Musei, in collaborazione con il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona e con il patrocinio della Società italiana di Storia della Scienza. Un’occasione per presentare al pubblico testi di recente e recentissima pubblicazione scritti e curati da specialiste e specialisti i cui interessi di ricerca intrecciano i terreni di indagine del museo di Storia naturale, con un occhio di particolare riguardo per il taglio comunicativo, interdisciplinare e storicizzato del sapere scientifico. In programma, nel 2025, sette appuntamenti a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca. In un’ottica di disseminazione del sapere e di interdisciplinarietà all’interno di Musei, Archivi e Biblioteche come hubs culturali e punti di incontro per la cittadinanza, e nell’ambito delle attività in corso e relative allo sviluppo del progetto per la nuova sede di Biblioteche e Archivi presso la Palazzina di Comando dell’ex Arsenale, “La Biblioteca di Nemo” mette in contatto istituzioni museali e universitarie, autrici e autori di volumi relativi alle scienze naturali e alla loro storia, studiose e studiosi, non solo con lo scopo di far conoscere le opere presentate, ma anche di vivere il Museo come esperienza partecipativa a 360 gradi. Gli incontri si svolgono il giovedì pomeriggio, tra le 17 e le 18.30: in programma, nel 2025, sette appuntamenti. Ogni intervento, della durata di un’ora e mezza, sarà strutturato in maniera seminariale e discorsiva, con una breve presentazione dell’opera, un dialogo con uno o più discussants e uno spazio finale dedicato alle domande del pubblico.

Si comincia dunque 27 marzo 2025, alle 17, con la presentazione del libro “Achille Forti. Botanica, fotografia e arte” di Claudia Addabbo (ETS, 2024). Saluti istituzionali e presentazione della rassegna: Marta Ugolini, assessore a Cultura, Turismo, Rapporti con l’Unesco; Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici; Emanuela Gamberoni, dipartimento Culture e Civiltà università di Verona; Elena Canadelli, presidente Società Italiana di Storia della Scienza; Leonardo Latella, responsabile delle Collezioni naturalistiche del museo di Storia naturale di Verona; Fausta Piccoli, responsabile del Servizio Biblioteche e Archivi Storici e Fotografici dei Musei. Discutono con l’autrice Andrea Campalto (Musei Civici di Verona) e Gian Paolo Romagnani (Università di Verona).

Copertina del libro “Achille Forti. Botanica, fotografia e arte” di Claudia Addabbo (ETS)
Achille Forti. Botanica, fotografia e arte. Il libro racconta la figura e l’opera del botanico veronese Achille Forti attraverso un’ampia galleria di immagini, testi e oggetti d’arte e di scienza. Vissuto a Verona tra il 1878 e il 1937, si laureò nel 1900 in Scienze naturali all’università di Padova, studiando con alcuni grandi naturalisti del tempo, tra i quali Pier Andrea Saccardo, Caro Massalongo e Giovanni Battista De Toni. Dedicò la sua vita allo studio delle alghe, ma fu anche un mecenate appassionato di arte, storia e fotografia, al centro di una fitta rete di collaborazioni e scambi con studiose e studiosi del suo tempo. Legato a Verona e a Padova, Forti designò come erede universale la prima, lasciando all’università di Padova le sue collezioni botaniche e i suoi volumi e opuscoli relativi all’algologia e alle scienze naturali. Attraverso lo sguardo e l’attività di Achille Forti si delineano immagini e percorsi inediti della scienza e della cultura italiana, di scienza tra Otto e Novecento.
CALENDARIO DEGLI INCONTRI
17 aprile 2025, alle 17, “Ripensare l’Antropocene. Oltre natura e cultura” di Paola Govoni, Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli, Giovanna Guerzoni (Carocci, 2024). Discutono con le autrici Luca Ciancio (università di Verona) e Massimiliano Badino (università di Verona). 15 maggio 2025, alle 17, “Roma preistorica” di Alessandro Guidi (Carocci, 2024). Discutono con l’autore Massimo Saracino (Musei Civici di Verona) e Alfredo Buonopane (università di Verona). 25 settembre 2025, alle 17, “Storia naturale del viaggio di Marco Polo in Oriente” di Francesco Mezzalira (Tg Book, 2024). Discutono con l’autore Leonardo Latella (Musei Civici di Verona) e Luca Ciancio (università di Verona). 23 ottobre 2025, alle 17, “Da cimeli a beni culturali. Fonti per una storia del patrimonio scientifico italiano” a cura di Elena Canadelli e Paola Bernadette Di Lieto (Editrice Bibliografica, 2024). Discutono con le autrici Nicoletta Martinelli (Musei Civici di Verona) e Fedra Alessandra Pizzato (università di Verona). 20 novembre 2025, alle 17, “Il tempo profondo dell’umanità. Prospettive transdisciplinari per lo studio della preistoria” a cura di Luca Ciancio, Massimo Cultraro e Fedra Alessandra Pizzato (Carocci, 2025). Dialogo tra curatori e autori del volume. 18 dicembre 2025, alle 17, “Il darwinista infedele. Lombroso e l’evoluzione” di Paolo Mazzarello (Hoepli, 2024). Discutono con l’autore Monica Ghidoni (Comune di Verona) e Pietro Schirò (università di Verona).
Padova. Al museo degli Eremitani presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì

Giovedì 27 marzo 2025, alle 17, nella sala del Romanino del museo Eremitani in piazza Eremitani 8 a Padova, presentazione del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì con il coordinamento scientifico di Paola Dessì (L’Erma di Bretschneider). Il libro rappresenta un contributo significativo allo studio della musica antica, offrendo un’analisi interdisciplinare che integra archeologia, musicologia e storia della cultura. Attraverso un approccio metodologico innovativo, gli autori esplorano il ruolo degli strumenti musicali nell’antichità, rivelando come questi non solo producessero suoni, ma fossero anche portatori di significati simbolici e sociali. L’incontro vede la partecipazione di personalità del mondo accademico e culturale. Francesca Veronese, direttrice dei musei civici di Padova, dialoga con Marco Malagodi, direttore del laboratorio Arvedi di Cremona – università di Pavia; Franco Marzatico, dirigente unità di missione strategica (Umst) – soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento; ed Eleonora Rocconi, dipartimento di Musicologia – università di Pavia, che offrono approfondimenti sul significato culturale e storico degli strumenti musicali antichi. Intervengono nella discussione anche le autrici del volume, Giovanna Casali e Alessia Zangrando per raccontare e condividere le esperienze e motivazioni che le hanno portate alla realizzazione di questa importante opera.

Copertina del libro “Suoni e strumenti musicali nel mondo antico. Per un sistema disciplinare e metodologico integrato” a cura di Giovanna Casali, Alessia Zangrando, Paola Dessì
Focus del libro sono i realia, gli strumenti musicali e gli oggetti sonori custoditi nei musei, e la loro rappresentazione. Essi sono parte di una cultura musicale, solo in apparenza perduta, dei popoli a cui sono appartenuti. Per comprendere il significato che essi avevano nel mondo antico è necessario condividere metodologie e prospettive multi e interdisciplinari che consentano sia la valorizzazione di indicatori di attività connesse al suono, alla musica e alla danza nel record archeologico, sia la lettura contestualizzata del bene musicale come componente significativa del reperto. Il volume è un innovativo esempio di dialogo tra discipline musicologiche, archeologiche, fisiche e ingegneristiche che offre al lettore non solo una prospettiva sulla musica dell’antichità e sulle modalità di fruizione e di trasmissione, ma una più ampia prospettiva culturale, rispetto alla quale porsi in ascolto per comprendere e valorizzare l’uomo e l’umano.
Palermo. All’accademia di Belle arti presentazione del libro “Il potere delle immagini nel mondo antico” a cura di Giancarlo Germanà (Bonanno editore)

Mercoledì 26 marzo 2025, alle 16, all’Accademia di Belle Arti di Palermo (aula PF21 di Palazzo Fernandez), nell’ambito delle iniziative della Scuola di dottorato, presentazione del nuovo libro della collana Studia iconographica su “Il potere delle immagini nel mondo antico” a cura di Giancarlo Germanà con Alberto Giudice (Bonanno editore). Dialogano con l’autore la professoressa Chiara Portale, docente ordinaria all’università di Palermo, e il professore Massimo Cultraro, docente universitario e dirigente di ricerca CNR di Palermo.

Copertina del libro “Il potere delle immagini nel mondo antico” di Giancarlo Germanà
Il potere delle immagini nel mondo antico. Il libro raccoglie sei contributi che analizzano come, nei differenti periodi indagati dagli autori, sono stati utilizzati i mezzi di “propaganda” dai “sovrani”. Paolo Daniele Scirpo si sofferma sull’analisi del rilievo rupestre dell’Intagliatella ad Akrai. Pietro Piazza e Giancarlo Germanà Bozza indagano su come Augusto abbia utilizzato il potere delle immagini a Siracusa e in Sicilia. Alberto Giudice si sofferma sulla politica edilizia attivata da Adriano ad Atene e ne sottolinea il fine comunicativo. Flavia Zisa indaga sull’iconografia del supplizio di Marsia. Susanna Valpreda analizza, infine, l’immagine del potere in Sicilia in epoca bizantina.
Pompei. Alla biblioteca del parco archeologico il convegno “La Biblioteca degli Scavi di Pompei: da Fiorelli ai giorni nostri”. Ecco il programma
Mercoledì 26 marzo 2025, alle 10, alla biblioteca del parco archeologico di Pompei, il convegno “La Biblioteca degli Scavi di Pompei: da Fiorelli ai giorni nostri” organizzato dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con Associazione Italiana Biblioteche sezione Campania. Una prima parte del convegno affronterà la storia della Biblioteca degli Scavi di Pompei, dalle origini che idealmente si collocano nell’Italia postunitaria quando Giuseppe Fiorelli diede impulso alla costituzione di una prima biblioteca. Una seconda parte dell’evento esplorerà significativi fondi archivistici e raccolte librarie lasciando emergere la personalità e la storia di alcuni studiosi profondamente legati agli Scavi. È prevista una visita guidata alla Biblioteca e un focus su un progetto di ricerca in corso che valorizza la tecnologia applicata allo studio dei dipinti pompeiani. Una sessione pomeridiana tenterà di far luce sul prezioso patrimonio diffuso di biblioteche e collezioni speciali in ambito archeologico in Campania. L’evento apre un calendario di iniziative da marzo a giugno 2025 finalizzate a consolidare la Biblioteca del parco archeologico di Pompei quale luogo di incontro e punto di riferimento per studiosi, ricercatori e comunità locale. L’ingresso alla Biblioteca è da via Plinio, 4.
IL PROGRAMMA. Alle 10, saluti istituzionali: Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; Gabriele Capone, soprintendente archivistico e bibliografico della Campania; 10.30, introduzione ai lavori: Concetta Filodemo, parco archeologico di Pompei; 10.45, Giuseppe Scarpati, parco archeologico di Pompei, “Le attività in corso dell’area studio e ricerca del PAP”; 11, Maria Rosaria Esposito, già Biblioteca del Mann, “La biblioteca pompejana”; 11.15, Grete Stefani, già direttore Ufficio Scavi di Pompei, “La biblioteca degli Scavi di Pompei dagli anni Settanta”: 11.30, Silvia Bertesago, parco archeologico di Pompei, “La biblioteca degli Scavi di Pompei anni recenti: il progetto di riallestimento a San Paolino”; 11.45, coffee break; ALCUNI FONDI ANTICHI E SPECIALI DELLA BIBLIOTECA DEL PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI: 12, Antonio Varone, presidente associazione Amici di Pompei, “Il fondo associazione Amici di Pompei”; 12.15, Emilia del Franco, donatrice fondo Maria Stella Pisapia, archeologa, “Il fondo Castiglione Morelli”; 12.30, Alessandro Russo, parco archeologico di Pompei, “La sezione rari”; 12.45, Teresa Leo, fondazione Biblioteca Benedetto Croce, “Benedetto Croce e i soprintendenti agli Scavi di Pompei: prima ricognizione dei carteggi conservati nell’Archivio del filosofo”; 13, Pio Manzo, presidente Associazione Italiana Biblioteche, sezione Campania, “Le raccolte librarie dei pompeianisti: prospettive di ricerca”; 13.15, pausa pranzo; 14, visita alla biblioteca; Simona Costanzo, Cristina Del Fiacco, parco archeologico di Pompei, “Iscrizioni, dediche e firme di studiosi emerse dall’attività di catalogazione in corso presso la Biblioteca del PAP”; 14.15, POSTER: Alessandra Zambrano, Maria Cristina Napolitano, parco archeologico di Pompei, “L’uso della tecnologia per ricerche e studi in ambito archeologico: il progetto RePAIR”; 14.30, TAVOLA ROTONDA “Libri e Archeologia in Campania tra collezioni speciali e biblioteche d’autore£, sessione a cura di AIB Campania, introduce e modera Rosa Parlavecchia, università di Salerno; 14.45, Vincenzo Trombetta, già università di Salerno, “Le biblioteche degli accademici ercolanesi tra Sette e Ottocento: un tribolato destino”; 15, Giovanni Bova, Officina dei papiri ercolanesi, Biblioteca Nazionale di Napoli, “L’officina dei papiri ercolanesi: 270 anni tra conservazione e ricerca”; 15.15, Antonietta Vurchio, Sistema Bibliotecario di Ateneo, università di Napoli “L’Orientale”, “Le collezioni archeologiche dell’Università L’Orientale”; 15.30, Giovanna Canzanella, Centro Jean Bèrard Napoli, “Due trentenni di collaborazione italo-francese. La Biblioteca “Georges Vallet” del Centre Jean Bérard Maria”.
Napoli. All’auditorium del museo Archeologico nazionale in anteprima il film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo, in prima tv mercoledì 5 aprile in “Art Night” (su Rai 5): narra l’intervento epocale sul mosaico scoperto nel 1831 nella Casa del Fauno a Pompei
Mercoledì 26 marzo 2025, alle 11, all’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, sarà proiettato in anteprima il documentario “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario” di Vanni Gandolfo, che andrà in onda in prima tv mercoledì 5 aprile 2025, alle 21.15, in “Art Night”, su Rai 5.

Lo spostamento del Mosaico di Alessandro nel museo di Napoli nel 1917 (foto archivio mann)
È stato chiamato “il restauro del secolo”, “un intervento epocale”, “una prova di coraggio”: è l’operazione di restauro del cosiddetto “mosaico di Alessandro” che racconta la battaglia di Gaugamela, vinta dal generale macedone sul re dei persiani Dario III: un milione e mezzo di piccole tessere policrome marmoree che hanno attirato l’attenzione degli studiosi e dei tecnici fin dalla sua scoperta, nel 1831, nella Casa del Fauno a Pompei. Il Gran musaico (peso stimato circa 7 tonnellate) giunse a Napoli nel novembre del 1843, quando fu messo in cassa e condotto da Pompei al Real Museo Borbonico su un carro trainato da sedici buoi. Nel gennaio del 1845 le casse furono aperte e l’opera ebbe la sua prima collocazione sul pavimento di una sala al piano terra dell’ala occidentale; mentre nel 1916 fu spostato dove si trova attualmente, a parete, nella sezione mosaici, al piano ammezzato. Ed è qui che nel marzo 2021 è partita “l’operazione restauro” del Gran musaico che ora sta giungendo alle fasi finali. Anni di interventi delicati e specialistici che vengono narrati nel film “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario”, scritto e diretto da Vanni Gandolfo, e prodotto da GA&A productions in associazione con DOCLAB e in collaborazione con Rai Cultura.

Maria Teresa Operetto, responsabile del restauro del mosaico di Alessandro, mostra al ministro Gennaro Sangiuliano le fasi dell’intervento (foto graziano tavan)
“Ci vuole coraggio per affrontare un restauro di questo tipo, il coraggio che ci trasmette questo grande personaggio, che si lanciò alla conquista del mondo”, aveva detto il direttore del Mann, Paolo Giulierini. Era il marzo 2021. “Un coraggio che in parte è mancato nei tempi passati, quello di porsi il problema del mosaico di Alessandro. Ringrazio il prof. Antonio De Simone che mi ha subito sottolineato l’urgenza e l’importanza di questo restauro, il nostro architetto Amanda Piezzo. Il Museo, con il suo laboratorio di restauro guidato proprio da oggi (marzo 2021, ndr) da Maria Teresa Operetto, per questa impresa non si è chiuso in se stesso. Lavoriamo insieme a importanti partner scientifici, Università, alla Tim in collaborazione con NTT DATA e una tecnologia che si coniuga con il miracolo quotidiano delle mani dei nostri restauratori”. E aveva assicurato: “Sarà un restauro ‘trasparente’, visibile ai visitatori alla riapertura dei musei ed in alcune fasi anche on line. Tutti insieme ci prendiamo questa grande responsabilità, in coordinamento con l’Istituto centrale per il restauro (ICR) diretto da Alessandra Marino, che ringrazio. Tra un anno organizzeremo la grande mostra Alessandro e la via delle indie, con la Regione Campania. Perché il nostro Museo, simbolo dell’archeologia italiana nel mondo, guarda a Oriente e ad Occidente” (vedi Napoli. Aperto il cantiere di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso o Mosaico di Alessandro, simbolo del Mann, in partnership con università e Tim con soluzioni digitali in via sperimentale per nuove tecniche di restauro. Sarà visibile ai visitatori | archeologiavocidalpassato).

Il direttore Paolo Giulierini nel gruppo di operatori che ha portato a termine il ribaltamento del mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)
Due anni e mezzo dopo, nell’ottobre 2023, un altro momento importante nell’operazione restauro del mosaico di Alessandro. Si era da poco conclusa nella sala della Meridiana la grande mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” dedicata alla figura del grande condottiero macedone: 170 opere che raccontano il percorso di conquista giunto fino alla lontana India, dopo aver annesso l’Egitto dei faraoni, il medio Oriente e la Persia dove Alessandro è incoronato Re dei re. Dal 30 ottobre 2023 il mosaico è a pancia in giù. Al museo Archeologico nazionale di Napoli è stato infatti effettuato con successo il delicato ribaltamento del mosaico di Alessandro. L’operazione è il passaggio indispensabile per entrare nel vivo della fase esecutiva del restauro. Un lavoro corale di alta specializzazione ha unito architetti, ingegneri, restauratori. E da mercoledì 1° novembre 2023 è aperto il “cantiere trasparente”, che ha permesso di assistere ai lavori guardando da una finestra installata nella sala adiacente (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale effettuato con successo il delicato ribaltamento del mosaico di Alessandro. Ora entra nel vivo la fase esecutiva del restauro: dal 1° novembre cantiere trasparente e riapertura sezione Mosaici. Giulierini: “Mantenuto la parola data” | archeologiavocidalpassato).

Tecnici e responsabili al via della seconda fase esecutiva del restauro del mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
E arriviamo all’ultimo step: mercoledì 3 luglio 2024 è iniziata la seconda fase esecutiva del restauro del Mosaico di Alessandro. I lavori, la cui conclusione è prevista nei primi mesi del 2025, devono completare il consolidamento degli strati preparatori originari del mosaico e la realizzazione di un nuovo supporto. L’opera deve essere nuovamente movimentata per essere collocata in posizione orizzontale, completando così l’intervento di restauro della superficie musiva.
Montebelluna (Tv). A margine della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi” visita-conversazione “Dialoghi di tecnologia tra antico e moderno; lo sbalzo e il cesello dei Veneti antichi” con Buson e Celato


Stefano Buson

Albino Celato
Le splendide situle in bronzo dei Veneti antichi sono il risultato di antiche sapienze artigianali che si sono tramandate fino ad oggi. Se ne parla al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv) martedì 25 marzo 2025, alle 20.45, negli spazi della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi” in una speciale visita-conversazione in cui Stefano Buson, restauratore di reperti archeologici ed esperto di metallurgia, e Albino Celato, fondatore e ceo de De Castelli, animeranno l’incontro “Dialoghi di tecnologia tra antico e moderno; lo sbalzo e il cesello dei Veneti antichi”. Non solo archeologia quindi, ma anche tradizioni artigianali tuttora in uso, che qui a Montebelluna hanno origini lontane: già i Veneti antichi lavoravano i metalli. Ingresso libero fino a esaurimento posti, su prenotazione. Per info e prenotazioni: 0423 617479 | info@museomontebelluna.it
Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale esposte le anfore nella sezione “Commercio e attività economiche”. La direttrice Marianna Bressan, in esclusiva per “archeologiavocidalpassato.com”, ci porta alla scoperta del nuovo allestimento, dell’importanza delle anfore con qualche curiosità, e anticipa i progetti di valorizzazione del parco archeologico di Altino

Le anfore esposte nella sezione “Commerci e attività economiche” nell’Altino romana al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve) (foto graziano tavan)
Tutte le anfore esposte contenevano olio. Coprono un arco temporale dal II-I sec. a.C. al II-III sec. d.C. e vengono dall’area trevigiana, picena o pompeiana-vesuviana, ma anche dalle coste dell’Adriatico, da Creta o dalle isole dell’Egeo: sono le anfore recuperate nell’area archeologica di Altino (Ve) che da qualche settimane sono andate ad arricchire la sezione “Commerci e attività economiche” nell’Altino romana col nuovo allestimento inaugurato al museo Archeologico nazionale di Altino (vedi Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale si inaugura “Cocciutissime”, il nuovo allestimento delle anfore nella sezione “Commercio e attività economiche”. La direttrice Marianna Bressan: “Le anfore testimoniano l’importanza di Altino, uno tra i più importanti scali commerciali dell’Alto Adriatico” | archeologiavocidalpassato).

Inaugurazione sezione con le Anfore al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve): da sinistra, Marcello Zanardo, Giovanna Sandrini, Francesca Farroni Gallo, Marianna Bressan e Leonardo Bernardi (foto graziano tavan)
Alla presentazione al pubblico, con la direttrice Marianna Bressan, c’erano Marcello Zanardo, Giovanna Sandrini, Francesca Farroni Gallo, Leonardo Bernardi, che a vario titolo hanno partecipato alla sistemazione delle anfore al museo Archeologico. Per l’occasione la direttrice del parco Archeologico di Altino, Marianna Bressan, ha illustrato ad archeologiavocidalpassato.com, il riallestimento con l’inserimento delle anfore, quindi l’importanza e l’uso delle anfore, con qualche curiosità tra le anfore esposte, e infine dà qualche anticipazione sui progetti in cantiere nel parco archeologico di Altino.
“Oggi (6 marzo 2025, ndr) inauguriamo il riallestimento di una sezione del museo di Altino, particolarmente della fase romana, della città romana”, spiega Marianna Bressan ad archeologiavocidalpassato.com, “che riguarda i commerci. Questa è l’occasione per poter esporre finalmente un certo numero di anfore – saranno 11 in tutto – che non sono mai state esposte in questa sede del museo: altre anfore sono esposte nella vecchia sede, ma adesso finalmente le portiamo di qua, e vanno a completare una sezione che era già allestita con dei pezzi anche molto significativi. Ma finalmente si mostra un oggetto che da solo parla di antichità, e di antichità romana”.
“Le anfore – continua Bressan – rappresentano in qualche modo i commerci che si sviluppavano in un periodo che va dalla fine dell’età repubblicana, quindi II-I sec. a.C., fino a tutto il II ma qualcuna attesta anche qualche attardamento fino al III sec. d.C. Vengono da tutto il Mediterraneo, particolarmente dalle coste adriatiche o dall’area italica o dall’area cretese prevalentemente, e dimostrano che gli scambi in cui Altino era coinvolta riguardano non soltanto un bacino locale ma un’area decisamente più ampia. La cosa non ci sorprende perché Altino ha avuto questo ruolo di snodo commerciale. E insomma la cultura materiale e le anfore che sono un oggetto ben comprensibile e diffuso lo dimostrano appieno”.

Museo Archeologico nazionale di Altino (Ve): anfora riutilizzata per drenaggio, dome conferma il forellino (foto graziano tavan)
“Tra queste anfore – ricorda Bressan -, una ha una particolarità, perché ha un piccolo forellino. E probabilmente questo denuncia il fatto che quest’anfora ha avuto la sua vita come contenitore da trasporto per l’olio, ma poi a un certo momento è stata riutilizzata in funzione di drenaggio, perché succedeva molto spesso che le anfore, per la loro conformazione, tagliate in punti opportuni o forate in punti opportune e concatenate l’una con l’altra, servivano nelle sottofondazioni degli edifici per tenere sotto controllo l’acqua di falda. E questo è uno dei casi che abbiamo esposto”.
“Questo luogo è diventato da poco parco archeologico di Altino. E questo è già un obiettivo raggiunto degli ultimi anni – conclude Bressan, anticipando i progetti futuri -. Adesso stiamo lavorando per riempirlo, per rendere questo parco archeologico attivo, sia in termini di collegamento tra museo e aree archeologiche, sia in termini di ampliamento – infatti stiamo acquisendo dei terreni che triplicheranno l’area destinata al parco archeologico di Altino -, sia in termini di ricerca perché i terreni che stiamo acquisendo saranno un’ottima area dove poter andare a indagare Altino, in particolare Altino romana nel suo nucleo monumentale, quindi foro, teatri e anfiteatro. Perciò un progetto che è di valorizzazione, ma è un progetto fortemente archeologico e di scavo”.
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