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Reggio Calabria. È sold out al MArRC “LA CULTURA VIAGGIA SUL MARE, dalla Magna Grecia al mondo 4.0” sul ruolo del Mediterraneo nel mondo antico e contemporaneo: prima il direttore Sudano presenta la programmazione del museo, quindi concerto jazz

reggio-calabria_archeologico_la-cultura-viaggia-sul-mare_sold-out_locandinaAl museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria è sold-out “LA CULTURA VIAGGIA SUL MARE: dalla Magna Grecia al mondo 4.0”, un titolo importante ed evocativo di un ruolo fondamentale del Mediterraneo antico ma anche di quello contemporaneo, per un evento che si preannuncia denso di significati e di nuovi orizzonti, a Reggio Calabria il 9 giugno 2024 alle 19 al MArRC che ne è anche promotore, insieme alla Fondazione Armonie d’Arte titolare ed attuatore dell’omonimo Festival. Apre l’incontro col nuovo direttore del museo Fabrizio Sudano che comunicherà la sua visione programmatica in dialogo con Chiara Giordano presidente della Fondazione Armonie d’Arte e direttore artistico del Festival che, giunto quest’anno alla XXIV edizione, dedicherà una sezione speciale proprio al Museo di Reggio di Calabria. Modera Domenico Gareri. Questa collaborazione nasce dalla volontà di valorizzare il grande Patrimonio italiano oltre che calabrese, in un’ottica culturale che pone al centro una rinnovata narrazione e un diverso posizionamento del Mediterraneo nel dibattito socio culturale e socio economico globale. A seguire un concerto jazz di profilo internazionale con blasonatissimi artisti quali Dave Weckl alla batteria, John Patitucci al contrabbasso e Joy Calderazzo al piano. Il Mediterraneo è da sempre spazio materiale e immateriale di sincretismo culturale e il jazz ne può essere l’esempio più fecondo attraverso una coniugazione che appare coerente e coinvolgente per ogni target. “Sarà un piacere lanciare la nuova programmazione del MArRC”, dichiara il direttore Sudano, “in questo clima di fermento e contaminazione. Appena prima del concerto jazz, condivideremo con il pubblico presente idee, progetti, piccoli e grandi eventi che il Museo ha organizzato anche grazie proficuo dialogo con gli enti e le associazioni del territorio”. “Siamo molto emozionati, galvanizzati”, prosegue il presidente Giordano, “ed avvertiamo tutta la responsabilità di sviluppare per la prima volta una sezione di un Festival internazionale quale è ormai da anni Armonie d’Arte all’interno di un luogo potente come il museo Archeologico nazionale di Reggio; cercheremo di essere all’altezza della fiducia che il direttore del museo Sudano ha riposto in noi e che, d’altronde, noi tutti della comunità culturale e non solo riponiamo in lui e nella sua capacità di un rinnovato protagonismo del Museo e di Reggio Calabria al centro del panorama nazionale e internazionale”.

 

Paestum e Velia celebrano il patrimonio e la cultura europea con visite guidate ispirate al tema dell’Europa

paestum-velia_giornata-del-patrimonio-e-della-cultura-europea-2024_locandinaDomenica 9 giugno 2024, i parchi archeologici di Paestum e Velia celebrano il patrimonio e la cultura europea. L’obiettivo delle iniziative, come indicato dal ministero della Cultura, è quello di dare un segno visibile dell’importanza delle comuni radici e dei valori storici, artistici e culturali che si considerano come elementi fondanti e identitari dell’Europa. In entrambi i siti, alle 11, saranno organizzate visite guidate ispirate al tema dell’Europa. A Paestum, il mito di Europa sarà lo spunto per raccontare i luoghi amministrativi della città, dal comizio all’ekklesiasterion. A Velia, invece, la visita si concentrerà sull’acropoli alla scoperta dei luoghi della vita pubblica di una città magnogreca governata, secondo la tradizione, dalle leggi formulate da Parmenide. Le attività didattiche sono svolte in collaborazione con Le Nuvole. Appuntamento in biglietteria. Costo della visita guidata 3 euro. Per prenotazioni arte@lenuvole.com. Il biglietto per le visite guidate può essere acquistato direttamente presso le biglietterie di Paestum e Velia.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per la rassegna “Incontri al museo” appuntamento fuori programma per la presentazione del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino

firenze_archeologico_libro-il-mistero-del-respiro-dei-bronzi-di-riace_presentazione_locandinaNuovo appuntamento fuori programma con la rassegna di “Incontri del Museo archeologico nazionale di Firenze”, giovedì 6 giugno alle 17, per la presentazione del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino, docente di Storia dell’arte, che dialoga col direttore Daniele Federico Maras. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

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Copertina del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino

“Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” (Youcanprint). I Bronzi di Riace sono stati forse il fenomeno più clamoroso della storia dell’arte.  A decretarne il successo sensazionale non furono gli storici dell’arte né gli archeologi, ma la gente comune. Fu come se all’improvviso un sentimento nostalgico per la bellezza perduta si fosse risvegliato, un antico bisogno di ricongiungersi alle fonti della cultura e della nostra storia. Immuni dall’usura del tempo, i Bronzi sono i messaggeri che vigilano sulla natura degli uomini. Sono i guardiani della cultura dell’Europa, e finché il loro respiro veglierà sul genere umano vi sarà per noi speranza di salvezza.

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Visitatori in coda per vedere i Bronzi di Riace nel 1981 esposti, per la prima volta dopo il restauro, al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Dopo il loro ritrovamento nello specchio di mare antistante Riace il 16 agosto 1972, le due sculture furono portate a Firenze per essere sottoposte a un lungo e delicato intervento di restauro, iniziato nel gennaio del 1975 e concluso nell’autunno del 1980. Al termine dei lavori i Bronzi di Riace furono esposti al pubblico negli ambienti del Salone del Nicchio del Museo archeologico di Firenze – consentendo, così, la riapertura momentanea ad un settore del Museo che era stato travolto dall’alluvione – attirando nell’arco di un mese oltre 250 mila visitatori. Prima del rientro in Calabria, i due capolavori furono esposti fino al 12 luglio del 1981 nel Palazzo del Quirinale, dove nei primi dodici giorni di mostra richiamarono trecentomila persone. Alla fine nell’arco di otto mesi oltre settecentomila persone avevano avuto la possibilità di vedere i due capolavori bronzei, decretandone così l’inizio di una fama che tutt’oggi continua.

Archivissima ‘24. In sala Binario 3 di Torino, per OGR Talks, presentazione del libro “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” di Massimo Osanna in dialogo con Andrea Augenti

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Da Sibari a Taranto, da Metaponto a Policoro, passando per Torre di Satriano e Potenza: venerdì 7 giugno 2024, alle 18.30, in sala Binario 3 – OGR, via Castelfidardo a Torino, in occasione di Archivissima, e in collaborazione con Rizzoli, per OGR Talks presentazione del nuovo libro di Massimo Osanna “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” (Rizzoli), un viaggio alla scoperta delle radici storiche e culturali della Magna Grecia attraverso la penna ispirata di uno dei più autorevoli archeologi italiani. Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura, dialoga con l’archeologo Andrea Augenti dell’università di Bologna. Modera Francesco Rigatelli, giornalista de La Stampa. Ingresso gratuito, prenotazioni disponibili.

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Copertina del libro “Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia” di Massimo Osanna (Rizzoli)

Mondo nuovo. Viaggio alle origini della Magna Grecia. Questo è un libro di storie. Riguarda vicende di alcune antiche genti che hanno vissuto nel I millennio a.C. nei territori della Magna Grecia. È una storia di mobilità e incontri, perché per tutti, Greci e Italici, la rete di connessioni e il rapporto con gli altri sono stati la cifra esistenziale più rilevante della vita quotidiana. È questo il “mondo nuovo” che dà il titolo al saggio di Massimo Osanna: un paesaggio dell’incontro che solo l’archeologia può aiutarci a riscoprire, restituendo voce a oggetti e strutture di per sé muti, raccontando chi li ha realizzati, usati, trasformati in memoria o distrutti. Reperti “capaci di narrare le storie di uomini e di popoli che in questa terra si sono incontrati, affrontati, amalgamati in un processo dinamico e senza soluzione di continuità”. Attraverso un viaggio in parchi archeologici e musei più o meno noti del nostro Meridione (da Sibari a Taranto, da Metaponto a Paestum, passando per Crotone, Venosa, Caulonia), Osanna illumina il rapporto tra Greci e non Greci, mai univoco né scontato; ridefinisce l’idea stessa della colonizzazione per come la immaginiamo comunemente, spostando l’accento sui fenomeni di ibridazione che in Magna Grecia sono stati frequenti e articolati. Un lavoro avvincente sulla memoria degli oggetti (materialità dei contatti), dei luoghi (i paesaggi dell’intreccio), sulla memoria dei morti (quello che le tombe ci dicono), perché l’archeologia è fondamentale per ricostruire le storie non raccontate dalla Storia (il rumore di fondo dei frammenti, vivo e parlante).

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Massimo Osanna, direttore generale dei Musei (foto ogr)

Massimo Osanna è professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”. Ha insegnato nell’università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale di Pompei; è stato direttore generale del parco archeologico dal 2016 al 2021, e nel 2020 è stato nominato direttore generale dei Musei del ministero della Cultura.

Festa della Repubblica e #domenicaalmuseo. L’area archeologica di Pompei è il sito più visitato seguito dal Pantheon: il Colosseo aperto solo nel pomeriggio per la parata del 2 giugno. Il ministro Sangiuliano: “Questa è una giornata di festa in cui anche il patrimonio culturale è giusto sia protagonista”

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Il Pantheon a Roma è stato il secondo sito più visitato nel giorno della Festa della Repubblica del 2 giugno 2024 (foto mic)

ministero_2-giugno-2024_ingresso-gratuito_locandinaNella Festa della Repubblica del 2 giugno 2024, che quest’anno è coincisa con la #domenicalmuseo del mese, con l’ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici statali, nella classifica generale, Pompei con 27.250 visitatori è stato il sito più visitato d’Italia seguito dal Pantheon (11.957) e dalla Reggia di Caserta (11.399). Questa volta non figura sul podio il Colosseo ma non perché il pubblico lo abbia snobbato, ma perché, per le celebrazioni del 2 giugno su via dei Fori imperiali, il monumento (come il Foro romano e il Palatino) sono stati aperti solo nel pomeriggio. “Quella di oggi, 2 giugno, è stata una giornata di festa per la nostra Repubblica, in cui abbiamo onorato i valori di coesione nazionale2, commenta il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Ho voluto fortemente che in una ricorrenza identitaria come questa anche il patrimonio culturale fosse protagonista. Dallo scorso anno, infatti, oltre alle prime domeniche del mese in cui è previsto l’ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici, ho voluto aggiungere altre tre date altamente simboliche della nostra storia: il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Secondo i primi numeri sull’affluenza dei visitatori, sono stati tantissimi a voler festeggiare la Repubblica visitando i luoghi della cultura statali. Una scelta che testimonia la centralità del nostro patrimonio artistico e architettonico nonché dei nostri musei sempre più vissuti come luoghi cardini della geografia identitaria italiana”.

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Al parco archeologico di Ercolano quasi 3mila visitatori nel giorno della Festa della Repubblica del 2 giugno 2024 (foto paerco)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici: area archeologica di Pompei 27.250; Pantheon 11.957; Colosseo 7.096 (il Parco è stato aperto dalle 14.15 per la parata del 2 giugno); museo e area archeologica di Paestum 5.430;  5.150; Foro Romano e Palatino 3.644 (il Parco è stato aperto dalle 14.15 per la parata del 2 giugno); parco archeologico di Ercolano 2.976; Terme di Caracalla 2.204; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.681; Villa Adriana 1.671; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.598; Museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 1.365; Museo nazionale romano – Palazzo Altemps 1.284; museo Archeologico nazionale di Taranto 1.186; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.130; Museo delle Civiltà 934; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 838; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e area archeologica 662; Villa di Poppea-Oplontis 606; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 560; museo Archeologico nazionale della Lomellina 477; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 474; museo Archeologico nazionale di Firenze 472; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 365; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 340; antiquarium di Boscoreale 313; parco archeologico di Cuma 308.

Palermo. Al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”, nel giorno della Festa della Repubblica e della Domenica al Museo, workshop “Lavori in corso. Studi e strumenti per il Medagliere”

palermo_archeologico_workshop-lavori-in-corso-studi-e-strumenti-per-il-medagliere_locandinaApertura straordinaria al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” a Palermo. Domenica 2 giugno 2024, in occasione della Festa della Repubblica e #domenicalmuseo, il museo è aperto fino alle 19 con ingresso libero (ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura). Ma con un appuntamento particolare. Dalle 16 alle 19, si può partecipare al workshop “Lavori in corso. Studi e strumenti per il Medagliere” con l’obiettivo di mostrare al grande pubblico le attività scientifiche che si svolgono ogni giorno presso il Medagliere del Museo Salinas. Lavinia Sole, professoressa di Numismatica all’università di Palermo, coordina queste attività finalizzate allo studio e alla valorizzazione del patrimonio numismatico. Durante il workshop, si potrà vedere alcune delle monete della collezione del Salinas dal vivo, scoprire gli attrezzi e le metodologie di lavoro dei numismatici e conoscere le tecniche di indagine non invasive e non distruttive delle monete. Elena Pezzini, archeologa del Salinas, presenta l’evento, mentre la prof.ssa Maria Luisa Saladino e il prof. Francesco Armetta (università di Palermo) condivideranno le loro conoscenze.

Pompei. All’auditorium degli Scavi, Teresa Elena Cinquantaquattro presenta il libro “Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope” (Salerno editore) di Daniela Giampaola e Emanuele Greco. Incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”    

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Napoli, o meglio Neapolis, è la città nuova che succede a Parthenope, il più antico insediamento di origine cumana. Ma come avviene questa “rifondazione”? Ne danno una risposta Daniela Giampaola e Emanuele Greco nel loro libro “Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope” (Salerno editore) che, per iniziativa dell’associazione Internazionale ‘Amici di Pompei’ ETS, viene presentato venerdì 31 maggio 2024, alle 17, all’auditorium degli Scavi di Pompei, presenti gli autori, da Teresa Elena Cinquantaquattro, direttore del Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Campania, già soprintendente dei Beni Archeologici di Napoli e Pompei. I due autori mettono assieme tasselli che ricostruiscono il quadro della storia della nascita e dell’evoluzione della città basandosi non solo su fonti documentarie ma anche archeologiche. “Nostro obiettivo – scrivono gli autori nell’introduzione – è ripercorrere la storia di queste rifondazioni, attraverso la documentazione letteraria, non abbondante, giunta fino a noi, che cercheremo, speriamo correttamente, di far interagire con l’incremento vertiginoso di informazioni che si sono accumulate nei 40 anni passati, grazie ai risultati dei cantieri archeologici nel centro antico e, soprattutto, di quelli della metropolitana. Il nostro sarà, dunque, prevalentemente, il punto di vista di due archeologi”.

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Copertina del libro “Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope” (Salerno editore) di Daniela Giampaola e Emanuele Greco

Il libro “Napoli prima di Napoli. Mito e fondazioni della città di Partenope”. Napoli, la città che secondo il mito era sorta lì dove una sirena si era lasciata morire, conserva, nel nome, il mistero di una doppia fondazione: Neapolis è, infatti, la città nuova, che succede a Parthenope, il più antico insediamento di origine cumana. Napoli, dunque, è la città che ricomincia, che rinasce, rispetto a un’altra Napoli che l’aveva preceduta. Ma come avviene tale rifondazione e perché? Per molti anni la ricostruzione storica delle vicende che da Parthenope portarono a Neapolis è stata fissata combinando fonti letterarie ed archeologiche dalle quali si ricavava una data di fondazione immediatamente successiva alla battaglia navale di Cuma del 474 a.C. Oggi il quadro di riferimento è mutato per effetto dei grandi scavi, successivi al terremoto del 1980 e a quelli per la metropolitana, che hanno portato alla luce straordinarie scoperte. Questo libro non si limita a definire la cronologia della Città, ma illustra le trasformazioni urbanistiche ed architettoniche che interessarono il nucleo originario, permettendoci di riscriverne profondamente la storia fino all’età romana, epoca a cui rimanda, ad esempio, la spettacolare scoperta del santuario dei Giochi Isolimpici. I Sebastà, famosi in tutto il Mediterraneo, furono istituiti nel 2 a.C. in onore dell’imperatore Augusto, ammiratore della cultura greca che Neapolis conservava come nessuna altra città dell’Italia antica.

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L’archeologa Daniela Giampaola (foto salerno editore)

Daniela Giampaola è stata funzionario nei ruoli del ministero della Cultura, con responsabilità della tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico del centro storico di Napoli. È autrice di numerose pubblicazioni dedicate all’archeologia della città di Napoli.

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L’archeologo Emanuele Greco (foto salerno editore)

Emanuele Greco, già professore ordinario di Archeologia classica nell’università di Napoli “L’Orientale”, è stato direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene. È autore di circa 300 pubblicazioni, tra cui Storia dell’urbanistica. Il mondo greco (Roma-Bari 1983), Archeologia della Magna Grecia (Roma-Bari 1992) e Ippodamo di Mileto. Immaginario sociale e pianificazione urbana nella Gracia classica (Paestum 2018).

Castrovillari (Cs). Alla casa circondariale inaugurata la mostra archeologica “Copycat. Speranze replicabili” che chiude il progetto del parco di Sibari con i detenuti e gli studenti. Filippo Demma: “L’obiettivo è mostrare che la cultura va oltre ogni tipo di barriera, mentale ma anche fisica”

castrovillari_casa-circondariale_mostra-archeologica-Copycat_locandinaCon l’inaugurazione alla casa circondariale di Castrovillari (Cs), giovedì 30 maggio 2024, della mostra archeologica “Copycat. Speranze replicabili” a cura di Filippo Demma, Camilla Brivio, Donatella Novellis, si chiude l’omonimo progetto ideato, prodotto e realizzato dalla direzione del parco archeologico di Sibari, e che ha coinvolto detenuti della casa circondariale di Castrovillari, studenti dell’Ipsia – Istituto professionale superiore secondario “Erodoto di Thurii” di Cassano All’Ionio – professori della stessa scuola, archeologi e assistenti all’accoglienza, fruizione e vigilanza, due direttori carcerari, un funzionario e una preside, diversi reperti originali datati tra il VI e il III secolo a.C., tre “formatori” della onlus “Maestri di Strada”, quattro seminari per un totale di sedici ore di formazione preliminare rivolta a docenti e operatori museali, un autista ed un pulmino messo a disposizione dal comune di Cassano all’Ionio per collegare anche fisicamente carcere e museo. Alla presentazione della mostra, che resterà aperta fino al 20 giugno 2024, sono intervenuti Gerardo Guerriero Liberato, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della Calabria; i sindaci di Castrovillari e Cassano All’Ionio, Domenico Lo Polito e Giovanni Papasso; Giuseppe Carrà, direttore casa circondariale “Rosetta Sisca”; Anna Liporace, dirigente scolastica IISS “Erodoto di Thurii” di Cassano All’Ionio; Nicola Laieta e Alice Ruffa, Maestri di Strada ONLUS; Valentina Draetta, sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Castrovillari (Cs); Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura, Risorse agroalimentari e Forestazione Regione Calabria. Il racconto dell’esperienza è stato affidato agli studenti e ai docenti dell’IPSIA “Erodoto di Thurii” e agli ospiti della casa circondariale “Rosetta Sisca”. A concludere i lavori, moderati da Luigi Bloise, capo Area Trattamentale della “Rosetta Sisca”, Filippo Demma, direttore Parchi archeologici di Crotone e Sibari, direttore direzione regionale Musei Calabria.

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Filippo Demma. direttore regionale Musei Calabria, e direttore del parco archeologico di Sibari (foto drm-calabria)

“Dopo la prima parte formativa”, spiega Filippo Demma, “il progetto passa alla sua seconda e ultima fase. Accanto ai reperti, infatti, esponiamo quelle stampe 3D realizzate da studentesse, studenti, docenti dell’Ipsia “Erodoto di Thurii” insieme ad alcuni degli ospiti della casa circondariale durante i laboratori che si sono tenuti nel museo Archeologico nazionale della Sibaritide. Oggetti che, seguendo il principio della circolarità, saranno poi utilizzati in altri laboratori con persone cieche e ipovedenti che non potrebbero toccare i delicatissimi originali ma attraverso le copie potranno almeno percepire la forma degli oggetti antichi. L’obiettivo è mostrare che la cultura va oltre ogni tipo di barriera, mentale ma anche fisica”.

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L’ingresso della casa circondariale “Rosetta Sisca” di Castrovillari (Cs) (foto min-giu)

I reperti esposti in vetrina vengono da alcuni siti archeologici della Sibaritide: una kylix, coppa in ceramica usata durante il banchetto per contenere il vino, ritrovata in una tomba ad Amendolara (Cs) e ha un’età di circa 2500 anni (VI sec. a.C.); un peso da telaio in terracotta che serviva a tendere i fili durante la tessitura ritrovato a Castiglione di Paludi e risale al IV-III sec. a.C.; una lucerna, lampada in terracotta decorata con una volpe che salta verso un grappolo d’uva proveniente dalla città romana di Copia, fondata nella Piana di Sibari dopo le greche Sibari e Thurii databile a circa 1900 anni fa (I-II sec. d.C.). Altri reperti, invece, provengono dall’antico santuario ritrovato sul Timpone Motta, nel comune di Francavilla Marittima (Cs). Sono in terracotta: una pisside, un contenitore in cui le donne custodivano prodotti di bellezza, gioielli, oggetti cari, una lekythos, boccetta per oli profumati, una brocchetta per acqua (hydria): oggetti che hanno un’età di circa 2600 anni (databili al VII-VI sec. a.C.).

Bologna. La conferenza “Le forme di libertà nel mondo antico” a cura dell’archeologa Erika Vecchietti, in presenza e on line, chiude il ciclo di marzo-maggio 2024 del Gruppo archeologico bolognese

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Martedì 28 maggio 2024, alle 20.30, al centro sociale “Giorgio Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna, la conferenza “Le forme di libertà nel mondo antico” a cura dell’archeologa Erika Vecchietti, quarto e ultimo incontro del periodo sociale marzo-maggio 2024 promosso dal Gruppo archeologico bolognese con Insolita Itinera. La conferenza può essere seguita in streaming sulla piattaforma Zoom al link Iscrizione alla riunione – Zoom.

Londra. Webinar su Zoom del Comitato Archeologico Greco del Regno Unito su “Le tombe macedoni a Phoinikas e Aghios Athanassios a Salonicco/Grecia: due sorprendenti monumenti funerari del IV secolo a.C. e il loro contributo alla comprensione della pittura greca antica” con Maria Tsimpidou-Avlonitou, esperta di pittura funeraria macedone antica

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La facciata della tomba macedone di Aghios Athanassios a Salonicco (Grecia) (foto gac-uk)

Il Comitato Archeologico Greco del Regno Unito organizza la sua 67ma conferenza intitolata “Le tombe macedoni a Phoinikas e Aghios Athanassios a Salonicco/Grecia: due sorprendenti monumenti funerari del IV secolo a.C. e il loro contributo alla comprensione della pittura greca antica” di Maria Tsimpidou-Avlonitou, esperta di pittura funeraria macedone antica. Il webinar si svolgerà martedì 28 maggio 2024, alle 1730 ora del Regno Unito, 18.30 ora italiana, tramite ZOOM. Per partecipare a questo webinar è necessario registrarsi cliccando sul seguente link: https://bit.ly/44nVRM2.

Nel 1987, una grande tomba macedone fu scoperta nella zona di Phoinikas, a est di Salonicco. La facciata del monumento è particolarmente suggestiva, poiché gli intonaci colorati mettono in risalto gli elementi architettonici della trabeazione dorica. La decorazione della facciata prevede una composizione dipinta sul frontone. Nonostante il deterioramento, sui bordi si possono distinguere due guerrieri sdraiati, mentre la scena centrale raffigura un uomo che stringe la mano a una figura seduta (il gesto della dexiosi). Altre figure maschili, alla guida di un robusto cavallo, marciano verso la scena centrale. Sebbene depredati, diversi reperti attestano che la tomba fu edificata all’inizio dell’ultimo quarto del IV sec. a.C., per un alto ufficiale dell’esercito e sua moglie. Questo monumento è l’esempio più impressionante di questo tipo nell’area di Salonicco e una delle prime tombe macedoni conosciute.

Inoltre, nel 1994, gli scavi del grande tumulo all’estremità orientale di Aghios Athanassios, una città moderna, a circa 20 km a ovest di Salonicco, hanno portato alla luce una piccola tomba macedone a una camera che era stata anch’essa saccheggiata nell’antichità. La sua facciata era ricoperta di dipinti in superbo stato di conservazione. L’unico fregio dipinto sopra l’ingresso raffigura per la prima volta su un monumento funerario in Grecia un soggetto noto soprattutto dalla pittura vascolare e dalle fonti letterarie: la scena del simposio. Il modo in cui sono rese le figure è impressionante e lo sfondo scuro accentua una ricca varietà di colori. Al centro, sei uomini, sdraiati su divani, ascoltano la musica di una kithara e di un flauto suonati dalle uniche due figure femminili della composizione. Altri due gruppi di figure si dirigono verso la scena centrale; le caratteristiche armi e l’abbigliamento militare degli uomini non lasciano dubbi che stiamo assistendo ad un simposio che si svolge in Macedonia. Altrettanto impressionanti sono le figure quasi a grandezza naturale di due giovani, raffigurati all’ingresso della tomba, a guardia eterna del proprietario della tomba, molto probabilmente un alto ufficiale dell’esercito reale macedone.

Queste tombe, datate all’ultimo quarto del IV secolo a.C., oltre agli straordinari esempi rinvenuti in altri siti della Grecia settentrionale, forniscono quindi un’importante testimonianza per lo studio della pittura monumentale antica che fino a poco tempo fa si credeva perduta per sempre.